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Archivio per la categoria ‘Under 21’

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Inghilterra ed Irlanda del Nord si affrontano in un match amichevole che rispetta in pieno le attese: ritmi non eccessivi, pochi colpi proibiti, padroni di casa superiori.

Per vedere la prima occasione realmente pericolosa però bisogna aspettare più di un quarto d’ora. Quando Hodson in ripiegamento fa una pazzia ed, in area, regala palla a Townsend. Appoggio in mezzo all’accorrente Wickham, calcio di prima intenzione e traversa piena a negare il vantaggio, coi nordirlandesi che poi riescono a liberare in qualche modo, e non senza affanni.

Passa un altro quarto d’ora prima che la partita torni a vibrare. Sempre Townsend protagonista, con una penetrazione da sinistra che si chiude con un cross basso ben respinto da Conor Devlin, estremo difensore ospite di proprietà del Manchester United.
Un altro paio di minuti e l’Inghilterra sfiora davvero il goal. Questa volta è capitan Henderson, dalla trequarti, a mettere il pallone dentro, dove Wickham lo stoppa per girarlo in porta, trovando però sulla sua strada il portiere avversario, bravo a chiudere in angolo.

Dopo una mezz’ora un pochino soporifera la partita inizia quindi a scaldarsi. Al trentanovesimo è Ince a cercare la via della rete con un’azione personale che va a concludere con un tiro interessante ma ben respinto da un sempre attentissimo Devlin.
Il tempo di far fare un giro intero di orologio alla lancetta dei minuto ed ecco McEachran effettuare un lancio al bacio per lo stesso Ince, che scattato sul filo del fuorigioco si porta in area dove viene strattonato malamente da Tom Flanagan. Con l’arbitro dell’incontro, John Beaton, che – piuttosto clamorosamente – decide di lasciar correre.

Il goal è però nell’aria e arriva proprio allo scadere, quando il capitano scodella al centro un calcio di punizione battuto dalla destra e Wickham fa valere il suo fisico per raggiungere il pallone e girarlo in porta con un colpo di testa preciso.

Anche nella ripresa continua il monologo inglese. Con la nazionale di calcio dei Tre Leoni che si porta nuovamente vicino alla rete grazie alla conclusione di Jack Robinson su iniziativa di Andros Townsend. Ancora una volta, però, c’è Devlin a sbattere la porta in faccia ai giovani sudditi della Regina Elisabetta.
All’ora esatta di gioco è invece ancora Ince a rendersi pericoloso, ben imbeccato da Powell. Il tiro dell’ala del Blackpool non trova però lo specchio della porta, per la disperazione di un Connor Wickham che, sulla destra del compagno, avrebbe voluto essere servito per battere a rete da posizione favorevolissima.

Logico che in un’amichevole del genere entrambe le squadre si “lascino andare” a molte sostituzioni.
Ecco quindi che nel classico turbinio di questi secondi tempi vanno un po’ a saltare schemi ed equilibri. Nonostante questo è l’Inghilterra a tenere il pallino del gioco.

Al settantatreesimo è il solito Ince a provare l’imbucata personale, saltando tre uomini per trovare ancora una volta la grande opposizione di Devlin sul più bello.
Due primi più tardi si chiude il match: Afobe dà dimostrazione di tutta la sua rapidità, entra in area per provare a saltare l’estremo difensore avversario che però lo atterra. Sul dischetto si presenta lo stesso Benik che fredda Devlin, per il 2 a 0 finale.

L’ultimo quarto d’ora scorre quindi senza più molto da dire. Così che l’under 21 di Stuart Pearce può uscire dal Bloomfield Road con un buon 2 a 0 e una certa serenità pensando al futuro.

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E’ un’Italia ordinata quella che scende in campo a Siena contro i campioni europei in carica a livello di under 21.

Privato di numerosi cardini della propria squadra (da infortuni e convocazioni “maggiori”) Mangia deve arrangiarsi dando fondo alla profondità del parco giocatori a disposizione per un undici titolare che vede il solito Bardi essere preferito a Perin, con una linea difensiva composta – da destra a sinistra – da De Sciglio, Capuano, Caldirola e Frascatore ed un centrocampo dove si disimpegnano Sala, Crisetig, Marrone e Saponara. Davanti confermata la coppia De Luca – Immobile.

Curiosità, invece, per quanto riguarda Deulofeu, stellina della cantera Blaugrana definito come la stella più lucente cresciuta alla Masia nel dopo Messi.

E se la Spagna sta dominando il calcio mondiale ad ogni livello non è certo un caso. Detto-fatto ecco l’Italia costruire una buona azione, con un tiro di Crisetig dal limite facilmente parato, e sul ribaltamento di fronte l’imbucata centrale per Rodrigo che scatta sul filo del fuorigioco, salta facilmente Bardi e segna la dodicesima rete (in dieci partite) in under 21.

Come non bastasse poco dopo la mezz’ora ecco il raddoppio: difesa altissima, Deulofeu la buca con un filtrante per Sarabia che scatta poco oltre il centrocampo arrivando palla al piede fino in area, dove restituirà palla all’ala Blaugrana che depositerà facilmente in rete a porta vuota.

All’intervallo si arriverà quindi sul 2 a 0 per gli ospiti, frutto di un’Italia solo discreta davanti (comunque incapace di pungere) e assolutamente orribile, almeno a tratti, dietro, dove il meccanismo del fuorigioco non funziona e la linea a quattro sembra traballare più che mai, lasciando praterie in cui i vari Deulofeu, Rodrigo, Sarabia ed Isco (grande qualità complessiva) sguazzano beati.

A scuotere una ripresa tutto sommato monotona ci pensa proprio uno “spagnolo”, l’ex interista Longo. Che ben imbeccato da un lancio d’esterno di Sansone s’infila alle spalle di un avversario per battere Marino con un bel tocco “da futsal” sul secondo palo.

Il goal della punta in prestito All’Espanyol scuote gli Azzurrini, che salgono in cattedra e, anche complici le tante sostituzioni spagnole, provano a ricucire il risultato.
Così nell’arco di una manciata di minuti Gabbiadini (ancora una volta gli è preferito De Luca) si rende pericoloso un paio di volte, ma senza fortuna.

Spagna che non vuol però restare a guardare. Così Marc Bartra, difensore centrale scuola Barça, sale palla al piede, scambia con un compagno al limite dell’area e cerca di bucare Bardi con un tocco a tu per tu, che vede però il portiere livornese mettere una pezza con la manona sinistra.

Iberici che però alla mezz’ora traballano come non mai. Nel giro di pochissimi secondi infatti l’Italia sfiora per due volte il goal: dapprima Longo difende benissimo palla e serve De Sciglio, che è fermato solo da una respinta di un difensore sulla linea. Poi, sul prosieguo dell’azione, arriva il diagonale di Gabbiadini, che è messo in angolo dal buon tuffo di Marino.

A cinque dal termine Longo salta Bartra grazie ad un rimpallo (ed aiutandosi con una mano) per non riuscire però a bucare l’estremo difensore avversario.

Allo scadere arriva il 3 a 1. Muniain taglia la difesa con un filtrante che imbecca Alvaro. Bardi saltato facilmente, goal.

Si chiude così un match in cui l’Italia ha messo in mostra limiti evidentissimi soprattutto in fase difensiva, con capitan Caldirola autore di una brutta prova, Capuano e Frascatore a far certo non molto meglio ed il solo De Sciglio, spostato a centrocampo con l’entrata di Donati, a “salvarsi”.

Maluccio nel complesso un po’ tutti i titolari. Indubbio dire che l’Italia giovi di numerose sostituzioni (Sansone, Gabbiadini e Longo danno quel quid in più là davanti che permette all’Italia di giocarsela e, forse, perdere immeritatamente).

Rimandata la Spagna. Palese che le Furie Rosse, comunque un po’ raffazzonate (basti pensare che Muniain parte in panchina), avrebbe ben altro approccio in un match ufficiale.
E, nonostante questo, ne fanno tre.

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Missione compiuta.

Gli Azzurrini di Devis Mangia tornano a casa dalla Svezia con il biglietto aereo per Israele ben saldo nelle proprie mani.

Partita quasi assurda quella disputata a Kalmar con un’Italia nel complesso superiore ma che dopo aver trovato il doppio vantaggio sbanda e sembra quasi voler buttare via tutto quanto di buono costruito negli ultimi due anni, con i fantasmi bielorussi che tornano ad aleggiare sulla nostra under 21.

Poi però, per fortuna, la superiorità generale mostrata per buona parte della partita torna a concretizzarsi e il solito Immobile chiude i conti, strappando il biglietto per la fase finale dell’Europeo di categoria.

Nel complesso è una squadra ben messa in campo quella che, ligia al solito 4-4-2 di scuola sacchiana si trova a schierare quest’oggi il commissario tecnico.

Qualche sbavatura, forse dovuta anche all’età e alla scarsa abitudine di giocare assieme, ma nel complesso un tasso tecnico e un livello di talento medio sicuramente superiore.

Venendo ai singoli bella prestazione del solito De Sciglio sulla fascia, sempre più una sicurezza ed indubbiamente giocatore che il Milan dovrà cercare di far crescere al meglio, senza bruciarlo. Il futuro è suo.

Così così i due centrali, specialmente capitan Caldirola che subito dopo il 2 a 0 si imbambola su un pallone facilissimo da controllare e regala alla Svezia la scossa che permette ai padroni di casa di tornare a crederci, infiammando così una partita virtualmente appena chiusa.

Meno sbavature per l’attento Capuano, che però sfortuna vuole finisca col servire l’assist dello splendido pareggio di Hiljemark, quando libera l’area di testa recapitando il pallone proprio sul piede dell’avversario.

Prestazione senza infamia né lode per Frascatore. Che non sembra essere oggi all’altezza di chi quel ruolo lo ha ricoperto con continuità negli ultimi due anni – Crescenzi – e che pur non trovando il campo con continuità in Serie B viene preferito, nelle convocazioni di Mangia, anche ad un certo Santon.
Tenuto conto che per lui potrà esserci spazio anche nel prossimo biennio, comunque, le prospettive con questa maglia sembrano rosee.

Centrocampo dai due volti: in mezzo prestazioni discrete per i due scuola Juve Rossi e Marrone (nel complesso quest’ultimo migliore del compagno), super per le ali, Insigne e Florenzi.

Entrambi, non a caso, a segno.

Il primo con un goal da cineteca, palla sotto il sette con tiro a giro, a mo’ di Del Piero. Il secondo con un’imbucata che lo porta a calciare sul secondo palo, ad incrociare. Ma soprattutto una prestazione generosissima quanto ricca di qualità, per uno dei centrocampisti under 21 più interessanti del mondo.

Entrambi, inutile dirlo, meriterebbero la chiamata della nazionale maggiore già oggi.

In attacco, infine, troviamo il solito Immobile, alle volte un po’ troppo egoista – come tutti i bomber, del resto – ma capace di andare a segno, con uno splendido pallonetto, anche oggi.

A fargli da spalla, almeno inizialmente, quel De Luca che proprio Mangia seppe far maturare fino a prepararlo per il salto nel professionismo qui a Varese. Ma che nel complesso, nonostante oggi solo un super Johnsson gli impedisca di siglare l’1 a 0, non sembra ancora all’altezza di indossare una maglia da titolare in questa squadra.

Soprattutto quando ciò significa far accomodare in panca un certo Manolo Gabbiadini, 10 goal in 14 presenze prima di oggi con l’under21.

Gabbiadini che, guarda caso, entra e segna la partita in modo indelebile, andando a portare un’azione personale insistita con la quale riesce a liberare Immobile per la rete del definitivo 3 a 2.

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L’Italia è superiore e si vede.

Tecnicamente i ragazzi irlandesi sono discreti ma certo non reggono il confronto con gli Azzurrini.

Eppure manca un po’ di cattiveria a questa Italia. E, soprattutto, una solidità e consapevolezza tattica assolutamente lungi dall’essere anche solo lontanamente accettabile.

Prendere tre goal in un’ora di gioco non è consono per una squadra come l’Italia under 21.

Che pure, dopo la passeggiata col Liechtenstein, si sentiva sì appagata per la qualificazione ormai in saccoccia ma anche convinta dei propri mezzi e decisa a non regalare nulla all’Irlanda.

Il campo però da un responso diverso rispetto a quello che potevamo aspettarci.

La superiorità presunta dell’Italia è in realtà tastabile anche con mano guardando il campo. Il tutto non fosse che l’Irlanda è meglio disposta in campo e soprattutto non ha la minima volontà di fare da vittima sacrificale.

Così nonostante l’Italia faccia vedere di avere le armi per poter vincere la partita sono proprio gli ospiti a passare in vantaggio sfruttando una delle diverse leggerezze tattiche della retroguardia Azzurra.

L’Italia però non ci sta e dopo aver trovato il pareggio con capitan Caldirola ha subito, nemmeno un paio di minuti più tardi, la possibilità di ribaltare il risultato e, con ogni probabilità, chiudere il match.

Perché, va sottolineato, Immobile guadagna un rigore che comporta anche l’espulsione di un difensore avversario. E se solo segnasse l’Italia si troverebbe in completo sciallo, in vantaggio e con un uomo in più in campo.

Invece la punta del Genoa calcia malissimo, piano, basso e centrale. La conclusione è disinnescata facilmente dal portiere e questa parata da nuova vitalità agli irlandesi.

Certo, il pallino del gioco è più che altro in mano all’Italia. Gli ospiti, però, non si fanno intimorire e quando possono partono in direzione area avversaria per cercare il nuovo vantaggio.

Che arriva al cinquantasettesimo grazie a Doran, abile a sfruttare un buco difensivo pauroso per poi infilare Perin.

Passa giusto un minuto ed è Henderson a chiudere i conti, scaricando un sinistro al fulmicotone da una quarantina di metri che non da scampo al malcapitato portiere pescarese.

Tutto questo è troppo, anche per lo stadio. Che così, subito dopo, resta senza luce. E la partita viene sospesa per un buon venti minuti.

Quando la luce si riaccende l’Italia sembra un po’ più determinata a ricucire lo strappo.

Un paio di ottime costruzioni le costruisce, entrambe le volte con El Shaarawy a concludere. Ma non vanno a buon fine.

Così, come se non bastasse il 3 a 1, arriva anche la quarta rete.

Passivo pesantissimo, ammorbidito solo dalla rete finale di El92. Difesa bocciata (ed è dir poco). Mangia rimandato. Masi inguardabile. Italia troppo fragile.

Giocando così non si passa il playoff.

(E il blackout che scatta a due minuti e mezzo dalla fine è la miglior fotografia di questa under 21.)

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Sono passati solo undici mesi da quella gara di andata in cui gli Azzurrini seppero imporsi 7 a 2 a Vaduz e tante cose sono cambiate.

In primis quel ricambio generazionale che, solo accennato prima degli Europei, sembra essere ora iniziato a tutti gli effetti.

Non è un caso quindi se uno dei fulcri dei miei discorsi di allora, Insigne, oggi si trovi in nazionale maggiore. E domani, chissà, potrebbe provare ad aiutare Prandelli ad imporsi in Bulgaria.

Non solo.

Nonostante i giocatori prestati – forse per sempre – alla nazionale maggiore (Destro, Insigne, Verratti e Borini avrebbero il potenziale per dominare un qualsiasi girone qualificatorio under 21) questa under 21 convince sempre di più.

Certo, l’approccio oggi non è stato dei migliori.

Probabilmente – ed in fondo giustamente – convinti di poter vincere senza alcuna difficoltà, gli Azzurrini sono partiti in maniera tutto sommato blanda.

La svolta si è avuta con l’espulsione di Gur, che ha spianato una strada già molto più che in discesa.

Difficile quindi commentare una partita scontata viziata anche da un cartellino rosso.

Possiamo solo celebrare la qualificazione ai playoff di questa squadra. Che grazie alle doppiette di De Luca ed El Sharaawy e alle reti di Immobile, Viviani e Sala (su rigore) si sbarazza facilmente del piccolo Liechtenstein.

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C’è tutta la differenza del mondo tra Inghilterra ed Islanda. Anche se il 5 a 0 finale è un tantino bugiardo, frutto della sbandata finale dei giovani nordici che subiscono tre goal negli ultimi cinque minuti e si prendono un’imbarcata che sicuramente ricorderanno a lungo.

Inghilterra che quindi ottiene il massimo risultato col minimo sforzo e mette in mostra diverse individualità sicuramente interessanti, anche se per arrivare a vincere un Europeo under 21 non basta giochicchiare come fatto stasera.

Ma andiamo con ordine: il 4-2-3-1 di Pearce occupa piuttosto bene il campo ed il maggior talento dei ragazzi inglesi permette ai Figli d’Albione di controllare la partita senza affannarsi nemmeno troppo.

Dal canto loro gli islandesi hanno poco da dire: figli di un calcio minore scendono in campo ben coperti per provare a tenere il risultato, ma è un tentativo vano.

In questo senso ben poco da segnalare sul loro versante, se non la buona gamba di Kristinn Jónsson, terzino sinistro del Breiðablik che all’età di vent’anni si è ritrovato ad aver rappresentato il suo paese a tutti i livelli (calcistici, s’intende).
Non che incida chissà quanto sulla partita, ma almeno in un paio d’occasioni prova l’affondo in maniera decisa e convinta, dando un certo filo da torcere alla retroguardia inglese.

Venendo ai giovani d’oltremanica ha deluso abbastanza Alex Oxlade-Chamberlain. Inutile dire che nonostante la giovanissima età su di lui ci sono ormai sempre grandissime aspettative. E nonostante metta in mostra sicuramente di avere talento notevole dalla sua ecco che l’ala neo-Gunners non incide come dovrebbe.

Partita sontuosa, di contro, per il capitano, quel Jordan Henderson che può rappresentare sicuramente un punto di partenza importante per costruire la nazionale inglese del futuro.
Giocatore interessantissimo davvero, unisce tecnica, temperamento e ottimi tempi d’inserimento per un mix che lo rende uno dei migliori interpreti al mondo della sua leva. Se saprà crescere in maniera importante potrà sicuramente affermarsi a livello mondiale.

Dura invece solo dodici minuti, ed è un peccato, la partita di Nathan Delfouneso. Giusto il tempo di creare la prima azione pericolosa della partita per l’attaccante Villans, schierato largo a sinistra.
Che, infortunatosi, lascia il posto a Sammi Ameobi, autore di una prestazione sicuramente più che discreta: talento non certo ai massimi livelli ma buona intraprendenza e tanta freschezza atletica. Gioca, in particolar modo la frazione del primo tempo che lo vedo impegnato in campo, mettendo in mostra tante accelerate che lo fanno una discreta spina nel fianco della nazionale islandese.

Buone le prove, in difesa, di Martin Kelly e Craig Dawson (arrivato a quattro reti in cinque match con l’under21), entrambi peraltro autori di una rete, e anche di Marvin Sordell, anch’egli in goal.
Importante, in particolar modo, il gioco sporco fatto da quest’ultimo, unica punta della squadra ma dispostissimo a sacrificarsi tantissimo per aprire spazi ai compagni.

Sottotono, invece, Josh McEachran, da molti paragonato a giocatori di grande spessore come Nasri e Modric.
Il classe 93 Blues sembra infatti un po’ spaesato, molto fuori dagli schemi della sua squadra. Certo non una serata da ricordare per lui.

Chiudo con Gary Gardner, che entra a mezz’ora dal termine e nel recupero firma una bella doppietta. Realizzando il quarto goal con una splendida punizione, peraltro.
Buono il suo impatto sul match, vedremo più avanti se saprà confermarsi.

Nel complesso comunque bella prova dei giovani inglesi, che veleggiano tranquilli verso i playoff: 4 vittore in 4 match, 16 reti fatti a fronte di 1 sola subita. Difficile possano fermare la loro rincorsa…

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Non tutto è oro ciò che luccica, dice il detto. Ma via il cappello davanti a Mattia Destro.

Chi mi segue su Twitter e Facebook avrà sicuramente inteso ciò cui mi riferisco, anche senza aver visto la partita.

La punta cresciuta nell’Inter ha infatti disputato un’ottima prestazione, condita da una doppietta.

Ma, soprattutto, ha realizzato un goal di grandissima fattura: lanciato nello spazio si infila nella retroguardia avversaria per stoppare di sinistro e battere il portiere avversario con un bel pallonetto di destro, ad infilarsi a fil di palo.

Un goal che mi fa saltare sulla poltrona e che consegna agli Azzurrini, in pratica, buona parte del biglietto che vale l’accesso ai play-off.

Ma non tutto è oro ciò che luccica, dicevo. Perché l’aver vinto 2 a 0 la trasferta più difficile – sulla carta – del girone non deve far pensare che questa squadra sia uno schiacciasassi inarrestabile, pronta a riportare l’under21 italiana sul tetto d’Europa.

La partita di oggi pomeriggio ha infatti palesate tutti i limiti di questa squadra, che sintetizzerò brevemente qui…

Si parte da una difesa per nulla solida, in cui Crescenzi è sembrato molto meno attento del solito ed in cui Capuano ha lasciato molto a desiderare come sostituto di Antei.
Compitino per Donati, l’unico ad ergersi un po’ rispetto alla media è Caldirola, autore per altro di un recupero che vale un goal su un retropassaggio follemente sbagliato da Rossi.

Oltre a Bardi, che compie un paio di parate – di cui uno un autentico miracolo – che valgono il prezzo del biglietto.

A centrocampo si nota come l’assenza di Insigne, vera arma in più in fase creativa di questa squadra, pesi moltissimo.

Troppo lineare la mediana Azzurra, con Marrone e Rossi che non escono praticamente mai dal tracciato, Saponara generoso ma che continua a non convincermi e Florenzi sempre buono per ogni occasione, ma certo non capace di giocate stile Insigne (o Giovinco, o Pirlo, o Totti, volendo risalire un po’ per le varie under 21 viste in campo dal sottoscritto).

Davanti, poi, continuo a non capire come ci si possa presentare con questo Paloschi.

Posto che a me il ragazzo non ha mai convinto appieno nemmeno agli esordi, quando tutti lo pompavano alla grande e quando venno investito del titolo di novello Inzaghi, bisogna dire che dopo tutti gli infortuni che ha avuto si è davvero un po’ perso.

Non si può dire se non raggiungerà mai livelli adeguati, ma in questo momento non è presentabile come titolare in una under 21.

Passare da Gabbiadini – squalificato per l’occasione – a lui vuol dire perdere veramente tanto.

Una fortuna vera, quindi, che Destro sia in forma splendida. Due sue giocate girano una partita che, nel complesso, non si può dire la nostra nazionale abbia meritato chissà quanto.

Bene così, comunque. E ora via dritti e filati verso i play off. Sperando, una volta lì, di evitare la figuraccia in cui incappammo l’ultima volta…

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Avendo il pomeriggio libero volevo guardarmi un paio di partite. Perché dopo aver seguito le gesta dei nostri ragazzi che stanno tentando di qualificarsi all’Europeo under 21 che si disputerà in Israele tra un paio d’anni volevo dare un’occhiata a qualche altra squadra che sta provando a fare lo stesso.

Girovagando per la rete mi ero quindi imbattuto nella possibilità di vedere i match disputati da due big come la Spagna e l’Olanda, un po’ da sempre tra le migliori scuole calcistiche al mondo.

Ma per problemi tecnici la cosa è andata per le lunghe e sono riuscito a vedere solo il match che ha visto i croati ospitare i campioni in carica iberici.

Spagna schierata da Luis Milla con un classico 4-2-3-1 con De Gea in porta, Martin Montoya (obiettivo di mercato della Roma nel corso dell’ultima sessione estiva) terzino destro, Carles Planas ad agire sull’out opposto e la coppia Iñigo Martínez – Jordi Amat a comporre il pacchetto centrale.
Davanti ad essi vengono quindi posizionati il mediano neo-Blues Oriol Romeu ed il regista Colchoneros Koke. Sulla trequarti agiscono invece Isco Alarcón a destra, Sergio Canales centrale e la stella basca Iker Muniain sulla sinistra, con il solo Rodrigo Moreno, giocatore brasiliano naturalizzato spagnolo, di punta.

Ivo Susak che risponde scegliendo Lovre Kalinić, Domagoj Antolić, Dario Župarić, Roberto Punčec, Renato Kelić, Mateo Pavlović, Mateo Kovačić, Ante Vukušić, Mario Šitum, Marcelo Brozović e Duje Čop.

La Spagna è superiore. Sulla carta e non solo. C’è però un aspetto negativo nel gioco dei giovani iberici: si piacciono troppo.
E così, ricalcando un po’ il guardiolesco modo di impostare l’azione, ecco che i difensori giocano tanto palla al piede, si scambiano tanto il pallone tra di loro facendo avanzare la propria squadra piano piano. Tanti tocchi fin da lì dietro anziché verticalizzazioni perentorie.

Nel farlo, però, rischiano spesso qualcosa di troppo.

Nonostante questo sono loro a fare la partita, con i giovani croati che faticano a stargli dietro.

E al diciottesimo gli spagnoli passano: rimessa laterale in posizione offensiva che Planas batte in favore di Isco. Finta di accentrarsi, slittamento sull’esterno e filtrante a mettere in movimento lo stesso Planas, che brucia il suo avversario e crossa un pallone perfetto per la testa di Moreno, il cui colpo di testa impatta però contro il diretto marcatore. Il rimpallo favorisce comunque l’inserimento che si butta sul pallone fulminando di destro il portiere avversario, portando in vantaggio i suoi.

Spagna che comunque crea tanto gioco e tiene moltissimo il pallone, come da tradizione, ma conclude pochino.
Per due motivazioni principali: da una parte, appunto, si piacciono troppo e cercano sempre il passaggio di troppo. Laddove quando fai molto possesso deve arrivarese sempre il momento in cui verticalizzare a dovere, per bucare la difesa avversaria.
Dall’altra il brasiliano Moreno non sembra essere una punta all’altezza della situazione. Poi certo, essendo la prima volta che lo vedo giocare non posso dire non avrà futuro nel calcio ad alto livello, ma la sua inclinazione ad estraniarsi dal gioco un po’ preoccupa.

Nonostante questo è comunque lui, poco dopo l’inizio della ripresa, a capitalizzare la bella azione di Isco che gli serve un pallone d’oro: stop di petto e conclusione ad incrociare sul secondo palo.

Questa under21, insomma, conferma tutti i meriti ed i limiti del nuovo corso spagnolo.

Tecnica sopraffina, possesso di palla assoluto, tendenza a specchiarsi troppo nei propri mezzi.
Di certo comunque bisogna fare tanti e tanti complimenti alla Federazione. E non solo.

Perché negli ultimi anni il livello medio del calcio spagnolo è cresciuto realmente moltissimo.

E dopo l’Europeo ed il Mondiale recentemente vinto dalla nazionale maggiore è logico pensare, visti i sempre buoni risultati che continuano a raggiungere anche le nazionali giovanili, che la Spagna resterà una delle pretendenti ai vari troni anche nei prossimi anni.

E tutto questo, appunto, è frutto di un lavoro pianificato a tavolino e svolto benissimo tanto in ambito federale quanto da parte di molti club (in primis il Barcellona, vero e proprio punto di svolta del calcio spagnolo).

Parlando di situazioni Tattiche c’è una soluzione interessante da notare. Come detto la Spagna imposta il proprio gioco con un robusto giro palla che parte fin dalle proprie retrovie. Ed è lì che si verifica un aspetto che, studiato a tavolino da Luis Milla, va fatto notare.
Oriol Romeu, mediano che in carriera si è già disimpegnato anche come centrale difensivo, quando parte l’azione si schiaccia tantissimo, arrivando praticamente a mettersi in linea con i due centrali di difesa. Così facendo si rende partecipe della costruzione dell’azione fin dai primissimi tocchi e permette ad entrambi i terzini di avanzare quantomeno fino a centrocampo contemporaneamente.

Ecco quindi che in queste situazioni il 4-2-3-1 impostato come base dal tecnico iberico va quasi a diventare un 3-3-3-1, con Montoya e Planas ad agire sempre larghi ma in posizione più avanzata di quanto non facciano normalmente i terzini di una difesa a quattro quando la propria squadra si trova ad impostare l’azione.
Una soluzione, anche questa, che ricorda un po’ quella utilizzata da Guardiola nel Barcellona, dove spesso in alcuni frangenti di gioco Busquets si trova proprio ad agire come fatto da Romeu. Che, non per nulla, esce, guarda caso, dalla Masia…

Poca roba, invece, questa Croazia. Che non colpisce né a livello di collettivo né sotto un punto di vista di singoli.
Certo, giocare contro la Spagna non è mai facile per nessuno. Ma loro di certo non hanno fatto nulla per impressionarmi.

Al momento, quindi, la situazione di classifica vede gli spagnoli condurre con tre vittorie su tre partite. Il 2 a 0 di Osijek si aggiunge infatti alla doppia vittoria sui georgiani (stranezze di un calendario balzano).
Insegue, a due lunghezze di distanza, la Svizzera, che dopo l’inaspettato 0 a 0 di Tallin con l’Estonia ha saputo imporsi con un roboante 4 a 0 proprio sulla Croazia (con reti di St. Zuber, Toko e di due conoscenze del nostro calcio: l’ex palermitano Kasami ed Haris Seferovic, punta ancora di proprietà della Fiorentina).
Croati che si trovano quindi terzi a parimerito con i georgiani. Entrambe queste due squadre, però, hanno una partita in più di chi li precede. Difficile quindi possano impensierire le due corazzate di questo girone.
Chiude il gruppo l’Estonia, che ha però giocato due sole partite.

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Buona vittoria dell’under21 di Ciro Ferrara sui pari età turchi.

Dopo il 7 a 2 in Liechtenstein, quindi, la nostra under procede di buon passo verso l’Europeo che si giocherà in Israele tra due anni.

Bene un po’ tutti i reparti ed i singoli scesi in campo.

Partiamo quindi dalla porta, dove Pinsoglio non aveva convinto appieno nelle ultime uscite (né contro il Liechtenstein né in amichevole con la Svizzera). Ieri, però, si è rifatto alla grande. La sua parata arrivata ad inizio match sullo 0 a 0 è infatti determinante per tenere in partita, soprattutto a livello mentale, i suoi. Subire goal a quel punto avrebbe infatti potuto far sbandare la truppa, che rimasta sui giusti binari ha invece saputo condurre in porto una vittoria importantissima.

Questa mattina su di un giornale locale di Varese leggevo un 5,5 per lui, a mio avviso assolutamente immeritato.

Bene, per quanto concerne la difesa, ancora una volta il solito Crescenzi, che come sottolineato anche dall’ottimo Bizzotto in sede di commento è, ad oggi, il giocatore più continuo e positivo di questo inizio di biennio.

Lotta, corre, chiude, riparte, si sovrappone, duetta bene con Insigne. Davvero un mistero come la sua Roma possa aver deciso di fargli fare un altro anno in Serie B quando, è palese, meriterebbe appieno la A. E, forse, quantomeno un ruolo da riserva nella Roma.
Ma sono anche sicuro che Luis Enrique ora che è in Italia avrà modo di osservarlo meglio. E se lo farà è probabilissimo che l’estate prossima Crescenzi tornerà alla base per restarci.

Sulla fascia opposta finalmente una buona prestazione anche di Davide Santon, che da fenomeno assoluto è passato, nel giro di qualche mese, a ragazzo già bruciato.

Ferrara ne ha fatto il capitano di questa nazionale per provare a tirarlo fuori dall’involuzione in cui cadde. Vedremo se la cosa funzionerà.
Ieri, di certo, è sempre stato attento in ogni situazione di gioco. Non ha comunque ancora sviluppato appieno tutto il suo potenziale e, alle volte, dà l’impressione che non lo farà mai.

Bene anche la coppia di centrali. Caldirola ed Antei non saranno Nesta e Cannavaro ma in questo momento rappresentano una coppia solida ed affidabile. Giusto puntarci.

A centrocampo Insigne fa il bello e il cattivo tempo. Se da una parte è una spina nel fianco per la difesa avversaria, riesce a saltare l’uomo con facilità e dialoga bene coi compagni dall’altra si fa espellere per una reazione sciocchissima ed assolutamente evitabile a tempo già scaduto, a partita già vinta.

Insigne che salterà quindi la trasferta turca per una leggerezza assolutamente evitabile. Un vero peccato, posto che a questo livello oggi può fare davvero la differenza.

Luci ed ombre, a suo modo, anche da parte di Saponara. Che per tutto il primo tempo è forse il peggiore dei suoi, ma che poi a cavallo dell’intervallo segna prima un goal per offire poi a Destro l’assist del raddoppio.

Non mi entusiasma, ma ad ora merita sicuramente di esserci.

Fa poi il compitino la coppia di centrali. Marrone e Rossi non sono brillanti e incisivi come in altre situazioni, ma meritano comunque un sei pieno per il lavoro di “taglia e cuci” che fanno in mezzo al campo.

Davanti, infine, leggerezza assurda anche da parte di Gabbiadini.
La punta atalantina, ad oggi vero e proprio punto fermo di questa rappresentativa, si prende un giallo per una simulazione a centrocampo, molto più che evitabile. Anche lui salterà quindi l’importantissima trasferta turca che potrebbe sancire, di fatto, la qualificazione dei nostri ragazzi.
Un vero peccato.

Bene invece Mattia Destro, che segna di rapina e con intelligenza il goal del raddoppio e lavora tanto per la squadra. La sua esplosione sembra essere ancora molto lontana, però. Chissà se saprà confermare tra i professionisti le splendide cose fatte vedere all’epoca delle giovanili Nerazzurre…

Poca roba, invece, questa Turchia, che pur – grazie al fatto di aver giocato due match in più dei nostri, continua a guidare il girone.
In terra turca, comunque, è probabile che le cose cambino. Sicuramente i nostri avversari scenderanno in campo con ben altra aggressività. Sarà quindi importantissimo tenere alti ritmi ed attenzione.

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L’Italia di Ciro Ferrara si impone 7 a 2 sul modestissimo Liechtenstein.

Una squadra che, ad andare bene, in Italia farebbe fatica ad imporsi anche in Promozione.

Insomma, una squadra tutt’altro che irresistibile che non poteva che essere spazzata via dai giovani Azzurri.

Non tutto è oro ciò che luccica, però, dico nel titolo.

Il perché è semplicissimo.

Iniziamo dal fatto che dopo un solo quarto d’ora di gioco i nostri si trovano già sotto di un goal (uscita a vuoto di Pinsoglio che spiana la via del goal ed Eberle, tutto solo sul secondo palo) e di un uomo (espulsione sciocchissima di Borini che, già ammonito, si prende il secondo giallo rientrando senza permesso in campo dopo esserne uscito per infortunio).

Una situazione davvero ai limiti del paradossale per una squadra che rappresenta il futuro di uno dei movimenti calcistici storicamente più importanti, prestigiosi ed evoluti dell’intero pianeta.

Italia che inizialmente non gioca benissimo e che dopo questa doppia botta sembra poco serena e troppo contratta.

Così a cambiare le cose non può che essere la magia di un singolo. Che arriva intorno alla mezz’ora, quando Fausto Rossi, ex stellina del vivaio bianconero, s’inventa un grandissimo goal da fuori.

Da lì in poi l’Italia avrà vita facile e riuscirà a portarsi inizialmente addirittura sul 5 a 1 grazie alla tripletta di Gabbiadini e alla segnatura di Florenzi.

Il tutto fino a poco dopo l’ora di gioco, quando Kieber – il giocatore più interessante dei padroni di casa – tira fuori una magia e dopo aver fatto secco Antei al limite effettua un pallonetto a battere un ancora una volta distratto Pinsoglio.

A chiudere il match ci pensa quindi il talentino scuola Napoli Insigne, che realizza una doppietta nell’ultimo quarto d’ora.

Ok. Ma quindi in questo festival dei goal (arrivato per altro in 10 contro 11) cosa non è andato bene?

Tante cose, a dire la verità. E sembra assurdo quando una partita termina con ben 7 reti fatte, ma è così.

Innanzitutto Ferrara.

Personalmente trovo che gli allenatori “talebani” lascino molto il tempo che trovano, anche perché dimostrano oltre ad una scarsissima duttilità anche una professionalità limitata in quanto fare l’allenatore dovrebbe presupporre mandare in campo la squadra migliore possibile, non quella migliore secondo certi dogmi tattici che ci si autoimpone.

E allora ieri mentre guardavo l’Italia essere sotto di un goal ed un uomo contro il modestissimo Lichtenstein commentavo la partita assieme ad un amico e gli dicevo che Insigne schierato trequartista contro una squadra del genere avrebbe fatto almeno due o tre reti.
Perché giocando tra le linee avrebbe mandato ancora più in confusione gli avversari. E grazie alla sua capacità di dribbling, poi, avrebbe bucato quella difesa praticamente ad ogni azione.

Finita la partita mi sono dovuto comunque ricredere. Giocando lì probabilmente avrebbe potuto puntare al pokerissimo!

Ma detto ciò… il problema non risiede tanto nel fatto che Insigne schierato ala sinistra nel classico 4-4-2 non abbia reso, quanto nel fatto che Ferrara ha deciso di impostare l’under 21 con quel modulo e da lì praticamente non si schiodi mai.

Giusto nella partita disputata qui a Varese contro la Svizzera fece vedere qualcosa di poco diverso quando nella ripresa passò al 4-3-1-2 proprio per cercare a tutti i costi il pareggio.

Quando si ha a disposizione un giocatore come Insigne, che in certe cose ricorda molto quel Giovinco che a livello under21 era una star, è davvero un peccato sacrificarlo così.

Perché se la cosa pesa molto poco contro avversari come il Lichtensiten ecco che potrebbe finire per ridurne moltissimo la pericolosità offensiva contro squadre più forti e meglio organizzate.

Detto di Ferrara dobbiamo anche parlare dei giocatori. Perché al di là del fatto che abbiano vinto largamente contro “nessuno” va detto che in diversi di loro si notano dei segnali preoccupanti.

In linea di massima pare infatti di scorgere, nei nostri giovani, segnali che lascino ad intendere che una volta indossata la maglia dell’under 21 e arrivati al professionismo si sentano già arrivati.

Saranno i soldi, le belle ragazze o la popolarità, ma rispetto a dieci o quindici anni fa sembra veramente ci siano delle differenze in questo senso.

Fare nomi sarebbe ingeneroso, ma questo sembra essere veramente un male dilagante nel nostro calcio.

Del resto tatticamente continuiamo ad essere maestri, tecnicamente la nostra scuola si mantiene su buoni livelli, solo atleticamente negli ultimi anni stiamo iniziando a faticare un po’, forse per lo più fermi a metodi di allenamento antiquati rispetto alle nuove avanguardie.

Nel complesso, comunque, nulla che potrebbe di per sè giustificare i pessimi risultati che stanno avendo tutte le nostre nazionali. In primis proprio quelle giovanili.

E anche guardando alla nazionale maggiore, in realtà, possiamo notare come il ricambio generazionale dopo il Mondiale 2006 sia complicatissimo. Perché i tanti talenti nati negli anni 80 hanno per lo più deluso le aspettative. Praticamente nessuno di essi, pur avendo raggiunto sicuramente buoni livelli di gioco, è riuscito a fare il “botto” definitivo.

E anche questo potrebbe essere proprio un problema di testa, più che di tecnica, tattica o atletismo…

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