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Posts Tagged ‘Sampdoria’

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Ieri ho scritto un pezzo per spiegare come la penso sull’affare Gabbiadini-Napoli visto dal punto di vista di questi due soggetti. Oggi invece ne parlerò dal punto di vista delle società che, se l’affare si chiuderà, si troveranno a cedere il ragazzo.

Partiamo dalla Juventus, squadra che ne acquistò il 50% del cartellino il 24 agosto 2012 per girarlo poi subito al Bologna in prestito. Gabbiadini che in realtà non ha – ancora, almeno – mai vestito la maglia della Juventus. Al termine di quella stagione, infatti, venne riscattato dalla Vecchia Signora, che ne girò però subito una metà proprio alla Sampdoria.

Juventus che in questi anni ci sta abituando a questo tipo di politica: molti sono i giovani italiani di cui ha detenuto almeno parte del cartellino ma che ha mandato in giro per l’Italia a fare un po’ di esperienza (da Berardi a Zaza passando per Immobile, Rugani e lo stesso Gabbiadini).

Questo tipo di politica, sicuramente interssante, sta però ad oggi fruttando solo qualche plusvalenza (in attesa che Rugani possa sbarcare in Bianconero già a gennaio, come sembra). Forse un peccato, dato che il capitale umano potrebbe forse valere un po’ di spazio in squadra.

In particolare, a mio avviso, in questo caso. Lo sostengo da quando lo vidi giocare per la prima volta (stava ancora nella Primavera atalantina): Gabbiadini ha qualità importanti. E la Juve, che ci ha visto bene due anni e mezzo fa allungando le mani sul suo cartellino, avrebbe dovuto trovare un po’ più di coraggio e provare a lanciarlo.

Ma la Juventus, si sa, viaggia ad un livello in cui lanciare i giovani è sempre difficile. Se l’obbligo è quello di vincere, infatti, le possibilità di errori sono ridotte a zero. E puntare su un giovane non ancora affermato alza sicuramente le chance di sbagliare.

Diverso invece, e probabilmente ancora peggiore, il discorso che possiamo fare in relazione alla Sampdoria. Che oggi gioca – solitamente – con tre punte: Eder, Okaka e lo stesso Gabbiadini.

Addirittura radiomercato dà buone possibilità che a partire già a gennaio siano i due italiani. Che così lascerebbero non poco sguarnito l’attacco doriano, che ha trovato una sua ottima dimensione (come per altro confermato dal match di ieri, vinto con il Verona ed in cui sono andati a segno tutti e tre).

Un giocattolo, quello dell’attacco del Doria, che sta funzionando. Perché romperlo a metà stagione?

Il precedente, per altro, è poco edificante e dovrebbe far riflettere a fondo Ferrero ed i suoi dirigenti. Vi ricordate come finì quella stagione in cui la Samp cedette a gennaio i suoi due attaccanti sin lì fondamentali nel buon andamento della squadra?

Retrocedette.

Ora, io certo non voglio dire che succederebbe la stessa cosa in questo caso. Ma certo è che se ora la Sampdoria è quarta e può addirittura giocarsi la Champions – a patto però che il Napoli continui a stentare – difficilmente il rendimento potrà restare lo stesso se venissero ceduti sia Okaka che Gabbiadini.

In particolare, poi, quest’ultimo è il miglior marcatore della squadra. E non solo. Come dimostrato ieri sera sa fare grandi cose anche in fase di rifinitura. Insomma, è il giocatore più di qualità della squadra.

A margine: per sostituire i due, qualora davvero partissero, si parla di un ritorno proprio di Pazzini e Cassano. Eventualità sicuramente affascinante, ma che tecnicamente parlando risulterà – con ogni probabilità – deficitaria.

Quindi Ferrero, se mai dovessi passare di qua, ascolta il mio consiglio: tieni Okaka e Gabbiadini – o almeno quest’ultimo – sino a fine campionato!

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E’ uno splendido primo tempo quello che va in scena al Marassi tra due delle squadre più interessanti di questo inizio di stagione, almeno per quello che riguarda la Serie A.

In quel di Genova si fronteggiano infatti una Sampdoria a punteggio pieno (non fosse per la penalizzazione) e lanciatissima alla rincorsa della Juve ed un Torino che, come da tradizione “venturesca”, si spende tantissimo in fase di costruzione di gioco, fin dai propri centrali difensivi.

