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Posts Tagged ‘Europeo’

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Byrne (a destra) e Foy (a sinistra): sono loro a segnare i goal decisivi della semi e della finale che consegnano all’Irlanda il titolo di Campionessa Europa under 16 nel 1998

Il primo gennaio del 1998 ero un ragazzino come tanti, reduce da un capodanno passato in famiglia e con una passione che mi bruciava dentro: quella per il calcio.

All’epoca seguivo quanto riuscivo, grazie alle risorse di cui disponevo. Internet non era ancora in auge quanto lo è ora (iniziai proprio qualche mese dopo a navigare, ma la rete era ancora piuttosto grezza e rudimentale rispetto ad oggi) e solo un amore smisurato, quasi folle, mi permetteva di spingermi sempre un passo oltre.

Nemmeno io però, come credo nessun altro al mondo, mi sarei aspettato che quell’anno una piccola nazione anglosassone avrebbe dominato l’Europa.

Perché mentre l’attenzione di tutti era concentrata sui Mondiali di Francia, quelli che videro la nazionale di casa guidata da monsieur Zizou salire per la prima volta sul tetto del mondo, il movimento calcistico giovanile irlandese mise in riga un po’ tutto il continente andando a vincere ben due titoli su tre.

Fatto salvo l’Europeo under 21 – vinto dalla Spagna di Salgado, Angulo, Guti e Valeron – i Boys in Green conquistarono infatti le manifestazioni (all’epoca) under 16 e 18 (oggi diventate under 17 e 19).

L’8 maggio del 1998, giusto ad una settimana dal mio tredicesimo compleanno, l’Irlanda di John O’Shea superò per 2 a 1 – grazie alle reti di Keith Foy e David McMahon – i parietà italiani, conquistandosi una vittoria assolutamente insperata.

La magia però non era destinata a finire lì. Perché Brian Kerr, il coach capace di guidare per la prima volta una rappresentativa irlandese sul tetto d’Europa, non era ancora sazio.

L’incontenibile gioia di Brian Kerr

Incaricato di guidare tutte le nazionali giovanili del suo paese al di sotto dell’under 21, Kerr debuttò in una grande manifestazione al Mondiale under 20 del 1997, dove riuscì a stupire tutti.

Dapprima convocando tre ragazzi provenienti dalla League of Ireland (non limitandosi quindi a pescare tra quelli tesserati per squadre professionistiche inglesi). Poi, soprattutto, centrando un terzo posto assoluto totalmente inaspettato (i Boys in Green dovettero piegarsi in semifinale all’Argentina di Samuel, Cambiasso, Riquelme ed Aimar, poi campione).

L’anno successivo, quindi, l’imposizione all’Europeo under 16. E quella nella categoria under 18.

Una vittoria costruita tassello su tassello dal C.T. nativo di Dublino, che seppe capitalizzare al meglio un gruppo molto determinato e, soprattutto, il talento di quello che diverrà poi il recordman assoluto della nazionale maggiore: Robbie Keane.

La vittoria partì da lontano. Da quel girone qualificatorio disputatosi in Moldavia che vide gli irlandesi imporsi 4 a 2 sull’Azebaigian per poi regolare di misura i padroni di casa in quello che, di fatto, fu lo spareggio che consegnò a Kerr ed ai suoi ragazzi l’accesso al secondo turno.

L’urna fu piuttosto benevola ed accoppiò gli irish alla Grecia, regolata con un 1 a 0 in terra ellenica ed un successivo 2 a 0 casalingo. Una doppia vittoria che regalò all’Irlanda un biglietto per Cipro.

Ancora una volta, l’urna sorrise alla compagine in verde. Che venne inserita nel girone dei padroni di casa assieme a Croazia ed Inghilterra. Un girone non certo semplice ma sicuramente più abbordabile dell’altro, in cui si trovarono a scontrarsi Germania, Portogallo, Spagna e Lituania.

L’inizio col botto, probabilmente, illuse qualcuno, in Irlanda. O meglio, fece credere che il miracolo ottenuto solo due mesi prima dall’under 16 fosse replicabile anche da Keane e compagni.

