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Tre giorni fa ho pubblicato l’intervista al giovane blogger albanese Enxhi Fero sui fatti di Serbia-Albania: l’invasione del drone con la bandiera della “Grande Albania”, il parapiglia tra i giocatori, l’invasione dei tifosi, le tristi scene di violenza.

Beh, non parteggiando per nessuno, e volendo semplicemente provare ad approfondire quella triste vicenda, ho voluto sentire anche la cosiddetta “altra campana”.

Ho quindi contattato un grande conoscitore di calcio come Lazar Perovic per affrontare anche con lui la questione. Vista, questa volta, con gli occhi di un giovane serbo.

Partiamo dalla bandiera: avrebbe fatto differenza se al posto di quella della “Grande Albania” fosse volata sul campo la bandiera dell’Albania per come la conosciamo oggi? Insomma, l’affronto è stato il volo di una bandiera straniera o il volo di QUELLA bandiera?

Inizialmente, nessuno aveva capito che si fosse trattato di una bandiera raffigurante la “grande Albania”: ciò che si intravedeva era solamente l’aquila nera a due teste su sfondo rosso. Di conseguenza, ritengo che non avrebbe fatto molta differenza. Ciò che per me è stato assolutamente geniale, per quanto concerne il loro gesto, è l’aver fatto volare proprio nel centro di Belgrado e di fronte al presidente Nikolić e a tutti i vertici serbi, una bandiera raffigurante l’Albania “etnica”, così come la chiamano e considerano gli albanesi. Meriterebbero la vittoria a tavolino solo per aver pensato e organizzato in modo così perfetto tutto quanto. Era impossibile aspettarsi una cosa simile. È lampante che alla base di questa vicenda ci sia stata un’organizzazione non indifferente. Sono convinto che abbiano iniziato a pensarci sin dal momento del sorteggio e che tale progetto disfattista non sia stato architettato da uno o due albanesi qualsiasi, bensì da qualcuno di decisamente importante. Non sapremo mai la verità, probabilmente.

Legittimabile un atto violento non può esserlo mai. Ma quanto è capibile, da chi ha radici in quei luoghi, che il “semplice” volo di una bandiera possa scatenare la violenza che abbiamo potuto vedere in campo?

Non si tratta del “semplice volo di una bandiera”. Il gesto provocatorio degli albanesi non è da sottovalutare. Il loro sogno irrealizzabile è la creazione di ciò che la bandiera rappresentava, tale “Albania etnica”: uno stato popolato da soli albanesi e comprendente territori storicamente sempre appartenuti a stati quali la Serbia, la Grecia, la Macedonia e il Montenegro. Il “semplice volo di una bandiera” è stato motivo di orgoglio e giubilo negli incredibili festeggiamenti tenutisi successivamente a Tirana; i giocatori sono stati accolti come eroi nazionali per aver difeso una bandiera della quale, a mio parere, il 95% degli albanesi non conosceva nemmeno l’esistenza, o quantomeno il significato, prima che scoccasse il quarantaduesimo minuto della partita. Quella bandiera, effettivamente, non rappresenta alcunché di tangibile, se non il sogno “sovversivo” di una popolazione, e perciò mi ha stupito negativamente Cana per aver dichiarato che “quella della Grande Albania è la bandiera più bella del mondo”. Chi invece ho veramente apprezzato è stato Ivanović che, prima dell’inizio della partita, si è recato nello spogliatoio della squadra albanese per stringere la mano a ciascun giocatore avversario e ricordare il reale scopo della partita stessa: il calcio è uno sport e, in quanto tale, dovrebbe alimentare una sana competizione in grado di eludere i conflitti politici, etnici o religiosi; il match in questione avrebbe dovuto rimanere tale e non degenerare in un trionfo di violenza. Io, dal canto mio, la penso come il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, che ha dichiarato che si è trattata di una “provocazione irresponsabile”. È stato un gesto gravissimo ed inoltre estremamente pericoloso, che solo per l’intervento dei giocatori serbi non è ulteriormente degenerato. Poteva finire in tragedia, e non esagererei nel dire che ci sarebbe potuto “scappare” anche il morto.

Il volo della bandiera è stato letto come una provocazione. La violenza che ne è scaturita resta comunque totalmente esecrabile. Cosa pensi della decisione presa dalla UEFA al riguardo? E ancora, cosa avresti fatto tu, se avessi potuto decidere?

Si è trattato chiaramente di una gesto provocatorio. Agli avversari non interessava la partita, basti notare la foga con la quale tre giocatori albanesi si sono avventati su Stefan Mitrović, il quale aveva raccolto la bandiera per consegnarla al quarto uomo e riprendere l’incontro. Se avessero voluto giocare veramente, avrebbero lasciato Mitrović agire in tal modo. Invece no. Non è evidentemente andata così. La vicenda è degenerata: alcuni tifosi serbi sono riusciti ad arrivare in campo, eludendo la sorveglianza; altri, sono stati allontanati dagli stessi giocatori della squadra di casa, i quali hanno difeso, contro ogni aspettativa, i giocatori albanesi. L’UEFA ha preso la decisione più giusta. Penso che l’aver concesso il 3-0 a tavolino in favore della Serbia, il farle disputare due partite a porte chiuse, e l’aver multato entrambe le federazioni con 100.000€ ciascuna, siano state decisioni complessivamente equilibrate. Io, personalmente, avrei evitato di togliere i 3 punti alla squadra serba per una questione di correttezza nei confronti della scelta precedente di assegnare la vittoria a tavolino.

Giusto ieri ci sono stati disordini tra tifosi anche in un’altra “zona calda” dell’est Europa, l’ex Cecoslovacchia. Dove evidentemente alcuni dissapori continuano a sfrigolare sotto la cenere. Ancor più era quindi preventivabile che Serbia-Albani potesse essere una partita a rischio. Tre posizione: giusto giocarla, meglio non giocarla o era opportuno scegliere una via di mezzo come disputarla a porte chiuse o in campo neutro?

L’errore è stato quello di permettere che Serbia e Albania si affrontassero nel medesimo girone. La trovo una scelta assurda, dettata dall’irresponsabilità organizzativa della UEFA. Si sapeva sin dal momento del sorteggio che sarebbe successo qualcosa. Ciò che più mi spiace è che l’incontro tra i due premier Vučić e Rama, previsto per il 22 ottobre a Belgrado, è stato rinviato a data da destinarsi. È dal 1949, anno in cui Tito e Henver Xoxha si incontrarono, che ciò non accade. Stiamo parlando di ben più di mezzo secolo. Quello che sarebbe dovuto accadere il 22 ottobre 2014, avrebbe potuto essere un piccolo segnale di distensione e un modo per normalizzare i rapporti.

Infine, il pensiero corre già al match dell’anno prossimo, la gara di ritorno. Certo non sarà una partita normale. Come agire onde evitare si ripetano i problemi visti settimana scorsa?

Manca un anno a quella partita, ma credo sia praticamente certo che essa verrà giocata o in campo neutro o a porte chiuse. Perciò, ritengo che, salvo imprevisti, non ci saranno problemi di grossa portata. Confido in una organizzazione più efficace e sicura per i giocatori.

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Il match tra Serbia  e Albania, culminato con gli scontri tra campo e tunnel che porta agli spogliatoi, ha segnato una triste serata per il calcio europeo.

