Feeds:
Articoli
Commenti

Il calcio, inteso come impresa economica, presenta caratteristiche anomale. In uno scenario dove regna la stagnazione, il calcio pare non soffrire particolarmente, anzi.

Il suo indotto economico in Italia si attesta su cifre superiori ai 6 miliardi di euro, cifre che lo collocano fra i primi settori economici d’Italia.

Non sembra eccessivo parlare allora di industria del calcio. Qui vorremmo soffermarci su questo aspetto: quali sono, per esteso, le figure lavorative inerenti al mondo del calcio.

Non ci sono solo i top-player e i Mourinho, e nemmeno gli Aristoteles e gli Oronzo Canà.

C’è un modo, ci chiediamo, per riuscire a entrare nel sistema, senza essere un campione col pallone tra i piedi – e senza esser la parte passiva dello stesso, cioè quella maggioranza che spende per assistere allo spettacolo più bello del mondo? Dal ruolo più umile alla giocata più eccelsa, le squadre di calcio professionistiche hanno una lista di dipendenti lunga quanto quella che compare sullo schermo a fine proiezione, a prescindere dagli undici che scendono in campo.

Questa potrebbe essere una considerazione sufficiente per cominciare a cercare se le tue competenze rientrano in quelle là ricercate, oppure se è possibile trovare un percorso professionalizzante per raggiungerle.

Una squadra professionistica deve avere un buon staff tecnico, a partire dall’allenatore con i suoi assistenti.

L’allenatore è in bilico tra la considerazione e la stima dei suoi giocatori, del club, della stampa; a volte è stimato, lodato, apprezzato, altre volte (molto più spesso a dir la verità) rifiutato, criticato, disprezzato ed in ultimo esonerato.

Per guidare una squadra l’allenatore deve possedere competenza tecnica – magari suffragata dall’esperienza sul campo, una competenza nella guida della squadra, oltre a buone doti da psicologo. Se pensi di possedere anche solo parzialmente una di queste caratteristiche, è già una buona notizia. Quello che manca lo potrai apprendere in un corso della Federazione, o, più semplicemente, attraverso la pratica sul campo.

Diverse sono poi le figure di provenienza medica: laddove c’è una competizione, ci vogliono persone preparate a portare la squadra al migliore stato di forma. Si tratta di un’equipe sanitaria composta da medici, fisioterapisti e preparatori atletici, chiamati tutti assieme a lavorare in sinergia per il raggiungimento della vittoria. Il trattamento degli infortuni e ancora di più la loro prevenzione, costituiscono la seconda faccia di questo lavoro.

Se possiedi una preparazione medico sportiva, potrebbe essere per te vicina un’opportunità di questo tipo.

Per avere un panorama delle varie offerte di lavoro nel mondo del calcio, un valido strumento, raggiungibile attraverso la rete, sono i siti di annunci on-line. Essi operano in relazione a diverse categorie di compravendita (dalle auto alle case, passando per i corsi di formazione), sono tendenzialmente gratuiti e mettono in correlazione chi domanda e chi ricerca.

Il sito Bakeca, sul podio del settore, vi sarà certamente di aiuto nella ricerca di un’occupazione all’interno del campo del vostro cuore.


Seguimi su:
Facebook      Twitterblog      Twitterpersonale      G+      Youtube      Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Si è concluso ieri notte, con la vittoria della Nigeria, il Mondiale under 17 disputatosi nelle ultime settimane in Cile.

Un Mondiale che ha visto ancora una volta ben comportarsi le compagini africane, forti di una precoce maturità fisico-atletica che a questo livello finisce quasi sempre per avvantaggiarle.

Proprio da qui nasce una finale disputatasi tra due stati del Continente Nero: Nigeria, appunto, e Mali.

Ma andiamo a vedere l’undici del torneo, composto con un po’ quelli che sono stati i giocatori capaci di raggiunge un livello di gioco più alto.

Akpan Udoh – Nigeria
Il portiere che mi ha impressionato di più tra quelli visti, cosa che per altro aveva fatto già all’epoca degli Europei under 17, è stato sicuramente il belga Teunckens. Che, però, si è macchiato di un errore sanguinosissimo nella semifinale contro Mali, un “infortunio” che di fatto è costato la finale ai giovani Diavoli Rossi.
Ecco perché, alla fine, la mia scelta deve cadere sul pur buon Udoh, estremo difensore dai riflessi notevoli capace di aiutare la Nigeria a riportare la Coppa del Mondo under 17 a Lagos e dintorni.

John Lazarus – Nigeria
Sul miglior terzino destro, invece, meno dubbi. Ed anche qui si torna in casa Nigeria, per premiare il buon Lazarus. Un pendolino capace di arare la propria fascia con costanza, avanti ed indietro. Un cursore laterale dalla grande soglia di attenzione e dall’ottima capacità di spinta. Certo, anche in questo caso l’essere già piuttosto maturo da un punto di vista atletico è evidente che lo ha aiutato molto ad imporsi come il miglior interprete del ruolo nel torneo.

Joaquín Esquivel – Messico
Il capitano del Messico, giunto quarto dopo averle prese dalla Nigeria in semifinale ed aver ceduto al Belgio nella finalina, si è dimostrato un giocatore già molto maturo dal punto di vista caratteriale e comportamentale. Giocatore già in possesso di una buona qualità tattica e dotato tecnicamente oltre la media del ruolo, ha dimostrato grande carisma e capacità di comandare tanto il proprio reparto che la propria squadra. Sicuramente una risorsa importante, per il Messico, su cui costruire il proprio futuro.

Wout Faes – Belgio
Il capitano del Belgio, arrivato terzo dopo aver ceduto al Mali per colpa della già citata “cappella” di Teunckens, si è dimostrato tra i centrali più affidabili del torneo, come del resto già fatto all’Europeo di categoria. Certo, la finalina è stata macchiata da un’espulsione, su cui per altro i giovani Diavoli Rossi hanno avuto molto da recriminare, ma nel complesso anche lui si è dimostrato difensore già discretamente solido e soprattutto maturo, quantomeno in relazione ad età e ruolo.

Pervis Estupiñán – Ecuador
Il terzino sinistro ecuadoregno si era già rivelato come il miglior laterale difensivo sinistro del continente sudamericano nel corso dell’ultimo torneo continentale di categoria. Bene o male si è ripetuto anche a livello mondiale, mostrando grandi doti atletiche che lo hanno reso una freccia davvero inarrestabile su quella fascia. Inutile dire che proprio la sua maggior maturità atletica ha inciso molto sul suo rendimento, permettendogli di dominare contro avversari certo non inferiori a lui, in prospettiva. Riuscirà a mantenere questo strapotere fisico negli anni?

Kelechi Nwakali – Nigeria
Il capitano della nazionale laureatasi campionessa del mondo ha messo in mostra un ottimo bagaglio, già piuttosto completo nonostante l’età verde. Tecnicamente abile, tatticamente attento, dotato di un fisico slanciato ed una buona capacità polmonare, Nwakali ha messo in mostra un gioco fatto di lotta e di governo che l’ha portato tanto a gestire il possesso nigeriano quanto a fungere da schermo per la propria difesa. A questo ha aggiunto anche una discreta capacità sui calci piazzati, sia diretti che non.

Dante Rigo – Belgio
Il giovane talento in forza al PSV è stato tra i trascinatori della nazionale belga, arrivata ad un onestissimo terzo posto finale. Sicuramente tra le mezz’ali più interessanti sul panorama internazionale, unisce una certa predisposizione all’inserimento con un buon feeling col goal, come confermato anche nel corso di questo Mondiale.

Dante Vanzeir – Belgio
Si può inserire un giocatore nella Top XI di un torneo basandosi su di una sola partita?
Non lo so, ma lo faccio uguale. Perché quanto fatto ieri da Vanzeir nella finalina contro il Messico è stato assolutamente devastante: due goal ed un assist in un match giocato per buona parte con l’uomo in meno, e soprattutto dando l’impressione di uno strapotere assoluto che non ricordavo dai tempi di Deulofeu, che in categorie come queste sembrava un Messi più forte.
Doveva essere Azzaoui la star dell’attacco belga, ed invece proprio sul filo di lana il Belgio ha “scoperto” il giocatore del Genk…

Samuel Chukwueze – Nigeria
Sicuramente uno dei giocatori più dotati dell’intera competizione. Taglia e cuce il gioco in posizione avanzata, rifornendo di palloni un po’ tutti i compagni che gli capitano a tiro, a partire dal bomberissimo Osimhen. A livello di under 17 sicuramente un talento importante e difficile da contenere.

Aly Mallé – Mali
In realtà non è stato certo l’unico maliano ad aver fatto molto bene – altrimenti non sarebbero arrivati sino in finale – ma tra una cosa e l’altra è l’unico che vado ad inserire in questa Top XI. Ed è di certo un giocatore che porterei immediatamente in Europa, dato che ha prospettive solidissime da giocatore di categorie importanti. Da capire, semmai, a quale livello riuscirà ad attestarsi.

Victor Osimhen – Nigeria
Se la Nigeria è stata la squadra mattatrice del torneo (come dimostrano vittoria finale ed il fatto che ho pescato nella loro rosa a piene mani per costruire questa Top XI) di sicuro Osimhen ne è stato il mattatore assoluto. Un goal ogni sessantatre minuti giocatori. Ovvero sia dieci segnature totali, con tanto di record storico nella competizione, posto che prima di ieri Sinama-Pongolle era riuscito a fermarsi “solo” a nove. Giocatore assolutamente devastante, ma altrettanto evidentemente già molto più maturo dei propri pari età. Ora c’è quindi da capire quanti margini di miglioramento possa avere (da un punto di vista tecnico nemmeno pochissimi, ma ci si deve lavorare tanto e bene).


Seguimi su:
Facebook      Twitterblog      Twitterpersonale      G+      Youtube      Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Torno a parlare di ranking UEFA, che tanto da vicino avevo seguito lo scorso anno.

Andiamo subito a vedere la classifica generale aggiornata alla data di oggi, con l’Italia stabile al quarto posto alle spalle di Spagna, Germania ed Inghilterra in quest’ordine.

Interessante notare, restando alla top ten, come ci siano ben due cambiamenti rispetto alla classifica che aveva chiuso la scorsa stagione: la Russia con la partenza fenomenale di quest’anno (seconda solo alla Spagna, ha già quasi raggiunto i punteggi registrati negli ultimi quattro anni) sorpassa la Francia al sesto posto ed arriva ad un nulla dal Portogallo, il Belgio marcia invece ad un ritmo molto più lento ma comunque sufficiente a mettersi di un’incollatura davanti all’Olanda.

In particolar modo risulterebbe importante il sorpasso della Russia, che se confermato nel ranking di fine stagione porterebbe la Francia a perdere una squadra in Champions League.

Oggi, infatti, i Transalpini qualificano due compagini ai gironi più una al preliminare. Sotto il sesto posto, però, le squadre diventano due in tutto: una ai gironi, l’altra al preliminare.

Un cambiamento a suo modo storico, che vedrebbe la Francia, a prescindere dai risultati raccolti dal Monaco e soprattutto il PSG negli ultimi anni, perdere peso a livello europeo.

Guardando la classifica stagionale, intanto, vediamo come le cose per l’Italia stiano andando abbastanza peggio di quanto non fu l’anno scorso, quando ottenemmo un risultato storico (19 punti, come mai prima d’allora).

Su questo trend negativo incide ovviamente molto la precoce eliminazione della Sampdoria di Zenga, che penalizza le prestazioni del resto della truppa italica.

Analizzando il ranking stagionale, quindi, troviamo la solita Spagna al primo posto con la sorprendente Russia che, trascinata dall’ottimo inizio di stagione dello Zenit, sta sorprendendo un po’ tutti.

Il podio è quindi chiuso dalla Germania, avvantaggiata anche dal fatto di avere tutte e sette le proprie compagini ancora in corsa.

Il quarto posto è quindi inglese, con a seguire Francia ed Italia praticamente appaiate (ma con la Sampdoria ancora in corsa noi saremmo sicuramente davanti ai Galletti e quantomeno ce la giocheremmo coi Figli d’Albione).

Buttando lo sguardo al ranking parziale con cui ad oggi si inizierebbe la prossima stagione, ecco una buona notizia per i nostri colori: virtualmente partiremmo davanti agli inglesi.

Attenzione, come già detto all’inizio dello scorso anno, quando molti dicevano che il Portogallo ci aveva superato, il sorpasso sui club d’Oltremanica sarebbe appunto solo virtuale, perché a fare fede ed a determinare le squadre che si qualificano alle competizioni europee non sono i ranking d’inizio anno, ma quelli di fine stagione.

