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Tra i libri calcistici che preferisco ci sono senza dubbio le autobiografie.

L’ultima in ordine temporale che mi è capitato di leggere è stata quella di Zlatan Ibrahimovic, pubblicata in Italia nel novembre del 2011. Ovvero quando ancora lo svedese giocava in Italia, giusto pochi mesi dopo aver firmato l’ennesimo trionfo della sua carriera trascinando il Milan allo Scudetto.

Partiamo subito da un presupposto: non mi aspettavo moltissimo da questo libro. Tanto che lo comprai solo in forte saldo (pagato circa sei euro) nelle svendite di fine attività del Blockbuster di Varese.

Non mi aspettavo molto più che altro perché temevo che, in linea col personaggio, in questo libro Ibrahimovic facesse la corsa a sparare a zero su tutto e tutti giusto per fomentare discussioni e ritorno d’immagine più che raccontare davvero quella che è stata la sua vita, sportiva innanzitutto.

Oltre a questo debbo dire che non apprezzo affatto, in linea di massima, le biografie che escono quando il giocatore – un po’ come successo con Cassano, altro libro che lessi con non poca prevenzione – è ancora in piena attività.

Gli spunti interessanti, però, si trovano eccome.

A partire dal rapporto problematico con Pep Guardiola.

Certo, ascoltare una campana sola è sempre sbagliato e, al riguardo, sarebbe interessante sapere ciò che ha da dire l’allenatore catalano. Però è altresì vero che la ricostruzione delle cose che emerge dalle pagine di “Io, Ibra” sembra tutto sommato poter essere attendibile, almeno a grandi linee.

Oltre a questo è comunque interessante ripercorrere la carriera di uno dei giocatori più discussi – e determinanti, almeno in campionato – dell’ultima decade.Io, Ibra

A partire dalla fatica di emergere al Malmo in un contesto che lo ghettizzava per il suo essere “diverso”, passando per tutti i trasferimenti che hanno caratterizzato la sua carriera, fino ad arrivare, appunto, allo Scudetto Rossonero.

Retroscena, sensazioni e focus che possono aiutare a capire meglio il personaggio Ibrahimovic, oltre che, perché no, il mondo del calcio attuale.

Scorrendo le pagine di questo libro, per altro, emerge chiaro il suo amore per il nostro calcio. Cosa che sembrerà strana in un’epoca in cui lo stesso ha perso centralità e credibilità. Eppure Zlatan parla del nostro come di un riferimento assoluto in primis per la passione e la centralità con cui viene vissuto questo sport qui in Italia.

Proprio in questo senso, ed anche in riferimento alle sue parole sull’addio alla Juve (che, in breve, giustifica come necessario per non perdere gli anni più importanti della sua carriera), può risultare un minimo più credibile quella voce di mercato, di cui parlai venerdì, che lo vorrebbe sempre più lontano da Parigi (il rapporto con la piazza è sempre stato freddino, e proprio leggendo il suo libro si evince come centrale per lui sia l’amore del pubblico e la sua necessità di sentirsi centro del progetto). Magari proprio con un “ritorno al futuro” in quel di Torino.
Possibilità che trovo molto remota, anche in relazione al futuro – e già ufficializzato – acquisto di Llorente. Ma se Ibrahimovic volesse arricchire di un ulteriore ed interessantissimo capitolo la sua già ricca biografia…

Certo, non tutto è oro ciò che luccica.

In questo senso sembra un po’ forzato il suo tentativo di continuare ad accostare la sua figura a quella del classico “bad boy” di periferia. Il tutto sia raccontando l’infanzia di ragazzo sfortunato che lotta per emergere (cliché piuttosto classico), sia, poi, quando parla di questa etichetta scomoda che i media gli terranno incollata per tutta la carriera. E che lui commenta con un certo fastidio. Per quanto, in realtà, sembra che in fondo ne sia orgoglioso…

Nel complesso, comunque, un libro che personalmente ho trovato interessante. Se vi capita sottomano leggetelo. Potreste finire col darmi ragione!

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Il tempo per seguire il blog è sempre meno, ma la passione… beh, quella non viene mai a mancare.

Era da un po’ di tempo in realtà che pensavo a qualcosa come questa. Già anni fa, ben prima che ne esplodesse la moda, volevo aprire una sorta di servizio podcasting. Ma poi serve il tempo, l’ingegno, le persone con cui collaborare, ecc.

Alla fine però chi non risica non rosica, e allora eccomi qui. In realtà l’idea iniziale era quella di registrare la conversazione video su Skype e postare quella. Ma poi alcuni problemi tecnici mi hanno permesso di salvare solo l’audio.

In questa prima puntata di “Pedate d’Autore” l’ospite è un grande della nostra blogosfera, il mitico Andrea Bracco.

Con lui ho voluto parlare di Sudamericano under 20, con un accenno finale al suo Toro.

Per il futuro non c’è niente di pronto. Verrà quel che verrà.

E sono ovviamente apertissimo a proposte e collaborazioni. Se pensate di avere una cultura calcistica particolare fatevi avanti. Alla fine parlare di calcio è bello… facciamolo!

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I mass media ormai lo danno per fatto.

L’accordo ci sarebbe già, per una cifra che si aggira tra i 10 ed i 13 milioni, come da valutazione del Presidente Sebastiani.

Quello col giocatore, logicamente, è praticamente una formalità, perché quando sposti tutti quei milioni ed hai una facilità di spesa disarmante non ci metti molto a convincere un ventenne la cui esperienza massima di carriera è stato un secondo posto in Serie B a venire a farsi strapagare per giocare la Champions League.

Insomma, a leggere in giro si sarebbe passato il punto di non ritorno: Marco Verratti diventerà a tutti gli effetti un giocatore del Paris St. Germain e la prossima stagione sarà a disposizione di mister Ancelotti.

E questo nonostante il ragazzo qualche settimana fa giurasse, pur ancora da pescarese, eterno amore alla “sua” Juventus, la squadra per cui tifa sin da bambino.

Occasioni del genere però, oggettivamente, capitano poche volte nella vita.

Ma siamo proprio sicuri che questo trasferimento – io dico ancora eventuale, del resto anche Thiago Silva sembrava ormai avviato alla conclusione positiva – sarebbe positivo per tutte le parti?

Andiamo a valutare un po’ di pro e contro.

Partendo dal Paris. Che in realtà di contro non ne ha molti: inserirebbe in organico un giocatore potenzialmente tra i top al mondo nel proprio ruolo, lo darebbe in mano ad un allenatore che sicuramente ha le possibilità di farlo sbocciare definitivamente e, vista la capacità di spesa succitata, farebbe tutto sommato un acquisto più che accettabile, con possibilità di resa per altro esponenziali.

Ok.

Ma Marco e il Pescara?

Partiamo proprio dagli abruzzesi.
Premettendo che logicamente la volontà del Presidente sia quella di costruire una squadra capace quantomeno di salvarsi e non tanto di speculare sulla cessione di un singolo giocatore come se non ci fosse un domani ecco che non per forza la via che prevede un’offerta esclusivamente economica dovrebbe essere quella prediletta. Questo perché se ti privi di una delle tue stelle per soldi devi poi essere sicuro di reinvestirli bene, questi denari. Cosa tutt’altro che scontata.

Certo, con una decina di milioni il Pescara potrebbe andarsi a comprare la comproprietà di due o tre giovani di belle speranze sperando esplodano per poi capitalizzare ulteriormente le loro cessioni e creare un ciclo virtuoso stile Udinese, anche se magari più in piccolo, con cui mantenersi e rilanciarsi di anno in anno nel lungo periodo.

Contemporaneamente, però, la cessione del ragazzo a fronte di contropartite interessanti e già predefinite assicurerebbe un po’ al Pescara questo meccanismo.

Leggendo qua e là le dichiarazioni di Sebastiani vedevo come lo stesso Presidente abruzzese citassi il romanista Viviani. Giocatore forse meno talentuoso in senso stretto ma sicuramente interessantissimo a maggior ragione per una “piccola” come il Pescara.

Ecco quindi che un’eventuale cessione in Italia potrebbe dare la sicurezza al Pescara di andare ad accaparrarsi almeno un paio di giovani interessanti che accettando i contanti del PSG non è così scontato riuscirebbe poi a reperire altrimenti.

Perché credo sia logico che qualora Napoli, Roma o Juventus dovessero privarsi delle comproprietà di qualche gioiellino lo farebbero più volentieri a fronte dell’arrivo alla casa madre di un Verratti, piuttosto che di quell’uno o due milioni che fondamentalmente non fanno la differenza quando si parla di squadre che fatturano tra i cento ed i duecento milioni di euro l’anno.

Pescara che insomma dovrebbe farsi i conti in tasca. Perché cedere il cartellino del ragazzo in Italia farebbe sì guadagnare meno cash ma darebbe qualche certezza tecnica in più: da una parte si potrebbe ottenere più facilmente la permanenza del ragazzo per un altro anno in Abruzzo (cosa di cui nessuno parla in relazione all’eventuale trasferimento Oltralpe), dall’altra si potrebbe appunto mettere le mani con certezza su qualche giocatore che farà sicuramente comodo ad una squadra che per altro, bene sottolinearlo, ha già perso tre dei principali interpreti della scorsa stagione (Zeman, Insigne, Immobile) e che già così è quindi praticamente da rifondare.

Detto dei dubbi relativi alla società che si trova a dover cedere il ragazzo veniamo allo stesso Marco.

Che certo andrebbe a guadagnare meglio di quanto non guadagnerebbe in Italia (suppongo, almeno).
Ma c’è sempre il risvolto della medaglia.

Iniziando dalla Nazionale: oggi, pur non essendo ancora riuscito ad essere un punto fermo dell’under 21, Verratti è già in predicato di passare alla nazionale maggiore.

I giornali, dopo la preconvocazione Europea, lo danno già per scontato ed è indubbio che un suo eventuale imporsi in Serie A, foss’anche solo con la maglia attuale, potrebbe essere il sigillo del suo ingresso a tutti gli effetti nel giro “grosso”.

E storicamente, Campioni affermati a parte, abbiamo sempre visto come in Italia si tenda un po’ a snobbare il giocatore che gioca all’estero. A maggior ragione appunto quando non ha già una statura affermata (come potevano essere Zambrotta e Cannavaro qualche anno fa, o lo stesso Thiago Motta oggi, pur con profili diversi).

Ma anche ponendo il fatto che questo nuovo corso prandelliano possa rappresentare un punto di rottura anche in questo senso è inutile negare che oggi, nonostante tutti i tanti problemi intrinseci del nostro calcio, la Serie A ha ancora un profilo superiore alla Ligue 1.

E questo nell’evoluzione di un giocatore conta.

Altrimenti non si spiegherebbe perché in linea di massima, con qualche rara eccezione emersa solo col nuovo corso “arabo” del Paris, siano sempre i talenti francesi ad emigrare per consacrarsi, e mai il contrario.

Questo è un aspetto cui il ragazzo dovrebbe pensare.

Esattamente come dovrebbe pensare al fatto che un cambiamento così drastico, che lo porterebbe a cambiare addirittura nazione, influirebbe comunque pesantemente sulla sua vita di tutti i giorni e sul suo stile di vita stesso.

Inoltre un suo eventuale trasferimento a Torino, dove gli consigliai di andare già mesi fa, lo vedrebbe inserito in un contesto idilliaco per la sua crescita, con il regista per eccellenza a fargli da chioccia ed una serie di compagni che si ritroverebbe poi in Nazionale.

Insomma, posto che per ogni calciatore la massima aspirazione dovrebbe essere l’Azzurro ecco che andare a Parigi sarebbe controproducente. Meglio restare in Italia, con il top rappresentato, oggi, da Torino.

Poi certo, aspetto economico a parte c’è una questione tecnica che potrebbe comunque invogliarlo a scegliere Parigi: Carlo Ancelotti.

Inutile nasconderci. Stiamo parlando dell’allenatore che non inventò Pirlo regista, ma di certo che aiutò uno dei talenti più cristallini della storia del calcio italiano (e forse non solo) ad imporsi come il Fenomeno assoluto che oggi tutti noi conosciamo e che se solo una settimana fa avesse vinto l’Europeo sarebbe uno dei maggiori candidati al Pallone d’Oro.

Chiaro, non è detto che “l’operazione” riuscirebbe anche con Verratti, ma è indubbio che questo aspetto potrebbe portare il ragazzo e il suo entourage a propendere per Parigi.

In tutto questo chi sicuramente ci perderebbe è il calcio italiano: che si vedrebbe scippato di un ennesimo talento (dopo che l’anno scorso, tanto per dirne due, ha perso Sanchez e Pastore) e che soprattutto dimostrerebbe ancora una volta, dopo il caso Giuseppe Rossi, l’incapacità di trattenere in Italia uno dei nostri giovani talenti più puri.

Al riguardo so di ripetermi in continuazione, ma purtroppo le cose non cambiano: c’è bisogno di una rivoluzione culturale nel mondo del calcio italiano (e forse nel paese tutto) che porti i nostri dirigenti a credere e puntare sui giovani talenti che abbiamo.

Perché una volta anche i Cannavaro, Buffon, Pirlo e Gattuso erano solo dei giovani di belle speranze che avevano tutte le possibilità, come i Baronio di turno, di tradire le attese.

Ma se nessuno ci avesse mai puntato oggi noi saremmo solo tre volte Campioni del Mondo.

Beh, è ora di tornare a puntare sul nostro calcio, che come hanno dimostrato gli Europei appena conclusi resta, nonostante tutte le contraddizioni ed i problemi che ha al suo interno, ancora un movimento che se vuole può davvero rappresentare un’eccellenza a livello mondiale.

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La finale di ieri, nel bene e nel male, passerà alla storia.

Un po’ perché un 4 a 0 non si verifica certo spesso in partite di questa importanza. Un po’ perché non era mai successo che una nazionale riuscisse a vincere due Europei di fila, tantomeno con un Mondiale in mezzo. Un po’ perché la nostra nazionale non era accreditata della finale. E, infine, perché l’Italia è alla terza finale persa, su quattro disputate, negli ultimi 18 anni (Usa 94 ed Euro 2000 le altre).

Questa, però, era assolutamente segnata in partenza. Ancor prima che dalla condizione precaria degli Azzurri dalla strapotenza iberica, che pur non essendosi notata nel derby contro la Spagna era palese sarebbe uscita contro di noi.

Perché diciamolo chiaro: l’Italia contro la Germania ha compiuto un mezzo miracolo e strameritato di vincere. Ma i demeriti tedeschi sono stati altrettanto palesi.

E’ stata proprio la squadra di Low, forse schiava di un complesso d’inferiorità ormai atavico, a metterci in condizioni di vincere, attuando un gioco (verticalizzazioni per una punta statica e traversoni dalla trequarti che difficilmente potevano impensierire difensori come i nostri) assolutamente alla nostra portata.

Il tiki-taka spagnolo, invece, non poteva che far collassare l’ambaradam.

In questo le colpe sono anche – e soprattutto – di Prandelli.

Intendiamoci: onore a lui, che ha saputo comunque guidare alla grande questo gruppo là dove nessuno si aspettava potesse arrivare.

Detto ciò, però, come ha ammesso proprio oggi gli è mancato il coraggio di rivoluzionare la squadra sul più bello, cercando di ovviare a stanchezza ed acciacchi.

Con un risultato chiaro: asfalto spagnolo sulle rovine della squadra che aveva ridicolizzato gli inglesi per poi imporsi alla grande sui favoritissimi tedeschi.

La Spagna era comunque palesemente più forte, certo. Onore a loro.
Peccato solo per quei sospetti di doping che qualcuno continua a muovere all’indirizzo dell’intero movimento sportivo spagnolo. Speriamo solo tra qualche anno non si finisca con lo scoprire l’irreparabile…

Onore alla Spagna, dicevo, ma è giusto sottolineare i demeriti dei nostri, in particolar modo di Prandelli.

Chiellini era palesemente fuori condizione. Infortunatosi prima di iniziare l’Europeo, ha dovuto combattere per un mese contro sé stesso prima ancora che contro gli avversari.
Peggiore in campo dell’11 titolare contro la Germania, sarebbe dovuto rimanere in panca ieri. Per dare spazio a quel Balzaretti che è stato una delle rivelazioni assolute di questo torneo.

Non è certo un caso se l’1 a 0, quello che inizierà ad aprire le prime vere falle nella comunque fragile impalcatura Azzurra, arriverà proprio dalla sua parte.
La pesantezza in quello scatto con cui proverà a chiudere Fabregas è l’istantanea perfetta dell’errore commesso da Prandelli. Che poi sarà costretto a toglierlo dal campo a metà del primo tempo, infortunato.

Altro errore, fondamentalmente quello su cui gli spagnoli hanno potuto costruire la loro vittoria, è l’aver inserito la coppia Balotelli-Cassano.

Difficile lasciarli in panchina dopo quanto fatto vedere in semifinale, siamo d’accordo. Ma regalare due giocatori agli avversari in fase di non possesso è stata la vera sconfitta Azzurra.

Perché logico che così poi i centrocampisti si trovano sempre da soli in mezzo a tre avversari ed il giropalla spagnolo diventa più che elementare.

Fondamentalmente hai due opzioni per attaccare il possesso spagnolo: pressare come fanno loro, che raddoppiano pure le foglie anche oltre la metàcampo, oppure creare grandissima densità quantomeno all’interno della tua trequarti. Impedire quindi si crei anche solo il più piccolo spiraglio. Cosa che fece benissimo l’Inter del Triplete, giocando con undici uomini dietro la linea del pallone. Cosa che non ha saputo fare minimamente ieri l’Italia, pur essendo, dicono, la maestra del catenaccio.

Niente catenaccio, dunque, ma nemmeno la propositività delle ultime partite. Un mix letale che ha portato i nostri, per di più acciaccati e palesemente fuori partita a livello mentale, a subire una batosta che ha preso le forme della goleada quando Prandelli ha compiuto l’ultimo errore di una sua personalissima serata ultra negativa: l’inserimento di Motta al posto di Montolivo.

Inserimento sbagliato per diversi motivi: sul 2 a 0 non ha senso mettere un mediano per un trequartista. Contro gli spagnoli non ha senso mettere in campo il giocatore più statico della squadra. E, ultimo ma non meno importante, non puoi sprecare la terza sostituzione per inserire il più fragile tra i tuoi giocatori.

Detto-fatto Motta dopo pochi minuti abbandona il campo in barella. Stiramento, strappo. Chissà. Fattostà che lì non solo finisce la partita degli Azzurri, ma inizia il dilagamento spagnolo, che resterà negli annali per sempre.

Serata storta, insomma, per Prandelli e per i suoi. Cui va però riconosciuto il merito di esserci arrivati fino alla finale di Kiev. Risultato impensabile solo ventiquattro mesi fa, dopo il tracollo sudafricano.

Ora vedremo in che direzioni andrà questa nazionale.

Perché il secondo posto odierno dovrebbe essere un punto di partenza e non di arrivo, certo. Ma è altresì vero che il faro di questa squadra, Andrea Pirlo, ha ormai 33 anni. E che se non si troveranno alternative valide i prossimi tempi potrebbero non essere così solari.

Prima di chiudere questa parentesi europeo per tornare poi nei prossimi giorni a parlare di squadre di club mi permetto un paio di considerazioni.

Innanzitutto quel benedetto carro. Su cui non c’era quasi nessuno ad inizio Europeo, su cui è salita quasi tutta Italia durante la partita con la Germania, da cui sono scesi praticamente tutti ieri sera.

Un carro su cui io ho messo radici da vent’anni. E da cui non scenderò certo oggi.

Perché si può vincere e si può perdere. Si può meritare o demeritare. Si possono sparare bolidi all’incrocio o sbagliare formazioni. Ma l’Italia resta l’Italia e l’Azzurro il colore in cui mi specchio da quando sono nato.

Nella buona e nella cattiva sorte su quel carro ci resterò. Criticando quando sarà il caso di farlo, come è giusto, incensando quando i ragazzi mi faranno rimanere a bocca aperta, come dopo la partita giocata contro la Germania. Ma sempre e comunque col mio posto ben saldo sotto al sedere.

E spero che come me ce ne siano tanti. I tifosi occasionali si occupino d’altro.

Ma non solo.

Basta moralismi banali e basta sorrisini sciocchi.

Da una parte mi sono dovuto sorbire per un mese una campagna anti-competizione da parte di chi aveva preso molto male – anche giustamente – il massacro dei cani avvenuto in Ucraina. Roba come “voi esultate loro no”, con tanto di foto cruente sicuramente di poco gusto.

Il fatto è semplice: bisogna saper scindere i due discorsi.

L’Europeo è una cosa. Il gioco del calcio è una cosa. La mia nazionale è una cosa.
Gli errori di un governo, come in questo caso quello ucraino, TUTT’ALTRA.

Sono due mondi che per quanto si siano sfiorati in questo caso non devono entrare in contatto.

Inutile dirmi che non devo esultare se la mia nazionale vince, in rispetto di quei poveri cani. Perché io rispetto ne porto. Ma so scindere le questioni veramente importanti dallo sport. Cosa che tutti questi falsi moralisti non riescono a fare.

Il tutto poi, ovviamente, è solo un “dagli all’italiano”. Non un solo link su Facebook ho visto ieri che dicesse agli spagnoli di non festeggiare. Come se i cani ucraini si sentissero offesi solo dalle nostre esultanze, eventualmente.

Per quanto riguarda i sorrisini, invece… capisco il fatto che ci sia chi non concepisca che una persona come me o tanti altri vedano il calcio, pur sapendolo distinguere bene dalle cose realmente importanti, la propria vita.

Però Dio o chi per esso ha voluto che effettivamente ci sia chi brucia di passione. Che sia per il calcio, un qualsiasi altro sport, una forma d’arte o altro poco importa. Il dato di fatto resta uno: il calcio è la mia vita. Se la mia nazionale perde ci resto male. Non per questo non riesco a capire cosa voglia dire la crisi economica e soprattutto culturale che stiamo attraversando, la morte di una persona, o altro. Anzi.

Però… beh, però se dovete venire a consolare chi brucia di passione con quei sorrisetti alla “ti prendi male per una partita, sei un povero ignorante” lasciate perdere.

Perché non siete voi a dover compatire noi. Ma noi a compatire chi come voi è tanto arido da non saper cosa voglia dire vivere di qualcosa.

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  FIFA - Coppa del Mondo femminile 2011 Germania - gruppo A  
15:00 # Nigeria -  Francia -:-   
18:00 # Germania -  Canada -:-    

  FIFA - U17 Coppa del Mondo 2011 Messico - gruppo D  
01:00 # USA -  Nuova Zelanda 0:0  
01:00 # Repubblica Ceca -  Uzbekistan 1:2  
  FIFA - U17 Coppa del Mondo 2011 Messico - gruppo E  
22:00 # Burkina Faso -  Ecuador -:-   
22:00 # Panama -  Germania -:-    

  Argentina - Playoff Relegation 2011 - finale  
23:00 # River Plate -  Belgrano Córdoba -:-  
  Armenia - Premier League 2011  
16:00 # FC Ararat -  Shirak FC -:-  
16:00 # Mika FC -  Pyunik FC -:-   

  Brasile - Série A 2011  
21:00 # Corinthians SP -  São Paulo FC -:-   
21:00 # Botafogo RJ -  Grêmio Porto Alegre -:-   
21:00 # Avaí FC -  Fluminense RJ -:-   
21:00 # Ceará SC -  SE Palmeiras -:-   
23:30 # Internacional RS -  Figueirense -:-   
23:30 # Atlético GO -  Vasco da Gama -:-    

  Cina - Super League 2011  
13:00 # Dalian Shide -  Shanghai Shenhua -:-   
13:30 # Hangzhou Greentown -  Chengdu Blades -:-   
13:30 # Nanchang Bayi -  Shaanxi Zhongjian -:-   
13:30 # Beijing Guoan FC -  Tianjin Teda -:-   
13:30 # Liaoning Whowin -  Shandong Luneng -:-   
14:00 # Guangzhou Evergrande -  Jiangsu Sainty -:-    

  Isole Faer Oer - Vodafonedeildin 2011  
16:00 # HB Tórshavn -  B36 Tórshavn -:-  
16:00 # 07 Vestur -  ÍF Fuglafjørður -:-  
 

Islanda - Pepsi-Deildin 2011  
19:00 # Fylkir Reykjavík -  Þór Akureyri -:-   
21:15 # Valur Reykjavík -  Víkingur Reykjavík -:-   
21:15 # UMF Grindavík -  KR Reykjavík -:-   
 

Giappone - J.League 2011  
11:00 # Gamba Osaka -  Sanfrecce Hiroshima -:-   
11:30 # Shimizu S-Pulse -  Vegalta Sendai -:-   
12:00 # Montedio Yamagata -  Yokohama F. Marinos -:-   
12:00 # Omiya Ardija -  Vissel Kobe -:-   
 

Giappone - J.League 2 2011  
11:00 # Kyoto Sanga FC -  Yokohama FC -:-   
11:00 # Giravanz Kitakyushu -  Thespa Kusatsu -:-   
11:00 # Oita Trinita -  Gainare Tottori -:-   
12:00 # JEF United Chiba -  Tochigi SC -:-   
 

Canada - Soccer League 2011  
19:00 # Capital City -  York Region Shooters -:-  
22:00 # Impact de Montreal Academy -  Toronto FC Academy -:-  
22:30 # North York Astros -  Brampton United -:-  
 

Lettonia - Virsliga 2011  
17:30 # Skonto FC -  FC Daugava -:-   
18:00 # FK Ventspils -  FK Liepajas Metalurgs -:-   
 

Lituania - A Lyga 2011  
16:00 # FBK Kaunas -  FK Atlantas -:-  
16:00 # FK Mažeikiai -  FK Dainava Alytus -:-  
17:10 # FK Kruoja Pakruojis -  FK Suduva -:-  
 

Malesia - Super League 2011  
14:45 # Pahang FA -  Harimau Muda A -:-  
 

Nigeria - Premier League 2010/2011   
 Shooting Stars FC -  Gombe United -:-  
 Bukola Babes -  Niger Tornadoes -:-  
 Ocean Boys -  Kwara United -:-  
 Lobi Stars -  Heartland FC -:-  
 Zamfara United -  Warri Wolves -:-  
 Sunshine Stars -  Kaduna United -:-  
 Enyimba Aba -  Sharks FC -:-  
 

Norvegia - Tippeligaen 2011  
14:00 # Sogndal IL -  Fredrikstad FK -:-   
18:00 # Strømsgodset Drammen -  FK Haugesund -:-   
18:00 # Tromsø IL -  Stabæk IF -:-   
18:00 # IK Start -  Vålerenga IF -:-   
18:00 # Odd Grenland -  Molde FK -:-   
20:00 # Viking FK -  Rosenborg BK -:-   
 

Norvegia - Adeccoligaen 2011  
15:30 # Ranheim IL -  Sandefjord Fotball -:-   
18:00 # Asker SK -  Randaberg IL -:-   
18:00 # FK Bodø/Glimt -  Mjøndalen IF -:-   
18:00 # Bryne FK -  Kongsvinger IL -:-   
18:00 # Hamarkameratene -  IL Hødd -:-   
18:00 # Hønefoss BK -  Alta IF -:-   
18:00 # Løv-Ham Fotball -  Sandnes Ulf -:-   
18:00 # Strømmen IF -  Nybergsund IL-Trysil -:-   
 

 Russia - Premier Liga 2011  
12:15 # FK Tom Tomsk -  Volga Nizhniy Novgorod -:-   
14:30 # FK Amkar Perm -  CSKA Moskva -:-   
16:45 # Zenit St. Petersburg -  Terek Grozniy -:-   
16:45 # Krylia Sovetov -  Spartak Nalchik -:-   
16:45 # Rubin Kazan -  Kuban Krasnodar -:-   
19:00 # Dinamo Moskva -  Lokomotiv Moskva -:-   
19:00 # Spartak Moskva -  FK Rostov -:-   
19:00 # FK Krasnodar -  Anzhi Makhachkala -:-   
 

 Svezia - Allsvenskan 2011  
16:30 # GAIS Göteborg -  Malmö FF -:-   
16:30 # Mjällby AIF -  Örebro SK -:-   
19:00 # Gefle IF -  IFK Göteborg -:-   
19:00 # Djurgårdens IF -  BK Häcken -:-   
19:00 # Trelleborgs FF -  AIK Solna -:-   
 

Svezia – Superettan 2011  
18:00 # Assyriska -  Qviding FIF -:-   
 

Svezia - Division 1 Norra 2011  
16:00 # IK Frej -  Umeå FC -:-  
18:00 # Syrianska IF Kerburan -  BK Forward -:-  
18:00 # Karlstad BK -  Vasalunds IF -:-  

  Svezia - Division 1 Södra 2011  
16:00 # Motala AIF -  Varbergs BoIS -:-  
17:00 # FC Trollhättan -  Kristianstads FF -:-  
18:00 # Skövde AIK -  Lunds BK -:-  
18:00 # IK Sleipner -  Örgryte IS -:-  
 

 Spagna - Segunda B Playoff 2010/2011 Aufstieg > finale  
19:00 # CD Mirandés -  CD Guadalajara -:-  
19:00 # CD Lugo -  CD Alcoyano -:-  
 

Corea del Sud - K-League 2011  
12:00 # Chunnam Dragons -  Gangwon FC -:-   
 

Tailandia - Premier League 2011/2012  
13:00 # Muangthong United -  Sisaket FC -:-  
 

Tunisia - Ligue 1 2010/2011  
17:30 # Olympique Beja -  CA Bizertin -:-  
17:30 # Espérance Tunis -  Club Africain -:-  
17:30 # Club Sportif Sfaxien -  AS Marsa -:-  
 

USA - Major League Soccer 2011  
20:00 # Chicago Fire -  New York RB -:-   
22:00 # Seattle Sounders -  New England Revolution -:-

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Questa volta sotto i riflettori… ci finisco io!

Contattato da Superscommesse.it accetto infatti di buon grado di farmi intervistare nell’ambito della rubrica “Dietro le quinte con…”.

Ed ecco qui il risultato.

Roma –  Dietro le Quinte con… rubrica di Superscommesse.it che prevede un ciclo di interviste dedicate a chi lavora, gioca e vive nel mondo delle scommesse, del gaming online e dello sport, apre il sipario su Sciabolata Morbida.  Superscommesse darà voce a voi che lavorate o che siete semplici appassionati di quel vasto mondo che ruota attorno allo sport, come notizie, pronostici e scommesse. Le interviste saranno pubblicate su tutti i canali di Superscommesse.it, sito internet, facebook e twitter.

Sotto i riflettori di oggi troviamo Francesco Federico Pagani community manager del blog Sciabolata Morbida.

Francesco si presenta ai nostri lettori illustrandoci il suo lavoro:
Doverosa premessa: il mio non è un lavoro ma un passatempo. Aprii Sciabolata Morbida per dare sfogo alle mie principali passioni (calcio e scrittura), senza volerci speculare sopra. Se poi Dio vorrà un giorno diverrò giornalista sportivo. Ma per ora scrivere per me è tutto tranne che un lavoro.
Detto questo credo che per aprire un blog come il mio siano necessarie una buona conoscenza dell’italiano, un’ampia cognizione del panorama calcistico mondiale, una passione sfrenata ed una costanza notevole. Ma del resto quando la passione c’è la costanza vien da sé.

A cosa si ispira quando decidere di scrivere di una notizia piuttosto che di un’altra?
Essendo il mio un blog personale non ho un editore né un Direttore cui rendere conto, quindi posso scegliere i miei pezzi in assoluta libertà.
Solitamente la scelta non è comunque ardua: guardo diverse partite – impegni permettendo – ogni settimana e scrivo delle stesse.
Poi certo, non mi limito solo a cronaca o pagelle: parlo dei giovani che mi hanno colpito di più, come di analisi tattiche o possibili scenari di mercato. E, perché no, alle volte mi diletto anche suggerendo qualche partita su cui potrebbe valere la pena scommettere (solo per gioco, non sono affatto un esperto in questo ambito).

Quali sono le fonti maggiormente utilizzate per realizzare i contenuti di un sito come il suo?
La fonte principale… sono io stesso. La maggior parte dei pezzi che scrivo non hanno bisogno di grandi ricerche, perché sono frutto delle mie idee applicate alla materia calcistica. Se scrivo di una partita chiaramente non mi baso su pezzi altrui: ne guardo lo svolgimento e nel mentre mi diletto scrivendone al riguardo.
In alcuni casi, invece, è assolutamente necessaria una ricerca approfondita. Quando scrivo ad esempio di una giovane stellina del firmamento mondiale mi baso sulle mie conoscenze acquisite mediate dalla mia capacità di valutazione per scrivere delle caratteristiche tecnico-tattiche e delle potenzialità del ragazzo, ma devo assolutamente affidarmi alla rete per quanto concerne la sua pur breve carriera, di cui mi piace sempre render conto ai miei lettori.
Al tempo stesso quando mi diletto nel parlare di possibili scenari di mercato ecco che cerco di attingere notizie da più fonti. La cosa mi dà facoltà di effettuare una sorta di controllo incrociato grazie a cui riesco a filtrare esclusivamente le notizie più affidabili. Poi certo, una voce attendibile non dovrà concretizzarsi per forza… ma personalmente non sono troppo avvezzo ai facili sensazionalismi, e preferisco sempre depurare le voci credibili da quelle altisonanti ma infondate.

Quali sono solitamente gli argomenti che gli utenti preferiscono?
Il pezzo più letto della settimana è una mia analisi, scritta per il sito pianeta-sport.net, riguardante i possibili sviluppi tattici della Juventus del futuro. Quello più letto degli ultimi trenta giorni è cronaca e commento dell’andata dei quarti di Champions tra Schalke ed Inter. Da quando ho aperto il blog, invece, l’articolo più letto riguarda Marco Ezio Fossati, giovane centrocampista classe 92 che passò dal Milan all’Inter all’età di 15 anni per poi compiere il percorso inverso nel corso della scorsa estate.
Un po’ di tutto, quindi: dall’analisi tattica, ai prospetti più interessanti per il futuro, alla più stretta attualità.

Lei scommette mai sul calcio?
Quando frequentavo le scuole superiori ci fu un periodo nel quale scommisi parecchio, un po’ contagiato da un mio allora compagno di classe. Ultimamente, invece, mi limito solo a proporre, di tanto in tanto, qualche match interessante ai miei lettori, senza però scommettere io stesso.

Secondo lei a cosa deve fare sempre attenzione un giocatore prima di scommettere?
A non lasciarsi prendere la mano. Purtroppo quando si scommette è facile che ciò avvenga, bisogna quindi approcciarsi alle scommesse con la giusta ottica, onde evitare di farsi assorbire troppo. Scommettere è bello, divertente e per qualcuno anche remunerativo, ma è importantissimo farlo con la testa.

Ha qualche consiglio da dare agli scommettitori in merito a quali siti dovrebbe scegliere?
Credo ognuno debba toccare con mano ogni sito riguardante l’argomento per valutare da sé quale possa essere affidabile e quale invece possa non esserlo.

Secondo lei è giusto puntare sulle squadre favorite o è meglio analizzare partita per partita, leggendo anche i pronostici degli esperti?
Pochi sport come il calcio sono fucine di colpi di scena. L’imprevisto è infatti sempre dietro l’angolo e puntare a priori sulle squadre favorite sarebbe un errore grossolano.
La cosa migliore è sicuramente soffermarsi del tempo ad analizzare ogni match. Ce ne sono alcuni sulla carta scontati che nascondono insidie particolari, se passati sotto la lente d’ingrandimento. O altri che di primo acchito possono palesarsi come molto equilibrati il cui esito è in realtà quasi scontato.
Insomma, la soluzione migliore è sempre studiare analiticamente ogni partita.
Rispetto all’eventualità di affidarsi ai consigli degli esperti resto invece piuttosto neutrale: perché se è vero che un esperto di scommesse effettuerà previsioni sicuramente più affidabili di un qualunque scommettitore è altresì vero che i soldi in gioco sono di chi si reca a scommettere, che ha quindi il pieno diritto di fare di testa propria.
In linea di massima, comunque, uno sguardo a ciò che dicono gli esperti andrebbe sempre dato.

Trovarsi nella vostra posizione porta dei vantaggi se si vuole scommettere su un determinato evento?
Non credo di essere particolarmente avvantaggiato nel complesso, se non rispetto al fatto che immagino di avere una conoscenza generale della materia calcistica più approfondita del tifoso medio.
Va però detto che la fortuna ricopre sicuramente un aspetto importante nell’attività dello scommettitore e dato che ne sono sempre stato sprovvisto…

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