Il problema di questo Toro è più tecnico che tattico. Perché il coach Granata ha costruito, come più o meno sempre è riuscito a fare in carriera, un’impalcatura tattica importante, ha dato un’identità chiara al gioco della sua squadra ma si trova ad avere a che fare con giocatori non sempre all’altezza della situazione.

Tra questi spicca, a mio avviso, sicuramente Glik. Che dopo aver lasciato a desiderare ed aver mostrato le sue lacune già nel primo tempo, quando con un controllo insufficiente spiana la strada della porta (chiusagli in faccia da Gillet) a Maxi Lopez, nella ripresa consegna ai Blucerchiati il pareggio con un intervento sciagurato in area di rigore.

Ma non solo.

Il gioco del Torino è fluido, piacevole. Ma è indubbio che un giro palla di quel genere avrebbe bisogno di interpreti tecnicamente più dotati per produrre risultati degni di nota.

Non è quindi un caso se nel primo tempo, in particolar modo, a produrre un gioco migliore siano proprio i Granata, che però non riescono mai a rendersi pericolosi proprio per la pochezza e la scarsa incisività dei suoi singoli.

L’esatto contrario di una Sampdoria che pur avendo un gioco meno fluido si rende molto più pericolosa, arrivando anche a colpire una traversa (Maresca su punizione) e a segnare un goal annullato – giustamente – per posizione irregolare (Maxi Lopez su assist di Berardi).

Inutile negare faccia comunque un certo effetto vedere il Torino, per lunghi tratti della partita, provare a prendere saldamente in mano il pallino del gioco sul campo di una squadra certo non inferiore a livello tecnico. Anzi.

La ripresa è invece qualitativamente un po’ meno interessante della prima frazione, pur arrivando i due goal. Entrambi su rigore.

Ad andare in vantaggio è il Toro, che inizia alla grande la ripresa e trova la massima punizione per atterramento di Soriano ai danni di Cerci. Sul dischetto si presenta Bianchi che ha buon gioco a battere Romero.

L’1 a 0 ospite è la sveglia che ridesta il Doria. Che trova quindi il pareggio per un fallo, come detto, commesso da Glik in maniera piuttosto avventata.

Pozzi, in questo caso, a trasformare, pur con Gillet sulla traiettoria del pallone.

Certo, quattro giornate son poche. Ma i tifosi di queste due squadre, entrambe neopromosse, potranno probabilmente dormire sogni tranquilli, quest’anno.

A chiudere, altre due considerazioni sul Torino: da una parte mi chiedo perché non giochi Sansone, che con Cerci rappresenta il meglio – qualitativamente parlando – a disposizione di Ventura.

Dall’altra Ogbonna: positivissimo anche oggi. Nel corso dell’ultimo anno è maturato veramente tanto. Capibile che Prandelli lo inserisca con continuità nella sua lista delle convocazioni Azzurre.

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Risvegliarsi dopo il più dolce dei sogni è sempre traumatico.

Eppure oggi Varese questo ha dovuto fare: aprire gli occhi dopo aver vissuto un sogno lungo un anno.

In pochi ci credevano, dodici mesi fa.

Le partenze di Sogliano, Sannino, Pesoli, Dos Santos, Pugliese, Pisano, Ebagua e tutti gli altri avevano disgregato completamente la squadra che la scorsa stagione era stata capace di raggiungere la semifinale playoff, venendo poi eliminata dal Padova.

Eppure Rosati, Montemurro e il nuovo D.S. Milanese erano riusciti a costruire una squadra forse anche più forte dello scorso anno. Sicuramente migliore a partire da gennaio, quando si sono registrati gli arrivi di Albertazzi, Plasmati, Granoche e soprattutto Rivas, un extraterrestre per la Serie B.

L’inizio non era stato dei migliori. Con mister Carbone in panchina il Varese aveva faticato tantissimo.

Poi il cambio di guida tecnica, l’arrivo di Maran e la rinascita di un sogno chiamato Varese.

Biancorossi che hanno per altro spesso espresso buon calcio, con i numeri di Neto e Rivas ad infiammare il pubblico, la solidità di Terlizzi a dare fiducia alla difesa, la crescita esponenziale di Grillo e Cacciatore, il fosforo di Zecchin, il talento di Kurtic, i polmoni di Corti, i goal del baby di casa, De Luca.

Insomma, una squadra piuttosto completa che ha iniziato una risalita importante, culminata nei playoff.

