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Posts Tagged ‘Olanda’

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Oggi viaggiamo in Olanda in compagnia di Giorgio Crico, cofondatore di Echeion e collaboratore di Passione Inter e MondoPallone.

Un viaggio che ci porterà a parlare delle questioni interne ma anche delle prospettive Mondiali. Che immagino diventino ancor più rosee, dopo la partita di ieri…

Lancieri campioni. Per la quarta volta di fila. Dopo sei anni di digiuno, il dominio sembra destinato a continuare. Quanto?

Il dominio dell’Ajax durerà sinché la progettualità del club sarà così efficace, quindi potenzialmente per sempre (o almeno così vogliono provare a fare all’AmsterdamArenA). Ovviamente non succederà perché alla fine vanno azzeccate sempre le mosse giuste in sede di mercato, quando bisogna scegliere chi far entrare nella rete degli osservatori (fondamentale, in Olanda in generale e ad Amsterdam in particolare), chi far esordire in prima squadre e quando e anche l’allenatore: non sono operazioni semplici che è possibile centrare ogni anno. Per ora comunque dura il circolo virtuoso iniziato quattro anni fa. Al momento infatti qualunque cosa tocchi de Boer pare diventare oro: il vecchio Frank, lemme lemme, ha vinto ogni Eredivisie a cui ha partecipato come tecnico. Realisticamente, penso che questo ciclo dell’Ajax possa durare finché regge l’attuale impianto di gioco che, ritengo, crollerà solo nel momento in cui cederanno almeno due o tre giocatori cardine dello stesso reparto contemporaneamente. Ma de Boer, che sa benissimo che possono cedergli giocatori sotto il naso da un momento all’altro, si sta già cautelando dando fiducia ad altri giovani coi quali sostituire i titolari gradualmente: se si rivelassero tutti all’altezza e completasse il rinnovamento prima della cessione dei “vecchi”, allora la serie si potrebbe arrestare solo nel momento in cui l’ex stopper del Barcellona se ne dovesse andare. Molto però dipenderà anche dalle avversarie, chiaramente. Al momento la differenza più netta è nella fase difensiva: si nota che il tecnico ajacide è un ex difensore e infatti la transizione a protezione della porta dei Lancieri è la migliore del campionato. Se Feyenoord, Vitesse e Twente dovessero riuscire a migliorare nettamente in quest’ambito potrebbero anche impedire di raggiungere il quinto scudetto consecutivo all’Ajax.

Feyenoord secondo, una squadra che si è ritrovata dopo anni difficili. Quale futuro a medio termine per la squadra di Rotterdam (che non vince un titolo dal 1999)?

Il Feyenoord è uno di quei club che deve imparare a difendere meglio per essere veramente da titolo, come accennavo prima: potenzialmente, peraltro, ha i talenti migliori d’Olanda in quel reparto e prova ne è che van Gaal s’è tirato dietro ai Mondiali la difesa titolare dei Rotterdammers in blocco più Vlaar, che era titolare nello stesso club prima di andare all’Aston Villa due anni fa e, adesso, è decisamente il centrale olandese più forte in assoluto. Probabilmente l’impianto di gioco di Koeman non è ancora perfetto: mentre nell’Ajax c’è comunque un leader super esperto come Moisander, in grado di fungere da allenatore in campo visto che conta quasi 400 presenze in carriera da professionista e va per i 29 anni, nel club del de Kuip invece il più vecchio è Janmaat che non ha ancora 25 anni e ha giocato la metà delle partite del finlandese ajacide (senza contare che è un terzino di scuola oranje, quindi non proprio adattissimo a comandare la retroguardia). Almeno un elemento di esperienza per reparto serve e nel Feyenoord, in difesa, c’è Mathijsen che però a un certo punto ha perso il posto a favore del giovanissimo Kongolo: è stato quindi un anno di transizione, non definitivo (e comunque concluso col secondo posto). Personalmente aspetto con trepidazione il prossimo anno perché, in avanti, il Feyenoord è stata la squadra più spettacolare dell’intera lega e non solo grazie a Pellè ma anche ai vari Immers, Schaken, Boëtius e te Vrede; se Koeman riuscisse a chiudere ermeticamente la difesa e sistemare l’umoralità cronica della compagine (che l’ha portata a batoste impronosticabili contro formazioni assai inferiori), il Feyenoord se la giocherebbe coi Lancieri senza problema alcuno.

La favola Vitesse si è invece sgonfiata negli ultimi mesi…

Sul Vitesse s’è detto e letto di tutto. Poiché è nota la sinergia tra la proprietà delle Aquile di Arnhem e il Chelsea di Abramovich (che ha prestato una vagonata di giocatori ai gialloneri negli ultimi anni), tantissimi ritengono che il numero uno dei Blues abbia imposto al proprietario del Vitesse, il connazionale Tsjigirinski (o Chigirinski che dir si voglia), una sorta di diktat tale per cui il club non dovrebbe vincere il campionato e, di conseguenza, qualificarsi per la Champions League. A me, onestamente, pare una forzatura esagerata, anche perché, seguendo il campionato, s’è proprio notato un calo atletico quasi verticale del Vitesse da gennaio in poi, a causa del quale le Aquile hanno perso il primo posto in coabitazione con l’Ajax nonché la qualificazione alle coppe europee. Il sesto posto finale ha consentito al Vitesse solo l’accesso ai play-off per i preliminari di Europa League che hanno perso già in semifinale col Groningen con un poco lusinghiero risultato finale di 5-1. Nonostante l’idea di appoggiarsi a un grande club europeo come il Chelsea – dal quale pescare a piene mani dalla “pila degli scarti” costituita dai giovani o dagli esuberi – sia un’ottima trovata in partenza, ritengo però che sia troppo poco efficace sul medio termine perché i giocatori si trovano con poche motivazioni appena si arriva verso la fine dell’anno e, ancora più grave, questo tipo di filosofia crea un’atmosfera da “è tutto provvisorio” che nuoce gravemente alla squadra, la quale non riesce proprio a creare un solido blocco da cui ripartire ogni anno.

Finnbogason dell’Heerenveen ha dominato, con 29 reti, la classifica cannonieri. Che tipo di giocatore è? Dove vedi il suo futuro?

Parto premettendo che su Alfreð Finnbogason non mi riesce di essere del tutto imparziale perché lo ritengo un giocatore dal potenziale ancora enorme, nonostante non sia più un bambino, e dai mezzi già adesso incredibili; dopo averlo visto giocare è impossibile non esserne fan in qualche modo. Per fare le cose semplici, possiamo dire che Finnbogason è un attaccante e viene tendenzialmente utilizzato come centravanti ma è piuttosto distante dal concetto di “9 puro” (alla Luca Toni, per dire). È esattamente come dovrebbe essere una punta moderna: forte di testa, fisicamente imponente ma non eccessivo, rapido, estremamente tecnico e dotato nell’uno contro uno, ha una facilità di calcio impressionante e un’abilità disarmante nel leggere i movimenti delle difese avversarie oltre al fatto che è uno dei più affidabili rigoristi dell’intera Olanda. Ha anche un’ottima visione di gioco ed è piuttosto bravo a fare assist; personalmente lo ritengo un attaccante totale che vorrei subito nella mia squadra del cuore, è un giocatore da prelevare assolutamente per un club di qualunque caratura. Se in Catalogna non fossero schiavi del nome pregiato quando cercano di acquistare qualcuno, vedrei Alfreð benissimo al Barcellona perché dotato della giusta intelligenza calcistica per non pestarsi i piedi con Messi ma al contempo è in possesso di mezzi tecnici tali da poter dialogare allo stesso livello con quelli che sarebbero i suoi compagni. Posto che è impossibile che vada al Barça, spero che Finnbogason vada a giocarsi le sue carte in un club europeo di grande blasone con un progetto di risalita europea a breve/medio termine e che faccia le coppe il prossimo anno e, in questo senso, lo vedrei benissimo in Italia in qualunque squadra dalla Fiorentina (inclusa) in giù fino al Torino. Anche se prenderebbe molti più soldi, sarebbe tristissimo vedere un calciatore simile a metà classifica in Inghilterra o a lottare per il quinto posto in Spagna in club senza grandi ambizioni o che possono sperare nell’Europa League ad anni alterni. Come tipo di gioco, inoltre, potrebbe esplodere alla grande in Germania: anche la Bundesliga è un campionato che consiglierei a Finn, dove può trovare spazio in qualunque squadra dalla terza classificata in giù.

La seconda posizione se l’è invece guadagnata Pellè. Giocatore esploso tardi e solo in Eredivisie. Pensi meritasse una chiamata in vista del Mondiale?