Tanto se ne è parlato, un po’ su tutti i media. E nonostante solitamente prediliga occuparmi di situazioni prettamente calcistiche in questo caso non potevo esimermi dal parlarne anche io. Con un po’ di ritardo, ma il tempo è quello che è per tutti.

Perché dico per tutti?

Perché per affrontare questo discorso così spinoso mi sono rivolto ad un grande conoscitore di calcio albanese, il blogger Enxhi Fero.

Con lui ho provato, nella chiacchierata che segue, ad esplorare i perché ed i riverberi dell’invasione da parte del drone con tanto di drappo, e di tutto quello che ne è conseguito e potrebbe conseguirne nei prossimi mesi.

Ma prima, per poter contestualizzare il conflitto e l’odio latente che vive ancora oggi tra serbi ed albanesi vi invito a fare un giro su Wikipedia, più precisamente a leggere questa pagina.

Enxhi, veniamo al match. Perché il volo di quel drone sullo stadio, con i fatti che ne sono seguiti a stretto giro di posta, ha scatenato il pandemonio, violento, che si è poi visto in campo?

Teoricamente perché rappresenta la “Grande Albania”: ovvero l’immaginaria Albania che comprenderebbe tutti i territori di etnia albanese. Come per esempio la parte Nord-Ovest della Macedonia, quella Nord della Grecia e gran parte del Kosovo. Dico teoricamente perché secondo me il drone con la bandiera è stato soltanto una scusante per scatenare tutto quello che il mondo ha visto. Per due semplici motivi: prima di tutto sono sicurissimo che in mezzo al campo nessun giocatore “abbia fatto” caso se la bandiera raffigurasse la grande, la media o la piccola Albania. Io penso che quello che abbia fatto surriscaldare la tifoseria di casa, come anche i giocatori albanesi, sia stata la bandiera. Per i serbi, perché volevano reagire a questa sorta di “affronto”. Quale affronto? La UEFA aveva proibito a qualsiasi tifoso albanese di arrivare a Belgrado, e inoltre aveva proibito qualsiasi manifestazione (bandiere, striscioni e così via) pro-Albania da parte dei quarantacinque albanesi presenti. Questo è l’unico motivo. I tifosi serbi non sono scesi in campo perché hanno visto raffigurata “la Grande Albania”, quello è apparso dopo attraverso tv, giornali, media. Proprio seguendo questa linea, infatti, si spiega il perché della reazione dei giocatori albanesi come Xhaka, Lila e Balaj. Nessun atto politico, soltanto il voler portare “la propria bandiera in salvo”, e di fatti fino a quando la questione è rimasta tra i giocatori in campo, brutte scene non si sono viste. Il secondo motivo invece che mi induce a non pensare che il caos si sia scatenato da una “provocazione politica” sono le immagini e i video dei quarantadue minuti di gioco. Se proprio vogliamo metterla sul piano politico, lo stadio era pieno di striscioni come “il Kosovo è Serbia”, oppure di bandiere come quella della Grecia, nazione storicamente “avversaria” dell’Albania. Per non parlare poi dei cori “uccidi l’albanese” e così via. Ripeto, a mio parere il drone con la bandiera è stato soltanto una scusante. Chi ha visto la partita sa che poteva succedere qualcosa da un momento all’altro.

Si è scritto molto della vicenda, imputando anche persone che con ogni probabilità non c’entravano nulla con il volo del drone. Cosa si sa, ad oggi, degli organizzatori di questo volo?

Il primo che è stato indicato come colpevole è stato il fratello del primo ministro albanese, Orfi Rama. Notizia assolutamente falsa, pubblicata dai media serbi proprio per alimentare questo clima di tensione e per mettere la questione su un piano politico. Nonostante ripetute smentite, molti media serbi hanno pubblicato che comunque Orfi Rama è stato arrestato. Vorrei smentire una volta per tutte: come dichiarato dallo stesso fratello del primo ministro, lui stava riprendendo i fatti con il suo tablet e questo ha indotto a pensare che fosse lui a pilotare il drone. Dopo esser stato controllato dalla polizia per un paio di minuti, tutto è tornato alla normalità. Quindi, nessun arresto! Per quanto riguarda chi sia stato veramente, l’ipotesi ora più plausibile sembra essere un ultras della storica tifoseria organizzata “Ballistet”. Piccola presentazione. I Ballistet sono gli ultras dello Shkendija Tetove, squadra del campionato macedone ma fondata da albanesi, e proprio la città di Tetove appartiene a quella zona del territorio macedone di etnia albanese. Dicevamo, le “colpe” sembrano ricadere su di lui perché in un commento di un mese fa su Facebook, aveva annunciato già che “stava concentrando tutte le sue forze per Belgrado”. Con annessa bandiera che poi si è vista nello stadio del Partizan. Vero o no questo non lo so, anche perché io penso che il vero “colpevole” non si saprà mai. Personalmente non escludo nemmeno l’ipotesi che il drone sia partito dalla tifoseria di casa. In queste situazioni tutto può essere, mai dire mai.

La gara è stata troncata proprio per le violenze che si sono susseguite al volo del drone. Cosa ti aspetti ora dalla UEFA? Si rigiocherà o verrà assegnata la vittoria a tavolino all’Albania?

Se fossi la UEFA penso che non ci dovrebbero essere dubbi. I fatti sono chiarissimi, e se per loro non lo sono ci sono le immagini e i video che lo testimoniano. Io assegnerei la vittoria per zero a tre a tavolino per l’Albania, con conseguente squalifica del campo per qualche anno per la Serbia. Tutto questo, non perché sono albanese ma perché penso davvero che i fatti parlino chiaro. Ci sono troppi elementi che vanno contro la squadra di casa, mentre per l’Albania c’è soltanto “la provocazione politica”, che secondo me è non è stata tale ma va bene lo stesso. Questo è il mio pensiero, ma se dovessi pensare a cosa realmente deciderà la UEFA tutto cambierebbe: ascoltando le dichiarazioni di Platini (“e se ci fosse stata una bomba?”) e Blatter, penso che i provvedimenti verranno divisi in ugual maniera. A quanto pare, per loro il drone con la bandiera è più da punire rispetto a quel tifoso che con un seggiolino di plastica ha colpito Bekim Balaj. Per questo, non so in che modo però, dal verdetto della UEFA non ne uscirà un “vincitore”.

Gli appassionati, nelle giornate susseguenti al match, hanno discusso molto sull’accaduto, anche sui miei account social. Le posizione sono le più disparate. Due vanno per la maggiore: da una parte c’è chi pensa che l’UEFA avrebbe dovuto impedire che Serbia ed Albania finissero nello stesso girone. Dall’altra chi dice che quantomeno il match andasse giocato a porte chiuse / in campo neutro. Secondo te come avrebbe dovuto gestire la cosa la UEFA?

Inutile fare i moralisti, Serbia-Albania è una partita che non si doveva giocare. Io prima del sorteggio, scherzavo con i miei amici proprio su questo fatto: “Vi immaginate Serbia e Albania in uno stesso girone?” con la certezza però che tutto ciò non sarebbe potuto accadere. Platini a mio parere si dovrebbe dimettere, perché è lui il principale (se non unico) responsabile di tutto quello che è successo martedì. Non puoi decidere di non inserire Spagna e Gibilterra nello stesso girone, e poi fare il contrario con Serbia e Albania che sono in conflitto tra loro da secoli e secoli. Niente campo neutro e porte chiuse: Serbia in un girone e Albania in un altro. Fare i moralisti non serve a nulla, perché poi ci ritroviamo a commentare situazioni del genere.

