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Posts Tagged ‘Danimarca’

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E’ un calcio italiano che sta attraversando un momento di difficoltà evidente a livello di club.

Ma ogni crisi porta con sé opportunità di rinnovamento e nuovo sviluppo.

Ecco quindi che il nostro movimento, a livello di rappresentative nazionali, si riempie la pancia con le prestazioni di Azzurri ed Azzurrini, che sfidano il calcio nordico uscendone con due vittorie importantissimi.

I baby strappano infatti il biglietto per i prossimi Europei di categoria.

I grandi, anche sfruttando il pareggio tra ceki e bulgari, prendono con autorità la testa del gruppo, che ora guidano a quota 10 punti (in quattro partite).

Che dire?

Alla vigilia il nostro C.T. chiedeva i tre punti. E che questi arrivassero anche senza gioco brillante.

Alla fine le cose non sono andate malaccio nemmeno da questo punto di vista.

Il tutto con il solito Pirlo, Fenomeno vero, sugli scudi.

Il regista bresciano, infatti, sforna due assist al bacio che risultano essere assolutamente determinanti per il risultato finale.

Dapprima, dopo l’1 a 0 firmato Montolivo, scodella al centro un cross perfetto per il solito Daniele De Rossi, che galvanizzato dalle critiche ricevute dal proprio mister in quel di Roma sigla due reti nel giro di cinque giorni in Azzurro e mette a tacere (o forse fomenta) le polemiche da par suo.

Poi, con l’Italia ridotta in dieci ad inizio ripresa per l’espulsione diretta di Osvaldo (guarda caso un altro romanista in polemica con Zeman), mostra uno dei suoi pezzi migliori del repertorio: fendente alto a verticalizzare e saltare la difesa, con Balotelli che scatta con tempismo e batte il portiere avversario con un tocco delizioso di misura.

E non ce n’è per nessuno.

Per quanto Marchisio e De Rossi siano giocatori di alto livello l’unico con la scintilla, in grado di decidere un match con uno sguardo, resta sempre lui, Andrea Pirlo.

In attesa di vedere i ceki recuperare il match non ancora disputato (sono a quota 3, a differenza di Italia e Bulgaria che li precedono in classifica) la nazionale di Prandelli guida quindi il Gruppo B con quattro punti sulla concorrenza.

Un vantaggio importante giunto pur non senza qualche difficoltà (il pareggio con la Bulgaria, la prova non brillante contro Malta, la vittoria a tratti stentata in Armenia).

Il calendario ora prevede sosta fino a fine marzo. Quando i ceki nel giro di quattro giorni ospiteranno la Danimarca (con la speranza che Bendtner e compagni gli facciano almeno uno scherzetto) per poi volare sul non facilissimo campo armeno.

Italia che, di contro, sfiderà la sola Malta.

Coi Bulgari anch’essi impegnati in un solo match che li vedrà opposti ai maltesi – ma in casa – ecco che proprio tra cinque mesi avremo un quadro migliore e più completo del girone. Con la speranza di vedere l’Italia ancora lassù, e con vantaggio immutato sulle inseguitrici.

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Due domande e una certezza.
Questo quanto mi lascia Danimarca – Portogallo, partita in cui i lusitani partono bene e trovano il doppio vantaggio salvo poi farsi rimontare da una doppietta del redivivo Bendtner. Giusto prima che Varela firmi il 3 a 2 definitivo.

Partiamo dalla certezza, quindi: la Danimarca, grandissimo cuore dopo la già incredibile vittoria all’esordio con gli Oranje, non merita la sconfitta.

Purtroppo, però, paga sicuramente, da una parte, un tasso tecnico indubbiamente più basso, che pur non sempre si palesa in campo, e dall’altro una solidità difensiva tutta da costruire.

Tra le fila dei danesi, comunque, mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa in più da parte del gioiellino Eriksen, che radiomercato dà già intorno ai 20 milioni di valutazione ma che oggi, pur non demeritando affatto, non dà sfoggio delle sue capacità pallonare.

Bene, invece, Bendtner.
Passato da young star, pupillo di Wenger, sembrava destinato a ripercorrere le orme lasciate nel mondo del grande calcio da suoi illustri connazionali come i fratelli Laudrup e Peter Schmeichel.

Il passare del tempo, però, ha palesato tutti i suoi limiti, dimostrando ancora una volta di come a 17/18 anni puoi finire col fare la differenza tra i tuoi coetanei anche solo per una maturazione fisica anticipata rispetto alla media. Differenza che logicamente si cancella poi col passaggio tra i grandi, dove se non dimostri di avere davvero qualcosa in più finisci con lo sfumare tra il gruppone di calciatori solo dignitosi.

Oggi, però, Bendtner rispolvera i vestiti da stella e firma una doppietta importante che, per un attimo, porta i tifosi danesi a riassaporare sensazioni sopite ormai vent’anni fa, quando la Danske Dynamite salì inaspettatamente sul tetto d’Europa.

Le due domande, invece, riguardano la nazionale portoghese. Una, in particolare, più specificatamente il suo capitano.

– Che fine hanno fatto i leggendari palleggiatori lusitani?

Da che mondo è mondo, almeno fin da quando, piccolissimo, iniziai a seguire il calcio io è sempre stato così.

Il maggior problema che veniva imputato a questa nazionale era quello di non avere la giusta bocca da fuoco davanti (o di averla capace di segnare solo nelle qualificazioni alle piccole squadre, come Pauleta). Perché non era certo la creativa di un centrocampo capace di lunghi possessi palla e di invenzioni abbacinanti a mancare.

In questo senso basti citare due campioni dei nostri tempi, Rui Costa e Figo, per esplicitare meglio il tutto: al Portogallo non sono mai mancati palleggio, possesso e creatività.

Eppure oggi i lusitani, da questo punto di vista, faticano. Tanto che a fine primo tempo il dato sul possesso palla e quasi choccante, con il 63% in favore dei danesi, solo parzialmente rimediato nella ripresa (quando si passa ad un 59-41).

– Che fine ha fatto Cristiano Ronaldo?

No, ovviamente non è sparito nel vero senso della parola.

Però quello in campo oggi sembrava quasi più il cugino brocco.

Per l’amor del cielo, sembrava. Perché poi quando le cose girano sa tirare fuori colpi di grandissima classe, come il tocco d’esterno a mettere in movimento Postiga giusto un attimo prima della sua sostituzione.

