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Posts Tagged ‘TP Mazembe’

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CRONACA

Le due squadre partono tranquille, tenendo un ritmo partita molto ben controllato pensando più a studiarsi che ad aggredirsi. Nel contempo, però, fronteggiandosi con continui ribaltamenti di fronte, piuttosto sterili ma che comunque contribuiscono a rendere l’inizio del match comunque gradevole.

La prima conclusione arriva quindi al nono minuto quando Kaluyituka fa secco Lucio e crossa un pallone in mezzo che Singuluma non riesce però a girare direttamente in porta, dovendolo quindi servire all’indietro. Dopo un po’ di traccheggiamento arriva infine la conclusione di Nkulukuta, incapace però di avvicinarsi anche solo allo specchio di porta.
La prima rete, però, è interista. E’ il dodicesimo minuto quando Eto’o riceve palla sulla sinistra e libera con un grandissimo tocco Pandev, bravo ad infilarsi nelle larghe maglie di una non certo attenta difesa congolese per battere poi Kidiaba con estrema facilità accarezzando la palla con l’esterno sinistro.

Ma non è abbastanza. Al diciassettesimo Eto’o raddoppia da sè: palla in mezzo dalla destra con Pandev che non riesce a controllare e che termina quindi al camerunense. Diagonale di prima intenzione, goal. 2 a 0.

Sei minuti e Milito sfiora il tre a zero: Milito parte da centrocampo sul filo del fuorigioco e si presenta a tu per tu con Kidiaba. Che, questa volta, è bravo, riuscendo a deviare la conclusione della punta interista con un piede, impedendo al Principe di triplicare.

E’ quindi un’Inter che pur senza essere rinunciataria non effettua grandi accelerazioni e che fa valere la propria superiorità tecnica pur senza incidere sul ritmo di un match che i giocatori del Mazembe cercano, nella loro pochezza tecnico-tattica, di raddrizzare come possano, ma senza grande fortuna.

Non contento di essersi mangiato una rete subito dopo il 2 a 0 Milito se ne mangia un’altra a tre dalla chiusura del primo tempo quando, ancora una volta arrivato a tu per tu con il portiere avversario, lascerà che il piede destro di Kidiaba gli impedisca di trovare la via del goal.

Nella ripresa i congolesi partono subito forte, cercando una rete che riapra la partita. Il tutto, però, senza creare grandissimi pericoli alla porta sempre sapientemente difesa da Julio Cesar.
A costruire la prima occasione degna di nota è quindi Maicon che all’ora di gioco penetra in area ed effettua un lob morbido cercando un compagno centralmente, con Kidiaba che va però a deviare il pallone sul palo e, quindi, in angolo.

Sugli sviluppi del corner arriva poi il colpo di testa di Milito, che prova ad incrociare sul secondo palo chiudendo però troppo l’angolo della conclusione e mettendo palla sul fondo.
Mazembe che si fa invece vedere al sessantaquattresimo, quando Julio Cesar esce in maniera non impeccabile su di un cross da destra e ne nasce un po’ di maretta in area, che si chiude con un corner da cui non nascera nulla di realmente pericoloso per la porta interista.

Nerazzurri che si fanno pericolosi anche al settantaduesimo quando Maicon effettua un ennesimo cross dalla destra che Pandev riesce solo a sfiorare, con Nkulukuta che, arrivando alle sue spalle, metterà poi sul fondo.
Sul fronte opposto Kaluyituka ha invece una buona occasioone un paio di minuti più tardi quando un’intervento scomposto di Cordoba su Kabangu genera un rimpallo su cui piomba proprio la punta congolese, che si fa però chiudere da Julio Cesar senza riuscire a battere a rete.

Inter che torna in avanti al settantottesimo quando Eto’o cerca la tripletta personale con un destro violento da fuori, respinto in bagher da un sempre tecnicamente non impeccabile Kidiaba.
A dieci dal termine ancora pericoloso Kaluyituka: Kabangu crossa in mezzo, la punta del Mazembe arriva in anticipo su Lucio ma trova la pronta risposta del sempre ottimo portiere interista.

All’ottantacinquesimo, quindi, Biabiany chiude ogni possibile discorso: Stankovic offre una grandissima palla in verticale su cui Kimwaka prova ad intervenire con un’acrobazia con cui non trova però l’impatto col pallone che una volta fatto proprio dall’ala destra di origine guadalupense viene depositato alle spalle di Kidiaba per la terza volta nel match.

COMMENTO

Il Mazembe sperava nel miracolo, che non si è però verificato.
A nulla sono infatti servite le preghiere eseguite, come al solito, sulla linea di porta dagli undici giocatori del Tout Puissant.

Più forte di tutto e tutti questa Inter, che è stata in grado di regolare gli avversari con grande facilità.

Partita indubbiamente migliore, questa giocata dai ragazzi di Rafa Benitez, rispetto a quella della semifinale.

Risultato mai in discussione quello maturato ad Abu Dhabi.

Vittoria facile, meritata, che chiude un ciclo vincentissimo.

MVP

Eto’o.
Serve dire altro?

TABELLINO

Inter vs. Mazembe 3 – 0
Marcatori: 12′ Pandev, 17′ Eto’o, 85′ Biabiany
Inter: Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Lucio, Chivu (54′ Stankovic); Zanetti, Motta (87′ Mariga), Cambiasso; Eto’o, Pandev, Milito (70′ Biabiany). A disposizione: Castellazzi, Orlandoni, Sneijder, Muntari, Materazzi, Alibec, Benedetti, Santon, Nwankwo. Allenatore: Rafa Benitez.
Mazembe: Kidiaba; Kimwaki, Kasusula, Nkulukuta, Mihayo; Kabangu, Bedi, Ekanga, Kasongo (46′ Kanda), Singuluma; Kaluyituka (89′ Ndonga). A disposizione: Bakula, Ngome, Tshani, Kanda, Mwepu, Mabele, Sunzu, Mvete, Tshizeu, Kayembe. Allenatore: Lamine N’Diaye.
Arbitro: Yuichi Nishimura (JPN). Guardalinee: Toru Sagara (JPN), Toshiyuki Nagi (JPN). Quarto uomo: Victor Carrillo (PER).
Ammoniti: 12′ Kaluyituka, 33′ Ekanga, 42′ Bedi

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CRONACA

Dopo nemmeno due minuti di gioco il Mazembe ci prova sugli sviluppi di un calcio d’angolo: il colpo di testa di Singuluma, però, non inquadra la porta e si spegne a lato.
Nemmeno un minuto ed è proprio lo stesso ventiquattrenne zambiano, involatosi sulla sinistra, a provarci, senza però riuscire a bucare Calero, attento a chiudere la conclusione dell’avversario.

Il Pachuca prova invece a farsi vedere al decimo minuto quando Cvitanich è lanciato alle spalle della difesa sul filo del fuorigioco venendo però erroneamente fermato da un guardalinee proprio quando si trovava a tu per tu con l’estremo difensore avversario.
Bella l’azione di Luna sulla sinistra al quarto d’ora: la sua incursione in area da sinistra, però, è chiusa in corner dalla difesa congolese. Nulla di fatto.

