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Posts Tagged ‘San Siro’

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Ieri ho avuto la fortuna di partecipare ad una piacevolissima serata di calcio in quel di San Siro, ospite di uno dei top sponsor del Milan: Indesit.

Infatti, come accadde in più di un’occasione lo scorso anno, sono stato invitato al Meazza per vedere giocare la squadra di Allegri, per una serata che però non si è limitata al solo match in campo.

Così nel pre-gara cena esclusiva nella sala Top Club dello stadio, con il campo a pochi metri da me.

E mentre finivo di porre un freno alla mia fame ho potuto iniziare a vedere i giocatori scaldarsi sul terreno di gioco e caricarsi in vista di un incontro che poi, in realtà, ha un po’ deluso le attese da un punto di vista strettamente “prestazionale”.

Accomodatomi in una delle poltroncine del primo anello rosso, infatti, speravo di poter assistere ad una gara giocata a viso aperto da entrambe le contendenti.

Ma ho dovuto fare i conti con la dura realtà dei nostri giorni. Una realtà che vede il calcio italiano, quantomeno a livello di club, in un declino netto, figlio di un momento difficile per tutto il Sistema-Paese.

Più in particolare, poi, delicatissimi sono i periodi che stanno attraversando le due squadre, con un Milan come ben sappiamo alla ricerca di una nuova identità dopo le tantissime partenze estive ed un Genoa reduce dal cambio di allenatore avvenuto solo tre giorni prima.

Così chi si aspettava un Genoa arrembante, che sapesse tramutare subito in fatti i concetti del proprio neo-allenatore, è rimasto deluso.
Il Grifone è infatti giunto a San Siro con l’intento chiaro di non prenderle ed una confusione nella fase di impostazione e produzione che raramente ho visto in Serie A.

A fine gara, a conferma delle mie impressioni, vado a cercarmi le statistiche del match. Che sottolineano chiaramente come non mi fossi sbagliato: 72% è la miserrima percentuale dei passaggi completati dagli uomini di Gigi Delneri.

Davvero troppo poco per pensare di poter imbastire trame di gioco degne di questo nome.

D’altro canto, comunque, anche il Milan è ancora alla ricerca di un’identità precisa. Per quanto, innegabile, dei passi avanti rispetto ad inizio stagione sono stati fatti.

A cominciare dal modulo di gioco: inutile incaponirsi nel 4-3-1-2 quando i risultati non arrivano. Giustissimo, piuttosto, cercare soluzioni alternative.

Da qui il parto di un 3-4-3 adattabile a seconda delle fasi di gioco. Che per qualcuno è riducibile ad un semplice 5-4-1, ma così non è.

E proprio dalle poltroncine di San Siro la nuova impostazione tattica Rossonera è molto più apprezzabile, lampante.

In fase di possesso infatti si parla di 3-4-3 puro, con i centrali “esterni” della linea a tre capaci di dare supporto alla manovra di tanto in tanto e soprattutto le coppie di esterni ad occupare i propri effettivi ruoli, rispettivamente di cursori ed ali.

In fase difensiva, poi, il doveroso “rinculamento” in difesa, con i tre difensori a stringersi ed i due tornanti a scendere anche fino in posizione di terzini, all’occorrenza. E, ancora, i mediani abbassati per schermare la difesa e gli esterni d’attacco ad aiutare a centrocampo.

Del resto si sa, in Italia siamo maestri della tattica e proprio la “camaleonticità” di questo Milan lo conferma.

Non stupisce certo, quindi, che il Genoa non riesca a creare praticamente mai veri e propri pericoli, tanto che le gambe ad Amelia tremano solo quando, nel primo tempo, Zapata combina un pasticcio nel gestire un pallone e crea una voragine che però gli avversari, non abbastanza cinici, non sono in grado di sfruttare.

E non deve stupire nemmeno che in una situazione di questo genere, con una squadra impegnatissima a non perdere mai l’equilibrio ed un’altra praticamente incapace di fare tre passaggi di fila, la partita che ci si presenta davanti agli occhi sia tutto sommato bruttina.

Per fortuna a renderla spettacolo degno d’esser vissuto ci pensa il solito El Shaarawy che, alla ricerca della definitiva consacrazione, disputa un match ad alto livello in cui mette un po’ di tutto: sgroppate, dribbling, propositività, ripiegamenti, generosità e, ciliegina, la rete che vale i 3 punti.

