Feeds:
Articoli
Commenti

Posts contrassegnato dai tag ‘Barcellona’

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Ne parlai già tempo fa: sembra finita la storia d’amore di Victor Valdes col suo Barcellona.
Tanto che, subito dopo l’ufficializzazione del cambio di mister, qualcuno paventò un suo possibile trasferimento in Baviera, alla corte di Pep Guardiola. Ipotesi però di difficile percorrenza, se pensiamo a chi difende oggi i pali dei bavaresi: Manuel Neuer, che certo nulla ha da invidiare al portiere spagnolo.Victor Valdes

L’ormai quasi certa partenza del portiere titolare dell’ultima decade blaugrana apre scenari di mercato importanti, perché è logico che quella che fino a ieri è stata la squadra più forte del mondo non potrà certo puntare su un portiere modesto per sostituire il proprio numero 1.

Quindi o opteranno per una soluzione interna (Olazabal in primis) o, più probabilmente, si lanceranno sul mercato.

In questo senso negli ultimi giorni è circolata insistente la voce di un Barcellona pronto a sborsare una cifra vicina ai 30 milioni di euro (si va dai 28 ai 32, a seconda delle fonti) per assicurarsi Samir Handanovic, attuale estremo difensore nerazzurro.

Lo sloveno è indubbiamente uno dei migliori portieri al mondo, penalizzato da una carriera che l’ha visto fino ad ora giocare in squadre che non gli hanno permesso di calcare palcoscenici internazionali importanti (a partire dalla sua nazionale fino ad arrivare all’Udinese, passando per un’Inter che quest’anno ha avuto una stagione travagliata e non gli ha concesso la migliore delle vetrine).
Le sue qualità tecniche però non si discutono ed il Barcellona, che ha vanta una “rosa” di osservatori di primissimo livello, questo ben lo sa.

Handanovic, quindi, rappresenterebbe sicuramente un acquisto tra i migliori possibili per i blaugrana, che anziché indebolirsi vedrebbero così il proprio valore tecnico crescere ulteriormente (e rilancerebbero le proprie intenzioni bellicose, un po’ frustrate dal 4 a 0 subito contro il Bayern Monaco due giorni fa).

Nel contempo, però, la cessione di Samir in Catalogna rappresenterebbe per l’Inter una perdita gravissima.
Vero e proprio “top player”, come siamo ormai soliti chiamarli, Handanovic (che coi suoi 28 anni garantisce ancora diverse stagioni ad alto livello) dovrebbe essere uno dei giocatori su cui costruire il futuro dell’Inter, il rilancio del club. Non un semplice mezzo per realizzare una plusvalenza.

Purtroppo però il calcio italiano oggi, ben lo sappiamo, è diventato periferia. I campioni scappano all’estero, i soldi mancano, la programmazione latita.

Così, avrebbe davvero senso negarsi quel gruzzolo su cui fondare – ovviamente, a patto di iniziare a programmare a dovere – la propria rifondazione?

Logico che una squadra di prima fascia un giocatore del genere non lo dovrebbe cedere mai. Ma possiamo considerare oggi, a livello Europeo, l’Inter come un top club?

La risposta, per quanto male possa fare ai tifosi nerazzurri, è semplice: NO.

In questo senso, ecco che l’eventuale cessione di Handanovic potrebbe avere un senso.

Del resto è indubbio che il calcio italiano sia più o meno all’anno zero. E che se le nostre squadre, attualmente non competitive economicamente, vogliono tornare a dire la loro in Europa debbono prendere ad esempio il “modello Borussia”.

E allora PROGRAMMAZIONE e largo ai giovani.

Il Milan in qualche modo, la scorsa estate, ha già provato ad iniziare un processo di questo tipo. Che ora dovrà essere seguito anche dall’Inter.

Intanto, si fanno già i nomi dei possibili sostituti del portiere sloveno.

Si va da un possibile ritorno di Julio Cesar, che potrebbe liberarsi con la retrocessione del QPR, ai vari Sirigu (possibile partente in caso di rivoluzione parigina), Marchetti, Mirante, Stekelenburg.

Cui io mi permetto di aggiungere un’eventuale altra opzione: Bardi. Portiere cresciuto in casa, che viene da due buone annate in Serie B. Classe 92 come un certo Mario Gotze, forse non è un fenomeno in senso assoluto ma ha comunque doti interessanti. Poco dispendioso, futuribile. Un tassello importante per l’Inter che verrà.Francesco Bardi

Se poi davvero la cessione di Handanovic potrebbe portare a forti sconti per Alexis Sanchez (un giocatore che a Barcellona non s’è ambientato ma che nella A di oggi potrebbe essere non dominante ma quasi) ecco che il futuro potrebbe essere un po’ più roseo. Il tutto, nonostante la cessione di un top player.

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida
Profilo Google+: http://plus.google.com/u/0/110020531378259179490/posts
Profilo YouTube: http://www.youtube.com/user/MahorSM

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Robert Lewandowski4 a 0, 4 a 1.
Una duplice scoppola praticamente impronosticabile alla vigilia che pone oggi il calcio tedesco alla ribalta, con le due compagini teutoniche capaci di “scalpare” in maniera così fragorosa e decisa le due nobili del calcio spagnolo.

Insomma, sembrerebbe proprio che la Germania – che già a livello di nazionale sta lavorando molto bene ed era indubbiamente una delle favorite nel corso dell’ultimo Europeo, dove però si fece addomesticare dall’Italia prandelliana – si candidi a faro del movimento calcistico europeo (e mondiale) per i prossimi anni.

Il tutto grazie ad un lavoro di programmazione che parte da lontano e di cui si stanno iniziando a raccogliere frutti importanti negli ultimi anni.

Tutto ciò sembra – ma attenzione, aspetterei a celebrare un funerale che qualcuno sta già imbandendo troppo frettolosamente – coincidere con il declino del calcio spagnolo, praticamente “pigliatutto” nel corso degli ultimi anni.

Una Spagna che a livello di rappresentative nazionali ha saputo infilare un incredibile filotto Europeo – Mondiale – Europeo con la maggiore, mai riuscito prima di allora a nessun’altra nazione nella storia del calcio.
Ma non solo. Tantissime le vittorie anche a livello giovanile: Europeo under 21 nel 2011, sei degli ultimi undici Europei under 19 (più un secondo posto, quindi in finale otto volte su undici), due degli ultimi sei Europei under 17 (più un secondo posto, quindi tre finali su sei).

Spagna che si è posta un po’ come riferimento anche a livello di club, soprattutto grazie a quel Barcellona che ha letteralmente dominato l’Europa negli ultimi anni, con ben tre delle ultime sette Champions in bacheca (Barça capace per altro di arrivare sempre in semifinale, tranne nel 2007… praticamente, sette semifinali come risultato minimo nelle ultime otto Champions League!).
Ovviamente, non solo Barcellona. Basta scorrere un po’ le ultime edizioni della coppa per rendersi conto di come il Real sia pur sempre alla terza semifinale Champions consecutiva.
E ancora, cinque delle ultime otto Europa League sono state vinte da squadre spagnole. Con l’ultima finale addirittura giocata da due compagini iberiche (idem nel 2007).