L’occasionissima arriva al diciottesimo: Manso riceve palla in area e calcia d’esterno sinistro a girare sul secondo palo, beffando Kidiaba ma colpendo proprio il palo interno e vedendo le sue chance di trovare la rete spegnersi così.
Due minuti, però, e arriva il goal del Mazembe: Kabangu fa filtrare in area con un tocco morbido un pallone su cui piomba Bedi che spara di collo pieno freddando Calero e trovando la rete dell’1 a 0.

Al venticinquesimo è lo stesso Kabangu a provarci: l’ala destra congolese svaria infatti sul lato opposto del campo per provare poi a trovare la via della rete con un tiro non potentissimo e, soprattutto, piuttosto centrale. Nonostante non sia pericolosissima, come conclusione, Calero mostra qualche difficoltà nel provare a bloccare il pallone, riuscendoci solo in due tempi. Dopo essere stato tutt’altro che innocente in occasione della rete congolese Calero dimostra ancora una volta i suoi notevoli limiti tecnici…
Al trentaduesimo punizione centralissima da circa diciotto metri per il Pachuca. Sul punto di battuta si presenta, ovviamente, l’argentino Manso, la cui conclusione è però deviata in angolo da un componente della barriera congolese, staccatosi alla sua destra proprio per deviare la traiettoria del pallone.

A quel punto, quindi, Toshiyuki Nagi, uno dei due assistenti dell’arbitro Yuichi Nishimura, dimostra ancora una volta tutta la sua inadeguatezza andando a fischiare a Manso un ennesimo fuorigioco assolutamente inesistente.
Al trentasettesimo tornano quindi a farsi vedere gli africani. La conclusione di Singuluma, però, non impensierisce Calero, spegnendosi sul fondo.

In chiusura il Pachuca cresce, ma senza creare grandissime palee goal. Nel giro di un paio di minuti, però, arrivano due conclusioni: dapprima un colpo di testa sugli sviluppi di un angolo, poi una conclusione dal limite di Martinez bloccata da Kidiaba.

La ripresa si apre con i messicani subito in attacco: dopo nemmeno due minuti Torres scende centralmente e calcia da fuori, spedendo però palla a lato.
Buona l’occasione creata al quarto quando Martinez entra in area decentrato sulla sinistra e crossa in direzione del limite dell’area dove piomba Manso, che liscia però la conclusione volante sprecando malamente.

Al sessantesimo fiammata del Pachuca: Martinez esplode un destro da quasi quaranta metri che si schianta sull’incrocio dei pali, a Kidiaba praticamente battuto.
Bella, quattro minuti più tardi, la verticalizzazione di Manso per Benitez, anticipato però dall’uscita bassa dell’estremo difensore congolese.

Al sessantasettesimo torna a farsi vedere il Mazembe: Kaluyituka scende sulla sinistra e centra per Singuluma, che appoggia subito a Kasongo il cui mancino è però molle e viene facilmente  parato dal capitano colombiano della compagine messicana.
Tre minuti e Bedi, l’autore del vantaggio, si coordina benissimo e calcia al volo dal limite, chiamando alla risposta l’estremo difensore avversario calciando con molto bene.

Sul ribaltamento di fronte Arizala fugge in contropiede sulla destra e dopo aver saltato il diretto marcatore converge in area calciando a giro di sinistro sul secondo palo, freddando Kidiaba ma mettendo palla di pochissimo sul fondo.
Ad un quarto d’ora dalla fine ci prova quindi Cvitanich, il cui colpo al volo su cross da destra non ha però miglior sorte della conclusione precedente del compagno di squadra.

Negli ultimi dieci minuti cresce l’intensità dei calcioni dei congolesi, che rimediano due ammonizioni in due minuti di gioco, con Sunzu che finirà anzitempo la partita.
Nel contempo, però, stenta a crescere l’intensità di gioco dei messicani che nonostante la superiorità numerica non riusciranno a cavare un ragno dal buco con Arizala che non sfrutterà, ad un minuto dal termine, l’uscita a vuoto di Kidiaba calciando a lato.

All’ultimo istante, poi, Manso servirà Benitez che calcerà di sinistro da dentro l’area, trovando però la pronta respinta di Kidiaba che negherà il goal del possibile pareggio ai messicani.

COMMENTO

Il Pachuca era favorito, certo. Ma nulla ha potuto la maggior tecnica messicana di fronte al rito iniziale dei congolesi, schieratisi tutti e undici, mano nella mano, lunga la linea di porta, come a dire “costruiamo un muro con le nostre anime che non potrete infrangere”.

Personalmente non sono certo superstizioso, ma in questo caso, in effetti, quel muro virtuale è rimasto assolutamente intonso lungo il corso di tutto il match.

Se a questo aggiungiamo poi la rete realizzata da Bedi al ventesimo minuto su bell’assist di Kabangu il piatto è servito: Tout Puissant Mazembe batte Pachuca 1 a 0 e si qualifica alla semifinale Mondiale contro l’Internacional di Porto Alegre.

Pachuca favorito, dicevamo. Ma in tutta onestà non possiamo negare anche il fatto che rispetto alla squadra che ammirammo nel 2007 e nel 2008 sembra sia stato compiuto qualche passo indietro, tra i Tuzos.

L’ingresso in rosa di Manso, giocatore dalla tecnica sopraffina, è stato sicuramente positivo, infatti. Ma per il resto senza i vari Mansur e i due argentini terribili là davanti il valore complessivo di questa squadra sembra essere calato.
La conferma tra i pali di Calero, giocatore di grande carattere e sicuramente molto pittoresco ma anche altrettanto limitato da un punto di vista tecnico, rappresenta piuttosto bene questa incapacità di crescere per una squadra che nel proprio continente domina ma al di fuori di esso stenta parecchio.

Bene, invece, gli africani, che pur con tutti i loro limiti tecnici hanno impostato una gara basata moltissimo sull’agonismo riuscendo infine ad avere la meglio in uno scontro tutto sommato impari.
Difficile che possa arrivare in fondo, questo Mazembe. Ma è comunque una bella favola che vale la pena di raccontare.

MVP

La sua squadra perde, ma Damian Manso è nettamente il migliore in campo. La sua tecnica è infatti merce rara, in special modo all’interno di due rose come quelle di Pachuca e Mazembe.

Nonostante un tocco di palla delizioso ed una buona creatività, però, Manso non riesce a decidere il match. Certo, se solo quel tiro scoccato dopo diciotto minuti terminasse all’interno dello specchio anziché sul palo…!

Honorable mention, infine, per Kabangu: l’ala destra della formazione allenata da N’Diaye corre in maniera sfrenata per tutti gli ottantaquattro minuti trascorsi in campo, dandosi da fare su entrambi i fronti e risultando decisivo ai fini del risultato servendo a Bedi lo splendido assist per l’1 a 0 finale.

TABELLINO

TP Mazembe vs. Pachuca 1 – 0
Marcatori: 20′ Bedi
TP Mazembe: Kidiaba; Kasusula, Nkulukuta, Sungu, Kimwaki; Mihayo, Kanga (45′ Kasongo), Bedi, Kabangu (84′ Tshani); Singuluma, Kaluyituka (90′ Kanda). A disposizione: Mwepu, Ndonga, Mabele, Mvete, Bakula, Tshizeu, Kayembe, Ngome. Allenatore: Lamine N’Diaye.
Pachuca: Calero; Lopez, Carlos Pena (58′ Benitez), Mustafa; Aguilar, Luna (73′ Gomez), Torres (73′ Brambila), Martinez; Manso; Cvitanich, Arizala. A disposizione: Perez, Vidal, Rojas, Victor, Arreola, Montes, Rodriguez, Velazquez, Cota. Allenatore: Pablo Marini.
Ammoniti: 59′ Kasongo, 60′, 81′ Sunzu, 68′ Bedi, 83′ Mihayo
Espulsi: 81′ Sunzu

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Comincerà alle 17 (ora italiana) di mercoledì prossimo l’edizione 2010 del Mondiale per Club che vedrà il via con il match tra l’Herakiri United, squadra rappresentante il continente oceanico, e l’Al-Wahda, squadra qualificata di diritto in quanto campionessa dell’ultimo campionato locale.

La scorsa edizione, come qualcuno di voi ricorderà, venne vinta dal Barcellona, capace di battere in finale l’Estudiantes La Plata non senza affanni grazie alle reti di Pedro e Messi arrivate rispettivamente all’89’ e al 110′ minuto di gioco dopo che Boselli aveva portato in vantaggio gli argentini poco oltre la mezz’ora.

Quest’anno, invece, sarà l’Inter di Rafa Benitez a giocarsi la possibilità di salire sul tetto del mondo: i Nerazzurri, infatti, sono stati capaci di aggiudicarsi l’ultima edizione della Champions League imponendosi per 2 a 0 sul Bayern Monaco grazie ad una doppietta di un incontenibile Milito.

Andiamo a vedere, continente per continente, quali squadre parteciperanno a questa nuova edizione del Mondiale per Club e quando verranno giocate le partite. 

Il club qualificatosi in quanto padrone di casa (la competizione si svolgerà tra l’8 ed il 18 dicembre negli Emirati Arabi Uniti, che presentano di diritto una propria rappresentante a questa competizione) è l’Al-Wahda, campione dell’ultima UAE Premier League.
I Biancorossi sono tra i club più titolati della nazione: con quattro titoli all’attivo sono infatti secondi solo al Al-Ahli, Al-Sharjah, Al-Wasl ed Al-Ain.

Presieduta dallo sceicco Saeed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan (fratello dell’attuale Presidente degli Emirati) ed allenata da Josef Hickersberger, sessantaduenne centrocampista austriaco che giocò in Austria Vienna, Kickers Offenbach, Fortuna Dusseldorf, SSW Inssbruck e Rapid Vienna prima di diventare allenatore della nazionale del suo paese, che guidò nel corso del Mondiale italiano. Da lì in poi una serie di esperienze in giro per il mondo, concentrate particolarmente in Austria ed in Arabia.

Le possibilità di fare strada nella competizione sono risicate. Anche qualora dovessero imporsi sull’Hekari United, infatti, gli arabi troverebbero poi sulla propria strada i coreani del Seongnam Ilhwa Chunma, indubbiamente più attrezzati, sulla carta.

La maggior parte dei giocatori a disposizione di Hickersberger non dirà molto al grande pubblico. I tanti giocatori autoctoni presente in rosa, infatti, non hanno fama internazionale.
Tra questi è comunque giusto citare quantomeno il capitano della squadra, Bashir Saeed, e due delle punte a disposizione del tecnico austriaco, Mohammed Al Shehhi ed Ismail Matar.

Il primo è, come detto, il capitano della squadra. Ventinovenne centrale difensivo nativo di Abu Dhabi ha disputato più di 150 presenze in campionato con la maglia dell’Al-Wahda ed è nazionale dal 2002.
Il secondo, soprannominato in patria The Ghost, è una ventiduenne punta nativa di Ras al-Khaimah ex stella della nazionale under 17 del suo paese e con già più di venti presenze in nazionale maggiore alle spalle. In passato è già stato rookie dell’anno nella stagione 2006/2007 e miglior giocatore degli Emirati l’anno successivo.
Il terzo, infine, è soprannominato The Golden Boy ed è nato ventisette anni fa ad Abu Dhabi. Punta con quasi cento presenze in nazionale maggiore è da ormai una decina d’anni punto fermo di questa squadra. In passato disputò anche un Mondiale giovanile con l’under 20 del proprio paese.

Il giocatore più rappresentativo in assoluto, almeno a livello internazionale, della rosa è però uno dei tre brasiliani in rosa: Márcio Rodrigues, meglio conosciuto come Magrão.
Centrocampista difensivo nativo di San Paolo il trentunenne di São João Clímaco crebbe nelle giovanili del Portuguesa prima di diventare tra le fila del São Caetano. Nel 2000, quindi, l’approdo al Palmeiras, dove disputerà più di cento presenze in campionato (inframezzate da un prestito proprio al São Caetano. Nel 2005, quindi, la prima scelta esotica: Magrão decide infatti di tentare l’avventura nella J League, e si trasferisce a Yokohama per disputare un campionato nei Marinos. Vittima della saudade, però, tornerà in Brasile, prima al Corinthians, in prestito, poi all’Internacional, a titolo definitivo. Nel 2009, infine, lascerà ancora una volta il Brasile, proprio per gli Emirati e l’Al-Wahda.

Gli altri due verdeoro in rosa sono Hugo Henrique Assis do Nascimento, conosciuto più semplicemente come Hugo, e João Fernando Nelo, meglio conosciuto come Fernando Baiano.
Il primo nacque a Rio trentanni fa e dopo essere cresciuto tra Campo Grande e Fluminense divenne professionista nell’Atletico Paranaense. In carriera ha giocato in molte squadre, tra cui i messicani del Monterrey ed i giapponesi dei Tokyo Verdy. Centrocampista offensivo, in Brasile è ancora oggi ricordato per uno spiacevole accadimento di cui si rese protagonista il 14 settembre del 2007 quando sputò a Daniel Marques nel corso di una roboante vittoria del suo San Paolo sul Paranà, guadagnandosi ben 120 giorni di squalifica.
Il secondo, invece, è una trentunenne punta di San Paolo divenuta professionista nel Corinthians. In carriera, prima di sbarcare all’Al-Wahda, ha giocato anche in squadre come Wolfsburg, Malaga, Celta, Murcia ed Al-Jazeera.

E sarà proprio l’Al-Wahda, almeno sulla carta, ad essere favorita nei confronti dell’Hekari United, squadra della Papua Nuova Guinea con sede a Port Moresby qualificatasi a questo Mondiale grazie alla vittoria dell’ultima Champions oceanica.
Vittoria, questa, che ha sorpreso un po’ tutti, anche in Oceania.

Ci si aspettava che ad aggiudicarsi la competizione potesse infatti essere una tra il Waitakere United o l’Auckland City. Alla fine, però, le due squadre neozelandesi si sono dovute piegare all’Hekari: inserita nel Gruppo B la squadra allenata da Jerry Allen, coach nativo delle Isole Salomone, ha sorpreso tutti andando a vincere il proprio raggruppamento grazie alla doppia vittoria sul Marist FC, alla vittoria ed al pareggio rimediati con il Tafea FC ed alla vittoria rapportata sul Lautoka, giunto poi in seconda posizione e quindi eliminato dalla corsa alla finale.
Finale che la squadra della Papua Nuova Guinea ha disputato nel doppio confronto di aprile e maggio proprio contro il Waitakere United, a sua volta vincitore del Gruppo A.

L’andata, giocata al PMRL Stadium di Port Moresby, terminò con un secco 3 a 0 per i padroni di casa, capaci di imporsi grazie alla doppietta di Kema Jack ed alla rete di Alick Maemae.
Al ritorno, disputato al Fred Taylor Park di Auckland, a poco servì quindi il 2 a 1 con cui lo Waitakere riuscì ad imporsi sugli avversari, in goal ancora una volta con Kema Jack. Con un 4 a 2 globale, infatti, furono proprio i papuani a rapportare la vittoria del titolo, per la prima volta nel corso delle loro storia.

E se i giocatori dell’Al-Wahda erano sconosciuti ai più che dire di quelli dell’Hekari United?

Tra i più rappresentativi, in questo caso, troviamo sicuramente quel Kema Jack di cui parlavamo poco fa che anche grazie alle tre reti realizzate nella doppia finale con il Waitakere è stato in grado di laurearsi capocannoniere della massima competizione continentale in coabitazione col croato Daniel Koprivcic, giocatore in forza all’Auckland City.
Ventottenne attaccante papuano il buon Kema ha vestito solo i colori del suo club attuale (con cui ha vinto tre campionati, laureandosi capocannoniere in un caso) oltre che dei Sunshine Coast FC.

Altro ragazzo degno di nota è il centrocampista delle Isole Salomone Alick Maemae, capace di realizzare cinque reti nel corso dell’ultima Champions oceanica. Cresciuto nell’Amicals FC esordì in prima squadra a soli sedici anni, quando militava nel Fawkner-Whittlesea Blues.
Dopo aver giocato anche per il Koloale FC Honiara, il JP Su’uria, gli YoungHeart Manawatu ed il Makaru FC sbarcò proprio all’Hekari nel corso del 2009. Maemae che è anche un nazionale avendo esordito in nazionale maggiore alla tenera età di 19 anni.

Altro giocatore, sempre nativo delle Isole Salomone, ad essersi messo in evidenza nel corso dell’ultima Champions è stato il ventottenne centrocampista offensivo Henry Fa’arodo.Dai suoi esordi nel Nelson Suburbs ha vestito moltissime maglie, tra cui anche quella dei Melbourne Knights, del Perth Glory e dell’Auckland City. Ma non solo: dal 2002 è nazionale salomonese e nel 2008 si tolse la soddisfazione di vestire la maglia del team di All Star continentali che sfidarono i Los Angeles Galaxy in un match amichevole.

Tra tanti giocatori nati in Oceania troviamo però anche un europeo. Anche in questo caso, però, si tratta di un giocatore pressoché sconosciuto: il ventiseienne nippo-tedesco Yuki Stalph, centrocampista nato a Bochum che prima di sbarcare in Papua Nuova Guinea ha giocato nei Balestier Khalsa FC, nel Chonburi FC, negli Harrisburg City Islanders e nell’SC Idar-Oberstein.

Chi vincerà questo incontro preliminare dovrà scontrarsi, come detto, con i sudcoreani del Seongnam Ilhwa Chunma, freschi campioni d’Asia.

Fondata nel 1989 come Ilhwa Chunma FC la società con sede a Gyeonggi è oggi presieduta da Park Kyu-Nam ed allenata da Shin Tae-Yong, cresciuto nella Yeungnam University e che ha dedicato tutta la sua carriera da calciatore proprio alla squadra che attualmente guida dalla panca.

Sette volte campioni della K-League, una volta capaci di vincere la FA Cup, sono stati capaci anche di conseguire una Supercoppa coreana ed una K-League Cup. A livello internazionale, invece, i Chunma hanno riportato la vittoria di due Champions, una Asian Super Cup, un’A3 Champions Cup ed un Afro-Asian Club Championship.

Tre gli stranieri a disposizione di Shin Tae-Yong: Saša Ognenovski, Dženan Radončić e Mauricio Molina.
Il primo è un trentunenne centrale difensivo nativo di Melbourne che fa del suo fisico possente (è alto ben 195 centimetri) il suo punto di forza principale. Il secondo, ventisettenne punta montenegrina nativa di Plav, ha caratteristiche fisiche simile a quelle del suo compagno appena citato. Il terzo, infine, è un trequartista colombiano nato trent’anni fa a Medellin fa invece della tecnica superiore alla media – almeno rispetto al contesto in cui gioca – la sua arma in più.

Oltre ai tre succitati vanno poi  citati anche Jung Sung-Ryong (venticinquenne portiere ventidue volte nazionale), Cho Byung-Kuk (undici volte nazionale e parte della squadra che disputò le Olimpiadi di Atene) e Choi Sung-Kuk (bronzo con la nazionale ai giochi asiatici del 2002).

L’altro quarto sarà invece giocato dai campioni del continente centro-nord americano e del Continente Nero, il TP Mazembe, società calcistica congolese presieduta da Moise Katumbi Chapwe che ha sede nella città di Lubumbashi, capitale della provincia sud orientale dell’Haut Katanga. 
Vincitrice di 10 titoli nazionali (solo l’AS Vita Club con 11 ed il DC Motema Pembe con 12 hanno fatto meglio dal 1958, anno dell’assegnazione del primo titolo, ad oggi), di 5 Coppe del Congo, di 3 Katanga Provincial League, di 1 Coppa delle Coppe africana (nel 1980 il TP Mazembe ebbe la meglio in finale sugli ivoriani dell’Africa Sports National) e di 4 Champions africane (le ultime due vinte consecutivamente nel 2009 e nel 2010) risulta quindi essere una delle squadre più titolate dell’intera Repubblica Democratica del Congo.

A questo Mondiale per Club arrivano quindi in virtù della Champions africana vinta quest’anno e di cui è giusto ripercorrere velocemente la strada percorsa.

Pessimo esordio, per il Tout Puissant Mazembe. Nell’andata del primo turno, infatti, la formazione allenata da Lamine N’Diaye venne sconfitta dall’Armée Patriotique Rwandaise FC per 1 a 0, salvo poi rifarsi nel ritorno sigillando il passaggio del turno grazie ad un ottimo 2 a 0. Più agile, quindi, il passaggio del secondo turno, dove lo Djoliba FC viene spazzato con una doppia vittoria.
Inseriti nel Gruppo A, quindi, Les Courbeaux sono riusciti a qualificarsi per la semifinale solo come seconda forza del girone dietro all’Esperance Tunis, formazione che si troveranno a dover affrontare in finale dopo aver eliminato l’Al-Ahly grazie alla regola dei goal fuori casa.

