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Archive for 17 marzo 2014

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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La scorsa settimana sono stato intervistato dai ragazzi di SoccerMagazine. La chiacchierata è partita dal mio libro, uscito ormai diversi mesi fa, per poi spaziare su vari argomenti, tra cui campionato ed Europa League.

La riporto anche qui, con la speranza di aver detto qualche cosa di interessante per qualcuno…

Partiamo dal tuo libro, per settimane primo in classifica fra gli ebook di categoria su Amazon. Come nasce il progetto?

L’idea mi è venuta in un pomeriggio come tanti, mentre prendevo un caffè con un amico. Navigando in internet si imbattè in una lista chiamata tipo “I 100 migliori giovani del mondo”. La cosa mi stuzzicò. Nel dormiveglia di quella notte mi venne quindi l’illuminazione.
Perché limitarsi ai nomi? Perché non provare a raccontare, pur brevemente, alcuni di questi ragazzi?
Così, dal nulla, è nata “La carica dei 201″. Chiaro gioco di parole che si riferisce ad un famosissimo cartoon…”

Certo, seguire così tanti giocatori giovani in campionati minori non deve essere stato semplice, come ci sei riuscito?

Moltissimi li conoscevo già da tempo, giocando a buoni livelli o essendo comunque star del calcio giovanile. Ovviamente scoprire o seguire un giovane che gioca in Europa o Sud America è discretamente facile oggi, con tutte le possibilità che da internet.
Per rispondere nel concreto alla tua domanda, il necessario è stato questo: voglia e passione in primis. Streaming, video e partite scaricate in secondo luogo.”

Per riuscire a schedare tutti questi ragazzi, complessivamente, quanto tempo ci è voluto?

Diciamo che ci ho lavorato per un annetto, anche se non in maniera sempre costante. Ma certo, per fare un lavoro anche solo discreto, come penso sia il mio, ci vuole del tempo.
Chiaro che diverso, e molto più stimolante, sarebbe effettuare un lavoro di scouting non dalla propria camera, ma potendo andare di persona a seguire i vari tornei giovanili. È un universo, questo, che mi ha sempre affascinato moltissimo…”

Qualche nuovo talento da consigliare alle squadre italiane?

Ci sono moltissimi giocatori interessanti, in giro per il mondo. Ad esempio molti tra quelli che ho schedato nel mio libro potrebbero essere appetibili per le nostre squadre, anche in virtù dell’evidente scadimento tecnico del nostro campionato, che logicamente lo rende più accessibile a molti.
Tra tutti però vorrei fare un nome, che nel libro non si trova. È quello di Alvarez, un trequartista paraguayano classe ’97 che qualcuno in Italia già conosce.
Dato che mi piacerebbe, un giorno, fare dello scouting il mio lavoro, mi sono mosso in prima persona per provare a trovare dei contatti con la sua società, per capire se e quanto fosse plausibile l’eventualità di un suo trasferimento in Italia.
Ho quindi potuto conoscere il Presidente del club in cui gioca.
Peccato solo che sono arrivato troppo tardi: poche ore prima era stato prelevato, in prova, da un certo club che solitamente di scouting e giovani se ne intende: l’Udinese.
Non so se alla fine il suo trasferimento in Friuli si concretizzerà. Ma già il fatto che una squadra del genere si sia mossa su di lui mi fa pensare che i miei passi stessero andando nella direzione giusta.”

Cosa si dovrebbe fare in Italia per migliorare il livello dei vivai? Quale squadra sta in Italia intraprendendo la strada giusta?

“Sul cosa si dovrebbe fare credo ci sarebbe da ragionare approfonditamente, sinceramente non me la sento di indicare una via come LA via da seguire. Anche perché non mi sono mai dedicato, nella vita, alla costruzione e cura di un settore giovanile, quindi potrei facilmente dire delle castronerie.
Una cosa però te la dico: lo scadimento tecnico del nostro calcio è evidente. Questo è dovuto non solo al fatto che non potendo competere economicamente con le big europee tanti top player vanno all’estero, ma anche al fatto che veri e propri campioni non li stiamo più sfornando.
È evidente, quindi, che nei nostri settori giovanili si lavori male. Sembra noi non si sia più capaci di formare giocatori in grado di competere ad armi pare su qualsiasi palcoscenico. E questa è una cosa rispetto la quale la FIGC, ma anche tutti i club, dovrebbero interrogarsi a fondo. E loro sì trovare delle soluzioni.”

Il modello squadra B alla spagnola?

Io credo si possa optare per diverse soluzioni, ma temo che la sola introduzione di una squadra B non possa bastare. Può essere un pezzo utile a completare un puzzle, intendiamoci, ma temo non si risolverebbe l’involuzione tecnica del nostro movimento solo con l’introduzione di squadre B, che per altro immagino sarebbero sfruttate a dovere solo da pochissimi club.
Per altro temo che il problema sia alla radice. Che ci sia da intervenire sulla formazione dei calciatori, non solo sul loro passaggio al professionismo (che è e resta un problema grossissimo, in quello che è un paese per vecchi per eccellenza).”

Passiamo al calcio dei grandi, il campionato è ormai chiuso?

Sicuramente dopo quanto accaduto nel corso dell’ultima giornata si può dire che la lotta per il primo posto sia finita. Non matematicamente, certo, ma se una Juventus in netta involuzione da un punto di vista del gioco riesce comunque sempre, anche con merito, ad imporsi sulle avversarie è praticamente impossibile pensare che chi insegue possa colmare un distacco come quello attuale, che va anzi sempre più allargandosi.
Credo però che definire “chiuso” un campionato in cui c’è ancora molto da dire sia scorretto: Napoli e Roma si daranno battaglia per il secondo posto. Fiorentina ed Inter sembrano potersi tenere la zona Europa League, ma attenzione alle sorprese Parma – per me non tanto, avevo pronosticato un ottimo campionato dei Ducali già in estate – e Verona.
In più ci sarà comunque da seguire cosa combinerà, da qui a fine anno, il Milan di Seedorf. Che difficilmente potrà centrare un posto in Europa, ma l’attenzione resta alta in virtù del fatto che si tratta comunque di una nobile, pur un po’ decaduta, del nostro calcio.
Infine resta ad oggi molto interessante anche la lotta per la salvezza, con quattro o cinque squadre coinvolte. Se per il Sassuolo sarà difficile rimanere in A, infatti, ci sono Catania, Livorno, Bologna e Chievo che dovranno lottare fino all’ultimo o quasi, per guadagnarsi un posto al sole!“.

Chi la spunterà fra Roma e Napoli per il secondo posto?

Roma.
Rispondo in maniera secca, pur conscio del fatto che nel calcio non si può mai dare nulla per scontato.
Però penso che la squadra di Garcia, con tutto il rispetto per i tifosi napoletani, abbia dimostrato qualcosa in più, soprattutto da un punto di vista del gioco, rispetto ai partenopei.
Anche nel match dell’ultimo week-end, per altro. Vinto sì dal Napoli, ma meglio affrontato dai giallorossi“.

Europa League, speranze per una italiana?

Speranze ce ne sono di certo, per tutte e tre.
Purtroppo l’urna ha deciso per uno scontro fratricida tra Juventus e Fiorentina: sarebbe stato bello portare tre italiane ai quarti.
Credo comunque che i bianconeri siano ora la squadra da battere. Anche se il Tottenham, al netto degli svarioni difensivi, potrebbe non essere da meno.
Il Napoli viene invece un po’ dietro rispetto a queste due. Gli azzurri e i viola sono infatti squadre outsider, al pari delle tante compagini iberiche ancora in gioco.
Da tifosissimo italiano, spero – al netto dell’eliminazione certa di una tra Juve e Fiorentina – in una finale tutta tricolore.”

Chiudiamo con le ultime due domande, come vedi l’Italia al Mondiale e se stai già lavorando a nuovi progetti?

In virtù dell’involuzione tecnica cui accennavo prima non benissimo. Certo, il livello complessivo della nostra nazionale non è comunque nemmeno così disprezzabile. E col giusto amalgama qualche soddisfazione ce la potremmo togliere anche in Brasile, esattamente come accaduto agli ultimi Europei.
Ma altrettanto sicuramente la nostra nazionale non partirà tra le favorite. Un piccolo posto da outsider, ecco, quello sì.
Con la certezza, però, che vincere sarà praticamente impossibile. Arrivare alle semifinali sarebbe già un ottimo traguardo. Che vedo però, in linea di massima, poco alla portata dei nostri ragazzi. Speriamo in bene, comunque.

Per quanto concerne i miei nuovi progetti, certo.
Oltre a curare ancora il mio blog (Sciabolata Morbida, ndr) e relativi profili social ho ideato un progetto di cui però ancora preferisco non parlare esplicitamente e che riguarda proprio il Mondiale brasiliano. Credo che l’idea di base sia bella. Entro fine mese dovrebbe concretizzarsi, ed allora svelerò il tutto. Magari anche sulle vostre pagine, se vi farà piacere.
Inoltre, sempre da un punto di vista diciamo così editoriale, sto pensando ad una nuova edizione della Carica. Ancora un po’ in forse visti i miei tanti impegni, ma spero di riuscire a “quagliare” quando sarà il momento.
Infine ho un paio di progetti che travalicano la passione per la scrittura: a breve farò partire, in collaborazione con l’A.S. Varese 1910, un progetto diciamo di divulgazione culturale rivolto a bambini ed adolescenti, per farli riflettere su cosa è il calcio e sull’approccio che bisognerebbe avere ad esso (mediamente sbagliattissimo, nel nostro Paese).
L’altro invece riguarda proprio la possibilità di fare un po’ di scouting non solo, diciamo così, cartaceo. Come detto qualche passo l’ho già mosso, anche se non mi ha portato a nulla essendo stato anticipato da chi in questo mondo si muove bene e da molto più tempo di me. Vedremo se riuscirò a combinare qualcosa prossimamente!”

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C’è una squadra, in Inghilterra, che sta indirettamente provando a spiegare a molti dirigenti italiani cosa significhi una parola che sembra sempre più svuotarsi di significato, qui da noi: “programmazione”.

L’Everton gioca infatti nel campionato in assoluto più competitivo al mondo, dove un posto per andare in Europa League te lo giochi con squadre come Tottenham e Manchester United, che ad altre latitudini si giocherebbero la prima posizione.

Nonostante questo negli ultimi anni i Toffees hanno dato dimostrazione di serietà e puntualità, andando a costruire la propria squadra mattone su mattone sino a consolidarsi sempre più tra le realtà più interessanti del campionato.

Il club si è infatti ormai attestato su questo ottimo livello, a ridosso delle grandi. Così dopo l’ottimo quinto posto del 2008/2009 sono arrivati un ottavo, due settimi ed un sesto posto. Posizione che, ad ora, il club di Liverpool sta bissando. Il tutto nonostante abbia ben due gare (e due punti) meno del Tottenham, che potrebbe quindi sopravanzare recuperando questi match persi.

Non solo ottimi risultati, per i Blues. Ma anche una rosa composta in buona parte di giovani interessantissimi, sintomo di come – e questo davvero tanti in Italia dovrebbero capirlo – si possa vincere un match ad alto livello anche a vent’anni.

Proprio della situazione dei Toffees ho voluto parlare con i ragazzi di Everton Italia, gruppo di affezionatissimi tifosi del club di Liverpool.

A rispondere, a nome di tutti, Paolo Mombelli, il Presidente.

L’Everton sta compiendo un ottimo cammino in campionato. La squadra si trova in sesta posizione, davanti ad un colosso come il Manchester United. Qual è il bilancio parziale di questa stagione?

Direi positivo. Dopo la partenza di Moyes, l’Everton aveva bisogno di trovare un manager capace di gestire al meglio le risorse economiche non certo illimitate del Club. Martinez ha centrato in pieno questo obiettivo, riuscendo inoltre a far esprimere un bel gioco alla squadra.

La squadra ha fatto tendenzialmente bene contro le prime della classe, perdendo in maniera rotonda solo contro il Liverpool. Cosa ha permesso di raccogliere questi buoni risultati contro equipe sicuramente meglio attrezzate?

A dire il vero questa è una costante dell’ Everton degli ultimi anni, basti vedere il saldo positivo che abbiamo con il Manchester City da quando quest’ultimi sono passati in mani arabe. 
Ritengo che il fattore ambientale abbia svolto un ruolo importante: venire a giocare a Goodison Park, uno stadio che trasuda storia e passione, non è facile per nessuno.

In coppa le cose sono invece andate meno bene. Usciti nel terzo turno di Coppa di Lega contro il Fulham, è recentemente arrivata l’eliminazione contro l’Arsenal in FA Cup, con un 4 a 1 piuttosto pesante. E’ una squadra più da campionato o è solo un caso?

Bisogna scindere i discorsi sulle due coppe nazionali: la Coppa di Lega non è mai stata la nostra coppa. Non l’abbiamo mai vinta, nemmeno negli anni d’oro in cui l’Everton dominava l’Inghilterra. Più in generale è una competizione oggettivamente poco importante e poco sentita da tutti i teams.
Per quanto riguarda la gloriosa FA Cup, invece, c’è delusione per l’eliminazione, soprattutto per il modo in cui è giunta. Detto questo non direi che i Toffees siano una squadra più da campionato che da coppa. Nell’ultimo lustro siamo andati due volte a Wembley a giocarci la Coppa d’Inghilterra senza, ahi noi, portarla a casa. Mancò la fortuna non il valore.

Venendo ai singoli, uno dei miei giocatori preferiti in assoluto del roster Toffees è Seamus Coleman. Quali sono le sue caratteristiche, per chi non lo conoscesse? Dove può arrivare, in carriera?

Ah, personalmente ho un debole per Seamus Coleman. Un giocatore meraviglioso come la sua terra d’origine, il Donegal, la parte dell’ Ulster appartenete alla Repubblica d’Irlanda.
Dal punto di vista tecnico è un giocatore dotato di ottima spinta. Generalmente gioca come terzino destro, ma all’occorrenza può essere impiegato anche all’ala. In più sta impreziosendo le sue prestazioni realizzando gol davvero belli e decisivi. 
Complimenti a Moyes che lo ha scovato dallo Sligo Rovers e a Holloway che qualche anno fa lo lanciò definitivamente nel football Inglese inserendolo nel suo Blackpool dei miracoli.

Molto bene sta facendo anche Romelu Lukaku, giocatore che probabilmente avrebbe fatto comodo allo stesso Chelsea. E’ già pronto per un top team europeo?

Assolutamente sì. E un giocatore giovane dotato di grande talento e di una impressionante forza fisica. Non a caso alcuni top-team europei si sono già fatti vivi per averlo.

Nel mio primo libro, La carica dei 201, ho inserito alcuni giovani che oggi giocano nell’Everton: oltre allo stesso Lukaku, anche talenti come Barkley e Deulofeu. Che giudizio date a questi ragazzi? Ci sono altri under 20 di valore, anche nell’Academy, da tenere d’occhio in ottica futura?

Se l’Everton sta recitando un ruolo da protagonista nel campionato Inglese lo deve anche a giovani come Lukaku, Barkley e Deulofeu. Teenager o poco più dotati di eccezionale talento.
Per quanto riguarda giovani interessanti, meritano certamente una menzione ragazzi come John Stones, Luke Garbutt, Conor McAnely e Hallam Hope. 
La Academy dell’Everton è sempre stata generosa in merito a talenti da allevare. Non a caso è proprio qui che Wayne Rooney mosse i primi passi.

Fellaini ha lasciato la società in estate, trasferendosi a Manchester assieme a Moyes. Come giudicate la nuova esperienza dei due ex?

Circa l’arrivo di Moyes a Manchester, tra i tifosi dell’Everton circolava una battuta: “The Damned United II”. L’ironia prendeva spunto dal bellissimo romanzo scritto da David Peace, “The Damned United”, che raccontava l’incredibile vicenda del celeberrimo manager Inglese Brian Clough sulla panchina dell’odiato Leeds United, durata solo 44 giorni. Ecco, sostituite il nome Leeds con il nome Manchester, aumentate un po’ il numero dei giorni e avrete lo stesso copione.
Scherzi a parte, sostituire Sir Alex Ferguson a Old Trafford non è propriamente la cosa più semplice del mondo. I Red Devils devono aprire un nuovo ciclo e a Moyes va dato tempo.
Insomma, una realtà interessantissima per gioco, talento e gioventù questo Everton. Se ancora non vi è capitato, guardatevelo. Sicuramente un bello spettacolo per chi ama il gioco del calcio.

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