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Atletico Nacional campione di Colombia.

Questo il responso dell’ultimo Finalización, che ha visto i Verdolagas imporsi in una terra in cui il movimento calcistico ha visto un miglioramento costante negli ultimi anni (tanto che la nazionale colombiana è accreditata come una delle possibili outsider del prossimo Mondiale).Atletico Nacional

Continuando il giro che ci sta portando a sondare un po’ lo stato di cose dei vari campionati sudamericani (ma prossimamente spero di poter sondare anche qualche altro continente), quindi, eccoci proprio nella terra che fu di Valderrama ed Higuita, con questa chiacchierata fatta con Andrea Leoni, redattore di Calciosudamericano e grande esperto di quelle particolari latitudini.

Iniziamo col parlare di regole: com’è organizzato il campionato colombiano?

Come ogni torneo sudamericano che si rispetti anche la formula della Primera A colombiana è piuttosto complicata. Nell’arco di ogni anno solare vengono attribuiti due trofei distinti, quello di Apertura e quello di Finalización, senza alcuna finalissima di fine anno come accadeva in passato. Il torneo di Apertura comincia tra Gennaio e Febbraio e si conclude tra Giugno e Luglio, mentre quello di Finalización parte tra Luglio e Agosto e si chiude a Dicembre. La stagione calcistica colombiana è lunghissima, infatti basti dire che l’Atletico Nacional, campione 2013 di Apertura e Finalización ha dovuto disputare nell’anno solare la bellezza di 52 partite solo di campionato al quale si devono aggiungere le 18 gare disputate nella trionfale cavalcata della Copa Postobon, il trofeo nazionale colombiano, per un totale pazzesco di 70 partite per la conquista del triplete di titoli per i verdolagas. Ogni torneo si compone di una prima fase, definita todos contra todos, un classico girone all’italiana dove le diciotto squadre del massimo campionato si affrontano in 18 giornate, con la ripetizione delle gare del nono turno, caratterizzato dai svariati clásicos regionali. Al termine delle diciotto giornate le prime otto classificate accedono alla seconda fase, quella dei quadrangolari di semifinale, ai quali le prime due classificate al termine della prima fase accedono in qualità di teste di serie dei due raggruppamenti da quattro, mentre le altre sei vengono coinvolte in un sorteggio. Al termine dei quadrangolari, da giocarsi in sei gare tra andata e ritorno, le prime due classificate si sfidano nella Finale, anch’essa al meglio delle due partite. Per quanto riguarda la zona salvezza, come avviene ovunque in Sudamerica si considera la tabla de promedio, o tabla de descenso, dove i punti raccolti negli ultimi sei tornei vengono divisi per il numero delle partite disputate. La formazione che al termine di ogni Finalización si trova all’ultimo posto retrocede direttamente in Primera B, mentre la penultima si ritrova a disputare lo spareggio con il vicecampione della Primera B. Per quanto riguarda la qualificazione ai tornei continentali la Colombia manda tre formazioni in Copa Libertadores, due direttamente alla fase a gironi e una ai preliminari: le vincitrici dei due tornei, o in caso di medesimo vincitore le due finaliste o la formazione meglio classificata nella tabla de reclasificación, che riassume l’andamento di tutto l’anno solare. Per la Copa Sudamericana invece la Colombia presenta quattro squadre: la vincitrice della Coppa nazionale e della Superliga (La Supercoppa), e la seconda e terza classifica nella tabla de reclasificación.Jefferson Duque e Stefan Medina

L’Atletico Nacional ha vinto entrambi i titoli assegnati nel corso di quest’anno. Merito o fortuna?

L’Atletico Nacional è emerso in questo 2013 come autentico dominatore del panorama calcistico colombiano, e non è una sorpresa. Negli anni passati vi sono stati diversi vincitori; da quando seguo la Liga Postobon ho visto il Santa Fe dominare in modo assoluto l’Apertura 2012 e letteralmente cedere di schianto nel semestre successivo che vide il trionfo dei Millonarios, che si imposero in finale sull’Independiente Medellìn. Nel semestre successivo però, l’Apertura 2013, entrambe le formazioni condussero una campagna non all’altezza delle aspettative. Ciò che contraddistingue l’Atletico Nacional dal momento in cui Juan Carlos Osorio ha preso in mano le redini della squadra, cioè dal termine dell’Apertura 2012 è il gioco pragmatico, la concentrazione sulla difesa, e soprattutto la continuità. Il rendimento dei verdolagas è andato in costante crescendo, dal trionfo nella Copa Postobon del 2012 e nella prima edizione della Superliga sempre nel 2012, fino alla dodicesima e tredicesima estrella, al bis in Copa Postobon e allo sfortuna quarto di finale di Sudamericana contro il San Paolo. Acquisti intelligenti come l’esperto Juan Pablo Angel, un vero giramondo del calcio colombiano, e scommesse come Jefferson Duque, arrivato dal Rionegro, formazione del torneo cadetto, hanno permesso alla formazione di Osorio di sopperire a partenze eccellenti come quella di Macnelly Torres, pedina importante della nazionale di Pekerman e partito alla volta dell’Arabia Saudita. Giovani veterani come Stefan Medina, che a ventun anni è pilastro insostituibile della difesa e che è già entrato nel giro della nazionale, e Cristian Bonilla, eletto miglior portiere del Torneo di Tolone per le selezioni nazionali under 20, rappresentano il futuro di questa squadra, che ancora una volta partirà davanti a tutti ai nastri di partenza del Torneo di Apertura 2014.

Millionarios 14, Atletico Nacional e America de Cali 13. Il prossimo anno potrebbe esserci un nuovo primatista a livello di numero di campionati vinti in Colombia. Impossibile fare valutazioni oggettive oggi, ma se dovessi azzardare una previsione…

Con il sipario che cala sul Finalización del 2013 cominciano le manovre di mercato in vista del prossimo torneo di Apertura. A partire dalla fine di Gennaio si vedranno parecchie facce nuove in giro per la Colombia. Ad esempio il Santa Fe, ha già messo a segno otto nuovi colpi di mercato, tra cui Robinson Zapata, l’esperto portiere ex estremo difensore dei Millonarios. Gli albirojos, che hanno ceduto Gerardo Bedoya, l’uomo da 43 espulsioni in carriera, punteranno ancora sulla classe cristallina di Omar Perez, l’esperto trequartista argentino naturalizzato colombiano. Probabilmente la formazione attrezzata maggiormente a combattere lo strapotere dei verdolagas sono i Millonarios di Bogotà, con il loro connubio di giocatori di grande esperienza e giovani interessanti. Il Deportivo Cali, vicecampione dell’ultimo torneo è formazione da tenere sempre in attenta considerazione se non altro perchè non bisogna mai sottovalutare le formazioni allenate da Leonel Alvarez, monumento del calcio colombiano e attualmente uno tra i migliori tecnici in circolazione. Ad ogni modo, il mio pronostico è che la fase todos contra todos verrà presumibilmente dominata ancora una volta dall’Atletico Nacional, e i verdolagas rimangono in ogni caso favoriti per la vittoria finale; ma i quadrangolari degli ultimi anni ci hanno insegnato che a volte dominare la prima fase non porta alla conquista dei trofei, e il caso del Deportes Tolima nell’Apertura 2012 che dopo una prima fase travolgente si sciolse nel momento clou del semestre, ne è un esempio perfetto.Dayro Moreno

Capocannonieri sono stati, a parimerito, Dayro Moreno e Luis Carlos Junior, con 16 realizzazioni. Che tipo di giocatori sono?

Era da un po’ di tempo che un attaccante non chiudeva un torneo con così tanti gol, ma Dayro Moreno dei Millonarios e Luis Carlos Ruiz dell’Atletico Junior hanno dimostrato di essere due veri delanteros di razza. Sono due attaccanti abbastanza diversi, Ruiz è decisamente più alto, mentre Moreno è più brevilineo, ma entrambi sono fisicamente ben piazzati, bravi ad attaccare la profondità e a difendere il pallone. L’abilità nell’uso di entrambi i piedi e l’abilità nel gioco aereo li rendono due attaccanti completi, due punte moderne. Luis Carlos Ruiz ha iniziato come centrocampista esterno per ritrovarsi, una volta partiti giocatori come Dayro Moreno (che prima di vestire la maglia albiazul dei Millonarios ha vestito quella dei tiburones di Barranquilla) o Teofilo Gutierrez, a ricoprire il ruolo di principale terminale offensivo, un percorso comune a molti calciatori dei nostri tempi. A livello realizzativo Dayro Moreno non era mai stato tanto prolifico quanto in questi ultimi mesi, a dimostrazione che questo ragazzo classe 1985 è entrato nel pieno della maturazione psicofisica. A Moreno piace molto svariare per il fronte d’attacco e tornare a metacampo alla ricerca di palloni giocabili, mentre Ruiz gioca più a contatto con la linea difensiva avversaria, da vero numero 9. Per il momento nessuno dei due è tra i giocatori più accreditati a partire per la spedizione mondiale in Brasile, nonostante che Dayro Moreno abbia accumulato tre gettoni di presenza durante le eliminatorie.