A fine match, così, il sapore che resta in bocca è comunque piuttosto amaro e la sensazione quella che entrambi i team abbiano ancora molto lavoro da fare per arrivare ad esprimere qualità di gioco interessanti.

Per i giudizi sui singoli, invece, vi rimando al sito Indesit Football, dove tra oggi e domani pubblicherò le mie pagelle!

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Se qualcuno mi sa spiegare perché il Palermo è giunto a Milano per poi non scendere in campo a San Siro si faccia sentire.

Perché ieri ho avuto l’opportunità (grazie a WeAreSocial, invitato da Indesit che già mi aveva ospitato quest’estate a Londra per il lancio del portale Genuine Football Fan) di guardarmi la partita dal primo anello arancio dello stadio milanese… e guardando verso il campo ho visto solo, costantemente e per novanta minuti, undici ragazzi in maglia Rossonera. E basta.

Scherzi a parte… non ricordo un Palermo così remissivo. E in questo senso sono davvero stupitissimo, perché conoscendo piuttosto bene mister Mangia non mi sarei mai aspettato di vedere in campo una squadra così spenta, a maggior ragione trattandosi di un big match.

Caricare i propri ragazzi, del resto, è una delle prerogative migliori dell’ex tecnico della Primavera varesina. Eppure ieri tutto questo non si è proprio visto.

E così il Milan ha avuto la vita realmente facile e spianata dall’arrendevolezza palermitana.

Insomma, ne è uscita una serata da spettatore non pagante – un po’ come il sottoscritto, insomma – per Abbiati, che ha sonnecchiato per un’ora e mezza senza mai essere realmente impegnato.

Dall’altra parte, invece, non è servito nemmeno impegnarsi troppo per bucare per tre volte di fila Tzorvas. E la difesa palermitana, che ultimamente sembrava aver trovato una certa robustezza, è tornata magicamente ad essere una sorta di groviera stagionato.

Nocerino (col goal dell’ex), il rientrante Robinho (la cui mobilità è la vera arma in più di questa squadra) e l’ormai solito Cassano (che sta sfruttando bene il buon stato di forma) pongono le tre firme in calce alla pesantissima sconfitta di un Palermo in cui non mi sento di salvare davvero nessuno.

Da Mangia in giù tutti bocciati. Anche perché le potenzialità ci sono. Ma un approccio di quel tipo è quanto di più orribile si possa vedere su di un campo di calcio.

Una nota stonata anche sulla sponda Rossonera del naviglio, comunque, c’è.

Sarò fissato io, ma certe cose non le sopporto un granché.

E allora premetto: avevo accettato volentieri l’invito di Indesit per godermi la partita con la recondita speranza di potermi gustare almeno una mezz’oretta di El Sharaawy. Giocatore dall’avvenire interessantissimo.

Bene. Cosa ne è uscito?

Il Milan conduce 3 a 0 una partita già vinta da tempo, praticamente senza avversari in campo. E al sessantaseiesimo Allegri mi fa entrare Emanuelson al posto del rientrante Robinho. Sistemando l’olandese trequartista.

A partita finita, ripeto. Per porre il già modesto ex Ajax pure fuori ruolo. Anziché regalare venticinque minuti di gioco a quello che può e deve rappresentare il futuro del calcio italiano (e magari milanista).

Per me non esiste proprio.

Stephan che entrerà a dodici dal termine. Toccando pochi palloni, ma provando comunque, con una bella conclusione diagonale chiusa in angolo da Tzorvas, a ritagliarsi un po’ di gloria personale.

Ma la gestione di un giovane di questo tipo non può essere quella che stanno attuando a Milano.

Va fatto giocare molto di più. Ed il fatto che abbia solo 19 anni poco significa. Perché le qualità – anche caratteriali – ci sono tutte. E se pensiamo che un suo coetaneo è stato capace, lo scorso anno (quindi a 18 anni) di trascinare il Borussia Dortmund alla vittoria del campionato ecco che risulta chiaro come certi problemi si pongano solo in Italia.

Beh, questa mentalità mi ha davvero stufato. Posso capire che magari non lanci un giovane quando sei sul filo di lana con il Barcellona, dove c’è da lottare e il rischio che possa sentire troppo il match c’è.