Finale superata agilmente grazie al roboante 5 a 0 dello Stade de la Kenya. A decidere la partita le doppiette di Kasongo e Singuluma ed il goal di Kaluyituka. L’1 a 1 dello Stade 7 November di Rades, quindi, ha sancito la seconda vittoria consecutiva nella Champions africana.

Tra i giocatori più rappresentativi della squadra troviamo sicuramente il capitano, Tresor Mputu.
Tresor Mputu Mabi, questo il nome completo, vinse nel 2007 la classifica di capocannoniere della Champions Asiatica segnando 9 reti in tre soli round disputati dalla sua squadra (turno preliminare contro i botswanesi del Police XI, i trentaduesimi contro i madagascaregni dell’AS ADEMA ed i sedicesimi contro i marocchini del FAR Rabat) mentre è stato eletto dalla BBC miglior giocatore africano del 2009.
Le sue buone prestazioni, tra l’altro, attirarono su di lui le attenzioni di Tottenham e Blackburn, squadre che parvero interessate ad acquistare un giocatore che in passato era già stato seguito anche da Arsenal, Anderlecht, Olympiakos ed Hull City.

Altro giocatore molto rappresentativo del Tout Puissant Mazembe è quell’Emmanuel Mbola di cui parlai lo scorso gennaio.
Da sottolineare, poi, anche le presenze di Miala Nkulukuta, jolly difensivo nel giro della nazionale congolese, ed Alain Dioko Kaluyituka, giocatore laureatosi capocannoniere nel corso della Champions africana del 2009 (dove realizzò 8 goal, due più del suo capitano).

TP Mazembe che affronterà il Pachuca, vincitore dell’ultima CONCACAF Champions League.

Presieduti da Jesús Martínez Patiño ed allenati dall’argentino Pablo Marini i Tuzos si sono qualificati al Mondiale per Club non senza qualche patema.
Inseriti nel Gruppo A con i panamensi dell’Arabe Unido, gli statunitensi degli Houston Dynamo ed i salvadoregni dell’Isidro Metapan i messicani sono stati capaci di imporsi vincendo cinque match su sei, con quindici reti segnate e quattro subite.

Ai quarti, poi, arrivò dapprima un pareggio contro i guatemaltechi del Comunicaciones, poi battuti 2 a 1 al ritorno. Qualcosa di simile accadde anche in semifinale, quando dopo ad un pareggio col Toluca arrivò l’1 a 0 della partita di ritorno.
Nella doppia finale contro il Cruz Azul, infine, il Pachuca è stato battuto 2 a 1 all’andata prima di vincere il ritorno per 1 a 0 e risultare quindi per la quarta volta campione della Champions centro-nord americana.

Il tutto, in questo caso, in particolar modo grazie alle nove reti segnate da Ulises Mendivil, trentenne punta nativa di San Carlos capace di laurearsi capocannoniere della competizione.
Mendivil che però ha lasciato la squadra dopo la vittoria di questo importantissimo trofeo, decidendo di passare all’Atlante.

Tra i giocatori più rappresentativi della squadra resta invece il trentanovenne portiere colombiano Miguel Calero che dopo aver militato per cinque stagioni nel Deportivo Cali e per due stagioni nell’Atletico Nacional passò, nel lontano 2000, al Pachuca, squadra di cui oggi è capitano.
Calero che non è però l’unico giocatore degno di nota. Nel roster della società messicana chiamata a sfidare i campioni d’Africa troviamo infatti anche gli americani di origini messicane Herculez Gomez (punta passata tra le fila di Galaxy, Sounders, Rapids, Wizards e Puebla) ed José Francisco Torres (cresciuto proprio nel Pachuca), il paraguayano Edgar Benitez (punta nativa di Repatriacion già diciotto volte nazioznale), Braulio Luna (inserito nella rose delle nazionali che disputarono il Mondiale del 1998 e del 2002), il diciottenne Victor Mañon (tra i giovani più interessanti dell’intero Messico) e gli argentini Dario Cvitanich (ex Ajax) e Damian Manso (trequartista ex stella del Newell’s Old Boys passato anche tra le fila di Bastia, Independiente, LDU di Quito – con cui vinse una Libertadores nel 2008 – e Skoda Xanthi).

Chi vincerà tra Pachuca e Mazembe, poi, affronterà in semifinale l’Internacional di Porto Alegre, squadra presieduta da Vitorio Piffero ed allenata da Celso Roth che si è aggiudicata l’ultima Libertadores.

Inseriti nel Gruppo 5 con Deportivo Quito, Club Atlético Cerro ed Emelec i brasiliani si sono aggiudicati la prima posizione grazie a tre vittorie e tre pareggi con otto reti all’attivo e due soli goal subiti.

Molto più complicato, invece, il passaggio del turno successivo: dopo il 3 a 1 subito in casa contro il Banfield, infatti, arrivò il 2 a 0 che consegnò ai brasiliani gli ottavi, disputati contro l’Estudiantes. Anche in questo caso il passaggio del turno si materializzò solo grazie alla regola dei goal fuori casa, che agevolò la squadra di Roth anche in semifinale contro il San Paolo.

La doppia finale, invece, vide l’Internacional imporsi in entrambi i match disputati contro i messicani del Guadalajara: 2 a 1 all’andata, 3 a 2 al ritorno.

Cinque gli stranieri presenti nel roster della squadra: tre argentini e due uruguagi.
Dal paese di Maradona sono sbarcati a Porto Alegre Roberto Abbondanzieri, portierone di lungo corso della nazionale e del Boca Juniors, l’ex fenomeno del River Plate Andres D’Alessandro e l’ex perugino Pablo Guiñazú.
Da quello di Francescoli, invece, sono sbarcati un altro ex del nostro campionato, Gonzalo Sorondo, oltre all’ex aiace Bruno Silva.

Non sono questi, comunque, gli unici giocatori importanti facenti parte la rosa del club di Porto Alegre. Tra gli autoctoni, infatti, è bene citare Renan (portiere che due anni fa disputò le Olimpiadi a Pechino), Bolivar (difensore e capitano della squadra che passò tre stagioni nel Principato di Monaco), Indio (trentacinquenne con più di duecento presenze in squadra), Kleber (terzino sinistro con diciannove presenze all’attivo in nazionale passato da Basilea ed Hannover), Tinga (che vinse una Libertadores con l’Internacional già nel 2006 prima di disputare un centinaio di partite in Bundesliga con il Borussia Dortmund), Ilan (trentenne ex Sochaux, St. Etienne e West Ham), Oscar (stella della nazionale under 20 verdeoro), Rafael Sobis (stella della squadra già dal 2004 al 2006, prima di provare l’avventura in Spagna e negli Emirati) e, soprattutto, il ventenne trequartista che è la star di questa squadra, Giuliano (autore di sei rete nel corso dell’ultima Libertadores).

Internacional che sarà quindi la prima grande contender per i favoritissimi dell’Inter, squadra di cui, però, sarebbe inutile provare a dire qualcosa essendo così tanto conosciuta nel nostro paese.