La gioia incontenibile dei i ragazzi irlandesi: il sogno è diventato realtà

Nella prima gara del gruppo B, disputata contro la Croazia il 19 luglio di quell’anno, i Boys in Green dilagarono: ad aprire e chiudere il match fu Liam George, autore di una doppietta marcata al primo ed al novantesimo minuto. Eppure i croati non regalarono nulla: dopo il raddoppio firmato da Keane arrivarono prima la rete di Deranja e poi il pareggio di Bjelanovic (sì, lo stesso che oggi gioca a Varese, dopo un lungo peregrinare lungo tutto lo Stivale). Nel secondo tempo, però, gli irlandesi dilagarono grazie a Stephen McPhail e Richie Partridge, per un 5 a 2 che sospinse subito gli irlandesi al primo posto davanti ai cugini inglesi e che risulterà poi determinante ai fini della classifica avulsa.

A riportare un po’ tutta Irlanda coi piedi per terra, però, ci pensarono proprio Alan Smith e compagni, che due soli giorni più tardi si imposero per 1 a 0 nello scontro diretto, portandosi ad un solo punto dalla finalissima (all’epoca, infatti, il torneo prevedeva due gironi all’italiana da quattro squadre, con le prime di ogni raggruppamento qualificate direttamente alla finale).

Tutto sembrava perduto. Solo una vittoria – certo non impossibile – ottenuta ai danni di Cipro e soprattutto la contestuale sconfitta inglese contro i croati potevano assegnare, se la differenza reti lo avrebbe perso, l’accesso all’ultimo atto ai Boys in Green.

Eppure il miracolo avvenne: il 23 luglio gli inglesi caddero inopinatamente contro la Croazia (un 3 a 0 che sancì l’eliminazione diretta dei primi, con i secondi qualificati alla finale terzo-quarto posto vinta poi ai rigori contro il Portogallo).
Lo stesso risultato maturò in Irlanda-Cipro: ad aprire le marcature fu Barry Quinn, che al 19esimo incornò bene un preciso cross di Dunne per l’1 a 0. Ad inizio ripresa toccò quindi alla star indiscussa della squadra, Robbie Keane, raddoppiare: una magia disegnata apposta per liberarsi al tiro, scaricato con tutta la forza del proprio destro sotto la traversa, a freddare il malcapitato portiere cipriota. Keane che per non farsi mancare niente a dodici minuti dal termine triplicò, andando a raccogliere un assist di Partridge per depositare poi la sfera in rete con un tocco delizioso.

Ottenuto l’accesso alla finale grazie alla classifica avulsa (Irlanda, Croazia ed Inghilterra terminarono tutte a quota sei punti la prima fase), Kerr ed i suoi ragazzi si prepararono per l’ultimo atto, che li avrebbe consegnati – loro assieme a tutto il paese – alla storia del calcio.

La spedizione irlandese festeggia la vittoria finale

A frapporvisi, un solo avversario. Il più tosto: la Germania di Hildebrand, Kehl e Deisler, autentiche star del calcio giovanile mondiale dell’epoca.

La situazione, nel raggruppamento A, non era molto diversa rispetto a quanto accaduto nel B: tre squadre a 6 punti, coi tedeschi primi grazie alle due spaventose vittorie contro Lituania (7 a 1) e Spagna (4 a 1).

Tedeschi che probabilmente quel 26 luglio del 1998, ovvero giusto due settimane dopo che la Francia seppe liberarsi del Brasile nella finalissima Mondiale del Saint-Denis, si sentivano già un po’ Campioni d’Europa. E che forse percepivano un po’ anche la responsabilità di lavare l’onta di quel pesantissimo 3 a 0 con cui la nazionale maggiore croata aveva, ad inizio mese, spezzato i sogni iridati di un intero popolo.

Beh, non so cosa passò nelle teste dei giovani teutonici quel giorno. So solo che se davvero pensavano di aver vita facile sbagliarono di grosso i propri conti.

I giovani irlandesi non volevano infatti essere da meno rispetto ai propri compatrioti dell’under 16. E arrivati lì non potevano lasciarsi scappare un traguardo così ghiotto, mai raggiunto prima da nessuna rappresentativa under 18 del proprio paese.

Così, per un giorno, Keane e compagni si vestirono da eroi. Perché solo degli eroi potevano respingere le avanzate tedesche, con orde di giovani calciatori galvanizzati dalle prospettive di vittoria ad invadere l’area dei Boys in Green, epici però nel mantenere la propria rete immacolata.

La favola iniziò a concretizzarsi a venti minuti dal termine, quando gli irish passarono in vantaggio: Alan Quinn, subentrato nell’intervallo a Crossley, lancia George sulla destra. La punta nativa di Luton si fa trovare pronto, raccoglie, conduce e serve Keane, che restituisce allo stesso Quinn. Da lui era partita l’azione, con lui doveva concludersi: 1 a 0.

Alan Quinn e Robbie Keane con tanto di trofeo

Il tripudio che ne segue non distrae i Boys in Green, che sfruttano il vantaggio adottando una tattica tipicamente italiana: attendismo e ripartenze. Dare quanto più campo possibile ad avversari resi ciechi dalla foga di trovare il goal del pareggio e provare a colpire in contropiede.

Qualcosa però sembra incepparsi. Qualcuno, probabilmente, avrà pensato che la buona stella degli irlandesi era andata a spegnersi sul più bello.
Keane e George falliscono infatti i goal del possibile knock-out. E a dieci secondi dal termine Andreas Gensler sfrutta un passaggio a vuoto della retroguardia irish e insacca il goal del pareggio, che spedisce le due squadre ai supplementari.

A quel punto tutti sono convinti che sia finita. L’inerzia del match passa spaventosamente dalla parte dei tedeschi. Un pareggio subito proprio a impresa ormai compiuta è una botta morale che distruggerebbe psicologicamente un po’ tutti.

Ma quel giorno l’eroismo, la grinta e la compattezza dei ragazzi di Kerr supera ogni altra cosa. I Ragazzi in Verde si sentono pronti a sovvertire ogni regola non scritta del calcio. E la cosa evidentemente intimorisce Deisler e compagni.

I tempi supplementari passano così senza grandi effetti, andando solo a togliere ulteriori energie ai ventidue in campo.

Ai rigori, la gloria è tutta per Alex O’Reilly. Keane macchia infatti il proprio splendido europeo con un errore dagli undici metri che costerebbe carissimo, se solo l’estremo difensore all’epoca in forza al West Ham non decidesse di disinnescare le conclusioni di Tobias Schaper ed Andreas Voss.

Così dopo le realizzazioni firmate da Casey, Donnelly e Barry Quinn è Liam George a presentarsi sul dischetto: la palla buca la rete, l’Irlanda alza il suo secondo trofeo giovanile nell’arco di settantasei giorni e i sogni corrono subito in avanti.

Liam George e Brian Kerr festeggiano la realizzazione dell’ultimo, decisivo, rigore: la Repubblica d’Irlanda è Campionessa Europa under 18 per la prima volta nella propria storia!

Con Campioni d’Europa come O’Shea, O’Reilly, Quinn, George e soprattutto Robbie Keane dove potrà arrivare, in breve tempo, la nazionale maggiore irlandese?

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E’ notizia di ieri: Giuseppe Rossi si è rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Lo stop previsto va dai quattro (in caso di recupero lampo) ai sei (opzione più probabile) mesi.

E se questa è sicuramente una brutta notizia per il Villareal, che già viveva un momento molto negativo prima del suo infortunio, lo stesso si può dire per la nostra nazionale, che aveva in lui uno degli elementi più validi.

Sei mesi di stop probabili. Che significa un suo ritorno in campo a fine aprile. A stagione praticamente finita.

Senza minuti nelle gambe avrebbe senso portarlo egli Europei?

Prandelli si è già espresso, dicendo che il gruppo aspetta il giocatore. Ma è inutile nasconderci: si tratta di dichiarazioni di rito atte a consolare un po’ il ragazzo e comunque a non chiudere le porte in faccia ad un giocatore che se riuscisse a recuperare in tempi brevi e se dimostrasse di poter valere una chiamata certo non sarebbe lasciato a casa, visto il suo valore assoluto.

Logica però vuole che il suo possibile impiego la prossima estate sarà valutato attentissimamente. E che prima di avere la certezza di un suo possibile impiego ne passerà di tempo. Quindi non possiamo che iniziare a pensare ad un eventuale Europeo senza di lui.