Chi sono stati, più in generale, i migliori giocatori messisi meglio in mostra in questo campionato?

Oltre ai due giocatori di cui abbiamo parlato poc’anzi mi sentirei di aggiungere Stefan Medina e Oscar Murillo, perni insostituibili della miglior difesa del torneo, quella dell’Atletico Nacional, e Daniel Bocanegra, esterno destro di centrocampo, che nonostante il passato in maglia roja dell’Independiente in un solo semestre ha conquistato i cuori dell’hinchada verdolaga. Carlos Lizarazo, giovane numero 10 del Deportivo Cali, e trascinatore degli azucareros fino alla sfortunata finale del torneo di Finalización. Menzione speciale per Faryd Mondragon, che a 42 anni e dopo una carriera da autentico giramondo, difende i pali rimanendo ancora su ottimi livelli, e per Cristian Palomeque, giovane punta di diamante della piccola formazione dell’Alianza Petrolera, che ha appena disputato il suo secondo torneo nella massima serie.Cristian Palomeque

Vista la mia particolare passione per il mondo giovanile non posso non chiederti: quali i migliori giovani che attualmente giocano in Colombia? E tra i giovani colombiani già espatriati chi è bene tener d’occhio?

La Colombia continua ad essere un’ottima fucina di talenti per il calcio internazionale. La selezione Sub-20 si è imposta nel torneo sudamericano di categoria, facendo lo sgarbo di vincere in casa dell’Argentina. Tra gli elementi più interessanti c’è sicuramente Cristian Bonilla, portiere dell’Atletico Nacional di cui abbiamo già parlato, il centrale di difesa Jherson Vergara Amu, da noi conosciuto come l’ultimo oggetto misterioso approdato a Milanello, ma che prima di perdersi nelle tribune del nostro campionato, aveva mostrato grandissime potenzialità fisiche e tecniche, e Harrison Mojica, che a vent’anni è titolare fisso nel Deportivo Cali di Leonel Alvarez. Tra i giocatori che giocano all’estero c’è il possente attaccante Jhon Cordoba, che dopo aver fatto molto bene in patria, sembrava essersi un po’ perso in Messico con la maglia del Jaguares del Chiapas, ma che è riuscito lo stesso a sbarcare in Europa, a Barcellona, sponda Espanyol. Brayan Perea, lo scorso anno punta titolare del Deportivo Cali è recentemente approdato alla Lazio, dove ha mostrato buone cose, anche se pare ancora un po’ acerbo per il calcio di oltreoceano. Chiudo con quello che a mio parere sarà uno dei più grandi rimpianti del calcio italiano degli ultimi anni, Juan Fernando Quintero, l’ex Pescara che le nostre grandi si sono lasciate colpevolmente scappare, e che considerato il trend degli ultimi anni, fra qualche stagione lascerà la carissima bottega del Porto solamente per una cifra astronomica. Questo ragazzo classe 1993, nominato miglior giocatore dell’ultimo Sudamericano Sub-20 ha anche ricevuto l’investitura di Deco, che ha ricordato che un giocatore del suo talento necessita tempo per adattarsi alle nuove situazioni e consiglia a staff e dirigenti della squadra portoghese di attendere con pazienza.

Infine, buttiamoci sul Mondiale. Quello colombiano è un movimento in espansione che molti accreditano come possibile outsider in Brasile. Tu come vedi i Cafeteros al prossimo Mondiale?Colombia

La Colombia raramente aveva ricevuto tanta attenzione mediatica, specialmente qui in Europa. L’agevole cavalcata del girone di qualificazione e la presenza di stelle del calibro di Falcao, Muriel, James Rodriguez e Jackson Martinez hanno permesso alla selezione cafetera di aggiudicarsi il posto da testa di serie del torneo, e lo scomodo ruolo di potenziale mina vagante della rassegna iridata, insieme al Belgio di Eden Hazard. Secondo me la nazionale di Pekerman ha tutte le carte in regola per fare bene, e un eventuale mancato passaggio del girone sarebbe da classificare come un clamoroso fallimento. Dal centrocampo in su la nazionale colombiana gioca praticamente alla pari con le grandi del calcio mondiale; Falcao è forse tra i primi tre numeri 9 in circolazione in questo momento e Cuadrado con ogni probabilità alla fine del torneo varrà quanto un Dalì. D’altra parte, se Ospina pare una certezza tra i pali, la difesa non è esattamente all’altezza degli altri due reparti, Luis Perea e Mario Yepes non stanno certo ringiovanendo, e Cristian Zapata, messo alla prova del grande club, ha evidenziato pesanti lacune a livello di concentrazione ma anche a livello tecnico, e lo stesso discorso vale per Pablo Armero, che sta attraversando un periodo molto difficile con la maglia del Napoli. Il possibile accoppiamento agli ottavi con una tra Italia, Uruguay e Inghilterra complica un po’ le cose, ma l’obiettivo dei quarti di finale rimane alla portata della squadra di Pekerman.

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Quello colombiano è un movimento in grande crescita, e non lo scopriamo certo oggi.

Basta guardare un po’ qua e là nel mondo per renderci conto di come sempre di più e sempre migliori siano i talenti Cafeteros che stanno imponendosi sui prati verdi dei vari stadi.Falcao

L’esempio più fulgido, certo, è quel Falcao divenuto bomber assolutamente inarrestabile tra Portogallo e Spagna. Ma tanti altri sono i suoi “fratellini” più che dotati. Giusto per ricordarne qualcuno: James Rodriguez, Zuniga, Martinez, Guarin, Armero.

Ultimo, ma non per importanza, è Juan Quintero. Che a casa sua è già una star del pallone. E da noi ha ben iniziato a farsi conoscere, in questa prima mezza stagione di A con il modestissimo Pescara.

Quintero che questa notte ha preso per mano la propria nazionale per guidarla al trionfo contro la modesta Albirroja allenata da Victor Genes.

Schierato in posizione più avanzata di quanto non accada in Italia, diciamo in appoggio alle punte, il numero 10 colombiano mette ancora una volta in mostra, ma certo non ce n’era bisogno, tutte le sue importantissime doti da calciatore.

A partire da una tecnica nettamente sopra la media, per arrivare ad un cervello evidentemente creato per pensare calcio.

Così schierato come raccordo tra la mediana e l’attacco il fantasista pescarese crea calcio ed illumina una partita dai contenuti tecnici non propriamente sfavillanti.

Perché il Paraguay è la solita squadra diciamo solida, per non essere offensivi, e poco altro. Molto, anche troppo “europea”, nell’accezione negativa del termine.

La Colombia invece è un buon insieme di giovani interessanti, guidati appunto da Quintero.

Cafeteros che però, pur controllando bene il match, non creano occasioni da gioco continue, anzi.

Così per sbloccare il risultato e portare a casa una vittoria comunque meritata i colombiani hanno bisogno di una invenzione di Quintero che inventa per Nieto, bravo a rifinire per un Cordoba lesto a difendere palla, liberarsi del marcatore e fare secco Morel.

Passata in vantaggio la formazione allenata da Restrepo terrà comunque il pallino del gioco saldamente nelle proprie mani. Almeno fino all’ottantesimo, quando gli schemi salteranno ed in nemmeno un paio di minuti il Paraguay sfiorerà il pari almeno tre o quattro volte. In una di queste occasioni sarà Jherson Vergara, difensore dell’Universitario Popayan, a salvare baracca e burattini con una deviazione giusto sulla linea di porta.Carlos Restrepo

Poco da segnalare, come detto, nelle fila paraguayana. Dove però, soprattutto nel secondo tempo, si mette in mostra un buon Jorge Rojas, centrocampista abile nell’unire discreta qualità e buona quantità.

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E’ un Colombia – Uruguay dal forte sapore italiano quello che si gioca all’Estadio Metropolitano Roberto Melendez.

Sono infatti sei i giocatori in campo che militano attualmente in compagini del nostro campionato: gli uruguagi Cavani (Napoli), Arevalo Rios (Palermo), Alvaro Pereira (Inter), Diego Perez (Bologna), oltre ai colombiani Armero (Udinese) e Zuniga (ancora Napoli).

Buttando un occhio alle panchine il conto sale: da una parte l’interista Gargano, dall’altra il parmense Pabon e il Viola Cuadrado.

Per un totale di nove giocatore.

Se poi contiamo gli assenti (Yepes, che però ormai pare fuori dal giro, Ibarbo e Guarin) e gli ex (Muslera, Ramirez e Forlan) ecco che esce una squadra fatta e finita, con anche qualche riserva. Per un undici che potrebbe schierarsi così:

Muslera; Zuniga, Yepes, Rios, Armero; Cuadrado, Perez, Guarin, Pereira; Cavani, Forlan.

Niente male davvero, se escludiamo il fatto che uno dei due centrali sarebbe un mediano adattato. Senza contare, però, che ci sarebbe il talento di Ramirez da poter inserire a piacimento!

La partita, tutt’intorno al mondo, più che per i legami con il nostro calcio è comunque logicamente attesa soprattutto per lo scontro tra due dei bomber più forti ed in forma che il panorama globale offra oggi: lo scatenatissimo Falcao da una parte, il sempre generoso Cavani dall’altra.

Alla fine a spuntarla è… Teofilo Gutierrez.

In realtà a portare in vantaggio la Colombia, dopo un paio di minuti, è proprio l’infallibile Falcao, punto di forza di una nazionale da non sottovalutare.

Nella ripresa, però, James Rodriguez e Teofilo Gutierrez salgono in cattedra e mettono k.o. da par loro la Celeste.

Dapprima il numero 10 Cafetero scambia con Falcao per far partire poi un bel filtrante che pesca il taglio di Gutierrez, bravo ad incrociare bucando Muslera.

Poi il solito Rodriguez (tempo fa obiettivo di mercato juventino, chissà che qualcuno nei pressi di Torino non stia iniziando a mangiarsi le mani…) sfonda sulla sinistra, centra in area di rigore e trova l’inserimento, ancora una volta puntuale, del solito Gutierrez, che firma da par suo la doppietta che affonda definitivamente l’Uruguay.

Come non bastasse ad inizio recupero ci pensa Zuniga a rendere ancora peggiore il conto: scambio con Falcao, tunnel all’interista Pereira, ingresso in area e saetta a trafiggere Muslera. 4 a 0 pesantissimo. E vittoria molto più che meritata da parte di questa Colombia.

Celeste invece molto brutta e deludente, praticamente mai in partita.

Forlan è solo l’ombra del giocatore che era fino ad un paio d’anni fa. Più che giocare a calcio gioca a nascondersi. Cavani può poco, lasciato troppo solo dai compagni, sembra comunque non crederci nemmeno.

Dietro qualche sbavatura di troppo, nonostante la presenza di due difensori molto esperti come Godin e Lugano. In mezzo si resta in balia della mediana colombiana, che pur essendo orfana dell’ottimo Guarin dimostra di tenere benissimo il campo.

Bisogna comunque levarsi il cappello di fronte a questa Colombia. La nazionale Cafetera attraversa infatti un ottimo momento. Raramente, in passato, aveva raggiunto queste vette di talento.

Insomma, questa è sicuramente una delle “Colombie” più forti della storia.

Basta anche solo scorrere il loro – misero – albo dei trofei per notare come questa nazionale, in tanti anni di storia, abbia combinato davvero molto poco.

Ai Mondiali (dove manca da Francia 1998) solo quattro presenze. Per tre volte non oltre il primo turno, in Italia (miglior risultato di sempre) si dovette invece accontentare di raggiungere i quarti di finale, quando la squadra di Higuita (non ha bisogno di presentazioni), Escobar (ucciso per un autogoal fatto ai Mondiali di quattro anni dopo), Rincon (passato da Napoli), Guerrero (passato da Bari) e Valderrama (anche per lui vale il discorso fatto per Higuita) tra gli altri passò come una delle migliori terze il primo turno (dietro a Germania Ovest e Jugoslavia) per venire poi subito eliminata dalla rivelazione Camerun (doppietta di Luis Milla e goal di Redin, tutto avvenuto nei supplementari).

Le cose non sono andate poi tanto meglio in Copa America, dove la Colombia vanta una sola vittoria, quella del 2001. Avvenuta però in una situazione particolarissima: innanzitutto la nazionale Cafeteros giocò in casa. Poi, proprio per problemi legati alla sicurezza, a quella competizione non partecipò l’Argentina ed il Brasile mandò una squadra di “rincalzi”.

Insomma, una vera e propria edizione monca, che aiutò non poco la Colombia ad imporsi per la prima (e al momento unica) volta.

Ora è prematuro dire dove potranno arrivare questi ragazzi. Che ancora, ad oggi, nemmeno sono qualificati al prossimo Mondiale.

C’è però da dire che la qualità non manca. A partire da quel Falcao che è indubbiamente uno degli attaccanti più forti del mondo, passando poi per i vari Rodriguez, Zuniga, Guarin e Armero (vabbè, qui son qualità atletiche più che altro!) chissà che la Colombia, in futuro, non possa stupire.

Magari come fatto proprio questa sera.

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Wilson Cuero, 17enne talento dei Millonarios

Wilson Cuero, 17enne talento dei Millonarios

E’ nato il 27 gennaio del 1992 a Calì, capoluogo del Dipartimento della Valle del Cuenca, Wilson Cuero, diciassettenne attaccante colombiano in forza al Club Deportivo Los Millionarios – meglio noto come Millionarios -, club di Bogotà che milita nella Primera Division colombiana.

In patria il suo nome è giù piuttosto conosciuto: ha esordito nel massimo campionato locale alla tenera età di 16 anni, il tutto a dimostrazione del suo precocissimo talento.

Non solo: è già un punto fermo delle nazionali giovanili Cafeteros, con le quali ha disputato il Sudamericano under 15 del 2007 ed il Sudamericano under 17 disputatosi tra il 16 aprile ed il 10 maggio scorso.

Nel primo caso le cose non andarono molto bene per la spedizione colombiana, che si fermò al primo gironcino con tre soli punti raggranellati in quattro partite, frutto dei pareggi con Paraguay, Bolivia ed Argentina e della sconfitta col Cile. Per Cuero nessuna rete all’attivo.

All’ultimo under 17, invece, le cose sono andate meglio: Cuero ha confermato l’astinenza da goal, non andando mai in rete nel corso di tutta la competizione, ma la squadra ha fatto molto meglio rispetto a quanto compiuto in Brasile due anni prima. Nel Sudamericano under 17 giocato in Cile, infatti, i Cafeteros si sono piazzati in quarta posizione dopo aver finito al secondo posto, alle spalle del Brasile di Coutinho poi campione, il gironcino che qualificava alla finalissima (disputata dalla nazionale verdeoro, appunto, contro l’Argentina).

Nell’ottima spedizione alla rassegna continentale under 17 Cuero ha duettato con Edwin Cardona, fantasista dell’Atletico Nacional che con 7 reti all’attivo si è laureato capocannoniere della competizione.

Grazie all’ottimo Sudamericano, tra l’altro, la Colombia si è assicurata la qualificazione al prossimo mondiale di categoria: chissà che lì la stella di Cuero non possa apparire più numerosa delle altre, tanto da sbarcare da subito in Europa.

Sembra infatti che il nuovo Pato, come è stato ribattezzato dall’agente FIFA Paolo Scotti, esperto di calcio sudamericano, abbia già attratto le attenzioni di alcune squadre del Vecchio Continente, tra cui ci sarebbero anche delle compagini italiane. Non è ancora dato sapere quali tra i nostri club siano interessati a Wilson Cuero, ma sembra questo il chiaro segno che qualcosa stia cambiando anche in Italia: la scarsa competitività sul mercato delle nostre compagini rispetto ai top club europei ci sta portando a capire che investire sui giovani è cosa buona e giusta.

Cuero è uno dei più interessanti prospetti di tutta la Colombia

Cuero è uno dei più interessanti prospetti di tutta la Colombia

E lui, il Pato di Calì, potrebbe essere uno dei prossimi giovani a sbarcare in Serie A: tecnica e rapidità non gli mancano, il fisico (178 centimetri per una settantina di chili) è ancora da formare; nonostante questo la sua potenza muscolare è notevole. Le potenzialità, insomma, ci sono tutte; e se si pensa che il giocatore ha solo 17 anni non si può che pensare agli ampi margini di miglioramento che questo ragazzo ha e deve cercare di sviluppare al meglio.

Ora bisogna solo capire chi accetterà la scommessa Cuero, investendo sul suo talento.

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