Nel complesso, però, sbaglia tanto il fenomeno portoghese, capitano della Selecção das Quinas. Tra cui anche un tiro piuttosto facile in situazione di uno contro uno con il portiere avversario, quando non riesce nemmeno ad inquadrare la porta.

Cristiano Ronaldo che ora, a partita finita, dovrebbe andare a ringraziare Varela: senza il suo goal la pessima prestazione e gli errori del capitano avrebbero infatti probabilmente segnato pesantemente l’eliminazione del Portogallo da questo Campionato Europeo.

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CRONACA

L’inizio del match non è dei migliori, da parte di entrambe le squadre: tanto i giovani italiani quanto i parietà danesi, infatti, dimostrano subito di essere molto confusionari in campo, tenendo poco le posizioni e finendo col creare situazioni caotiche in mezzo al campo.

Le occasioni stentano quindi ad arrivare.
La prima degna di nota arriva infatti solo dopo tredici minuti di gioco quando Jensen batte una punizione sull’out destro dell’attacco ospite calciando direttamente in porta e costringendo l’estremo difensore Azzurro Luca Lezzerini a tuffarsi sul primo palo per deviare in angolo il pallone.
Gli Azzurrini, quindi, si scuotono e rispondono due soli minuti più tardi quando Mattiello ruba palla sulla destra a Blabjerg per penetrare in area e cercare la porta difesa da Nybo, senza però riuscire a trovarla. Occasione sprecata, quindi, per l’esterno Azzurro, che ad un comodo appoggio per Giordano o Frugoli preferisce la conclusione personale, risultata poi fuori misura.
Un solo minuto ed è il figlio di Bruno Giordano, Rocco, a provarci da fuori: il suo mancino si spegne però a lato.

Al ventunesimo bell’azione costruita dai nostri ragazzi: da una rimessa laterale battuta sull’out sinistro il pallone viene spedito in direzione di Frugoli che però anziché provare a controllare il pallone lo lascia sfilare, attuando una sorta di blocco sul diretto marcatore per evitare che questi possa arrivare sul pallone, di modo che finisca preda di Giordano. L’attaccante Biancoceleste entra quindi in area, ma viene chiuso dalla difesa danese; il rimpallo fa quindi terminare palla allo stesso Frugoli, il cui destro a giro beffa Nybo ma sfiora solo il secondo palo.
Il ritmo sale: due minuti e sono i danesi a farsi vedere con Victor Nielsen che scende sulla destra calciando con potenza ma trovando la pronta risposta del sempre attento Lezzerini, la cui deviazione fa terminare palla in mezzo all’area là dove è controllata con la mano da Victor Jensen, che spreca l’occasione di ribattere a rete a botta sicura.

Danesi che tornano a farsi vedere al ventisettesimo: azione manovrata per i ragazzini in maglia rossa che liberano al tiro Blabjerg, terzino sinistro della formazione nordica. Il suo mancino, però, non mette in grande apprensione Lezzerini, che si rifugia in angolo.
Sugli sviluppi del corner bel gesto tecnico di Victor Nielsen che taglia sul primo palo prolungando la traiettoria del pallone con un pregevolissimo colpo di tacco su cui interviene però la difesa Azzurra, brava a liberare l’area di rigore spazzando la sfera.

Nel momento migliore degli ospiti i padroni di casa reagiscono con carattere: al trentaquattresimo Giordano riceve al limite, fa secco il diretto marcatore con un tocco e scocca un bel tiro di mezzo collo sinistro che impegna Nybo in una grande parata a levare il pallone giusto da sotto la traversa.
Ma vicinissima al goal la nostra rappresentativa giovanile ci va ancora di più sugli sviluppi del corner che ne segue: palla che piomba in area dalla destra dell’out offensivo Azzurro con Mattiello che, dal limite dell’area piccola, la gira sul secondo palo, sfiorandolo di pochi centimetri.

Poco più tardi i danesi provano a fare nuovamente capolino dalle parti di Lezzerini quando Jensen parte in contropiede convergendo in area da sinistra ma venendo fermato dall’ottimo intervento di Lorenzo Paramatti, altro figlio d’arte in forza all’attuale under 16 guidata da Salerno, che lo chiude con tempismo e prontezza in corner.

La ripresa si apre come s’era chiusa la prima frazione di gioco: al secondo minuto è infatti subito la Danimarca a mettersi in mostra, con Victor Jensen che impegna Lezzerini in una grande parata con tanto di deviazione a scheggiare la traversa e mettere la palla in angolo per l’estremo difensore di proprietà della Fiorentina.
Un altro paio di minuti e Mikkel Jensen buca la difesa Azzurra sulla sinistra per vedersi però chiudere lo specchio di porta da Lezzerini. Altri sessanta secondi e la difesa italiana pasticcia clamorosamente spianando la via della rete allo stesso Jensen, che spara però clamorosamente alta la palla dell’1 a 0.

Col passare dei minuti, però, l’Italia esce bene e passa al quattordicesimo minuto: Giordano prende palla prima della trequarti e dopo essersi allargato sulla sinistra taglia verso il centro per arrivare a pochi metri dall’area di rigore e servire, con un tocco d’esterno sinistro, Tiberio Velocci. La punta genoana, quindi, stopperà palla girandosi in un fazzoletto di terra per freddare poi senza appello il malcapitato Nybo, che non potrà fare assolutamente nulla per impedire al nostro baby-bomber di firmare la rete dell’1 a 0.

I danesi accusano psicologicamente la botta del vantaggio Azzurro, e tirano istintivamente i remi in barca. I nostri ragazzi quindi ne approfittano e al ventiduesimo minuto tornano vicini alla rete: Rosa Castaldo batte una punizioni dal lato sinistro dell’area avversaria tagliando tutto lo specchio di porta senza che prima Giordano, di tacco, poi Mattiello, sotto misura, riescano a girare in porta il pallone, allontanato approssimativamente dalla difesa danese e recuperato al limite da Cristante, il cui destro di prima intenzione verrà però contrato da un avversario, non potendo quindi bucare nuovamente la rete danese.

Ospiti che ci mettono un quarto d’ora a rimettersi in carreggiata, ma una volta riuscitici tornano a macinare gioco. Al ventisettesimo, quindi, Mikkel Jensen calcia dal limite dell’area verso la porta Azzurra, trovando però ancora una volta un attentissimo Lazzerini a negargli la via della rete.
Italia che si salverà anche un paio di minuti più tardi sul destro a botta sicura di Knudsen. In questo caso, però, non sarà l’estremo difensore Viola a salvare il risultato in quanto arriverà il provvidenziale intervento di Rondanini a respingere il piattone del forte centrocampista danese.

