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Archive for 14 giugno 2012

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Ammetto che commentare qualsiasi cosa in situazioni come queste non mi viene facile.

Perché sono emotivo, e per la maglia Azzurra ho versato lacrime come per pochissime altre cose nella mia vita.

Come se non bastasse i pensieri mi si accavallano in testa e con la – scarsa – lucidità che una partita come questa ti può lasciare viene difficile riordinarli.

Allora facciamo un po’ di brain storming, perché comunque molto più di questo difficilmente riuscirò a produrre. Non vogliatemene.

Ripartiamo dall’hangout di stamattina. Dove qualcuno – non ricordo e non mi interessa andare a vedere chi, perché non è importante – disse che l’unico fuoriclasse di questa squadra è Mario Balotelli.

Beh, l’unico fuoriclasse di questa squadra, almeno parlando di giocatori di movimento, è Andrea Pirlo.

Che va anche in difficoltà in certi momenti della partita, come normale quando tutto l’undici fatica, ma che ha veramente tutto: classe, temperamento, tranquillità, talento.

E’ lui a sbloccare il match. Dopo che Cassano, Balotelli, Marchisio non erano riusciti a fare altrettanto. Con una punizione magistrale che s’infila imparabile e ci mette in una condizione privilegiata.

Sull’1 a 0 infatti, come ho avuto modo di scrivere sulle pagine Twitter e Facebook del blog, solo gli Azzurri potevano “perdere questa vittoria”, suicidandosi (sportivamente parlando, s’intende).

E guarda caso così è stato.

Ma torniamo all’hangout. Dove dissi che personalmente non mi erano piaciuti i due attaccanti, Motta e Giaccherini.
Cosa che ho poi approfondito meglio nel post pubblicato stamane.

Partiamo dall’attacco, dove avrei schierato Di Natale titolare. Idea che non ha trovato concordi Vialli e Materazzi.

Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma come detto Di Natale è arrivato all’apice della sua carriera ed è diventato un cecchino quasi infallibile. Cosa sottolineata anche contro la Spagna, dove ha freddato senza batter ciglio Casillas, non proprio l’ultimo arrivato.

Prandelli, purtroppo, non mi ha ascoltato. Dico purtroppo perché resto convinto che, a maggior ragione dopo aver visto l’approccio degli Azzurri ai primi quarantacinque minuti, Di Natale avrebbe potuto segnare, sfruttando le sue doti di bomber oggi uniche in Italia.

Ma niente.

Meglio farlo entrare a venti dal termine, dicevano.

Certo, ma non si può sempre pretendere che possa fare la differenza in uno scampolo di partita.

E soprattutto nel momento in cui lo inserisci DEVI metterlo nelle condizioni di far male. Cosa che non è mai avvenuta.

Come avevo criticato Cassano e Balotelli dopo il primo match devo comunque fare complimenti parziali, oggi, al barese. Che dà sprazzi della sua immensa classe (ecco un altro potenziale ma purtroppo inespresso fuoriclasse).

Purtroppo continua a girare a scartamento ridotto.

Cosa che se sommata al fatto che Balotelli non si sprechi molto di più in fase di non possesso e, non bastasse, non sappia nemmeno fare minimamente male in fase offensiva… ecco che ne viene fuori un bel patatrac.

Perché l’Italia merita nettamente nel primo tempo, nonostante qualche piccola sbavatura. Solo che non ha il cinismo e soprattutto il carattere che gli permette di chiudere la partita. E questo, va da sé, è colpa anche e soprattutto di chi si trova a giocare davanti.

Motta e Giaccherini, dicevo.

Il primo continua ad essere compassatissimo. Nel primo tempo non demerita, come tutti gli Azzurri, ma più che una sufficienza stiracchiata gli si fa fatica a dare.

Le alternative non sono i Gerrard, Lampard o Gattuso dei tempi d’oro, certo, ma dopo la grandissima stagione disputata Nocerino, forse, andrebbe tenuto un po’ più in considerazione. Anche perché nonostante limiti notevoli ha ben altro passo, e se vuoi permetterti il lusso di avere due punte nulla in fase di non possesso questa è una cosa, come dicevo già oggi, da considerare.

Purtroppo Prandelli mi sembra coerente ben oltre i limiti dell’incaponimento e Motta continua a stazionare (in tutti i sensi) sulla mediana Azzurra.

Giaccherini invece disputa una partita da sufficienza piena nel complesso. Copre bene tutta la fascia con continuità aiutando anche più di quanto ci si potrebbe aspettare da lui in fase difensiva.
Peccato per la mezza sbavatura sul goal croato, dove le colpe sono da attribuire quasi in toto a Chiellini (e ci arrivo), certo, ma dove lui, visto il compagno fuori posizione, avrebbe potuto forse provare a fare qualcosa in più.

Chiellini, dicevo.
Bella partita. Perché al di là di tutto non può essere un errore a far dimenticare la prestazione di novanta minuti.

Del resto fino al goal di Mandzukic non sbaglia nulla. E anzi, a mio avviso si dimostra il migliore del pacchetto arretrato.

Poi, però, si dimentica un uomo come un professionista non dovrebbe mai fare. E allora, vista anche la pesantezza di quel goal (che potrebbe significare Italia eliminata, se le cose andassero male tra stasera e lunedì), la sufficienza – larga sino a quel momento – ahimè sfuma via.

Nel complesso sono comunque forma e approccio ad essere sbagliati.

In questo senso: lo stato di forma non permettere di reggere 90 minuti a buon livello di intensità. Troppe pause e fiato che finisce ben prima del triplice fischio. Difficile portare a casa i risultati, così.

L’approccio invece è sbagliato perché questa squadra, nel complesso, sembra aver paura della sua ombra. Ma probabilmente è solo una conseguenza del ragionamento fatto qui sopra.

Mancano fiato e gambe, e invece di entrare in dominio del match quando le cose girano ci si affloscia su sé stessi, lasciando agli avversari il pallino e la possibilità di uscire a testa alta, di metterti in difficoltà, di arrivare a pareggiare un match che diventa un suicidio sportivo raro.

Perché diciamolo chiaramente: poca roba l’Irlanda e un po’ di fortuna nel primo match, poca roba la Croazia (qualche bella individualità e poco più) oggi. Avversario non solo battibilissimo, ma da battere.

Ora inutile fare calcoli.

Bisogna vincere l’ultima gara (cosa tutt’altro che scontata) e poi rivoluzionare questo calcio italiano.

Perché seguendo la china attuale un movimento che in dieci anni è passato dai vertici mondiali a quello che è forse il suo minimo storico (nel complesso, non parlo solo di risultati della nazionale maggiore) non potrà che sprofondare ulteriormente.

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Stamattina sono stato contattato dalla Gazzetta dello Sport, che direi non abbia bisogno di presentazioni, per partecipare all’hangout su Google Plus relativo a Italia – Croazia, gara di questa sera che potrebbe decidere il cammino degli Azzurri all’Europeo.

Naturalmente lo spazio concessomi, anche essendo stato presentato come lettore e non come blogger, è stato pochissimo, e non ho avuto modo di spiegare in pieno i concetti che avevo in testa.

Ma del resto è sicuramente più interessare capire cosa pensino Vialli e Materazzi, che di grande calcio se ne intendono molto più di me.

Avendo un po’ di tempo libero in attesa del match, però, ne approfitto per approfondire un attimo meglio il discorso qui.

Come detto personalmente credo, e lo credevo già prima del match d’esordio, che questo possa essere l’Europeo di Totò Di Natale.

Giocatore ormai maturo, all’apice della carriera, viene da annate fenomenali in maglia friulana ed è all’ultima chiamata. O fa bene oggi o tra qualche anno solo ad Udine si ricorderanno di lui.

Maturazione, forma e motivazione. Un mix che nessun altro attaccante a disposizione di mister Prandelli ha e che dovrebbe portarlo ad essere, oggi, il primo attaccante della lista.

Il mio primo intervento è stato frainteso. Perché quando ho parlato di dare spazio a Di Natale, come ho avuto modo di completare dopo, intendevo dire che lo vorrei vedere titolare con Balotelli. Questo per due motivi.

Da una parte Balotelli mi sembra un ragazzo piuttosto fragile, ed un eventuale “panchinamento” potrebbe influire molto sul suo morale. Il giocatore, però, è di prima fascia e non va perso, nemmeno psicologicamente.

Dall’altra Cassano, che pure a sprazzi ha mostrato le sue indubbie qualità anche contro gli spagnoli, ha uno stato di forma eufemisticamente non ottimale, e rischia di essere un lusso.

Ecco perché io proporrei la coppia Balotelli – Di Natale.

Su Giaccherini e Motta, invece, il discorso è semplice.

Da una parte lo juventino quest’anno non ha giocato tantissimo e ha comunque reso più da mezz’ala che da tornante. Ruolo che infatti non copre benissimo, palesando qualche difficoltà di troppo in fase difensiva e quando si tratta di chiudere le diagonali.

Dall’altra Motta mi è sembrato troppo compassato.
E’ un po’ il suo gioco, vero, ma se si vuol partire con Cassano servono poi altri dieci giocatori tonici, altrimenti il gap atletico rischia di diventare troppo pesante. A maggior ragione contro una Croazia che da questo punto di vista ha poco da invidiare a chiunque.

In questo caso le alternative non sono esaltanti, le lascio a voi.

Ci sarebbe l’eventualità Nocerino per Motta, certo. Oppure lo spostamento di Giaccherini in posizione di mezz’ala, che come detto è stata la sua preferita quest’anno.

Poche alternative invece a sinistra. Dove il solo Balzaretti sembra poter ricoprire quel ruolo. Balzaretti che non mi sta entusiasmando molto, però.

Insomma, contento di aver partecipato all’hangout, mi spiace solo non aver avuto modo di approfondire le mie idee.

Ma di fronte a Vialli e Materazzi non posso che inchinarmi.

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Bella squadra questa Germania.

Completa in ogni reparto e con un bomber da subito implacabile: 3 goal in 2 partite e dichiarazione d’intenti chiara. Il titolo di cannoniere del torneo ha già il suo pretendente.

E non solo.

Portogallo, Olanda.

Vittime illustri annoverate sulla strada di questa squadra. Prima pretendente al titolo, oggi. E a quel trono che fu della Spagna solo quattro anni fa.

Basta scorrere i nomi per capire che per quanto non si tratti di undici fenomeni si è comunque di fronte ad una tra le squadre più forti e complete del torneo.

A partire dalla porta, dove trova spazio uno dei portieri più forti del mondo, per arrivare a quell’attacco che come detto è il regno del bomber Gomez, passando per difesa (dove da bella mostra di sé Hummels, pur non certo perfetto in occasione della segnatura di Robin Van Persie, per non parlare del sempre maiuscolo Lahm) e centrocampo, con Bastian Schweinsteiger che sarebbe titolare in ogni nazionale presente a questo campionato Europeo.

O ancora Ozil, partito bene per spegnersi un po’ con l’andare dei minuti, non a caso sostituito dal comunque non malvagissimo Toni Kroos.

Insomma, un parco giocatori di assoluto livello. La Spagna è avvertita.

Delusione quasi assoluta, invece, l’Olanda.

Certo, pronosticare per loro problemi difensivi, vedendo le convocazioni, era tutt’altro che difficile.

Van der Wiel, lo penso da parecchio, è giocatore piuttosto sopravvalutato. Discreto in proiezione offensiva, assolutamente non eccelso in fase difensiva, nel complesso un po’ molle.
Guarda caso descrizione che ricalca abbastanza bene quella che si potrebbe fare parlando di Urby Emanuelson. Anche lui molto pompato ad inizio carriera, non ha saputo trovare il proprio spazio ad alti livelli.

Sembra invece di ben altra pasta, ma comunque pecca un po’ di inesperienza e un po’ di lacune tattiche comunque colmabili con il giusto lavoro sul campo, Jetro Willems, giovanissimo terzino sinistro (classe 94) che dimostra già una buona personalità e una certa determinazione.
Se poi si pensa che in Italia i suoi coetanei a stento giocano in Primavera…

Sui centrali invece, mi si passi la battuta, sta ormai crescendo la muffa. Heitinga e Mathjisen non erano dei fenomeni nel pieno del proprio vigore,  non possono esserlo oggi, a trent’anni suonati.

Il problema, comunque, non è nemmeno solo la difesa.

Perché in realtà anche tralasciando il centrocampo, dove la coppia Van Bommel – De Jong ha poco da dare in fase di costruzione e non ha comunque più lo smalto – soprattutto pensando all’ex milanista – già solo di due anni fa, è l’attacco, paradossalmente, il vero problema di questa squadra.

Perché se annoveri i cannonieri principi di Premier e Bundesliga non puoi trovarti ad avere una fase offensiva così sterile. A maggior ragione se a questi ci aggiungi, a seconda, Sneijder, Robben, Kuyt e Afellay.

Eppure l’Olanda parte male. Dietro fatica e non riesce assolutamente a contenere Gomez, davanti manca del tutto il feeling e non arrivano nemmeno gli acuti dei singoli.

Per trovare la prima rete Oranje di questo campionato Europeo bisogna quindi aspettare il settantatreesimo, quando Van Persie riceve sulla trequarti, si libera del diretto marcatore, punta l’area di rigore e scarica un destro su cui nemmeno l’esplosività di Neuer può nulla.

Solo che ormai è troppo tardi. La Germania ritrova compattezza, prova a perdere qualche minuto, e trae in porto una vittoria che a un quarto d’ora dal termine sembrava scontata.

E pensare che solo una settimana fa Germania ed Olanda erano date dai più come le favorite – assieme alla solita Spagna – di quest’Europeo.

Oggi, però, palesano due momenti e due situazioni all’esatto opposto.

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