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Ventidue gare disputate. Dieci vittorie, quattro pareggi, otto sconfitte.

Otto, che è anche la posizione in classifica.

Di più sono invece i punti che separano la Roma dalla Champions (nove) e dalla vetta (quindici).

Zdenek Zeman

Il tutto nonostante il campionato italiano non brilli certo per qualità. E nonostante il livellamento verso il basso dovrebbe aiutare proprio le outsider rispetto alle presunte big.

Una realtà delle cose di questo tipo non può quindi far piacere ai dirigenti Giallorossi, che vedono la propria squadra sopravanzata anche dal Catania e col duo Udinese-Parma all’inseguimento, a ben poca distanza.

Così è proprio di oggi la rivelazione di Sabatini, Direttore Sportivo del club capitolino: “È venuto il momento di interrogarci, e tra le valutazioni che stiamo facendo c’e anche un cambio della guida tecnica”.

Riaccolto a braccia aperte in estate come un vero e proprio Messia, in questi mesi Zdenek Zeman ha convinto meno di quanto i tifosi si aspettassero. E dopo i diversi problemi sorti in questi mesi, primo fra tutti il rapporto un po’ problematico con De Rossi, la fiducia sembra essere ormai venuta meno.

Paiono quindi lontanissimi quei momenti in cui, sull’euforia dovuta ad un campionato di B vinto e dominato con l’affermazione di diversi giovani ed un gioco stupefacente, Roma pareva aver trovato il suo nuovo Imperatore.

Il lavoro del boemo, in realtà, non è certo tutto da buttare. E questo è stato ammesso anche dallo stesso Sabatini.

Quando si allena un club importante, però, bisogna saper trovare la giusta sintesi tra pugno duro, piazza, valorizzazione del patrimonio societario e risultati.

Perché non farlo vuol dire tagliarsi le gambe.

In questo senso l’impressione che ho di Zeman è la seguente: grande didattica, ottima etica del lavoro, filosofia di calcio romanticamente splendida. Ma anche eccessiva rigidità di pensiero, incapacità di gestire situazioni particolarmente complicate, inadeguatezza di fondo alle grandi piazze e al raggiungimento di grandi risultati.

Per farla breve: Zeman non è un allenatore da grande squadra e di certo non è quello cui, fossi un dirigente, mi affiderei se volessi centrare un risultato immediato quanto importante.

D’altra parte, però, sa lavorare splendidamente coi giovani, trasforma anche attaccanti normali in vere e proprie macchine da goal, valorizza spesso giocatori che dopo essere passati tra le sue mani acquistano un valore di mercato notevolmente più elevato.

Tutti aspetti positivi che in realtà rafforzano la convinzione iniziale: Zeman non è un allenatore da grande squadra, posto che un top club chiede prima di ogni altra cosa il risultato.

Le piazze giuste per uno come lui, quindi, sono altre. Roma è troppo complicata da gestire per un uomo che probabilmente non scenderà a patti nemmeno con la moglie sul tipo di tovaglia da mettere in tavola a Natale.
Altresì nella sua etica il gioco, il gesto tecnico e la valorizzazione vengono prima del mero risultato, che sembra quasi essere un surplus un po’ noioso per il nostro boemo.

Le piazze giuste per lui, per essere più specifici, sono insomma quella Lecce o quella Foggia, per non parlare della Pescara abbandonata solo in estate, dove non si pretende la vittoria di alcun trofeo, si ha più tempo di lavorare e dove la valorizzazione di un giovane (da Signori a Insigne, passando per Bojinov, Vucinic, Verratti ed Immobile) è quasi fondamentale per il sostentamento della società.

Se non si fosse capito: io amo certi aspetti dello Zeman allenatore e mi auguro che il nostro calcio non faccia a meno di lui. E che anzi qualcuno prenda i suoi aspetti positivi ad esempio, per provare a replicarli anche quando avrà smesso con questa vita.

Per quanto io ami il suo calcio romantico, però, sono anche ben conscio di tutti i suoi limiti.

Zeman

Quindi, per rispondere alla domanda che pongo nel titolo: no, non è un caso questo (parziale, ma significativo) fallimento. Speriamo solo che qualche “provinciale” gli conceda ancora fiducia. Perché se la merita tutta. E perché voglio tornare ad emozionarmi vedendolo gestire qualche giovane talentuoso, o le soluzioni offensive che solo lui sa mettere in campo…

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L’epico rifiuto di Berbatov è già storia e a poco più di ventiquattro ore dalla chiusura della mercato non ci si può fermare a riflettere troppo, in special modo se si ha una rosa da completare.

Ecco quindi che Marotta e Paratici ingoiato il boccone amaro cucinato dal bulgaro si sono subito rituffati sul mercato.

E, davanti a loro, si trovano ora un bivio. Una strada porta ancora in Inghilterra, Londra più precisamente. Non tanto per andare in quel di Fulham a convincere Dimitar quanto più per formalizzare l’acquisizione, praticamente già definita prima dell’affaire Berbatov, del danese Niklas Bendtner, ex promessa Gunners che, a conti fatti, ha dimostrato di essere solo una punta piuttosto mediocre.

Dall’altra, invece, un dejavù: Marco Borriello, attore non molto protagonista dello Scudetto dello scorso anno.

Incassati il no di Berbatov, dell’Athletic per Llorente e appurati i problemi che arrivare a giocatori come Cavani e Dzeko comporterebbero la Juventus deve dire quindi definitivamente addio alle chance di portare in Bianconero un giocatore di respiro e valore internazionale per ripiegare su due ragazzi le cui caratteristiche tecniche difficilmente potranno spostare gli equilibri in un campionato ormai pur povero come il nostro.

Caliamoci nei loro panni e proviamo a dire la nostra.

Voi chi acquistereste se vi trovaste nella condizione di scegliere tra questi due (posto che certo, nel calciomercato di oggi tutto può succedere e alla fine se qualcuno arriverà potrebbe anche essere un terzo nome!)?

Parto io.

Beh, innanzitutto posto che la Juventus ha in rosa Vucinic, Giovinco, Matri, Quagliarella e Boakye (più Iaquinta e Martinez, che mi sono perso per strada ma penso siano ancora di proprietà del club di Corso Ferraris) sarebbe proprio un bomber, quale sulla carta poteva essere Berbatov (capocannoniere della Premier solo nel 2011), il giocatore di cui questa squadra necessita. Di certo, per il resto, mi pare che la scelta là davanti sia abbastanza varia.

Proprio in questo senso, con un Borriello che poco in più dei giocatori già presenti avrebbe da dare, se proprio qualcuno dovrà arrivare (perché, come si sarà capito, tra i due io credo deciderei di non prendere nessuno, e restare così) ecco che la mia scelta cadrebbe sul danese.

Il perché è presto detto: caratteristiche fisiche uniche in una rosa in cui il giocatore più alto non raggiunge l’1 e 90, Bendtner non è però il classico puntero d’area di rigore quanto più un attaccante che a discapito di quei centonovantaquattro centimetri che si porta appresso ama svariare lungo tutto il fronte d’attacco.

In questo senso, quindi, potrebbe essere un’arma tattica importante: la sua fisicità darebbe sicuramente filo da torcere anche al più arcigno tra i difensori e proprio la mobilità di cui sopra sarebbe utile ad aprire varchi per gli inserimenti dei centrocampisti.

Tra cui, giova ricordarlo, c’è un certo Marchisio, il cui feeling col goal è una piacevole costante per i tifosi Bianconeri. Ma anche quel Vidal che impressionò in Germania proprio per la sua capacità di trovare la rete o, ancora, i vari Lichtsteiner, Isla ed Asamoah, che se istruiti nella giusta maniera potrebbero dare un importante contributo in questo senso.

Insomma: la Juventus ha inseguito per tutta l’estate un attaccante capace di garantire un minimo di venti goal a campionato.

Questa è stata infatti la costante dei sondaggi Bianconeri: da Cavani a Llorente, passando per Dzeko e Suarez fino ad arrivare a Jovetic (che ancora non li può garantire, ma la cui consacrazione definitiva potrebbe essere vicina) la Juve ha trattato giocatori sì dalle caratteristiche diverse ma tutti sempre e comunque a loro agio sotto porta.

Giusto fino a ieri, quando con l’ultimo, disperato, tentativo Marotta & Co. hanno provato ad arrivare a Berbatov, che con i suoi 237 goal in 517 presenze in carriera (ed un bagaglio internazionale importante fatto di 48 reti in 77 partite disputate con la maglia della nazionale bulgara) rappresentava l’ultima spiaggia in ottica bomber.

Sfumato anche questo trasferimento pare davvero, almeno stando a radiomercato, che non ci siano più alternative.

Niente bomber, bisogna cambiare i propri progetti tattici.

E allora, forse, bene puntare sul brindellone danese, sperando che stazza e mobilità vengano fatti fruttare al meglio e che lungo tutto il corso dell’anno i centrocampisti ne sfruttino gli spazi aperti per segnare goal a ripetizione…

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Classe 1991, Alessandro Florenzi è uno dei tanti prodotti del sempre floridissimo vivaio romanista.

Nato proprio nella capitale, ha dato splendida mostra di sé realizzando 11 marcature nei 34 match in cui è sceso in campo quest’anno con la maglia del Crotone, società che lo ha prelevato in prestito la scorsa estate.

Centrocampista molto duttile, può occupare tutte le posizioni della mediana sempre avere cali percettibili in quanto a rendimento e, alla bisogna, sa destreggiarsi anche in posizione più avanzata.

Senso del goal, come dimostrano i tanti centri realizzati quest’anno, polmoni d’acciaio, tecnicamente valido, Florenzi è centrocampista completo e concreto dalle prospettive realmente interessanti.

Inutile dire, quindi, che il suo futuro non potrà essere a Crotone, squadra, con tutto il rispetto, di profilo un po’ basso per chi, come lui, merita ben altri palcoscenici.

Lo stesso dicasi per la Serie B, che dopo averlo ben svezzato quest’anno difficilmente potrà godere ancora della sua presenza nel futuro prossimo.

A fine stagione farà infatti sicuramente ritorno a Roma. Dove, però, non è detto resti per più di qualche settimana.

Prima di poter dissipare i dubbi relativi ad una sua possibile conferma nella società che l’ha cresciuto, comunque, andrà capito chi sarà il prossimo allenatore della Roma.

Qualora la strada scelta sarà quella di un mister coraggioso capace di puntare sui giovani (in questi giorni, ad esempio, si fanno i nomi di Zeman e Bielsa) ecco che allora la candidatura di Florenzi potrebbe prendere corpo e concretezza.

Su di lui, comunque, pare si stiano già muovendo altri club. Come il Pescara, a tutt’oggi ancora allenato dal boemo Zdenek Zeman.

E proprio lui, maestro della fase offensiva e grandissimo didatta capace di esaltare le caratteristiche dei giovani calciatori potrebbe essere l’uomo giusto per continuare la crescita di questo ragazzo, in pieno parte dell’under 21 di Ciro Ferrara.

Così dopo Caprari Pescara potrebbe essere baciata da un altro giovane virgulto Giallorosso.

Un centrocampista che ha il potenziale per imporsi anche in Serie A. Magari con medie un po’ inferiori a quelle attuali ma sempre comunque interessanti.

A margine: qualora il Pescara riuscisse nell’impresa di confermare i punti forti di questa stagione (Zeman in primis, poi Verratti, Insigne ed Immobile) aggiungendoci altri giocatori di valore (tipo Florenzi)… beh, diventerebbe una realtà interessantissima.

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La Juventus, lanciata nella volata Scudetto che la vede opposta al Milan, scende in campo al Manuzzi di Cesena per cercare quei tre punti necessari a mantenere i Rossoneri a distanza di sicurezza.

La partita però non si sblocca: il possesso palla è tutto appannaggio della Juve che non riesce comunque a far cadere Antonioli, per altro miracoloso in un paio di occasioni.

Per provare a sbloccare il risultato, così, mister Conte rileva uno scarico Mitra-Matri inserendo al suo posto Marco Borriello, ancora a secco di goal nella sua esperienza in bianconero.

L’allineamento dei pianeti, però, è quello giusto, e l’ex Milan, Genoa e Roma riesce finalmente a sbloccarsi, infilando il portiere cesenate con un bolide mancino radente il suolo che s’infila a fil di palo.

Il goal, che vale i tre punti per la squadra di Conte, ha il forte sapore di riscatto.

Nella sua duplice valenza.

Da una parte, logicamente, è il riscatto di un ragazzo che non segnava da quasi un anno e che ha potuto così scrollarsi di dosso tante paure.

Dall’altra, ovviamente, spinge anche alcuni tifosi – diversi ne ho letti nell’intervallo tra la fine dei posticipi di A e l’inizio del match di Madrid – a iniziare a vagliare l’ipotesi di riscattare la punta nativa di Napoli.

Logicamente, come si dice, il mondo è bello perché è vario. Quindi per una persona che può vedere di buon occhio l’eventuale riscatto di Marco Borriello da parte della Juventus ce n’è una, come me, che lo eviterebbe.

Se fossi al posto di Beppe Marotta, infatti, eviterei di spendere quegli 8 milioni pattuiti con la Roma per riscattare un giocatore tutto sommato modesto.

Il tutto, a maggior ragione, pensando al fatto che l’anno prossimo la Juventus giocherà la Champions League.

Allora analizziamo asetticamente la situazione: oggi la Juventus, obiettivamente, non ha un grande attacco. Soprattutto non ha un attacco che, sulla carta, può far paura in chiave internazionale.

Perché se il centrocampo Marchisio-Pirlo-Vidal è il migliore in Italia e tra i più interessanti in chiave internazionale è altrettanto vero che una rosa di attaccanti composta dal presunto top player Vucinic, dal grande (vecchio) Del Piero, dal buon Quagliarella, dall’altalenante Matri e dal non certo irresistibile Borriello farebbe paura a ben pochi.

Come agire per prepararsi alla Champions, quindi?

Innanzitutto rinnoverei il contratto a Del Piero. Perché sentir parlare delle ipotesi Nesta e Seedorf fa un po’ specie, a maggior ragione quando poi si pensa di allontanare una bandiera – nonché un (attualmente) buon giocatore – come il Capitano di mille battaglie.

Poi, tornando all’oggetto di questo pezzo, farei tornare Borriello a Roma.

Intendiamoci, sui campi di calcio della nostra Serie A si vede di peggio.

Ma perché investire 8 milioni sulla quinta punta quando c’è da comprare un giocatore che possa davvero considerarsi un top player a livello internazionale (o almeno avvicinarcisi)?

Quinta punta, sì. Perché se oggi Quagliarella fosse stato a disposizione sarebbe partito quasi sicuramente titolare al fianco di Vucinic. Con Del Piero e Matri come eventuali sostituti.

Insomma, posso capire che l’eventuale riscatto di Borriello sarebbe più a buon mercato rispetto all’ingaggio di una punta di ben altra caratura come potrebbe essere, per fare un paio di nomi a caso, Suarez o Cavani.

Però anche la probabile resa in campo, e quindi il ritorno in termini di goal, sarebbe ben diverso.

Insomma, la Juventus deve decidere se vuole provare a diventare grande davvero oppure no.

Perché vincere è difficile. Ma confermarsi ancora di più.

A maggior ragione in una stagione che vedrà la squadra impegnata su tre fronti, cosa che potrebbe finire col contare a fine anno (in questa stagione, almeno, pare che un pochino abbia inciso).

Insomma, fossi in Marotta ringrazierei Borriello per l’importantissima rete di oggi e lo caricherei sperando possa ripetersi da qui a fine anno.

Quando lo farei comunque partire. Cercando un attaccante di prima fascia per completare al meglio il mio reparto offensivo.

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Romano di Roma, ala dalle spiccate doti offensive, tecnica raffinata, classe 1993.

E’ questo l’identikit di Gianluca Caprari, guizzante esterno romanista in procinto di trasferirsi sulle rive dell’Adriatico, più precisamente in quel di Pescara.

Dove troverà niente popò di meno che Zdenek Zeman ad aspettarlo a braccia aperte.

Un allenatore, il boemo, che vede proprio nella capacità di far crescere i giovani uno dei propri punti di forza.

In particolare, poi, Zeman fa del gioco offensivo la propria peculiarità principale.

Da che mondo è mondo, infatti, Zdenek è sinonimo di gioco spettacolare e goal segnati.

Lo sa bene, ultimo in ordine di tempo, Ciro Immobile, sbarcato a Pescara carico di speranza e subito diventando bomber principe di questa Serie B.

Caprari, quindi, ha di fronte a sé una grandissima opportunità.

Perché Zeman ha fatto la fortuna di diversi ragazzi passati tra le sue mani.

E oggi potrebbe essere la sua volta.

Gianluca non può quindi che mettersi a completa disposizione del tecnico boemo, che potrà plasmarlo al meglio, facendone di lui un giocatore di alto profilo.

E in un paese come l’Italia, dove posto per i giovani sembra non essercene nemmeno nel calcio, uomini come Zeman andrebbero clonati.

Buona fortuna, Gianluca. E che tu possa sfruttare al meglio l’occasione che ti si presenta.

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CRONACA

Due soli minuti di gioco e la Roma arriva subito a calciare in porta: Josè Angel, servito da Pjanic, si accentra mettendosi la palla sul destro e calcia, senza però trovare lo specchio di porta.
Roma volenterosa che al sesto si fa vedere con Osvaldo. Il tiro-cross dell’attaccante italoargentino termina però sopra la traversa della porta difesa da Mirante.

All’undicesimo si fanno finalmente vedere i padroni di casa: Giovinco pennella in mezzo un cross che è impattato dalla fronte di Lucarelli, che cerca l’incrocio ma mette la sfera di poco alta sulla traversa.
Parma che pareggia il conto delle occasioni interessanti cinque minuti più tardi quando Galloppa effettua uno splendido tocco sotto a mettere in movimento Giovinco, il cui tiro al volo non centra però la porta.

Ritmi comunque non altissimi e partita che scorre senza eccessivi sussulti. Al ventottesimo bella iniziativa di Giovinco che dopo aver ricevuto palla al limite si libera del diretto marcatore con una bella finta per poi cercare il secondo palo, trovando però la pronta risposta di Lobont.
Sul fronte opposto è invece Pjanic a provarci da fuori, senza però riuscire ad inquadrare lo specchio di porta.

A sei dal termine occasionissima per la Roma: Totti calcia dalla distanza e mette in difficoltà Mirante, che non riesce a trattenere. Sulla ribatutta corta piomba Osvaldo per il tap-in, ma anche l’italoargentino finisce col calciare contro il portiere scuola Juventus.

In apertura di ripresa la Roma passa. E’ Osvaldo a portare in vantaggio i giallorossi, con uno stacco di testa perentorio in area avversaria.

Sessantesimo: azione manovrata della Roma che recapita palla ad Osvaldo al limite. Dribbling sul diretto marcatore e tiro ad incrociare sul secondo palo. Di poco a lato.
Dieci minuti più tardi è Lobont a creare qualche apprensione ai Giallorossi: Jadid calcia molto centralmente dal limite. Il portiere romeno non trattiene, dovendo poi rincorrere il pallone per evitare sia ribattuta in rete da Crespo.

Un solo minuto e Biabiany si mangia un’occasione colossale: dopo aver letteralmente bruciato Heinze sullo scatto entra in area. Dove anziché servire Giovinco – solissimo – sul secondo palo cerca la conclusione personale, calciando una puntina che non trova lo specchio.
Partita che s’infiamma tutt’a un tratto, per quanto sia solo un fuoco di paglia. Un altro paio di minuti ed è Totti a portarsi vicino alla rete. Il bel diagonale da fuori del capitano romanista non inquadra però la porta, con Mirante che si distende quindi inutilmente alla propria destra.

Nei minuti di recupero il Parma proverà un forcing infruttuoso, dovendosi quindi piegare agli avversari.

COMMENTO

Non è una brutta Roma quella che scende in campo stasera al Tardini.

Perché la squadra di Luis Enrique lascia intravvedere sprazzi di gioco. Per quanto i meccanismi sono ancora molto poco oliati.

Di certo va detta con chiarezza una cosa: è giusto dare tempo al tecnico asturiano.

Perché il progetto tattico dell’ex allenatore del Barcellona B è molto ambizioso ed ancor più complicato da compiere. A maggior ragione quando non tutti gli acquisti sembrano essere realmente funzionali al progetto stesso.

In più, e questo è un merito non da poco, Luis Enrique credo possa avere meno remore a far giocare un giovane rispetto a tanti altri tecnici, in particolar modo italiani.

Riprova ne è il fatto che Borini – giocatore che a me piace, ma che certo non è un Fenomeno – sembra godere di stima e considerazione. Quando, altrove, probabilmente non troverebbe mai il campo.

Insomma… bisogna avere un po’ di fiducia ed aspettare questa Roma. Che per diventare una grande squadra dovrà fare ancora davvero tantissima strada. Ma insomma…

Dal canto suo invece il Parma mi delude ancora una volta.

E’ la seconda partita che vedo dei parmensi quest’anno e debbo dire che non mi impressionano per nulla.

Anzi, se lo fanno lo fanno in negativo.

Vedremo dove potranno arrivare.

Una cosa è certa. In questo momento i parmensi sono in zona retrocessione. E certo non per caso.

MVP

Daniele De Rossi disputa una partita di tutto rispetto.
Nelle ultime due stagioni in particolare sembrava aver accusato un po’ una flessione nel rendimento, ma questa sera è un po’ l’uomo ovunque del centrocampo giallorosso.

TABELLINO

Parma vs. Roma 0 - 1
Marcatori: 50′ Osvaldo.

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CRONACA

Inizia bene la Roma, che prova da subito a fare gioco.
Totti, posizionato punta centrale, scende quindi spesso sulla trequarti per provare a trovare la giocata illuminante, ma il Cagliari si difende molto bene.

La prima conclusione degna di nota arriva quindi solo dopo una dozzina di minuti di gioco, quando Ribeiro appoggia all’indietro all’accorrente Nenè che calcia di prima intenzione in diagonale, non trovando però lo specchio di porta.
La prima conclusione dei giallorossi arriva invece due minuti più tardi quando Josè Angel calcia da poco oltre la trequarti un bel mancino che mette un po’ in apprensione Agazzi, che comunque si salva.

Le emozioni stentano comunque ad arrivare, per una partita che sembra non decollare sotto il profilo delle occasioni.
A provare a ravvivare il match ci pensa Pjanic che al venticinquesimo cerca il goal all’esordio con una botta dalla lunga distanza, con cui non riesce però nemmeno ad inquadrare lo specchio di porta.

E’ comunque la monotonia a farla da padrone in questo primo tempo romano in cui le due squadre sembra non vogliano farsi del male.
Al trentatreesimo Cossu riesce ad inserirsi sulla sinistra alle spalle della linea difensiva romanista per centrare un pallone basso sul secondo palo per l’accorrente Ribeiro, che è però anticipato dalla bella chiusura diagonale di Josè Angel.

Tempo due minuti e la Roma si avvicina alla rete: Rosi salta bene Naingollan sulla destra ed appoggia all’accorrente Pjanic che scarica un bel destro potente dal limite, respinto coi pugni da Agazzi. Sfera che termina quindi ad Osvaldo che avrebbe gioco facile a ribadire in rete ma, in posizione comunque irregolare, si divorerà un tap-in già fatto colpendo mollissimamente tra le braccia dello stesso portiere sardo.
Roma che sul finale della prima frazione cresce: al trentanovesimo una conclusione dal limite di Osvaldo mette in difficoltà un sempre non sicurissimo Agazzi, che comunque riesce ancora una volta a salvarsi in qualche modo.

Al quarantatreesimo prova però a farsi vedere il Cagliari: prima Pisano serve Ribeiro, che calcia trovando la chiusura in angolo di Stekelenburg.
Poi, proprio sugli sviluppi del corner, Biondini calcia un diagonale dal limite che s’infrange contro la traversa, graziando l’estremo difensore olandese.

In apertura di ripresa un tiro-cross dalla destra di Rosi mette in movimento Osvaldo, che non si aspetta però il pallone a transitare da quelle parti e non riesce quindi a raggiungerlo in scivolata.
Al diciottesimo Totti se ne va sulla destra e crossa sul secondo palo dove Borriello colpisce in spaccata al volo di sinistro trovando però la pronta risposta, d’istinto, di Agazzi, a chiudere in angolo.

Cinque minuti più tardi arriva però l’1 a 0 cagliaritano: Josè Angel, fino a quel momento uno dei migliori in campo, respinge male di testa un traversone proveniente dalla sinistra, regalando palla a Conti che, da dentro l’area, avrà gioco facile a batte Stekelenburg.

Angel che un minuto più tardi rovina tutto facendosi espellere. Penetrato in area da sinistra verrà prontamente chiuso da Pisano. Da terra, quindi, cercherà di fermare la ripartenza di Biondini, falciandolo alle spalle. Per un rosso diretto che qualche critica la muoverà sicuramente.
Roma che cambia un po’ le carte in tavola e che una decina di minuti più avanti troverebbe la rete del pareggio col debuttante Borini, la cui rete viene però annullata per fuorigioco dalla terna.

A cinque dal termine discreta ripartenza di Ibarbo che servirà Nenè oltre la metà campo, sulla sinistra. La punta brasiliana partirà quindi cercando l’area di rigore, per calciare – a lato – dal limite.

A tempo ormai scaduto El Kabir penetra in area dalla destra per freddare Stekelenburg con un bel diagonale che vale il 2 a 0 finale.

C’è quindi solo il tempo di trovare un rocambolesco goal della bandiera romanista, con De Rossi che ribadisce in rete l’ennesima ribattuta di un davvero mai sicuro Agazzi.

COMMENTO

Classica partita all’italiana con due squadre per lunghi tratti piuttosto contratte e rinunciatarie e ritmi vertiginosamente… bassi.

Roma che costruisce più gioco – ovviamente – rispetto agli ospiti ma che mette in mostra una condizione fisico-atletica e di scorrimento del pallone ancora ben lontana dall’essere quantomeno discreta.

Davanti le cose poi non girano proprio. Totti scende spesso tra le linee per provare ad illuminare, ma è spesso vittima della gabbia che il Cagliari gli costruisce attorno, per limitarne le giocate.

Osvaldo e Bojan sono invece quasi spettatori non paganti di un match in cui, insomma, il reparto offensivo giallorosso si potrebbe quasi dire non essere pervenuto.

Venendo alle note positive bene invece un paio di nuovi acquisti: Pjanic è tra i più volenterosi (e pericolosi, con le sue conclusioni da fuori), Josè Angel divora avversari su avversari sulla sua fascia di competenza, mettendo in mostra grandi qualità.

Tecnica notevole, buon dribbling, propositività sono infatti le peculiarità di un terzino che mette però in mostra qualche limite in fase difensiva. Non è esattamente un caso, infatti, se la rete di Conti arrivi proprio su di un suo netto errore individuale.

Il giovane spagnolo poi, frustrato dall’erroraccio appena commesso, si farà espellere solo un minuto più tardi, rovinando completamente una prestazione sin lì sopraffina che l’avrebbe probabilmente reso MVP del match.

Nulla di particolare da segnalare invece tra le fila di un modesto Cagliari come al solito ben messo in campo in cui sono i soliti Cossu e Conti ad elevare il livello medio della squadra.

Tra i nuovi cose un minimo interessanti le ha sicuramente mostrate Thiago Ribeiro che però avrebbe forse bisogno di giocare più centrale per provare a rendere al meglio.

In questo senso personalmente non ho apprezzato tantissimo la sua sostituzione: personalmente per fare spazio ad Ibarbo avrei rilevato Nenè, che fino a quel momento aveva combinato davvero pochino.

Chiosa finale, infine, per Agazzi.
E’ sicuramente un piacere vedere un ragazzo italiano titolare in Serie A, ma è altrettanto vero che il portiere sardo dà sempre un po’ l’impressione di non essere sufficentemente sicuro.
In questo senso, quindi, Cellino farebbe forse bene ad interrogarsi per il futuro…

Del resto il goal romanista viene sulla sua ennesima ribattuta non propriamente efficace.

TABELLINO

Roma vs. Cagliari 1 – 2
Marcatori: 68′ Conti, 94′ El Kabir, 97′ De Rossi.

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E’ palese: la Roma necessita di alcuni innesti sul mercato.

Per l’attacco, come dicevamo pochi giorni fa, Sabatini pare sempre più vicino a Nilmar, che andrebbe a fare la punta esterna atipica nel tridente che Luis Enrique sta costruendo per questa nuova stagione.

L’attacco, però, non è l’unico reparto da ritoccare.

Pensando al centrocampo, infatti, ci troviamo di fronte ad una situazione non propriamente rosea. Scorrendo la rosa, ecco i nomi che l’allenatore spagnolo potrebbe attualmente schierare in mediana: De Rossi, Perrotta, Pizarro, Taddei, Simplicio, Bertolacci, Greco e Brighi. Posto che ne giocherebbero solo tre per volta, in realtà, a livello numerico la squadra sarebbe copertissima.

Il problema nasce quindi più che altro dalla qualità dei giocatori a disposizione.

Perché se De Rossi, sulla carta, è uno dei migliori al mondo nel suo ruolo e Pizarro uno dei registi più apprezzati nel nostro campionato è altrettanto vero che Perrotta è un onesto mestierante, Taddei più che altro un esterno, Simplicio non sembra garantire grande affidabilità, Greco non ha ancora dimostrato di meritare la Roma, Bertolacci un giovane di belle speranze e Brighi nulla più di un rincalzo.

Ecco perché da tempo i giornali vociferano di un possibile nuovo acquisto da parte della società Giallorossa.

Da tempo, ad esempio, si parla di un interesse per Fernando del Porto.

E proprio dal porto, è voce di oggi, potrebbe sbarcare nella Capitale Fredy Guarin, mezz’ala colombiana dalle potenzialità interessantissime.

A confermare l’ipotesi di un suo possibile sbarco a Roma è Marcelo Ferreyra, procuratore del centrocampista sudamericano.

Ma potrebbe essere Guarin l’uomo giusto per questa squadra?

Effettivamente… sì, potrebbe.

Partiamo da un assunto, però. Ad oggi il venticinquenne nativo di Medellin ha giocato esclusivamente in campionati di “seconda fascia”, per così dire. Quindi si tratterebbe comunque, in un certo qual modo, di una scommessa. Un suo impatto negativo con un campionato come quello italiano, difatti, ne pregiudicherebbe l’ambientamento e, quindi, la possibilità di imporsi, risultando l’uomo giusto al posto giusto.

Fatta questa doverosa premessa parliamo dell’utilità che potrebbe avere Guarin in questa squadra.

Stante l’assoluta titolarità di Daniele De Rossi, che è ben difficile possa essere lasciato in panchina se non in rarissime occasioni, probabilmente nessun altro può dirsi sicuro di un posto nell’undici titolare.

Una buona soluzione potrebbe essere quella di schierare De Rossi al fianco di Pizarro e Perrotta. Tutti giocatori già presenti nella Roma di Spalletti, che ben si conoscono e che hanno ancora qualcosa da dire, sulla carta.

Centrocampo discreto, ma che avrebbe comunque bisogno di qualcosa di nuovo. In special modo ricordando che la panchina non sarebbe di qualità.

Ecco allora che una buona soluzione sarebbe proprio quella di ingaggiare Guarin.

Mezz’ala destra tuttofare in un centrocampo con Pizarro a dettare i ritmi e De Rossi a dare ulteriore nerbo a centrocampo.

Perché Guarin potrebbe essere una scommessa da fare?

Perché se si riuscisse ad acquistarlo ad un prezzo decente (la clausola rescissoria dovrebbe essere di una trentina di milioni, si dovrebbe provare a prendere a meno di venti) potrebbe far fare un buon salto di qualità a questa squadra.

Chi ha seguito un po’ il Porto lo scorso anno (o chi seguiva il giocatore già dai tempi di St. Etienne) lo sa. Fredy sa fare un po’ di tutto.

Corre, rientra, sa gestire il pallone una volta che lo ha tra i piedi, contribuisce a fare gioco, si inserisce discretamente, ha un bel calcio da fuori.

Non gioca nell’elite del calcio europeo, ma un posto qui lo merita.

E’ completo e potrebbe completare bene la mediana romanista.

Che probabilmente avrebbe bisogno di un altro ritocchino per arrivare a livelli importanti. Ma le cose si possono fare anche con calma.

Del resto De Rossi altri quattro o cinque anni ad alto livello li ha davanti, e Guarin di anni ne ha solo 25. Altro motivo valido per puntarci.

Insomma, il centrodestra del centrocampo Giallorosso difficilmente potrebbe finire in mani migliori.

Colpo che varrebbe la pena fare.

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Se ne parla un po’ ovunque. In rete, come sui giornali ed in tv.

La Roma sarebbe vicina a trovare l’accordo per il trasferimento di Nilmar dal Villareal.

Ma può essere la punta brasiliana che nell’ultima stagione tanto bene ha duettato col nostro Pepito Rossi il tassello ideale per completare il reparto avanzato Giallorosso?

Intendiamoci fin da subito: il valore assoluto di Nilmar non si discute. Non siamo in presenza di un Fenomeno, certo, ma l’ex Internacional di Porto Alegre resta giocatore di livello.

Rapido, tecnicamente dotato, discreto fiuto del goal.

Costruire una squadra di calcio, però, non è come fare la raccolta delle figurine. O giocare ai videogame.

In campo vanno infatti mantenuti degli equilibri senza dei quali vincere rasenta l’impossibile. E per farlo si deve andare alla ricerca della costruzione di un 11 in cui ogni giocatore occupi la posizione migliore rispetto alle caratteristiche.

In cui ogni interprete, insomma, possa venire esaltato proprio dalla posizione in campo che si trova a ricoprire.

In questo senso quanto accade al ragazzo in Spagna è sicuramente interessante. La coppia d’attacco che forma con Rossi, infatti, difetta sicuramente di fisicità e forza fisica, ma puntando tutto su tecnica, dribbling e rapidità risulta comunque pericolosa ed a tratti letale.

Nel complesso, comunque, essere affiancato da una seconda punta tecnicamente dotata ma anche prolifica sembra essere probabilmente la soluzione migliore per lui.

Luis Enrique, però, ha importato a Roma un sistema di gioco differente, tutto improntato su quel 4-3-3 che ha reso così grande il Barcellona di Guardiola.

Ed in un modulo del genere come può ambientarsi il ragazzo nativo di Bandeirantes?

Tornando da Londra giusto lunedì leggevo la Gazzetta dello Sport, dove si parlava proprio dei possibili futuri acquisti della Roma. Con tanto di eventuale collocazione tattica.

Tra questi c’era proprio anche il nostro Nilmar, che veniva schierato come punta centrale del tridente offensivo romanista.

Ed in effetti, trattandosi in buona sostanza di un giocatore con caratteristiche da prima punta (anche se piuttosto atipica rispetto all’immaginario collettivo) è proprio quello il ruolo migliore per lui.

Qui, però, sorgono diversi dubbi, che vado a schematizzare.

  • Innanzitutto il principale: l’abbondanza nel ruolo. Perché anche considerando Bojan una punta esterna (che è quello che in effetti pare si troverà a fare l’ex fenomeno delle giovanili Blaugrana) resterebbe Borriello (che a quel punto partirà sicuramente) e, soprattutto, Totti. Che nel 4-3-3 di Luis Enrique, vista la sua ormai ridotta mobilità, pare non possa ricoprire altro ruolo se non quello di prima punta.
    Nilmar, quindi, verrebbe a farne la riserva? O, ancora, il suo arrivo significherebbe la panchinazione di quello che è il simbolo di questa squadra (nonché uno dei giocatori più forti che abbiano mai vestito questa maglia)?
    Problema non da poco…
  • In secondo luogo mi ricollego al discorso che facevo in apertura. Un allenatore deve mettere gli uomini giusti al posto giusto. Ed in questo senso Luis Enrique (come Antonio Conte e tanti altri) non sembra molto flessibile. Difficile quindi pensare possa decidere di abbandonare il suo 4-3-3 semplicemente per mettere Nilmar nelle condizioni migliori (senza nel contempo lasciare Totti in panchina). A quel punto far coesistere il nuovo arrivo ed il Capitano significherebbe dirottare la punta brasiliana sull’esterno, con un attacco che andrebbe così a comporsi: Bojan-Totti-Nilmar. Niente male, di per sè. Ma resterebbe un grosso punto di domanda relativo alle prestazioni che potrebbero essere fornite dall’attaccante ex Lione ed Internacional.
  • In definitiva, quindi, non avrebbe più senso acquistare una punta esterna? Anche in relazione alle cessioni di Menez e Vucinic, che quel ruolo l’avrebbero potuto ricoprire con buon profitto, viene da pensare che l’acquisto di un’ala sarebbe probabilmente più azzeccato rispetto a quello di una prima punta che, tutt’al più, può essere riadattato a seconda punta.

L’operazione, leggendo in giro, sembrerebbe comunque ormai essere in via di definizione.

La Roma ha scelto Nilmar.
Vedremo quindi nelle prossime settimane come la punta di Bandeirantes verrà impiegata nello scacchiere di Luis Enrique (ammesso e non concesso, ovviamente, che alla fine il trasferimento si concretizzi davvero).

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Maccabi Tel Aviv – Panathinaikos FC
Club Atletico de Madrid – Vitoria SC
Shamrock Rovers FC – FK Partizan
FC Metalist Kharkiv – FC Sochaux Montbeliard
Besiktas JK – FC Alania Vladikavkaz

Nulla di particolare da segnalare per il primo “gruppo”, con Atletico e Partizan che dovrebbero passare agevolmente.
Da vedere, invece gli altri match, dove i giochi non sono ancora fatti.

Rosenborg BK – AEK Larnaca FC
FC Vorskla Poltava – FC Dinamo Bucarest
Bursaspor – RSC Anderlecht
AS Roma – SK Slovan Bratislava
Olympiakos Volou FC – Paris Saint Germain FC

La Roma evita il Bursaspor, indubbiamente l’avversario più difficile che poteva capitargli, e parte favoritissima contro lo Slovan Bratislava.
Stesso dicasi per Rosenborg, Dinamo Bucarest e PSG.
Unico confronto aperto quello tra i turchi e i belghi dell’Anderlecht.

Legia Varsavia – FC Spartak Mosca
FK Ekranas – Hapoel Tel Aviv FC
Paok FC – FC Karpaty
Trabzonspor AS – Athletic Club
Heart of Midlothian FC - Tottenham Hottspur

Sulla carta, anche qui, solo la sfida coi turchi, che vede il Trabzonspor affrontare l’Athletic, può avere storia. Per il resto dovrebbe essere tutto lineare.

NK Maribor – Rangers FC
FC Steaua Bucarest – PFC CSKA Sofia
FC Nordsjaelland – Sporting Club de Portugal
FC Dnipro Dnipropetrovsk – Fulham FC
FC Lokomotiv Mosca – FC Spartak Trnava

Rangers, Fulham e Sporting sono sulla carta favoriti, ma occhio a non snobbare troppo Maribor, Nordsjaelland e Dnipro.
Dovrebbero passare più agevolmente, invece, Steaua e, soprattutto, Lokomotiv.

FC Sion – Celtic FC
WSK Slask Wroclaw – FC Rapid Bucarest
PFC Litex Lovech – FC Dinamo Kiev
SS Lazio – FK Rabotnicki
CD Nacional – Birmingham City FC
PSV Eindhoven – SV Ried

Impegno certo non proibitivo per la Lazio, che dovrebbe passare agevolmente al pari di Rapid Bucarest, Dinamo Kiev e PSV.
Qualche difficoltà in più, invece, potrebbero averla i Celtic.
E piuttosto aperta potrebbe risultare la sfida tra i portoghesi del Nacional e gli inglesi del Birmingham City.

FC Thun – Stoke City FC
Aalesunds FK – AZ Alkmaar
FC Vaslui – AC Sparta Praga
AC Omonia – FC Salisburgo
FC Zestafoni – Club Brugge KV
Hannover 96 – Sevilla FC

Quattro gare certo non epiche e due sfide interessanti.
Da una parte il Thun potrebbe giocare un brutto scherzo anche allo Stoke City, dall’altra il Siviglia è favoritissimo sull’Hannover e potrebbe segnare l’eliminazione di un’altra tedesca (dopo il Mainz, eliminato al pari del Palermo).

HJK Helsinki – FC Schalke 04
FC Dinamo Tbilisi – AEK Atene FC
Stade Rennais FC – FK Crvena Zvedza
CS Gaz Metan Medias – FK Austria Vienna
SC Braga – BSC Young Boys
Standard de Liege – Helsingborgs

Interessanti le sfide che vedono Rennes, Braga e Standard impegnati contro avversari sulla carta rispettabili.
Non dovrebbero invece avere problemi lo Schalke e l’AEK Atene.

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