Italia che tornerà a farsi vedere attorno al trentacinquesimo minuto, quando Velocci, autore del goal del vantaggio, metterà in mostra tutta la sua velocità palla al piede lanciandosi in contropiede per infilarsi in area, rientrare sul destro liberandosi del diretto marcatore e calciare di poco a lato con un bel tiro a giro d’interno.

Ultimi dieci minuti che scorreranno senza grandissimi sussulti, fatto salva l’espulsione di Wohlgemuth, con i nostri ragazzi che riusciranno quindi a difendere la prima vittoria in questo primo Torneo Internazionale di Latina.

COMMENTO

E’ un’Italia discreta quella che scende in campo a Latina per il proprio esordio assoluto. Perché la prima giornata del primo Torneo Internazionale di Latina segna il primo atto dell’under 16 italiana targata 1995.

Un primo atto buono, dicevamo, contro un avversario tutt’altro che morbido.

Introduciamo quindi il discorso parlando della Danimarca: forse non bisseranno la vittoria europea ottenuta nel 1992 da Schmeichel e compagni ma anche i baby Knudsen, Nielsen (entrambi) e Jensen potranno dire la loro anche tra i grandi, un giorno.
Livello tecnico medio piuttosto buono, infatti, per la nazionale nordica, con i giocatori succitati a rappresentare la creme di una squadra fisicamente ed atleticamente superiore a quella Azzurra.

Danesi che non demeritano quindi assolutamente, disputando un match a viso aperto che li porta in più di un’occasione ad impensierire l’ottimo Lezzerini.

I nostri ragazzi però, di contro, dimostrano di avere proprio nella fase difensiva l’arma in più. Ma del resto questa è un po’ la caratteristica storica e dominante del nostro calcio.
Nonostante abbiano solo quindici anni, comunque, Paramatti e compagni costituiscono una linea difensiva davvero molto ben organizzata, che lascia pochissimi spazi ai temibili attaccanti danesi. E quando, quelle poche volte, i nostri avversari arrivano al tiro è il Viola Lezzerini ad impedire loro di trovare la rete, con parate degne dei tanti numeri uno che in passato hanno indossato la maglia Azzurra.

Quindici anni sono certo pochi per dire dove potranno arrivare questi ragazzi ed è probabilissimo che alcuni – se non molti – dei giocatori che ho avuto il piacere di vedere all’opera in questo match non mi ricapiterà di vederli indossare la maglia Azzurra anche una volta che non avranno più l’età per essere convocati in una nostra rappresentativa giovanile.
Tanto quanto qualcuno non riuscirà a giocare ad alti livelli c’è altresì da dire che vi sarà chi riuscirà, invece, ad approdare, un giorno, in Serie A. Ed in questo senso cose positive sono state fatte vedere non solo dai danesi citati in precedenza, ma anche da diversi nostri ragazzi.

Buona la prima, quindi.
E buona fortuna a loro, cui va il mio augurio di un futuro che possa essere quanto più radioso possibile.

MVP

Difficile individuare un solo giocatore, farò quindi tre nomi di ragazzi che mi hanno ben impressionato (oltre a quelli dei danesi già citati, per cui approdare nella loro massima divisione sarà sicuramente meno complicato che per i nostri ragazzi): Lorenzo Paramatti, Rocco Giordano, Tiberio Velocci.

Il primo è uno dei tre figli d’arte di questa nazionale (gli altri sono proprio Rocco Giordano e Michele Somma): terzino destro attualmente in forza all’Inter, squadra nella quale è sbarcato in estate provenendo dal Bologna, è giocatore dotato di ottimo senso della posizione e tempestività nelle chiusure. Qualità importantissime per provare a ripercorrere, magari anche migliorando, la carriera di papà Michele.

Il secondo è un altro dei tre figli d’arte di questa nazionale: seconda punta mancina, Giordano ha un ottimo controllo nello stretto ed una buonissima sensibilità di piede. Proprio da una sua iniziativa è nato il goal vittoria: occhi puntati su di lui.

Il terzo, infine, è una punta attualmente in forza al Genoa, laddove gioca col gemello Giovanni: punta molto rapida, è dotato di grandissimo fiuto del goal. Vedremo se riuscirà a ripetersi nel prosieguo del torneo.

TABELLINO

Italia vs. Danimarca 1 – 0
Marcatori: 14’ st Velocci
Italia: Lezzerini, Paramatti, Rondanini (34’ st Penna), Del Fabro, Somma, Mattiello, Rosa, Cannataro (20’ st Cristante), Frugoli (1’ st Velocci), Giordano, Mira (12’ st Perrone). A disp.: Perilli, Perrone, Cretella, Petagna. All.: Salerno
Danimarca: Nybo, Crone, Tramberg, Andersen, Blabjerg, Wohlgemuth, Felfel (12’ st Hojbjerg), Knudsen, Nielsen V., Nielsen M. (24’ st Hjulsager), Jensen (31’ st Solberg). A disp.: Jorgensen, Thomsen, Hansen, Rasmussen. All.: Frank
Arbitro: Valente di Roma. Assistenti: Passero e Tiberzi di Roma. Quarto uomo: Castignana di Brindisi
Note: Al 42’ st Espulso Wohlgemuth per gioco falloso

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Martedì 12 ottobre 2010, data nefasta per il calcio giovanile italiano.
Questa data verrà infatti ricordata a lungo come quella in cui la nazionale under 21 mancherà la qualificazione ad un Europeo di categoria dopo anni ed anni andando a perdere incredibilmente per 3 a 0 in Bielorussia.

Nel contempo, però, martedì 12 ottobre è stata altresì una giornata molto positiva per il calcio giovanile italiano. Perché di tre rappresentative nazionali impegnate in un match ben tre di questi hanno riportato una vittoria. Oltre a quella raggiunta dall’under 19 di Daniele Zoratto in lettonia di cui ho parlato nel post precedente sono infatti altresì arrivate le vittorie dell’under 16 e dell’under 20, rispettivamente nel torneo Internazionale di Latina e nel Torneo Quattro Nazioni.

