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E’ un 2 a 1 certo non scintillante quello che il Chelsea è riuscito a strappare a Basilea ieri sera, nell’andata delle semifinali di Europa League.Rafa Benitez

La squadra allenata dallo spagnolo Rafa Benitez non ha infatti impressionato al cospetto di quella che è sì una delle rivelazioni di questa stagione, ma che a livello di qualità complessiva era comunque sicuramente molto inferiore ai londinesi.

E’ cronaca proprio di questi giorni l’eventualità che Josè Mourinho, sempre più in rotta di collisione con il Real Madrid, possa tornare sulla panchina Blues, andando a prendere il posto proprio dell’ex coach di Liverpool ed Inter.

Un’eventualità che con ogni probabilità ha mandato in fibrillazione ogni singolo tifoso del Chelsea disperso in ogni parte del globo, ma che non piacerà moltissimo al tecnico nativo di Madrid. Che pure, a fine match, si è detto tranquillo rispetto al suo futuro, sicuro com’è di poter trovare un’altra sistemazione nell’arco di breve tempo.

Certo, qualcuno obietta che, di riffa o di raffa, Benitez sta comunque riuscendo a portare la propria squadra ad un’ennesima finale europea (la quarta della sua carriera).

A questi risponde in pieno la partita di ieri. Ok il rispetto dell’avversario, che non va mai snobbato (a maggior ragione in una semifinale europea, se gli elvetici sono arrivati sino qui è perché certo non possono essere scarsi), ma giocare un’intera partita contro una squadra comunque ben inferiore – per quanto sul loro campo – in contropiede non è affatto atteggiamento che il tifoso (né tantomeno il dirigente) di uno dei club più importanti del continente può accettare.

Certo, Rafa non è stato accolto bene sulla panchina del Chelsea. La marea di fischi che l’hanno investito sin dal primo match è stata eufemisticamente ingenerosa.

La sua carriera parla poi chiaro: di successi ne ha raccolti un po’ ovunque (dal campionato nazionale under 19 spagnolo con il Real fino al Mondiale per Club vinto con l’Inter, passando – tra le altre cose – dalla Champions conquistata a Liverpool). Ma la sua filosofia di gioco può non piacere. Soprattutto ad un pubblico esigente.

Quindi ingenerosi i fischi iniziali, ma se vai a giocare in contropiede per novanta minuti in quel di Basilea, un pochino ti scavi la fossa da solo.

Altro nodo da sciogliere, oltre quello della panchina, indubbiamente quello della punta.

Oggi il titolare assoluto per il ruolo di perno centrale di un attacco che tra trequartisti ed ali ha solo l’imbarazzo della scelta (Hazard, Mata ed Oscar su tutti) è Fernando Torres, giocatore più o meno persosi dopo il Mondiale vinto con la sua nazionale nel 2010.

Certo, quest’anno l’ex Colchonero sta ritrovando un minimo di feeling con il goal, ma 7 realizzazioni in campionato sono davvero troppo poche per un ragazzo che nel 2008, al suo primo anno in Premier, seppe realizzarne ben 24.

Nei suoi primi tre anni inglesi, giusto per chiarirci, segnò un totale di 72 reti. Nelle ultime tre stagioni ne ha realizzate poco più della metà.

Un’involuzione palese che non si riscontra solo nei numeri, calati drasticamente, ma anche nelle prestazioni in campo.

Mourinho, che certo dopo il possibile fallimento di questa stagione vorrà garanzie precise per accettare una qualsiasi panchina, pare abbia quindi già chiarito le cose con Abramovich. Torres non potrà più essere il titolare indiscusso della squadra.

Così il magnate russo pare abbia già pronta un’offerta da 60 milioni di euro per assicurarsi Radamel Falcao, bomber colombiano attualmente in forza all’Atletico Madrid (guarda caso la squadra che diede i natali, calcistici, al Niño).Radamel Falcao

Insomma, dalla coppia Benitez-Torres a Mourinho-Falcao. Un salto avanti notevole, che potrebbe rimettere il Chelsea in corsa anche nell’Europa che conta.

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Ne parlai già tempo fa: sembra finita la storia d’amore di Victor Valdes col suo Barcellona.
Tanto che, subito dopo l’ufficializzazione del cambio di mister, qualcuno paventò un suo possibile trasferimento in Baviera, alla corte di Pep Guardiola. Ipotesi però di difficile percorrenza, se pensiamo a chi difende oggi i pali dei bavaresi: Manuel Neuer, che certo nulla ha da invidiare al portiere spagnolo.Victor Valdes

L’ormai quasi certa partenza del portiere titolare dell’ultima decade blaugrana apre scenari di mercato importanti, perché è logico che quella che fino a ieri è stata la squadra più forte del mondo non potrà certo puntare su un portiere modesto per sostituire il proprio numero 1.

Quindi o opteranno per una soluzione interna (Olazabal in primis) o, più probabilmente, si lanceranno sul mercato.

In questo senso negli ultimi giorni è circolata insistente la voce di un Barcellona pronto a sborsare una cifra vicina ai 30 milioni di euro (si va dai 28 ai 32, a seconda delle fonti) per assicurarsi Samir Handanovic, attuale estremo difensore nerazzurro.

