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Posts Tagged ‘Antonio Conte’

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La crisi tra la Juventus ed il suo allenatore era nell’aria da qualche tempo. Tanto che ormai un paio di mesi fa sembrava addirittura potesse consumarsi un prematuro divorzio.

Poi le parti si incontrarono e da lì uscì una decisione che in realtà sottolineava con forza come qualche discrepanza dovesse esserci e fosse destinata a rimanere: niente separazione, ma nemmeno niente prolungamento.

Poi le cose devono essere evidentemente degenerate. E giusto dopo un giorno di ritiro, ecco la decisione. Drastica, inaspettata: Conte e la Juventus optano per un divorzio consensuale.

Personalmente non ho – ahimè – insider in alcuna squadra di Serie A, così che non ho news fresche su quelli che possono essere stati i motivi che hanno deciso questa separazione. Quindi è abbastanza inutile parlarne.

C’è chi adduce motivi di mercato in entrata, dicendo che il trio Evra-Iturbe-Morata non sarebbe all’altezza delle aspettative del tecnico salentino che si sarebbe così deciso a mollare il colpo.
Chi invece mette sul banco degli imputati le possibili cessioni, giurando e spergiurando che ora partiranno Vidal e/o Pogba e che proprio questa scelta (che in realtà potrebbe essere più una necessità di bilancio) avrebbe spinto Conte all’addio.
E’ poi molto caldeggiata anche la pista “ripiego”. Ovvero, sapendo di essere un papabile candidato alla panchina della Nazionale Conte avrebbe deciso di terminare la propria storia d’amore con la Juventus, comunque già ampiamente sul viale del tramonto, per non perdersi la chance Azzurra (qui mi verrebbe da chiedermi perché non rinunciarci prima da una parte e come possa aver ricevuto rassicurazioni in tal senso dall’altra, visto che la stessa FIGC al momento è tutta da ridisegnare).

Le motivazioni quindi, se mai usciranno, le tratteremo più avanti. No, in questo post vorrei esplorare un po’ i possibili sostituti di Antonio Conte come allenatore della Juventus. Perché è logico che le chance di conferma al ruolo di campioni d’Italia passeranno, in buona parte, da questa scelta.

In queste prime ore, tra social e media, si è scatenato il pandemonio. Tra possibili acquisti saltati (Evra avrebbe dato uno stop alla trattativa, Iturbe sarebbe addirittura una trattativa chiusa) e nomi snocciolati come se i posti vacanti fossero N è partito il classico isterismo che accompagna decisioni comunque – sportivamente – scioccanti come questa.
Proviamo a mettere un po’ d’ordine tra i nomi e gli scenari.

Partiamo quindi da Massimiliano Allegri, che ha già per altro ricevuto un endorsement importantissimo. Parole dolci nei suoi confronti le ha infatti spese niente popò di meno che Luciano Moggi. Certo, il fatto che gli interessi del tecnico livornese siano curati dal figlio Alessandro non è solo un caso, ma c’è una cosa che credo debba far riflettere: l’ex D.G. della Juventus ha parlato di “tecnico aziendalista” e di come proprio su di un profilo di quel genere dovrebbe orientarsi la dirigenza. E chi conoscete di più aziendalista dell’ex tecnico del Milan?
Il nome credo sia il più realistico e sarà quantomeno valutato – se non direttamente contattato – da Marotta e soci. Anche se al riguardo credo ci sarebbe da consultare anche Andrea Pirlo, che non penso la prenderebbe benissimo.
Personalmente non l’ho mai reputato un allenatore da grande squadra, nemmeno quando vinse lo Scudetto al suo primo anno di Milan, senza però dare mai un gioco degno alla sua compagine. Per altro al secondo anno perse il campionato proprio contro la prima Juve di Conte, a mio avviso sicuramente inferiore da un punto di vista tecnico. Insomma, un allenatore che non dovrebbe sedere su di una panchina così importante (vale per il Milan, varrebbe per Juve e Nazionale).