Chiudiamo il tutto, quindi, con il calendario della competizione:

Turno Preliminare
8/12 Hekari United – Al-Wahda (Mohammed Bin Zayed Stadium, Abu Dhabi, 17) 

Quarti di Finale
10/12 TP Mazembe – Pachuca (Mohammed Bin Zayed Stadium, Abu Dhabi, 17)
11/12 Vinc. Preliminare – Seongnam Ilhwa Chunma (Zayed Sports City, Abu Dhabi, 17) 

Semifinali
14/12 Vinc. primo Quarto – Internacional (Mohammed Bin Zayed Stadium, Abu Dhabi, 17)
15/12 Vincitore secondo Quarto – Inter (Zayed Sports City, Abu Dhabi, 17) 

Finali
15/12 5-6 posto (Zayed Sports City, Abu Dhabi, 15)
18/12 3-4 posto (Zayed Sports City, Abu Dhabi, 15)
18/12 1-2 posto (Zayed Sports City, Abu Dhabi, 18)

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Entrambi gli allenatori, Garzitto e Posa, modificano leggermente le proprie squadre rispetto alle partite precedenti e schierano le loro squadre in campo con la solita approssimazione tattica, soprattutto per quanto riguarda i giocatori africani, tanto generosi quanto poco propensi a tenere la posizione.

I giocatori dell'Auckland City festeggiano il goal partita

LA CRONACA
La prima metà del primo tempo è appannaggio degli africani, la seconda dei neozelandesi. Auckland City che però parte subito meglio: passano solo quarantacinque secondi, infatti, e Vicelich è dimenticato tutto solo nell’area del Mazembe e può andare a saltare sugli sviluppi di un corner battuto dalla destra, non trovando però lo specchio.

Da lì in poi, quindi, i neozelandesi si limiteranno lungamente a controllare lo sterile possesso di palla africano: il Mazembe, infatti, terrà quasi ininterrottamente il possesso di palla per più di venti minuti, creando però molto poco.

Al diciannovesimo il primo sussulto: Kabandu riceve largo a destra e dopo aver stoppato punta Hogg, gli prende un metro e calcia mollemente d’interno destro, trovando la pronta risposta di Gothard. Un paio di minuti più tardi Kasongo calcia bene dalla distanza, ma Campbell ci mette la testa e devia in angolo.

Al ventitreesimo, quindi, la partita cambia: Koprivcic, lanciato in contropiede, fugge nelle larghe maglie della difesa africana involandosi verso la porta. Kidiaba, quindi, esce dalla propria area per cercare di contrastarlo e si lancia in scivolata; la punta neozelandese, quindi, tenta di saltarlo ed il portiere africano tocca la palla nettamente con la mano. Arbitro ed assistente non hanno dubbi, il portiere va espulso.
Rimasti in 10, quindi, gli africani si vedono anche costretti a sostituire Mvete per fare posto a Bakula, il secondo portiere.

L’espulsione cambia gli equilibri della partita e l’ACFC prende campo. Pochi minuti dopo, quindi, Hogg fugge sulla sinistra e dopo essersi liberato di un avversario con un sontuoso tunnel non trova l’assist vincente.
Subito dopo, però, la difesa del Mazembe dimostra ancora una volta tutti i suoi limiti e lascia che Hayne fugga infilandosi tra le proprie maglie, stoppando al limite dell’area, superando Bakula e depositando l’1 a 0 in rete.

Gli africani però non ci stanno e tentano subito di trovare il pareggio: ripartiti da centrocampo, infatti, recapitano palla a capitan Mputu che entrato in area salta un avversario ma anziché provare a calciare direttamente verso Gothard centra un pallone che è allontanato dalla difesa.

La difesa degli africani continua comunque a mostrare i propri limiti: Hayne si lancia per l’ennesima volta in contropiede ed infila la retroguardia avversaria portandosi al limite per poi scaricare all’accorrente Coombes, il cui tiro è però rimpallato e poi messo in angolo.

E’ proprio sugli sviluppi di un angolo, qualche minuto più tardi, che Coombes può crossare per Campbell. La traiettoria del pallone, tutt’altro che irresistibile, finisce comunque per beffare un non certo irresistibile Bakula che buca l’uscita lasciando la propria porta sguarnita. Il centrale neozelandese, però, non ne approfitta, colpendo di testa e mandando il pallone a lato.

La ripresa comincia invece con gli africani molto arrembanti e decisi, nonostante l’inferiorità numerica, a trovare almeno il pareggio.

Così nei primi cinque minuti capitan Mputu si scatena: prima riceve dal limite e calcia di sinistro, non trovando però la porta. Poi, sempre dopo aver ricevuto al limite, libera l’accorrente Kabangu che sbaglia però una sorta di rigore in movimento. Infine si infila in area su di un lancio proveniente dalle retrovie ma dopo aver messo fuoritempo Gothard con un tocchetto al pallone non riesce a raggiungere lo stesso, lasciando che questo sfili sul fondo.

La gioia è però solo rimandata di dieci minuti, lasso di tempo nel quale le squadre si dividono le azioni interassanti: da una parte il solito Hayne si lancia in contropiede trovandosi a tu per tu con Bakula che è però bravo, stavolta, a non andare giù riuscendo quindi a parare la conclusione dell’ala neozelandese. Dall’altra arriva invece in area un cross calciato dalla trequarti su cui Ekanga è bravissimo a svettare in mezzo all’area non riuscendo però ad indirizzare il pallone stesso tra i pali della porta difesa da Gothard.

Di lì a pochi secondi, però, il Mazembe riesce a recuperare subito il pallone recapitandolo a Kasongo che ricevendo al limite dell’area decide di sparare un missile dritto per dritto che si va ad infilare all’incrocio dei pali.

Il ritrovato pareggio galvanizza quindi gli africani, decisissimi a puntare alla vittoria.

Al sessantaquattresimo, quindi, i giocatori del Mazembe portano un cross da destra sul quale Pritchett non riesce ad intervenire e che libera tutto solo Kasusula, il cui tiro è però messo in angolo da Gothard. Sul corner successivo, quindi, Mputu svetta dall’area piccola non trovando però i pali.

La gioia per Kasusula, comunque, è solo rimandata di tre minuti: Mputu, infatti, lo libera in area con uno splendido colpo di tacco e Gothard, questa volta, non può far nulla per arginare la sua conclusione. E’ il 2 a 1.

A quel punto arriva per la reazione dei campioni d’Oceania: passano cinque minuti ed un rimpallo tra Coombes ed un difensore africano fa finire la palla a pochi metri dalla porta, con Bakula che deve quindi uscire a valanga per anticipare Young. Il portiere congolese, però, non riesce a trattenere il pallone che finito tra i piedi del solito Hayne è depositato in rete dalla stessa ala neozelandese.

A poco meno di venti minuti dal termine, quindi, saltano tutti gli schemi ed i giocatori si affidano al cuore. E sembrerebbe che ad averne di più siano i giocatori africani, dapprima pericolosi con Kasongo che non trova la porta con una deviazione sottomisura, poi con Kaluyituka che dopo essersi liberato bene nel suo ingresso in area stringe troppo la conclusione, infine con lo stesso Kaluyituka che, liberato dal ponte di un compagno, si trova a tu per tu con Gothard che è però bravo a deviare in angolo.

Van Steeden esulta dopo aver realizzato il goal vittoria

La partita, quindi, sembra avviarsi verso la fine, con i rigori ormai prossimi. Per quanto gli africani non accettino il verdetto del campo, infatti, la porta sembra essere stata preda di un qualche sortilegio. Tre minuti oltre il novantesimo, quindi, la beffa finale per il Mazembe: la tanta pressione che portano in direzione della porta avversa li porta a scoprirsi così che a tempo ormai scaduto l’ACFC imbastisce una grande azione di contropiede che porta Van Steeden, entrato da poco, a colpire a rete, bucando Bakula e sancendo la vittoria ed il quinto posto a questo Mondiale per l’Auckland City.

MVP
Dovendone scegliere uno solo non posso che pescare il giocatore più determinante nelle sorti della squadra che è riuscita ad imporsi nel match: Jason Hayne.
L’ala neozelandese, già messasi in evidenza nelle due partite giocate al Mondiale per Club prima di oggi, è infatti riuscita a creare grossisimi grattacapi alla retroguardia avversaria.

Dotato di buona tecnica, soprattutto rispetto alla media di compagni ed avversari, e di un passo discreto Hayne è riuscito anche ad ergersi a goleador riuscendo a trovare in ben due occasioni la via della rete e risultando quindi assolutamente determinante ai fini della vittoria.

E’ comunque doverosa una citazione anche per Mputu, vero leader della squadra africana e, soprattutto, giocatore ben più dotato rispetto al resto della truppa di Garzitto.
Pensare ad un futuro europeo per lui è assolutamente legittimo.

TABELLINO
TP Mazembe vs. Auckland City 2 – 3
Marcatori: 29′ Hayne, 60′ Kasongo, 67′ Kasusula, 72′ Hayne, 90’+3 Van Steeden.
TP Mazembe: Kidiaba; Kasusula, Mabele, Mihayo, Milandu; Kabangu (74′ Kaluyituka), Bedi, Ekanga, Kasongo; Mvete (26′ Bakula), Mputu. A disposizione: Nkulukuta, Kanda, Ndonga, Ngoyi, Kayembe, Tshizeu, Lusadisu. Allenatore: Diego Garzitto.
Auckland City: Gothard; Hogg (75′ Van Steeden), Vicelich, Campbell, Williams; Lee, Pritchett, Hayne, Coombes; Dickinson (45′ Young), Koprivcic (45′ Morgan). A disposizione: Spoonley, Eaddy, Urlovic, Feneridis, Uhlmann, Nikolic. Allenatore: Paul Posa.
Arbitro: Benito Archundia (Messico).
Ammoniti: 10′ Koprivcic, 57′ Milandu.
Espulsi: 24′ Kidiaba.

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Il Mohammed Bin Zayed Stadium di Abu Dhabi ospita, dopo il match d’esordio tra Auckland City ed Al-Ahli, la sfida – valida per i quarti del Mondiale per Club – che vede i Campioni d’Africa del TP Mazembe opposti ai Campioni d’Asia dei Pohang Steelers.

Il Mondiale per Club è anche questo: i colori dei tifosi di ogni angolo del mondo

Le due squadre arrivano a questa partita con spiriti differenti: se da una parte Diego Garzitto, coach italofrancese dei congolesi, parla infatti di occasione da sfruttare al massimo per mettersi in mostra e di palcoscenico più unico che raro per i suoi dall’altra Sergio Farias parla invece, addirittura, delle possibilità che la sua squadra potrebbe avere in un futuro prossimo di imporsi in questa competizione.

Al di là di quanto detto nel pre partita, comunque, le due squadre scendono entrambe in campo per sopraffarre l’avversario, pur nella loro pochezza tecnico-tattica.

LA CRONACA
I coreani partono provando subito a fare male: dopo due soli minuti Denilson (solo omonimo dell’ex stella del Betis) filtra per Byung Jun, che viene però anticipato dall’uscita di Kidiaba.
Quest’azione è però un fuoco di paglia. Nei primi minuti, infatti, sono gli africani a fare meglio: al terzo Mputu fugge sulla destra e centra basso per Kaluyituka che però liscia il primo tiro per poi calciare contro un avversario; sul rimpallo arriva quindi Kabangu che calcia con tanta potenza e poca precisione, mettendo a lato.

Poco più tardi Kabangu sfonda a destra e crossa in mezzo trovando sul secondo palo un Ekanga che saltando più in alto di Jae Sung non riesce però a trovare lo specchio.
E’ quindi proprio Jae Sung a provarci: calcio di punizione dal limite, palla deviata prima dalla barriera e poi da capitan Mputu che mette in difficoltà Kidiaba che riesce comunque a salvarsi in qualche modo.

Il match scorre quindi senza particolari sussulti con le evidenti lacune tattiche e limiti tecnici degli africani e la scarsissima capacità di essere incisivi dei coreani.

Al 21′ arriva quindi la miglior occasione del primo tempo coreano: Ekanga fa fallo su Tae al limite, Bjung Jun calcia una punizione quasi perfetta che Kidiaba è però bravo a deviare in angolo con un volo perfetto.

Poco prima della mezz’ora, quindi, la rete del vantaggio congolese: Mputu riceve al limite e manovra cercando spazi che non trova. Dopo aver arretrato sino a prima della trequarti, quindi, appoggia indietro all’accorrente Bedi che dopo aver stoppato effettua un paio di passi prima di scaricare da più di 35 metri andando a bucare Hwa Yong, che nonostante si distenda riesce solo a sfiorare il pallone.

Bedi festeggia l'1 a 0

Qualche minuto più tardi, quindi, Denilson veste ancora i panni dell’assist-man e libera con un bel colpo di tacco Do, che è però anticipato da Kidiaba, sempre ottimo nelle uscite basse.

Al trentottesimo Jae Sung può sfruttare un errore degli africani andando a fuggire completamente solo ed arrivando al limite dell’area senza particolari pressioni: il suo tiro, però, è assolutamente floscio, facilmente parato da Kidiaba. Subito dopo Jae Sung ci prova quindi con un cross in mezzo con un compagno che colpisce verso la porta avversa trovando però la pronta respinta di Kidiaba, bravo poi a chiudere basso anche su Denilson.
Al quarantunesimo un altro errore grossolano dei congolesi, questa volta con Mihayo che sbaglia in fase d’impostazione, spiana la strada al solito Jae Sung che però, ancora una volta, non mette cattiveria nel colpire il pallone, che finisce mollemente tra le braccia del portiere.

Un paio di minuti dopo è Do, invece, ad avere una palla d’oro: pescato in area da un ottimo cross di Jung Kyum, però, colpisce malamente di testa mettendo a lato.

A tempo ormai scaduto torna a farsi vedere il Mazembe: Mputu riceve sulla trequarti e calcia cercando l’incrocio ma mettendo a lato di poco e chiudendo, di fatto, una prima frazione che vede sì in vantaggio i congolesi ma che è stata affrontata meglio dai coreani, più capaci di costruire qualcosa grazie ad una miglior disposizione in campo.

