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Storica.

Solo così si può definire l’impresa compiuta dai ragazzi di Mario Salas, che lottano con le unghie, i denti, e non so bene quale altra parte del corpo per portare a casa tre punti ma soprattutto una vittoria contro i padroni di casa – nonché assolutamente favoriti – argentini.Mario Salas

Storica perché era dal 1975 che il Cile sub 20 non batteva i parietà argentini. Ma non solo.

A segnare in profondità il match sono due dei tre cileni assolutamente sotto la lente d’ingrandimento: Rabello e Castillo.

Il primo, che segnalai già due anni fa su questo blog, è passato nelle giovanili del Siviglia, dove non ha comunque disimparato a giocare. Ed è proprio lui, col suo destro magico, a recapitare un pallone in area molto ben tagliato, che mette in grossa difficoltà la retroguardia Albiceleste.

La sfera non è infatti raggiungibile da nessun altro che non sia Nicolas Castillo, bomber dell’Universidad Catolica. Il “cabezazo” che ne esce coglie impreparato Walter Benitez, giovane portiere in forza al Quilmes, ed il goal del vantaggio è realtà.

Gli argentini però, pur approssimativi in un po’ tutte le fasi di gioco, si trovano davanti al proprio pubblico e nonostante sentano un grosso carico di responsabilità non posso accettare altro risultato che non sia una vittoria.

Così piano piano, soprattutto nel secondo tempo, iniziano a salire di grado, per cercare almeno il pareggio.

Nulla da fare, anche nonostante le due espulsioni (Fuentes e Bravo) che il brasiliano Sandro Meira Ricci commina ai danni degli ospiti.

Bella squadra insomma questo Cile, che mette appunto in mostra le individualità di Rabello e Castillo, oltre ad un Lichnovsky (difensore centrale e capitano di questa rappresentativa) che si vocifera potrebbe finire a Milano (entrambe le sponde sarebbero interessate al ragazzo attualmente in forza all’Universidad de Chile).

Ma non solo. Perché questo Cile è anche una squadra compatta, ben messa in campo, volenterosa, assolutamente determinata.

A farne le spese è quindi un’Argentina probabilmente globalmente più talentuosa, ma certo anche molto più indolente.

Vietto, Lanzini, Iturbe. Sono tanti i giocatori da cui ci si attende molto, in ogni la possibile giocata da cui scaturisca il goal.Manuel Lanzini

Ma alla fine, si perdono tutti in un bicchier d’acqua.

Da salvare, tra i più attesi, Iturbe. Che quantomeno mette in mostra una certa voglia ed una notevole determinazione.

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Quasi tre anni fai scrissi un pezzo sulla nazionale under 19 italiana che nel 2003 fu capace d’imporsi a livello Europeo, laureandosi appunto campione continentale in Liechtenstein battendo il Portogallo in finale.

Oggi invece, mentre ero in redazione a riflette un po’ sulla brutta storia che sta attraversando oggi la Pro Patria mi sono imbattuto nella pagina Wikipedia di Sebastián Bueno, ormai trentenne punta che milita attualmente nel Perugia.

E da lì, notando come lo stesso giusto dieci anni fa partecipò alla spedizione mondiale (under 20) che vide l’Argentina laurearsi campionessa iridata di categoria per la quarta volta nella storia ho fatto passare un attimo i nomi di quella rosa, per riflettere sulla loro fine.

E beh, ciò che ne esce è piuttosto emblematico di quanto debbano essere prese con le pinze le vittorie ottenute a livello giovanile, quand’anche così importanti come una imposizione mondiale.

Seguiamo quindi la numerazione ufficiale di quella squadra e ripercorriamo brevissimamente, per diletto, le carriere di quei giocatori. E, soprattutto, andiamo a scoprire dove militano ora quei giocatori che, ormai nel pieno della loro maturità, dovrebbero essere giunti ai vertici del calcio mondiale.

1 – Germán Darío Lux

Ventinove anni compiuti a giugno, debuttò in Primera nel River a soli diciannove anni, diventando titolare dopo la dipartita di Costanzo. Sbarcato in Europa – a Maiorca – nel 2007 giocherà a spizzichi e bocconi, non avendo comunque mai a lungo il posto da titolare sicuro.

Svincolatosi alla fine dell’ultima stagione si è accasato al Deportivo La Coruna (Segunda División spagnola, la nostra Serie B), dove fa il secondo dell’ex Athletic Daniel Aranzubía.

2 – Nicolás Andrés Burdisso

E’ probabilmente il giocatore che ha avuto la carriera migliore.

Trent’anni compiuti ad aprile, ha vinto davvero molto in carriera, sia in campo nazionale che internazionale.

Di certo, però, non verrà ricordato nei secoli come uno dei difensori più forti del suo periodo.

Anzi: a cose sicuramente buone ha sempre alternate passaggi a vuoto piuttosto marcati. Nel complesso difensore discreto ma nulla più.

3 – Julio Andrés Arca

Lui lo ricordo molto bene a Scudetto, gioco manageriale dietro cui ci ho speso ore interminabili.
Lì – ma solo lì – era un esterno mancino praticamente indomabile. Che crescendo, poi, diventava in assoluto uno dei migliori giocatori dell’interno - sconfinato – database.
Non a caso quando mi trovavo ad allenare la nazionale italiana sfruttavo subito il suo doppio passaporto per naturalizzarlo…

In realtà, però, Julio ha disputato la sua onesta carriera in Inghilterra, dove ha collezionato circa 300 presenze in Premier tra Sunderland e Middlesbrough.

Nulla rispetto a ciò che prometteva in quell’assolato luglio del 2001, comunque. Quando con la fascia di capitano al braccio guidò i suoi compagni a laurearsi Campioni del Mondo della categoria under 20.

4 – Mauro Darío Jesús Cetto

Lui stiamo imparando a conoscerlo in questi primi mesi di Palermo.

