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Archive for luglio 2011

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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CRONACA

Due minuti e arriva la prima conclusione a rete. A portarla è Alexis Sanchez, che gira di testa una punizione-cross dalla destra senza però riuscire ad impensierire il portiere venezuelano.
Altri tre minuti ed è ancora Sanchez a pizzicare di testa, questa volta su cross dalla sinistra portato da Vidal. Ancora una volta, però, Vega è attento e para.

Al decimo è invece Arango a farsi vivo dalle parti dell’area del Cile. Il suo sinistro da fuori si spegne però sul fondo.
Da lì in poi le due squadre si fronteggeranno con il Cile che avrà leggermente il predominio territoriale, ma senza comunque strafare. E i minuti passeranno senza particolari emozioni…

Il tutto fino al trentacinquesimo quando Arango scodellerà in area una punizione-cross dalla destra con Vizcarrondo, di cui avevo già parlato bene dopo la gara contro la Seleçao, che svetta sul primo palo portando in vantaggio la Vinotinto.

Prima frazione di gioco che si chiude con il Cile in avanti: Contreras colpisce di testa, Vega risponde, attento come sempre.

La ripresa si apre invece con una punizione pericolosa di Arango, che però calcia, pur non di molto, a lato.
Al nono il Cile si sveglia: Suazo prima crossa in mezzo dove arriva un colpo di testa salvato sulla linea da Cichero, poi calcia di potenza, trovando la traversa.

Due minuti più tardi splendido spunto di Sanchez che si beve Vizcarrondo per poi entrare in area e farsi chiudere da un avversario. Nell’occasione la stella nascente del calcio cileno cercherà il contatto, finendo a terra. Ma senza riuscire ad ingannare l’arbitro, che non gli concederà il rigore.
Al tredicesimo sarà invece Valdivia dal limite, su appoggio di Suazo, a colpire la seconda traversa di questo inizio di secondo tempo Rojo.

Al ventiduesimo Valdivia scodella un cross su punizione in mezzo all’area dove Medel stacca benissimo – lasciato completamente solissimo in mezzo all’area – colpendo però il pallone troppo centrale, fallendo una sorta di rigore areo.
Poco più tardi è invece Sanchez a provarci: serpentina orizzontale rapida al limite e calcio di destro ad impensierire Vega.

La rete è comunque nell’aria ed arriva al venticinquesimo quando Humbero Chupete Suazo interrompe il proprio digiuno in nazionale girando in rete un pallone centrato dalla destra che però prima di infrangere lo specchio di porta venezuelano sbatterà, guarda caso, contro la traversa, per la terza volta dall’inizio della ripresa.
Al trentunesimo bel cross di Sanchez con Paredes che calcia una bella volee di sinistro, mettendo la palla di poco a lato.

Cinque minuti più tardi si consuma il dramma. Arango calcia una punizione dal centrodestra battendo un tiro-cross che attraversa tutta l’area senza deviazioni e mette in crisi Bravo, che non riesce a trattenere. Sulla ribattuta è quindi lestissimo Cichero, che si avventa sul pallone per un tap-in che riporta incredibilmente in vantaggio la Vinotinto.

Come non bastasse due minuti più tardi Medel colpisce la palla con la mano, guadagnandosi il secondo giallo e venendo espulso. Lasciando il Cile in inferiorità numerica oltre che di risultato.
Cile che però non si arrende e che a sei dal termine si riporta vicino al goal con Vidal: conclusione di Suazo respinta da Vega, Vidal arriva sul pallone e calcia di potenza trovando però il salvataggio sulla linea di Cichero.

Come non bastasse ci si metterà pure l’illuminazione, che calerà giusto a cinque dal termine portando l’arbitro a sospendere momentaneamente il match.

Alla ripresa del gioco Vidal sarà liberato in area sul filo del fuorigioco, con l’arbitro che fischierà un fuorigioco che sembra non esserci. Per la cronaca l’azione si va a concludere con un assist del jolly del Leverkusen per un compagno che appoggerà facilmente in porta.
In chiusura Rondon sarà servito nello spazio ed entrerà in area bene, facendosi però recuperare all’ultimo, giusto prima di tirare.

E giusto al termine del recupero Rincon verrà espulso per un fallo tutto sommato non così tremendo su Valdivia.

COMMENTO

Copa America incredibile come non mai.

Su quattro quarti di finale venegono eliminate le quattro favorite. Argentina – padrona di casa, per altro -, Colombia, Brasile e Cile a casa.

Uruguay (ora netta favorita per la vittoria finale… cosa questa che può essere un anatema, in una situazione del genere), Perù, Paraguay e Venezuela in semifinale.

Incredibile.

Venendo al match in questione il Venezuela scrive la storia. Mai prima di oggi, infatti, la Vinotinto era riuscita a raggiungere una semifinale di Copa America.

A meritare nell’arco dei novanta minuti sarebbe comunque il Cile. La Roja, infatti, gioca indubbiamente meglio degli avversari, in particolar modo un secondo tempo in cui colpisce tre traverse e mette più volte a ferro e fuoco la retroguardia avversaria. Basti anche pensare a quella situazione in cui Vidal calcia a botta sicura e Cichero, autore del goal che vale la vittoria, salva sulla linea, a Vega battuto.

La netta superiorità tecnica del Cile, però, non si concretizza nel risultato. Valdivia, Jimenez, Sanchez e tutti i piedi buoni della Roja mettono non poco in difficoltà Vizcarrondo e compagnia, che però riescono a reggere.

A fare la differenza, alla fine, è in particolar modo la prestanza fisica della Vinotinto.

Perché il Venezuela vince 2 a 1, segnando entrambe le reti sugli sviluppi di un calcio piazzato.

E proprio qui emerge da una parte la pressapochezza di una difesa che in situazione di palla attiva sa invece difendersi assolutamente più che degnamente. Dall’altra l’inferiorità fisica di una squadra che non è certo composta da marcantoni.

Giusto tre o quattro giocatori su tutta la rosa raggiungono il metro e ottanta. Nessuno di questi, secondo i dati ufficiali, supera il metro e ottantacinque.

Certo, non si può ridurre tutto a questo… ma nel contempo, alla lunga, si può dire che questo possa essere un handicap pesante per una squadra che a livello tecnico può dire la sua su qualsiasi palcoscenico.

MVP

L’ingresso di Jorge Valdivia contribuisce a cambiare il match.

Il Mago ha tecnica sopraffina e sa estrarre dal cilindro giocate decisive. Purtroppo per i cileni, però, anche lui vede le sue speranze di goal infrangersi contro la traversa.

Dalla parte opposta, invece, risulta essere decisivo l’apporto di Gabriel Cichero: il centrale dei Newell’s Old Boys, infatti, realizza la rete che vale lo storico passaggio del turno, riuscendo nel contempo a salvare il risultato nella propria area quando, come detto, salverà sulla linea un goal praticamente già fatto.