La ripresa è invece giocata su ritmi ancora più bassi della prima frazione.

A giocarla meglio, ancora una volta, gli asiatici che dopo quattro soli minuti si rendono pericolosi: sponda di testa di Do per Jae Sung che è però chiuso dall’uscita bassa del sempre ottimo Kidiaba.

Denilson festeggia l'1 a 1

Subito dopo arriva però il pareggio: Byung Jun riceve sul secondo palo e controcrossa beffando il portiere e pescando Denilson sul secondo palo. Per la punta brasiliana è quindi un gioco da ragazzi realizzare l’1 a 1.

Passano dieci minuti e il Mazembe avrebbe l’opportunità di tornare in vantaggio: Ekanga libera Kabango che infilatosi tra i due centrali avversari entra in area per poi calciare però a lato del palo di sinistra.

Poco più tardi altra grande occasione, questa volta per i coreani: Hyung Min libera con un bellissimo pallonetto a scavalcare tutta la difesa Jin Sung che si trova con spazio e tempo tali da poter piazzare il pallone o, ancor meglio, liberare un compagno al suo fianco. Jin Sung, però, non fa nulla di tutto questo, si fa ipnotizzare da Kidiaba che ne para la conclusione, in qualche modo.

Al settantasettesimo, quindi, il solito Denilson dimostra di essere l’unico giocatore con sangue freddo della sua squadra: imbeccato da un lancio da centrocampo, infatti, l’attaccante verdeoro scatta sul filo del fuorigioco e buca Kidiaba trovando il vantaggio.

Gli africani, però, non reagiscono con veemenza allo svantaggio, non riuscendo a costruire vere palle goal. Tanto che al novantaduesimo il solito Denilson avrebbe l’opportunità di chiudere il match ma questa volta non riuscirà a battere il portiere avversario in 1 contro 1.

Negli ultimi due minuti, quindi, l’assalto all’arma bianca: prima Bedi prova a bissare il golazo del primo tempo con un tiro da grande distanza, trovando però l’opposizione del portiere. Poi Mvete pesca con una bella sponda di testa Kasongo al limite dell’area piccola, con l’ala africana che si fa però anticipare in angolo da un avversario.

O’Leary, quindi, sancisce qui la fine del match. Pohang Steelers 2, TP Mazembe 1: coreani qualificati alla semifinale che giocheranno contro l’Estudiantes.

IL COMMENTO
Sono i campioni d’Asia, quindi, ad imporsi in un match privo di grandi contenuti tecnici ed abbastanza scevro anche per quanto riguarda l’impostazione tattica. Grandi limiti da entrambe le parti, infatti. In particolare tra le fila dei congolesi, che ribadiscono, se ancora ce ne fosse bisogno, che il calcio africano, almeno a livello di club, è ancora anni luce indietro e dovrà passare ancora moltissimo tempo prima che lo si possa considerare ad un livello almeno accettabile.

Fatte salve alcune grandi nazionali (composte in toto o quasi da giocatori che gioca da anni, quando non ci sono cresciuti, in Europa), infatti, il Continente Nero esprime davvero poco: atleticamente sono sì spesso dominanti, ma in tutte le altre componenti fondamentali hanno ancora tanti e tanti passi da fare.

I tifosi dei Pohang Steelers supportano i loro beniamini in campo

Se il Mazembe è quindi una squadra con grandissime lacune poco di meglio si può dire in relazione ai coreani. Sicuramente meglio messi in campo, infatti, i giocatori di Farias non hanno comunque dimostrato grandissime cose, faticando molto ad essere incisivi contro una difesa assolutamente disorganizzata (almeno rispetto agli standard cui siamo abituati in Europa).

Proprio in relazione a ciò, quindi, viene automatico pensare a come sia possibile che nel pre-partita proprio il tecnico brasiliano avesse detto che in futuro gli Steelers potranno arrivare al Mondiale per Club come seri concorrenti per la vittoria finale.

Sinceramente ci sembra fantascienza.

Come per il Mazembe, infatti, i passi che dovranno fare per arrivare ai nostri livelli sono davvero tanti e lunghi. Certo, in un futuro può essere che la distanza verrà colmata, ma è davvero un futuro lontano e difficilmente immaginabile oggi.

Farias, comunque, in Corea nutre un gran credito: è infatti l’allenatore straniero più vincente del paese e di lui si vocifera addirittura potrebbe subentrare all’attuale C.T. dei Guerrieri Taeguk.

MVP
L’MVP del match non può che essere coloui che l’ha deciso, il brasiliano Denilson Martins Nascimento.
Nato il 4 settembre del 1976 a Salvador di Bahia ebbe la sua prima esperienza ad un certo livello nel modesto Camacari squadra da cui venne prelevato nel 1996 dal Feyenoord, che lo portò in Europa. Dopo una sola stagione, quindi, il passaggio al PSG. Anche qui, però, restò un solo anno, giusto il tempo di fare le valigie e passare altri dodici mesi all’Uniao de Lamas. Nel 1999, quindi, il matrimonio con il continente asiatico: da lì in poi, infatti, giocherà solo in Asia (a parte una breve parentesi all’Atlas). Al-Shabab, Dubai Club, Al-Nasr, Daejeon Citizen e, dal 2008, Pohang Steelers, squadra con cui il matrimonio è più felice che mai: è lui, infatti, la star della squadra allenata dal connazionale Farias, squadra che ha guidato alla conquista di una FA Cup, una K-League ed un’AFC Champions League.

Citazione doverosa, però, anche per Kidiaba, portiere africano. E’ grazie ai suoi interventi e soprattutto alla sua tempestività ed incredibile efficacia nell’1 contro 1, infatti, che il Mazembe resta a galla per buona parte dell’incontro.

Kidiaba è stato senza dubbio il migliore in campo tra i giocatori del Mazembe

IL TABELLINO
TP Mazembe vs. Pohang Steelers 1 – 2
Marcatori: 28′ Bedi, 50′ e 78′ Denilson
TP Mazembe: Kidiaba; Nkulukuta, Mabele, Tshizeu, Mihayo; Kabangu, Bedi, Lusadisu (60′ Kasongo), Ekanga (83′ Kanda); Mputu, Kaluyiutuka (82′ Mvete). A disposizione: Bakula, Kasusula, Tshani, Ngoyi, Kayembe, Milandu. Allenatore: Diego Garzitto.
Pohang Steelers: Hwa Yong; Hyo Jin, Taesu, Jae Won, Jung Kyum; Jae Sung, Hyun Gil, Do (56′ Jin Sung), Hyung Min (80′ Seul Ki), Byung Jun (88′ Chang Ho); Denilson. A disposizione: Dae Ho, Dong Jin, Kyoo, Okayama, Gi Dong, Meung Chung, Hee Chul, Chang Hyun. Allenatore: Diego Farias.
Arbitro: Peter O’Leary (Nuova Zelanda)
Ammoniti: 45’+3 Mabele, 54′ Nkulukuta

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