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I numeri parlano chiarissimo.

Dopo un ottimo inizio di campionato l’Inter, ad inizio novembre, s’inceppò.

A partire dall’11 novembre (sconfitta 3 a 2 contro l’Atalanta) i nerazzurri hanno realizzato 9 vittorie, 5 pareggi e 10 sconfitte, con 35 goal realizzati a fronte di 39 subiti.Andrea Stramaccioni

Numeri impietosi, dicevo, che compongono un ruolino assolutamente negativo. Oserei dire inaccettabile, per una squadra del blasone dell’Inter.

Nonostante le parole di rito della società prima della partita, in stile “l’allenatore è intoccabile”, non possiamo non credere che la situazione di Stramaccioni sia in bilico.

E qui di considerazioni da fare ne nascono diverse. Giusto buttarne giù qualcuna.

Partiamo dal pensiero che feci quando l’ex mister della Primavera nerazzurra si sedette sulla panchina della prima squadra. Suonava tipo: “Il rischio di bruciarsi è altissimo”.

Perché certo, col senno del poi è sempre facile giudicare le situazioni. Anticipare le cose un po’ meno.

La cosa era semplice: l’Inter del dopo Mou aveva avuto grossissimi problemi a ritrovare la “retta via”. E quando si allena un club con quel blasone, quei tifosi e quella “necessità” di vincere, con, da contraltare, una rosa non certo all’altezza… beh, bisogna avere molta molta fortuna, soprattutto quando si è alle prime armi, per uscirne indenni.

Primo incarico da “pro” in carriera, subito in una grande. Risultati scarsucci ed esonero. Carriera bruciata?
Il rischio è alto.

Ma andiamo a soppesare un attimo quelli che sono i problemi di questa Inter per individuare un po’ i responsabili.

Perché ok, nel calcio – soprattutto italiano – le colpe vengono sempre riversate sul mister.

E’ anche logico, a ben pensarci. Non puoi cambiare, men che meno in corsa, tutta la rosa. Né l’intero apparato dirigenziale.
Quando le cose vanno male, quindi, il modo più semplice ed immediato per provare a dare una scossa all’ambiente è sostituire l’allenatore.

Questo, però, non significa che la maggior parte delle colpe siano dello stesso.

Ora, pensare di mettersi qui a difendere a spada tratta un allenatore che comunque dei limiti evidenti – e non poteva essere altrimenti vista la scarsa esperienza ed abitudine a reggere certe pressioni – li ha sarebbe sbagliato.

Ma proviamo a scorrere un attimo la rosa.

Proprio sicuri che sia all’altezza della situazione?

E qui mi ricollego al rischio bruciatura: allenare l’Inter come primo incarico è sempre un rischio. Farlo con una rosa non all’altezza è praticamente un suicidio (ma certo, chi rifiuterebbe un incarico del genere come primo contratto tra i “pro”?). Le colpe principali, quindi, sono da accollare alla dirigenza. Anche perché, ancor prima di parlare della costruzione del roster, chi ha messo alla guida della squadra un tecnico così giovane ed inesperto?

Appunto.

Certo, la questione porta è stata chiusa bene. Perché Handanovic è un ottimo portiere che certo non farà rimpiangere il pur ottimo Julio Cesar.

Per il resto, però, pochino. Con una difficoltà palese a ricostruire la squadra dopo il Triplete che ancora oggi, ad ormai tre anni da quell’evento, non sembra essere in via di risoluzione.

Tante le mosse di mercato sbagliate, anche in quest’ultimo anno.

Basti pensare ad una situazione di cui parlai solo qualche tempo fa: la questione attacco.

Peggiorata ulteriormente a gennaio, quando Sneijder e Livaja sono stati fatti partire. E con l’infortunio di Milito sono usciti tutti i limiti di una rosa assolutamente non all’altezza. Tanto che l’Inter ha provato la mossa disperata con la ricerca di ex giocatori svincolati, come Van Nistelrooy e Carew. Entrambi tentativi naufragati, col primo che non vuol più rimettersi gli scarpini ed il secondo che avrebbe avuto bisogno di almeno sei mesi di allenamenti per tornare un minimo in forma.

Stramaccioni, che comunque non ha mai dato un gioco alla squadra e che ha vissuto soprattutto sulla buona vena e sulle giocate dei suoi giocatori più talentuosi, dovrà quindi pagare salatissimo gli errori commessi in primis da altri.

Perché che sia stasera o che si tiri fino alla fine del campionato poco cambierà: la prossima stagione l’Inter cercherà l’ennesimo rilancio, di sicuro con un allenatore diverso. E lui… rischierà di cadere nel dimenticatoio.

Per chiudere, comunque, un pensierino al solito – squallido – teatrino fatto in occasione dell’Europa League permettetemelo.

Prima Mazzarri palesa la sua totale mancanza d’interesse a fronte di una possibile lotta Scudetto che, come palesato oggi, probabilmente non ci sarà mai fino in fondo.

Poi proprio Stramaccioni dice che il terzo posto sarebbe più importante della seconda coppa europea. Anche lui prende sonori schiaffoni fuori dai confini… per poi, subito dopo, rischiare di abdicare pure in campionato.

Andrea Stramaccioni

Perché parliamoci chiaro: l’Inter punta al terzo posto, ma realisticamente (ho visto Lazio – Fiorentina oggi, con i Viola che sono davvero ottimi quando riescono a giocare come sanno) il rischio per i nerazzurri (che è quasi impossibile arrivino tra le prime tre, per conto mio) è di non qualificarsi nemmeno alla prossima Europa League.
Che in realtà non sarebbe nemmeno un male. Sono STUFO di vedere le nostre compagini snobbare le gare europee.

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CRONACA

Inizio choc per gli ospiti, che dopo un minuto e venti secondi sono già sotto: nonostante si schieri a cinque in difesa, infatti, l’Atalanta si fa bucare subito da una verticalizzazione e Vucinic, a secco da settembre, buca Consigli in diagonale per l’1 a 0 immediato.Mirko Vucinic

Atalanta però che non ci sta e dopo un paio di minuti Denis (su regalo di Marrone) si trova subito a tu per tu con Buffon. Che però lo strega e gli nega la via del goal.
Nerazzurri che ci credono e provano a rispondere colpo su colpo, trovando però una retroguardia Bianconera sempre attenta a non farsi perforare.

La Juventus però non è prima per caso. E pur accusando un poco la manovra ospite trova la magia del due a zero, con Pirlo che estrae dal cilindro un calcio di punizione fenomenale che va a togliere le ragnatele dall’incrocio dei pali.

Il raddoppio scioglie del tutto i padroni di casa, che prendono il controllo del terreno di gioco. Al diciottesimo una bella azione manovrata porta Chiellini in posizione di sparo, col mancino del difensore Azzurro che viene però deviato in angolo.
Juve che ha ormai rotto gli argini. Tanto che al ventisettesimo arriva il 3 a 0. Marchisio riceve a più di venti metri dalla porta, prende la mira e buca per la terza volta Consigli. Match definitivamente chiuso.

Non bastasse questo, piove – anzi, diluvia – sul bagnato. Manfredini ferma infatti fallosamente una ripartenza veloce dei padroni di casa, guadagnandosi la seconda ammonizione. Alla mezz’ora, così, l’Atalanta si trova sotto sia nel risultato che nel conto dei giocatori in campo.
Da lì al termine della prima frazione, quindi, gli uomini di Colantuono si chiuderanno per evitare il tracollo definitivo.

La ripresa si apre con un tiro di Giovinco dal limite disinnescato in due tempi da Consigli.
Proprio il piccolo fantasista juventino troverebbe anche la rete del 4 a 0, intorno al cinquantasettesimo. Segnatura però annullata per fuorigioco.

Juve in pieno controllo del match, e non potrebbe essere altrimenti visto lo stato delle cose. Al sessantesimo ci prova ancora Marchisio, sempre da fuori. La leggera deviazione di Lucchini non impedisce comunque a Consigli di fare sua la sfera.
Alle tre reti effettive si aggiungono quindi le due annullate: Pirlo mette in difficoltà l’estremo difensore Nerazzurro con un tiro da fuori solo respinto. Sulla sfera si avventa come un condor il neoentrato Quagliarella, che ribadisce in rete. Il tutto, però, partendo da posizione irregolare. E il guardalinee se ne avvede nuovamente, in maniera molto puntuale.

Atalanta che comunque non vuole stare semplicemente a guardare e prova, anche se timidamente, ad andare alla ricerca quantomeno del goal della bandiera. Il cronometro segna sessantacinque minuti di gioco quando Peluso, sugli sviluppi di un angolo, può calciare a rete da posizione favorevole, senza però inquadrare lo specchio.
Una manciata di minuti ed altra bella manovra corale che porta Giovinco al tiro. Bravo però Consigli a chiudergli la porta in faccia.

L’ultimo quarto d’ora regala ancora qualche fuoco d’artificio, ma nessun’altra segnatura.

COMMENTO

Troppa Juve per questa Atalanta, che comunque parte in maniera discreta per poi farsi travolgere dall’uragano Bianconero.

Così mentre ogni giornalista sportivo d’Italia si affanna a cercare “l’antiJuve”, che a loro volta si prodigano in continuazione per smentirli, la squadra di Conte mostra autorità ed autorevolezza, si porta a casa facilmente tre punti importanti per l’inseguimento al titolo di “Campione d’Inverno” e dimostra ancora una volta, se mai  ce ne fosse bisogno, di essere la squadra più forte d’Italia.

Quadrata e qualitativamente dotata, questa squadra doma facilmente i ragazzi di Colantuono dominando in ogni zona del campo, mettendo in mostra quel gioco corale che solo a sprazzi aveva mostrato quest’anno – a differenza dello scorso – e guadagna altri tre punti.

Il tutto facendosi prendere per mano e guidare da uno dei pochi Fenomeni rimasti nel nostro calcio: Andrea Pirlo.

MVP

Che altro non può essere se non il mio MVP di giornata. Taglia e cuce con maestria, dribbla anche solo alzando un sopracciglio, dipinge calcio con un mancino sopraffino ed un destro che è un vero e proprio dono divino.Andrea Pirlo

Il goal del due a zero, poi, è una perla balistica assoluta. Che non stupisce però, essendo stata confezionata da un giocatore con le sue – immense – qualità.

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Dopo le vittorie roboanti quanto comode con Nordsjelland e Pescara la Juve legittima la prima posizione in campionato con una grande prova di fronte alla Lazio di Petkovic, schiacciata per buona parte del match nella propria metà campo.

C’è però un problema che affligge la banda Conte e sembra essere lungi dall’essere superato: quello del goleador.

Perché se meriti la vittoria, passi la maggior parte del tempo nella trequarti avversaria e non trovi mai la rete (andandoci vicino quasi più con difensori e centrocampisti che non con le punte) significa che un problema c’è.

La sfortuna (come nel caso di Bonucci – guarda caso un difensore -, che colpisce la traversa) ed un super Marchetti (incredibile la parata sul tiro di Vidal, deviato quel tanto che basterebbe a mettere fuori gioco chiunque ma non lui) non possono quindi mascherare un problema atavico che i dirigenti juventini devono risolvere se vogliono fare un salto di qualità importante. Quello del bomber.

Juventus

Buffon s.v.
Ah, ma ha giocato anche lui?

Chiellini, Bonucci, Barzagli 6,5
Solitamente do i voti separatamente, com’è giusto fare. Ma avendo poco tempo (voglio vedermi anche l’altro anticipo) ed essendo un semplice blog me lo posso permettere.
Menzione d’onore, in qualche modo, per Bonucci: splendido il suo lancio con cui innesca Giovinco, per l’azione più bella della serata. Ma anche Barzagli, che con un suo anticipo oltre la metà campo dà il via ad un’altra ottima azione (Isla che crossa per Giovinco, fuori di poco).

Isla 6
Ci vorrà ancora molto prima di rivedere l’ottimo giocatore che si fece apprezzare ad Udine nel pre-infortunio.
(Pepe 6
Dà il suo apporto alla squadra, ma non basta per sbloccare il risultato.)

Vidal 6,5
Solo un miracolo di Marchetti gli impedisce di trovare il goal. Si fa ammonire verso la fine con un intervento dei suoi.

Pogba 6
Quando lo vedo giocare faccio sempre due cose: da una parte mi lustro gli occhi, perché vedo i colpi che ha (ad un certo punto gioca solo di prima, senza sbagliare un passaggio). Dall’altra storco il naso, perché capisco che può dare cento volte tanto. Tutto starà a capire se e quanto crescerà. Il potenziale è ottimo.
(Bendtner s.v.)

Marchisio 6,5
Solito motorino di centrocampo.

Asamoah 7
Come dicevo su Facebook mai mi sarei aspettato un Asamoah che, posto a giocare da esterno, diventasse così devastante. Chapeau a chi l’ha comprato e a chi se l’è reinventato così. Oltre che a lui, ovviamente.

Giovinco 6,5
Tre cose d’altissima classe. Anche se per due volte fa tutto benissimo (le due cose più belle della serata sono sue), non centrando però la porta al momento del tiro. Meriterebbe più fiducia da parte di un pubblico che non gli ha mai perdonato certi – comprensibili – sfoghi del passato.

Quagliarella 5,5
E’ da lui, capocannoniere della squadra, che ci si aspetterebbe il colpo in grado di affondare la squadra di Petkovic. Che però non arriva.
(Matri 5,5
Non dà nulla più del compagno.)

Lazio

Marchetti 8
Nettamente il migliore in campo. Fa due parate super, di cui un vero e proprio miracolo da vedere e rivedere. Tiene a galla una Lazio che nel complesso meriterebbe di uscire a mani vuote dallo Juventus Stadium.

Konko 5,5
Fatica a contenere Asamoah, che quando lo punta in velocità dimostra tutt’altro passo.

Dias s.v.
(Ciani 6,5
Fisicato e rude al punto giusto.)

Biava 6
Fa la sua partita, contro un attacco nel complesso non irresistibile.

Radu 5
Rientrato da poco. E si vede.

Brocchi 6
Corre per tutti. Come al solito.
(Ederson 5
Entra e spara dalla distanza, come a voler segnare il territorio. Poi praticamente sparisce.)

Gonzalez 5
Naufraga con tutto il centrocampo laziale.

Ledesma 5,5
Ha poche occasioni per provare a dettare legge lì in mezzo.

Hernanes 5
Da lui ti aspetti sempre la giocata illuminante. Stasera ti accontenteresti almeno di una giocata. Ectoplasmico!

Candreva 5,5
Dovesse giudicare solo da stasera difficilmente Prandelli lo richiamerebbe in Nazionale. Ma è tutta la Lazio che si chiude a protezione della propria porta, non lo si può certo incolpare più di tanto!

Klose 5
Troppo isolato. Ma quando sei Klose e non pungi certo non ti puoi meritare un 6.
(Kozak s.v.)

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Chi mi segue sa che non amo parlare di arbitraggi, soprattutto perché poi in Italia ci si riduce a non fare altro.
E allora meglio concentrarsi sulle questioni di gioco in sé, annotando solo gli eventuali errori (che nel nostro paese chiamano “furti”, proprio a denotare grandissima cultura sportiva) che vengono di volta in volta commessi.

Per parlare di Catania – Juve, però, non si può assolutamente prescindere proprio dalla componente arbitrale che, a conti fatti, risulta assolutamente decisiva nell’indirizzare un match per altro già poco emozionante di suo.

Sotto il profilo del gioco valgono infatti un po’ le stesse cose dette in relazione a Milan – Genoa di ieri sera, con un calcio italiano davvero senza idee ed uno spettacolo sempre più povero.

Così una partita scialba che meriterebbe di chiudersi – guarda caso – sullo 0 a 0 diventa il classico pretesto per scatenare polemiche arbitrali che ci tireremo dietro come minimo una settimana.

Gli errori, del resto, sono evidenti ed altrettanto evidentemente condizionano la gara.

Tra i due netto soprattutto il primo, quello che porta all’annullamento del vantaggio catanese ad opera di Bergessio.

Sul cross di Marchese c’è infatti il tocco di Spolli di testa e poi, forse, anche quello di Lodi.

Sicuramente, però, in nessuna delle due occasioni la punta argentina, controllata da Asamoah, va a trovarsi in posizione irregolare.

Così il suo tap-in su respinta del palo, sicuramente fortunoso ma altrettanto regolare, non andrebbe annullato.

Con i giocatori catanesi impegnatissimi a festeggiare una realizzazione inizialmente convalidata, però, partono le proteste dei Bianconeri e, soprattutto, una discussione tra il direttore di gara ed i suoi collaboratori.

Il parapiglia in campo è marcato, arbitro ed assistenti sembrano non saper che pesci pigliare ma il loro ruolo gli impone di prendere una decisione.

E, alla fine, prendono quella sbagliata. Goal annullato in maniera assolutamente ingiusta e nuovo parapiglia, questa volta con protagonisti gli etnei.

Non solo.

Nella ripresa è la Juventus, con un tap-in di Vidal, a trovare il goal che vale vantaggio e vittoria.

In presa diretta nulla da dire, ma osservando il replay ecco il misfatto: Bendtner, autore del tiro sulla cui ribattuta si avventa Vidal, era in posizione di fuorigioco, con la propria gamba destra oltre l’ultimo difensore siculo.

Goal da annullare, che viene però convalidato.

Insomma, spettacolo assolutamente indegno sotto un po’ tutti i punti di vista.

Sia a livello di qualità di gioco, dove si registra qualcosa di meglio rispetto a quanto visto ieri a San Siro ma comunque nulla di trascendentale, sia a livello di arbitraggio, con due errori più o meno importanti che marchiano irrimediabilmente il match.

La necessità di una sorta di moviola stile NFL è assolutamente conclamata.

Peccato solo che il sistema-calcio sia così chiuso a questo tipo di innovazioni.

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E’ una brutta Juve quella scesa in campo al Franchi di Firenze stasera. Che al cospetto di una bella Fiorentina stenta, fatica, non produce gioco ma dimostra grande solidità, portandosi a casa un punto comunque importante visto come si era messa la partita.

Giù il cappello quindi davanti a Montella e alla sua squadra, che mette alle corde per buona parte del match una Juve che continua comunque la propria striscia di imbattibilità in campionato.

Più Viola che Bianconeri quindi, coi primi che sicuramente meriterebbe di più ma, alla fine, devono accontentarsi dello 0 a 0.

Juve che resta ovviamente favoritissima per la vittoria del campionato. Ma occhio alla Fiorentina. Non per il primo posto, ma la squadra dei Della Valle sicuramente si giocherà un posto in Europa. E chissà se nella mediocrità di questo campionato, con Inter e Milan che stentano oltremodo, i Viola non possano arrivare a giocarsi anche l’Europa più prestigiosa… un posto in Champions League…

Fiorentina

Viviano s.v.
Praticamente mai impegnato seriamente. Sarebbe ingiusto dargli un 6.

Roncaglia 7
Il migliore dei suoi. Generoso, bravo in chiusura, propositivo e coraggioso davanti. Ad oggi davvero una bella presa.

Rodriguez 6,5
Dirige bene il pacchetto arretrato Viola, che controlla bene i tre attaccanti – che si alternano – juventini.

Tomovic 6
Fa il compitino.

Cuadrado 6,5
Parte bene. Poi Asamoah gli spiega chi comanda su quella fascia. E non riesce ad essere incisivo come potrebbe.

Romulo 6
E’ giovane ma volenteroso. Solo un po’ fumoso, ancora. E tende ad andare a pestare troppo i piedi a Cuadrado, pur senza dare il plus necessario per mettere in seria difficoltà Asamoah.

Pizarro 7
Il metronomo cileno distribuisce gioco e fa girare attorno a sé una squadra che a tratti riesce quasi a dominare, a livello di gioco, gli avversari.

Valero 6,5
Premetto che a me piace molto. Proprio in questo senso da lui mi aspetto di più. Potenzialmente può incidere tanto nella Serie A di oggi.

Pasqual 7-
Al 7 pieno mancherebbero cross un pochino più precisi. O forse un compagno, là davanti, capace di sfruttare i tanti cross che il capitano recapita da sinistra.

Ljajic 6+
Anche lui è ancora piuttosto giovane. Non gioca certo male, ma nel complesso patisce un po’ la marcatura dei tre juventini. In più è lui ad avere la palla migliore, quando riesce a bruciare un acciaccato Bonucci trovandosi a tu per tu con Buffon. Sbagliando malamente.
(Dal 75′ Fernandez s.v.)

Jovetic 6,5
Ha tutto per essere l’arma in più di questa squadra. La traversa grida vendetta. Nel complesso, comunque, la difesa lo contiene abbastanza bene.
(Dall’87′ Toni s.v.)

Juventus

Buffon 6,5
Sempre attento. Battuto solo sul colpo di testa che s’infrange sulla traversa. Per sua fortuna.

Barzagli 6,5
Voto che vale per tutti e tre i centrali. Che riescono a contenere una grande Fiorentina. Uscire con la rete inviolata, dopo una partita del genere, è una vittoria per i difensori della Juve.

Bonucci 6,5
Come sopra. Con menzione speciale: ha problemi fisici, cosa che si denota alla grande quando Ljajic gli scappa, ma tiene bene tutta la partita. Bravo.

Chiellini 6,5
Leggasi Barzagli.

Lichtsteiner 5
Davanti non si vede mai. Dietro fa una fatica notevole a tenere Pasqual. Male.

Vidal 5,5
E’ il leader emotivo di questa squadra. Che oggi viene a mancare. Giocasse come a Londra

Pirlo 5,5
E’ palesemente fuori forma. Pesante dirlo, ma forse dovrebbe fermarsi per qualche giorno a lavorare un po’. Perché così non riesce a dare quel quid capace di rendere grande questa squadra.
(Dal 67′ Pogba 6
Un po’ meno timido di sabato. La strada è quella giusta. Ci si deve lavorare tanto. Certo è che oggi, con questo Pirlo, servirebbe una presa di coscienza da parte sua ed un salto di maturità che è però piuttosto improbabile in quanto non fisiologico.)

Giaccherini 6
E’ – Asamoah a parte – il più volenteroso del suo centrocampo. Davanti fa poco, perché del resto la squadra non si propone, in fase di non possesso cerca di fare il possibile. Meno peggio.
(Dal 74′ Marchisio s.v.)

Asamoah 7,5
Nettamente il migliore in campo. Davanti non può fare molto, ma dietro chiude qualsiasi cosa, fin dentro l’area. Londra a parte un inizio di stagione stupefacente, soprattutto perché sta giocando in un ruolo che sembrava non calzargli a pennello.

Giovinco 5,5
E’ l’unico, per buona parte della partita, che quantomeno ci prova. Qualche dribbling (l’unico dei suoi a saltare l’uomo, per altro), quattro tiri (di cui uno solo nello specchio, non difficile da parare per Viviano), un po’ di movimento. Di certo non può bastare così. Ma l’accanimento dei tifosi nei suoi confronti è davvero eccessivo.

Quagliarella 5
Dopo Londra e la partita col Chievo una battuta a vuoto per Quagliarella. Che non era un fenomeno “ieri”, non è una pippa oggi.
(Dal 58′ Vucinic 6
Giusto per la volontà. Ma anche lui, non supportato, non può cambiare una partita che la Juve certo non merita di vincere.)

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E’ uno splendido primo tempo quello che va in scena al Marassi tra due delle squadre più interessanti di questo inizio di stagione, almeno per quello che riguarda la Serie A.

In quel di Genova si fronteggiano infatti una Sampdoria a punteggio pieno (non fosse per la penalizzazione) e lanciatissima alla rincorsa della Juve ed un Torino che, come da tradizione “venturesca”, si spende tantissimo in fase di costruzione di gioco, fin dai propri centrali difensivi.

Il problema di questo Toro è più tecnico che tattico. Perché il coach Granata ha costruito, come più o meno sempre è riuscito a fare in carriera, un’impalcatura tattica importante, ha dato un’identità chiara al gioco della sua squadra ma si trova ad avere a che fare con giocatori non sempre all’altezza della situazione.

Tra questi spicca, a mio avviso, sicuramente Glik. Che dopo aver lasciato a desiderare ed aver mostrato le sue lacune già nel primo tempo, quando con un controllo insufficiente spiana la strada della porta (chiusagli in faccia da Gillet) a Maxi Lopez, nella ripresa consegna ai Blucerchiati il pareggio con un intervento sciagurato in area di rigore.

Ma non solo.

Il gioco del Torino è fluido, piacevole. Ma è indubbio che un giro palla di quel genere avrebbe bisogno di interpreti tecnicamente più dotati per produrre risultati degni di nota.

Non è quindi un caso se nel primo tempo, in particolar modo, a produrre un gioco migliore siano proprio i Granata, che però non riescono mai a rendersi pericolosi proprio per la pochezza e la scarsa incisività dei suoi singoli.

L’esatto contrario di una Sampdoria che pur avendo un gioco meno fluido si rende molto più pericolosa, arrivando anche a colpire una traversa (Maresca su punizione) e a segnare un goal annullato – giustamente – per posizione irregolare (Maxi Lopez su assist di Berardi).

Inutile negare faccia comunque un certo effetto vedere il Torino, per lunghi tratti della partita, provare a prendere saldamente in mano il pallino del gioco sul campo di una squadra certo non inferiore a livello tecnico. Anzi.

La ripresa è invece qualitativamente un po’ meno interessante della prima frazione, pur arrivando i due goal. Entrambi su rigore.

Ad andare in vantaggio è il Toro, che inizia alla grande la ripresa e trova la massima punizione per atterramento di Soriano ai danni di Cerci. Sul dischetto si presenta Bianchi che ha buon gioco a battere Romero.

L’1 a 0 ospite è la sveglia che ridesta il Doria. Che trova quindi il pareggio per un fallo, come detto, commesso da Glik in maniera piuttosto avventata.

Pozzi, in questo caso, a trasformare, pur con Gillet sulla traiettoria del pallone.

Certo, quattro giornate son poche. Ma i tifosi di queste due squadre, entrambe neopromosse, potranno probabilmente dormire sogni tranquilli, quest’anno.

A chiudere, altre due considerazioni sul Torino: da una parte mi chiedo perché non giochi Sansone, che con Cerci rappresenta il meglio – qualitativamente parlando – a disposizione di Ventura.

Dall’altra Ogbonna: positivissimo anche oggi. Nel corso dell’ultimo anno è maturato veramente tanto. Capibile che Prandelli lo inserisca con continuità nella sua lista delle convocazioni Azzurre.

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E’ una Juve che sta entrando a regime quella che si sbarazza del Chievo senza eccessiva fatica nel secondo anticipo della quarta giornata di questo campionato.

Perché dopo che fino ad oggi la squadra non era sembrata, a livello di condizione atletica, allo stesso livello della passata stagione ecco che oggi, in quanto ad intensità, i Bianconeri hanno cambiato passo.

Una vittoria piuttosto facile, dicevo, non tanto perché il Chievo non si difenda bene, anzi. Quanto più perché davanti gli ospiti sono quasi assolutamente nulli. E anche dietro, pur non comportandosi malissimo per buona parte della partita, ha bisogno dei miracoli di Sorrentino (portiere che ritengo sottovalutato, da sempre) per restare in carreggiata almeno fino all’ora di gioco.

Quando, nell’arco di cinque minuti, Quagliarella indirizzerà la partita.

Nel complesso, comunque, la Juventus lascia una bella impressione: oltre a rullare a livello fisico stanno anche tornando, almeno parzialmente, quegli automatismi che erano valsi lo Scudetto dello scorso anno.

Parlando di singoli non benissimo Isla e Pogba, alla prima da titolari. Ma analizziamo più nel dettaglio le prestazioni di tutti.

Juventus

Buffon s.v.
Non ricordo una sua parata. Non ho una grande memoria, ok. Ma resta sostanzialmente inoperoso…

Lucio 7
Partita maiuscola per il centrale brasiliano, che qualcuno aveva già iniziato a massacrare in estate. Fortunatamente per lui Conte e Carrera sono un po’ più evoluti del tifoso medio e superati i problemi fisici eccolo qui, a far valere la propria fisicità dietro e a sgroppare come tanto ama fare ogni volta che ce n’è la possibilità.

Bonucci 6,5
Non sbaglia praticamente niente. Giocando anzi una partita più in cabina di regia che non da difensore. Significativo. Soprattutto per giudicare la prestazione di Pogba…

Chiellini 6
Contribuisce a modo suo a blindare la difesa juventina.

Isla 5,5
L’Isla di Udine era tutt’altro. Ma del resto gli va dato tempo. Sia per ambientarsi nella nuova realtà che, soprattutto, per riprendersi dal bruttissimo infortunio della scorsa stagione. Il ragazzo vale infinitamente più di quanto mostrato oggi.
(Dal 52′ Vidal 6
Normale amministrazione.)

Marchisio 6,5
Solita partita giocata a tutto campo per Marchisio, che tampona, rincula, porta palla, s’inserisce…
(Dal 67′ Lichtsteiner s.v.)

Pogba 5,5
Le cose migliori le fa in fase di non possesso, facendo valere il fisico sui rinvii avversari (duella spesso con Thereau in questo senso), tamponando alla bisogna e in generale spendendosi abbastanza bene in questo senso. Peccato che sia veramente troppo timido in fase di possesso: sia nel non andare a smarcarsi quando la palla l’hanno i suoi compagni (in special modo i difensori, con Bonucci che come detto deve fare gli straordinari) sia nel non cercare mai nulla più di un passaggio elementare quando, finalmente, la palla staziona tra i suoi piedi.

Giaccherini 6/7
Un sei al sette che lo piazza tra Marchisio (più vivace di lui) e Asamoah (più incisivo). Quando gioca mezz’ala, comunque, fa praticamente sempre bene. E nel primo tempo la sbloccherebbe pure, se Sorrentino non facesse il miracolo.

Asamoah 7
In Champions la strada da fare è ancora tanta. Ma in Italia fa onde. Diverse occasioni importanti nascono dalla sua parte. Gioca un primo tempo mostruoso.

Vucinic 6,5
Come sopra. Solo meno dirompente. Anche se sfiora un goal d’autore e delizia la platea con diverse giocate d’alta scuola.
(Bendtner s.v.)

Quagliarella 8
Mvp. Si inventa due grandissimi goal. Senza contare la prestazione, generosa come al solito. Chapeau.

Chievo Verona

Sorrentino 7,5
Para praticamente di tutto. Per metà, anche l’1 a 0 di Quagliarella. Però contro il bomber napoletano, alla lunga, non può nulla. Nettamente il migliore dei suoi.

Frey 5
Patisce l’esuberanza di Asamoah.

Dainelli 6
Una partita da sei e mezzo facile. Poi Quagliarella si scatena. E lui non può che restare a guardarlo.
(Dal 72′ Sardo s.v.)

Cesar 5,5
Anche per lui ci starebbe mezzo voto in più. Almeno se la partita finisse all’ora di gioco, prima dello show di Quagliarella.

Jokic 5,5
Dalla sua parte transita il peggiore tra gli avversari, Isla. Ma nonostante questo lui non ne approfitta. Dovrebbe osare qualcosa di più. Almeno proporsi, sostenere la manovra…

Vacek 6
Tanta quantità ma questa Juventus, soprattutto lì in mezzo, è troppa roba. Difficile da arginare.

L. Rigoni 5,5
Prova a fungere da diga.
(Dal 62′ Cruzado 5,5
Fatica ad entrare in partita.)

Hetemaj 5,5
Prova anche lui a dare quantità, ma si perde un pochino.

M. Rigoni 5
E’ uno dei giocatori deputati a dare qualità al gioco del Chievo. Non gli riesce. Certo, la missione era quasi proibitiva, quindi è anche capibile…

Thereau 5+
Per lui vale ciò che vale per Rigoni. Con la differenza, che gli vale quel “più”, che quantomeno prova a duellare nel gioco aereo.
(Dal 70′ Moscardelli 6
Il più vivace là davanti.)

Pellissier 5
Di palloni giocabili praticamente non ne ha. Ma lui non sembra nemmeno brillante come altre volte. Serataccia.

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La giornata di ieri è stata a tratti assurda.
Basta scorrere la timeline della nostra pagina Facebook per capirlo.

Dapprima la Fiorentina chiude il trasferimento di Berbatov e gli paga un volo per Firenze, con scalo a Monaco.

Proprio giunto in Baviera, però, le cose cambiano. Nella trattativa, praticamente definita ma non ancora formalizzata, si inserisce la Juventus, che fa saltare il banco. Trovato l’accordo con lo United la società di Corso Galileo Ferraris non ci mette molto a convincere anche lo stesso giocatore, che così non prende la coincidenza per Firenze ma decide di trasferirsi a Torino.

I colpi di scena, però, non sono finiti. A pochissime ore dalla definizione verbale del suo passaggio alla Juve si inserisce il Fulham, e le cose iniziano a scricchiolare.

Certo, nessuno si aspetta che un qualsivoglia giocatore possa preferire la squadra nona classificata in Inghilterra alla Campionessa in carica italiana, soprattutto perché sbarcando a Torino il bulgaro potrebbe giocare la Champions League, vero traguardo di ogni calciatore professionista.

Eppure… gli sfottò lanciati per tutto il pomeriggio dai tifosi Bianconeri agli odiati Viola vengono riflessi e tornano alla base. Perché subito dopo cena Dimitar prende la sua decisione, si suppone definitiva: niente Firenze e niente Torino. Quindi niente Italia e niente Serie A. Il suo futuro sarà ancora in Premier: questa volta al Fulham.

Ora… da questa situazione ne escono malino un po’ tutti.

Perché la Fiorentina si sente defraudata ma certo poteva gestire meglio l’acquisizione del ragazzo, sia in quanto a tempi che in quanto a modi. Non parliamo poi di alcuni supporter, che appena saputo del rifiuto – legittimo – del giocatore, che preferiva la possibilità di giocare in Champions a quella di giocarsi il futuro terzo posto in Viola hanno iniziato a subissare di insulti (al solito è stato “zingaro” quello più usato) il ragazzo.

Allo stesso modo una figuraccia, probabilmente ancor più grande, l’ha fatta la Juve, che prima si inserisce “in malo modo” (per quanto legittimamente, anche qui) in una trattativa praticamente già definita per poi, allo stesso modo, non riuscire a concluderla prima che una terza società faccia altrettanto.
E stesso dicasi per i tifosi, subito pronti a sfottere gli omologhi toscani e incensare un nuovo arrivo che, a conti fatti, pare non ci sarà.

E che dire del giocatore? Legittimo anche in questo caso il suo comportamento: nessuna firma sul contratto significa libertà assoluta di cambiare idea anche più di due volte nel corso di una giornata. Ma certo questo sposare una causa da cui divorziare nell’arco di un paio d’ore, riuscendo a reiterare la cosa più volte, non ne fa un giocatore affidabilissimo, fuori dal campo. Cosa su cui, forse, i tifosi Toffees potrebbero trovarsi a ragionare.

Ma in assoluto, a mio avviso, la figura peggiore la fa il nostro calcio tutto.

Perché è inutile nasconderci dietro un dito: solo dieci anni fa nessuno, nemmeno il tifoso più accanito del Fulham, avrebbe preferito la nona della Premier League alla squadra Campione in carica italiana. Ma, probabilmente, il paragone non si sarebbe posto nemmeno nei confronti della Fiorentina, a maggior ragione in un momento in cui i Viola si stanno trovando ad investire in maniera importante sul mercato per provare a ritrovare un posto al sole in Italia in primis, ma magari anche fuori dai patri confini (Aquilani, Pizarro, Valero, Jovetic sono tutti giocatori capaci di incidere quantomeno anche in Europa League… e presto potrebbe aggiugnersi anche il neo-Azzurro Ogbonna, che pare essere il rinforzo scelto per puntellare la difesa dopo l’addio di Nastasic).

Per non parlare di qualche anno più addietro, all’epoca delle sette sorelle. Quando un Mijatovic lasciava Madrid, sponda Real, proprio per Firenze. O quando all’ombra della Torre di Giotto tiravano calci ad un pallone due fuoriclasse come Rui Costa e Batistuta, e a guardia della porta posta sotto la Fiesole c’era un certo Francesco Toldo, tra i migliori estremi difensori della sua epoca.

Insomma, questo discorso non vuol essere il solito discorso distruttivo e depressivo, esterofilo e quant’altro.

Nel momento in cui Dimitar Berbatov preferisce un Fulham qualsiasi ad una Fiorentina e, ancor più, ad una Juventus significa veramente che l’appeal del nostro calcio si sta riducendo (o si è già ridotto) ai minimi storici.

C’è solo da sperare che questa cosa, unita al fatto che Portogallo e Francia potrebbero superarci già quest’anno nel ranking UEFA, risvegli un po’ le coscienze di chi gestisce il calcio nel Belpaese, a livello federale e non.

Altrimenti nel giro di poco finiremo davvero con l’essere un calcio provinciale. Salvato forse solo da una nazionale capace, di tanto in tanto, di compattarsi e tirare fuori prestazioni da urlo.

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Sarà Fernando Llorente il top player tanto agognato dai tifosi juventini?

No.

Non tanto perché il puntero di Pamplona non arriverà a Torino, questo non posso saperlo. Quanto perché nonostante lo stimi da quel lontano 2005 quando fu attaccante titolare della sua nazionale ai Mondiali under 20 (gli stessi in cui, per far capire la differenza di potenziale del movimento iberico rispetto a quello italiano, gli Azzurri schieravano Pellè in quel ruolo) Fernando non può certo essere reputato come un vero e proprio top player.

Intendiamoci: “top player” di per sé è solo un’etichetta, e poco vuol dire. Del resto le etichette, in quanto tali, sono applicabili soggettivamente a qualsiasi cosa. E quindi un giocatore che può non essere “top” per me, può invece esserlo per altri.

Però, in questo senso, mi sembra un po’ di tornare indietro di dodici mesi, quando la Juventus, guarda caso alla ricerca di un top player in grado di far fare il salto di qualità alla squadra, acquisto dalla Roma Mirko Vucinic, attaccante montenegrino dal talento innato quanto spiccato, ma anche discontinuo come pochi altri giocatori in Serie A.

Insomma, tanto quanto Vucinic era ed è giocatore di buon livello ma non di livello assoluto, allo stesso modo Llorente è giocatore interessantissimo, grande trascinatore di un Athletic capace di centrare due finali in un anno nonostante l’approccio autarchico della propria società (Coppa del Re ed Europa League, perse rispettivamente con Barcellona ed Atletico Madrid), ma certo non top player.

Però… però i top player sono pochi e costano. Tanto per essere chiari: oggi, nonostante le buone cose fatte in carriera, nemmeno Edin Dzeko, eventuale alternativa a Llorente (o, per meglio dire, è Fernando ad essere alternativa meno cara al bosniaco), è considerabile un top player, ad oggi.

Sancita l’impossibilità di arrivare ad un top player bisogna quindi rivolgersi ai giocatori di seconda fascia. Che restano comunque di profilo internazionale, ma che certo non hanno quell’appeal in grado di infiammare i tifosi, né tantomeno, sulla carta, la capacità di far fare un salto di qualità deciso ad una squadra, soprattutto a livello europeo.

E di questa fascia di giocatori Llorente, nel gruppo Mondiale del 2010 ed in quello europeo di quest’ano, è uno degli esponenti di maggior spicco.

Non solo: se pensiamo alle punte della sua generazione calcistica che vanno per la maggiore in Italia non troviamo nessuno al suo livello. Matri? Borriello? Quagliarella? Solo per restare alla Juventus dello scorso anno appare chiaro come Llorente, nel complesso, valga sicuramente di più. Ma non solo. Pazzini? Gilardino?

Nessuno è paragonabile al bomber di Pamplona. Che unisce un fisico da corazziere ad una tecnica da spagnolo moderno in un mix letale.

Sempre restando al nostro campionato: partiti Eto’o ed Ibrahimovic nell’arco degli ultimi due anni, rimane pochino là davanti. Detto dei nostri italiani nel pieno della carriera non certo di profilo internazionale (non è un caso se nessuno di quei cinque sia partito per l’ultima spedizione europea) possiamo aggiungere giusto gli ultratrentenni Milito e Di Natale, con cui nel complesso Fernando se la gioca quantomeno alla pari, il redivivo Pato, sicuramente superiore come potenziale ma col grossissimo punto interrogativo degli infortuni, e i tanti giovani su cui anche Prandelli sembra voglia puntare per il futuro della nazionale, che però, ad oggi, ancora non possono reggere il confronto.

Insomma, l’unico attaccante di caratura superiore al basco resterebbe solo Cavani, il cui futuro, come detto nel pezzo precedente, resta però in dubbio.

Tutte le operazioni di mercato sono criticabili. Vuoi per l’eccessivo costo, vuoi per il valore relativo dei giocatori acquistati, vuoi per l’età, il contratto, ecc. Di conseguenza anche questa lo è.

Se si parte dal presupposto che veri e propri top player, però, è ormai quasi impossibile portarli in Italia ecco che la strategia della Juventus sembra, nel medio-breve periodo, tutt’altro che cestinabile.

Vucinic-Llorente, con in panchina Giovinco e chi resterà tra Quagliarella e Matri o chi verrà acquistato al loro posto, resta un attacco di livello in ambito italiano e tutt’altro che disprezzabile, per quanto ben lontano dai migliori d’Europa, anche a livello Champions.

Non solo: se i campioni non è più possibile portarli in Italia quando sono tali bisogna agire con lungimiranza. Costruirseli. O quantomeno acquistarli molto giovani.

E così largo ai vari Bonatini, Gabbiadini e compagnia.

Logico, alla fine Llorente potrebbe non arrivare. A 16 milioni, di certo, sarebbe una gran bella presa. Il leone basco potrebbe dare una grossa mano alla banda di Conte, vogliosa di riconfermarsi in campionato.

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Risvegliarsi dopo il più dolce dei sogni è sempre traumatico.

Eppure oggi Varese questo ha dovuto fare: aprire gli occhi dopo aver vissuto un sogno lungo un anno.

In pochi ci credevano, dodici mesi fa.

Le partenze di Sogliano, Sannino, Pesoli, Dos Santos, Pugliese, Pisano, Ebagua e tutti gli altri avevano disgregato completamente la squadra che la scorsa stagione era stata capace di raggiungere la semifinale playoff, venendo poi eliminata dal Padova.

Eppure Rosati, Montemurro e il nuovo D.S. Milanese erano riusciti a costruire una squadra forse anche più forte dello scorso anno. Sicuramente migliore a partire da gennaio, quando si sono registrati gli arrivi di Albertazzi, Plasmati, Granoche e soprattutto Rivas, un extraterrestre per la Serie B.

L’inizio non era stato dei migliori. Con mister Carbone in panchina il Varese aveva faticato tantissimo.

Poi il cambio di guida tecnica, l’arrivo di Maran e la rinascita di un sogno chiamato Varese.

Biancorossi che hanno per altro spesso espresso buon calcio, con i numeri di Neto e Rivas ad infiammare il pubblico, la solidità di Terlizzi a dare fiducia alla difesa, la crescita esponenziale di Grillo e Cacciatore, il fosforo di Zecchin, il talento di Kurtic, i polmoni di Corti, i goal del baby di casa, De Luca.

Insomma, una squadra piuttosto completa che ha iniziato una risalita importante, culminata nei playoff.

Iniziati subito bene: il 2 a 0 dell’Ossola contro il Verona è senza appello, con i Biancorossi a dominare in lungo e in largo il campo ed i Gialloblù spettatori non paganti.

Più ostico il ritorno, dove il Verona parte fortissimo e si porta in vantaggio, giocando nel complesso un pochino meglio, con il Varese che però esce alla distanza e crea più occasioni della squadra di casa, non demeritando certo il passaggio del turno.

E poi… e poi arriva la doppia finale con la Sampdoria.

Andata in trasferta di fronte a 30mila spettatori (ero a Verona come a Genova… brivido in entrambi i casi, pubblico doriano comunque sempre spettacolare in tutto e per tutto), ritorno in casa davanti ad un Ossola colmo come non mai, ma troppo teso per dare la giusta carica ai giocatori in campo.

E allora l’assenza di Terlizzi al Ferraris si fa sentire tantissimo, con il Varese che commette tre leggerezze assurde e regala alla Samp la vittoria.

Al ritorno Terlizzi non è ancora al top, mancano Troest e Zecchin.

Ma soprattutto manca la testa ad una squadra che sbaglia approccio al match e non riesce a mettere in campo quel gioco fluido che l’ha sempre caratterizzata.

Si chiude bene, la Samp, che nel complesso vince con merito una finale che la vede tornare in A dopo un solo anno.

Là dove, va ammesso, questa squadra con storia, blasone, stadio e tifosi merita di stare.

Al Varese resta quindi in bocca un sapore più amaro del caffè per un sogno solo sfiorato per il secondo anno consecutivo.

Un sogno infranto sul più bello.

E chissà cosa sarà di questa squadra domani.

Milanese ieri nelle dichiarazioni post partita ha lasciato intendere che da lunedì partirà la rifondazione. Una rifondazione non certo voluta, quanto più inevitabile date le comunque limitate risorse economiche del Varese.

Ci saranno giocatori che rientreranno dai prestiti, altri per cui andranno discusse le comproprietà, altri ancora che riceveranno sicuramente chiamate da squadre più blasonate.

In tutto questo, quindi, probabilmente si ripeterà quanto successo lo scorso anno: col mister destinato alla Serie A ed una serie di altri giocatori che potrebbero fare altrettanto (segno anche di come questa squadra, comunque, non demeritasse certo la massima serie) la rifondazione sarà un obbligo.

Fondamentale quindi, ora, non sbagliare le scelte. Perché non potendo confermare il gruppo di quest’anno, che con ogni probabilità si giocherebbe un posto ai playoff anche la prossima stagione, bisognerà operare in maniera oculata sul mercato, andando a prendere quei giocatori utili a costruire un’intelaiatura solida come lo è stata nel corso degli ultimi due anni.

E chissà cosa ne sarà del Varese l’anno prossimo: ennesima caccia ai playoff o campionato di sangue, sudore e lacrime?

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