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Posts Tagged ‘PSG’

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E’ notizia di questi giorni che il Real Madrid, dopo aver ufficialmente smentito la trattativa per Pogba tramite il proprio sito internet, sarebbe interessato ad acquisire le prestazioni sportive del talentino pescarese Marco Verratti, attualmente in forza al Paris Saint Germain.

La notizia in realtà non è del tutto nuova. Già un anno fa, infatti, si parlava del possibile passaggio del giocatore esploso sotto la guida di Zeman alla corte del Re di Spagna, trasferimento poi però non concretizzatosi nei fatti nonostante ci fosse il beneplacito di Carlo Ancelotti.

Oggi il tecnico italiano di fatto non c’è più, essendo stato rimosso dalla guida della squadra un anno prima della scadenza naturale del contratto. Chi sarà il suo sostituto non è ancora dato saperlo, ma è ormai chiaro come una potenza del marketing come il Real Madrid si muova sul mercato spesso a prescindere da vere e proprio valutazioni tecnico-tattiche.

Eppure proprio le valutazioni tecnico-tattiche dovrebbero essere il faro guida di una società che voglia muoversi sul mercato.

Lo scorso anno Ancelotti aveva trovato la quadratura del cerchio schierando la sua squadra col 4-3-3 con Di Maria e Modric mezz’ali e Xabi Alonso in mediana, riuscendo così a vincere la famosa Decima coppa dei campioni nella storia del Real. Un traguardo inseguito a lungo e raggiunto proprio grazie alle alchimie tattiche di quello che è oggi uno dei migliori tecnici al mondo.

Poi in estate il mercato stravolse completamente il lavoro fatto in stagione, spazzando via due terzi del reparto nevralgico della squadra: Di Maria finì al Manchester United, Xabi Alonso raggiunse Guardiola in Baviera ed in entrata il Real mise a segno i colpi Kroos e James Rodriguez.

Se da un punto di vista del talento si può dire che questa duplice operazione non ha indebolito la squadra, è logico invece dire che sul piano dell’impostazione tattica qualche problema è stato creato.

Di Maria prima che venisse “reinventato” mezz’ala da Ancelotti era un esterno offensivo. Nel nuovo ruolo, però, dimostrò di sapere giocare alla grande, di dare grande sostanza al reparto senza comunque peccare dal punto di vista della qualità di gioco.

La stessa cosa non è invece riuscita con James, trequartista/ala piuttosto leggero per pensare di potersi adattare a mezz’ala di centrocampo senza risentirne.

Così tutti i vari tentativi messi in atto da Carletto non hanno portato i risultati sperati. Del resto non tutte le ciambelle riescono col buco. Sapendolo, perché distruggere un giocattolo che funziona sperando di poterne assemblare un altro uguale con pezzi però totalmente diversi?

Tutto questo per dire cosa?

Semplice, che da un punto di vista tecnico-tattico l’eventuale acquisto di Verratti avrebbe un suo perché. Con Kroos in mediana, il pescarese potrebbe formare con Modric un’ottima coppia di mezz’ali. Non che il risultato sarebbe assicurato, ma di certo il centrocampo Blanco assumerebbe così un senso migliore rispetto a quanto visto negli ultimi mesi.

Eppure… eppure se potessi consigliare io al piccolo genietto di Manoppello dove andare a giocare gli direi senza dubbio: “Barcellona!”.

Certo, nessun giocatore può pensare di andare da una squadra ed imporre la propria presenza. Il Barça ha comprato Rakitic meno di un anno fa e non è affatto detto che sia interessato ad acquistare un’altra mezz’ala per la sua squadra, potendo schierare la coppia Iniesta-Rakitic, tutt’altro che disprezzabile.

Però… però credo che proprio il contesto tattico del Barcellona potrebbe essere decisivo per far fare a Marco un ulteriore salto di qualità.

Il Barça, infatti, gioca con un 4-3-3 che vede nel possesso palla e nel palleggio il proprio punto di forza.

Verratti ha un bagaglio tecnico superiore alla media dei suoi pari ruolo, e pur non essendo oggi paragonabile ad Iniesta e pur senza avere il bagaglio di esperienze di Rakitic potrebbe sicuramente provare a dire la sua anche in un contesto così competitivo come quello Blaugrana.

Del resto proprio in virtù delle sue qualità tecniche Verratti potrebbe incastonarsi a meraviglia in un sistema di gioco che prevede una grande capacità di palleggio. Lui che quest’anno ha avuto medie di passaggio superiori al 90% potrebbe vedere esaltate queste proprietà tecniche indiscutibili. Ed una volta che ti trovi a recitare da protagonista in una squadra del genere il salto di qualità è praticamente automatico…

Certo, il Barcellona ad oggi deve fare i conti con il blocco del mercato, che riguarderà la prossima sessione di mercato. Da gennaio potrà comprare, ma a quel punto – con Verratti che avrà già giocato in Champions con il Psg – difficile pensare possa puntare giocatori di questo tipo.

Quindi che fare?

Beh, fossi nel suo agente cercherei contatti con l’area sportiva del Barcellona, per capire se un giocatore di 23 anni con le sue caratteristiche ed il suo potenziale può interessare i Blaugrana.

Così fosse lascerei il mio assistito un altro anno a Parigi, per continuare nel proprio percorso di crescita: provare a diventare sempre più leader della squadra, vincere un’altra Ligue 1 e magari tentare l’assalto al gotha della Champions League.

Poi, tra dodici mesi, cercherei di chiudere il trasferimento in Blaugrana.

Del resto a quel punto Iniesta avrebbe 32 anni già compiuti, ed è indubbio che prima o poi il Barça dovrà iniziare a pensare anche alla sua sostituzione (così come ha pensato di sostituire Xavi con Rakitic già da questa stagione).

E chissà che a quel punto Verratti non possa diventare un top player di livello mondiale, capace di guidare per mano anche la nostra Nazionale sino a tornare a livelli degni della nostra storia…


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Nel 1886 il famosissimo scrittore Robert Louis Balfour Stevenson scrisse un romanzo destinato a fare storia: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

Nel libro si racconta la storia di un medico-scienziato che scopre una pozione capace di destrutturare l’unità dell’essere umano, conferendo esistenza propria e distinta alle inclinazioni nascoste ma presenti nell’animo.
Così facendo il dottore è vittima di una sorta di sdoppiamento della propria personalità. Che come conseguenza ha la creazione, fondamentalmente, di due vite separate.

Ecco, proprio questa storia mi ricorda in qualche modo ciò che sta vivendo sulla propria pelle il buon Marco Verratti. Non tanto perché anche lui vittima di uno sdoppiamento della personalità, ovviamente, quanto perché sta vivendo una sorta di “sdoppiamento della carriera”.

La cosa credo sia evidente a tutti: mentre da una parte il ragazzo è ormai saldamente al centro del progetto tecnico di uno dei primi otto club d’Europa, dall’altra la Nazionale continua – di fatto – a fare a meno di lui.

Ecco, al riguardo, un paio di numeri secchi per capire di cosa stiamo parlando.

Siamo all’evidente paradosso.

Nella gara disputata mercoledì contro il Chelsea Marco Verratti ha fatto ottima mostra di sé e delle sue capacità.

Nonostante l’ancor giovane età, infatti, non ha dimostrato alcun timore reverenziale né nei confronti dell’ambiente né tantomeno degli avversari, giocando con grande personalità un ottavo di finale di Champions League molto delicato.

Insomma, oltre ad avere un grandissimo talento tecnico – è indubbiamente uno dei giovani centrocampisti più dotati, da questo punto di vista – Marco Verratti dimostra già di poter avere un grandissimo impatto con situazioni complesse come quella vissuta appunto qualche giorno fa.

Eppure, appunto, in Nazionale continua ad essere un rincalzo.

E sì che ai Mondiali, per il poco che ha giocato, fu uno dei pochissimi a salvarsi. Ancora una volta grazie a quel mix di personalità e tecnica che gli sta permettendo d’imporsi a Parigi.

Cosa deve fare di più per poter riuscire a conquistarsi una sacrosanta maglia da titolare anche in Nazionale?

La questione diventa per altro grottesca analizzando la situazione degli Azzurri, che raramente nella loro storia hanno sofferto di una pochezza generalizzata così palese.

A centrocampo, poi, le alternative sembrano davvero poca roba: se escludiamo Marchisio, giocatore che assicura un certo rendimento in maniera abbastanza costante (ma che non è comunque un campione) resta l’ormai compassato Pirlo, il fantasma di De Rossi, l’impresentabile Montolivo, il generoso Parolo, il grintoso Poli… praticamente tutti giocatori che, ad oggi, non valgono Marco Verratti.

Insomma, il talentino pescarese dovrebbe essere la pietra miliare su cui costruire non dico la Nazionale, ma di certo il suo centrocampo. Ed invece, come potete vedere voi stessi seguendo le sorti degli Azzurri, è considerato un surplus.

Intendiamoci: Marco Verratti oggi non è etichettabile come campione, ma di certo è un progetto – avanzato – di grandissimo giocatore.
Ha comunque i suoi bei limiti (su tutti il tempo d’uscita, aspetto che sta comunque migliorando, ed un’eccessiva aggressività che lo porta a collezionare qualche cartellino di troppo), però resta il punto di riferimento del nostro centrocampo.

O almeno, dovrebbe esserlo sulla carta. Poi sia Prandelli che Conte, a mio avviso sbagliando, stanno scegliendo differentemente.

Un’ultima riflessione: chissà cosa succederebbe se a fine stagione Verratti dovesse vincere la Champions. Non credo accadrà eh, ma sarebbe l’apoteosi.
A quel punto con ogni probabilità il mister si sentirebbe in dovere di farlo giocare, ma sarebbe – non che ce ne sia bisogno – la plastificazione migliore della crisi del nostro calcio, che oltre a produrre meno talenti di un tempo riesce anche a svalutare quelli che ha in casa…

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E’ notizia di queste ore: la Juventus avrebbe praticamente formalizzato l’acquisizione di Kingsley Coman, giovane trequartista (parliamo di un classe 96) del PSG.

Che tipo di giocare sia, questo colored tutto scatti e tecnica, l’ho raccontato già l’anno scorso nel mio primo libro, La carica dei 201 (cui spero di far seguire presto un secondo, sempre di medesima fattura).

Ciò su cui voglio concentrarmi ora, invece, sono altri aspetti. Quelli che andranno cioè ad influenzare il suo futuro prossimo al di là delle sue stesse caratteristiche tecnico-tattiche e fisico-atletiche.

Partiamo dal principio, trasferimento e contratto.

In questo senso Marotta & Company hanno sicuramente chiuso un’ottima operazione. Almeno, se modalità e cifre saranno confermate i dirigenti bianconeri avranno di che leccarsi i baffi.

Le voci più insistenti parlano infatti di un trasferimento a costo zero ed un contratto al ragazzo da 400mila euro l’anno, con scadenza a giugno 2018.

Ma come è possibile che la Juventus sia riuscita a mettere le mani su uno dei più promettenti talenti francesi – se non europei – a costo zero? Semplice: il PSG non era ancora riuscita a trovare un accordo col giocatore, che non aveva quindi ancora mai firmato un contratto da professionista. Da qui, l’opportunità di liberarsi a zero (che non dovrebbe essere esattamente zero: con ogni probabilità i bianconeri verseranno un risarcimento di circa 300mila euro al club che ha cresciuto il ragazzo).

Da un punto di vista societario, quindi, manovra da 10+: costo del cartellino nullo (o comunque contenutissimo, sicuramente molto al di sotto del reale valore di mercato del ragazzo), fronte temporale sufficiente a valutare il ragazzo, stipendio assolutamente sostenibile.

Però… ci sono un paio di però, su cui è bene riflettere.

In primis, che fine farà il ragazzo una volta sbarcato a Torino. Proviamo a semplificare. Le opzioni sono fondamentalmente quattro:

  • resta a Torino ed entra in rotazione;
  • resta a Torino ma marcisce in panca non riuscendo ad adattarsi al nuovo contesto;
  • parte in prestito (le comproprietà, del resto, non esistono più);
  • gioca un anno in Primavera (che l’anno prossimo vedrà impegnati i classe 96 e 97).

Partiamo dal fondo: abbastanza impensabile che un giocatore del genere, già aggregato più volte alla prima squadra in quel di Parigi, non abbia chiesto certezze almeno in questo senso. Pensare possa essere aggregato davvero alle giovanili è folle (inserisco la possibilità solo perché esistente e perché… beh, siamo in Italia…).

Il prestito a qualche squadra, sicuramente di Serie A, potrebbe essere un’opzione. Bisognerebbe trovare però una squadra disposta a farlo giocare, magari anche approntando l’operazione facendo leva su una qualche formula che possa prevedere una ricompensa economica qualora il giocatore venisse valorizzato.

Infine, la sua permanenza a Torino, aggregato alla prima squadra. Dove potrebbe ritagliarsi uno spazio – un po’ come fatto dal francesino che l’ha preceduto, Pogba – come finire panchinato per tutta la stagione (prospettiva che credo lo porterebbe a chiedere la cessione, quantomeno in prestito, da subito o se non altro da gennaio).

Riguardo ad un suo utilizzo più o meno costante, però, c’è una grande incognita: Antonio Conte, lo ha dimostrato negli ultimi tre anni, è un allenatore non molto incline a lanciare i giovani.

C’è stato Pogba, certo. Obiezione comoda, direi. Ma la mia risposta è altrettanto ovvia: Paul Labile Pogba si è dimostrato giocatore già troppo pronto – e forte – per poter essere trattato come un ragazzino qualunque.

No, la verità è che Antonio Conte preferisce giocatori già formati, affidabili, al rischio che comporta il lancio di un giovane.

Esempi in questo senso? Ce ne sono a decine. Basti pensare a tutti i buoni giovani che la Juventus ha in giro per l’Italia e che non si decide a valorizzare in casa. Da Luca Marrone, tenuto e panchinato senza scampo, fino ai vari Gabbiadini e Berardi, che ancora non vengono ritenuti pronti per rientrare a casa. Per non parlare di Immobile, rimpallato da una piazza all’altra per tre anni, in cui è stato capace di vincere due titoli di capocannoniere, conquistarsi la Nazionale e finire nelle mire del Borussia Dortmund.

Quindi, una sola chance. O Kingsley Coman riesce a ripercorrere le tracce lasciate da Pogba ed imporsi da subito, o il rischio concreto è che butti via – o quasi – un anno.
In realtà le chance sarebbero due. Ma non so, non mi pare che Conte, di punto in bianco, si stia decidendo a lanciare giovani a profusione…

Detto dei dubbi rispetto alla fine che il ragazzo potrebbe fare una volta sbarcato a Torino veniamo alla seconda questione, che riguarda un aspetto prettamente tattico.

Kingsley Coman, come ho avuto modo di dire nel mio libro (e non per farmi pubblicità, ma vi invito a comprare il prossimo… senza doti divinatorie, si leggono comunque schede interessanti su giocatori che di qui a breve finiranno per forza di cose a movimentare il mercato), nasce trequartista ed evolve come esterno. Abbastanza naturale vista la congiuntura storica, che vede i ragazzi con caratteristiche come le sue finire spesso larghi, per sfruttare rapidità e dribbling provando ad avere più campo rispetto che se si facessero imbottigliare centralmente, sulla trequarti.

Le posizioni preferite di Kingsley Coman

La Juventus però, ad oggi, gioca in una maniera molto particolare, il tanto decantato – e criticato – 3-5-2, che non prevede né l’uso del trequartista classico, né dell’esterno prettamente offensivo.

Mai, infatti, Coman potrebbe – ad oggi, ma temo anche in futuro – andare a ricoprire il ruolo di fluidificante. Semplicemente, quelle non sono le sue caratteristiche.

Quindi?

Anche qui, due possibilità: o Conte, le volte in cui dovesse decidere di provarlo, lo testerà come seconda punta, oppure dovrà studiare un cambiamento di modulo.

Nella prima ipotesi il ragazzo – basandoci sull’organico attuale – potrebbe tranquillamente agire in coppia sia con Llorente, di cui potrebbe sfruttare le sponde ma che potrebbe anche valorizzare con sgroppate e cross dal fondo, sia con Tevez, per dialoghi nello stretto ed in rapidità.

Nella seconda, invece, Coman potrebbe trovarsi a giocare in un ruolo più adatto a lui. Sono almeno un paio d’anni, infatti, che si dice la Juventus dovrebbe o potrebbe passare al 4-3-3. Un’eventualità che sicuramente potrebbe aiutare Kingsley ad inserirsi nella nuova realtà.
Ma siamo proprio così sicuri che Antonio Conte abbia intenzione di abbandonare il modulo che lo ha reso tre volte Campione d’Italia…?

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Alla fine la rimonta si è consumata. Il miracolo è compiuto. Il Chelsea rimonta il 3 a 1 rimediato a Parigi ribaltando il risultato con un 2 a 0 secco che gli vale l’accesso alla semifinale di coppa.

La partita è stata comunque piuttosto equilibrata, almeno in parte. Meritata dal Chelsea, certo, che non ha comunque giocato a dominare gli avversari. Squadra che ci ha provato, ma sempre in maniera guardinga, passa grazie ad un goal “sporco” di Demba Ba a pochi minuti dal termine, nel più classico degli arrembaggi finali.

Giusto ieri pomeriggio avevo provato, su questo blog, ad introdurre la gara. Alla fine devo dire di averci visto abbastanza giusto per quello che riguarda le sfide 1-contro-1.

La difesa del Chelsea, che accreditavo come essere più forte rispetto a quella parigina – al netto della presenza di Thiago Silva – ha retto bene, non facendosi mai infilare. Una cosa che può sembrare banale, ma che è risultata decisiva: due goal sarebbero bastati solo se dietro non si fosse imbarcata acqua. E così è stato.

Certo, va anche detto che questo è stato possibile anche perché Cavani, in un paio di occasioni, ha fatto tutto benissimo fuorché la conclusione. Altrimenti ora staremmo parlando di un altro match.

Ma entriamo più nello specifico del match e vediamo cos’è stato.

Il match non era iniziato un granché bene per il Chelsea, che dopo poco più di un quarto d’ora si era trovato a rinunciare al suo giocatore migliore: Eden Hazard, uscito acciaccato.

Oggettivamente, chi si sarebbe aspettato che a fare le cose migliori, in fase offensiva, sarebbe stato proprio il suo sostituto, Andre Schurrle?

Pochi. Forse nessuno. Almeno a giudicare dalle risposte che ho avuto a questa mia domanda. Non uno che abbia detto “il Chelsea può ancora farcela”.

Eppure il talento tedesco ieri ha dimostrato tutta la tipica risolutezza teutonica. Un calcio abituato, parla la storia, a raggiungere le fasi calde delle coppe, quando si tratta di nazionali. Ed evidentemente la cosa resta poi impressa nel DNA di molti figli di Germania…

Così sarà proprio l’ex Magonza a portare in vantaggio i suoi. Il tutto poco dopo la mezz’ora, su un calcio d’angolo che vede una difesa non proprio impeccabile lasciar passare un pallone che è spizzicato da David Luiz e giunge proprio sul destro di Schurrle. Tiro di prima intenzione, goal.

Nelle immagini si può notare come davanti a David Luiz salti Thiago Motta, non riuscendo però ad elevarsi più di tanto e lasciando così passare la sfera.

Posto che il marcatore del difensore-neo-mediano Verdeoro non sarebbe lui, va detto che se il centrocampista Azzurro gestisse meglio la situazione e arrivasse anche solo a sfiorare quel tanto la sfera, tutto ciò non accadrebbe.

Coi se e coi ma, però, non si fa la storia. E così Schurrle alimenta le giuste speranze di rimonta del popolo Blues. Mettendo, meritatamente, la propria griffe sulla partita.

Nella ripresa la partita continua con qualche alto e basso. E’ il Chelsea a controllarla, in linea di massima, ma i parigini avrebbero l’occasione di pareggiare prima e passare in vantaggio poi, con due ottime occasioni capitate sul sinistro e sul destro di Cavani, che però non ne approfitta.

Così Blanc decide di inserire un altro difensore, Marquinhos, in luogo di Lucas Moura. Per ergere una sorta di Linea Maginot in chiave calcistica che però dura lo spazio di pochi minuti.

Battaglia di nervi per eccellenza quella tra Chelsea e Paris Saint Germain.

Una sorta di guerra di trincea, come fu la Prima Guerra Mondiale, in cui si vince per logoramento dell’avversario, non per capacità impattante impossibile da contenere.

E quando si tratta di fare una battaglia nervosa ben sappiamo a chi doverci rivolgere: José Mourinho, il miglior allenatore al mondo, quando si tratta di gestire questo tipo di situazioni.

Il Paris aveva iniziato il match molto bene. Reggendo in maniera più che dignitosa di fronte alle avanzate iniziali del Chelsea.

Il canovaccio tattico era chiaro a tutti: contenere per ripartire, con un attacco fatto da giocatori rapidi, bravi nel dribbling ed, essenzialmente, ottimi contropiedisti.

Così davanti alla linea a quattro di difesa ha posto il suo solito centrocampo. Fatto sì di giocatori bravi nel gestire il pallone, ma anche capaci di interdire.

Ed inizialmente le cose hanno funzionato. Del resto il primo goal Blues è arrivato solo da palla ferma: in situazione di palla in movimento, infatti, l’impalcatura tattica studiata da Blanc aveva retto alla grande.

I problemi veri sono sorti, diciamo, negli ultimi venti minuti.

Cavani, come dicevo, ha fallito due ottime occasioni di riequilibrare il risultato, ipotecando così, di fatto, il passaggio del turno.

Blanc deve essersi evidentemente fatto prendere dalla paura. E ha deciso di ergere quella famosa Linea Maginot rivistata in chiave calcistico-moderna per provare a tutelarsi.

La cosa però non è servita. Anzi, è stato quello il definitivo suicidio tattico di un mister rimandato – con tutta la sua squadra – alla prova di maturità.

La squadra si è infatti fatta schiacciare totalmente nella propria area. Alla lunga, ed il sentore c’era tutto, è quindi arrivata la classica “palla sporca” in area. Che ha beffato la difesa e permesso al Chelsea di trovare il goal della vittoria.

Come detto anche in precedenza la vittoria ieri è stata ampiamente meritata per il Chelsea. Che l’ha spuntata in questa sorta di battaglia di nervi, riuscendo a sopraffarre gli avversari proprio negli ultimi scampoli di match.

Guardando l’andamento dello stesso, comunque, pochi dubbi su chi meritasse: due goal e due traverse, oltre ad un gioco sicuramente più inteso e deciso, volto proprio alla ricerca del risultato necessario e sperato.

Una bella prova per questo Chelsea, che ora resterà in attesa di capire quale altro ostacolo si frapporrà alla finalissima.

Venendo ai singoli assegnerei il titolo di MVP a Schurrle per un motivo molto semplice: nei primi minuti il Chelsea combina poco, anche grazie ad un PSG molto guardingo. Poi entra il tedesco ed in qualche modo, con la sua vivacità e la sua decisione, cambia l’inerzia del match.

Sempre a livello di singoli vanno però fatti grandissimi complimenti anche a David Luiz, probabilmente la vera chiave di questo match. Un po’ come avevo detto nella preview, del resto, con la formazione schierata da Mourinho era necessaria una super prestazione del neo-mediano brasiliano, che è arrivata puntale.

Luiz ha dominato in lungo e in largo il centrocampo, facendo da vero e proprio frangiflutti davanti alla difesa. E dando quella solidità alla squadra che è stata determinante per trovare la vittoria.

Molto bene comunque anche un sempre, a mio modo di vedere, sottovalutatissimo Ivanovic. Uno dei miei difensori preferiti in assoluto.

Centrale adattato terzino, non ha grandi doti propulsive ma garantisce una solidità più unica che rara in fase di non possesso. Giocatore di cui si parla troppo poco in relazione alle prestazioni che è solito profondere e che mi spiace molto non aver potuto vedere in Italia.

Per quanto concerne i singoli del PSG, sicuramente meno brillanti di quelli Blues, la nota Azzurra dolente è senza alcun dubbio Marco Verratti. Il talentino pescarese ha infatti giocato molto male: avulso dal gioco, falloso – come spesso purtroppo gli capita -, un pochino troppo nervoso. Si è insomma sciolto come neve al sole.

Va però detto che tutto il Paris ha fatto piuttosto fatica a gestire il match da un punto di vista psicologico, quindi è anche normale che lui, più giovane in campo, ne abbia risentito anche più dei compagni, in questo senso.

E che di contro, a centrocampo, sia emersa l’esperienza di Thiago Motta. Un giocatore che a me certo non fa impazzire, ma che ieri se l’è quantomeno cavicchiata là in mezzo. Facendo sicuramente meglio dei proprio compagni di reparto, Matuidi e Verratti appunto.

Così i due migliori in maglia parigina sono probabilmente state le due ali, contropiedisti per eccellenza. Veloci e ficcanti, hanno provato a dare un po’ di verve alla propria squadra, risultando comunque molto limitati negli ultimi sedici metri.

La beffa più grande per il PSG, giusto contrappasso per i magnati che amano alla follia il calcio-business sempre più globalizzato di oggi, è quindi arrivata da Demba Ba, calciatore senegalese nato però a Sèvres, 12 chilometri da Parigi.

Insomma, un po’ come la storia di Bruto che assassinò suo padre, Giulio Cesare.

Alla fine il miglior commento dopopartita l’ha fatto, a mio avviso, lo stesso Mourinho. Che ha parlato esplicitamente di “culo”. Risultando molto più onesto nel giudizio dei suoi tanti fan (anzi, discepoli).

Intendiamoci, il tecnico lusitano prepara bene il match. Soprattutto psicologicamente, ma questa certo non è una novità.

I suoi partono con i piedi di piombo. La consegna è: “provarci, senza imbarcare”. E così i suoi fanno.

David Luiz domina la mediana tenendo in linea di galleggiamento i suoi. La difesa non concede eccessive sbavature. Davanti Eto’o si danna l’anima, Willian svaria molto, Schurrle sostituisce Hazard e fa il fenomeno o giù di lì.

Ma guardiamo in faccia alla realtà. Da un punto di vista tattico o di lettura del match Mourinho fa cose “normali”. Da allenatore capace e intelligente, intendiamoci, ma non da fenomeno. Ciò che lo rende fenomeno è la gestione psicologica dei suoi calciatori, ed un perché lo dirò tra poco.

Le mosse: Schurrle è un cambio forzato dagli acciacchi di Hazard. Imputare genialità a questa sostituzione significa fare, con un’espressione tanto cara allo stesso tecnico ex madridista, “prostituzione intellettuale”.

Il belga si fa male e lui gioca la carta tedesca. Che risulta vincente.

Per non parlare degli ultimi minuti. In cui hai una sola speranza: buttare la palla davanti e sperare in qualcosa. Da qui l’ingresso di Ba e Torres. Mosse semplici, che avrebbe fatto più o meno chiunque.

Alla fine la risolve proprio Ba, lesto ad approfittare di un tiro di Azpilicueta sporcato, che mette fuorigioco la difesa (Maxwell si allunga ma non ci arriva).

Colpo di genio?

No. “Culo”.

Chapeau Mourinho. Quando “piange” dopo una sconfitta mi piace meno di zero. Ma se non altro, da gran signore, sa vincere.

L’ultimo pensiero lo dedico al GENIO che sapendo che il Chelsea avrebbe potuto combinare lo scherzetto al Paris St Germain, e quindi a Blanc, si è recato allo stadio con la maglia di Emil Kostadinov.

Il nesso logico, è capibile, non è chiaro a tutti. Quindi mi permetto di spiegarlo anche a chi non ha colto la sfumatura.

17 novembre 1993, stadio Parco dei Principi, Parigi. La nazionale di casa si gioca l’accesso ai Mondiali che si svolgeranno l’anno seguente negli Stati Uniti sfidando la rampante Bulgaria di un certo Hristo Stoichkov, talento e genialità al servizio del suo popolo.

Un pareggio sarebbe bastato ai ragazzi di Gerard Houllier per strappare la seconda posizione, e quindi un pass per l’America, dietro la nazionale svedese.

Francia che schierava una squadra tutt’altro che disprezzabile, quella sera. In campo c’erano in fatti giocatori di alto livello come Desailly, Deschamps, Papin, Cantona… e lo stesso Laurent Blanc.

Sono proprio i padroni di casa a portarsi in vantaggio, grazie a “Sua Maestà Genio e Sregolatezza” Eric Cantona.

Francia che probabilmente si sente tranquilla e viene così beffata solo cinque minuti più tardi da Kostadinov, che pareggia.

Il che però non basterebbe a garantire il passaggio del turno ai bulgari.

Gli dei del calcio però, è risaputo, sono spesso beffardi.

Al minuto 90 lo stesso Kostadinov è lanciato in profondità da un compagno. Il giocatore taglia da destra alle spalle del proprio diretto avversario, lo supera di slancio e si porta in area.

Arrivato sul punto di sparo proprio il malcapitato Laurent Blanc tenta il tutto per tutto, tuffandosi disperatamente in scivolata. E’ troppo tardi. Emil esplode il proprio destro e buca Lama sul primo palo. E’ il goal del 2 a 1. Francia a casa, Bulgaria ai Mondiali statunitensi.

(A parziale discolpa dei francesi va detto che vennero eliminati nel girone che si rivelò essere il più ostico del lotto, contenendo le due squadre che l’anno seguente si affrontarono nella finale per il terzo e quarto posto proprio negli States. E che solo quattro anni più tardi, aperto un nuovo ciclo, seppero laurearsi campioni del mondo proprio in quel di Parigi.)

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Subito dopo i sorteggi dei quarti di finale di Champions League la netta parte di osservatori ed appassionati sentenziarono che quello tra Paris Saint Germain e Chelsea sarebbe stato lo scontro più equilibrato tra i quattro.

L’andata è però stata vinta in maniera più larga del previsto dai parigini padroni di casa, che si sono riusciti ad imporre per 3 a 1 mettendo sicuramente almeno la punta del piede in semifinale.

I giochi però sono ancora apertissimi. Con un 2 a 0 tutt’altro che impossibile da centrare i Blues riuscirebbero infatti a strappare la qualificazione ai francesi, che di contro aspettano la gara di stasera frementi, consci del fatto che si tratti di una vera e propria prova di maturità per loro: in palio c’è l’accesso al gotha del calcio europeo.

Chi la spunterà è difficile da dire. Sicuramente l’attesa è tanta. La speranza di poter vedere un bel match, da neutrale, anche di più.

Ma facciamo qualche comparazione tra i due team che scenderanno in campo…

I londinesi padroni di casa dovrebbero schierarsi col classico 4-2-3-1, sempre più modulo base di molti club europei. Diverso invece il discorso riguardante gli ospiti, accreditati del 4-3-3.

Prendendo le possibili formazioni in mano è facile notare come sotto molti punti di vista il duello dovrebbe essere abbastanza equo. I rispettivi 11 hanno infatti segnato 8 e 9 goal in questa edizione della Champions League, per un rating WhoScored medio praticamente uguale, che vede il PSG davanti al Chelsea di un solo punto decimale (7.2 contro 7.1).

Davvero molto simili, a conferma del fatto che chi prevedeva un duello equilibrato aveva la carta dalla propria parte, anche gli altri parametri. Se l’età media è praticamente uguale, lo stesso si può dire per i tiri medi per giocatore (un decimo in più per i padroni di casa), i duelli aerei (il Chelsea ne vince il 4% in più), i dribbling (0.4 in più a partita, sempre in favore dei Blues) ed i tackle (il questo caso è il dato parigino a risultare migliore, 1.8 contro 1.7).

Alla fine le uniche differenze sostanziali che si possono notare statisticamente osservando i due probabili 11 in campo riguardano gli assist (15 contro 10 per il PSG) e l’altezza media (ben cinque centimetri in più in favore dei Blues, in questo caso).

Insomma, equilibrio al potere.

Proviamo quindi a fare il classico giochino del “ruolo per ruolo, chi tiri giù dalla torre”. E vediamo se un certo equilibrio persiste anche qui (quello scritto tra parantesi è il rating WhoScored inerente a questa edizione della Champions League)…

Cech (6.82) vs. Sirigu (7.19)

Sebbene il rating sia fortemente appannaggio del portiere italiano e nonostante fossi nel Chelsea avrei già accantonato il portierone ceko in favore di Courtois… beh, nonostante tutto sulla gara secca mi affiderei ancora più volentieri al primo piuttosto che al secondo, nonostante gli anni passino per tutti ed anche l’ex Rennes qualche segno di vecchiaia ha iniziato a palesarlo.

Ivanovic (7.48) vs. Van der Wiel (7.61)

Qualcuno si stupirà nel sapere che tra tutti i 22 probabili in campo il secondo rating più alto è quello del terzino olandese trasferitosi sulle rive della Senna. Eppure Van der Wiel, che pure ha limiti molto evidenti secondo chi scrive, sta giocando una grandissima Champions, essendo anche stato capace di servire ben 4 assist nei sei match giocati ai suoi compagni di squadra. Quindi vince lui il duello col terzino serbo? Assolutamente no. Ivanovic è secondo il mio parere uno dei difensori più solidi dell’intera Europa. Un giocatore cui non rinuncerei mai e che proprio anche nel corso di questa Champions ha dimostrato comunque più affidabilità, in fase di non possesso, rispetto all’omologo parigino. Certo, il suo apporto in fase offensiva resta comunque più limitato di quello che riesce a generare il proprio avversario, ed in un contesto in cui ci sono due goal da recuperare questo può essere in un certo senso penalizzante. Ma è pur vero che se vuoi ribaltare il risultato, non può nemmeno permetterti di subire goal…

Cahill (7.06) vs. Thiago Silva (7.07)

Come ben sa chi mi segue su Facebook (pagina molto attiva grazie soprattutto ai tanti utenti che ci si sono affezionati… vi invito a seguirci perché escono spesso discussioni molto interessanti!) ritengo il centrale brasiliano il difensore più forte al mondo, oggi come oggi. Quindi nonostante il buon Cahill stia giocando sicuramente su livelli interessanti per quello che mi riguarda la discussione qui non comincia nemmeno.

Terry (6.93) vs. Alex (6.82)

I due sono stati compagni di squadra per diversi anni. Primavere che sono passati per entrambi, ovviamente, ma che sembrano farsi sentire – semplice questione anagrafica – più per il nazionale inglese che non per Alex. Però, un po’ come nel caso del duello Cahill – Silva, la discussione per me non ha nemmeno da iniziare.

Azpilicueta (7.35) vs. Maxwell (6.97)

Azpilicueta è un giocatore che mi piaceva moltissimo ai tempi delle under spagnole, ma che secondo ad oggi sta ancora rendendo generalmente meno di quanto potrebbe (nonostante un rating molto alto). Quindi pur ritenendolo giocatore in grado di raggiungere in carriera vette di rendimento sicuramente superiori a quelle dell’omologo brasiliano del PSG, opto in questo caso per un pareggio. Dovuto in primis alla tanto decantata – in Italia, almeno – esperienza di quest’ultimo, che in partita come quella odierna può sicuramente entrare in gioco e contare.

David Luiz (6.95) vs. Thiago Motta (7.67)

Un po’ a malincuore, ma per oggi opto per Thiago Motta. Giocatore dal passato ad alto livello (cosa che in realtà sta garantendo tutt’ora) ma che non riesco ad amare. In primo luogo, per fallosità e soprattutto lentezza di gioco. E proprio questa potrebbe essere una delle chiavi di volta del match: la tecnica c’è tutta, ma gli inglesi giocano a ritmi forsennati. Riuscirà il nazionale Azzurro a rimanere bene in partita? Non so. Ma di certo, anche qui grazie all’esperienza, potrebbe comunque vincere il duello di ruolo con Luiz, difensore centrale ormai adattatosi al ruolo di mediano che ha comunque dimostrato di saper fare grande legna lì in mezzo. Paradossalmente anche il Chelsea si gioca molto con lui: dovendo attaccare a spron battuto, David Luiz avrà il compito di contrastare puntualmente le probabilissime ripartenze francesi…

Lampard (7.22) vs. Matuidi (7.46)

Frankie è stato uno dei migliori centrocampisti mondiali dell’ultima decade. Certo, oggi un po’ appannato dall’età, che passa anche per lui. Di contro Matuidi è uno dei perni insostituibili dell’ingranaggio messo a punto da mister Blanc, e sta tenendo livelli di rendimento elevati sia in Champions che in campionato. Nonostante questo però mi trovo ad optare per il sempre ottimo inglese, che ha esperienza, carisma e fiuto per aiutare i suoi nell’impresa.

Oscar (7.1) vs. Verratti (7.28)

Potrò sembrare parziale nello scegliere il talentino pescarese in luogo di quello Verdeoro. Ma al netto di una posizione in campo diversa, tra i due scelgo comunque il giocatore sbocciato in Serie B due stagioni or sono agli ordini di Zdenek Zeman. Opinione che comprendo essere criticabile… ma a me, sinceramente, il buon Oscar non ha mai convinto fino in fondo. Certo, anche Verratti deve crescere molto in molti aspetti del suo gioco… ma ecco, credo abbia un talento superiore. E soprattutto margini molto più ampi. Poveri noi che l’abbiamo fatto scappare all’estero…

Willian (7.18) vs. Lucas (6.83)

Due giocatori che avrebbero le carte in regola per incidere anche più di quello che fanno. Uno – il parigino d’adozione – probabilmente anche più talentuoso dell’altro, che però sta rendendo un pochino di più. Alla fine pari e patta tra i due Verdeoro, in attesa che uno dei due si decida a consacrarsi definitivamente.

Hazard (7.55) vs. Lavezzi (7.02)

In assoluto il più impari dei duelli. Lavezzi è un buon giocatore – che non amo particolarmente, ma resta un buon giocatore – Hazard un grande calciatore, con le stimmate del fenomeno. Buonissima parte delle chance di qualificazione pesano sulle sue spalle. Se stasera sarà in serata il Chelsea avrà concretamente la possibilità di farcela. In caso contrario…

Torres (6.95) vs. Cavani (7.34)

WhoScored dà partente Torres, la Gazzetta stamattina dava invece Eto’o. Personalmente non avrei dubbi su chi scegliere. Esattamente come non si pongono questioni su chi scegliere tra l’imbolsito spagnolo ed il bomber uruguagio.

Alla fine, in questo senso, il Chelsea vince lo scontro 5 a 4, visti anche i due pareggi. Ulteriore segno di un equilibrio che è equilibrio delle sensazioni, ma anche dei numeri.

Chi vincerà non lo so dire. Certo non scommetterei su un passaggio del turno Blues. Ma da spettatore mi auguro loro ci credano e Mourinho sappia caricarli alla grande, così da poter assistere ad un grande spettacolo.

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400 milioni.

A tanto ammonterebbe una valutazione realistica di Lionel Messi, secondo uno studio condotto dalla Euromericas Sport Marketing.

Ad annunciarlo, come riportato da AS, è Gerardo Molina, professore emerito in marketing sportivo.

Tre i criteri utilizzati per definirne la valutazione: il primo è un mix di variabili prettamente tecnico-tattiche, che vanno dal ruolo del giocatore, ai suoi goal realizzati, ma anche aspetti come il paese di nascita, la carriera internazionale e l’importanza del club in cui milita.

Il secondo criterio riguarda invece l’impatto mediatico mondiale del giocatore, nonché la sua reputazione all’interno dei vari paesi le cui federazioni sono iscritte alla FIFA.

Il terzo, infine, riguarda il “brand”. Ovvero sia il valore commerciale che l’immagine di Messi produce.

Tutti questi aspetti valutati e mixati hanno quindi portato il professor Molina a definire questo – incredibile – valore di mercato. Che supera di molto la clausola stessa del fenomeno argentino, ferma a “soli” 250 milioni. Una clausola definita addirittura “svalutata e sfalzata” rispetto al reale valore del giocatore, dall’equipe di ESM.

Il lavoro dell’Euromericas Sport Marketing, comunque, non sarebbe stato fatto a vuoto.
Secondo quanto riferito dallo stesso professor Molina, infatti, ci sarebbero stati tre club che lo hanno contattato per ottenere i risultati di questo studio, volendo valutare una possibile – clamorosa, aggiungerei – acquisizione dello stesso Messi.

Se la valutazione pseudo-realistica del fenomeno di Rosario fa sicuramente notizia, la vera bomba dell’intervista di Gerardo Molina a Cadena SER sarebbe però un’altra: ci sarebbe infatti uno di questi tre club che sarebbe disposto a sborsarli, questi 400 milioni.

Una squadra che, sempre secondo il professore emerito di marketing sportivo, avrebbe “come sponsor un governo”.

Impossibile non pensare al Paris Saint Germain ed al fondo che lo sostiene, la Qatar Investment Authority.

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Radiomercato ne parla insistentemente: l’Inter sarebbe tornata sulle tracce di Ezequiel Lavezzi.

L’attaccante argentino, già allenato da Mazzarri in quel di Napoli, è infatti ritenuto uno dei rinforzi su cui puntare in vista della prossima, sempre più prossima, sessione invernale di calciomercato.Ezequiel Lavezzi e Walter Mazzarri

Ma può essere Lavezzi l’uomo giusto su cui puntare?

Partiamo dal prezzo: l’ex San Lorenzo è stato acquistato per una cifra che si aggiorna attorno ai 30 milioni di euro, bonus compresi.
Se certo il tempo trascorso in quel di Parigi non ha contribuito ad aumentarne il valore, è anche vero che gli sceicchi non potranno accettare un prezzo particolarmente contenuto.

Fissiamo quindi un prezzo indicativo, che ci aiuterà nello sviluppare l’analisi rispetto al possibile acquisto Nerazzurro del Pocho: 20 milioni circa (la formula gradita dall’Inter sarebbe comunque un prestito con diritto di riscatto, con ogni probabilità pagato in N rate).

Poi c’è la questione stipendio.

L’argentino dovrebbe prendere 4 milioni netti l’anno, in Francia. Secondo alcune fonti in realtà la cifra sarebbe più vicina ai 5.

In ogni caso, anche volendo ammettere una possibile apertura ad una riduzione dell’ingaggio pur di trasferirsi all’Inter e ritrovare il suo mentore, difficilmente lo stipendio di Lavezzi potrebbe allontanarsi molto dai 4.

Il che vorrebbe dire renderlo – se le cifre pubblicate ad inizio stagione dalla Gazzetta sono valide – il terzo giocatore più pagato della squadra. Così d’emblée si troverebbe a percepire più di Palacio, che (diciamo assieme ad Handanovic) è il giocatore più forte inserito nella rosa dell’Inter.

Detto delle cifre, veniamo agli aspetti più prettamente tecnico-tattici.

Ezequiel Lavezzi è un giocatore molto conosciuto in Italia, dove ha passato ben cinque stagioni. Di lui c’è poco da dire. Attaccante rapido e ficcante, ama giocare in velocità, negli spazi, e sa rendersi molto pericoloso soprattutto a supporto di un avversario più che come bocca da fuoco.

Nel suo periodo in Azzurro, infatti, il Pocho è riuscito ad affermarsi come uno dei migliori assistman dell’intera Serie A.

Da qui le analisi tattiche vengono abbastanza naturali: può essere Lavezzi, giocatore che ama giocare a supporto di una punta “vera” il rinforzo ideale per una squadra che ha in una seconda punta – Palacio, appunto – la sua stella?

Far coesistere Palacio e Lavezzi vorrebbe dire giocare senza prima punta. Un po’ ciò che in realtà sta facendo Mazzarri in questo momento, con il suo 3-5-1-1 che prevede solo El Trenza là davanti.

Andando a scorrere un po’ lo storico dell’allenatore livornese, però, emerge chiaramente come la sua carriera sia stata accompagnata dall’uso più o meno continuativo di una prima punta con tutte le caratteristiche del caso: analizzando i suoi ultimi dieci anni vediamo infatti come a Livorno aveva a disposizione un super bomber (ma soprattutto una prima punta con ogni crisma) come Cristiano Lucarelli. Da lì in poi si possono ricordare anche i vari Rolando Bianchi, Giampaolo Pazzini ed Edinson Cavani.

Quindi?

Qualche perplessità resta.

Intendiamoci, non penso ci sia un dottore al mondo che possa prescrivere ad un proprio paziente-allenatore di schierare senza possibilità di appello una prima punta di ruolo. Come il Barcellona più di tutti insegna, infatti, si può anche attuare un tipo di gioco che permetta di sopperire alla mancanza di quel tipo di giocatore. Che pure Mazzarri avrebbe oggi a disposizione, va detto.

Stante questi presupposti, siamo sicuri che spendere una ventina di milioni per rendere un giocatore sicuramente ottimo – rispetto al livello medio attuale della rosa intendo – ma comunque non eccelso il terzo più pagato della rosa?Mauro Icardi e Rodrigo Palacio

Io credo che l’Inter possa e debba muoversi diversamente. Davanti si dovrebbe provare a dare spazio e fiducia al duo Palacio-Icardi. In mezzo DEVE essere valorizzato Kovacic. E piuttosto che spendere il tesoretto per Lavezzi, una seconda punta monodimensionale con limiti ben definiti e senza molto potenziale da sviluppare ancora, potrebbe cercare qualche investimento più proficuo ed efficace, anche sul medio-lungo termine.

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