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Ieri mi sono recato a Brusson, in Valle d’Aosta, per seguire live l’amichevole tra Reggina e Varese, due squadre che saranno impegnate nel prossimo campionato di Serie B.

Per ovvi motivi mi sono concentrato in special modo sui Biancorossi.

Varese che come è risaputo è al centro di una rivoluzione importante. Agli addii di due colonne come Giuseppe Sannino e Sean Sogliano, probabilmente i veri artefici del miracolo varesino, si sono aggiunti, in questo primo mese di mercato, quelli di tanti giocatori importanti.

Dal portiere, Massimo Zappino, alla punta di sfondamento, Giulio Ebagua, passando per il leader difensivo Emanuele Pesoli, per il forte terzino Eros Pisano, per il centrocampista scuola Juve Alessandro Frara e tanti altri.

Una rivoluzione che quindi partendo dalle fondamenta (allenatore e D.S.) si è ripercossa anche sul campo da gioco.

L’aria di contestazione che si inizia a respirare dalle parti del Franco Ossola (dove ieri sono stati esposti striscioni in tal senso) si fa sempre più densa ed il mercato ad oggi non ha ancora riservato veri e propri colpi.

Il D.G. Enzo Montemurro, comunque, prima della partita ha parlato per rassicurare i tifosi. Lo stesso è stato fatto dal D.S. Mauro Milanese, che al termine del match ha assicurato che arriveranno dei rinforzi importanti per la categoria, in nome di quella permanenza in B che per qualcuno inizia già a sembrare un miraggio.

Il mercato, in effetti, chiuderà solo tra un mese, ed è ancora molto presto per tirare le prime somme. E’ comunque anche capibile la preoccupazione di quei supporter che hanno dovuto attendere venticinque anni (quindi in alcuni casi anche tutta la loro vita o quasi) per vedere il Varese in B e che oggi si vedono partire tutti i cardini di quel gruppo fantastico che ha sfiorato l’approdo in A solo qualche mese fa.

I nomi che circolano sono diversi ed è ancora difficile capire dove si orienterà davvero la dirigenza.

Ecco, comunque, quali sono i giocatori che secondo le voci di corridoio sono fortemente indiziati a vestire la maglia del Varese.

Partiamo dalla porta, quindi, dove negli ultimi tempi si era fatta l’ipotesi Rubinho, col portiere brasiliano che avrebbe però rifiutato di trasferirsi sui sette laghi.
L’alternativa più probabile oggi sembra quindi un possibile ritorno di fiamma per Salvatore Pinna, estremo difensore che ha passato l’ultimo biennio al Pescara che Milanese conosce bene, avendoci disputato una stagione in C1 a Salerno (culminata con la promozione in B).

Pinna che garantirebbe un grande apporto di esperienza dall’alto dei suoi trentacinque anni. Per quanto, è pur vero, ha comunque disputato due soli campionati in cadetteria, avendo passato la maggior parte della propria carriera in C1.

La difesa è invece il reparto che ad oggi necessita di più modifiche.

L’unico inserimento nell’undici titolare, in questo senso, è stato fatto con l’acquisizione di Fabrizio Cacciatore, terzino destro ex Sampdoria che ha disputato l’ultima metà stagione a Siena, senza però vedere molto il campo.

Cacciatore che giunge a Varese proprio per rilanciarsi. Aspetto importante per una squadra che ha fatto proprio della “fame” il suo punto di forza, in questi ultimi anni.
Certo non far rimapingere un idolo come Eros Pisano non sarà comunque affatto facile, per lui.

Altro giocatore già sbarcato a Varese ma ancora tutto da verificare è Fabrizio Grillo, ex CSKA Sofia.
Terzino sinistro scuola Roma, Grillo viene da un periodo di stop dovuto a malanni fisici che possono averne minato la solidità. Andrà quindi capito se il ragazzo garantirà una resa di livello ed una continuità di rendimento all’altezza.

Se sulle fasce il Varese potrebbe essere a posto il problema sorge nel mezzo, laddove Pesoli e Dos Santos non sono ancora stati rimpiazzati.