Iniziati subito bene: il 2 a 0 dell’Ossola contro il Verona è senza appello, con i Biancorossi a dominare in lungo e in largo il campo ed i Gialloblù spettatori non paganti.

Più ostico il ritorno, dove il Verona parte fortissimo e si porta in vantaggio, giocando nel complesso un pochino meglio, con il Varese che però esce alla distanza e crea più occasioni della squadra di casa, non demeritando certo il passaggio del turno.

E poi… e poi arriva la doppia finale con la Sampdoria.

Andata in trasferta di fronte a 30mila spettatori (ero a Verona come a Genova… brivido in entrambi i casi, pubblico doriano comunque sempre spettacolare in tutto e per tutto), ritorno in casa davanti ad un Ossola colmo come non mai, ma troppo teso per dare la giusta carica ai giocatori in campo.

E allora l’assenza di Terlizzi al Ferraris si fa sentire tantissimo, con il Varese che commette tre leggerezze assurde e regala alla Samp la vittoria.

Al ritorno Terlizzi non è ancora al top, mancano Troest e Zecchin.

Ma soprattutto manca la testa ad una squadra che sbaglia approccio al match e non riesce a mettere in campo quel gioco fluido che l’ha sempre caratterizzata.

Si chiude bene, la Samp, che nel complesso vince con merito una finale che la vede tornare in A dopo un solo anno.

Là dove, va ammesso, questa squadra con storia, blasone, stadio e tifosi merita di stare.

Al Varese resta quindi in bocca un sapore più amaro del caffè per un sogno solo sfiorato per il secondo anno consecutivo.

Un sogno infranto sul più bello.

E chissà cosa sarà di questa squadra domani.

Milanese ieri nelle dichiarazioni post partita ha lasciato intendere che da lunedì partirà la rifondazione. Una rifondazione non certo voluta, quanto più inevitabile date le comunque limitate risorse economiche del Varese.

Ci saranno giocatori che rientreranno dai prestiti, altri per cui andranno discusse le comproprietà, altri ancora che riceveranno sicuramente chiamate da squadre più blasonate.

In tutto questo, quindi, probabilmente si ripeterà quanto successo lo scorso anno: col mister destinato alla Serie A ed una serie di altri giocatori che potrebbero fare altrettanto (segno anche di come questa squadra, comunque, non demeritasse certo la massima serie) la rifondazione sarà un obbligo.

Fondamentale quindi, ora, non sbagliare le scelte. Perché non potendo confermare il gruppo di quest’anno, che con ogni probabilità si giocherebbe un posto ai playoff anche la prossima stagione, bisognerà operare in maniera oculata sul mercato, andando a prendere quei giocatori utili a costruire un’intelaiatura solida come lo è stata nel corso degli ultimi due anni.

E chissà cosa ne sarà del Varese l’anno prossimo: ennesima caccia ai playoff o campionato di sangue, sudore e lacrime?

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Nel corso degli ultimi giorni ho avuto modo di vedere due match cruciali della ventottesima giornata di Serie B. Lo scontro che ha visto il Torino opposto alla Sampdoria ieri sera e quello che ha visto il Varese far visita al Sassuolo in quel di Modena oggi pomeriggio (la partita sarà trasmessa, col mio commento tecnico, da Rete55Sport stasera alle 21).

Che dire?

Il Sassuolo lo vidi già nel match di andata coi Biancorossi, direttamente dalla tribuna stampa dell’Ossola. Ed anche quella volta, nonostante portò a casa i tre punti grazie all’azione personale di Boakye, mi lasciò abbastanza l’amaro in bocca.

Due, in particolar modo, le armi in più di questa squadra: Fulvio Pea in panchina, Gianluca Sansone in attacco.

Per il resto pochino. Tanto che i punti di differenza tra le due squadra non si sono concretizzati in campo.

Anzi, nel complesso è stato il Varese a dimostrare più qualità di gioco e di palleggio. Col Sassuolo, va comunque detto, a creare più occasioni di un certo pericolo, anche se più che altro su errori o disattenzioni dei singoli in maglia Biancorossa (anzi, bianca per l’occasione).

Sassuolo che quindi ha proprio nella compattezza generale il suo punto di forza. Terranova maiuscolo, Magnanelli coriaceo, tutta la squadra sempre molto attenta e poi Sansone a briglie sciolte a cercare goal e giocate.

