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Archivio per la categoria ‘Under 17’

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E’ iniziata ieri la fase finale dell’edizione 2013 del Campionato Europeo under 17, che vede tra le protagoniste anche l’Italia di mister Zoratto. Andiamo a vedere come si è conclusa la prima giornata.Daniele Zoratto

Gruppo A

Iniziano subito a delinearsi i rapporti di forza nel raggruppamento che vede scendere in campo i padroni di casa slovacchi. Che, impegnati a Dubnica Nad Váhom, sono riusciti ad imporsi nel difficile match che li ha visti opposti ai parietà austriaci del potenziale crack Valentino Lazaro.
E’ una rete arrivata al secondo minuto di recupero e realizzata da Martin Slaninka (difensore in forza all’under19 dell’MSK Zilina) a decidere il match, dopo che gli ospiti erano rimasti in dieci poco prima quando l’arbitro dell’incontro, l’olandese Serdar Gözübüyük, aveva mostrato il secondo giallo a Thomas Steiner (protagonista negativo assoluto: entrato al sessantaquattresimo ci mette otto minuti a prendere un giallo, tredici in tutto a prenderne due e filare sotto la doccia).

Lo stesso risultato matura anche allo Štadión pod Dubňom di Zilina, dove una buona Svezia riesce a liberarsi di una Svizzera comunque combattiva.
I ragazzi diretti in panchina da Heinz Moser dimostrano di potersela giocare dal centrocampo in su, palesando però anche una certa difficoltà a difendere, soprattutto su Valmir Berisha. Che a tre minuti dal termine del primo tempo difende bene una palla al limite dell’area, per far poi partire un filtrante capace di mettere Gustav Engvall, attaccante in forza al Goteborg con un fugace passaggio al Liverpool all’età di 15 anni, in condizione di bucare Fabian Fellmann per il già definitivo 1 a 0.

Slovacchia e Svezia che guidano quindi appaiate questo raggruppamento, e che nel corso della prossima giornata potrebbero già strappare entrambe il pass per le semifinali: svedesi impegnati alle 16 di mercoledì contro l’Austria, slovacchi che scenderanno invece in campo due ore più tardi contro i rossocrociati.

Gruppo B

Tutt’altro il discorso nel raggruppamento che vede impegnati i ragazzi di Zoratto, incapaci di andare oltre lo 0 a 0 contro un’ottima Croazia. Che, a dirla tutta, meritava molto più degli azzurrini, arruffoni, senza idee, molto fallosi. Croati che trascinati dalle invenzioni del genietto Halilovic hanno messo in grossissima difficoltà Cerri e compagni, limitatisi ad un solo tiro nello specchio nel corso di tutta la partita.
Ben diverso invece il discorso per i croati, la cui difesa ha annullato l’attacco italiano, il cui centrocampo ha dominato in mediana e fermati solo dalle prove eccellenti del centrale Capradossi e del portierino Scuffet, indubbiamente i migliori in campo tra le fila italiche.

A guidare questo gruppo è quindi la rappresentativa russa, autrice di una ottima prestazione contro i cugini ucraini in quel di Zlaté Moravce. Un 3 a 0 secco arrivato grazie alle reti di Khodzhaniyazov, Mayrovich e Zhemaletdinov che catapulta i ragazzi Dmitri Khomukha al primo posto, con già un piedino al prossimo turno. La missione, ora, sarà non perdere i prossimi due match.Dimitri Khoumka

Russi che mercoledì alle 14 incontreranno la Croazia di Halilovic e Roguljic in un match che si preannuncia elettrizzante. Azzurrini ed ucraini che si giocheranno invece le residue chance di passaggio del turno alle 18 in quel di Nitra. Italia che scenderà in campo con un solo imperativo: vincere.

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Tra una settimana avrà il via l’Europeo under 17 che, per quest’anno, sarà ospitato dalla Slovacchia.

Sperando di trovare il tempo materiale di seguire la competizione, andiamo a vedere un po’ qual è stato il percorso delle sette squadre (ovviamente i padroni di casa erano qualificati di diritto) che hanno ottenuto il pass alla fase finale di quest’anno. Ma non solo.

Il Gruppo A vede la presenza di Austria, Svezia e Svizzera, oltre ai padroni di casa.

Austria che iniziò il suo percorso lo scorso 10 ottobre, con uno scialbo 0 a 0 contro Cipro. Roboante invece la vittoria ottenuta nel secondo match: un 6 a 0 rifilato alle isole Far Oer e griffato dalle doppiette di Grbic e Pellegrini oltre che dal goal di Zivotic e dall’autorete di Eliasen. Pass per la Fase Elite strappato poi grazie al pareggio ottenuto con la Svizzera (che appunto dovranno riaffrontare in Slovacchia). Ancora di Grbic il goal austriaco.

Superato senza grossi patemi – ma senza nemmeno grande disinvoltura – la prima fase, l’Austria ha iniziato malissimo la fase successiva, con una sconfitta per 1 a 0 subita contro l’Eire. A quel punto strada totalmente in salita per i ragazzi di Hermann Stadler, che necessitavano di due vittorie per sperare nella fase finale. Vittorie puntualmente arrivate contro Serbia (1 a 0, Pellegrini) e Georgia (2 a 1, Zivotic e Grbic).

Occhi quindi doverosamente puntati su Adrian Grbic, ala sinistra che dopo aver messo in mostra grandissime doti realizzative nel campionato nazionale under17 tedesco gioca oggi nell’under19 dello Stoccarda. Cresciuto nel Rapid Vienna, rapido e dotato di buon tiro, Grbic è considerato uno dei migliori talenti austriaci degli ultimi anni.

Il vero faro della squadra sarebbe però quel Valentino Lazaro a lungo – ed infruttuosamente – seguito dall’Inter. Centrocampista offensivo rapido e dal dribbling fulminante, è ritenuto da Stadler – addirittura – il miglior classe ’96 d’Europa. Capace di esordire nel massimo campionato austriaco (gioca nel Salisburgo) a soli 16 anni, ha addosso tutti i maggiori club del Vecchio Continente.
Perché dico sarebbe? Il ragazzo – che ha disputato la prima fase di qualificazione giocando tutti e tre i match – rischia di saltare la fase finale causa infortunio.

Molto, in Austria, si aspettano anche da Micheal Lercher, terzino sinistro rapido e dotato di buona tecnica – anche di calcio -, attualmente in forza all’under17 del Werder Brema.

La Svezia ha invece iniziato il proprio percorso il 29 settembre con un 1 a 1 contro l’Eire (poi capace di fermare l’Austria, come abbiamo visto). Di Gustav Engvall la rete scandinava. Due giorni più tardi una doppietta di Citaku permette di superare 2 a 1 la Romania. Prima fase che si chiude poi con il 4 a 0 inflitto alla Macedonia, griffato da Engvall, Citaku, Halvadzic e dall’autorete di Stojkovski.

Svedesi che si sono qualificati alla fase finale solo grazie alla differenza reti. Nella Elite, infatti, schiaffeggiano Bielorussia (4 a 1, doppietta di Berisha e goal di Citaku e Saletros) e Finlandia (5 a 0, tripletta di Lipovac e doppietta di Berisha) prima di pareggiare 1 a 1 con l’Ungheria (ancora Berisha, mattatore di questa fase), penalizzata dalle “sole” sei reti totali rifilate alle altre due contendenti.

Possibile protagonista sicuramente Valmir Berisha, attaccante in forza alla formazione under19 dell’Halmstad capace di avere un grandissimo impatto sulla sua squadra, con 5 reti in 5 match di qualificazione (in realtà, 5 in tre partite alla fase Elite).

Lui e Gentrit Citaku (attaccante in forza al Norrkoping under19, 4 goal in 5 match di qualificazione) saranno con ogni probabilità le bocche da fuoco della squadra allenata da Roland Larsson.

Occhi puntati, a centrocampo, su Elias Andersson (Helsingborg under19, con già due presenze in prima squadra) e Isak Ssewankambo (mediano ex Angereds oggi in forza all’Academy del Chelsea).

La Svizzera, come detto, era inserita nel Gruppo 6 della prima fase assieme all’Austria. Due vittorie facili contro Far Oer (3 a 0, Pagliuca, Stevic e Trachsel) e Cipro (5 a 1, Kadoic su rigore, Forestal, Bytyqi, Kursner e Ajeti) hanno fatto da preludio all’1 a 1 (Trachsel) con gli austriaci, che non ha comunque impedito agli elvetici di chiudere al primo posto il girone.

Fase Elite iniziata da dove si era rimasti, con lo 0 a 0 imposto dalla Polonia. Poi due vittorie – Israele 2 a 1 (Hunziker ed il rigore di Grgic) e Repubblica Ceca 1 a 0 (ancora Huziker) – ed il pass per la Slovacchia in saccoccia.

Una delle certezze di questa nazionale, sino a qui, è stato Fabian Fellmann, estremo difensore in forza alla formazione under 18 dello Zurigo. Sarà lui il nuovo Siegrist?

Altra colonna di questa squadra Deni Kadoic, difensore centrale o mediano all’occorrenza tesserato per il Basilea, dove attualmente milita nella formazione under 18. Ma chissà che a breve non possa trovare la prima squadra…

I padroni di casa, come detto, non hanno dovuto invece affrontare il percorso di qualificazione.

Tra i giocatori più interessanti di questa Slovacchia troviamo sicuramente Miroslav Káčer, centrocampista dello Zilina che qualcuno già paragona ad un certo Marek Hamsik (anche se, al di là del valore, ha caratteristiche tattiche un po’ differenti, essendo più centrocampista che trequartista).

Nello Zilina (uno dei punti di riferimento del calcio slovacco) giocano anche Lukáš Čmelík – tre presenze all’attivo nella Corgon Liga – e Denis Vavro, roccioso centrale difensivo.Under17

Il Gruppo B è invece quello degli Azzurrini, che affronteranno Croazia, Russia ed Ucraina.

Croazia che ha iniziato il suo percorso il 14 ottobre con un buon 4 a 2 inflitto ad Israele e firmato dalla doppietta di Basic e dalle reti di Brodic e Roguljic. Di lì il 2 a 0 ai danni del Kazakistan (Mamic ed il solito Basic) seguito dal 4 a 3 del Gospin Dolac contro la Turchia (Muric, Fiolic, Roguljic e Kresic).

Fino a qui tutto bene. La Fase Elite è però il vero scoglio da superare: Francia, Spagna e Belgio le avversarie, per un girone di ferro che vedeva la Croazia come vittima sacrificale. Detto-fatto i croati battono 3 a 2 gli spagnoli (Mamic, Basic e Brodic) e 1 a 0 la Francia (autogoal di Sega Coulibaly), prima di rilassarsi ed impattare 1 a 1 contro il Belgio (Caleta-Car). Così, eliminata la Francia di Maupay (già in goal in Ligue 1 con la maglia del Nizza) e la Spagna di Xavier Quintilla e Adama Traore tra gli altri.