L’under 16 di Pasquale Salerno ha infatti riportato una vittoria per 1 a 0 in quel di Latina, laddove era impegnata in un match valevole per il 1° Torneo Internazionale della città dedicato alla memoria dell’ex dirigente FIGC Michele Pierro.

Azzurrini capaci di imporsi in un match molto combattuto in cui non sono mancate occasioni da una parte e dall’altra.
A provarci sono un po’ tutti: Giordano (Rocco, figlio d’arte, sì), Frugoli, Mattiello e Cristante da una parte, Victor Nielsen, Knudsen, Mikkel Jensen e Victor Jensen dall’altra.

Partita equilibrata, dicevamo, vinta grazie ad una rete realizzata dal quindicenne Tiberio Velocci, giovane punta nativa di Sermoneta (guarda caso cittadina della provincia di Latina) attualmente in forza ad una delle formazioni giovanili del Genoa, laddove gioca con il fratello gemello Giovanni.
Subentrato ad inizio ripresa al giovane Frugoli, infatti, il baby Rossoblù decide da par suo il match al quattordicesimo della ripresa quando dopo aver ricevuto palla in area da Giordano si gira nello stretto e colpisce il pallone mandandolo, imparabile, alle spalle di Nybo, portiere danese.

Buona vittoria, quindi. Per quanto, è giusto dirlo, i danesi meritassero il pareggio. Basti pensare all’occasione sprecata da Mikkel Jensen che calcerà alto a due passi da Lezzerini o al miracolo dello stesso estremo difensore Azzurro bravo a chiudere in angolo un gran tiro dello stesso Jensen. Portiere Azzurro che in precedenza era anche stato capace di negare la rete all’altro Jensen, deviando una sua conclusione da fuori sulla traversa, e che era stato poi aiutato da Rondanini quando, battuto, aveva trovato l’intervento del compagno a salvare sulla linea un goal già fatto, negando a Knudsen la gioia del goal del pareggio.

Nazionale under 16 che tornerà quindi in campo giovedì allorquando affronterà i parietà irlandesi capaci di battere, nel corso della prima giornata, i ragazzi ucraini per 1 a 0.

L’under 20 era invece impegnata in quel di Cervia in un match valido per la seconda giornata dell’ormai decennale torneo Quattro Nazioni.
Dopo la sconfitta subita nel corso della prima giornata contro l’esordiente Polonia (che da quest’anno prenderà il posto dell’Austria, ritiratasi dal Torneo) per mano del diciannovenne Adrian Blad, centrocampista dello Zagłębie Lubin, gli Azzurrini guidati dal tecnico Federale Antonio Rocca hanno asfaltato i parietà elvetici con un bel 3 a 0.

Inizio sprint per i nostri ragazzi, in vantaggio dopo tre soli minuti di gioco: a firmare la rete dell’1 a 0 è Manolo Gabbiadini, giovane punta cresciuta nel settore giovanile atalantino abile a sfruttare l’assist di Misuraca, arrivato al termine di un’azione personale sulla sinistra. Altri quattro minuti e la stellina bergamasca raddoppia: lancio del Viola Taddei e conclusione vincente scoccata, ancora una volta dal vertice sinistro dell’area di rigore, dalla punta attualmente in forza al Cittadella.

A chiudere i giochi ci pensa quindi Luca Caldirola: il giovane difensore mancino di scuola Nerazzurra attualmente in prestito agli olandesi del Vitesse di Arnhem trova infatti la via della rete direttamente su calcio di punizione, mettendo la firma su di un 3 a 0 che non lascia scampo ai cugini.

Italia che sarà ora impegnata il diciassette novembre prossimo in un match contro i capoclassifica tedeschi, attualmente a punteggio pieno dopo il 3 a 2 svizzero e l’1 a 0 polacco.

TABELLINO UNDER 16

Italia vs. Danimarca 1 – 0
Marcatori: 14’ st Velocci
Italia: Lezzerini, Paramatti, Rondanini (34’ st Penna), Del Fabro, Somma, Mattiello, Rosa, Cannataro (20’ st Cristante), Frugoli (1’ st Velocci), Giordano, Mira (12’ st Perrone). A disp.: Perilli, Perrone, Cretella, Petagna. All.: Salerno
Danimarca: Nybo, Crone, Tramberg, Andersen, Blabjerg, Wohlgemuth, Felfel (12’ st Hojbjerg), Knudsen, Nielsen V., Nielsen M. (24’ st Hjulsager), Jensen (31’ st Solberg). A disp.: Jorgensen, Thomsen, Hansen, Rasmussen. All.: Frank
Arbitro: Valente di Roma. Assistenti: Passero e Tiberzi di Roma. Quarto uomo: Castignana di Brindisi
Note: Al 42’ st Espulso Wohlgemuth per gioco falloso

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CRONACA

Vito Mannone

L’Italia inizia la sua partita con un baricentro piuttosto basso, lasciando quindi l’iniziativa ai propri avversari.
Danesi che non creano comunque grandissima apprensione alla retroguardia Azzurra, schierata con il Gunner Mannone a difesa dei pali ed un quadriumvirato composto dal torinista Ogbonna, il cagliaritano Ariaudo, il catanese Bellusci ed il redivivo Ranocchia.

Partita giocata comunque su ritmi piuttosto blandi. Essendo stata organizzata proprio nel pieno della preparazione dei nostri club, del resto, non poteva essere diversamente.

Il primo brivido arriva quindi all’undicesimo quando un cross tutto sommato innocuo portato da Larsen mette in apprensione Mannone, costretto ad intervenire quindi in maniera tutt’altro che sicura per smanacciare sul fondo il pallone.
Sugli sviluppi del corner, quindi, Mannone effettuerà una seconda uscita piuttosto sballata, spianando la strada agli avanti danesi che non saranno però in grado di approfittarne.

Con i danesi sbilanciati in avanti, quindi, gli Azzurrini proveranno a colpire, andando molto vicini al goal, in contropiede: Barillà recupererà quindi il pallone all’interno della propria area per poi lanciarsi, dopo uno scambio, verso la metacampo. Giuntovi farà quindi filtrare il pallone in direzione di Okaka, cui sarà spianata la strada verso la rete da un erroraccio del proprio marcatore. Spintosi sino all’interno dell’area avversaria, quindi, la punta romanista si farà ipnotizzare dall’estremo difensore danese, che ne disinnescherà quindi la conclusione grazie ad una tempestiva uscita bassa.