Bene invece il Torino, che ha battuto una Sampdoria che a livello di singoli varrebbe il doppio del Sassuolo, ad esempio, ma che pure continua a dimostrare qualche falla di troppo, soprattutto dal punto di vista della compattezza.

Toro che ha avuto ieri in Ogbonna difensore assolutamente affidabilissimo. Un Ogbonna chiamato ad una rapida maturazione: giocatore di grandi potenzialità e prospettive che però troppo spesso in carriera ha dimostrato passaggi a vuoto dal punto di vista della concentrazione.

Torino che comunque dimostra di avere mezzi superiori alla diretta concorrente Sassuolo.

Sampdoria che dal canto suo, invece, dimostra come a livello di singoli potrebbe quasi dominare il campionato, ma anche come la strada per centrare almeno i playoff sia ancora lunga.

A maggior ragione quando il Varese è quello di Modena. Dove, pur con qualche sbavatura, mette in mostra buona facilità di palleggio ed una qualità tecnica nel complesso superiore alla media.

Varese che nonostante l’arrivo del Diablo Granoche, però, pecca ancora in fase di finalizzazione.

Pecca questa che se colmata garantirebbe alla squadra di Maran un posto sicuro tra le prime sei del campionato.

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Sampdoria

Romero: 5,5
Praticamente incolpevole sul goal, non sembra però dare grossa sicurezza al reparto arretrato.

Volta: 4-
Non è in partita e lo si vede sin da subito. Tanti falli, tanti giri a vuoto. E’ il giocatore da puntare e non è un caso se è da una situazione di uno contro uno che lo vede coinvolto se esce il goal varesino.

Rossini: 4,5
La difesa non gira e lui, che ne è il centrale, non si salva di certo. Anzi.

Costa: 5
Prova da dimenticare anche per lui.

Rispoli: 5,5
Prova a contenere più che ripartire. Lo fa anche discretamente, ma non può che perdersi nel marasma Blucerchiato.

Padalino: 7
Un vero leone. Corre a perdifiato e lotta su ogni pallone. Almeno finché ha una stilla di forza nel corpo. Immenso e sprecato nel contesto in cui si trova a giocare.
(85′ Koman: 3
Di per sè il peggiore in campo è Volta. Ma Koman merita una menzione d’onore. Entra a partita praticamente finita giusto per effettuare un intervento spacca gambe dopo la rete varesina. E io che pensavo fosse entrato per dare qualità alla manovra.)

Palombo: 4,5
Che fine ha fatto l’ex centrocampista della Nazionale Azzurra?

Bentivoglio: 4
Partitaccia. Anche lui pensa più a tirare a calci che a giocare a calcio.
(Kristicic: 5
Fare meglio del Bentivoglio di ieri non è certo impresa titanica. Però anche lui può poco nella confusione doriana.)

Lazcko: 5
Poco propositivo, poco dinamico. Prova insufficiente (che lo rende comunque uno dei migliori della squadra).

Juan Antonio: 5
Parte bene ma si spegne presto. Peccato, avrebbe potuto dare verve all’incontro.
(45′ Pozzi: 5,5
Prova a dare nerbo alla manovra offensiva. Non ci riesce. Generoso.)

Bertani: 5,5
Lasciato veramente troppo solo. Cosa avrebbe potuto fare di più? In un paio d’occasioni riesce comunque a rendersi pericoloso, confermandosi attaccante tra i più interessanti della categoria.

Varese

 Bressan: 6,5
Poco impegnato, risponde comunque con sicurezza alle due conclusioni interessanti portate da Bertani.

Pucino: 6,5
Come ho detto in telecronaca è il più giovane in campo ma non lo dimostra. Disputa un primo tempo di altissimo livello per poi tirare un po’ i remi in barca nella ripresa. Affidabilissimo, qualora crescesse ulteriormente il suo livello di gioco finirebbe con lo sbarcare in Serie A senza problemi.

Troest: 6,5
Con Terlizzi compone una coppia di sicuro affidamento e grande valore. Una sola piccola sbavatura cui comunque rimedia lui stesso. Big Roccia.

Terlizzi: 7
Praticamente perfetto. Un solo appunto: alle volte si fida troppo di sè stesso, quando tratta il pallone.

Grillo: 7
Primo tempo su livelli accettabili, ripresa super. Ha da contenere il migliore dei doriani e lo fa alla grande. In più spinge come può, piazzando una discesa stile Zambrotta versione 2006.

Nadarevic: 6
Come detto è tutto sommato il giocatore meno in palla degli undici titolari. Disputa comunque una partita pienamente sufficiente.
(71′ Carrozza: 7
Un fattore. Entra, corre, dribbla. Bene isolarlo in uno contro uno con Volta. Situazione risolutiva, come da me predetto.)

Kurtic: 7
Finalmente una prestazione pienamente convincente per lui, che in B dovrebbe fare la differenza bendato.

Corti: 7-
Solito piccolo gigante del centrocampo!

Zecchin: 6,5
Quantità e qualità per la fascia sinistra (principalmente) biancorossa.

Neto: 6,5
Desse continuità durante tutto il match alla sua prestazione sarebbe da nazionale.
(85′ Damonte: 7
Una giornata che non scorderà mai.)

Martinetti: 6,5
Tra i migliori nel complesso. Centravanti di manovra che dovrebbe solo affinare le proprie doti di realizzatore per arrivare al sette fisso.
(65′ De Luca: 6
Mette un po’ di pressione alla retroguardia avversaria con la sua grande rapidità.)

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Aria di crisi, aria di contestazione.

Al triplice fischio finale della gara col Varese si taglia con un dito la tensione sulla sponda Blucerchiata di Genova.

Perché la squadra, partita per contendersi la vittoria finale col Torino, stenta. I risultati non arrivano come si pensava e il gioco non incoraggia per nulla.

Così al termine di novanta tristissimi minuti di gioco partono cori e insulti, che si protraggono anche fuori dallo stadio.

Situazione triste e spiacevole che non vorrei vedere mai in nessuna piazza italiana, tantomeno se passionale come quella di Genova.

E’ però pur vero che vanno capiti anche i tifosi: la scorsa ultima parte di stagione fu una vera e propria tragedia. La prima metà di questa non molto più positiva. La misura è evidentemente colma.

Certo, personalmente vorrei vedere il pubblico incitare sempre la propria squadra. Anche, e forse soprattutto, in momenti difficili come quelli che sta attraversando in questo momento la squadra Blucerchiata.

Perché poi la pressione che una piazza come quella doriana comporta si trasforma in una zavorra psicologica che si amplifica notevolmente in un clima come quello attuale.

E così non stupisce vedere una Sampdoria remissiva, confusa e confusionaria venire – a tratti – letteralmente annichilita da un Varese, di contro, assolutamente sgombro mentalmente, sceso in Liguria per giocare senza niente da perdere con un seguito di tifosi che per la Città Giardino è un piccolo esodo.

Perché in campo, specialmente nel primo tempo, c’è praticamente una squadra sola: quella guidata dalla sapiente mano di mister Rolando Maran.

Che prepara benissimo la partita: classico 4-4-2 ordinato e costruito per arginare le avanzate altrui ripartendo poi con scambi rapidi e precisi fino a cercare la conclusione sul fronte opposto.

La Sampdoria però, proprio per via di quella zavorra di cui parlavo, si mette fondamentalmente in difficoltà da sola.

Iachini schiera i suoi con un 3-5-2 che risulta da subito essere un 5-3-2 mascherato.

Juan Antonio, appena arrivato da Brescia, parte bene e si dimostra propositivo. Ma la sua verve dura poco, e sparisce presto nel marasma della sua squadra.

La difesa è un po’ in bambola e fatica a contenere a dovere gli avanti Biancorossi. In particolar modo, come ho avuto modo di dire in telecronaca, Volta è parso da subito molto in difficoltà.
Non a caso, commentando, usai un gioco di parole per far capire che la chiave di volta della partita sarebbe potuto essere proprio una situazione di uno contro uno col difensore doriano. Situazione, questa, che andava cercata quanto più possibile, in particolare con gli uomini più rapidi e dotati della squadra (come Neto e Carrozza, appunto).

Il centrocampo, poi, davvero male. Bentivoglio disputa una partitaccia, Palombo irriconiscibile rispetto a quello che vidi a Varese in un’amichevole di un paio d’anni fa.
A tirare la carretta, quindi, il solo Padalino, vero e proprio motorino della squadra. Il centrocampista svizzero dà tutto, ma è comunque ben contenuto da Grillo.

Infine male Bertani, lasciato però davvero troppo solo da tutti i suoi compagni. Qualcosina di meglio la fa vedere infatti nel secondo tempo. Non a caso quando mister Iachini gli affianca un’altra punta di ruolo, Pozzi.