Che dire? La star annunciata è Alen Halilovic, ammesso parta per la Slovacchia (è già da tempo nel giro della prima squadra). Ex compagno di Mateo Kovacic, è ritenuto il golden boy del calcio croato. Qualora dovesse esserci sarà sicuramente una delle star dell’Europeo.

Altro giocatore che qualora dovesse esserci avrà sicuramente gli occhi di molti osservatori puntati addosso è Marko Dabro, punta del Cibalia classe ’97 (quindi di un anno sottoetà) già accostato alla Juventus. Anche lui – al pari di Halilovic – non ha inciso come ci si sarebbe aspettato nel corso delle qualificazioni, ma in una eventuale fase finale sarà sicuramente uno dei più scrutati.

Occhi sicuramente da puntare anche sull’ala destra Josip Bašić, attualmente in forza all’Hajduk Spalato, con cui ha già esordito nella Prva HNL. Mattatore delle fasi di qualificazioni con 4 goal in 6 match ha doti più spiccatamente offensive rispetto ad Halilovic, con cui si contende la leadership di questa under 17.

Infine occhio anche a Petar Mamic, terzino sinistro della Dinamo Zagabria.

La Russia ha iniziato malissimo la sua corsa, perdendo 3 a 0 contro i Ceki (poi eliminati dalla Svizzera) l’esordio nel corso di una prima fase raddrizzata col 2 a 1 inflitto ai danesi (Sheydaev e Chernov) ed il 3 a 0 finale ai danni di Montenegro (Guliev, Chernov e Mayrovich).

Inseriti in un girone complicatissimo nel corso della Elite, i russi si sono liberati bene di Slovenia (Buranov e Barinov) e Inghilterra (Guliev e Sheydaev) con un doppio 2 a 1 che ha fatto da preludio alla sconfitta patita contro il Portogallo. Russi qualificati grazie alla classifica avulsa.

Occhi puntati, tra gli altri, su Ayaz Guliev, trequartista dello Spartak autore di una splendida rete contro gli inglesi, Nikita Chernov, difensore centrale del CSKA già colonna anche della nazionale under 16, Ramil Sheydaev, punta dello Zenit con 10 goal all’attivo tra under 16 e 17, e Anton Mitryushkin, portiere dello Spartak nonché capitano di questa rappresentativa.

L’Ucraina ha iniziato il suo percorso il 30 ottobre con il 3 a 1 (Luchkevych, Boryachuk, Tretyakov) sulla Georgia, cui ha fatto seguito il pareggio a reti inviolate registrato contro i parietà scozzesi ed il secco 6 a 0 (Lukyanchuk, Kovalenko, Zinchenko, Arendaruk, Luchkevych, Polyuhanych) ottenuto contro Lussemburgo.

Regolata una prima fase piuttosto morbida gli ucraini hanno esordito al turno Elite con un 5 a 1 (tripletta di Boryachuk, rigore di Kuksenko e goal di Makohon) facile ai danni degli estoni, seguito da un deludentissimo 0 a 0 contro la Bulgaria. Nel match decisivo, disputato contro la favoritissima Germania, i ragazzi di Holovko (sì, l’ex difensore della Dinamo Kiev) hanno tirato fuori l’impresa, vincendo 1 a 0 grazie al goal di Boryachuk e staccando il pass per la fase finale.

Proprio Andriy Boryachuk, punta nativa di Vinnytsia attualmente in forza allo Shaktar Donetsk, sarà uno degli uomini più attesi. Con le sue cinque reti realizzate in sei match – tra cui appunto quella decisiva contro i tedeschi – è uno dei migliori marcatori in assoluto della fase qualificatoria e sarà chiamato a ripetersi anche in Slovacchia.

Occhio anche a Valeri Luchkevych, centrocampista dell’under 19 del Metalurg Zaporizhya che di questa squadra è capitano e leader.

Infine, l’Italia.

Che, è bene ricordarlo, non vince il titolo Europeo under 17 dal 1987 (anche se ufficialmente è dall’82, dato che l’ultimo alloro non venne assegnato posto l’utilizzo di Roberto Secci, giocatore non eleggibile per la competizione).

Tra alti e bassi la prima fase qualificatoria, dove dopo l’1 a 0 (Tutino) rifilato all’Albania e il 4 a 0 (Capradossi e tripletta di Bonazzoli) ai danni del modesto Liechtenstein arriva la sconfitta per 3 a 2 subita dall’Ungheria (poi eliminata dalla Svezia come detto). Una sconfitta addolcita solo dalle marcature di Mauri e Cerri (su rigore).

Luci ed ombre anche nel corso della Fase Elite, che mette in mostra un attacco certo non prolificissimo. I giochi si aprono con l’1 a 0 alla Norvegia, cui fa seguito l’1 a 0 rifilato all’Olanda (entrambe le reti sono state realizzate da capitan Alberto Cerri). A quel punto contro l’Irlanda del Nord ai nostri basta un pareggio, che arriva puntuale a reti inviolate.

Alberto Cerri che è uno dei giocatori più interessanti del lotto. La punta del Parma con 3 goal in 3 match ha per altro un’ottima media realizzativa, che ovviamente ci auguriamo possa mantenere anche in Slovacchia, per provare a trascinare al titolo i suoi compagni.

Altro giocatore interessante è sicuramente Gennaro Tutino. L’ala partenopea è ragazzo dal carattere molto forte (forse troppo). Spesso però si perde in leziosismi inutili. Le basi tecniche sono comunque ottime.

Altra colonna degli Azzurrini è sicuramente Elio Capradossi, difensore centrale romanista che dovrà assicurare solidità anche al reparto arretrato della squadra allenata da Zoratto.

Ma diversi altri sono i giocatori interessanti che vestiranno la maglia Azzurra in Slovacchia.

In ritiro da ieri, vi pubblico, per completezza, la rosa dei nostri convocati.

Portieri: Emil Audero (Juventus), Lorenzo Ferrari (Milan), Simone Scuffet (Udinese);
Difensori: Arturo Calabresi (Roma), Davide Calabria (Milan), Elio Capradossi (Roma), Federico Dimarco (Inter), Rosario Rizzo (Siena), Giacomo Sciacca (Inter), Davide Vitturini (Pescara);
Centrocampisti: Andrea Palazzi (Inter), Luca Palmiero (Napoli), Vittorio Parigini (Torino), Alessandro Piu (Empoli), Mario Pugliese (Atalanta), Antonio Romano (Napoli), Demetrio Steffé (Inter), Alberto Tibolla (Chievo Verona), Gennaro Tutino (Napoli);
Attaccanti: Federico Bonazzoli (Inter), Alberto Cerri (Parma), Davide Di Molfetta (Milan), Michael Fabbro (Milan), Luca Vido (Milan).

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Colmenar Viejo, Stadio Alberto Ruiz.

E’ qui, nella Comunità Autonoma di Madrid, che si è svolta la finale di quello che gli organizzatori hanno chiamato, forse un po’ presuntuosamente e pretenziosamente, Mondiale per Club under 17.

Ad affrontarsi, comunque, due delle migliori cantere spagnole: da una parte l’Atletico Madrid, dall’altra l’ormai leggendaria cantera blaugrana del Barcellona.

Ma bando alle ciance, veniamo subito alle formazioni.

Atletico che Armando de la Morena schiera con un 4-2-3-1 che vede Fran a difesa dei pali, Chele ad agire come terzino destro con Sergi sull’out opposto (e la memoria corre subito, guardando la maglia degli avversari, ad un altro laterale difensivo mancino… Sergi Barjuan…) e la coppia Alberto – Canete in mezzo.
Ad agire come mediani sono invece Juanjo e Borja, con Nacho trequartista centrale affiancato da Ivan sulla destra e Arona sulla mancina. Unica punta Carlos.

Classico 4-3-3, invece, per il Barcellona che schiera José in porta e una difesa composta, da destra a sinistra, da Godswill, Riera, Tarin, Xavier Quintillà.
Iu e Pau le mezz’ali, con Jordi centromediano. Maxi ed Ebwelle le ali offensive, Munir la prima punta, Xavi Garcia Pimienta l’allenatore.

Entrambe le squadre partono da subito a viso aperto. Qui non si fanno calcoli: c’è l’entusiasmo dei ragazzini coniugato a due scuole calcistiche che fanno capo al movimento spagnolo, ovvero possesso e fase offensiva.

La prima azione realmente degna di nota la costruiscono i Rojiblancos: Juanjo, numero 10 della squadra, parte centralmente palla al piede seminando terrore tra le fila Blaugrana e portando la sfera sino al limite dell’area, per il tocco filtrante in direzione di un Nacho che s’infila bene tra le maglie della difesa avversaria arrivando a calciare. A salvare la situazione ci pensa però capitan Riera, che stringe bene la diagonale difensiva deviando in spaccata la conclusione del trequartista madridista.

La rete che sblocca il risultato è però nell’aria e arriva proprio sugli sviluppi della rimessa laterale che segue l’azione appena raccontata.
Rimessa che Chele batte lunghissima in area, altezza primo palo, a mo’ di corner. A ricevere palla è un liberissimo Carlos, che sfruttando il buco di Tarin mette giù il pallone di petto per affrettare poi una conclusione sbilenca. La traiettoria di tiro è infatti chiusa troppo e sarebbe destinata forse addirittura alla rimessa laterale se solo Arona non sbucasse alle spalle di Godswill per depositare in rete l’1 a 0 comodo comodo.

Difesa Blaugrana che scricchiola a ripetizione e che è tenuta a galla solo da capitan Riera.
Due o tre minuti dopo il goal, infatti, l’Atletico scende sulla destra con Chele che si sovrappone a Ivan per poi centrare una bella palla in direzione di Carlos, anticipato dalla solita diagonale di Riera, cui tocca mettere pezze un po’ ovunque.

Al ventisettesimo ancora Rojiblancos avanti, con una grandissima azione targata Nacho-Carlos.
E’ il trequartista a portare palla ed avanzare, arrivando quasi al limite dell’area dopo un triangolo chiuso proprio con la sua punta. Che, restituitogli il pallone, si infilerà alle spalle dei difensori per ricevere il lob con cui Nacho lo metterà da solo a tu per tu col portiere.

Il tentativo di pallonetto del numero 9 madridista, però, non sarà minimamente all’altezza. Carlos, infatti, toccherà male il pallone, consegnandolo direttamente tra le braccia di José e chiudendo nel peggiore dei modi uno splendido scambio con Nacho.