Altro giocatore che comunque risentì – nel videogame di cui sopra – degli influssi positivi di quel Mondiale (beh, come un po’ tutti i giocatori in rosa). Tanto che, esattamente come Arca, feci anni a sfruttarne il passaporto italiano per convocarlo nella mia nazionale virtuale!

In realtà dopo aver speso praticamente tutta la sua carriera – esordi a parte – in Francia (tra Nantes e Tolosa) Cetto ha appunto raccolto la sfida italiana ed è approdato in estate in Sicilia.

Dove attualmente fa la riserva di Pisano (se lo si vuol considerare terzino destro, ruolo che può effettivamente ricoprire) e della coppia Migliaccio/Silvestre.

5 – Nicolás Rubén Medina

Altro giocatore che a Scudetto ai tempi del Sunderland era un vero fenomeno.

Anche lui come Arca ha militato negli Argentinos Juniors e poi, appunto, nei Black Cats.
Solo che lui, a differenza dell’amico Julio, non vi ha trovato la sua dimensione, ed ha iniziato un lento peregrinare che l’ha portato a vestire diverse maglie.

Tra cui quella dei cileni dell’O'Higgins, che indossa tutt’ora.

6 – Fabricio Coloccini

Questo venne preso per mezzo fenomeno da tanti. E non solo dai programmatori di Scudetto.

Tanto che quando arrivò al Milan in molti erano pronti a scommettere ad occhi chiusi su di lui. Che ancora non aveva nemmeno vinto quel famoso Mondiale.

A Milano non ebbe però mai grande fortuna, così che iniziò una serie di prestiti con cui venne rimbalzato un po’ tra Argentina e Spagna.
Da cui poi prese il volo per l’Inghilterra, dove milita tutt’ora (Newcastle).

Lui, a differenza di tanti suoi compagni di avventura in quel Mondiale, ha comunque raccolto diverse presenze in nazionale: Wikipedia ne conta 35, condite per altro da una rete.

7 – Javier Pedro Saviola Fernández

Partiamo da un presupposto: facendo parte della “FIFA 100″, la lista dei 125 migliori calciatori di sempre, la sua presenza a quel Mondiale (di cui fu per altro il capocannoniere) dovrebbe far saltare questo giochetto.

Un fenomeno vero ci fu, in quell’Argentina.

Beh, in realtà io non la vedo proprio così.

Un fenomeno vero, IN POTENZIALE, ci fu sì. E se è per questo forse non solo uno.

Però, appunto, il tutto restò solo in potenziale.

Perché Saviola tra River e nazionali giovanili fece benissimo e io ricordo ancora quando, ragazzino, compravo riviste in cui si raccontavano le sue prodezze e ne sognavo l’arrivo in Italia, convinto di essere di fronte ad un giocatore che avrebbe potuto – così era spacciato – spaccare i match a proprio piacimento.

E invece sbarcato in Europa, più precisamente al Barcellona, non fece malaccio ma non mantenne nemmeno le promesse, tanto dal finire con l’essere prestato al Monaco prima e al Siviglia poi.

Una volta terminato il suo contratto col Barça, quindi, il passaggio al Real, che cercò lo sgarbo ai rivali storici provando a rivitalizzare un campioncino che si era però irrimediabilmente bruciato anni prima.

Oggi Javier gioca in Portogallo, al Benfica. Ed è solo lontanissimo parente di quello che sarebbe diventato se, giunto a Barcellona, fosse riuscito a non bruciarsi.

Insomma… è proprio vero che i giovani campioni crescono… quando non si bruciano!

8 – Oscar Adrian Ahumada

Più di cento partite con in dosso la maglia dei Millionarios, Ahumada ha avuto esperienze di vita e calcio anche in Germania (Wolfsburg), Messico (Veracruz) e Russia (Rostov).

Un po’ pochino, forse, rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare pensando ad un Campione del Mondo under 20.

9 – Esteban José Herrera

C’è comunque anche chi ha saputo fare pure “peggio”.

E’ il caso di Esteban Herrera, che dopo gli esordi tra Boca e Talleres è passato dall’Italia (Messina e Lucchese) prima di fare un po’ il viandante del pallone, passando per Grecia (dove ha vestito le maglie di tre diverse squadre) e Perù prima di tornare in patria.

Dove gioca oggi, indossando la maglia dello Sportivo Italiano, che milita nel corrispettivo della nostra Serie C.

10 – Leandro Atilio Romagnoli

Numero pesante sulle spalle.

Perché se sei argentino e indossi la maglia numero 10 della Seleccion il paragone scatta subito facile: Diego Armando Maradona!

Beh, Romagnoli è stato paragonato meno rispetto ad altri (Saviola in primis) al Pibe. Però anche su di lui c’erano tantissime aspettative, viste la tecnica notevole.

Per lui l’esperienza europea s’è limitata a gravitare attorno al Portogallo. E la sua carriera è stata comunque dedicata quasi esclusivamente al suo San Lorenzo…

11 – Maximiliano Rubén Rodríguez

Nel complesso è probabilmente lui il giocatore che ha mantenuto di più le promesse. E non stiamo comunque parlando di un fenomeno.

Soprattutto parliamo di un giocatore che all’epoca era forse internazionalmente meno considerato di alcuni suoi compagni di spedizione. Ma che pure con tanto impegno, carattere ed abnegazione ha saputo costruirsi una carriera di tutto rispetto in cui ha messo assieme un totale di circa duecento presenze tra Atletico Madrid e Liverpool.

E non solo: quarantuno volte nazionale argentino, ha partecipato ai mondiale del 2006 e del 2010.

12 – Ariel Gerardo Seltzer

Difensore che compirà trentuno anni il prossimo 3 gennaio Seltzer ha dedicato buona parte della sua carriera all’Argentinos Juniors, per poi passare all’Atletico Rivadavia (dove gioca tutt’ora, in quella che è considerabile la Serie B argentina).