TABELLINO

Cile vs. Venezuela 1 – 2
Marcatori: 35′ Vizcarrondo, 70′ Suazo, 81′ Cichero
CILE (3-4-1-2): Bravo; Contreras, Ponce, Jara (15′ st Paredes); Isla, Medel, Carmona (45′ st Valdivia), Vidal; Jimenez (38′ st Mu¤oz); Sanchez, Suazo. All.: Borghi
VENEZUELA (4-4-2): Vega; Rosales, Perozo, Vizcarrondo, Cichero; Rincon, Lucena, Gonzalez (44′ st Moreno), Arango; Maldonado (18′ Seijas), Fedor (14′ st Rondon). All.: Farias
Arbitro: Vera (Ecuador)
Ammoniti: Isla, Gonzalez, Medel, Contreras, Vidal tutti per gioco scorretto. Espulsi: Medel per somma di ammonizioni, Rincon per gioco scorretto. Recupero: 1′ e 4′

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CRONACA

Partita combattuta da subito.
La prima conclusione in porta arriva dopo quattro minuti di gioco quando Ramires strappa un pallone ad un avversario per calciare da fuori, senza però inquadrare lo specchio di porta. Buona, comunque, l’iniziativa del centrocampista Blues.

Tre minuti più tardi Pato viene lanciato in area e prova a mettere palla bassa in mezzo. La sfera è però deviata da un avversario e finisce giusto al limite dell’area dove arriva di gran carriera Neymar che si coordina discretamente ma, esattamente come Ramires poco prima, non riesce a trovare lo specchio.
La partita da lì in poi vivrà di tanta lotta ma poche occasioni. Le due squadre si fronteggeranno con buona lena, ma senza riuscire a mettere in difficoltà i rispettivi reparti difensivi.

Al ventisettesimo però grande palla goal per il Brasile: Ganso serve bene Robinho al limite che temporeggia aspettando l’inserimento di Neymar la cui conclusione a botta sicura farà però terminare il pallone sul fondo.
Cinque minuti più tardi bel cross su punizione di André Santos che scodella in mezzo un pallone su cui piomba Lucio, che devia il pallone al volo sparandolo però contro a Justo Villar.

Al quarantesimo André Santos sbaglia tutto: lanciato in area si porterà al limite laterale dell’area piccola per poi scaricare un sinistro a casaccio alto sopra la traversa. Quando, però, c’era Pato tutto solo in mezzo. Sarebbe stato l’1 a 0 facile.

In apertura di ripresa il Brasile parte ancora più forte rispetto alla prima frazione.
Dopo pochissimi minuti buona doppia occasione per i Verdeoro con Alcaraz che chiuderà la conclusioni di Neymar e Maicon salvando la propria porta.

Brasile però che palesa grandissimi limiti lì davanti. Questo nonostante vanti talenti purissimi come Pato, Neymar e Ganso, oltre al sempre prezioso Robinho.
Ed è proprio il fantasista milanista che si rende protagonista, al sessantacinquesimo, di un’iniziativa interessante, piombando su di un pallone praticamente perso da Maicon per scaricare un destro però impreciso.

Due minuti più tardi Brasile vicino al goal: Ganso riceve una respinta corta al limite dell’area e scarica un bel sinistro a fil di palo, trovando però la pronta risposta di Justo Villar, bravo a distendersi alla sua sinistra per levare il pallone dalla porta.
E’ poi Pato ad avere una grandissima occasione: infilatosi in area si troverà a tu per tu con il portiere paraguaiano, e gli calcerà addosso. Il pallone però gli rimbalzerà sul corpo e andrà davanti a lui, così che riuscirà a colpire il pallone di testa. Senza però centrare la porta.

Brasile che continuerà a premere e si porterà vicino alla rete a meno di dieci minuti dal termine quando sugli sviluppi di un calcio d’angolo arriverà un’incornata sul secondo palo. A Justo Villar battuto, però, ci sarà l’intervento di testa di un difensore sulla linea, a salvare il risultato.

Brasile che non riuscirà comunque a bucare la resistenza dell’Albirroja, trascinando il match fino ai supplementari.

Nei supplementari saranno poi espulsi, causa rissa, Lucas Leiva ed Alcaraz. Sarà comunque il Brasile a provarci di più, con il Paraguay che costruirà una buona azione: Estigarribia penetra a sinistra, crossa in mezzo e Valdez calcia al volo, senza però inquadrare lo specchio.

La partita si trascina così sino ai rigori. Dove sarà il Paraguay a spuntarla:

 

Elano: alto
  Barreto: a lato
  Thiago Silva: parato
  Estigarribia: goal
  André Santos: alto
  Riveros: goal
  Fred: a lato

COMMENTO

Quando l’incredibile diventa realtà.

Partiamo comunque da un presupposto: sarebbe il Brasile a meritare il passaggio del turno, di per sè.

E’ altresì vero, però, che quando sei nettamente superiore ai tuoi avversari non puoi attaccare senza la capacità di concretizzare le tue manovre.

Che poi il Paraguay, a dire il vero, si salva più che altro grazie ad un catenaccio piuttosto robusto e, soprattutto, ad episodi favorevoli, oltre che alla giornata di grazia di Justo Villar.

Detto ciò, comunque, l’incredibile si consuma ai rigori.

Vero è che quel campo è apparso realmente assolutamente indegno. Altrettanto vero è, però, che non si può nemmeno sbagliare quattro rigori su quattro. Soprattutto se i tuoi avversari, che calciano dalla stessa posizione, ne realizzano due su tre.

In questo caso ha avuto ragione Caressa, a conti fatti: il Brasile non avrebbe segnato nemmeno se avesse giocato fino a domani.

Incredibile, comunque, che le due favoritissime, le super-potenze del continente, non arrivino nemmeno tra le prime quattro. Né l’una, né l’altra.

MVP

Justo Villar dirige alla grande la propria difesa e chiude la saracinesca, permettendo ai suoi, non senza fortuna in effetti, di portarsi a casa un’importantissima vittoria ai rigori che catapulta l’Albirroja in semifinale.

TABELLINO

Brasile vs. Paraguay 0 – 0 (0 – 2 d.c.r.)
BRASILE (4-2-3-1) Julio Cesar; Maicon, Lucio, Thiago Silva, André Santos; Lucas Leiva, Ramires; Robinho, Ganso (100′ Lucas), Neymar (80′ Fred); Pato (111′ Elano). Ct: Menezes
PARAGUAY (4-4-2) Villar; Verón, Alcaraz, Da Silva, Torres (71′ Marecos); Vera (63′ Barreto), Cáceres, Riveros, Estigarribia; Valdez, Barrios (83′ Pérez). Ct: Martino
Arbitro: Pezzotta (Argentina)
Ammoniti: Santos, Maicon (B), Vera, Barreto, Marecos, Estigarribia (P)
Espulsi: 103′ Lucas Leiva (B) e Alcaraz (P)

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Il River Plate, come tutti ormai saprete, deve ripartire dalla seconda divisione. Per la prima volta nella propria storia.