Nel caso di Pellè la frase (che sembra fatta ma quasi sempre non lo è) “a certi livelli conta solo la testa” è la perfetta descrizione dell’evoluzione del giocatore. Graziano ha fatto meraviglie in Italia a livello primavera e ad Alkmaar, nonostante fosse molto lontano dal concetto di titolare fisso, ha lasciato un ottimo ricordo di sé a van Gaal e soprattutto Koeman che, due anni fa, l’ha rivoluto al Feyenoord, gli ha fatto capire che contava quasi ciecamente su di lui, l’ha ricoperto di stima e affetto e s’è quindi potuto godere qualcosa come 55 gol in 66 presenze in un biennio (senza dimenticare 15 assist che, per un numero 9 vecchia scuola, sono tanta roba). Al netto di ciò penso che Pellè avrebbe meritato due o tre chance nell’attuale Italia, perlomeno nel periodo tra la Confederations Cup e l’esplosione di Immobile e Destro, magari al posto di Gilardino. Così, tanto per testarlo e vedere se sia in grado di indossare al meglio anche l’azzurro adesso che ha ritrovato fiducia in sé stesso ed è ai massimi livelli possibili di autostima (in Eredivisie ha fatto più gol di tutti su azione, anche rispetto a Finnbogason). In ogni caso, vedendo i nomi che sono in Brasile, credo che il buon capitano dei Rotterdammers non ce l’avrebbe comunque fatta a partire per i Mondiali. Se solo fosse esploso prima…

Restando sui singoli, chi sono stati i migliori giocatori della stagione?

Domandone da centomila euro. Fatti salvi i nomi dei due giocatori di cui abbiamo parlato poc’anzi, penso che il migliore in assoluto sia stato Lasse Schøne. Il centrocampista ajacide ha fatto una stagione straordinaria, con 15 gol e dieci assist tra tutte le competizioni, sostituendo al meglio un giocatore fondamentale come Eriksen. Centrocampista super completo che sa fare bene tutto, è una garanzia sia in transizione offensiva sia difensiva (senza dimenticare che ha preso solo due cartellini gialli in tutto l’anno!). Una menzione speciale la meritano anche Aron Jóhannsson, attaccante classe 1990 dell’Az che potremo ammirare nella nazionale Usa ai Mondiali, Dušan Tadić, numero 10 serbo e cervello assoluto del Twente col vizietto del gol, Lex Immers del Feyenoord e Michael Higdon, centravanti di peso inglese del retrocesso Nec Nijmegen che tanto bene ha fatto al suo primo anno olandese (ha quasi rischiato di salvare i suoi praticamente da solo e li ha trascinati in semifinale di Coppa d’Olanda). In difesa non si può non parlare bene di Moisander, difensore centrale finlandese dell’Ajax, Nick Viergever, terzino goleador dell’Az appena passato all’Ajax, e Stefan de Vrij, anch’egli difensore centrale ma stavolta del Feyenoord, dotato di buona tecnica e notevole intelligenza calcistica.

L’Olanda è sempre una grande fucina di giovani. Chi dovremmo seguire con attenzione?

Il concetto di “giovane”, in Olanda, è piuttosto diverso da quello che abbiamo in Italia: in Eredivisie a 22/23 anni non sei più “giovane” perché là i calciatori di quell’età possono già contare su un centinaio di presenze (almeno) in campionato. Di conseguenza, utilizzando un criterio “italiano” i nomi da fare sarebbero troppi e mi limito a un elenco gioco forza piuttosto parziale e limitato a coloro che sono in Brasile: il già citato de Vrij è senz’altro uno dei migliori prospetti del torneo così come Aron Jóhannsson, mentre hanno impressionato moltissimo Memphis Depay del Psv (12 gol al primo anno da titolare non sono per tutti e non a caso è andato in Brasile ad appena 20 anni), il suo coetaneo del Feyenoord Terence Kongolo, stopper/terzino sinistro, Jordy Clasie (centrocampista completo 23enne sempre del Feyenoord), Jöel Veltman dell’Ajax (difensore 22enne). Tra i giovanissimi, tra i “quasi minorenni” verrebbe da dire, non si possono omettere il classe 1996 Richairo Živković, attaccante che ha portato il Groningen ai preliminari di Europa League e l’anno prossimo giocherà nell’Ajax, il suo coetaneo Jaïro Riedewald, difensore ajacide che può giocare anche terzino, l’attaccante esterno Ricardo Kishna, classe 1995 e anch’egli prodotto dell’Ajax Academy, Zakaria Bakkali del Psv (attaccante tendenzialmente esterno anche se può fare la seconda punta), il ghanese Eghan del Twente, centrocampista, il suo compagno di squadra e di reparto Kyle Ebecilio e il centrocampista offensivo/trequartista Danny Bakker dell’Ado Den Haag. Se si pensa che questi nomi siano già tanti io ribatto dicendo che senz’altro me ne sono anche dimenticato qualcuno: questa è l’Eredivisie.

Capitolo Mondiali, l’Olanda è inserita in un girone di ferro. Dove pensi potranno arrivare gli Oranje?

La posizione finale dell’Olanda in questi Mondiali è per me un mistero fittissimo. Non credo che dalle parti dei Paesi Bassi ci sia qualcuno che ritenga di essere “favorito” in senso stretto: altre squadre sono più attrezzate degli Oranje a questa tornata (cito solo Spagna, Brasile e Germania per fare tre nomi). Chiaramente Australia, Cile e gli stessi campioni del mondo non sono proprio avversari banalissimi ma, se davanti la squadra di van Gaal ha il potenziale per far male a chiunque, dietro c’è tantissimo talento grezzo e pochissima esperienza. Tengo a precisare che è stato un passaggio obbligato e un ricambio generazionale che andava fatto a tutti i costi ma resta un fatto che la maggior parte dei difensori convocati dal commissario tecnico olandese hanno enormi prospettive e diverranno un giorno fortissimi ma al momento contano davvero pochissime gare a livello internazionale nel loro curriculum e questa ritengo sia una tara invincibile a questo livello. A meno che quella specie di mago che c’è in panchina non riesca a individuare un sistema di gioco (si parla di un 3-4-2-1) capace di ovviare a questa lacuna. Per come la penso io, i valori tecnici dicono quarti ma la mancanza di esperienza potrebbe portare anche a non superare nemmeno il girone. Di sicuro non vedo le prime quattro posizioni così fattibili.

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Continua il nostro giro del mondo, tra paesi e squadre di club, accompagnati di volta in volta da esperti della rete.

Così dopo aver fatto tappa in Serbia la scorsa settimana, quest’oggi voliamo in Olanda, per scoprire una realtà che ha contagiato anche alcuni tifosi italiani: il NAC Breda.

Per farlo ho contattato Luca ed Edoardo, amministratori di Yellow Army Italia. Punto di riferimento per i simpatizzanti di questa – va detto insolita, per le nostre latitudini, squadra.

Ne è uscita una chiacchierata simpatica ed interessante sul mondo dei gialloneri quanto sul calcio olandese un po’ più in generale. Godetevela…

Tifosi del NAC Breda in Italia. Dove e come nasce questa insolita passione?

L: Per quanto mi riguarda nasce da una amicizia quasi trentennale con un ragazzo di Breda, che mi ha avvicinato al NAC e per me è stato impossibile poi non seguire i Rats.

E: Mio padre è nato a Breda. Mi reco in Olanda annualmente, il NAC Breda è l’estensione del mio amore che provo per i Paesi Bassi. Sono cresciuto con l’arancione nel sangue e l’Olanda nel cuore. Adoro il NAC perché è una società di carattere, è molto seguita e ricorda le squadre medio-piccole che oscillano fra la Premier League e la Championship. Ho visto una serie di partite dei Rats, il Rat Velregh Stadion ha un’atmosfera fuori dal comune, ogni volta che metto piede in quello stadio è come essere tornati a casa dopo una lunga assenza.

Quanto è seguito il calcio olandese, in Italia?

L: Sicuramente non tanto come quanto quello Inglese, ma ha comunque il suo “zoccolo duro” di appassionati che lo seguono costantemente. Forse la differenza principale tra calcio Inglese ed Olandese è che dell’Inglese si tende a seguire più le singole squadre, mentre a livello di nazionale gli Oranje godono di forte simpatia presso gli Italiani.

E: Non è sicuramente il campionato straniero più seguito, ma c’è una discreta cerchia di persone, soprattutto coloro che ricordano l’Olanda degli anni 70’ o gli accaniti sostenitori rossoneri che si sono innamorati del trio arancione (Rijkaard, Van Basten, Gullit) negli anni 90’. L’Eredivisie è un po’ bistrattata, è sinonimo di difese ballerine e partite con risultati tennistici, ma un occhio attento rivela che il calcio olandese è molto tattico oltre ad essere estremamente votato allo spettacolo. L’attaccamento alla maglia arancione è maggiore rispetto alle singole società, su questo non c’è alcun dubbio.

Venendo al NAC, la squadra galleggia attualmente a quattro punti di vantaggio sui playout e a cinque di distanza dai playoff. Che giudizio date alla stagione, fino a questo momento? Quali le prospettive?

L: Se mi avessi fatto questa domanda la settimana scorsa ti avrei detto che ci credevo, che il NAC si sarebbe giocato i play-off, ma dopo i passi falsi con Utrecht e Go Ahead Eagles, e soprattutto dopo la sconfitta contro il Twente , non nascondo un po’ di timore. Soprattutto per quanto ho visto in campo Sabato sera. Ora è fondamentale la prossima sfida con l’RKC, se vinciamo siamo salvi, se perdiamo rischiamo seriamente la Erste Divisie. Francamente, visti tutti i problemi affrontati in questa stagione anche a livello societario, non mi sorprende il fatto che la squadra ne abbia risentito e sia in difficoltà. Ma con l’arrivo di Rutjes credo che si possa solo migliorare. Vedo un buon futuro per il NAC Breda.

E: Il NAC non è una squadra da playoff, ha qualcosa in meno rispetto alle altre. Mi dispiace affermare che sotto il profilo della rosa è inferiore anche all’ADO Den Haag o all’Utrecht ad esempio. Siamo una squadra in ricostruzione e per un colpo assoluto di fortuna a dicembre non siamo falliti. Abbiamo un direttore tecnico competente che ama il club, quale Rutjes, a differenza del precedente Van As che ha generato una serie di disastri a cui la società ha dovuto porre rimedio. Le prospettive sono una salvezza sofferta, la stagione non è stato un disastro, ma visto questo finale al cardiopalma sono un po’ deluso rispetto alle premesse.

Passando ai singoli, nel NAC gioca – in prestito dal Chelsea – l’interessantissimo Stipe Perica, punta croata classe 94. Come sta andando il suo campionato? Ha margini di miglioramento tali da poter giocare in un futuro ad un livello superiore?

L: Stipe è un grande! L’ho visto dal vivo e mi ha impressionato. Non tanto per la tecnica, sicuramente deve ancora migliorare molto, quanto per la grinta. Non a caso l’ho soprannominato “il Gladiatore”. Sicuramente è da tenere d’occhio, credo che in futuro, se migliorerà sotto l’aspetto tecnico, lo potremo vedere in un grande club.

E: Stipe Perica è un buon prospetto. Mi ricorda Luca Toni, non è assolutamente un mostro di tecnica, ma si fa il proverbiale mazzo in ogni match. L’ho studiato a fondo, nonostante la sua statura da giocatore di pallacanestro, non è affatto lento. Il suo punto di forza sono le palle alte e di testa, in un campionato come la Eredivisie, è implacabile. Stipe deve lavorare duramente sulla tecnica individuale, perché ad ora non ha un gran dribbling, confido nel ragazzo perché è un professionista serio che ci mette cuore ed anima nel suo lavoro. Il suo futuro? È difficile dirlo. Io lo vedrei bene in Championship o in una piccola squadra della Ligue 1, ma gli auguro di giocare in un top club e spero vivamente mi smentisca.

Chi sono i cardini di questo NAC?

L: A parte capitan Jelle (Ten Rouwelaar, il portiere), che è il vero motivo per cui il NAC Breda in questi anni è rimasto in Eredivisie, due nomi su tutti: Jordy Buijs ed Uros Matic. Sono due certezze. Mentre Buijs già lo conoscevamo e sappiamo che si può contare su di lui, Matic è stata una scommessa, ma ci ha messo veramente poco ad entrare nei cuori dei tifosi, anche Sabato una partita spettacolare del nostro numero 10. Ora si parli di rinnovi. Jelle è legato a Breda, non ha nemmeno il contratto in scadenza, ma se fosse non avremmo dubbi sul fatto che voglia restare. Diverso il discorso per Buijs e Matic. Il primo ha già fatto intendere di voler rimanere solo nel caso il NAC abbia intenzione di costruire una rosa con qualche buon innesto (francamente non riesco a dargli torto), mentre Matic ha un accordo verbale con la società per i prossimi tre anni, ma non c’è ancora nulla di scritto e potrebbe venire ingolosito da qualche club al vertice della classifica.

E: Il cardine nello spogliatoio è uno: Jelle ten Rouwelaar. È il nostro capitano ed ha un cuore enorme, nonostante sia un estremo difensore, la manovra parte sempre dai suoi piedi. Jordy Buijs è il nostro jolly, non è molto agile, ma ha un destro educato e potente. Questa stagione è ritornato a fare il difensore centrale, come ai tempi del De Graafschap, con ottimi risultati. Henrico Drost e Rydell Poepon sono stati due buoni innesti, ma bisogna dire che il NAC Breda ha vinto una scommessa acquistando a parametro zero Uros Matic, fratello del giocatore dei blues Nemanja Matic. Il “nostro” Matic sta giocando alla grande e si sta rivelando uno dei migliori centrocampisti di tutta l’Eredivisie, infatti si vocifera già un interessamento del Twente.

Ampliando il discorso al campionato, come valutate la stagione in corso? La vittoria sembra poter essere più che alla portata, per l’Ajax.

L: Direi che l’Ajax non ha nulla di cui preoccuparsi in questo senso. Questa stagione è stata veramente pazzesca, ogni giornata si potevano stravolgere gli equilibri sia al top che in zona retrocessione. E mentre ora il discorso scudetto credo sia chiuso, nelle zone basse può ancora succedere di tutto. E purtroppo questo è un discorso che ci tocca molto da vicino…

E: L’Ajax ha vinto il titolo già da diverse giornate, manca solo la matematica certezza. Il campionato è stato davvero divertente, fino a un mese fa 4-5 squadre potevano ambire al titolo. Analogo discorso per la zona retrocessione, ad oggi le posizioni sono più consolidate.

In ultimo… voi seguite molto il calcio olandese. Che prospettive pensate possa avere la Nazionale in vista del Mondiale?

L: Realisticamente … questa nazionale non mi sembra paragonabile, per qualità e sostanza, a quella del Sud Africa. Ci sono molti giovani interessanti e sicuramente potrà fare molto bene in futuro, ma in questi Mondiali non credo arriverà in finale. Credo anzi che dovrà già sudare non poco per passare il girone, le partite contro Spagna e Cile le vedo molto difficili. Abbiamo anche perso Strootman, una delle uniche tre certezze di questa nazionale. Per i Mondiali in Sudafrica avevo scommesso sull’Olanda campione e ci ero andato molto vicino … in Brasile non me la sento proprio di ripetere questa scommessa!

E: Non si può fare previsioni con una squadra così giovane. Van Gaal ha dato un colpo di spugna ai disastri tecnici e tattici di Van Maarwijk. La nazionale olandese nella sua gestione ricordava la consueta Italia contropiedista a cui siamo tristemente abituati. Il gioco non c’era, ma con la forza dei nervi è arrivata una finale mondiale. Questo risultato è stato sorprendente, ma è crollato con il disastroso Campionato Europeo del 2012. La nazionale ad ora gioca una calcio fantastico che poche nazionali possono permettersi di esprimere, anche se l’infortunio di Kevin Strootman ci ha portato via uno dei centrocampisti più completi dei prossimi mondiali in Brasile. Le incognite sono sull’out di sinistra perché c’è la possibilità che Blind si sposti in mezzo al campo. In attacco facciamo paura, perché oltre a V. Persie e Robben abbiamo Depay che pochi conoscono, ma è uno dei giovani più promettenti che il panorama calcistico al momento offre.
Fra i pali c’è grande indecisione, ma se sarà uno fra Cillessen o Krul siamo in ottime mani. Io credo che aldilà dei risultati la nazionale Oranje sorprenderà tutti, perché al momento è scarsamente considerata. Abbiamo passeggiato nelle qualificazioni vincendo tutte le partite a parte una, nelle amichevoli Italia e Portogallo ci hanno raggiunto con un po’ di fortuna allo scadere. L’unica nota dolente è la sconfitta contro la Francia, ma io personalmente non metto in dubbio il lavoro di un maestro come Van Gaal. 

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Bella squadra questa Germania.

Completa in ogni reparto e con un bomber da subito implacabile: 3 goal in 2 partite e dichiarazione d’intenti chiara. Il titolo di cannoniere del torneo ha già il suo pretendente.

E non solo.

Portogallo, Olanda.

Vittime illustri annoverate sulla strada di questa squadra. Prima pretendente al titolo, oggi. E a quel trono che fu della Spagna solo quattro anni fa.

Basta scorrere i nomi per capire che per quanto non si tratti di undici fenomeni si è comunque di fronte ad una tra le squadre più forti e complete del torneo.

A partire dalla porta, dove trova spazio uno dei portieri più forti del mondo, per arrivare a quell’attacco che come detto è il regno del bomber Gomez, passando per difesa (dove da bella mostra di sé Hummels, pur non certo perfetto in occasione della segnatura di Robin Van Persie, per non parlare del sempre maiuscolo Lahm) e centrocampo, con Bastian Schweinsteiger che sarebbe titolare in ogni nazionale presente a questo campionato Europeo.

O ancora Ozil, partito bene per spegnersi un po’ con l’andare dei minuti, non a caso sostituito dal comunque non malvagissimo Toni Kroos.

Insomma, un parco giocatori di assoluto livello. La Spagna è avvertita.

Delusione quasi assoluta, invece, l’Olanda.

Certo, pronosticare per loro problemi difensivi, vedendo le convocazioni, era tutt’altro che difficile.

Van der Wiel, lo penso da parecchio, è giocatore piuttosto sopravvalutato. Discreto in proiezione offensiva, assolutamente non eccelso in fase difensiva, nel complesso un po’ molle.
Guarda caso descrizione che ricalca abbastanza bene quella che si potrebbe fare parlando di Urby Emanuelson. Anche lui molto pompato ad inizio carriera, non ha saputo trovare il proprio spazio ad alti livelli.

Sembra invece di ben altra pasta, ma comunque pecca un po’ di inesperienza e un po’ di lacune tattiche comunque colmabili con il giusto lavoro sul campo, Jetro Willems, giovanissimo terzino sinistro (classe 94) che dimostra già una buona personalità e una certa determinazione.
Se poi si pensa che in Italia i suoi coetanei a stento giocano in Primavera…

Sui centrali invece, mi si passi la battuta, sta ormai crescendo la muffa. Heitinga e Mathjisen non erano dei fenomeni nel pieno del proprio vigore,  non possono esserlo oggi, a trent’anni suonati.

Il problema, comunque, non è nemmeno solo la difesa.

Perché in realtà anche tralasciando il centrocampo, dove la coppia Van Bommel – De Jong ha poco da dare in fase di costruzione e non ha comunque più lo smalto – soprattutto pensando all’ex milanista – già solo di due anni fa, è l’attacco, paradossalmente, il vero problema di questa squadra.

Perché se annoveri i cannonieri principi di Premier e Bundesliga non puoi trovarti ad avere una fase offensiva così sterile. A maggior ragione se a questi ci aggiungi, a seconda, Sneijder, Robben, Kuyt e Afellay.

Eppure l’Olanda parte male. Dietro fatica e non riesce assolutamente a contenere Gomez, davanti manca del tutto il feeling e non arrivano nemmeno gli acuti dei singoli.

Per trovare la prima rete Oranje di questo campionato Europeo bisogna quindi aspettare il settantatreesimo, quando Van Persie riceve sulla trequarti, si libera del diretto marcatore, punta l’area di rigore e scarica un destro su cui nemmeno l’esplosività di Neuer può nulla.

Solo che ormai è troppo tardi. La Germania ritrova compattezza, prova a perdere qualche minuto, e trae in porto una vittoria che a un quarto d’ora dal termine sembrava scontata.

E pensare che solo una settimana fa Germania ed Olanda erano date dai più come le favorite – assieme alla solita Spagna – di quest’Europeo.

Oggi, però, palesano due momenti e due situazioni all’esatto opposto.

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Avendo il pomeriggio libero volevo guardarmi un paio di partite. Perché dopo aver seguito le gesta dei nostri ragazzi che stanno tentando di qualificarsi all’Europeo under 21 che si disputerà in Israele tra un paio d’anni volevo dare un’occhiata a qualche altra squadra che sta provando a fare lo stesso.

Girovagando per la rete mi ero quindi imbattuto nella possibilità di vedere i match disputati da due big come la Spagna e l’Olanda, un po’ da sempre tra le migliori scuole calcistiche al mondo.

Ma per problemi tecnici la cosa è andata per le lunghe e sono riuscito a vedere solo il match che ha visto i croati ospitare i campioni in carica iberici.

Spagna schierata da Luis Milla con un classico 4-2-3-1 con De Gea in porta, Martin Montoya (obiettivo di mercato della Roma nel corso dell’ultima sessione estiva) terzino destro, Carles Planas ad agire sull’out opposto e la coppia Iñigo Martínez – Jordi Amat a comporre il pacchetto centrale.
Davanti ad essi vengono quindi posizionati il mediano neo-Blues Oriol Romeu ed il regista Colchoneros Koke. Sulla trequarti agiscono invece Isco Alarcón a destra, Sergio Canales centrale e la stella basca Iker Muniain sulla sinistra, con il solo Rodrigo Moreno, giocatore brasiliano naturalizzato spagnolo, di punta.

Ivo Susak che risponde scegliendo Lovre Kalinić, Domagoj Antolić, Dario Župarić, Roberto Punčec, Renato Kelić, Mateo Pavlović, Mateo Kovačić, Ante Vukušić, Mario Šitum, Marcelo Brozović e Duje Čop.

La Spagna è superiore. Sulla carta e non solo. C’è però un aspetto negativo nel gioco dei giovani iberici: si piacciono troppo.
E così, ricalcando un po’ il guardiolesco modo di impostare l’azione, ecco che i difensori giocano tanto palla al piede, si scambiano tanto il pallone tra di loro facendo avanzare la propria squadra piano piano. Tanti tocchi fin da lì dietro anziché verticalizzazioni perentorie.

Nel farlo, però, rischiano spesso qualcosa di troppo.

Nonostante questo sono loro a fare la partita, con i giovani croati che faticano a stargli dietro.

E al diciottesimo gli spagnoli passano: rimessa laterale in posizione offensiva che Planas batte in favore di Isco. Finta di accentrarsi, slittamento sull’esterno e filtrante a mettere in movimento lo stesso Planas, che brucia il suo avversario e crossa un pallone perfetto per la testa di Moreno, il cui colpo di testa impatta però contro il diretto marcatore. Il rimpallo favorisce comunque l’inserimento che si butta sul pallone fulminando di destro il portiere avversario, portando in vantaggio i suoi.

Spagna che comunque crea tanto gioco e tiene moltissimo il pallone, come da tradizione, ma conclude pochino.
Per due motivazioni principali: da una parte, appunto, si piacciono troppo e cercano sempre il passaggio di troppo. Laddove quando fai molto possesso deve arrivarese sempre il momento in cui verticalizzare a dovere, per bucare la difesa avversaria.
Dall’altra il brasiliano Moreno non sembra essere una punta all’altezza della situazione. Poi certo, essendo la prima volta che lo vedo giocare non posso dire non avrà futuro nel calcio ad alto livello, ma la sua inclinazione ad estraniarsi dal gioco un po’ preoccupa.

Nonostante questo è comunque lui, poco dopo l’inizio della ripresa, a capitalizzare la bella azione di Isco che gli serve un pallone d’oro: stop di petto e conclusione ad incrociare sul secondo palo.

Questa under21, insomma, conferma tutti i meriti ed i limiti del nuovo corso spagnolo.

Tecnica sopraffina, possesso di palla assoluto, tendenza a specchiarsi troppo nei propri mezzi.
Di certo comunque bisogna fare tanti e tanti complimenti alla Federazione. E non solo.

Perché negli ultimi anni il livello medio del calcio spagnolo è cresciuto realmente moltissimo.

E dopo l’Europeo ed il Mondiale recentemente vinto dalla nazionale maggiore è logico pensare, visti i sempre buoni risultati che continuano a raggiungere anche le nazionali giovanili, che la Spagna resterà una delle pretendenti ai vari troni anche nei prossimi anni.

E tutto questo, appunto, è frutto di un lavoro pianificato a tavolino e svolto benissimo tanto in ambito federale quanto da parte di molti club (in primis il Barcellona, vero e proprio punto di svolta del calcio spagnolo).

Parlando di situazioni Tattiche c’è una soluzione interessante da notare. Come detto la Spagna imposta il proprio gioco con un robusto giro palla che parte fin dalle proprie retrovie. Ed è lì che si verifica un aspetto che, studiato a tavolino da Luis Milla, va fatto notare.
Oriol Romeu, mediano che in carriera si è già disimpegnato anche come centrale difensivo, quando parte l’azione si schiaccia tantissimo, arrivando praticamente a mettersi in linea con i due centrali di difesa. Così facendo si rende partecipe della costruzione dell’azione fin dai primissimi tocchi e permette ad entrambi i terzini di avanzare quantomeno fino a centrocampo contemporaneamente.

Ecco quindi che in queste situazioni il 4-2-3-1 impostato come base dal tecnico iberico va quasi a diventare un 3-3-3-1, con Montoya e Planas ad agire sempre larghi ma in posizione più avanzata di quanto non facciano normalmente i terzini di una difesa a quattro quando la propria squadra si trova ad impostare l’azione.
Una soluzione, anche questa, che ricorda un po’ quella utilizzata da Guardiola nel Barcellona, dove spesso in alcuni frangenti di gioco Busquets si trova proprio ad agire come fatto da Romeu. Che, non per nulla, esce, guarda caso, dalla Masia…

Poca roba, invece, questa Croazia. Che non colpisce né a livello di collettivo né sotto un punto di vista di singoli.
Certo, giocare contro la Spagna non è mai facile per nessuno. Ma loro di certo non hanno fatto nulla per impressionarmi.

Al momento, quindi, la situazione di classifica vede gli spagnoli condurre con tre vittorie su tre partite. Il 2 a 0 di Osijek si aggiunge infatti alla doppia vittoria sui georgiani (stranezze di un calendario balzano).
Insegue, a due lunghezze di distanza, la Svizzera, che dopo l’inaspettato 0 a 0 di Tallin con l’Estonia ha saputo imporsi con un roboante 4 a 0 proprio sulla Croazia (con reti di St. Zuber, Toko e di due conoscenze del nostro calcio: l’ex palermitano Kasami ed Haris Seferovic, punta ancora di proprietà della Fiorentina).
Croati che si trovano quindi terzi a parimerito con i georgiani. Entrambe queste due squadre, però, hanno una partita in più di chi li precede. Difficile quindi possano impensierire le due corazzate di questo girone.
Chiude il gruppo l’Estonia, che ha però giocato due sole partite.

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Quando nell’estate del 2004 si trasferì dal PSV Eindhoven al Chelsea nessuno si sarebbe aspettato di ritrovarlo, sei anni più tardi, a giocare nel campionato amatori francese.
E’ questa, infatti, l’incredibile traiettoria compiuta da Mateja Kežman nella sua carriera: da star assoluta di una delle squadre più titolate d’Olanda a desaparecido nella squadra riserve del Paris St. Germain.

Ma andiamo con ordine ripercorrendo velocemente tutte le tappe, in special modo le più significative, della carriera di Kežman.
Nato il dodici aprile di trentuno anni fa a Zemun, nell’attuale Serbia, Mateja iniziò la sua carriera professionistica nell’FK Smeredevo, club da cui viene prelevato dal Partizan nel 1998. Due anni, conditi da trentaquattro reti, ed il salto nell’Eredivisie: se il PSV chiama, infatti, non si può che rispondere “presente!”.

E proprio in quel di Eindhoven Kežman esploderà definitivamente: con la maglia dei Boeren la punta nativa di Zemun segnerà ben 105 reti in 122 match di campionato, raggiungendo il proprio apice nel corso delle ultime due stagioni in cui realizzerà rispettivamente 35 goal in 33 partite e 31 reti in 29 match, mantenendo quindi una media di più di una rete per incontro.

Proprio la sua infallibilità sotto porta lo mette al centro dell’attenzione di molti club europei tanto che, come detto, nel corso dell’estate del 2004 Abrahmovich busserà alla porta dei dirigenti olandesi e se ne assicurerà i servigi, ponendolo al centro dell’attacco del proprio Chelsea.
In Inghilterra, però, Mateja non si ambienterà e proprio in quel di Londra comincerà una sorta di involuzione che non avrà più fine.

In maglia Blues realizzerà infatti quattro sole reti in campionato, venendo quindi messo alla porta già al termine della sua prima stagione nella capitale inglese. A quel punto punterà su di lui un’altra squadra capitolina, l’Atletico Madrid. Nemmeno in Spagna, però, Kežman riuscirà ad ambientarsi, così che al termine della stagione dovrà, ancora una volta, cambiare aria.
Questa volta la chance gli verrà data in Turchia: due stagioni al Fenerbaçhe per lui che gli varranno il ritorno in una delle grandi capitali europee, Parigi.

Nemmeno con la maglia del PSG, però, il ragazzo saprà ritrovare lo stesso feeling con il goal dimostrato in Olanda così che dopo un breve periodo di prestito allo Zenit finirà con l’essere messo ai margini della squadra, ritrovandosi a giocare addirittura con le riserve del club parigino nel CFA, Championnat de France Amateur.

Un esempio pratico?
E’ presto detto. Lo scorso ventitré ottobre la squadra di Reuzeau si scontra con l’Ivry in un match di campionato e tra le fila delle riserve del PSG c’è proprio anche lui, Mateja Kežman. Che quindi passa in sei soli anni dall’essere uno dei bomber più prolifici d’Europa a dover giocare nel campionato amatori francese. Il tutto nonostante abbia solo trentuno anni e sia quindi tutt’altro che finito.

Nel corso del match, comunque, Mateja dimostrerà di non essere ancora un giocatore morto: sarà proprio lui, infatti, a decidere il risultato della partita andando a bucare Jus, portiere ospite, al quarantaquattresimo del primo tempo.

Un goal tanto utile alla propria squadra, invischiata nella lotta per non retrocedere, quanto inutile a livello personale: è notizia di martedì scorso che il PSG ha rescisso il contratto della punta serba, che si trova quindi oggi senza squadra. E se era incredibile pensare alla traiettoria impressa alla sua carriera dal trasferimento a Londra ai campetti del CFA francese cosa possiamo dire oggi che Kežman non ha nemmeno più una squadra in cui giocare?

E chissà chi potrebbe volergli dare l’ennesima chance, posto che ormai da anni è solo la copia sbiaditissima del bomber ammirato in quel di Eindhoven.
Subito dopo la rescissione gli sono stati accostati i nomi di squadre come Brescia e West Brom oltre che del Partizan Belgrado, suo ex club. Ai microfoni di Sky, però, il giocatore ha affermato di voler porre fine alla sua esperienza nel calcio europeo, appannaggio di una qualche esperienza più esotica: “Ho molte opzioni e non so ancora dove firmerò, ma so che non continuerò la mia carriera in Europa. Le mie preferenze sono il Medio Oriente o gli Stati Uniti”.

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GRUPPO A

Austria

Portieri
Philip Petermann Austria Vienna
Christian Petrovcic GAK
Difensori
Emir Dilaver Austria Vienna
Mahmud Imamoglu First Vienna FC 1894
Lukas Rath Mattersburg
Micheal Shimpelsberger Twente
Gernot Trauner LASK
Centrocampisti
David Alaba Bayern Monaco
Robert Gucher Frosinone
Raphael Holzauser Stoccarda
Tobias Kainz Heerenveen
Christian Klem Sturm Graz
Cristhoph Knasmuller Bayern Monaco
Marco Meilinger Salisburgo
Georg Teigl Salisburgo
Attaccanti
Marco Djuricin Herta Berlino
Andreas Tiffner Austria Vienna
Andreas Weimann Aston Villa
Allenatore: Andreas Heraf

 Inghilterra

Portieri
Lee Nicholls Wigan
Declan Rudd Norwich
Difensori
Nathaniel Clyne Crystal Palace
Joshua Thompson Celtic
Jason Lowe Blackburn
Thomas Cruise Arsenal
Matthew Briggs Fulham
Nathan Baker Aston Villa
Stephen Caulker Tottenham
Reece Brown Manchester United
Centrocampisti
John Bostock Tottenham
Dean Parrett Tottenham
Matthew James Manchester United
Jacob Mellis Chelsea
Matthew Phillips Wycombe
Attaccanti
Nathan Delfouneso Aston Villa
Ryan Donaldson Newcastle United
Frank Nouble West Ham
Allenatore: Noel Blake

Francia

Portieri
Abdoulaye Diallo Rennes
Marc Vidal Tolosa
Difensori
Sebastien Faure Lione
Johan Martial Bastia
Thimothee Kolodziecziak Lione
Gaetan Bussman Metz
Chris Mavinga Liverpool
Lioc Nego Nantes
Centrocampisti
Gueida Fofana Le Havre
Francio Coquelin Lorient
Clement Grenier Lione
Enzo Reale Lione
Attaccanti
Yanis Tafer Lione
Antoine Griezmann Real Sociedad
Gilles Sunu Arsenal
Cedric Bakambu Sochaux
Gael Kakuta Chelsea
Alexandre Lacazette Lione
Allenatore: Francis Smerecki

Olanda

Portieri
Jeroen Zoet PSV
Steffen Bakker Groningen
Difensori
Erik Schouten AZ
Bruno Martins Indi Feyenoord
Imad Najah PSV
Tim Eekman Excelsior
Ricardo van Rhijn Ajax
Centrocampisti
Jordy Clasie Excelsior
Rodney Sneijder Ajax
Ricky Van Haaren Feyenoord
Steven Berghuis Twente
Leandro Bacuna Groningen
Davy Propper Vitesse
Attaccanti
Lorenzo Ebicilio Ajax
Florian Jozefzoon Ajax
Rajiv van la Parra Caen
Jerson Cabral Feyenoord
Luc Castaignos Feyenoord
Allenatore: Wim van Zwam

GRUPPO B

Croazia

Portieri
Matej Delac Inter Zapresic
Dominik Picak Lokomotiv Zagabria
Difensori
Dario Rugasevic Cibalia Vinkovci
Sime Vrsaljko Dinamo Zagabria
Tomislav Glumak Zadar
Renato Kelic Slovan Liberec
Matej Jonjic Hajduk Spalato
Centrocampisti
Franko Andrijasevic Hajduk Spalato
Filip Ozobic Spartak Mosca
Roberto Puncec Varteks
Arijan Ademi Dinamo Zagabria
Mario Ticinovic Hajduk Spalato
Zvonko Pamic Rijeka
Attaccanti
Anton Maglica Osijek
Andrej Kramaric Dinamo Zagabria
Ante Vukusic Hajduk Spalato
Marko Bicvic Basilea
Frano Mlinar Dinamo Zagabria
Allenatore: Ivica Grnja

Italia

Portieri
Simone Colombi Pergocrema
Mattia Perin Genoa
Difensori
Andrea Adamo Palermo
Michelangelo Albertazzi Milan
Riccardo Brosco Triestina
Luca Caldirola Vitesse
Alessandro Crescenzi Grosseto
Alessandro Malomo Roma
Centrocampisti
Andrea Bertolacci Lecce
Marco D’Alessandro Bari
Cristian Galano Bari
Jacopo Sala Chelsea
Roberto Soriano Empoli
Max Taddei Gubbio
Luca Tremolada Inter
Attaccanti
Fabio Borini Chelsea
Mattia Destro Inter
Nicolao Dumitru Empoli
Allenatore: Massimo Piscedda

Spagna

Portieri
Aitor Fernandez Athletic Bilbao
Alex Barcellona
Difensori
Jorge Pulido Atletico Madrid
Martin Barcellona
Carles Planas Barcellona
Marc Barcellona
Hugo Mallo Celta
Ramiro Sindaco Real Saragozza
Centrocampisti
Keko Atletico Madrid
Koke Atletico Madrid
Romeu Barcellona
Thiago Alcantara Barcellona
Ezequiel Calvente Betis
Sergio Canales Real Madrid
Attaccanti
Ruben Rochina Barcellona
Daniel Pacheco Liverpool
Iker Muniain Atlethic Bilbao
Rodrigo Moreno Real Madrid
Allenatore: Luis Milla

Portogallo

Portieri
Claudio Ramos Vitoria
Tiago Maia Porto
Difensori
Anibal Capela Braga
Cedric Sporting
Joao Amorim Vitoria
Mario Rui Benfica
Nuno Reis Sporting
Roderick Benfica
Centrocampisti
Danilo Pereira Benfica
Sana Benfica
Agostino Ca Sporting
Ruben Pinto Benfica
Sergio Oliveira Porto
Attaccanti
Alex Porto
Balde Sporting
Ever Brandao Benfica
Nelson Oliveira Rio Ave
Salvador Agra Varzim
Allenatore: Ilidio Valle

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La deludente Olanda dell’esordio scende in campo per giocarsi il primo posto contro il Giappone.

Arjen Robben, ancora panchinato a causa di alcuni problemi fisici

CRONACA
L’Olanda pare da subito un poco più brillante del suo primo match Mondiale.
A tentare di portare in vantaggio gli Oranje ci pensa quindi Kuyt che va a rovesciare sugli sviluppi di un cross scoccato da capitan Van Bronckhorst trovando però la respinta della testa di Tanaka.
Sul fronte opposto è quindi Nagatomo a concludere da fuori, senza però trovare lo specchio di porta.

La brillantezza apparente dell’Olanda cozza con quella che è la realtà: così come all’esordio, infatti, la nazionale di Van Marwijk fatica a costruire gioco e si lascia ingabbiare dalla retroguardia giapponese con i ragazzi provenienti dal Sol Levante che, di contro, si limitano a chiudere gli spazi, senza particolari velleità offensive. Ne esce quindi una partita scevra di emozioni ed occasioni da goal, dove è la noia a farla da padrone.

A provare a scuotere il match ci pensa Honda che dopo la rete contro il Camerun ci riprova di testa, poco dopo la mezz’ora, anche contro il Giappone. Non trovando però la porta. Poco più tardi la situazione da calcio piazzato si ripropone, questa volta con Tanaka che prova a bucare Stekelenburg sempre però senza centrare lo specchio.
Il Giappone ci prova con continuità nell’ultimo quarto d’ora: al trentasettesimo è quindi Matsui che dopo aver ricevuto al limite da Endo stoppa e si coordina per girare il pallone verso la porta avversaria, trovando però la pronta risposta dell’estremo difensore Oranje.

L’Olanda scende in campo nel secondo tempo più convinta, almeno in apparenza. Nel giro di un paio di minuti, quindi, Van Persie effettua due conclusioni: dapprima di testa, trovando la pronta risposta di Kawashima, poi al volo su lancio di Van Bommel, mettendo palla a lato.
Il goal è nell’aria e arriva al cinquantratreesimo minuto: Tanaka allontana malamente un cross facendo terminare palla sui piedi di Van Persie che, in qualche modo, libera il trequartista Nerazzurro al limite dell’area. Sneijder non ci pensa quindi su due volte e spara un tiro su cui Kawashima interviene malamente, non riuscendo a respingere il pallone con forza tanto da farselo terminare nella propria rete.

Sneijder esulta dopo la rete che vale il match

Il Giappone però non ci sta e ci prova subito: Okubo riceve palla al limite e ci prova subito, spedendo però la palla alta sulla traversa. Al settantesimo invece Komano se ne va sulla destra centrando un pallone basso sul secondo palo per l’accorrente Honda, anticipato però all’ultimo dalla scivolata di Van der Wiel.

La partita continua comunque nel suo trascinarsi stancamente sino al suo termine sancendo quindi la vittoria di un’Olanda che guadagna altri tre punti con il minimo sforzo.
Giusto sul finire, in realtà, Okazaki proverà a siglare il pareggio, spedendo però alto un bel diagonale arrivato dopo una sponda di Tanaka.

COMMENTO
Vincere senza convincere, farcela senza meritarlo, guadagnare tre punti facendo meno del minimo indispensabile. Questo, fondamentalmente, è quanto si evince nel guardare le partite di un’Olanda sin qui deludentissima.
Arrivata in Sudafrica forte di un attacco composto da giocatori di assoluto valore gli Oranje hanno forse patito più del dovuto l’infortunio di Robben. Al di là di questo, comunque, non si può nemmeno pensare che l’assenza di un solo giocatore, per quanto dalle qualità straordinarie come quelle in dote all’ala bavarese, possa viziare così tanto il gioco di una squadra che dalla cintola in su è composta da giocatori così tecnicamente sopraffini.

Perché che gli Oranje potessero avere problemi in fase difensiva era qualcosa che veniva messo in preventivo da tutti. Ma che potessero fare così fatica a costruire gioco e trovare la via della rete no, questo non era stato previsto da nessuno.

Eppure la squadra guidata da Bert van Marwijk delude davvero tantissimo. Nonostante il gioco asfittico, però, riesce comunque a portarsi a casa sei punti in due match. Che dire, beati loro.

MVP
Un suo tiro da fuori decide il match, pur con la complicità netta del portiere avversario. E forse pure di un pallone sempre più al centro di forti critiche.
Pur deludendo rispetto a quanto ci si attendeva da lui, comunque, non può che essere proprio Wesley Sneijder, decisivo come non mai, il man of the match di oggi.

TABELLINO
Olanda vs. Giappone
Marcatori: 53′ Sneijder

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Van Marwijk non gestisce la sostituzione di Robben nel modo migliore

L’Olanda scende in campo promettendo di giocare un calcio bello e spettacolare oltre che con la promessa di vincere facilmente il suo girone. Ad opporsi al colosso Oranje, scricchiolante solo dalla cintola in giù, una Danimarca abituata a partire in sordina per poi, spesso, rivelarsi come grande sorpresa di queste competizioni.

CRONACA
La partita inizia come la maggior parte di quelle di questo Mondiale, con ritmi molto blandi. Per vedere la prima conclusione in porta, e comunque non molto pretenziosa, dobbiamo quindi aspettare il decimo minuto quando Kuyt concluderà centralmente trovando in Sorensen un portiere non sicuramente sicuro che si farà infatti scappare un pallone morbidissimo, che sarebbe dovuto essere bloccato senza se e senza ma.

Il match continua quindi sui binari della noia sino al ventesimo: ad una Danimarca totalmente rinunciataria si contrappone infatti un’Olanda che fatica a trovare spazio e a fronteggiare al meglio la formazione avversaria, ben disposta in campo. Dopo venti minuti di gioco, però, le magli della retroguardia danese hanno un paio di piccoli cedimenti e Van der Vaart, sostituto di Robben, prova ad approfittarne calciando dal limite, senza però riuscire, in entrambi i casi, a trovare la via della rete.

La prima azione portata con una qualche pericolosità dalla Daminarca arriva quindi al ventisettesimo quando Rommedahl riceve sulla sinistra e dopo aver controllato elegantemente il pallone lo crossa sul secondo palo, giusto sulla testa di Bendtner. La punta danese, però, colpisce a lato, sprecando l’unica occasione della prima mezz’ora danese.

Da parte sua l’Olanda, invece, continua con i propri problemi di sviluppo della manovra, tanto che le uniche azioni un minimo pericolose nascono da calcio d’angolo. Senza che, comunque, i giocatori di Van Marwijk riescano a sfruttare al meglio nemmeno quelle occasioni.

Al trentatreesimo ci pensa quindi ancora una volta Rommedahl a dare una scossa al match, anche se il suo tiro è parato senza grandissimi affanni da Stekelenburg.
Quattro minuti più tardi è invece Kahlenberg a provarci con un diagonale scoccato da dentro l’area. In questo caso è ancora una volta pronta la risposta del portiere Oranje, lesto a tuffarsi alla propria destra per salvarsi in angolo.

L’Olanda torna quindi a farsi vedere al quarantaduesimo quando Van Persie è messo in movimento da un passaggio sporcato da un difensore danese che ne favorisce la ricezione del pallone da parte della punta Gunners che dopo aver ricevuto e controllato la sfera effettua una doppia finta per provare a liberarsi di Agger, che gli si oppone però al momento della conclusione riuscendo a limitarla in calcio d’angolo e ponendo praticamente fine alla prima frazione di gioco.

Poulsen colpisce malamente di testa facendo terminare il pallone sulla schiena di Agger e poi nella propria rete

L’inizio della ripresa è subito choccante per i danesi che passano sotto già al primo minuto: Van Persie è lanciato nello spazio e si allarga sulla sinistra per crossare poi in mezzo, senza che nessun compagno possa intervenire sul pallone su cui arriva quindi Simon Poulsen, il cui colpo di testa è però sballato e fa rimbalzare la sfera sulla schiena di un incolpevole Agger, per poi farla terminare nella propria rete.
Quattro minuti più tardi è ancora Van Persie a rendersi pericoloso, ricevendo una palla in area che non riesce però a trasformare in goal, chiuso dall’uscita bassa dell’estremo difensore avversario.

Al cinquantottesimo Van der Vaart ci prova quindi in acrobazia andando a concludere con un colpo di tacco al volo da un decina di metri dalla porta, trovando però la pronta risposta di un attentissimo Sorensen, lesto a distendersi alla sua sinistra per bloccare il pallone.
L’azione migliore, però, gli olandesi la costruiscono al sessantesimo quando Van Bommel riceve palla sulla trequarti per girarla dentro di prima intenzione alla ricerca di un Van Persie che, partito in posizione di fuorigioco, salterà poi Sorensen con un bel pallonetto morbido a firmare il 2 a 0, ovviamente invalidato dall’arbitro.

Una decina di minuti più tardi il nuovo entrato Elia dimostra subito di essere più pimpante dei propri compagni di squadra, liberandosi bene tra due avversari per arrivare poi sul fondo ed appoggiare in mezzo un pallone su cui sarà però lesta la difesa danese a chiudere, facendo sfumare l’azione del possibile 2 a 0.
Al settantatressimo Elia fugge ancora sulla sinistra per effettuare poi un cross respinto di pugno da Sorensen con il pallone che termina al limite dell’area a Van Bommel. Dopo aver controllato il pallone, quindi, la penetrazione diagonale in area per andare poi a calciare con potenza, guadagnando però solo un calcio d’angolo.

A otto minuti dal termine gli Oranje colpiscono una traversa: Sneijder riceve al limite dell’area, spostato sul centrodestra, e dopo aver stoppato il pallone calcia di sinistro, trovando la deviazione di un difensore. Il pallone, quindi, s’impenna e beffa Sorensen, che viene però salvato, appunto, dalla traversa.

Van Persie tenta di saltare Sorensen senza successo

L’appuntamento col goal è comunque solo rinviato fino all’ottantacinquesimo quando Elia taglierà in area per essere servito magistralmente da Sneijder, che lo metterà a tu per tu con Sorensen con un tocco felpato; una volta lì, quindi, l’ala sinistra in forza all’Amburgo la piazzerà sul secondo palo, trovando però la leggera deviazione dell’estremo difensore danese a sospingere il pallone proprio sul montante. Qui, quindi, arriverà il tap-in di Kuyt a firmare il raddoppio.

A quel punto, quindi, l’Olanda rischierà di dilagare: subito dopo la rete del due a zero, infatti, Afellay sfiorerà la rete andando a raccogliere un cross teso dalla destra, trovando però il salvataggio sulla linea da parte di Agger.

COMMENTO
Non mi sarei mai aspettato di assistere ad una partita così povera sotto il punto di vista dell’estetica del gioco. Perché solitamente l’Olanda è una vera e propria sicurezza in questo senso.

Eppure questa risulta forse l’Olanda col gioco più involuto che abbia mai potuto vedere in vita mia. Poche idee, manovra convulsa, coralità tendente allo zero.
I perché di questa cosa saranno sicuramente molteplici e bisognerebbe prendersi del tempo per analizzarli tutti. La motivazione principale, comunque, penso sia semplice: non è possibile costruire una squadra imperniata su di un 4-2-3-1 con due ali molto larghe e predisposte a fare un certo tipo di gioco impostando quindi la propria manovra di modo che possa essere quanto più ariosa possibile per poi ripiegare all’ultimo, causa defezione di Robben, su di un modulo simile ma con un Van der Vaart praticamente sovrapposto a Sneijder. Perché così facendo si va a stravolgere il meccanismo costruito in precedenza. Da un gioco arioso che possa sfruttare molto le fasce (e la catena di destra Oranje sarebbe interessantissima, con Robben e Van der Wiel ad agirvi) ad uno che passi invece sempre per vie centrali dove, per altro, si vanno a trovare due trequartisti cui piace agire in una zona molto simile che finiranno quindi con il pestare i piedi per lungo tempo.

Questa mossa di Van Marwijk, insomma, è quanto mai opinabile. A maggior ragione quando lasci per più di un’ora in panchina un giocatore con il potenziale per poter essere devastante, ovvero sia quell’Elia che da solo porterà praticamente più pericoli alla difesa avversaria di quanto non facciano tutti gli altri suoi compagni nell’arco degli interi novanta minuti.

Insomma, una modifica fatta all’ultimo, quella di Van Marwijk, che non mi ha convinto affatto e che credo sia la prima colpevole della prova sterile di uno dei reparti offensivi comunque più interessanti dell’intero panorama mondiale.
Ad aggravare il tutto, comunque, va anche detto che contribuisce la giornata no di un Robin Van Persie che praticamente non ne azzecca una rischiando anche l’espulsione al sessantesimo quando andrà a concludere a rete ben oltre il fischio dell’arbitro, giustificandosi poi di non aver sentito lo stesso per via del suono incessantemente fastidioso delle Vuvuzela presenti sulle tribune.

Maarten Stekelenburg in uno dei pochi interventi del suo match

In linea di massima, comunque, un’Olanda assolutamente da rivedere. Possibilmente con Robben, se si ristabilirà a breve, o Elia titolari dal primo minuto e con uno tra Van der Vaart e Sneijder a guardare il match dalla panca.

Poco da dire, invece, per una Danimarca che difficilmente potrà fare molta strada a questo Mondiale. In attesa di vedere il livello di Giappone e Camerun, infatti, si può anche provare a pronosticare un passaggio del turno, ottenuto di riffa o di raffa, per la Dinamite Danese. Di lì in poi, però, non si può davvero capire come una squadra che non ha praticamente mai provato a rendersi pericolosa nella trequarti avversaria se non con qualche raro affondo di Rommedahl sulla destra possa superare un turno ad eliminazione diretta.

A questo punto, quindi, il Camerun di Eto’o deve essere conscio di avere una grande opportunità: battere i giapponesi dovrà quindi essere il minimo posto che poi partirebbero favoriti anche contro i danesi. Raccogliendo due vittorie più che alla loro portata, quindi, i Leoni Indomabili otterebbero un interessantissimo passaggio del turno che potrebbe dare il là ad un’impresa. Del resto un po’ tutti se l’aspettano: una squadra africana in semifinale nel primo mondiale della storia giocato nel Continente Nero…

MVP
In linea di massima l’idea di premiare un giocatore sceso in campo per soli venti minuti non mi piace proprio.
Come detto in sede di commento, però, Elia causa davvero più danni in quel paio di decine di minuti rispetto a quanto non riescano a fare gli altri tredici Oranje scesi in campo contro la Danimarca.

A questo punto, quindi, premiarlo diventa quasi un obbligo. Obbligo che assolvo comunque con grande piacere essendo quest’ala in forza all’Amburgo un giocatore che il sottoscritto apprezza tantissimo.
Costando solo 14 milioni di euro, almeno secondo le informazioni che circolano in rete, lo consiglierei per altro ai nostri dirigenti intenti proprio in questi giorni ad operare sul mercato in vista della prossima stagione. Perché se davvero si riuscisse ad acquistare per una cifra tutto sommato così contenuta potrebbe rivelarsi un affarone posto anche che parliamo pur sempre di un ragazzo ancora molto giovane oltre che dal potenziale notevole.

Elijero Elia, una delle stelline di questa nuova Olanda

Difficile vederlo in Italia, temo. Io comunque ne sponsorizzo il nome, augurandomi quanto meno che qualche nostra società lo stia facendo almeno seguire da vicino.

TABELLINO
Olanda vs. Danimarca 2 – 0
Marcatori: 46′ S. Poulsen (autogoal), 85′ Kuyt
OLANDA: 1-Maarten Stekelenburg; 2-Gregory van der Wiel, 3-John Heitinga, 4-Joris Mathijsen, 5-Giovanni van Bronckhorst, 7-Dirk Kuyt, 6-Mark van Bommel, 10-Wesley Sneijder, 8-Nigel de Jong (89′ De Zeeuw), 23-Rafael van der Vaart (67′ Elia), 9-Robin van Persie (77′ Afellay).
DANIMARCA: 1-Thomas Sorensen; 4-Daniel Agger, 3-Simon Kjaer, 6-Lars Jacobsen, 15-Simon Poulsen, 10-Martin Jorgensen, 2-Christian Poulsen, 20-Thomas Enevoldsen (56′ Gronkjaer), 12-Thomas Kahlenberg (73′ Eriksen), 19-Dennis Rommedahl, 11-Nicklas Bendtner (62′ Beckmann).
ARBITRO: Stephane Lannoy (Francia).
AMMONITI: De Jong, Van Persie (O), Kjaer (D).

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Capocannoniere (in co-abitazione col tedesco Thy) dell’ultimo Europeo under 17 Luc Castaignos è sicuramente uno dei nomi più interessanti dell’intero panorama calcistico giovanile europeo.

Sedicenne (compirà i 17 anni il prossimo 27 settembre) punta in forza al Feyenoord ha messo in mostra grandissime qualità, tanto da finire sul taccuino di una delle più importanti squadre del nostro continente: è notizia di questi ultimi giorni, infatti, l’interessamento da parte del Liverpool per la giovane stellina orange. Consigliato dagli osservatori della città del Merseyside, che lo avevano visionato proprio nel corso della manifestazione continentale per under 17, è stato visionato anche da Benitez, il quale parrebbe essere rimasto folgorato dal suo talento: velocità, potenza e senso del goal ne fanno un giocatore già molto dotato ma, soprattutto, con un potenziale da sviluppare notevolissimo.

Castaignos, infatti, oltre a mettere in mostra le sue già spiccate qualità lascia intravvedere ampi margini di miglioramento, sfruttando i quali si potrebbe arrivare a costruire una delle migliori punte del futuro, una punta che possa portare avanti la grande tradizione orange: l’eredità da raccogliere è pesante, infatti. Olandesi sono stati alcuni dei migliori attaccanti del mondo (da Crujff a Van Nistelrooy passando per Van Basten e terminando con Huntelaar) e sembrerebbe ricadere proprio su Luc il compito di portare avanti questa grandissima tradizione.

Tre sono state le reti da lui realizzate in questo Europeo: una segnata contro la Turchia in un match del girone eliminatorio, una contro la Svizzera in semifinale ed una, quella del momentaneo vantaggio, contro i tedeschi nella finalissima, che ha visto questi ultimi imporsi per 2 a 1 grazie ad una rete di Frinks arrivata a pochi minuti dal termine dei supplementari.

Europeo molto positivo, quindi, per lui: oltre ad avere una medaglia d’argento ad arricchire il suo palmares vede salire a 11 reti in 14 match il suo bottino con l’under 17, cosa che lo porta ad essere il miglior marcatore di questa rappresentativa giovanile olandese. Il precedente record, infatti, apparteneva ad un trittico niente male: Vennegoor of Hesselink, Geoffrey Castillon e Collins John, guidavano sino a pochi giorni fa questa speciale classifica con 10 reti all’attivo. Se poi si tiene conto del fatto che solo in questo Europeo Luc ha colpito due legni ecco che si capisce come le qualità balistiche di questo ragazzo siano notevoli: vede la porta come pochi altri suoi coetanei.

Castaignos con la maglia del Feyenoord: qualora non partisse potrebbe già diventare una delle colonne della squadra di Rotterdam

Castaignos con la maglia del Feyenoord: qualora non partisse potrebbe già diventare una delle colonne della squadra di Rotterdam

Inoltre questo Europeo ha anche dato a Castaignos la possibilità di mettersi in mostra, facendolo appunto finire al centro delle mire di mercato del club di Anfield Road (e, ne possiamo essere sicuri, non solo di quello). Liverpool che, secondo quanto dice Ben Blackmore di Setanta Sports, sarebbe pronto ad offrire 4 milioni di euro al Feyenoord per assicurarsi la firma di questo giovanissimo calciatore. Una cifra notevole per un ragazzo di soli 16 anni, cifra che però nel contempo fa capire quanto possano essere ampi i suoi margini di miglioramento: se una società solida e importante come quella Reds è disposta ad investire cifre del genere su di un ragazzino, infatti, c’è da aspettarsi che questo ragazzino, a meno di problemi particolari, possa arrivare a diventare un top nel suo ruolo.

Reds che si vedono costretti ad offrire cifre del genere, quando le squadre inglesi sono abituato ad acquistare i calciatori giovanissimi per due soldi, in quanto che Castaignos è già un professionista: il 30 ottobre scorso, infatti, a Luc venne fatto firmare il suo primo contratto da professionista, contratto che vedrà la sua scadenza a giugno 2011.

La sua è quindi una parabola in netta crescita: iniziò a tirare calci ad un pallone nello Spaartan, prima di passare all’Excelsior. Da qui il salto nel Feyenoord, per poi arrivare, a 16 anni compiuti da un mese, al suo primo contratto da professionista.

Per lui si sono già sprecati paragoni importanti: buona parte della stampa specializzata, ha azzardato similitudini tra Castaignos e Thierry Henry, stella del Barcellona. In comune i due hanno sicuramente una cosa: una parte di francesità. Se Henry, infatti, è francese ma di origini martinicane e guadalupensi, Castaignos è olandese, ma di origini francesi.

Oltre a questo, però, qualche altra similitudine, in effetti, sembra esserci. Innanzitutto il fisico, ma non solo: Albert Stuivenberg, Commissario Tecnico dei giovani tulipani, ha detto che dal suo punto di vista Luc somiglia a Thierry anche nello stile di gioco. Dello stesso avviso anche alcuni dei suoi compagni di nazionale.

Sempre secondo Stuivenberg i punti di forza di questo giocatore sono il gioco aereo, l’esplosività ed il fiuto del goal, mentre ciò su cui deve migliorare di più è l’uso del suo piede debole, il mancino.

Le qualità per sfondare, insomma, le ha tutte. Allenatori, compagni e tifosi disposti a credere in lui anche. Se saprà aggiungerci quel pizzico di impegno e determinazione che servono per crescere potremmo davvero finire, tra qualche anno, a parlare di lui come di una star assoluta del calcio mondiale.

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Un primo tempo tutto sommato equilibrato fa da preludio ad una seconda frazione con un solo padrone: la Germania.

Yabo insegue capitan Sini (uefa.com)

Yabo insegue capitan Sini (uefa.com)

Così potremmo sintetizzare con poche parole la semifinale giocata nel tardo pomeriggio dalla nostra rappresentativa under 17.

Gli azzurrini, infatti, scendevano in campo a Dessau per giocarsi l’accesso alla finalissima del Campionato Europeo di categoria, partita nella quale avrebbero affrontato l’Olanda (che come vedremo aveva in mattinata battuto i pari età svizzeri).

Nella prima frazione di gioco, come detto, equilibrio sostanziale a livello di occasioni, anche se qualcosa in più, da questo punto di vista, aveva creato la Germania, abilissima nel ripartire velocemente ed in maniera ficcante per andare ad impensierire Mattia Perin, 16enne portiere in forza alla formazione Allievi Giovanili del Genoa (che lo prelevò lo scorso anno dalla Pistoiese).

Azzurrini che mettono però in mostra un gioco più fluido ed orchestrato rispetto ai parietà tedeschi, molto più lenti e macchinosi nel far girare il pallone quando non hanno la possibilità di ripartire in velocità verticalizzando l’azione e portandosi nell’area avversaria in pochi secondi. Italiani che avrebbero anche un paio di occasioni interessanti con Dell’Agnello, una in particolare: Fossati – ottima prestazione per lui, forse il migliore in campo dei nostri – crossa in mezzo trovando la testa del compagno di club (entrambi, infatti, giocano nell’Inter) che, lasciato inspiegabilmente solo dalla retroguardia tedesca, spreca però mandando di poco a lato della porta difesa da Marc-Andre ter Stegen.

Nel secondo tempo, poi, il cambiamento degli equilibri creatisi nei primi quaranta minuti (tanto, infatti, dura un tempo in questa competizione): i tedeschi salgono di tono e diventano padroni del campo, andando a schiacciare, sostanzialmente, i nostri e meritando appieno vittoria ed accesso alla finale.

I due goal arrivano nel giro di sei minuti: al 70′ Yabo segna ribadendo in rete un pallone respinto da Perin, al 76′ Basala trova la rete chiudendo nel migliore dei modi un triangolo con Gotze (che sembrava però trovarsi in posizione di fuorigioco).

Azzurrini che quindi vedono infrangersi il sogno di riportare la nazionale under 17 sulla vetta d’Europa dopo che l’impresa era riuscita due sole volte nel corso della nostra storia, entrambe le volte quando, in realtà, si trattava ancora di Europei under 16: nell’82, quando battemmo in finale proprio i tedeschi per 1 a 0, e nell’87, quando battemmo l’Unione Sovietica con lo stesso risultato (titolo poi revocato per irregolarità nella documentazione riguardante uno dei giocatori, Roberto Secci) .

Per i tedeschi, invece, la possibilità di arrivare al terzo successo in questa competizione, dopo le vittorie del 1984 (come Germania Ovest) e del 1992 (guarda caso proprio l’anno in cui buona parte dei giocatori che militano attualmente nell’under 17 sono nati).

Germania che incontrerà nella finalissima, come detto, l’Olanda guidata in panchina da Albert Stuivenberg ed in campo da Oğuzhan Özyakup, capitano dei giovani tulipani.

Gli orange, infatti, si sono imposti in mattinata nella prima delle due semifinali, quella che li ha visti opposti alla Svizzera. I goal di Isoufi e Castaignos, entrambi siglati nella prima frazione di gioco, hanno reso vano il tentativo di rimonta elvetico, firmato da Kamber. Olandesi che arrivano quindi in finale e potranno giocarsi la vittoria del loro primo Europeo di categoria, ma olandesi che, tutto sommato, arrivano in finale non proprio meritatamente: il pareggio sarebbe stato forse un risultato più giusto… e se proprio c’era una squadra che meritava qualcosa di più questa era la Svizzera.

Lunedì verrà quindi giocata la finale di questa competizione: ancora pochi giorni e sapremo quale nazione potrà fregiarsi del titolo di campionessa europea under 17.

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