La prima occasione costruita dal Barça arriva quindi solo alla mezz’ora, e solo grazie ad una punizione battuta nell’arco di pochi centesimi dalla sua assegnazione.
Quando l’arbitro fischia un presunto fallo di Canete ai danni di Munir, infatti, la punta Blaugrana ferma il pallone e lo lancia subito in direzione di Ebwelle, cogliendo assolutamente impreparati tutti i giocatori dell’atletico e permettendo al compagno camerunense di presentarsi a tu per tu con Fran. Quando, però, viene meno il sangue freddo. Così che il tiro si stampa giusto contro all’estremo difensore Rojiblancos.

Atletico che è comunque in pieno controllo del match, con Nacho che prova a dispensare assist.
Il trequarti madridista prova infatti a mandare in porta anche Ivan, chiudendo un triangolo di tacco, con l’ala Rojiblancos che però si trova costretto a calciare di sinistro, per un tiro molle con cui riesce comunque a guadagnare un calcio d’angolo.

La prima frazione si chiude quindi con un Atletico in completo controllo e dominio del match, ed un Barcellona che prova affannosamente a restare in partita.

Ripresa che si apre subito con un cambio. Armando de la Morena, infatti, decide di togliere uno dei più brillanti in campo, Nacho, per sostituirlo con Sainz.

La musica comunque non cambia. In apertura di ripresa è sempre l’Atletico a spingere con Arona che torna a farsi vedere dopo la realizzazione dell’1 a 0 saltando secco Godswill e mettendo in difficoltà anche Riera prima di servire Carlos, il cui tiro, un po’ problematico e non certo coordinatissimo, è parato da José.

Estremo difensore Blaugrana che mette però in mostra tutti i suoi limiti proprio il nuovo entrato Sainz calcia non irresistibilmente poco oltre la trequarti e lui, con tecnica molto più che rivedibile, si lascia scappare dalle mani un pallone praticamente già parato, con una papera che costa il 2 a 0 ai danni del Barça.

Barcellona che prova comunque a scuotersi subito, con Maxi che penetra bene in area per appoggiare poi al limite a Munir, il cui calcio è però leggermente impreciso e porta il pallone a spegnersi di poco oltre la traversa.

Con il Barça che prova a risvegliarsi de la Morena effettua un altro cambio, con Arona, autore dell’1 a 0, sostituito da Maya.

Il Barcellona è però finalmente entrato in partita e appena prima della metà del secondo tempo accorcia le distanze con Munir, che riceve in area un cross proveniente dalla sinistra incornandolo di testa per il 2 a 1.

Da lì in avanti, comunque, i giovani Blaugrana non riusciranno più a raddrizzare il match, consegnando all’Atletico Madrid quello che il commentatore della tv spagnola, un po’ pretestuosamente, definirà il titolo di “miglior cantera del mondo”.

Tornando all’aspetto tattico interessante il 4-2-3-1 madridista, con il trequartista centrale molto mobile e portato sia a duettare con la prima punta che a proiettarsi anche oltre ad essa, infilandosi alle spalle dei difensori.
Bene anche la fase offensiva della catena di destra, e nel complesso squadra molto ordinata e ben messa in campo.

Classico 4-3-3, invece, per i catalani, dove più che lacune strettamente tattiche si sono registrate approssimazioni tecniche un po’ preoccupanti, almeno se viste con gli occhi da tifoso.

Venendo ai singoli bene Alejandro Gómez Martín, detto Chele, terzino destro Rojiblancos. Buona propensione e propulsione offensiva, duetta con continuità con Ivan, ala destra con facilità di corsa disarmante e tanta voglia di pungere.

Bene anche Nacho, trequartista mobile capace di duettare nello stretto con tutti i suoi compagni.

Si vede solo a sprazzi, invece, Arona Sane, autore dell’un po’ fortunosa realizzazione che sblocca il match e di una prestazione altalenante.

Nel complesso, comunque, non si sono visti potenziali veri fenomeni, almeno non in questa partita. Per quanto tra l’Atletico di Madrid nessuno demeriti.

Piuttosto male, invece, un po’ tutti i giocatori del Barça.

Dove Alain Richard Ebwelle mette in mostra grandi doti di velocista e la capacità di essere ficcante, senza però riuscire a pungere davvero.

Interessante, comunque, l’ecletticità di Xavier Quintillà Guasch, di cui parlai già più di un anno fa.

Dopo averlo visto giocare tanto mediano quanto difensore centrale, infatti, mi è capitato di vederlo anche terzino sinistro. E con discreti risultati. Del resto il compito più complicato era il suo, alle prese con Chele e Ivan, e le cose non sono andate poi così male.

Il ragazzo, per altro, è un classe 96. Ovvero uno tra i più giovani in campo.

Bene, indubbiamente, anche il capitano della formazione, Roger Riera Canadell. Difensore centrale carismatico e sa già ben leggere i tempi delle azioni.
Penalizzato, ahilui, dal giocare stretto nella morsa di Godswill Elohor Ekpolo, terzino destro con pesanti lacune, e Rodrigo Tarin Higon, centrale che inanella una sbavatura dietro l’altra.

Piuttosto male anche i centrocampisti, in blocco, col reparto nevralgico del campo che soffre in continuazione lasciando il possesso della palla nelle mani dei madrileni, facendo così crollare come un castello di carte il “sistema Barça”.

Sempre interessante, comunque, vedere come si muovono le cantere spagnole. Peccato solo che il calcio giovanile, in Italia, non abbia lo stesso spazio.

Ma, del resto, sono i giovani stessi a non avere spazio in questo paese quanto nel mondo del nostro calcio.

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Erano i favoritissimi della vigilia ed hanno finito col vincere, proprio in linea con le previsioni, l’edizione 2011 del Sudamericano under 17.

Parlo del Brasile ovviamente, che conferma ancora una volta la propria supremazia continentale a questo livello. Impressionante, in tal senso, la striscia positiva dei ragazzi Verdeoro che dal 1985 – anno della prima edizione – ad oggi hanno centrato dieci primi e tre secondi posti, finendo fuori dal podio in una sola occasione (quarti nel 1993).

Ma veniamo all’attualità: inseriti nel Gruppo B assieme a Paraguay, Colombia, Cile e Venezuela i brasiliani si sono ben comportati totalizzando nove punti in quattro match vincendo il proprio girone in virtù di una miglior differenza reti rispetto ai paraguayani.

Attacco molto prolifico e difesa piuttosto incerta per i ragazzi di Emerson Ávila che hanno iniziato il proprio torneo dando subito bene l’idea di quanto appena detto andando a vincere il proprio match di esordio per 4 a 3 contro il Venezuela. Dopo il 2 a 1 contro il Cile ecco la prima – e unica – sconfitta del loro torneo, arrivata con lo stesso risultato contro il Paraguay. Nel corso dell’ultima giornata, poi, il roboante 5 a 1 contro la Colombia a sugellare il primo posto in classifica.

Se bene avevano fatto nel corso del primo turno ancora meglio sono riusciti a fare disputando l’Hexagonal finale dove sono stati in grado di raccogliere quattro vittorie ed un pareggio in cinque match.
Hexagonal non iniziato benissimo, in realtà, con lo 0 a 0 al cospetto di un Uruguay – guidato dal capocannoniere del Torneo Mascia (6 goal totali) – piuttosto solido capace, alla fine del torneo, di classificarsi in seconda posizione. Da lì in poi, comunque, una marcia trionfale le cui tappe sono state rappresentate dalle vittorie su Colombia (1 a 0), Ecuador (3 a 1), Paraguay (3 a 1) ed Argentina (3 a 2).

Brasile quindi capace di laurearsi campione continentale piuttosto facilmente, il tutto nonostante la stella annunciata del torneo, Lucas Piazon, non abbia brillato come ci si aspettasse.

Brasile che grazie a questo risultato si qualifica quindi, al pari di Uruguay, Argentina ed Ecuador, sia al prossimo Mondiale di categoria (da disputarsi tra il 18 giugno ed il 10 luglio prossimi) che ai prossimi Giochi Panamericani.

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CRONACA

Uruguay che dopo il pareggio con l’Argentina scende in campo con il Paraguay alla ricerca della prima vittoria in questo hexagonal finale contro un’Albirroja ad un pareggio ed una sconfitta in due match.
Partita che inizia però su ritmi piuttosto compassati: nessuna delle due squadre sembra voler spendersi in maniera particolare per arrivare alla vittoria, così che il gioco risulta stagnante e le emozioni faticano a fioccare.

La prima occasione interessante arriva quindi solo dopo ben diciannove minuti di gioco quando Aguirre può presentarsi praticamente tutto solo a tu per tu col portiere avversario, subendo però il ritorno di un difensore senza riuscire a calciare a rete.
Aguirre che però si riscatterà subito dopo: Guillermo Méndez verticalizzerà un pallone proprio per la punta del Liverpool (di Montevideo) che una volta a tu per tu con Bogado scavalcherà il portiere paraguayano con un bel pallonetto, sbloccando il match.

Paraguay che proverà a reagire senza grande mordente. L’occasione più ghiotta creata immediatamente dopo al goal dello svantaggio, quindi, arriverà al ventinovesimo solo grazie ad un incredibile liscio di Gaston Silva, neo diciassettenne difensore in forza al Defensor Sporting (che oltre a lui offre a questa rappresentativa giovanile nazionale anche il centrocampista Leonardo Pais).
Al trentaduesimo bellissimo spunto palla al piede di Delis Gonzalez che dopo aver saltato secco un avversario punterà l’area, provando ad infilarsi in mezzo a due difensori. Finito a terra, quindi, lascerà scorrere la palla in direzione di Mauro Caballero, i cui due tentativi di conclusione saranno però murati da un avversario.

Sugli sviluppi di un angolo un ponte aereo sul primo palo porterà ad una spizzata sul secondo, dove Ovelar giungerà però in ritardo senza riuscire a trovare la deviazione che valga il pareggio.
Primo tempo che si chiuderà quindi con un Paraguay dal baricentro alto alla ricerca di un pareggio che non arriverà però nemmeno a sfiorare.

La ripresa si aprirà un po’ sulla stessa falsariga della fine della prima frazione.
Dopo quattro minuti, quindi, bella conclusione di Carlos Florencianez che calcerà bene di sinistro da fuori area facendo tremare Cubero ma senza trovare il bersaglio grosso.

A passare è però ancora una volta l’Uruguay: è il cinquantanovesimo minuto quando il neo entrato Alvarez riceve sulla destra da Mendez per infilare il portiere avversario con un bel tiro piazzato.

Alvarez che diversi minuti più tardi proverà a scuotere ancora i non moltissimi tifosi sugli spalti cercando il gollonzo da quasi centrocampo, spedendo però palla a lato.
Al settantatreesimo, poi, Caballero entrerà in area sulla sinistra del fronte offensivo paraguayano per finire a terra sulla pressione di Emiliano Velasquez, senza che l’arbitro decida però di intervenire.