Ma su un 3 a 0 così no. Non esiste proprio.

Ecco, l’ho detto. Sperando che le cose in Italia – perché poi questo è solo un esempio, se ne potrebbero fare mille altri – cambino presto. In meglio.

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Riporto qui il pezzo scritto per il Pallonaro riguardo all’esperienza vissuta domenica scorsa in quel di San Siro.

Guardare una partita essendo presente allo stadio piuttosto che godersela standosene al comodo in poltrona è diversissimo, e sotto molti punti di vista.
Come in ogni cosa ci sono i pro ed i contro: da una parte hai la possibilità di goderti al meglio i movimenti di tutti e ventidue gli effettivi in campo, di vivere la partita immerso nello stesso ambiente in cui si calano i suoi protagonisti, di respirare calcio ancor più che da casa. Dall’altra, però, è pur vero che distrarsi è più facile, che non hai uno zoom come quello della telecamera che può consentirti di seguire al meglio ogni fase di gioco, che non esistono replay per farti apprezzare meglio un’azione in cui tutto non ti è chiaro e, perché no, rischi anche di tornare a casa dopo aver preso una dose di freddo che tutto sommato ti saresti voluto evitare.

Tutto questo per dire cosa?
Semplice: domenica mi sono potuto recare allo stadio di San Siro, su invito della Gazzetta dello Sport, per assistere a Milan – Bari, ovvero sia il più classico dei testa-coda. Il tutto è stato possibile in corrispondenza con il lancio di una campagna pubblicitaria come “Tutto il rosa della vita”, che ha portato noi spettatori ad assistere, nel pre-partita, ad un divertentissimo siparietto in cui attori mascherati da calciatori sono scesi in campo per fare un po’ di tutto, dal simulare giochi da spiaggia sino al ballare a mo’ di Nureyev.

Partita tutto sommato non propriamente esaltante, quella cui ho potuto quindi assistere dal primo anello arancio di San Siro.
Da una parte un Bari molto più che remissivo, capace di passare in vantaggio solo grazie ad uno schema su calcio piazzato (e, soprattutto, grazie ad un errore quasi incredibile di un po’ tutta la difesa milanista, assolutamente immobile sul taglio di Rudolf), dall’altra un Milan che ha probabilmente compiuto l’errore di prendere troppo sotto gamba l’impegno, finendo per giocare una prima frazione assolutamente senza mordente riuscendo a scuotersi solo dopo i quindici, preziosissimi, minuti di intervallo.

Milan che quando ha deciso di accelerare ha comunque palesato la propria netta superiorità tecnica. Ma del resto quando si possono schierare giocatori come Pato, Robinho, Ibrahimovic e Cassano difficilmente si finirà con l’incappare in avversari tecnicamente più dotati.
A favorire il ritorno del Milan, che nel secondo tempo segnerà tre reti (di cui due però giustamente annullate), sarà comunque, ancor più di questa superiorità, l’atteggiamento del Bari, che nel secondo tempo non farà nemmeno più finta di “giocare” la partita. Chiusisi nella propria metà campo, difatti, i giocatori di Mutti finiranno col difendersi quasi costantemente con ben sei uomini in linea ed un centrocampo a tre a fare quasi esclusivamente da filtro, anziché pensare anche alla costruzione del gioco.
Atteggiamento tattico davvero ai limiti del guardabile e che soprattutto consegnerà in pieno le chiavi del match al Milan.

Atteggiamento, questo, che non cambierà nemmeno quando il Milan finirà col rimanere in inferiorità numerica. E qui debbo per un attimo aprire una parentesi: seguendo il match dallo stadio non mi ero assolutamente accorto del colpo inferto da Ibrahimovic a Rossi, perché impegnato a seguire il pallone più che il resto. Avessi avuto la possibilità di godermi subito un replay…
Anche in dieci, comunque, il Milan non arretrerà di un sol passo, né il Bari proverà anche solo a fingere di avanzare. E il tutto si tramuterà nell’1 a 1 di Cassano, con Emanuelson a bucare benissimo il fronte destro della difesa barese con un bel filtrante a servire Antonini, il cui cross sarà un cioccolatino per Antonio da Bari Vecchia, bravo a girare in porta il pallone.