La notizia è comunque da accogliere positivamente perché se si configurasse una situazione del genere a quel punto dovremmo “solo” tenere un passo perlomeno paritetico a quello inglese per poter rendere effettivo il sorpasso, e tornare a qualificare quattro squadre in Champions League (tre ai gironi più una ai preliminari).

Come è possibile notare, poi, quello italiano non è l’unico cambiamento virtuale importante che si verificherebbe.

In primis la Russia, oggi, partirebbe addirittura in quinta posizione. Quindi nel giro di due anni il Portogallo si troverebbe dall’essere virtualmente quarto all’essere addirittura virtualmente settimo, sopravanzato anche dalla Francia.

Altro duplice passo avanti importante sarebbe quello turco, con la scalata dall’undicesima alla nona posizione.

Crollo totale, invece, per l’Olanda, che a fine stagione perderà i 13.6 punti dell’annata 2011/2012 e che ad oggi si troverebbe addirittura a cadere dalla nona posizione con cui ha iniziato questa stagione alla sedicesima della prossima. E per intenderci, essere fuori dalle prime dodici posizioni del ranking significa non qualificare nessuna squadra direttamente alla Champions League, con due compagini ai preliminari più tre a giocare l’Europa League. Quindi non una diminuzione del numero totale di squadre coinvolte in Europa, ma niente più posto garantito nell’Europa che conta.

In ultimo, la situazione dei club.

In questo senso troviamo la Juventus che facendo seguito alle buone prestazioni degli ultimi anni sta rendendo effettivo il proprio ingresso nella top ten, trovandosi attualmente all’ottavo posto (aveva chiuso quattordicesima la scorsa stagione).

Juventus che dovrà quindi consolidare il proprio cammino europeo anche quest’anno, pur con le difficoltà riscontrate in questo inizio di stagione, per provare anche, perché no, ad insidiare la settima posizione, oggi appannaggio del Borussia Dortmund.

Per quanto concerne le altre italiane da sottolineare la situazione del Napoli, che pur restando sedicesimo ha la possibilità – dispuntando una grande Europa League – di continuare i propri progressi, avvicinandosi alla top ten europea.


Seguimi su:
Facebook      Twitterblog      Twitterpersonale      G+      Youtube      Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Nato il 19 aprile del 1990 a Tijuana, nello stato di Baja California in Messico, Héctor Miguel Herrera López è un centrocampista tuttofare che dopo essersi imposto nel professionismo con la maglia del Pachuca è sbarcato in Europa, al Porto, un paio d’anni or sono.

Le cose migliori il Zorrillo le ha sicuramente messe in mostra con la maglia d’El Tri, la nazionale del suo paese, che ha onorato fin dalle rappresentative giovanili.

Nel 2012 gioca il Torneo di Tolone vincendolo ed imponendosi come MVP della manifestazione. Nello stesso anno arriva anche la vittoria nel torneo di qualificazione olimpica della CONCACAF, nonché la storica imposizione alle Olimpiadi di Londra.

Dopo aver poi giocato un buonissimo Mondiale in Brasile lo scorso anno si è imposto nella Gold Cup disputatasi questo luglio tra gli Stati Uniti ed il Canada.

Al Porto le cose sono invece andate un po’ meno bene, per quanto anche con la maglia dei Dragões il buon Herrera abbia messo in mostra tutte le sue qualità, disputando da assoluto protagonista la scorsa stagione, con 33 presenze in Liga Sagres ed 11 in Champions League (con un totale di 3 goal all’attivo).

180 centimetri per 74 chilogrammi, il Zorrillo è un centrocampista che suole agire prevalentemente come interno di centrocampo o mezz’ala, a seconda della disposizione tattica scelta dall’allenatore.

Héctor Herrera è il classico giocatore che non eccelle in niente ma è bravo in tutto.

Non ha una grandissima velocità di base, apparendo anzi un po’ compassato nel suo incedere, ma non è nemmeno lento. Non ha un tiro da campione, ma sa farsi valere dalla media distanza sia per precisione che per potenza. Non è un funambolo palla al piede, ma sa saltare l’uomo. Non è un regista puro, ma ha visione di gioco. Non ha la colla sul piede, ma è in possesso di un buonissimo controllo di palla e di un’ottima conduzione della stessa.

Insomma, è un centrocampista box to box che sa aiutare la squadra in fase di ripiegamento tanto quanto dare una mano in costruzione, rifinire il gioco e perché no andare a concludere quando gli si presenta l’opportunità.

Proprio questa mattina, poi, il ragazzotto di Tijuana è stato accostato ad una squadra italiana, il Napoli.

Debbo dire che per lui ho avuto da subito un debole calcistico, fin dalla prima volta che l’ho visto giocare. Perché pur non essendo un fenomeno ha qualità importanti ed ancora margine di crescita. Credo possa quindi diventare un giocatore capace di recitare senza sfigurare sui palcoscenici europei, come del resto ha già dimostrato nel corso della scorsa Champions League.

Fossi nel Napoli, quindi, lo acquisterei senza remore, se potessi.

Certo è che però difficilmente, arrivato in Campania, potrebbe imporsi tanto facilmente.

Lo scenario è chiaro: nel centrocampo a 3 costruito da Sarri Herrera avrebbe senso se usato come mezz’ala, più che come centrale. Quindi, niente lotta per un posto al sole con il duo Jorginho-Valdifiori, ma dualismo con Allan ed Hamsik.

Il primo, però, mi sembra un giocatore oggi insostituibile. Sulla scorta di quanto fatto vedere negli ultimi anni ad Udine, dove si impose come il miglior recupera-palloni del campionato, il brasiliano mi sembra irrinunciabile, in una logica di equilibrio del club napoletano.

Un po’ allo stesso modo, pur con motivazioni diverse, difficile scalzare Marek Hamsik, che dopo un periodo un po’ appannato pare sia tornato su buoni livelli grazie alla “cura” dell’ex tecnico empolese.

Va però detto che il Napoli è una squadra competitiva e che sarebbe bello provasse a competere su tutti i fronti, sia in Italia che in Europa.

Per fare ciò ha ovviamente bisogno di alternative di livello. Ed in questo senso Héctor Herrera, che in Portogallo ha iniziato la stagione trovando un po’ meno spazio del passato, potrebbe essere una buonissima presa…


Seguimi su:
Facebook      Twitterblog      Twitterpersonale      G+      Youtube      Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


2900 minuti giocati, 22 reti segnate = 1 ogni 132 minuti.

715 minuti giocati, 3 reti segnate = 1 ogni 238 minuti.

La differenza di rendimento sotto porta di Icardi è netta.

Certo, nei primi due mesi di questa stagione la punta argentina ha messo assieme una quantità di presenze ovviamente limitata rispetto all’interezza di quella passata, ma il trend negativo è netto. Un trend peraltro migliorato proprio dall’apparizione di ieri sera, in cui il talento di scuola Barcellona è riuscito a ritrovare un goal che gli mancava da 348 minuti.

E’ evidente che uno scadimento di questo genere – oggi Icardi ha bisogno di giocare circa cento minuti in più dell’anno scorso per trovare il goal – non può essere riconducibile ad un solo aspetto, ma deve essere un mix di ingredienti che portano a questo “piatto indigesto”.

Personalmente ho un’idea abbastanza chiara di quello che è il Mauro Icardi calciatore, del suo profilo tecnico-tattico.

Ho sentito fare molti paragoni in passato, sul suo conto, e tanti di questi li ho trovati davvero molto poco azzeccati.

Pur partendo dal presupposto che ogni giocatore è unico ed irripetibile, e che quindi è logico non si possa trovare una totale congruità tra due diversi calciatori, trovo comunque utile la pratica del paragone, quando sensato.

Esempio pratico: paragonare Icardi a Vieri mi sembra profondamente sbagliato. L’ex ariete Azzurro era un giocatore che sfruttava molto di più la sua grandissima potenza, che aveva un bagaglio tecnico a mio avviso maggiore soprattutto per quanto concerneva un sinistro potente e preciso che gli dava possibilità di colpire anche da oltre il limite, ecc.

Insomma, non paragonerei Icardi a Vieri perché stile, bagaglio tecnico e approccio tattico dei due sono profondamente differenti. Il fatto che, banalizzando, si stia parlando di due prime punte non rende il paragone strettamente vero/sensato.

Se penso ad Icardi mi viene quindi più da paragonarlo ad un altro giocatore d’origine argentina, pur in quel caso più legato al calcio europeo da un punto di vista internazionale: David Trezeguet.

Entrambi sono infatti due bomber di razza, due giocatori di stazza che amano battere l’area di rigore per farsi trovare pronti a colpire, due calciatori bravi nel gioco aereo e strettamente portati alla finalizzazione.

Ovviamente anche in questo caso ci sono peculiarità differenti, ma credo sia indubbio dire che entrambi siano due “bomber d’area”, più che due centravanti completi e di manovra.

Proprio partendo da questo presupposto viene logico pensare che il problema principale di questa involuzione icardiana sia da ritrovare nel supporto che la squadra dà alla punta nativa di Rosario.

Ho sempre trovato l’idea di provare a trasformare Mauro Icardi in un centravanti completo abbastanza balzana. Le sue caratteristiche di gioco mi sembrano evidenti e per quelle deve essere sfruttato.

Icardi ha bisogno di essere il terminale ultimo di una squadra che giochi supportandolo. Che non significa giocare strettamente per lui, ma che significa non chiedergli di fare l’Ibrahimovic della situazione o cose simili.

Icardi deve giocare principalmente in area di rigore o a ridosso di essa. Deve essere sfruttato con traversoni che possano sfruttarne le capacità aeree ed in generale per la sua capacità di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto.

Ripensate ai goal segnati da Trezeguet ed al suo intero trascorso juventino: non credo nessuno si possa sentire di dire che quella squadra fosse costruita SU di lui, ma di certo non era chiesto a lui di costruire gioco per altri.

Trezeguet era il classico giocatore che poteva toccare tre palloni a partita, ma che generalmente uno di questi riusciva a recapitarlo alle spalle del portiere.

Ecco il perché di questo paragone: se parliamo di macro aree Icardi non somiglia a Pelè, Vieri o Inzaghi. Rientra nella macro area di cui il francoalgerino è uno degli alfieri.

Se è vero che il calcio è in evoluzione e che quel tipo di giocatori, oggi, hanno sempre meno spazio, è altrettanto vero che non si può pensare di snaturare un giocatore solo per seguire l’evoluzione del calcio.

Le eccezioni esistono ed esisteranno sempre. C’è da capire se si vuole accettare di puntare su un’eccezione o se si preferisce monetizzare l’eccezione per prendere un giocatore più conforme alle caratteristiche “tipo” del centravanti moderno.

Tutto questo per dire cosa?

Che non credo molto in un’involuzione di Icardi in quanto tale, per quanto anche i periodi di forma possano ovviamente incidere sul rendimento di un giocatore.
Credo piuttosto che Mancini una volta arrivato all’Inter abbia deciso di provare a plasmare il giocatore, senza però riuscire a trarne risultati apprezzabili.

Al tempo stesso l’Inter di oggi non ha un’idea di gioco, ed il primo a risentirne non può che essere quel giocatore che, per costituzione, dovrebbe stare là in mezzo all’area ad aspettare la palla giusta da sbattere dentro.

I giocatori di questo tipo non devono essere per forza messi al centro del proprio gioco, ma di certo non possono nemmeno essere abbandonati a loro stessi, o falliranno senza possibilità d’appello.

Questo non vuole essere un atto d’accusa nei confronti di Mancini, né tantomeno una difesa d’ufficio della punta argentina.
Le cose, però, credo stiano così…


Facebook      Twitterblog      Twitterpersonale      G+      Youtube      Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Partiamo da un presupposto: non ho potuto vedere il match tra Milan e Sassuolo, essendo impegnato allo stadio di Solbiate Arno a seguire il Varese.

Non potrò quindi parlare del primo match ufficiale in Serie A disputato ieri da Gigio Donnarumma, né mi soffermerò su di un goal subito che ho potuto vedere solo rapidamente su Goal Parade.

Anche avessi potuto seguire il match in diretta, magari dalle tribune di San Siro, il discorso comunque non cambierebbe. Non è infatti possibile esprimere giudizi definitivi su di un giocatore che ha visto il campo a livello professionistico una sola volta. Non avrebbe poi tutto questo senso dedicare un pezzo ad una prestazione del genere.