I nomi che si fanno in tal senso sono quelli di Loria e Terlizzi, due giocatori esperti che in B potrebbero fare sicuramente bene.
Tutto da capire se anche loro sbarcherebbero – eventualmente – a Varese con quella fame che ha saputo spingere questa squadra a traguardi fino a poco prima impensabili.

Per il centrocampo l’unica certezza, ad oggi, è il solito indomabile Corti, ad oggi forse il vero leader di questa squadra.

Per rinforzare la mediana, dove sono già comunque stati inseriti Loris Damonte (proveniente dall’Alessandria) e Filipe Gomes (nell’ultima stagione a Como), si starebbe pensando ad Ahmed Barusso, mastino di centrocampo che radiomercato da in fase di svincolo da Roma.

Tutta da valutare, invece, la situazione per ciò che riguarda il reparto offensivo, indubbiamente il più coperto.

Ma veniamo al match di ieri, che ha visto i ragazzi di Benito Carbone opposti alla Reggina di Breda.

Mister Carbone che ha schierato i suoi ragazzi con quel 4-2-3-1 che pur non essendo il suo modulo preferito è, secondo il suo pensiero, quello che può far esprimere meglio l’attuale rosa a sua disposizione.

L’undici titolare ha visto Moreau in porta, Cacciatore ed Armenise terzini schierati al fianco della coppia centrale Figliomeni-Camisa.
Damonte e Corti i due interni di centrocampo, con Nadarevic (a destra), Neto (centrale) e Cazzola (a sinistra) schierati sulla trequarti, alle spalle dell’unica punta Eusepi.

E proprio questa squadra ha dato buone indicazioni, avendo disputato un primo tempo su buonissimi livelli, specialmente in quanto a fase offensiva.

Gara tutto sommato abbastanza equilibrata, col Varese che mette in campo però un gioco un tantino migliore.

Biancorossi che passano dopo tre soli minuti di gioco quando Cazzola parte con un contropiede devastante servendo poi Nadarevic, spostatosi a sinistra per sovrapporsi al compagno. Palla rasente il suo verso il centro, zampata dell’accorrente Neto e 1 a 0 Varese.

Pochi minuti più tardi però il buon Neto Pereira, affetto da problemi di stomaco, deve lasciare il campo a De Luca, che va a posizionarsi nella per lui insolita posizione di trequartista.

Varese che continua comunque la sua partita in maniera piuttosto autoritaria, fino a trovare il raddoppio con Eusepi che poco dopo la mezz’ora sfrutta una respinta corta di Puggioni.

Ad inizio ripresa ci pensa quindi Viola a trasformare un rigore (che non mi sembrava esserci) per riportare sotto la Reggina, che si fa però bucare nuovamente, questa volta da De Luca, a metà del secondo tempo.

I tanti cambi avvenuti nel corso della ripresa hanno ovviamente rivoluzionato entrambe le compagini, così che il gioco ne ha un po’ risentito.

Venendo ai singoli: buona prova di Moreau, nulla da segnalare per quanto riguarda Milan, che ha disputato solo una ventina di minuti di gioco.

Per ciò che concerne la difesa invece qualche sbavatura sia nel primo che nel secondo tempo. Indubbiamente mister Carbone, forse anche con l’aiuto del mercato, dovrà lavorare per aggiustare un po’ le cose.

Nel complesso comunque discrete le prove di tutti, in particolare di capitan Camisa che ha mostrato buona sicurezza nell’arco dei novanta minuti (unico dei suoi a non essere stato sostituito).

Rimandato invece Grillo, che entrato ad inizio ripresa al posto di Armenise ha mostrato un valido senso della posizione ma anche una condizione ancora abbastanza scadente. Come detto andrà aspettato e valutato nel tempo.

Ultima nota per ciò che riguarda Dikaba: il terzino destro colored a disposizione di Carbone ha messo in mostra un grandissimo atletismo ma una tecnica rivedibile.

A centrocampo molto bene, come sempre, Corti.
Non mi ha invece impressionato Damonte, che mi è sembrato un po’ troppo timido nel giocare il pallone. Forse però vista la struttura fisica dev’essere ancora abbastanza appesantito dalla preparazione, quindi per un giudizio più completo e definitivo bisognerà aspettare qualche altra settimana.

Nulla da segnalare, invece, per quanto riguarda i sostituti. Wagner e Gambadori hanno fatto il loro, senza particolare infamia né lode.
Quest’ultimo, comunque, sembra poter essere in procinto di partire. Ed è un giocatore che sicuramente potrebbe fare la fortuna di diverse squadre della Lega Pro.

Veniamo alla trequarti.
Neto ha giocato pochissimo, ma è subito riuscito a mettere il proprio sigillo. Sarà indubbiamente uno dei cardini del Varese targato Carbone, i tifosi preghino che possa stare al meglio possibile.

Cazzola inizia benissimo poi un po’ tende a nascondersi. Nadarevic invece tra i più positivi. Discreta qualità e soprattutto tanta quantità per un giocatore pescato in Serie D che però dimosterà sicuramente di non demeritare nemmeno in B.

De Luca bel goal e tanto movimento, ma non mi sembra quella la zona del campo dove possa rendere al meglio. Tripoli due belle sgroppate in fascia e poco altro, Scialpi gioca poco più di dieci minuti e si fa notare solo per una bella punizione parata però senza eccessivo affanno da Kovaksic.

Il tutto ricordando che non hanno giocato Zecchin e Carrozza, in non perfette condizioni fisiche. Due giocatori che, al meglio della loro condizione, potranno tornare sicuramente molto utili al mister (a conferma di come la forza di questa squadra oggi sia proprio dalla cintola in su).

E finiamo con l’attacco. Dove ha dato buonissima mostra di sè quell’Eusepi che se confermerà quanto fatto ieri potrebbe essere la vera rivelazione di questa nuova annata Biancorossa.
Nulla da segnalare, invece, per quanto riguarda Cellini.

La squadra nel complesso sta lavorando bene. E questo non lo dice il sottoscritto ma lo staff tecnico stesso, che ho avuto modo di sentire ieri sia all’inizio che al termine del match.

Parlare di salvezza impossibile al 28 di luglio, quindi, è un po’ eccessivo.

Penso che ai tifosi non resti che aspettare e vedere cos’altro riserverà questo mercato. Dopo tante “brutte sorprese” chissà che non arrivi anche qualche nota positiva, per loro.

Per chi è interessato, intanto, ecco il tabellino del match preso da Varesenews:

Reggina – Varese 1-3 (0-2) 
Marcatori: Neto Pereira (V) al 3’ pt, Eusepi (V) al 34’ pt; Viola (R) su rig. al 4’ st 
Reggina (4-3-3): Puggioni (Kovaksic dal 23’ st); Colombo (Adejo dal 23’ st), Cosenza, Giosa, Rizzato; De Rose (Bombagi dal 23’ st), N. Viola (Tedesco dal 23’ st), Barillà (Castiglia dal 23’ st); Ceravolo (Lousada dal 23’ st), Bonazzoli (Sy dal 6’ st), Campagnacci (A. Viola dal 23’ st). All. Breda.
Varese (4-2-3-1): Moreau (Milan dal 26’ st); Cacciatore (Dikaba dal 1’st), Camisa, Figliomeni (Carrieri dal 23’ st), Armenise (Grillo dal 1’ st); Corti (Wagner dal 21’ st), Damonte (Gambadori dal 15’ st); Nadarevic (Scialpi dal 33’ st), Neto Pereira (De Luca dall’11’ pt), Cazzola (Tripoli dall’8’ st); Eusepi (Cellini dal 1’ st). All. Carbone.
Arbitro: Lanza di Nichelino.
Note: giornata fredda e nuovolosa, terreno in buone condizioni. Nessun ammonito. Angoli: 5-3 per il Varese.