Partiamo da un presupposto: una decina di anni fa il nostro paese poteva contare su alcune delle punte migliori al mondo, che ci invidiavano un po’ tutti. Da Totti a Del Piero passando per Vieri e Inzaghi le alternative non ci mancavano di certo.

Oggi, invece, nessuno dei possibili titolari sarebbe bramato dalle grandi d’Europa e del Mondo.

Nonostante questo il parco attaccanti cui può attingere Prandelli è comunque composto da diversi buoni giocatori. Anche in questo caso, quindi, possiamo parlare di un livellamento verso il basso rispetto al passato.

Analizziamo, dunque, la situazione del nostro reparto offensivo per come si presenta oggi.

Giocatori che partiranno sicuramente per l’Europeo: Antonio Cassano, Mario Balotelli.
Papabili di convocazione: Giampaolo Pazzini, Alessandro Matri, Sebastian Giovinco.
Outsider: Antonio Di Natale, Fabio Quagliarella, Alberto Giardino, Marco Borriello.
Condizioni da verificare: Giuseppe Rossi.

Partiamo quindi da un presupposto: Prandelli porterà cinque-sei attaccanti. Probabilmente cinque più Giovinco, che noi contiamo comunque come punta.

I nomi riportati qui sono però dieci. Quattro, insomma, dovranno stare a casa.

Per ciò che mi riguarda, prima dell’infortunio di Rossi, avrei visto benissimo un attacco composto da Cassano, Balotelli, Rossi (i tre praticamente certi del posto), Pazzini, Matri e Giovinco. Nel complesso avremmo infatti avuto due giocatori molto estrosi, una seconda punta rapida e incisiva, due prime punte che hanno tutto per fare bene e un possibile futuro fenomeno cui un’esperienza come quella dell’Europeo potrebbe risultare utile per una maturazione tanto invocata un po’ ovunque.

Però… c’è sempre un però. Che in questo caso sono due.

Rossi si è rotto, appunto, e potrebbe non farcela a recuperare in tempo. In più Matri oggi sembra non rientrare nelle preferenze del tecnico di Orzinuovi.
Certo, se da qui a fine stagione dovesse trovare continuità di rendimento in quel di Torino le cose potrebbero cambiare.

Fattostà che oggi in quella lista di papabili convocati ce ne sono due che portano con sé un punto di domanda piuttosto cospicuo.

Ecco quindi che, a questo punto, entrano in gioco gli outsider.

Partiamo da Antonio Di Natale: unico italiano inserito nella lista dei cinquanta pretendenti al Pallone d’Oro, Totò sta trovando una continuità di rendimento incredibile in quel di Udine e Prandelli stesso ha detto che se continuasse così per tutta la stagione non si potrebbe non prendere in considerazione. E chissà quindi che nell’attacco di pesi mosca studiato dal nostro Commissario Tecnico Di Natale non si trovi da ignorato di lusso a titolare nel corso di una convocazione.

Anche in questo caso c’è però un ma. Di Natale non è più un giocatore di primo pelo ed ha già avuto un paio di occasioni per dimostrare, in competizioni internazionali importanti, di saper reggere certi palcoscenici. E in entrambi i casi, possiamo dire, ha fallito.

Sarebbe davvero giusto dargli l’ennesima possibilità andando magari a penalizzare chi non rappresenta solo il presente ma anche il futuro della nostra nazionale?

Altro giocatore che a maggio potrebbe arrivarsi a giocare una chiamata è Fabio Quagliarella. Che dopo aver iniziato alla grandissima la sua prima stagione in bianconero subì un infortunio pesantissimo, che lo ha tenuto fermo buona parte dello scorso anno. Ora, poi, non sembra essere nelle grazie del suo allenatore.

Se quantomeno da gennaio in poi trovasse continuità, però, ecco che potrebbe tornare ad essere tra i papabili.

I casi di Borriello e Giardino sono invece differenti ma accomunati da una cosa: si tratta di due prime punte che, in questo momento, io metto un gradino sotto alla coppia Pazzini-Matri. Due giocatori che, insomma, a meno di repentine impennate di rendimento non troverebbero mai spazio nei miei 23 convocati.

Entrambi, però, sono comunque giocatori validi e che qualcosa da dire potrebbero anche averla. La palla sarà quindi tra i piedi di Cesare Prandelli, che tra qualche mese si troverà in una posizione piuttosto scomoda.

Fare le convocazioni per una rassegna così importante non è mai facile. Questo, a maggior ragione, quando si ha appunto un livellamento verso il basso piuttosto palese, come nel nostro caso.

E l’infortunio di Rossi, tra i pochi punti fermi della sua nazionale, certo non lo aiuterà…

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Un primo tempo tutto sommato equilibrato fa da preludio ad una seconda frazione con un solo padrone: la Germania.

Yabo insegue capitan Sini (uefa.com)

Yabo insegue capitan Sini (uefa.com)

Così potremmo sintetizzare con poche parole la semifinale giocata nel tardo pomeriggio dalla nostra rappresentativa under 17.

Gli azzurrini, infatti, scendevano in campo a Dessau per giocarsi l’accesso alla finalissima del Campionato Europeo di categoria, partita nella quale avrebbero affrontato l’Olanda (che come vedremo aveva in mattinata battuto i pari età svizzeri).

Nella prima frazione di gioco, come detto, equilibrio sostanziale a livello di occasioni, anche se qualcosa in più, da questo punto di vista, aveva creato la Germania, abilissima nel ripartire velocemente ed in maniera ficcante per andare ad impensierire Mattia Perin, 16enne portiere in forza alla formazione Allievi Giovanili del Genoa (che lo prelevò lo scorso anno dalla Pistoiese).

Azzurrini che mettono però in mostra un gioco più fluido ed orchestrato rispetto ai parietà tedeschi, molto più lenti e macchinosi nel far girare il pallone quando non hanno la possibilità di ripartire in velocità verticalizzando l’azione e portandosi nell’area avversaria in pochi secondi. Italiani che avrebbero anche un paio di occasioni interessanti con Dell’Agnello, una in particolare: Fossati – ottima prestazione per lui, forse il migliore in campo dei nostri – crossa in mezzo trovando la testa del compagno di club (entrambi, infatti, giocano nell’Inter) che, lasciato inspiegabilmente solo dalla retroguardia tedesca, spreca però mandando di poco a lato della porta difesa da Marc-Andre ter Stegen.

Nel secondo tempo, poi, il cambiamento degli equilibri creatisi nei primi quaranta minuti (tanto, infatti, dura un tempo in questa competizione): i tedeschi salgono di tono e diventano padroni del campo, andando a schiacciare, sostanzialmente, i nostri e meritando appieno vittoria ed accesso alla finale.

I due goal arrivano nel giro di sei minuti: al 70′ Yabo segna ribadendo in rete un pallone respinto da Perin, al 76′ Basala trova la rete chiudendo nel migliore dei modi un triangolo con Gotze (che sembrava però trovarsi in posizione di fuorigioco).

Azzurrini che quindi vedono infrangersi il sogno di riportare la nazionale under 17 sulla vetta d’Europa dopo che l’impresa era riuscita due sole volte nel corso della nostra storia, entrambe le volte quando, in realtà, si trattava ancora di Europei under 16: nell’82, quando battemmo in finale proprio i tedeschi per 1 a 0, e nell’87, quando battemmo l’Unione Sovietica con lo stesso risultato (titolo poi revocato per irregolarità nella documentazione riguardante uno dei giocatori, Roberto Secci) .

Per i tedeschi, invece, la possibilità di arrivare al terzo successo in questa competizione, dopo le vittorie del 1984 (come Germania Ovest) e del 1992 (guarda caso proprio l’anno in cui buona parte dei giocatori che militano attualmente nell’under 17 sono nati).

Germania che incontrerà nella finalissima, come detto, l’Olanda guidata in panchina da Albert Stuivenberg ed in campo da Oğuzhan Özyakup, capitano dei giovani tulipani.

