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Posts Tagged ‘Alessandro De Vitis’

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De Vitis contrasta Gilardino

 Nato a Piacenza il 15 febbraio del 1992, figlio d’arte (suo padre Antonio collezionò 63 presenze ed 11 reti in A, 315 presenze e 125 reti in B) passa l’infanzia tra Verona, Firenze e Piacenza (dove è tutt’ora iscritto al locale Liceo Scientifico “S. Vicenzo”), Alessandro De Vitis è uno degli under 17 più interessanti dell’interno panorama italiano. 

  Bella scoperta, direte voi.
Della cosa, infatti, se ne sono accorti tutti da tempo.  

 A Firenze, città dove giocava il ragazzo fino alla passata stagione, in primis. Ma anche i nostri tecnici federali non ci hanno messo molto ad accorgersi di lui tanto che l’ottimo Pasquale Salerno ne fece uno dei punti di forza della sua under 17 che ha recentemente ben figurati ad Europei (dove venimmo battuti in semifinale dai tedeschi, futuri campioni continentali) e Mondiali (dove uscimmo ai quarti contro i futuri campioni mondiali svizzeri).   

Di lui, quindi, gli addetti ai lavori conoscono un po’ tutto.
Tanto che a Parma il Direttore Leonardi ha puntato forte su di lui, acquistandolo e mettendolo al centro di un nuovo progetto giovani.   

Per chi lo conosce meno, però, arriva questa intervista esclusiva con la quale Alessandro potrà farsi conoscere di più al grande pubblico, il tutto in attesa che inizi finalmente a calcare quei grandi palcoscenici cui sembra inevitabilmente destinato.   

La prima domanda, quindi, non poteva che essere inerente a dove avesse iniziato a giocare da bambino e se all’epoca praticò altri sport o se si dedicò da subito solo al calcio.
Questa la sua risposta: “Ho praticato esclusivamente il calcio fin da bambino e la mia prima società è stata il Bussolengo, squadra della provincia di Verona, dove sono rimasto fino agli otto anni. Da lì, poi, mi trasferii a Piacenza ed entrai subito nel settore giovanile dei Biancorossi”.   

Una vita dedita fin dalla tenerissima età al calcio, insomma. Passione ereditata da un padre calciatore di buon livello, presenza che temevo potesse essere molto ingombrante per un ragazzino che volesse provare anch’egli la stessa strada. Questa, in tal senso, la sua risposta: “Essere figlio di un calciatore ha sia privilegi che svantaggi. Da una parte hai un punto di riferimento importante, una persona che conosce molto bene il mondo del calcio e cui chiedere e fare affidamento in casa di necessità, dall’altra però è anche vero che alla lunga essere accostati al proprio padre, soprattutto quando questo è stato capace di raggiungere traguardi importanti, può diventare pesante, anche se si finisce col farci l’abitudine”.   

E questa questione delle “eredità” importanti trovo sia davvero spinosa.
La storia del calcio è piena di figli di giocatori molto celebri che pur magari promettendo bene non sono stati in grado di reggere la pressione del sentirsi costantemente accostati al proprio padre.
Nel chiacchierarci, però, Alessandro fa trasparire di sè una tranquillità d’animo che fa ben sperare in tal senso. Che possa non solo imparare a reggere i confronti ma finire anche col superare il proprio maestro?   

Bussolengo e Piacenza, dicevamo.
Ma la carriera da calciatore di Alessandro, come detto, è fortemente legata ad un’altra squadra, la Viola. Inevitabile, quindi, che il discorso finisse lì: “Sono arrivato nelle giovanili della Fiorentina venendo aggregato ai Giovanissimi Nazionali, dopodiché ho svolto con la stessa maglia due campionati con gli Allievi Nazionali, l’ultimo dei quali coronato con lo Scudetto che”, manco a farlo apposta sarebbe stata la domanda successiva, “resta a tutt’ora la gioia più grande ricevuta dal calcio”.   

Uno Scudetto con una squadra composta da tanti altri giovani di belle speranze (alcuni dei quali li abbiamo potuti gustare anche proprio nel corso dell’ultimo Mondiale under 17), poi il passaggio al Parma. Sembrerebbe una cosa quantomeno strana, ma Alessandro ha fortemente voluto questo trasferimento per potersi avvicinare a casa. E pare averlo preso anche molto bene: “Il passaggio al Parma l’ho voluto fortemente e l’ho vissuto quindi molto bene, perché è una società molto attrezzata ed ambiziosa. Inoltre qui viene curato molto il settore giovanile, cosa importante per un giovane come me”.
E l’ambientamento? I Compagni?
“Mi sono ambientato subito benissimo. Conoscevo già molti giocatori e con alcuni di loro sono molto amico anche fuori dal campo”.   

Tutto bello, insomma. Nonostante che, immagino, lasciare una società della levatura della Fiorentina ed una squadra con la quale si aveva appena vinto uno Scudetto non deve certo essere stato facile.   

Parma l’ha comunque subito accolto bene, così come, l’abbiamo visto, lui si è subito saputo calare nella nuova realtà. Una domanda, però, era d’obbligo: come vivi il fatto di essere una delle pedine fondamentali del nuovo corso di Leonardi, che punterà molto sul vivaio?
“Sicuramente fa molto piacere essere nominato esplicitamente nel nuovo progetto giovani. Spero di poter ripagare la fiducia riposta in me il più presto possibile. Sogno di esordire con la maglia del Parma al Tardini”.   

Ma che tipo di giocatore è Alessandro? Facciamocelo raccontare da lui… “Sono un centrocampista centrale che può svolgere compiti sia difensivi che offensivi, tanto che mi piace molto inserirmi per cercare il goal. Mi ispiro un po’ a Frank Lampard, il mio idolo: la facilità con cui riesce ad andare in goal è disarmante”.   

Lampard è il giocatore cui s’ispira, quindi. Ma il suo idolo calcistico assoluto? “E’ George Best, un giocatore che mi ha sempre molto affascinato”.   

Impossibile non chiedergli un’opinione anche sull’attuale stato del calcio giovanile italiano e non.
A tal proposito ci dice: “L’under 17 era un gruppo fortissimo ed affiatato, avevamo voglia di compiere un’impresa storica ma ci è andata male”.
E a livello di singoli?
“Di compagni forti con cui gioco o ho giocato ce ne sono tantissimi, sarebbe ingiusto fare un nome. Penso comunque che parecchi ragazzi che facevano parte del gruppo degli Allievi alla Fiorentina possano arrivare a buoni livelli. Tra gli avversari, invece, quello che mi ha impressionato di più è il tedesco Goetze, davvero un gran giocatore secondo me”.   

E, insomma, non si può che concordare su tutto.   

L’under 17 era una squadra davvero formidabile, fermata più dalla sfortuna che dai propri demeriti (posto che meritavano sicuramente la vittoria contro gli svizzeri poi campioni). Molti dei suoi compagni in Viola (Carraro, Camporese e Iemmello tra gli altri) hanno grandi potenzialità, Goetze è uno dei migliori talenti in circolazione a livello europeo.   

Non solo talento, insomma. Anche una grande lucidità ed un’ottima capacità analitica.   

E il sogno qual’è? Beh, scontato direi: “Spero, come tutti, di poter arrivare un giorno in nazionale maggiore”.
E qualora ce la facesse, riuscirebbe davvero a superare il maestro… c’è da augurarglielo di cuore!   

Ma Alessandro non è solo un calciatore ormai alle soglie del professionismo e dal futuro luminoso. E’ prima di tutto un ragazzo e come tale ha le sue passioni, i suoi dubbi, le sue speranze… “A febbraio farò 18 anni… sono un ragazzo semplice, che ama stare coi propri amici. La mia più grande passione, oltre al calcio ovviamente, è l’NBA. Non ho ancora ben pensato a cosa potrei fare “da grande”, una volta appese le scarpe al chiodo… ma penso che il mio futuro, a quel punto, sarà lontano da questo mondo”.   

Alessandro De Vitis

Il talento c’è, come detto. E se n’erano già accorti in molti.
La testa sulle spalle anche. E ce ne siamo potuti accorgere ora. 

C’è solo da sperare che a questo mix di cose si unisca anche la fortuna, così da trasformare un ragazzo come tanti in un – speriamo – campione affermato. E chissà che lui e il suo capitano in under 17, Sini, non finiscano col riscattare la delusione mondiale portandoci in futuro a conquistare un alloro con la nazionale maggiore… 

 

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