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Se qualcuno mi sa spiegare perché il Palermo è giunto a Milano per poi non scendere in campo a San Siro si faccia sentire.

Perché ieri ho avuto l’opportunità (grazie a WeAreSocial, invitato da Indesit che già mi aveva ospitato quest’estate a Londra per il lancio del portale Genuine Football Fan) di guardarmi la partita dal primo anello arancio dello stadio milanese… e guardando verso il campo ho visto solo, costantemente e per novanta minuti, undici ragazzi in maglia Rossonera. E basta.

Scherzi a parte… non ricordo un Palermo così remissivo. E in questo senso sono davvero stupitissimo, perché conoscendo piuttosto bene mister Mangia non mi sarei mai aspettato di vedere in campo una squadra così spenta, a maggior ragione trattandosi di un big match.

Caricare i propri ragazzi, del resto, è una delle prerogative migliori dell’ex tecnico della Primavera varesina. Eppure ieri tutto questo non si è proprio visto.

E così il Milan ha avuto la vita realmente facile e spianata dall’arrendevolezza palermitana.

Insomma, ne è uscita una serata da spettatore non pagante – un po’ come il sottoscritto, insomma – per Abbiati, che ha sonnecchiato per un’ora e mezza senza mai essere realmente impegnato.

Dall’altra parte, invece, non è servito nemmeno impegnarsi troppo per bucare per tre volte di fila Tzorvas. E la difesa palermitana, che ultimamente sembrava aver trovato una certa robustezza, è tornata magicamente ad essere una sorta di groviera stagionato.

Nocerino (col goal dell’ex), il rientrante Robinho (la cui mobilità è la vera arma in più di questa squadra) e l’ormai solito Cassano (che sta sfruttando bene il buon stato di forma) pongono le tre firme in calce alla pesantissima sconfitta di un Palermo in cui non mi sento di salvare davvero nessuno.

Da Mangia in giù tutti bocciati. Anche perché le potenzialità ci sono. Ma un approccio di quel tipo è quanto di più orribile si possa vedere su di un campo di calcio.

Una nota stonata anche sulla sponda Rossonera del naviglio, comunque, c’è.

Sarò fissato io, ma certe cose non le sopporto un granché.

E allora premetto: avevo accettato volentieri l’invito di Indesit per godermi la partita con la recondita speranza di potermi gustare almeno una mezz’oretta di El Sharaawy. Giocatore dall’avvenire interessantissimo.

Bene. Cosa ne è uscito?

Il Milan conduce 3 a 0 una partita già vinta da tempo, praticamente senza avversari in campo. E al sessantaseiesimo Allegri mi fa entrare Emanuelson al posto del rientrante Robinho. Sistemando l’olandese trequartista.

A partita finita, ripeto. Per porre il già modesto ex Ajax pure fuori ruolo. Anziché regalare venticinque minuti di gioco a quello che può e deve rappresentare il futuro del calcio italiano (e magari milanista).

Per me non esiste proprio.

Stephan che entrerà a dodici dal termine. Toccando pochi palloni, ma provando comunque, con una bella conclusione diagonale chiusa in angolo da Tzorvas, a ritagliarsi un po’ di gloria personale.

Ma la gestione di un giovane di questo tipo non può essere quella che stanno attuando a Milano.

Va fatto giocare molto di più. Ed il fatto che abbia solo 19 anni poco significa. Perché le qualità – anche caratteriali – ci sono tutte. E se pensiamo che un suo coetaneo è stato capace, lo scorso anno (quindi a 18 anni) di trascinare il Borussia Dortmund alla vittoria del campionato ecco che risulta chiaro come certi problemi si pongano solo in Italia.

Beh, questa mentalità mi ha davvero stufato. Posso capire che magari non lanci un giovane quando sei sul filo di lana con il Barcellona, dove c’è da lottare e il rischio che possa sentire troppo il match c’è.

Ma su un 3 a 0 così no. Non esiste proprio.

Ecco, l’ho detto. Sperando che le cose in Italia – perché poi questo è solo un esempio, se ne potrebbero fare mille altri – cambino presto. In meglio.

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