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Nome: Vincenzo Camilleri
Data di nascita: 6 marzo 1992
Luogo di nascita: Gela (Italia)
Nazionalità: italiana
Altezza: 191 cm
Peso: 77 kg
Ruolo: difensore centrale
Club: Juventus
Scadenza contratto: 30 giugno 2012
Valutazione: 100.000 €

CARRIERA

Nato il 6 marzo del 1992 in quel di Gela, comune siculo sito in provincia di Caltanissetta, Vincenzo Camilleri cresce nelle giovanili della Reggina, squadra che lo farà esordire il 19 dicembre del 2007 quando, ancora quindicenne, debutta tra i professionisti subentrando al primo minuto del secondo tempo ad Alvarez nel corso di un match di Coppa Italia perso dagli Amaranto contro l’Inter.

Proprio quel giorno Enzo comincia a far parlare di sè: con Novakovic a terra e la porta sguarnita, infatti, interverrà in tackle con tempismo e prontezza di riflessi, negando il momentaneo 3 a 0 alla punta avversaria e dimostrando di avere numeri che avrebbero sicuramente fatto parlare di lui.

Detto-fatto: due soli mesi più tardi, subito dopo il suo sedicesimo compleanno, il Chelsea lo avvicina e formula a lui ed alla sua famiglia un’offerta irrinunciabile che spinge il ragazzo a lasciare Reggio Calabria per trasferirsi in quel di Londra.
E proprio questa mossa fa scatenare l’inferno: Foti accusa i dirigenti londinesi di avergli scippato uno dei migliori prodotti del proprio settore giovanile e la famiglia del ragazzo di aver trattato senza ricevere il via libera dalla sua società. Il tutto, per altro, violando le regole: la trattativa, infatti, ebbe luogo quando il giocatore non aveva ancora compiuto sedici anni, contravvenendo ai regolamenti riguardanti i trasferimenti internazionali.

Secca e decisa fu quindi la risposta del Presidente reggino: “Il Chelsea ha saccheggiato il vivaio della Reggina, prelevando un 16enne senza rispettare le regole. Un altro talento del calcio italiano è stato sottratto. Ciò è avvenuto perché è stata avviata da una società, il Chelsea, una trattativa in epoca non consentita, in quanto il calciatore non aveva compiuto i sedici anni. La Reggina si rivolgerà alle autorità competenti per le azioni di denuncia e di risarcimento”.
Foti che decise quindi di denunciare i fatti accaduti pubblicamente, invitando il Presidente dell’Uefa Michel Platini, il Presidente della Federazione Abete, le Procure dell’Uefa, della Federazione e della Repubblica ad intervenire e chiedendo pubblicamente un risarcimento per lo scippo subito.

Non si fece comunque attendere nemmeno la risposta dei genitori del ragazzo, che smentirono gli attacchi subiti affermando che  “Il presidente ha incontrato gli inglesi, ma non gli bastavano i soldi offerti e ci ha messo una pressione insostenibile per il contratto. Nostro figlio non è una proprietà esclusiva di Foti“. Aggiungendo, poi, che Vincenzo non fosse “proprietà esclusiva (di Foti, ndr)” e che non ci fosse quindi “da lamentarne il furto”.

Riguardo al caso Camilleri volle quindi dire la sua anche Platini, che così si espresse all’epoca dei fatti: “Io sono contro chi va a comprare ragazzi minorenni, totalmente contrario. Dobbiamo andare davanti a tutti i politici per dire che i bambini vanno educati nei centri di formazione e non venduti al miglior offerente. Bisogna difendere i giovani talenti delle squadre. Poi serve che il primo contratto sia firmato nel club in cui un giocatore è cresciuto. Io sono partito per l’Italia quando avevo 27 anni, non ho lasciato il Nancy, che mi aveva cresciuto, a 14”.

La vicenda non si chiuse comunque con lo sbarco a Londra del ragazzo. Perché le parole di Foti lasciarono il segno e spinsero la Commissione Disciplinare Nazionale ad infliggergli due mesi di squalifica, escludendolo quindi tanto dalle competizioni giovanili giocate sul suolo italiano (cui non avrebbe comunque partecipato, essendo ormai a tutti gli effetti aggregato all’Academy Blues) quanto da ogni possibile convocazione da parte di una qualsivoglia rappresentativa Azzurra (all’epoca dei fatti Camilleri era punto fermo dell’under 16).

La vita ha però spesso risvolti inaspettati.
Così dopo tutto il can-can scatenatosi all’epoca del suo trasferimento Vincenzo si accorge, forse, di non aver fatto la scelta giusta per sè. E, colto da quella che in Brasile chiamerebbero saudade, decide di tornare in Italia dove a riaccoglierlo con sè vi è proprio la Reggina di Lillo Foti.
Appianati tutti i contrasti dell’epoca, quindi, Enzo torna ad essere a tutti gli effetti un giocatore Amaranto da gennaio 2009.

Quell’anno, poi, si riconferma anche a livello di nazionale: inserito da mister Salerno nella formazione under 17, infatti, il ragazzo gelese parteciperà tanto all’Europeo di categoria disputato in Germania (disputando da titolare le prime due partite per poi accomodarsi in panchina nel terzo turno e nel match di semifinale che sancì l’eliminazione degli Azzurrini) quanto al Mondiale seguente giocatosi in Nigeria (disputando da titolare, ancora una volta, i primi due match per poi finire col perdere il posto appannaggio di un compagno di squadra).

Rincociliatosi con il calcio italiano, insomma, Camilleri tornerà a far parlare di sè anche a livello professionistico: il 19 aprile del 2009 arriverà infatti il suo debutto in Serie A allorquando sostituirà Luca Vigiani nel corso di un match, poi vinto, contro l’Atalanta. Il 31 maggio successivo, poi, arriverà la sua prima presenza da titolare nel corso dell’1 a 1 casalingo contro il Siena.

Le strade di Vincenzo e della Reggina si sono però separate nuovamente. Anche se, stavolta, in maniera non burrascosa. Sul ragazzo, che in passato ha interessato da vicino anche Fiorentina ed Inter, sono infatti piombati Milan e Juventus, così come confermato dal suo procuratore, Patrick Bastianelli: “In questo momento c’è sia il Milan che la Juve, con i bianconeri in vantaggio sui rossoneri. Non resterà a Reggio per tutto l’anno”.
Dopo qualche giorno di trattative serrate, quindi, il Presidente Foti ha chiuso il trasferimento, in prestito con diritto di riscatto della metà, del ragazzo che è quindi a tutti gli effetti, e fino almeno al termine della prossima stagione, un giocatore Bianconero.

CARATTERISTICHE

Basta leggere l’età attuale, diciott’anni, e rapportarla alle sue caratteristiche fisiche per capire che parliamo di un ragazzo molto dotato sotto questo punto di vista. Superando già il metro e novanta, infatti, Camilleri risulta essere un centrale difensivo in grado di esprimersi al meglio in determinati contesti, ovverosia laddove è proprio il fisico a fare la differenza.
L’altezza importante, poi, l’aiuta non poco nel gioco aereo, fondamentale rispetto cui il ragazzo ha ben poco da imparare.

Marcatore centrale che predilige essere schierato in una linea di difesa a quattro sa giocare tanto a zona quanto a uomo e rispetto cui si sono già avvicendati gli interessamenti di squadre come Chelsea, Inter, Fiorentina, Milan e Juventus. Questo perché parliamo di un ragazzo le cui potenzialità sono di livello assoluto. Oltre ad un fisico da corazziere, infatti, Vincenzo è dotatissimo anche sotto altri punti di vista: buon atletismo, discreta tecnica, eleganza nei movimenti, tempismo negli interventi. Un po’ tutto quello che si chiede ad un difensore, insomma.

Con ciò va comunque ricordato che non è tutto oro ciò che luccica. Perché se è indubbio che il ragazzo abbia numeri interessanti e che lo stesso abbia tutte le carte in regola per assicurarsi un futuro ad alto livello va comunque anche sottolineato come non manchino in lui anche zone d’ombra e fondamentali su cui lavorare.
Posto che anche quei suoi stessi punti di forza restano comunque da affinare tramite il lavoro giornaliero ed una maturità ancora da perseguire va anche sottolineato come il limite più grande di Camilleri sembri essere la concentrazione.

Andiamo quindi a prendere un esempio pratico: torniamo alla fine di ottobre, più precisamente al giorno in cui i nostri ragazzi dell’under 17 si aggiudicarono, con una giornata d’anticipo, l’accesso agli ottavi del Mondiale nigeriano.
Quel giorno gli Azzurrini si scontravano contro la Corea del Sud trascinata dall’ottimo Lee Jong Ho e a fare da perno centrale della nostra difesa era proprio il difensore Amaranto. Camilleri che nella sola prima frazione di gioco mette in mostra tutto ciò che di buono e ciò che di cattivo fa parte del suo bagaglio: dapprima salva una rete già fatta a porta vuota, dimostrando di avere senso della posizione e ottimi riflessi, poi interviene malamente in area su di un pallone praticamente innocuo, andando a controllare lo stesso con un braccio e causando un calcio di rigore evitabilissimo. Denotando proprio quell’incapacità di restare concentrati sempre nell’arco dei novanta minuti che potrebbe portare a fare la differenza tra un giocatore mediocre ed un campione.

E Camilleri questo lo sa bene, perché proprio questi cali di tensione gli costarono il posto da titolare. L’errore grossolano appena descritto, infatti, arrivò a stretto giro di posta con un altro quasi più marchiano: nel corso dell’esordio iridato con l’Algeria Enzo lisciò clamorosamente un pallone sulla propria trequarti, dando la possibilità a Khelifi di presentarsi a tu per tu con Perin, bravo nell’occasione a chiudere lo specchio di porta al centravanti algerino.Queste due disattenzioni così importanti, e che tanto avrebbero potuto costare all’ottima under 17 targata Pasquale Salerno, portarono proprio il Tecnico Federale ad escludere il ragazzo dai successivi match con Camilleri che, quindi, dovette accontentarsi di guardare i compagni solo dalla panchina sino al termine del torneo.

Limiti come questo sono comunque perfettibili, perché quando si tratta di capacità di rimanere concentrati è implicito che si parli di una caratteristica che già fisiologicamente dovrebbe migliorare con l’andare del tempo e con la crescita e la maturazione di ogni giocatore.
Posta la sempre maggiore difficoltà nel trovare difensori di alto livello e le grandi doti che madre natura ha regalato a questo ragazzo, poi, potremmo dire che Vincenzo Camilleri ha quasi il dovere morale di non tradire le attese: in tanti credono in lui ed è indubbio che si tratti di un pezzo importante del patrimonio calcistico italiano. Ora non gli resta che ripagare le attese.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Se osservatori e dirigenti di squadre come Chelsea (che in Italia ultimamente ha pescato, con successo, anche i talenti dell’under 19 di Piscedda Sala e Borini), Fiorentina, Inter, Milan e Juventus gli hanno messo gli occhi addosso è perché i mezzi a sua disposizione sono notevoli, così come le prospettive.
Perché se a quindici anni ti puoi fregiare di aver esordito in Coppa Italia contro l’Inter salvando anche in tackle un goal praticamente già fatto e a diciassette arriva il tuo esordio dal primo minuto in Serie A non è un caso.

Detto ciò è comunque importante rendersi conto che non si deve caricare di troppa pressione questo ragazzo, che deve avere tempo e modo di crescere al meglio. A maggior ragione quando, a parere di chi scrive, la sua lacuna più grossa non è riscontrabile a livello tecnico o tattico quanto più di approccio psicologico al match.

A Torino, comunque, la società è serissima e l’attenzione riservata al settore giovanile resta tanta, come confermato dai buonissimi risultati fatti registrare a livello sportivo negli ultimi anni.

Se gli verrà dato il tempo di crescere senza fretta e se lui stesso saprà applicarsi ogni giorno con sempre più intensità, grinta e voglia, quindi, ciò che potrebbe uscirne sarà un prodotto di prima fascia.

Nonostante la ricerca di un quarto centrale per la prima squadra, quindi, ad Enzo farebbe forse meglio poter quantomeno fare la spola tra la formazione Primavera e la squadra di mister Delneri.
Il tutto, ovviamente, in attesa della definitiva consacrazione. Che speriamo possa arrivare a breve.

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Il Milan inciampa e fa il gioco dell’Inter, vittorioso ad inizio serata 3 a 0 in quel di Lecce.

 Nonostante Ancelotti schieri il suo famoso KaPaRo (l’attacco tutto verdeoro formato da Kakà e Ronaldinho alle spalle di Pato), infatti, il Milan non riesce ad andare oltre ad un misero 1 a 1 contro la Reggina, in cerca di punti salvezza.

E sono proprio gli ospiti a portarsi in vantaggio: è il 34′ quando un ex, Davide Di Gennaro, piomba in area sul pallone giusto, per spedirlo, d’esterno sinistro, alle spalle di Abbiati.

E’ comunque un buon Milan, che tiene moltissimo il possesso della palla (73% per i rossoneri contro il 27% per gli ospiti) e calcia un numero infinito di volte verso la porta di Campagnolo, autore di una buona prestazione (25 i tiri del Milan, 6 quelli della Reggina).

E’ un box score che non lascia scampo e fa chiarire chiaramente, anche più delle mie parole, quanto sia sicuramente il Milan a meritare la vittoria.

Beckham e Corradi, due dei protagonisti della serata (gazzetta.it)

Beckham e Corradi, due dei protagonisti della serata (gazzetta.it)

Prima del pareggio, segnato da Kakà su rigore (indiscutibile), il Milan troverebbe una rete che viene però annullato da Pierpaoli, probabilmente erroneamente.

Ecco cosa è successo: Kakà entra in area e, di punta, supera Campagnolo; il pallone rimbalza contro il palo, per poi tornare in mezzo all’area piccola. Su di esso ci si avventa Seedorf che, disturbato – correttamente – da un difensore finisce per toccare il pallone con il braccio, solo dopo averlo toccato con il piede, però.

Secondo quanto detto da Collina già lo scorso anno un arbitro non dovrebbe fischiare fallo di mano nel momento in cui il pallone rimbalzi contro di esso subito dopo aver colpito un altra parte del corpo. La rete, quindi, non sarebbe stata da annullare.

Le polemiche sicuramente non tarderanno a mancare.

Anche perché il Milan pareggiando questa partita perde due punti importanti: i rossoneri, infatti, si portano a 45 punti ma vedono il loro distacco rispetto all’Inter crescere ulteriormente (ed arrivare ad 8 punti). Inoltre qualora domani la Juventus battesse il Catania i rossoneri perderebbero subito la seconda posizione, guadagnata solo settimana scorsa.

Dal canto suo la Reggina resta invece ultima, ora a quota 16.

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Le ultime due della classe si sfidano al Granillo in un match che sicuramente di spettacolare offre poco.

Reggina e Chievo, infatti, prima di questa partita si trovavano appaiate a 13 punti, all’ultimo posto della classifica e a due punti di distanza dal Torino terzultimo.

Leitmotiv della partita è sicuramente il duello tra il difensore clivense Mandelli e la punta granata Corradi: sono infatti loro i principali protagonisti della partita; i due si sono dati gran battaglia per tutta l’incontro, finendo alla fine entrambi con un cartellino giallo.

La partita non offre moltissimi spunti di discussione né è particolarmente divertente, ed anche l’espulsione di Carmona al 41′, che poteva spostare gli equilibri della partita, finisce per non cambiare di molto le cose.

Il Chievo, infatti, non velocizza il proprio gioco, aiutando quindi la Reggina a chiudersi al meglio.

La splendida rete di Italiano decide il match (sport.it)

La splendida rete di Italiano decide il match (sport.it)

Il tutto fino al 92′, quando Italiano riceve fuori area e scarica un bolide su cui Campagnolo non prova nemmeno ad intervenire, siglando il goal vittoria.

E’ un goal che gela tutto lo stadio, con i tifosi reggini che si sentivano ormai sicuri di poter portare a casa almeno un pareggio.

E’ quindi un Chievo che vince pur non meritando particolarmente i tre punti; una squadra che gioca per un’ora in superiorità numerica, infatti, dovrebbe creare molto di più, per cercare di portare a casa il bottino pieno.

Alla fine, come molto spesso capita, è un episodio a decidere la partita.

Il goal di Italiano, quindi, vale tre importantissimi punti: il Chievo abbandona l’ultima posizione (dove resta la Reggina da sola) e, salendo a 16 punti, sorpassa, almeno momentaneamente, il Torino.

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Da oggi Orlandi non si siederà più sulla panchina della Reggina (datasport.it)

Da oggi Orlandi non si siederà più sulla panchina della Reggina (datasport.it)

E’ stata fatale a Nevio Orlandi la sconfitta interna subita per mano della Sampdoria: l’allenatore della Reggina è stato infatti rimosso dal suo incarico per venire sostituito con Giuseppe Pillon, cinquantaduenne allenatore trevigiano di Preganziol.

Le cattive condizioni di classifica in cui versa la squadra calabrese, penultima con soli 12 punti guadagnati in 16 giornate, hanno infatti convinto i dirigenti ad attuare questo cambio di panchina, con la speranza che la cosa possa dare la giusta scossa all’ambiente. La situazione comincia infatti ad essere critica e se ci si vuole salvare non si può che dare subito un’accelerata: ad ora, infatti, Lecce e Bologna distano solo uno e due punti e sono quindi ancora superabili.

Ma ripercorriamo un po’ la carriera del nuovo mister reggino: come calciatore cresce nelle giovanili juventine, per poi esordire da professionista nell’Alessandria, stagione 75/76. Dopo un lungo girovagare per l’Italia giunge alla Pro Modigliano, dove chiude la carriera nel 1992.

L’anno stesso inizia la sua carriera da allenatore nel campionato di Promozione veneta, al Salvarosa. L’anno successivo passa poi al Bassano Virtus, che milita nel Campionato Nazionale Dilettanti. Dopo l’esperienza di Bassano il passaggio a Treviso, che in tre stagioni porta dalla D alla B. A questo punto il passaggio al Padova, dove viene però esonerato prima della fine della stagione, stessa cosa che gli ricapita l’anno seguente, al Genoa ed alla Pistoiese (dopo essere passato da Lumezzane). A questo punto va ad Ascoli, dove centra la promozione in B, per poi passare al Bari e trovare la prima retrocessione della sua carriera. Nel 2004 il ritorno a Treviso, dove resta un anno prima che il Chievo gli offra una chance importante: al termine della sua prima stagione a Verona porta la squadra ad un inaspettato settimo posto, con tanto di qualificazione UEFA. Quella è però l’estate di Calciopoli, così che il già ottimo campionato dei clivensi finisce col diventare super e la qualificazione UEFA diventa qualificazione ai preliminari di Champions League. La stagione successiva, però, le cose andranno male: eliminati prima dal Levski in Champions, poi dal Braga in UEFA, il Chievo raccoglie un solo punto nelle prime sei giornate di campionato, così che Pillon viene esonerato per la quarta volta in carriera, venendo sostituito da Del Neri, un’istituzione in quel di Chievo. La scorsa stagione torna quindi, per la terza volta nella sua carriera da allenatore (quarta se contiamo quella da calciatore) a Treviso: la squadra è stata costruita per trovare la A senza troppi patemi, con acquisti importanti e costosi.

Pillon è il nuovo allenatore della Reggina (clandeigrifoni.it)

Pillon è il nuovo allenatore della Reggina (clandeigrifoni.it)

La squadra, però, tradisce le attese, così che Pillon finirà sull’orlo dell’ennesimo esonero, che però non arriverà.

L’estate scorsa la rescissione del contratto con i trevigiani, dovuta al fatto che Pillon e Setten, Presidente del Treviso, non hanno trovato l’accordo su di una riduzione d’ingaggio richiesta all’allenatore per via delle cattive condizioni finanziarie in cui versa la società.

Oggi, infine, l’ufficializzazione da parte della Reggina del suo arrivo in Calabria.

Vedremo quindi se il tecnico di Preganziol si dimostrerà all’altezza del compito affidatogli.

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