Bene, invece, praticamente tutto il Varese.

Tra gli undici iniziali, infatti, non c’è nessuno che sfigura. Se non un pochino Nadarevic, sicuramente non in giornata di grazia.

La difesa regge invece benissimo, in particolare nel primo tempo, quando rischia zero.

Il centrocampo è guidato da un Kurtic in grande spolvero, ha in Corti il solito piccolo gigante e in Zecchin l’uomo di qualità che può dialogare col sempre ottimo Neto, le cui fiammate fanno tremare non poco i tifosi accorsi – in massa, come sempre – a Marassi.

E proprio l’attacco riserva una delle note per me più liete della giornata: quel Martinetti che si batte, è utilissimo alla costruzione della manovra e ci prova anche.
Certo, un po’ di incisività in più sottoporta non guasterebbe.

In particolar modo pensando al fatto che ci riferiamo ad una squadra che spesso riesce a mettere in campo un gioco interessante (basti pensare all’ultima prima della sosta, quando un Verona capace di vincere nove delle ultime dieci partite strappò un pareggio immeritatissimo al Franco Ossola, dove solo la poca lucidità dei Biancorossi sotto porta salvò gli Scaligeri) fino agli ultimi quindici metri.

In questo senso è ancora lontano dalla piena maturazione anche Beppe De Luca. Il gioiellino della cantera varesina, infatti, mette in mostra qualità realmente interessanti. Ma il feeling col goal è ancora tutto da costruire.

Nel primo tempo si vede comunque un grande Varese, che si disimpegna sempre alla grandissima, non rischia nulla e si rende pure pericoloso a folate.

La ripresa è invece un pochino più equilibrata ma la vittoria, arrivata allo scadere con goal di Damonte (su assist di Carrozza, in situazione – guarda caso – di uno contro uno con Volta), va giustamente alla squadra di Maran.

Più decisa, compatta e incisiva.

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Solitamente vi riporto immagini legate a fatti recenti. In questo caso, però, la cronaca serve solo come gancio per proporvi un video che risale ad un paio d’anni fa.

E’ notizia di oggi, infatti, il quasi concluso passaggio di Sergio Romero dall’AZ alla Sampdoria, che avrebbe così finalmente trovato il suo estremo difensore titolare per il prossimo campionato di Serie B.

In attesa della ratificazione del suo passaggio in quel di Genova eccomi a proporvi un video che magari qualcuno di voi già conoscerà.

E’ appena terminata la partita tra AZ e NAC Breda, valida per i quarti di finale di Coppa d’Olanda.

Match perso dalla squadra di Alkmaar per due a uno, con errore, sul goal del pareggio, proprio del Campione Olimpico di Pechino.

Che non ci sta e non riesce a perdonarsi. Ed abbandonando il campo tira un pugno al muro.

Rompendosi la mano.

“E’ il temperamento argentino”, fu il commento di Van Gaal.

Alla faccia!

La speranza, per i tifosi della Samp, è che in questi due anni sia maturato. Perdere per qualche settimana il proprio portiere titolare per una cosa del genere credo sarebbe difficilmente accettabile…

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In questo blog non parlo praticamente mai di questioni extra campo (che non riguardino il calciomercato). In questo caso, però, non posso esimermi dall’esprimere due parole rispetto a quanto sta succedendo sulla sponda Blucerchiata di Genova in questi giorni.

La situazione della squadra è quasi drammatica, verissimo.
Del resto io per primo ne ho parlato giusto ieri: incredibile come questa squadra dopo la cessione di Pazzini e Cassano si sia sbriciolata, finendo col guadagnare meno di mezzo punto a partita di media.

Tutto ciò, comunque, non giustifica certi eccessi.

Ecco quindi che dopo l’assalto portato sabato notte da una ventina di “tifosi” al pullman della società nel pomeriggio di oggi è successo un altro spiacevole accadimento, questa volta in quel di Bogliasco.
Un piccolo gruppetto di “tifosi” ha infatti avvicinato il mister della squadra nei dintorni del campo d’allenamento, dando il via ad una contestazione piuttosto spiacevole.

Intendiamoci, chi scrive non è assolutamente contrario all’espressione educata del proprio dissenso. Anzi.

Non bisogna però mai scordarsi che stiamo parlandi di calcio, che nulla è se non uno sport. Certi eccessi, quindi, non sono solo censurabili ma assolutamente da evitare.
Comportarsi educatamente non sarebbe male. Anzi.

