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Posts Tagged ‘Borussia Dortmund’

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Non sempre e solo movimenti nazionali, ma anche squadre specifiche.

Così il nostro viaggio tra gli esperti della rete oggi fa tappa in quel di Dortmund, dove ci aspettano Paolo Inaudi e Antonio Visone, che curano gli account social di BVB Dortmund Italia.

Fatte le dovute presentazioni, buttiamoci subito nella nostra chiacchierata…

Seconda posizione, diciannove punti dalla vetta. Il dominio è destinato a durare o il Borussia potrà fare lo sgambetto al Bayern già l’anno prossimo?

P: Credo molto nel progetto del Borussia ma bisogna essere oggettivi e almeno il prossimo anno sarà ancora, a meno di sorprese, un dominio Bavarese soprattutto con l’acquisizione di Lewandowski, anche se un -19 è difficile che si ripeta. Il prossimo per noi sarà soprattutto un anno di transizione, un secondo posto sarebbe nuovamente un ottimo risultato ma le avversarie si stanno rafforzando e non sarà semplice.

A: Direi che l’anno prossimo sarà ancora Bayern. Dalla stagione 2015/2016 si può ricominciare a ponderare qualche velleità di successo nel campionato nazionale, ma questo non vale solo per il BVB: diverse altre squadre sembrano voler fare il grande passo e, nonostante siano nostre avversarie, mi auguro che questo accada realmente perché la credibilità europea del campionato tedesco a livello di club è limitata solo a due squadre per ora, mentre se già Schalke, Bayer Leverkusen e Wolfsburg decidono di attuare un programma, spendere e tenere i propri calciatori non appena raggiungono un alto livello, la questione cambierebbe in meglio per la Bundesliga.
Questa cosa potrà aiutare anche il BVB per me, che in questo momento si trova in una fase di mezzo in cui è troppo forte per le altre forze del campionato e troppo debole per combattere da sola il Bayern, mentre con altre 3 o 4 squadre di pari livello e credibilità, può partire un assalto migliore nei confronti del team bavarese. Per dirla in soldoni: il Borussia Dortmund avrebbe il rischio di uscire dalle prime 3 in qualche occasione, ma ci sarebbero forse anche maggiori possibilità di vincere il titolo. Ma c’è bisogno che i gialloneri facciano un altro step e che le altre squadre tedesche buon livello ne facciano anche due o tre di step verso una rinnovata competitività. 

Klopp è considerato da molti uno dei migliori allenatori d’Europa. C’è sempre e solo il Borussia, nel suo destino a medio-lungo termine?

P: Quest’anno il buon Jurgen ha firmato il rinnovo fino al 2018, il BVB gli ha dato tanto e lui ha dato tanto al BVB e a noi tifosi, penso possa rimanere ancora qualche anno. Ha un rapporto con i giocatori che va al di là del campo di gioco, ha una capacità innata di creare gruppo e stringere legami profondi. Il sogno del Mago? Un titolo europeo a tinte GialloNere.

A: Lui sembra veramente attaccato alla città e, come spesso detto anche da alcuni calciatori della squadra, si sente in obbligo di dover compiere una missione, ovvero riportare un trofeo europeo a Dortmund e nel sentire questa responsabilità ha contagiato anche alcuni elementi come Hummels e Reus, che sembrano pronti a rinnovare in giallonero. Però qui parliamo di calcio, di calcio nel terzo millennio: sono tutti professionisti e girano tanti soldi. Klopp saprà resistere? Vedremo. Sicuramente è un allenatore diverso, che sente maggior bisogno di sfide più che di contratti milionari. Forse una volta completato il suo lavoro qui, o capito che non potrà raggiungere il suo obiettivo, andrà via. Per ora sembra un giorno abbastanza lontano.

Capitolo attacco: parte Lewandowski, arrivano Ramos ed Immobile. Riusciranno a non farlo rimpiangere? Chi, tra i due, riuscirà ad imporsi come “titolare”?

P: Al primo anno molto difficile. Ciro è un ottimo prospetto, ha fisico e movimenti adatti al gioco del Borussia e con Klopp migliorerà ulteriormente ma Robert è (ad ora) inarrivabile; Adrian è forte di testa e ha il fiuto del goal ma penso sia un passo indietro. Klopp punterà forte su Ciro, l’ha già fatto capire nella trattativa per il trasferimento, i due neo-acquisti ruoteranno molto almeno inizialmente sperando nell’esplosione sportiva di entrambi.

A: Come ho scritto nella parte dedicata a Lewandowski in questo post: http://borussiadortmunditalia.blogspot.it/2014/06/pagelle-stagionali-prime-punte.html Ciro Immobile e Adrian Ramos a mio modesto parere sono due calciatori che hanno diversi limiti e caratteristiche differenti e solo messi insieme, in un mashup, sarebbero paragonabili a Lewandowski. Chiaramente, anche tornando al punto 1, se uno dei migliori calciatori della Bundesliga passa dalla seconda squadra per valore alla prima, il divario tra le suddette squadre non può che allargarsi. Sta a Klopp lavorare per inserire subito Ramos e Immobile negli schemi di gioco e, perché no, magari modificare alcune parti del gioco offensivo per favorire le caratteristiche dei due attaccanti. Resterà da capire se l’upgrade nella profondità della squadra, visto che ora ci sono due centravanti di almeno buon livello, compenserà quello in qualità per la perdita di Lewandowski.

