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Archive for 12 giugno 2012

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Bastano cinque minuti di fuoco alla Repubblica Ceca per avere la meglio su di una Grecia che nel complesso si dimostra poca roba, anche se sempre con un grande cuore.

La partenza è infatti choc e segna in maniera irreparabile il match: uno-due nei primissimi minuti e Grecia affondata, praticamente estromessa dall’Europeo.

I greci però, che si trascinano appresso tutto un popolo ferito mortalmente dalla crisi, hanno carattere e lo dimostrano rialzandosi quando sembravano già battuti e provandoci fino in fondo.

Greci che perverrebbero anche al pareggio, non fosse che il goal del momentaneo 2 a 1 viene invalidato dal direttore di gara per presunto fuorigioco.

A regalare il goal della bandiera – che sarebbe potuto essere del pareggio – ai greci è quindi una paperissima di Petr Cech, che dopo essersi laureato campione europeo per club con il Chelsea si è imbambolato su di una palla totalmente innocua che diventa però sanguinosissima quando transita dalle sue parti.

Grecia praticamente fuori, dicevamo, Repubblica Ceca assolutamente in gioco che si giocherà tutto all’ultima gara contro i padroni di casa polacchi.

Repubblica Ceca che comunque, va detto, è una squadra ben lontana da quella dei Nedved e dei Poborsky.

Con cui Rosicky, uno dei pochi ad elevarsi dalla media, giocò da ragazzo, ma che è evidente come non siano stati rimpiazzati adeguatamente dalle nuove leve.

Nel complesso, quindi, si conferma poca cosa questo Gruppo A in cui Grecia e Repubblica Ceca rappresentano due delle squadre ad oggi meno quotate e interessanti di quest’Europeo.

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Se anziché la maglia dei Leoni i ragazzi di Roy Hodgson avessero indossato quella Azzurra della nazionale italiana sarebbero piovute critiche da tutto il mondo sul classico calcio catenacciaro all’italiana.

Sarà che Di Matteo ha fatto scuola, ma l’Inghilterra in Ucraina non fa certo una grandissima figura, chiudendosi dietro in maniera non sempre ordinatissima per cercare di arginare il talento francese. Che, dalla cintola in su, è indubbiamente notevole.

E pensare che a passare in vantaggio sono proprio gli inglesi, lesti a sfruttare una palla inattiva che vede Lescott proiettarsi in avanti e siglare l’1 a 0.

Nazionale inglese che mette quindi in mostra pecche non da poco, sia in fase di costruzione che, conseguentemente, di finalizzazione.

E a poco vale l’alibi dell’assenza di Wayne Rooney, indubbiamente il faro dell’attacco dei Leoni. Con lui la musica potrebbe essere diversa, certo, ma è l’intera squadra a dover suonare uno spartito, difficile imporsi in una competizione ostica come l’Europeo solo grazie agli assoli di un campione.

Un po’ il discorso che, in termini comunque diversi, vale per la Francia.

Dove il talento è probabilmente superiore e comunque più diffuso, ma dove continua anche a prevalere quella sensazione di “venezianismo”, come si potrebbe dire dalle mie parti, che diventa limite significativo per la nazionale d’Oltralpe.

Cui va imputata un’altra fragilità non da poco: quella difensiva.

Dove Debuchy (ottimo in proiezione offesiva, meno nelle chiusure), Mexes (non proprio il miglior sostituto di Nesta e Thiago Silva), Rami ed Evra (forse agli ultimi colpi della carriera) fanno rimpiangere la difesa storica che guidata – ma in campo – proprio dal buon Laurent Blanc si laureò campione del mondo ormai quattoridici anni fa.

Francia e Inghilterra, insomma, sono due potenze un po’ sbiadite di un calcio europeo che nel complesso riflette la crisi economica di questi giorni.

Sarà un caso che la squadra che più ha convinto nel corso di questo primo turno sia la Russia?

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Non ho ahimè avuto tempo di commentare la partita con la Spagna.

Rimedio quindi oggi, con un occhio a ciò che è stato ed uno a ciò che sarà.

Partiamo quindi da Prandelli: subissato di critiche per la non convocazione di una prima punta, quasi messo al giogo per il 3-5-2 con De Rossi a fare da centrale di difesa.

E poi ne esce che la Spagna gioca con Fabregas prima punta (per modo di dire) e la Francia con Benzema che in area non ci sta mai.

E soprattutto che De Rossi è indubbiamente uno dei più positivi nell’1 a 1 con i campioni del Mondo e d’Europa spagnoli, un risultato che in tanti (bastava leggere le previsioni fatte anche sulla fan page di questo blog per avere idea dell’aria che si respirava in Italia nel pre-partita) avrebbero firmato a bocce ferme.

Quindi doveroso dare a Cesare quel che è di Cesare (detto azzeccato mai come in questo caso, direi).

Prandelli però che qualche errore, come è legittimo, lo commette.

Ma le cause di tutte vanno ricercate al momento delle convocazioni, più ancora che in quello della messa in campo della squadra.

Appare infatti abbastanza chiaro come allora il C.T. avesse in mente tutt’altro gioco, non certo quel 3-5-2 che si è poi deciso a mandare in campo contro le Furie Rosse.

Perché inutile – ma bene – dire che Giaccherini come esterno del 3-5-2 non si trova completamente a suo agio, questo anche al di là del fatto che fosse all’esordio assoluto in campo internazionale e con la maglia Azzurra.

Non è un caso, infatti, se sia proprio da una sua diagonale difensiva difettosa che viene il goal dell’immediato pareggio spagnolo.

Lungi da me voler buttare la croce addosso ad un giocatore che nel complesso non demerita eccessivamente, indubbio dire che ci sono giocatori più adatti a ricoprire quel ruolo.

Balzaretti, ad esempio, che a Palermo giocò diverse partite col 3-5-2, con Cassani suo alter ego a destra.

O, rimanendo in ambito juventino, De Ceglie e Pepe, che nell’arco dell’ultima annata hanno dimostrato di saper reggere meglio il ruolo.

Il peccato originale di Prandelli, quindi, va fatto risalire proprio alle convocazioni.

Che, forse, non ha azzeccato anche in ambito offensivo.

Difficile lasciare a casa Cassano, certo, ma il giocatore visto all’esordio con la Spagna è solo l’ombra appesantita di sé stesso ed era scontato fallisse contro le Furie Rosse.

In questo senso se non si vuol parlare di errore rispetto alla sua convocazione di certo lo si deve fare in relazione alla non presenza dal primo minuto di Antonio Di Natale. Che, come ebbi modo di dire a suo tempo, è all’ultima chiamata internazionale ed in un periodo di forma nettamente migliore rispetto a quello di Antonio.

In questo senso importante sarebbe la sua conferma dal primo minuto contro i temibili croati, che faranno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote agli Azzurri.

Secondo Quotidiano.net, addirittura, in Croazia il 70% dei tifosi si dice chiaro di un successo dei ragazzi di Bilic, con il 25 che opta invece per un pareggio.

Di sicuro i nostri beniamini non potranno: con la Spagna che con ogni probabilità si imporrà sull’Irlanda del Trap una vittoria è d’obbligo per poter continuare a sperare nel passaggio del turno. Il pareggio complicherebbe infatti molto i piani di Prandelli. L’eventuale sconfitta potrebbe invece essere praticamente la pietra tombale sui nostri sogni Europei.

Detto di Di Natale da promuovere titolare (per quanto qualcuno suggerisce come il suo eventuale impiego a partita in corso vorrebbe dire sfruttarne meglio le caratteristiche) e di Giaccherini non totalmente a suo agio in quel ruolo due parole vanno spese pure su Balotelli.

Un po’ vittima della sua fama (ammonizione larga), un po’ dell’emozione (ruba bene palla poi si addormenta a tu per tu con Casillas, facendosi rimontare e rubare palla da Ramos).
Non certo eccezionale la sua prestazione, sicuramente al di sotto delle possibilità che Madre Natura gli ha dato.

Rinunciare a lui ora, però, potrebbe voler dire “perderlo”.

Farlo giocare, certo, resta comunque una scommessa non da poco.

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