A prescindere da come finirà questa vicenda, in teoria l’8 ottobre dell’anno prossimo si dovrà giocare il ritorno del match, questa volta in Albania. Posto che le tensioni tra i due popoli sono molto radicate, è difficile pensare che la questione possa sopirsi per allora. Come agire?

Riguardo a questo, penso che la partita di ritorno si disputerà sicuramente a porte chiuse, se non in campo neutro. Dispiace molto per i tifosi albanesi, perché il primo ministro aveva promesso che la partita contro la Serbia si sarebbe disputata nel nuovo “Loro Boriçi” di Scutari che arriverà ad ospitare all’incirca 20.000 persone. Lo sport dovrebbe servire ad unire i popoli, ma quando si ha a che fare con “bestie selvatiche” fare pensieri o ragionare non serve proprio a nulla…

Ovviamente, sono dispostissimo ad ospitare su questo blog anche l’opinione di chi vede le cose dall’altra parte della barricata, ovvero sia da quella dei serbi.

Quindi, ci fosse qualche serbo intenzionato a portare il proprio punto di vista riguardo a quanto accaduto settimana scorsa non deve far altro che contattarmi via mail: francescofedericopagani@gmail.com

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Ai tempi in cui la Jugoslavia non si era ancora disgregata i balcani avevano un peso specifico importante nell’universo pallonaro europeo e mondiale.

Poi tutti sappiamo i grossi sconvolgimenti politici che hanno scosso il mondo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta. Odio, guerra e tanto sangue hanno quindi inondato questa parte di globo. Portando, logicamente, conseguenze anche in ambito calcistico.

Così se una eventuale nazionale jugoslava potrebbe oggi giocarsi tranquillamente un piazzamento importante al prossimo mondiale, quella serba non si è nemmeno riuscita a qualificare.

Ma qual è lo stato di salute di questo calcio? L’ho chiesto a Davide Matteoli di Calcio dell’Est, uno dei massimi esperti italiani di queste latitudini…

Quello serbo è un calcio che ha offerto alla storia diversi giocatori importanti. Partiamo da qui: qual è il livello attuale di questo movimento, anche paragonato al passato?

Dalla separazione il calcio jugoslavo in generale ha perso molto, anche a livello europeo dove comunque con la Stella Rossa diceva spesso la propria. Io seguo principalmente quello serbo e quello montenegrino – molto povero ma ricco di giovani talenti, vengono schierati spesso calciatori classe 1996/1997 – al momento rappresentano campionati di ” esportazione di talenti “. Infatti la Superliga è ricca di giovani calciatori interessanti per il futuro, nelle ultime stagioni i più talentuosi sono finiti quasi tutti in Belgio o in Olanda, poi ci sono le eccezioni come Lazar Markovic finito al Benfica via Chelsea. Il fatto che il campionato è poi praticamente sempre una lotta a due ( Stella Rossa – Partizan ) rende il tutto prevedibile, e sopratutto al sottoscritto permette di guardare più ai singoli giocatori che alla lotta per le varie posizioni. Non va trascurato il fatto che questo campionato è ” minore ” dentro il rettangolo verde, ma sugli spalti ci sono curve – una che forse in pochi conoscono quella del Novi Pazar, il 22 febbraio scorso contro il Partizan ha realizzato una coreografia molto bella – che regalano dei veri spettacoli, anche se a volte si verificano purtroppo episodi di violenza.

Partizan, Vojvodina, Stella Rossa. Negli ultimi sette anni sono state queste le tre maggiori potenze del calcio serbo, con il solo OFK Belgrado capace di scalzare il Vojvodina dal terzo posto in una occasione. A cosa è dovuto questo “dominio”?

Devo essere sincero il Vojvodina in questa stagione è stato una vera delusione. Partito bene, ottimi giovani, acquisti importanti come Vuckevic, un buonissimo allenatore arrivato dalla grande stagione al Rad Belgrado e sopratutto la collaborazione con il Benfica; nel mercato invernale ha praticamente ceduto tutti i migliori giocatori e lasciato partire il tecnico al Partizan. Sinceramente dubito che in questa stagione riesca a terminare al terzo posto della graduatoria. Il dominio è dovuto al fatto che Partizan e Vojvodina sono le società più ricche, meno la Stella Rossa che ha grossi problemi finanziari e vive sopratutto del vecchio prestigio e molti calciatori serbi giovani vogliono vestire quella maglia. In questa stagione per il terzo posto potrebbe esserci una sorpresa, a mio parere se la giocheranno Novi Pazar e Cukaricki (neopromossa e altra squadra bianconera di Belgrado). Il Cukaricki è una formazione che ha prelevato diversi calciatori che le altre due formazioni di Belgrado principali hanno scartato, e sta facendo un super campionato; completamente diverso il discorso del Novi Pazar, lo scorso anno si è salvato nelle ultime giornate e in questa annata sta facendo un vero e proprio capolavoro trascinato dal talento di Kecap, a mio parere il giocatore più determinante a livello di singoli fra tutte le squadre della Superliga, non per goal fatti in quanto si tratta di un’esterno offensivo ma nella capacità di saltare l’uomo e mettere i propri compagni in condizioni di fare goal.

Dopo sei titoli consecutivi il Partizan potrebbe cedere il passo proprio alla Stella Rossa quest’anno. A secco, appunto, da sei anni. Come vedi lo scontro al vertice?

Il Partizan nonostante la perdita del suo migliore talento – Milos Jojic, passato al Borussia Dortmund – e un punto di ritardo sulla Stella Rossa resta il mio favorito, non per i sette titoli consecutivi, ma per un gruppo più unito e sopratutto un bravissimo allenatore. La Stella Rossa invece ha una squadra forte guardando i singoli, sopratutto in fase offensiva, ma ha meno forza nel gruppo e qualcosa da registrare nella coppia centrale di difesa. Credo che in questa seconda parte di stagione entrambe sbaglieranno poche partite e penso che il campionato sarà deciso dal Derby di ritorno. All’andata la Stella ha trionfato 1-0 grazie all’autorete di Obradovic.

In Kup Srbije, invece, le due assolute protagoniste del campionato hanno ceduto il passo nei quarti di finali. Chi pensi sia, qui, la favorita?

Già la scorsa stagione entrambe erano uscite molto presto dalla competizione, lasciando la finale a Vojvodina e Jagodina vinta proprio dai Tacchini al primo trofeo nella loro storia. Guardando il tabellone proprio una rivincita fra le due formazioni pare la più probabile delle ipotesi, ma visto il momento non felicissimo del Vojvodina lo Spartak Subotica ne potrebbe approfittare. L’OFK Belgrado che sfiderà invece lo Jagodina è una formazione molto giovane e dubito riesca nell’impresa – comunque niente è impossibile e i bianco-blu di Belgrado fanno bene a crederci – reputo però favoriti i campioni in carica della coppa nazionale sia nella semifinale che nell’eventuale finale.

La Stella Rossa è stata fin qui trascinata da una coppia di assoluto valore, che sta guidando la classifica marcatori nazionale: Dragan Mrdja ed Abiola Dauda. Che tipo di giocatori sono?