Capitolo difesa: gli infortuni non hanno aiutato, ma 38 goal subiti restano tanti (poco più di uno in media a partita). Basterà una stagione meno sfortunata a migliorare queste stats?

P: Subotic-Hummels è una coppia formidabile, senza si traballa, nonostante l’ottima stagione di Sokratis che è stato fondamentale. Dietro bisogna fare qualcosa, Friedrich lascia e Sarr non è ancora pronto. Con soli tre centrali di ruolo non si può affrontare una stagione intera su tre competizioni. Sarebbe opportuno un intervento sul mercato ma non si hanno riscontri in merito; l’unica consolazione sono gli esterni, almeno in quel settore siamo decisamente ben coperti (toccando ferro).

A: Beh, è un problema che a mio avviso è stato creato dalla dirigenza, perché da una squadra che non ha più particolari problemi economici, che viene da una finale di Champions League e che è stata disposta a perdere a parametro zero Lewandowski pur di competere per almeno un altro anno, iniziare la stagione con tre soli difensori centrali non è una scelta che ho approvato. E’ vero che anche gli scorsi anni è stato così, con Felipe Santana in luogo di Sokratis Papastathopoulos, ma ora che il livello della squadra s’è innalzato, c’è bisogno di un po’ di profondità nel ruolo. Anche perché negli scorsi anni ci è andata bene, con Hummels e Subotic rimasti sani per quasi tutto il tempo, ma in questa stagione l’infortunio lungo del serbo e quello più breve del tedesco hanno mostrato i limiti nella profondità della rosa in un ruolo molto delicato. Fortunatamente sugli esterni non si è pagato lo stesso prezzo, perché la conversione di Erik Durm ha portato a discreti risultati e Kevin Grosskreutz potrebbe essere messo ovunque rendendo adeguatamente grazie alle sue doti atletiche, altrimenti la stagione poteva essere ancora più dura sul lato difensivo.

Capitolo mercato: cosa ci si può aspettare dal Borussia Dortmund, da qui all’inizio della prossima stagione?

P: In entrata sembra tutto incentrato sulla trattativa con il Friburgo per Ginter, sarà però molto difficile concluderla; in uscita Julian Schieber è un candidato a lasciare la ciurma di Klopp ed è notizia delle ultime ore di un forte interessamento della Roma per Aubameyang, a mio parere molto difficile. Il tormentone Reus? Rimane al 100% almeno il prossimo anno; nel 2015 difficile da pronosticare adesso.

A: L’idea generale è che si volesse dare la squadra pronta a Klopp entro la fine della Coppa del Mondo. Gli acquisti di Ramos ed Immobile hanno completato il reparto offensivo, che ritroverà Blaszczykowski per inizio stagione e quindi sopperirà alla mancanza in agosto e settembre di Reus. In difesa sembra sfumato per quest’anno Matthias Ginter, un simil-Hummels con apparentemente meno tecnica, ma mi auguro (anche se non mi aspetto) l’acquisto di un quarto centrale. Si parla di possibile cessione per Aubameyang, che ha chiuso in calando la stagione: personalmente non ci credo, ma forse è effettivamente uno dei pochi calciatori trattabili per il BVB.

Dopo la finale di Champions del 2013 i gialloneri non sono riusciti a ripetersi l’anno scorso. Quali prospettive per il 2015?

P: Con la squadra al completo e un Gundogan versione 2013 è possibile ritentare la scalata almeno alle semifinali, anche se l’assenza di Robert soprattutto a livello Europeo penso che peserà parecchio e raggiungere i quarti non sarebbe un brutto risultato.

A: In Champions League? Sarebbe davvero ottimo raggiungere nuovamente i quarti di finale, per fare capire che stiamo dando continuità al nostro cammino europeo. Ci vuole un anno di integrità fisica ed un po’ di fortuna: negli scorsi due anni agli ottavi abbiamo pescato Shakhtar Donetsk e Zenit San Pietroburgo, non si può negare che ciò abbia aiutato. Andare oltre i quarti e quindi entrare nelle prime 4 sarebbe davvero fantastico, ma mi sembra difficilmente pronosticabile.

Infine, i giovani. Un aspetto che il Borussia cura sempre bene, soprattutto negli ultimi anni…

P: Settore giovanile e lavoro di scouting stupendo, quest’anno sono emersi gli ottimi Hofmann e Durm ma i prospetti interessanti sono tanti e si sono distinti nel BVB II in 3.Liga. Un nome? Marvin Ducksch che il prossimo anno giocherà in prestito nella neopromossa Paderborn.

