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Disclaimer: non credo che il tiki taka sia un’aberrazione. Semplicemente, un sistema di gioco come un altro. Forse, in certe situazioni, più funzionale (se applicato coi giocatori “giusti”). Ed in altre, ovviamente, evitabile (guardare le prestazioni del superBarça capace di perdere tenendo la palla per più del 70% del tempo, senza praticamente mai tirare in porta).
Lo premetto, perché non voglio che questo pezzo sia mal interpretato.Lionel Messi

Il Barcellona ha cambiato il calcio. Segnando la storia di quello che viene spesso definito “il gioco più bello del mondo” come poche altre squadre erano state capaci di fare nel corso degli anni.

Tante le vittorie ottenute dai Blaugrana, capaci anche di costituire l’intelaiatura (a livello di singoli, quanto di tattica e di approccio al gioco) anche della nazionale spagnola, che da cenerentola assoluta del calcio mondiale è passata ad esserne la dominatrice indiscussa.

Il tutto grazie all’ormai celebratissimo (nel bene e nel male) tiki taka.

Descriverlo è ormai superfluo, essendo stato vivisezionato in ogni modo in questi anni.

C’è un aspetto di questo tipo di gioco, che ha però portato a bruciare un’intera generazione di prime punte.

In questi anni, infatti, il Barcellona, dovendo dare a Messi quanto più spazio possibile, si è evoluto sino ad arrivare al “falso nueve”, quindi con una punta che, in realtà, è più un esterno/fantasista che non un vero attaccante centrale. E la cosa ha praticamente sbarrato le porte della nazionale ad una serie di giocatori che, nati solo dieci anni prima, avrebbero sicuramente accumulato molte più presenze con le Furie Rosse.

A salvarsi, fondamentalmente, gli unici due attaccanti che, pur capaci di ricoprire il ruolo di prima punta, hanno caratteristiche tali da potersi adattare tranquillamente anche come seconde punte, quando non esterni: Villa e Fernando Torres.

Le altre prime punte, nonostante siano tutt’altro che giocatori disprezzabili ed abbiano anzi in alcuni casi anche numeri importanti a livello realizzativo, sono state praticamente “bruciate” a livello internazionale.

Prendiamo le classifiche dei marcatori a partire dalla stagione successiva al primo successo spagnolo, l’Europeo del 2008 (giusto per delimitare temporalmente il nostro discorso, sono cinque stagioni giuste).

Quell’anno la classifica marcatori venne vinta da Forlan davanti ad Eto’o, con un certo David Villa (all’epoca ancora al Valencia) giunto terzo, con ben 28 reti all’attivo. Al sesto posto, a pari merito con Henry, Alvaro Negredo, capace di realizzare ben 19 segnature con la maglia del non irresistibile Almeria. Una posizione sotto, in coabitazione con Kanoutè, Raul. A seguire Aguero e Llorente, col basco fermo a 14 segnature.

Qualcosa potete forse iniziarlo ad intuire.

L’anno seguente inizia il regno di Messi, seguito da Higuain e Ronaldo. Quarto il solito Villa, che si ferma a 21. In sesta posizione entra Soldado (16), seguito da Llorente e Nino (14).

La stagione 2010/2011 vede Negredo al terzo posto (20) assoluto in coabitazione con Aguero, migliore tra tutti i convocabili nella selezione spagnola. Distanti due sole segnature Llorente, Soldado e Villa (al suo primo anno al Barça).

L’anno scorso i due spagnoli più prolifici sono stati Llorente e Soldado (17), con Castro a 16, Michu a 15 e Negredo fermatosi a 13 (con otto partite giocate in meno rispetto alla stagione precedente, però).

Quest’anno, a giochi non ancora fatti, Negredo è il quarto miglior bomber in assoluto nella Liga con le sue 18 marcature, primo assoluto tra gli spagnoli. A seguire Soldado a 17 e Castro a 16. Llorente “non pervenuto”, vista la sua spaccatura con la società (ricordiamo che ha già firmato per la Juventus), che non lo ha posto nelle condizioni ideali per giocare e rendere.

Insomma, i giocatori – spagnoli – più prolifici delle ultime stagioni del massimo campionato locale non trovano spazio in nazionale in nome di un estremismo tattico che sì funziona (trofei alla mano, dal 2008 hanno vinto tutto loro), ma che certo ha tarpato non poco le ali ad un’intera generazione di bomber.

La riprova? Il numero di presenze in nazionale. Quei tre, assieme, totalizzano una quarantina di presenze. La metà delle quali messe insieme dal solo puntero basco.

Intendiamoci, so che non stiamo parlando di fenomeni. Ma del resto nemmeno Pedro (che pur avendo due anni in meno ha già quasi raggiunto le trenta presenze da solo) lo è.Alvaro Negredo

Fossero nati solo dieci anni prima probabilmente ora avrebbero tutt’altra fama a livello internazionale…

Questa, in breve, la storia di tre bomber rovinati dall’estremismo tattico di un paese che per iniziare a vincere ha dovuto cancellare la figura della prima punta dai campi di calcio.

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