Lo sloveno è indubbiamente uno dei migliori portieri al mondo, penalizzato da una carriera che l’ha visto fino ad ora giocare in squadre che non gli hanno permesso di calcare palcoscenici internazionali importanti (a partire dalla sua nazionale fino ad arrivare all’Udinese, passando per un’Inter che quest’anno ha avuto una stagione travagliata e non gli ha concesso la migliore delle vetrine).
Le sue qualità tecniche però non si discutono ed il Barcellona, che ha vanta una “rosa” di osservatori di primissimo livello, questo ben lo sa.

Handanovic, quindi, rappresenterebbe sicuramente un acquisto tra i migliori possibili per i blaugrana, che anziché indebolirsi vedrebbero così il proprio valore tecnico crescere ulteriormente (e rilancerebbero le proprie intenzioni bellicose, un po’ frustrate dal 4 a 0 subito contro il Bayern Monaco due giorni fa).

Nel contempo, però, la cessione di Samir in Catalogna rappresenterebbe per l’Inter una perdita gravissima.
Vero e proprio “top player”, come siamo ormai soliti chiamarli, Handanovic (che coi suoi 28 anni garantisce ancora diverse stagioni ad alto livello) dovrebbe essere uno dei giocatori su cui costruire il futuro dell’Inter, il rilancio del club. Non un semplice mezzo per realizzare una plusvalenza.

Purtroppo però il calcio italiano oggi, ben lo sappiamo, è diventato periferia. I campioni scappano all’estero, i soldi mancano, la programmazione latita.

Così, avrebbe davvero senso negarsi quel gruzzolo su cui fondare – ovviamente, a patto di iniziare a programmare a dovere – la propria rifondazione?

Logico che una squadra di prima fascia un giocatore del genere non lo dovrebbe cedere mai. Ma possiamo considerare oggi, a livello Europeo, l’Inter come un top club?

La risposta, per quanto male possa fare ai tifosi nerazzurri, è semplice: NO.

In questo senso, ecco che l’eventuale cessione di Handanovic potrebbe avere un senso.

Del resto è indubbio che il calcio italiano sia più o meno all’anno zero. E che se le nostre squadre, attualmente non competitive economicamente, vogliono tornare a dire la loro in Europa debbono prendere ad esempio il “modello Borussia”.

E allora PROGRAMMAZIONE e largo ai giovani.

Il Milan in qualche modo, la scorsa estate, ha già provato ad iniziare un processo di questo tipo. Che ora dovrà essere seguito anche dall’Inter.

Intanto, si fanno già i nomi dei possibili sostituti del portiere sloveno.

Si va da un possibile ritorno di Julio Cesar, che potrebbe liberarsi con la retrocessione del QPR, ai vari Sirigu (possibile partente in caso di rivoluzione parigina), Marchetti, Mirante, Stekelenburg.

Cui io mi permetto di aggiungere un’eventuale altra opzione: Bardi. Portiere cresciuto in casa, che viene da due buone annate in Serie B. Classe 92 come un certo Mario Gotze, forse non è un fenomeno in senso assoluto ma ha comunque doti interessanti. Poco dispendioso, futuribile. Un tassello importante per l’Inter che verrà.Francesco Bardi

Se poi davvero la cessione di Handanovic potrebbe portare a forti sconti per Alexis Sanchez (un giocatore che a Barcellona non s’è ambientato ma che nella A di oggi potrebbe essere non dominante ma quasi) ecco che il futuro potrebbe essere un po’ più roseo. Il tutto, nonostante la cessione di un top player.

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L’ufficialità è giunta già ieri, prima della roboante vittoria del Bayern Monaco contro il Barcellona: Mario Götze, in estate, sbarcherà in Baviera.

Tante sono le riflessioni che si riverberano da questa operazione di mercato, di cui è giusto tratteggiarne i contorni. I bavaresi sborseranno 37 milioni (a tanto ammontava la clausola rescissoria inserita nel contratto del ragazzo) per assicurarsi uno dei talenti più fulgidi non tanto del calcio tedesco, quanto di quello mondiale. Al giocatore andranno ben 7 milioni di euro netti all’anno ed il contratto dovrebbe avere come scadenza giugno 2016.Mario Gotze

Ancora una volta, quindi, si conferma lo strapotere economico ed il predominio assoluto in chiave mercato del Bayern Monaco, almeno all’interno dei patri confini.
E’ inutile negare, infatti, che da diversi anni a questa parte un qualsiasi talento messosi in mostra in Bundesliga ha come prima opzione per il futuro proprio i bavaresi, la cui impostazione societaria porta a preferire proprio giocatori autoctoni (o comunque che già conoscono il calcio tedesco) ad acquisti dall’estero (che comunque non mancano, come i vari Robben, Ribery ed Javi Martinez).

Nonostante il Borussia Dortmund abbia vinto per due anni di fila il campionato, quindi, resta il Bayern Monaco l’apice assoluto del calcio tedesco.
Vera e propria macchina da soldi (stadio, merchandising, partnership), grande blasone, etica del lavoro, capacità di programmazione. Il calcio tedesco ha un solo padrone, pur con tutte le defezioni che di volta in volta possono compiersi.

Altra conseguenza diretta che dobbiamo trarre da quanto stiamo vedendo in questi giorni, e mi ricollego al titolo del pezzo, è: in Baviera sono pronti ad aprire una vera e propria dinastia capace di dominare l’Europa – e il Mondo – per anni, un po’ come ha fatto (e forse non ha finito di fare) il Barcellona?

Gli indizi ci sarebbero.

Come detto, poche società al mondo programmano come il Bayern Monaco. Che punta sulle giovanili pur senza estremizzare il concetto come fanno in Catalogna. Che, a differenza proprio dell’ultima (in ordine temporale) dinastia del calcio mondiale, sa operare benissimo sul mercato, andando anche a spendere tanto, ma sempre in maniera molto mirata. E che, infine, non aspetta di spremere un giocatore fino all’ultima stilla di forza prima di programmarne la sua – pur futura – sostituzione.

Proprio in questo senso è anche possibile leggere l’acquisto di Mario Götze. Un giocatore che, in realtà, sarà ovviamente utile fin da subito, essendo uno dei migliori giocatori della Bundesliga (e forse non solo).

Pensateci: Robben e Ribery si avvicinano ai trenta? Nessun problema. Nel corso di meno di dodici mesi ci assicuriamo Shaqiri e Götze, due dei migliori trequartisti/esterni che il calcio giovanile mondiale offre sul mercato. E ci assicuriamo la possibilità di tenere alta la qualità anche in futuro, quando i due attuali esterni ci lasceranno (chissà, magari già la prossima estate).

L’estate scorsa lo dissi chiaramente: il Barcellona, sulla carta, è la squadra più forte del mondo (e non potrebbe essere altrimenti visti i Messi, i Xavi e gli Iniesta). Al secondo posto, per me, il Bayern Monaco.Mario Gotze

Che appunto continua ad operare con un duplice intento: sia continuare a migliorarsi, che guardare al futuro.

Esattamente i due presupposti su cui si cerca di aprire una dinastia.

Insomma, giovane, forte e tedesco. Davvero un acquisto da dieci e lode.

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Quella che paventa Carlo Laudisa sulla versione odierna della Gazzetta sarebbe una vera e propria rivoluzione.

L’esperto di mercato della rosea delinea infatti un mercato estivo in cui molte delle principali punte del mondo potrebbero cambiare maglia. Una sorta di effetto domino che farebbe circolare diverse decine – anzi, centinaia – di milioni di euro in tutta Europa, per uno scenario forse unico.Cristiano Ronaldo

Tanti i nomi in ballo: da Cristiano Ronaldo a Edin Dzeko, passando per i vari Ibrahimovic, Cavani e Falcao.

Ma andiamo con ordine, partendo proprio dal fenomeno portoghese.

Il cui rapporto con il Real Madrid, dicono i soliti beninformati, sarebbe ormai piuttosto incrinato, forse irrimediabilmente.

Il suo costo, però, è praticamente proibitivo per tutti.

La base d’asta non può essere infatti inferiore ai 100 milioni. Cifra che comunque non credo spaventi un granché i qatarioti stabilitisi in quel di Parigi, che credo sarebbero disposti a dare anche madri e mogli pur di arrivare ad un giocatore di quella levatura, che metterebbe definitivamente il PSG al centro del planisfero calcistico mondiale.

Da non sottovalutare, in seconda battuta, anche l’eventualità di un suo ritorno a Manchester. Dove Sir Ferguson lo accoglierebbe a braccia aperte…

United che potrebbe lasciar partire Wayne Rooney. Forse a maggior ragione se si concretizzasse il ritorno – onestamente improbabile – di CR7.

Nonostante le dichiarazioni di facciata rilasciate dal manager dei Red Devils negli ultimi giorni, infatti, lo spazio dell’ex talento Toffees sembra essersi ridotto ultimamente, riprova ne è stata la panchina vissuta martedì nel big match contro il Real.

Proprio la Casa Blanca potrebbe muoversi su di lui. O per ricomporre la coppia d’oro dei tempi di Manchester con lo stesso Ronaldo o, ancora, per affiancarlo al colombiano Falcao, che quasi sicuramente lascerà l’altra sponda di Madrid in estate.

Continuando con ordine, però, la punta inglese potrebbe anche sbarcare in quel di Parigi, con i qatarioti sempre alla ricerca di superstar da inserire nel loro roster. O, ancora, cambiare maglia ma non città, con il City che dopo l’affaire Tevez farebbe volentieri un altro sgarbo ai cugini in rosso. Eventualità questa, che appare però piuttosto remota.

Tornando a Falcao, sembra essere il Real l’unico vero possibile acquirente del puntero colombiano. Io, però, non disdegnerei nemmeno il Chelsea, con Abrahmovich sempre alla finestra.

Tornando a parlare di Inghilterra ci sono altri due grandi attaccanti che potrebbero muoversi nel corso della prossima estate.

Innanzitutto Luis Suarez, sempre più emarginato – nonostante l’importanza fondamentale che riveste da un punto di vista tecnico – in quel di Liverpool.

Lasciasse il Merseyside potrebbe sbarcare a Londra, con il Chelsea favorito su tutte le altre concorrenti.

Io personalmente, ma è solo una considerazione e non una voce di mercato, lo vedrei benissimo a Torino, sponda Bianconera. Sarebbe la seconda punta di tecnica e dribbling, ma anche implacabile in zona goal, che manca alla Juventus (e ben potrebbe integrarsi con Llorente).

Anche Edin Dzeko, però, sarebbe sul mercato.

Pare infatti che il bosniaco tornerebbe volentieri in Germania. Ma chi potrebbe permetterselo?

Il Bayern, certo. Ma come si inserirebbe nel futuro contesto tattico di Guardiola?

Forse anche il Borussia, che con ogni probabilità perderà Lewandowski (ignorato dalla Gazzetta, per altro), a sua volta in procinto di sbarcare in Baviera. Anche in quel di Dortmund, però, si è costruito un contesto tattico che non sembra affatto adatto alle sue caratteristiche.

Restando in Germania si discute parecchio anche di Mario Gomez. Altro giocatore dalle caratteristiche di prima punta pura che potrebbe non inserirsi al meglio nel contesto che con ogni probabilità andrà a disegnare Guardiola in Baviera.

Il suo futuro dovrebbe quindi essere al di fuori della Germania, con ogni probabilità in Inghilterra.

Chissà però che non cerchi squadra in Spagna, la sua “seconda patria”…

Venendo all’Italia, due i nomi in ballo. In primis Edinson Cavani, il cui addio a Napoli ormai non è nemmeno più quotato.

Il bomber uruguagio merita infatti una piazza che possa lanciarlo definitivamente nel mondo dell’elite calcistica mondiale. Chelsea e City si muovono su di lui da ormai più di un anno. La clausola rescissoria consta in 63 milioni di euro. Vedremo quale sarà il suo futuro.

In entrata, invece, qualcuno sussurra possa esserci il ritorno di Zlatan Ibrahimovic. Che già stufo di stare a Parigi – ok i soldi, ma il contesto tecnico-tattico del campionato probabilmente un po’ lo deprime – si dice vorrebbe tornare a Torino, sponda Juventus.

Personalmente credo poco a quest’eventualità, anche perché il contratto principesco che ha firmato con i qatarioti parigini lo rende praticamente inaccessibile a tutte le compagini nostrane.

Però… c’è sempre un però. Facendomi due rapidi calcoli sono arrivato ad intravvedere una possibilità: se il ragazzo fosse davvero deciso a tornare in Italia (dove pare che sia lui che la famiglia si trovarono molto bene) potrebbe accettare di ridursi il contratto di un terzo (tanto, ma certo non al punto da ridurlo sul lastrico) per poi spalmare i rimanenti 18 milioni su tre anni anziché su due. Così ne uscirebbe un contratto comunque principesco – soprattutto per gli attuali standard nostrani – da 6 milioni netti l’anno, che sarebbe però, con uno sforzo, sicuramente copribile. Soprattutto da una società che sta cercando di rilanciarsi tra le prime della classe e che, bene ricordarlo, è l’unica in Italia ad avere lo stadio di proprietà.Zlatan Ibrahimovic

Chiudo con un secondo nome ignorato dal buon Laudisa nel pezzo sulla Gazza di oggi: Neymar. Che proprio oggi, secondo Sport Mediaset, avrebbe ribadito la volontà di sbarcare in Europa.

Nel suo futuro sarebbe ben impressa una parola chiara: Spagna.

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Tutti i nodi vengono al pettine, dicevo solo quattro giorni fa.

L’aver costruito una rosa non all’altezza della situazione e delle volontà di vittoria sta portando non pochi problemi sulla sponda nerazzurra di San Siro. Dove oggi Stramaccioni è additato da tutti come un pessimo allenatore, i giovani rischiano di bruciarsi, e la stagione può naufragare completamente, con il fallimento di tutti gli obiettivi di inizio stagione.Andrea Stramaccioni

Una rondine non fa primavera, ma la sensazione è che ad una rosa già inadeguata, ulteriormente impoverita dal grave infortunio occorso a Diego Milito, si sommi ora il fardello psicologicamente negativo derivante proprio dall’assenza di uno dei giocatori più importanti del lotto.

Arrivati oltre la metà di febbraio, però, è un po’ tardino per aggiustare le cose, che sarebbero forse dovute essere valutate meglio prima.

Nel contempo è doveroso cercare comunque di valutare tutte le – poche – possibilità a disposizione per cercare di salvare la stagione.

Che è ancora comunque salvabile.

La situazione, oggi, è questa: in campionato la squadra occupa la quinta posizione, ad un solo punto dal terzo posto, ultimo utile per la qualificazione in Champions. Certo, stasera la Lazio giocherà contro il Siena fanalino di coda per portarsi alla pari con tutte le altre squadre. Volendo anche ipotizzare una vittoria biancoceleste i punti dal terzo posto diventerebbero quattro. Sempre e comunque colmabili cambiando marcia.

La Coppa Italia è poi ancora alla portata, nonostante la sconfitta nella semifinale di andata (2 a 1) subita dalla Roma. Un semplice 1 a 0 casalingo permetterebbe l’accesso alla finale.

L’Europa League, infine, dovrebbe secondo me diventare oggi il primo obiettivo della squadra. Perché anche se oggi vale poco, vista l’importanza sempre maggiore che negli anni ha acquisito la Champions, resta pur sempre un trofeo internazionale capace di arricchire una bacheca che, per dirla con Mourinho, eviterebbe così di presentare a fine anno i famosi “Zeru tituli”…

Intendiamoci: miracoli non se ne possono fare.

La qualificazione alla Champions, nonostante sia alla portata da un punto di vista matematico, sembra più lontana che mai. E anzi, Stramaccioni e i suoi dovrebbero guardarsi proprio dalla Fiorentina corsara di ieri, ormai ad un solo punto dai nerazzurri.

Concentrandosi però sulle coppe (quella nazionale prevede per altro due sole partite da disputare, ancora) si potrebbe appunto provare a salvare la situazione.

Per far questo bisognerà ovviamente provare a sistemare un attacco con pochissime alternative.

Proprio in questo senso ci sono due nomi che stanno circolando sugli organi di stampa oggi. Due giocatori svincolati – quindi acquisibili anche oggi stesso – per provare a salvare la stagione.Ruud van Nistelrooy

Si tratta di Ruud van Nistelrooy e John Carew.

Il primo è stato in assoluto uno dei migliori attaccanti della prima decade di questo nuovo secolo, quando vestì le maglie di United e Real segnando un totale di 214 goal (347 in carriera, con i propri club, più altri 35 in nazionale) vincendo una Premier e per due volte la Liga, più un’FA Cup, una League Cup, una Community Shield ed una Supercopa de España. Ma non solo. Infinita è anche la lista delle onoreficenze personali, tra cui ben tre titoli di capocannoniere della Champions League.

Insomma, un attaccante davvero forte e completo che seppe segnare a più non posso.

Ma che lo scorso maggio, al termine della sua prima ed unica stagione disputata con la maglia del Malaga, ha deciso di ritirarsi dal calcio.

Secondo radiomercato le possibilità di convincerlo a tornare sui suoi passi ci sarebbero. Va però sottolineato come il super bomber che dominò la prima decade del 2000 ha lasciato spazio, già da qualche anno, ad un giocatore troppo compassato ed appesantito per segnare goal a grappoli.

Anche qui, del resto, le statistiche parlano chiaro: le sue ultime tre stagioni da professionista l’hanno visto segnare solo ventidue volte a fronte di ben ottanta presenze. Non solo: lo score dell’annata scorsa, quella giocata appunto a Malaga, recita cinque realizzazioni in trentadue match disputati.

Davvero troppo poco per pensare che il suo acquisto possa spostare degli equilibri.

Carew, invece, conosce già il nostro campionato, avendo disputato una stagione nella Roma a cavallo tra il 2003 ed il 2004. Ma a differenza del buon vecchio Ruud non è mai stato un attaccante dominante. Anzi. In due sole stagioni – entrambe disputate con la maglia dell’Aston Villa – seppe raggiungere o superare quota 15 realizzazioni. In altre sette – Rosenborg compreso – andare in doppia cifra. Nelle ultime due, giocate con la maglia di Villa, Stoke e West Ham, ha poi raccolto solo quattro realizzazioni in quarantacinque match.

Insomma, due soluzioni che certo non sembrano essere molto convincenti, ma che sono probabilmente le migliori che l’attuale mercato svincolati può offrire a Moratti ed alla sua società.John Carew

Che sicuramente, ora, starà ben capendo gli errori commessi nelle ultime due sessioni di mercato, quando è stata costruita una rosa non all’altezza dei traguardi che si volevano raggiungere.

Europa League e Coppa Italia le priorità, dicevo. Priorità però tutt’altro che facili da raggiungere, vista la situazione.
Priorità che probabilmente non si avvicinerebbero molto nemmeno con l’acquisto di Van Nistelrooy e Carew.

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L’infortunio occorso ieri a Diego Milito è già storia.

L’attaccante argentino, grande protagonista della celebre cavalcata che portò al Triplete, sì è rotto collaterale, crociato anteriore e capsula del ginocchio sinistro. Per uno stop di almeno sei mesi (che, secondo qualcuno, potrebbe significare addirittura carriera finita).Diego Milito

Gli auguri al ragazzo sono d’obbligo. Almeno quanto un esame di coscienza.

Non tanto da parte di Stramaccioni (si sono subito sbizzarriti quelli del “doveva fare turn over”, gli stessi che criticano Mazzarri di averlo fatto per altro) quanto di una società che tra giugno e gennaio non ha saputo completare a dovere la rosa, trovando un buon sostituto di Milito.

Per l’amor di Dio, Rocchi per me è sempre stato un buon centravanti. Capace di muoversi bene, da punta vera, pur senza avere qualità (tecniche o atletiche) da fenomeno.

Oggi, però, sembra non possa reggere a dovere le prospettive che gli si aprono davanti. Arrivato a Milano per fare la riserva (sicuramente il primo sostituto di Milito nelle intenzioni della società sarebbe comunque stato Palacio, con tutti a disposizione) oggi potrebbe trovarsi ad affrontare i prossimi mesi con un minutaggio molto più alto di quanto preventivato. Forse troppo, rispetto a ciò che può dare (del resto ricordiamo che era ormai da tempo una semplice riserva anche nella “sua” Lazio).

Un esame di coscienza, quindi, dovrebbe farlo la società. In primis quel Marco Branca che, almeno in linea teorica, dovrebbe essere il responsabile del mercato nerazzurro.

Rosa alla mano la voce “attacco” recita: Milito, Palacio, Cassano e Rocchi.

In pratica, volendo giocare con una prima ed una seconda punta, due giocatori per ruolo (pur con Palacio adattabile anche come vice-Milito, come detto).

Rosa forse un po’ cortina, essendoci anche l’impegno europeo. Anche perché certo, infortuni gravi e dalla degenza lunga come quello capitato al Principe non sono cosa di tutti i giorni, ma vanno pur sempre tenuti in conto.

E farsi trovare oggi con un attacco che vede i soli Palacio, Cassano e Rocchi abili ed arruolabili significa “volersi un po’ male”.

Il primo a dolersi dell’infortunio al Principe, oltre al giocatore stesso, sarà per altro sicuramente Marko Livaja, che solo il mese scorso ha lasciato Milano per Bergamo, in cerca di minutaggio. Cosa che avrebbe con ogni probabilità trovato proprio all’ombra della Madonnina, a fronte di quanto occorso ieri a San Siro.

Certo, la crisi economica che sta colpendo il paese, e con esso il nostro calcio, porta e porterà ad un impoverimento tecnico delle rose.

Non si può quindi pretendere che l’Inter come riserva di Milito potesse acquistare un Higuain o un Drogba.

Di certo, però, anche un “semplice” Livaja avrebbe potuto dare, almeno da un punto di vista atletico – stante i tanti impegni, anche ravvicinati, che dovrà affrontare la squadra almeno fino a che starà in Europa – qualche garanzia in più del buon Rocchi.Tommaso Rocchi

E in realtà un giocatore più pronto del croato e meno “cotto” dell’ex Lazio era comunque rintracciabile, sul mercato.

Che gli errori commessi in sede di mercato possano essere fonte d’isprazione e d’attenzione per il futuro. Affinché l’Inter – e non solo – possa trovarsi più preparata a situazioni – comunque drammatiche – come questa.

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Negli ultimi giorni, nonostante una stagione ancora tutta da giocare, in quel di Barcellona si sta iniziando a parlare molto di mercato.

Sembra infatti che la dirigenza Blaugrana, in attesa di estrarre nuove perle dal cilindro che è rappresentato dalla Masia (il centro giovanile), sia intenzionata a stanziare diversi milioni in vista del prossimo mercato, per centrare quei due-tre colpi di prospettiva capaci però di dare una mano fin da subito a Tito Villanova ed ai compagni.Sandro Rosell

Girando un po’ per i siti sportivi spagnoli, in particolar modo quelli che vertono principalmente sulla prima squadra di Barcellona, emerge infatti chiaramente come Rosell e i suoi abbiano tre posizioni di campo da colmare con un acquisto dall’estero.

E il profilo generico del giocatore che può interessare è piuttosto chiaro: giovane, pronto, con margini di miglioramento ancora importanti tanto da poter diventare un top player o giù di lì.

Ma quali sono queste tre presunte posizioni su cui la dirigenza Blaugrana vorrebbe poter intervenire?

Portiere, difensore centrale, attaccante di movimento.

Partiamo quindi dal principio. Pensando al fatto che la porta è difesa oggi da un canterano doc, nonché discreto interprete del ruolo, qualcuno potrebbe storcere la bocca pensando che in quel di Barcellona stiano pensando di potersi privare di Valdes.

Chi ha seguito la terza puntata di Pedate d’Autore, tutta dedicata allo sbarco di Guardiola in Baviera, saprà però che vi è stata una rottura tra il portiere nativo di Hospitalet de Llobregat e la squadra in cui sbarcò nel lontanissimo 1992.

Valdes che potrebbe quindi seguire proprio il suo ex allenatore in Germania (anche se lì ci sarebbe il dualismo con Neuer) lasciando quindi sguarnita la porta Blaugrana.

Come risolvere il problema?

Semplice… ascoltando un mio consiglio!

Difficilmente anche il lettore più assiduo si ricorderà, ma giusto nel maggio scorso scrissi questo articolo in cui consigliai proprio ai dirigenti catalani di andare – guarda caso – in Germania ed acquistare Marc-André Ter Stegen. Uno dei migliori giovani interpreti del ruolo a livello planetario. Con grandi prospettive e futuro davanti. E con una capacità di gioco coi piedi se non unica certo rara, per un estremo difensore.

Beh, certo Rosell e i suoi non avranno letto questo umile blog. Ma pare proprio che la scelta per il futuro della porta Blaugrana sia caduta sul giovane del Moenchengladbach!

La scelta per quanto concerne il pacchetto arretrato, ed il giocatore che con ogni probabilità dovrà andare ad affiancare Piquè al centro della difesa, sarebbe invece duplice.
In entrambi i casi, però, si tratta di difensori di primo livello, almeno rispetto ad uno scenario odierno in cui certo la qualità in quella zona del campo non abbonda.

Il ballottaggio sarebbe quindi ridotto a David Luiz del Chelsea e Mats Hummels del Borussia Dortmund. Per i quali, si vocifera in Catalogna, ci sarebbe il placet di mister Villanova.

Due difensori abili in marcatura ma, nella miglior tradizione Blaugrana, capaci anche di gestire il pallone e, nel caso, di avanzare e farsi trovare pronti in zona goal.

Probabilmente, insomma, due tra i giocatori più adatti ad affiancare Gerard Piquè, altro difensore capace non solo in fase di marcatura, al centro della difesa.

E davanti?

Beh, il nome è uno solo, anche piuttosto scontato se vogliamo. Quello di Neymar, stellina del Santos e del Brasile calcistico tutto, giocatore bramato un po’ ovunque nel globo e futura star del mondo pallonaro globale.

Un giocatore che sulla carta potrebbe inserirsi bene in un gioco in cui non sono i riferimenti offensivi ad essere necessari, quanto più il movimento, i dribbling, fantasia ed inventiva e quel quid di genialità che solo i predestinati come Messi, Iniesta e probabilmente lui sanno dare.Neymar

Un giocatore che, se ben inserito in un contesto tecnico-tattico-ambientale così particolare, potrà sicuramente fare quel salto di qualità decisivo per la sua carriera. E soprattutto incrementare ulteriormente aiutare in un ulteriore salto in avanti, o quantomeno a non retrocedere rispetto alla posizione guadagnata con l’attuale covata di talenti.

Insomma, Rosell starebbe preparando il libretto degli assegni. E facendo la punta alla sua stilografica. Perché certo dovessero andare in posto tutte e tre le acquisizioni che si paventa possano andare in porto i milioni da sborsare saranno davvero tanti!

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Il 4 luglio scorso sul sito ufficiale della Juventus apparse la notizia dell’ingaggio di Lucimar Ferreira da Silva, svincolatosi dall’Inter.Lucio

Un ingaggio interessante che poteva, in qualche modo e con tutte le differenze del caso, ricalcare quello compiuto solo dodici mesi presi con il trasferimento di Pirlo da Milano – sponda Rossonera – a Torino a parametro zero.

Poi però le cose sono andate come tutte sappiamo. TRE presenze che hanno fatto maturare nel “Cavallo” la volontà di lasciare il Piemonte per andare a giocare con più continuità altrove.

Piccola premessa: offrire un biennale a due milioni e due netti l’anno per un giocatore  trentaquattrenne che sarebbe stato solo una riserva del trio Barzagli-Bonucci-Chiellini è stato un errore, per quanto non madornale.

Detto ciò, ora Marotta dovrà a tutti i costi cercare un acquirente per il brasiliano, destinato probabilmente a campionati di secondo livello ma che pagano bene (del resto non credo voglia rinunciare a granché degli emolumenti che gli garantisce oggi la Juventus, si potrebbe quindi profilare un futuro stile Turchia per lui), a un ritorno in Germania (dove ha comunque segnato un’epoca) o ad un ritorno a casa.

Anche perché voci di corridoio vogliono che lo stesso Caceres, anch’esso ai margini della prima squadra (otto presenze totali per lui, di cui la metà da subentrante), abbia avanzato una mezza richiesta di trasferimento. Cedere Lucio potrebbe in qualche modo tranquillizzare il “Pelado”, che vedrebbe così ridotta la concorrenza.
Per quanto, piccola parentesi, il problema vero per lui sta nel fatto che Conte non sia propenso a fare turn over là dietro.

La cessione di Lucio però apre un problema puramente numerico: perché se la Juventus decidesse di continuare a giocare con la difesa a tre per tutta la stagione avere quattro soli centrali di ruolo, con l’unica aggiunta di un Marrone (anch’esso dato come possibile partente, alla ricerca di un titolarità altrove) adattato, potrebbe essere troppo poco per una squadra ancora in corsa – e che corsa – su tutti e tre i fronti.

Cinque, quindi, le vie che potrebbero essere battute dai dirigenti di Corso Galileo Ferraris per la sostituzione del centrale laureatosi Campione del Mondo nel 2002.

  • La prima è “interna” e prevedrebbe l’uso, all’occorrenza, di un difensore della Primavera. Per quanto ben sappiamo la reticenza italiana nel lanciare i giovani, specialmente quando giocano là dietro.
  • La seconda, quella che è oggi indicata come la più realistica, potrebbe invece portare a Salvatore Bocchetti, il cui contratto che lo lega al Rubin Kazan andrà in scadenza tra dodici mesi. E che potrebbe liberarsi oggi per una cifra attorno ai quattro milioni di euro. Tutto sommato una soluzione “low cost”.
  • La terza porterebbe ad un altro giocatore che andrà presto in scadenza, Campagnaro. Che lascerà quasi sicuramente Napoli già a gennaio, ma su cui è in vantaggio l’Inter.
  • La quarta, poi, porterebbe ad un ennesimo nazionale italiano, già cercato in estate: Angelo Ogbonna. In questo caso però la trattativa sarebbe difficile (trattandosi di Torino) e sicuramente molto dispendiosa (essendo lui uno dei giovani più interessante del panorama Europeo, come minimo). Praticamente impossibile quindi sbloccare la trattativa a gennaio. Operazione, comunque difficilissima, da rimandare a luglio.
  • La quinta, infine, potrebbe ricalcare un po’ quell’operazione-Stendardo compiuta qualche anno fa. Insomma, un giocatore da squadra di medio livello che possa arrivare in prestito per fare la riserva e colmare una falla nella rosa.Salvatore Bocchetti

Quale sarà l’evolversi delle cose lo scopriremo presto. Di certo Marotta e soci dovranno fare i conti col fatto che Conte ha già scelto i suoi titolari. Ed aggiustare il tiro in base a questo.

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Scorrendo la lista dei giocatori che si svincoleranno il prossimo luglio ci sono diversi nomi che saltano all’occhio.

Tra questi uno dei principali è sicuramente quello di Theo Walcott.

L’ala destra ex Southampton, infatti, rappresenta quel mix di tecnica, rapidità, ficcantezza, esperienza e gioventù che lo rende indiscutibilmente uno degli uomini più appetibili di un mercato free agent che, se le cose resteranno così (e quindi nessuno rinnoverà nei prossimi mesi col proprio club di appartenenza), si preannuncia infuocato.

Indiscutibile, in questo senso, che chiunque dovrebbe pensare all’acquisto del giovane di origini giamaicane. Perché potersi assicurare a zero calciatori del suo calibro è cosa che non accade certo tutti i giorni.

Tra i tanti club che dovrebbero interessarsi al folletto londinese deve sicuramente esserci il Milan, soprattutto in virtù della ben conosciuta congiuntura economica che sta vivendo di questi tempi.

Diciamolo chiaramente: la strada imboccata sembra essere quella del disinvestimento e dell’oculatezza. Che però spesso non fa rima con qualità.

Ecco quindi che il Milan, da società attenta, capace e calcolatrice quale è sempre stata, deve vedere bene di muoversi per tempo, andando ad individuare quei giocatori capaci di portare qualità senza che per acquisirli si debbano investire grosse cifre.

Questo per quanto riguarda l’aspetto economico. Che però media tutto quanto.

Poniamo quindi che le richieste annue del giocatore siano compatibili con le possibilità della società rossonera. Perché lui?

Perché, come detto, tra i free agent è quello che unisce un insieme di caratteristiche uniche, posto che oltre alle doti di gioco ha il vantaggio di avere solo 23 anni. Si tratterebbe quindi di un investimento a lungo termine.

Ora qualcuno tornando al titolo di questo pezzo potrà dire: “El Shaarawy spera che Walcott vesta Rossonero?”

No.

O almeno, non che io sappia.

La mia valutazione in questo senso risiede in un ragionamento tattico molto semplice: dopo un inizio di stagione molto travagliato il Milan ha cambiato modulo – abbandonando lo storico 4-3-1-2 in favore del 3-4-3 o del 4-2-3-1 – per provare a darsi una nuova identità. Cosa che, a tratti, sembra stia riuscendo a mister Allegri.

Cosa che, soprattutto, permette alla società di via Turati di sfruttare al meglio il grandissimo potenziale che Madre Natura ha messo a disposizione di El Shaarawy, che come già dimostrato nel corso della sua carriera giovanile e dell’esperienza patavina in Serie B gradisce giocare largo sulla sinistra per dare fondo a tutte le sue qualità atletiche e potersi poi esprimere anche in zona goal.

Questa nuova situazione, però, presenta un piccolo problema: se il Faraone è un’ottima ala sinistra qualche problema in più lo si ha sulla fascia opposta, con un Bojan che non è un esterno puro ed Emanuelson che non ha né avrà mai una sua dimensione, almeno in un top club.

Da qui ecco la necessità di affidarsi ad un’ala destra di ruolo.

El Shaarawy, Pato e Walcott. Con Bojan come rincalzo.

Certo, naturale replicare che mancano i chili e quindi le alternative di gioco, in un parco attaccanti del genere. Che però, sulla carta, sarebbe uno dei più interessanti di tutta la Serie A.

E che, con un Pato ritrovato (come tutti i milanisti sperano), non sfigurerebbe nemmeno nell’Europa che conta.

Ecco spiegato perché il Faraone “chiama” Walcott a Milano: l’arrivo dell’inglese sarebbe la certificazione di un cambio di modulo duraturo che metterebbe l’italoegiziano nelle condizioni migliori di potersi esprimere. E, quindi, consacrare.

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In un calcio italiano sempre più povero di talento, che dopo aver salutato Nastasic ed aver incassato il doppio no di Berbatov ieri ha salutato oggi Maicon, non si può pretendere che le nostre squadre acquistino chissà che top player.

E quindi se la Juventus per puntellare (rinforzare sarebbe una parola grossa) il proprio attacco si trova a scegliere tra Bendtner e Borriello il Milan si trova di fronte ad un bivio per quanto riguarda il puntellamento del reparto nevralgico: il centrocampo.

In via Turati starebbero infatti dibattendo su quale debba essere l’ultimo mediano (perché di giocatori di qualità non se ne parla) ad irrobustire il reparto Rossonero.

Da una parte Nigel De Jong, ormai ai margini del Manchester City, dall’altra Lassana Diarra, che Mourinho farebbe partire volentieri.

E poco importa se solo qualche settimana fa a lasciare Madrid è stato Nuri Sahin, regista turco, questo sì, in grado di far fare il salto di qualità al reparto milanista.

Ad essere in vantaggio, tra i due prescelti, sarebbe l’olandese, già braccio destro – in nazionale – di un altro Oranje recentemente passato da Milano: Mark van Bommel.

L’ex Ajax è un discreto faticatore di centrocampo. Qualità relativa, fors’anche meno del suo predecessore, corsa tanta. Botte ancor di più.

Il top da inserire in un centrocampo muscolare, insomma.

Visti i limiti della rosa milanista, però, ecco che dovrebbe prendere maggior forza la candidatura di Diarra. Che, come sappiamo, può agire con discreta efficacia anche sulla fascia, in particolar modo agendo da terzino. Insomma, oltre a fare il suo sporco lavoro là in mezzo potrebbe anche coprire l’eventuale assenza di Abate. Cosa che un De Sciglio qualsiasi, soprattutto in un momento così difficile per la società Rossonera, può fare senza dubbio con molta più difficoltà.

La soluzione migliore, comunque, sarebbe una: prendere entrambi i giocatori. Perché la rosa attuale non garantisce una grandissima copertura. E se già la qualità è poca una serie di infortuni come quella dell’anno passato potrebbe, in questo momento, mettere a rischio anche un’eventuale qualificazione all’Europa League.

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