Se quella di cercare un tecnico aziendalista fosse priorità anche di Agnelli e del suo entourage ecco che verrebbe scartato automaticamente il nome di Clarence Seedorf, che molti, soprattutto tifosi milanisti, hanno sussurrato poco dopo l’ufficializzazione dell’addio di Conte.
Qui però cadiamo più nel tifo che non nella concretezza, credo. L’ipotesi verterebbe infatti sulla voglia di rivalsa che l’ex Rossonero avrebbe in sé. Che immagino essere tanta, ma non penso possa bastare alla Juventus in un momento così.
Per quanto concerne poi il mio giudizio su di lui, mi espressi già a tempo debito: ragazzo molto intelligente che può dare sicuramente tanto al calcio anche fuori dal campo. Fossi stato nel Milan non l’avrei cacciato (anche se lì i problemi sono stati palesemente extra campo). Però nel contempo mi ha un po’ deluso il suo incaponimento su di un modulo che non ritengo fosse il migliore per la rosa a sua disposizione fino a poche settimane fa.

Altro nome giustamente caldo è invece quello di Roberto Mancini, uno dei due principali contender – assieme al già citato Allegri – alla panchina della Nazionale, almeno fino a poche ore fa. Mancini che si è da poco liberato del suo vincolo col Galatasaray e che credo tornerebbe volentieri in Italia, pur dovendo però accettare una decurtazione dello stipendio.
Anche questo mi sembra un nome concreto, su cui la Juve potrebbe lavorare.
Personalmente è un altro che, come Allegri, ritengo abbastanza sopravvalutato. Allenatore forse più da inizio progetto che non da continuazione di un percorso già avviato. Ha vinto campionato con squadre praticamente sempre molto più forti delle avversarie, ed in alcuni casi anche in maniera rocambolesca. In Europa ha sempre fallito. Insomma, un altro allenatore che non credo farebbe fare un salto di qualità al progetto Juve. Che anzi, rischierebbe così di recedere.

Sarebbe calda anche la pista Luciano Spalletti, sollevato dall’incarico di allenatore dello Zenit il 10 marzo scorso (dopo una vittoria in undici partite) ma ancora legato alla squadra di San Pietroburgo.
Anche questa come le precedenti due (Seedorf come detto la considero più una boutade di chi spera di non vederlo alla Juve per non rimpiangerne il fresco esonero) credo sia una pista reale, che verrà o è già stata sondata.
Tra i tre è l’allenatore che in un certo modo mi convinse di più. Alla Roma seppe fare bene nonostante ci fossero squadre più attrezzate in Italia e soprattutto, a differenza dei due succitati, seppe dare un gioco chiaro e piacevole alla sua squadra. In Russia ammetto di averlo seguito poco, se non in Europa. Dove ha onestamente fallito. Anche questa opzione mi saprebbe di ripiego. Esattamente come in ottica Nazionale (dove non vorrei nessuno dei tre).

Qualcuno ha poi paventato una sorta di “minestra riscaldata”: Fabio Capello.
Questo nome, che ritengo poco realistico anche e soprattutto per una questione economica (oggi guadagna 8 milioni l’anno, credo che sotto ai 4/5 non scenderebbe ed è comunque una cifra che reputo troppo alta per una società italiana oggi), viene fatto soprattutto in virtù dei suoi problemi con la federazione russa, nati – o comunque detonati – dopo la prematura eliminazione dal Mondiale.
Indubbiamente un tecnico di profilo più alto dei succitati. Ha vinto tanto ed in Italia sarebbe una garanzia. Ha palle di ferro e sarebbe in grado di panchinare anche un Buffon, se non lo ritenesse migliore del suo sostituto. Tra i contro c’è però il fatto che gioca sempre male e che comunque in Europa, soprattutto a Torino, fece male.

Sempre parlando di – in questo caso già ex – C.T. che hanno mal figurato in Brasile, è stato paventato anche un – anche qui – possibile ritorno di Alberto Zaccheroni.
Allenatore in una delle fasi più complicate del post-Calciopoli, l’ex commissario tecnico del Giappone credo possa essere un nome che difficilmente avrà chance reali di ritorno a Torino. Penso infatti che anche se il suo nome venisse valutato, partirebbe dietro a tutti quelli già citati (forse anche Seedorf, vi dirò).
Personalmente lo reputo un allenatore più da provincia che non da grande piazza. E soprattutto non da grandi obiettivi. Vinse un campionato sì, ma non credo sappia bene nemmeno lui come. Per il resto, sa anche dare una fisionomia alla sua squadra, spesso. Ma credo che in una squadra che punti all’Europa League potrebbe fare meglio che non dove è costretto a vincere il campionato per non interrompere una striscia lunga ormai tre anni.