E’ però l’Uruguay ad essere il designato vincitore del match e come se non bastasse il 2 a 0 Mascia firma anche la terza rete, incornando un corner proveniente dalla sinistra per la quarta rete nel suo torneo.

Caballero però non ci sta e a dieci dal termine decide di firmare da par suo, sempre di testa, la rete della bandiera paraguayana.

Albirroja che non smetterà di crederci e che troverà la seconda rete del proprio incontro, sempre con Caballero, dopo cinque minuti. La posizione di partenza della punta in forza al Libertad, però, è di fuorigioco, e la segnatura viene prontamente annullata dalla terna arbitrale.
Paraguay che non avrà comunque più la forza di tornare in partita: 3 a 1 per la Celeste il risultato finale.

COMMENTO

All’inizio di questo match parlavo con un amico uruguagio cui confidavo la mia deluzione in merito a questo Sudamericano sub 17.
Partite ne ho viste poche, ad onor del vero, ma tra tutte le squadre che mi è capitato di seguire ancora non ho scorto un vero e proprio Fenomeno con la effe maiuscola. Un giocatore davvero capace di cambiare le sorti del match in ogni momento.

Un giocatore come i vari Neymar e Messi, per intenderci. Che a questi livelli e giocando tra i pari età sa davvero fare la differenza.

Perché di giocatori che lasciano intravvedere qualità interessanti sì, qualcuno ne ho notato. Per dirne uno, e proprio a commento della partita di oggi, potrei citare quel Mauro Caballero attaccante del Libertad (che offre alla rappresentativa di Gerardo Gonzalez Aquino ben altri sette giocatori, praticamente quasi mezza rosa) che ha dimostrato di essere attaccante di buon livello, pur senza però risultare dominante come si richiederebbe ad un fenomeno.

E se si pensa che ho visto giocare sia il Brasile che l’Argentina (dove in effetti di ragazzi interessanti ne ho trovati diversi) ecco che il quadro è completo.

La spiegazione di questo amico andava a parare sull’aspetto tattico: lo stesso mi raccontava infatti come, limitatamente al calcio uruguagio, si dedicasse pochissimo tempo alla parte tattica, specialmente a livello giovanile.
Spiegazione questa che se casca a pennello nello spiegare il perché di determinate questioni (come del fatto che i giocatori in campo non paiano mai ordinatissimi e di come la difesa soffra in situazioni in cui invece non dovrebbe) non spiega, a mio avviso, la mancanza di Fenomeni.

Perché il mio discorso verte proprio su ben altre prospettive: io parlo solo di potenzialità individuali più che altro relative all’aspetto tecnico di un singolo.
E legandomi al discorso portato avanti dal mio amico mi verrebbe anzi da pensare che gli eventuali Fenomeni dovrebbero esaltarsi in situazioni come queste, dove da una parte sarebbero chiamati a farsi carico della propria squadra interamente, da trascinare alla vittoria a suon di giocate, dall’altra potrebbero sfruttare al meglio i tanti spazi lasciati dall’approssimazione tattica degli avversari.

Eppure così non sembra essere…

Venendo all’incontro di oggi nello specifico, comunque, Uruguay solo discreto, che ha la meglio su di un Paraguay poi non così tanto inferiore – se non a livello difensivo – grazie ad azioni sparute.

Bene, a livello di singoli, Guillermo Méndez, MVP del match.
Il fantasista del Nacional (che offre a questa rappresentativa giovanile cinque giocatori in tutto) risulta infatti essere decisivo offrendo ad Aguirre ed Alvarez due palloni d’oro, solo da trasformare in rete.
Gran bella visione di gioco.

TABELLINO

Paraguay vs. Uruguay 1 – 3
Marcatori: 22′ Aguirre, 59′ Alvarez, 75′ Mascia, 79′ Caballero

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CRONACA

La prima conclusione a rete arriva dopo pochissimi minuti dal via e a portarla è Benjamin Pucheta, sedicenne centrocampista del Boca Juniors che arriva a scaricare il proprio mancino sugli sviluppi di una punizione. Buon tiro per lui, con l’estremo difensore Celeste che si distende però bene alla propria destra per salvarsi in corner.
All’undicesimo poi bellissima azione confezionata dal trio Ferreyra-Ocampos-Andrada con quest’ultimo che è liberato sul limite sinistro dell’area di rigore dove riesce ad arrivare al tiro, ancora una volta sventato da Cubero.

Qualche minuto più tardi saranno invece Carreras ed Ocampos a provarci: il primo eseguirà una spettacolare rovesciata parata dal portiere avversario, il secondo cercherà invece un destro ad incrociare dal vertice sinistro dell’area, con il pallone che si alzerà però di poco sulla traversa.
Al ventesimo, quindi, Ferreyra ci proverà da centrocampo, ma il suo pallonetto terminerà alto.

In campo c’è praticamente una sola squadra. I giovani argentini, però, non riescono a trovare la via della rete. Come al ventitreesimo, quando Maximiliano Padilla, sedicenne difensore in forza al Boca Juniors, arriverà a colpire di testa in area sugli sviluppi di un corner, facendo però sfilare la palla a lato del palo.
Uruguay che si fa vedere in avanti solo al ventottesimo quando Elbio Alvarez effettua un improbabile tiro-cross dalla sinistra, che non crea comunque alcuna apprensione a Sequeira.

Nella seconda metà della prima frazione, poi, i ritmi si abbasseranno notevolmente, così che le occasioni interessante verranno meno.
Da segnalare quindi solo la punizione battuta a meno di cinque dal termine dallo stesso Alvarez, con Sequeira che para però facilmente.

In apertura di ripresa torna a farsi vedere la Seleccion: Ferreyra riceve sul vertice sinistro dell’area di rigore e dopo essere rientrato sul destro calcia a giro sul secondo palo, senza però trovare lo specchio di porta.
Tra le fila della Celeste è invece Alvarez a confermarsi come il più pericoloso dei suoi: al cinquantacinquesimo il neo-entrato Guillermo Mendez parte in contropiede fulminando un avversario per prendere d’infilata la retroguardia avversaria e servire centralmente un pallone al suo compagno portante il numero otto sulle spalle. A tu per tu con il portiere e pressato da un avversario, però, il sedicenne centrocampista del Penarol fallirà un’ottima occasione per sbloccare il risultato.

Alvarez che avrà una buona occasione da goal anche pochi minuti più tardi quando Leonardo Pais recapiterà in area un cross da destra su cui piomberà proprio il buon Elbio, il cui colpo di testa in corsa sarà però preda di Sequeira.
Al sessantacinquesimo tornerà invece a farsi vedere l’Argentina, con Federico Andrada che colpirà di testa sugli sviluppi di un corner da sinistra: palla sul fondo.

Ed è proprio lui, la punta riverplatense, a sbloccare il risultato: corre il minuto settanta quando Federico riceve palla in area da Paredes – in patria già ribattezzato come il “nuovo Riquelme” – e dopo essersi aggiustato il pallone sul destro lo calcia a fil di palo, radente il suo. Sulla conclusione in questione Cubero non può nulla, tanto che non si muoverà nemmeno e restando bloccato sulle gambe potrà solo guardare il pallone infilarsi in porta e gonfiare la rete.

I colpi di scena non sono però finiti e pochi minuti più tardi la Celeste pareggia: Gianni Rodriguez è liberato sulla destra da un bel lancio di un compagno che taglierà tutto il campo per servirlo laddove la difesa argentina si mostrerà scoperta. Una volta in possesso di palla, quindi, il terzino sinistro di proprietà del Danubio si porterà sul fondo per effettuare poi un cross morbido nel mezzo laddove Maximiliano Padilla finirà col deviarlo di testa nella propria rete, anticipando l’uscita del proprio portiere.
Patatrac notevole, anche in relazione al fatto che il pallone non sarebbe stato intercettato da nessun giocatore uruguaiano e sarebbe comodamente finito proprio tra le braccia di Sequeira.

Uruguay che galvanizzato dalla fortunosa rete appena realizzata cercherà l’eurogoal con Guillermo Mendez che farà partire un bel tiro di prima intenzione da oltre la trequarti, con il pallone che finirà però per terminare di poco sopra alla traversa argentina.
Una cosa simile, ma dalla parte opposta, proverà a farla anche Paredes, che otterrà però un medesimo risultato.

Le due squadre, a quel punto, tireranno un po’ i remi in barca: nessuna delle due avrà più la forza né lo slancio giusto per poter arrivare al goal vittoria così che il match terminerà – a livello di risultato – in perfetta parità.

COMMENTO

Se la parità perfetta si realizza in pieno nel risultato di questo match non si può dire altrettanto per ciò che concerne il suo svolgimento laddove l’Argentina ha potremmo dire dominato per larghi parti del match.

La compagine guidata da Oscar Garré, ex Campione del Mondo a Messico ’86, ha infatti espresso un calcio migliore, mostrando un tasso tecnico più elevato rispetto a quello degli avversari che poco hanno potuto fare in diversi momenti della partita per contrastare la maggior tenacia argentina.

Uruguay ed Argentina che sono per altro da sempre un po’ le due nazioni – o per meglio dire nazionali – che mettono più in mostra quella cosa che viene chiamata garra e che potremmo definire furore agonistico.
Stasera, però, debbo dire che in questo senso mi hanno abbastanza deluso i ragazzi di Fabian Coito: mi sarei aspettato molto di più a livello di carattere ed intesità di gioco. Ma forse i tanti match disputati dall’inizio della competizione si sono un po’ fatti sentire sui giovani uruguagi.

Argentina che raccoglie quindi un solo punto utile per la classifica ma che ai punti meriterebbe di portare a casa il bottino pieno.

A livello di singoli hanno destato buona impressione Brian Ferreyra tra le fila della Seleccion ed Elbio Alvarez tra quelle della Celeste.
Il primo è l’ultimo prodotto della sempre ottima scuola argentina di trequartisti, giocatore rapido di gambe e dal dribbling ubriacante che milita attualmente nel Velez, il secondo è invece un centrocampista in forza al Penarol, club in cui ha compiuto tutto il suo percorso formativo. Per ciò che concerne la nazionale Alvarez partecipa a questo Sudamericano dopo aver già preso parte a quello under 15 disputato nel 2009 in Bolivia (esatto, proprio quello in cui si mise per la prima volta in mostra agli occhi del mondo quel Lucas Piazon di cui parlai qualche tempo fa).

