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Posts Tagged ‘Croazia’

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Si è consumata ieri la gara inaugurale del Mondiale 2014. Che, come tutti saprete, si svolge in Brasile.

E si vede, dice qualcuno.

In effetti ieri l’arbitraggio del giapponese Nishimura è stato generalmente “casalingo”, come si suol dire. Sicuramente non all’altezza.

E non solo per il rigore – che definire “generoso” sarebbe un mero eufemismo – assegnato al Brasile, quanto proprio per una linea generale di fondo che ha, a detta di molti, aiutato i padroni di casa a riportare la vittoria.

Croazia che per quanto fatto vedere in campo non meritava di perdere. Ma che, nel contempo, non può nemmeno prendersela tanto e solo con il direttore di gara.

Perché se è vero che il rigore “inventato” pesa molto sull’economia del match, quanto pesano i due (quasi tre) errori di Pletikosa?

Sia sul primo goal di Neymar che su quello di Oscar l’estremo difensore balcanico è tutt’altro che impeccabile. Mostra anzi, soprattutto, una grandissima lentezza a distendersi e raggiungere le palle basse. Un problema abbastanza comune quando si parla di giocatori di certe taglie. Ma che, alla fine, costano almeno due punti alla sua nazionale.

Anche sul rigore, comunque, non è certo stato perfetto: intuisce bene la conclusione di Neymar, ma non trattiene (né respinge con efficacia) una palla praticamente già parata. Prestazione ampiamente insufficiente, al pari di quella dell’arbitro.

Brutta gara, da 5 pieno, per il talentino interista. Che ancora una volta dimostra di non essere abbastanza maturo per fare il definitivo salto di qualità.

Certo, l’ambiente non l’ha aiutato. Ma i grandi giocatori si vedono proprio sotto pressione.

Ha comunque solo 20 anni e va aspettato senza bruciarlo.

Nella Croazia gioca malissimo anche Jelavic, praticamente impalpabile. Così, davanti, provano a farsi sentire solo il redivivo Olic ed il buon Perisic.

Non fa impazzire nemmeno la coppia centrale, che annulla sì Fred (che però, forse, si auto-annulla) ma non dà l’impressione di essere particolarmente solida ed affidabile. Ovviamente, può crescere nel corso del Mondiale.

A decidere il match è quindi Neymar, che dapprima segna la rete dell’1 a 1 con un diagonale sul quale Pletikosa non riesce ad arrivare. E poi, nella ripresa, trova il – pur fortunoso – goal su rigore che vale il 2 a 1.

Il gioiellino blaugrana non impressiona comunque in maniera particolare. Intendiamoci, la qualità c’è tutta. E, a meno che non abbia problemi particolari, stiamo comunque parlando di un giocatore che con ogni probabilità supererà il record di goal in Nazionale oggi appartenente a Pelè (77, Neymar con ieri è già a 33 ed ha solo 22 anni).

Però da quella che è la stella offensiva del Brasile non puoi che aspettarti di più.

Molto bene invece Oscar, un giocatore che non mi ha mai fatto impazzire quanto a rendimento. Schierato ieri abbastanza a sorpresa sulla destra, ha fatto ammattire il genoano Vrsaljko risultando, a mio avviso, il migliore in campo. Con goal a mo’ di ciliegina finale…

Se Oscar fa benissimo a destra, Hulk delude sull’out opposto, non entrando praticamente mai in gara. Ma del resto, ha bisogno di giocare proprio a destra per convergere e liberare il suo potentissimo mancino.

E Fred?

Giusto a nove secondi dallo scadere ho deciso di inserirlo nella mia formazione al FantaMondiale in luogo di Lukaku. Ovvio che risultasse avulso dalla manovra, mai pericoloso ed assolutamente negativo. No?

In ultimo, durante il match commentavo su Twitter e avevo proprio individuato nel duello Oscar-Vrsaljko la possibile chiave tattica del match.

Schierato fuori ruolo, infatti, il terzino genoano ha iniziato il match bene, per poi andare un po’ in crisi assieme a tutta la truppa croata.

Lui in particolare, posto appunto a sinistra, ha fatto grandissima fatica a tenere Oscar. Che ogni qualvolta lo puntava per provare a saltarlo sul sinistro trovava buon gioco.

Alla fine è proprio da quella fascia che è arrivata l’azione decisiva, con Oscar bravo a bucare sulla destra e crossare al centro in direzione di Fred. Il resto, lo sapete…

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Negli ultimi giorni abbiamo parlato molto di Sudamerica.

In principio fu l’Ecuador, con l’intervista a Marco Maioli. Poi fu la volta del Brasile, con Stefano Silvestri. Quindi è toccato all’altro gigante sudamericano, l’Argentina, con i ragazzi di Aguante Futbol. Il tutto prima di passare all’Uruguay, con l’amico Andrea Bracco. E chiudere il conto – almeno per ora – con l’intervista ad Andrea Leoni, che ci ha parlato di Colombia.

Oggi voglio invece riportarvi in Europa, a latitudini a noi più consone.PRVA HNL

Più precisamente in Croazia, dove c’è un movimento calcistico sempre molto interessante da osservare, che nel corso degli anni tanti talenti ha dato al calcio mondiale, in special modo italiano.

Per farlo ho interpretato quello che è forse il massimo esperto di calcio croato che la nostra blogosfera sa esprimere: Alessandro Ignoto di Calcio dell’Est.

Alessandro, iniziamo con una panoramica su quello che è il campionato croato: com’è organizzato? 

Il campionato è composto da 10 squadre che si affrontano tra loro 4 volte, per un totale di 36 turni. I campioni guadagnano l’accesso ai preliminari di Champions League, mentre i secondi, i terzi e i vincitori della coppa nazionali si qualificano ai preliminari di Europa League. Per l’ultima classificata c’è la retrocessione diretta, la nona si gioca invece la permanenza in PRVA HNL con la seconda classificata della “serie b”. La stagione inizia molto presto, verso la metà di luglio e si conclude a maggio, più o meno nello stesso periodo dei maggiori campionati europei. L’unica differenza è la lunga sosta da metà dicembre fino agli inizi di febbraio, scelta fatta per evitare di giocare su campi ghiacciati con un minore seguito di pubblico. La Supercoppa si disputa ad inizio luglio, solo però se a vincere campionato e coppa nazionale sono due squadre diverse.

Lo scorso anno le squadre partecipanti alla Prva HNL erano 12. Questa stagione 10. Come mai? La crisi si fa sentire anche in Croazia?