E lo deve fare rifondando da zero. Perché da una parte i giocatori più rappresentativi (come Lamela, già sbarcato sulla sponda Giallorossa di Roma) non hanno intenzione di affrontare un anno di cadetteria e dall’altra i problemi economici che affliggono i Millionarios (mai soprannome fu meno azzeccato, potremmo dire) impongono a Passarella di monetizzare, liberandosi dei propri migliori calciatori.

Non basta il blasone, però, per riappropriarsi della prima divisione.

E così a fronte di un’emorragia di talenti importante ecco che i dirigenti riverplatensi stanno iniziando ad assestare anche i primi colpi in entrata.

Importante, in tal senso, l’acquisto di Fernando Cavenaghi, punta italoargentina che crebbe proprio nelle giovanili del River, dove esordì tra i pro ormai dieci anni fa.

Cavenaghi che a Buenos Aires ha lasciato un grandissimo ricordo di sè. Il momento migliore di una carriera ad oggi vissuta al di sotto delle proprie potenzialità, infatti, Fernando lo visse proprio con la maglia del River Plate, con cui, in quattro stagioni, segnò 61 reti in 88 match di campionato, nonché 78 in 121 considerando tutte le competizioni cui partecipò.

Medie notevoli, che lo fecero finire al centro delle attenzioni di mercato di mezza Europa.

Lo sbarco nel Vecchio Continente, però, arrivò solo in un campionato di nicchia. E mai scelta fu così infausta: nei tre campionati a Mosca, sponda Spartak, segnò solamente 13 reti in più di 50 match, facendo dimenticare il Cavenaghi grande goleador che si era potuto apprezzare in Argentina.

Nel gennaio 2007 trovò comunque un’altra collocazione: Bordeaux.

L’amore col calcio russo non era scoppiato, la soluzione francese apparve al giocatore la migliore per potersi rilanciare.

E le cose coi girondini non andarono nemmeno così male. 46 reti in 106 match ufficiali con la maglia del Bordeaux per lui, tra i protagonisti del campionato, delle due Coppe di Lega e delle due Supercoppe vinte dalla squadra negli ultimi anni.

Cavenaghi che però sembra non essere in pace con sè stesso e che troverà, negli ultimi tempi, due differenti prestiti, sempre senza entusiasmare. Dapprima al Maiorca, poi all’Internacional di Porto Alegre.

Alla fine, rientrato alla base, si accorderà coi dirigenti bordolesi per la rescissione del contratto, ufficializzata giusto ieri.

Una volta svincolato, poi, l’accordo con Passarella ed il suo entourage per fare ritorno alla squadra che lo lanciò ed in cui tanto ben figurò in gioventù.

Cavenaghi torna quindi al River per provare a rilanciarsi. Per cercare di tornare a raggiungere quelle medie realizzative che lo fecero diventare uomo-copertina una decina di anni fa.

Nel contempo, però, il River torna a puntare su di un bomber che tanto bene fece in Argentina per assicurarsi un pronto ritorno in prima divisione.

Sulla carta è un matrimonio importante e interessante, che potrebbe sancire la gioia di entrambi i contraenti.

A questo punto non ci resta che aspettare e valutare. Se Cavenaghi ritroverà medie realizzative importanti ed il River tornerà immediatamente dove gli compete potremmo dire che sì, questo matrimonio s’aveva da fare!

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CRONACA

Nemmeno un minuto e arriva la prima buona azione portata dai Bianconeri: Sorensen verticalizza, Krasic lancia con un tocco di prima intenzione Lichtsteiner che buca la fascia destra per centrare un cross basso su cui chiude però la difesa.
Altri quarantacinque secondi e Marchisio esplode un destro a giro appena oltre il limite trovando la prontissima risposta di Losacco, portiere della Rappresentativa.

Sul calcio d’angolo che ne segue Krasic pennella in mezzo per Quagliarella che svetta e schiaccia, con la palla che s’impenna poi sopra la traversa.
L’attaccante napoletano ha fame di goal e poco più tardi ci prova da fuori, trovando però la risposta del portiere avversario.

Al quinto Krasic parte a destra, semina un paio d’avversari e crossa a mezz’aria, senza però trovare nessun compagno pronto a colpire.
Al decimo ci prova la Rappresentativa direttamente su punizione, con Buffon tranquillo a respingere di pugno.

Due minuti più tardi Krasic mette a ferro e fuoco la difesa avversaria calciando poi di sinistro. Che non è il suo piede, e si vede: palla a lato.
Al quattordicesimo è incredibilmente la Val di Susa a portarsi in vantaggio: calcio d’angolo battuto dalla destra di Buffon con Barocco che batte Sorensen, infilando l’1 a 0 di testa.

Krasic non ci sta e nel giro di un minuto prova due volte a fare male alla difesa avversaria, che però in entrambi i casi riesce a tenere botta.
L’ala serba al diciassettesimo pareggerebbe, tagliando alle spalle di un avversario su bel filtrante di Pazienza. La terna, però, annulla per presunto fuorigioco.

Nemmeno un minuto ed è Matri – su assist di Quagliarella – a segnare. Anche in questo caso la terna interviene per decretare un fuorigioco che, però, non sembrerebbe esserci.
Al diciannovesimo ci prova Pirlo, la cui conclusione da fuori termina di poco alta sopra la traversa.

Al ventunesimo splendida apertura di Marchisio per Krasic che vedendosi chiuso sull’out destro appoggia indietro per Lichtsteiner, il cui cross di prima intenzione mette in crisi la retroguardia avversaria, che si salva comunque in corner.
Dall’angolo arriva però un altro pericolo: Sorensen svetta al limite dell’area piccola ed incorna con potenza, senza però la necessaria potenza.

Al ventitreesimo, comunque, la rete del pareggio: Krasic parte centralmente in velocità e serve Marchisio in area che calcia senza troppa convinzione riuscendo comunque a bucare Losacco.

Un minuto e si raddoppia: Pirlo scodella benissimo in area per il taglio di Marchisio che serve l’accorrente Matri, per cui è un gioco da ragazzi siglare il 2 a 1.

Al ventottesimo la terza rete: splendido pallone di Krasic per Marchisio che si coordina alla perfezione calciando un bel diagonale ottimamente parato da Losacco. Sulla respinta piomba però Quagliarella che non ha alcuna difficoltà a ribadire in rete.

Quagliarella che un paio di minuti dopo ci riprova. la sua conclusione dalla trequarti è però ben respinta dal portiere della Rappresentativa.
Al trentaduesimo Matri entra in area palla al piede e cerca la conclusione a giro sul secondo palo, trovando però, ancora una volta, la parata di Losacco.

Losacco che non può nulla sugli sviluppi del calcio d’angolo quando la palla gira sino ad arrivare a Pirlo che pennella un cross sul secondo palo per Sorensen, comodissimo a girare in rete di testa.

Al trentaquattresimo la difesa della Val di Susa si addormenta e Pirlo fa filtrare per Lichtsteiner la cui conclusione di prima intenzione è però respinta da Losacco.
Neanche sessanta secondi ed è Pazienza a provarci dal limite. Il suo destro, però, non trova la porta.