Giusto poi menzionare anche Leandro Paredes, che in patria già hanno designato essere l’erede di Riquelme (sarà forse per il fatto che è un trequartista cresciuto tra le fila del Boca Juniors!?): subentrato nella ripresa ha servito ad Andrada l’assist per il goal che ha sbloccato il risultato. Non ha avuto moltissimo tempo per mettersi in mostra, ma il paragone citato è pesantuccio e non poteva non essere riportata la cosa…

TABELLINO

Argentina vs. Uruguay 1 – 1
Marcatori: 70′ Andrada, 77′ (og) Padilla
Argentina (4-3-1-2): Sequeira; Zarate, Baez, Padilla, Pinto; Carreras, Iniguez, Pucheta (61′ Silva); Ferreyra (61′ Paredes); Ocampos, Andrada (84′ Pugh). A disposizione: Galvan, Mela, Beloso, Villalba, Benitez, Allione. Allenatore: Oscar Alfredo Garré.
Uruguay (4-4-2): Cubero; Tabarez, Silva, Velasquez, Rodriguez; Ratti, Moreira (66′ Poggi), Paiz, Alvarez; Cortelezzi (62′ San Martin), Mascia (54′ Mendez). A disposizione: De Amores, Gorga, Carrera, Canobra, Furia, Aguirre. Allenatore: Fabián Coito.
Arbitro: Diego Lara (Ecuador). Guardalinee: Byron Romero (Ecuador) e Jairo Romero (Venezuela). Quarto uomo: Mayker Gomez (Venezuela).
Ammoniti: Iniguez, Paredes, Ocampos (Argentina); Velasquez, Ratti, Alvarez (Uruguay).

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Niente Europei per l’under 17 di Pasquale Salerno, che buca la Fase Elite raccogliendo due soli punti in tre partite, collezionando, di fronte al proprio pubblico, una figura non propriamente bellissima.

Azzurrini che dopo la fase di preparazione esordirono pareggiando 0 a 0 contro la Scozia.

Nel corso del secondo match, poi, la brutta sconfitta con la Repubblica Ceca: dopo l’iniziale vantaggio firmato a quattro minuti dal via da Valerio Verre ecco nel secondo tempo un uno-due ceko letale, che tra il sessantesimo ed il sessantaquattresimo ribaltano il risultato con Masek e Luftner.

Durante il terzo ed ultimo match, infine, un 1 a 1 con la Slovacchia che dopo essere passata in vantaggio con Rusnak si farà recuperare dalla rete, arrivata allo scadere, realizzata da Lorenzo Tassi, già definito da Corioni come nuovo Baggio.

Due soli punti in classifica, niente fase finale.

Ecco quindi la cronistoria del fallimento azzurro. Under 17 che dopo aver bucato la qualificazione all’Europeo lo scorso anno con la classe ’93, quindi, non parteciperà alla fase finale dello stesso nemmeno quest’anno.

Per provare a spiegare i perché ed i per come di questa eliminazione mi affiderò direttamente alle parole del mister, intervistato da Marco Oliva per Generazione di Talenti:

Gentile mister Salerno, l’eliminazione in questa Fase Elite degli Europei è sicuramente un boccone amaro da mandar giù per tutto il movimento calcistico azzurro. Analizzando la classifica del girone, il bilancio appare piuttosto modesto (2 pareggi, 1 sconfitta, per giunta da padroni di casa); quali sono le sue impressioni a caldo?
Un vero peccato. Il nostro calcio sta vivendo momenti molto difficili, un’oggettiva crisi d’identità in cui stiamo commettendo l’errore di voler scimmiottare quel calcio che va per la maggiore in questo momento (vedi il Barcellona), senza tener conto che a quel tipo d’approccio ci si arriva con una programmazione lunga e meticolosa, che parta verosimilmente dalla base. Noi abbiamo cercato di giocare un buon calcio, fatto di organizzazione tattica e possesso palla, non siamo stati molto bravi a concretizzare con i gol il gioco espresso, questo è il rammarico maggiore, unito a qualche leggerezza di troppo in fase difensiva.
 
L’eliminazione brucia ancor di più perché la squadra ha denotato comunque delle buone qualità, al cospetto di avversari scorbutici da affrontare ma sicuramente alla nostra portata. Facendo i doverosi complimenti alla Repubblica Ceca (in cui c’era un pizzico d’Italia, col prestante difensore centrale della Juventus Luboš Adamec), possiamo dire che forse non è passata la compagine tecnicamente più valida?
Si è qualificata sicuramente la squadra più solida, quella che ci ha creduto di più e che ha messo in campo, con decisione e determinazione, tutto ciò che aveva. Il cuore, la grinta e la voglia possono fare la differenza, anche al netto delle lacune tecniche. I ceki hanno dato tutto sul rettangolo verde, non hanno mai mollato e si sono meritati la loro chance di disputare la Fase Finale in Serbia. Noi non siamo sempre abituati a farlo, e questo è un problema che si paga in campo internazionale.
 
Abbiamo notato un filo conduttore tra l’esperienza di gennaio al Trofeo Granatkin in Russia (dove comunque ci siamo confrontati con avversari d’età maggiore, tutti Under 18) e i tre sfortunati match del Girone 1: questa Under 17 è una squadra con prospetti interessanti, ma che nel complesso è mancata dal punto di vista della cattiveria agonistica e soprattutto sul piano fisico, più che sul profilo tecnico/tattico. Per farle un esempio, anche in Russia il nostro Lorenzo Tassi ha rubato l’occhio degli osservatori e vinto il premio speciale come “Best Technique Player” del torneo, nonostante la squadra si sia classificata ultima. Purtroppo, notiamo anche a livello Senior quanto le squadre italiane accusino spesso un gap atletico col resto d’Europa. In sintesi, ed estremizzando un po’ il concetto: gli altri sembrano correre più di noi, o quantomeno la loro tenuta nell’arco della gara è maggiore.
Esatto, condivido in pieno. Per quanto riguarda il mio campo di competenza, ossia il panorama giovanile, il problema in Italia è che i nostri giocatori non disputano con regolarità partite impegnative sotto il profilo fisico-agonistico, e si trovano spiazzati quando incontrano squadre di questo tipo, già “tarate” a fronteggiare prestazioni di un certo spessore. E’ una questione piuttosto importante, se le gambe non rispondono è difficile far risultato. E non sottovaluterei il fattore mentale: la mancanza di abitudine a giocare su certi livelli è un handicap evidente, che pregiudica la concentrazione dei calciatori lungo i novanta minuti.
  
I suoi ragazzi hanno giocato tre partite molto diverse tra loro. A nostro avviso, il rimpianto maggiore deriva dal fatto che, probabilmente, abbiamo dimostrato proprio contro i vincitori del girone le nostre migliori qualità, pagando tutto sommato solo due disattenzioni difensive.
Sicuramente. Contro la Scozia siamo partiti un po’ contratti, forse bloccati dall’emozione del match d’esordio, svegliandoci in ritardo nella ripresa, con avversari molto accorti in fase difensiva e dediti soprattutto a limitare i danni, bravi in ogni caso a strappare un punticino. Con la Repubblica Ceca, viceversa, abbiamo ingranato subito il ritmo giusto, trovando un bel gol e giocando un ottimo primo tempo, prima del decisivo black-out ad un quarto d’ora dal termine, quando abbiamo subito due evitabilissime reti in quattro minuti e pregiudicato la prestazione con l’incapacità di reagire per riequilibrare il risultato. Nella partita di chiusura con la Slovacchia, infine, abbiamo un po’ pagato psicologicamente la cocente delusione dell’eliminazione prematura, mantenendo comunque un buon possesso palla ed il pallino del match, pareggiando con merito allo scadere ed evitando in extremis un’altra sconfitta-beffa. Con più convinzione e determinazione avremmo potuto sicuramente far nostra la qualificazione, posto che comunque gli avversari non hanno rubato assolutamente nulla.
  
Un altro dato che preoccupa in chiave futura è la difficoltà nel trovare portieri e centrali difensivi davvero affidabili, basti pensare alle sfortunate esperienze dei suoi colleghi Francesco Rocca (Mondiale Under 20 di Egitto – 2009) e Massimo Piscedda (Europei Under 19 – 2010), laddove abbiamo pagato soprattutto gli errori del pacchetto arretrato, talvolta francamente imbarazzanti. Secondo lei, c’è una spiegazione razionale di questa crisi, specie in ruoli in cui un tempo la scuola italiana era straordinariamente assortita?
E’ evidente quanto ormai non si curi molto la tecnica applicata, a favore di troppi tatticismi, estenuanti e poco produttivi a lungo andare. In particolare, la marcatura nell’uno-contro-uno è stata un po’ accantonata da tutti, ma sono convinto che di marcatori bravi ce ne siano molti in Italia: il problema è farli crescere, istruendoli con cura ed attenzione ed aiutandoli a migliorare con pazienza, colmando le lacune specifiche. Per quanto riguarda i portieri, credo sia principalmente un problema di pressioni esagerate che arrivano dall’interno e dall’esterno. Pretendiamo siano bravissimi già a dieci anni d’età, e non li lasciamo tranquilli di “sbagliare” con serenità.
Dagli errori s’impara, non si puo’ condannare un estremo difensore con giudizi troppo trancianti sin dai primi passi. D’altronde, le indecisioni capitano anche a campioni già affermati, figuriamoci ad un ragazzo inesperto cosa puo’ succedere… Nel panorama giovanile attuale ne abbiamo diversi, alcuni anche molto bravi.
  
Due curiosità su questa esperienza. La prima: ha proposto lei alla Federazione lo splendido scenario salentino, da oritano doc? A Brindisi ancora la ricordano con grande piacere, da generoso mediano protagonista di una storica promozione in Serie C1 nel 1984-85…
Sì, sono stato io ad avanzare la candidatura della Puglia come sede della Seconda Fase, e mi dispiace non aver regalato ai miei conterranei questa qualificazione. Devo ringraziare tantissimo il Presidente Regionale della Figc, il dottor Vito Tisci, per la sua disponibilità e per l’impegno profuso affinché la manifestazione riuscisse bene; e poi si sa, noi pugliesi siamo generosi ed ospitali, e la riuscita dell’organizzazione era scontata! Devo dire un grazie di cuore a tutti, in questo contesto. Sono contento che a Brindisi mi ricordino ancora, ho dato l’anima per quella squadra raccogliendo molto meno allora in termini di gratificazioni da parte di società e tifosi. Comunque è acqua passata, e mi fa piacere che adesso sia apprezzato. Chi è del posto non sempre viene considerato alla stregua degli altri, e questo è sbagliato.
  
La seconda: ha influito nelle convocazioni dei diciotto ragazzi la concomitanza con il Trofeo Città di Arco – Beppe Viola? Ha dovuto rinunciare a qualche giocatore in particolare per lasciarlo ai club impegnati nel torneo? Giusto per farle un esempio in questo contesto, abbiamo notato che Gaetano Monachello e gli altri interisti si sono resi protagonisti in Trentino, vincendo con merito.
Assolutamente no. Ho avuto carta bianca e ho potuto scegliere chiunque volessi, senza alcuna restrizione. Nella fattispecie, ho sempre portato diversi interisti nella Nazionale, ma quest’anno e proprio nel periodo delle convocazioni Simone Pasa (il capitano del mio gruppo, per giunta) era infortunato, mentre Monachello, Riccardo Fochesato e Matteo Colombi hanno trovato pochi spazi nella loro squadra, ed ho deciso diversamente. Col senno di poi, forse avrei portato Giovanni Terrani, che in questo momento era in forma smagliante e mi poteva garantire più qualità in fase offensiva. Spero di portarlo presto in Nazionale.
  
A proposito delle convocazioni, abbiamo notato nei vari impegni degli Azzurrini parecchi cambiamenti nel reparto offensivo, a dispetto di una discreta continuità negli altri settori della rosa. In questa tornata ha dato fiducia al “tedesco-pugliese” Maggio, Abbracciante e la novità Gragnoli, nella Prima Fase dell’ottobre scorso c’erano con i primi due anche Colombi, Tempesti e Monachello a disputare il Gruppo 9 degli Europei dominato contro Cipro, Francia e Slovenia, poi nel corso di questi mesi ha voluto testare tanti nomi nuovi come lo juventino Padovan, l’atalantino Cais, Centrella, Ingretolli, Marsura e il palermitano Zerbo. Ha trovato difficoltà ad individuare una coppia d’attacco “fissa”, c’è qualcuno che magari l’ha delusa sul piano realizzativo o semplicemente ha voluto dar spazio a tanti ragazzi a seconda dell’importanza degli impegni?
Ero alla ricerca di qualcosa che mi soddisfacesse più di quello che avevamo a disposizione, e poi mi sembrava giusto vedere e dare la possibilità ad altri di mettersi in mostra. In quest’ottica, mi preme sottolineare che qualcuno dei ragazzi ha perso delle belle occasioni…
  
Dopo lo sfortunato match con la Repubblica Ceca, abbiamo notato la grandissima e giustificata delusione dei suoi ragazzi, davvero dispiaciuti per l’opportunità mancata. Eppure, nonostante l’eliminazione siamo tuttora convinti che ci siano individualità nel gruppo da tenere d’occhio nel futuro, soprattutto il bresciano Tassi e il romanista Verre.
Non mi piace fare nomi, da allenatore non credo sia giusto. Ad ogni modo, a parte qualche mia delusione personale su alcuni, ritengo che molti di loro possano arrivare a calcare grandi palcoscenici e giocare il calcio di altissimo livello, l’importante è restare con i piedi per terra e fare tesoro delle esperienze vissute, anche quelle negative come questa. Imparare dai propri errori, migliorare gradualmente nel proprio percorso, lavorare sodo sulle proprie lacune: la ricetta è quella, vale un po’ per tutti e deve essere sempre così.
  
Riesce a fare un paragone con la promettente “generazione 1992” dell’Italia, che lei ha guidato in maniera stupenda sia agli Europei di categoria che nei Mondiali 2009 in Nigeria, sconfitti solo dai futuri campioni della Svizzera e dopo aver dominato a larghi tratti, e questa del 1994? Alcuni dei ragazzi che ha gestito come Camporese, Carraro, Perin, Benedetti, El Shaarawy, Natalino e gli altri sono ormai sulla bocca di tutti, e sembrano rappresentare davvero una bella covata per la Nazionale del futuro. E’ fiero della loro crescita, dopo averli “svezzati”? Ritiene che questi del 1994 possano ripercorrere lo stesso percorso, o il livello è leggermente inferiore?
Con i ragazzi del ‘92 abbiamo condiviso dei momenti particolari, bellissimi ed indimenticabili. Il ritorno per loro in termini di gratificazione c’è stato immediatamente, con tanti esordi in Prima Squadra che mi hanno riempito il cuore di gioia. Li seguo ancora con affetto, e sono contento delle loro affermazioni personali. Quello che ho cercato di spiegare ai ragazzi del ‘94 era proprio l’importanza dell’occasione che avevano tra le mani anche loro, per cercare di non lasciarsela sfuggire e preparando al meglio tutto ciò che servisse ad “arrivare”, lavorando sui dettagli e sulle piccole sfumature che fanno la differenza. Peccato non esserci riusciti, resta l’amaro in bocca ma sicuramente molti di loro avranno il tempo per rifarsi, sono pur sempre dei sedicenni.
  
Quali sono le prospettive e le sue intenzioni nell’immediato? Comincerà a preparare da subito la strada verso gli Europei 2012, convocando ragazzi del biennio 1995-1996 piuttosto che del 1994 per amalgamare il nuovo gruppo che verrà? Oltre a Lezzerini, Tassi, la novità Capezzi e il pre-convocato Alessio Romagnoli, ci sono interessanti prospetti in quella fascia d’età come Simone Perilli, i bergamaschi Barlocco e Cortinovis, i pescaresi Savelloni e Di Benedetto, i granata Aramu e Perugini, il classe ’96 Francesco Di Mariano e l’empolese Emanuele Rovini, tra gli altri.
A mio avviso, credo sia giusto finire col valorizzare e mettere in mostra ancora i ragazzi nati 1994, anche perché quelli più piccoli possono giocare nell’Under 16 del collega Antonio Rocca. Vedrò insieme al mio coordinatore Arrigo Sacchi quali saranno le direttive da seguire.
  
Ultima domanda sul sistema-calcio giovanile italiano. A causa del difficile ricambio generazionale nella Nazionale Maggiore,e alla luce anche delle deludenti prestazioni dell’Under 21 (eliminata dalla Fase Finale degli Europei e, di conseguenza, dalle Olimpiadi 2012), si comincia insistentemente a parlare di una rivoluzione strutturale dei campionati giovanili italiani, magari abbassando l’età del Campionato Primavera ed introducendo le squadre-B direttamente in Lega Pro o comunque in categorie agonisticamente più probanti e formative per un giovane talento, rispetto all’atmosfera “ovattata” e forse troppo protettiva dei Campionati Giovanili Nazionali. Qual è la sua posizione a riguardo?
A nostro modo di vedere, c’è anche un problema culturale alla base: parafrasando una fortunata pellicola cinematografica, l’Italia non è un Paese per giovani?
Beh, questa è veramente una bella domanda, che meriterebbe senz’altro dibattiti molto più ampi ed approfonditi! C’è sicuramente bisogno di dare una sterzata al movimento calcistico italiano, lavorando in profondità e non in maniera superficiale, a patto che si cominci dalla base… Mi riferisco, tanto per cominciare, alle infrastrutture ed alla scuola, la componente didattico-pedagogica è essenziale. Ripeto, non si puo’ scimmiottare il calcio che va per la maggiore in questo momento, seguendo un’onda lunga emozionale o una “moda”, senza mettere le mani al settore dalle fondamenta. Manca una vera e sana propensione al bel gioco, alla mera qualità, sacrificata troppo spesso sull’altare della “vittoria a tutti i costi”, e questo non fa sicuramente crescere i nostri ragazzi; in particolare, mancano serenità e cultura della sconfitta sui nostri campi, e bisognerà cominciare a capire che c’è qualcuno (forse in troppi…) che sta andando ben più veloce di noi.E’ doveroso rimboccarsi le maniche e lavorare sodo affinché s’inverta celermente la rotta e si rovesci questa sorta di inerzia negativa, senza crogiolarsi sugli allori del passato o arroccarsi su posizioni troppo conservatrici. Paradossalmente, credo che l’ultimo Mondiale vinto ci abbia portato più svantaggi che vantaggi in termini progettuali; se è vero che fu una vittoria di cui andare giustamente orgogliosi, è altrettanto doveroso ricordarsi che da allora sono passati cinque anni, e tanta acqua sotto i ponti… Soprattutto perché, ribadisco, intanto gli altri movimenti calcistici sono cresciuti vorticosamente e non si sono certo fermati ad aspettarci o applaudirci. Ad ogni modo, non è mai troppo tardi per risollevarsi, e non credo che un atteggiamento disfattista aiuti ad affrontare meglio le problematiche. Abbiamo sicuramente alcuni tra i migliori talenti al mondo qui in Italia, è ora di far giocare in Prima Squadra i nostri giovani senza andare a pescare troppo nei giardini dei vicini.
Coraggio e fiducia nei vivai: queste sono le strade da battere con determinazione, il più presto possibile.

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CRONACA

La prima conclusione la porta il Cile con Gerardo Navarrete – unico giocatore in forza all’Universidad de Concepcion convocato in questa rappresentativa da George Biehl – che ricevuta palla largo a sinistra punterà Wallace, terzino destro in forza al Fluminense, per poi tentare il tiro a giro, con cui non troverà comunque, nemmeno lontanamente, lo specchio di porta.
Pochi minuti e lo stesso Wallace effettuerà un affondo devastante sulla sua fascia portandosi in area dopo aver scambiato con Adryan. Il suo cross, corto, sarà però intercettato dalla difesa cilena, che libererà la propria area di rigore senza eccessive apprensioni.

All’undicesimo occasionissima per La Roja: sull’angolo battuto da destra da Bryan Rabello arriva il colpo di testa di Andres Robles a prolungare il pallone sul secondo palo laddove s’infila Maximiliano Galvez che fallisce però sotto misura il più comodo degli appoggi in rete.
Tre minuti ed il Cile, molto più pimpante degli avversari, si farà ancora una volta pericoloso: la punizione battuta dalla trequarti sinistra dal solito Rabello creerà qualche problema alla retroguardia carioca con Paez che sarà quindi liberato da un batti e ribatti al limite, potendo liberare il proprio destro. La traiettoria del pallone verrà però deviata dal tackle scivolato di un avversario, che devierà la sfera sul fondo. Sul corner che ne scaturirà Rabello finirà col stringere troppo la traiettoria sul portiere, con Uilson che riuscirà a bloccare facilmente il pallone.

Al ventiquattresimo la nazionale andina tornerà a farsi vedere dalle parti di Uilson: bella l’azione costruita dai ragazzi di Biehl con Navarrete che dopo aver ricevuto palla sull’out sinistro la scaricherà all’accorrente Paez, il cui tiro non metterà comunque in grande apprensione l’estremo difensore attualmente in forza all’Atletico Mineiro.
Brasile con notevoli difficoltà di costruzione, quindi, che si riaffaccerà dalle parti di Pablo Jara solo al trentaduesimo, facendolo, per altro, con grossa approssimazione: il tiro da fuori di Wallace terminerà infatti ben alto oltre la traversa, lasciando assolutamente tranquillo il portiere cileno che al pari dei compagni Ariel Paez, Narciso Cabrera, Bastian Crisostomo e Bryan Rabello milita tra le fila del mitico Colo Colo.