Sono due calciatori importanti per la Stella Rossa sopratutto il numero 84, Dragan è più finalizzatore e gioca meno con il resto della squadra rispetto al compagno di reparto. Dauda è invece un calciatore più fisico in grado di aiutare il gioco della sua formazione il calciatore con passaporto svedese ha anche una buona tecnica, nonostante sia un calciatore che del fisico la sua miglior qualità è molto bravo anche nelle ripartenze veloci. Mrdja al momento è il capocannoniere della Superliga con 11 reti siglate in 18 partite disputate, Dauda invece è distante un solo goal dal compagno di squadra. Mrdja è un giocatore più esperto tornato a casa dopo diversi anni dopo l’avventure all’estero l’ultima in Svizzera con la maglia del Sion, discorso diverso per Dauda calciatore più giovane classe 1988, qualche anno fa era considerato un talento importante per il futuro cercato anche da diversi club in Europa, non è ancora esploso definitivamente.

Sempre parlando di singoli, chi sono i giovani migliori che attualmente giocano in Serbia? E tra quelli già migrati all’estero?

Sono presenti molti giovani interessanti nella Superliga, alcuni hanno lasciato il campionato nel mese di gennaio. Fra questi Uros Djurdjevic (di cui ho parlato nel mio libro: La carica dei 201, ndr) – senza dubbio il più talentuoso che era rimasto in patria dopo le partenze di Mitrovic all’Anderlecht e Marko Pavlovski al Porto – ha lasciato in direzione Olanda per la precisione al Vitesse e Nemanja Kosovic (montenegrino) acquistato dallo Standard Liegi e girato in prestito in Ungheria. Rimangono comunque giovani da seguire – su tutti direi A. Zivkovic classe 1996 del Partizan che ha esordito in nazionale maggiore pochi mesi fa – ma non tralascierei anche due giocatori del Cukaricki ( società in collaborazione con la Roma ) il terzino destro Stojkovic e la seconda punta Slavoljub Srnic (ex Stella Rossa). Altro talento che adoro è il centrocampista classe 1995 Poletanovic del Vojvodina. Non dimentico Ninkovic, solo che il ragazzino del Partizan ha il suo caratterino e alla fine molti club per questo motivo hanno rinunciato all’investimento tecnicamente è però indiscutibile. Del Partizan piccola citazione per un 1996 dal futuro assicurato, pochi mesi fa nel mirino della Juventus, mi riferisco a Pantic centrocampista che viene spesso impiegato davanti alla difesa come regista. Detto sopra di Kecap – meno giovane è un classe 1987 che meriterebbe comunque una chance all’estero – altri calciatori da segnalare sono sicuramente il trequartista bosniaco del Donji Srem Krunic che consiglio vivamente di seguire alle squadre italiane, il classe 1995 dell’OFK Belgrado Dejan Drazic e il ’96 Nemanja Mihajlovic del Rad Belgrado.

Capitolo nazionale: il 5 a 1 inflitto alla Macedonia ha chiuso le qualificazioni ai Mondiali brasiliani, ma non è bastato a centrare almeno il secondo posto. Qual è il bilancio che si può trarre per la Serbia e, soprattutto, quali le prospettive in vista del prossimo quadriennio?

Il dilemma principale è il CT, in federazione non sanno cosa fare se lasciare tutto in mano al provvisorio selezionatore Ljubinko Drulovic oppure puntare su qualcuno di più affermato. La mia opinione è continuare con questo allenatore inesperto, ma che è stato il primo a portare un trofeo alla nazione da quando si chiama Serbia mi riferisco all’Europeo U19; e proprio per questo lo reputo in grado di gestire l’inserimento di questi giovani al meglio. Il girone di qualificazione non è facilissimo, ma la Serbia ha tutte le carte in regola per qualificarsi al prossimo Europeo. In fase difensiva credo che ci siano poche nazionali che possono vantare quattro centrali come Nastasic, Subotic, Ivanovic e Bisevac (tralasciando Vidic che ha detto addio alla nazionale) e comunque terzini di tutto rispetto come Kolarov e lo stesso Ivanovic. I problemi sono due chi schierare accanto a Matic nei due mediani davanti la difesa, e aspettare la crescità a livello di personalità dei vari Markovic, Tadic, Djuricic ma anche di Adem Ljajic fondamentali nel modulo usato dalla formazione slava (4-2-3-1).

In ultimo ti chiedo l’opinione su due protagonisti della nostra Serie A. O meglio, un protagonista ed un futuro protagonista: da una parte Sinisa Mihajlovic, che sedutosi sulla panchina della Sampdoria ha risollevato le sorti dei Blucerchiati, dall’altra Filip Djordjevic, punta del Nantes ufficializzata come prossimo acquisto della Lazio il 19 marzo scorso.

Sinisa Mihajilovic acclamato in patria al suo arrivo è stato salutato con altrettanto entusiasmo, visti i suoi proclami alla presentazione da selezionatore della nazionale. Il tecnico adesso alla Sampdoria aveva avuto qualche discussione con diversi calciatori su tutti Subotic costretto a lasciare la nazionale e poi infortunatosi con la maglia del suo club in Germania. La sua gestione non ottimale dello spogliatoio – vicenda Lijaic compresa – e i risultati ottenuti soltanto in parte non lo fanno rimpiangere. Il lavoro che sta facendo invece in Italia è sotto gli occhi di tutti è stato bravo a rimotivare una squadra in crisi di gioco e risultati, seppur il gioco non sia brillante i risultati arrivano e gli vanno fatti sicuramente i complimenti.
Filip Djordjevic è una punta classe 1987 piede sinistro e ottimo colpitore di testa, attaccante che ha nel senso del goal la sua dote migliore, nelle ultime stagioni si è affinato molto anche a livello tecnico; Filip è sopratutto un centravanti da area di rigore meno bravo a giocare insieme alla squadra proprio Sinisa non lo schierava spesso nel suo 4-2-3-1 per questo motivo preferendogli un giovane come Mitrovic: più bravo a giocare di sponda e dotato di più fisico nonostante la giovane età (classe 1994). Tornando a Djordjevic arriva a parametro zero qundi brava la Lazio ad arrivarci per prima, in questa stagione ha segnato 10 reti in Ligue 1 ma nell’ultima amichevole con la propria nazionale – contro l’Irlanda – ha fatto vedere di poter star benissimo fra i titolari mettendo in rete due palloni.

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Nome: Milan Milanović
Data di nascita: 31 marzo 1991
Luogo di nascita: Kosovska Mitrovica (Kosovo)
Nazionalità: serba
Altezza: 184 centimetri
Peso: 83 chilogrammi
Ruolo: difensore centrale
Club: Lokomotiv Mosca
Scadenza contratto: 31 marzo 2011
Valutazione: 350 mila euro

CARRIERA

Il trentuno marzo di diciannove anni fa nacque, in quel di Kosovska Mitrovica, un bimbo che, qualche anno più tardi, avrebbe fatto parlare molto di sè: Milan Milanović.

Dopo essere cresciuto nelle giovanili dello Zemun ed aver militato per un anno in quelle della rinomata Stella Rossa di Belgrado Milan si trasferì, un paio d’anni fa, in Russia. Su di lui, infatti, piombarono come falchi gli osservatori del Lokomotiv Mosca che rimasero impressionati dai suoi mezzi fisici e dal suo talento e decisero quindi di puntare su di lui per assicurare un futuro di alto livello alla difesa di una delle tante squadre della capitale russa.