Nei suoi 20 anni di storia la Prva HNL ha cambiato spesso formato: per molti anni le squadre partecipanti sono state 16, un po’ troppe per un paese di appena 4,5 milioni di abitanti. Uno dei motivi principali della riduzione è sicuramente la difficile condizione economica in cui versano molti club. 
Nel formato a 16, alcune squadre non riuscivano a sostenere le spese di gestione fino a fine stagione, ci sono stati casi di sciopero, con squadre che si sono rifiutate di scendere in campo causa mancato versamento degli stipendi per più di 6 mesi. Non parliamo in questo caso di ingaggi milionari, ma si tratta per lo più di ragazzi molto giovani che anche se non ricevono stipendio sono obbligati a versare tasse allo stato.PRVA HNL
Il passaggio da 12 a 10 è stato fatto seguendo i modelli di successo che arrivano da Danimarca, Svizzera e Austria, in cui la concentrazione della qualità in un numero minore di squadre ha permesso l’innalzamento del livello generale del campionato. Considerando che in Croazia i club puntano soprattutto sui giocatori cresciuti nel proprio settore giovanile diventa estremamente difficile mettere insieme 16 settori giovanili da massima serie. Sugli stranieri si punta poco, soprattutto per i costi. In Prva HNL gli stranieri sono il 13%, e gran parte di questi sono bosniaci, quindi non sono da considerare veri e propri stranieri dato che con i croati condividono lingua e lo stesso passato nell’ex Jugoslavia, arrivando per altro spesso in Croazia molto giovani o a costo zero.

Veniamo ad un po’ di attualità: a guidare la classifica, al momento, è la Dinamo Zagabria. Quante chance ha di bissare il titolo dello scorso anno?

Per la qualità superiore rispetto agli avversari la Dinamo Zagabria la spunterà anche quest’anno, ma lo farà faticando molto di più rispetto agli anni passati. Il Rijeka della famiglia Volpi sta diventando sempre più competitivo, come testimoniato dai buoni risultati a livello europeo. L’Hajduk invece continua a navigare in una situazione economica molto difficile, ma grazie ai talenti che ogni anno arrivano dalle giovanili, ad un allenatore preparato come Igor Tudor e al supporto della Torcida riuscirà a dare battaglia fino all’ultimo. La “Liga 10” (così viene chiamato il formato a 10 squadre in Croazia) sembra dare già ottimi risultati, ci sono molte meno partite scontate e maggior equilibrio.

Il miglior marcatore del campionato è Leon Benko, un ragazzo che però non ha praticamente mai fatto montagne di goal. Esploso tardi o momento fortunato?Leon Benko

E’ il classico caso di giocatore che sboccia tardi. In passato ha giocato sempre come attaccante esterno e da quando (nel 2011) è stato spostato in mezzo all’area di rigore ha iniziato a segnare con una certa regolarità. L’anno scorso si è aggiudicato il titolo di capocannoniere con 18 gol in campionato, in questa stagione si sta superando alla grande con 15 gol in 17 partite di Prva HNL, 2 gol in coppa croata e 6 in Europa League, preliminari compresi. Segna spesso in acrobazia o con tiri al volo, se la cava benissimo di testa. Lo scorso novembre è arrivata anche la convocazione in nazionale. Se prosegue su questo ritmo potremmo vederlo in Brasile la prossima estate. Io lo consiglierei ad una media-piccola di serie A che ha bisogno di un attaccante dal gol facile. 

Tra i migliori marcatori del campionato c’è anche l’algerino El Arbi Hillel Soudani. Cosa possiamo aspettarci da lui? Credi abbia dei margini per cercare fortuna in campionati più ricchi?

El Soudani arriva da un campionato di livello superiore a quello croato, le sua qualità si sono intraviste nelle due stagioni al Vitoria Guimaraes con cui ha anche conquistato la coppa nazionale segnando nella finale. Grazie a quella prova sono arrivate offerte da club di livello superiore alla Dinamo, ma ha voluto dare la precedenza alla squadra croata che lo aveva contattato per prima. Pagato dai campioni croati 900mila euro, difficilmente si può trovare un attaccante migliore per quella cifra. E’ titolare nella nazionale algerina, quindi lo vedremo ai prossimi mondiali. Difficile comunque che la Dinamo lo lasci partire almeno per un altro anno, dato che sarà uno dei punti di forza della squadra nella rincorsa ad un posto Champions nella prossima estate. 

Negli ultimi anni si è registrato un pesante calo di spettatori non solo in Italia, ma anche in Croazia. I dati che ho trovato in rete parlano di 3884 presenze medie nel 1999 che si sono ridotte a 1911 nel 2011. Come ti spieghi questo calo così drastico?Stadio Maksimir

Ci sono più fattori da prendere in considerazione. Come prima cosa in quei 12 anni le condizioni degli stadi sono peggiorate, si è intervenuto poco sul mantenimento delle strutture già esistenti e questo ha allontanato le persone dagli spalti. Altro fattore importante è l’abbassamento del livello qualitativo del torneo, con i migliori giocatori strappati dai club stranieri da giovanissimi. E’ poi calato l’entusiasmo dei primi anni in cui le piccole piazze ospitavano per la prima volta squadre come Dinamo e Hajduk. Anche i tifosi delle due grandi croate hanno cominciato a rimpiangere le sentite sfide contro le formazioni di Belgrado, e ad abbandonare pian piano gli stadi. Nel campionato Jugoslavo i calciatori non potevano abbandonare il paese fino al raggiungimento dei 27 anni, di conseguenza il campionato era molto competitivo e tifosi croati sono stati abituati sempre bene. 
Devo però aggiungere che negli ultimi due anni c’è stata un’inversione di tendenza, con alcuni investimenti che stanno riportando più persone allo stadio. L’Istra 1961 ha realizzato un nuovo impianto che sta attirando più spettatori, il Rijeka comincerà i lavori per lo stadio di proprietà a fine stagione e lo Split ha in cantiere il progetto di nuovo stadio. La scelta di restringere il campionato a 10 squadre sembra anche aver aumentato l’interesse dei tifosi, nella stagione attuale la media è infatti salita a 3500 spettatori per partita.

Chi sono i migliori giovani talenti croati?

Oltre a Pasalic e Halilovic, di cui si parla molto nei portali di calciomercato, tra i migliori talenti ci sono sicuramente Mocinic (’93), regista di centrocampo del Rijeka che ricorda Modric per la grande qualità nella costruzione del gioco, Brozovic, centrocampista offensivo classe ’92 della Dinamo, Petar Misic (’94) e Marko Pjaca (’95) della Lokomotiva Zagabria. Tra i giovanissimi che devono ancora conquistarsi un posto da titolare in prima squadra ci sono due gioielli dell’Hajduk che seguo con grande interesse, parlo in questo caso di Maloku (’96) e Basic (’96). Il primo ricorda lontanamente il primo Cristiano Ronaldo per il dribbling secco, mentre il secondo è un esterno di centrocampo che si ispira al connazionale Srna. 

Cosa ti aspetti dalla nazionale croata in Brasile?

In un girone con Messico e Camerun la Croazia può ambire ad un posto negli ottavi. A mio avviso però, più che dalla forza di questi avversari la qualificazione dipenderà dalla condizione di forma dei giocatori più rappresentativi, parlo in questo caso di Modric, Mandzukic, Srna e Rakitic. Se questi arriveranno al massimo della condizione la Croazia potrà qualificarsi al turno successivo. Importanti saranno le motivazioni e lo spirito di gruppo, che di solito non mancano ai croati in queste grandi manifestazioni. Indipendentemente da come andrà a finire, la sfida di apertura contro il Brasile sarà un’opportunità unica per la nazionale croata che avrà gli occhi di tutto il mondo addosso.

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Come ampiamente preventivato, almeno dal sottoscritto, la nazionale Campione d’Europa e del Mondo in carica non si abbassa a biscottare il risultato con la Croazia e l’Italia, imponendosi sull’Irlanda, passa il turno, approdando ai quarti di finale.

Mix di emozioni unico, che solo la nazionale ha sempre saputo darmi.

L’inizio è piuttosto stentato. Per i primi venti minuti abbondanti gli Azzurri sono contratti, bloccati dalla paura, non riescono a distendere nervi e gioco.

Poi qualcosina migliora. L’Italia inizia a provarci.

L’ennesima rivoluzione compiuta da Prandelli, che ad inizio Europeo passò dal 4-3-1-2 delle qualificazioni al 3-5-2 ben conosciuto da molti dei convocati, non porta i frutti sperati in termine di qualità di gioco.

Modulo a parte colpisce la decisione di mettere Thiago Motta trequartista: lento, compassato, peggiore in campo tra gli Azzurri, peraltro fuori ruolo.

Per sbloccare la situazione non possiamo quindi che affidarci ai calci piazzati (sarà un caso, ma tre dei quattro goal realizzati dall’Italia fin qui arrivano proprio su situazioni di calcio da fermo).

Così Cassano, forse il meno abile nel gioco aereo dell’11 prandelliano, spizza sul primo palo un pallone che colpisce la traversa interna e si spegne nettamente oltre la linea di porta, prima di essere ricacciato con forza da un difensore irlandese.

E’ l’1 a 0 che accende i sogni dei tifosi.

Nella ripresa, sofferta ben oltre il lecito, qualcosa l’Italia costruisce.

Prima del raddoppio firmato Balotelli, però, la tegola: Chiellini si fa male ed è costretto ad abbandonare il campo. Bruciando un cambio a Prandelli (che così finirà col non sostituire Motta, preferendo far rifiatare le due punte) e soprattutto giocandosi, pare, come minimo la partita dei quarti di finale.

Cronaca assolutamente spiccia. Ma del resto i dati parlano chiaro: 20 milioni (o forse più…) di italiani davanti alla tv per guardare la partita. Non devo certo essere io ora, a quasi ventiquattr’ore dalla fine della stessa, a raccontare come siano andate le cose.

Qualche considerazione sparsa, però, è giusto farla, per dare il mio taglio alla partita stessa.
E allora via al brainstorming.

Balotelli mette in mostra ancora una volta tutto sé stesso. Nel bene e nel male.
Da una parte il giocatore bizzoso, sempre vagamente svogliato e strafottente. Dall’altra il giocatore puro istinto, che quando si ferma a riflettere troppo rischia l’errore (come contro la Spagna), ma che quando deve agire guidato solo dal suo istinto raramente sbaglia. E il goal di questa partita ne è la prova lampante.

Poi Balzaretti. Terzino a mio avviso nel complesso modesto, solo discreto, che ieri però mette una garra prettamente sudamericana al servizio di una squadra impaurita e mai troppo coraggiosa nemmeno nei momenti di maggior impeto. Prestazione maiuscola la sua, nettamente tra i migliori in campo. E in tanti, ora, si chiederanno con ancor maggior vigore e convinzione il perché di Giaccherini titolare nelle prime due del Torneo.

Giù il cappello anche di fronte alla prestazione messa in campo da Daniele De Rossi. Che tornato a metà campo, zona a lui più consona, torna ad essere decisivo abbinando quantità e qualità.

Bene, molto bene, anche il rientrante Barzagli. Miglior centrale difensivo italiano per distacco, oggi.
E lo dico cospargendomi il capo di cenere. All’epoca del Mondiale, da lui vinto da comprimario, mai avrei pensato ad un suo possibile rendimento a questi livelli. Esattamente come al suo approdo alla Juventus stortai il naso, pensando all’ennesimo buco nell’acqua.
Non posso che ricredermi.

Abbastanza bene anche Abate, sicuramente non inferiore a Maggio a livello di rendimento, e Marchisio, che non riesce ancora ad esprimersi al cento per cento delle sue possibilità ma che non demerita mai.

Solo così così, questa volta, Andrea Pirlo. Giocatore però imprescindibile.

Capitolo a parte per gli attaccanti: Di Natale ci prova ma non è sfruttato secondo le sue caratteristiche, Cassano ha una scarsissima autonomia, Balotelli è Balotelli.

Motta, invece, dovrebbe accomodarsi in panchina.

Diamanti, infine, variabile importante. L’avrei voluto vedere almeno a partita in corso contro i croati. L’avrei anche fatto partire titolare ieri. Può ritagliarsi il suo spazio.

Difficile dire dove potrà arrivare questa squadra, a maggior ragione senza nemmeno sapere, ancora, quale sarà il prossimo scoglio. A vederla in campo, ieri, comunque, si direbbe non potrà andare oltre i quarti di finale.

Ma c’è sempre un però.
E come ben sappiamo è soprattutto la compattezza, che potrebbe aumentare col passare dei giorni, la forza della nostra Nazionale.

Quindi chissà…

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Il tempo è poco, la tensione tanta. Perché il brivido Azzurro mi ha sempre scosso da dentro in maniera dirompente. E ad ogni grande competizione è sempre la stessa storia… nel bene e nel male.

Troppe chiacchiere si sono fatte in questi giorni.

Logico aver paura, ma la mancanza di rispetto che in tanti hanno avuto nei confronti di Spagna e Croazia, mettendo le mani avanti su di un possibile biscotto insultando così la correttezza e la sportività di questi due popoli, e, non meno, dell’Irlanda, snobbata manco fosse un mix del peggio di Andorra e San Marino, mi ha abbastanza nauseato.

Due sono, dal punto di vista di chi scrive, le cose importanti oggi:

– battere l’Irlanda (prima cosa, fondamentale, anche solo per riscattare un Europeo comunque finora sottotono);

– rispettare chi si ha di fronte.

Punto.

Perché il colmo sarebbe che la Spagna o la Croazia la spuntassero, servendoci su di un piatto d’argento la possibilità di passare il turno, e noi non andassimo oltre un pareggio con l’Irlanda del Trap, che dopo due sconfitte nelle prime due giornate sicuramente vorrà lasciare all’Olanda il triste primato degli zero punti in classifica.

E in questo senso fa riflettere il comportamento di Cesare Prandelli, piuttosto impanicato.

Perché dopo aver effettuato delle convocazioni per continuare, palesemente, sulla strada del 4-3-1-2 ha deciso, all’ultimo, di stravolgere il modulo. Commettendo poi diversi errori di valutazione nella scelta degli uomini da schierare dall’inizio quanto dei cambi da attuare a partita in corsa.

Vistosi mettere con le spalle al muro, con un solo risultato utile per sperare di passare il turno, eccolo tornare sui suoi passi, rivoluzionare la difesa e tornare alle origini, con il modulo che ci ha permesso di volare all’Europeo.

Nonostante tutto questo “rebelott”, come si direbbe dalle mie parti, l’Italia parte favorita stasera.

Diamo quindi per buono che gli Azzurri ce la facciano.

Serve che dall’altra parte, possibilmente, una delle due squadre si imponga sull’altra.

O, quantomeno, che non pareggino con due o più goal per parte.

In questo senso io vedo scarsamente probabile l’eventualità di un biscotto. Un po’ perché tutti gli occhi del mondo saranno puntati su quella partita, vista la pressione mediatica di cui è stata caricata.

Un po’, soprattutto, perché conto tanto sull’orgoglio in particolar modo spagnolo.

Del resto che figura ci farebbero i Campioni d’Europa e del Mondo in carica se biscottassero una partita con la comunque nettamente inferiore Croazia per estromettere la certo non irresistibile Italia?

Oggettivamente una figura barbina.

Poi certo, nel calcio tutto è possibile e qualcuno, come Marca, addirittura rispolvera vecchie ruggini – calcistiche – del passato, citando la gomitata di Tassotti a Luis Enrique, per sottolineare come dei rancori non ancora sopiti potrebbero esserci. Rancori che potrebbero portare all’accordo con la Croazia.

Io a tutto questo non credo.

Penso anzi che le possibilità di qualificazione, a bocce ferme, vedano la Spagna nettamente favorita per il passaggio del turno, seguita proprio dall’Italia. Con la Croazia, quindi, sfavorita rispetto agli Azzurri.

E ripeto: innanzitutto vincere. Perché non ci sarebbe beffa più grande, nemmeno il biscotto, di una Spagna che distrugge i croati con l’Italia che non riesce a battere l’Irlanda e deve uscire mestamente dal torneo…

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Ammetto che commentare qualsiasi cosa in situazioni come queste non mi viene facile.

Perché sono emotivo, e per la maglia Azzurra ho versato lacrime come per pochissime altre cose nella mia vita.

Come se non bastasse i pensieri mi si accavallano in testa e con la – scarsa – lucidità che una partita come questa ti può lasciare viene difficile riordinarli.

Allora facciamo un po’ di brain storming, perché comunque molto più di questo difficilmente riuscirò a produrre. Non vogliatemene.

Ripartiamo dall’hangout di stamattina. Dove qualcuno – non ricordo e non mi interessa andare a vedere chi, perché non è importante – disse che l’unico fuoriclasse di questa squadra è Mario Balotelli.

Beh, l’unico fuoriclasse di questa squadra, almeno parlando di giocatori di movimento, è Andrea Pirlo.

Che va anche in difficoltà in certi momenti della partita, come normale quando tutto l’undici fatica, ma che ha veramente tutto: classe, temperamento, tranquillità, talento.

E’ lui a sbloccare il match. Dopo che Cassano, Balotelli, Marchisio non erano riusciti a fare altrettanto. Con una punizione magistrale che s’infila imparabile e ci mette in una condizione privilegiata.

Sull’1 a 0 infatti, come ho avuto modo di scrivere sulle pagine Twitter e Facebook del blog, solo gli Azzurri potevano “perdere questa vittoria”, suicidandosi (sportivamente parlando, s’intende).

E guarda caso così è stato.

Ma torniamo all’hangout. Dove dissi che personalmente non mi erano piaciuti i due attaccanti, Motta e Giaccherini.
Cosa che ho poi approfondito meglio nel post pubblicato stamane.

Partiamo dall’attacco, dove avrei schierato Di Natale titolare. Idea che non ha trovato concordi Vialli e Materazzi.

Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma come detto Di Natale è arrivato all’apice della sua carriera ed è diventato un cecchino quasi infallibile. Cosa sottolineata anche contro la Spagna, dove ha freddato senza batter ciglio Casillas, non proprio l’ultimo arrivato.

Prandelli, purtroppo, non mi ha ascoltato. Dico purtroppo perché resto convinto che, a maggior ragione dopo aver visto l’approccio degli Azzurri ai primi quarantacinque minuti, Di Natale avrebbe potuto segnare, sfruttando le sue doti di bomber oggi uniche in Italia.

Ma niente.

Meglio farlo entrare a venti dal termine, dicevano.

Certo, ma non si può sempre pretendere che possa fare la differenza in uno scampolo di partita.

E soprattutto nel momento in cui lo inserisci DEVI metterlo nelle condizioni di far male. Cosa che non è mai avvenuta.

Come avevo criticato Cassano e Balotelli dopo il primo match devo comunque fare complimenti parziali, oggi, al barese. Che dà sprazzi della sua immensa classe (ecco un altro potenziale ma purtroppo inespresso fuoriclasse).

Purtroppo continua a girare a scartamento ridotto.

Cosa che se sommata al fatto che Balotelli non si sprechi molto di più in fase di non possesso e, non bastasse, non sappia nemmeno fare minimamente male in fase offensiva… ecco che ne viene fuori un bel patatrac.

Perché l’Italia merita nettamente nel primo tempo, nonostante qualche piccola sbavatura. Solo che non ha il cinismo e soprattutto il carattere che gli permette di chiudere la partita. E questo, va da sé, è colpa anche e soprattutto di chi si trova a giocare davanti.

Motta e Giaccherini, dicevo.

Il primo continua ad essere compassatissimo. Nel primo tempo non demerita, come tutti gli Azzurri, ma più che una sufficienza stiracchiata gli si fa fatica a dare.

Le alternative non sono i Gerrard, Lampard o Gattuso dei tempi d’oro, certo, ma dopo la grandissima stagione disputata Nocerino, forse, andrebbe tenuto un po’ più in considerazione. Anche perché nonostante limiti notevoli ha ben altro passo, e se vuoi permetterti il lusso di avere due punte nulla in fase di non possesso questa è una cosa, come dicevo già oggi, da considerare.

Purtroppo Prandelli mi sembra coerente ben oltre i limiti dell’incaponimento e Motta continua a stazionare (in tutti i sensi) sulla mediana Azzurra.

Giaccherini invece disputa una partita da sufficienza piena nel complesso. Copre bene tutta la fascia con continuità aiutando anche più di quanto ci si potrebbe aspettare da lui in fase difensiva.
Peccato per la mezza sbavatura sul goal croato, dove le colpe sono da attribuire quasi in toto a Chiellini (e ci arrivo), certo, ma dove lui, visto il compagno fuori posizione, avrebbe potuto forse provare a fare qualcosa in più.

Chiellini, dicevo.
Bella partita. Perché al di là di tutto non può essere un errore a far dimenticare la prestazione di novanta minuti.

Del resto fino al goal di Mandzukic non sbaglia nulla. E anzi, a mio avviso si dimostra il migliore del pacchetto arretrato.

Poi, però, si dimentica un uomo come un professionista non dovrebbe mai fare. E allora, vista anche la pesantezza di quel goal (che potrebbe significare Italia eliminata, se le cose andassero male tra stasera e lunedì), la sufficienza – larga sino a quel momento – ahimè sfuma via.

Nel complesso sono comunque forma e approccio ad essere sbagliati.

In questo senso: lo stato di forma non permettere di reggere 90 minuti a buon livello di intensità. Troppe pause e fiato che finisce ben prima del triplice fischio. Difficile portare a casa i risultati, così.

L’approccio invece è sbagliato perché questa squadra, nel complesso, sembra aver paura della sua ombra. Ma probabilmente è solo una conseguenza del ragionamento fatto qui sopra.

Mancano fiato e gambe, e invece di entrare in dominio del match quando le cose girano ci si affloscia su sé stessi, lasciando agli avversari il pallino e la possibilità di uscire a testa alta, di metterti in difficoltà, di arrivare a pareggiare un match che diventa un suicidio sportivo raro.

Perché diciamolo chiaramente: poca roba l’Irlanda e un po’ di fortuna nel primo match, poca roba la Croazia (qualche bella individualità e poco più) oggi. Avversario non solo battibilissimo, ma da battere.

Ora inutile fare calcoli.

Bisogna vincere l’ultima gara (cosa tutt’altro che scontata) e poi rivoluzionare questo calcio italiano.

Perché seguendo la china attuale un movimento che in dieci anni è passato dai vertici mondiali a quello che è forse il suo minimo storico (nel complesso, non parlo solo di risultati della nazionale maggiore) non potrà che sprofondare ulteriormente.

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Stamattina sono stato contattato dalla Gazzetta dello Sport, che direi non abbia bisogno di presentazioni, per partecipare all’hangout su Google Plus relativo a Italia – Croazia, gara di questa sera che potrebbe decidere il cammino degli Azzurri all’Europeo.

Naturalmente lo spazio concessomi, anche essendo stato presentato come lettore e non come blogger, è stato pochissimo, e non ho avuto modo di spiegare in pieno i concetti che avevo in testa.

Ma del resto è sicuramente più interessare capire cosa pensino Vialli e Materazzi, che di grande calcio se ne intendono molto più di me.

Avendo un po’ di tempo libero in attesa del match, però, ne approfitto per approfondire un attimo meglio il discorso qui.

Come detto personalmente credo, e lo credevo già prima del match d’esordio, che questo possa essere l’Europeo di Totò Di Natale.

Giocatore ormai maturo, all’apice della carriera, viene da annate fenomenali in maglia friulana ed è all’ultima chiamata. O fa bene oggi o tra qualche anno solo ad Udine si ricorderanno di lui.

Maturazione, forma e motivazione. Un mix che nessun altro attaccante a disposizione di mister Prandelli ha e che dovrebbe portarlo ad essere, oggi, il primo attaccante della lista.

Il mio primo intervento è stato frainteso. Perché quando ho parlato di dare spazio a Di Natale, come ho avuto modo di completare dopo, intendevo dire che lo vorrei vedere titolare con Balotelli. Questo per due motivi.

Da una parte Balotelli mi sembra un ragazzo piuttosto fragile, ed un eventuale “panchinamento” potrebbe influire molto sul suo morale. Il giocatore, però, è di prima fascia e non va perso, nemmeno psicologicamente.

Dall’altra Cassano, che pure a sprazzi ha mostrato le sue indubbie qualità anche contro gli spagnoli, ha uno stato di forma eufemisticamente non ottimale, e rischia di essere un lusso.

Ecco perché io proporrei la coppia Balotelli – Di Natale.

Su Giaccherini e Motta, invece, il discorso è semplice.

Da una parte lo juventino quest’anno non ha giocato tantissimo e ha comunque reso più da mezz’ala che da tornante. Ruolo che infatti non copre benissimo, palesando qualche difficoltà di troppo in fase difensiva e quando si tratta di chiudere le diagonali.

Dall’altra Motta mi è sembrato troppo compassato.
E’ un po’ il suo gioco, vero, ma se si vuol partire con Cassano servono poi altri dieci giocatori tonici, altrimenti il gap atletico rischia di diventare troppo pesante. A maggior ragione contro una Croazia che da questo punto di vista ha poco da invidiare a chiunque.

In questo caso le alternative non sono esaltanti, le lascio a voi.

Ci sarebbe l’eventualità Nocerino per Motta, certo. Oppure lo spostamento di Giaccherini in posizione di mezz’ala, che come detto è stata la sua preferita quest’anno.

Poche alternative invece a sinistra. Dove il solo Balzaretti sembra poter ricoprire quel ruolo. Balzaretti che non mi sta entusiasmando molto, però.

Insomma, contento di aver partecipato all’hangout, mi spiace solo non aver avuto modo di approfondire le mie idee.

Ma di fronte a Vialli e Materazzi non posso che inchinarmi.

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Non ho ahimè avuto tempo di commentare la partita con la Spagna.

Rimedio quindi oggi, con un occhio a ciò che è stato ed uno a ciò che sarà.

Partiamo quindi da Prandelli: subissato di critiche per la non convocazione di una prima punta, quasi messo al giogo per il 3-5-2 con De Rossi a fare da centrale di difesa.

E poi ne esce che la Spagna gioca con Fabregas prima punta (per modo di dire) e la Francia con Benzema che in area non ci sta mai.

E soprattutto che De Rossi è indubbiamente uno dei più positivi nell’1 a 1 con i campioni del Mondo e d’Europa spagnoli, un risultato che in tanti (bastava leggere le previsioni fatte anche sulla fan page di questo blog per avere idea dell’aria che si respirava in Italia nel pre-partita) avrebbero firmato a bocce ferme.

Quindi doveroso dare a Cesare quel che è di Cesare (detto azzeccato mai come in questo caso, direi).

Prandelli però che qualche errore, come è legittimo, lo commette.

Ma le cause di tutte vanno ricercate al momento delle convocazioni, più ancora che in quello della messa in campo della squadra.

Appare infatti abbastanza chiaro come allora il C.T. avesse in mente tutt’altro gioco, non certo quel 3-5-2 che si è poi deciso a mandare in campo contro le Furie Rosse.

Perché inutile – ma bene – dire che Giaccherini come esterno del 3-5-2 non si trova completamente a suo agio, questo anche al di là del fatto che fosse all’esordio assoluto in campo internazionale e con la maglia Azzurra.

Non è un caso, infatti, se sia proprio da una sua diagonale difensiva difettosa che viene il goal dell’immediato pareggio spagnolo.

Lungi da me voler buttare la croce addosso ad un giocatore che nel complesso non demerita eccessivamente, indubbio dire che ci sono giocatori più adatti a ricoprire quel ruolo.

Balzaretti, ad esempio, che a Palermo giocò diverse partite col 3-5-2, con Cassani suo alter ego a destra.

O, rimanendo in ambito juventino, De Ceglie e Pepe, che nell’arco dell’ultima annata hanno dimostrato di saper reggere meglio il ruolo.

Il peccato originale di Prandelli, quindi, va fatto risalire proprio alle convocazioni.

Che, forse, non ha azzeccato anche in ambito offensivo.

Difficile lasciare a casa Cassano, certo, ma il giocatore visto all’esordio con la Spagna è solo l’ombra appesantita di sé stesso ed era scontato fallisse contro le Furie Rosse.

In questo senso se non si vuol parlare di errore rispetto alla sua convocazione di certo lo si deve fare in relazione alla non presenza dal primo minuto di Antonio Di Natale. Che, come ebbi modo di dire a suo tempo, è all’ultima chiamata internazionale ed in un periodo di forma nettamente migliore rispetto a quello di Antonio.

In questo senso importante sarebbe la sua conferma dal primo minuto contro i temibili croati, che faranno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote agli Azzurri.

Secondo Quotidiano.net, addirittura, in Croazia il 70% dei tifosi si dice chiaro di un successo dei ragazzi di Bilic, con il 25 che opta invece per un pareggio.

Di sicuro i nostri beniamini non potranno: con la Spagna che con ogni probabilità si imporrà sull’Irlanda del Trap una vittoria è d’obbligo per poter continuare a sperare nel passaggio del turno. Il pareggio complicherebbe infatti molto i piani di Prandelli. L’eventuale sconfitta potrebbe invece essere praticamente la pietra tombale sui nostri sogni Europei.

Detto di Di Natale da promuovere titolare (per quanto qualcuno suggerisce come il suo eventuale impiego a partita in corso vorrebbe dire sfruttarne meglio le caratteristiche) e di Giaccherini non totalmente a suo agio in quel ruolo due parole vanno spese pure su Balotelli.

Un po’ vittima della sua fama (ammonizione larga), un po’ dell’emozione (ruba bene palla poi si addormenta a tu per tu con Casillas, facendosi rimontare e rubare palla da Ramos).
Non certo eccezionale la sua prestazione, sicuramente al di sotto delle possibilità che Madre Natura gli ha dato.

Rinunciare a lui ora, però, potrebbe voler dire “perderlo”.

Farlo giocare, certo, resta comunque una scommessa non da poco.

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Avendo il pomeriggio libero volevo guardarmi un paio di partite. Perché dopo aver seguito le gesta dei nostri ragazzi che stanno tentando di qualificarsi all’Europeo under 21 che si disputerà in Israele tra un paio d’anni volevo dare un’occhiata a qualche altra squadra che sta provando a fare lo stesso.

Girovagando per la rete mi ero quindi imbattuto nella possibilità di vedere i match disputati da due big come la Spagna e l’Olanda, un po’ da sempre tra le migliori scuole calcistiche al mondo.

Ma per problemi tecnici la cosa è andata per le lunghe e sono riuscito a vedere solo il match che ha visto i croati ospitare i campioni in carica iberici.

Spagna schierata da Luis Milla con un classico 4-2-3-1 con De Gea in porta, Martin Montoya (obiettivo di mercato della Roma nel corso dell’ultima sessione estiva) terzino destro, Carles Planas ad agire sull’out opposto e la coppia Iñigo Martínez – Jordi Amat a comporre il pacchetto centrale.
Davanti ad essi vengono quindi posizionati il mediano neo-Blues Oriol Romeu ed il regista Colchoneros Koke. Sulla trequarti agiscono invece Isco Alarcón a destra, Sergio Canales centrale e la stella basca Iker Muniain sulla sinistra, con il solo Rodrigo Moreno, giocatore brasiliano naturalizzato spagnolo, di punta.

Ivo Susak che risponde scegliendo Lovre Kalinić, Domagoj Antolić, Dario Župarić, Roberto Punčec, Renato Kelić, Mateo Pavlović, Mateo Kovačić, Ante Vukušić, Mario Šitum, Marcelo Brozović e Duje Čop.

La Spagna è superiore. Sulla carta e non solo. C’è però un aspetto negativo nel gioco dei giovani iberici: si piacciono troppo.
E così, ricalcando un po’ il guardiolesco modo di impostare l’azione, ecco che i difensori giocano tanto palla al piede, si scambiano tanto il pallone tra di loro facendo avanzare la propria squadra piano piano. Tanti tocchi fin da lì dietro anziché verticalizzazioni perentorie.

Nel farlo, però, rischiano spesso qualcosa di troppo.

Nonostante questo sono loro a fare la partita, con i giovani croati che faticano a stargli dietro.

E al diciottesimo gli spagnoli passano: rimessa laterale in posizione offensiva che Planas batte in favore di Isco. Finta di accentrarsi, slittamento sull’esterno e filtrante a mettere in movimento lo stesso Planas, che brucia il suo avversario e crossa un pallone perfetto per la testa di Moreno, il cui colpo di testa impatta però contro il diretto marcatore. Il rimpallo favorisce comunque l’inserimento che si butta sul pallone fulminando di destro il portiere avversario, portando in vantaggio i suoi.

Spagna che comunque crea tanto gioco e tiene moltissimo il pallone, come da tradizione, ma conclude pochino.
Per due motivazioni principali: da una parte, appunto, si piacciono troppo e cercano sempre il passaggio di troppo. Laddove quando fai molto possesso deve arrivarese sempre il momento in cui verticalizzare a dovere, per bucare la difesa avversaria.
Dall’altra il brasiliano Moreno non sembra essere una punta all’altezza della situazione. Poi certo, essendo la prima volta che lo vedo giocare non posso dire non avrà futuro nel calcio ad alto livello, ma la sua inclinazione ad estraniarsi dal gioco un po’ preoccupa.

Nonostante questo è comunque lui, poco dopo l’inizio della ripresa, a capitalizzare la bella azione di Isco che gli serve un pallone d’oro: stop di petto e conclusione ad incrociare sul secondo palo.

Questa under21, insomma, conferma tutti i meriti ed i limiti del nuovo corso spagnolo.

Tecnica sopraffina, possesso di palla assoluto, tendenza a specchiarsi troppo nei propri mezzi.
Di certo comunque bisogna fare tanti e tanti complimenti alla Federazione. E non solo.

Perché negli ultimi anni il livello medio del calcio spagnolo è cresciuto realmente moltissimo.

E dopo l’Europeo ed il Mondiale recentemente vinto dalla nazionale maggiore è logico pensare, visti i sempre buoni risultati che continuano a raggiungere anche le nazionali giovanili, che la Spagna resterà una delle pretendenti ai vari troni anche nei prossimi anni.

E tutto questo, appunto, è frutto di un lavoro pianificato a tavolino e svolto benissimo tanto in ambito federale quanto da parte di molti club (in primis il Barcellona, vero e proprio punto di svolta del calcio spagnolo).

Parlando di situazioni Tattiche c’è una soluzione interessante da notare. Come detto la Spagna imposta il proprio gioco con un robusto giro palla che parte fin dalle proprie retrovie. Ed è lì che si verifica un aspetto che, studiato a tavolino da Luis Milla, va fatto notare.
Oriol Romeu, mediano che in carriera si è già disimpegnato anche come centrale difensivo, quando parte l’azione si schiaccia tantissimo, arrivando praticamente a mettersi in linea con i due centrali di difesa. Così facendo si rende partecipe della costruzione dell’azione fin dai primissimi tocchi e permette ad entrambi i terzini di avanzare quantomeno fino a centrocampo contemporaneamente.

Ecco quindi che in queste situazioni il 4-2-3-1 impostato come base dal tecnico iberico va quasi a diventare un 3-3-3-1, con Montoya e Planas ad agire sempre larghi ma in posizione più avanzata di quanto non facciano normalmente i terzini di una difesa a quattro quando la propria squadra si trova ad impostare l’azione.
Una soluzione, anche questa, che ricorda un po’ quella utilizzata da Guardiola nel Barcellona, dove spesso in alcuni frangenti di gioco Busquets si trova proprio ad agire come fatto da Romeu. Che, non per nulla, esce, guarda caso, dalla Masia…

Poca roba, invece, questa Croazia. Che non colpisce né a livello di collettivo né sotto un punto di vista di singoli.
Certo, giocare contro la Spagna non è mai facile per nessuno. Ma loro di certo non hanno fatto nulla per impressionarmi.

Al momento, quindi, la situazione di classifica vede gli spagnoli condurre con tre vittorie su tre partite. Il 2 a 0 di Osijek si aggiunge infatti alla doppia vittoria sui georgiani (stranezze di un calendario balzano).
Insegue, a due lunghezze di distanza, la Svizzera, che dopo l’inaspettato 0 a 0 di Tallin con l’Estonia ha saputo imporsi con un roboante 4 a 0 proprio sulla Croazia (con reti di St. Zuber, Toko e di due conoscenze del nostro calcio: l’ex palermitano Kasami ed Haris Seferovic, punta ancora di proprietà della Fiorentina).
Croati che si trovano quindi terzi a parimerito con i georgiani. Entrambe queste due squadre, però, hanno una partita in più di chi li precede. Difficile quindi possano impensierire le due corazzate di questo girone.
Chiude il gruppo l’Estonia, che ha però giocato due sole partite.

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Nome: Šime Vrsaljko
Data di nascita: 10 gennaio 1992
Luogo di nascita: Zadar (Croazia)
Nazionalità: croata
Altezza: 183 centimetri
Peso: 73 chilogrammi
Ruolo: terzino destro
Club: Dinamo Zagabria
Scadenza contratto: 30 giugno 2014
Valutazione: 15.000.000 euro

CARRIERA

Nato il 10 gennaio di 19 anni fa in quel di Zadar, città di quasi centomila abitanti che diede i natali anche a Luka Modrić, Šime Vrsaljko è uno dei ’92 più interessanti dell’intero Vecchio Continente tanto che su di lui si è mosso con insistenza l’Arsenal di Wenger che, stregato dalle potenzialità del ragazzo, sarebbe disposto a versare ben quindici milioni di euro nelle casse della Dinamo per assicurarsene i servigi.

Cresciuto nelle giovanili dello Zadar passò al suo attuale club giovanissimo ed iniziò la carriera da professionista nell’NK Lokomotiva di Zagabria, club affiliato alla Dinamo.
Il suo debutto assoluto nel massimo campionato croato arrivò il 26 luglio 2009 contro l’HNK Rijeka, e da lì divenne giocatore imprescindibile per la squadra.

Quel dicembre, quindi, il ritorno alla base, in concomitanza con la pausa invernale.
L’esordio assoluto nella Dinamo arriverà il 27 febbraio successivo, contro il Croatia Sesvete. Da lì in poi altre nove presenze ufficiali, per un totale stagionale di ben ventisette (più una nella semifinale di Coppa nazionale). Niente male per un novellino.

Nella stagione attuale è quindi diventato una delle colonne della formazione capitolina, dopo che nel corso del mercato estivo il ragazzo rischiò seriamente di lasciare la Croazia. Lo scorso agosto, infatti, l’Olympique Marsiglia, di cui vi ho parlato giusto l’altroieri, offrì quattro milioni di euro per il suo cartellino. Offerta reputata quasi offensiva da Zdravko Mamić, vicepresidente esecutivo della Dinamo.
Il novembre successivo, quindi, la società di Zagabria ha poi affermato che l’OM non è stata la sola società interessata al ragazzo. Su di lui ci sarebbero infatti anche United, City, Tottenham, Everton e, appunto, un Arsenal convintissimo di doverne fare una delle colonne della squadra.

Vrsaljko che, per altro, è da sempre colonna delle nazionali giovanili del suo paese, avendo vestito le maglie delle under 15, 17, 18, 19 e 21.Ma non solo: il giovane Šime ha infatti esordito in nazionale maggiore lo scorso 2 novembre, nel corso di un match valevole per le qualificazioni al prossimo Europeo disputato contro la Repubblica Ceca.

CARATTERISTICHE

Terzino destro naturale, Šime Vrsaljko è però un jolly preziosissimo. Grazie ad una duttilità unica, infatti, può giocare anche sulla fascia sinistra, così come a centrocampo.

Laterale di spinta, sa disimpegnarsi efficacemente anche in fase difensiva.
Piuttosto rapido, è decisamente ficcante quando affonda sulla fascia. Dotato di un dribbling discreto per essere un terzino, infatti, il buon Šime sa risultare spesso incontenibile quando parte palla al piede. Abilissimo nel controllo di palla e bravo nel dialogare coi compagni sa essere un valore aggiunto in fase di assistenza grazie ad una notevole capacità di centrare il pallone.

Poco prolifico, è attento e presente anche in fase di non possesso dove sa sfruttare le sue qualità tecnico-atletiche per risultare marcatore abile e non superabile poi così facilmente.

Terzino piuttosto completo, insomma.
Che qualcuno accosta a Modric. E sarebbe interessante capire come un terzino naturale possa essere accomunato ad un centrocampista offensivo…

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Quando si hanno appena compiuto i diciannove anni e si hanno queste capacità non si può che essere ritenuti tra i migliori prospetti in circolazione. E se l’Arsenal pare essere disposto a versare ben quindici milioni nelle casse della Dinamo è proprio perché potenzialmente Šime Vrsaljko è uno dei migliori terzini al mondo.

L’impressione è infatti di essere davanti ad un predestinato, ad un ragazzo che se saprà rimanere coi piedi ben piantati per terra potrà finire con il mantenere tutte le promesse.

Wenger è piuttosto sicuro di trovarsi di fronte ad uno dei migliori terzini dei prossimi dieci anni.
Non ci resta che aspettare e vedere se il tecnico francese avrà ragione o meno.

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Qualificazione già in tasca, ma l’under 19 non si accontenta. Nonostante abbia già strappato il pass per la Fase Elite grazie alle vittorie con Lettonia e Far Oer, infatti, la squadra di Zoratto decide di fare d’un sol boccone anche la Croazia di Ivan Grnja, chiudendo quindi a punteggio pieno il Gruppo 7.

Italia che scende in campo con il solito Bardi a difesa dei pali e la coppia Benedetti-Camporese (capitano della squadra) a difesa dell’area di rigore, con Ghiringhelli e Sini ad agire in fascia come terzini.
A presidiare il centrocampo sono invece il parmense De Vitis, il modenese Spezzani e l’empolese Bianchi, con la coppia Verdi-Carraro, al solito, a dare fantasia ad un reparto offensivo completato da Libertazzi.

La partita si mette subito bene: dopo nove soli minuti gli Azzurrini passano grazie ad un’autorete realizzata da Bašić.

Il raddoppio arriva una decina di minuti più tardi, quando Spezzani, centrocampista modenese già cercato dal Manchester City, sfrutta un assist di Alberto Libertazzi, prima punta in forza alla Primavera della Juventus, per scoccare un tiro a giro che batterà imparabilmente Dominik Picak, diciottenne estremo difensore cresciuto nella Dinamo Zagabria ed attualmente in prestito all’NK Lokomotiva Zagabria.

A chiudere definitivamente la partita ci pensa quindi lo stesso Libertazzi che segna la sua seconda rete in due partite giocate da titolare all’ottantacinquesimo minuto quando conclude alle spalle dell’estremo difensore avversario al termine di un’azione personale.Il tutto tre minuti prima che il solito Mance segni la rete della bandiera croata portando a quota tre le sue segnature in questa fase qualificatoria, risultato notevolissimo pensando al fatto che queste tre reti sono state segnate in centoquarantasette soli minuti di gioco. Una ogni cinquanta minuti, in pratica. Media più che impressionante.

Nell’altro match del girone arriva invece la vittoria in rimonta dei padroni di casa lettoni sulle Isole Far Oer: isolani in vantaggio alla mezz’ora del primo tempo quando Gilli Sorensen va a bucare Georgijs Čižovs.
Il tutto giusto un quarto d’ora prima che Andrejs Omeļjanovičs riequilibri il risultato, ristabilendo il pareggio.

La rete della definitiva vittoria arriva quindi a quattro dal termine, quando Jurjis Halimons trova la via della rete, giusto nove minuti dopo il suo ingresso in campo.

Italia che chiude quindi al primo posto nel girone a punteggio pieno, Croazia al secondo posto a quota quattro punti, Lettonia terza a tre e Far Oer fanalino di coda a quota uno.

TABELLINO

Croazia – Italia 1-3
Marcatori:  9’ aut. Bašić, 21’ Spezzani, 85’ Libertazzi, 88’ Mance
Croazia: Picak, Begonja, Komorski, Jakoliš (dal 46’ Mance) , Čulina, Mić, Gorupec, Bašić (dal 74’ Bručić), Vuković dal 71’ Babić), Živulić, Oršić. A disp.: Zelenika, Antolić, Kraljević. All.: Ivan Grnja
Italia: Bardi, Ghiringhelli, Benedetti (dal 76’ Natalino), Camporese, Sini, De Vitis, Carraro (dall’80 De Sciglio), Spezzani (dall’86’ Iemmello), Bianchi, Libertazzi, Verdi. A disp.: Leali, Pettinari, Crisetig, Miello. All.: Daniele Zoratto

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