Verdeoro che ci riproveranno quindi qualche minuto più avanti quando Pedro Paulo scambierà bene con Adryan per calciare poi dal vertice sinistro dell’area di rigore, ancora una volta senza riuscire però ad inquadrare la porta.
Brasile che proverà a dare continuità al suo gioco, con Wallace che al trentanovesimo partirà in contropiede dal limite della propria area di rigore portando palla indisturbato sino alla trequarti avversaria quando farà partire un filtrante che metterà in movimento Adryan, anticipato però bene dall’uscita bassa di Jara.

Al quarantaduesimo si farà quindi vedere ancora il numero 10 verdeoro che dopo aver scambiato con un compagno fuggirà alla marcatura asfissiante di Vargas per penetrare in area e calciare in diagonale, spedendo però la palla a lato del palo alla destra dell’estremo difensore andino.
Brasile che sigillerà quindi la propria rinascita con la traversa colta da Hernani su punizione ad un minuto dal termine. Jara, a dire il vero, sembrava avrebbe potuto raggiungere il pallone, all’occorrenza. Ma quando si colpisce un legno significa che il livello di pericolosità delle proprie azioni si sta rapidamente alzando.

La prima conclusione della ripresa sarà portata, ancora una volta, dai giocatori in Verdeoro: è Hernani che va infatti a concludere un bel contropiede portato da Emerson, calciando però piuttosto centralmente tra le braccia di un sempre attento Jara.
Meno di un minuto e l’ala in forza all’Atletico Paranaense ci riproverà, sempre da fuori, questa volta senza nemmeno trovare lo specchio di porta.

Al cinquantaduesimo si farà finalmente vedere Piazon che dopo aver ricevuto palla in area dal solito Hernani si sposterà la palla sul sinistro per procurarsi lo spazio per il tiro mettendo quindi fuori giri il diretto marcatore – Rodrigo Moya, per la cronaca – per calciare poi di poco a lato, davvero sfiorando il palo alla destra dell’estremo difensore in forza al Colo Colo.
Sul fronte opposto sarà ancora Moya a rendersi protagonista di una leggerezza: sul cross portato da Rabello e deviato da un difensore brasiliano, infatti, il terzino destro di proprietà dell’Universidad de Chile liscerà in pieno il tiro al volo, sprecando una ghiottissima occasione.

Strano - va detto - veder uscire, dopo un’ora di gioco, quell’Hernani che era stato, in special modo nel primo quarto d’ora della seconda frazione di gioco, uno dei più positivi della compagine allenata da Emerson Avila.
Brasile che non rinuncia comunque ad attaccare e che al sessantatreesimo si fa ancora pericoloso con Rodigo, il cui colpo di testa sugli sviluppi di un corner termina però a lato.
Col passare dei minuti la stanchezza inizierà a farsi quindi sentire e le due squadre andranno via via ad abbassare i propri ritmi di gioco.

Al settantatreesimo, però, fiammata della Roja: Moya crossa da destra, Josué non riesce ad intervenire di testa ed Angelo Henriquez, punta in forza all’Universidad de Chile, incorna anticipando Wallace e firmando la rete dell’1 a 0.

I Verdeoro provano quindi a trovare l’immediato pareggio con Emerson che a pochi minuti dal vantaggio cileno prova una penetrazione centrale con conclusione annessa, senza però riuscire a trovare lo specchio di porta.

Emerson che ci riprova, questa volta centrando il bersaglio grosso, subito dopo: sugli sviluppi di un’azione costruita sulla sinistra, infatti, il ragazzo in forza al Santos può calciare ad un passo dall’area di rigore, colpendo il pallone di collo pieno per spedirlo, praticamente imparabile, ad infrangere lo specchio di porta cileno. 1 a 1.

A cinque dal termine bella ripartenza cilena con i giocatori di Biehl che partiranno dalla propria area di rigore avanzando con continui scambi in rapidità sino alla trequarti avversaria laddove Henriquez deciderà di fare tutto da par suo portandosi sull’esterno dell’area avversaria per tentare poi un’improbabile conclusione a rete che si risolverà con un nulla di fatto.

Il tasso tecnico del Brasile si dimostrerà però ancora una volta superiore quando a due dal termine Adryan andrà a battere una punizione da un venticinque metri scarsi facendo passare la palla sopra la barriera e praticamente a filo del palo, laddove Jara non può arrivare. E’ il 2 a 1 con cui i ragazzi di Avila ribaltano un match che tutto sommato, ai punti, avevano già forse dimostrato di meritare.

COMMENTO

Primo tempo a due facce quello disputato tra Cile e Brasile.
Lungo la prima mezz’ora di gioco saranno infatti gli andini a fare la partita, forti di una circolazione di palla molto ben curata dovuta ad una tecnicità dei centrocampisti davvero notevole.

Il tutto favorito poi da un Brasile assolutamente molle sulle gambe, incapace di portare pressione in maniera adeguata sui portatori di palla avversari quanto di imbastire azioni che possano davvero impensierire la retroguardia cilena.

Dopo la mezz’ora, però, le cose iniziano a cambiare: i ragazzi di Emerson Avila si dimostrano via via più scolti e nonostante un Piazon che definire anonimo sarebbe comunque fargli un complimento arrivano a prendere il controllo del match.

Nella ripresa, invece, potremmo dire succeda un po’ di tutto.
Inizialmente è ancora il Brasile a partire forte, ma sempre e comunque senza trovare la rete.

Poi, in quello che è forse l’unico momento un po’ di stanca della partita, ecco la fiammata rossa: Moya, terzino destro che, come tanti altri in questa nazionale, milita attualmente nell’Universidad de Chile, crossa da destra riuscendo a trovare la difesa verdeoro assolutamente impreparata con un Josuè che bucherà quindi l’intervento di testa ed un Wallace incapace di anticipare la punta avversaria, brava a girare il pallone in rete.

Il goal subito risveglierà quindi i ragazzi di Emerson Avila, che si riverseranno in attacco.
Emerson dimostrerà di essere tra i più accesi ricercatori del pari, tanto che a meno di dieci minuti dal goal subito andrà dapprima a testare la propria mira, poi a bucare irrimediabilmente Jara con un destro di collo pieno con cui infrangerà lo specchio di porta cileno.

Nel finale, poi, arriverà anche il goal-beffa per un Cile che ha comunque messo in mostra qualità interessanti, in special modo in fase di palleggio a centrocampo.
Notevole, comunque, la punizione con cui Adryan chiuderà il match in favore dei Verdeoro.

MVP

E proprio lui, il numero 10 attualmente di proprietà del Flamengo è l’MVP di questo match.
Tra le individualità più di spicco di questa partita, infatti, Adryan dimostra di essere in più occasioni uno dei più pericolosi dei suoi, riuscendo poi, a due dal termine, a svoltare una partita che ad un certo punto sembrava essersi fatta stregata.

Tecnica notevole e grande volontà per questo fantasista che il prossimo dieci agosto compirà diciassette anni. E chissà che al termine di questo Sudamericano non finisca, un po’ come il compagno Piazon, al centro dell’interesse dei club di mezz’Europa.

Adryan, comunque, non è il solo a mettersi in mostra oggi.
E se il titolo di man of the match va a lui anche per essere stato in grado di decidere il match allo scadere ecco che vanno comunque fatte altresì alcune menzioni d’onore.

Interessantissimo, quindi, quel Wallace che, terzino destro del Fluminense, ha letteralmente arato la propria fascia di competenza nel corso di tutto il primo tempo, risultando uno tra i pochissimi a salvarsi anche in quella prima mezz’ora un po’ nefasta per i suoi.
Calato nella ripresa, sino ad essere sostituito a tempo ormai scaduto, Wallace mi ha ricordato un poco il primo Cafù: grandissima propensione offensiva, facilità di corsa notevole, qualche leggerezza di troppo – come quella in occasione dell’1 a 0 – in fase difensiva. Giocatore comunque da tenere d’occhio.

Tra i Verdeoro mi ha poi ben impressionato anche quell’Hernani ala destra dell’Atletico Paranaense che dopo una prima frazione di gioco discreta ha disputato un primo quarto d’ora di ripresa su livelli realmente eccezionali. Peccato solo Avila abbia deciso di toglierlo anzitempo: sarebbe potuto davvero essere un fattore.

Tra le fila cilene, invece, buone le prestazioni di Lichnovsky e Paez, rispettivamente terzino sinistro dell’Universidad de Chile e punta del Colo Colo.
Il primo ha difeso molto bene lungo tutto il corso del match, nonostante avesse a che fare con due degli ossi più duri del Brasile, Hernani e Wallace. Il secondo ha invece dimostrato di poter essere una vera e propria spina nel fianco degli avversari: sempre molto mobile, la seconda punta cilena ha palesato qualità interessanti anche a livello di palleggio.

Palleggio che, come detto, è stata la qualità più interessante mostrata dai ragazzi di Biehl. In questo senso non vanno quindi dimenticate le buone prove di quelle che sulla carta dovrebbero essere un po’ le stelline di questa rappresentativa: Gerardo Navarrete e, soprattuto, quel Bryan Rabello di cui vi parlai ampiamente ad inizio mese.

E Lucas Piazon?
Il talentino del San Paolo, conteso a suon di milioni da mezz’Europa, meriterebbe forse un articolo tutto per sè.
Di certo possiamo eufemisticamente dire come oggi non mi abbia certo impressionato.

TABELLINO

Brasile vs. Cile 2 – 1
Marcatori: 73′ Henriquez, 81′ Emerson, 88′ Adryan.
Brasile: Uilson; Wallace (90′ Matheus), Josuè, Emerson, Marquinhos; Hernani (60′ Andrigo), Marlon Bica, Rodrigo, Adryan; Pedro Paulo (82′ Leo), Lucas Piazon. A disposizione: Charles, Claudio Wink, Misael, Allan, Guilherme, Diego. C.T.: Emerson Avila.
Cile: Jara; Moya, Galvez, Vergara, Lichnovsky; Rabello, Gonzalez, Robles, Navarrete (80′ Cortes); Paez (84′ Palma), Henriquez. A disposizione: Abarca, Cabrera, Quiroga, Rojas, Flores, Crisostomo, Manzano. Allenatore: Biehl.
Ammoniti: Vergara, Hernani.

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Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Non inizia col piede giusto l’avventura dell’under 17 di Pasquale Salerno a queste qualificazioni Fase Elite in vista dell’Europeo serbo della prossima primavera.

Gli Azzurrini affrontano, al Capozza di Casarano, i pari età scozzesi senza però riuscire ad andare oltre ad uno striminzito 0 a 0. Contemporaneamente, poi, la Repubblica Ceca ha la meglio sui cugini slovacchi e si lancia quindi in prima posizione solitaria, con i nostri portacolori già costretti ad inseguire.