Storia piuttosto particolare per lui, come racconta Wikipedia, che avendo antenati ebrei fu vicino all’approdo al Beitar Gerusalemme, poi saltato per la presunta inapplicabilità della “Legge del ritorno” nel suo caso.

13 – Diego Daniel Colotto

Tante partite giocate nell’Estudiantes prima di tentare l’avventura messicana e, poi, spagnola.

Dove gioca tutt’ora in Segunda División: più precisamente è compagno di Lux al Deportivo.

14 – Leonardo Daniel Ponzio

Attuale capitano del Real Saragozza, ha comunque avuto una carriera al di sotto di quanto non ci si potesse aspettare.

Mediano gran combattente e dotato di carisma e combattività notevole ha una bella castagna da fuori e uno spirito di adattamento che lo porta a sapersi disimpegnare più che bene anche come terzino destro.

Eppure non ha vestito la maglia di nessun grande club (europeo, dato che un paio d’anni al River li ha passati).

15 – Andrés Nicolás D’Alessandro

L’altro grande potenziale o presunto fenomeno della nazionale di Pekerman del 2001.

Lui e la sua boba fecero innamorare mezzo mondo.

Sembrava destinato alla Juventus, ma alla fine lasciò il River per trasferirsi al Wolfsburg.
E forse proprio quello fu l’errore.

In Germania non si adattò forse mai al cento per cento e anche lui un po’ come Saviola probabilmente si bruciò ben prima di esplodere.

Dopo la Germania ha provato la fortuna in Inghilterra (Portsmouth) e Spagna (Saragozza), prima di tornare in patria (San Lorenzo).

La sua dimensione pare comunque averla trovata in Brasile, dove vestendo la maglia dell’Internacional è stato capace di vincere una Libertadores e, soprattutto, un Pallone d’Oro sudamericano.

16 – Mauro Damián Rosales

Lui l’approdo in Europa l’ha tentato passando dall’Olanda, più precisamente dall’Ajax.

Dove mise in mostra potenzialità interessanti, ma senza mai convincere in pieno.

Così nel 2007 decise di tornare in patria, prima di tentare – nel 2011 – l’avventura americana in quel di Seattle.

Se questo è mantenere le promesse…

17 – Alejandro Damián Domínguez

In Russia probabilmente lo ricorderanno a lungo, ma nell’Europa Occidentale molto più difficilmente già oggi qualcuno salterà sulla sedia al solo sentirlo nominare.

Tra Kazan e San Pietroburgo ha fatto vedere sicuramente buone cose, ma certo si sarebbe dovuto confrontare con palcoscenici più importanti per consacrarsi.

18 – Wilfredo Daniel Caballero

Secondo di Lux a quei Mondiali si trova oggi invece ad essere il portiere titolare del Malaga multimilionario sesto in classifica.

I casi della vita!

Certo comunque che anche qui non ci stiamo trovando di fronte ad uno dei migliori interpreti al mondo del ruolo.

Del resto così non fosse non avrebbe passato praticamente tutta la carriera all’Elche!

19 – Sebastián Bueno

Ed eccoci arrivati al buon Sebastián Bueno, il giocatore che mi ha fatto partire la scintilla che mi ha portato a scrivere questo pezzo.

Beh, oggi (trent’anni compiuti da un paio di settimane) gioca in Serie C2.

Credo dovrebbe bastarvi questo.

Insomma… caricare di troppe aspettative un giovane è facile. Ma pure bruciare chi le qualità per fare bene davvero le ha è altrettanto facile.

Sperando che in futuro i casi come questi siano sempre meno…

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Il River Plate, come tutti ormai saprete, deve ripartire dalla seconda divisione. Per la prima volta nella propria storia.

E lo deve fare rifondando da zero. Perché da una parte i giocatori più rappresentativi (come Lamela, già sbarcato sulla sponda Giallorossa di Roma) non hanno intenzione di affrontare un anno di cadetteria e dall’altra i problemi economici che affliggono i Millionarios (mai soprannome fu meno azzeccato, potremmo dire) impongono a Passarella di monetizzare, liberandosi dei propri migliori calciatori.

Non basta il blasone, però, per riappropriarsi della prima divisione.

E così a fronte di un’emorragia di talenti importante ecco che i dirigenti riverplatensi stanno iniziando ad assestare anche i primi colpi in entrata.

Importante, in tal senso, l’acquisto di Fernando Cavenaghi, punta italoargentina che crebbe proprio nelle giovanili del River, dove esordì tra i pro ormai dieci anni fa.

Cavenaghi che a Buenos Aires ha lasciato un grandissimo ricordo di sè. Il momento migliore di una carriera ad oggi vissuta al di sotto delle proprie potenzialità, infatti, Fernando lo visse proprio con la maglia del River Plate, con cui, in quattro stagioni, segnò 61 reti in 88 match di campionato, nonché 78 in 121 considerando tutte le competizioni cui partecipò.

Medie notevoli, che lo fecero finire al centro delle attenzioni di mercato di mezza Europa.

Lo sbarco nel Vecchio Continente, però, arrivò solo in un campionato di nicchia. E mai scelta fu così infausta: nei tre campionati a Mosca, sponda Spartak, segnò solamente 13 reti in più di 50 match, facendo dimenticare il Cavenaghi grande goleador che si era potuto apprezzare in Argentina.

Nel gennaio 2007 trovò comunque un’altra collocazione: Bordeaux.

L’amore col calcio russo non era scoppiato, la soluzione francese apparve al giocatore la migliore per potersi rilanciare.

E le cose coi girondini non andarono nemmeno così male. 46 reti in 106 match ufficiali con la maglia del Bordeaux per lui, tra i protagonisti del campionato, delle due Coppe di Lega e delle due Supercoppe vinte dalla squadra negli ultimi anni.

Cavenaghi che però sembra non essere in pace con sè stesso e che troverà, negli ultimi tempi, due differenti prestiti, sempre senza entusiasmare. Dapprima al Maiorca, poi all’Internacional di Porto Alegre.

