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Archive for 26 marzo 2012

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Arrivo lungo, ma un commentino su Milan – Roma non potevo non farlo.

E allora parafrasando un ritornello cantato da Primo Brown… Roma chiama, Ibra risponde!

Qualcuno in estate aveva immaginato di vedere la sponda Giallorossa del Tevere trasformarsi magicamente in una piccola grande Barcellona, diventando così Mecca di un calcio italiano sempre più imbolsito.

Beh, a conti fatti quel qualcuno è stato quantomeno un po’ troppo ottimista.

Del resto era sciocco pensare che, di punto in bianco, Luis Enrique potesse fare di una squadra qualsiasi un nuovo Barça.

Perché ciò che è oggi la squadra di Guardiola è stato costruito quantomeno nell’arco degli ultimi quindici anni, con un lavoro capillare di costruzione di un’idea di calcio che parte da lontano e che si radica fin dai pulcini.

Barcellona, insomma, è un mondo a sé. Non è una semplice squadra di calcio.

Se a questo si aggiunge il fatto che gli interpreti non sono propriamente dello stesso livello la frittata è fatta. E nessuno si deve stupire nel vedere che la Roma di Luis Enrique sta attraversando non poche difficoltà nell’affrontare questo campionato.

Non ultima la sconfitta patita nei confronti di un Milan sempre più lanciato, nonostante il 2 a 0 della Juventus su di un’Inter sempre più in crisi, alla vittoria dello Scudetto.

Alla “Scala del calcio” va infatti in scena uno spettacolo cui ormai i tifosi Rossoneri sono – ben – abituati: il solito Zlatan Ibrahimovic sale in cattedra e affonda la compagine romanista con una doppietta che palesa tutte le incredibili lacune della retroguardia ospite, forse il principale punto dolente della sinora comunque non proprio soddisfacente esperienza italiana di Lucho.

E così a fare da contraltare ad un Ibrahimovic sempre più dominante tra i nostri confini c’è un Kjaer che ha spiegato bene a tutti perché dalle parti di Wolfsburg nessuno voglia più vederlo. Incredibile anche pensare come uno dei difensori più interessanti del nostro campionato solo un paio di stagioni or sono giochi oggi su livelli così infimi.

La corazzata di Allegri quindi dopo aver tremato in chiusura di primo tempo sull’1 a 0 targato Osvaldo si rifà alla grande nella ripresa, tagliando come burro la difesa romanista, guidata dal suo alfiere principe.

Una partita che nel complesso non ha comunque potuto entusiasmare gli amanti del bel calcio in quanto segnata in maniera più che significativa dagli errori dei singoli, più che dal bel gioco.

Ma una partita che ha anche lanciato un paio di note positive per il movimento calcistico italiano nel suo complesso: perché da una parte ha dato bella mostra di sé il piccolo Faraone, quello Stephan El Shaarawy che nonostante i vent’anni non ancora compiuti dimostra di saper calcare senza remora alcuna un palcoscenico importante come quello di San Siro e di giocare con la sfacciataggine propria di ogni predestinato anche contro un avversario comunque ostico e blasonato come la Roma.

Dall’altra trova invece spazio, ormai come d’abitudine, il quasi ventunenne Fabio Borini (che compirà gli anni giusto giovedì), che dopo una già buona dose di prestazioni di livello e diversi goal non riesce ad essere incisivo come ci ha abituati, anche per via della scarsa incisività di tutta la squadra.

Due giovani, questi, che rappresentano davvero il futuro di un movimento che ha grandissimo bisogno di rinnovarsi, a tutti i livelli.

Se poi a questi due ragazzi di belle prospettive si aggiunge anche quel Manolo Gabbiadini che ha favorito la digestione dei tifosi bergamaschi rifilando a quelli bolognesi una “pera” piuttosto indigesta… ecco che forse il futuro sembra non essere poi così nero.

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