Al trentottesimo Marchisio riceve un cross di Krasic, lo mette giù e serve Pirlo al limite. Il colpo da biliardo dell’ex regista milanista, però, termina di poco a lato.
Un minuto più tardi Quagliarella cerca il goal d’autore: Pirlo lo lancia in area e lui colpisce di prima intenzione, scavalcando Losacco ma colpendo la base del palo.

In chiusura Matri firma il quinto goal penetrando centralmente per fulminare Losacco d’interno destro.

Nella ripresa Conte stravolge la squadra, confermando il solo Matri.
La prima conclusione a rete la porta Toni che liberato proprio dal tacco dell’ex punta cagliaritana trova la pronta risposta di Losacco.

L’asse Matri-Toni si ripropone al cinquantatreesimo e, questa volta, il Campione del Mondo 2006 firma la sesta rete bianconera dell’incontro.

Quattro minuti più tardi Matri allarga il gioco per De Silvestro che converge da destra per tentare il tiro a giro sul secondo palo, senza trovare però lo specchio della porta.
Subito dopo Melo si mangia invece un goal già fatto: splendido dialogo Matri-Toni-Melo con il brasiliano che si presenta a tu per tu con Losacco, calciando però a lato.

All’ora di gioco Pepe riceve largo a sinistra, punta il diretto avversario entrando in area e viene steso. Sul dischetto si presenta Matri che firma in tutta tranquillità la propria tripletta.

Due minuti più tardi è Elio De Silvestro a trovare gloria: ricevuta palla in area controlla e calcia in torsione sul secondo palo.

Al sessantacinquesimo ci prova Ziegler il cui diagonale mancino accarezza il palo alla sinistra di Losacco.
Subito dopo Pepe finisce giù nuovamente in area. La massima punizione ci starebbe ma l’arbitro non se la sente: niente rigore.

Al sessantasettesimo termina anche la partita di Matri: Antonio Conte decide infatti di reinserire Quagliarella al suo posto.
Due minuti e Toni scaglia una fiondata di sinistro appena dentro l’area esaltando i riflessi di Losacco che si salverà con una splendida parata.

La rete è comunque nell’aria ed arriva al settantesimo: De Silvestro batte un angolo da destra con Toni che svetta e gira il pallone alle spalle del portiere avversario.

Dieci minuti più tardi è Pepe a provarci. La prima conclusione dell’ala sinistra Bianconera, portata da dentro l’area, è però respinta da Losacco.

A otto dal termine è Melo a timbrare il cartellino con un discreto destro dal limite.

All’ottantottesimo Pepe effettua un uno-due con Quagliarella per venire poi atterrato una volta entrato in area. Secondo rigore, sul dischetto questa volta si presenta lui stesso, spiazzando facilmente Losacco.

Pepe che nell’unico minuto di recupero si porterà in area per freddare poi con un tocco d’esterno il portiere avversario per il definitivo 12 a 1.

COMMENTO

Nemmeno il tempo di chiudere la vecchia stagione che è già ora di aprire quella nuova.

E la Juventus targata Antonio Conte lo fa con una sgambata classica contro una rappresentativa locale. In questo caso è la Val di Susa a fronteggiare i bianconeri.

La partita, come prevedibile, non esiste nemmeno.
Troppo forti i Bianconeri rispetto agli avversari, con il risultato che parla da solo.

Buona prima prova per la nuova Juventus di Antonio Conte, che schiera un effettivo 4-2-4. Le ali, infatti, sono chiamate a stare altissime, soprattutto in fase di possesso.

Proprio in quei momenti è possibile vedere praticamente quattro punte in linea. Ma non solo.

Conte chiede ai suoi anche di aggredire alto gli avversari, così che spesso gli esterni di centrocampo finiscono per fare le punte più o meno effettive anche in fase di non possesso.

Giocare contro una Rappresentativa del genere, comunque, non è per nulla indicativo. Bisognerà aspettare prove più probanti per capire se questa squadra può reggere o meno con un modulo iper offensivo come questo.

Venendo ai singoli già buone risposte di alcuni dei giocatori scesi in campo.

Tra questi non si può non citare Matri, autore di una tripletta e di diverse cose interessanti anche in fase di rifinitura e appoggio.

Bene anche Andrea Pirlo, sicuramente aiutato dal ritmo certo non forsennato della partita: si giocasse sempre con questi giri insegnerebbe gioco ovunque. Vedremo cosa combinerà quando le cose si faranno serie.

Benissimo, a centrocampo, anche Marchisio, utilizzato come esterno sinistro nel primo tempo Bianconero.
Anche in questo caso, però, la buona prestazione può essere soprattutto frutto della pochezza degli avversari. Fa tutto bene, comunque, il giovane centrocampista juventino.

Bene, parlando di giovanissimi, pure Elio De Silvestro, che disputa quarantacinque minuti d’alto livello sulla destra. Difficilmente verrà riproposto durante il corso della stagione, ma chissà che in futuro non possa tornare utile quantomeno come rincalzo.

Come detto, comunque, troppa la differenza tra le due squadre. Per iniziare a tirare le prime somme si dovranno aspettare avversari di maggior caratura.

TABELLINO

Rappresentativa Val di Susa vs. Juventus 1 – 12
Marcatori: 14′ Barocco, 23′ Marchisio, 24′, 45′, 60′ (rig.) Matri, 28′ Quagliarella, 32′ Sorensen, 53′, 70′ Toni, 62′ De Silvestro, 82′ Melo, 89′ (rig.), 91′ Pepe

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Nome: Mohammad Mustafa Amini
Data di nascita: 20 aprile 1993
Luogo di nascita: Sydney (Australia)
Nazionalità: australiana, afghana
Altezza: 173 centimetri
Peso: ? chilogrammi
Ruolo: trequartista, centrocampista
Club: Borussia Dortmund
Scadenza contratto: 30 giugno 2015
Valutazione: 500.000 euro

CARRIERA

Non è un ragazzo che passa inosservato, Mustafa.

Capelli afro di colore rosso, talento importante.

E’ un vero e proprio meltin’ pot d’etnie. Un po’ come il nostro Dumitru.

Nato a Sydney diciotto anni fa, Mustafa ha discendenza afgana (da parte di papà) e nicaraguense (da parte di mamma).

Cresciuto nella zona sud di Sydney frequentò la Sherwood Grange Public School e la Westfields Sports High School prima di iscriversi al Lake Ginninderra College, dove giocherà a calcio nella squadra della scuola. Il tutto dopo aver iniziato a tirare i primi calci ad un pallone nei Blacktown City, squadra che abbandonerà proprio con l’iscrizione al College.

Una volta diplomato arriverà quindi la chiamata dei Central Coast Mariners.
La squadra del New South Wales deciderà infatti di puntare su questo pittoresco ragazzino. Venendo ripagata alla grande.

Ad inizio della scorsa stagione, infatti, Peter Turnbull e i suoi faranno firmare a Mustafa un biennale, per proiettarlo subito in prima squadra. Dove farà molto bene.

Il debutto ufficiale arriverà il 20 ottobre 2010, contro i Brisbane Roars. Per la prima rete bisognerà invece attendere il 9 febbraio successivo, quando Mustafa firmerà al 40′ la rete del 2 a 0 allo Skilled Park contro i Gold Coast United, permettendo alla sua squadra di chiudere il primo tempo con un importantissimo e rassicurantissimo doppio vantaggio.

Amini che disputerà 23 presenze in campionato, mettendo assieme una rete e due assist.

Le sue prestazioni abbinate alla giovanissima età attrarranno su di lui gli occhi di alcuni osservatori europei.
Amini è infatti uno dei protagonisti della splendida cavalcata che porta i suoi in finale di campionato, dove arriverà la beffarda vittoria contro i Brisbane Roars (avanti di due reti alla fine del secondo supplementare i Central Coast Mariners si faranno recuperare nell’arco di tre minuti, per perdere poi ai rigori).

E se in Italia le restrizioni sugli extracomunitari spingono i nostri club a guardare sempre in direzione Sud America, ecco che ci sono paesi più aperti, da questo punto di vista.

In primavera, quindi, si vocifera di un interesse del Bayern Monaco e si concretizzano quelli di Celtic e Borussia.

E proprio a Dortmund Mustafa andrà a fare un camp di un paio di settimane. Convincendo i tecnici teutonici a dargli una chance.

Lo scorso 4 luglio, quindi, l’annuncio ufficiale: Amini è uno Schwarzgelben.

Come comunicato dai Central Coast Mariners sul proprio sito ufficiale, però, si tratta di una “win-win” situation in cui tutte le parti in causa possono dire di aver “vinto”.

Da una parte, infatti, il giocatore si è assicurato un futuro in Europa, esattamente come sempre sognato. Dall’altra il Borussia ha bruciato le contendenti su di uno dei migliori talenti Aussie del momento. Infine, ancora, i Mariners potranno godere per ancora una stagione di uno dei migliori talenti transitati dalle loro parti, che potrà così aiutare la squadra nella prossima Champions asiatica.

Dopo aver chiuso l’accordo per il trasferimento della sua proprietà in Germania, infatti, i dirigenti delle due società si sono subito accordati per lasciare il ragazzo ai CCM fino al prossimo aprile, ovvero sia sino al termine della prossima stagione australiana.

Mustafa che, intanto, pare aver scelto quale sarà il suo futuro internazionale. Non che ci fosse molto da discutere, ma ad oggi il ragazzo ha fatto già parte delle nazionali under 17, 20 e 23 australiane.

CARATTERISTICHE

Premetto una cosa importante: conosco molto poco il ragazzo.

Però si tratta di un personaggio troppo particolare, e non potevo non parlarne.

La scheda, quindi, sarà quel che sarà.

Detto questo a seconda di quanto ho potuto vedere guardicchiando qua e là video in giro per la rete (partite intere dei Central Coast Mariners purtroppo non sono riuscito a trovarne) si tratta di un giocatore che predilige giocare a ridosso della trequarti e che ama creare gioco, toccare molti palloni.

Non è un grandissimo finalizzatore, ma a diciotto anni appena compiuti questa è una pecca assolutamente migliorabile nel tempo.

Discreto tocco di palla, tecnicamente dotato, fisico certo non prorompente ma che, altezza a parte, lascia intravvedere cose interessanti. In particolare margini di miglioramento che possono portarlo a non soffrire troppo la rudezza di colleghi più dotati.

Trequartista, sì, ma che può giocare anche più indietro. Tanto mezz’ala tecnica con libertà di appoggiare la manovra, quanto centrale che possa provare a dettare i ritmi.

Per il poco che ho visto, comunque, mi è parso che si trovi più a suo agio, in generale, proprio agendo sulla trequarti.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Questo è mi davvero impossibile dirlo.

Non appena avrò modo di vederlo giocare un po’ proverò a farmi un’opinione in questo senso.

Detto ciò, comunque, non potevo davvero esimermi dal fare una scheda di un australiano di origini afgano-nicaraguense, dai capelli rosso-afro con Gerrard e Kewell come idoli.

Dove possa arrivare non so, ma di certo è un personaggio.

E mi sta già molto simpatico!

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E’ stato stilato il calendario dell’edizione 2011/2012 della Liga (potete trovarlo qui).

Primera Division che partirà subito forte.

I campioni in carica faranno infatti visita al Malaga multimilionario dello sceicco Al Thani, da cui ci si aspetta grandi scintille in questa sessione di calciomercato (già acquistati Van Nistelrooy, Buonanotte, Mathijsen, Joaquin, Monreal e Toulalan).

Gli eterni rivali del Real ospiteranno invece i baschi dell’Athletic Bilbao, per una sfida all’ultimo sangue che si preannuncia da subito molto accesa.

Interessantissimo, per quanto concerne la giornata di apertura, anche il derby di Siviglia, con la città andalusa che tremerà fin dal profondo già alla prima giornata.

La quattordicesima giornata vedrà invece un altro derby, ben più importante. Quello tra il Real di Mourinho e l’Atletico che, per allora, probabilmente avrà perso Aguero.

Due giornate più tardi, invece, il match clou, che probabilmente finirà col decidere l’intero campionato: Real – Barcellona.
Che si scontreranno al Bernabeu, probabilmente, per definire la regina del campionato. E si troveranno poi di fronte al Camp Nou un girone più tardi in uno scontro che potrebbe davvero essere assolutamente decisivo.

Per completezza di informazione va comunque detto che il match di andata non si potrà giocare l’11 dicembre come previsto. In quei giorni, infatti, i Blaugrana saranno impegnati in Giappone, dove contenderanno ad Auckland City, Monterrey, Santos ed altre tre squadre non ancora qualificate (la campionessa della prossima J-League e le campionesse delle Champions d’Asia e d’Africa) il Campionato del Mondo per Club.

Non male, per quello che concerne l’ultima giornata, uno sfiziosissimo Villareal – Atletico Madrid. Che, chissà, potrà anche essere decisivo per la lotta ad un posto in Europa.

Dovrebbero poter vincere entrambe, invece, le due grandi: da una parte il Real ospiterà il Maiorca al Bernabeu, dall’altra il Barcellona farà visita al Benito Villamarin per affrontare il Betis (che apre col derby e chiude contro il Barça… non male!).

Liga che anche quest’anno, a meno di cadute inopinabili, si preannuncia come un affare a due con una squadra, il Barça ovviamente, che parte con gli assoluti favori del pronostico.