Insomma, un vero e proprio dominio.

Che forse non potrà essere ripetuto in tutto e per tutto da una Germania il cui campionato ha peculiarità diverse, in primis la capacità del Bayern Monaco di acquistare quasi sempre i migliori talenti della Bundesliga, ovviamente impoverendo le altre squadre che così oltre a rappresentare un pericolo minore in patria perdono propulsione anche in Europa.

Però se il “palleggio” e l’offensività tipica del calcio spagnolo hanno segnato diciamo l’ultima decade, di certo programmazione ed incisività di quello tedesco potrebbero segnare la prossima.

Personalmente però, come detto, aspetterei a suonare le campane a morto nei confronti degli spagnoli. Che magari nella prossima generazione non avranno i Xavi e gli Iniesta (magari…), ma che sicuramente stanno continuando a lavorare nella giusta direzione.

Quindi, forse, più che soppiantare il calcio spagnolo potrebbe nascere un bel dualismo, che potrebbe portare in futuro molte sfide appassionanti come quelle degli ultimi due giorni (certo, se il Borussia Dortmund continua a smobilitare sarà il solo Bayern a tenere alto il vessillo tedesco, almeno in Champions).Thomas Muller

E in tutto questo l’Italia, incapace di programmare come fatto da spagnoli e tedeschi, resta a guardare. Aggrappata al suo blasone e ad una supremazia tattica che però, forse, iniziano a non bastare più.

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida
Profilo Google+: http://plus.google.com/u/0/110020531378259179490/posts
Profilo YouTube: http://www.youtube.com/user/MahorSM

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Troppo Bayern o troppo poco Barça?

Credo sia questa la domanda centrale di una partita davvero letteralmente dominata da una squadra troppo a lungo – stoltamente – sottovalutata qui in Italia.Arjen Robben

Dove c’è sempre un “bug” culturale non indifferente per cui una squadra diventa “forte” solo DOPO aver eliminato una nostra compagine in Europa.

La spiegazione è semplice: nella patria del “siamo tutti CT” nessuno (ovviamente va letto come “pochissimi”) guarda le partite. Se non FORSE quelle della propria squadra, appunto.

E così si finisce col parlare troppo spesso per nulla. Ahimè, anche tra gli addetti ai lavori.

Troppo Bayern o troppo poco Barça, dicevo?

Ad inizio stagione vedevo i catalani come favoriti. Ma del resto, a rigor di logica, non si poteva fare altrimenti. Certo, io per primo avevo qualche dubbio riguardante il cambio di allenatore, ma la squadra, sulla carta, è così forte che non può non essere considerata a priori la prima forza d’Europa.

Squadra inferiore al solo Barça mettevo proprio questo Bayern Monaco. Che ad una difesa certo non irresistibile affianca un ottimo – per quanto non sempre propriamente continuo, ma la materia è di primissima qualità – portiere, un centrocampo tra i migliori d’Europa per distacco ed un attacco – ovviamente trequarti compresa – letteralmente devastante.

Questo per sottolineare come nulla voglia togliere al Bayern. Ma indubbio è che mai – da quando esiste il “superBarça”, almeno – ho visto un Barcellona così scialbo come quello di stasera.

Tanto possesso palla – e questo è il dato peggiore di tutti: tenere palla per il 65% del tempo e perdere 4 a 0 – mai sterile quanto oggi ed una debolezza complessiva davvero spaventevole.

Il Bayern Monaco però è oggi una corazzata davvero quasi inaffondabile. Che per l’anno prossimo ha già preso Guardiola e Gotze, segno chiaro di come punti a costituire un vero e proprio impero, proprio stile Blaugrana.

Che, dal canto loro, qualcuno dà come a fine ciclo.

Non so, difficile dirlo. Difficile essere a fine ciclo quando si ha in squadra il miglior giocatore al mondo, che davanti a sé ha ancora molti campionati da protagonista.

Certo è però che, in qualche modo, questo ciclo sta sì esaurendosi ed il Barça avrebbe bisogno di una bella rinfrescata. Magari iniziando ad investire bene sul mercato, non come fatto spesso in passato.

Come dimenticare l’acquisto forse più folle della storia, quell’Ibrahimovic che per quanto fortissimo fu pagato uno sproposito (più dei 50 milioni in sé non si capisce come si fosse potuto aggiungere un Campione come Eto’o a quell’offerta) in una squadra che di lì a poco inizierà a giocare col “falso nueve”?

O ancora il caso Chygrynsky, pagato una follia (rispetto all’accoppiata valore effettivo/utilità) per essere poi subito rispedito al mittente. O quell’Alexis Sanchez anche oggi spettatore non pagante, inserito in un contesto in cui un giocatore dalle caratteristiche del contropiedista come lui fatica ad adattarsi?

Insomma, il Barcellona oggi è a metà del guado. Non può chiudere completamente i conti col proprio passato, dato che diversi giocatori in rosa oggi dovranno gioco-forza far parte del Barça del futuro, ma non può nemmeno lasciare tutto invariato. Questa Champions lo dice chiaramente, del resto.

Nel corso della fase finale si è superato – e con qualche fatica di troppo – un Milan tutt’altro che irresistibile ed un PSG certo non stellare, per altro rischiando di non passare il turno. Fino all’ecatombe di stasera.

Certo, nel calcio tutto è possibile e magari la sera del ritorno mi troverò a rimangiarmi tutto quanto, ma la Champions giocata quest’anno, sicuramente sotto i loro livelli e le loro aspettative, dice chiaramente che qualcosa in estate andrà fatto per dare una mano di “vernice fresca” alla squadra.

E il Bayern?

Come detto, chapeau. Finalmente anche in Italia iniziano ad accorgersi che in Germania c’è un’etica del lavoro che noi qui ci sogniamo. Una capacità di programmazione e di spendere bene davvero notevole (cosa quest’ultima che lo stesso Barça, come detto, si sogna). E tanta voglia di fare bene.

La forza economica del Bayern è difficilmente replicabile altrove, ma da sola non basterebbe. I soldi vengono spesi bene, secondo una logica ferrea. Il Bayern è la squadra che accentra la maggior parte dei migliori talenti che escono in Bundesliga, potendoselo permettere. Cosa questa che ovviamente rende più facili i giochi anche una volta varcato i confini.Mario Gotze

Ovvio, il calcio è fatto di cicli. E fino a ieri il ciclo vincente era quello del Barcellona. Che però oggi, come detto, si trova a dover fare una mezza rifondazione. E domani, soprattutto, potrebbe trovarsi a battagliare di anno in anno, fino allo stremo delle forze, contro un Bayern Monaco che mentre vede la coppia Ribery-Robben avvicinarsi o toccare i trent’anni si è già assicurato la coppia Shaqiri-Gotze.

E scusate se è poco…

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida
Profilo Google+: http://plus.google.com/u/0/110020531378259179490/posts
Profilo YouTube: http://www.youtube.com/user/MahorSM

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Partiamo da un presupposto: stasera ero piuttosto diviso.

In realtà da italiano con tanto di tricolore immancabile appeso in camera spero sempre che le nostre compagini, dalla Nazionale in giù, si rendano onore fuori dai patri confini.

Dall’altra parte, però, una vocina dentro di me mi ripeteva in continuazione che, se proprio remuntada doveva essere, non tutto il male sarebbe venuto per nuocere.Lionel Messi

Davvero troppi, nelle ultime settimane, avevano sventagliato ai quattro venti la fine del Barcellona.

Che ok, qualche problema sta avendolo. Ma certo prima di dare per finita la squadra più incredibile dell’ultimo decennio (e forse non solo) bisogna aspettare un po’.

Così detto-fatto in una serata sola si smentiscono almeno due cliché o presunti tali: la fine del Barcellona e l’incapacità di Messi di segnare su azione ad un’italiana (giusto per non sbagliare decide di farne due).

Chissà quindi che quanto successo stasera non aiuti, più avanti, a giudicare con maggior calma le situazioni. Soprattutto quando coinvolgono le grandi squadre.

Venendo a quanto visto in campo… beh, potrei liquidare il tutto con un “poco da dire”. Checché se ne dica, infatti, troppo netta la superiorità di un Barcellona che comunque non dà la stessa impressione di “dominio” di qualche tempo fa.

O forse troppo inferiore il Milan odierno rispetto ad una squadra che pur non essendo all’apice della sua parabola è qualitativamente su pianeti distanti miliardi di anni luce.

Ecco quindi che stasera è stato possibile verificare in campo come la vittoria Rossonera dell’andata, certo non per togliere meriti alla squadra di Allegri, fu dovuta più ad un Barcellona assolutamente lontano parente di sé stesso che non ad una prestazione super della pur buona squadra di casa.

Perché quando il Barça decide di giocare, come stasera, non ce n’è quasi per nessuno. Certo non per questo Milan.

Ripercorrere le segnature che trasformano la remuntada in realtà avrebbe senso relativo. Consiglio piuttosto di andare a guardarsi uno dei tanti video-highlights che già da ora popoleranno la rete.

Piuttosto darei qualche statistica e mi soffermerei su qualche singolo.

Innanzitutto, secondo i “santoni” della rete, il Barcellona sarebbe la prima squadra nella storia della Champions a qualificarsi dopo aver perso 2 a 0 la gara di andata. Quindi, se la cosa fosse confermata, sarebbe l’ennesima impresa di una squadra che, evidentemente, non aveva finito di stupire nonostante in molti già suonassero le campane a lutto.

Poi qualche statistica di campo.

A partire da quella netta differenza che è percepibile nei passaggi realizzati. 88% fronte Barça, 74% da parte Rossonera.

Una statistica che nel primo tempo era ancora peggiore per gli ospiti, capaci di realizzare solo il 68% dei passaggi totali in maniera corretta.

Ok, il Barcellona è tradizionalmente imbattibile in questo fondamentale. Sia perché hanno giocatori oggettivamente super da un punto di vista tecnico che, soprattutto, perché il loro approccio tattico li porta a effettuare moltissimi passaggi “stretti” a partita. Incredibile, in tal senso, la statistica che ho pubblicato oggi su Facebook e Twitter che diceva come il Barcellona avesse fin qui realizzato più di 2000 passaggi in più (scusate la ripetizione) del Manchester United, seconda classificata in quanto a numero di passaggi totali realizzati.

Ma il punto non è tanto la differenza, netta, col Barcellona. Quanto il dato milanista in sé e per sé, che racconta benissimo l’incapacità della squadra italiana di costruire anche solo una parvenza di manovra. Un po’ per colpa di qualità tecniche non eccelse nella maggior parte degli uomini in campo, un po’ per l’efficacia della proverbiale pressione Blaugrana.

Andiamo avanti.

Possesso palla 67 a 33.

Un dato poco indicativo di per sé. Basti pensare al fatto che anche la gara di andata si era chiusa con un dato simile.

Un dato però che deve far riflettere proprio sull’approccio del Barça. Assolutamente negativo all’andata, con possesso palla sterile, svogliato e fine a sé stesso, altrettanto assolutamente deciso stasera, con la porta come vero “target” per i giocatori.

Duelli aerei (nel primo tempo) 70 a 30. Ovvero sia non vincere un colpo di testa contro una squadra di giocatori mediamente non giganteschi.
Dato che, per fortuna del Milan, nel secondo tempo si è un po’ raddrizzato. Certo, la solfa non è cambiata, ma anche questo fa capire come, soprattutto ad inizio match, il Milan fosse assolutamente in balia dell’avversario.

Milan in cui credo si possano salvare solo un paio di giocatori: Montolivo ed El Sharaawy.

Il primo può poco ma si arrangia con quello che ha. A fine partita risulterà il giocatore con più tackle all’attivo (8, tre in più di Iniesta e Mascherano secondi in questa speciale classifica), più palle intercettate (6, come Abate) e con il maggior numero di palle giocate tra i suoi compagni di squadra (ben 71, più del doppio di Flamini ed Ambrosini, suoi compagni di reparto).
Offensivamente nullo (ma non gliene possiamo nemmeno fare una colpa), realizzerà un totale di 53 passaggi (anche in questo caso il massimo tra le fila Rossonere) con una percentuale di riuscita però non eccezionale (68%).
Insomma, davvero il meglio (o il meno peggio).

A salvarsi, come detto, è pure il Faraone, che gioca sputando l’anima predicando però un po’ nel deserto (come in quell’occasione in cui è lanciato in contropiede da Ambrosini ma giunto sul fianco sinistro dell’area non trova nessun compagno in mezzo alla stessa, e deve accontentarsi di dribblare il diretto marcatore per poi sparare senza troppa convinzione tra le braccia di Valdes).

Discorso inverso, come è ovvio, per il Barcellona.

Dove a parte Mascherano (clamoroso il suo buco su Niang) e Pedro – almeno tra i titolari – giocano davvero tutti alla grande.

Sopra a tutti, guarda caso, Messi, Xavi e Iniesta. Ovvero sia il trio di Fenomeni che è la vera trave “portante” di questa squadra.

Alla grande, però, anche Jordi Alba, che è oggi uno dei migliori terzini in circolazione (questo anche grazie alla pochezza nel ruolo, s’intende). E’ lui a chiudere la remuntada col goal del 4 a 0. Un goal che, non so a voi, mi ha subito fatto correre la mente a quello che segnò il 1° luglio scorso contro l’Italia… sarà per l’identico risultato finale…).

Ma in generale è stata davvero buona la partita di un po’ tutti gli interpreti catalani.

Prima di chiudere un altro paio di considerazioni. In primis il palo di Niang. Che avrebbe potuto girare il corso del match.

Certo, ridurre questa partita ad UN episodio sarebbe sbagliato, ma è indubbio che se la palla fosse entrata – sarebbe stato l’1 a 1 – il Barcellona avrebbe avuto molta più difficoltà a passare. In primis perché con ogni probabilità la seconda realizzazione di Messi – arrivata solo un minuto più tardi, o già di lì – non ci sarebbe stata. In secondo luogo perché subire il pari, con la conseguente consapevolezza di dover per forza segnare almeno altri tre goal, sarebbe stata mazzata non da poco per i catalani.