Gli orange, infatti, si sono imposti in mattinata nella prima delle due semifinali, quella che li ha visti opposti alla Svizzera. I goal di Isoufi e Castaignos, entrambi siglati nella prima frazione di gioco, hanno reso vano il tentativo di rimonta elvetico, firmato da Kamber. Olandesi che arrivano quindi in finale e potranno giocarsi la vittoria del loro primo Europeo di categoria, ma olandesi che, tutto sommato, arrivano in finale non proprio meritatamente: il pareggio sarebbe stato forse un risultato più giusto… e se proprio c’era una squadra che meritava qualcosa di più questa era la Svizzera.

Lunedì verrà quindi giocata la finale di questa competizione: ancora pochi giorni e sapremo quale nazione potrà fregiarsi del titolo di campionessa europea under 17.

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Sono stati diramati oggi i nomi dei 40 pre-convocati di mister Casiraghi in vista del prossimo Europeo under 21, che si svolgerà in Svezia tra il 15 ed il 29 giugno prossimi.

Tra tutti questi nomi solo 23 verranno poi confermati, entro il primo giugno, nella rosa che tenterà l’assalto al tetto d’Europa.

Di tutti e 40 i giocatori inseriti in questa prima lista solo due, il difensore del Lecce Andrea Esposito e l’attaccante del Manchester United Federico Macheda, sono alla prima convocazione in questa rappresentativa. Tre, invece, le squadre di Serie A non rappresentate da nessun elemento: Milan, Siena e Chievo.

Andiamo però a vedere nel concreto chi fa parte di questa prima lista.

Tra i portieri troviamo Consigli (Atalanta), che con ogni probabilità farà il titolare, Fiorillo (Sampdoria), già investito della carica di nuovo Buffon e che dovrebbe essere il titolare del prossimo biennio, Sirigu (Ancona) e Seculin (Fiorentina), anch’egli con ogni probabilità parte integrante dell’under 21 del prossimo biennio.

In difesa pre-convocati invece Andreolli (Sassuolo), Ariaudo (Juventus), Bocchetti e Criscito (Genoa), Capelli (Atalanta), De Silvestri (Lazio), Esposito (Lecce), Marzoratti (Empoli), Motta (Roma), Pisano (Cagliari), Ranocchia (Bari), Rubin (Torino), Santacroce (Napoli) e Santon (Inter). Quasi scontata la convocazione dei due genoani, quanto di De Silvestri, Motta, Santacroce e Santon. Il tutto, però, Lippi permettendo. In particolar modo Motta e Santacroce, infatti, potrebbero essere convocati in nazionale maggiore per la Confederation’s Cup e perderebbero, quindi, la possibilità di disputare questo Europeo. La rosa dei nomi, comunque, è ampia e variegata… una valida alternativa Casiraghi la potrebbe trovare di certo.

A centrocampo sono riportati i nomi di Abate (Torino), Barillà (Reggina), Bottone (Vicenza), Candreva (Livorno), Cerci e Cigarini (Atalanta), De Ceglie e Marchisio (Juventus), Dessena (Sampdoria), Lanzafame (Bari), Morosini (Vicenza) e Poli (Sassuolo). Quasi sicura la presenza dei due juventini oltre che di Abate, Cigarini e Dessena. Gli altri se la giocheranno nelle prossime due settimane.

In attacco, infine, hanno una chance Acquafresca (Cagliari), Balotelli (Inter), Di Gennaro (Reggina), Giovinco (Juventus), Macheda (Manchester United), Mendicino (Lazio), Osvaldo (Bologna), Paloschi (Parma), Paolucci (Catania) e Pozzi (Empoli). Indiscutibile dovrebbe essere la presenza di Acquafresca, Balotelli e Giovinco. Curiosità attorno al nome di Macheda: se in queste ultimissime uscite dovesse trovare posto nell’11 dei Red Devils potrebbe arrivare davvero a convincere Casiraghi.

Come si può leggere scorrendo questa lista, quindi, il materiale umano è ottimo. Ora vedremo se Casiraghi sarà bravo ad amalgare la squadra e quanto questi ragazzi avranno fame di vincere: dopo cinque anni è ora di riportare il titolo in Italia (Italia che guida l’albo d’oro di questa competizione con 5 vittorie, davanti alle 3 dell’URSS, alle 2 di Inghilterra, Olanda, Spagna e Repubblica Ceca ed alle vittorie singole di Francia, Jugoslavia ed Ungheria).

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