In conclusione, quindi, una piccola parentesi proprio sul caso Ibrahimovic: nel rivedere le immagini il colpo a Rossi è netto ed ingiustificabile. Giustissima quindi l’espulsione, così come ci stanno le tre giornate di squalifica inflitte al giocatore.
Un po’ un peccato, invece, il paventato ricorso che il Milan sarebbe pronto a fare per tentare di diminuire la squalifica: le immagini sono inequivocabili e di fronte a gesti così palesi le società dovrebbero avere il buon gusto di non provare ad intervenire in tal senso.

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Domenica 13 marzo ho avuto la possibilità di recarmi allo stadio, su invito della Gazzetta dello Sport, a vedere Milan-Bari, ovvero sia la prima contro l’ultima classificata della nostra Serie A.
Il tutto, come avrò poi modo di constatare una volta là, per seguire da vicino quanto organizzato dal giornale Rosa stesso nell’ottica della sua campagna “Tutto il rosa della vita“.

In questo senso davvero molto simpatico, ed apprezzato dal pubblico, il siparietto del pre-partita: attori travestiti da calciatori che una volta scesi in campo si sono messi a fare di tutto. Da chi si è messo cuffia ed occhialini ed ha simulato una nuotata, a chi si è messo a ballare, fino a chi ha giocato a racchettoni o a frisbee.
Siparietto piuttosto inusuale ma che ha davvero messo di buon umore tutti quanti, sugli spalti.

Una volta usciti dal campo gli attori, quindi, spazio alla partita.

Primo tempo piuttosto moscio, con un Milan poco convinto e scarsamente incisivo, forse sceso in campo sottovalutando un po’ un impegno che sembrava ampiamente alla portata ed un Bari fin da subito pronto a fare barricate più che ad incidere offensivamente.

Nonostante questo è comunque proprio la squadra ospite a passare piuttosto clamorosamente in vantaggio, gelando davvero tutto lo stadio (meglio non riportare qui i commenti che hanno seguito il goal dei Galletti…).

Notevole, in tal senso, l’errore della retroguardia Rossonera, assolutamente immobile sulla posizione di Almiron con un Rudolf lasciato quindi liberissimo di tagliare da sinistra fin sul primo palo per battere poi Abbiati con un diagonale tutto sommato non irresistibile.

Match che cambia quindi nella ripresa quando il Milan, alla ricerca della vittoria, scende in campo in maniera molto più convinta rispetto ai primi quarantacinque minuti, mettendo alle corde gli avversari.

Bari che finisce quindi col difendersi con addirittura sei uomini, tenendo comunque tendenzialmente tutta la squadra dietro alla linea del pallone. Scena quasi triste, potremmo dire.

Seconda frazione in cui succede comunque un po’ di tutto. Nella metà campo barese.

Perché, ed anche questa è cosa che oserei dire triste, i baresi rinunciano praticamente a giocare, anche solo di rimessa. In quarantacinque minuti, difatti, i giocatori di Mutti riescano a rendersi pericolosi in una sola occasione.
Dire poco sarebbe un eufemismo.

Succede di tutto, dicevo. Perché al Milan vengono annullati – probabilmente giustamente – due reti. E viene pure espulso Ibrahimovic, anche in questo caso in maniera corretta.

La prima rete annullata, giusto in apertura di ripresa, la sigla Robinho che va a raccogliere una sponda aerea di Ibrahimovic per bucare Gillet sottomisura. Il tutto succede giusto in linea a me e debbo dire che, a naso, pareva che il fantasista brasiliano fosse in effetti – per quanto di molto poco – in fuorigioco.

La seconda viene invece annullata allo stesso Ibrahimovic, che lanciato dalle retrovie stopperà di braccio per poi battere Gillet senza grossi problemi.

Ibrahimovic che, come detto, poco più tardi sarà espulso per una manata in pancia a Rossi, che dopo aver ricevuto un cazzotto da Chivu finisce vittima anche di un raptus di follia dello svedese.

A decidere il match è quindi Antonio Cassano da Bari Vecchia. Subentrato nella ripresa, difatti, l’ex talento dei Galletti andrà a sfruttare alla grande un cross di Antonini, a sua volta ben imbeccato da Emanuelson, bucando Gillet al volo.

Partita tutto sommato non esaltante, ma che di certo valeva la pena vedere.

Per ulteriori spunti tattici vi rimando quindi al pezzo scritto per Pianeta Sport e che si riferisce proprio a questo match.

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