Certo, come potete vedere nel video pubblicato sul sito di Sky non si è trascesi eccessivamente, arrivando alle mani. Detto questo, comunque, è altresì vero che contestare a parole è accettabile solo entro certi limiti. Che in questo caso sono stati valicati.

Il problema in sè non è certo racchiuso in ciò che è stato detto, quanto più nell’atteggiamento intimidatorio tenuto da questi tifosi.

Immagini come queste fanno male al calcio.

Quando questi presunti tifosi smetteranno di rovinare l’immagine dello sport più bello del mondo sarà sempre e comunque troppo tardi.

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Le vicende di mercato di cui si rese protagonista la Sampdoria lo scorso gennaio sono note a tutti: ceduti – a prezzi di saldo – Cassano e Pazzini, rimpiazzati con giocatori sicuramente non di egual valore (tanto che nelle mie pagelle di mercato affibiai un 4 tondo a Garrone & Co.).

Segnale di resa, secondo qualcuno. Di una volontà di disimpegno da parte di una società che, comunque, non aveva mai fatto spese pazze per rinforzare la squadra.

Qualcuno, a Genova, si spinse addirittura a dire, probabilmente sull’onda emozionale dovuta alla partenza dei due giocatori più talentuosi della squadra, che a quel punto si sarebbe dovuto lottare per non retrocedere.

Eppure a ben vedere, classifica alla mano, la salvezza sembrava ad un passo. A fine gennaio, difatti, la Sampdoria si trovava in una situazione molto più che tranquilla: dopo la ventiduesima giornata i Blucerchiati – che di gare ne avevano giocate solo ventuno – si erano stabiliti al decimo posto in classifica ed avevano già guadagnato ventisette punti, trovandosi cioè a tredici soli punti dalla presunta quota salvezza.

Diciassette partite per fare tredici punti, dopo che ne erano stati fatti ben ventisette in ventun match.

Per salvarsi, insomma, i doriani si sarebbero anche potuti permettere di rallentare un po’ il passo: da una media di 1,28 punti a partita avrebbero difatti potuto passare ad una media di 0,76 punti a partita, riuscendo comunque a raggiungere la sospirata quota salvezza che per qualcuno appariva quasi un miraggio.

Impresa tutt’altro che proibitiva, per la società di Genova. Perché pur senza Pazzini e Cassano si parlava comunque di una squadra che l’anno prima aveva centrato il quarto posto in classifica e che a fine agosto aveva disputato i preliminari di Champions, uscendo solo immeritatamente contro il Werder Brema.

Eppure… eppure qualcosa di terribile è successo, in Liguria. Perché Palombo ed i suoi hanno rallentato terribilmente, riuscendo nei successivi undici incontri a raccogliere solamente cinque punti, con una media di 0,45 punti a partita assolutamente non sufficiente a raggiungere quota 40.

Non è un caso, quindi, se da una tranquillissima situazione di metà classifica i Blucerchiati siano crollati sino al terz’ultimo posto. Terminasse oggi il campionato, infatti, Garrone e compagnia si ritroverebbero a dover disputare la prossima stagione in Serie B.

Cosa sia successo in quel di Genova è sicuramente difficile da dire. Ma un crollo del genere non può nemmeno essere casuale.

Personalmente ritengo comunque che non si possa limitare il discorso all’aspetto tecnico del tutto. Perché la partenza di quei due là davanti certo ha inciso moltissimo sotto questo punto di vista, ma la batteria d’attaccanti doriana resta comunque non inferiore a quella di diverse altre società di Serie A.

Più probabile, quindi, che anche i giocatori stessi abbiano subito troppo a livello psicologico le due cessioni in questione. Facile che anch’essi abbiano interpretato la cosa come una volontà di disimpegno societario o, più probabilmente, di ridimensionamento dei costi (e, conseguentemente, delle aspettative).

E proprio questi cattivi pensieri hanno finito col deprimere un ambiente già in precedenze non tonicissimo mentalmente.

Ed ecco servito il patatrac: cinque sole partite e due punti da recuperare al Cesena.

Sabato pomeriggio il Doria farà visita al Bari fanalino di coda ormai spacciato, con i cesenati impegnati in trasferta a Bologna ed i leccesi che faranno visita proprio ai cugini genoani.

Rischia di essere, quella del San Nicola, l’ultima chiamata per una squadra che sembra davvero già rassegnata al proprio triste quanto imponderabile destino.

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Detto del match andiamo ad analizzare le prestazioni dei singoli.

Sampdoria

Curci: 5,5
Grosse responsabilità sul goal Giallorosso, si riscatta poi con qualche parata discreta. Non ci fosse Juan che incappa in una giornata ancor più storta della sua, però, quell’errore peserebbe tantissimo.

Zauri: 6
Esegue il compitino senza grosse sbavature, ma senza nemmeno strafare.

Lucchini: 5
Si fa saltare manco fosse un birillo da Vucinic in occasione dell’1 a 0, si fa espellere nella ripresa per doppia ammonizione andando a fermare Borriello con un’ostruzione rovinosa. Ha vissuto anche lui giornate migliori.

Gastaldello: 6
Gioca sicuramente meglio del compagno di reparto, venendo però espulso sul finire della partita quando fermerà con la mano un pallone che sarebbe potuto rivelarsi sanguinoso per i suoi.

Ziegler: 6,5
E’ uno dei migliori terzini del campionato italiano: attento, piede morbido e bravo anche sui calci piazzati. C’è da sperare non finisca con l’accettare la corte del Malaga, decidendo quindi di restare in Italia.

Koman: 5,5
Parte molto male, sbagliando un po’ tutto lo sbagliabile. Nella ripresa si riprende, ma nel complesso la sua prestazione non si può considerare sufficiente.

Palombo: 6,5
Amministra discretamente la propria partita, non riuscendo a strafare a causa di una fastidiosa forma influenzale che lo ha colpito negli ultimi giorni. Poi Juan fa la cappella e lui ne approfitta, infilandosi in area e guadagnando il rigore e l’espulsione (a carico di Julio Sergio) che cambieranno il match.

Poli: 6,5
Aggressivo su ogni pallone fatica a dare un quid in più di qualità, ma disputa comunque una partita su buoni livelli.
(Dall’81’ Mannini: s.v.)

Guberti: 7
Trascina la Samp nell’ottimo inizio partita Blucerchiato, per poi sfruttare la seconda cappella di Juan per regalare la vittoria ai suoi.

Marilungo: 5
Incappa in una giornata no anche il Golden Boy di Montegranaro, che ne sbaglia di ogni sino a costringere Di Carlo a toglierlo anzitempo dal campo.
(Dal 62′ Pazzini: 6
Cerca di arrangiarsi come può, limitato, come il suo capitano, da una fastidiosa forma influenzale.)

Pozzi: 6
Gioca indubbiamente meglio del compagno di squadra, realizzando anche il rigore del pareggio con potenza e freddezza.
(Dal 77′ Macheda: s.v.)

Roma

Julio Sergio: 5
Forse avrebbe fatto meglio a lasciarlo passare, Palombo.

Cassetti: 6
Come il suo alter ego doriano disputa una partita senza sbavature né grandi acuti.

Mexes: 6
Fosse rimasto in campo lui forse la Roma avrebbe ora tre punti in più in classifica…
(Dal 45′ Juan: 4
Due cappelle mastodontiche, due goal doriani. Prestazione orribile per il centrale brasiliano, che incappa in una giornata assolutamente negativa.)

Burdisso: 6
Con al suo fianco Mexes controlla bene gli attaccanti doriani. Poi si trova di fianco il peggior Juan di sempre, e la resistenza si sgretola.

Riise: 6
Difende con diligenza, ma davanti ci si aspetta qualcosa di più da lui.

Perrotta: 6
Uno dei tanti Giallorossi ad eseguire il compitino.

Greco: 5
Deve non far rimpiangere De Rossi. E non ci riesce.

Brighi: 5,5
La sua arma migliore è il dinamismo, ma oggi sembra non essere in grado di dare il suo solito apporto alla causa romanista.

Menez: 6,5
Quando parte palla al piede sa essere devastante. Due delle migliori azioni romaniste vedono proprio il talentino francese come protagonista. Suo malgrado, però, deve lasciare il posto a Doni dopo l’espulsione di Julio Sergio.
(Dal 55′ Doni: s.v.
Prende due goal senza poter nemmeno dire la sua.)

Vucinic: 6,5
Si inventa un goal da par suo, è parte integrante delle azioni più pericolose della Roma. Ma non basta.

Borriello: 6
Buona prova anche del puntero napoletano, che però non riesce a piegare la resistenza opposta da Curci.

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