Italia schieratasi con un 4-3-1-2 con Cragno in porta, Conti ed Akrapovic terzini (rispettivamente alla destra ed alla sinistra del nostro fronte difensivo), Piana e Rugani centrali. A centrocampo, poi, Piredda schierato centralmente con Verre e Gatto ad agire come mezz’ali, il tutto per supportare Tassi, stellina del vivaio bresciano, schierato sulla trequarti. A chiudere l’11 titolare schierato da Salerno le due punte: Abbracciante e Maggio.

Azzurrini che al cospetto di 2000 spettatori (tra cui il vice presidente federale Albertini ed il coordinatore delle nazionali giovanili Sacchi) partono pieni di buone intenzioni, che non si traducono però nella giusta precisione in campo. I nostri ragazzi provano infatti a fare la partita, ma lo fanno evidenziando qualche problemino di troppo in fase di costruzione, specialmente in quella di rifinitura.

Le emozioni, così, non fioccano e la prima frazione di gioco si chiude con solo un paio di occasioni interessanti: dapprima una conclusione di prima intenzione di Maggio, ben assistito da Abbracciante, poi un’incornata di Rugani sugli sviluppi di un corner, col pallone che sfiora solo il palo.

La ripresa è invece più frizzante: gli Azzurrini alzano il proprio baricentro alla ricerca di un goal che potrebbe risultare fondamentale per lo sbarco in Serbia, così dopo sette soli minuti di gioco Gatto sfiora il goal con una conclusione da fuori, per poi ripetersi una decina di minuti più tardi andando ad incornare un cross servito dalla sinistra da Akrapovic.

Al ventunesimo è poi Abbracciante a provarci: la punta parmense trova però la gran risposta di Hamilton a negargli la via della rete. Cinque minuti ed ecco Tassi provare a superare l’estremo difensore avversario in pallonetto, facendo però terminare la palla di poco alta sopra la traversa.

Negli ultimi minuti l’Italia prova quindi l’assalto al fortino scozzese, che però non cede. L’ultima occasione del match la costruisce Fornito, il cui tiro dalla distanza è però parato con sicurezza dal sempre attento Hamilton.

Nulla da fare, quindi, per la compagine guidata da Salerno, che si esprimerà così a fine gara: “C’è il rammarico per non aver sfruttato questa partita perché non abbiamo giocato come avremmo voluto. Nel primo tempo eravamo troppo impauriti, nella ripresa, invece, siamo riusciti a giocare con maggiore tranquillità, alzando il baricentro della squadra e creando diverse occasioni da rete che purtroppo non siamo riusciti a finalizzare. Alcuni giocatori, soprattutto nella linea mediana del campo, non erano in ottima forma e il gioco ne ha risentito un po’ troppo; dobbiamo fare tesoro degli errori di oggi e ripartire con più determinazione. Ora diventa già decisiva la sfida con la Repubblica Ceca, un eventuale passo falso comprometterebbe il discorso qualificazione: speriamo di scrollarci di dosso l’emozione della prima partita e scendere in campo con più concretezza”.

Come dice giustamente il nostro tecnico Federale, quindi, risulta già determinante la sfida di oggi, che vedrà i nostri ragazzi opposti alla Repubblica Ceca capoclassifica. Vincere sarà determinante.
Ecco come presenta la sfida il C.T. Azzurro: “La Repubblica Ceca è una squadra che gioca sulla falsariga di quella scozzese, con molti lanci lunghi a cercare lo scatto delle punte. È una compagine molto sveglia e rapida e in più sarà anche galvanizzata dalla vittoria ottenuta all’esordio. Dobbiamo assolutamente vincere per rimettere le cose a posto nella classifica del girone, non possiamo permetterci un nuovo passo falso. La ricetta è scendere in campo con maggiore incisività e giocare con più precisione”.

TABELLINO

Italia – Scozia 0-0
Italia:Cragno, Conti, Akrapovic, Piredda (dal 41’ Fornito), Piana, Rugani, Gatto (dal 72’ Emmanuello), Tassi, Maggio (dal 54’ Gragnoli), Abbracciante, Verre (cap.) A disp.:Lezzerini, Murru, Cianci, Capezzi. All.:Pasquale Salerno
Scozia:Hamilton, Fraser, Mcintyre (dal 18’ Yaqub), Grimmer (cap.), Chalmers, Polworth, Macleod (dal 32’ Slater), Herron, Feruz, Kidd, Kennedy (dal 54’ Smith). A disp.:Wightman, Naismith, Erwin, Smith. All.: Mathie Ross
Arbitro: Liran Liany
Ammoniti: Slater, Feruz

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Inizierà domani (dopo nove giorni di ritiro preparatorio) al Capozza di Casarano la Fase Elite valevole per le qualificazioni all’Europeo under 17 che si terrà a maggio in Serbia.

Nel primo turno del proprio girone all’italiana i nostri Azzurrini dovranno vedersela coi pari età scozzesi, per poi affrontare la Repubblica Ceca venerdì al Giovanni Paolo II di Nardò e la Slovacchia il lunedì seguente al Via del Mare di Lecce, stadio in cui la nostra nazionale chiuderà, si spera in bellezza, le qualificazioni.

Avversari  non propriamente irresistibili, quindi, quelli che dovranno essere affrontati da Salerno ed i suoi ragazzi, ma che comunque non dovranno essere sottovalutati dai nostri portacolori.
Vediamo quindi, brevemente, il cammino qualificatorio delle nostre tre avversarie.

Slovacchia qualificatasi alla Fase Elite come vincitrice del Gruppo 10. Inseritavi assieme ad Ungheria, Isole Far Oer ed Andorra i ragazzi allenati da Anton Valović hanno dapprima facilmente battuto i faroesi (con un 3 a 0 deciso da Rusnák, Faško e Pisár) per poi distruggere i pari età andorrani (5 a 0 grazie ad una tripletta di Šmehyl ed alle reti di Revák e Brigant). Nel corso dell’ultimo turno, infine, un mesto 1 a 1 con l’Ungheria, che ha comunque permesso ai ragazzi slovacchi di vincere, grazie ad una migliore differenza reti rispetto agli ungheresi, il proprio girone.

I giovani scozzesi hanno invece chiuso al secondo posto il Gruppo 12, a pari punti con la Svizzera ma forti di una peggiore differenza. Dopo la vittoria di misura con il Lussemburgo, un 1 a 0 deciso da Marinković, il buon 3 a 1 con la Macedonia (Constantin, Adili, Ndongo). A chiudere i giochi, quindi, il pareggio con la Svizzera di Yves Debonnaire in cui, piccola curiosità, giocava anche quel Joel Untersee passato alla Juventus nel corso dell’ultimo mercato estivo.

La Repubblica Ceca, infine, ha chiuso solo terza il Gruppo 7. Dopo la buona vittoria contro l’Islanda di Gunnar Gudmundsson (un 4 a 2 deciso dalla tripletta di Stratil e dalla rete di Verner) ecco incepparsi gli ingranaggi della squadra: dapprima un inaspettato 1 a 1 contro i pari età armeni (di Čermák la rete dell’iniziale vantaggio ceko), poi la bruttissima sconfitta con la Turchia (un 6 a 1 con cui i ragazzi di Abdullah Ercan hanno distrutto, trascinati dalla tripletta di Beykan Şimşek e dalla doppietta di Enver Cenk Sahin i nostri futuri avversari).

Impresa non proibitiva, quindi, quella che spetta ai nostri giovani calciatori che si spera possano anche sfruttare al meglio il fattore campo per avere la meglio, strappando una qualificazione alla fase finale dell’Europeo che manca dal 2009.

Per ciò che concerne i ragazzi convocati dal nostro tecnico federale molte conferme ed un paio di novità assolute. Dei diciotto giovani calciatori attualmente impegnati nel ritiro di Acaya, difatti, ben dieci presero parte al primo turno qualificatorio, mentre solo in due risultano essere alla prima convocazione in under 17.

Ma vediamo più nel dettaglio chi fa parte della spedizione salentina.

I portieri saranno Cragno del San Michele Virtus e Lezzerini, classe 95 in forza alle giovanili Viola.

In difesa si contenderanno invece le maglie titolari gli amaranto Aaron Akrapovic e Flavio Cianci (rispettivamente terzino e centrale già aggregati alla formazione Primavera della compagine calabrese), l’atalantino Andrea Conti, il terzino sinistro cagliaritano Nicola Murru, il doriano Luca Piana e l’empolese Daniele Rugani, difensore centrale attualmente capitano della formazione degli Allievi Nazionali della formazione toscana.

A centrocampo, poi, convocati da Torino lo juventino Simone Emmanuello ed il granata Emanuele Gatto, da Napoli l’ala sinistra Giuseppe Fornito, da Firenze Leonardo Capezzi (classe 95), da Brescia colui che è stato ribattezzato il nuovo Baggio, Lorenzo Tassi (altro classe 95), da Cagliari Marco Piredda e da Roma Valerio Verre.

In attacco, infine, confermatissimi il parmense Daniele Abbracciante e l’italo-tedesco Mattia Maggio (in forza allo Stoccarda), cui verrà affiancato la novità assoluta Daniele Gragnoli (Ascoli).

Non mi resta quindi che augurare le migliori fortune a questi ragazzi, sperando sappiano ripagare tutta la fiducia che riponiamo in loro. Non prima, però, di riportare le parole rilasciate a beneficio della stampa dal nostro C.T.: “E’ una fase questa in cui storicamente facciamo fatica, perché sono tornei in cui le squadre danno tutto. La speranza è quella di ripetere l’avventura del 2009 durante la quale centrammo Europei e Mondiali, soprattutto per far acquisire maggiore esperienza internazionale ai calciatori classe 1994 così come è successo ai ragazzi del ’92. La squadra fin qui si è comportata egregiamente, il lavoro di preparazione svolto in questi mesi è stato ottimale, anche grazie al prezioso aiuto del coordinatore delle Nazionali giovanili Arrigo Sacchi e del suo staff con cui stiamo cercando di ottenere il massimo nella copertura del territorio per monitorare al meglio i giovani calciatori.
La Scozia è una squadra coriacea e forte fisicamente, capace di abbinare alla classica veemenza agonistica delle squadre anglosassoni anche un buon tasso tecnico. Sarà certamente un test molto duro, ma se i miei ragazzi giocano come sanno fare possiamo superarli. L’aspetto che più mi preoccupa della mia squadra, non solo per domani ma per il torneo in generale, è la tenuta psicologica: se riusciamo a dimostrare in pieno il nostro valore, faremo sicuramente bene. È importante anche il calore del pubblico pugliese in cui confido molto, nella speranza che ci possa dare quella carica in più per centrare questo prestigioso traguardo”.

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