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Georginio Wijnaldum dal Feyenoord al PSV.
Dries Mertens dall’Utrecht al PSV.
Kevin Strootman dall’Utrecht al PSV.
Nicky van der Velden dall’AZ al NEC.
Ruud Boymans dal VVV all’AZ.
Danny Koevermans dal PSV ai Toronto FC.
Torsten Frings dal Werder ai Toronto FC.
Okay Yokuşlu dall’Altay al Kayserispor.
Nicolas Gaston Navarro dall’Argentinos Juniors al Kayserispor.
Julian Baumgartlinger dall’Austria Vienna al Mainz 05.
Gil Vermouth dall’Hapoel Tel Aviv al Kaiserslautern.
Karim Matmour dal Borussia Monchengladbach all’Eintracht Francoforte.
Peter Niemayer dal Werder all’Herta.
Samuel Radlinger dall’SV Ried all’Hannover 96.
Henning Hauger dallo Stabaek all’Hannover 96.
Artur Sobiech dal KSP Polonia Varsavia all’Hannover 96.
Nadir Çiftçi dal Portsmouth al Kayserispor.
David De Gea dall’Atletico Madrid al Manchester United.
Kagisho Dikgacoi dal Fulham al Crystal Palace.
Ali Al-Habsi dal Bolton al Wigan.
Bradley Johnson dal Leeds al Norwich.
Darren Pratley dallo Swansea al Bolton.
Craig Gardner dal Birmingham al Sunderland.
Connor Wickham dall’Ipswich al Sunderland.
Gael Clichy dall’Arsenal al Manchester City.
Umut Bulut dal Trabzonspor al Tolosa.
Cedric Varrault dal Panionios al Digione.Maurice Junior Dalé dal Panserraikos al Nantes.
David Rozenhal dall’Amburgo al Lille.
Benoit Pedretti dall’Auxerre al Lille.
Dimitri Payet dal St. Etienne al Lille.
Gregory Paisley dal Nizza al Guingamp.
Eric Chelle dal Lens all’Istres.
Alou Diarra dal Bordeaux all’OM.
Nicolas Nkoulou dal Monaco all’OM.
Sebastien Corchia dal Le Mans al Sochaux.
Thorstein Helstad dal Le Mans al Monaco.
Baptiste Reyner dal Martigues al Dijon.
Mathieu Dreyer dal Sochaux al Frejus-St. Raphael.
Julien Toudic dallo Stade de Reims al Lens.
Adama Touré dal PSG al Lorient.
Julien Quercia dall’Auxerre al Lorient.
Issam Jemaa dal Lens all’Auxerre.
Paul Lasne dal Bordeaux all’Ajaccio.
Landry N’Guemo dal Nancy al Bordeaux.
Alfred N’diaye dal Nancy al Bursaspor.
Jean-François Riviere dall’Ajaccio al Clermont Foot.
Silvio dal Braga all’Atletico Madrid.
Raphael Varane dal Lens al Real Madrid.
Pablo Sarabia dal Real Madrid al Getafe.
Juan Callejon dal Cordoba all’Hercules.
Mikel Orbegozo dalla Real Sociedad all’Athletic Bilbao.
Manuel Fernandes dal Valencia al Beşiktaş.
Matilla dal Villareal al Rennes.
Mustafa Amini dai Central Coast Mariner al Borussia Dortmund.Lukman Haruna dal Monaco allo Zenit.
Domenico Criscito dal Genoa allo Zenit.
Oguchi Onyewu dal Milan allo Sporting.
Romulo dal Cruzeiro alla Fiorentina.
Eran Zahavi dall’Hapoel Tel Haviv al Palermo.
Fabio Borini dal Chelsea al Parma.
Nicola Sansone dal Bayern Monaco al Parma.
Graziano Pellè dall’AZ al Parma.
Manuele Blasi dal Napoli al Parma.
Szolt Tamasi dal Parma all’Ascoli.
Blerim Dzemaili dal Parma al Napoli.
Massimo Paci dal Parma al Novara.
Emiliano Testini dalla Triestina allo Spezia.
Antonio Rosati dal Lecce al Napoli.
Abdoulay Konko dal Genoa alla Lazio.
Mattia Destro dal Genoa al Siena.
Yuto Nagatomo dal Cesena all’Inter.
Stephan Lichtsteiner dalla Lazio alla Juventus.
Kevin Costant dal Chievo al Genoa.
Nico Pulzetti dal Livorno al Bologna.
François Gillet dal Bari al Bologna.
Mikael Antonsson dal Copenhaghen al Bologna.
Danilo dal Palmeiras all’Udinese.
Thierry Doubai dagli Young Boys all’Udinese.
Abdulwahid Sissoko dal Troyes all’Udinese.
Simone Tonelli dal Cesena al Vicenza (comproprietà).
Mattia Mustacchio dalla Sampdoria al Vicenza (comproprietà).Gaetano Carrieri dal Torino al Varese (comproprietà).
Simone Verdi dal Milan al Torino (comproprietà).
Samuel Di Carmine dalla Fiorentina al Cittadella (comproprietà).
Luca Garritano dall’Inter al Cesena (comproprietà).
Luca Caldirola dall’Inter al Cesena (comproprietà).
Perparim Hetemaj dal Brescia al Chievo (comproprietà).
Francesco Acerbi dal Genoa al Chievo (comproprietà).
Michele Marcolini dal Chievo al Padova (parametro zero).
Guilherme Siqueira dall’Udinese al Granada (parametro zero).
Diego Rivas Guetierrez dalla Real Sociedad all’Hercules (parametro zero).
Jesus Vasquez dal Recreativo al Deportivo (parametro zero).
Victor Sanchez Mata dal Barcellona al Neuchatel Xamax (parametro zero).
Nolito dal Barcellona al Benfica (parametro zero).
Edmilson dal Saragozza al Cearà (parametro zero).
Hyun-Jun Suk dall’Ajax al Groningen (parametro zero).
Takahito Soma dall’Energie Cottbus al Vissel Kobe (parametro zero).
Andreas Wolf dal Norimberga al Werder Brema (parametro zero).
Cristoph Hemlein dall’Hoffenheim allo Stoccarda (parametro zero).
Michael Gardawski dal Colonia al VfL Osnabrück (parametro zero).
Cicero dal Wolfsburg al San Paolo (parametro zero).
Ömer Kulga dall’MVV al Kayserispor (parametro zero).
Sefa Yilmaz dall’MSV Duisburg al Kayserispor (parametro zero).
Onder Turaci dal Kayserispor al Mersin İdman Yurdu (parametro zero).
Mehmet Yildiz dal Sivasspor all’Eskişehirspor (parametro zero).
Tita dal Medical Park Antalyaspor all’Ankaragücü MKE (parametro zero).
Fuat Onur dal Mersin İdman Yurdu al Göztepe (parametro zero).
Yasin Avci dal Kardemir Karabük al Göztepe (parametro zero).
Bilal Kisa dal Karşıyaka al Kardemir Karabük (parametro zero).Eren Aydin dal Manisaspor all’İstanbul Büyükşehir B. (parametro zero).
Mehmet Ayaz dall’Orduspor al Kartaspol (parametro zero).
Sinan Osmanoğlu dal Galatasaray all’Orduspor (parametro zero).
Okan Derici dall’Eintracht al Galatasaray (parametro zero).
Kevin Gomis dall’Associação Naval 1 de maio al Nizza (parametro zero).
Vincent Enyeama dall’Hapoel Tel Aviv al Lille (parametro zero).
Adam Rooney dall’Inverness al Birmingham (parametro zero).
Bira Dembelé dal Rennes al Sedan (parametro zero).
Frank Julienne dal Rennes al Le Havre (parametro zero).
Abdoulaye Meite dal WBA al Digione (parametro zero).
Ben Sahar dall’Espanyol all’Auxerre (prestito).
Senah Mango dall’OM al Monaco (prestito).
Keylor Navas dall’Albacete al Levante (prestito).
Jefferson Antonio Montero dal Villareal al Betis (prestito).
Jagos Vukovic dal PSV al Roda.
Erhan Şentürk dal Galatasaray al Karşıyaka (prestito).
Dorge Kouemaha dal Bruges al Kaiserslautern (prestito).
Takashi Usami dal Gamba Osaka al Bayern Monaco (prestito).
Marvin Knoll dall’Herta alla Dinamo Dresda (prestito).
Dimitar Rangelov dal Borussia Dortmund all’Energie Cottbus (prestito).
Stefan Salger dal Colonia all’VfL Osnabrück (prestito).
Felicio Forbes dal Norimberga al Rot-Weiß Oberhausen (prestito).
Macauley Chrisantus dall’Amburgo all’FSV Francoforte (prestito).
Bienvenue Basala-Mazana dal Colonia all’SV Ried (prestito).
Kostantinos Giannoulis dal Colonia all’Atromitos (prestito).
Nassim Ben Khalifa dal Wolfsburg agli Young Boys (prestito).
Michael Gregoritsch dall’Hoffenheim al Kapfenberger (prestito).Jeffrey Bruma dal Chelsea all’Amburgo (prestito).
Ryan Tunnicliffe dal Manchester United al Peterborough (prestito).
Steven Caulker dal Tottenham allo Swansea (prestito).
Steven Mouyokolo dai Wolves al Sochaux (prestito).
Andrea Esposito dal Genoa al Lecce (prestito).
Stefano Pettinari dalla Roma al Crotone (prestito).
Andrea Cocco dal Cagliari all’Albinoleffe (prestito).
Isaac Cofie dal Genoa al Sassuolo (prestito).
Richmond Boakye dal Genoa al Sassulo (prestito).
Andrea Rispoli dal Parma alla Sampdoria (prestito).
Nnamdi Oduamadi dal Milan al Torino (prestito).
Ferdinando Coppola dal Milan al Torino (prestito).
Eugenio Lamanna dal Genoa al Bari (prestito).
Fabiano Santacroce dal Napoli al Parma (prestito).
Michelangelo Albertazzi dal Milan al Getafe (prestito).
Hassan Yebda dal Napoli al Benfica (fine prestito).
Manasseh Ishiaku dal Sint-Truiden al Colonia (fine prestito).
Julian Schieber dal Norimberga allo Stoccarda (fine prestito).
Dieumerci Mbokani dal Wolfsburg al Monaco (fine prestito).

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Per tornare ad essere quelli di Superga di strada da fare ce n’è ancora molta.

A dire il vero, forse, mai più i Granata torneranno ad essere grandi come lo erano all’ora.

Del resto quel Torino fu qualcosa di probabilmente irripetibile.

Tornare ai livelli che competono a questa squadra, ovvero perlmeno in Serie A, è invece cosa possibilissima.

Per farlo la società presieduta da Urbano Cairo ha deciso di puntare su di un allenatore d’esperienza, Giampiero Ventura. Che, a sua volta, sta cercando di individuare gli uomini giusti per il suo progetto.

Riportato alla base Giulio Ebagua, cresciuto proprio in Granata e reduce da un’ottima stagione in quel di Varese, ora le attenzioni del Toro si stanno concentrando sugli esterni.

Il gioco di Ventura, infatti, si impernia spesso su di un 4-4-2 che predilige proprio il gioco sulle fasce.

Abbiamo ancora tutti in mente il Bari di un paio d’anni fa, che poggiando sulla solidità garantita dalla coppia Bonucci-Ranocchia sciorinò le proprie perle di bel gioco un po’ in tutta Italia.

Per provare a ripetere lo stesso copione anche a Torino il tecnico genovese sta quindi pensando di acquistare Stefano Guberti, ala di proprietà della Roma (che ne ha appena riscattato la comproprietà per la misera cifra di 500 euro) che ha trascorso l’ultima stagione e mezza proprio sulla sponda nerazzurra della sua città.

Operazione intrigantissima quella che va profilandosi: Guberti sarebbe un lusso assoluto per la Serie B.
Nonostante sia reduce da una retrocessione l’ala nativa di Sesto San Giovanni è giocatore tecnicamente valido e dalle potenzialità interessanti. Che un posto in A, anche solo in una squadra che lotti per non retrocedere, lo meriterebbe di certo.

Ma del resto quando si vuole puntare ad una promozione senza lasciare nulla al caso è normale affidarsi a giocatori di categoria superiore. Proprio come Guberti, appunto.

Torino che sarebbe quindi un ottimo ambiente in cui rilanciarsi: il posto da titolare, sulla carta, non sarebbe in discussione e la Serie A potrebbe essere ritrovata nel giro di una sola stagione.

Prima di definire nei dettagli il suo trasferimento in Piemonte, però, il giocatore dovrà incontrare i dirigenti Giallorossi per chiarire la propria posizione. Difficile pensare che Luis Enrique possa decidere di trattenerlo nella capitale. Ma come rincalzo, in effetti, potrebbe anche far comodo…

Ecco perché Claudio De Nicola, agente del ragazzo, si è espresso così nei giorni scorsi: “Guberti in questo momento è in vacanza con la moglie ed il bimbo appena nato. Per ora il futuro è la Roma. Il Torino a quanto si legge lo vuole tanto, ma ad ora deve parlare con la Roma e vedere che progetti hanno su di lui”.

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 CRONACA

La prima conclusione a rete arriva dopo soli ottantadue secondi: Robinho riceve e manovra al limite per scaricare poi un destro che è però ben controllato da Vega, bravo a bloccare il pallone.
Dopo centotrentatrè secondi dall’inizio del match è invece Pato a rendersi pericoloso. Il suo taglio alle spalle dell’avversario è interessante, ma la sua posizione, nel momento in cui Neymar fa partire l’assist, irregolare.

Brasile che continua ad attaccare. Grande velocità, palla a terra e continuo tentativo di creare densità di gioco nei pressi del pallone. Bravi comunque, di contro, anche i venezuelani: attenti, caparbi e generosissimi, con un pressing alto ad infastidire gli avversari anche ben oltre la metà campo.
Verdeoro che dopo un primo quarto d’ora a spron battuto, in cui però non riesce a piegare la resistenza della Vinotinto, sembrano rallentare un po’ il ritmo, cercando di temporeggiare per trovare il varco migliore.