No, in questo articolo vorrei parlare in generale degli esordi precoci. Perché mettere piede in campo in Serie A a soli 16 anni e 8 mesi tondi questo è: esordire precocemente.

Ecco, in questo senso ho sentito qua e là, di sfuggita, pareri differenti. Da chi ha condannato in toto l’idea di far giocare tra i professionisti un ragazzo così giovane a chi ha esaltato la volontà del Milan di puntarci, passando per una serie di sfumature nel mezzo, che non mi hanno comunque convinto fino in fondo.

Per questo, vi dico la mia.

Gigio Donnarumma lo seguo da almeno un paio d’anni, da quando cioè giocava aggregato sottoetà con la formazione degli Allievi Lega Pro di Christian Brocchi, attuale tecnico della Primavera rossonera.

Sottoetà perché già a 14 anni, e chi lo conobbe – sportivamente – all’epoca lo ricorderà, era un atleta già molto più maturo dei pari età.

Fisico più sviluppato della media, buona impostazione tecnica, una certa tranquillità nell’affrontare le varie situazioni che i match gli proponevano davanti a sé. Un portiere, insomma, con già un buon livello di “cottura”, per quanto proprio quello dell’estremo difensore sia probabilmente il ruolo in cui i giocatori maturino più tardi.

Gigio Donnarumma era un portiere che ti rubava subito l’occhio: impossibile non notarlo con quella stazza poderosa, anche rispetto ai ragazzi di un anno più grandi. Impossibile non farci caso anche nel vederlo disimpegnarsi in partita, tra i pali come in uscita.

Insomma, Gigio Donnarumma ha dei numeri importanti nella sua faretra. Ha un fisico di un certo livello, che andrà ad affinarsi ancora. E tante qualità importanti, tra queste – pare – anche serietà e voglia di impegnarsi.
E’ quindi un portiere con del potenziale, un ragazzo che ha prospettive importanti e che tra qualche anno – se non prima – potremmo trovare a giocare stabilmente in Serie A. O, perché no, può coltivare anche sogni di Nazionale, sempre ricordando che nel giro delle giovanili c’è – ovviamente – già da tempo (anche qui, ancora una volta sotto età).

Gigio Donnarumma è quindi uno di quei talenti precoci come ce ne sono stati tanti nel corso della storia del calcio. Storie diverse, che hanno visto giovanissimi campioni in erba arrivare ad esplodere e vincere tutto in taluni casi, o implodere e sparire dal calcio che conta in altri.

Dove arriverà Gigio Donnarumma non lo posso certo sapere. Il punto cui voglio arrivare è un altro, e non riguarda lui in senso stretto.

Sono personalmente fermamente convinto che un ragazzo, specialmente ad un’età verde, abbia bisogno di fiducia per crescere. In primis di fiducia in sé stesso.

Sentirsi responsabilizzato nel venir mandato in campo così giovane può sicuramente rivelarsi un boomerang: se da un parte ti viene dimostrato che si crede in te, dall’altra vieni caricato di responsabilità enormi, che non è detto a 16 anni tu possa essere in grado di reggere.

Ecco perché è necessario che venga costruito attorno al talento prococe – Donnarumma è solo un pretesto, questo discorso vale per lui come per tutti quelli che arrivano tra i professionisti presto -, così che il ragazzo possa crescere in un contesto in cui troverà degli appigli cui aggrapparsi quando il fardello si farà troppo pesante, i giusti stimoli per continuare a crescere e quella fiducia dell’ambiente che introiterà diventando anche fiducia in sé e nelle proprie capacità.

Prendere un giovane talento e lanciarlo nella mischia solo per spostare attenzioni dai propri problemi a lui, per dare un nuovo mini-beniamino alla piazza o pregustando future maxi-plusvalenze è quanto di più sbagliato sia possibile.

Nel calcio, come in ogni altro ambito della vita, è necessario fare ampio uso di programmazione. Quando si vuole lanciare un giocatore così precoce è necessario costruire un percorso a tappe da seguire per poter arrivare a far maturare tanto le qualità tecniche quanto il lato umano del ragazzo, trasformando una crisalide in una farfalla.

Ecco, tornando a Gigio Donnarumma il mio timore è che il Milan, che pure ha ampiamente dimostrato di credere e puntare nel ragazzo, questa programmazione non l’abbia fatta.

Donnarumma ha iniziato di fatto la stagione come terzo portiere e, senza una motivazione apparentemente valida, si è trovato a fare il primo portiere, pur con Lopez ed Abbiati a disposizione.

Mi viene difficile credere che già in estate tutto questo fosse stato messo nero su bianco da dirigenza sportiva e comparto tecnico. Mi sembra invece che la sua titolarità di ieri sia frutto più del caso e della cattiva partenza del Milan, che non di un progetto atto a far sbocciare il portierino rossonero.

Ovviamente, nel calcio – come nella vita -, tutto succede. Così come ci possono essere giocatori che pur nel miglior contento del mondo non arriveranno mai ad esprimere appieno il loro potenziale, ce ne potranno essere altri che pur senza un progetto a supporto riusciranno comunque ad arrivare al top.

Ovviamente a Gigio Donnarumma, come a chiunque altro, auguro di imporsi come prima di lui fece un altro grande talento precoce del nostro calcio, Gianluigi Buffon.

Di certo però la strada, ad oggi, mi sembra in salita: il Milan è una polveriera, con un allenatore dalla panchina traballante ed un gruppo di giocatori dal valore tecnico relativo.

Il Milan è una squadra che non è ancora stata capace di chiudere una partita senza subire goal, e questo di certo non aiuta l’inserimento di un giovanissimo portiere cui giocare con a protezione un reparto ed una fase difensiva solida sarebbe molto d’aiuto.

Insomma, Gigio Donnarumma non mi sembra sia nella situazione più comoda di sempre, per trovare i propri esordi ad alto livello. Però ha delle qualità interessanti e comunque tutte le possibilità di crescere.

Spero solo che ora, dopo il match giocato con relativo goal “discutibile” subito, non venga fatto sedere subito da Mihajlovic: sarebbe la cosa peggiore, per un ragazzo che come tutti, come dicevo, ha bisogno di fiducia e di credere in sé stesso.


Facebook      Twitterblog      Twitterpersonale      G+      Youtube      Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Le estati del 1974 e del 1982 non verranno mai cancellate dalla memoria del popolo polacco. Anzi, dal suo DNA.

In quei due anni, infatti, una squadra che sino a prima del Mondiale tedesco aveva raccolto una sola partecipazione iridata – con uscita diretta dopo una partita, sconfitta subita dal Brasile ai rigori – seppe stupire il globo, arrampicandosi su sino al terzo gradino del podio.

Erano quelle le nazionali polacche di Grzegorz Lato (capocannoniere dell’edizione 74 con 7 centri) prima e Zibignew Boniek poi.
Furono quelle due squadre capaci di compiere qualcosa di quasi irripetibile per una squadra che era da sempre annoverata (e forse ancora oggi, escluso quel particolare periodo storico, viene annoverata) tra le cenerentole del calcio europeo.

Perché la Polonia nella sua storia prima e dopo quei due bronzi iridati ha il nulla più assoluto, o quasi.

Nel 1936 arrivò quarta ai giochi olimpici, in quell’unica edizione vinta da una compagine Azzurra. Poteva essere l’inizio di una bella storia, invece, ad esclusione di quella precoce eliminazione Mondiale due anni più tardi, il nulla più assoluto.

Nessun’altra partecipazione a Mondiale ed Europei (al torneo continentale la Polonia si qualificherà per la prima volta nel 2008) sino a che il grande circo del calcio non decise di tornare in Germania, terra con cui i polacchi hanno un evidente rapporto di amore-odio.

In casa dei loro vicini, infatti, seppero migliorare quel quarto posto olimpico (sì, in quel 1936 le Olimpiadi vennero disputate nella Berlino nazista di Hitler, che solo tre anni più tardi invaderà la stessa Polonia dando di fatto inizio alla Seconda Guerra Mondiale) centrando il bronzo iridato.

Dopo l’uscita al secondo turno al Mondiale del ’78 ecco il secondo bronzo, quello di Spagna ’82.

Da lì in poi ancora poco o nulla, con il calcio polacco che ha ripreso a dare segni di vita giusto con l’avvento del nuovo millennio: tra il 2002 ed il 2012 due partecipazioni Mondiali e due Europee, in entrambi i casi con eliminazione al primo turno.

E oggi?

Oggi – anzi, ieri sera – la Polonia è riuscita a dare continuità alla sua partecipazione europea (è stata presente alle ultime due edizioni) battendo l’Irlanda in quello che di fatto era uno spareggio qualificazione e chiudendo il proprio raggruppamento un sol punto alle spalle dei cugini tedeschi, Campioni del Mondo in carica.

La squadra non ha quindi fatto nulla di eccezionale e con ogni probabilità non andrà in Francia a fare la voce grossa. Però credo si possa dire senza gran timore di smentita che quella che sta uscendo oggi sembra essere la Nazionale migliore dal post 1982 in poi.
Una squadra che ha un condottiero di valore mondiale (un po’ come poteva essere quel Boniek dell’epoca) ed una serie di giocatori affidabili e di buon livello.

Certo, non una squadra completa e talentuosa come altre (tra le “outsider” mi viene in mente sicuramente il Belgio, per non parlare ovviamente delle big stile Germania, Francia o Spagna che sulla carta sono di ben altro retaggio), ma comunque un buon gruppo di giocatori che trovando le giuste alchimie e, perché no, il giusto stato di forma in quel mese di competizione potrebbe anche provare a stupire.

Il campione di valore mondiale, manco a dirlo, è ovviamente Robert Lewandowski.

Capitano dei Biało-czerwoni, è ormai arrivato alla piena maturità sportiva. E si vede.
Ad oggi è sicuramente tra i migliori centravanti al mondo (fare classifiche precise è impossibile, ed ognuno ha giustamente il proprio punto di vista. Converrete però con me che è innegabile sia tra i migliori in assoluto, oggi). Forse il più completo.

Unisce fisico e senso del goal da centravanti vecchio stampo ad una tecnica raffinata che non così di sovente è possibile riscontrare in giocatori con le sue misure.
Non è comunque il classico centravanti d’area che si limita a passeggiare per novanta minuti in attesa di poter affondare la stoccata buona: Lewandowski è anzi un giocatore di grande lotta e molto movimento, che svaria su tutto il fronte di gioco e dà una mano alla manovra, che tiene palla e fa salire la squadra, che fa reparto da solo e lotta coi difensori su ogni pallone.

Robert Lewandowski è il condottiero di questa squadra, che sembra seguirlo fedelmente. Non è quindi un caso il fatto che sia proprio lui il capocannoniere di queste qualificazioni europei, con ben 13 goal all’attivo (pareggiato il record storico del nordirlandese David Healy): alle sue grandi doti da finalizzatore si unisce la disponibilità della squadra a lavorare e metterlo nelle condizioni di concludere.

Robert Lewandowski è il simbolo di questa squadra, ma non è certo l’unico giocatore di valore della rosa.

Rimanendo all’attacco c’è sicuramente da tenere d’occhio il giovane Arkadiusz Milik, classe 1994 in forza all’Ajax.

Fisico da corazziere abbinato a buona mobilità, Milik è una delle nuove sensazioni del calcio polacco, nonché di certo uno dei calciatori deputati a dare continuità anche sul lungo periodo al recente periodo di rinascita del movimento calcistico nazionale.

E’ comunque scendendo a centrocampo che si può trovare quello che è forse, ovviamente dopo Lewandowski, il mio giocatore preferito di questa squadra: sto parlando di Grzegorz Krychowiak, mediano di lotta e di governo ormai alla seconda stagione in forza agli spagnoli del Siviglia.

Adattabile anche come interno di centrocampo ed all’occorrenza difensore centrale, Krychowiak si fa forte di un fisico potente e ben strutturato e di una spiccata intelligenza tattica, che lo porta a trovarsi spesso al posto giusto.
Pur non essendo tecnicamente dotato quanto il suo capitano ha sicuramente tutto, sia dal punto di vista calcistico che personale, per diventare uno dei punti di riferimento dei Biało-czerwoni per gli anni a venire.

Arrivato ai 25 anni di età sta entrando in quel periodo della carriera in cui raggiungerà il giusto mix di esperienza e forza fisica. Non credo il Siviglia se ne libererebbe per due spicci, ma resta sicuramente un giocatore che terrei d’occhio anche in ottica mercato…

Altro centrocampista molto interessante, dalle doti più offensive rispetto a Krychowiak, è il giovanissimo Karol Linetty, classe 1995 ma ormai già stabilmente nel giro della nazionale maggiore (pur essendo in pieno in età da under 21, trattandosi del biennio dei 94/95).