Alla fine, rientrato alla base, si accorderà coi dirigenti bordolesi per la rescissione del contratto, ufficializzata giusto ieri.

Una volta svincolato, poi, l’accordo con Passarella ed il suo entourage per fare ritorno alla squadra che lo lanciò ed in cui tanto ben figurò in gioventù.

Cavenaghi torna quindi al River per provare a rilanciarsi. Per cercare di tornare a raggiungere quelle medie realizzative che lo fecero diventare uomo-copertina una decina di anni fa.

Nel contempo, però, il River torna a puntare su di un bomber che tanto bene fece in Argentina per assicurarsi un pronto ritorno in prima divisione.

Sulla carta è un matrimonio importante e interessante, che potrebbe sancire la gioia di entrambi i contraenti.

A questo punto non ci resta che aspettare e valutare. Se Cavenaghi ritroverà medie realizzative importanti ed il River tornerà immediatamente dove gli compete potremmo dire che sì, questo matrimonio s’aveva da fare!

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CRONACA

La prima conclusione a rete arriva dopo pochissimi minuti dal via e a portarla è Benjamin Pucheta, sedicenne centrocampista del Boca Juniors che arriva a scaricare il proprio mancino sugli sviluppi di una punizione. Buon tiro per lui, con l’estremo difensore Celeste che si distende però bene alla propria destra per salvarsi in corner.
All’undicesimo poi bellissima azione confezionata dal trio Ferreyra-Ocampos-Andrada con quest’ultimo che è liberato sul limite sinistro dell’area di rigore dove riesce ad arrivare al tiro, ancora una volta sventato da Cubero.

Qualche minuto più tardi saranno invece Carreras ed Ocampos a provarci: il primo eseguirà una spettacolare rovesciata parata dal portiere avversario, il secondo cercherà invece un destro ad incrociare dal vertice sinistro dell’area, con il pallone che si alzerà però di poco sulla traversa.
Al ventesimo, quindi, Ferreyra ci proverà da centrocampo, ma il suo pallonetto terminerà alto.

In campo c’è praticamente una sola squadra. I giovani argentini, però, non riescono a trovare la via della rete. Come al ventitreesimo, quando Maximiliano Padilla, sedicenne difensore in forza al Boca Juniors, arriverà a colpire di testa in area sugli sviluppi di un corner, facendo però sfilare la palla a lato del palo.
Uruguay che si fa vedere in avanti solo al ventottesimo quando Elbio Alvarez effettua un improbabile tiro-cross dalla sinistra, che non crea comunque alcuna apprensione a Sequeira.

Nella seconda metà della prima frazione, poi, i ritmi si abbasseranno notevolmente, così che le occasioni interessante verranno meno.
Da segnalare quindi solo la punizione battuta a meno di cinque dal termine dallo stesso Alvarez, con Sequeira che para però facilmente.

In apertura di ripresa torna a farsi vedere la Seleccion: Ferreyra riceve sul vertice sinistro dell’area di rigore e dopo essere rientrato sul destro calcia a giro sul secondo palo, senza però trovare lo specchio di porta.
Tra le fila della Celeste è invece Alvarez a confermarsi come il più pericoloso dei suoi: al cinquantacinquesimo il neo-entrato Guillermo Mendez parte in contropiede fulminando un avversario per prendere d’infilata la retroguardia avversaria e servire centralmente un pallone al suo compagno portante il numero otto sulle spalle. A tu per tu con il portiere e pressato da un avversario, però, il sedicenne centrocampista del Penarol fallirà un’ottima occasione per sbloccare il risultato.

Alvarez che avrà una buona occasione da goal anche pochi minuti più tardi quando Leonardo Pais recapiterà in area un cross da destra su cui piomberà proprio il buon Elbio, il cui colpo di testa in corsa sarà però preda di Sequeira.
Al sessantacinquesimo tornerà invece a farsi vedere l’Argentina, con Federico Andrada che colpirà di testa sugli sviluppi di un corner da sinistra: palla sul fondo.

Ed è proprio lui, la punta riverplatense, a sbloccare il risultato: corre il minuto settanta quando Federico riceve palla in area da Paredes – in patria già ribattezzato come il “nuovo Riquelme” – e dopo essersi aggiustato il pallone sul destro lo calcia a fil di palo, radente il suo. Sulla conclusione in questione Cubero non può nulla, tanto che non si muoverà nemmeno e restando bloccato sulle gambe potrà solo guardare il pallone infilarsi in porta e gonfiare la rete.

I colpi di scena non sono però finiti e pochi minuti più tardi la Celeste pareggia: Gianni Rodriguez è liberato sulla destra da un bel lancio di un compagno che taglierà tutto il campo per servirlo laddove la difesa argentina si mostrerà scoperta. Una volta in possesso di palla, quindi, il terzino sinistro di proprietà del Danubio si porterà sul fondo per effettuare poi un cross morbido nel mezzo laddove Maximiliano Padilla finirà col deviarlo di testa nella propria rete, anticipando l’uscita del proprio portiere.
Patatrac notevole, anche in relazione al fatto che il pallone non sarebbe stato intercettato da nessun giocatore uruguaiano e sarebbe comodamente finito proprio tra le braccia di Sequeira.

Uruguay che galvanizzato dalla fortunosa rete appena realizzata cercherà l’eurogoal con Guillermo Mendez che farà partire un bel tiro di prima intenzione da oltre la trequarti, con il pallone che finirà però per terminare di poco sopra alla traversa argentina.
Una cosa simile, ma dalla parte opposta, proverà a farla anche Paredes, che otterrà però un medesimo risultato.

Le due squadre, a quel punto, tireranno un po’ i remi in barca: nessuna delle due avrà più la forza né lo slancio giusto per poter arrivare al goal vittoria così che il match terminerà – a livello di risultato – in perfetta parità.

COMMENTO

Se la parità perfetta si realizza in pieno nel risultato di questo match non si può dire altrettanto per ciò che concerne il suo svolgimento laddove l’Argentina ha potremmo dire dominato per larghi parti del match.

La compagine guidata da Oscar Garré, ex Campione del Mondo a Messico ’86, ha infatti espresso un calcio migliore, mostrando un tasso tecnico più elevato rispetto a quello degli avversari che poco hanno potuto fare in diversi momenti della partita per contrastare la maggior tenacia argentina.

Uruguay ed Argentina che sono per altro da sempre un po’ le due nazioni – o per meglio dire nazionali – che mettono più in mostra quella cosa che viene chiamata garra e che potremmo definire furore agonistico.
Stasera, però, debbo dire che in questo senso mi hanno abbastanza deluso i ragazzi di Fabian Coito: mi sarei aspettato molto di più a livello di carattere ed intesità di gioco. Ma forse i tanti match disputati dall’inizio della competizione si sono un po’ fatti sentire sui giovani uruguagi.

Argentina che raccoglie quindi un solo punto utile per la classifica ma che ai punti meriterebbe di portare a casa il bottino pieno.

A livello di singoli hanno destato buona impressione Brian Ferreyra tra le fila della Seleccion ed Elbio Alvarez tra quelle della Celeste.
Il primo è l’ultimo prodotto della sempre ottima scuola argentina di trequartisti, giocatore rapido di gambe e dal dribbling ubriacante che milita attualmente nel Velez, il secondo è invece un centrocampista in forza al Penarol, club in cui ha compiuto tutto il suo percorso formativo. Per ciò che concerne la nazionale Alvarez partecipa a questo Sudamericano dopo aver già preso parte a quello under 15 disputato nel 2009 in Bolivia (esatto, proprio quello in cui si mise per la prima volta in mostra agli occhi del mondo quel Lucas Piazon di cui parlai qualche tempo fa).

Giusto poi menzionare anche Leandro Paredes, che in patria già hanno designato essere l’erede di Riquelme (sarà forse per il fatto che è un trequartista cresciuto tra le fila del Boca Juniors!?): subentrato nella ripresa ha servito ad Andrada l’assist per il goal che ha sbloccato il risultato. Non ha avuto moltissimo tempo per mettersi in mostra, ma il paragone citato è pesantuccio e non poteva non essere riportata la cosa…

TABELLINO

Argentina vs. Uruguay 1 – 1
Marcatori: 70′ Andrada, 77′ (og) Padilla
Argentina (4-3-1-2): Sequeira; Zarate, Baez, Padilla, Pinto; Carreras, Iniguez, Pucheta (61′ Silva); Ferreyra (61′ Paredes); Ocampos, Andrada (84′ Pugh). A disposizione: Galvan, Mela, Beloso, Villalba, Benitez, Allione. Allenatore: Oscar Alfredo Garré.
Uruguay (4-4-2): Cubero; Tabarez, Silva, Velasquez, Rodriguez; Ratti, Moreira (66′ Poggi), Paiz, Alvarez; Cortelezzi (62′ San Martin), Mascia (54′ Mendez). A disposizione: De Amores, Gorga, Carrera, Canobra, Furia, Aguirre. Allenatore: Fabián Coito.
Arbitro: Diego Lara (Ecuador). Guardalinee: Byron Romero (Ecuador) e Jairo Romero (Venezuela). Quarto uomo: Mayker Gomez (Venezuela).
Ammoniti: Iniguez, Paredes, Ocampos (Argentina); Velasquez, Ratti, Alvarez (Uruguay).

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Nome: Federico Fernández
Data di nascita: 21 febbraio 1989
Luogo di nascita: Tres Algarrobos (Argentina)
Nazionalità: argentina e italiana
Altezza: 189 centimetri
Peso: 84 chilogrammi
Ruolo: difensore centrale
Club: Napoli (da giugno 2011)
Scadenza contratto: 30 giugno 2016
Valutazione: 2.800.000 euro

CARRIERA

Nato il 21 febbraio di ventuno anni fa in quel di Tres Algarrobos, paesino di tremila anime sito nella provincia di Buenos Aires, Federico Fernández crebbe nel settore giovanile dell’Estudiantes di La Plata, quello stesso club che lo lanciò come professionista il 14 settembre 2008 nel corso di una partita valevole per l’Apertura di quell’anno che Los Pincharratas disputarono e persero contro il Velez Sarsfield.

Sempre quell’anno, per altro, il ragazzo, solo diciannovenne, disputò altresì due match di Copa Sudamericana, contribuendo quindi, anche se in maniera tutto sommato relativa, alla medaglia d’argento conquistata dal suo club in quella competizione.

La prima rete ufficiale col Pincha arriverà otto mesi dopo l’esordio assoluto e sarà realizzata contro il Lanus grazie all’assistenza del sempre grandissimo Juan Sebastian Veron, capitano, trascinatore e giocatore più rappresentativo della squadra.

Proprio quell’anno, poi, vincerà la Coppa Libertadores, anche se, ancora una volta, contribuendo relativamente al successo della sua squadra: solo due, anche in questo caso, le presenze del ventenne centrale di Tres Algarrobos, che può comunque arricchire la sua bacheca di un trofeo così importante.

Bacheca che allargherà solo la stagione successiva, questa volta da protagonista: l’Estudiantes vince infatti il torneo Apertura 2010 anche grazie al suo apporto. Fernandez in quel torneo viene infatti promosso stabilmente titolare e contibuisce fattivamente a rendere quella dei Pincharratas la migliore difesa del campionato, con sole otto reti subite in diciannove match (contro le nove subite dal Velez, seconda miglior difesa del campionato).

Dopo cinquantacinque presenze ufficiali condite da cinque reti Federico attira quindi l’interesse di molti club europei, anche in virtù del suo doppio passaporto che lo rende molto più appetibile sul mercato del Vecchio Continente.
E proprio in Europa si trasferirà a giugno: il Napoli trova infatti l’accordo per il trasferimento del giocatore sulla base di poco meno di tre milioni di euro. Dalla prossima estate, insomma, Federico sarà la nuova colonna difensiva della squadra che fu di Maradona.

Cosa riserverà il futuro a questo ragazzo, che nel 2009 disputò il Sudamericano under 20 con la selezione giovanile Albiceleste, è difficile dirlo.
Quasi sicuramente, comunque, per lui il futuro continuerà ad essere tinto di Albiceleste: se si riconfermasse anche in Europa, infatti, il gioco sarebbe fatto.

CARATTERISTICHE

Samuel e Piquè.

No, non sono i nomi dei suoi futuri compagni di reparto, quanto quelli dei giocatori cui viene accostato.
Due difensori tra i più forti al mondo, non a caso. Ma che in comune non hanno poi moltissimo.

Marcatore rude, instancabile ed insuperabile il primo, regista difensivo dall’ottima tecnica il secondo.

E Federico Fernandez è, secondo molti, proprio la sintesi di queste due cose. Perché se da una parte sa essere difensore centrale in grado di difendere la propria porta con grande precisione dall’altra, essendo dotato di tecnica discreta, sa anche impostare l’azione, nel caso.

Uno dei suoi punti di forza è il colpo di testa: abilissimo nel gioco aereo, infatti, Federico sfrutta questa sua peculiarità in entrambe le aree di rigore. Perché se nella propria area svetta con continuità e maestria per spazzare il pallone lontano, evitando che gli avversari possano farlo proprio, nell’area avversaria sfrutta questa importante capacità per colpire a rete.

Il fisico in tutto ciò lo aiuta, evidentemente. Alto e robusto, infatti, Fernandez è un cliente duro per chiunque da questo punto di vista. Ma l’altezza in sè non basta a giustificarne l’ottima capacità nello stacco aereo.
A fare la differenza risulta quindi essere anche il timing con cui lo stesso sa svettare in cielo.

Da Samuel ha preso l’efficacia in marcatura e la grande capacità nel gioco aereo. Di Samuel potrebbe prendere il soprannome (anche lui, come l’interista, dà in effetti un po’ l’impressione di essere un muro) e, soprattutto, il posto in nazionale.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Perché in Argentina ormai ne sono convinti: Fernandez ha un posto assicurato nell’Albiceleste per gli anni a venire.

Difficile dire quando potrà entrare a pieno ritmo nei piani del selezionatore della rappresentativa nazionale ma di dubbi nel paese della Pampa non ce ne sono molti.

Tutto ora sta al ragazzo.
Le aspettative su di lui sono elevatissime, tanto in Argentina quanto in Italia.

Perché se da una parte ci si aspetta, appunto, possa diventare una delle colonne della nazionale dei prossimi dieci anni dall’altra Mazzarri, ma Napoli tutta, si aspetta possa esserlo altrettanto della squadra partenopea, che ha deciso di puntare su di lui per blindare il reparto arretrato con un giocatore che, però, fosse capace anche di impostare le ripartenze.

L’affare in sè è realmente ottimo. In un mercato in cui i prezzi sono spesso pazzi assicurarsi l’acquisto di un giocatore di questa prospettiva per un prezzo quasi irrisorio è infatti un colpo da maestro.

Nel contempo però va anche fatta notare una cosa: Federico ha alle spalle un solo campionato (Apertura per altro, equivalente al solo girone d’andata in Italia) da titolare.
E nonostante proprio di quel campionato venne designato come miglior difensore va detto che pecca ancora, e molto, in esperienza.

E proprio questa cosa potrebbe minarne l’inserimento in un campionato, quello italiano, dove i giovani fanno sempre fatica ad imporsi e dove l’attenzione maniacale ad ogni movimento difensivo è massima, sicuramente inusuale per chi arriva dall’estero.

La decisione di lasciarlo a La Plata sino a giugno può quindi rivelarsi azzeccata. Così facendo, infatti, Federico avrà modo di disputare altre partite da titolare in un campionato indubbiamente più alla portata, incrementando poi il suo bagaglio di esperienze in Copa Libertadores.

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Il 2 a 0 della Corea sulla Grecia mette pressione a Nigeria ed Argentina, costrette a vincere per non vedersi alle spalle dei Guerrieri Taeguk.

Tifosi nigeriani aspettano l'inizio del match

CRONACA
La partita inizia subito su di un buon ritmo: al secondo minuto Obasi salta Gutierrez e calcia da dentro l’area di rigore, per quanto da posizione defilata, mettendo però il pallone lontanissimo dalla porta difesa da Romero.
Un minuto e Messi dimostra di voler segnare la partita da par suo: presa palla sulla trequarti accelera entrando in area ed appoggiando un pallone in mezzo che andrebbe solo spinto in rete, ma Higuain lo appoggia a lato. Il tutto, comunque, in posizione di fuorigioco per sua fortuna. Perché l’errore era stato grossolano. Al quinto è quindi ancora Messi a mettersi in mostra, questa volta concludendo da par suo ma trovando la risposta di Enyeama pronto a chiudere in corner. Sugli sviluppi dello stesso Veron pesca Heinze all’altezza del dischetto con il difensore dell’OM che incorna in tuffo sparando il pallone sotto l’incrocio del pali, sbloccando subito il risultato.

Al nono Samuel commette un errorraccio sulla propria trequarti perdendo malamente il pallone e spianando la strada ad Obinna che fuggito fin sul fondo effettuerà un cross basso chiuso in angolo dal ritorno effettuato proprio dal centrale argentino.
Quattro minuti più tardi è invece Obasi, servito da una sponda di Ayegbeni, a provarci per la seconda volta nel suo match, dimostrando ancora una volta di non avere proprio la necessaria precisione per potersi rendere pericoloso. Il tutto subito dopo un’apertura magica di Veron, capace di fare un lancio di una quarantina di metri per liberare Messi davanti ad Enyeama, bravissimo ad uscire anticipando la Pulce.

Messi che al diciottesimo riceve largo sulla destra per poi accentrarsi e provare a piazzarla di piatto sul secondo palo, col solito estremo difensore nigeriano attentissimo e reattivo nel distendersi alla sua destra per respingere il pallone a mano aperta.
Due minuti e la Seleccion torna a farsi pericolosa: ad essere liberato a tu per tu con Enyeama, stavolta, è Higuain che invece di bucarlo con freddezza si lascia incantare dall’estremo difensore nigeriano, bravissimo ad uscire chiudendogli lo specchio di porta e deviando poi il pallone in calcio d’angolo. Sugli sviluppi dello stesso è quindi Samuel a provare ad emulare il compagno di reparto Heinze, senza riuscire però a trovare la via della rete mettendo il pallone a lato.

La nazionale nigeriana prega assieme nel pre-match

Nigeria quindi quasi annichilita dalla manovra Argentina che, di contro, non riesce a costruire gioco. Così come al tredicesimo, quindi, una delle sporadiche azioni interessanti delle Super Aquile viene costruita sugli sviluppi di una rimessa laterale: Taiwo la spara in area, la palla viene allontanata e Kaita ci si fionda calciando dal limite senza però trovare lo specchio.

Al trentasettesimo torna a farsi vedere Messi: dopo aver scambiato palla con un compagno sugli sviluppi di una punizione battuta da destra entra in area palla al piede e dopo essere rientrato sul sinistro calcia a giro sul secondo palo, trovando però la pronta risposta di un sempre reattivo Enyeama.

La ripresa si apre con la solita Argentina in avanti: dopo cinque minuti di gioco Tevez parte sulla trequarti e dopo aver saltato Taiwo smarca Higuain con un filtrante, con la punta del Real che viene però fermata in angolo dall’intervento di Yobo. Sugli sviluppi del corner è Samuel a colpire di testa, mettendo però la palla oltre la traversa.

Al sessantesimo prova invece a farsi vedere la Nigeria che parte con una veloce ripartenza sfruttando la miglior qualità di Martins per ribaltare il fronte di gioco e portare Kaita a calciare da fuori. Come nel primo tempo, però, il centrocampista delle Super Aquile non riesce a centrare la porta mettendo palla a lato.
Quattro minuti ed è l’Argentina a ribaltare il fronte velocemente sugli sviluppi di un corner battuto dai giocatori nigeriani. Tevez porta quindi palla fino al limite dell’area avversaria servendo poi Messi, il cui diagonale termina però di poco a lato. Un ulteriore minuto ed è Higuain, appena dentro l’area, ad avere sul destro la palla con cui chiudere il match, ma il diagonale della punta madridista è disinnescata dal buon Enyeama.
Higuain che, servito da Messi, ci prova anche qualche attimo più tardi, questa volta da fuori. In questo caso, però, è Yobo a rendere vana la sua conclusione opponendosi col corpo.

Al settantesimo, quindi, Taiwo ci prova col suo pezzo forte: Odemwingie scende sulla sinistra ma non riuscendo a saltare il diretto avversario appoggia all’accorrente terzino marsigliese che libera il suo potentissimo mancino con la palla che va però a sibilare solo vicino al palo alla sinistra di Romero, senza riuscire ad infrangere lo specchio di porta.
Quattro minuti più tardi è invece il piede sinistro di Messi a volersi rendere pericoloso, questa volta direttamente da calcio di punizione. Il tiro scoccato dalla Pulce è però imprecisissimo, terminando alto sulla traversa.

Enyeama chiude lo specchio di porta ad Higuain

Al settantottesimo Martins riceve la palla sulla trequarti scaricando un sinistro di notevole violenza che Romero riesce però a respingere senza troppi problemi, essendo la traiettoria del pallone più centrale che mani.
Quattro minuti più tardi Uche riceve un cross in area da Yakubu, fuggito bene sulla destra, e prova a coordinarsi colpendo il pallone di sinistro ma mettendo palla fuori da sette-otto metri.

All’ottantaseiesimo Yakubu decide di provarci da sè e dopo aver ricevuto palla a qualche metro dal limite dell’area stoppa, si gira su sè stesso e calcia di poco alto sulla traversa.
Ad un minuto dal termine Messi si avvicina alla rete: partendo da destra, come al solito, chiude un uno-due con Milito per portarsi poi in area ma venire chiuso giusto al momento del tiro da un difensore, bravo a rifugiarsi in corner.

COMMENTO
Tre punti importanti per l’Argentina: vista la pochezza di una Grecia che sembra possa aver ben poco da dire a questo Mondiale, infatti, la Seleccion si può dire che abbia fatto oggi un passo importantissimo verso il passaggio del turno. Difficile infatti che la Seleccion possa non trovare la vittoria contro gli ellenici, tre punti quelli che vorrebbero dire ottavi di finali.

Nigeria a due facce, invece, quella che ha provato ad opporsi ai ragazzi di Maradona. Se lungamente non sono sembrati all’altezza degli avversari, infatti, per alcuni tratti della ripresa sono invece riusciti a giocare una partita all’altezza della situazione creando anche qualche piccola apprensione alla retroguardia Albiceleste.

Vittoria meritata, intendiamoci. Ma Nigeria che pur non mostrando le qualità di un tempo potrà sicuramente provare ad infastidire la Corea del Sud che comunque dopo le due partite disputate nel pomeriggio di oggi resta la favorita ad accompagnare la Seleccion agli ottavi.

MVP
Il migliore in campo, tutto sommato, è Enyeama: il portiere nigeriano chiude infatti più volte il proprio specchio di porta, non potendo nulla solo sul colpo di testa a mo’ di cecchino di Heinze. Avesse potuto parare anche quella sarebbe stata una partita praticamente quasi impeccabile quella dell’estremo difensore dell’Hapoel Tel Aviv, la cui prestazione resterà impressa per qualche giorno sulle retine di Messi, fermato in più occasioni ad un passo dal goal.

Enyeama chiude lo specchio di porta a Messi più e più volte nel corso del match

TABELLINO
Argentina vs. Nigeria 1 – 0
Marcatori: 6′ Heinze
ARGENTINA: Romero ; Gutierrez , Demichelis , Samuel , Heinze ; Veron  (28′ st Maxi Rodriguez ), Mascherano ; Di Maria (40′ st Burdisso sv), Messi, Tevez ; Higuain  (34′ st Milito ). A disposizione: Pozo, Andujar, Rodriguez, Bolatti, Garcè, Otamendi, Aguero, Palermo, Pastore. All.: Maradona.
NIGERIA: Enyeama; Odiah , Yobo , Shittu , Taiwo  (29′ st Uche); Haruna, Etuhu , Kaita; Obasi (14′ st Odemwingie ), Yakubu , Obinna  (6′ st Martins ). A disposizione: Aiyenugba, Ejide, Kanu, Afolabi, Utaka, Brown, Yussuf, Echiejile, Adeleye. All.: Lagerback.
ARBITRO: Stark (Germania)
AMMONITI: Gutierrez (A), Haruna (N)

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Nasceva il 13 maggio di 19 anni ad Avellaneda, città argentina della provincia di Buenos Aires, questo talentuoso torello sudamericano che fa ora gola a moltissime squadre del Vecchio Continente.

Nasceva ad Avellaneda, quindi… una cittadina dalla grandissima tradizione calcistica: solo qui, infatti, trovano spazio due squadre di club: l’Independiente ed il Racing. A queste, poi, va aggiunto anche l’Arsenal, squadra avente sede a Sarandì (sobborgo del Partido de Avellaneda). In un posto del genere il calcio lo si vive e lo si respira ogni giorno. Ed i risultati si vedono.

Dopo aver iniziato a tirare i primi calci ad un pallone nel Papi, piccolo club di Sarmiento de Entre Vilas, passa al Vila Ideal, dove viene notato dai sempre attentissimi osservatori del Lanus.

Appena arrivato nella città che diede i natali ad un certo Diego Armando Maradona Salvio inizia la sua scalata verso il successo, che troverà un culmine parziale il 24 agosto scorso, quando Toto, questo il suo soprannome, esordirà in Primera contro il Boca Juniors, squadra di cui è tifoso.

I primi goal non tarderanno ad arrivare: Salvio, infatti, è paragonato ad Ezequiel Lavezzi, punta che sta molto ben figurando in Italia e che sta incantando i tifosi napoletani. Bene, Salvio un po’ gli somiglia ma, soprattutto, sembra avere più dimestichezza con il goal rispetto al Pocho. E questa cosa, siamo certi, non sfuggirà ai tanti osservatori e dirigenti di club europei, sempre a caccia di nuovi talenti da importare.

Tecnicamente molto ben dotato è un ottimo dribblatore, come buona parte degli attaccanti argentini. Ad una tecnica squisita unisce anche un fisico robusto (è tutt’altro che alto – 171 cm – ma robusto – 75 kg) ed una notevole capacità di corsa. A differenza dei vari Gallardo, Aimar, Saviola, ecc, tutti talenti arrivati in Europa con la promessa di essere i nuovi Maradona ma che finivano con l’infrangersi contro i difensori più rocciosi, Salvio è quindi molto più tosto a livello fisico e la sua notevole forza lo porta ad avere un quid in più rispetto ai talenti argentini classici (ultimo ma non ultimo quel Diego Buonanotte che ad una capacità tecnica prelibata unisce un fisico da fantino più che da calciatore).

In carriera ha da poco raggiunto la maglia titolare del Lanus e non è ancora mai stato convocato nella nazionale maggiore argentina (nonostante Maradona in persona abbia affermato che è lui il talento argetino più interessante tra gli attuali under 20) ma ha già dato buona prova di sè all’ultimo, sfortunato, Sudamericano under 20: in questo torneo, infatti, Salvio ha realizzato 4 reti in 9 partite, mettendo in mostra tutte le proprie qualità (anche balistiche).

Così come il “nostro” Lavezzi Toto ama partire largo e, spesso, anche a parecchia distanza dalla porta: le sue serpentine palla al piede, infatti, sono già famose.

Prima di arrivare a vestire la maglia dell’under 20 Salvio aveva già disputato un Sudamericano a livello under 17: in quell’occasione, schierato titolare solo per la mancanza di alcuni giocatori all’epoca più quotati di lui (tra cui Federico Laurito, il cui cartellino è attualmente proprietà dell’Udinese) fece bella mostra di sè e pur non terminando quella competizione come MVP della stessa cominciò a far parlare di sè, in special modo in patria.

Oggi, invece, il suo nome è sulle bocche di tutti gli osservatori e gli operatori di mercato che operano in Sud America. Quantificare il prezzo del suo cartellino non è semplice, ma si può essere piuttosto sicuri che il prezzo base, per lui, sarebbe attorno ai 10/15 milioni. Pensare di poterlo acqusitare per meno sarebbe se non altro irrealistico.

Questi soldi, però, Salvio potrebbe dimostrare di valerli tutti.

C’è solo da scommetterci, da provarci. Vedremo chi avrà il coraggio di farlo.

Ormai è certo: entro qualche mese Salvio sbarcherà in Europa a giocarsi le sue chance

Ormai è certo: entro qualche mese Salvio sbarcherà in Europa a giocarsi le sue chance

Su di lui, sinora, sono state segnalati un po’ tutti i top club europei: dalla Juventus al Barcellona passando per Milan, Napoli, Genoa, Siviglia e diversi altri.

Il futuro di Toto a medio-breve termine, quindi, sembra proprio sarà in Europa.

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