Al ventisettesimo occasionissima per i brasiliani: Dani Alves serve Pato in area con la punta milanista che scarica un violentissimo destro sulla traversa della porta difesa da un Vega fulminato dalla conclusione dell’avversario.
Al trentunesimo splendida apertura di Ramires che serve un Pato sempre perfetto nell’effettuare anche gli stop più complicati. Una volta messo giù il pallone il Papero calcia ad incrociare, trovando però la risposta in due tempi dell’estremo difensore venezuelano.

Poco oltre la mezz’ora intervento fondamentale di Oswaldo Vizcarrondo: il difensore del Deportivo Anzoátegui interviene infatti in scivolata su di un tiro di Robinho che dopo aver superato Vega stava per terminare la sua corsa in rete. Un po’ fuori tempo, il centrale venezuelano abbasserà la spalla stoppando così il pallone, impedendo il goal senza nel contempo effettuare un fallo di mano che sembrava quasi poter essere scontato viste le modalità di intervento…

Brasile che inizia la ripresa a scartamento ridotto.
A dispetto del primo tempo là davanti i Verdeoro faticano a dare incisività e soprattutto continuità alla propria azione. Ed il cronometro scorre.

Al venticinquesimo Arango, “El Huracan del Caribe”, lancia Cichero con un bel colpo di tacco. L’ex Lecce si spinge quindi in profondità centrando un pallone per Miku, che è però prontamente chiuso da un difensore avversario.
Venezuela che un paio di minuti più tardi parte bene in contropiede arrivando a liberare Arango al tiro, con il centrocampista del Borussia Monchengladbach che conclude però malissimo a lato.

In chiusura ci prova Andrè Santos, ma il diagonale mancino del terzino sinistro brasiliano si spegne a lato.

COMMENTO

Il Brasile parte forte e si spegne alla distanza.
Il Venezuela è generosissimo e resiste fino alla fine.

Ecco come si può riassumere in due righe una partita dal primo tempo piuttosto vivo e dalla ripresa assolutamente noiosa.

La prima frazione vede un Brasile che si diverte: gran circolazione di palla finalizzata a mandare in porta un Pato piuttosto in forma, vera e propria spina nel fianco di una difesa venezuelana nel complesso comunque molto attenta.

Nella ripresa, invece, i Verdeoro abbassano il baricentro, rallentano i ritmi e contribuiscono a rendere piuttosto noiosa una partita che perde appeal minuto dopo minuto.

Particolarmente deludente, tra le fila brasiliane, è quel Ganso che era in realtà tra i giocatori più attesi.
Nulla di che nemmeno Neymar, che dopo un primo tempo da giocoliere in cui fa intravvedere buona parte del suo potenziale va un po’ spegnendosi, assieme a tutta la sua squadra.

Bene Pato, come detto, e Ramires, utilissimo nel dare equilibrio a tutta la squadra.
Niente male, nel complesso, anche Dani Alves, che spinge molto e certo non fa rimpiangere Maicon.

Nella Vinotinto, invece, grande prestazione di Vizcarrondo, che è già un idolo: capigliatura che spicca, fisicità importante e grezzità d’altri tempi.
Certo non un centrale da Pallone d’Oro, ma comunque un buon difensore capace di tenere in piedi una retroguardia capace di resistere al quadrilatero delle meraviglie Robinho-Ganso-Neymar-Pato.

TABELLINO

Brasile vs. Venezuela 0 – 0
Marcatori:
Brasile (4-2-3-1): Julio Cesar; Dani Alves; Thiago Silva, Lucio, Santos; Ramires (32′ st Elano), Leiva; Robinho (20′ st Fred), Ganso, Neymar; Pato (31′ st Lucas). All. Menezes
Venezuela (4-4-2): Hernandez; Rosales, Peroso, Vizcarrondo, Cichero; Gonzalez (41′ st Di Giorgi), Rincon, Lucena, Arango; Rondon, Miku (34′ st Maldonado). All. Farias
Ammoniti: Thiago Silva, Rondon, Gonzalez.

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L’ultima volta che trovai il tempo di scrivere su questo blog lanciai l’idea di vedere il piccolo Verratti in Giallorosso.

A qualche giorno di distanza torno a parlare di calciomercato, e sempre di un centrocampista.

Perché se Marco Verratti alla Roma è solo un volo di fantasia (ragionata), Lorik Cana alla Lazio sembra davvero essere una trattativa giunta, finalmente, in dirittura d’arrivo.

Del suo possibile sbarco nella capitale si parla da giorni. Tutti saprete, infatti, come il suo nome è stato fatto per essere inserito come contropartita tecnica nell’affare che dovrebbe portare Muslera in Turchia.

Le cose però, negli ultimi giorni, pare si fossero decisamente arenate, col portierino uruguagio deciso a non accettare l’offerta del Galatasaray.

Cosa, questa, che avrebbe messo non poco i bastoni tra le ruote al Presidente Lotito.
La cessione di Muslera in Turchia, infatti, avrebbe fatto da apripista a due operazioni in entrata: quella relativa a Cana, appunto, e quella relativa a Federico Marchetti, portiere del Cagliari ex nazionale Azzurro che proprio di Fernando è l’erede designato in Biancoceleste.

Nelle ultime ore, però, in Turchia si sono detti sicuri: l’ex Montevideo Wanderers si è fatto convincere dall’offerta avanzata dagli Aslanlar.

Di conseguenza Lorik Cana, che qualcuno in rete ha simpaticamente rinominato “Nuovo Rambo”, è ormai ad un passo dall’approdo in Serie A.

Rude, piuttosto falloso, alle volte eccessivo.
Ma anche generoso, infaticabile e molto deciso.

Ecco chi è Lorik Cana, ventottenne mediano albanese nativo di Gjakova che è pronto ad entrare nel cuore dei tifosi laziali.

Perché i suoi soprannomi fanno capire tanto di lui: se “Nuovo Rambo” è molto pittoresco ma poco usato “Il Guerriero”, nomignolo che gli fu affibiato ai tempi dell’OM, fa invece ben capire che tipo di giocatore sia.

Il calcio è uno sport di contatto, del resto. E lui prende alla lettera questo assunto.

Non si risparmia mai quando c’è da correre. Né quando c’è da tentare l’entrata, pur se rischiosa.

E il suo limite maggiore può essere proprio questo: il numero di falli. Perché in un campionato come il nostro certi atteggiamenti sono spesso poco tollerati. I nostri arbitri sono infatti abituati ad interrompere spesso il gioco.

E la sua rudezza potrà creargli dei problemi.

D’altra parte, invece, potrà far valere la sua fisicità e la sua maestria nel gioco aereo.

Cana, che nasce mediano ma sa disimpegnarsi discretamente anche come difensore centrale, ha avuto esperienze in tre diversi campionati europei.

Dopo essersi fatto apprezzare in Francia, Inghilterra e Turchia, quindi, è ora pronto a confrontarsi col nostro calcio.

Chi ne uscirà vincitore?

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