Altro nome tirato in ballo – anche per la Nazionale, come buona parte dei succitati – è quello di Francesco Guidolin, che in realtà è ormai un ex allenatore. Al termine della stagione appena conclusa ha infatti lasciato la panchina per diventare supervisore tecnico del tris di squadre di proprietà dei Pozzo: Udinese, Watford e Granada.
Nome che probabilmente potrebbe anche stuzzicare le fantasie della dirigenza juventina, non so quanto possa essere realistico proprio vista la supposta volontà dello stesso ex giocatore del Verona di appendere il fischietto al chiodo.
Personalmente lo trovo un ottimo allenatore. Molto preparato. Sicuramente tra i migliori, se consideriamo solo il lotto di nomi fatti in vista della successione di Conte. Il problema suo, che espressi anche in ottica Nazionale, riguarda il carattere. Piuttosto fragile e allergico alle pressioni già di una piazza provinciale come Udine. Come potrebbe resistere a quelle di Torino?

Su Sky è stato poi citato anche Sinisa Mihajlovic. Che però ha un contratto in essere con la Sampdoria e, a quanto pare, potrebbe accettare un eventuale nuovo incarico solo se venisse esonerato (e quindi non se si dimettesse di sua sponte).
Perché mi fa strano questo nome? Per mille motivi, in primis proprio il fatto che si ripieghi a stagione già formalmente iniziata su di un tecnico comunque occupato. Perché potrebbe essere un nome realistico? Perché con l’avvento del nuovo Presidente stanno lasciando la Samp in molti, almeno in società. L’ex tecnico del Catania è stato fondamentalmente confermato, ma le cose possono cambiare rapidamente come insegna proprio la vicenda Conte.
Anche qui il carattere non manca. Le idee di calcio sono abbastanza chiare. Difficile però definire se possa essere o meno un tecnico da grande squadra. Il carattere per sopportare le pressioni lo ha e si sa. La capacità di lavorare su di un gruppo costretto a vincere, però, è tutta da testare.

Altro nome rimbalzato un po’ qua e un po’ là è quello di un ennesimo ex, Didier Deschamps.
Nome questo che ritengo plausibile e su cui non mi stupirebbe che la Juventus lavori o abbia lavorato. Ci sono però due problemi che ne allontano il possibile ritorno: in primis proprio il ricordo, da parte sua, di come fu trattato quando venne scaricato ai tempi del ritorno in A. In secondo luogo il contratto in essere con la Federazione francese.
Allenatore che ha dimostrato di saperci fare, cerca forse ancora il salto di qualità. Che potrebbe in realtà trovare, anche se solo tra due o quattro anni, anche sulla panchina su cui siede ora, essendo la Francia una delle nazionali di maggior prospettiva del continente. In questo caso, forse, l’opzione club potrebbe essergli gradita.

Da qui in poi si entra nel campo della fantascienza (ma occhio che nel calcio non va mai dato nulla per scontato.

Qualcuno parla di Luis Felipe Scolari, fresco di tragedia in nazionale.
Nome su cui non credo la Juve possa muoversi realisticamente. Un po’ perché non penso valutino davvero la pista straniera (dove per straniero intendo allenatore estraneo al mondo del calcio italiano e/o juventino), un po’ perché in Nazionale non guadagnava poco e non so quanto vorrebbe ora per allenare un club.
Sicuramente è un condottiero. Di errori col suo Brasile ne ha comunque commessi diversi. In più non credo sia un grande innovatore e non so quanto potrebbe fare meglio del suo predecessore. Come detto – anche per la Nazionale, come per un po’ tutti i club – io la pista straniera è una pista che prenderei in considerazione. Però pondererei molto bene la scelta.

Tornando agli ormai – anche se in questo caso già da diversi anni – ex allenatori si è citato anche Gianluca Vialli. Che oltre ad essere un ex allenatore è anche un ex juventino, per quanto vestii quei panni come calciatore.
Beh, sinceramente difficile dire se possano valutare una pista di questo genere. A pelle direi assolutamente no.
Come allenatore è poi altrettanto difficile da giudicare. Allenò per molto poco pur portandosi a casa qualche trofeo. Il problema vero è che al di là di tutto allenò comunque un calcio molto diverso da quello odierno. Praticamente, quindi, sarebbe come prendere un mister senza alcuna esperienza.

A questo proposito non sono quindi mancati gli endorsement anche per Alessandro Del Piero.
Opzione che tenderei a cassare in pieno. Un po’ perché non si lasciò bene con la società, e non credo i tempi siano già così tanto maturi da permettergli un suo ritorno addirittura come allenatore così, di punto in bianco. Un po’ anche perché lui continua a dire di sentirsi ancora allenatore. E, certo non ultimo, anche qui bisogna ricordare che sarebbe un salto nel buio totale, non avendo allenato un solo minuto nella sua vita.

Ex giocatore della Juve – per quanto lui faccia ancora parte della “famiglia” bianconera – è anche Fabio Grosso, attuale allenatore della Primavera.
Anche questa ipotesi tenderei a scartarla. I tecnici delle giovanili solitamente vengono promossi solo a fine stagioni, quando c’è da cercare un traghettatore. Oppure dopo qualche tempo di svezzamento, se c’è un progetto su di loro. Cosa che in questo caso non credo ci sia, dato che la scorsa stagione il terzino Campione del Mondo nel 2006 la iniziò come vice della Primavera, per poi diventare capo allenatore solo in seguito agli scarsi risultati di Zanchetta.
In merito ricorderei, con una battuta, che “non tutti i Guardiola vengono col buco”. E che il passaggio da una “seconda squadra” ad una “prima” non è mai facile, e l’esempio di Pep non deve trarre in inganno.

Infine qualcuno ha buttato lì anche il nome di Zinedine Zidane, che in realtà è da un paio di settimane il tecnico del Castilla, la squadra B del Real Madrid.
Ipotesi sicuramente affascinante, la trovo la più sensata tra quelle che riguardano gli ex giocatori della Juve infilati nel calderone dei nomi, per quanto tutt’altro che probabile essendo appunto lui già impegnato. Del resto, comunque, la sua volontà di allenare era nota da anni e dopo l’apprendistato al fianco di Ancelotti chissà che il buon Zizou non si farebbe già tentare da una sfida così difficile ma comunque affascinante come quella che potrebbe eventualmente proporgli la Juventus.
Ovviamente da un punto di vista tecnico-tattico c’è poco da dire al riguardo, non avendo lui ancora mai allenato. Posso solo dire che probabilmente, per non bruciarsi, gli converrebbe stare dov’è e crescere senza troppe pressioni. Ma certo, che carattere dimostrerebbe a lasciare un lido così sicuro (con per altro possibilità di arrivare su di una panchina prestigiosa come quella del Real nei prossimi anni) per un’avventura molto più complicata come quella che si troverebbe ad affrontare a Torino!

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Il trasferimento, concretizzatosi ieri sera, è stato ufficializzato oggi, con tanto di presentazione del giocatore.

Ormai lo possiamo quindi dire senza timore di smentita: Simone Padoin è a tutti gli effetti un giocatore della Juventus.

E proprio ieri sera, rientrato a casa da lavoro intorno alle undici, sono stato investito da questa notizia. E, soprattutto, dalle disquisizioni dei tifosi Bianconeri, per lo più scontentissimi di questo acquisto.

Doveroso quindi riordinare un po’ i miei pensieri ed esprimere un giudizio sulla questione.

Allora partiamo subito dal fondo. Col dire che la delusione dei tifosi juventini è parzialmente capibile.

Perché, non me ne voglia il buon Padoin, dopo che le alternative ventilate da Capodanno in poi si riducevano soprattutto al dualismo Guarin-Nainggolan ecco che l’acquisto del jolly ex Atalanta sa tanto di ripiego dell’ultim’ora a basso costo.

Lamentele quindi capibili soprattutto perché questa situazione si è venuta a creare proprio per via del modus operandi della Dirigenza.

Che prima ha escluso la possibilità di raggiungere Guarin (mezz’ala tutt’altro che disprezzabile soprattutto nel modulo che utilizza attualmente Conte) acquistando Caceres (ed occupando così lo slot extracomunitario a disposizione), poi ha tentennato sino all’ultimo sull’affare Nainggolan, forse cercando di strappare un prezzo quanto più vantaggioso possibile.

Finendo però col trovarsi in braghe di tela quando, a poche ore dalla chiusura del mercato, si sono visti Cellino sbattere loro la porta in faccia, chiudendo ogni spiraglio che potesse portare Radja Nainggolan in Piemonte. Almeno prima di giugno.

Scelte strategiche, quindi, che hanno pagato, nel nome di quel principio che vuole che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria”.

Proprio di qui è capibile un po’ di risentimento da parte dei tifosi.

Così come posso capirlo da un punto di vista tecnico, posto che Guarin e Nainggolan sembrano giocatori qualitativamente superiori a Padoin, e che quindi stuzzicavano di più il loro palato.

Detto questo, però, bisogna anche guardare con un po’ di obiettività ai movimenti di mercato. Svestire i panni del tifoso e soppesare bene tutti i vari aspetti.

Posto che Padoin non è certo il miglior acquisto che si potesse fare è altrettanto vero che a Torino sbarca un ragazzo capace di dare calci ad un pallone, con una bella facilità di corsa e soprattutto sempre molto diligente nel fare il proprio lavoro. Cosa non proprio da tutti.

Insomma, se è vero che Nainggolan aveva le qualità per provare a mettere in difficoltà, soprattutto in previsione futura, le scelte di Conte è altrettanto vero che oggi Padoin non sembra essere nella stessa condizione, perché è inutile negare che parta un bel gradino sotto a Vidal, Marchisio e Pirlo.

Nel contempo, però, si tratta pur sempre di un grande lavoratore, di un giocatore molto duttile e di un bravo ragazzo. Qualità importanti per un allenatore che sembra aver trovato una bella quadratura del cerchio e che, nel complesso, ha forse anche paura di effettuare inserimenti che possano alterare gli equilibri e far crollare il castello.

Perché è inutile dire che spendere una dozzina di milioni per Nainggolan avrebbe voluto dire fare un investimento da proteggere. E come proteggi un investimento se non metti mai il ragazzo in campo?

Differente, invece, il discorso per Padoin. Che se è vero che non è stato pagato pochissimo, si parla di un’operazione totale da 5 milioni di euro per il solo cartellino, cui aggiungere poi lo stipendio quinquennale del ragazzo, è altrettanto vero che può essere considerato un investimento nel complesso modesto e che difficilmente potrà subire pesanti svalutazioni.

Per concretizzare il tutto: se prendi X a 15 milioni e non gioca mai dopo un anno varrà la metà. E avrai perso un bel gruzzolo. Se invece ingaggi Y a 5 puoi anche permetterti di usarlo come rincalzo. Anche qualora perdesse il cinquanta percento di valore sul mercato sarebbe comunque una perdita relativa dal punto di vista economico-finanziario.

Padoin, poi, è conosciuto – e probabilmente stimato – da Antonio Conte.

Che, vorrei ricordarlo, nelle sue valutazioni antepone spesso la sagacia tattica al talento tecnico puro, cosa che altri purosangue – stile Krasic o Elia – non dimostrano di avere in campo.

Anche questo è quindi un aspetto da non sottovalutare.

Nel complesso, insomma, sono capibilissime le obiezioni e le lamentele che tanti tifosi Bianconeri hanno opposto all’arrivo del centrocampista friulano.

Però:

  • tecnica discreta;
  • intelligenza tattica spiccata;
  • duttilità;
  • rischio di svalutazione relativo;
  • quantità (sul campo);
  • conoscenza dei dettami tattici e delle volontà del mister;

sono tutti fattori che ne fanno un investimento interessante.

Prima di giudicare questo trasferimento come così fallimentare, insomma, aspetterei quantomeno di vedere il ragazzo all’opera per qualche tempo.

Del resto, è bene sottolinearlo, Padoin arriva a Torino in sostituzione di Pazienza (prestato all’Udinese, dove giocando potrebbe vedere crescere il suo valore di mercato… e nel caso, vendendolo, si tratterebbe di plusvalenza pura, essendo arrivato in Piemonte a parametro zero), che non si era integrato con le idee del tecnico pugliese.

Upgrade piuttosto sicuro, insomma.

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Tutti i media italiani si dicono sicuri: Arturo Erasmo Vidal Pardo è un giocatore della Juventus.

Il nuovo centrocampo di Antonio Conte, quindi, potrà contare anche sul jolly cileno per provare a riportare la Vecchia Signora al livello che le compete.

E’ cresciuto tanto Vidal, negli ultimi anni.

Personalmente lo conobbi quando ancora era un ragazzino che giocava nel Colo Colo e mi piacque da subito. Dunque non posso che essere contento del suo sbarco in Italia.

Va detto, poi, che si tratta di un giocatore cresciuto molto nella sua esperienza a Leverkusen.

Non è un caso, del resto, se è stato votato come terzo miglior giocatore dell’ultima Bundesliga (dietro a Sahin e Gotze) dove, tra l’altro, ha anche messo in mostra un feeling con il goal allucinante.

Diverse erano le squadre che lo seguivano e che avrebbero voluto assicurarsene i servigi. Tra queste la più accanita pareva essere il Bayern Monaco, decisissima a tornare a vincere quantomeno il proprio campionato nazionale.

Dopo l’acquisto di Neuer, quindi, quello di Vidal avrebbe ulteriormente impreziosito la rosa bavarese, indebolendo, nel contempo, una diretta concorrente.

Le cose, però, pare stiano andando diversamente. Dopo l’interesse del Napoli, che voleva acquistarne il cartellino per poter formare una coppia di tutto rispetto con Inler, si è concretizzato quello di Marotta e della Juventus, che ha così deciso di far sbarcare il ragazzo di Santiago nel Belpaese.

Il valore del ragazzo non si discute. Sia perché tecnicamente non sfigura, sia perché è tatticamente intelligente che perché mette sempre in campo generosità. Ma soprattutto, cosa non da poco, dimostra una duttilità estrema che in pochi possono vantare.

Solo restando alla partita giocata dal suo Cile contro il Venezuela Arturo occupò due diversi ruoli: quello di esterno sinistro prima, quello di difensore schierato sul centrosinistra di una linea a tre poi.
Se si pensa che si tratta di un centrocampista centrale più mediano che non ma con la capacità di giocare anche più avanzato oltre che di disimpegnarsi come terzino con discreti risultati ecco che ne esce il ritratto di un giocatore davvero preziosissimo, adattabile praticamente a tutti i ruoli.

Il valore del giocatore di per sé non si discute, quindi. Qualora si ambientasse a dovere nel calcio italiano saremmo sicuramente di fronte ad uno dei migliori acquisti della Juventus post-Calciopoli.

E lo dice chi come me ha praticamente sempre criticato aspramente le scelte dei dirigenti juventini.
Dal trio Almiron-Tiago-Andrade, giocatori che a Torino in altre epoche non avrebbero fatto che tribuna, ai più recenti Pepe e Quagliarella. Due giocatori che, in vero, si sono poi dimostrati a loro modo preziosi lo scorso anno ma che, è altrettanto giusto sottolinearlo, non possono essere che comprimari in una squadra che punti alla vittoria.

Vidal, invece, ha davvero le carte in regola per poter essere un faro di questa Juventus per diversi anni. Perché se è vero come è vero che non siamo di fronte ad un Fuoriclasse è altrettanto giusto sottolineare come spesso sono proprio i giocatori come lui gli elementi indispensabili di un progetto vincente.

Dopo aver quindi fatto i dovuti complimenti ai dirigenti Bianconeri (ammesso e non concesso che il giocatore sia già davvero della Juve, perché di giocatori praticamente annunciati e poi mai trasferiti ne ricordo tanti, da che seguo il calcio) proviamo però a fare le pulci a questa mossa e, soprattutto, a quella che si sta delineando essere la Juventus.

E allora partiamo dal prezzo.
Si parla di una cifra tra i 10 ed i 12 milioni di euro, che sarebbe assolutamente rispettabile.

Il dubbio che pongo io, però, è: ma se Sahin ha vinto nettamente il titolo di miglior giocatore dell’ultima Bundesliga (46,1% per lui, contro il 18,7 di Gotze ed il 7,4 di Vidal) perché mai il suo cartellino dovrebbe costare di più?

Cos’ha dimostrato, ad oggi, Vidal più di Sahin?

Anche perché, volendo ben vedere, l’essenza del calcio è la tecnica. Ed in questo senso un confronto non è nemmeno fattibile, vista la netta superiorità del turco sul cileno.

Eppure, appunto, si parla di una cifra leggermente più superiore. Che potrebbe essere discretamente più superiore qualora ci fossero anche dei bonus da versare eventualmente al Bayer, di cui si vocifera in giro.

Tra l’altro stiamo parlando di un acquisto – quello di Sahin – fatto dal Real Madrid, squadra che non lesina mai sul costo del cartellino e cui spesso si riesce a cavare più soldi rispetto alla reale quotazione del giocatore.

Al di là di questa sfumatura che reputo comunque essere particolare (anche perché entrambi i giocatori avevano il contratto in scadenza tra un anno, quindi da questo punto di vista non c’è differenza alcuna) bisogna dire che una cifra attorno ai 12 milioni di euro per un giocatore come Vidal è ben spesa, sulla carta.

Certo meglio dei 15 dati per acquisire Bonucci o per i tanti milioni per acquistare un giocatore che per altro non aveva giusta collocazione tattica a Torino come Martinez.

Tatticamente, però, sorgono dei dubbi. Che, in realtà, non sono strettamente connessi a questo giocatore ed a questa operazione di mercato, quanto più a ciò che sarà il centrocampo juventino l’anno prossimo.

Perché Vidal è un bel rinforzo sulla carta.
E sempre sulla carta uno dei colpi migliori – a livello globale – di questo mercato è certo l’ingaggio a 0 di Pirlo.

Però non basta, perché le squadre non si fanno con le figurine.
Ma col sudore dei giocatori, con le alchimie tattiche degli allenatori, con l’affiatamento di squadra, ecc.

E allora ecco che la preoccupazione sorge dal fatto che giudicando in base alla prima uscita compiuta dalla nuova Juventus targata Conte ecco che è legittimo pensare che l’accoppiata Pirlo-Vidal si trovi praticamente a gestire in quasi totale solitudine il centrocampo.

Perché i moduli di per sé, in questo ha ragione l’ex allenatore del Siena, sono solo numeri. L’atteggiamento tattico che imprimi ad una squadra no, però.

E allora chi ha visto giocare la Juventus contro la Val di Susa non può certo non aver notato come tutti gli esterni di centrocampo, chiunque fossero, erano chiamati a giocare altissimi, quasi in linea con le punte. Certo affrontando il ruolo con un piglio molto differente rispetto al “classico” 4-4-2.

Se Krasic e Pepe (almeno finché non arriverà un’altra ala) giocano così alti in entrambe le fasi, però, significa che il rischio è quello di regalare il centrocampo alla squadra avversaria, perché i soli Vidal e Pirlo (o chi per essi, ovviamente) non potranno gestire da soli una porzione di campo così ampia.

Le contromosse, ovviamente, esistono.

Si parte dall’avere due esterni con una capacità polmonare abnorme ed in grado di coprire tutta la fascia per novanta minuti all’utilizzare i terzini (anch’essi piuttosto alti in fase di possesso) per tamponare l’emorragia lì in mezzo, dando loro licenza di aiutare i due centrali. Il tutto, ovviamente, rischiando di scoprire, soprattutto lateralmente la difesa.

Insomma, è ancora presto per giudicare ma certo qualche piccola perplessità sorge. Perché un conto è affrontare la Serie B con una delle due squadre – nettamente – più forti del campionato, altro è dover guidare una Juventus caduta in rovina nel post-Calciopoli ad una rinascita che tutti (tifosi e non) stanno aspettando ormai da cinque anni.

Questo discorso fatto sul centrocampo Bianconero si riallaccia alla questione Vidal proprio perché il cileno sarà uno degli interpreti di questo modulo. E, soprattutto, perché sarà proprio lui a dover portare buona parte del peso del reparto, quantomeno in fase di tamponamento.

E allora… schierare un giocatore tutto sommato ancora così giovane come lui in un contesto come questo è la cosa migliore?

Non si rischia di bruciare un ragazzo che già di per sé dovrà trovarsi a far fronte alla staticità di Pirlo e che, con questo approccio, vedrà anche le due ali giocare così avanzate?

Anche questo è un dubbio che io ritengo legittimo.

Il tempo è galantuomo, comunque.

Non ci resta quindi che aspettare di vedere cosa succederà.

Anche perché la Juventus ad oggi non ha ancora nemmeno completato il calciomercato, e tutto potrebbe succedere.

Certo è che parlare con il senno del poi è sin troppo facile. Giusto è avanzare i propri ragionamenti a “bocce ferme”, giusto per dare un po’ più di pepe – e soprattutto senso, perché col senno del poi non si sbaglia mai – alla discussione.

E in questo caso sarà davvero interessante vedere come Conte riuscirà a dare equilibrio al suo gioiello.

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Inauguriamo la nuova stagione di Serie A parlando del nuovo allenatore della Juventus.

Ieri, infatti, è stata la giornata di Antonio Conte, tornato in quel di Torino, dove tante soddisfazioni si tolse da giocatore, in veste di allenatore.

Parliamo di questa conferenza stampa, allora.

Personalmente riponevo molta fiducia ed interesse rispetto a quanto ne sarebbe uscito. Perché le mosse di mercato juventine (quelle già chiuse e quelle che si paventano) mi danno molto da pensare.

Possibile che un purista del 4-2-4 possa far giocare Pirlo come interno di centrocampo?
Che Conte stia pensando di passare ad una sorta di 4-3-3, con l’ex milanista fulcro del centrocampo, Krasic ala destra ed un cursore di sinistra ancora da individuare?

Proprio carico di curiosità come questa mi sono messo in poltrona a godermi quanto l’ex capitano juventino avrebbe avuto da dire al riguardo.
Chiaro, non mi aspettavo certo manovre di mercato svelate o chissà cos’altro, ma un minimo di ragionamento sul futuro tattico di questa squadra, quantomeno, sì.

E invece la conferenza di Conte è stata una delusione unica.

Da una parte l’ex allenatore del Siena è stato fin troppo pacato, rispetto a quanto non ci si sarebbe aspettato. Ma questo è anche apprezzabile.

Dall’altra, purtroppo, ha dato quasi solo risposte di circostanza, senza far capire un granché di ciò che aspetta questa squadra nel futuro.

Ed  è un peccato vero. Perché a questo punto mi verrebbe quasi da dire sia stata fatta per nulla la conferenza!

Ma vediamoli più nello specifico i punti principali toccati dal neo tecnico Bianconero.

Ritorno a casa dopo sette anni.

Ecco come l’ex capitano ha commentato il suo ritorno a Torino.
Parole importanti, perché fanno capire quale attaccamento alla maglia contraddistingua il nuovo tecnico della Juve. Un attaccamento alla maglia che probabilmente è proprio ciò che serve oggi alla Vecchia Signora.

I numeri vanno e vengono, i principi di gioco no.

Come a dire che l’importante non è il modulo in sè e per sè, perché dire 4-4-2 o altro è solo un modo piuttosto crudo e tutto sommato superficiale di descrivere un qualcosa che, secondo Conte, passa invece più da principi di gioco non “quantificabili”.

Fare la partita ovunque e comunque.

Ecco il principio cardine del gioco di Conte. Vedremo se riuscirà ad applicarlo anche in campo.

Obiettivo principale: tornare ad essere protagonisti.

Dopo tanti anni un po’ tribulati è quindi arrivato il momento di tornare a vincere.
La ricetta del tecnico leccese è semplice: determinazione, atteggiamento giusto, cultura del lavoro.

Pirlo e Marchisio: i grandi giocatori trovano sempre spazio.

Ecco come Conte ha messo a tacere i dubbi circa l’utilizzo del regista Azzurro e di Tardellino.
Il quale, secondo quanto aggiunto da Marotta, non è assolutamente sul mercato.

Del Piero e Buffon: valore aggiunto di questa squadra.

Ecco il commento rispetto alle due bandiere juventine.
Dalle sue parole s’è comunque capito come i due non avranno certo il posto in squadra assicurato.
Anzi, secondo Conte il loro valore aggiunto lo daranno più fuori che dentro al campo.
Dovranno insegnare ai compagni la cultura del lavoro e della vittoria.

Staff in fase di allestimento.

A ieri non era ancora stato definito al cento per cento lo staff che affiancherà Conte in quest’avventura.
Tra gli altri si parla di un possibile ritorno in Bianconero di Ventrone. Il Marine legò il suo nome agli anni d’oro della Juventus di Lippi.

La squadra ha una buona base di partenza.

Secondo l’allenatore la rosa ha qualche imperfezione ma va solo sistemata, non stravolta.

Mercato.

Ha però assolutamente glissato rispetto ad ogni eventuale commento.
L’importante non è spendere ma spendere bene, ha detto. E comunque vertici di mercato prima di quella conferenza non ne erano stati fatti.
Non si può quindi che aspettare e capire come andranno le cose.

Insomma, una conferenza stampa tutto sommato non entusiasmante, quasi banale.
Il primo atto di questa nuova storia d’amore tra Conte e la Juventus è stato consumato.

All’allenatore che ha saputo appena riportare in A il Siena vanno quindi i miei migliori auguri per questa sua nuova avventura.

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