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Archive for 22 aprile 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Nel 1917 Bertie Charles Forbes fondava una rivista di economia e finanza che portava il suo nome.
Oggi questa rivista ha anche una versione online ed è proprio lì che possiamo trovare la classifica dei 20 club più ricchi del mondo.

Questa lista è stata stilata dai giornalisti della rivista americana prendendo in considerazione tutte le voci portatrici di utili: diritti tv, merchandising, sponsor, etc.
Andiamo quindi a vedere cosa è uscito da questa ricerca…

Il club più ricco del mondo, e per il sesto anno consecutivo, è il Manchester United, che guida la classifica con un valore stimato sui 1835 milioni di dollari, ovvero sia quasi due miliardi di dollari.

Un risultato notevolissimo per un club che nonostante abbia una voragine debitoria pazzesca si piazza al vertice della classifica.

Qui c’è comunque da dare una spiegazione: come può il club più ricco del mondo avere un debito pazzesco come quello da quasi 800 milioni di euro che grava appunto sui Red Devils? Semplicissimo: come raccontato benissimo da Gianni Dragoni sul Sole 24 ore Glazer si indebitò per scalare uno United all’epoca quotato in borsa per sfruttare poi una “regoletta molto discutibile” – detta anche spremitura del limone – con cui ha potuto scaricare il suo debito sulla società scalata. Il Manchester United, appunto.

Dal settembre 2005, momento in cui Glazer completò la sua scalata, i debiti gravanti sulla società sono andati via via aumentando a causa dei salatissimi interessi che le banche chiedono ai Red Devils.

Se da una parte questo colosso inglese sembra una vera e propria macchina da soldi dall’altra i debiti si stanno mangiando la società.

Per ora, comunque, resta proprio lo United il club più ricco del mondo: sempre secondo Dragoni, infatti, i ricavi sono aumentati del 10,9% nell’ultimo anno, risultando la squadra con il più alto fatturato d’Europa.

La valutazione del club, invece, è scesa nell’ultimo anno secondo Forbes passando dai 1870 milioni di dollari dello scorso ai 1835 di quest’anno con una perdita del 2%.

Questo calo colpisce comunque anche il Real Madrid, squadra che si piazza al secondo posto nella classifica redatta da Forbes. La Casa Blanca passa infatti dai 1353 milioni di dollari dello scorso anno ai 1323 di quello attuale.

Chiude il podio, forse un po’ a sorpresa, l’Arsenal di Arsene Wenger.
Nemmeno i Gunners, però, si salvano dal calo del 2% che ha colpito le prime due squadre di questa classifica. Anche la società londinese vede infatti il suo valore calare dai 1200 milioni dello scorso anno ai 1181 di quello attuale.

Le cose vanno meglio, invece, per il Barcellona: i Blaugrana si piazzano al quarto posto, giusto ai piedi del podio, con un valore tondo che si attesta sul miliardo di dollari. Niente calo, però, per la società catalana: nell’ultimo anno, infatti, il club di Laporta è cresciuto del 4%, dai 960 milioni dello scorso anno ai 1000 di quello attuale.

Brutto passo indietro, invece, per il Bayern Monaco, che perde una posizione attestandosi al quinto posto. Il valore della società teutonica passa infatti dai 1110 milioni di dollari del 2009 ai 990 del 2010, con una perdita che si attesta su di un significativo 11%.

Ancora peggiore il risultato del Liverpool. I Reds crollano infatti di ben un 19% passando dai 1010 milioni dello scorso anno agli 822 di quest’anno. E’ il secondo anno di fila che la squadra del Mersey vede il proprio valore decrescere: nel 2008, infatti, lo stesso si attestava sui 1050 milioni.

La prima delle italiane si piazza quindi in settima posizione: è il Milan, che con i suoi 800 milioni di dollari si piazza ad un’incollatura dai Reds. Il calo, comunque, è lo stesso: 19%. I Rossoneri lo scorso anno fecero infatti registrare un risultato che si attesto sui 990 milioni di dollari.

Giusto alle spalle della società meneghina si piazza un’altra società italiana, la Juventus. I Bianconeri sono tra i pochi club a crescere, in netta controtendenza rispetto al risultato medio (sceso dai 691 ai 632 milioni di dollari) dei principali club europei, vedendo il proprio valore aumentare del 9%: dai 600 milioni dello scorso anno ai 656 di quest’anno. Un risultato sicuramente importante quello fatto registrare dal club di Corso Galileo Ferraris, un risultato che però non avvicina di molto il club torinese alla testa della classifica: lo United continua infatti ad avere un valore di tre volte superiore rispetto a quello juventino.
Certo è, però, che le cose potrebbero cominciare a migliorare ancor più sensibilmente una volta che lo stadio di proprietà sarà una realtà consolidata e potrà essere sfruttato per aumentare le entrate societarie. Ed in questo la Juventus è indubbiamente una precursice dei tempi, nel Belpaese.

E’ invece in linea con i risultati fatti registrare da Liverpool e Milan il Chelsea di Abrahmovic, che perde anch’esso un pesantissimo 19% passando dagli 800 milioni dello scorso anno ai 64 della stagione attuale.

Chiude quindi la top ten un’altra italiana, l’Inter: i Nerazzurri cresco di ben il 12%, dai 370 milioni della scorsa stagione ai 413 di quest’anno.

Inter e Juventus vanno in controtendenza rispetto alle altre squadre

Completano quindi la classifica lo Schalke 04 undicesimo (-25%, da 510 a 384 milioni), il Tottenham dodicesimo (-16%, da 445 a 372 milioni), l’Olympique Lione tredicesimo (-21%, da 423 a 333 milioni), l’Amburgo quattordicesimo (praticamente invariato, da 330 a 329 milioni), la Roma quindicesima (-19% da 381 a 308 milioni), il Werder Brema sedicesimo (-6%, da 292 a 274 milioni), l’Olympique Marsiglia diciassettesimo (+9%, da 240 a 262 milioni), il Borussia Dortmund diciottesimo (-20%, da 325 a 261 milioni), il Manchester City diciannovesimo (-17%, da 310 a 258 milioni) e il Newcastle United (-30%, da 285 a 198 milioni), oggi in Championship – la Serie B inglese -, ventesimo.

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Ho poche certezze nella mia vita. Una di queste è sicuramente che servano progetti sportivi chiari e ben studiati per poter raccogliere risultati rilevanti. Per poter vincere, nel caso di grandi squadre come lo è la Juventus.

Come ho già avuto modo di scrivere in passato proprio su questo blog personalmente mi pare che dopo Calciopoli le cose in seno al club di Corso Galileo Ferraris sia andate male principalmente proprio per via di una mancanza da questo punto di vista. Per questo motivo ho sempre creduto, e credo ancora, che la prima mossa da fare sia quella di riorganizzare i quadri societari, affidando la gestione della società a persone competenti, ognuno secondo il proprio ruolo.

Perché di errori, è inutile negarlo, ne sono stati fatti davvero parecchi dal giorno in cui il club Bianconero ottenne la promozione in A ad oggi. Errori che hanno ampliato il gap tecnico rispetto all’Inter. Differenza questa che va colmata con operazioni oculate: partire cercando un regista (Xabi Alonso) per poi acquistare un mediano di rottura (Poulsen) mi fa pensare proprio che il progetto alla base sia poco chiaro, se non inesistente.

A questo si è aggiunto, quest’anno, anche un errore di valutazione nella scelta del tecnico: il buon Ciro Ferrara, persona squisita ma quantomeno acerba per quell’incarico, ha infatti bucato clamorosamente facendo cadere la squadra in un vortice in cui la Juventus resta invischiata tutt’ora, senza che nemmeno il cambio di allenatore abbia potuto nulla.

Il tutto si è tradotto in un fallimento quasi totale: uscita prematura dalla Champions League, figuraccia in Europa League, quarto posto quasi impossibile da raggiungere. Davvero pessimo per una delle squadre più blasonate d’Italia.

Oggi però sembra che le cose possano finalmente cambiare: secondo quando riportato da La Stampa, infatti, le possibilità che il prossimo anno la Juventus possa inserire nei propri quadri societari un dirigente esperto come il varesino Giuseppe Marotta sono molte ed in continuo aumento.

Marotta che è da ormai trentadue anni nel mondo del calcio: cominciò infatti la sua vita da dirigente come Direttore del Settore Giovanile del Varese nell’ormai lontano 1978. L’anno successivo, quindi, venne subito promosso a Direttore Generale della società buosina, ruolo questo che ricoprì sino al 1986.
Da lì in poi, quindi, proprio il ruolo di Direttore Generale fu quello che gli venne sempre cucito addosso: Monza, Como, Ravenna, Venezia ed Atalanta sono state le tappe della sua carriera da quando lasciò Varese a quando sbarcò, nel 2002, a Genova. Due anni come D.G. prima per ricoprire il doppio ruolo di Direttore Generale ed Amministratore Delegato poi, sino ad oggi. Sino a quest’estate, almeno.

Potrebbe essere Marotta l'innesto giusto per la dirigenza juventina

Poi?

Poi potrebbe decidere di dare una svolta decisiva alla sua carriera effettuando l’ultimo step che gli manca: sbarcare in una delle società più importanti d’Italia per provare ad imporsi come uno dei migliori dirigenti calcistici del nostro paese.

Riguardo a questa cosa sono diverse le cose da prendere in considerazione. Innanzitutto la capacità di un dirigente, Marotta appunto, che non scopriamo certo oggi essere competentissimo. Sono infatti convinto che se messo in condizione di lavorare potrebbe far bene in qualunque squadra d’Italia. Juventus compresa, quindi.

Proprio qui però si apre una delle parentesi più importanti riguardo alla possibilità di contrattualizzare un nuovo dirigente: metterlo in condizione di lavorare. Perché poi il punto è tutto lì: la competenza da sola non basta se mancano le basi per poter agire. Ecco quindi che risulterebbe inutile, a mio avviso, ingaggiare un dirigente esperto come Marotta se poi non ci fosse una proprietà pronta a supportare il suo operato in tutto e per tutto.

Perché, appunto, sono i progetti sportivi seri, studiati e ben messi in pratica a fare la differenza.

Una volta che si sarà scelto un nuovo Direttore Generale e lo si sarà messo in condizione di lavorare al meglio, quindi, si dovrà pensare al resto: all’allenatore, innanzitutto, ed alla campagna acquisti-cessioni della prossima estate.

Rispetto alla prima questione si fanno sempre più insistenti le voci che danno un possibile arrivo di Rafa Benitez sulla panchina Bianconera. E qui sorgono delle perplessità: il manager spagnolo ha indubbiamente fatto piuttosto bene in Europa da quando è sulle rive del Mersey, per quanto però abbia dimostrato, a mio avviso, qualche limite nella scelta dei giocatori. Un fine tattico, insomma, ma con capacità manageriali non alla stessa altezza della sua preparazione come allenatore.

Sarà Benitez il nuovo allenatore Bianconero?

Bisogna quindi capire se Benitez sbarcherebbe a Torino con la pretesa di fare da solo il mercato o meno. Anche perché intendiamoci: a quel punto l’utilità di Marotta andrebbe a limitarsi notevolmente, dato che rischierebbe di non poter mettere becco in materia di nuovi acquisti.

Per quello che riguarda il mercato, invece, i dirigenti Bianconeri si stanno muovendo già oggi, almeno per quanto riguarda alcune operazioni di contorno. Pare infatti che sia ormai scontato il riscatto di Molinaro da parte dello Stoccarda, così come quasi sicuramente l’Atletico Madrid farà lo stesso con Tiago. Situazione simile anche per Almiron: il Bari dovrebbe infatti esercitare il diritto di riscatto sulla metà del cartellino del centrocampista argentino, affare questo che porterebbe 2,5 milioni di euro nelle casse del club di Corso Galileo Ferraris.

Ancora un po’ fermo, invece, il mercato in entrata, proprio in attesa di capire quali saranno gli sviluppi societari e a livello di guida tecnica.

L’unica trattativa in via di definizione sembra quindi essere quella riguardante Martin Caceres: secondo quanto riporta la versione web del quotidiano sportivo uruguagio Ovacion, infatti, Bettega e Secco si sarebbero incontrati con Txiki Begiristain con cui si sarebbero accordati sul futuro del Pelado. Il giovane difensore Celeste, quindi, pare sia destinato a rimanere alla Juventus in prestito per un altro anno (operazione questa che costerebbe solo 300mila euro al club torinese). Ma non solo: il riscatto per l’acquisto dell’intero cartellino verrebbe quasi dimezzato, passando ad una cifra vicina ai sette milioni di euro, indubbiamente molto più abbordabile rispetto a quello che sarebbe il costo da sostenere attualmente per il suo riscatto.

Il futuro della Juventus, quindi, pare stia cominciando a delinearsi in maniera un po’ più chiara. E anche più serena: dopo qualche stagione in cui le cose sembrava venissero fatte con approssimazione, infatti, potrebbe esserci una svolta importante in tal senso.

Caceres dovrebbe restare a Torino in prestito anche il prossimo anno

E, nel caso, i tifosi bianconeri avrebbero di che gioire.

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