Aggregato, ancora una volta, alle formazioni giovanili anche in quel di Mosca Milanović non ci mise comunque molto ad esordire in prima squadra. Contestualmente a ciò entrò quindi anche a far parte delle varie rappresentative giovanili serbe mettendosi quindi in bella mostra tanto con la maglia dell’under 19 quanto con la maglia dell’under 21.

E proprio con la maglia dell’under 19 si mise in mostra agli occhi dei tanti osservatori accorsi in Ucraina a visionare gli Europei di categoria disputatisi nel 2009. Quell’anno, infatti, la rappresentativa guidata da Aleksandar Stanojević venne inserita in un gruppo tutt’altro che facile con la Francia di Brahimi, la Spagna di Merida, Iago, Thiago Alcantara e Sergio Canales e la Turchia di Sercan Yıldırım, raggruppamento che riuscì però a vincere proprio anche grazie a Milan ed alla sua doppietta rifilata ai giganti spagnoli.
In semifinale, però, nonostante godesse anche dell’apporto di Danijel Aleksić e di Adem Ljajić la giovane rappresentativa serba venne piegata dai padroni di casa nonché futuri campioni europei ucraini, terminando quindi lì la propria rincorsa al tetto d’Europa.

Con la maglia dell’under 21, invece, Milan ha disputato sei match di qualificazione ai prossimi Europei di categoria, riuscendo a mettere assieme due reti.

Da inizio novembre, poi, il suo nome ha iniziato a circolare con sempre maggior insistenza tra gli addetti ai lavori. Su di lui, infatti, è stato dato prima il Lione, che pare fosse la società che da più tempo seguiva il giocatore, che il Milan, con alcune fonti che parlavano di lui come dell’erede designato niente popò di meno che di Alessandro Nesta, che come abbiamo visto ieri potrebbe lasciare Milano a fine stagione.

E’ notizia di ieri, infine, l’accostamente del giovane centrale serbo alla Juventus. Pare che il club di Corso Galileo Ferraris sia infatti molto vicino all’acquisto di Milan che addirittura secondo alcune fonti sarebbe già stato chiuso.
L’accordo con il club moscovita, comunque, ci sarebbe già e sarebbe arrivato sulla base di 400mila euro circa anche se l’agente del giocatore, Silvano Martina, ha voluto smentire giusto oggi l’ufficialità che era stata riportata ieri da alcuni organi di stampa.

In rete, comunque, molti tifosi juventini hanno già dimostrato diverse perplessità riguardo all’acquisto di questo ragazzo, che qualora venisse effettivamente ingaggiato andrebbe ad occupare l’unico posto da extracomunitario tesserabile per la prossima stagione.
E’ noto, però, che esistano sotterfugi come il far acquisire formalmente il giocatore ad una società amica per poi portarlo alla casa base una volta che lo si ritiene opportuno.

Per quanto il suo status da extracomunitario risulti sicuramente un limite alla chiusura del trasferimento, quindi, è altresì vero che lo stesso non risulta essere limite insuperabile e che quindi Milan potrebbe davvero diventare un giocatore bianconero nel prossimo futuro.

CARATTERISTICHE

Buon fisico (184 centimetri per 83 chilogrammi), tecnica discreta, fiuto per il goal.
Sono queste, in estrema sintesi, le caratteristiche principali di Milan Milanović, giovane centrale difensivo serbo cui in patria hanno già affibiato l’onere di dover andare a sostituire, in futuro, niente popò di meno che Ivanovic e Vidic, attualmente colonne del reparto arretrato della nazionale maggiore.

Più che al famosissimo centrale dello United, comunque, Milan somiglia, almeno secondo quanto dice il suo agente, ad un difensore che in Italia conosciamo bene: Andrea Ranocchia.
Oltre ad un fisico assolutamente non detestabile, infatti, Milan possiede anche una discreta tecnica di base, che ne fa un giocatore certo non grezzo, ed una buona capacità di coordinare la linea difensiva.

Sulla carta, insomma, potrebbe indubbiamente andare a completarsi con un Giorgio Chiellini, per tornare in ambito bianconero.

Oltre alle buone doti difensive, poi, come abbiamo detto e visto Milan sa essere incisivo anche nell’area avversaria essendo dotato sia un destro di discreta potenza che di una buona capacità di colpire di testa su palla inattiva.

Non tutto è oro ciò che luccica però, come si dice. Ed oltre a tanti aspetti indubbiamente positivi del suo gioco è giusto sottolineare anche quelli negativi. Perché, ma è scontato, a diciannove anni Milan Milanović è tutt’altro che un giocatore fatto e finito e pur non essendo grezzo tecnicamente è altrettanto vero che grezzo lo è, in senso lato.
Il tutto perché, semplicemente, vista la giovane età pecca d’esperienza. Cosa questa che però, manco a dirlo, può essere facilmente rimediabile proprio crescendolo al meglio ed aiutandolo a svilupparsi come calciatore d’alto livello a tutto tondo.

Facendo un esempio pratico potremmo quindi parlare di quanto accaduto in un match di qualificazione ai prossimi Europei under 21 disputato contro la Norvegia quando  il nostro mise in mostra tutta la sua mancanza d’esperienza in occasione del secondo goal scandinavo: in seguito ad un calcio di punizione battuto dalla destra, infatti, Milan rimase colpevolmente schiacciato a ridosso dell’area del proprio portiere non andando quindi a contrastare un avversario che potè comodamente saltare in mezzo all’area di rigore per effettuare un ponte aereo in direzione di un compagno che, per altro, era tenuto in gioco proprio da lui stesso e che potè quindi battere facilmente l’estremo difensore serbo.

Una pecca, quella relativa all’esperienza, che è ovvio pesi particolarmente per un difensore piuttosto che per un attaccante ma che è anche altrettanto ovvio possa essere limata col tempo.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

L’impressione è di essere di fronte ad un ragazzo di prospettiva, nel senso più pieno del termine.

E’ presto detto: se davvero saprà mantenere le promesse, arrivando quindi un giorno a non far rimpiangere Vidic ed Ivanovic, ecco che arriverà ad essere giocatore di livello assoluto, indubbiamente meritevole di un posto in una grande squadra.

Ecco perché, in questo senso, agire d’anticipo ed acquistarlo oggi sarebbe una mossa saggia. Mossa che, per altro, andrebbe sfruttata più spesso nello Stivale.
Perché se oggi il margine di errore resta comunque piuttosto alto, posto che non è assolutamente scontato che Milan arrivi la dove promette di arrivare, è altrettanto vero che l’investimento da fare sarebbe di qualche centinaio di migliaia di euro.
Se si aspettasse di vederlo sbocciare, invece, si arriverebbe poi a parlare di diversi milioni di euro.

Questo acquisto, insomma, ha indubbiamente una logica piuttosto inopinabile.

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E’ cominciata alle due ora italiana (le tre in quel di Cipro) l’avventura dei classe ’94 lanciati alla conquista dell’Europeo under 17 che si disputerà il prossimo anno in Serbia.

Ed è cominciata subito in maniera molto positiva: al Peyia Municipal di Paphos, infatti, i nostri Azzurrini sono stati capaci di avere la meglio sui padroni di casa, rispettando tutti i pronostici e partendo con il piede giusto alla rincorsa di uno dei sette posti disponibili in Serbia.

Sotto gli ordini dell’arbitro gallese Huw Jones i ragazzi di Salerno sono quindi riusciti ad avere la meglio, grazie ad una prestazione solida e di carattere, sugli indomiti padroni di casa, che hanno dovuto alla fine cedere di fronte ai nostri ragazzi.

A decidere il match, terminato 1 a 0 per gli Azzurrini, e stato un goal di Mattia Maggio, unico tra i diciotto ragazzi portati a Cipro a militare in un club estero: il ragazzo in questione, infatti, nacque sedici anni fa in quel di Nürtingen, in Germania, dove gioca a tutt’oggi (specificatamente nella formazione under 17 dello Stoccarda).
Il goal è arrivato ad inizio partita, esattamente dopo sei soli minuti: a propiziarlo è stata un’azione imbastita dal duo De Vita – Colombi, con quest’ultimo abile a servire l’assist decisivo al compagno, a sua volta bravo nel battere Panayi, portiere cipriota, con un pallonetto morbido.

Tre punti subito importanti, quindi, per la nostra nazionale, che partendo bene potrà ora guardare con più rilassatezza ai prossimi due impegni. In particolar modo potrebbe già risultare decisivo per la nostra qualificazione il prossimo, che vedrà i nostri sfidare i pari età sloveni: con una vittoria, infatti, è molto probabile che strapperemo il pass per la Fase Elite con un turno d’anticipo, potendo quindi poi affrontare senza grandi pensieri l’ultimo – e piuttosto ostico – impegno contro la Francia.

Francesi che intanto, dal canto loro, partono altrettanto bene: un goal realizzato dopo un’ora tonda di gioco da Abdallah Yaisien, giovane centrocampista offensivo nato il 23 aprile di sedici anni fa ed attualmente aggregato alle giovanili del PSG, ha regalato ai giovani Galletti la vittoria sulla Slovenia che si trovano quindi ora appaiati ai nostri ragazzi in testa al gruppo 9.

Appuntamento a venerdì, allora, per il secondo turno del nostro raggruppamento. Sperando già di poter festeggiare la qualificazione alla Fase Elite!

TABELLINO

Italia vs. Cipro 1-0
Marcatori: 6’ Maggio
Italia: Melgrati, Conti, Akrapovic, Cianci, Fochesato, De Vita (dal 53’ Abbracciante), Verre, Maggio, Colombi (dal 68’ Emmanuello), Franchini (dal 62’ Luperini), Pasa (C). A disp.: Lezzerini, Rugani, Monachello, Fornito. All.: Pasquale Salerno
Cipro: Panayi, Antoniou (C), Themistocleous, Gavriilides, Kyriakou, Zevlaris (dal 75’ Alexiou), Andreou K., Andreou A., Neofytou, Aresti (dal 41’ Christofi), Andreou S (dal 41’ Louka). A disp.: Georgiou, Ioannou, Georgiou, Constantinou. All.: Georgios Constantinou
Arbitro: Huw Jones (WAL)
Assistenti: Gareth Ayres (WAL), Tihomir Bobolov (BUL)
4° Ufficiale: Georgi Yordanov (BUL)
Ammoniti: Melgrati, Cianci, Zevlaris, Conti, Neofytou, Fochesato 

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La Germania affronta la Serbia alla caccia di una vittoria che varrebbe oro.

CRONACA
La Germania comincia all’attacco: al secondo minuto di gioco Khedira riceve in area e calcia al volo, spedendo però alle stelle. Quattro minuti più tardi la difesa serba allontana un cross facendo terminare il pallone giusto sul mancino di Podolski, che esplode un bel tiro in buona coordinazione sfiorando però solo il palo alla destra del portiere avversario.

Al dodicesimo si fa vedere anche la Serbia: Krasic scende bene sulla destra e dopo aver puntato Badstuber pennella un cross per l’accorrente Ninkovic, il cui colpo al volo non trova però la porta.

Il match scorre quindi su ritmi discreti, per quanto certo non vertiginosi, pur senza grandissime occasioni da goal né dall’una né dall’altra parte. La fase offensiva tedesca, mirabolante nel match contro l’Australia, patisce infatti la rognosità della retroguardia serba imperniata su giocatori di grande valore come Ivanovic, Vidic, Subotic e Kolarov.

Alla mezz’ora la Germania troverebbe anche il goal con Klose che partirà però in posizione di fuorigioco sul tocco di un compagno, portando quindi la terna arbitrale, giustamente, ad invalidare l’azione.
Poco più tardi sul fronte opposto Krasic prova a partire in percussione centrale ma viene steso da Lahm, che si prende il quinto giallo del match. Sul punto di battuta della punizione che viene assegnata dall’arbitro si presenta quindi Kolarov, il cui tiro a giro oltre a non avere la sua proverbiale potenza risulta soprattutto fuorimisura, terminando fuori dallo specchio della porta difesa da Neuer.

Al trentasettesimo i tedeschi rimangono con l’uomo in meno: Klose si prende infatti il secondo giallo per un fallo a centrocampo e viene allontanato dal campo. Nemmeno il tempo di metabolizzare la cosa e Krasic fugge veloce sulla destra crossando sul secondo palo dove Zigic farà da ponte aereo per Jovanovic che trovandosi tutto solo all’interno dell’area piccola a tu per tu con Neuer stopperà di petto per segnare poi in acrobazia la rete del vantaggio serbo.

In chiusura di tempo la Germania avrà quindi l’occasionissima per riequilibrare subito il risultato: sugli sviluppi di un angolo arriverà infatti il destro di Khedira a stamparsi sulla traversa della porta serba, per un goal solo sfiorato.

La ripresa si apre con un sinistro di controbalzo portato da Podolski, che non trova però la porta. Poco più tardi è quindi Schweinsteiger a provarci di piatto dal limite, mettendo in difficoltà Stojkovic che riesce comunque in qualche modo a respingere il pallone con Khedira che poi per provare a calciare di prima in acrobazia commette gioco pericoloso su Kolarov, rischiando per altro di fare molto male al terzino laziale.

Al cinquantaseiesimo quindi Krasic e Zigic imbastiscono una bella azione sulla destra con l’ex puntero valenciano a lanciare poi nello spazio l’ala destra che radiomercato dà come obiettivo di Juventus ed Inter: giunto sul fondo, quindi, Milos effettua un cross che è però allontanato dall’attenta difesa tedesca.
Sul ribaltamento di fronte, quindi, Ozil effettuerà un filtrante magistrale in direzione di Podolski che si presenterà quindi a tu per tu con il portiere serbo calciando un diagonale sul secondo palo che sfiorerà solo il palo. Subito dopo la coppia tedesca si riprorrà in avanti, e questa volta il mancino di Podolski sarà più potente ma altrettanto impreciso.

Giusto il tempo di capacitarsi dell’errore e lo stesso Lukas si troverà a dover battere un rigore: Vidic colpirà infatti sciaguratamente il pallone di mano in area e l’arbitro non ci penserà due volte, assegnando il rigore. Stojkovic, però, deciderà di vestire i panni del fenomeno, respingendo la massima punizione battuta dalla punta del Colonia e salvaguardando il vantaggio.

Al sessantaseiesimo Krasic riceverà palla da Stankovic e dopo essersi mangiato due uomini appoggerà centralmente per Jovanovic che dopo aver sbloccato il risultato nel primo tempo sfiorerà la doppietta personale, colpendo il palo.
Al settantatreesimo lo stesso Krasic scenderà sulla destra per centrare poi un cross su cui svetterà Zigic che devierà il pallone di testa sulla traversa, portando quindi la sua squadra vicina, per la seconda volta in un amen, al raddoppio.

I tedeschi continueranno quindi a provarci in maniera piuttosto velleitaria, anche penalizzati dall’inferiorità numerica. Molto più pericolosi saranno invece gli attacchi serbi: all’ottantunesimo, ad esempio, Zigic sarà pescato in area da un lancio da metàcampo e sfrutterà ancora una volta tutta la sua altezza per effettuare un appoggio di testa in direzione di Kacar, il cui tiro di prima intenzione non troverà però la porta avversaria.

COMMENTO
La partita di oggi serve a rivalutare non poco quella dell’esordio tedesco, ma anche dell’esordio serbo e pure australiano.
Andiamo con ordine, partendo dalla squadra che non era nemmeno in campo oggi: gli Aussie erano infatti stati spazzati via dalla brillantezza tedesca nel match di esordio chiuso con un secco 4 a 0 in cui oltre a combinare pochino in fase offensiva avevano palesato un’assoluta confusione a livello difensivo. Certo, ogni partita fa storia a sè però è palese come l’attacco tedesco, pur restando interessantissimo, possa anche essere limitato da una difesa ben organizzata. Come quella serba, appunto.

Serbia che, dal canto suo, riscatta quindi oggi la delusione dell’esordio quando partì con una sconfitta ad opera del Ghana. Niente di devastante, intendiamoci, soprattutto fino a che le due squadre erano rimaste in parità numerica. Però la prova di oggi è piuttosto convincente, a maggior ragione per il fatto che sia arrivata contro una avversario di valore assoluto, squadra tra le principali favorite alla vittoria finale.

La Germania, infine, si è dimostrata molto meno brillante dell’esordio. In particolar modo un giocatore da cui passano buona parte delle fortune di questa squadra, Mesut Ozil, è sembrato particolarmente fuori dal gioco, oggi. A questo si è quindi aggiunto anche un Klose che si è fatto espellere nel primo tempo, andando a penalizzare tantissimo la propria squadra, ed un Podolski che dopo aver mancato due buone occasioni con palla in movimento vede di sbagliare anche un calcio di rigore. Davvero una giornata da dimenticare, per gli avanti tedeschi.

Ora dovremo quindi aspettare la probabile vittoria del Ghana contro l’Australia, che sembra davvero poca roba (e sarà priva del suo giocatore più rappresentativo, Tim Cahill) per tirare un po’ le somme di questa seconda giornata. Certo è che dopo la partenza sprint in pochi si sarebbero aspettati, credo, una sconfitta tedesca. La qualificazione, comunque, è ancora assolutamente alla portata.

MVP
Milos Krasic aveva esordito male a questo Mondiale, come tutta la sua squadra. Oggi, però, è stato molto più in palla rispetto alla prima uscita tanto da meritare la palma di MVP del match.
Ficcante, veloce, brillante: Milos sarà una spina nel fianco quasi costante per la retroguardia tedesca tanto che anche la rete della vittoria, ma non solo, nascerà su di una sua iniziativa dalla destra, fascia di cui è stato oggi il padrone assoluto.

Davvero una buona prova per lui, che lo aiuta a riscattare la delusione di qualche giorno fa. Juventus ed Inter, intanto, restano alla finestra…

TABELLINO
Germania vs. Serbia
Marcatori: 38′ Jovanovic
GERMANIA: Neuer; Lahm, Mertesacker, Friedrich, Badstuber (77′ Mario Gomez); Schweinsteiger, Khedira; Muller (70′ Marin), Ozil (70′ Cacau), Podolski; Klose. Ct Low.
SERBIA: Stojkovic; Ivanovic, Subotic, Vidic, Kolarov; Krasic, Kuzmanovic (75′ Petrovic), Stankovic, Ninkovic (70′ Kacar), Jovanovic (79′ Lazovic); Zigic. Ct Antic.
Arbitro: Undiano (Spagna).
Espulso: 37′ Klose (G) per doppia ammonizione.
Ammoniti: Ivanovic, Kolarov, Khedira, Lahm, Subotic, Vidic, Schweinsteiger.

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Lukovic termina anzitempo la sua partita

Serbia e Ghana aprono il Gruppo D in attesa che scenda in campo in serata la Germania, opposta agli Aussie.

CRONACA
Il match inizia subito con due conclusioni in un amen: prima è Pantelic, poi Annan. In entrambi i casi, comunque, i due non riescono a trovare lo specchio di porta.

E’ comunque un fuoco fatuo tanto che per vedere un’altra occasione degno di nota dovremo aspettare sino al quarto d’ora quando sugli sviluppi di un corner Kwadwo Asamoah calcerà un diagonale potente su cui ci sarà però l’intervento di Zigic, utilissimo nelle situazioni di calcio da fermo anche nella propria area.
Cinque minuti ed è Mensah, sugli sviluppi di un calcio piazzato, a provarci. Il suo colpo di testa da centro area, però, non trova lo specchio di porta e si spegne sul fondo.

E’ comunque una partita poco spettacolare e molto frammentata dai continui interventi dell’arbitro. Le due squadre si contendono quindi il possesso della metàcampo senza riuscire a sopraffare gli avversari, provando a rendersi pericolosi solo con velleitarie conclusioni dalla distanza o da calcio piazzato.
Alla mezz’ora, infatti, lo score del match riporta un impietoso 0 tiri nello specchio tanto da una parte quanto dall’altra.

Il primo tiro in porta arriva quindi al trentottesimo quando Jovanovic parte sulla sinistra e dopo essersi bevuto due o tre avversari si porta in area, venendo chiuso sull’esterno da Mensah. Non trovando modo di concludere, quindi, appoggerà il pallone in direzione di Pantelic che sarà però anticipato da un difensore ghanese con la palla che terminerà sui venti metri e sarà calciata di prima intenzione da Stankovic. Conclusione molle, comunque, che mette in difficoltà Kingson solo per via della pochezza tecnica dello stesso, oltre che di un rimbalzo che ne complicherà l’intervento.

Primo tempo che si chiude quindi senza particolari emozioni, giusto per non smentire l’andazzo di un Mondiale davvero triste, sin qui, sotto questo punto di vista.

La ripresa si apre su ritmi più elevati, ma con la dominante asfittica a dare forte impronta al tutto.
Al cinquantatreesimo, quindi, arriva la prima vera occasione da goal: Tagoe scende sulla destra e crossa un pallone che pennellato sul secondo palo trova Ayew tutto solo, che non riesce però a centrare la porta in tuffo. L’ex stella della nazionale under 20 Campione del Mondo ci prova quindi un paio di minuti più tardi da fuori, ancora una volta non riuscendo però ad inquadrare lo specchio di porta.

Al cinquantasettesimo si fa quindi vedere la Serbia: Pantelic riceve palla in area e dopo essersi liberato con mestiere di un difensore centra un pallone interessante che non è però intercettato da nessun compagno, facendo così sfumare un’occasione potenzialmente davvero interessante.
Un minuto ed è ancora il Ghana a farsi pericoloso: Paintsil mette palla in area direttamente da rimessa laterale e Gyan impatta il pallone di testa mettendolo a lato di un soffio.

Ayew fallisce di testa una delle più ghiotte occasioni del match

Così come nel match precedente, quindi, anche in questo arriva un’espulsione: al settantatreesimo, infatti, l’arbitro mostra il doppio giallo al friulano Lukovic, costretto abbandonato anzitempo il campo. Dopo Ghezzal, quindi, un altro giocatore del nostro campionato si vede sventolare in faccia il cartellino rosso.

L’espulsione, paradossalmente, galvanizza proprio i serbi che nonostante l’inferiorità numerica inizieranno a provarci con più decisione. Poco prima dell’ottantesimo, quindi, la nazionale balcanica sfonda sulla sinistra del proprio fronte offensivo e la palla bassa messa in mezzo è bucata da Pantelic ma calciata con forza di prima intenzione da Krasic, la cui conclusione sarà però prontamente respinta da Kingson, abile a salvare la propria squadra.
Due minuti e sarà Ivanovic a fuggire in contropiede sulla destra andando a concludere da fuori ma mettendo la palla a fil di traversa, con poca fortuna.

Proprio nel momento migliore dei serbi Kuzmanovic commette un erroraccio andando a colpire palla di mano su di un cross dalla sinistra. Rigore netto con Gyan che si presenta sul dischetto spiazzando nettamente Stojković.

Negli ultimi cinque minuti, quindi, i serbi ci proveranno nonostante l’inferiorità numerica. Il tutto, però, senza riuscire a trovare il pareggio.

A partita praticamente finita, quindi, Gyan sfiora la doppietta calciando d’interno destro sul secondo palo, colpendo proprio il montante. Ed è questa, di fatto, l’azione che chiude il match.

COMMENTO
I primi settanta minuti di questa partita sono stati tutt’altro che brillanti. In linea con questi Mondiali sicuramente non apprezzabilissimi da un punto di vista estetico quanto ambientale.
Gli ultimi venti minuti, invece, risultano tutto sommato più apprezzabili.

Ad essere decisivi per la vittoria finale risultano quindi essere due giocatori legati, in maniera diversa, al nostro campionato: il friulano Lukovic e l’ex Viola Kuzmanovic.
Il primo, infatti, si fa espellere per un fallo sciocco a centrocampo, quando con una trattenuta evitabilissima guadagna il secondo giallo della sua partita vedendosi obbligato ad abbandonare anzitempo il campo. Il secondo commette invece una leggerezza ancora maggiore intercettando di mano un cross che non sembrava potesse creare reali grattacapi ai suoi. In questo caso l’ammonizione sarà il meno: decisivo, difatti, sarà il fatto che il tocco avverrà ben dentro all’area causando un rigore solare subito trasformato da un altro ex del nostro campionato, Asamoah Gyan.

Jovanović, MVP del match

Gyan che, per altro, in chiusura sfiorerà anche quella doppietta che l’avrebbe momentaneamente proiettato al vertice della classifica marcatori. Peccato per lui!

MVP
Nonostante la sconfitta mi sento di premiare quello che è stato per lungo tempo l’unico giocatore capace di ravvivare una partita che senza di lui sarebbe riuscita, per quanto sia strano da dire, ancora più monotona: Milan Jovanović risulta infatti l’unico tra i 22 in campo a dare sistematicamente fastidio alla squadra avversaria agendo da ala sinistra della propria formazione. Ben altra partita rispetto al suo omologo sulla fascia opposta, quel Milos Krasic che radiomercato dà sempre più vicino allo sbarco in Italia.

TABELLINO
Serbia vs. Ghana
Marcatori: 84′ Gyan
SERBIA: 1-Vladimir Stojkovic; 6-Branislav Ivanovic, 5-Nemanja Vidic, 13-Aleksandar Lukovic, 3-Aleksandar Kolarov; 17-Milos Krasic, 10-Dejan Stankovic, 11-Nenad Milijas (63′ Kuzmanovic), 14-Milan Jovanovic (76′ Subotic); 15-Nikola Zigic (69′ Lazovic), 9-Marko Pantelic.
GHANA: 22-Richard Kingson; 4-John Pantsil, 5-John Mensah, 15-Isaac Vorsah, 2-Hans Sarpei; 6-Anthony Annan, 21-Kwadwo Asamoah (73′ Appiah), 13-Dede Ayew, 23-Kevin-Prince Boateng (91′ Addy); 3-Asamoah Gyan (93′ Owusu Abeye), 12-Prince Tagoe.
ARBITRO: Hector Baldassi (Argentina)
ESPULSO: Lukovic (S) al 74′ per doppia ammonizione
AMMONITI: Zigic, Lukovic, Kuzmanovic (S), Vorsah, Tagoe (G)

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La Svezia continua la sua rincorsa alla vittoria finale davanti al proprio pubblico grazie al 3 a 1 inflitto alla Serbia. Marcus Berg, punta di diamante di questa nazionale, è sempre più il capocannoniere del torneo, ora a quota 5 reti. E’ infatti lui il giocatore decisivo di quest’ultima partita, dove mette a segno un’importante doppietta (di Toivonen l’altra rete svedese, di Kacar la rete della bandiera serba). Svezia che adesso incontrerà l’Inghilterra, vincitrice dell’altro gruppo, in semifinale.

Oltre alla nazionale di casa saranno gli Azzurrini a continuare a giocarsi le proprie chance di vittoria finale: la nostra rappresentativa giovanile, infatti, si è imposta 2 a 1 sulla Bielorussia in un match quasi interamente dominato dai nostri. Il passivo, infatti, sarebbe potuto essere notevolmente più ampio, ma anche in questa occasione, come nelle due precedenti, la grande mole di lavoro prodotta dai nostri ragazzi cozza contro la notevole sterilità dei nostri avanti, incapace di convertire in goal le tante occasioni avute.

Italia che ora se la dovrà quindi vedere contro i pari età tedeschi, nazionale temibile e storicamente notevolmente solida. A livello di talento, però, i nostri ragazzi sembrerebbero essere superiori. A maggior ragione per il fatto che tornerà a disposizione dopo la squalifica anche Mario Balotelli, tra tutti il giocatore forse più talentuoso della nostra squadra. A lui si chiederà di fare la differenza, magari estraendo dal cilindro una rete come quella realizzata contro i padroni di casa svedesi. Speriamo solo che, stavolta, riesca a controllare i suoi colpi di testa.

Problemi invece a centrocampo, dove potremmo perdere due dei tre nostri attuali titolari: De Ceglie, infatti, si è infortunato nel corso dell’ultima partita. Marchisio, invece, è stato ammonito ed essendo già diffidato dovrà saltare la semifinale. Qualora anche De Ceglie non ce la facesse, quindi, non sarà il solo Dessena, primo sostituto naturale (cominciò da titolare con Marchisio e Cigarini questo biennio, salvo poi lasciare spazio a De Ceglie in questa fase finale) dei due, a trovare spazio dal primo minuto. Curiosità, quindi, nel capire chi sarà il giocatore ad affiancare i due ex parmensi – Cigarini e Dessena, appunto – nel centrocampo che si opporrà ai pariruolo teutonici.

Dovrebbe invece essere tutto confermato in difesa, dove Motta e Bocchetti su tutti stanno disputando un Europeo da urlo (con vista sulla nazionale maggiore).

La partita di ieri, intanto, è stata decisa da una doppietta di Robert Acquafresca, capace di andare a ribaltare l’iniziale vantaggio firmato da Kislyak.

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