A: Recentemente il Borussia Dortmund ha avuto una buona nidiata, ma alcuni dei nostri calciatori chiave, faccio gli esempi di Hummels e Sven Bender, sono prodotti di altri vivai. Sicuramente però questo rende chiaro che il BVB guarda al nostro settore giovanile ma anche ad altri talenti in giro per la Germania, o anche nel resto del mondo come confermano le firme di Junior Flores, statunitense, e di Mitsuru Maruoka, giapponese. Questo è sicuramente un buon segno, difficilmente riusciremo ad avere in futuro una squadra con età media di 24 anni e vincere il campionato, ma sappiamo che in questa organizzazione c’è sempre un occhio di riguardo per i nuovi talenti. Tornando per un attimo al nostro vivaio, l’attuale U19 del club sembra non presentare grossi talenti ma la nostra U17 ha appena vinto il campionato regionale con lo Schalke ed a breve si giocherà il titolo nazionale di categoria. Fanno ben sperare, ci sono nomi interessanti ma preferisco non citarli non avendoli mai visti personalmente.

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C’è una famiglia gabonese legata a doppio filo con il Milan.
Sto parlando, ovviamente, degli Aubameyang.

Papà Pierre passa la maggior parte della propria carriera in Francia. Conoscendo però anche il calcio italiano nella stagione 96/97, quando gioca nella Triestina.Pierre Emerick Aubameyang

Una volta ritiratosi, correva l’anno 2002, decide di rimanere nel mondo del calcio, come osservatore.

E con quale squadra inizia a collaborare? Quel Milan nelle cui giovanili già gioca il suo figlio primogenito, Catilina.

Da qui, tutti e tre i suoi pargogli vestiranno il Rossonero.

Nel 2007, con Catilina ormai trasferitosi in Francia, sbarcano infatti a Milano anche Willy e Pierre Emerick.

Il primo non trova molto spazio, e dopo i prestiti ad Avellino, Eupen e Monza decide di trasferirsi in Scozia, con il Kilmarnock che lo acquista a titolo definitivo.

Il secondo non ha molta più fortuna in Rossonero e si trova così a girovagare – sempre in prestito – per la Francia, in cerca di fortuna.
Nel gennaio del 2011, dopo sei mesi passati nel Principato di Monaco, sbarca al St. Etienne, dove trova la sua America.

La prima metà di campionato non è brillantissima ma lo aiuta ad inserirsi e guadagnarsi la fiducia dell’ambiente. Così, scatta il rinnovo di prestito per la stagione successiva, ma sei mesi sono sufficienti a guadagnarsi il riscatto definitivo: Galliani decide di liberarsi anche dell’ultimo dei figli di Pierre e accetta il milione di euro proposto dai Verts per Pierre Emerick.

Che, messe radici, finalmente sboccia: il suo score – se escludiamo i primi sei mesi di apprendistato – parla di 35 reti in 73 gare di Ligue 1.

Numeri significativi che lo portano ad attrarre le attenzioni di moltissime squadre europee. Tra queste il Borussia Dortmund fresco vicecampione d’Europa, che apre il libretto degli assegni – con il conto in banca appena ingrassato dopo la cessione di Gotze – e spende 13 milioni più 2 di bonus per assicurarsene i servigi.

Così un giocatore che il Milan aveva svenduto solo diciotto mesi prima per un milione di euro vede il suo valore di mercato crescere di quindici volte e da giocatore nemmeno considerato in Rossonero diventa uno dei nuovi arcieri a disposizione di Klopp.

Ironia della sorte, Galliani inizia a parlare di “progetto giovani” proprio sei mesi dopo aver ceduto Pierre Emerick in Francia. E giusto un anno prima del suo passaggio al Borussia.

Quanto sarebbe servito Pierre Emerick Aubameyang a questo Milan verde?

Certo, mi si potrà obiettare che nel momento della sua cessione i Rossoneri potevano contare su Ibrahimovic, Pato, Robinho, Inzaghi e Cassano. Ma altrettanto vero è che quando la recessione era già ampiamente iniziata. Ibrahimovic sarebbe stato ceduto di lì a breve (e gli avrebbe rubato il titolo di Capocannoniere della Ligue 1 la stagione successiva). Pato non dava garanzie di alcun tipo. Inzaghi era prossimo ad appendere le scarpette al chiodo. Robinho non è mai stato particolarmente affidabile, soprattutto in zona goal. E Cassano aveva il famoso problema al cuore che lo tenne ferme non poco tempo.Zlatan Ibrahimovic

La crisi sta forse ammorbidendo un po’ le resistenze nostrane a puntare sui giovani.

Ma Pierre Emerick Aubameyang, tripletta all’esordio in Bundesliga, è la dimostrazione lampante di come la strada da fare sia ancora moltissima.

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E’ una finale molto godibile quella che Borussia e Bayern mettono in scena scontrandosi, prima volta assoluta per due compagini tedesche, in finale di Champions League.

Una finale che i gialloneri possono affrontare più sgombri psicologicamente rispetto ad un Bayern che arriva alla terza finale in quattro anni con due sconfitte cocenti alle proprie spalle da riscattare, oltre che i favori assoluti dei pronostici ed investimenti molto più importanti da giustificare.

Entrambe le squadre si schierano col loro classico 4-2-3-1 fronteggiandosi quindi in maniera speculare.

Ad iniziare – nettamente – meglio è il Borussia: ben messo in campo, affamato, come detto più sgombro mentalmente. Tutte cose che permettono ai gialloneri di sviluppare la propria manovra con efficacia, dando del filo da torcere a Neuer e applicando un pressing alto che mette in difficoltà gli avversari.

In questo senso l’immagine che segue spiega benissimo quanto appena detto:

Schweinsteiger costretto ad abbassarsi fino alla propria area di rigore per provare ad impostare l’azione, provando così ad alleggerire un po’ la pressione portata da Lewandowski, Reus e in generale un po’ tutti i ragazzi di Klopp.

Questa vigoria dura circa venticinque minuti. Perché il Bayern, come una formichina, lavora senza scomporsi cercando di girare l’inerzia della partita a proprio favore.

Il primo squillo i giocatori allenati da quella vecchia volpe di Jupp Heynckes lo fanno quindi proprio al venticinquesimo quando Mandzukic svetta in mezzo a due avversari trovando però un attento Weidenfeller molto attento e bravo ad alzare sopra la traversa.

Alla mezz’ora, poi, la difesa giallonera inizia a mostrare le prime crepe piuttosto importanti.

Il Bayern manovra sulla sinistra e la difesa scivola da quella parte.

Nel farlo (da questa foto si può apprezzare Schmelzer, terzino sinistro, stringere su Ribery verso il centro del campo) viene però lasciato liberissimo Robben sulla fascia opposta. Grosskreutz infatti non si abbassa con tempismo, e l’olandese volante è lanciato in profondità. Per un uomo con la sua velocità presentarsi a tu per tu con Weidenfeller è praticamente uno scherzo. Giunto in area, però, sembra rinnovare la propria maledizione da finale, sparacchiando contro al portiere avversario.

Cinque minuti e sono i bavaresi a farsi prendere d’infilata. Reus infilza la difesa con un bel filtrante fatto partire da poco prima della trequarti, con Lewandowski che si muove bene dettandogli ottimamente il passaggio per andare poi a superare Boateng, diretto marcatore, concludendo però contro Neuer, bravo ad uscire tempestivamente.

La partita è quindi molto piacevole ma i goal stentano ad arrivare. Come se non bastasse, in chiusura di primo tempo, Robben decide di mangiarsi un’altra rete:

Hummels buca malamente il lancio di Dante e l’ala olandese, dopo aver vinto anche un rimpallo, riesce a trovarsi nuovamente a tu per tu con Weidenfeller.

La maledizione sembra però farsi sempre più reale e pressante. Robben non ha la freddezza per piazzare la sfera, calcia dritto per dritto e colpisce il petto dell’estremo difensore avversario, bravo a chiudergli repentinamente lo specchio di porta.

Le emozioni principali, così, questa finalissima ce le riserva per la ripresa.

Un secondo tempo in cui il Borussia va in affanno, ballando in maniera incredibile – fino a capitolare due volte, ma sarebbero potute essere molte di più – di fronte al grande attacco bavarese.

Il match si sblocca al cinquantanovesimo.

Con una difesa giallonera che collassa.

TRE giocatori escono su Ribery. Che con un tocco mette in movimento Robben. Palla in mezzo dove a quel punto non c’è praticamente nessuno. 1 a 0 facile.

La gara però non è finita qui.

Il Borussia non ci sta. Dante commette una follia in area su Reus

e permette a Gundogan di pareggiare su rigore. Così alla maledizione personale di Robben sembra unirsi anche quella del Bayern tutto, che inizia ad aver paura di perdere la sua ennesima finale.

Finale che sembra davvero assolutamente stregata per l’ala olandese quando Subotic lo anticipa praticamente sulla linea di porta.

Eppure le cose sono destinate a cambiare proprio in chiusura. Quando Ribery riceve al limite, difende palla e prova a farla filtrare con un colpo di tacco.

Un gesto che potrebbe sembrare quasi scriteriato non fosse che Robben ha troppa voglia di riscattarsi. Così sprinta, raggiunge la sfera, riesce in qualche modo a bucare la difesa e fredda l’uscita di Weidenfeller. Per un goal che rompe sia la sua maledizione che quella della sua squadra, ora a quota 5 Coppe dei Campioni al pari del Liverpool e dietro alle sole Real e Milan.

Una vittoria meritata quella del Bayern, sia prendendo in considerazione l’intero percorso (annichilite Juventus e Barcellona), sia per la partita in sé. Dove a parte i primi venticinque minuti di difficoltà i ragazzi dell’ormai ex Heynckes hanno dimostrato la propria superiorità.