I danesi, però, sono superiori ai nostri e vedono bene di concretizzare il tutto al ventesimo minuto, quando Lyng svetterà alle spalle di Ogbonna per colpire con forza il pallone, battendo quindi Mannone.

Azzurrini che proveranno quindi a reagire una manciata di minuti più tardi, sempre in contropiede: con Macheda lesto ad infilarsi tra i due centrali danesi, però, Okaka finirà con l’addormentarsi palla al piede, facendo partire il passaggio filtrante tardivamente. Fuorigioco netto, occasione sprecata.
E proprio la punta dello United è il giocatore più pimpante dei nostri: subito dopo l’occasione appena raccontata è infatti lui a partire palla al piede, tagliando poi in area per Schelotto prima provando in prima persona la conclusione poi. Niente da fare in entrambi i casi per la giovane punta romana capace di convincere niente popò di meno che Alex Ferguson a promuoverlo in prima squadra appena maggiorenne.

Federico Macheda

E proprio Macheda arriverà, al trentacinquesimo, un attimo in ritardo all’appuntamento con il pallone: sul cross di Schelotto, deviato da un difensore, l’ex attaccante laziale proverà infatti a lanciarsi in spaccata, non raggiungendo però il pallone. Sarebbe stato il comodo tocco che avrebbe sancito l’1 a 1.

Niente da fare, comunque, nel primo tempo Azzurro. Sporadici tentativi, mai vere e proprie occasioni da goal a parte quelle costruite da Okaka e Macheda.

In apertura di ripresa, quindi, l’Italia dimostrerà subito ben altra spavalderia e decisione rispetto alla prima frazione di gioco. Tanto che dopo quattro soli minuti di gioco arriverà la traversa colpita da Ranocchia sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

La beffa, però, è dietro l’angolo. E arriva proprio sugli sviluppi di un angolo: Larsen svetta solissimo in area per colpire di testa, Poli respinge sulla linea, Nielsen ribadisce in rete da pochi passi: 2 a 0.

Italia che quindi, come comprensibile, accusa il colpo. Per ritrovare gli Azzurrini avanti un minimo pericolosamente, quindi, bisognerà aspettare il quattordicesimo quando sarà ancora una volta capitan Ranocchia a rendersi pericoloso: il suo colpo di testa, però, farà spegnere il pallone alto sulla traversa.

La reazione decisa arriva quindi al diciottesimo: Paloschi si veste da Inzaghi e sfrutta al meglio un gravissimo errore della retroguardia danese impossessandosi del pallone sugli sviluppi di un retropassaggio errato per bucare poi l’estremo difensore avversario con un piatto destro chirurgico.

Il goal galvanizza quindi gli Azzurrini, che si riversano nell’area avversaria alla ricerca del pareggio.
Al ventiquattresimo, quindi, è Pasquato a provarci direttamente su punizione, trovando però la pronta respinta del portiere danese, bravissimo a smanacciare in angolo: di fronte a sè, infatti, si erano materializzati ben tre italiani, che sarebbero stati pronti a colpire in tap-in.
Sugli sviluppi dell’angolo arriva poi la seconda traversa del nostro match: Pasquato crossa da destra pescando Okaka sul palo lungo; la punta romanista svetta colpendo con violenza facendo quindi spegnere il pallone sulla traversa. Niente da fare, poi, nemmeno sul tap-in di Schelotto, impossibilitato a colpire in maniera pulita il pallone, deviato sul fondo dalla difesa danese.

Andrea Ranocchia

Il goal del pareggio è comunque nell’aria ed arriva ad una decina scarsa di minuti dal termine del match: a firmarlo è capitan Ranocchia, che dopo la traversa colpita ad inizio ripresa svetta in area sul primo palo su di un corner calciato da Pasquato per insaccare la rete del 2 a 2, che galvanizza ulteriormente i nostri ragazzi.

Forcing tambureggiante, quindi, per una squadra che meriterebbe la vittoria. E proprio in chiusura la stessa potrebbe essere pescata da Poli, il cui destro, però, sfiora solo il palo alla destra dell’estremo difensore danese ponendo fine al match.

COMMENTO

E’ un’Italia a due facce quella che scende in campo a Viareggio: imballata, spenta ed impaurita nel primo tempo, brillante, aggressiva e meritevole di ottenere anche qualcosa più di un pareggio nella ripresa.

Perché se nel corso della prima frazione di gioco sono i danesi, di fatto, a fare la partita ecco che nel secondo tempo le cose cambiano molto, in special modo, ma non solo, grazie agli ingressi di Pasquato e D’Ambrosio.
I due – il secondo dei quali, tra l’altro, esordiente assoluto a questi livelli – danno infatti brillantezza e ficcantezza ad una squadra parsa piuttosto spenta nei primi quarantacinque minuti di gioco.

Il pareggio finale, quindi, si può dire stia un po’ stretto agli Azzurrini che oltre alle reti siglate da Paloschi e Ranocchia colpiscono anche un paio di traverse e giocano nel complesso un secondo tempo che da solo varrebbe il prezzo del biglietto.

MVP

Man of the match è sicuramente colui che riesce, con il suo ingresso in campo, a cambiare il volto della sua squadra in primis, ma della partita tutta in generale. Perché con la sua brillantezza e le sue giocate Pasquato dà davvero un’iniezione di adrenalina ad un match tutto sommato non divertentissimo che acquista notevole interesse proprio anche, e soprattutto, grazie a lui.

Honorable mention più che doverose, poi, per il capitano di questa squadra, Andrea Ranocchia, e per Danilo D’Ambrosio. Il primo disputa una buona partita in fase difensiva diventando devastante nell’area avversaria (goal e traversa per lui), il secondo dà, quasi al pari di Pasquato, una notevole scossa al match con il suo ingresso nel corso della ripresa: buono in fase di copertura, infatti, risulta molto più incisivo di Bellusci in quella offensiva, finendo quindi col rivitalizzare anche il gioco di uno Schelotto parso piuttosto spento ed imballato nella prima frazione di gioco.

Cristian Pasquato, MVP del match

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Non basta la rete di Eto'o a portare alla vittoria un Camerun deludentissimo

Camerun e Danimarca si giocano tutto: chi preverrà?

CRONACA
Il Camerun parte subito forte, ma i danesi non restano a guardare.
Prima gli africani ci provano con Assou-Ekotto ed Eto’o da fuori, poi i danesi rispondono con la pericolosa conclusione di Rommedahl. Il tutto nell’arco di sei minuti. Ritmi indubbiamente più alti della media dei match di questo Mondiale.

Al nono partecipa al tiro al bersaglio anche Geremi, direttamente su punizione. Il suo tiro è però facile preda di Sorensen.
Portiere danese che verrà bucato subito dopo: Poulsen effettuerà un passaggio sbagliatissimo per un compagno, agevolando l’intervento di Webò che dopo aver recuperato palla l’appoggerà ad Eto’o, freddissimo nel siglare la rete dell’1 a 0.

Un paio di minuti ed Emana sfiorerà il pareggio: i danesi non riusciranno infatti a pulire l’area spazzando lontano un pallone che terminerà quindi sui piedi del giocatore del Betis che lascerà partire un destro insidiosissimo che andrà però a spegnersi giusto a fil di palo.
Al sedicesimo torneranno invece a farsi vedere i danesi: azione costruita, ben manovrata, con Rommedahl che dopo aver ricevuto palla sulla destra l’appoggerrà al limite per il suo alter ego transitante sulla fascia opposta, Gronkjaer. Lo stesso, quindi, calcerà di piatto di prima intenzione, cercando il colpo da biliardo che piazzasse il pallone a fil di palo, trovando però la deviazione di un difensore a mettere il pallone sul fondo.

La partita si mantiene comunque su buoni ritmi, con i camerunensi più propositivi ed una Danimarca che non si limita comunque solo a guardare. Il tutto per uno spettacolo gradevole da seguire.

Poco prima della mezz’ora Emana ci riprova terminando una discesa centrale con un tiro sol suo piede debole, che non troverà però la porta. Allo stesso modo, sul fronte opposto, Jacobsen effettuerà un tiro piuttosto velleitario al di fuori del vertice destro dell’area avversaria, spedendo la palla sulle tribune.
Il goal è comunque nell’aria ed arriva poco più tardi: Kjaer effettuerà un lancio di una cinquantina di metri scarsa a lanciare Rommedahl che dopo essersi infilato alle spalle di Assou-Ekotto si porterà in area effettuando un cross basso e teso su cui bucherà l’uscita Hamidou col pallone che verrà però intercettato dalla scivolata di Bendtner, che siglerà il pareggio.

La partita si infiamma dopo il quarantesimo: dapprima Song sbaglierà un disimpegno sulla propria trequarti lanciando il contropiede danese con Rommedahl che dopo essere entrato in area farà secco un avversario per poi appoggiare il pallone a Tomasson il cui tiro, a portiere già battuto, sarà stoppato proprio dal rientrante Song, bravo a rimediare al proprio errore.
Sul ribaltamento di fronte sarà invece il Camerun a sfruttare una leggerezza danese con Eto’o che sarà quindi liberato al limite dell’area. Questa volta, però, la stella Nerazzurra coglierà il palo di sinistro. Un altro paio di minuti scarsi e sarà Emana a portarsi in area pericolosamente, trovando però la respinta di Sorensen sulla propria conclusione.

La ripresa inizia subito con un Camerun all’arrembaggio: Enoh va infatti a colpire di testa sugli sviluppi di un angolo chiamando alla risposta Sorensen, decisivo nell’alzare la palla sopra la traversa. Poco più tardi M’Bia scende a destra e centra un pallone che termina, un po’ rocambolescamente, sui piedi di Assou-Ekotto sul vertice opposto dell’area con il terzino Spurs che non riesce però a colpire la palla verso la rete avversaria.
Al cinquantasettesimo Eto’o riceve tra le linee e fa filtrare per Webo, la cui conclusione sarà però sballatissima e terminerà alle stelle.

La rete è nell’aria e tutti ci si aspetta che a segnarla sia il Camerun. Proprio gli africani ci vanno vicini al sessantesimo quando Assou-Ekotto scende sulla sinistra cedendo palla in mezzo all’area a Webo la cui giravolta su sè stesso si conclude però con un tiro senza nerbo, facilmente parato da Sorensen. Danimarca che parte quindi con un ribaltamento veloce sul fronte opposto con Rommedahl lanciato nello spazio che convergerà da destra e dopo aver fatto secco un mollissimo Makoun calcerà in diagonale di sinistro, bucando l’estremo difensore avversario per il 2 a 1.

Il Camerun non ci sta e poco più tardi arriva vicino al pareggio: percussione di Eto’o che appoggia quindi in mezzo all’area dove arriverà Makoun che proverà a riscattarsi, calciando però alto di mezzo collo destro la palla del possibile due a due.
Eto’o che si vestirà da assistman anche al sessantottesimo quando difenderà un pallone al limite dell’area per offrirlo poi ad Emana, che non troverà lo specchio di porta.

Al settantesimo, quindi, Tomasson potrebbe chiudere il match. La conclusione dell’ex punta Rossonera sarà però magistralmente respinta da Hamidou che si distenderà sulla sua sinistra per disinnescare la conclusione del capitano danese.
Il Camerun non è comunque morto: al settantasettesimo Emana si infila in area palla al piede calciando con violenza, trovando però la pronta respinta di un sempre attento Sorensen. Due minuti più tardi ci prova invece Idrissou di testa sugli sviluppi di un angolo, con la palla che si perde però sopra la traversa.

Torna quindi a farsi vedere la Danimarca: Bendtner da dentro a Tomasson che non ha però la forza di puntare la porta e si ferma, restituendo palla a Bendtner il cui tiro è però centrale e viene parato centralmente da Hamidou. Sul fronte opposto il Camerun ribalte velocemente e ad immolarsi, pur involontariamente, è Poulsen che va quindi a farsi perdonare l’errore del primo tempo: cadendo a terra dopo un contrasto con un avversario, infatti, il mediano juventino verrà colpito in faccia dalla conclusione di Aboubakar, deviando la palla in corner.

COMMENTO

Rommedahl, MVP del match

Il Camerun parte bene, ma va poi pian piano spegnendosi, tenendosi solo in vita grazie a a qualche fiammata estemporanea.

Per carità, non meriterebbero la sconfitta Eto’o e compagni. Ma così va il calcio e quando si è molli o disattenti dietro e non si riesce ad essere cinici davanti ecco che si può facilmente essere puniti anche al di là dei propri meriti.

Doveva essere il Mondiale delle africane, dicevano. Beh, per il momento non pare proprio esserlo.

MVP
Per la seconda volta consecutiva il giocatore più positivo della Danimarca è quel Dennis Rommedahl che si merita quindi la palma di man of the match. Decisivo, infatti, il suo goal, costruito con bravura e sapiente freddezza da quest’ala ficcantissima che pur non avendo i numeri di colleghi più famosi dimostra di saper essere una vera e propria spina nel fianco un po’ per tutti.

TABELLINO
Camerun vs. Danimarca
Marcatori: 10′ Eto’o, 33′ Bendtner, 61′ Rommedahl

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Van Marwijk non gestisce la sostituzione di Robben nel modo migliore

L’Olanda scende in campo promettendo di giocare un calcio bello e spettacolare oltre che con la promessa di vincere facilmente il suo girone. Ad opporsi al colosso Oranje, scricchiolante solo dalla cintola in giù, una Danimarca abituata a partire in sordina per poi, spesso, rivelarsi come grande sorpresa di queste competizioni.

CRONACA
La partita inizia come la maggior parte di quelle di questo Mondiale, con ritmi molto blandi. Per vedere la prima conclusione in porta, e comunque non molto pretenziosa, dobbiamo quindi aspettare il decimo minuto quando Kuyt concluderà centralmente trovando in Sorensen un portiere non sicuramente sicuro che si farà infatti scappare un pallone morbidissimo, che sarebbe dovuto essere bloccato senza se e senza ma.

Il match continua quindi sui binari della noia sino al ventesimo: ad una Danimarca totalmente rinunciataria si contrappone infatti un’Olanda che fatica a trovare spazio e a fronteggiare al meglio la formazione avversaria, ben disposta in campo. Dopo venti minuti di gioco, però, le magli della retroguardia danese hanno un paio di piccoli cedimenti e Van der Vaart, sostituto di Robben, prova ad approfittarne calciando dal limite, senza però riuscire, in entrambi i casi, a trovare la via della rete.

La prima azione portata con una qualche pericolosità dalla Daminarca arriva quindi al ventisettesimo quando Rommedahl riceve sulla sinistra e dopo aver controllato elegantemente il pallone lo crossa sul secondo palo, giusto sulla testa di Bendtner. La punta danese, però, colpisce a lato, sprecando l’unica occasione della prima mezz’ora danese.

Da parte sua l’Olanda, invece, continua con i propri problemi di sviluppo della manovra, tanto che le uniche azioni un minimo pericolose nascono da calcio d’angolo. Senza che, comunque, i giocatori di Van Marwijk riescano a sfruttare al meglio nemmeno quelle occasioni.

Al trentatreesimo ci pensa quindi ancora una volta Rommedahl a dare una scossa al match, anche se il suo tiro è parato senza grandissimi affanni da Stekelenburg.
Quattro minuti più tardi è invece Kahlenberg a provarci con un diagonale scoccato da dentro l’area. In questo caso è ancora una volta pronta la risposta del portiere Oranje, lesto a tuffarsi alla propria destra per salvarsi in angolo.

L’Olanda torna quindi a farsi vedere al quarantaduesimo quando Van Persie è messo in movimento da un passaggio sporcato da un difensore danese che ne favorisce la ricezione del pallone da parte della punta Gunners che dopo aver ricevuto e controllato la sfera effettua una doppia finta per provare a liberarsi di Agger, che gli si oppone però al momento della conclusione riuscendo a limitarla in calcio d’angolo e ponendo praticamente fine alla prima frazione di gioco.

Poulsen colpisce malamente di testa facendo terminare il pallone sulla schiena di Agger e poi nella propria rete

L’inizio della ripresa è subito choccante per i danesi che passano sotto già al primo minuto: Van Persie è lanciato nello spazio e si allarga sulla sinistra per crossare poi in mezzo, senza che nessun compagno possa intervenire sul pallone su cui arriva quindi Simon Poulsen, il cui colpo di testa è però sballato e fa rimbalzare la sfera sulla schiena di un incolpevole Agger, per poi farla terminare nella propria rete.
Quattro minuti più tardi è ancora Van Persie a rendersi pericoloso, ricevendo una palla in area che non riesce però a trasformare in goal, chiuso dall’uscita bassa dell’estremo difensore avversario.

Al cinquantottesimo Van der Vaart ci prova quindi in acrobazia andando a concludere con un colpo di tacco al volo da un decina di metri dalla porta, trovando però la pronta risposta di un attentissimo Sorensen, lesto a distendersi alla sua sinistra per bloccare il pallone.
L’azione migliore, però, gli olandesi la costruiscono al sessantesimo quando Van Bommel riceve palla sulla trequarti per girarla dentro di prima intenzione alla ricerca di un Van Persie che, partito in posizione di fuorigioco, salterà poi Sorensen con un bel pallonetto morbido a firmare il 2 a 0, ovviamente invalidato dall’arbitro.

Una decina di minuti più tardi il nuovo entrato Elia dimostra subito di essere più pimpante dei propri compagni di squadra, liberandosi bene tra due avversari per arrivare poi sul fondo ed appoggiare in mezzo un pallone su cui sarà però lesta la difesa danese a chiudere, facendo sfumare l’azione del possibile 2 a 0.
Al settantatressimo Elia fugge ancora sulla sinistra per effettuare poi un cross respinto di pugno da Sorensen con il pallone che termina al limite dell’area a Van Bommel. Dopo aver controllato il pallone, quindi, la penetrazione diagonale in area per andare poi a calciare con potenza, guadagnando però solo un calcio d’angolo.

A otto minuti dal termine gli Oranje colpiscono una traversa: Sneijder riceve al limite dell’area, spostato sul centrodestra, e dopo aver stoppato il pallone calcia di sinistro, trovando la deviazione di un difensore. Il pallone, quindi, s’impenna e beffa Sorensen, che viene però salvato, appunto, dalla traversa.

Van Persie tenta di saltare Sorensen senza successo

L’appuntamento col goal è comunque solo rinviato fino all’ottantacinquesimo quando Elia taglierà in area per essere servito magistralmente da Sneijder, che lo metterà a tu per tu con Sorensen con un tocco felpato; una volta lì, quindi, l’ala sinistra in forza all’Amburgo la piazzerà sul secondo palo, trovando però la leggera deviazione dell’estremo difensore danese a sospingere il pallone proprio sul montante. Qui, quindi, arriverà il tap-in di Kuyt a firmare il raddoppio.

A quel punto, quindi, l’Olanda rischierà di dilagare: subito dopo la rete del due a zero, infatti, Afellay sfiorerà la rete andando a raccogliere un cross teso dalla destra, trovando però il salvataggio sulla linea da parte di Agger.

COMMENTO
Non mi sarei mai aspettato di assistere ad una partita così povera sotto il punto di vista dell’estetica del gioco. Perché solitamente l’Olanda è una vera e propria sicurezza in questo senso.

Eppure questa risulta forse l’Olanda col gioco più involuto che abbia mai potuto vedere in vita mia. Poche idee, manovra convulsa, coralità tendente allo zero.
I perché di questa cosa saranno sicuramente molteplici e bisognerebbe prendersi del tempo per analizzarli tutti. La motivazione principale, comunque, penso sia semplice: non è possibile costruire una squadra imperniata su di un 4-2-3-1 con due ali molto larghe e predisposte a fare un certo tipo di gioco impostando quindi la propria manovra di modo che possa essere quanto più ariosa possibile per poi ripiegare all’ultimo, causa defezione di Robben, su di un modulo simile ma con un Van der Vaart praticamente sovrapposto a Sneijder. Perché così facendo si va a stravolgere il meccanismo costruito in precedenza. Da un gioco arioso che possa sfruttare molto le fasce (e la catena di destra Oranje sarebbe interessantissima, con Robben e Van der Wiel ad agirvi) ad uno che passi invece sempre per vie centrali dove, per altro, si vanno a trovare due trequartisti cui piace agire in una zona molto simile che finiranno quindi con il pestare i piedi per lungo tempo.

Questa mossa di Van Marwijk, insomma, è quanto mai opinabile. A maggior ragione quando lasci per più di un’ora in panchina un giocatore con il potenziale per poter essere devastante, ovvero sia quell’Elia che da solo porterà praticamente più pericoli alla difesa avversaria di quanto non facciano tutti gli altri suoi compagni nell’arco degli interi novanta minuti.

Insomma, una modifica fatta all’ultimo, quella di Van Marwijk, che non mi ha convinto affatto e che credo sia la prima colpevole della prova sterile di uno dei reparti offensivi comunque più interessanti dell’intero panorama mondiale.
Ad aggravare il tutto, comunque, va anche detto che contribuisce la giornata no di un Robin Van Persie che praticamente non ne azzecca una rischiando anche l’espulsione al sessantesimo quando andrà a concludere a rete ben oltre il fischio dell’arbitro, giustificandosi poi di non aver sentito lo stesso per via del suono incessantemente fastidioso delle Vuvuzela presenti sulle tribune.

Maarten Stekelenburg in uno dei pochi interventi del suo match

In linea di massima, comunque, un’Olanda assolutamente da rivedere. Possibilmente con Robben, se si ristabilirà a breve, o Elia titolari dal primo minuto e con uno tra Van der Vaart e Sneijder a guardare il match dalla panca.

Poco da dire, invece, per una Danimarca che difficilmente potrà fare molta strada a questo Mondiale. In attesa di vedere il livello di Giappone e Camerun, infatti, si può anche provare a pronosticare un passaggio del turno, ottenuto di riffa o di raffa, per la Dinamite Danese. Di lì in poi, però, non si può davvero capire come una squadra che non ha praticamente mai provato a rendersi pericolosa nella trequarti avversaria se non con qualche raro affondo di Rommedahl sulla destra possa superare un turno ad eliminazione diretta.

A questo punto, quindi, il Camerun di Eto’o deve essere conscio di avere una grande opportunità: battere i giapponesi dovrà quindi essere il minimo posto che poi partirebbero favoriti anche contro i danesi. Raccogliendo due vittorie più che alla loro portata, quindi, i Leoni Indomabili otterebbero un interessantissimo passaggio del turno che potrebbe dare il là ad un’impresa. Del resto un po’ tutti se l’aspettano: una squadra africana in semifinale nel primo mondiale della storia giocato nel Continente Nero…

MVP
In linea di massima l’idea di premiare un giocatore sceso in campo per soli venti minuti non mi piace proprio.
Come detto in sede di commento, però, Elia causa davvero più danni in quel paio di decine di minuti rispetto a quanto non riescano a fare gli altri tredici Oranje scesi in campo contro la Danimarca.

A questo punto, quindi, premiarlo diventa quasi un obbligo. Obbligo che assolvo comunque con grande piacere essendo quest’ala in forza all’Amburgo un giocatore che il sottoscritto apprezza tantissimo.
Costando solo 14 milioni di euro, almeno secondo le informazioni che circolano in rete, lo consiglierei per altro ai nostri dirigenti intenti proprio in questi giorni ad operare sul mercato in vista della prossima stagione. Perché se davvero si riuscisse ad acquistare per una cifra tutto sommato così contenuta potrebbe rivelarsi un affarone posto anche che parliamo pur sempre di un ragazzo ancora molto giovane oltre che dal potenziale notevole.

Elijero Elia, una delle stelline di questa nuova Olanda

Difficile vederlo in Italia, temo. Io comunque ne sponsorizzo il nome, augurandomi quanto meno che qualche nostra società lo stia facendo almeno seguire da vicino.

TABELLINO
Olanda vs. Danimarca 2 – 0
Marcatori: 46′ S. Poulsen (autogoal), 85′ Kuyt
OLANDA: 1-Maarten Stekelenburg; 2-Gregory van der Wiel, 3-John Heitinga, 4-Joris Mathijsen, 5-Giovanni van Bronckhorst, 7-Dirk Kuyt, 6-Mark van Bommel, 10-Wesley Sneijder, 8-Nigel de Jong (89′ De Zeeuw), 23-Rafael van der Vaart (67′ Elia), 9-Robin van Persie (77′ Afellay).
DANIMARCA: 1-Thomas Sorensen; 4-Daniel Agger, 3-Simon Kjaer, 6-Lars Jacobsen, 15-Simon Poulsen, 10-Martin Jorgensen, 2-Christian Poulsen, 20-Thomas Enevoldsen (56′ Gronkjaer), 12-Thomas Kahlenberg (73′ Eriksen), 19-Dennis Rommedahl, 11-Nicklas Bendtner (62′ Beckmann).
ARBITRO: Stephane Lannoy (Francia).
AMMONITI: De Jong, Van Persie (O), Kjaer (D).

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