Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 12 aprile 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Sabato 11 aprile 2010, Estadio San Mames, Bilbao. Sono le 17, ore locali, quando Carlos Clos Gomez, arbitro del match che vede l’Athletic opposto all’Almeria, dà il via ad uno scontro che vede la squadra di casa alla ricerca di tre punti importanti per la rincorsa ad un posto in Europa.

Javi Martinez è uno dei prodotti più interessanti della rinomata cantera basca

Le cose si mettono subito benissimo per i padroni di casa: dopo mezz’ora, infatti, i baschi sono già sul due a zero grazie alle reti segnate da Javi Martinez e Gabilondo e controllano un match ampiamente nelle loro mani con una sicurezza che non è scalfita nemmeno dall’errore dal dischetto di Fernando Llorente, che al trentasettesimo minuto fallisce il goal che avrebbe chiuso il match.

Giusto ad inizio della ripresa, quindi, è ancora una volta Javi Martinez, 21enne talentuosissimo centrocampista acquistato quasi quattro anni fa dall’Osasuna, a chiudere i giochi. Per farlo, però, il lungagnone già convocato anche nell’Euskal Selekzioa (la nazionale basca, squadra puramente rappresentativa non essendo affiliata a nessuna confederazione) decide di vestirsi da Messi, andando a realizzare un goal da campione che mette in mostra tutta la sua classe.

E’ il quarantanovesimo quando il ragazzo nativo di Lizarra strappa il pallone dai piedi di Hernan Dario Pellerano e si lancia verso la porta difesa da Diego Alves. Dopo essersi portato in area di rigore, quindi, Javier punta capitan Acasiete, che gli si para davanti nel tentativo di fermarlo, rallentando l’azione del centrocampista basco. Il quale, quindi, si ferma facendo come per convergere più centralmente, attirando su di sè anche il rientrante Hernan Bernardello.

E’ proprio il centrocampista argentino ex Newell’s a provare a rubare palla a Javi Martinez, arrischiandosi in una scivolata piuttosto pericolosa con cui non riesce però a strappare palla all’avversario che, tranquillissimo, la sposta evitando l’intervendo di Bernardello. A quel punto, quindi, vedendo rientrare anche Pellerano Javier decide che è arrivato il momento di andare a concludere ma per farlo sceglie la via più difficile: mantenendo sempre il pallone ben incollato al piede manda fredda infatti un Bernardello che provava nuovamente ad ostacolarlo dopo essersi rialzato, passando proprio nel fazzoletto di terra che separa il centrocampista nativo di Rosario da Acasiete: dopo essere passato giusto in mezzo ai due avversari, quindi, Martinez si presenta a tu per tu con Diego Alves, che fredda calciando di sinistro e facendo passare la palla tra palo e portiere, firmando davvero uno splendido goal.

Intendiamoci, niente a che vedere con certi capolavori firmati dai grandi geni del passato (o del presente). Se questo goal l’avesse segnato Messi, però, avremmo avuto una messe di titoloni sui giornali.
Avendolo segnato un ragazzino basco tutto sommato ancora poco conosciuto all’estero, invece, pochi riflettori si sono accesi sulla sua magia.

I nostri sì, comunque, perché questa prodezza vale davvero la pena di essere vista e rivista!

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

E’ stato, come da pronostico, il Barcellona ad aggiudicarsi il Clasico disputatosi sabato sera in quel del Santiago Bernabeu. Guidati da un Messi meno pimpante del match con l’Arsenal ma letale come suo solito, infatti, i Blaugrana hanno fatto di un sol boccone il Real Madrid, che si è così piegato davanti alla squadra più forte del mondo, venendo quindi staccato di tre punti in classifica.

C’è poco da dire, riguardo alla partita: un Barça con molti assenti di rilievo riesce infatti a domare senza grandissimi problemi un Real Madrid che mette pienamente in mostra come non serva a nulla spendere diverse decine di milioni di euro (si parla di 254 milioni di euro spesi la scorsa estate) quando non si ha un progetto tecnico ben chiaro e definito.

Personalmente reputo infatti, come primo colpevole di questa sconfitta, quel Perez che arrivò riempiendosi la bocca di grandi proclami per poi costruire una squadra che pare più un tentativo di creare nel calcio una formazione assimilabile ai famosi Harlem Globetrotters piuttosto che una squadra di calcio quadrata e compatta, capace di giocarsi la vittoria su di ogni fronte.

Che senso ha, infatti, spendere fior di milioni per acquistare Benzema, Cristiano Ronaldo e Kakà quando la tua squadra dispone già di gente come Raul, Higuain, Van Der Vaart, Van Nistelrooy, Sneijder e Robben, andando poi a svendere proprio questi ultimi?
Risultato? Il primo sta trascinando l’Amburgo in finale di Europa League, gli altri due sono in semifinale di Champions. E la Casa Blanca? Fuori dalla massima competizione europea per club e dalla Coppa del Re e sconfitta, appunto, nello scontro diretto che vale buona parte del campionato.

Allo stesso modo che senso ha spendere tutti quei soldi per ammonticchiare talenti un po’ a casaccio là davanti quando poi ci si presenta in campo con Arbeloa terzino sinistro, Garay-Albiol coppia non certamente ermetica ed il duo Marcelo-Gago a fare le mezz’ali di centrocampo? Possibile che non si poteva investire parte di quel capitale per rinforzare il resto della squadra, anziché pensare quasi solamente all’attacco?

Fatto sta che Pellegrini si trova a schierare una squadra senza né capo né coda, una squadra che non riesce a salvarsi nemmeno grazie al talento dei suoi giocatori più rappresentativi e che cede quindi sotto i colpi di una non proprio invincibile armata Blaugrana.
Perché Guardiola deve far fronte ad alcune defezioni e a stati di forma non propriamente scintillanti, decidendo quindi di schierare un undici che lascerebbe, in sè, spazio a non poche speranze da parte dei tifosi madridisti. Basti pensare che la linea difensiva vedeva in campo Milito e Maxwell, non propriamente due fenomeni assoluti, per avere fiducia nel fatto che si sarebbe potuto bucare Valdes.

Messi festeggia il goal dell'1 a 0: anche il Bernabeu deve prostrarsi ai piedi del migliori giocatore del mondo

Le cose sono invece andate ben diversamente. Certo, non che il Real non abbia avuto qualche possibilità. Ma tutto sommato non c’è mai stata partita, a livello sostanziale, con un Xavi realmente monumentale a prendere per mano una squadra che nonostante mancasse di diversi titolari, come detto, ha continuato a suonare una dolce melodia, come la più affiatata delle orchestre.

Ad inizio partita rimasi personalmente un po’ stupito nel vedere Dani Alves, sulla carta terzino, essere schierato come ala offensiva a completamento di un tridente composto da Messi – punta centrale – e Pedro. Il tutto con Henry in panca.
Questa mossa un poco bizzarra ha comunque pagato, alla fine, anche grazie alla fragilità intrinseca nell’undici merengue.

Il tutto nonostante non sia sceso in campo il miglior Messi di sempre: la Pulce, infatti, gioca sottotono per lunghi tratti del match, dimostrandosi ancora una volta però bomber implacabile quando Xavi lo libera per l’1 a 0 che l’erede di Maradona segna sigillando il quarantesimo goal di questa sua incredibile stagione.
Goal importantissimo, quindi, e qualche buona azione. Peccato solo si faccia poi chiudere, nel secondo tempo, la porta infaccia dal malcapitato Iker Casillas, ultimo baluardo di una difesa che fa acqua un po’ da tutte le parti. Firmare una tripletta al Santiago Bernabeu dopo il poker con l’Arsenal, infatti, avrebbe avuto il sapore dell’impresa.

Messi che nonostante non domini il match, come detto, vince comunque lo scontro diretto con un Cristiano Ronaldo parso un po’ abulico: il fenomeno portoghese, infatti, mette più volte in difficoltà Piquè, specialmente nel primo tempo, non riuscendo però mai a trovare lo spunto giusto per divincolarsi dalla morsa del duo composto dal centrale ex United e da capitan Puyol, risultando quindi fondamentalmente incapace di colpire.

Barcellona che, insomma, non ha bisogno di dare fondo a tutte le energie per vincere lo scontro diretto con gli acerrimi rivali della capitale spagnola. Ora la strada per imporsi nuovamente al termine del campionato è praticamente tutta in discesa…

I giocatori del Barça festeggiano il 2 a 0 firmato da Pedro

Le pagelle

Anche se non sono solito dare i voti ai giocatori mi sbilancio in questa occasione, stilando le mie personali pagelle dello scontro tra Real e Barça-

Real Madrid:

Iker Casillas: 6,5
Il capitano del Real è fondamentalmente esente da colpe dato che sui due goal può fare pochino. Non solo: nella ripresa ha il merito, con le sue parate, di evitare un passivo che sarebbe potuto essere realmente pesante. Come detto in sede di commento resta l’ultimo baluardo di una difesa-colabrodo.

Sergio Ramos: 4,5
Intendiamoci: senza due o tre entratacce davvero cattive e senza senso avrebbe preso almeno mezzo voto in più, ma oltre a disputare un match giocato senza mordente (quasi nullo in fase offensiva, spesso fuori posizione nella sua metà campo) dimostra di essere troppo nervoso, facendo appunto un paio di fallacci assolutamente censurabili e meritando, forse forse, di finire il match anzitempo. Certo giocare in una squadra con la fase difensiva del Real non dev’essere facile, ma certi limiti non sono comunque da sorpassare.

Raul Albiol: 5
Fare il difensore oggi al Real Madrid non è impresa semplice. Certo Albiol dimostra di non essere un fenomeno. Prestazione senza lode e con qualche infamia, come l’essersi perso Messi in occasione del goal del vantaggio.

Manuel Garay: 5,5
Il giovane centrale argentino forse non è un centrale da grande squadra, anche se sarebbe bello vederlo inserito in un collettivo con una fase difensiva all’altezza della situazione. Sabato sera risulta comunque essere il meno peggio del suo reparto, per quanto non possa nulla per evitare l’imbarcata.

Alvaro Arbeloa: 5
Vale un po’ lo stesso discorso fatto per Albiol, con la differenza che qui si è di fronte ad un giocatore che mi chiedo come abbia potuto passare da squadre importanti come Liverpool e Madrid, posto che mi sembra tutto fuorché un giocatore di grande livello. Anche per lui, comunque, nessuna lode e qualche infamia, come l’aver tenuto in gioco Pedro in occasione del raddoppio, per poi farsi anche bruciare sullo scatto dalla giovane ala Blaugrana.

Arbeloa, qui ripreso mentre contrasta Sergi Busquets, affonda con tutta la nave nello 0 a 2 del Bernabeu

Xabi Alonso: 5
Il regista arrivato in estate da Liverpool dimostra come abbia bisogno di ben altra organizzazione per poter giocare ai suoi livello. Xabi è infatti un regista piuttosto statico che dà il meglio di sè in fase di costruzione e che risulta essere efficace anche con la castagna da fuori, ma che non può trovarsi solo o quasi a fare da frangiflutti davanti alla difesa. Nel marasma del centrocampo merengue di sabato, quindi, cola a picco con tutta la nave, non riuscendo a giocare con tranquillità né a dare i tempi alla squadra e fallendo anche sottomisura il goal del possibile pareggio.

Fernando Gago: 5,5
Prova a far fronte come può allo strapotere che mostrano in fase di palleggio gli avversari, ma viene anche lui risucchiato nel buco nero in cui cadono un po’ tutti i suoi compagni di squadra, riuscendo a combinare pochino.

Marcelo: 5
Utilizzato a centrocampo da mister Pellegrini parte benino, andando però a spegnersi quasi da subito fino a convincere il proprio allenatore a sostituirlo dopo una decina di minuti dall’inizio del secondo tempo.

Rafael Van der Vaart: 4,5
Il trequartista Oranje avrebbe bisogno di cambiare aria per provare a ritrovare fiducia in sè stesso. Anche nel match contro il Barça, infatti, pare continuare la sua involuzione: l’ex lancere disputa una partita ampiamente sotto la soglia di accettabilità, andando anche a fallire al 59′ minuto di gioco un’occasione a tu per tu con Valdes che avrebbe potuto riaprire il match.

Gonzalo Higuain: 5
Tacciato di sparire nel corso dei match che scottano Higuain pare dar ragione ai suoi detrattori. Personalmente penso che abbia grandi mezzi e che contro il Barça non sia praticamente mai stato supportato a dovere, e forse è più che altro questa la ragione che l’ha spinto a colare a picco assieme a tutta la barca. Certo però che anche l’occasione fallita in apertura, quando un buco di Piquè gli spiana la strada verso la porta Blaugrana, pesa, e quella può essere imputabile solo ad una sua mancanza di lucidità…

Higuain non disputa una partita da ricordare nel Clasico contro il Barça

Cristiano Ronaldo: 6
E’ l’unico tra i dieci giocatori di movimento ad aver iniziato la partita a salvarsi. CR9, infatti, non riesce praticamente mai a rendersi pericoloso come sa fare, ma tiene comunque più volte in apprensione una retroguardia, quella Blaugrana, che non rappresentava propriamente un limite invalicabile. Chissà se oggi, riguardando alla scorsa estate, rimpianga o meno di aver lasciato Manchester: là, almeno, la squadra aveva un’identità tattica ben precisa e lui si trovava a fare il primo violino di un’orchestra affiatata, non il fenomeno appannato di una banda scalcagnata.

Josè Guti: 6,5
Entrato al 57esimo minuto al posto di Marcelo Guti dimostra di essere molto più in palla dei suoi compagni di reparto e subito dopo essere entrato pensa bene di liberare Van der Vaart davanti a Valdes, continuando poi per il resto del match a provare a mettere ordine in una compagine senza né capo né coda.

Raul Gonzalez Blanco: 6
Entrato al 68esimo minuto al posto di Van der Vaart dimostra come il fiuto del goal sia cosa innata andando ad accorciare le distanze a pochi minuti dal termine. Peccato solo che l’arbitro, giustamente, gli annulli il goal per via di un fallo di mano di Benzema antecedente la sua conclusione. Gli bastano venti minuti, comunque, per spaventare il Barcellona.

Karim Benzema: s.v.
Entrato al 79esimo minuto al posto di Higuain gioca troppo poco per meritarsi un voto. In dieci minuti, comunque, si fa vedere andando a sfiorare un goal di testa. Peccato solo per quel fallo di mano che nega il goal a Raul… Se le cose continueranno così per lui, comunque, non è certo impossibile possa lasciare Madrid a prezzi scontati a fine anno. Un po’ come capitato a Sneijder e Robben prima di lui…

Barcellona:

Victor Valdes: 7
Resta con le mani in mano per buona parte del match, guardando i suoi scherzare gli avversari. Verso il sessantesimo entra in partita, dimostrando di esserci in pieno e venendo bucato una sola volta, ma a gioco praticamente fermo, da Raul. Importantissima, per altro, la parata nell’1 vs. 1 con Van der Vaart: un goal in quel momento avrebbe potuto mostrarci ben altro match.

Victor Valdes si distende e para una conclusione portata da Raul

Carles Puyol: 7
Altra buona gara per uno dei difensori più forti degli ultimi anni. Nonostante soffra un po’ la velocità di Ronaldo ad inizio match riesce comunque a recuperare diversi palloni, tenendo in piedi la baracca. Ancor meglio fa quando viene spostato sulla sinistra, andando anche a scherzare Sergio Ramos con un tunnel che fa un certo effetto. E’ spagnolo di passaporto ma a guardarlo sembrerebbe più scozzese: braveheart!

Gerard Piqué: 6
Nel primo tempo soffre moltissimo, soprattutto nella prima parte dello stesso, soprattutto per via della velocità di Ronaldo, che riesce a contenere solo grazie ai raddoppi del suo capitano. In più, proprio nei primi quarantacinque minuti, buca anche un pallone sanguinoso spianando la via del goal a Higuain, che per sua fortuna manca il bersaglio. Nel secondo tempo, poi, fa un pochino meglio anche se in linea di massima la coppia formata da lui e Milito non sembra dare garanzie di tenuta.

Gabi Milito: 5,5
Più volte in difficoltà tanto nel primo quanto nel secondo tempo il fratello del Principe Nerazzurro dimostra di non essere più quel difensore affidabile che era stato fino a qualche stagione fa. I tanti infortuni avuti in carriera, probabilmente, ne hanno minato troppo il fisico, portandolo ad un appassimento precoce. Certo è che oggi non dà più garanzie di poter reggere a certi livelli.

Maxwell Scherrer: 6
Non è mai stato un campione di tenacia, e questo lo ha sempre limitato moltissimo. Le sue qualità tecniche, infatti, non si discutono e grazie anche alla pochezza di grandi interpreti del ruolo sarebbe potuto essere uno dei migliori terzini al mondo se solo avesse dato dimostrazione di saper lottare su ogni pallone. Vista la sua dimensione, comunque, risulta essere una più che degna riserva al Barça, ed anche nel corso del clasico si ben comporta, terminando un match giocato senza infamia né lode.

Maxwell contrasta Sergio Ramos

Sergi Busquets: 6,5
Ennesimo canterano che si è inserito a meraviglia nel contesto della prima squadra. Intendiamoci, è tutto fuorché un fenomeno. In una squadra che si muove all’unisono come il Barcellona e con tutti i campioni come quelli che giocano tra le fila dei Blaugrana, però, anche lui riesce sempre a fare la sua bella figura, come nel corso del match di sabato, giocato con applicazione e senza grosse sbavature.

Seydou Keita: 6
E’ indubbiamente il meno brillante del centrocampo catalano ma gioca comunque una partita che gli vale la sufficienza stiracchiata, tenendo bene la posizione senza strafare.

Xavi Hernandez: 8
Gli aggettivi per descrivere un giocatore del genere sono ormai finiti. E’ lui a vincere il clasico del Bernabeu: gioca miriadi di palloni gestendo al meglio il possesso e non perdendo praticamente mai la sfera. In più delizia anche la platea con due assist al bacio, che valgono i goal di Messi e Pedro. Raramente un centrocampista sa essere decisivo come lui pur senza trovare il goal con continuità.

Dani Alves: 6,5
Il terzino destro carioca inizia come ala avanzata per poi retrocedere in difesa nel secondo tempo. Fuori posizione all’inizio non incide quanto fa quando parte da dietro, pur disputando comunque un match ordinato. Sicuramente molto meglio nella ripresa, quando arretrato nel suo ruolo dimostra anche di controllare un ormai spento Ronaldo senza difficoltà.

Pedro Rodriguez: 7
L’ei fu Pedrito è ormai una solida realtà del calcio spagnolo. Giocatore generoso e privo dei colpi di genio di Messi risulta comunque spesso letale, come nell’unica occasione avuta per colpire Casillas. Ennesima dimostrazione di come in un collettivo affiatato come quello costruito da Guardiola non si debba per forza essere dei fenomeni assoluti per giocare ad altissimi livelli.

Pedro sfugge ad Arbeloa e segna la rete che chiude il match del Bernabeu

Lionel Messi: 7
Come detto in sede di commento la Pulce non è devastante come in altre occasioni, però ogni qual volta parte palla al piede mette in non poca apprensione la retroguardia merengue. Il suo goal poi, arrivato puntuale come il panettone a Natale, lascia il segno su di una partita che era giusto fosse decisa da lui. Pur senza strafare, quindi, l’erede designato di Maradona umilia Cristiano Ronaldo nel suo stadio.

Andres Iniesta e Rafa Marquez: s.v.
I due, subentrati a Maxwell e Milito nel corso della ripresa, non incidono su di un match già chiuso.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: