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CRONACA

La prima occasione interessante del match la costruiscono gli ospiti, che attaccano sulla destra con Ruggiero il cui cross sul primo palo è incornato da Lanini, con palla di poco alta sulla traversa.
Lanini che al quarto d’ora spunta in velocità superando Arrondel per poi mettere un pallone basso all’altezza del dischetto, dove Beltrame perde tempo a stoppare la palla facendosi murare la conclusione da Conte.Beltrame

Il match stenta però a decollare davvero. Con entrambe le squadre già qualificate alla fase successiva, infatti, i ritmi restano blandi.
Come succede nella maggior parte di questi casi, quindi, è un calcio piazzato a sbloccare il risultato: l’arbitro vede infatti un fallo inesistente su Coman. Sul punto di battuta si presenta Yaisien, giovane stellina che presentai quasi due anni fa su questo blog, e tiro a giro a freddare il modesto Branescu.

Rotti gli argini, i parigini raddoppiano in chiusura di prima frazione. Quando Coman porta palla, la difesa juventina rincula e lui, giunto al limite dell’area, pennella a giro sotto l’incrocio.

Nella ripresa la Juve, senza più nulla da perdere, prova ad alzare i ritmi del match, andando quantomeno alla ricerca di un goal della bandiera capace di rendere meno amara la sconfitta. Con il fortino parigino che regge però bene.
Poco dopo l’ora di gioco a cercar fortuna è Mattiello, che prova a calciare al volo dal limite su assist di Beltrame. Trovando però la pronta risposta di un attento Areola.

Sbilanciarsi in avanti, però, significa anche creare dei varchi dietro. In uno di questi ci si infila Sanrimat, che dopo aver vinto fortunosamente un contrasto con Rugani calcia sul palo, graziando gli avversari.
Juve che sembra aver finito le energie. Così a cercare la terza rete ci prova Rabiot, il cui tiro a giro dal limite è però smanacciato in angolo da Branescu.

Proprio nel momento migliore dei parigini, però, ecco il goal juventino che accorcia le distanze: a realizzarlo è Beltrame, con una bella volèe dal limite ad incrociare.

Beltrame che a quattro dal termine s’infila in area e calcia in diagonale, trovando però la pronta risposta di Areola a negargli la via del goal.
Il pareggio arriva però a tempo praticamente scaduto, con Bonatini lesto a girare in rete sotto misura un cross basso proveniente dalla sinistra per il 2 a 2 finale.

COMMENTO

Chi pensava che il PSG fosse solo petroldollari e superstar acquistate a suon di milioni (leggasi Thiago Silva ed Ibrahimovic su tutti, con Lucas in arrivo a gennaio) si sbagliava di grosso.

Perché a Parigi negli ultimi anni, e già da prima dell’arrivo dei qatarioti, sono stati capaci di costruire uno dei migliori settori giovanili dell’intero paese. E, quindi, d’Europa.

La riprova la si ha proprio – anche – guardando le prestazioni della squadra alla Next Gen Series, dove inserita in un contesto tutt’altro che semplice (con Juve, City e Fenerbache) riesce ad arrivare prima nel proprio girone. Dando, oggi, gran filo da torcere anche ai Bianconeri, capaci di rimontare solo nel finale.

Diversi i giocatori sicuramente interessanti con prospettive di giocare in Ligue 1, tra le fila dei capitolini.

Due, in particolari, sono però giocatori con grandi possibilità di imporsi in prima squadra. Ed in un contesto come quello del PSG attuale vuol dire TANTISSIMO.

Da una parte Adrien Rabiot, capace di stregare Ancelotti che già – nonostante sia ancora minorenne – l’ha fatto esordire sia in campionato che in Champions.

Dall’altra Abdallah Yaisien, uno dei talenti più puri e interessanti del nuovo corso francese. Che avrà però grandissima difficoltà ad imporsi in quel di Parigi, visto il sovraffollamento là davanti.

Dal canto suo la Juve lascia invece un pochino più tiepidi.

Perché parte malino finendo sotto di due goal, mette in mostra un portiere che non si capisce come possa indossare quella maglia, senza individualità di spicco come possano esserci dall’altra parte.

Poi nella ripresa si alza di tono, cerca la rete con più insistenza, aumenta il ritmo, si prodiga per trovare un pareggio che finalmente arriva allo scadere.

Partita nel complesso non emozionantissima, vissuta sugli alti e bassi di un match che comunque per la classifica valeva relativamente poco.

MVP

Difficile assegnare la palma di migliore in campo non essendoci stato un vero e proprio dominatore della partita.Abdallah Yaisien
Alla fine però, dovendo operare una scelta, opto per il pluricitato Yaisien: classe pura al servizio del collettivo.

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CRONACA

Sono i padroni di casa a fare la partita. Al decimo minuto arriva la prima buona occasione per i parigini con Menez che riceve una sventolata in area e la centra di prima intenzione cercando Lavezzi, la cui conclusione è però deviata in angolo dalla difesa.
Il Porto però non ha timori reverenziali e risponde subito con Jackson Martinez, il cui tiro dal limite è messo oltre il palo da un provvidenziale intervento in scivolata di Thiago Silva.

L’opportunità buona, per i padroni di casa, arriva al ventitreesimo quando Ibrahimovic è pescato sul secondo palo da un traversone profondo. La punta svedese, però, impatta male il pallone al volo, mettendolo a lato della porta difesa da Helton.
La rete arriva quindi al ventinovesimo, quando Menez guadagna una punizione sulla sinistra che è centrata da Maxwell. Sul cross arriva puntuale Thiago Silva, che sceglie benissimo il tempo e incorna giusto sotto la traversa, cercando l’incrocio alla destra di un Helton assolutamente freddato.

La replica è però immediata. Danilo salta facilissimamente Pastore e crossa sul secondo palo, dove Jackson Martinez sbuca alle spalle di un Alex certo non perfetto per incornare di testa alle spalle di Sirigu per la rete del pareggio.
Porto che mette in campo una maggior qualità di gioco e di giropalla. Bella l’azione imbastita al quarantesimo dai lusitani, che portano alla conclusione da fuori Moutinho. Il tiro, piazzato, non ha però la giusta potenza e non riesce a mettere in difficoltà Sirigu.

La prima frazione si chiude quindi con uno splendido colpo di testa di Ibrahimovic che prova a beffare Helton, bravissimo però a recuperare la posizione e smanacciare la palla grazie ad uno splendido quanto spettacolare colpo di reni.
La seconda si apre invece con un’occasionissima per Menez, che imbeccato da Pastore si ritrova in posizione buona per concludere a rete, ma Helton è bravissimo ad opporsi al suo destro potente.

Il raddoppio parigino arriva quindi proprio su di una papera del portiere brasiliano. Menez entra in area con palla che finisce a Lavezzi il cui tiro sul primo palo buca inspiegabilmente l’estremo difensore del Porto.
L’opportunità per rimediare subito il pareggio arriva comunque a stretto giro di posta. Martinez è imbeccato a tu per tu con Sirigu, che però esce benissimo chiudendo lo specchio della porta in faccia al portiere avversario. Sulla ribattuta piomba quindi Lucho, il cui tiro di prima intenzione si spegne però sul fondo.

Il match finisce quindi col colpo di testa tentato da Defour su punizione battuta dalla sinistra da James Rodriguez. Una deviazione con cui il centrocampista belga non trova però il bersaglio grosso.

COMMENTO

Non una grandissima partita quella che permette al Paris Saint Germain di vincere il Gruppo A di questa edizione della Champions League.

Non una grandissima partita perché il Porto è squadra ma fatica ad incidere, il PSG ha grandi individualità ma non è squadra.

Così lo spareggio (entrambe erano già qualificate) per il primo posto viene deciso solo da una super papera dello sciagurato Helton, che non si capisce bene come riesce a far passare un tiro di Lavezzi assolutamente e facilmente controllabile anche da un portiere con mezzi limitati.

Buon primo posto, quindi, per un Paris però ancora molto lontano da una fisionomia accettabile.

Sarà quindi durissimo, se continueranno così, il percorso per i parigini. Che qualificandosi in prima posizione potrebbero avere un ottavo di finale abbordabile (ma occhio al Real Madrid, squadra che con ogni probabilità farebbe terminare subito le velleità di passaggio del turno della banda Ancelotti) ma che nel complesso non sembrano assolutamente essere all’altezza per provare a lottare fino in fondo per questa coppa.

Del resto prima di arrivare a competere con le migliori il PSG dovrà fare ancora molta strada. Sia sul mercato che a livello di lavoro in campo giorno per giorno.

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La domanda sorge spontanea: come può il Paris Saint Germain non vincere questo campionato?

Perché oggettivamente, dopo l’ultima sessione di mercato vissuta da assoluta regina d’Europa (nonostante le spese certo non contenute di club come Chelsea e Zenit), il PSG sembra davvero non avere la possibilità di mancare, come accaduto l’anno scorso, il bersaglio grosso.

Basta leggere la formazione scesa in campo oggi all’Armand Cesari per capire che per perdere questo campionato i parigini dovrebbero davvero impegnarsi. E tanto. Auto-sabotarsi, insomma.

Sirigu a guardia dei pali (splendida la sua parata a metà del primo tempo, col portiere ex Palermo che vola a togliere dall’incrocio una punizione ben calciata da Khazri), difesa a quattro composta dall’ex Ajax Van der Wiel, terzino destro ad affiancare Thiago Silva, entrambi all’esordio assoluto in Ligue 1.

Il centro sinistra è invece affidato a capitan Sakho, già un’istituzione a Parigi nonostante la giovane età, affiancato da Armand.

A centrocampo giostrano come mezz’ali Chantome e Matuidi, angeli custodi del genietto pescarese Verratti, posto da Ancelotti in cabina di regia.

Davanti, poi, Nené e Menez larghi a dare fantasia, Ibrahimovic centrale.

Capite bene che con un undici così (e senza voler citare gli assenti) il campionato sembra già segnato.

Logico quindi che non può essere la cenerentola Bastia, tornata in Ligue 1 dopo una doppia promozione, a frapporsi tra i parigini e la vittoria finale.

Detto-fatto, infatti, arriva un 3 a 0 senza tanta storia che consegna altri tre punti ai ragazzi di Ancelotti, ora a quota 12, tre punti sotto il Marsiglia.

Che però certo, ha disputato una partita in meno. Interessantissimo quindi capire cosa l’OM riuscirà a rimediare domani, nello scontro del Velodrome contro il modesto Evian (attualmente sedicesimo con quattro punti all’attivo).

Vittoria piuttosto facile, dicevamo, pur con un Bastia che ci mette voglia e non accetta supinamente un risultato già praticamente scontato alla vigilia.

Però i vari Modeste e Khazri (miglior assistman di campionato – 3 – dopo le prime cinque giornate) non bastano a bucare la resistenza della retroguardia parigina, che anche grazie a un buon Sirigu porta a compimento un match da porta inviolata.

Davanti, invece, è l’esatto contrario: troppo talento, che i difensori corsi non possono ingabbiare a lungo.

Così dopo sei minuti il PSG è già davanti: punizione sul secondo palo, sponda di Ibrahimovic e goal sottomisura di Menez.

Ma ovviamente non può certo finire lì.

Ibrahimovic, smessi i panni da assistman, torna a vestirsi da bomber e va a sfruttare al meglio uno scavetto delizioso del solito Verratti (in tanti lo rimpiangeranno a lungo, in Italia…) per firmare il 2 a 0.

Due goal per tempo, nella ripresa ci pensano Matuidi ed ancora una volta Ibrahimovic a fissare il risultato finale sul 4 a 0.

Emblematico l’ultimo goal parigino per definire la difesa corsa: Choplin si addormenta sulla trequarti, non sale in linea coi compagni e tiene in gioco un Ibrahimovic che scattato ampiamente in posizione regolare andrà a trovarsi al piccolo trotto a tu per tu con Novaes, bucandolo con un tocco preciso.

Fenomeno svedese che grazie alla doppietta di oggi sale a quota 7 reti segnate in 5 partite effettive da lui disputate in campionato.

Ed è tutto un dire.

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Oggi ho parlato dei soldi che il Milan risparmierebbe cedendo Thiago Silva ed Ibrahimovic e soprattutto ho spiegato perché i Rossoneri hanno rifiutato l’offerta che avrebbe portato il solo brasiliano a Parigi per accettare poi quella che porterebbe entrambi sotto la Tour Eiffel.

Adesso facciamo un altro passo in questo senso e proviamo ad ipotizzare cosa ne sarebbe del Milan una volta chiuse la doppia cessione.

Logico che parte dei soldi incassati cash per i trasferimenti e di quelli risparmiati sull’ingaggio andrebbero reinvestiti per rinforzare una squadra che, altrimenti, non partirebbe nemmeno per giocarsi una lotta Scudetto.

E allora tra i nomi che si fanno (Ogbonna, Astori e Dodò per la difesa, Dzeko, Destro e Tevez per l’attacco) prendiamone due che possano in qualche modo coprire i buchi lasciati dai partenti… e quindi Ogbonna, centrale già in nazionale e comunque futuribile, e Tevez, che rappresenterebbe invece una delle poche certezze di quel Milan.

E facciamoci due conti.

Stamattina, anche ricalcando quanto tratteggiato dalla Gazzetta, parlavo dei 170 milioni globali che il Milan si troverebbe in più in tasca se si pensa tanto al cash incassato al momento delle cessioni quanto ai soldi risparmiati dagli stipendi.

170 milioni che andrebbero reinvestiti solo in parte.

I conti si fanno presto.

Ogbonna costerebbe sui 15 milioni. Ammortizzati dall’inserimento di contropartite, certo. Ma il valore effettivo sarebbe quello, arrotondato per eccesso (si parla di 14, per la precisione).
Cui andrebbe aggiunto un quinquennale da 2,5 milioni (netti), secondo quanto dice radiomercato.

Tevez costerebbe, secondo valutazione, 25 milioni di euro e pretenderebbe un totale di quasi 15 milioni (lordi) di ingaggio l’anno.
Avendo ancora solo 28  bisognerebbe poi fargli come minimo un triennale, se non un quadriennale.

Quindi… per Ogbonna bisognerebbe affrontare un investimento totale di 40 milioni. Cui dovrebbero essere aggiunti i 70 da spendere per Tevez (tenendo conto solo di un triennale). Per un totale di 110 milioni spesi, a fronte dei 170 guadagnati/risparmiati con la cessione dei due top player.

Che fanno, su scala quinquennale (contratto di Silva attuale, eventuale contratto di Ogbonna qualora arrivasse), 60 milioni di euro risparmiati in totale, praticamente 12 milioni di risparmio all’anno.

Un risparmio relativo, se si pensa che il deficit accumulato nel 2011 fu pari a 67 milioni di euro. Un risparmio che, quindi, non permetterebbe al Milan di arrivare ad un ipotetico pareggio di bilancio anche qualora le entrate dovessero mantenersi allo stesso livello dello scorso anno (tutto da vedere, dato che se cedi i tuoi top player potresti avere meno abbonamenti e meno gente che viene allo stadio ad ogni match, per dire).

Vero è che a questo risparmio andrebbe aggiunto quello che si formerà, nel complesso, con l’addio della vecchia guardia e l’arrivo di alcuni sostituti, che difficilmente finiranno con l’andare a costituire un monte ingaggi a livello di quello della scorsa stagione.

Tirando le conclusioni: ha senso che il Milan si indebolisca (perché è indubbio dire che oggi la coppia Ogbonna-Tevez non vale, nel complesso, Thiago-Ibrahimovic) per andare a ricucire solo parzialmente (praticamente per un quinto) il proprio deficit annuale?

A voi l’ardua sentenza…

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Negli ultimi giorni c’è una domanda che impazza letteralmente sui social network come Facebook e Twitter: perché il Milan ha rifiutato l’offerta da 42 milioni per Thiago Silva per poi rifiutarne una da 42+20 per il pacchetto Silva-Ibrahimovic, accettando così un’offerta per il difensore brasiliano identica a quella rifiutata meno di un mese fa?

E’ presto detto.

Cedere Thiago Silva significherebbe farsi scoppiare in casa una bomba ad orologeria che, guarda caso, porta proprio il nome di Zlatan Ibrahimovic.

Perché lo svedese è stato più volte chiaro: vuole vincere. E per vincere bisogna investire. O, quantomeno, non cedere i propri pezzi migliori.

Lasciar partire Thiago Silva, quindi, vorrebbe dire veder letteralmente insorgere l’attaccante ex Juventus ed Inter, che sappiamo non essere tanto un tipo dalle mezze misure ed i modi troppo cortesi.

Perché cedere il centrale brasiliano significherebbe, almeno nell’ottica-Ibra, abdicare al ruolo di grande squadra in maniera definitiva in Europa e quasi sicuramente anche in ambito nazionale.

Una cosa che l’ego di Zlatan sicuramente non potrebbe accettare.

Visualizziamo la situazione: il Milan cede Thiago Silva al PSG per 42 milioni, parte dei quali servono a coprire i buchi di bilancio. E, coi soldi rimanenti, sistema una difesa letteralmente sventrata dalle partenze di Silva e Nesta. Prendendo, ad esempio, Ogbonna e Kolarov (due nomi che circolano davvero in ottica mercato Rossonero, staremo a vedere).

Ibrahimovic è però scontento e dice chiaramente a Raiola di non voler più restare a Milano. Di volersi cercare un’altra destinazione.

E quando si impunta lui non ce n’è.

Anche ipotizzando che ceduto Thiago Silva il Milan non abbia la necessità di bilancio di fare ulteriore cassa è logico che di fronte ad un out-out di questo tipo Galliani dovrebbe fare un passo indietro e mettersi a cercare un acquirente per Ibrahimovic.

Che col maxi contrattone biennale da 12 milioni a stagione che si porta dietro ed un’età non più verdissima (oltre che un’idiosincrasia marcata nei confronti dei tornei internazionali) non è così tanto appetibile sul mercato.

A quel punto, col giocatore in rivolta, la sua valutazione calerebbe drasticamente ed una sua eventuale cessione equivarrebbe ad una svendita del cartellino.

Ed è logico che far accettare ai tifosi Rossoneri, fino a pochi anni fa protagonisti di mercato e Champions League, un ridimensionamento così pesante di squadra ed ambizioni non sarà facile di per sé, figuriamoci come possa esserlo di fronte alla svendita di una delle due star.

Evidentemente Galliani, che è manager scaltro e che sa il fatto suo, questi conti in tasca se li è fatti prima di tutti e ha trovato una sola possibile via di fuga: di fronte all’impossibilità, pur per motivi diversi, di tenere Thiago Silva ed Ibrahimovic cercherà di limitare i danni.

Vendendo i due “in bundle”.

Operazione per altro faraonica che porterà nelle casse Rossonere un totale di 170 milioni tra cash e soldi risparmiati: i 62 della doppia cessione più i 48 lordi risparmiati non dovendo onorare il biennale a 12 netti l’anno di Ibra e i 60 lordi che comporterebbe il fresco quinquennale a firmato da Thiago Silva.

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I mass media ormai lo danno per fatto.

L’accordo ci sarebbe già, per una cifra che si aggira tra i 10 ed i 13 milioni, come da valutazione del Presidente Sebastiani.

Quello col giocatore, logicamente, è praticamente una formalità, perché quando sposti tutti quei milioni ed hai una facilità di spesa disarmante non ci metti molto a convincere un ventenne la cui esperienza massima di carriera è stato un secondo posto in Serie B a venire a farsi strapagare per giocare la Champions League.

Insomma, a leggere in giro si sarebbe passato il punto di non ritorno: Marco Verratti diventerà a tutti gli effetti un giocatore del Paris St. Germain e la prossima stagione sarà a disposizione di mister Ancelotti.

E questo nonostante il ragazzo qualche settimana fa giurasse, pur ancora da pescarese, eterno amore alla “sua” Juventus, la squadra per cui tifa sin da bambino.

Occasioni del genere però, oggettivamente, capitano poche volte nella vita.

Ma siamo proprio sicuri che questo trasferimento – io dico ancora eventuale, del resto anche Thiago Silva sembrava ormai avviato alla conclusione positiva – sarebbe positivo per tutte le parti?

Andiamo a valutare un po’ di pro e contro.

Partendo dal Paris. Che in realtà di contro non ne ha molti: inserirebbe in organico un giocatore potenzialmente tra i top al mondo nel proprio ruolo, lo darebbe in mano ad un allenatore che sicuramente ha le possibilità di farlo sbocciare definitivamente e, vista la capacità di spesa succitata, farebbe tutto sommato un acquisto più che accettabile, con possibilità di resa per altro esponenziali.

Ok.

Ma Marco e il Pescara?

Partiamo proprio dagli abruzzesi.
Premettendo che logicamente la volontà del Presidente sia quella di costruire una squadra capace quantomeno di salvarsi e non tanto di speculare sulla cessione di un singolo giocatore come se non ci fosse un domani ecco che non per forza la via che prevede un’offerta esclusivamente economica dovrebbe essere quella prediletta. Questo perché se ti privi di una delle tue stelle per soldi devi poi essere sicuro di reinvestirli bene, questi denari. Cosa tutt’altro che scontata.

Certo, con una decina di milioni il Pescara potrebbe andarsi a comprare la comproprietà di due o tre giovani di belle speranze sperando esplodano per poi capitalizzare ulteriormente le loro cessioni e creare un ciclo virtuoso stile Udinese, anche se magari più in piccolo, con cui mantenersi e rilanciarsi di anno in anno nel lungo periodo.

Contemporaneamente, però, la cessione del ragazzo a fronte di contropartite interessanti e già predefinite assicurerebbe un po’ al Pescara questo meccanismo.

Leggendo qua e là le dichiarazioni di Sebastiani vedevo come lo stesso Presidente abruzzese citassi il romanista Viviani. Giocatore forse meno talentuoso in senso stretto ma sicuramente interessantissimo a maggior ragione per una “piccola” come il Pescara.

Ecco quindi che un’eventuale cessione in Italia potrebbe dare la sicurezza al Pescara di andare ad accaparrarsi almeno un paio di giovani interessanti che accettando i contanti del PSG non è così scontato riuscirebbe poi a reperire altrimenti.

Perché credo sia logico che qualora Napoli, Roma o Juventus dovessero privarsi delle comproprietà di qualche gioiellino lo farebbero più volentieri a fronte dell’arrivo alla casa madre di un Verratti, piuttosto che di quell’uno o due milioni che fondamentalmente non fanno la differenza quando si parla di squadre che fatturano tra i cento ed i duecento milioni di euro l’anno.

Pescara che insomma dovrebbe farsi i conti in tasca. Perché cedere il cartellino del ragazzo in Italia farebbe sì guadagnare meno cash ma darebbe qualche certezza tecnica in più: da una parte si potrebbe ottenere più facilmente la permanenza del ragazzo per un altro anno in Abruzzo (cosa di cui nessuno parla in relazione all’eventuale trasferimento Oltralpe), dall’altra si potrebbe appunto mettere le mani con certezza su qualche giocatore che farà sicuramente comodo ad una squadra che per altro, bene sottolinearlo, ha già perso tre dei principali interpreti della scorsa stagione (Zeman, Insigne, Immobile) e che già così è quindi praticamente da rifondare.

Detto dei dubbi relativi alla società che si trova a dover cedere il ragazzo veniamo allo stesso Marco.

Che certo andrebbe a guadagnare meglio di quanto non guadagnerebbe in Italia (suppongo, almeno).
Ma c’è sempre il risvolto della medaglia.

Iniziando dalla Nazionale: oggi, pur non essendo ancora riuscito ad essere un punto fermo dell’under 21, Verratti è già in predicato di passare alla nazionale maggiore.

I giornali, dopo la preconvocazione Europea, lo danno già per scontato ed è indubbio che un suo eventuale imporsi in Serie A, foss’anche solo con la maglia attuale, potrebbe essere il sigillo del suo ingresso a tutti gli effetti nel giro “grosso”.

E storicamente, Campioni affermati a parte, abbiamo sempre visto come in Italia si tenda un po’ a snobbare il giocatore che gioca all’estero. A maggior ragione appunto quando non ha già una statura affermata (come potevano essere Zambrotta e Cannavaro qualche anno fa, o lo stesso Thiago Motta oggi, pur con profili diversi).

Ma anche ponendo il fatto che questo nuovo corso prandelliano possa rappresentare un punto di rottura anche in questo senso è inutile negare che oggi, nonostante tutti i tanti problemi intrinseci del nostro calcio, la Serie A ha ancora un profilo superiore alla Ligue 1.

E questo nell’evoluzione di un giocatore conta.

Altrimenti non si spiegherebbe perché in linea di massima, con qualche rara eccezione emersa solo col nuovo corso “arabo” del Paris, siano sempre i talenti francesi ad emigrare per consacrarsi, e mai il contrario.

Questo è un aspetto cui il ragazzo dovrebbe pensare.

Esattamente come dovrebbe pensare al fatto che un cambiamento così drastico, che lo porterebbe a cambiare addirittura nazione, influirebbe comunque pesantemente sulla sua vita di tutti i giorni e sul suo stile di vita stesso.

Inoltre un suo eventuale trasferimento a Torino, dove gli consigliai di andare già mesi fa, lo vedrebbe inserito in un contesto idilliaco per la sua crescita, con il regista per eccellenza a fargli da chioccia ed una serie di compagni che si ritroverebbe poi in Nazionale.

Insomma, posto che per ogni calciatore la massima aspirazione dovrebbe essere l’Azzurro ecco che andare a Parigi sarebbe controproducente. Meglio restare in Italia, con il top rappresentato, oggi, da Torino.

Poi certo, aspetto economico a parte c’è una questione tecnica che potrebbe comunque invogliarlo a scegliere Parigi: Carlo Ancelotti.

Inutile nasconderci. Stiamo parlando dell’allenatore che non inventò Pirlo regista, ma di certo che aiutò uno dei talenti più cristallini della storia del calcio italiano (e forse non solo) ad imporsi come il Fenomeno assoluto che oggi tutti noi conosciamo e che se solo una settimana fa avesse vinto l’Europeo sarebbe uno dei maggiori candidati al Pallone d’Oro.

Chiaro, non è detto che “l’operazione” riuscirebbe anche con Verratti, ma è indubbio che questo aspetto potrebbe portare il ragazzo e il suo entourage a propendere per Parigi.

In tutto questo chi sicuramente ci perderebbe è il calcio italiano: che si vedrebbe scippato di un ennesimo talento (dopo che l’anno scorso, tanto per dirne due, ha perso Sanchez e Pastore) e che soprattutto dimostrerebbe ancora una volta, dopo il caso Giuseppe Rossi, l’incapacità di trattenere in Italia uno dei nostri giovani talenti più puri.

Al riguardo so di ripetermi in continuazione, ma purtroppo le cose non cambiano: c’è bisogno di una rivoluzione culturale nel mondo del calcio italiano (e forse nel paese tutto) che porti i nostri dirigenti a credere e puntare sui giovani talenti che abbiamo.

Perché una volta anche i Cannavaro, Buffon, Pirlo e Gattuso erano solo dei giovani di belle speranze che avevano tutte le possibilità, come i Baronio di turno, di tradire le attese.

Ma se nessuno ci avesse mai puntato oggi noi saremmo solo tre volte Campioni del Mondo.

Beh, è ora di tornare a puntare sul nostro calcio, che come hanno dimostrato gli Europei appena conclusi resta, nonostante tutte le contraddizioni ed i problemi che ha al suo interno, ancora un movimento che se vuole può davvero rappresentare un’eccellenza a livello mondiale.

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Ormai sembra certo: la storia d’amore che ha legato Lavezzi al Napoli è arrivata alla fine.

Due le ipotesi veritiere che si aprono ora per il suo futuro, in attesa che qualche altra (tipo lo Shaktar, che in questo momento è però una possibilità piuttosto defilata) possa concretizzarsi più in là.

Da una parte il Paris St. Germain, che dopo aver fatto incetta di giocatori in Serie A negli ultimi dodici mesi (da Pastore a Thiago Motta passando per Menez e Sissoko) sarebbe pronto a tornare alla carica con un’offerta base di 26 milioni di euro per assicurarsi l’attaccante di Villa Gobernador Gálvez.

Dall’altra l’Inter, che non avendo la stessa disponibilità di contante vantata dai proprietari del club allenato da Carlo Ancelotti non può che provare ad abbattere l’esborso cash con l’inserimento di qualche contropartita.
In questo senso pare che l’ultima offerta presentata a De Laurentiis ammonti a 12 milioni, il cartellino di Pandev più uno tra Pazzini e Ranocchia.

Due offerte che, nel momento in cui devi privarti di uno dei tuoi migliori giocatori, allettano non poco, a mio avviso.

Per capire quale offerta accettare andrà prima chiarito il futuro di Mazzarri, che come abbiamo detto ieri potrebbe partire.

A quel punto si potrebbero quindi fare tutte le considerazioni del caso.

A bocce ferme, però, qualche considerazione la si può già fare.

E allora anche ammesso che si riescano a spillare un altro paio di milioncini agli sceicchi parigini… come reinvestire poi i quasi 30 milioni che la cessione del Pocho frutterebbe?

Indubbio dire che nonostante abbia una storia importante, legata in particolare alla figura di Maradona, Napoli non rappresenti una piazza ambita quanto Barcellona o Madrid.

E che, quindi, l’arrivo di un top player in sostituzione di Lavezzi sarebbe comunque ben difficile da operare.

A questo punto quei soldi, qualora venisse accettata l’offerta del PSG, potrebbero essere reinvestiti per portare avanti il famoso “progetto giovani” che tanto sta a cuore dell’attuale Presidente partenopeo.

O, qualora rimanesse Mazzarri, a puntellare la rosa con elementi di sicuro rendimento.

Elementi di sicuro rendimento che il Napoli a questo punto potrebbe vedersi recapitare dall’Inter. Accettando la cui proposta ci si vedrebbe integrare in rosa Pandev, giocatore già testato ed apprezzato al San Paolo, e uno tra Pazzini e Ranocchia, come detto.

Ovvero sia, ammesso che sarà Lavezzi l’unico a partire, si potrebbe vendere Lavezzi sistemando l’attacco e raggranellando comunque della liquidità da investire su un altro colpo, oppure puntellare tanto l’attacco quanto la difesa.

Anche qui, logicamente, molto starà nel capire cosa farà Walter Mazzarri.

Perché se l’attuale coach partenopeo siederà ancora sulla panca del Napoli facile immaginare che ai due giocatori arrivati da Milano abbini un terzo colpo con quei 12 milioni.

Qualora invece non sarà più lui il tecnico dei partenopei ecco che si potrebbero aprire scenari fors’anche più interessanti: puntellare la difesa con il nazionale Ranocchia, sostituire Lavezzi lanciando Insigne e puntellando il reparto avanzato con l’acquisizione di Pandev ed investire i soldi che Moratti girerebbe nelle casse napoletane per acquistare, magari, quel Verratti che ormai tutti bramano, nello Stivale.

Insomma, due offerte molto interessanti che andranno vagliate a fondo, soprattutto in relazione a come si potrebbero reinvestire gli eventuali danari raccolti dalla cessione del Pocho.

E se solitamente i Presidenti tendono ad accettare le offerte cash… beh, in questo caso fossi in De Laurentiis farei bene i miei calcoli. Perché se la partenza di Lavezzi mi permettesse, in un colpo solo, di fare miei Ranocchia, Verratti e Pandev… sarebbe forse un sacrificio più che dolce…

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Bulimia di mercato.

E’ questa la patologia che sembra attanagliare tutte quelle squadre che, di punto in bianco, si trovano ad essere in mano ad un ricco sceicco orientale.

Che, forte dei soldi derivanti dal petrolio, inizia a spendere e spandere per assicurarsi i migliori colpi disponibili sul mercato e, di conseguenza, qualche trofeo.

Bando ai romanticismi: il calcio di oggi, ormai, è sempre più questo.

Riprova ne è quanto sta accadendo oggi in quel di Parigi, dove la Qatar Investment Authority ha acquistato il PSG per poi dilapidare una vera e propria fortuna sul mercato.

Citare i nomi sbarcati nella capitale francese la scorsa estate sarebbe inutile. Da Pastore a Sirigu, li conoscete tutti.

Qatar Investment Authority che però non vuole fermarsi certo lì. E così dopo aver ingaggiato Carlo Ancelotti per guidare la squadra dalla panca i capitolini hanno rinnovato anche le loro ambizioni sul mercato.

Tanti i nomi altisonanti che si fanno Oltralpe in relazione al PSG.

Secondo il quotidiano Le Parisien, ad esempio, la proprietà si aspetta di acquistare almeno tre grandissimi giocatori proprio nel corso del mercato di gennaio.

Tanti i nomi altisonanti, dicevamo. Su tutti sicuramente quello di Alexandre Pato, che solo settimana scorsa pareva essere letteralmente ad un passo da Parigi.

Trattativa saltata, a quanto sembra. Ma chissà che da qui a fine mese le cose non mutino di nuovo, e che la Francia non si troverà ad accogliere uno dei talenti più cristallini – ed incostanti – dell’attuale panorama calcistico mondiale.

Pato che non è comunque l’unico brasiliano su cui Jean-Claud Blanc e Leonardo hanno messo gli occhi. Anzi.

Altro verdeoro che potrebbe presto sbarcare al Parco dei Principi è Kakà, che ritroverebbe così quel Carlo Ancelotti capace di farlo rendere come mai in carriera.

Kakà che lasciato Milano non ha certamente più trovato quella continuità di rendimento che l’aveva reso uno dei migliori giocatori al mondo.

E che, soprattutto, andrebbe a formare una coppia di trequartisti – potenzialmente – tra le migliori al mondo assieme ad Javier Pastore.

Sempre parlando di giocatori brasiliani è di oggi la notizia che il PSG potrebbe voler ricomporre sotto la Torre Eiffel la coppia di terzini delle Inter targate Mancini e Mourinho.

Così Leonardo starebbe seguendo anche Maxwell e Maicon, due giocatori che andrebbero ad arricchire notevolmente il parco giocatori a disposizione di Carletto Ancelotti, colmando nel contempo una delle lacune principali della compagine parigina (che, in particolar modo, ha assoluto bisogno di un terzino sinistro).

Sempre parlando di Brasile voci meno insistite ed insistenti fanno trapelare anche un vago interesse per Hulk e Leandro Damiao. Due giocatori che, dicono in Francia, ad oggi sono considerate solo delle seconde scelte.

Perché oltre a Pato e Kakà, il big che è in ballottaggio per rinforzare il reparto offensivo del PSG è quel Carlitos Tevez che sembra sempre più lontano da Milano.

In questo caso, in realtà, continuerei a seguire la pista Milan, che pur sembrando ormai chiusa del tutto credo continui a lavorare sottotraccia.

L’evidenza dei fatti in questo momento è però incontrovertibile: il trasferimento di Tevez al Milan è saltato in contemporanea proprio a quello di Pato ai parigini, che potrebbero così consolarsi con l’ex Xeneizes.

Perché, ed anche questa è notizia di oggi, anche la trattativa tra il giocatore e l’Inter non sarebbe andata a buon fine, a meno secondo quanto avrebbe rivelato Moratti.

Di fronte ad evidenze di questo genere, ed al fatto che Tevez se vuole giocare non può che lasciare Manchester, ecco che Parigi, meta probabilmente un po’ snobbata dall’ego di Carlitos, potrebbe finire col risultare praticamente l’unica opzione reale e realistica per l’ex capitano Citizens.

I fiumi d’inchiostro che si stanno spendendo Oltralpe per fantasticare sui possibili colpi di mercato parigini riportano poi anche i nomi di Mario Götze del Borussia Dortmund, Florent Malouda e Salomon Kalou del Chelsea, il tormentone palermitano riguardante Federico Balzaretti nonché quello della stella  Keisuke Honda, oggi in forza ai moscoviti del CSKA.

Come dicevo… bulimia di mercato!

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CRONACA

Al settimo la prima azione interessante sul binario Bodmer-Menez-Cearà con quest’ultimo che crossa in mezzo trovando lo stacco sul primo palo di Gameiro, il cui colpo di testa termina comunque a lato.
L’ex Lorient ci riprova un paio di minuti dopo quando Menez serve Bodmer al limite il cui tocco di prima libera Gameiro al tiro, ancora una volta poco fortunato.

Gli ospiti prova a farsi vedere al dodicesimo quando Dossevi parte con un bel break centrale con cui fa tremare la non irreprensibile retroguardia parigina fino a servire con un bel filtrante un proprio compagno in area, il cui controllo non sarà però all’altezza.
Al quarto d’ora è invece Menez, palla al piede, a creare una buona occasione di gioco. Entrato in area, però, l’ex Roma non riuscirà a far fruttare il bello spunto in velocità calciando un tiro-cross assolutamente inadeguato all’occasione.

Pericolo per i padroni di casa un paio di minuti più tardi: Dossevi, sicuramente il giocatore più interessante tra le fila degli Athéniens, parte in progressione portandosi in area, venendo fermato da un intervento ai limiti del regolamento da Tiené, che entrerà in scivolata da dietro. Arbitro che lascerà correre, replay che mostrerà che il rigore poteva ampiamente starci.
La partita quindi si addormenta un po’ sino alla mezz’ora, quando Bong è liberato in area alle spalle di Cearà. Maiuscolo, però, Sirigu a mettergli pressione in uscita, neutralizzando poi la sua conclusione.
Valenciennes che ci riprova poco più tardi con Gomis, che però non si coordina al meglio e spara a lato.

Nel momento migliore degli ospiti è però il PSG a passare: Camara ruba palla a Dossevi di fianco alla propria area e serve Menez sulla trequarti. L’ex romanista parte dritto per dritto fino alla trequarti avversaria da dove servirà Gameiro che messo in movimento penetrerà in area per battere Penneteau di sinistro.

Il Valenciennes però non ci sta, e pareggia quasi immediatamente. Cross perfetto da destra di Ducourtioux con Remi Gomis che taglia sul primo palo per incrociare imparabilmente sul secondo, bucando Sirigu.

In apertura di ripresa Nené va via a sinistra e crossa per Gameiro che però, al limite dell’area piccola, non riesce a stoppare il pallone, che rotola così, mesta, tra le braccia di Penneteau.
Cinque minuti e Danic prende palla a sinistra, salta due avversari e dopo essersi accentrato scarica di sinistro poco oltre la trequarti, non trovando però lo specchio di porta.

Sul fronte opposto è invece Matuidi a provarci, un po’ allo stesso modo. Il suo tiro è però scoccato di destro, così che il mediano colored acquistato in estate dal PSG non riesce ad imprimere forza alla sfera.
Al cinquantottesimo si consuma un evento storico per il calcio francese: entra Javier Pastore, giocatore più pagato della storia della Ligue 1.

All’ora di gioco Bodmer riceve una respinta difensiva poco oltre la trequarti, mette giù di petto e libera un sinistro un po’ strozzato, che non crea apprensione ai tifosi ospiti accorsi oggi al Parco dei Principi.
Arbitro ancora una volta protagonista negativo al sessantaduesimo: Nené crossa da sinistra, Ducourtioux colpisce di braccio, calcio di rigore. Peccato solo che la dinamica dell’azione porti a dire che quello non può essere mai nella vita penalty.

PSG che sembra quindi iniziare a girare. Così subito dopo il goal Gameiro prova a chiudere il match: lanciato in area da una verticalizzazione calcerà di prima intenzione sul primo palo, sfiorando la traversa.
Peccato solo che la sua difesa sia assolutamente friabile. Così al settantasettesimo Kadir filtra in area per Cohade il cui destro non trova però lo specchio e grazia Koumbaré e i suoi.

Valenciennes che non riuscirà però più a mettere in apprensione il nostro Sirigu, con il match che si chiuderà quindi sul 2 a 1 per i padroni di casa capitolini.

COMMENTO

Questo Paris St. Germain è ancora ben lontano dall’essere una Squadra.

Ha cambiato tanto in estate e ancora ne paga lo scotto.

Oggi è sì arrivata la prima vittoria in campionato, ma va detto che l’arbitro ci ha messo del suo per permettere ai capitolini di imporsi contro un Valenciennes molto ben organizzato, con un Dossevi sugli scudi.

Nulla di particolare da segnalare per ciò che concerne l’esordio di Pastore, che avrà tempo e modo di dimostrare il suo valore più avanti.

Bene, invece, il portiere italiano Sirigu, che può poco sul momentaneo pareggio ospite ma che si comporta benissimo su Bong.

Match nel complesso non certo indimenticabile. Ma questo Paris desta curiosità e va seguito.

MVP

Kevin Gameiro è una punta che avrebbe fatto molto comodo a diverse squadre in Italia.

L’ex Lorient ha tutto per imporsi nel proprio campionato e, chissà, per farsi vedere anche in Europa.

I mezzi ci sono, il futuro è dalla sua. Vedremo dove saprà arrivare.

TABELLINO

PSG vs. Valenciennes 2 – 1
Marcatori: 40′ Gameiro, 45+1′ Gomis, 63′ Nené.

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CRONACA

Al secondo minuto Jouffre spunta sulla destra e viene messo giù da Matuidi al limite dell’area. Sul punto di vattuta della punizione si presenta l’ex Guingamp che però non riesce a dare il giro giusto alla palla.
Non è il Borussia ma anche questo Lorient esprime un buon calcio. Bella, in tal senso, l’azione che i Merlus costruiscono all’ottavo, con il cross di Quercia che è però allontanato dalla difesa avversaria senza che possa nuocere.

Non passa nemmeno un minuto e lo stesso Quercia si rende pericoloso. Una volta creatosi lo spazio per andare al tiro, infatti, esploderà un destro – in posizione centrale – che sarà però deviato dal petto di Sakho.
PSG messo inaspettatamente sotto dagli ospiti. Che all’undicesimo si mangiano un’occasione incredibile: il buco di Sakho lancia Quercia che arriva in area e serve Monnet Paquet che a porta completamente sguarnita colpisce malissimo, non riuscendo ad appoggiare in rete. La palla staziona quindi nell’area parigina e viene rimessa in mezzo dal solito Quercia con Jouffre che la colpirà, stavolta sì verso la porta, trovando però la pronta risposta di Sirigu, bravo a fare suo il pallone.

PSG che si fa quindi vedere solo al quarto d’ora quando l’ex di turno, Gameiro, calcia un discreto diagonale da fuori, con cui non riesce però ad inquadrare il pallone.
C’è comunque solo il Lorient in campo. Che al ventottesimo passa. Punizione battuta da destra da Jouffre, Quercia sbuca sul secondo palo alle spalle di un Tiene assolutamente addormentato e sigla l’inaspettato 1 a 0.

Dopo la rete dell’uno a zero il PSG prova ad uscire, anche se senza troppa convinzione.
Al trentottesimo, comunque, buona azione dei padroni di casa con Gameiro che libera con un bel pallonetto Nené alle spalle dei difensori. Il suo tocco a scavalcare Audard, però, fa terminare la palla sulla parte superiore della rete.

In chiusura il PSG prova quindi a farsi vedere sugli sviluppi di un calcio di punizione: Nené mette in mezzo, Sakho stacca con buon tempismo ma la difesa ospite respinge con efficacia.

In apertura di ripresa il PSG parte subito forte ma Hoarau controllando male si mangia un goal già fatto per poi appoggiare a Matuidi che metterà a lato. Anche uno dei due avesse segnato la rete non sarebbe valsa, essendo Hoarau in fuorigioco millimetrico. L’errore tecnico è comunque notevole.
Al quarantanovesimo un’insistita azione parigina si risolve con il pallonetto da fuori di Nenè, che metterà però la palla sulla parte alta della rete.

PSG che parte con un altro passo in questo secondo tempo.
Al cinquantaduesimo, però, il buco di Bisevac potrebbe costare caro: Monnet Paquet fugge sulla sinistra e mette in mezzo un pallone basso su cui non può arrivare Quercia. La sfera è quindi raccolta da Jouffre sulla destra, che proverà un contro-cross basso su cui la difesa parigina metterà in angolo.

Giusto un minuto e lo stesso Jouffre proverà a rendersi pericoloso con un’azione personale: presa palla sulla destra convergerà al centro per scaricare di sinistro, senza riuscire però ad inquadrare la porta.
Al cinquantaseiesimo, quindi, cambio di modulo: Hoarau lascia il posto a Bodmer. Il PSG, così, passa dal 4-4-2 tenuto da inizio match al 4-2-3-1 che dovrebbe utilizzare con tutti gli effettivi a disposizione.

Lorient che comunque non ci sta e pur non riuscendo a dominare il campo come nel primo tempo arriverà vicino al raddoppio al cinquantottesimo quando Mvuemba esploderà un destro terrificante da fuori area sugli sviluppi di un calcio piazzato, con Sirigu che si opporrà però alla grande coi pugni, respingendo bene il pallone.
Ospiti che ci riprovano, sugli sviluppi di un corner, anche al sessantesimo quando Romao stacca di testa trovando però la chiusura, sempre in angolo, di Chantome.

I padroni di casa tornano a farsi vedere un paio di minuti più tardi. Nené però, come al solito, dimostra un certo venezianismo fastidioso, vizio assolutamente da rimuovere al più presto. Nell’occasione fa tutto bene, ma anziché provare a liberare un compagno dal limite eccolo provare a calciare senza essere in grado di dare forza al pallone, con Audard che non avrà problemi a bloccare.
Per non saper né leggere né scrivere Mvuemba ci riprova, questa volta direttamente su calcio di punizione. Tiro a giro a superare la barriera, incrocio dei pali pieno. Con Sirigu che si bene o male era sulla traiettoria, ma se la palla si fosse infilata perfetta lui non si sarebbe mai arrivato (beh, ma chi avrebbe potuto?).

Sul fronte opposto Jallet la mette dentro dalla destra, Bodmer non ci può arrivare, Bourillon lascia quindi sfilare, Audard se la fa addosso… e la palla sfila attraversando tutta l’area di rigore, senza che nessuno la faccia sua.
Al settantaseiesimo Gameiro libera di tacco Tiene che la mette in mezzo in direzione di Bahebeck, che è però ben anticipato in angolo da Manga.

Sugli sviluppi del corner Bisevac calcia di potenza da fuori, ma è bravo Audard a respingere distendendosi alla sua destra.
Audard che all’ottantacinquesimo deve mettere una pezza con un intervento prodigioso sul bel tiro a giro di Nené, che rientra dalla destra per poi scoccare una conclusione più che meritevole.

Gli ultimi minuti scorrono quindi senza che il PSG riesca più a creare vere e proprie occasioni da goal. Ed è già prima sconfitta stagionale per la squadra di Al Thani.

COMMENTO

Nel complesso è una buona partita quella che si offre ai – penso pochi – calciofili che come me si sono sintonizzati su SportItalia1 per vedere l’esordio del nuovo Paris Saint Germain di Leonardo.

Che incredibilmente perde la sua prima uscita in campionato.

Va detto: la squadra è praticamente in netta rifondazione dopo l’approdo della nuova società e bisognerà aspettare un po’ di tempo prima di vedere il vero Paris. Se poi si pensa che alcuni dei nuovi – come Pastore e Sissoko – non sono schierabili ecco che si capisce come il PSG di stasera non era certo al top.

Questo, però, non può giustificare tutto.

E se è quindi accettabile la sconfitta contro il Lorient – stante quanto premesso, ovviamente – è altrettanto vero che non si può accettare il modo in cui si è perso.

Perché il Paris disputa un primo tempo realmente orribile, più o meno sui livelli di quello disputato dall’Amburgo ieri.
Con la differenza che in quel caso si trattava di giocare contro i Campioni di Germania in carica, qui contro – con tutto il rispetto – il Lorient.

Ingiustificabile che una squadra di questo livello, pur stante le assenze, giochi in quel modo. Ingiustificabile il fatto che si riprenda un minimo solo dopo una strigliata negli spogliatoi. Ingiustificabile il fatto che per buona parte della prima frazione Sakho e Matuidi vadano in difficoltà su quasi ogni pallone, e che Tiené subisca Jouffre ad ogni azione. Ingiustificabile anche il fatto che Hoarau, che certo non è un fenomeno, giochi così male.

Su Hoarau voglio aprire una piccola parentesi.

Con i recenti acquisti fatti dalla società è chiaro che rischia di perdere il posto. Quasi sicuramente si passerà al 4-2-3-1 ed è probabile che Gameiro, se non altro in quanto nuovo – e dispendioso – acquisto parta titolare come unica punta.

E se Hoarau fosse sempre quello di stasera niente da dire.

I due, però, hanno caratteristiche piuttosto diverse. Ed il lavoro sporco fatto da Guillaume è qualcosa di sicuramente prezioso.

Le sue sponde aeree e la sua capacità di sgomitare anche da solo in mezzo alla difesa avversaria sono infatti peculiarità nelle quali Gameiro non è propriamente forte.

Quindi insomma, se non dovessero arrivare altre punte (si parla di Berbatov…) Hoarau potrà sicuramente tornare utile a questa squadra.

L’importante è che non giochi come stasera.

Venendo al Lorient… davvero una bella prova quella dei Merlus. Nella prima mezz’ora c’è infatti in campo una squadra sola. Nel complesso la vittoria è sicuramente meritata. Il tutto posto che l’equipe è molto affiatata e ben messa in campo e che se oltre al goal di Quercia si aggiungono quello incredibilmente sbagliato da Monnet Paquet e lo splendido incrocio colto su punizione da Mvuemba ecco che la vittoria è assolutamente meritata.

Bello, in particolare, vedere come, soprattutto nel primo tempo, i Merluzzi dimostrino di saper sfruttare al meglio tutta l’ampiezza del campo.

Il Borussia, certo, è ben altra cosa. Ma nel suo piccolo anche questo Lorient fa vedere un calcio tutt’altro che disprezzabile.

MVP

Quercia e Mvuemba.

Il primo disputa un primo tempo su altissimi livelli, in particolare la prima mezz’ora. E’ proprio lui il giocatore più vivace nonché quello che, assieme a Jouffre, fa soffrire di più la retroguardia parigina.
In più è lui a siglare la rete dell’inaspettata vittoria ospite.

Il secondo gioca invece una partita nel complesso ottima. Presenza fondamentale nel centrocampo dei Merlus, si rende anche pericoloso da fuori in un paio di situazioni. Come quando colpisce l’incrocio con una splendida punizione, che urla ancora vendetta.

TABELLINO

PSG vs. Lorient 0 – 1
Marcatori: 28′ Quercia.

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