Mezz’ala offensiva del Lech Poznan, mostra ottimo controllo e già sapiente gestione della sfera. A tutto ciò abbina anche una buona capacità di gestire la pressione che certi palcoscenici e certe partite comportano.
Se è in grado già oggi di dare il proprio contributo sostanzioso e sostanziale alla squadra, è molto probabile che saranno dai suoi piedi che passerà la manovra polacca del futuro.

Interessante sarà capire come evolverà la sua carriera: a maggior ragione con l’impiego agli Europei il suo nome finirà sulle bocche di molti operatori di mercato, ma chissà che qualche osservatore più sveglio di altri non convinca i propri referenti a muovercisi prima…

Parlando di giovani centrocampisti, anche se dal futuro molto meno assicurato, permettetemi di riproporvi due nomi che vi feci già più di un anno fa: Krystian Bielik ed Hubert Adamczyk, due classe ’98 che non credo proprio faranno parte della spedizione in Francia ma che potrebbero portare linfa vitale alla squadra negli anni a venire…

Restando in mediana, ma allargandoci in fascia, impossibile non citare il neo viola Jakub Błaszczykowski, ala destra capace di adattarsi in ogni posizione possibile del suo out di competenza che dopo qualche periodo fisicamente complicato passato al Borussia Dortmund, squadra nella quale si è affermato al grande calcio, sembra stia riuscendo a ritrovare continuità all’ombra della Torre di Giotto.

Le qualità del giocatore non si discutono, la sua esperienza internazionale nemmeno: qualora continuasse come ha iniziato questa stagione la Polonia avrebbe un’ottima freccia in più al suo arco…

Sempre parlando di esterni bene citare anche Kamil Grosicki del Rennes, giocatore di discreta qualità.
Per quanto concerne la quantità mi ha invece stupito molto Krzysztof Mączyński, un giocatore che fino a ieri non conoscevo: instancabile.

Venendo alla difesa, sono sicuramente due i giocatori-copertina: il “nostro” Kamil Glik ed il buon Łukasz Piszczek, che a differenza di Lewandowski e Błaszczykowski gioca ancora al Borussia Dortmund.

Il primo viene da un’annata straordinaria giocata in maglia granata: quasi perfetto dietro, praticamente devastante davanti.
Una stagione forse irrepetibile, ma di certo se dimostrasse lo stesso stato di forma anche in Francia sarebbe una bella sicurezza per la Polonia.

Il secondo è invece un esterno a tutta fascia, capace tanto di disimpegnarsi come esterno di difesa che di agire più alto a seconda delle necessità.
Un giocatore ormai nel pieno della sua maturità e che potrebbe non avere più chance di scrivere parole di fuoco nella storia del calcio del proprio paese, se è vero che qualificarsi ad un Mondiale è più complicato che non farlo ad un Europeo, e che alla prossima manifestazione continentale lui ci arriverà da 35enne…

Dove potrà arrivare questa squadra è difficile dirlo, ancor più senza conoscere le composizioni dei gironi dell’Euro 2016.
Di certo c’è che passando le prime due di ogni girone più le quattro migliori terze le possibilità di approdare agli ottavi di finale saranno molte per tutti. Ed è questo l’obiettivo minimo che, a bocce ferme, la Polonia si deve porre.

Una volta passato il primo turno, poi, le cose potrebbero andare un po’ in ogni modo. Di certo, soprattutto in caso di accoppiamento favorevole, i quarti di finale potrebbero non essere un’utopia. Difficile però pensarli oltre, tra le quattro migliori del continente.

Ma se è vero come è vero che nel 2004 ad imporsi fu la modesta Grecia di Rehhagel, ecco che un minimo di credito devono averlo anche i polacchi, sicuramente tra le possibili squadre outsider di Francia 2016…


Facebook    Facebookpage    Twitterblog    Twitter    G+    Youtube    Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Terminato – finalmente? – il calciomercato, è arrivato il momento di tirare le somme a ciò che è stato.

Partendo dal presupposto che non ho la sfera di cristallo e che comunque trattasi di giudizi assolutamente personali, ecco le grafiche pubblicate oggi sulla Gazzetta dello Sport con, però, riportati i miei voti personali alle mosse effettuate dalle 20 squadre di Serie A.

Voti che, ovviamente, si basano in primis partendo dal presupposto che il giudizio va dato pensando a quella che era la situazione di partenza. Oltre che, ovviamente, il saldo economico e le mire di ogni club.

Il calciomercato atalantino potremmo dire abbia due facce. Che da un certo punto di vista potrebbero equivalersi, così da annullarsi vicendevolmente e chiudere i conti con un 6 tondo.

Da una parte, infatti, la squadra rinuncia a due dei propri giovani migliori (il terzo, Sportiello, per ora resterà a Bergamo), passati a Torino.
Così si trova quindi a rinunciare a Zappacosta, indubbiamente tra i terzini più interessanti di tutta la Serie A, e Baselli, che invece lo scorso anno aveva faticato a trovare spazio e continuità di rendimento.

Dall’altra, invece, puntella la difesa con gli arrivi di Toloi e Paletta, che almeno sulla carta dovrebbe costituire un buonissimo reparto difensivo per una squadra che punta a salvarsi, possibilmente con qualche giornata d’anticipo.

A questo va poi aggiunto il fatto che anche gli arrivi in mediana, come Kurtic e De Roon, sembrano acquisti interessanti, e che il calciomercato compiuto dalla società bergamasca ha prodotto un utile importante.

Ecco, in questo senso va comunque detto che non sempre produrre utili debba essere letto come un bene: reinvestendo almeno parzialmente questo surplus, infatti, si poteva cercare di rinforzare ulteriormente la squadra per puntare ad una salvezza ancora più tranquilla.

Personalmente sono poi curioso di vedere come andrà la scommessa Gaetano Monachello, un ragazzo che da anni danno sul punto di esplodere (è passato per Inter e Monaco, tra le altre), e che è appena entrato nel giro dell’under 21.

Mezzo voto in più mi sento invece di darlo al Bologna, squadra che forte dei soldi del patron Joey Saputo ha fatto investimenti importanti (producendo un -35 milioni di esborso netto) per provare a costruire una squadra che possa quantomeno salvarsi in questo campionato (difficile se non impossibile che possa puntare a qualcosa in più).

La stella è sicuramente Mattia Destro, sbarcato da Roma con tantissime aspettative. Per rendere al top, però, l’ex punta della Primavera interista ha bisogno di una squadra che lo supporti, ed in questo senso molto passerà dalle capacità di dettare i ritmi di Crisetig – altro ex Inter, altra buona presa per i felsinei – e soprattutto da come Brienza & Co. sapranno sostenerlo e servirlo a ridosso dell’area di rigore.

Nel complesso la squadra non è male, anche se non dà – ad oggi – l’idea di essere particolarmente solida. Del resto i cambiamenti sono stati molti, ora bisogna trovare l’amalgama.

Qualche dubbio, sicuramente, lo lascia trasparire la difesa: Rossettini è un giocatore da bassa Serie A, che può fare il suo ma certo non fa la differenza. Oikonomou era un obiettivo anche del Napoli, i terzini (da Mbaye a Masina, passando per il neo under 21 Ferrari) sono giovani interessanti ma che comunque non danno ancora grandi certezze.

Insomma, le basi per salvarsi ci sono sicuramente tutte, soprattutto posto che si tratta di una neo promossa. Forse, però, con quasi 36 milioni spesi si poteva sperare in qualche certezza in più…

Curioso, in questo caso, di vedere come si comporterà l’ex Montpellier Mounier, giocatore che potrebbe risultare prezioso proprio per sostenere il buon Mattia Destro.

Comprando nell’ultimo giorno di mercato gli ex milanisti Zaccardo e Borriello il Carpi ha provato a raddrizzare una situazione certamente complicata: la squadra è carica di giocatori tutti da scoprire a livello di Serie A e di certo l’impossibilità – o la non volontà – di investire denaro sonante sul calciomercato non ha facilitato le cose al D.S. Sogliano.

Ecco quindi che sebbene qualche presa interessante può anche esserci stata nel complesso il mercato del Carpi va bocciato, proprio perché va a costruire una rosa che sembra abbastanza unanimemente destinata alla retrocessione.

Intendiamoci: non che fosse facile fare qualcosa di più senza risorse. Però a conti fatti la squadra non sembra essersi rinforzata a sufficienza.

A questo punto ci sarà da sperare nel lavoro del mister: situazioni come quelle del Carpi possono essere o segnate in partenza, con la squadra destinata a retrocedere in stile Ancona di una decade e più fa, oppure diventare una sorta di nuovo Chievo, con qualche vecchia volpe capace di tirare fuori gli artigli (Borriello?), qualche giovane voglioso di imporsi in Serie A (Matos?) e qualche esordiente capace di stupire tutti (Gagliolo?).

In una situazione del genere giusto i prestiti possono correre in soccorso. I dubbi vengono proprio dal fatto che non so quanto i vari Marrone, Matos, Wallace, Brkic e compagnia cantante possano riuscire ad imporsi al punto tale da trascinare la squadra alla salvezza.

Un mercato non proprio scoppiettante, a parer mio, è anche quello condotto in porto dal solito Chievo Verona, squadra che cerca sempre di fare l’essenziale (anche giustamente, visto la mancanza di risorse), per poi riuscire comunque a barcamenarsi nel corso della stagione e raggiungere la tanto agognata salvezza.

La cosa che sicuramente aiuta il Chievo, almeno rispetto a situazioni come quella del succitato Carpi, è il fatto che la base della squadra per provare a lottare per la salvezza c’era già ed è stata grossomodo confermata.

Dietro è partito Zukanovic, richiesto anche da Mancini all’Inter, sostituito dall’ex parmense Gobbi.

Per il resto la serie di fine prestiti non ha tolto grandi forze, quantomeno che non sono state recuperate sul mercato.

Il problema, anche qui, è che da squadre di questo tipo sarebbe bello vedere anche qualche investimento su giocatori di prospettiva con possibilità di esplodere e perché no produrre plusvalenze importanti.

Non sarà certo comprando i Birsa di questo mondo che il Chievo Verona potrà provare a cambiare la propria condizione.

Non che mi aspetti i Martial che vanno ad 80 milioni allo United, intendiamoci. Però di giovani in giro sia per l’Italia che per l’Europa ci sono. Uno qualsiasi di questi al posto del compassato Meggiorini (al netto della sua partenza “sprint” di quest’anno) lo si poteva ad esempio provare a prendere!

Per l’Empoli vale un po’ il discorso fatto per l’Atalanta: a fronte di qualche partenza importante ha comunque chiuso qualche arrivo interessante.

I due principali sono sicuramente i due giocatori riscattati ad inizio mercato: Saponara e Barba.

Il primo sarà con ogni probabilità il faro della squadra, il giocatore deputato a cambiare ritmo alla manovra, a rifinire, ma perché no anche a concretizzare in prima persona le azioni costruite.

Il secondo è invece destinato all’ingrato compito di sostituire Rugani: intendiamoci, credo che il neo-juventino sia in prospettiva il centrale più forte d’Italia, quindi il compito è arduo. Però lo stesso Barba ha qualità discrete che ne potrebbero fare un giocatore solido ed affidabile perlomeno come il compagno di squadra Tonelli (la cui conferma resta una buona notizia, dopo le voci che lo volevano a Palermo).

Sempre dietro mi piacerebbe poi che l’Empoli riuscisse a recuperare Michele Camporese, giocatore che intorno ai 16 anni era sicuramente tra i migliori interpreti nel ruolo della sua età.

Nel complesso, quindi, l’Empoli resta una squadra di valore simile all’anno scorso e che potrebbe salvarsi senza eccessivi patemi anche quest’anno.

Interessante anche vedere cosa succederà a centrocampo: partiti Vecino e Valdifiori, titolarissimi del centrocampo di Sarri, dovrebbe essere lanciato titolare il buon Zielinski, al fianco del quale è stato promosso il giovanissimo Dioussé: entrambi giocatori da seguire.

C’è moltissima sfiducia nell’ambiente viola attorno a quello che è stato il calciomercato della Fiorentina e, di conseguenza, quella che sarà la nuova stagione.

Personalmente, però, non mi sento di cassare il tutto con voti estremi, tipo i 2 o i 3 che molti tifosi invocano.

Il 5, voto comunque negativo e che non lascia molti appelli, deriva quindi da questi motivi: in primis il fatto che la difesa, nel complesso, si è indebolita.
Vero che a destra è arrivato Gilberto, che ho visto bene in queste prime uscite, ma altrettanto vero che in mezzo è arrivato Astori, un giocatore che personalmente non ho mai amato particolarmente e che, soprattutto, trovo ben inferiore al partente Savic.

In porta Tatarusanu è inferiore a Neto, tanto che proverei Sepe che però è stato preso solo in prestito secco e quindi nel farlo giocare lo si farebbe progredire senza però poterne trarre alcun tipo di vantaggio, né economico né sportivo, al termine della stagione.

Sulla destra, poi, è arrivato Blaszczykowski, che è sicuramente un buonissimo giocatore ma ha qualche dubbio sotto il profilo fisico.

Più di tutto, mi ha poi lasciato molto perplesso la gestione del mercato da parte della società, veramente molto arruffato.

In compenso ci sono comunque anche gli aspetti positivi, come l’arrivo di Mario Suarez nella trattativa Savic, il già citato Gilberto che potrebbe dare un po’ di stabilità a destra e soprattutto Kalinic, giocatore che mi sembra perfetto nel contesto tattico che vuole costruire il neo mister Paulo Sousa. E che, soprattutto, pur essendo meno sponsorizzato mediaticamente del mai rimpiangibile Mario Gomez risulterà sicuramente molto più utile.

Insomma, nel complesso da una squadra come la Fiorentina ci si deve aspettare di più. Però non mi struggerei nemmeno come stanno facendo in molti. La rosa per fare un buon campionato c’è. Certo, con qualche sforzo in più si poteva provare a giocare il ruolo d’outsider, perché no, anche in ottica Champions…

Vale un po’ il discorso fatto per il Carpi, anche se qui mi pare che possano essere state fatte scommesse più interessanti.

Il Frosinone in porta ha infatti puntato su di un giovane che ha già dimostrato di saperci stare, quel Nicola Leali che certo non è “il nuovo Buffon”, come disse Corioni quando era ancora solo un ragazzino, ma che comunque a questo livello ci può stare alla grande.

In difesa non mi ha ancora mai convinto appieno Rosi, altro ragazzo che da giovanissimo sembrava avere potenzialità importanti ma che si è smarrito crescendo, ma Diakitè sulla carta la Serie A la dovrebbe reggere benissimo.

Davanti Longo è invece una scommessa più o meno completa, che potrebbe pagare dividendi importanti come invece perdurare lungo il suo cammino di flop in serie. Interessantissima la scommessa dell’ultim’ora Castillo, un giocatore che ai tempi dell’under 20 cilena sembrava destinato ad approdare da subito in un club se non di primissima comunque di prima fascia a livello europeo.

Nel complesso, comunque, la squadra sembra ancora ad un livello non sufficiente a giocarsi con chance importanti una possibile permanenza in Serie A.

Anche qui inutile dire che il mercato è stato fatto con in tasca nulla, e che in questa situazione è ovviamente difficile pensare di poter raggiungere chissà quali obiettivi.

Però resta un cane che si morde la coda: se non investi e non peschi giocatori che ti possono salvare il rischio di retrocedere è concreto. Ed a quel punto diventa inutile lavorare alacremente per raggiungere la A, se poi non si è minimamente in grado di mantenerla.

Certo, se anche in Italia i club intascassero dalle tv quello che intascano in Inghilterra la musica potrebbe essere molto diversa

Come al solito in quel di Genova il buon Preziosi ha deciso di fare una ricca girandola di cambi, movimentando decine di giocatori per trovarsi una squadra che, di fatto, non sembra valere tanto più o tanto meno rispetto a quella che terminò la scorsa stagione con un piede in Europa League.

Così tra le perdite vanno annoverati i vari Bertolacci e Kucka, passati al Milan assieme al rientrante Niang, più Iago sbarcato a Roma ed Edenilson tornato ad Udine. Tutti giocatori che in un modo o nell’altro avevano avuto un certo peso nella buona riuscita della scorsa stagione.

Sulla rosa la squadra ha comunque accolto giocatori interessanti, come il giovane Ntcham dal Manchester City, il redivivo Pandev ed il fratello di quel Cissokho che qualche anno fa vide sfumare il Milan per supposti problemi di denti. Per non parlare poi di Ansaldi, che vedo però più come fluidificante essendo un giocatore di fascia, ed il riscatto dell’ottimo Pavoletti, giocatore che quatto quatto e zitto zitto potrebbe anche essere una delle sorprese del prossimo campionato.

Insomma, al solito il Genoa avrà bisogno di lavorare per trovare la quadra del cerchio. Trovata la quale, comunque, potrebbe anche togliersi soddisfazioni interessanti.

Tutto questo gran movimento di mercato, comunque, un risultato l’ha già dato, almeno a livello economico: il surplus tra entrate ed uscite, grazie soprattutto alla valorizzazione di Bertolacci ed alla cessione di Iago, è stato di 15 milioni. Cifra non da poco, per quanto riguarda il panorama italiano.

Certo, anche qui, c’è da chiedersi perché non investirne una parte per provare ad alzare ulteriormente l’asticella. Ma ormai ben sappiamo che il mercato del Genoa è sempre particolare…

Rivoluzione.

Questa è la parola con cui si può riassumere il calciomercato dell’Inter, che di fatto cambia quasi completamente l’undici titolare e si appresta a giocare una stagione in cui più o meno per forza di cose dovrà c’entrare l’accesso alla Champions League per aumentare gli introiti e poter far fronte alle spese, in molti casi posticipate o scaglionate, che anche questo mercato ha messo in conto.

Lo dico subito: diverse cose mi rendono perplesso di questa Inter, a partire dall’allenatore.

Però ai dirigenti non potevo non fare i complimenti: a mio avviso hanno fatto diverse cose importanti e si meritano un bel plauso.

Innanzitutto hanno accontentato quasi in toto – perlomeno per quanto possibile – l’allenatore, che così non avrà nemmeno grossi alibi.

Poi il saldo effettivo tra valutazioni in uscita ed in entrate è solo lievemente negativo, che significa comunque non aver rischiato di far saltare il banco per rinforzare la squadra.

Infine la rosa mi sembra globalmente migliore rispetto all’anno scorso, e questo è il più grosso dei pregi.

In primis la difesa potrebbe tornare ad essere per la prima volta dopo anni quantomeno solida, con una coppia di centrali che secondo me ha tutto per fare bene.

In più là davanti è arrivato Jovetic, un giocatore che se starà bene e verrà fatto giocare non troppo lontano dalla porta potrà fare davvero la differenza.

Cosa mi rende perplesso?

Oltre alla questione allenatore, sicuramente il fatto che si è pensato molto ad irrobustire la squadra proprio da un punto di vista fisico, ma non troppo ad aumentare il tasso qualitativo. Che comunque mi pareva potesse essere uno dei bug dell’ultima Inter…

Il voto alla Juventus è sicuramente quello che mi ha chiesto più tempo per rifletterci. Perché fino ad un certo punto il mercato dei bianconeri era stato intelligente, coraggioso, sicuramente da otto.

Poi dopo la cessione di Vidal mi è parso che la società andasse un po’ in difficoltà, chiudendo il calciomercato in panic mode dopo l’affaire Draxler con relativa figura barbina.

Nel complesso, però, il calciomercato resta un buon calciomercato, che se nell’immediato toglie sicuramente qualcosa alla squadra contribuisce però a dargli più profondità e prospettiva per il medio-lungo termine.

Ciò che sinceramente capisco poco, se non appunto per il fatto che in panic mode quel che succede succede, è proprio l’arrivo di Hernanes. Un giocatore che per me già oggi difficilmente varrebbe Draxler, ma che soprattutto non porterà vero e proprio valore aggiunto, se non in quei match in cui il brasiliano sarà particolarmente ispirato e, perché no, finirà anche col fare la differenza magari.

Rugani, Alex Sandro, Dybala e perché no Lemina e Cerri: sono quei i tasselli inseriti per fare da fondamenta alla Juventus del futuro, cui sono stati aggiunti, più per l’immediato, i vari Neto, Khedira, Mandzukic e Cuadrado.

Un mercato quindi nel complesso interessante, che sarebbe potuto essere appunto da otto se sulla trequarti la dirigenza avesse chiuso con il botto.

A margine, una piccola considerazione rispetto a questo inizio di campionato: la Juventus è riuscita in un’impresa, perdere le prime due, che non era mai riuscita a centrare in tanti anni di militanza in Serie A.

Vero.

Vero però pure che la squadra deve ancora assorbire i cambiamenti – che in primis portano ad un gap di personalità, visti gli uomini più che i giocatori partiti – e soprattutto che a centrocampo mancavano i due terzi del reparto titolare.

Prima di dare la Juventus per morta aspetterei almeno un paio di mesi.

La Lazio di fatto ha fatto il mercato solo ed esclusivamente pensando ai soldi della Champions League: ha aspettato l’esito dei preliminari. Non passati i quali si è praticamente fermata, andando a spendere – come differenza tra entrate ed uscite – quella decina di milioni che l’eliminazione ai preliminari garantisce comunque alle squadre sconfitte.

Perché cinque e mezzo, allora?

Perché per una squadra come la Lazio, e lo dico con il massimo rispetto, ad oggi mi sembra comunque una vittoria riuscire a trattenere tutti i propri pezzi pregiati.

E prima che qualcuno si alteri dicendo che una Juventus o un Milan di turno mai riuscirebbero ad andare a Roma per acquistarsi Felipe Anderson cacciando la fresca, dico che dico tutto questo pensando più che altro ai club stranieri, in particolar modo di Premier.

De Vrij, Biglia, Candreva, Anderson… saranno ancora una volta loro i giocatori deputati a trascinare la squadra alla ricerca di una nuova qualificazioni alla Champions League.

A questi è stata poi accostata qualche scommessa, come i vari Morrison, Hoedt, Kishna e Milinkovic-Savic: curioso di vedere cosa ne uscirà.

Di certo la Lazio, a mio avviso, avrebbe dovuto cercare un centrale ed una punta di livello. Così facendo avrebbe elevato il proprio livello, e magari potuto provare a giocarsela diversamente col Bayer.

E, soprattutto, sarebbe davvero una delle prime candidate, se non la prima in assoluto, ad un posto in Champions (dietro il duo Juve-Roma, s’intende).

Il 5+ è un voto sicuramente amaro, che deriva da una considerazione semplice: sono sì convinto che il Milan abbia fatto un mercato capace di renderla una squadra superiore a quella che era lo scorso anno, ma è altresì vero che reputo ancora gravi ed importanti le falle della squadra. Il tutto pur a fronte di circa 90 milioni di spese sul mercato.

Il tutto ruota attorno al fulcro di quelle che sono le squadre di calcio: il centrocampo.

Bene l’arrivo di Bertolacci, che è un giocatore che a mio avviso può starci anche in una squadra che cerca la Champions, il problema è tutto il resto. Giocare, come contro l’Empoli, con De Jong e Nocerino significa non poter costruire gioco. Ma è pur vero che le alternative, a partire dal buon Montolivo, sono quelle che sono.

Proprio da qui nasce il voto negativo: la squadra è stata rinforzata, ma se non hai il centrocampo non costruisci gioco e rischi di non raccogliere risultati migliori che in passato.

Perché per il resto intendiamoci: dietro è arrivato Romagnoli. Pagato molto più del suo valore reale (ovviamente per via del buon potenziale), ma comunque un rinforzo e soprattutto un giocatore che potrebbe rappresentare una certezza per il Milan per qualche anno.

Davanti poi il salto di qualità è notevole, e credo lo si sia già dimostrato: Adriano e Bacca sono due ottimi giocatori e potrebbe fare molto bene in Serie A. Certo, se sostenuti dal centrocampo…

Insomma, il Milan ha fatto ma ha lasciato le cose a metà. Ecco perché non posso considerare nemmeno sufficiente questo calciomercato.

Non malaccio il Napoli, tutto sommato. In primis per la conferma, vitale, di Higuain. Giocatore che è sicuramente il leader tecnico della squadra di Sarri.

Interessanti poi anche un po’ tutti gli altri arrivi, come il rientro di Reina in porta o l’arrivo dell’ottimo verticalizzatore Valdifiori a centrocampo, dove si è aggregato anche il rubapalloni Allan.

Spero poi che questa grafica dica il vero e che con l’andare della stagione là davanti sarà proprio questo l’assetto che si troverà a scegliere il mister, che pare però considerare Gabbiadini solo prima punta (di conseguenza, alternativa ad Higuain): Insigne sulla trequarti a supporto dell’argentino e dell’ex talento della primavera atalantina.

Perché solo 6+, quindi?

Il dato fondamentalmente è uno: il Napoli aveva già l’anno scorso una difesa che personalmente reputavo non all’altezza della situazione. A difettare era ovviamente tutto l’impianto di squadra, con una fase intera non all’altezza. Ma anche a livello di singoli personalmente i partenopei non mi hanno mai convinto.

Basteranno Hysaj e Chiriches a cambiare le cose?

Personalmente avrei gradito qualcosa in più.

Anche rispetto alla questione Palermo ci ho dovuto pensare un po’ su, ma alla fine non me la sono sentita di dare la sufficienza.

Questo perché se è vero che la conferma di Franco Vazquez è importantissima, finanche vitale, per il club, è altresì vero che il surplus di mercato è importante e poteva essere intaccato di più per rinforzare meglio la squadra.

Che Dybala dovesse partire era assolutamente inevitabile: contratto in scadenza a giugno 2016, valutazione ancora molto cospicua, necessario cederlo senza pensarci due volte.

Quei soldi, però, andavano spesi per comprare una punta altrettanto giovane e con prospettive importanti che potesse prenderne il posto. Gilardino è una sorta di usato sicuro che potrà anche fare bene in Sicilia, ma che non produrrà mai plusvalenze in stile Dybala.

Ecco perché Zamparini avrebbe dovuto cercare di tirare fuori un altro colpo dal cilindro…

Per il resto il mercato mi sembra essere stato portato avanti senza infamia né lode. Ci sono un paio di scommesse che personalmente reputo interessanti, come ad esempio Goldaniga ed Hilijemark. Ma nel complesso, sulla carta, nulla di sconvolgente.

Ecco perché tutto sommato non me la sento di dare la sufficienza al Palermo: avrei voluto qualche colpo più estroso, anche non per forza costosissimo. Certo, Djurdjevic è un giovane che delle prospettive potrebbe anche averle, ma che è tutto da verificare e testare.

Con più di 30 milioni di surplus, vista anche la comunque triste cessione di Belotti, serviva la… zampata!

Tra i mercati migliori, a mio avviso, c’è sicuramente quello della Roma, che si candida davvero per andare a strappare il titolo di campione d’Italia alla Juventus, anche a prescindere da come si è chiuso lo scontro diretto di domenica.

In primis l’arrivo di Dzeko, che in un contesto come quello italiano, se si ritrovasse ai livelli mostrati al Wolfsburg, potrebbe davvero fare la differenza.

Poi le due ali, Salah e Iago. Se l’egiziano non mi fa impazzire ed al netto di una grande gamba ha più limiti di quello che molti vedano, lo spagnolo era mio pupillo ai tempi delle giovanili ma si era poi un po’ disperso con l’andare degli anni, salvo ritrovarsi in quel di Genova.

Nel complesso il primo può provare a spaccare le partite con le sue accelerazioni, il secondo è molto più indicato per dialogare con Dzeko.

In più là dietro è arrivato Digne, che è un altro ragazzo che mi piace parecchio fin dai tempi delle giovanili e che sono convinto potrebbe fare bene in Italia, soprattutto vista la capacità di spinta e di cross, più unica che rara nel nostro campionato se guardiamo a questi ultimi anni.

Il tutto con un esborso totale, parlando quindi di differenza tra entrate ed uscite, piuttosto contenuta, limitata a meno di otto milioni.

Certo, qualcosa che non convince (ad esempio le riserve in difesa, con Rudiger che soprattutto dal punto di vista fisico è un’incognita) c’è, ma nel complesso dopo qualche passaggio a vuoto (l’affaire Doumbia, l’inutile presa di Ibarbo, ecc) bisogna dire che la Roma sembra aver raddrizzato la barra, pronta a spingersi a tutta dritta a caccia dello Scudetto.

Una sufficienza piena se la merita anche la Sampdoria, in primis per la conferma di Eder. Non che l’italobrasiliano rientri tra i miei giocatori preferiti, ma è indubbio che abbia oggi raggiunto una maturità ed una consapevolezza tale per cui a questo livello sia giocatore praticamente imprescindibile.

In più davanti oltre al neo nazionale Azzurro troviamo ancora l’ottimo Muriel addizionato al redivivo Cassano. Che con l’innesto dell’ex Shaktar Fernando contribuisce, a mio avviso, ad innalzare il tasso tecnico della squadra.

Squadra che nelle retrovie ha sì perso Romagnoli, che del resto non poteva essere trattenuto in nessun modo, per puntellarsi con gli arrivi di Moisander e Zukanovic.

Se è vero che non mi aspetto la Sampdoria a battagliare tra le grandi, è altrettanto vero che non mi stupirei nemmeno se come l’anno passato provasse a giocarsi un posto in Europa League. Che vedo difficile da centrare, ma molto dipenderà soprattutto dalle avversarie.

Un po’ sulla stessa linea d’onda possiamo metterci il Sassuolo, che ancora una volta probabilmente il salto di qualità non riuscirà a farlo ma che comunque pare essersi quantomeno assicurato un campionato tranquillo ancora una volta.

Ceduto Zaza, rientrato alla casa madre Juventus, è arrivato Defrel, che non credo sarà da meno rispetto all’Azzurro.

A centrocampo sono arrivati poi i muscoli di Duncan, che potrebbero far comodo, e là in avanti a potersi alternare con i vari Berardi e Sansone è sbarcato dalla sponda giallorossa di Roma Politano, un giocatore che almeno un tre anni fa il buon Mauro Milanese – all’epoca D.S. del Varese – mi disse fosse il giocatore che in assoluto avrebbe preferito portare proprio all’ombra del Sacromonte, stimandone molto le doti tecniche. E beh, dopo qualche tempo mi fa piacere vedere il ragazzo alle prese con la Serie A, seppur non da titolare.

Sempre da Roma è sbarcato poi anche il giovane Lorenzo Pellegrini, un classe 1996 che ha disputato una buonissima stagione con la Primavera giallorossa l’anno scorso, ben impressionando anche in un contesto europeo come quello rappresentato dalla Youth League.

Il grosso delle risorse le ha comunque risucchiate il riscatto di Berardi, costato 10 milioni alla società di Squinzi: soldi che però, non ne dubito, risulteranno molto ben spesi a fine anno, quando come al solito è prevedibile che il ragazzo chiuderà con un buon bottino di goal ed assist ad impreziosirne le prestazioni.

Il mercato migliore in assoluto, sempre in rapporto alle aspettative, l’ha però secondo me fatto il Torino, che per l’ennesima volta (a prescindere dalle tante lamentele che nel corso degli anni ho sempre puntualmente sentito da molti tifosi, sempre molto duri con Cairo e la sua gestione) ha completato una sessione interessante. Anzi, anche più del solito.

In primis fondamentale la conferma di Ventura in panca, uno dei pochi maestri di calcio rimasti – almeno a certi livelli – in Italia.

Poi ho apprezzato tantissimo l’idea di puntare su molti giovani, in particolar modo italiani: dell’ultima under 21 – che si è sì suicidata all’Europeo, dando comunque l’impressione di quantomeno giocarsela con chiunque per valore assoluto – di Gigi Di Biagio sono arrivati in tre, più un quarto riscattato dall’Inter. Ovviamente mi riferisco a Zappacosta (che però ad ora parte dietro Peres, purtroppo), Baselli (che ha iniziato alla grande la sua stagione), Belotti (chiamato ad una stagione da almeno 15 goal per consolidarsi, se non 20 per esplodere) e Benassi, appunto già a Torino lo scorso anno ed acquistato a titolo definitivo.

In tutto questo c’è sicuramente da rammaricarsi per la partenza di Darmian, che era però una “rinuncia irrinunciabile”, a fronte della necessità di monetizzare per reinvestire.

Ecco, proprio in ottica Darmian ho un solo appunto da muovere: viste le cifre di questo mercato e visto anche solo l’acquisto di Martial per una cifra che oscilla tra i 50 e gli 80 milioni a seconda delle fonti (comunque uno sproposito, per un giovane di prospettiva che ad oggi non ha mostrato moltissimo), sicuramente la cessione del terzino scuola Milan andava monetizzata di più.

Un’occasione sprecata, soprattutto col senno del poi…

Sbagliano i tifosi dell’Udinese che si lamentano perché il Watford spende grosse cifre mentre l’Udinese no.

Sbagliano perché devono rendersi conto che i sistemi cui Watford ed Udinese appartengono sono diversi, e pur non avendo dati certi sottomano sarei portato a dire che di soli diritti tv la squadre londinese guadagna con ogni probabilità più di quanto i friuliani fatturino nel complesso nel corso di una stagione.

Partendo da questo doveroso presupposto va però anche detto che il mercato dell’Udinese resta un pochino deludente. I bianconeri hanno generato un surplus di quasi 30 milioni, senza però rinforzarsi particolarmente.

Bella la presa di Adnan, giocatore che ha un sinistro veramente sontuoso (quantomeno in relazione al ruolo), per il resto mi pare che sia stato fatto un po’ poco.

Zapata potrebbe anche fare molto bene, viste le qualità fisico atletiche, ma resta ad Udine in prestito.

In più sui dirigenti dell’Udinese continua a pendere la questione Scuffet, che dopo il rifiuto all’Atletico Madrid è stato dapprima messo ai margini del club e poi spedito addirittura in B quest’anno.

Un vero spreco, per un giocatore di quel talento.

Ultimo, ma solo in ordine alfabetico, il Verona, che chiude la carrellata di voti ai mercati di A con una sufficienza tonda tonda.

Fondamentalmente la squadra non sembra cambiata moltissimo rispetto ad un anno fa, che significa sia no peggioramenti che però di contro no miglioramenti.

In difesa l’innesto di Souprayen è da seguire, visto all’esordio con la Roma ha subito ben impressionato: fuoco di paglia o sicurezza?

In mezzo è arrivato Viviani, giocatore sicuramente molto talentuoso ma ad oggi ancora molto poco solido, come dimostrato anche agli Europei under 21, dove finì addirittura col perdere il posto nel corso della manifestazione.

Davanti poi Verona ha accolto Pazzini, un usato-sicuro che potrà fungere, tutto sommato, da buon back up a Toni.

La bilancia da un punto di vista economico registra quindi una lieve perdita, ma sicuramente nulla di preoccupante per una società che ha alle spalle un presidente – pare – solido come Setti.

Soppesando acquisti e cessioni, quindi, il valore effettivo della rosa dei veneti non sembra essere mutato moltissimo, da qui il 6 che gli ho “appioppato”.

A margine, sarà interessante vedere come verrà gestito il rientrante Romulo, giocatore che solo poco più di dodici mesi fa era sulla cresta dell’onda.

Come ricorderete il ragazzo sfiorò la chiamata al Mondiale brasiliano prima e venne ingaggiato, per quanto in prestito, dalla Juventus poi.

Con ogni probabilità il suo futuro era quello di stabilirsi a Torino, se non fosse sopraggiunto un brutto infortunio a fermarlo per tutta la stagione. Riuscirà a ritrovarsi all’ombra dell’Arena?


Facebook    Facebookpage    Twitterblog    Twitter    G+    Youtube    Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Sono ormai diversi mesi, raccontano i soliti beninformati, che Massimiliano Allegri chiede ai suoi dirigenti l’arrivo di un trequartista di livello.

Effettivamente se prendiamo la squadra che solo un paio di mesi fa completò una stagione quasi perfetta un giocatore capace di giocare tra le linee era l’unica mancanza evidente, l’ultimo tassello capace di far fare il salto di qualità al 4-3-1-2 scelte dal tecnico ex Milan nella sua avventura bianconera.

Ad una settimana dalla chiusura del calciomercato, però, questo trequartista non è ancora arrivato.

La Juve ha infatti iniziato un’opera di ringiovanimento della rosa che ha portato cambiamenti già profondi.

Le partenze di giocatori come Pirlo, Vidal e Tevez hanno lasciato un vuoto soprattutto a livello di personalità in una squadra che dovrà già lavorare molto per trovare un nuovo amalgama e per inserire i tanti giovani arrivati senza perdere, per quanto possibile, competitività.

Proprio in queste ore si sta poi consumando l’arrivo a Torino di Cuadrado, ala colombiana che lasciò la Fiorentina solo sei mesi fa per floppare completamente il suo approccio alla Premier League, restando sempre ai margini del progetto tecnico di Mourinho e, appunto, tornando in Italia con la coda tra le gambe.

Per parlare dell’arrivo dell’ex viola alla Juventus servirebbe un articolo a parte. Qui mi limiterò solo a dire che o Allegri ha deciso di abbandonare in maniera più o meno definitiva il 4-3-1-2 (cosa plausibile, visti gli arrivi registrati ad oggi) oppure quello di Cuadrado è un arrivo dettato da un’occasione di mercato interessante e da cogliere al volo, ma che servirà solo per dare più profondità ed alternative tattiche al mister, non precludendo quindi l’arrivo di un trequartista da qui al 31 agosto.

Nell’arco di questi due mesi di mercato i nomi fatti da giornali, radio e tv si sono sprecati. Alla Juventus è stato accostato praticamente ogni trequartista di buon livello acquistabile in giro per l’Europa, alimentando un tourbillon di chiacchiere e illazioni che però ad ora non si è tradotto in nulla di concreto.

Personalmente ho perso il conto dei trequartisti accostati alla Juventus già al secondo giorno di mercato, ma in questo pezzo volevo comunque ricapitolare un po’ tutti i giocatori chiamati in causa per capire quale soluzione potrebbe essere la più sensata per il club bianconero…

Tra i tanti nomi fatti c’è quello di Francisco Román Alarcón Suárez, ai più noto come Isco.
Probabilmente il trequartista più talentuoso del mondo, a soli 23 anni si trova in una situazione molto strana: dopo aver strabiliato, giovanissimo, ai tempi del Malaga passò a suon di milioni al solito Real Madrid, dove però ha faticato a trovare spazio. Così dopo una prima stagione più o meno ai margini ne ha giocata una seconda – complice la scelta scellerata di smembrare il centrocampo della Decima, con le cessioni di Di Maria ed Alonso – provandosi a riciclare mezz’ala, in un ruolo palesemente non suo.
Sulla trequarti potrebbe far fare il salto di qualità a quasi tutte le squadre al mondo. Di certo anche alla Juventus, in barba a chi dice che Allegri è solito usare trequartisti “di peso”, a la Boateng (tipo Cossu ai tempi del Cagliari, no?).
I problemi veri, in questo caso, sono due: uno di natura economica (difficilmente il ragazzo potrebbe partire per una cifra inferiore ai 50 milioni, ed un ingaggio altrettanto principesco), l’altro di natura tecnica (con l’arrivo di Benitez il Real dovrebbe passare al 4-2-3-1, che vorrebbe dire più possibilità per Isco e James di giocare nella posizione da loro preferita).

Qualcuno poi nel corso dei mesi ha citato l’altro grande – per talento assoluto – trequartista del calcio europeo: Kevin de Bruyne.
Scartato dal Chelsea dopo sei soli mesi passati in quel di Londra, ha saputo rilanciarsi alla grandissima tornato in Germania, dove aveva già vestito per una stagione la maglia del Werder Brema. Se da un punto di vista tecnico è un giocatore che lascia pochi dubbi, le chance di poterlo vedere realmente vestire la maglia bianconera sono addirittura inferiori a quelle di Isco: su di lui è infatti piombato il Manchester City, che ha messo sul piatto la bellezza di 70 milioni per acquistarne il cartellino. Giusto stamattina la Bild parlava del fatto che il ragazzo preferisse restare in Germania, magari passando al Bayern Monaco, ma è praticamente certo il suo approdo in uno dei top club europei. Uno di quei club cui la Juventus, da un punto di vista economico, non può oggi fare concorrenza.

Altro giocatore pluricitato, probabilmente quello più citato di tutti in assoluto, lo troviamo sempre in Germania: Julian Draxler, stellina dello Schalke 04.
L’ancora 21enne talento nativo di Gladbeck è stato costantemente al centro delle cronache di mercato per settimane intere. Secondo quello che abbiamo potuto apprendere dai giornali su di lui ci sarebbe stata una trattativa estenuante tra i due club: da una parte la richiesta tedesca di 30 milioni tondi, dall’altra la volontà della Juve di non salire oltre i 25 bonus compresi.
Alla fine, almeno per ora, non se n’è fatto nulla. Eppure parliamo di un giovane dal talento cristallino, che da un punto di vista prettamente tecnico contribuirebbe di certo ad innalzare il livello della squadra. Per di più nonostante la giovane età il ragazzo vanta già una quarantina di presenze in Europa ed un totale di quasi 170 presenze in prima squadra, più 15 con la nazionale tedesca.
Insomma, a Draxler non manca praticamente nulla. Se non un po’ di salute. Essendo già andato incontro ad alcuni problemi fisici (lo scorso anno ha messo assieme solo 15 presenze in campionato, non a caso) è probabile che la Juve voglia puntarci ma con cautela. Da qui il tentennamento nella trattativa.
Tatticamente parlando, comunque, sarebbe un’ottima presa. Potendo giocare sia largo che centrale sarebbe in grado sia di fare il trequartista nel 4-3-1-2 che l’ala nel 4-2-3-1 o nel 4-3-3, integrandosi così bene anche con l’altro – ormai fatto – nuovo arrivo Cuadrado.

Altro nome che è andato di moda per diverse settimane quello del Campione del Mondo Mario Gotze, che dopo aver segnato il goal più importante della sua vita un anno fa non ha probabilmente vissuto la stagione che si aspettava in quel di Monaco.
Dal mio punto di vista il ragazzo ha sicuramente qualità indiscusse, ma ancora non è riuscito ad esprimersi al cento per cento del suo potenziale, comunque inferiore a quello di altri interpreti del ruolo (ad esempi i già citati Isco e De Bruyne). Alla Juventus potrebbe fare molto comodo ma un po’ i 40 milioni di base richiesti dal Bayern, un po’ probabilmente la voglia di rifarsi del giocatore stesso sembrano aver fatto naufragare definitivamente la trattativa.

Restando in terra tedesca diversi media hanno accostato alla Juventus anche il nome di Henrikh Hamleti Mkhitaryan, stella della nazionale armena e – pare – punto di forza del nuovo corso giallonero.
Con l’addio di Klopp e l’arrivo di Tuchel, infatti, l’ex Shaktar Donetsk pare essersi ritrovato: così dopo le sole 4 reti realizzate in ben 30 match la scorsa stagione ha iniziato con un bel 7 goal in 6 match quest’anno, con una media di una realizzazione ogni settantacinque minuti tondi.
Giocatore che da un punto di vista del puro talento è sicuramente inferiore ai giocatori citati qui sopra, Mkhitaryan resta trequartista con buone doti d’inserimento che inserito nel giusto contesto tattico può pagare dividendi interessanti. Basti pensare ai 25 goal segnati in 29 presenze nel corso della sua ultima stagione ucraina, quella che ne segnò la definitiva consacrazione…
Ad oggi, comunque, anche il suo nome pare essere naufragato. A maggior ragione per il fatto che dopo un inizio di stagione di questo genere il Borussia è pensabile voglia fare di tutto per tenerlo quantomeno sino a giugno. Con il contratto in scadenza nel 2017 sarebbe comunque ancora vendibile ad una cifra elevata (come dimostrato proprio da questa sessione di mercato), se segnasse 15/20 goal…

Spostandoci in Inghilterra un nome su cui alcuni giornalisti hanno insistito per qualche giorno è stato quello di Christian Dannemann Eriksen del Tottenham.
L’ex Ajax è un trequartista tatticamente squisito capace di giocare anche a centrocampo, e forse proprio per questo, sotto certi aspetti, l’ideale per la Juventus. Dopo la partenza di Pirlo, infatti, è stato promosso Marchisio a tutti gli effetti nel ruolo che fu del regista Azzurro. Alle sue spalle, però, il vuoto.
Un vuoto che alla bisogna sarebbe potuto essere colmato proprio dal talento danese, capace di arretrare sia in cabina di regia che come mezz’ala su richiesta dell’allenatore.
Sicuramente uno dei nomi più interessanti accostati alla Juventus, anche per lui la richiesta pare fosse sui 30 milioni. Ma la voce che lo ha riguardato se n’è andata come è arrivata: in un batter d’occhio.

Sempre per quanto riguarda il Tottenham qualcuno ha paventato anche la possibilità riguardante Erik Lamela, ex esterno offensivo giallorosso. Un giocatore che sebbene, appunto, abbia sempre prediletto poter partire largo sulla destra per accentrarsi sul sinistro, piede forte, avrebbe sicuramente anche le capacità di adattarsi a trequartista, pur limitando molto le sue peculiarità.
In questo caso pare che l’eventuale abboccamento di mercato potesse vertere su di un prestito con diritto di riscatto, ma anche in questo caso le voci si sono subito raffreddate. Come esterno offensivo, l’abbiamo detto, la Juventus avrebbe preferito concentrarsi su Cuadrado. E come trequartista puro non penso possa essere interessata a Lamela. Soprattutto perché, sbaglierò, ma un 25/30 milioni da spendere i bianconeri potrebbero tranquillamente ancora averli, nonostante i già tanti arrivi celebrati in questo paio di mesi.

Un nome che mi ero perso, ma che non era sfuggito ai miei sempre attenti followers su Facebook e Twitter, è quello di Hakan Çalhanoğlu, trequartista turco in forza al Bayer Leverkusen.
Tecnicamente completo, solo ventunenne (essendo classe 94 virtualmente potrebbe giocare il prossimo biennio aggregato all’under 21, dove però sarebbe totalmente fuori scala), a Torino permetterebbe soprattutto di colmare una grossa lacuna: quella relativa ai calci piazzati (ieri calciati quasi tutti da Pogba, che ha palesato grossi limiti in tal senso).
Una vera e propria trattativa non credo però sia stata imbastita. E fino a che il Bayer Leverkusen avrà possibilità di qualificarsi alla prossima Champions League (mercoledì il ritorno del playoff contro la Lazio) credo sia pure difficile che i dirigenti tedeschi abbiano anche solo lontanamente pensato ad una sua cessione. E’ il cuore tecnico del suo club, nonché il giocatore capace di cambiare il corso di un match con una giocata (assieme a Bellarabi): se Champions sarà difficilmente Marotta potrà pensare di portarlo a Torino.

Tra i tantissimi nomi fatti anche quello di un ipotetico quanto impossibile ritorno: quello di Javier Pastore.
Un giocatore che, lo dico subito, non mi ha mai convinto. Non tanto per valore assoluto, posto che ha giocate da campione vero, quanto per continuità sia all’interno di un match che di una stagione.
Pastore mi sembra ancora oggi giocatore troppo discontinuo per poter diventare il cuore pulsante di una squadra che non può che partire ogni anno con l’imperativo di vincere lo Scudetto ed essere competitiva in Champions League.
Per di più mi sembra un giocatore su cui ancora oggi Al-Khelaifi ed il PSG tutto puntino piuttosto forte. Il che vorrebbe dire dover sborsare una cifra fuori mercato per poterlo riportare in Serie A. Una cifra che proprio la sua discontinuità sconsiglia di spendere, a mio avviso.

Solo di poco più plausibile potrebbe invece essere il ritorno di Wesley Sneijder.
In questo caso non tanto perché la società detentrice del cartellino, il Galatasaray, chiederebbe cifre astronomiche, quanto più perché coi suoi 31 anni di età Sneijder non rappresenta un investimento “verde”, quanto più “a perdere”: difficile pensare di potersi rifare dei soldi spesi per il suo cartellino con un’eventuale cessione futura, ovviamente. Sarebbe quindi un acquisto abbastanza in contraddizione col resto del mercato.
Per di più se dal punto di vista dell’acquisizione l’ex Inter non dovrebbe costare una cifra eccessiva, da quello dell’ingaggio sicuramente chiederebbe una cifra tra le più alte, diventando uno dei giocatori più pagati in rosa. Quindi, comunque, un investimento non da poco.
Certo Sneijder, arrivasse, sarebbe comunque l’unico vero trequartista in rosa. L’unico giocatore dotato di quell’ultimo passaggio che tanto manca alla squadra di Allegri.
Anche qui, però, la continuità non è mai stata dalla sua parte. Tranne in quel famoso 2010 che regalò il Triplete ai nerazzurri, infatti, Wesley non è mai brillato per continuità…

Venendo al mercato interno uno dei nomi più gettonati, secondo qualcuno addirittura già bloccato in vista della prossima stagione, è quello dell’oriundo Franco Vasquez del Palermo, rilanciato anche oggi tra le pieghe dei vari articoli di analisi della prima sconfitta casalinga alla prima giornata di campionato nell’intera storia della Juventus.
Tra tutti i nomi fatti finora quello del neo Azzurro a tinte rosanero è sicuramente tra i meno accattivanti. Vero che il ragazzo è reduce da un’ottima stagione al Palermo, ma altrettanto vero che non sembra avere il talento assoluto degli altri interpreti né l’esperienza internazionale di molti di loro, già protagonisti anche in Europa nonostante la – per lo più – giovane età.
Al di là di ogni considerazione sul giocatore in sé c’è comunque un aspetto che lascia dire che Vasquez non dovrebbe essere un giocatore appetibile per la Juventus: la mancanza di giocatori offensivi oggi in forza al Palermo.
Con le cessioni di Dybala (allo stesso club di Torino) e Belotti (partito sempre in direzione del capoluogo piemontese, ma nel suo caso sponda granata) il Palermo si è infatti trovato assolutamente sguarnito là davanti. Altri due giocatori sicuramente arriveranno, ma cedere anche Vasquez vorrebbe dire dover ricostruire da zero l’intero reparto offensivo siculo. Probabilmente troppo anche per Zamparini.

Qualcuno ha poi citato il probabile futuro milanista Roberto Soriano, autore ieri di una buona prova alla prima di campionato contro il Carpi.
L’italotedesco è un trequartista atipico, lo definirei “tattico”. Una mezz’ala adattata a trequartista capace di legare i due reparti, di dare copertura in fase di ripiegamento ma sicuramente non in possesso di quel talento tipico dei grandi numeri 10, di quelle giocate in grado di decidere un match, di quelle invenzioni degne di un Archimede Pitagorico in salsa calcistica.
Soriano è un nome che per molti, per tornare alla definizione di “trequartista tipico di Allegri”, potrebbe essere tra i nomi più indicati per la Juventus, ma che a me in quest’ottica non ha mai convinto.
Personalmente, sebbene il costo sia sicuramente alla portata del club di Corso Galileo Ferraris, non l’ho mai trovata un’opzione realistica. Credo infatti che un giocatore del genere, oltre alla Sampdoria, potrebbe essere più adatto a squadre come Napoli o Milan, che paio alla ricerca di un “trequartista tattico”.
La Juventus, invece, sembra alla ricerca di un “trequartista puro”.
Il tutto, ovviamente, fermo restando anche la differenza notevole che passa tra lui ed i trequartisti contenuti in questa lista.

Dodici giocatori vi sembrano tanti?
Beh, sappiate che non sono nulla. Perché l’elenco completo comprende anche i nomi di Alex Teixeira, Hernaes, Nasri, Saponara, Gerson e chissà quanti altri…


Compra il mio secondo libro, “La carica dei 301″! Costa solo 1 euro!
Facebook      Twitterblog      Twitterpersonale      G+      Youtube      Instagram

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Ieri pomeriggio Kovacic è finito al Real Madrid nell’ambito di un’operazione lampo che ha visto il talento – inespresso – croato passare dai Nerazzurri alla Casa Blanca per una cifra oggettivamente altina: 38 milioni garantiti più 2 legati ai bonus. Un totale (possibile) di 40 milioni per finanziare la chiusura del mercato interista.

Ognuno ha ovviamente il proprio punto di vista, ed in questo pezzo – come già fatto in occasione dell’idea “El Shaarawy mezz’ala” – ne riporterò molti altri oltre il mio.

Che è semplice: Kovacic ha del gran potenziale, ma come già detto praticamente inespresso. Per di più è un giocatore che tatticamente parlando non ha ancora una propria identità, cosa che a 21 anni non è così “normale”, per quanto non sia certo il primo cui è accaduto.
Su di lui bisognerebbe lavorarci molto e con calma, per plasmarne il talento e tirare fuori un giocatore di calcio. Cosa che oggi, esagerando il concetto, non è.

Nel corso degli ultimi mesi è stato provato praticamente ovunque, per provare a coglierne il meglio. Esterno in un centrocampo a 4, ala in un attacco a 3, mezz’ala, centromediano con compiti di regia…

Lavorare su di un ragazzo per costruirne un’identità tattica, però, non significa buttarlo in campo cambiandogli posizione sino a che non si troverà la migliore in cui può giocare. Significa studiarne le caratteristiche per provare a capire qual è quella in cui potrebbe rendere meglio e, da qui, lavorare per fargli apprendere al meglio i movimenti e lo stile di gioco grazie ai quali può interpretare al meglio il ruolo.

Insomma, all’Inter mi pare che nessuno abbia avuto la pazienza e la capacità di intraprendere un lavoro del genere. Al Real Madrid Benitez potrebbe anche provarci, soprattutto partendo dal presupposto che Kovacic non parte certo per essere titolare. In più Rafa – che è un allenatore che non ho mai amato particolarmente, ma che comunque sa il fatto suo – ha già dimostrato di saper lavorare sui giocatori, come nel caso di Insigne (progredito molto nella fase di non possesso, ad esempio).

Il problema vero è che di solito in quell’ambiente non viene dato il tempo di lavorare su di un ragazzo. Per questo, per lo più, il Real cerca giocatori già pronti: la richiesta è quella di vincere sempre e comunque. Difficile farlo con giocatori che, come Kovacic, ancora non sanno di essere carne o pesce.

Per questo motivo credo che a 40 milioni totali l’Inter abbia fatto bene a cederlo. Vero è che tra un anno, facesse bene a Madrid, costerebbe almeno il 50% in più. Però una cifra del genere, soprattutto per una squadra che acquista i giocatori quasi solo a “pagherò”, era praticamente irrinunciabile. Ancor più per un giocatore che non sarebbe partito titolare, già solo per il fatto che ancora non sa nemmeno lui dove deve giocare.

E adesso?

Io credo che l’idea – ammesso e non concesso che ci sia un progetto tecnico dietro al suo acquisto – possa essere di provare a fare di Kovacic il nuovo Modric. Quindi un interno di centrocampo di lotta e di governo, capace sia di contribuire alla costruzione del gioco che di “rompere” quello altrui. Non sono però convintissimo che Kovacic possa diventare quel tipo di giocatore.

Dove lo avrei visto meglio?

Rispondendo di botto, senza star lì a valutare ogni possibile ipotesi, dico Barcellona. Proprio pensando alle sue caratteristiche personali avrei provato a farne un vice-Iniesta: mezz’ala che sa portare palla e spezzare gli equilibri di un’azione, creando superiorità numerica nella trequarti avversaria.
Ovviamente il valore dei due è, ad oggi, molto diverso. Ma per caratteristiche credo possa diventare più simile ad Iniesta che non a Modric.

E la vostra opinione?

Ho chiesto un po’ ai miei followers su Facebook e Twitter di dirmi cosa ne pensassero di questo trasferimento…

A lanciare strali e anatemi ci pensa Andrea Scariot, secondo cui la cessione di Kovacic è “un ERRORE CLAMOROSO, la Serie A perde l’unico giovane di valore assoluto dopo Pogba. Questo non è uno inadatto al nostro campionato come Coutinho”.

Di fatto, però, è l’unica opinione che legge in maniera davvero negativa la cessione del talento croato.

Secondo Busonzio, ad esempio, “a quelle cifre, giusto ma doloroso cederlo. Va però assolutamente rimpiazzato, o il reparto di cc sarà troppo muscolare. non capisco cosa se ne faccia il Real, sebbene il calcio spagnolo sembri particolarmente adatto al gioco di Kovacic”. Paolo Inaudi è invece un po’ più duro con l’Inter, ma pure col Real: “sbagliato cederlo (l’inter ha cambiato tutto, troppo a mio parere), inutile per il Real e 35ml è da folli”.

Real Madrid che avrebbe commesso un errore anche secondo l’idea di Alessandro Rubichini, che critica anche la scelta del giocatore di trasferirsi alla Casa Blanca: “La scelta peggiore che potesse fare, sia lui, che il Real. 35M per uno che aveva bisogno di giocare e trovare la posizione ideale, sono una follia. L’Inter ha fatto benissimo a cederlo, cambiargli ruolo ogni partita poteva solo distruggerlo, ma il Real è la squadra meno adatta (al momento) per il continuo della sua carriera. Questo tra 2 anni torna a metà prezzo”.

Secondo Matteo Spaziante scegliere il Real resta un’incognita, per Kovacic: “in una squadra come il Real ha le stesse possibilità di esplodere o di diventare il nuovo Sneijder”.
Perplessità per quello che sarà l’utilizzo a Madrid che vengono sottolineate anche da Luca: “a queste cifre giusto cederlo x l’Inter,ma nel modulo di Benitez non capisco dove si possa collocare”.

L’idea di Ale Duò è invece che si tratti di una sorta di gioco d’azzardo: “é come se avessi 10 euro in tasca e tanto per usarli comprassi un gratta e vinci, ne ho tanti, li butto o stravinco”.

Secondo Leonardo Campana Kovacic è un “giocatore molto sopravvalutato. Non ha un ruolo definito. Gran talento ma molto, troppo, discontinuo. Indubbie potenzialità ma sui 15-17 mln era il prezzo giusto. Al solito il Real deve fare l’acquisto mediatico e gettare soldi nel cesso tipo 40 Illaramendi. La solita operazione senza senso”.
Mentre per Daniele Magni “se non prendono Melo o Leiva al suo posto non c’è nulla da dire… è una cifra irrinunciabile…il ragazzo però corre il rischio di diventare un altro caso simile a quelli di Snejider Van der Vaart Robben e Huntelaar oppure come ora Illarramendi”.

Hendrick analizza invece la cosa dal punto di vista interista: “C’è un criterio generale che vale per tutti i club che non abbiano uno sciecco o un oligarca al timone, e che non siano Real, Barcellona, Bayern o ManU: se arriva l’offerta-monstre per il tuo pezzo migliore, devi cedere. Il fatto di cedere la stella della squadra è un falso problema: il vero problema è come spendi quei soldi per far diventare la squadra migliore di quanto lo fosse con la stella. Vale per l’Inter, il BVB, il Milan, la Roma, l’Arsenal, l’Atletico Madrid…”

Luca Fermi e Agostino sono invece convintissimi l’Inter abbia fatto bene a sbarazzarsi di Kovacic: Ottima operazione e ottima plusvalenza per l’Inter. Il Real non so cosa possa farsene però, lo vedo quasi un doppione di Isco e Modric”. “Affarone dell’Inter che si vede pagare molto bene un giocatore talentuoso ma che non è mai riuscito a trovare una collocazione in campo”.

Un’idea simile la esprime anche Daniele Orsini: “Ottimo affare dell’inter…Kovacic è forte, ma a Milano rimarrebbe un’eterna promessa, e 30 milioni ci fanno comodo. Al Real può migliorare molto (se gioca) ma che non si dica in futuro “avete venduto un fenomeno”. Io sono uno di quelli convinti che se Coutinho tornasse in Serie A calerebbe tantissimo di rendimento rispetto a quello che sta facendo a Liverpool”.

Cessione giusta anche secondo Angelo Pisani: Riguardo ai miei amici interisti scontenti, ho chiesto: tifiamo l’Inter o l’fc Kovacic? Io tifo l’Inter, e come inter abbiamo fatto bene. Mateo all’Inter non parte tra i titolati, e non ha ancora un ruolo definito. Vendere Kovacic a 35+bonus è una buona cessione, non tanto per le potenzialità quanto per quello che ha dimostrato. Secondo me è il miglior talento dell’Inter, ma se dobbiamo tenerlo per sballottarlo da un ruolo all’altro – mezzala, ala, regista – meglio darlo via. Lo pagano gli stessi soldi di Vidal, per dire… Per il Real (tecnicamente, non economicamente) buona presa. Può sostituire Modric davanti alla difesa (l’anno scorso – nel momento cruciale – è mancato tantissimo), o fare la mezzala di possesso. Ha le qualità, con un progetto tecnico più definito può fare finalmente il salto”.

A chiudere il lotto dei pareri Edoardo Rinaldi, secondo cui si tratta di un “affarone per entrambi imo. L’Inter vende un giocatore con una bella classe ma che in Italia non riesce a fare la differenza, soldi che servono per i giocatori che vuole mancini. Il real prende un giocatore tipico del moduli di Benitez. Lo scorso anno con gli infortuni di Modric e Kroos e Rodriguez si era ritrovato con la panchina fin troppo corta. Il problema rimangono gli allenatori. Secondo me falliranno entrambi e questi giocatori saranno solo un peso per chi verrà dopo. Ma l’affare è corretto”.


Compra il mio secondo libro, “La carica dei 301″! Costa solo 1 euro!
Facebook      Twitterblog      Twitterpersonale      G+      Youtube      Instagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: