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Archive for the ‘Mondiali’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Si è consumata ieri la gara inaugurale del Mondiale 2014. Che, come tutti saprete, si svolge in Brasile.

E si vede, dice qualcuno.

In effetti ieri l’arbitraggio del giapponese Nishimura è stato generalmente “casalingo”, come si suol dire. Sicuramente non all’altezza.

E non solo per il rigore – che definire “generoso” sarebbe un mero eufemismo – assegnato al Brasile, quanto proprio per una linea generale di fondo che ha, a detta di molti, aiutato i padroni di casa a riportare la vittoria.

Croazia che per quanto fatto vedere in campo non meritava di perdere. Ma che, nel contempo, non può nemmeno prendersela tanto e solo con il direttore di gara.

Perché se è vero che il rigore “inventato” pesa molto sull’economia del match, quanto pesano i due (quasi tre) errori di Pletikosa?

Sia sul primo goal di Neymar che su quello di Oscar l’estremo difensore balcanico è tutt’altro che impeccabile. Mostra anzi, soprattutto, una grandissima lentezza a distendersi e raggiungere le palle basse. Un problema abbastanza comune quando si parla di giocatori di certe taglie. Ma che, alla fine, costano almeno due punti alla sua nazionale.

Anche sul rigore, comunque, non è certo stato perfetto: intuisce bene la conclusione di Neymar, ma non trattiene (né respinge con efficacia) una palla praticamente già parata. Prestazione ampiamente insufficiente, al pari di quella dell’arbitro.

Brutta gara, da 5 pieno, per il talentino interista. Che ancora una volta dimostra di non essere abbastanza maturo per fare il definitivo salto di qualità.

Certo, l’ambiente non l’ha aiutato. Ma i grandi giocatori si vedono proprio sotto pressione.

Ha comunque solo 20 anni e va aspettato senza bruciarlo.

Nella Croazia gioca malissimo anche Jelavic, praticamente impalpabile. Così, davanti, provano a farsi sentire solo il redivivo Olic ed il buon Perisic.

Non fa impazzire nemmeno la coppia centrale, che annulla sì Fred (che però, forse, si auto-annulla) ma non dà l’impressione di essere particolarmente solida ed affidabile. Ovviamente, può crescere nel corso del Mondiale.

A decidere il match è quindi Neymar, che dapprima segna la rete dell’1 a 1 con un diagonale sul quale Pletikosa non riesce ad arrivare. E poi, nella ripresa, trova il – pur fortunoso – goal su rigore che vale il 2 a 1.

Il gioiellino blaugrana non impressiona comunque in maniera particolare. Intendiamoci, la qualità c’è tutta. E, a meno che non abbia problemi particolari, stiamo comunque parlando di un giocatore che con ogni probabilità supererà il record di goal in Nazionale oggi appartenente a Pelè (77, Neymar con ieri è già a 33 ed ha solo 22 anni).

Però da quella che è la stella offensiva del Brasile non puoi che aspettarti di più.

Molto bene invece Oscar, un giocatore che non mi ha mai fatto impazzire quanto a rendimento. Schierato ieri abbastanza a sorpresa sulla destra, ha fatto ammattire il genoano Vrsaljko risultando, a mio avviso, il migliore in campo. Con goal a mo’ di ciliegina finale…

Se Oscar fa benissimo a destra, Hulk delude sull’out opposto, non entrando praticamente mai in gara. Ma del resto, ha bisogno di giocare proprio a destra per convergere e liberare il suo potentissimo mancino.

E Fred?

Giusto a nove secondi dallo scadere ho deciso di inserirlo nella mia formazione al FantaMondiale in luogo di Lukaku. Ovvio che risultasse avulso dalla manovra, mai pericoloso ed assolutamente negativo. No?

In ultimo, durante il match commentavo su Twitter e avevo proprio individuato nel duello Oscar-Vrsaljko la possibile chiave tattica del match.

Schierato fuori ruolo, infatti, il terzino genoano ha iniziato il match bene, per poi andare un po’ in crisi assieme a tutta la truppa croata.

Lui in particolare, posto appunto a sinistra, ha fatto grandissima fatica a tenere Oscar. Che ogni qualvolta lo puntava per provare a saltarlo sul sinistro trovava buon gioco.

Alla fine è proprio da quella fascia che è arrivata l’azione decisiva, con Oscar bravo a bucare sulla destra e crossare al centro in direzione di Fred. Il resto, lo sapete…

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Le vigilie italiane di ogni grande manifestazione calcistica sono immancabilmente costellate da polemiche a non finire.

Ovviamente, quantomeno per non smentirci, la cosa si sta ripetendo e continuerà per tutti i giorni che ci separano dal via al Mondiale brasiliano di quest’anno.

Se dopo le preconvocazioni avevamo potuto assistere a giornate intere di lamentele che vertevano, per lo più, sulla mancata presenza di Florenzi, da stasera fino quantomeno a che l’Italia non arriverà ad un quarto se non semifinale Mondiale (il che equivarrebbe ad un’impresa, secondo chi scrive) si sprecano i post ed i commenti in favore dei nuovi esclusi, da Rossi – primo in assoluto della lista – a Destro, passando per Pasqual, Maggio e Romulo.

Ma andiamo a vedere un po’ quali sono state le scelte definitive del nostro Commissario Tecnico.

Partendo dai portieri, che erano però già praticamente sicuri del posto. Mirante, infatti, era stato portato a Coverciano solo per precauzione. Buffon, Sirigu e Perin, però, non si sono infortunati, e saranno proprio loro tre a volare in Brasile.

Dove immaginiamo che lo juventino, reduce da una stagione iniziata male ma proseguita su ottimi livelli, sarà sicuramente il titolare, anche solo per una questione carismatica.

Buone cose, comunque, le ha messe in mostra anche lo stesso Sirigu, sia in quel di Parigi che nell’amichevole di ieri contro l’Irlanda, dove è risultato il migliore tra gli Azzurri in campo.

Perin, infine, andrà a fare esperienza. Del resto, ad oggi, sono proprio lui, Sirigu e Scuffet a contendersi la successione a difesa dei mitici pali Azzurri, andando quindi a vestire quella maglia che, in passato, è già stata portata con grandi risultati da ottimi portieri come Toldo, Peruzzi, Pagliuca, Zoff, Albertosi, e chi più ne ha più ne metta.

Anche in difesa le scelte erano più o meno obbligate, potremmo dire.

Personalmente mi spiace un po’ vedere convocato Ignazio Abate, cui avrei preferito Pasqual, con Darmian e De Sciglio abili e tranquillamente arruolabili sulla destra (ma capaci di giostrare anche a sinistra), ed il jolly Chiellini a poter fare tanto il centrale quanto il terzino.

Darmian ai tempi del Milan

Per il resto le convocazioni ci stanno. Barzagli sulla carta sarebbe il centrale migliore, anche se non splende per stato di forma e sarà da monitorare nei prossimi giorni. Bonucci è quello che è, ma ha il piede migliore del lotto, ed in previsione di un Pirlo iper-marcato potrebbe tornare utile. Paletta viene da buone cose in quel di Parma, ed alla fine ha spuntato il dualismo con Ranocchia, che comunque volerà in Brasile per restare a disposizione fino all’ultimo giorno prima dell’esordio, limite entro cui Prandelli potrà effettuare eventuali avvicendamenti qualora ci fosse qualche infortunio.

Se dietro non ci sono grandi polemiche (per quanto ho letto di qualcuno che si è addirittura spinto a rimpiangere l’assenza di Ogbonna, che mi sembra un po’ eccessivo anche solo visto il campionato del colored ex Torino) qualcuna in più sorge a centrocampo.

Dove farebbe molto rumore, se solo non si fosse rotto la tibia proprio ieri, l’assenza di un fedelissimo di Prandelli come Montolivo.

Detto poi delle tante polemiche sorte a causa dell’assenza di Florenzi (che anche io, come ho già avuto modo di dire, avrei portato in Brasile, sia per valore che soprattutto in relazione all’età), in molti rimpiangono anche la duttilità dell’oriundo Romulo, che sicuramente avrebbe potuto aiutare il C.T. in varie situazioni di gioco.

Alla fine a volare in Brasile saranno quindi bene o male i giocatori che ci si aspettava, con una piacevole aggiunta: quel Marco Verratti che in tanti pensavano sarebbe potuto rimanere a casa, ma che invece alla fine ha convinto Prandelli.

Oltre a lui gli Azzurri si dovranno sicuramente aggrappare ancora una volta alla classe dell’intramontabile Andrea Pirlo, giunto sicuramente all’ultimo Mondiale e con ogni probabilità anche all’ultima grande manifestazione con la maglia della Nazionale. Al suo fianco le mezz’ali di riferimento potrebbero essere De Rossi, uno dei pochi eroi del 2006 rimasti a disposizione di Prandelli, e Marchisio, che nonostante abbia perso la titolarità nella Juventus a causa della fragorosissima esplosione di Pogba resta centrocampista di tutto rispetto.

A fare da contorno, oltre al già citato Verratti, anche Parolo ed Aquilani. Ed è proprio qui che mi sorge qualche dubbio: perché così tanti centrocampisti – va aggiunto anche Thiago Motta, riserva designata di Pirlo – quando uno di questi (direi uno tra Parolo ed Aquilani) poteva essere sacrificato in favore di Pepito Rossi?

A completare il lotto a centrocampo la duttilità di Candreva. Che, esploso alla Lazio, è reduce da una ottima Confederations Cup disputata dodici mesi fa proprio in Brasile. Giocatore in grado di ricoprire più ruoli, è sull’esterno, dove può sfruttare la sua grande gamba, che andrebbe impiegato per farlo rendere al meglio. E chissà che con l’infortunio di Montolivo non diventi proprio il 4-3-3 il “modulo Mondiale”…

Veniamo quindi all’attacco.

Imprescindibile la presenza di Balotelli, praticamente impossibile lasciare a casa Immobile dopo il titolo di capocannoniere dell’ultimo campionato (che gli varrà il trasferimento al Borussia Dortmund, dove sarà destinato a giocarsi il posto lasciato libero dalla partenza di Lewandowski con Adrian Ramos) e praticamente scontata anche la presenza dell’altro torinista, Cerci.

Alla fine a far discutere sono le convocazioni di Cassano ed Insigne, in luogo di Rossi e Destro.

Al primo viene rinfacciato di essere un peso in fase di non possesso e di non reggere i 90 minuti. Il secondo invece è visto come calciatore sopravvalutato, reduce da una stagione non eccezionale, e per qualcuno anche inutile in questo contesto tattico.

Ora, partiamo da una premessa: io Pepito Rossi l’avrei portato. E lo stesso Destro, numeri – e qualità – alla mano non avrebbe certo sfigurato in una rosa di 23 ipotetici nomi da portare in Brasile.

Però iniziare a fare pipponi pseudofilosofici sul fatto che un giocatore piuttosto che un altro sarebbe stato più adatto al tipo di gioco che ha in mente Prandelli mi sembra fuoriluogo, semplicemente perché solo il nostro C.T. ha bene in mente quale dovrà essere la fisionomia della nostra squadra.

Detto questo, sono convinto che se Prandelli avesse visto bene Giuseppe Rossi l’avrebbe portato. Perché non farlo comunque? Probabilmente perché è conscio del fatto che le nostre possibilità di uscire al girone sono discrete. E sapendo che per fargli riprendere la forma ci potrebbero volere settimane, probabilmente l’avrebbe portato – stante così le condizioni – solo nel caso avessimo avuto un girone più morbido, e quindi chance concretissime di passare agli ottavi.

Fa comunque specie, ma certo non è colpa di Prandelli, vedere come un giocatore così, sicuramente tra i migliori sfornati dal nostro calcio negli ultimi anni, non abbia ancora disputato una grande manifestazione pur essendo già arrivato a 27 anni (che significa che la prima manifestazione importante potrebbe giocarla addirittura a 29 anni, pur essendo esploso presto).

Sfortuna e scelte – in passato – discutibili ne hanno segnato profondamente la carriera.

Ma detto di Rossi, trovo davvero difficile fare processi tattici a Prandelli, quando noi non possiamo sapere le sue idee.

Ci vedo comunque un filo logico, in queste scelte.

Con la rosa a sua disposizione, infatti, potrà tranquillamente variare tra almeno tre moduli: quel 4-3-1-2 base, che sarebbe stato sicuramente il prescelto qualora ci fosse stato Montolivo. Il 3-5-2 che caratterizza la Juventus campione d’Italia, con la difesa già fatta, i vari De Sciglio e Darmian fluidificanti (anche se in questo caso sarebbe tornato utile Romulo, tanto che non credo vedremo mai questo modulo in Brasile) e la ben nota opzione De Rossi difensore già vista due anni fa. Infine, il 4-3-3, con tanta scelta come mezz’ali a centrocampo ed i vari Insigne, Cerci e Candreva a giocarsi un posto al fianco della prima punta (Balotelli o Immobile).

In realtà, credo che proprio l’infortunio patito da Montolivo possa aver cambiato un po’ le carte in tavola. Con lui presente e quasi sicuramente titolare sulla trequarti, infatti, il C.T. avrebbe potuto rinunciare a cuor più leggero ad Insigne, portando così, a seconda, Rossi o Destro.

Polemiche – inutili – e valutazioni a parte, speriamo davvero che Prandelli si sia fatto i suoi bei conti in tasca in maniera corretta. E che questa Nazionale ci tolga delle soddisfazioni.

Io credo che passare il turno non sarà semplice come molti dicono, posto che l’Uruguay ha il duo d’attacco migliore del Mondiale (nonostante oggi Suarez paia acciaccato) ed una squadra più che discreta; e l’Inghilterra ci è di qualcosa superiore, nonostante rischi di pagare la presenza in panchina di un allenatore – quantomeno non più – all’altezza per certi livelli.

Anche qualora passassimo il turno, comunque, difficilmente potremo fare un Mondiale da paura. Credo che le semifinali non siano, sulla carta, alla nostra portata. Squadre come Argentina, Brasile, Germania e Spagna (in puro ordine alfabetico) ci sono infatti sicuramente superiori, nel complesso.

Del resto comunque qualora passassimo avremmo discrete chance di arrivare almeno fino ai quarti di finali, che deve essere un po’ il nostro obiettivo minimo (del resto, abbiamo pur sempre quattro Mondiali appuntati sul petto).

Difatti qualora passassimo il girone ci incroceremmo col Gruppo C, quello cioè in cui giocheranno Colombia, Grecia, Costa d’Avorio e Giappone. Squadre certo tutte da non sottovalutare, ma comunque alla portata degli Azzurri.

I problemi veri sorgerebbero appunto ai quarti, dove la sfida con una tra Brasile, Olanda o Spagna sarebbe molto probabile. E qui le cose si farebbero da dure a tendenzialmente impossibili.

Ma questi sono solo voli pindarici. Come si dice, se vuoi vincere un Mondiale devi essere pronto ad incontrare ed eliminare squadre forti, anche magari favorite.

Del resto non può andare sempre come nel 2006, quando fondamentalmente marciammo in carrozza fino alla semifinale (legittimando comunque quel trionfo grazie alle vittorie sulla Germania padrone di casa e sulla Francia dell’ultimo Zidane).

Per chiudere, queste le due possibili soluzioni che immagino possa star vagliando il nostro Commissario Tecnico:

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Negli ultimi mesi ho avuto un’idea: costituire una task force composta da una serie di esperti della rete per redigere una guida al prossimo Mondiale che fosse interessante e completa.

Le difficoltà sono state tante, e come potrete leggere nell’introduzione alla guida stessa, non tutto è andato come speravo. Anzi.

Il risultato è comunque molto interessante, nonostante molti pezzi siano stati scritti prima delle pre-convocazioni e poi non aggiornati.

Tra due anni torneremo. E forti dell’esperienza maturata in questi mesi, vi proporremo un prodotto ancora migliore.

Per intanto scaricate e fate scaricare la nostra guida, #Brasile2014. E’ gratis!

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Sono arrivate ieri le trenta preconvocazioni ufficiali diramate da Cesare Prandelli in vista del Mondiale brasiliano che inizierà tra ormai meno di un mese. In questa grafica tutti i giocatori selezionati:

Ma che giudizio si può dare delle scelte di Prandelli?

Ovviamente ogni giudizio può essere puramente e meramente personale. Nel calcio non c’è nulla di certo e ciò che può sembrare giusto per il nostro CT potrebbe non esserlo per noi. Alla fine il giudice supremo di tutto è e resta sempre il campo.

Ma parlare a giochi fatti è facile. Quindi giusto esporsi prima, a bocce ancora ferme, e correre qualche rischio.

Queste, quindi, le mie considerazioni.

Partiamo dal principio. Da una cosa che esula direttamente dai nomi, ma che teoricamente dovrebbe incidere sulle scelte del C.T.: il codice etico.

Ecco, per me è un’assurdità. Intendiamoci, filosoficamente sarebbe giusto che un allenatore non valuti solo l’aspetto tecnico-tattico-fisico-atletico di un giocatore, ma anche comportamentale. L’applicazione prandelliana di questo codice, però, è assurda e dà costantemente adito a dicerie e maleinterpretazioni.

Del resto un codice con regole non scritte non può che produrre polemiche. Perché tutto è rimandato alle decisioni di Prandelli, che però decide di volta in volta secondo una sua logica sconosciuta al resto del mondo. Così è facile che la critica parli di figli e figliastri…

Detto di questo, a mio avviso, grande errore di gestione commesso da Prandelli, veniamo alle cose importanti: le convocazioni.

PORTIERI

Poco da dire. Scelte assolutamente condivisibili.

Perché il primo portiere è e non può che essere Gianluigi Buffon, che dopo aver pagato un inizio di stagione un po’ così si è ripreso alla grande, mettendo in mostra prestazioni di livello, parate importanti e conducendo in porto una ennesima buona stagione. Tra i pochi Campioni del Mondo rimasti in rosa, oltre ad essere considerabile ancora oggi uno dei migliori portieri esistenti in circolazione è anche uno dei leader carismatici di questa Nazionale.

Allo stesso modo scontato che il secondo portiere fosse Salvatore Sirigu, titolarissimo del PSG che ha sfiorato l’accesso alle semifinali di Champions. E personalmente sono molto contento, oltre a trovare giustissima la sua convocazione, per Mattia Perin.

Nel 2009 scommisi con alcuni amici che sarebbe presto arrivato in Nazionale. E beh, si troverà a partire per un Mondiale pur essendo ancora in età da under 21…

Un’ultima, credo doverosa, annotazione la faccio nei confronti di Simone Scuffet: ha esordito da predestinato, con grandi prestazioni e super parate (a fronte di qualche errore, ma che ci sta). In molti lo avrebbero voluto al Mondiale, e sicuramente sarebbe stato un bel segnale per l’intero movimento. Però in tutta sincerità anche io, oggi, avrei scelto quei tre. E poi Scuffet avrà sempre tempo. Oggi ha solo 18 anni. Al prossimo Mondiale ne avrà 22, sarà ancora – potenzialmente – nel giro dell’under21 come Perin ed esattamente come lui potrebbe allora partecipare al suo primo Mondiale (e chissà, magari prima farà anche in tempo a partecipare all’Europeo!).

DIFENSORI

Qui iniziano ad esserci i primi problemi. Anzi, forse è il reparto su cui si può dire di più in assoluto.

Perché se il trio juventino Barzagli-Bonucci-Chiellini è praticamente imprescindibile nell’Italia di oggi (ti permette di giocare a tre dietro ma anche a quattro, vista la duttilità del livornese) qualche dubbio in più nasce guardando in particolare gli esterni. Infatti, centralmente, ci sta che tra i preconvocati ci siano l’oriundo Paletta ed il redivivo Ranocchia. Il tutto a discapito di Astori, spesso convocato in passato da Prandelli ma mai particolarmente impegnato dallo stesso Commissario Tecnico Azzurro.
Il tutto partendo da un presupposto: i centrali di difesa potranno essere al massimo quattro, immaginiamo. Quindi almeno uno di questi, a meno che Chiellini non verrà portato come terzino sinistro, salterà. Nel caso, ovviamente, credo sarà uno degli ultimi due, probabilmente con l’interista primo indiziato.

I veri dubbi nascono sugli esterni. Posto che De Sciglio, per molti fattori, non poteva non essere convocato, non fanno impazzire i nomi di Abate, Darmian, Maggio e Pasqual. Soprattutto pensando al fatto che “a piedi” restano Criscito, che poteva tranquillamente essere titolare in questa Nazionale, e Santon.

Dei preconvocati, comunque, ne lascerei a piedi almeno due, contando poi Chiellini come bi-ruolo, ovviamente: Abate e Maggio.

Il primo non l’ho mai reputato giocatore da Nazionale, in secondo oltre ad essere più un fluidificante che un terzino non ha vissuto momenti particolarmente brillanti, ultimamente.

Paradossalmente, però, questi due sono i terzini che – al netto di Chiellini – hanno più esperienza in Nazionale. Presentarsi con un trio come De Sciglio – Darmian – Pasqual potrebbe forse non essere il massimo. Ma del resto…

CENTROCAMPISTI

Prima ancora dei presenti cito un assente, che io avrei come minimo preconvocato: Florenzi. Un giovane molto duttile e, a mio avviso, tra i migliori centrocampisti quantomeno europei dello scorso biennio di under 21. Un giocatore che in caso di estrema necessità avrebbe potuto scalare a terzino, ma che sa fare bene sia la mezz’ala, che l’esterno di centrocampo che, infine, l’ala in un 4-3-3.

Insomma, duttilità, fame e freschezza a servizio di una Nazionale che non brilla certo per talento. Sono giocatori come lui, a mio avviso, da cui doveva partire la nostra spedizione brasiliana.

Detto di questo, che secondo me è l’errore principale compiuto da Prandelli (del resto in Brasile non ci vai per vincere, quantomeno potresti far fare esperienza ai giocatori giovani ma già di livello, così da porre le basi per qualche – speriamo – trionfo a medio termine), veniamo a chi invece si radunerà a Coverciano per lavorare in vista della partenza.

Un giocatore che sicuramente lascerei a casa è Riccardo Montolivo. In vero uno tra i pochi a salvarsi quattro anni fa in Sudafrica, ma giocatore a mio avviso non all’altezza per certi livelli. Poco dinamismo, poca incisività, scarso carisma. Sbaglierò, ma è un giocatore che o ritrova gli standard dello scorso Mondiale (dove, comunque, non fece il fenomeno) o sarà più dannoso che inutile alla nostra Nazionale.

Un discorso simile lo si può fare rispetto ad un altro giocatore che in gioventù prometteva moltissimo, ma che non è mai esploso definitivamente: Alberto Aquilani. Dovessi scegliere uno dei due probabilmente direi quest’ultimo, ma certo il suo livello di gioco non è mai arrivato là dove prometteva.

Non mi fanno quindi impazzire nemmeno Parolo e Thiago Motta, per motivi diversi. Il primo è un buon soldatino, ma oltre a non avere un livello di gioco più alto dei due succitati non si è ancora misurato su grandi palcoscenici. Il secondo invece è giocatore lento, spesso falloso e soprattutto incline all’infortunio. In una competizione logorante come il Mondiale questo suo mix di aspetti negativi – a fare da contraltare ad esperienza, sapiente gestione della sfera e ottimo rendimento stagionale – lo rendono una scelta azzardata, ma che credo Prandelli farà al 100%. Il più, nel suo caso, è che venga portato come alternativa a Pirlo (giocando proprio centromediano metodista nel PSG), e non come mezz’ala.

Discorso a parte lo meritano poi Romulo e Verratti. Il primo è un giocatore che viene da un’ottima stagione a Verona, che può fare la mezz’ala come il fluidificante (e probabilmente, in caso di necessità, scalare terzino) e che sa dare intensità alla propria squadra. Ma, anche per il fatto che è un oriundo, non mi fa impazzire.

Il secondo invece lo porterei tutta la vita, per lo stesso motivo per cui porterei Florenzi: gioca già su buoni livelli ed è ancora molto giovane, avendo dieci anni buoni di carriera davanti. Però ammetto debba ancora maturare. E sebbene non accetterei di buon grado una sua possibile esclusione dai 23 che partiranno per il Brasile capisco anche che qualche riserva su di lui Prandelli possa averla.

Convocherei invece senza alcun dubbio i centrocampisti rimanenti: il Maestro Pirlo, il soldatino Marchisio, il sempre ottimo De Rossi ed il buon Candreva, giocatore che ti permette anche di giocare col 4-3-3 (e che gamba!).

ATTACCANTI

Balotelli è la perla irrinunciabile, croce e delizia di questa Nazionale. Cassano il genio svogliato che fa una fase sola, ma che con una giocata (leggasi semifinale dell’ultimo Europeo) può cambiarti una partita. Cerci è la sregolatezza fatta in persona, ma al pari del fiuto di Immobile non può essere lasciato a casa. Rossi in condizione è l’attaccante più solido del lotto.

A questo punto a rimanere in Italia potrebbero essere due dei tre attaccanti che fecero parte l’anno scorso dell’under 21 vicecampione d’Europa: Insigne e Destro.

Anche qui, come nel caso di Verratti, ci sono infatti delle possibile riserve riguardanti la loro convocazione: il primo è un giocatore “monotono”, che ancora non è esploso come ci aspettava, che tende sempre a fare la stessa giocata. Vero, in un ipotetico 4-3-3 sarebbe quello che meglio si adatterebbe al ruolo di ala sinistra, però qualche dubbio resta.

Il secondo invece ha avuto diversi problemi fisici in stagione, ma continua, esattamente come fece a livello giovanile, ad avere grandi medie goal. Il suo problema, riscontrato anche proprio nel corso della sua esperienza in under 21, mi sembra essere di testa: è un giocatore che quando non sente la fiducia massima attorno a lui tende a non rendere. E non vedo come potrebbe essere considerato titolare inamovibile, in questa Nazionale…

CONCLUSIONI

Questa Italia può fare più o meno tutto. Tranne, probabilmente, andare oltre una già comunque difficilissima semifinale.

Perché il gruppo c’è e credo sia abbastanza coeso. E soprattutto è discretamente completo.

Prendiamo ad esempio una Argentina. Attacco devastante, il migliore in assoluto su piazza. Ma per il resto, a partire da un trio di portieri assolutamente mediocre, una Nazionale battibilissima. Che dovrà quindi aggrapparsi alle proprie stelle offensive.

Ovvero, ciò che ci manca da qualche anno a questa parte. Una sorta di Roberto Baggio in versione Usa 94 che sappia esaltare un buon gruppo (certo, quello sicuramente più forte di questo) e spingerlo, con le proprie giocate, fino in fondo alla competizione.

Tutto lì.

Per il resto, potremmo davvero uscire subito, come bissare le buone cose dell’Europeo e fare quantomeno un po’ di strada.

Vedremo. Io, ovviamente, spero sempre di poter tornare a cantare “PO PO PO PO PO PO POOOOOOO”!

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Giusto oggi in rete si sta parlando moltissimo del Mondiale di calcio. Non di quello che si disputerà questa estate in Brasile, però, quanto più quello che verrà giocato tra otto anni in Qatar.

Come penso sia ormai noto a tutti, infatti, la Fifa ha praticamente deciso di farlo disputare in inverno, per garantire temperature più umane ai giocatori che dovranno disputarlo.

Uno dei temi più dibattuti rispetto all’assegnazione del Mondiale qatariota fu relativo agli stadi. Che, secondo i rumors, sarebbero potuti essere costruiti contando su mega impianti di condizionamento (proprio per facilitare la possibilità di giocare in estate, in condizioni comunque certo non ideali per giocare, anzi) e vertendo su dei “moduli” smontabili e rimontabili altrove, di modo da poter ricostruire gli stessi altrove una volta terminato il Mondiale.

Fantascienza, secondo alcuni. Che pare ci abbiano preso.

Uno degli stadi che dovrebbe essere costruito da qui ai prossimi otto anni sarà quindi l’Al Wahkra Stadium.

Nella città del sud est del Qatar esiste già, oggi, un impianto dedicato principalmente al calcio, il Saoud bin Abdulrahman Stadium. Dove suole giocare l’Al-Wahkra Sports Club.

In occasione dei Mondiali, però, verrà costruito un nuovo campo.

A destare particolare interesse, in questo senso, è stato il progetto presentato dal Zaha Hadid Architects, studio dell’omonima architetta e designer irachena naturalizzata britannica cui è stata assegnata la commessa.

L’interesse è sorto soprattutto in relazione ai primi render diffusi dallo studio. Lo stadio così disegnato ricorderebbe, secondo molti, una vulva.

In realtà nell’intento degli architetti ci sarebbe la volontà di omaggiare la lunga tradizione della città come porto commerciale al servizio della capitale, Doha, da cui dista una quindicina di chilometri.

Proprio per questo il design vorrebbe in realtà ricordare l’ambiente marino tipico di una città come Al Wakrah. Il nuovo stadio riprenderebbe infatti la forma del dhow, piccola imbarcazione utilizzate tradizionalmente dai pescatori nei paesi arabi.

La capacità dello stadio per tutta la durata dei Mondiali è prevista sulle 40mila unità. Che verranno poi dimezzate al termine degli stessi grazie all’uso di gradinate modulabili.Al Wakrah Stadium

Uno stadio, l’Al Wahkra Stadium, che a detta del Segretario Generale della Commissione Suprema per Qatar 2022 “sarà un catalizzatore di attività per tutta la comunità di Al Wakrah e per il Qatar in generale, sia durante i giochi FIFA 2022 che in seguito. Il design unico rispecchia la cultura in cui il nostro paese crede e la reinterpreta in chiave contemporanea. Il progetto di Zaha Hadid è moderno, futuristico e funzionale, ma soprattutto rimane fedele al patrimonio culturale del paese, ispirandosi ai materiali e alla forma del tradizionale dhow”.

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Si sono da poco chiusi i sorteggi dei gironi che daranno vita alla prima fase dei prossimi Mondiali, quelli che si giocheranno tra pochi mesi in Brasile.

Andiamo quindi a vedere la composizione dei vari raggruppamenti, con qualche piccola considerazione al riguardo.

Gruppo A

Brasile
Croazia
Messico
Camerun

Il gruppo dei padroni di casa è più che abbordabile. Brasile favorita d’obbligo che potrebbe chiudere anche a punteggio pieno, lotta per la seconda piazza sulla carta piuttosto equilibrata con tre nazionali che partono più o meno sullo stesso piano. Difficile dire chi potrà spuntarla e con ogni probabilità sarà decisivo lo stato di forma del momento. Dovessi sbilanciarmi e dirne una mi butterei sul Camerun.

Gruppo B

Spagna
Olanda
Cile
Australia

Sulla carta dovrebbe essere il girone che vedrà passare in carrozza le due finaliste del Mondiale 2010 ed in cui l’Australia reciterà il ruolo di “materasso”. Però… c’è sempre un però. E allora forse Furie Rosse ed Oranje dovrebbero fare attenzione al Cile di Vidal e Sanchez, che se parte sfavorito farà sicuramente sudare un bel po’ di camice alle due europee.

Gruppo C

Colombia
Grecia
Costa d’Avorio
Giappone

Girone molto abbordabile – sulla carta – per una delle possibili rivelazioni, la Colombia di Falcao. Che però dovrà affrontare ogni gara con la giusta concentrazione. Favorita per la seconda piazza sicuramente la Costa d’Avorio di Drogba, con il Giappone di Zaccheroni che è però sempre una discreta squadretta. E la Grecia? 

Gruppo D

Uruguay
Costa Rica
Inghilterra
Italia

Il vero e proprio girone di ferro del Mondiale. Se nel 2010 ci andò di lusso (e riuscimmo ad uscire lo stesso, in maniera realmente incredibile) il Mondiale 2014 ci vede inseriti nel girone più duro in assoluto. L’Italia che ci crede e gioca come può, però, ha le carte in regola per passare. E a quel punto sarebbe interessante capire chi spunterebbe l’altro posto agli ottavi assieme a noi. A pelle direi Uruguay ed Italia, ma conoscendo i nostri suicidi ho molta paura. E l’Inghilterra resta una squadra con giocatori di alto profilo. Costa Rica sulla carta destinata a non raccogliere soddisfazioni.

Gruppo E

Svizzera
Ecuador
Francia
Honduras

La Francia è diciannovesima in classifica Fifa e si prende il girone sulla carta più semplice del Mondiale. Doveva essere inserita nell’urna 2 (finendo nel Gruppo D al posto nostro), ma una norma “salva-Francia” approvata all’ultimo dalla Fifa ha permesso che i Galletti finissero con Svizzera, Ecuador ed Honduras. Con un passaggio agli ottavi teoricamente automatico. La seconda piazza dovrebbe raggiungerlo la Svizzera, ma io non darei per morto l’Ecuador dell’amico Marco Maioli a priori.

Gruppo F

Argentina
Bosnia
Iran
Nigeria

Il potenziale offensivo dell’Argentina è devastante. Se sapranno esprimerlo vinceranno il girone senza grossi problemi. Per la seconda piazza lotta molto interessante tra Bosnia e Nigeria. Iran che invece dovrebbe fare da spettatore non pagante, ma chissà.

Gruppo G

Germania
Portogallo
Ghana
Stati Uniti

Girone interessantissimo con due squadre che l’Italia incontro nella prima fase ai Mondiali del 2006, giocati proprio in Germania (questo per gli amanti dei corsi e ricorsi storici). Europee favoritissime sulla carta. Anche perché i lusitani devono puntare minimo ai quarti, la Germania, come da tradizione, a non meno di una semifinale.

Gruppo H

Belgio
Algeria
Russia
Sud Corea

Anche in questo caso le favorite d’obbligo dovrebbero essere le due europee, con Algeria e Corea del Sud a giocarsi la terza piazza. Difficile infatti che l’africana e l’asiatica possano imporsi nei confronti di due nazionali in forte crescita, una delle quali (quella belga) viene data da molti come possibile sorpresa del girone.

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Si svolgeranno alle 17 di oggi (in Italia saranno visibili su RaiDue e su Sky) i sorteggi dei gironi di Brasile 2014, il Mondiale che vedrà i padroni di casa scendere in campo per provare a vendicare un nuovo Maracanaço.Obdulio Varela

L’evento si terrà a Mata de São João, Bahia, e vedrà otto partecipanti di eccellenza estrarre le sfere che definiranno la composizione dei gironi: il nostro Fabio Cannavaro, l’inglese Jeoff Hurst, il brasiliano Marcos Cafu, il tedesco Lothar Matthaeus, l’argentino Mario Kempes, lo spagnolo Fernando Hierro e soprattutto l’uruguaiano Alcides Ghiggia, colui il quale decise la già citata finale del 1950 con un goal.

Già non mancano, come da tradizione, note polemiche. Che riguardano, in questo caso, la composizione piuttosto singolare delle quattro fasce. Se la prima (teste di serie) e la terza (AFC e CONCACAF) lasciano poco spazio a recriminazioni, è quanto fatto rispetto alla seconda ed alla quarta che ha dato adito a non poche polemiche.

Secondo regolamento, infatti, la Francia avrebbe dovuto essere inserita nell’urna due, andando così a rischiare fortemente un girone assolutamente di ferro.
La Fifa, però, ha deciso di modificare questa norma, spostando i Galletti nell’urna 4 (UEFA) e decidendo di fare un pre-sorteggio tra le europee non teste di serie per decidere chi dovrà aggregarsi all’urna due.

Una sorta di “norma salva-Francia” (così è stata subito ribattezzata) che rischia di creare non pochi problemi alla squadra che verrà sorteggiata per occupare il posto che sarebbe dovuto essere riservato ai Transalpini.

Difficile quindi, in questo momento, poter pronosticare come possa andare il sorteggio per gli Azzurri, che ancora non sono nemmeno certi dell’urna in cui saranno inseriti. Ma proviamo a fare delle ipotesi.

Qualora il pre-sorteggio definisse che l’Italia andasse aggregata nell’urna quasi interamente riservata alle confederazioni CAF e CONMEBOL si andrebbe a creare una situazione potenzialmente esplosiva.

Nel peggiore dei casi, infatti, i nostri potrebbero essere inseriti in un girone di questo tipo:

Argentina/Brasile
Italia
Giappone/Stati Uniti/Messico
Inghilterra/Olanda/Francia

Insomma, se inserita nell’urna 2 la nostra nazionale potrebbe rischiare di finire in un vero e proprio girone di ferro, da cui sarebbe indubbiamente difficile uscire “vivi”.

E se invece la buona stella ci sorridesse?
In quel caso gli Azzurri potrebbero capitare in un girone piuttosto morbido:

Uruguay/Colombia
Italia
Iran/Honduras
Grecia

Per un gruppo che sarebbe sicuramente più abbordabile, sulla carta.

Se ci sono possibilità di finire in un girone certo non insuperabile qualora venissimo pre-sorteggiati nell’urna 2, il top resterebbe comunque rimanere nella 4.

Così fosse, nel peggiore dei casi, lo scenario potrebbe essere di questo tipo:

Spagna/Germania/Argentina/Brasile
Costa d’Avorio
Giappone/Stati Uniti/Messico
Italia

Uno scenario senz’altro complicato ma tutto sommato meno rispetto alla peggiore delle ipotesi che si profilerebbe qualora venissimo inseriti nell’urna 2.

Differenza marcata anche per l’ipotesi più “soft”, che suonerebbe più o meno così:

Svizzera
Algeria
Iran/Honduras
Italia

Che non vorrebbe dire passaggio del turno assicurato (difficile scordarsi quanto fatto quattro anni fa in Sud Africa), ma che sicuramente ci vedrebbe come grandi favoriti alla vittoria del girone.

Come andrà è impossibile dirlo. Non ci resta che restare incollati alla poltrona e vedere come andrà. Con una sola certezza (almeno per quanto mi concerne): vada come vada dipenderà tutto da noi.

Questa Italia (che pure a livello di qualità è lontana alle Nazionali che mi hanno cresciuto, da Italia 90 in poi) ha le carte in regola per potersela giocare con tutti, anche con quelle nazionali che oggettivamente – sempre e solo sulla carta – partono nettamente avvantaggiate.
Esattamente come – Sud Africa 2010 docet – abbiamo la capacità di suicidarci in situazioni teoricamente “tranquille”.Brasile 2014

Insomma, vada come vada la Nazionale deve trovare una sua quadratura del cerchio, fare e dare tutto affinché – per quanto non penso arriveremo mai ad una nuova Coppa – si possa lasciare il Brasile con la testa alta.

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Sono già passati quattro anni.

Era il 5 dicembre del 2009 quando proprio dalle pagine di questo blog vi presentai Jabulani, il pallone che Adidas approntò per l’edizione 2010 dei Mondiali (e che, ad onor di cronaca, ricevette molte critiche).Brazuca

Quarantotto mesi più tardi – e dopo tutta l’acqua che è passata sotto i ponti da allora – rieccoci allo stesso punto: presentare il pallone che verrà utilizzato nel corso della prossima rassegna iridata.

Partiamo dal nome: Brazuca. Che in slang significa “brasiliano”. E che nel linguaggio comune viene usato per descrivere lo stile di vita di quel popolo, che ha scelto direttamente il nome del pallone grazie ad una votazione pubblica (circa un milione gli appassionati votanti).

Poi, l’estetica. I colori e la grafica usati per rendere unico questo nuovo esemplare richiamano i tradizionali braccialetti portafortuna (il celebre Fita do Bonfim) molto in voga – soprattutto in passato – anche da noi. Ma non solo: riflettono anche l’energia, l’allegria ed il divertimento che accompagnano da sempre il futbol brasiliano.

Inoltre, la tecnologia. Che è sostanzialmente quella usata per creare il Tango 12 (il pallone ufficiale di Euro 2012) ed il Cafusa (FIFA Confederations Cup 2013). Con un paio di innovazioni però importanti: la superficie è composta da sei pannelli simmetrici e la diversa struttura della stessa comporterebbe grip, stabilità, controllo e aerodinamicità migliori.

Infine, i test. Che sono durati due anni e mezzo ed hanno coinvolto 600 giocatori di 30 squadre sparse in 10 nazioni e 3 continenti. Tra i club coinvolti spiccano Milan, Bayern, Palmeiras e Fluminense. I test hanno visto la partecipazione di giocatori del calibro di Messi, Casillas, Schweinsteiger e Zidane, ed è già stato usato negli ultimi Mondiali under 20 oltre che in un match amichevole disputato tra Argentina e Svezia nel febbraio scorso.

A questo punto non ci manca che vedere il Brazuca all’opera. Sperando che ci porti più fortuna di quanto non ce ne portò lo Jabulani.

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Si giocherà stasera l’andata dei playoff della zona UEFA che consegneranno gli ultimi quattro posti utili per sbarcare al Mondiale brasiliano la prossima estate.

Quattro i match che verranno giocati. Tra lo scontro tra i titani Ronaldo e Ibrahimovic  – cui A Bola dedica una splendida copertina – in Portogallo vs. Svezia, agli scontri tra Grecia – Romania ed Islanda – Croazia, sino ad arrivare all’impegno che vedrà la Francia impegnata in Ucraina.

Un impegno tutt’altro che semplice per i Galletti, che proprio agli ucraini avevano ceduto, per un solo punto, l’ultimo posto utile nell’urna 1 del sorteggio di questo spareggio, non venendo quindi considerati teste di serie.

Ucraina vs Francia

I francesi quindi – già campioni del Mondo nel 1998 nonché bicampioni d’Europa grazie agli allori conquistati nell’84 e nel 2000 e vincitori di due Confederations Cup – si apprestano ad affrontare un ennesimo spareggio per accedere alla fase finale di un Campionato del Mondo.

I Transalpini non sono infatti nuovi a questo tipo di situazione, più o meno formale, come dimostrato dalle foto pubblicate oggi da L’Equipe, che ripercorrono un po’ la storia delle qualificazioni.

Nel lontano 1949 (ovvero, per la serie “corsi e ricorsi storici”, prima dei Mondiali giocati proprio in Brasile l’anno seguente) – i Bleus affrontarono in un match di andata e ritorno l’allora nazionale jugoslava cercando, esattamente come faranno stasera, di strappare un pass per la rassegna iridata.

In quel caso entrambi i match terminarono 1 a 1, non permettendo a nessuna delle due compagini di guadagnarsi la qualificazione.
Che venne quindi decisa in uno spareggio ulteriore giocato su campo neutro, in quel di Firenze: davanti a 25mila spettatori la Jugoslavia si impose – anche se solo ai supplementari – per 3 a 2, vanificando così le reti realizzate da Marius Walter (nella foto qui sotto) e Jean Luciano.Marius Walter 1949 vs.  Jugoslavia

Non è uno spareggio formale, ma nei fatti lo fu, quello che vide i Transalpini scontrarsi a Bruxelles contro il peggio il 27 ottobre del 1957.

Inseriti nel gruppo 2 europeo, i francesi vinsero i primi tre match contro Islanda (due volte) e gli stessi cugini belga, giocandosi quindi tutto proprio nell’ultima partita del girone.

In virtù delle tre – per altro comode – vittorie i Galletti avevano bisogno solo di un pareggio, che arrivò – a reti inviolate – in particolar modo grazie alle parate di Claude Abbes (già presente ai Mondiali precedenti, in cui però non scese in campo).

Alla fase finale di quel torneo, disputato in Svezia, i francesi (forti dei 13 goal totali di Just Fontaine) arriveranno quindi terzi, dovendosi inchinare allo strapotere del Brasile dei cinque grandi (Didi, Pelè, Vavà, Garrincha e Zagallo) in semifinale.

Quello rimarrà il miglior risultato (eguagliato nel 1986) della nazionale Transalpina fino al 1998, quando di fronte al proprio pubblico la Francia guidata da Zidane riuscirà a salire per la prima volta sul tetto del mondo.Claude Abbes vs. Belgio 1957

Terzi al mondo nel 1958, nessuno si aspetterebbe di vedere una Francia faticare per guadagnare la qualificazione all’edizione successiva.

Invece i Galletti, inseriti nel gruppo 2 della zona UEFA, termineranno a parità di punti con i bulgari il proprio cammino, demandando allo spareggio il responso finale.

Così il 16 dicembre del 1961 San Siro ospiterà la gara secca che deciderà chi dovrà volare in Cile nell’estate successiva.

Alla fine un autogoal di André Leonard su tiro di Yakimov condannerà i Transalpini a guardarsi il Mondiale da casa.Francia vs. Bulgaria 1961 @ San Siro

Il 1965 dà invece la possibilità ai Bleus di prendersi una rivincita. Non contro i bulgari, rei di aver lasciato una delle presunte potenze fuori dall’ultimo Mondiale, bensì contro quella nazionale jugoslava che aveva messo i bastoni tra le ruote dei francesi una quindicina d’anni prima.

Così inseriti nel gruppo 3 i francesi, che caddero comunque in quel di Belgrado, seppero imporsi grazie alla vittoria casalinga – decisiva – ottenuta al termine del proprio percorso contro la Jugoslavia.

Eroe del match fu Philippe Gondet (nella foto sotto il primo da sinistra): la punta del Nantes, alla sua prima presenza in nazionale, marcò l’unica rete del match, consegnando ai suoi il pass per i Mondiale del 1966.

Oltremanica i Galletti non riuscirono però a brillare: così dopo il pareggio iniziale contro il Messico e le sconfitte con Uruguay ed Inghilterra dovettero abbandonare fin dal primo turno la competizione.Philippe Gondet, Bernard Bousquier e Louis Cardiet in Francia vs. Jugoslavia del 1965

La storia però non si ferma lì.

Dopo un periodo buio che porta i Galletti a mancare la qualificazione per due edizioni consecutive la Francia si prende la sua seconda rivincita, questa volta contro la Bulgaria: è il 16 novembre del 1977 quando i francesi s’impongono al Parc des Princes contro la nazionale bulgara per 3 a 1, in un match fondamentale per strappare la prima posizione nel gruppo 5 e volare in Argentina.

Di Rocheteau, Platini (foto sotto) e Dalger le marcature che permettono ai ragazzi di Martin Hidalgo di strappare un pass per il Mondiale.

Spedizione francese che non sarà comunque molto fortunata: inseriti nel raggruppamento 1 con Italia, Ungheria ed i padroni di casa, i Bleus perderanno i primi due match, riuscendo ad imporsi solo contro i magiari. E terminando così, anche in questo caso, il proprio Mondiale al primo turno.Platini vs. Bulgiaria 1977 @ Parco dei Principi

Due simil spareggi sono necessari anche quattro anni più tardi, quando Platini e compagni si giocheranno l’approdo al Mondiale spagnolo (sì, quello vinto dagli Azzurri).

Inseriti nel gruppo 2 di qualificazione della zona europea, i galletti non raccoglieranno prestazioni brillantissime, trovandosi nella non comodissima condizione di dover assolutamente raccogliere due vittorie negli ultimi due match, rispettivamente contro Olanda e Cipro.

Missione compiuta, anche grazie ad una punizione di Le Roi (foto sotto) e Irlanda beffata in virtù della differenza reti.

Transalpini che poi ben figurarono in Spagna, dove cedettero solo ai rigori contro la Germania Ovest in semifinale, per poi veder sfumare il secondo possibile bronzo della propria storia nella finalina persa contro la Polonia di Boniek.Platini vs. Olanda 1981

Per la qualificazione al Mondiale successivo la Francia verrà inserita nel gruppo 4 di qualificazione al torneo iridato, assieme a Bulgaria e Jugoslavia.

Proprio gli jugoslavi verranno affondati da una doppietta del solito Platini (foto sotto) il 16 novembre del 1986, in un match che sancirà la convocazione dei Galletti, che strapperanno così un pass per il Messico.

Dove ben figureranno ancora una volta, trovando il proprio capolinea in semifinale. Andando però a guadagnarsi la propria seconda medaglia di bronzo: dopo aver eliminato Italia e Brasile i Transalpini si dovettero piegare alla Germania Ovest, per consolarsi poi con la vittoria 4 a 2 sul Belgio di Scifo.

Certo che fascino avrebbe avuto una sfida Platini – Maradona in finale!Michel Platini vs. Jugoslavia 1985

Quella dei francesi con i bulgari sembra però essere una battaglia infinita. Così dopo non essersi qualificati per i Mondiali del 1990 i Galletti sono determinitassimi a rifarsi quattro anni più tardi, andando a guadagnarsi un pass per il mondiale americano.

Impresa che sembra tutt’altro che proibitiva ma che in qualche modo si complica con la sconfitta contro Israele.

A quel punto, con una sola gara da giocare, ai ragazzi di Gerard Houllier basterebbe solo un pareggio contro la Bulgaria. Che però il 17 novembre del 1993 giocherà un brutto scherzo ai Transalpini.

Il goal firmato da Eric Cantona illude un intero popolo. Che viene però ghiacciato dalla doppietta di Kostadinov (nella foto sotto il secondo goal), che affosserà così le speranze francesi lanciando in orbita una nazionale bulgara poi capace di arrampicarsi fino al quarto posto negli States.Kostadinov vs. Francia 1993 @ Parco dei Principi

La nostra storia salta così a tempi molto più recenti, più precisamente al 7 settembre del 2005.

Quando al Lansdowne Road di Dublino Thierry Henry regalerà (foto sotto) una vittoria fondamentale alla sua nazionale, capace di strappare il biglietto per la Germania qualche settimana dopo contro Cipro.

In terra tedesca, difficile dimenticarselo, le cose non andarono certo male per la nazionale allenata da Raymond Domenech, piegata solo in finale dall’Italia di Marcello Lippi, capace così di guadagnarsi la quarta Coppa del Mondo della propria storia.Thierry Henry vs. Eire 2005

Infine, il match dello scandalo.

E’ il 19 novembre del 2009 e a Saint-Denis i Galletti si giocano tutto contro l’Irlanda.

Dopo la vittoria di Dublino (marcata da una segnatura di Anelka), infatti, ai francesi può bastare un pareggio. Ma le cose non girano, ed una rete di Robbie Keane spedisce la gara ai supplementari.

Qui, il fattaccio.

Thierry Henry riceve palla in area e controlla, in maniera vistosissima, con la mano (foto sotto), per poi assistere Gallas per il goal che vale un pass per il Sudafrica.

Il karma però non mente, e alla prova dei fatti La Francia si scioglierà sotto il sole africano, pareggiando contro l’Uruguay e rimediando due brutte sconfitte con Messico e Sudafrica.Fallo di mano Thierry Henry vs. Irlanda

Così stasera la nazionale francese scriverà la prima parte di un nuovo capitolo che riguarda le qualificazioni ai mondiali, non sempre semplici e felici per i nostri cugini d’Oltralpe.

Se positivo o negativo, per loro, lo sapremo tra poche ore…

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Dopo aver staccato il pass per il Brasile con la vittoria di Torino contro la Repubblica Ceca, l’Italia si appresta ad affrontare le ultime due giornate di qualificazione con la tranquillità di chi non è costretto a fare risultato a tutti i costi.

Così la trasferta del Parken Stadium di Copenhaghen e la gara di Napoli diventano quasi due amichevoli per Prandelli e i suoi ragazzi, che potranno iniziare a scendere in campo con l’intento di studiare quale possa essere la soluzione migliore da adottare al Mondiale.

Così il Commissario Tecnico Azzurro si è lasciato aperto un ampio ventaglio di scelte, con ben 29 giocatori convocati.

Andiamo a vedere chi è stato scelto, uno per uno.

Gianluigi Buffon – JuventusGianluigi Buffon

Sebbene molti tifosi, juventini in primis, gli imputino di essere ormai un ex portiere Buffon resta saldamente in testa alle preferenze del nostro C.T.

Arrivato ormai a quota 136 presenze (quindi in procinto di staccare Fabio Cannavaro, fermo proprio a questa cifra), l’estremo difensore juventino non garantisce più la sicurezza degli anni belli, quelli in cui era indubbiamente il miglior interprete del ruolo, ma resta un punto di riferimento importante dentro e fuori dal campo per questa nazionale.

Difficile, del resto, panchinare un giocatore con il suo palmares ed il suo carisma. Anche perché l’Italia è pur sempre la patria che diede i natali ad un certo Dino Zoff, campione del mondo a quarant’anni suonati!

Federico Marchetti – LazioFederico Marchetti

Difficile essere portiere, in Italia, nello stesso periodo storico in cui gioca Gianluigi Buffon.

In questo senso Marchetti ha sicuramente pagato dazio, e pure in maniera molto salata.

Vero è che nel nostro paese non sono nati, dopo lo stesso Gianluigi, i cosiddetti “nuovi Buffon”, ma difficile sarebbe il contrario.

Altrettanto vero è che dei buoni interpreti ci sono e ci sono stati, ma in un calcio sempre più globalizzato spesso non si ha il coraggio e la pazienza di puntare sui nostri ragazzi.

Marchetti non è un super interprete del ruolo, nonostante abbia in carriera fatto vedere anche ottime cose. Resta però un ottimo secondo. Che, per qualcuno, dovrebbe anche scalzare Gigi dal ruolo di titolare.

Salvatore Sirigu – Paris Saint GermainSalvatore Sirigu

Anche il portiere nativo di Nuoro, in carriera, ha alternato ottime cose a prestazioni più opache.

Trasferirsi in Francia gli ha poi sì garantito una certa vetrina Europea, che in quel di Palermo non avrebbe forse mai trovato, ma allontanato anche un po’ dai nostri radar.

Non da quelli di Prandelli, però, che continua a puntare sul sardo sia a completamento della rosa attuale che, soprattutto, in vista di un futuro ricambio generazionale.

Del resto se Buffon decidesse di abbandonare la maglia Azzurra al termine del prossimo Mondiale si aprirebbe un problema non da poco, riguardante la sua successione. Nessun altro interprete del ruolo ha infatti una esperienza internazionale anche solo vagamente accettabile.

Proprio questa potrebbe quindi essere la carta in più di Sirigu, che in quel di Parigi sta accumulando minuti importanti anche in Champions League.

Ad oggi, comunque, è poco più che uno spettatore non pagante.

Ignazio Abate – MilanIgnazio Abate

La situazione sugli esterni bassi è molto preoccupante, e da anni.

Logico quindi che Abate venga puntalmente preso in considerazione, da anni, da Prandelli.

Aspettando la definitiva consacrazione di De Sciglio (e magari un ritorno ad alto livello di Santon, o in alternativa un altro giovane che sappia imporsi) bisogna quindi arrangiarsi con ciò che passa il convento.

Il terzino milanista ha in realtà da sempre messo in mostra grossissimi limiti.

Ma effettivamente non ci sono alternative di altissimo livello.

Di certo anche un Milan sempre più imbarazzante non aiuta gli Azzurri vestiti di Rossonero a credere in sé e rendere anche oltre le proprie aspettative.

Lorenzo De Silvestri – SampdoriaLorenzo De Silvestri

Quando esordì in Serie A, a soli 17 anni, sembrava un predestinato.

Io, ed assieme a me la maggior parte degli addetti ai lavori, ero sicuro che avrebbe avuto un posto nelle convocazioni al Mondiale 2014.

Da allora sono passati ben otto anni e l’ex Biancoceleste è riuscito solo ad esordire in Azzurro, pur dopo una trafila interessante compiuta nelle nazionali giovanili del nostro paese.

Inutile dire che De Silvestri abbia tradito le attese. Giocatore dal grande potenziale atletico, ha messo in mostra gravi pecche sotto il profilo tecnico-tattico, non riuscendo nemmeno a crescere e limare i propri difetti come ci si sarebbe aspettato.

Nella condizione che sta vivendo il nostro calcio, in cui i grandi campioni sembrano essere sempre più un ricordo, è però bene provare a dare una chance a tutti.

Certo, per qualcuno questo atteggiamento può somigliare molto ad un “raschiare il fondo del barile”…

Leonardo Bonucci – JuventusLeonardo Bonucci

Il centrale juventino non vive un momento particolarmente felice, ma resta uno dei centrali più affidabili tra quelli convocabili da mister Prandelli.

All’ultimo Europeo, per altro, dimostrò di sapersi disimpegnare anche ad alto livello, erigendo una diga di notevole spessore con Barzagli, che diede bella mostra di sé in particolare contro la Germania.

Sono certamente lontani i tempi dei Cannavaro e dei Nesta, ma se guardiamo ciò che passa il convento in molte altre nazioni, tutto sommato, non ci va così male.

Certo, non abbiamo più il pacchetto arretrato più forte del mondo. Né probabilmente lo avremo nei prossimi anni (basti pensare ai talenti francesi come Varane, Zouma e Digne, per dirne tre). Però con i giusti meccanismi ed un equilibrio di squadra costruito come si deve, possiamo comunque ancora cavarcela, là dietro.

Giorgio Chiellini – JuventusGiorgio Chiellini

Nel 2008 fu, per rendimento, nettamente uno dei migliori centrali al mondo, fondamentalmente guadagnandosi all’epoca un posto da titolare in nazionale, che non ha praticamente più lasciato (è arrivato a quota 67 presenze in Azzurro).

Poi la Juve andò incontro ad un paio di annate assolutamente negative ed anche lui fu inghiottito in questo vortice “oscuro”, che sicuramente ha influito negativamente tanto sulle sue prestazioni quanto sul suo sviluppo.

Giocatore di buon livello, per quanto non un Campione per come lo intendo io, è comunque indispensabile a questa nazionale. Anche, perché no, vista la sua duttilità.

E’ infatti, tra tutti i difensori convocati, quello che meglio può disimpegnarsi nel duplice ruolo di centrale e terzino (sinistro).
Per quanto sulla carta, in quest’occasione, non ci sarebbe bisogno di questa caratteristica, posto che Prandelli ha chiamato due esterni bassi mancini di ruolo.

Andrea Ranocchia – InterAndrea Ranocchia

In gioventù era considerato LA speranza assoluta della difesa Azzurra.

Crescendo ha però messo in mostra limiti – in primis caratteriali, a mio avviso – molto palesi, non raggiungendo di certo quella dimensione cui molti lo vedevano destinato.

In questo senso, come per Chiellini, aver giocato nell’Inter di questi ultimi anni, che dopo Mourinho non ha ancora più trovato una propria dimensione, non l’ha aiutato a sviluppare appieno le proprie qualità calcistiche, comunque probabilmente più limitate di quanto preventivato.

In tutto ciò, va comunque detto che rispetto al – triste – scenario attuale, Ranocchia è comunque giocatore assolutamente convocabile e da convocare.

Anche perché Barzagli e Chiellini non sono eterni. Dall’under 21 non sembra essere uscito materiale di altissimo livello, in questo ruolo. A questo punto chissà che a breve la coppia titolare degli Azzurri non sia quella che si impose in Serie A nel Bari di Ventura…

Davide Astori – CagliariDavide Astori

Da anni è considerato uno dei migliori interpreti nel ruolo del nostro campionato.

Da allora, però, non ha fatto grandi passi in avanti, a livello di carriera.

Gioca ancora – con tutto il rispetto parlando, intendiamoci – nel Cagliari; ed è sì un punto fermo delle convocazioni di Prandelli, ma nonostante i quasi 27 anni ha comunque totalizzato solo poco più di dieci presenze in nazionali.

Insomma, il rischio di trovarsi di fronte ad un “eterno incompiuto” è forte.

Constatazione che per altro è, purtroppo per noi, applicabile alla maggior parte dei giocatori della sua età.

Dopo la nidiata d’oro dei campioni che hanno animato gli anni ’90 e ’00 del nostro calcio, infatti, il meccanismo di produzione di talenti sembra essersi inceppato, diventando capace di produrre solo buoni calciatori incapaci però di affermarsi ad altissimo livello.

Federico Balzaretti – RomaFederico Balzaretti

Fosse sempre quello visto nel corso dell’ultimo campionato Europeo, in cui fu in assoluto uno dei migliori della spedizione Azzurra, la fascia sinistra della nostra nazionale avrebbe il suo Re, senza se e senza ma.

Purtroppo l’ex terzino Bianconero ha sempre dimostrato di essere giocatore dalle prestazioni piuttosto altalenanti.

A riprova di ciò la brutta prestazione di sabato contro l’Inter, culminata con un’espulsione piuttosto sciocca.

Non è Maldini, purtroppo.

Ma questa non è certo colpa sua.

Manuel Pasqual – FiorentinaManuel Pasqual

Ai tempi in cui Toni faceva incetta di goal in quel di Firenze, andandosi poi a laureare campione del mondo proprio in Azzurro, sembrava essere un terzino in rampa di lancio, con una carriera rosea davanti a sé.

Poi, si è un po’ perso. Riuscendosi a ritrovare probabilmente anche grazia a Montella ed al suo approccio al calcio.

Qualche limite in fase difensiva l’ha sempre mostrato. Ma in appoggio alla manovra offensiva, e soprattutto quando si trova a crossare, dà il meglio di sé.

Giocatore sicuramente dignitoso. Ma anche per lui, a mio avviso, vale il discorso fatto in precedenza sui buoni talenti incapaci di imporsi ad altissimo livello.

Alessandro Florenzi – RomaAlessandro Florenzi

Chi lo vide a Crotone capì subito che avrebbe avuto una carriera di alto livello.

Giocatore che unisce un po’ tutto: qualità e abnegazione come pochi, senza picchi in nessun senso ma come over all ed utilità è secondo a pochi (per ora in Italia, domani chissà).

Duttile (può giocare tanto esterno quanto interno, oltre che come mezz’ala), buon timing negli inserimenti, intelligenza tattica e buon atletismo.

E’ uno dei pochi giovani italiani su cui puntare senza indugio. Il tutto prima che diventi, come per tanti altri ragazzi prima di lui, troppo tardi.

Giusto per evitare che tra qualche anno, commentando le convocazioni in vista del Mondiale 2022, non lo si etichetti come uno dei tanti “incompiuti” d’Italia!

Antonio Candreva – LazioAntonio Candreva

Ai tempi della Juventus giocò ad intermittenza.

Sembrava essere uno dei tanti giocatori destinato a cadere un po’ nel dimenticatoio.

Poi, la deflagrazione sulla sponda Biancoceleste di Roma.

Grande annata la scorsa, culminata con le ottime prestazioni della Confederations Cup.

In questo momento doveroso considerarlo. Da qui al Mondiale dovrà darsi da fare per guadagnarsi un biglietto per il Brasile.

Andrea Pirlo – JuventusAndrea Pirlo

Credo ci sia una parola che riassuma bene ciò che è questo giocatore: fenomeno.

Poi, per l’amor di Dio, il tempo passa per tutti ed anche il campionissimo bresciano ha dato chiari segni di cedimento.

Però è l’unico che può, con un tocco di palla, cambiare una partita.

Gli ultimi Mondiali hanno ben dimostrato cos’è l’Italia senza Pirlo: una squadra vuota.

Giocatore da cui non si può prescindere.

Possiamo sperare una cosa sola: che arrivi con le ultime cartucce in canna in Brasile. E se le spari tutti.
Così fosse, faremmo molto probabilmente un Mondiale quantomeno dignitoso.

Marco Verratti – Paris Saint GermainMarco Verratti

Un tempo c’era un pochino di ritrosia a convocare giocatori impegnati all’estero.

Poi è arrivata Calciopoli, alcuni super Campioni (del Mondo, tra l’altro), come Cannavaro e Zambrotta, emigrarono e la cultura cambiò, in questo senso.

Così Verratti, che pure avrebbe l’età per giocare ancora in under 21, è ormai uno dei punti fermi della nazionale di Prandelli, che giustamente lavora anche per porre le basi per il futuro.

L’ex pescarese, del resto, è l’erede designato di Andrea Pirlo. E nonostante abbia palesato alcuni limiti che lo pongono – oggi, almeno – ben al di sotto dello juventino, ha comunque i mezzi per compiere una carriera di alto livello.

Difficile dire se sia stata azzeccata la scelta di andare a Parigi, quando in quel di Torino poteva esserci un po’ di apprendistato all’ombra del mentore Pirlo prima della titolarità assoluta.

Fattostà che dopo il Brasile Pirlo smetterà. Verratti ha un anno per apprendere quanto più possibile. Poi, a meno di sbruciacchiamenti vari, sarà lui il nuovo faro della nazionale italiana.

Daniele De Rossi – RomaDaniele De Rossi

Senza nulla togliere a Roma ed alla sua piazza, si fosse trasferito in un “top club” dopo il Mondiale del 2006 sarebbe sicuramente considerato uno dei migliori interpreti al mondo del ruolo.

Centrocampista tuttofare in grado di abbinare bene qualità e, soprattutto, tanta qualità (oltre che sagacia tattica), sembra fare (quasi) sempre grandi prestazioni quando veste d’Azzurro.

Predilige giocare centrale in un centrocampo a tre. In Nazionale, però, è chiuso da un certo Andrea Pirlo, e da ragazzo intelligente quale è non può che chinare la testa e mettersi a disposizione del proprio compagno di squadra.

Anche da mezz’ala, comunque, si disimpegna alla grande.

Uno dei pochi punti fermissimi del mio 11 Azzurro.

Thiago Motta – Paris Saint GermainThiago Motta

Con l’arrivo di Leonardo nella dirigenza parigina, è risaputo, la colonia italiana all’ombra della Tour Eiffel è andata via via espandendosi.

Personalmente, però, trovo che Thiago Motta sarebbe un giocatore da non convocare più.

Sia per una questione anagrafica (che nel suo caso, visti anche i tanti infortuni patiti in carriera, inizia a contare), sia per una questione di valore (attuale) assoluto.

Giocatore per altro fragile, è sempre stato uno dei pallini di Prandelli.

Convocarlo in Brasile vorrebbe dire riportarlo a casa, essendo nato nella terra del calcio per eccellenza.

Io, però, inizierei a guardare oltre.

Riccardo Montolivo – MilanRiccardo Montolivo

Una volta essere titolari nel Milan significava già, di per sé, essere riconosciuto come giocatore di alto livello.

Nel Milan di oggi, però, le cose sono cambiate. Il livello si è abbassato notevolmente, e Montolivo è un buon giocatore ma nulla di più.

L’ennesimo, a mio avviso, che rientra nella categoria dei calciatori che non si sono affermati per come ci si aspettava.

Del resto in gioventù, ai tempi di Bergamo, veniva considerato come un futuro top player. Cosa che, mi pare palese, non è diventato.

Ovvio, doveroso convocarlo in un periodo in cui, come detto, non brilliamo per talento.

Però il definitivo salto di qualità temo non possiamo più aspettarcelo nemmeno da lui…

Claudio Marchisio – JuventusClaudio Marchisio

Fino ad un paio d’anni fa nessuno si sarebbe sognato di mettere in dubbio il suo valore.

Poi a Torino è sbarcato Vidal, ed ha preso il suo posto nel cuore dei tifosi bianconeri.

Cuore che sembra aver praticamente abbandonato del tutto con l’esplosione di Pogba.

Però, anche e soprattutto in ottica nazionale, Marchisio è una mezz’ala di valore, bravo a difendere quanto offendere, con ottimi tempi d’inserimento.

Due problemi, per lui. Da una parte di natura tattica, ma dovuta più al suo impiego. Non è un trequartista. E la sua capacità di inserimento si esalta quando può partire da dietro.
Schierarlo alle spalle di una o più punte significa mortificarne le qualità.

La seconda, di impatto sui match.
Chi lo critica imputandogli di sparire nelle partite importanti forse esagera, ma non ha nemmeno tutti tutti i torti…

Alberto Aquilani – FiorentinaAlberto Aquilani

Altro caso di giocatore destinato a spaccare il mondo, con risultati piuttosto scarsi.

Per l’amor di Dio, non metto in dubbio la qualità del ragazzo. Che però tra limiti caratteriali e infortuni non ha mai raggiunto il livello cui ci si aspettava potesse assurgere.

Lo scorso anno il futbol bailado cui ha aspirato Montella lo ha sicuramente aiutato, anche se i veri perni del centrocampo Viola erano Pizarro e Valero.

Giocatore che in una rosa così ampia ci sta sicuramente. Ma che spesso finisce con il non essere né carne né pesce.

Peccato, anche perché con la sua potenziale duttilità poteva venirci comodo: da una parte come mezz’ala destra, dall’altra come trequartista.

Emanuele Giaccherini – SunderlandEmanuele Giaccherini

Soldatino molto utile per cercare di mantenere una squadra in equilibrio.

In valore assoluto, secondo il mio parere, non varrebbe la maglia Azzurra. Ma in quanto ad utilità ha già dimostrato, non ultimo in Confederations, di starci alla grande.

Scommessa vinta da Prandelli proprio nel corso dell’ultima estate, si è trasferito in Inghilterra per provare a guadagnare un po’ di considerazione anche al di fuori dei patri confini.

Le cose per il Sunderland non sono iniziate benissimo, ma lui, sono convinto, non si scoraggerà per questo. E combatterà fino all’ultimo per provare a guadagnarsi una nuova chiamata brasiliana…

Alessandro Diamanti – BolognaAlessandro Diamanti

Su questo ragazzo mi sono scontrato spesso, con appassionati tanto quanto con colleghi.

Dal mio punto di vista è un giocatore normale. Dotato però di colpi da fuoriclasse.

Che riesce però a mettere in mostra solo a sprazzi.

Fosse continuo, sarebbe il giocatore giusto al posto giusto. Perfetto nel 4-3-1-2 con cui tenderei ad impostare la nazionale io.

Se però, anche qui con tutto il rispetto, all’età che ha si trova ancora a giocare a Bologna, è perché ha sì i numeri per cambiare le partite, ma è ben lontano da una dimensione internazionale cui dovrebbe assurgere un titolare della nazionale italiana.

Buona riserva. Per fare il salto di qualità, però, gli manca ancora qualcosa (se non molto).

Alessio Cerci – TorinoAlessio Cerci

Giocatore dalle potenzialità devastanti, ma con un carattere che lo ha evidentemente frenato nello sviluppo.

Che questo possa essere l’anno buono?

Sicuramente ha iniziato alla grande, forse galvanizzato proprio dalla prospettiva del Mondiale.

Di certo sarebbe ora che iniziasse a spaccare le partite con un po’ di continuità.

Per quanto, come detto, vorrei poter impostare la Nazionale col 4-3-1-2, per un Cerci in formissima varrebbe sicuramente la pena modificare l’impostazione tattica mettendosi a giocare con le ali.

L’ex romanista, però, deve decidersi. Vuole diventare un giocatore di alto livello oppure no?

Inizi a trascinare il Torino. Poi ne riparleremo.

Lorenzo Insigne – NapoliLorenzo Insigne

Uno dei pochi giovani italiani con i numeri per diventare giocatore di livello internazionale.

Innanzitutto, deve diventare il Re di Napoli. Brillare in Champions. E poi pensare alla Nazionale.

Di sicuro ha dimostrato in under 21 come in Italia, ad oggi, ci siano pochi suoi coetanei di qualità assoluta.

Ha dei colpi importanti. Ha la possibilità di metterli in mostra con discreta continuità. E sembra anche avere carattere.

Speriamo non si bruci anche lui.

Pablo Osvaldo – SouthamptonPablo Osvaldo

Anche lui, come Giaccherini, è volato oltremanica per provare ad imporsi.

Anche lui, come Cerci, ha una testa che ne ha limitato lo sviluppo.

Personalmente non lo vedrei come possibile titolare della nostra nazionale. Ma di certo rappresenta un’alternativa valida.

Se poi decidesse di maturare e di trovare continuità di rendimento, sarebbe una riserva di tutto rispetto per la nostra Nazionale.

Alberto Gilardino – GenoaAlberto Gilardino

Uno dei pochi Campioni del Mondo rimasti in attività, Alberto Gilardino non ha – nemmeno lui – mantenuto certe promesse. E dopo il buon campionato di Bologna si trova ora a giocare in quel di Genova, sponda Rossoblù. Non esattamente due “top team”, con tutto il rispetto.

In Brasile, nel corso della Confederations, ha comunque dimostrato di essere un giocatore che ancora può starci, pur senza spostare gli equilibri, a certi livelli.

Certo, con anche Balotelli ed Osvaldo come punte “fisicate” non mancano le alternative. Dovrà provare a convincere Prandelli a suon di goal e prestazioni.

Giuseppe Rossi – FiorentinaGiuseppe Rossi

Ritorno doveroso.

Anni fa parlavo benissimo di lui, e tanti mi davano contro. Ora sento dire che il vero acquisto della Viola è lui. Boh.

Di certo, esattamente come pensavo anni fa, il duo titolare della nostra nazionale potrebbe e dovrebbe essere composto da lui e Balotelli.

Purtroppo, anche in questo caso, tanti sono stati i problemi che si sono messi di traverso all’esplosione definitiva dei due.

Nel caso di Pepito, atleta serio per antonomasia, si tratta di problemi di natura fisica, che ne hanno minato la crescita.

Mario Balotelli – MilanMario Balotelli

Gioia e dolori dei tifosi Rossoneri ed Azzurri.

Ragazzo con potenziale non infinito ma certamente notevolissimo, potrebbe e dovrebbe essere il trascinatore della nostra nazionale. Ma, a conti fatti, ad oggi è solo ad 11 realizzazioni in Nazionale.

Non poco in una nazione in cui il capocannoniere storico è Riva a quota 35, ma nemmeno al livello di quanto potrebbe fare un ragazzo come lui.

Che quest’anno, mi tocca ribadirlo, ha sino ad ora collezionato più ammonizioni che non segnature.

Mario, è tempo di sbocciare. Sbocciare davvero.

(A margine: la questione del codice etico sta diventando stucchevole.)

Questi tutti i 29 convocati da Prandelli.

Un piccolo spazio, però, vorrei riservarlo anche a Francesco Totti. Che contro l’Inter è stato assolutamente decisivo (due goal ed un numero d’alta classe a lanciare l’azione del tre a zero) e che il C.T. Azzurro ha detto terrà in considerazione in vista del Mondiale.Francesco Totti

Il suo rapporto con la maglia della Nazionale, lo ricorderete anche voi, è sempre stato abbastanza conflittuale ed in certe occasioni ha quasi sfiorato il ridicolo con certe dichiarazioni fuori luogo.

Ma del resto, anche visto il carattere, non poteva che essere così, dato che a Roma era considerato un Dio ed è stato capace di farsi odiare, sportivamente, in molti campi d’Italia, con alcuni atteggiamenti sopra le righe.

Più che questo, però, il problema resta nell’aver abbandonato la Nazionale. Capibile, ad una certa età. Ma scelta certo non obbligata (Del Piero, ad esempio, non ha mai preso questa decisione).

Quanto sarebbe giusto richiamarlo dopo anni in cui si è tirato fuori dalla lotta?

Probabilmente poco-nulla.

Ma da un punto di vista puramente tecnico, nulla da dire. Visti anche i limiti ad oggi palesati da Balotelli, sarebbe il giocatore più dotato tra quelli a disposizione di mister Prandelli.

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