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25 maggio 2013.
Una data storica per l’intero calcio tedesco.Tifosi Bayern Monaco

Certo, probabilmente non paragonabile a quel 4 luglio del 1954 quando l’allora Germania Ovest battendo 3 a 2 l’Ungheria di Puskas, Hidekguti e Kocsis si laureò campione del mondo per la prima volta nella storia. Né a quel 7 luglio del 74 quando i goal di Paul Breitner e Gerd Muller permisero di sconfiggere l’Olanda di Cruyff e Neeskens, vincendo il secondo alloro mondiale. O, ancora, alla sera dell’8 luglio del 1990, quando all’Olimpico di Roma un rigore segnato da Brehme all’84esimo portò alla terza imposizione iridata. Vittima, in quel caso, l’Argentina di un certo Maradona.

Forse non paragonabile a questi trionfi, appunto, ma di portata ugualmente storica.

Quella sera, infatti, per la prima volta da quando esiste la fu Coppa dei Campioni saranno due squadre tedesche a contendersi la più importante competizione europea per club.

Sei sono state le Coppe Campioni / Champions League finite in Germania. Quattro volte in quel di Monaco, una Dortmund ed una ad Amburgo.

In nessuno di questi casi, però, la vittoria finale era arrivata in uno scontro fratricida con un’altra compagine teutonica.

Un po’ il segno dei tempi.

Perché negli ultimi anni il calcio tedesco ha saputo crescere globalmente in maniera esponenziale.

La nazionale è una delle più quotate al mondo ed il prossimo anno si presenterà ai nastri di partenza di Brasile2014 tra le favorite assolute alla vittoria finale.

I club vedono un Bayern che nelle ultime quattro stagioni ha raggiunto per ben tre volte la finale, migliorando anche quanto fatto dal super Barcellona di Xavi, Iniesta e Messi, capace sì di giocare e vincere tre finali in sei anni ma non di riuscire a giocarne tre nell’arco di quattro stagioni.

Non solo. Oltre ad un Bayern che, anche per come si sta muovendo sul mercato, potrebbe aprire un ciclo impressionante (dico potrebbe perché perdesse contro il Borussia sarebbe comunque a tre sconfitte su tre finali negli ultimi quattro anni), c’è un Borussia Dortmund che dopo due imposizioni in campo nazionale è riuscito a scalare l’Europa fino in mansarda. Da capire solo se, ora, riuscirà ad arrivare al tetto.

Il tutto con un progetto con fondamenta solidissime. Uno stadio da urlo, un pubblico mozzafiato, un allenatore capacissimo, una serie di giovani calciatori affamati e tecnicamente validissimi. Insomma, una programmazione perfetta, che ha dato i suoi frutti.

Un modello, quello tedesco, da prendere sicuramente ad esempio. Che sia fonte di ispirazione per i nostri club sempre più in crisi. Economica, ma anche di idee.

Personalmente trovo che, per com’è andata la stagione, una finale Bayern Monaco – Borussia Dortmund sia la più giusta possibile.

Al di là del tifo che ognuno di noi può esprimere ci si deve solo levare il cappello di fronte a queste due squadre, protagoniste di cavalcate strepitose.

I bavaresi (che l’anno scorso persero in finale col Chelsea e che due stagioni prima capitolarono contro l’Inter di Mourinho) hanno avuto vita assolutamente facile ai gironi, conquistando 13 punti in 6 gare in cui hanno realizzato anche 15 reti, risultando avere il miglior attacco dell’intera prima fase.

Agli ottavi poi la netta imposizione esterna con l’Arsenal, seguita da un ritorno con più ombre che luci condito da passaggio del turno dovuto solo alla regola dei goal fuori casa.

Un passaggio a vuoto che non ha però minato le sicurezze di una squadra di altissimo livello, che ai quarti ha liquidato con un doppio 2 a 0 gli ormai bicampioni italiani della Juventus.

In semifinale, ed è cronaca di questi giorni, l’incredibile 7 a 0 complessivo contro il Barcellona, che dovrà ripensare un tantino il proprio futuro (anche se prima di parlare di ciclo finito aspetterei, vist’anche l’età verde di Messi). Un risultato roboante che consegna la palma di favorita d’obbligo (non bastassero i venti punti di vantaggio in campionato) alla squadra di Heynckes.

Ruolino fors’anche migliore quello dei gialloneri, capaci di raccogliere 14 punti nel girone di ferro di questa edizione (Real, City e Ajax), per poi eliminare con un 3 a 0 casalingo secco l’ottimo Shaktar e col rocambolesco 3 a 2 del Westfalen la sorpresa Malaga.

Anche la loro semifinale è poi cronaca di quest’ultima settimana. Real demolito 4 a 1 in casa e sconfitta 2 a 0 – la PRIMA della loro Champions League – al Bernabeu al ritorno.Tifosi Borussia Dortmund

Insomma, arrivano in finale le due squadre più meritevoli. Per un derby tutto tedesco che è una primizia per il calcio europeo, in passato capace di sfornare finali fratricide solo relativamente al calcio spagnolo (Real – Valencia del 2000), italiano (Milan – Juventus del 2003) ed inglese (Manchester United – Chelsea del 2008).

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Robert Lewandowski4 a 0, 4 a 1.
Una duplice scoppola praticamente impronosticabile alla vigilia che pone oggi il calcio tedesco alla ribalta, con le due compagini teutoniche capaci di “scalpare” in maniera così fragorosa e decisa le due nobili del calcio spagnolo.

Insomma, sembrerebbe proprio che la Germania – che già a livello di nazionale sta lavorando molto bene ed era indubbiamente una delle favorite nel corso dell’ultimo Europeo, dove però si fece addomesticare dall’Italia prandelliana – si candidi a faro del movimento calcistico europeo (e mondiale) per i prossimi anni.

Il tutto grazie ad un lavoro di programmazione che parte da lontano e di cui si stanno iniziando a raccogliere frutti importanti negli ultimi anni.

Tutto ciò sembra – ma attenzione, aspetterei a celebrare un funerale che qualcuno sta già imbandendo troppo frettolosamente – coincidere con il declino del calcio spagnolo, praticamente “pigliatutto” nel corso degli ultimi anni.

Una Spagna che a livello di rappresentative nazionali ha saputo infilare un incredibile filotto Europeo – Mondiale – Europeo con la maggiore, mai riuscito prima di allora a nessun’altra nazione nella storia del calcio.
Ma non solo. Tantissime le vittorie anche a livello giovanile: Europeo under 21 nel 2011, sei degli ultimi undici Europei under 19 (più un secondo posto, quindi in finale otto volte su undici), due degli ultimi sei Europei under 17 (più un secondo posto, quindi tre finali su sei).

Spagna che si è posta un po’ come riferimento anche a livello di club, soprattutto grazie a quel Barcellona che ha letteralmente dominato l’Europa negli ultimi anni, con ben tre delle ultime sette Champions in bacheca (Barça capace per altro di arrivare sempre in semifinale, tranne nel 2007… praticamente, sette semifinali come risultato minimo nelle ultime otto Champions League!).
Ovviamente, non solo Barcellona. Basta scorrere un po’ le ultime edizioni della coppa per rendersi conto di come il Real sia pur sempre alla terza semifinale Champions consecutiva.
E ancora, cinque delle ultime otto Europa League sono state vinte da squadre spagnole. Con l’ultima finale addirittura giocata da due compagini iberiche (idem nel 2007).

Insomma, un vero e proprio dominio.

Che forse non potrà essere ripetuto in tutto e per tutto da una Germania il cui campionato ha peculiarità diverse, in primis la capacità del Bayern Monaco di acquistare quasi sempre i migliori talenti della Bundesliga, ovviamente impoverendo le altre squadre che così oltre a rappresentare un pericolo minore in patria perdono propulsione anche in Europa.

Però se il “palleggio” e l’offensività tipica del calcio spagnolo hanno segnato diciamo l’ultima decade, di certo programmazione ed incisività di quello tedesco potrebbero segnare la prossima.

Personalmente però, come detto, aspetterei a suonare le campane a morto nei confronti degli spagnoli. Che magari nella prossima generazione non avranno i Xavi e gli Iniesta (magari…), ma che sicuramente stanno continuando a lavorare nella giusta direzione.

Quindi, forse, più che soppiantare il calcio spagnolo potrebbe nascere un bel dualismo, che potrebbe portare in futuro molte sfide appassionanti come quelle degli ultimi due giorni (certo, se il Borussia Dortmund continua a smobilitare sarà il solo Bayern a tenere alto il vessillo tedesco, almeno in Champions).Thomas Muller

E in tutto questo l’Italia, incapace di programmare come fatto da spagnoli e tedeschi, resta a guardare. Aggrappata al suo blasone e ad una supremazia tattica che però, forse, iniziano a non bastare più.

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L’ufficialità è giunta già ieri, prima della roboante vittoria del Bayern Monaco contro il Barcellona: Mario Götze, in estate, sbarcherà in Baviera.

Tante sono le riflessioni che si riverberano da questa operazione di mercato, di cui è giusto tratteggiarne i contorni. I bavaresi sborseranno 37 milioni (a tanto ammontava la clausola rescissoria inserita nel contratto del ragazzo) per assicurarsi uno dei talenti più fulgidi non tanto del calcio tedesco, quanto di quello mondiale. Al giocatore andranno ben 7 milioni di euro netti all’anno ed il contratto dovrebbe avere come scadenza giugno 2016.Mario Gotze

Ancora una volta, quindi, si conferma lo strapotere economico ed il predominio assoluto in chiave mercato del Bayern Monaco, almeno all’interno dei patri confini.
E’ inutile negare, infatti, che da diversi anni a questa parte un qualsiasi talento messosi in mostra in Bundesliga ha come prima opzione per il futuro proprio i bavaresi, la cui impostazione societaria porta a preferire proprio giocatori autoctoni (o comunque che già conoscono il calcio tedesco) ad acquisti dall’estero (che comunque non mancano, come i vari Robben, Ribery ed Javi Martinez).

Nonostante il Borussia Dortmund abbia vinto per due anni di fila il campionato, quindi, resta il Bayern Monaco l’apice assoluto del calcio tedesco.
Vera e propria macchina da soldi (stadio, merchandising, partnership), grande blasone, etica del lavoro, capacità di programmazione. Il calcio tedesco ha un solo padrone, pur con tutte le defezioni che di volta in volta possono compiersi.

Altra conseguenza diretta che dobbiamo trarre da quanto stiamo vedendo in questi giorni, e mi ricollego al titolo del pezzo, è: in Baviera sono pronti ad aprire una vera e propria dinastia capace di dominare l’Europa – e il Mondo – per anni, un po’ come ha fatto (e forse non ha finito di fare) il Barcellona?

Gli indizi ci sarebbero.

Come detto, poche società al mondo programmano come il Bayern Monaco. Che punta sulle giovanili pur senza estremizzare il concetto come fanno in Catalogna. Che, a differenza proprio dell’ultima (in ordine temporale) dinastia del calcio mondiale, sa operare benissimo sul mercato, andando anche a spendere tanto, ma sempre in maniera molto mirata. E che, infine, non aspetta di spremere un giocatore fino all’ultima stilla di forza prima di programmarne la sua – pur futura – sostituzione.

Proprio in questo senso è anche possibile leggere l’acquisto di Mario Götze. Un giocatore che, in realtà, sarà ovviamente utile fin da subito, essendo uno dei migliori giocatori della Bundesliga (e forse non solo).

Pensateci: Robben e Ribery si avvicinano ai trenta? Nessun problema. Nel corso di meno di dodici mesi ci assicuriamo Shaqiri e Götze, due dei migliori trequartisti/esterni che il calcio giovanile mondiale offre sul mercato. E ci assicuriamo la possibilità di tenere alta la qualità anche in futuro, quando i due attuali esterni ci lasceranno (chissà, magari già la prossima estate).

L’estate scorsa lo dissi chiaramente: il Barcellona, sulla carta, è la squadra più forte del mondo (e non potrebbe essere altrimenti visti i Messi, i Xavi e gli Iniesta). Al secondo posto, per me, il Bayern Monaco.Mario Gotze

Che appunto continua ad operare con un duplice intento: sia continuare a migliorarsi, che guardare al futuro.

Esattamente i due presupposti su cui si cerca di aprire una dinastia.

Insomma, giovane, forte e tedesco. Davvero un acquisto da dieci e lode.

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CRONACA

Lewandowski subito in evidenza con una bella discesa sulla destra chiusa da un cross in mezzo che non trova però nessun compagno pronto a colpire.
Partita che comincia su ritmi discreti, ed un certo equilibrio di fondo. Appare subito più brillante la manovra dei padroni di casa, che però hanno bisogno di ingranare per trovare buchi nella difesa avversaria.

Ad infiammare il match ci pensa quindi il solito Shinji Kagawa che al quattordicesimo minuto esplode un destro dal limite che sfiora il palo, facendo tremare i tifosi ospiti.
E il goal non stenta ad arrivare. Inguardabile, nell’occasione, la difesa dell’Amburgo. Lewandowski controlla palla sulla trequarti ed appoggia all’indietro all’accorrente Gotze che può partire centralmente, a retroguardia scoperta. Sulla sua sinistra si sovrappone quindi Grosskreutz, che ha una vera e propria prateria davanti a sè, e viene subito servito. Entrato in area l’appoggio di interno destro sul secondo palo, ed il goal comodo comodo.

Partita che stenta a decollare e che viene quindi instradata da un grossolano errore della difesa ospite.
Borussia che addormenta e sveglia la partita a piacimento. Pochi minuti dopo l’1 a 0, quindi, Kagawa scatta sul filo del fuorigioco (tenuto in gioco da Aogo) per poi saltare un uomo al limite e scaricare un destro terrificante, che si schianta però sul palo.

Borussia che continua a distribuire perle. Così Hummels lancia Grosskreutz che si porta avanti il pallone di tacco servendolo a Lewandowski che glielo restituisce, di prima intenzione. Arrivata sul fondo l’ala sinistra Giallonera girerà il pallone verso il limite dell’area in direzione dell’accorente Kagawa, che non avrà però fortuna con la conclusione di primai intenzione.
Niente da fare, comunque. C’è solo il Dortmund. Così alla mezz’ora Gotze parte centralmente e fa un bel uno-due con Lewandowski che restituendogli palla di tacco permette al giovanissimo trequartista tedesco di bersi Westermann e Mancienne per presentarsi a tu per tu col portiere. Che a quel punto può battere senza problemi.

Amburgo che si fa vedere estemporaneamente solo al trentottesimo quando Elia converge da sinistra per servire poi Petric, che colpisce però malissimo il pallone mandandolo alle stelle.
Borussia che comunque non demorde. In chiusura contropiede portato da Gotze sulla destra che serve all’indietro l’accorrente Gundogan, il cui destro di prima intenzione non trova però lo specchio.

In apertura il Borussia triplica subito. Gotze manovra in area ed appoggia a Grosskreutz che dopo essersi visto ribattere la prima conclusione può ribadire facilmente in rete.
Al cinquantatreesimo l’Amburgo accorcerebbe con Jansen, ma il suo goal viene annullato per una presunta carica sul portiere. Che in effetti, dal mio punto di vista, poteva assolutamente starci perché per quanto non cercato l’impatto impedisce al portiere del Borussia di impossessarsi di un pallone che era praticamente già tra le sue mani.

Amburgo che forse stufo di essere costantemente sotto prova quindi a farsi vedere dalle parti dell’area avversaria. Così Jansen veste i panni dell’assistman per servire Petric, la cui conclusione non inquadra però la porta.
A quel punto prova quindi a farsi vedere nuovamente Gotze. Piszczek lancia bene il pallone in area dove si avventa proprio il giovane trequartista teutonico, che però non riesce, pur di poco, ad agganciare la sfera.

Borussia appagato che finisce così per spianare la strada alla rete dell’Amburgo che al settantanovesimo sfrutta una mischia fatta di batti e ribatti in area per andare in goal con Tesche.
Subito dopo Tore s’imbizzarrisce e mette a ferro e fuoco la difesa avversaria, servendo poi Jensen il cui diagonale è però respinto da Weidenfeller e poi spazzato da un avversario.

Amburgo che non ha però più tempo e modo di rendersi ancora pericoloso. Match che termina quindi 3 a 1 e che viene meritatissimamente vinto dal Borussia Dortmund.

COMMENTO

Ma che bello questo Borussia!

Cos’altro si può dire di fronte ad una squadra che gioca al calcio così bene, con questa qualità di gioco?

Non si può davvero che fare i complimenti a Klopp ed ai suoi ragazzi, perché hanno imbastito una struttura capace di unire il bel gioco ai risultati.

L’avversario, sulla carta, non è certo dei più ostici (l’Amburgo non lotterà per la vittoria del campionato) ma nemmeno dei più molli, trattandosi di una squadra composta anche da talenti interessanti (come Tore ed Elia).

Eppure Gotze, Grosskreutz e Kagawa riescono a fare d’un sol boccone gli avversari, non facendo nemmeno pesare l’assenza di Sahin, passato ad inizio mercato al Real Madrid.

Splendido vedere tanta qualità di gioco. Scambi rapidi nello stretto quanto verticalizzazioni repentine, il tutto giocando praticamente a memoria.

Colpisce poi, guardando questa squadra, la capacità di cambiare ritmo a proprio piacimento.

Un quarto d’ora a vivacchiare, poi una serie di fiammate impossibili da controllare per la tutto sommato modestia retroguardia costruita da Frank Arnesen, che ha portato Mancienne dal Chelsea (dove lavorava) sperando di poter blindare una retroguardia che, invece, s’è dimostrata bucabilissima.

Borussia che è quindi da tenere sott’occhio. I ragazzi sono per lo più giovani o molto giovani, hanno entusiasmo e fame di vittorie. E dopo aver visto Sahin partire per Madrid sicuramente vorranno replicare la stagione scorsa, per provare a fare altrettanto.

Il Bayern Monaco è avvisato. Può spendere quanto vuole sul mercato, ma dovrà comunque fare i conti con loro, i ragazzi terribili del Westfalen.

Il messaggio, tra l’altro, è bene raggiunga anche i piani alti del calcio europeo. Perché se è vero che questo Borussia non ha grosse chance di imporsi in Champions – anzi, ci vorrebbe un mezzo miracolo – è altrettanto vero che potrà dare fastidio a molti, se non a tutti. E magari creare qualche grattacapo a qualche grande club del Vecchio Continente.

Del resto intendiamoci: questo Borussia è sicuramente ben superiore allo Schalke che lo scorso anno tanto bene fece nella massima competizione europea per club. Quindi insomma, vederli ben figurare non dovrà davvero stupire nessuno.

Il più sarà capire se riusciranno a replicare questo gioco e queste prestazioni anche al di fuori dei propri patri confini, o se la mancanza di esperienza di molti dei giocatori a disposizione di Klopp si farà sentire, in tal senso.

MVP

Di lui parlai già un paio d’anni fa, quando si mise in mostra nel corso degli Europei under 17 con la maglia della sua nazionale. Gotze che da allora è cresciuto veramente tantissimo, fino a diventare una certezza già oggi che ha solo 19 anni.

Il futuro, manco a dirlo, è tutto dalla sua parte.

Una sola piccola chiosa: giocasse in Italia starebbe ancora in Primavera o, per bene che possa andare, in Serie B.

TABELLINO

Borussia Dortmund vs. Amburgo 3 – 1
Marcatori: 18′, 48′ Grosskreutz, 30′ Gotze, 79′ Tesche.

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