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Archive for 3 aprile 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Lo scorso lunedì 29 marzo ho avuto la possibilità di partecipare ad un evento organizzato da Adidas che vedeva la partecipazione di due grandi campioni dell’armata Nerazzurra, unica superstite italiana in Champions League: Diego Alberto Milito ed Esteban Cambiasso.

Il tavolino posto al centro del palco su cui erano poggiati Predator, adiPURE e Finale Madrid

L’occasione era sicuramente importante, quasi storica oserei dire: per la prima volta in Italia, penso, era stato infatti organizzato un evento riservato esclusivamente al mondo dei blogger e dei blog con la partecipazione di due giocatori del peso del Principe e del Cuchu.

E io, personalmente, sono davvero onorato di avervi partecipato.

Qui va infatti fatta una doverosa digressione iniziale con la quale lasciare i binari della “professionalità” per instradarsi su quelli della “vita privata”.

Nel creare questo blog non ho mai avuto in testa obiettivi particolari, se non la possibilità di sfogare tutta la mia passione per il calcio, in primis, e la scrittura, in seconda battuta. Certo, il giorno in cui creai un account qui su WordPress, non avevo in mente di creare un blog che potesse diventare un punto di riferimento per qualcuno, che potesse ricevere migliaia di visite ogni mese e che raccogliesse tanti complimenti quanti ne ho ricevuti sino ad oggi. Né tantomeno era preventivabile che potessi ricevere richieste di collaborazione con altri siti e blog (e non solo… ma di questa sorpresa parlerò più avanti).
Questo, infatti, non è altro che un blog personale, nonostante qualcuno nel tempo abbia pensato, vedendone l’aggiornamento più o meno costante, che ci fosse dietro una mini-redazione.

Eppure, nonostante questo, pare proprio che mi sia creato uno “status” nel mondo dei blog calcistici italiani. E la cosa non può che farmi enormemente piacere.

Questa cosa è testimoniata, penso, anche proprio dal fatto che sono stato contattato – ed in realtà non è stata nemmeno la prima volta, questa – per partecipare a questo tipo di evento.

Un ragazzino con il suo piccolo blog a cospetto di due Campioni di quel calibro. Quasi da occhietti lucidi…

Ma torniamo al nostro incontro…
Adidas aveva previsto che il tutto sarebbe avvenuto all’interno del proprio Brand Center di Monza, dove mi sono recato quel lunedì mattina. Qui, dopo un breve giro all’interno dell’outlet adiacente (per essere sicuro di non tardare sono infatti arrivato con un’oretta scarsa d’anticipo rispetto all’oraro di “ritrovo” indicatomi), ho potuto pranzare assieme agli altri blogger, servendomi ad un buffet gentilmente offertoci da Adidas.

Finale Madrid, il pallone che sarà utilizzato nella finalissima di Champions League del Bernabeu

Con una mezz’oretta buona di ritardo rispetto alla tabella di marcia, quindi, verso le due e mezza è iniziato l’incontro vero e proprio: davanti a noi, seduti uno a fianco all’altro, Milito e Cambiasso, più rilassati e sorridenti che mai.

L’occasione, fondamentalmente, verteva sulla presentazione al pubblico presente delle scarpe utilizzate dai due giocatori, in primis, e del Finale Madrid, il pallone che sarà usato nella prossima finale di Champions e di cui parlai già piuttosto ampiamente a suo tempo.

E proprio da qui è giusto partire. Perché, parliamoci chiaro: sono convinto del fatto che tra tutti i blogger presenti quel giorno, me compreso, non ce ne fosse uno che fosse più interessato a sentir parlare di scarpe che di calcio giocato, a sentir parlare di tecnologia Adidas piuttosto che dell’imminente sfida di Champions (poi vinta proprio grazie ad un goal di Milito) contro il CSKA.

Però, al tempo stesso, è stato proprio grazie al fatto che Adidas sentisse il bisogno di parlare delle proprie scarpe a noi blogger che tutto questo è stato possibile. Ed inoltre, cosa assolutamente non secondaria per quanto mi riguarda, al giorno d’oggi la tecnologia applicata al calcio si fa sempre più importante. Certo, in altri sport (come nel nuoto, dove un certo tipo di materiale può anche decidere il risultato di una gara) probabilmente la stessa incide di più, ma anche nel calcio le caratteristiche di pallone e scarpe, su tutto, non sono assolutamente trascurabili.

Seguiamo quindi l’ordine rigorosamente cronologico seguito il giorno della presentazione stessa e iniziamo parlando delle Predator, le scarpe indossate ormai da anni da Esteban Cambiasso, andando proprio a sentire, in primo luogo, cosa ha da dire lui su queste scarpe e sul perché sono tredici anni che le usa: “Mi ci sono sempre trovato bene. Fino al 1997, quando giocai il Mondiale under 20, usavo le Copa Mundial; poi l’anno successivo, diventato professionista in Argentina, ho usato sempre Predator, vivendone in prima persona l’evoluzione negli anni”.
Evoluzione che lo stesso Cuchu ci racconta così: “Tante cose sono migliorate. Il cuoio è sempre quello, è buono… ma sicuramente rispetto alle prime che ho indossato sono migliorate in quasi tutti gli aspetti”.

Le tre teconologie Predator: Optifit, Predator e Powerspine

A quel punto è quindi Stéphane Lemarchand, responsabile del prodotto calcio Adidas, a salire in cattedra ed a spiegare come il loro lavoro sia quello di “fare le scarpe per il calciatore, quindi ovviamente seguiamo tutti i consigli di Esteban. Esteban dice: <<ho bisogno di questi tacchetti cilindrici, ho bisogno di avere il mio 19 sulla scarpa>> e tutti i dettagli che vuole li andiamo a curare sulla sua scarpa. Questo è il nostro mestiere, quindi dobbiamo fare il nostro lavoro per migliorare quello di Esteban”.

Cambiasso che incalza quindi Lemarchand dando il suo punto di vista sulla faccenda: “Il 19 più che un bisogno è un gusto, un piacere che Adidas ci fa. Il fatto dei tacchetti sicuramente è più un bisogno in relazione alle difficoltà che i campi possono presentare. Se uno si trova comodo con le scarpe che ha la performance sicuramente cresce. Ed è proprio questa la motivazione per cui sono dieci anni che ho la stessa scarpa: perché mi ci sono trovato sempre bene”.

Dopo un simpatico scambio di battute tra i due, quindi, il responsabile del prodotto calcio Adidas ci illustra le caratteristiche di Predator: “Predator è il nome della scarpa, ma è anche una tecnologia che vi è dietro alla stessa: abbiamo messo del silicone sulla parte esterna della scarpa per poter dare più effetto al pallone. La tecnologia Optifit riguarda invece il fatto che abbiamo tolto del materiale dalla scarpa per far sì che la scarpa sia più vicina al piede, così il piede è più vicino al pallone. Infine la tecnologia Powerspine, che troviamo sulla suola della scarpa, permette di dare più potenza al calciatore”.

Una volta esaurito il discorso riguardante le Predator di Cambiasso è quindi la volta delle adiPURE di Milito. Ad introdurre il discorso è ancora una volta il solito Stéphane Lemarchand, che ci dice: “Sulla tecnologia di questa scarpa non c’è molto da dire. Perché questa non è una scarpa per chi è alla ricerca di tecnologie particolari quanto per chi vuole essere elegante”.

A quel punto è il Principe ad intervenire: “Devo dire che questa è una scarpa straordinaria, una delle scarpe tra le più belle che ho usato; e, soprattutto, è una scarpa comodissima. In precedenza usavo le F50 (la terza “famiglia” di Adidas, ndr); rispetto a quelle ho ovviamente trovato delle differenze. Avendo giocato per tanti anni con le Copa Mundial, che credo fossero scarpe straordinarie, era però naturale passassi alle adiPURE, che sono le scarpe che più vi somigliano. Ecco perché sono due anni che gioco con questa scarpa: mi ci trovo benissimo”.

Le caratteristiche di adiPURE, scarpe made in Adidas indossate, tra gli altri, da Diego Milito

E’ quindi Lemarchand stesso ad effettuare una domanda sicuramente molto interessante: quanto tempo ci si impiega una volta ricevuto un paio di scarpe ad indossarlo per una partita? Milito risponde senza tentennamenti: “Il giorno prima della gara le provo in allenamento, poi le metto subito per giocare la partita. E’ una scarpa che si adatta subito al piede, con una pelle morbidissima”.

Ma all’Inter la punta argentina non è l’unica ad usare le adiPURE. Anche il macedone Pandev, che fino a poco tempo fa utilizzava le F50, è infatti recentemente passato alle adiPURE. Il tutto grazie all’intercessione del Principe: “Ha visto quando la scarpa mi è arrivata e mi ha chiesto informazioni. Le ha provate e ci si è sentito molto comodo, così ha deciso di utilizzarle anche lui”.
Perché checché ne dica Marchand riguardo al fatto che queste non sono scarpe particolarmente tecnologiche c’è da dire che c’è stato un importante lavoro di ricerca e sviluppo anche dietro a questo modello. Ed è lo stesso Stéphane a ricordarcelo: “C’è tecnologia sui tacchetti, la pelle è molto morbida essendo di canguro ed abbiamo fatto anche un’allacciatura asimmetrica per i lacci. Abbiamo fatto delle piccole cose ma soprattutto la cosa importante per noi è di fare una scarpa molto elegante”.

Terminato quindi il discorso riguardante le scarpe e dopo un breve excursus sul pallone arriva il momento più atteso: le domande dei bloggers ai due campioni Nerazzurri.
E prima di entrare nello specifico c’è una cosa che ci tengo a sottolineare, avendomi fatto molto piacere: il clima assolutamente rilassato che si respirava in quella sala, dove noi del “pubblico” pendevamo dalle labbra di Diego ed Esteban e nel rispettare la loro posizione abbiamo comunque posto domande spesso molto intelligenti ed interessanti ai due calciatori, che spesso classicamente come tali hanno risposto.

Riporto quindi un po’ di risposte alla rinfusa, quelle che ritengo essere le più interessanti o significative dell’intervista finale…

Una veduta di parte delle tribune su cui sedevano i molti blogger invitati all'evento

Inizio quindi con Cambiasso che parla di quanto la scelta della scarpa possa condizionare la prestazione di un giocatore: “Credo che quantificarlo sia assolutamente impossibile. Ma sicuramente giocare con una scarpa comoda è positivo”. A Milito, sempre in relazione a questo discorso, è chiesto invece quanto la scarpa possa aiutare nel tiro influendo su traiettoria e potenza: “E’ importante soprattutto trovarsi bene con la scarpa, trovarsi comodi. Ti da modo di giocare senza pensarci”.

Esteban è poi chiamato a rispondere ad una curiosità che penso un po’ tutti ci siamo posti in questi anni: un professionista a certi livelli e con il materiale tecnico personalizzato fornitogli direttamente dalle grandi case produttrici utilizza una scarpa nuova ad ogni partita? “Io sono stato tentato di farlo – dice Cambiasso – perché la prima volta che ho usato l’ultimo modello di Predator è stato nell’andata con il Chelsea e da lì sono stato tentato di chiederne una a settimana, però mi sembrava un po’ troppo. Non si può comunque vivere di scaramanzia, che comunque c’è, e quindi non si può pensare nemmeno di tenere sempre lo stesso paio di scarpe che ti hanno portato ad una vittoria particolare. Pensa alla Formula 1: Fangio avrebbe dovuto fare cinque o sei anni con la stessa macchina e probabilmente sarebbe finito diciannovesimo. Non so comunque quanto possa essere la media di partite di vita di ogni scarpa, dipende anche dai campi… sarà una ventina di partite”.

Cambiasso che parla poi anche delle forze da ripartire nelle varie competizioni in cui è ancora in gioco l’Inter: “Le forze sono massimali, non possiamo fare calcoli. Non c’è un obiettivo più importante rispetto ad un altro, l’obiettivo è sempre la partita che di volta in volta ci si trova a giocare”.

Il “giornalista ufficiale” della pagina Adidas di Facebook chiede invece a Milito quanto fosse fondata la notizia che lo voleva diretto a Napoli prima di tornare a Genova: “Prima di andare a Genova l’anno scorso c’era un interessamento del Napoli che alla fine non andò però in porto così che quando lasciai Saragozza tornai a Genova, felicissimo di farlo. C’è stato un interessamento, comunque”.
Per quanto riguarda il passato di Cambiasso si parla invece di un’eventuale rivincita nei confronti del Real Madrid: “Sono periodi che ognuno vive nella propria carriera. Quel periodo fu tra l’altro molto importante per me perché ci fu un anno nel quale giocai tanto ed in cui ottenemmo vittorie importanti sia a livello nazionale che internazionale. Poi ogni società effettua le proprie scelte, così come io prendo le mie. Quindi più che parlare male di un posto cui sono stato legato per anni voglio parlare bene di chi è riuscito a prendermi scommettendo su di me”.

Vista del palco dall'alto con Milito che parla delle sue adiPURE

Tornando all’attualità viene quindi chiesto a Milito quale possa essere la motivazione che lo ha portato ad ambientarsi subito, segnando a raffica, e che ha invece portato l’altro grande acquisto dell’attacco Nerazzurro, Samuel Eto’o, a stentare, trovando però due doppiette proprio in concomitanza con la sua assenza: “Lui ha fatto goal anche importanti, abbiamo giocato insieme anche a Londra col Chelsea. Credo comunque ci voglia anche un ambientamento al calcio italiano, cosa che io avevo già fatto nei miei trascorsi genoani. Lui viene invece da un calcio diverso ed ha bisogno di adattarsi al calcio italiano ed alla vita qui. Al di là di questo resta comunque un grandissimo campione e secondo me sta facendo dei grandissimi sacrifici anche per la squadra”.

Altra domanda interessante legata all’attualità riguarda gli avversari più ostici che i due hanno incontrato nel corso di questo campionato: “Chi mi ha visto in qualche intervista, chi mi conosce, sa che io non credo al calcio come singoli giocatori. Quindi parlare di un giocatore è un’ingiustizia assoluta per me. Ci sono sicuramente giocatori che possono essere determinanti in certi momenti ma se questi non sono sostenuti da una squadra i giocatori da soli non fanno niente. Quindi io trovo un’ingiustizia parlare di qualunque trequartista di qualunque squadra perché se non hai un sostegno puoi fare poco”, dice un Cambiasso sempre molto attento ad ogni singola parola. “Ribadisco un po’ quello che dice il Cuchu” rincalza Milito, che però si sbilancia un po’: “Però ci sono ovviamente difensori molto bravi come Chiellini, Burdisso e Juan, senza ovviamente parlare dei nostri che secondo me sono i migliori”.

Ci concediamo poi un passaggio anche su Maradona e sul loro rapporto col Pibe: “Io sono stato convocato per l’ultimo match della Seleccion – dice Milito – e non abbiamo parlato faccia a faccia, ma solo in gruppo. Abbiamo comunque un buon rapporto, normale. Per andare in nazionale ed al Mondiale ti devi guadagnare la chiamata sul campo quindi cerco di fare le cose bene ogni domenica per avere un posto in nazionale”.
“La nazionale argentina, per fortuna da una parte e purtroppo dall’altra, ha la possibilità di scegliere tra tantissimi giocatori bravi, quindi è difficile essere sicuri di essere convocati. C’è solo una ricetta per arrivare che è quella di fare bene nel club sperando di convincere il C.T., augurandoci di potere andar lì e fare bene”, risponde invece il Cuchu.

Milito e Cambiasso assolutamente rilassatissimi nell'incontro coi blogger

Trattandosi di calciatori argentini, quindi molto più attenti di tanti di noi a ciò che succede nel loro paese, viene chiesto loro un parere sui giovani arruolabili nell’Albiceleste che giocano a tutt’oggi a Buenos Aires e dintorni, ovviamente chiedendo a Diego di indicare qualche attaccante e ad Esteban di parlare di centrocampisti. Milito ha un nome in particolare: “Fare nomi è sicuramente difficile ma c’è un ragazzo, Gaitan del Boca, che è sicuramente bravissimo”. Si astiene dall’indicare un singolo giocatore, invece, Cambiasso, che spiega: “Io credo che un centrocampista trova la maturità solo dopo una certa età. Parlare di un giovane e dire che sia particolarmente forte è un po’ azzardato. Ci sono tanti giocatori, come ce ne sono stati in tutta la storia del nostro calcio. Però provare a dire un nome… credo si debba aspettare almeno che si passino i 23/24 anni per parlare di centrocampisti”. Opinione, questa, che non mi sento di condividere appieno posto che ci sono centrocampisti con qualità fuori dal normale e che balzano subito all’occhio già anche prima dei vent’anni… però, d’altra parte, capisco anche la volontà di Cambiasso di rimanere piuttosto neutrale sulla questione, per evitare di scontentare qualcuno.

E il loro rapporto con internet? “Non sono molto affezionato alla rete”, dice Diego. “Ho il sito ufficiale aggiornato da delle persone che lo curano e lo aggiornano in maniera seria e continuativa”, ribatte Esteban.

Concludo quindi con la risposta più bella di tutto questo incontro, secondo me. A darla è Cambiasso, interpellato riguardo a quale squadra, tra Milan e Roma, gli faccia più paura: “Inter”, è la sua risposta senza alcun tentennamento. Personalmente sottoscrivo in pieno: con il potenziale che hanno i Nerazzurri sono proprio solo loro a poter perdere un campionato che teoricamente non può proprio sfuggirgli di mano.

Una volta finito lo scambio di domande-risposte, poi, Milito ci lascia per un’intervista “vera”, mentre Cambiasso si ferma con noi per qualche foto e per autografarci il Finale Madrid – replica – che Adidas ha gentilmente regalato ad ogni partecipante all’incontro.

Esperienza comunque davvero molto carina e positiva, questa, che spero di poter rifare a breve.

Nel corso dell’incontro ho fatto diverse foto, alcune delle quali sono state caricate sulla fan page di questo blog su Facebook. Chi fosse interessato può vederle qui.

Cambiasso autografa i palloni al termine dell'incontro

Per quanto riguarda il video dell’incontro, invece, ho a tutt’ora un problema tecnico con la memory card e non sono ancora riuscito a scaricarlo sul computer. Spero di poterlo inserire al più presto.

Chiudo quindi questo intervento ringraziando tutte le persone che hanno reso possibile questa magnifica giornata: da chi l’ha organizzata – Adidas – a chi mi ci ha invitato – Alessandro di Digital-PR, che sono onorato e contento di aver finalmente conosciuto di persona – fino ai giocatori presenti ed a chi mi ci ha accompagnato (la mia ragazza).

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La sconfitta del Palermo è molto significativa in ottica Champions League: la Juventus non può che sfruttare il passo falso dei Rosanero per poter puntare al quarto posto.

Gokhan Inler nel corso del match del Friuli tra Udinese e Juventus

Tanti gli assenti della partita: tra gli ospiti out Buffon (distrazione di I-II grado del muscolo lungo adduttore della coscia destra), Chimenti (frattura al V metacarpo della mano destra), Chiellini (affaticamento muscolare al bicipite femorale sinistro), Caceres (addominoalgia da sforzo), Diego (affaticamento muscolare all’adduttore lungo della coscia destra) e Poulsen (trauma contusivo al perone sinistro) con Melo che stringe i denti e supera il problema muscolare che ne aveva messo in dubbio la presenza.

Meno problemi per i padroni di casa che devono rinunciare solo a Coda (distorsione del ginocchio destro con lesione importante al legamento collaterale mediale) e Basta (borsite alla gamba destra).

CRONACA
E’ la solita Juventus quella che scende in campo al Friuli, una Juve che siamo ormai abituatissimi a vedere da inizio stagione. Squadra arruffona, con poche idee e con una fragilità implicita che raramente si è visto in una presunta grande.

Bastano nove soli minuti ai padroni di casa, infatti, per passare in vantaggio, ed il goal è anche di buona fattura. O meglio, l’azione che porta al goal: perché la rete in sé è firmata con un tap-in facile quanto banale, ma ciò che lo precede è sicuramente ben più meritevole. A propiziare la rete del vantaggio friulano è infatti il taglio che Di Natale effettua nell’area Bianconera andando a stoppare bene il pallone per poi scaraventarlo con forza in direzione della porta di Manninger che, freddato, può solo guardarlo schiantarsi fragorosamente contro il palo. Da lì, poi, il tap-in di Sanchez, che firma la rete dell’immediato vantaggio.

La reazione della Juve si fa attendere tanto che per vedere una prima vera occasione da goal dobbiamo aspettare sino al ventiseiesimo minuto quando è il solito Del Piero a mettere in mostra le proprie capacità balistiche su calcio di punizione andando ad esaltare però le qualità di Handanovic con un tiro troppo molle ed a mezz’aria per poterlo impensierire.

Poco dopo la mezz’ora è quindi l’Udinese a tornare a farsi vedere con una bella azione orchestrata da Di Natale ed Isla e bloccata dal guardalinee, che segnala un fuorigioco e rende vano il tentativo friulano di assaltare nuovamente la porta difesa da Manninger.

Alexis Sanchez sigla la rete dell'1 a 0

Nella ripresa le partita non si fa particolarmente più interessante tanto che per vedere la prima occasione che possa creare un qualche tipo di sussulto dobbiamo attendere un quarto d’ora: al sessantesimo, infatti, è Simone Pepe a rendersi pericoloso, pur senza riuscire a trovare la porta.
Giusto il tempo che la lancetta dei minuti compia un giro completo del quadrante ed è lo stesso Pepe a creare un’occasione pericolosa: il suo tiro cross libera infatti un compagno giusto a tu per tu con Manninger, con l’arbitro che però ferma tutto per un presunto fuorigioco.

E’ comunque il preludio del goal, che sarà siglato proprio da Pepe: Di Natale lancia in profondità Sanchez che dopo essere sfuggito a Cannavaro si presenta a tu per tu con Manninger, che però lo strega e gli respinge il tiro sotto misura. Sulla respinta arriva però proprio l’ala nel giro della nazionale Azzurra che non ci penserà due volte né si farà pregare, andando a siglare il 2 a 0.

Dopo una pausa di qualche minuto per sistemare la rete della porta juventina il gioco riprende con un calcio d’angolo a favore della Juve che porta Felipe Melo alla conclusione: il tiro del sinora deludentissimo centrocampista carioca è ribattuto dalla difesa friulana, determinatissima a portare in porto questa meritata vittoria.

Ad un quarto d’ora dal termine arriva quando il 3 a 0 che sigilla la grande serata del tridente friulano, con tutti e tre i suoi interpreti in goal: Isla dialoga con Sanchez per un uno-due tutto cileno che porta il centrocampista nativo di Santiago ad offrire un pallone basso in posizione centrale a Di Natale il quale dopo aver ricevuto il pallone fredda Manninger senza pensarci due volte.

A cinque dalla fine è quindi Lukovic a cercare la rete: il terzino serbo si porta infatti in area juventina e dopo essere stato servito da Sanchez calcia potente ma non angolato, facilitando l’intervento di Manninger che mette in angolo.

COMMENTO
Settima sconfitta in trasferta, dodicesima in totale.

Probabilmente può bastare questo per definire l’attuale stagione juventina.

Ma del resto, si sa, i problemi di questa squadra partono da lontano e dall’alto.

Ottima vittoria, invece, per l’Udinese, che pur senza dominare gioca indubbiamente meglio degli avversari e merita senza ombra di dubbio questi importantissimi tre punti grazie ai quali i friulani salgono a quota 35, quattro punti in più rispetto alla zona retrocessione ed a cinque punti dalla virtuale zona salvezza, che gli allenatori delle squadre nella zona rossa hanno posto a 40 punti.

Simone Pepe realizza il 2 a 0

TABELLINO
Udinese vs. Juventus
Marcatori: 9′ Sanchez, 64’ Pepe, 76′ Di Natale
UDINESE: Handanovic; Ferronetti(80′ Badu), Zapata, Lukovic, Pasquale; Isla, Inler(48′ Sammarco), Asamoah, Pepe; Di Natale(82′ Floro Flores), Sanchez. All. Marino. A disp: Belardi, Cuadrado, Siqueira, Corradi.
JUVENTUS: Manninger; Zebina, Legrottaglie, F.Cannavaro, De Ceglie; Camoranesi(66′ Giovinco), Felipe Melo(88′ Candreva), Sissoko, Marchisio; Del Piero(61′ Iaquinta), Amauri. All. Zaccheroni. A disp: Pinsoglio, Grygera, Grosso, Trezeguet.
ARBITRO: Rocchi.
MARCATORE: 9′ Sanchez, 65′ Pepe, 76′ Di Natale.
AMMONITI: Sanchez, Ferronetti, Lukovic, Pasquale(U); Felipe Melo, Del Piero(J).

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La Roma scende a Bari per affrontare una delle squadre più interessanti del campionato con una prospettiva interessante: qualora l’Inter non facesse bottino pieno con il Bologna, magari per via delle distrazioni portate dalla Champions, i Giallorossi avrebbero infatti la possibilità di scavalcare i Nerazzurri in vetta al campionato, andando a mettere quindi una ciliegina sulla torta cucinata la settimana precedente, con la vittoria nello scontro diretto.

Alvarez, qui contrastato da De Rossi, è uno dei fattori di questo Bari

CRONACA
E’ Totti, dopo quattro minuti di gioco, il primo a provarci: il suo tiro su una punizione dalla distanza è però smorzato da un difensore, con il pallone che è quindi facile preda dell’estremo difensore belga che difende la porta barese.

Al nono è però il Bari a rendersi pericoloso: un’azione rapida dei padroni di casa libera Alvarez sulla destra che dopo aver saltato un uomo mette in movimento Barreto in area. Il tiro dell’ex Udinese è però respinto da un difensore Giallorosso, che s’immola per salvare la propria porta.

Cinque minuti più tardi torna a farsi vedere la Roma: Totti e Toni, due Campioni del Mondo in carica, dimostrano di intendersi a meraviglia con il capitano romanista che pennella un cross perfetto che dopo aver scavalcato Andrea Masiello termina giusto sulla testa dell’ex Viola, che mette però a lato schiacciando il pallone sul fondo.
Al diciassettesimo è invece Vucinic a dimostrare tutta la sua qualità: l’attaccante montenegrino mette infatti in grossa difficoltà la retroguardia barese che riesce però a chiuderlo in qualche modo. Non avendo lo spazio per scoccare il tiro Mirko appoggia quindi centralmente per l’accorrente De Rossi che calcia di prima intenzione mettendo però il pallone a lato.

E’ comunque questo il preludio del goal, ed a segnarlo è proprio Vucinic: Toni riceve palla da capitan Totti al limite dell’area e la dà dentro al compagno che taglia dentro un po’ alla Perrotta, portandosi in area per siglare la rete del vantaggio.

La Roma comunque non ha intenzione di accontentarsi e nonostante il Bari provi a giocare la sua partita al venticinquesimo sono proprio gli ospiti a portarsi vicino al raddoppio quando Toni si libera bene tra due avversari sulla sinistra per penetrare poi in area, calciando però il pallone a lato.

Alla mezz’ora Alvarez, uno degli ex della partita, dimostra di poter essere un fattore: la sua velocità è infatti ormai leggendaria ed è proprio ad un quarto d’ora dal termine della prima frazione che decide di dar dimostrazione di quanto sappia volare, più che correre. Così dopo aver saltato Riise lo semina con facilità, per crossare poi un pallone basso su cui è però un difensore Giallorosso ad intervenire spazzando.

Vucinic esulta parlando con una telecamera dopo la rete dell'1 a 0

In apertura di ripresa il Bari si fa subito pericolosissimo: un’azione sulla sinistra della difesa romanista mette in grave difficoltà il reparto arretrato della squadra di Ranieri che si fa quindi trovare scoperta sul lato opposto, là dove viene liberato il neo entrato Rivas. L’ala argentina, quindi, dopo aver stoppato il pallone salta Cassati per provare poi ad incrociare sul secondo palo, con l’intervento salvifico di Riise, che mette la palla in angolo.
Giusto il tempo di tirare il fiato dopo l’occasionissima avuta che Barreto libera Alvarez al tiro. L’ala honduregna dimostra però di essere tanto veloce quanto imprecisa nelle conclusioni, mettendo il pallone a lato.

Poco prima del sessantesimo Pizarro perde una palla sanguinosissima a centrocampo e dà il via ad un rapido contropiede del Bari, tamponato dalla buona chiusura di Burdisso che riesce però solo a rallentarne l’azione, senza impossessarsi del pallone. Così dopo che lo stesso termina tra i piedi di Gazzi arriva la verticalizzazione per Barreto, con la punta carioca che lo colpisce in maniera sporca beffando Julio Sergio ma mettendolo a lato. Il tutto è comunque reso vano dal fischio arbitrale: per Rizzoli ed i suoi collaboratori l’ex Udinese è infatti partito in posizione irregolare.

Poco dopo, sul fronte opposto, Toni e Totti dialogano bene ancora una volta. Questa volta è però la punta ex Bayern a vestire i panni dell’assistman, andando a coprire palla in area per appoggiarla poi al proprio capitano. Il tiro del Pupone è comunque piuttosto molle, diventando quindi una facile preda di Gillet.

Il secondo tempo è comunque meno acceso della prima frazione. Ad un quarto d’ora dal termine, però, lo stesso si infiamma con Barreto che semina il panico nella retroguardia avversaria; il suo tiro è però parato in qualche modo da Julio Sergio, con la difesa che poi chiude su Castillo.
Questa azione, però, non serve a suonare la carica: nonostante manchi una manciata di minuti ed i padroni di casa si trovino sotto, infatti, il Bari non riesce a dare l’accelerata decisiva alla ricerca del pareggio, tanto che sono i Giallorossi a continuare a tenere le redini del gioco saldamente nelle proprie mani.

COMMENTO
E’ una Roma non certo incontenibile ma davvero ben messa in campo quella che sfida il Bari per provare, quantomeno, a restare in scia alla capolista. Una Roma che non si mette a strafare ma nonostante questo resta in controllo assoluto del match praticamente dall’inizio alla fine dello stesso.

Nicola Belmonte, il terzino destro barese, è qui contrastata dall'autore del goal che vale la vittoria romanista: Mirko Vucinic

La contemporanea netta imposizione Nerazzurra sul Bologna, unita alla vittoria Rossonera di Cagliari, lasciano comunque invariata la situazione nelle primissime posizioni di classifica con la Roma che nonostante abbia compiuto qualcosa di notevole andando a vincere a Bari (un campo che aveva mietuto molte vittime) non riesce comunque ad effettuare il sorpasso in vetta alla classifica.

MVP
Nonostante a suo tempo lo criticai anche apertamente per una gestione spesse volte quantomeno rivedibile allor quando era alla guida della Juventus oggi, con tutta l’onestà intellettuale di cui penso di disporre, non posso che fare i miei più grandi complimenti a Claudio Ranieri, il tecnico che da quando è subentrato a Spalletti alla guida della Roma sta raccogliendo grandissimi risultati tanto che oggi la possibilità di centrare il quarto Scudetto non è poi così remota.

Il Cantante, così venne soprannominato da alcuni tifosi juventini nel corso della sua esperienza a Torino, dopo aver recentemente posto la firma sotto l’impresa che ha contribuito a portare la sua squadra a meno uno (la vittoria nello scontro diretto con l’Inter), ha messo in campo oggi una formazione molto solida ed ordinata, che ha saputo portare a casa la partita senza grandissimo affanno ed in maniera piuttosto meritata.

Un plauso quindi a questo allenatore che sta facendo davvero un grandissimo lavoro nella capitale.

TABELLINO
Bari vs. Roma 0 – 1
Marcatori: 19′ Vucinic
Bari: Gillet; Belmonte, A. Masiello, Bonucci, Kamata (Rivas dal 1′ s.t.); Alvarez, De Vezze (Allegretti al 43′ s.t.), Gazzi, S. Masiello; Barreto, Castillo (Sestu al 34′ s.t.).
A disposizione: Padelli, Diamoutene, Stellini, Parisi, Koman. Allenatore: Ventura
Roma: Julio Sergio; Cassetti, Juan, Burdisso, Riise; Taddei, De Rossi, Pizarro, Vucinic (al 18′ s.t. Baptista); Totti (Brighi al 26′ s.t.); Toni.
A disposizione: Doni, Tonetto, Motta, Mexes, Andreolli, Cerci. Allenatore: Ranieri
Arbitro: Rizzoli
Ammoniti: De Vezze (B) al 17′ s.t., Castillo (B) al 23′ s.t., Pizarro (R) al 40′ s.t., Rivas (B) al 48′ s.t.

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