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Posts Tagged ‘Torino’

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INFO GENERALI

Nome: Idrottsföreningen Brommapojkarna
Soprannome: BP, The Bromma Boys
Città: Bromma, Stoccolma (Svezia)
Anno di fondazione: 1942
Stadio: Grimsta Idrottsplats (8000 posti)
Presidente: Patrik Emanuelsson
Allenatore: Stefan Billborn
Palmares: 1 secondo posto in Superettan, 3 Division 2 Östra Svealand.
Valutazione complessiva rosa: 4.200.000 € (valutazione transfermarkt)
Sito ufficialehttp://brommapojkarna.se/

ROSA

Portieri: Davor Blazevic, Ivo Vazgec.
Difensori: Pontus Segerstrom, Fredric Jonson, Kristinn Jonsson, Tim Bjorkstrom, Jacob Une Larsson, Martin Falkeborn, Carl Stafelt.
Centrocampisti: Mauricio Albornoz, Seth Hellberg, Jesper Karlstrom, Gabriel Petrovic, Gustav Sandberg Magnusson, Serge-Junior Martinsson Ngouali.
Attaccanti: Andreas Eriksson, Gabriel Ozkan, Philip Tronet, Victor Soderstrom, Niclas Barkroth, Pontus Asbrink, Dardan Rexhepi, Christian Kouakou, Stefano Vecchia.

FORMAZIONE BASE

4-3-3/4-5-1: Blazevic; Bjorkstrom, Segerstrom, Une Larsson, Jonsson; Sandberg-Magnusson, Martinsson-Ngouali, Karlstrom; Barkroth, Rexhepi, Petrovic.

ULTIMI RISULTATI

Nelle ultime cinque gare disputate (due di Europa League e tre di campionato) i Bromma Boys hanno raccolto una vittoria, tre pareggi ed una sconfitta.

ANALISI TECNICA

Il Brommapojkarna è una squadra che tecnicamente non ha moltissimo da dire, pur potendo contare su alcuni elementi comunque interessanti.

In porta si disimpegna il giovane – classe 93 – Davor Blazevic, marcantonio di un metro e novanta di chiare origini croate che ha in passato difeso i pali anche delle rappresentative giovanili nazionali under 17 e 19.
Un estremo difensore con mezzi fisico-atletici notevoli ma un bagaglio tecnico ancora da sgrezzare, e soprattutto una capacità di concentrazione lungo i novanta minuti sicuramente migliorabile.
Nonostante i difetti resta sicuramente uno degli elementi più interessanti della squadra.

In difesa l’elemento più interessante mi è parso invece l’islandese Kristinn Jonsson. Classe 90, è stato ingaggiato (in prestito) ad inizio stagione dal Breidablik. Già nazionale maggiore, è stato in passato colonna delle varie squadre giovanili islandesi.
Terzino sinistro di buon passo, ama sostenere la propria squadra in fase offensiva e nel complesso resta forse il giocatore con le migliori doti difensive tra quelli a disposizione di coach Billborn.

I tre di centrocampo garantiscono poi discreta corsa, ma nel complesso non parliamo di un reparto capace di restare negli annali del calcio mondiale, per così dire.

Il punto di forza resta quindi, forse, l’attacco. Qui giocano tre dei giocatori più abili della compagine svedese.

Innanzitutto il giovane Niklas Barkroth, che gli amanti del videogame manageriale Football Manager ricorderanno in quanto era un buon prospetto qualche edizione fa.
Ventidue anni, l’ala ex Goteborg – e con una esperienza maturata in Portogallo – è giocatore che punta molto su rapidità e tecnica. Ancora poco incisivo (e probabilmente è proprio questo lo step che gli manca per cercare fortuna fuori dalla Svezia), resta comunque un’ala guizzante e capace di rifinire, soprattutto coi cross, il gioco per i compagni.

In particolare per Dardan Rexhepi, svedese nativo di Pristina. Un marcantonio di 190 centimetri che funge da prima punta pura. Abile di testa e bravo a fare a sportellate coi centrali difensivi avversari, non è però – ad oggi – un bomber particolarmente temibile. Insomma, tanto lavoro sporco, ma anche scarsa lucidità sotto porta.

Infine l’attacco è completato dal bosniaco Gabriel Petrovic, centrocampista capace di adattarsi all’ala. Un giocatore tecnico e dal buon calcio, che nonostante non sia il primo terminale delle azioni offensive del Bromma ha realizzato lo stesso numero di goal segnati sino ad oggi – in stagione – da Rexhepi: cinque.

ANALISI TATTICA

Di base il 4-3-3 del Bromma è il classico modulo che si può prestare ad essere interpretato come un 4-5-1 a seconda delle situazioni e della volontà di maestro d’orchestra ed interpreti.

I due esterni offensivi, infatti, possono tranquillamente scalare a centrocampo per dare più copertura alla difesa.

Il centrale dello stesso, dal canto suo, è un mediano abile in fase di rottura, capace di dare peso e corpo proprio in quella zona del campo. Quindi, volendo, il modulo può anche essere interpretato come una sorta di 4-1-4-1.

Per quello che ho potuto vedere, poi, parliamo di una squadra che tende a perdere le giuste distanze di gioco tra i reparti. I quali, al loro interno, vanno sovente in confusione in merito a posizionamenti e chiusure.

La fascia su cui tende a spingere di più è la sinistra, in special modo quando da quella parte si sposta Barkroth (Che può giocare indifferentemente su entrambi gli out): la sua verve abbinata alla facilità di corsa e di spinta dell’islandese Jonsson, infatti, portano a comporre un binario su cui la squadra riesce ad affidarsi con buona efficacia.

ANDAMENTO STAGIONALE

Stagione assolutamente negativa per il Brommapojkarna, che vede lo spettro della retrocessione come assolutamente reale. Così dopo la salvezza risicata dello scorso anno (quando la squadra terminò il campionato al tredicesimo posto, un punto sopra i playout) ecco i soli 8 punti raccolti nelle prime 16 giornate di quest’anno.

La squadra è però in ripresa: dopo cinque sconfitte consecutive (sei, contando l’Europa) il Bromma ha infatti inanellato tre pareggi ed una sconfitta (più due vittorie europee), che l’hanno portata così a fare 3 punti in quattro match, media molto migliore di quella tenuta nel resto del campionato. Ancora poco, certo, ma comunque un piccolo segnale di risveglio.

E in Europa?

Dopo la sconfitta nell’esordio finlandese contro il VPS il BP ha ribaltato il risultato in casa.
Nel secondo turno è quindi arrivata la roboante vittoria casalinga sui Crusuaders (4 a 0), cui ha fatto seguito l’1 a 1 del ritorno, che ha sigillato la qualificazione al terzo ed ultimo turno di qualificazione.

GIUDIZIO COMPLESSIVO

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Danilo D’Ambrosio sarebbe ad un passo dall’Inter.

I Nerazzurri avrebbero infatti bruciato sul filo di lana i cugini milanisti, che fino a qualche settimana fa sembravano in netto vantaggio per l’acquisizione del terzino cresciuto tra Salernitana e Fiorentina.

Galliani e compagnia hanno infatti tentennato troppo nell’affondare il colpo, tra la scarsa liquidità e l’opportunità invitante di chiudere il colpo, eventualmente, in vista di giugno, quando il 25enne napoletano si svincolerà a parametro zero dal contratto che lo lega al Torino.

Proprio questo traccheggiamento ha creato un vuoto in cui si sono prontamente infilati altri club.

In primis la Roma, che avrebbe messo sul piatto addirittura le comproprietà di Caprari e Nico Lopez pur di assicurarsi una delle rivelazioni di queste ultime due stagioni di Serie A.

A tentennare, a questo punto, sarebbe però stato il giocatore stesso, secondo fonti vicine all’ambiente granata desideroso di giocare agli ordini di Walter Mazzarri.

Così, l’offerta dell’Inter del neo-Presidente Thohir non si è fatta attendere.Danilo D'Ambrosio

Il magnate indonesiano, tramite gli emissari della sua società, avrebbe inizialmente offerto uno tra Mudingayi e Kuzmanovic, trovando però la risposta piuttosto fredda da parte di Cairo e del suo entourage. Un po’ perché le contropartite non convincevano appieno (Kuzmanovic in primis per una questione economica), un po’ perché il Torino voleva del cash.

Nelle ultime ore ci sarebbe quindi stata la svolta e da qui a breve potrebbe arrivare il sì definitivo.
Da limare ci sarebbero solo gli ultimi dettagli: la richiesta della società Granata parte da una base di 3 milioni di euro. Riducibile con l’inserimento di contropartite tecniche adeguate.

Che potrebbero essere due: o il redivivo Gaby Mudingayi, o il giovane trequartista argentino Ruben Botta, che potrebbe sbarcare in quel di Torino in prestito con diritto di riscatto della metà.

Nelle prossime ore questo intrigo di mercato dovrebbe risolversi, andando quindi ancora una volta a sottolineare la fragilità milanista sul mercato…

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Il tempo per seguire il blog è sempre meno, ma la passione… beh, quella non viene mai a mancare.

Era da un po’ di tempo in realtà che pensavo a qualcosa come questa. Già anni fa, ben prima che ne esplodesse la moda, volevo aprire una sorta di servizio podcasting. Ma poi serve il tempo, l’ingegno, le persone con cui collaborare, ecc.

Alla fine però chi non risica non rosica, e allora eccomi qui. In realtà l’idea iniziale era quella di registrare la conversazione video su Skype e postare quella. Ma poi alcuni problemi tecnici mi hanno permesso di salvare solo l’audio.

In questa prima puntata di “Pedate d’Autore” l’ospite è un grande della nostra blogosfera, il mitico Andrea Bracco.

Con lui ho voluto parlare di Sudamericano under 20, con un accenno finale al suo Toro.

Per il futuro non c’è niente di pronto. Verrà quel che verrà.

E sono ovviamente apertissimo a proposte e collaborazioni. Se pensate di avere una cultura calcistica particolare fatevi avanti. Alla fine parlare di calcio è bello… facciamolo!

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E’ uno splendido primo tempo quello che va in scena al Marassi tra due delle squadre più interessanti di questo inizio di stagione, almeno per quello che riguarda la Serie A.

In quel di Genova si fronteggiano infatti una Sampdoria a punteggio pieno (non fosse per la penalizzazione) e lanciatissima alla rincorsa della Juve ed un Torino che, come da tradizione “venturesca”, si spende tantissimo in fase di costruzione di gioco, fin dai propri centrali difensivi.

Il problema di questo Toro è più tecnico che tattico. Perché il coach Granata ha costruito, come più o meno sempre è riuscito a fare in carriera, un’impalcatura tattica importante, ha dato un’identità chiara al gioco della sua squadra ma si trova ad avere a che fare con giocatori non sempre all’altezza della situazione.

Tra questi spicca, a mio avviso, sicuramente Glik. Che dopo aver lasciato a desiderare ed aver mostrato le sue lacune già nel primo tempo, quando con un controllo insufficiente spiana la strada della porta (chiusagli in faccia da Gillet) a Maxi Lopez, nella ripresa consegna ai Blucerchiati il pareggio con un intervento sciagurato in area di rigore.

Ma non solo.

Il gioco del Torino è fluido, piacevole. Ma è indubbio che un giro palla di quel genere avrebbe bisogno di interpreti tecnicamente più dotati per produrre risultati degni di nota.

Non è quindi un caso se nel primo tempo, in particolar modo, a produrre un gioco migliore siano proprio i Granata, che però non riescono mai a rendersi pericolosi proprio per la pochezza e la scarsa incisività dei suoi singoli.

L’esatto contrario di una Sampdoria che pur avendo un gioco meno fluido si rende molto più pericolosa, arrivando anche a colpire una traversa (Maresca su punizione) e a segnare un goal annullato – giustamente – per posizione irregolare (Maxi Lopez su assist di Berardi).

Inutile negare faccia comunque un certo effetto vedere il Torino, per lunghi tratti della partita, provare a prendere saldamente in mano il pallino del gioco sul campo di una squadra certo non inferiore a livello tecnico. Anzi.

La ripresa è invece qualitativamente un po’ meno interessante della prima frazione, pur arrivando i due goal. Entrambi su rigore.

Ad andare in vantaggio è il Toro, che inizia alla grande la ripresa e trova la massima punizione per atterramento di Soriano ai danni di Cerci. Sul dischetto si presenta Bianchi che ha buon gioco a battere Romero.

L’1 a 0 ospite è la sveglia che ridesta il Doria. Che trova quindi il pareggio per un fallo, come detto, commesso da Glik in maniera piuttosto avventata.

Pozzi, in questo caso, a trasformare, pur con Gillet sulla traiettoria del pallone.

Certo, quattro giornate son poche. Ma i tifosi di queste due squadre, entrambe neopromosse, potranno probabilmente dormire sogni tranquilli, quest’anno.

A chiudere, altre due considerazioni sul Torino: da una parte mi chiedo perché non giochi Sansone, che con Cerci rappresenta il meglio – qualitativamente parlando – a disposizione di Ventura.

Dall’altra Ogbonna: positivissimo anche oggi. Nel corso dell’ultimo anno è maturato veramente tanto. Capibile che Prandelli lo inserisca con continuità nella sua lista delle convocazioni Azzurre.

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Già qualche settimana fa gli organi di informazione fecero girare la notizia: il Torino di Urbano Cairo, in procinto – se tutto andrà come deve – di tornare in Serie A, avrebbe messo gli occhi – e forse pure le mani – su uno dei talenti più interessanti che il calcio d’oltralpe ha saputo esprimere quest’anno.

Hazard, M’Vila, Giroud?

No, non si tratta di uno di questi giocatori. I cui nomi sono già inflazionati più che inflazionati negli ambienti di mercato di mezza Europa.

Né di nessun altro ragazzo messosi in mostra in questa stagione di Ligue 1, la massima serie francese.

Il giocatore in questione gioca infatti nel Clermont Foot, squadra dell’Alvernia che in questa stagione che in questa stagione sta giocandosi la promozione (attualmente gravita infatti in quarta posizione, a due soli punti da Troyes e Reims).
Il suo nome è Romain Alessandrini e mette chiaramente in luce le origini italiane del ragazzo.

Che, nato a Marsiglia, disputò un paio di stagioni in National con la maglia del Gueugnon per poi passare proprio in Rossoblù.

Subito adattatosi alla nuova realtà Romain è ormai reduce da due stagioni disputate ad altissimo livello in cui il ragazzo d’origine corsa ha saputo prendere per mano i propri compagni e guidarli fino alla lotta che varrebbe la Ligue 1.

Proprio le ottime prestazioni inanellate in Alvernia hanno interessato molti dirigenti ed osservatori. Innanzitutto francesi, ovviamente.

Proprio per questo già a gennaio il ragazzo veniva dato in partenza, con Saint Etienne, Rennes e Sochaux pronte a sfidarsi per ottenere i suoi servigi.

Alla fine, però, Romain ha deciso di rimanere a Clermont-Ferrand per tentare l’assalto alla massima serie francese, rimandando l’ormai quasi inoppugnabile partenza a giugno.

Quando, secondo i soliti beninformati, sbarcherà a Torino per 2,5 milioni di euro.

Cifra che in realtà, si dice in Francia, potrebbe non bastare a convincere Claude Michy, Presidente dei Rossoblù d’Alvernia, a cedere il ragazzo.

Tra il Toro e Alessandrini, però, potrebbe mettersi di traverso la squadra che Romain tifa sin da bambino, l’Olympique Marsiglia.

L’equipe della sua città, infatti, parrebbe intenzionata ad assicurarsene le prestazioni in particolar modo se il suo “alterego”, Mathieu Valbuena, dovesse lasciare il Velodrome.

166 centimetri per 63 chili, Romain è un mancino puro che ama giocare – o quantomeno partire – largo sulla sinistra.

A differenza delle classiche ali dal baricentro basso, però, Alessandrini non è tutto solo corsa e dribbling. Tra i suoi punti forti ci sono infatti tecnica e visione di gioco, che lo rendono uno dei prospetti più interessante del calcio francese.

A 23 anni, infatti, nessun traguardo gli è precluso.

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Premessa doverosa: i banchi di scuola non c’entrano nulla.

In questo pezzo parlerò di come sviluppare al meglio il potenziale calcistico che Madre Natura ha donato a Ogbonna e Verratti. Affiancandoli cioè a grandi campioni dei rispettivi ruoli.

Giocatori esperti e di classe mondiale che possano accompagnarli nella propria crescita, mostrando loro la via da seguire e limando, anche inconsciamente, eventuali sbavature che i due a tutt’ora capita effettuino.

Del resto è normale, quando si è ancora giovani.

E se Ogbonna è ormai ventitreenne, e dovrebbe compiere il definitivo salto nel grande calcio, il discorso vale doppiamente per Verratti, che invece a vent’anni, nel calcio italiano di oggi, è quasi considerabile un “pulcino”.

E allora partendo dalla riflessione che feci un mesetto fa sulla necessità di svecchiare il calcio italiano parliamo proprio di quale dovrebbe essere, secondo chi scrive, il futuro di due tra i giovani più interessanti dell’intera Serie B.

Iniziando proprio dal talentino pescarese Marco Verratti, 165 centimetri per 60 chili di peso, che quest’anno sta guidando con efficacia il centrocampo della squadra di Zeman.

Nato centrocampista offensivo, evolutosi in regista, esordì in prima squadra a sedici anni.

Una descrizione che cade a pennello anche su Andrea Pirlo che, ormai arrivato a trentatrè anni, ne sarebbe il miglior maestro.

Non mi invento nulla: in questi giorni un po’ tutti i quotidiani sportivi hanno sbandierato – anche reiteratamente – l’interesse di Marotta e Paratici per il genietto pescarese.

Che sarebbe bello si trasferisse a Torino proprio per giocare una stagione all’ombra di uno dei migliori registi della storia del calcio, cui andrebbe poi, piano piano, a sfilare la maglia da titolare. Tanto nel club quanto, magari, in nazionale.

Discorso simile lo farei anche in relazione ad Angelo Ogbonna, che potessi dirottare lontano da Torino vedrei molto bene in Rossonero.

Il mese scorso si vociferò di un interessamento di Galliani nei confronti del centrale torinista, voci però un po’ sopite oggi.

Milan che però potrebbe lasciare partire Nesta, andando a creare un buco notevole in rosa. Da Milano potrebbe poi partire anche l’ormai trentaseienne Mario Yepes, con uno svecchiamento del reparto difensivo che potrebbe essere tradotto in ringiovanimento proprio con l’acquisizione di Ogbonna.

Che, a quel punto, andrebbe inserito anche già da subito, magari in alternanza con Philippe Mexes, al fianco di un campione come Thiago Silva, forse il miglior centrale difensivo al mondo in questo momento.

Con possibilità di crescita enormi per il difensore di Cassino, che potrebbe così disimpegnarsi al fianco di una vera e propria sicurezza come il centrale verdeoro, iniziando a confrontarsi con palcoscenici importanti sviluppando al meglio le proprie potenzialità.

Verratti alla Juventus e Ogbonna al Milan: due investimenti importante per il futuro di due club importanti. E anche di una nazionale in crisi.

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Nel corso degli ultimi giorni ho avuto modo di vedere due match cruciali della ventottesima giornata di Serie B. Lo scontro che ha visto il Torino opposto alla Sampdoria ieri sera e quello che ha visto il Varese far visita al Sassuolo in quel di Modena oggi pomeriggio (la partita sarà trasmessa, col mio commento tecnico, da Rete55Sport stasera alle 21).

Che dire?

Il Sassuolo lo vidi già nel match di andata coi Biancorossi, direttamente dalla tribuna stampa dell’Ossola. Ed anche quella volta, nonostante portò a casa i tre punti grazie all’azione personale di Boakye, mi lasciò abbastanza l’amaro in bocca.

Due, in particolar modo, le armi in più di questa squadra: Fulvio Pea in panchina, Gianluca Sansone in attacco.

Per il resto pochino. Tanto che i punti di differenza tra le due squadra non si sono concretizzati in campo.

Anzi, nel complesso è stato il Varese a dimostrare più qualità di gioco e di palleggio. Col Sassuolo, va comunque detto, a creare più occasioni di un certo pericolo, anche se più che altro su errori o disattenzioni dei singoli in maglia Biancorossa (anzi, bianca per l’occasione).

Sassuolo che quindi ha proprio nella compattezza generale il suo punto di forza. Terranova maiuscolo, Magnanelli coriaceo, tutta la squadra sempre molto attenta e poi Sansone a briglie sciolte a cercare goal e giocate.

Bene invece il Torino, che ha battuto una Sampdoria che a livello di singoli varrebbe il doppio del Sassuolo, ad esempio, ma che pure continua a dimostrare qualche falla di troppo, soprattutto dal punto di vista della compattezza.

Toro che ha avuto ieri in Ogbonna difensore assolutamente affidabilissimo. Un Ogbonna chiamato ad una rapida maturazione: giocatore di grandi potenzialità e prospettive che però troppo spesso in carriera ha dimostrato passaggi a vuoto dal punto di vista della concentrazione.

Torino che comunque dimostra di avere mezzi superiori alla diretta concorrente Sassuolo.

Sampdoria che dal canto suo, invece, dimostra come a livello di singoli potrebbe quasi dominare il campionato, ma anche come la strada per centrare almeno i playoff sia ancora lunga.

A maggior ragione quando il Varese è quello di Modena. Dove, pur con qualche sbavatura, mette in mostra buona facilità di palleggio ed una qualità tecnica nel complesso superiore alla media.

Varese che nonostante l’arrivo del Diablo Granoche, però, pecca ancora in fase di finalizzazione.

Pecca questa che se colmata garantirebbe alla squadra di Maran un posto sicuro tra le prime sei del campionato.

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