Però non si può nemmeno crocifiggere un giocatore così giovane per una situazione di gioco che comunque era stato bravo a crearsi/sfruttare ed in cui anche solo un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto realizzare nel goal della carriera. Speriamo, quindi, che stampa e tifosi non infieriscano troppo.M'Baye Niang

Ultimissima considerazione va invece al futuro di questa coppa. Per qualcuno – magari gli stessi che due settimane fa diedero per morto il Barcellona – i Blaugrana tornano subito ad essere la favorita numero uno per la vittoria finale.

Per me no. Perché, come detto, non mi hanno dato la solita impressione di strapotere, nonostante abbiano più o meno dominato il Milan. E perché da una parte sembra poter essere ancora l’anno di Mourinho, dall’altra tengo in grandissima considerazione il Bayern.

Al tempo stesso, però, è certo che ora chiunque vorrà vincere la Coppa dovrà fare i conti con questa squadra. Data per morta davvero troppo presto…

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida
Profilo Google+: http://plus.google.com/u/0/110020531378259179490/posts
Profilo YouTube: http://www.youtube.com/user/MahorSM

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Nel suo piccolo, un’impresa.

Mi ha fatto piuttosto strano leggere, per tutto il primo tempo e forse fino al goal di Boateng, tanta gente lamentarsi della partita in generale e dell’atteggiamento del Milan in particolare.Boateng

Io da parte mia, invece, twittavo qui e lì le mie impressioni: partita discreta, esattamente per come me l’aspettavo, e buon Milan.

Ora. A chi leggendo “buon Milan” sale la bile dico subito che commentare cose tipo “hai visto un’altra partita” sarebbe piuttosto inutile..

Il Milan ha fatto oggettivamente una buona partita. Del resto le cose vanno lette con occhio critico, scevro da ogni condizionamento.

Quindi: da una parte la squadra ritenuta globalmente la più forte del mondo. Con un fenomeno assoluto capace di segnare un’epoca (oltre che tonnellate di goal), due fenomeni un po’ sottovalutati come Xavi ed Iniesta ed un undici titolare che, globalmente, sembra oggi essere irraggiungibile.

Dall’altra una squadra solo lontanissima parente di quella che vinse la famosa finale di Coppa dei Campioni contro il Barça di Cruyff, ma anche di quella di Capello o di Ancelotti.
Un Milan che schiera titolari giocatori piuttosto mediocri come Zapata, Mexes e Muntari.

Posto questo, chiaro che il Milan non possa che giocare aspettando il Barcellona. Del resto chi capisce un minimo di calcio ben sa come aggredire i Blaugrana voglia dire farsi saltare più o meno sistematicamente. O nell’uno contro uno, o dall’ormai celeberrimo tiki taka.

Un altro appunto, riguardo il “catenaccio” usato dal Milan per venire a capo di questa partita: come vinse la Champions lo scorso anno il Chelsea di Di Matteo? Come battè il Barcellona stesso?
E Mourinho, universalmente riconosciuto come uno dei migliori allenatori al mondo, come battè il Barcellona l’anno del Triplete, nonostante avesse a disposizione una squadra nettamente più forte di questo Milan?

Quindi, permettetemelo: impresa Milan.

Per altro, dato statistico da non sottovalutare, era addirittura dal 2004 che il Milan non batteva il Barcellona. Pur avendolo incontrato spessissimo in questi anni.

Quell’anno fu Shevchenko a decidere il match. Quest’anno un assist involontario – e falloso – di Zapata e un goal di Muntari.

Strano il calcio, no?

Altra doverosissima riflessione non può che riguardare Messi ed il Barcellona tutto.

Ormai è storia: Messi contro le italiane non segna. Non su azione, almeno.

Ma è il gioco del Barcellona in generale ad entrare in crisi profonda, quando incontra il calcio italiano.

Anche oggi ne abbiamo avuto la conferma. Il tiki taka sa essere un gioco efficace quando, come detto in precedenza, ha un minimo di spazio in cui svilupparsi.

Poi certo, colpa dei giocatori in campo anche l’approccio alla fase di finalizzazione. Difficile segnare senza tirare, non credete?

I detrattori di Messi, quindi, dovrebbero tenere conto di questo. Perché se dicono che la Pulce è esaltata dal gioco del Barcellona, e che fuori da lì non riuscirebbe a fare minimamente quanto fa in blaugrana, devono anche ammettere che in partite come quella di oggi paga lo scotto di una squadra che si perde assolutamente in un bicchier d’acqua.

Il ritorno ora diventerà interessantissimo.

Chissà se da qui a quella sera i catalani ripartiranno con il tormentone “remuntada”, come fatto contro l’Inter di Mourinho.

Di certo per il Milan non sarà facile.

Il Barcellona è battibile, certo. Ma è più facile farlo davanti al proprio pubblico ed in una serata in cui non si ha nulla da perdere, che non al Camp Nou in una situazione in cui si ha un vantaggio da difendere ed un passaggio del turno alla portata.

Sarà come sarà, di certo partita da vedere!

Per chiudere la questione riguardante la partita di stasera, un po’ di numeri e di considerazioni sparse.

Assurdo che una squadra tenga il possesso del pallone per più del 70% del tempo ma si trovi a calciare meno degli avversari (8 a 7).
Assurdo che una squadra realizzi con successo il 90% dei propri passaggi, senza trovare un assist e una verticalizzazione vincente.

Se vinci con un assist – involontario e falloso, come detto – di Zapata ed un goal di Muntari significa che gli Dei del calcio ti hanno voluto regalare la serata della vita.Muntari e Boateng

Ottimo Montolivo. Non sarà mai un Campione, ma sta arrivando, ora che è giocatore maturo, ad un livello di gioco diciamo “solido”.

Al ritorno servirà tutto il carattere che questa squadra può riuscire a trovare, per completare l’impresa…

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida
Profilo Google+: https://plus.google.com/u/0/110020531378259179490/posts
Profilo YouTube: http://www.youtube.com/user/MahorSM

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Negli ultimi giorni, nonostante una stagione ancora tutta da giocare, in quel di Barcellona si sta iniziando a parlare molto di mercato.

Sembra infatti che la dirigenza Blaugrana, in attesa di estrarre nuove perle dal cilindro che è rappresentato dalla Masia (il centro giovanile), sia intenzionata a stanziare diversi milioni in vista del prossimo mercato, per centrare quei due-tre colpi di prospettiva capaci però di dare una mano fin da subito a Tito Villanova ed ai compagni.Sandro Rosell

Girando un po’ per i siti sportivi spagnoli, in particolar modo quelli che vertono principalmente sulla prima squadra di Barcellona, emerge infatti chiaramente come Rosell e i suoi abbiano tre posizioni di campo da colmare con un acquisto dall’estero.

E il profilo generico del giocatore che può interessare è piuttosto chiaro: giovane, pronto, con margini di miglioramento ancora importanti tanto da poter diventare un top player o giù di lì.

Ma quali sono queste tre presunte posizioni su cui la dirigenza Blaugrana vorrebbe poter intervenire?

Portiere, difensore centrale, attaccante di movimento.

Partiamo quindi dal principio. Pensando al fatto che la porta è difesa oggi da un canterano doc, nonché discreto interprete del ruolo, qualcuno potrebbe storcere la bocca pensando che in quel di Barcellona stiano pensando di potersi privare di Valdes.

Chi ha seguito la terza puntata di Pedate d’Autore, tutta dedicata allo sbarco di Guardiola in Baviera, saprà però che vi è stata una rottura tra il portiere nativo di Hospitalet de Llobregat e la squadra in cui sbarcò nel lontanissimo 1992.

Valdes che potrebbe quindi seguire proprio il suo ex allenatore in Germania (anche se lì ci sarebbe il dualismo con Neuer) lasciando quindi sguarnita la porta Blaugrana.

Come risolvere il problema?

Semplice… ascoltando un mio consiglio!

Difficilmente anche il lettore più assiduo si ricorderà, ma giusto nel maggio scorso scrissi questo articolo in cui consigliai proprio ai dirigenti catalani di andare – guarda caso – in Germania ed acquistare Marc-André Ter Stegen. Uno dei migliori giovani interpreti del ruolo a livello planetario. Con grandi prospettive e futuro davanti. E con una capacità di gioco coi piedi se non unica certo rara, per un estremo difensore.

Beh, certo Rosell e i suoi non avranno letto questo umile blog. Ma pare proprio che la scelta per il futuro della porta Blaugrana sia caduta sul giovane del Moenchengladbach!

La scelta per quanto concerne il pacchetto arretrato, ed il giocatore che con ogni probabilità dovrà andare ad affiancare Piquè al centro della difesa, sarebbe invece duplice.
In entrambi i casi, però, si tratta di difensori di primo livello, almeno rispetto ad uno scenario odierno in cui certo la qualità in quella zona del campo non abbonda.

Il ballottaggio sarebbe quindi ridotto a David Luiz del Chelsea e Mats Hummels del Borussia Dortmund. Per i quali, si vocifera in Catalogna, ci sarebbe il placet di mister Villanova.

Due difensori abili in marcatura ma, nella miglior tradizione Blaugrana, capaci anche di gestire il pallone e, nel caso, di avanzare e farsi trovare pronti in zona goal.

Probabilmente, insomma, due tra i giocatori più adatti ad affiancare Gerard Piquè, altro difensore capace non solo in fase di marcatura, al centro della difesa.

E davanti?

Beh, il nome è uno solo, anche piuttosto scontato se vogliamo. Quello di Neymar, stellina del Santos e del Brasile calcistico tutto, giocatore bramato un po’ ovunque nel globo e futura star del mondo pallonaro globale.

Un giocatore che sulla carta potrebbe inserirsi bene in un gioco in cui non sono i riferimenti offensivi ad essere necessari, quanto più il movimento, i dribbling, fantasia ed inventiva e quel quid di genialità che solo i predestinati come Messi, Iniesta e probabilmente lui sanno dare.Neymar

Un giocatore che, se ben inserito in un contesto tecnico-tattico-ambientale così particolare, potrà sicuramente fare quel salto di qualità decisivo per la sua carriera. E soprattutto incrementare ulteriormente aiutare in un ulteriore salto in avanti, o quantomeno a non retrocedere rispetto alla posizione guadagnata con l’attuale covata di talenti.

Insomma, Rosell starebbe preparando il libretto degli assegni. E facendo la punta alla sua stilografica. Perché certo dovessero andare in posto tutte e tre le acquisizioni che si paventa possano andare in porto i milioni da sborsare saranno davvero tanti!

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida
Profilo Google+: https://plus.google.com/u/0/110020531378259179490/posts
Profilo YouTube: http://www.youtube.com/user/MahorSM

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

La Next Gen Series dello scorso anno, quella che vide l’imposizione finale di un’Inter – Primavera – guidata da Stramaccioni, non la seguii, non trovandone il modo.

Quest’anno spero invece di riuscirci. Che la rete mi sia amica.

Proprio oggi sono riuscito a recuperare il match tra Tottenham e Barcellona, due settori giovanili interessanti pronti a dare battaglia per imporsi a livello Europeo.

Prima di questa partita i padroni di casa erano riusciti ad imporsi 3 a 2 in Germania contro il Wolfsburg. Non era invece andato benissimo l’esordio Blaugrana, con i giovani di Barcellona incapaci di andare oltre l’1 a 1 casalingo contro l’Anderlecht.

Entrambe le squadre, con motivazioni differenti, scendono quindi in campo alla ricerca dei tre punti.

Ed è un Barcellona che dimostra da subito il dente avvelenato dopo i due punti persi in Spagna contro la compagine belga. Così dopo un minuto di gioco i giovani Blaugrana recuperano una palla a metà campo e vedono Godswill, il terzino destro, puntare l’area avversaria per scaricare poi un destro troppo docile e centrale, che viene bloccato senza problemi da Vigouroux.

Nel complesso però la partita fatica a decollare. Entrambe le squadre non si risparmiano sotto il punto di vista del dinamismo, anche sfruttando la freschezza dovuta alla giovane età, ma qualche indecisione in più la dimostrano sotto il profilo tecnico, laddove esce tutta la – ancora – scarsa maturità dei ragazzi in campo.

Per vedere un’azione degna di nota dobbiamo quindi attendere il dodicesimo, quando Godswill mette in mostra tutte le proprie lacune subendo un tunnel di tacco da Kevin Stewart (terzino sinistro nonché capitano Spurs) che così facendo lancia Alex Pritchard sulla fascia. Conversione verso il centro, tiro a girare sul secondo palo che si spegne alto sopra la traversa.

Per provare a sbloccare il risultato il Barça si affida agli schemi da calcio piazzato. Così quando Adama è scioccamente steso da Stewart (troppo avvezzo alle entrate in scivolata) capitan Nando si porta sul punto di battuta (lato destro dell’area) e centra un pallone rasoterra, più o meno all’altezza del dischetto del rigore, cui va incontro il centrale difensivo camerunense Macky Bagnack, che gira però a lato di prima intenzione.

La rete Blaugrana è comunque nell’aria e arriva al diciannovesimo minuto quando Xavier Quintillà Guasch mette in mostra tutta la sua tecnica (nota bene: gioca terzino sinistro) effettuando un lancio a tagliare tutto il campo in direzione di Adama, l’ala destra della formazione catalana. Messa palla a terra saltare Kevin Stewart, che aveva dimostrato di temere e subire la rapidità dell’esterno avversario anche nell’azione raccontata qui sopra, è un gioco da ragazzi, seminarlo più facile che bere un bicchier d’acqua e centrare la palla sul primo palo l’unica alternativa possibile.
Qui spunta Sandro, lesto a seguire l’azione per infilarsi tra Milos Velijkovic e Dominic Ball, i due centrali difensivi Spurs. E altrettanto rapido e deciso a girare la palla sul secondo palo, dove Vigouroux non può nulla.

La reazione è comunque quasi istantanea. Tre minuti e Alexander McQueen (terzino destro Spurs) è servito a destra, sulla corsa, e centra un pallone su cui cerca d’intervenire Souleymane Coulibaly (punta), che è però ben contrato da Robert (l’altro centrale Blaugrana assieme a Bagnack), che lo chiude in angolo.

Subito dopo è invece Giancarlo Gallifuoco a provarci. Il suo destro al volo dal limite finisce però ben lontano dalla porta difesa da Ondoa.

Il giocatore più pericoloso dei padroni di casa, che dopo la scoppola di Sandro prendono abbastanza bene il controllo del campo, è comunque proprio Coulibaly, la punta centrale dell’attacco Spurs. Che intorno alla mezz’ora, e nell’arco di una mezza dozzina di minuti, ci prova un paio di volte in rovesciata, in entrambi i casi non riuscendo però a trovare lo specchio della porta Blaugrana.

Coulibaly che appena scocca il quarantunesimo mette in mostra tutto il proprio potenziale, facendo tutto bene fuorché la conclusione. Kenneth McEvoy (ala destra) centra un pallone che Bagnack spazza di prima intenzione. La sfera finisce però a Nabil Bentaleb che serve rapidamente Gallifuoco, abile a girare il pallone in area di prima intenzione.
Dove Coulibaly si va a trovare in situazione di uno contro uno con Robert, con Macky Bagnack salito sull’italoaustraliano e messo fuori combattimento proprio dal tocco rapido di ques’ultimo.
A quel punto per il 17enne ivoriano ex Siena è un gioco da ragazzi liberarsi del diretto marcatore con un bel colpo tacco. Non resterebbe che freddare Ondoa. Sul più bello, però, viene meno la freddezza, e la Scarpa d’Oro del Mondiale under 17 del 2011 (dove segnò ben 9 reti – di cui 4 contro la Danimarca e 3 contro il Brasile -, convincendo gli Spurs a prelevarlo dai Bianconeri toscani) calcia potente ma centrale, non impensierendo il camerunense Joseph Fabrice Ondoa Ebogo, che neutralizza la conclusione in due tempi.

In chiusura di tempo è invece Pritchard a rendersi pericoloso: con una serie di doppi passi imbambola Godswill, lo supera e calcia a giro cercando il secondo palo, battendo Ondoa ma trovando la traversa a negargli la gioia del pareggio.

A dieci minuti dall’inizio della ripresa Xavier Quintillà vuole mettere nuovamente in mostra la prelibatezza del suo sinistro e lancia Ebwelle, che dopo aver addomesticato il pallone calcia senza però trovare lo specchio.

La ripresa sembra quindi arridere al Barcellona, schiacciato dai padroni di casa per tutta quella porzione di primo tempo che andava tra la loro rete e la fine dello stesso.
Al sessantaduesimo così Ebwelle e Sandro si incrociano col primo che scarica palla al secondo, il cui tiro si spegne però a lato.

Proprio Sandro, l’autore dell’1 a 0, trova il raddoppio. E’ il settantatreesimo quando Ondoa rilancia lunghissimo dalla propria area e trova il duo di centrali Spurs assolutamente impreparati a quell’eventualità. Cosa che invece evidentemente non riguarda la punta Blaugrana, lestissima a partire in velocità, far suo il pallone, non farsi rimontare dagli avversari e bucare Vigouroux con un bel destro all’incrocio dei pali.

In chiusura poi sarà proprio il portiere di casa a consegnare al Barça il possibile 3 a 0. Col neo entrato Joel, però, che calcerà proprio contro all’estremo difensore un pallone praticamente solo da spingere in porta.

Nel recupero c’è così ancora tempo per un sussulto: McEvoy svetta di testa sul primo palo, su azione di corner, girando la palla verso la porta difesa da Ondoa, salvato solo dalla traversa.

Tottenham 0, Barcellona 2. Pur senza mettere in mostra talenti alla Xavi, Iniesta o Messi il Barcellona continua quindi ad avere un settore giovanile di tutto rispetto.

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Della crisi che attanagli l’Europa non devo certo parlarne io.

Dopo il semi-crack greco, con allarme non ancora rientrato, pare si stiano avvicinando ad ampie falcate al default economico anche altri paesi, come Italia, Portogallo ed Irlanda.

Ma non solo.

Tra i paesi in netta difficoltà qui nel Vecchio Continente (e l’età ormai evidentemente sta iniziando a pesare) vi è anche quella Spagna che da qualche anno a questa parte sta dettando legge a livello calcistico. Sia con la propria Nazionale che con i club, Barcellona in particolar modo.

In tempi di crisi così forte ci si aspetterebbe però che anche il calcio ne risentisse. Quantomeno a livello economico, se non tecnico.

Eppure mentre in Italia anche le grandi squadre sembra stiano tirando un po’ i remi in barca (emblematico il caso Milan) c’è chi, altrove, viaggia controcorrente e a gonfi vele.

E non parlo tanto dei casi rappresentati da quelle squadre che sono in mano agli sceicchi (non avrebbe senso). Quanto più di chi nonostante un paese sull’orlo del fallimento riesce ad aumentare gli introiti, ridurre le spese aumentando quindi così l’utile d’esercizio. A livelli da record.

Di chi sto parlando?

Ma del Barcellona, ovviamente. Società che è sempre più la stella polare del calcio odierno.

Capace di esprimere un calcio sensazionale, di segnare un’epoca, di costruirsi i campioni in casa il Barça sta anche affinando le proprie doti di gestione economica.

Così dopo due stagioni chiuse in rosso i catalani hanno fatto registrare quest’anno un guadagno netto di quasi 50 milioni di euro, 48.8 per la precisione.

Il tutto riuscendo a incrementare le proprie entrate di 21.5 milioni (arrivando a sfiorare i 500 milioni di introiti annui, il doppio delle nostre big) abbassando nel contempo le spese di ben 30 milioni (oggi a quota 440).

Idee, blasone e talento catalano contro il petrolio arabo. Voi per chi tifate?

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Colmenar Viejo, Stadio Alberto Ruiz.

E’ qui, nella Comunità Autonoma di Madrid, che si è svolta la finale di quello che gli organizzatori hanno chiamato, forse un po’ presuntuosamente e pretenziosamente, Mondiale per Club under 17.

Ad affrontarsi, comunque, due delle migliori cantere spagnole: da una parte l’Atletico Madrid, dall’altra l’ormai leggendaria cantera blaugrana del Barcellona.

Ma bando alle ciance, veniamo subito alle formazioni.

Atletico che Armando de la Morena schiera con un 4-2-3-1 che vede Fran a difesa dei pali, Chele ad agire come terzino destro con Sergi sull’out opposto (e la memoria corre subito, guardando la maglia degli avversari, ad un altro laterale difensivo mancino… Sergi Barjuan…) e la coppia Alberto – Canete in mezzo.
Ad agire come mediani sono invece Juanjo e Borja, con Nacho trequartista centrale affiancato da Ivan sulla destra e Arona sulla mancina. Unica punta Carlos.

Classico 4-3-3, invece, per il Barcellona che schiera José in porta e una difesa composta, da destra a sinistra, da Godswill, Riera, Tarin, Xavier Quintillà.
Iu e Pau le mezz’ali, con Jordi centromediano. Maxi ed Ebwelle le ali offensive, Munir la prima punta, Xavi Garcia Pimienta l’allenatore.

Entrambe le squadre partono da subito a viso aperto. Qui non si fanno calcoli: c’è l’entusiasmo dei ragazzini coniugato a due scuole calcistiche che fanno capo al movimento spagnolo, ovvero possesso e fase offensiva.

La prima azione realmente degna di nota la costruiscono i Rojiblancos: Juanjo, numero 10 della squadra, parte centralmente palla al piede seminando terrore tra le fila Blaugrana e portando la sfera sino al limite dell’area, per il tocco filtrante in direzione di un Nacho che s’infila bene tra le maglie della difesa avversaria arrivando a calciare. A salvare la situazione ci pensa però capitan Riera, che stringe bene la diagonale difensiva deviando in spaccata la conclusione del trequartista madridista.

La rete che sblocca il risultato è però nell’aria e arriva proprio sugli sviluppi della rimessa laterale che segue l’azione appena raccontata.
Rimessa che Chele batte lunghissima in area, altezza primo palo, a mo’ di corner. A ricevere palla è un liberissimo Carlos, che sfruttando il buco di Tarin mette giù il pallone di petto per affrettare poi una conclusione sbilenca. La traiettoria di tiro è infatti chiusa troppo e sarebbe destinata forse addirittura alla rimessa laterale se solo Arona non sbucasse alle spalle di Godswill per depositare in rete l’1 a 0 comodo comodo.

Difesa Blaugrana che scricchiola a ripetizione e che è tenuta a galla solo da capitan Riera.
Due o tre minuti dopo il goal, infatti, l’Atletico scende sulla destra con Chele che si sovrappone a Ivan per poi centrare una bella palla in direzione di Carlos, anticipato dalla solita diagonale di Riera, cui tocca mettere pezze un po’ ovunque.

Al ventisettesimo ancora Rojiblancos avanti, con una grandissima azione targata Nacho-Carlos.
E’ il trequartista a portare palla ed avanzare, arrivando quasi al limite dell’area dopo un triangolo chiuso proprio con la sua punta. Che, restituitogli il pallone, si infilerà alle spalle dei difensori per ricevere il lob con cui Nacho lo metterà da solo a tu per tu col portiere.

Il tentativo di pallonetto del numero 9 madridista, però, non sarà minimamente all’altezza. Carlos, infatti, toccherà male il pallone, consegnandolo direttamente tra le braccia di José e chiudendo nel peggiore dei modi uno splendido scambio con Nacho.

La prima occasione costruita dal Barça arriva quindi solo alla mezz’ora, e solo grazie ad una punizione battuta nell’arco di pochi centesimi dalla sua assegnazione.
Quando l’arbitro fischia un presunto fallo di Canete ai danni di Munir, infatti, la punta Blaugrana ferma il pallone e lo lancia subito in direzione di Ebwelle, cogliendo assolutamente impreparati tutti i giocatori dell’atletico e permettendo al compagno camerunense di presentarsi a tu per tu con Fran. Quando, però, viene meno il sangue freddo. Così che il tiro si stampa giusto contro all’estremo difensore Rojiblancos.

Atletico che è comunque in pieno controllo del match, con Nacho che prova a dispensare assist.
Il trequarti madridista prova infatti a mandare in porta anche Ivan, chiudendo un triangolo di tacco, con l’ala Rojiblancos che però si trova costretto a calciare di sinistro, per un tiro molle con cui riesce comunque a guadagnare un calcio d’angolo.

La prima frazione si chiude quindi con un Atletico in completo controllo e dominio del match, ed un Barcellona che prova affannosamente a restare in partita.

Ripresa che si apre subito con un cambio. Armando de la Morena, infatti, decide di togliere uno dei più brillanti in campo, Nacho, per sostituirlo con Sainz.

La musica comunque non cambia. In apertura di ripresa è sempre l’Atletico a spingere con Arona che torna a farsi vedere dopo la realizzazione dell’1 a 0 saltando secco Godswill e mettendo in difficoltà anche Riera prima di servire Carlos, il cui tiro, un po’ problematico e non certo coordinatissimo, è parato da José.

Estremo difensore Blaugrana che mette però in mostra tutti i suoi limiti proprio il nuovo entrato Sainz calcia non irresistibilmente poco oltre la trequarti e lui, con tecnica molto più che rivedibile, si lascia scappare dalle mani un pallone praticamente già parato, con una papera che costa il 2 a 0 ai danni del Barça.

Barcellona che prova comunque a scuotersi subito, con Maxi che penetra bene in area per appoggiare poi al limite a Munir, il cui calcio è però leggermente impreciso e porta il pallone a spegnersi di poco oltre la traversa.

Con il Barça che prova a risvegliarsi de la Morena effettua un altro cambio, con Arona, autore dell’1 a 0, sostituito da Maya.

Il Barcellona è però finalmente entrato in partita e appena prima della metà del secondo tempo accorcia le distanze con Munir, che riceve in area un cross proveniente dalla sinistra incornandolo di testa per il 2 a 1.

Da lì in avanti, comunque, i giovani Blaugrana non riusciranno più a raddrizzare il match, consegnando all’Atletico Madrid quello che il commentatore della tv spagnola, un po’ pretestuosamente, definirà il titolo di “miglior cantera del mondo”.

Tornando all’aspetto tattico interessante il 4-2-3-1 madridista, con il trequartista centrale molto mobile e portato sia a duettare con la prima punta che a proiettarsi anche oltre ad essa, infilandosi alle spalle dei difensori.
Bene anche la fase offensiva della catena di destra, e nel complesso squadra molto ordinata e ben messa in campo.

Classico 4-3-3, invece, per i catalani, dove più che lacune strettamente tattiche si sono registrate approssimazioni tecniche un po’ preoccupanti, almeno se viste con gli occhi da tifoso.

Venendo ai singoli bene Alejandro Gómez Martín, detto Chele, terzino destro Rojiblancos. Buona propensione e propulsione offensiva, duetta con continuità con Ivan, ala destra con facilità di corsa disarmante e tanta voglia di pungere.

Bene anche Nacho, trequartista mobile capace di duettare nello stretto con tutti i suoi compagni.

Si vede solo a sprazzi, invece, Arona Sane, autore dell’un po’ fortunosa realizzazione che sblocca il match e di una prestazione altalenante.

Nel complesso, comunque, non si sono visti potenziali veri fenomeni, almeno non in questa partita. Per quanto tra l’Atletico di Madrid nessuno demeriti.

Piuttosto male, invece, un po’ tutti i giocatori del Barça.

Dove Alain Richard Ebwelle mette in mostra grandi doti di velocista e la capacità di essere ficcante, senza però riuscire a pungere davvero.

Interessante, comunque, l’ecletticità di Xavier Quintillà Guasch, di cui parlai già più di un anno fa.

Dopo averlo visto giocare tanto mediano quanto difensore centrale, infatti, mi è capitato di vederlo anche terzino sinistro. E con discreti risultati. Del resto il compito più complicato era il suo, alle prese con Chele e Ivan, e le cose non sono andate poi così male.

Il ragazzo, per altro, è un classe 96. Ovvero uno tra i più giovani in campo.

Bene, indubbiamente, anche il capitano della formazione, Roger Riera Canadell. Difensore centrale carismatico e sa già ben leggere i tempi delle azioni.
Penalizzato, ahilui, dal giocare stretto nella morsa di Godswill Elohor Ekpolo, terzino destro con pesanti lacune, e Rodrigo Tarin Higon, centrale che inanella una sbavatura dietro l’altra.

Piuttosto male anche i centrocampisti, in blocco, col reparto nevralgico del campo che soffre in continuazione lasciando il possesso della palla nelle mani dei madrileni, facendo così crollare come un castello di carte il “sistema Barça”.

Sempre interessante, comunque, vedere come si muovono le cantere spagnole. Peccato solo che il calcio giovanile, in Italia, non abbia lo stesso spazio.

Ma, del resto, sono i giovani stessi a non avere spazio in questo paese quanto nel mondo del nostro calcio.

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida

Read Full Post »

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
________________________________________________________________

Nome: Mikel Zatón Escudero
Data di nascita: 15 aprile 1996
Luogo di nascita: Barakaldo (Spagna)
Nazionalità: spagnola e basca
Altezza: 174 centimetri
Peso: 65 chilogrammi
Ruolo: ala sinistra, attaccante
Club: Athletic Bilbao (Cadets)
Scadenza contratto: -
Valutazione: -

CARRIERA

Nascere a Barakaldo, città basca da quasi 100mila abitanti, significa avere un po’ la vita segnata.

No, nessuna storia triste tipo ragazzini che nascono nelle favela. Quanto più un legame a doppio filo con lo sport che spesso porta alla nascita di atleti di buon livello.

Due, in particolare, le discipline cui Barakaldo è legata: ciclismo e calcio.

Alle due ruote la città che diede i natali allo scrittore Juan Manuel de Prada ha regalato David López García, Héctor González, Isidro Nozal e Javier Otxoa.

Al calcio, invece, il terzino sinistro Asier Del Horno (ex Athletic, Chelsea e Valencia, oggi al Levante), il portiere Iñaki Lafuente e il centrocampista Javier González Gómez (ritiratisi lo scorso anno), l’attaccante Mikel Dañobeitia (attualmente in forza al Logroñés) e Josep Lluís Núñez, Presidente del Barcellona tra il 1978 ed il 2000.

Non solo: la città che ha dato i natali a Zatón è anche sede di una discreta squadretta di calcio, che attualmente milita in Tercera División (quarta serie spagnola): il Barakaldo Club de Fútbol, la squadra in cui il ragazzo ha iniziato a giocare e da cui è stato acquistato dall’Athletic.

Insomma, nascere a Barakaldo vuol dire nascere in una città di sportivi. E Mikel ha voluto continuare la tradizione.

Così oggi, a pochi giorni dal compimento del suo sedicesimo compleanno, Zatón  è al centro di una rovente battaglia di mercato.

Prodotto di uno dei settori giovanili più floridi dell’intera Spagna (basti pensare a Fernando Llorente o alla recente esplosione di Iker Muniain), l’Athletic Bilbao, Mikel Zatón Escudero è seguito da diversi club.

Liverpool su tutti, a quanto si vocifera in Inghilterra. Ma non solo: un vero e proprio “Clasico” di mercato lo vedrebbe al centro dei desideri di Real Madrid e Barcellona, che vorrebbero assicurarselo prima che il suo prezzo lieviti troppo.

Non deve stupire, comunque, che il ragazzino di Barakaldo sia già al centro di queste guerre di mercato. Né dovrà stupire l’eventualità che, alla fine, l’Athletic riesca a tenerlo in squadra, vista la particolare situazione che si vive nei Biancorossi di Bilbao.

Non deve stupire perché quest’anno, inserito nei Cadetti dell’Athletic, Zatón sta facendo davvero il diavolo a quattro.

Il ragazzo, numero 19 sulle spalle, ha infatti disputato 28 match nella Cadets Basque League, campionato che la sua rappresentativa ha provato a vincere quest’anno (a una giornata dal termine sono sei i punti di svantaggio sulla Real Sociedad), realizzando ben 25 reti.

Score notevole che ne fanno una delle giovani punte più interessanti dell’intero panorama calcistico spagnolo.

Zatón che partì subito forte alla prima di campionato, con una tripletta rifilata proprio ai “cugini” della Real Sociedad.

Da lì in poi buona continuità, per lui. Una rete all’Antiguoko e nessuna alla Real Union. Tripletta nel 19 a 0 allo Zaramaga e bocca asciutta contro il Santutxu. Goal all’Eibar, tripletta al Getxo, rete al Romo. Pausa contro il Barakaldo, club della sua città, prima di tornare al goal nel 4 a 0 casalingo con il Durango. Tre match a secco, poi di nuovo in rete nel 3 a 3 con l’Alaves. Altre tre partite senza goal prima della doppietta al Real Union e della tripletta allo Zaramaga. Piccola pausa con il Santutxu e goal all’Eibar e al Getxo. Poi altre due partite senza centrare il bersaglio grosso, prima di freddare il suo Barakaldo. Altra partita a secco ed ennesima tripletta, questa volta al Lengokoak. Bocca asciutta contro l’Ariznabarra e goal al Danok Bat. Niente reti con l’Alaves e… vedremo cosa combinerà nell’ultima di campionato, contro l’Indartsu.

Prestazioni notevoli che sono valsi all’Athletic il miglior attacco del campionato.

Insomma, uno score che ha ingolosito i palati di molti osservatori. Vedremo quindi la prossima estate se il ragazzo si farà convincere dalle proposte delle grandi di Spagna o che arrivano dall’estero… oppure se, alla fine, l’orgoglio basco prevarrà, ed il prossimo anno Zatón proverà a ripetersi nei Junior National.

CARATTERISTICHE

Mancino sì, ma con un destro più che accettabile.

Capace di svariare lungo tutto il fronte d’attacco, ama giocare in particolar modo al centro, dove può sfruttare la sua capacità di “sentire” la porta, che un po’ decentrato a sinistra.

La facilità di dribbling di cui è in possesso lo rendono attaccante temibile e temuto, anche se, nel complesso, a impressionare di più è proprio il feeling con la porta, con cui sembra vivere in simbiosi.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Presto per dire dove possa arrivare, vista la sua giovanissima età.

Di certo fossi in suo padre, o nel suo procuratore, gli intimerei di restare a Bilbao.

Inutile girarci intorno: posto che l’Athletic punta – ancora, per ora – solo su giocatori baschi o comunque fatti in casa le possibilità di arrivare ad esordire nella Liga sarebbero infinitamente maggiori lì che altrove.

E allora bene continuare il proprio percorso di crescita in un centro giovanile attento e soprattutto con la fiducia di tutto l’ambiente attorno a sé.

E chissà che un giorno non troppo lontano non lo vedremo duettare con Llorente e Muniain nell’attacco della prima squadra…

________________________________________________________________

Profilo Twitter personale: http://twitter.com/Mahor17
Profilo Twitter blog: http://twitter.com/sciabolatablog
Pagina Facebook blog: http://www.facebook.com/sciabolatamorbida

Read Full Post »

Older Posts »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d bloggers like this: