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Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

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Stasera ho visto una partita e letto dei commenti. Di matrice completamente opposta.

Da chi ha parlato di “dominio” o “ottima partita” milanista, fino a chi è riuscito a spingersi all’estremo opposto con un “imbarazzanti” rivolto ai Rossoneri.

Ma “la verità sta nel mezzo”, dicevano i latini. Cosa vera forse mai quanto in questo caso.

Con un Milan più intraprendente di un brutto Malaga (squadra data in “recessione”, e ce ne siamo accorti un po’ tutti) ma comunque non ancora abbastanza brillante da portarsi a casa un risultato fors’anche meritato ai punti (parlassimo di boxe) ma non concretizzato nei fatti.

Qualche numero per inquadrare il match, prima di dar spazio alle pagelle: 54% il possesso palla a favore del Milan, che batte 11 corner contro l’1 calciato dal Malaga. 19 i tiri scoccati dai Rossoneri, di cui 6 nello specchio, contro i 4 (3) degli spagnoli.

Milan

Abbiati s.v.
Non ha colpe sul goal. Per il resto chiamato in causa molto molto raramente.

Abate s.v.
(Dal 6′ De Sciglio 6
Non si rende forse mai abbastanza pericoloso ma il suo appoggio è costante. Ed in una squadra come il Milan odierno è già significativo. Nota bene: è il giocatore che crossa di più tra i Rossoneri. Prova nove volte a metterla in mezzo.)

Mexes 6
Peccato per l’occasione del goal di Eliseu. In cui si trova nella condizione di contrare Isco, che ha però tutto il tempo di portare palla, lasciare che il compagno gli detti il passaggio e poi tagliare come burro la difesa rossonera con un assist al bacio.

Bonera 6
Anche lui tutt’altro che perfetto in occasione della realizzazione dell’1 a 0 spagnolo, quando si fa inglobare dalla “implosione” difensiva milanista. Nel complesso, però, Saviola viene annullato e il Malaga si rende poco pericoloso.

Constant 6,5
Pare partire bene. Poi un pochino si perde. Per ritrovarsi nella ripresa. Nel complesso è uno dei giocatori più vivi del Milan. Suo malgrado non è un terzino puro e lo dimostra in occasione del goal del Malaga, quando si fa tagliare fuori dal filtrante di Isco che premia l’inserimento di Eliseu. Nel complesso va però premiata la sua costanza. Oltre che il fatto che sforni l’assist del pareggio.

De Jong 5,5
Uno dei tanti ad essere corresponsabile del goal malagueño, quando “abdica” all’intervento su Isco, che così può partire e scatenare tutto il suo talento. Nel complesso è, al solito, praticamente nullo in fase di costruzione. Con l’aggravante che oggi non è particolarmente brillante nemmeno in quella di non possesso. Nonostante senso di posizione e intuito gli permettano di trovarsi spesso al posto giusto nel momento giusto.

Montolivo 6,5
Il centrocampo del Milan è lui. E questo spiega forse, parzialmente, i problemi del Milan. Abituati un tempo a contare su Campioni di altro talento da sfruttare come perni del reparto nevralgico del campo. Detto questo giù il cappello: lotta come un leone e prova a prendere per mano la squadra quando si tratta di produrre gioco. I risultati sono quelli che sono, ma la colpa non è certo tutta sua!

Emanuelson 6
Calcia più di ogni altro giocatore sul campo di gioco. E già questo, per un giocatore mediamente discretamente “molle”, è significativo. Solo che non è fortunato, soprattutto quando Caballero gli nega il goal su di una splendida punizione calciata a giro sul secondo palo.
(Dall’80′ Robinho s.v.)

El Shaarawy 5,5
Dopo così tante prestazioni importanti (per non parlare dei goal) fisiologico prendersi una pausa. Nel primo tempo, comunque, solo l’opposizione di un difensore che fa scudo col corpo gli impedisce di trovare la rete. Corre, ma tocca pochi palloni.
(Dal 62′ Boateng 5,5
Difficile dargli un voto. Entra e prova a sparare qualsiasi cosa gli capiti a tiro. Al solito. Indubbio che patisca il cambio d’identità del Milan, resosi necessario dopo la dipartita di Ibrahimovic.)

Bojan 6,5
Il 7 dell’intraprendenza fa il paio col 6 della precisione. Perché se da una parte il giovane spagnolo ci prova, dribbla, si danna l’anima e trova solo un ottimo Caballero a negargli la gioia del goal, dall’altra sbaglia molti passaggi. Troppi.

Pato 6
Brutta partita per il Papero. Che però torna al goal dopo tantissimi mesi. E questa è LA notizia, per i tifosi Rossoneri.

Malaga

Caballero 7
Le colpe maggiori del goal non sono sue. Ma se ripetesse le parate fatte su Bojan ed Emanuelson il risultato finale sarebbe diverso.

Gamez 4,5
Nullo in fase offensiva, patisce dietro. Immagino i suoi tifosi non l’abbiano amato, oggi.

Demichelis 6,5
E’ l’anima della difesa malagueña. Che balla parecchio. Ma che senza di lui probabilmente non concederebbe una sola rete.

Weligton 5,5
Si arrangia come può.

Sanchez 6
Prova a contenere come può.

Iturra 6
Il Gattuso di Malaga lotta fino all’ultima stilla d’energia per provare a tenere in piedi il proprio centrocampo e quindi la propria squadra.
(Dal 74′ Toulalan s.v.)

Camacho 6
Fa il paio con Iturra, per un duo di centrocampo molto muscolare che non aiuta però nella costruzione del gioco.

Joaquin 5
Il fatto che un’ala offensiva con le sue caratteristiche si faccia notare più in fase difensiva che non offensiva la dice lunga sulla sua serata.
(Dall’82′ Seba s.v.)

Isco 6,5
Il gioiello del Malaga è lui. Senza dubbio. Anche stasera è l’unico a dare qualità, genio ed inventiva alla squadra.

Eliseu 6,5
Scartato dal calcio italiano come fosse poco più che un amatore, stasera si mette in mostra soprattutto per l’intraprendenza. Molto bravo a dettare ad Isco l’assist che vale il momentaneo 1 a 0.

Saviola 5
Evanescente.
(Dal 68′ Santa Cruz s.v.)

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E’ una brutta Juve quella scesa in campo al Franchi di Firenze stasera. Che al cospetto di una bella Fiorentina stenta, fatica, non produce gioco ma dimostra grande solidità, portandosi a casa un punto comunque importante visto come si era messa la partita.

Giù il cappello quindi davanti a Montella e alla sua squadra, che mette alle corde per buona parte del match una Juve che continua comunque la propria striscia di imbattibilità in campionato.

Più Viola che Bianconeri quindi, coi primi che sicuramente meriterebbe di più ma, alla fine, devono accontentarsi dello 0 a 0.

Juve che resta ovviamente favoritissima per la vittoria del campionato. Ma occhio alla Fiorentina. Non per il primo posto, ma la squadra dei Della Valle sicuramente si giocherà un posto in Europa. E chissà se nella mediocrità di questo campionato, con Inter e Milan che stentano oltremodo, i Viola non possano arrivare a giocarsi anche l’Europa più prestigiosa… un posto in Champions League…

Fiorentina

Viviano s.v.
Praticamente mai impegnato seriamente. Sarebbe ingiusto dargli un 6.

Roncaglia 7
Il migliore dei suoi. Generoso, bravo in chiusura, propositivo e coraggioso davanti. Ad oggi davvero una bella presa.

Rodriguez 6,5
Dirige bene il pacchetto arretrato Viola, che controlla bene i tre attaccanti – che si alternano – juventini.

Tomovic 6
Fa il compitino.

Cuadrado 6,5
Parte bene. Poi Asamoah gli spiega chi comanda su quella fascia. E non riesce ad essere incisivo come potrebbe.

Romulo 6
E’ giovane ma volenteroso. Solo un po’ fumoso, ancora. E tende ad andare a pestare troppo i piedi a Cuadrado, pur senza dare il plus necessario per mettere in seria difficoltà Asamoah.

Pizarro 7
Il metronomo cileno distribuisce gioco e fa girare attorno a sé una squadra che a tratti riesce quasi a dominare, a livello di gioco, gli avversari.

Valero 6,5
Premetto che a me piace molto. Proprio in questo senso da lui mi aspetto di più. Potenzialmente può incidere tanto nella Serie A di oggi.

Pasqual 7-
Al 7 pieno mancherebbero cross un pochino più precisi. O forse un compagno, là davanti, capace di sfruttare i tanti cross che il capitano recapita da sinistra.

Ljajic 6+
Anche lui è ancora piuttosto giovane. Non gioca certo male, ma nel complesso patisce un po’ la marcatura dei tre juventini. In più è lui ad avere la palla migliore, quando riesce a bruciare un acciaccato Bonucci trovandosi a tu per tu con Buffon. Sbagliando malamente.
(Dal 75′ Fernandez s.v.)

Jovetic 6,5
Ha tutto per essere l’arma in più di questa squadra. La traversa grida vendetta. Nel complesso, comunque, la difesa lo contiene abbastanza bene.
(Dall’87′ Toni s.v.)

Juventus

Buffon 6,5
Sempre attento. Battuto solo sul colpo di testa che s’infrange sulla traversa. Per sua fortuna.

Barzagli 6,5
Voto che vale per tutti e tre i centrali. Che riescono a contenere una grande Fiorentina. Uscire con la rete inviolata, dopo una partita del genere, è una vittoria per i difensori della Juve.

Bonucci 6,5
Come sopra. Con menzione speciale: ha problemi fisici, cosa che si denota alla grande quando Ljajic gli scappa, ma tiene bene tutta la partita. Bravo.

Chiellini 6,5
Leggasi Barzagli.

Lichtsteiner 5
Davanti non si vede mai. Dietro fa una fatica notevole a tenere Pasqual. Male.

Vidal 5,5
E’ il leader emotivo di questa squadra. Che oggi viene a mancare. Giocasse come a Londra

Pirlo 5,5
E’ palesemente fuori forma. Pesante dirlo, ma forse dovrebbe fermarsi per qualche giorno a lavorare un po’. Perché così non riesce a dare quel quid capace di rendere grande questa squadra.
(Dal 67′ Pogba 6
Un po’ meno timido di sabato. La strada è quella giusta. Ci si deve lavorare tanto. Certo è che oggi, con questo Pirlo, servirebbe una presa di coscienza da parte sua ed un salto di maturità che è però piuttosto improbabile in quanto non fisiologico.)

Giaccherini 6
E’ – Asamoah a parte – il più volenteroso del suo centrocampo. Davanti fa poco, perché del resto la squadra non si propone, in fase di non possesso cerca di fare il possibile. Meno peggio.
(Dal 74′ Marchisio s.v.)

Asamoah 7,5
Nettamente il migliore in campo. Davanti non può fare molto, ma dietro chiude qualsiasi cosa, fin dentro l’area. Londra a parte un inizio di stagione stupefacente, soprattutto perché sta giocando in un ruolo che sembrava non calzargli a pennello.

Giovinco 5,5
E’ l’unico, per buona parte della partita, che quantomeno ci prova. Qualche dribbling (l’unico dei suoi a saltare l’uomo, per altro), quattro tiri (di cui uno solo nello specchio, non difficile da parare per Viviano), un po’ di movimento. Di certo non può bastare così. Ma l’accanimento dei tifosi nei suoi confronti è davvero eccessivo.

Quagliarella 5
Dopo Londra e la partita col Chievo una battuta a vuoto per Quagliarella. Che non era un fenomeno “ieri”, non è una pippa oggi.
(Dal 58′ Vucinic 6
Giusto per la volontà. Ma anche lui, non supportato, non può cambiare una partita che la Juve certo non merita di vincere.)

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Italia

Buffon: 7
Un paio di errori ad inizio partita, che rischiavano di costare caro agli Azzurri. Poi, come se si fosse scrollato addosso l’emozione di una semifinale che fa tremare anche i più grandi, sale in cattedra e dà sicurezza ad un reparto praticamente perfetto. Compiendo anche un paio di parate magistrali su Khedira e Reus.

Balzaretti: 8
A Torino si mangeranno le mani, probabilmente. Di certo c’è che quando ha giocato ha sempre risposto alla grandissima. Miglior terzino di questo Europeo per rendimento. Ieri tante chiusure, tutte puntuali. E diagonali al bacio, che in certi casi valgono quasi come dei goal. Perfetto.
Annulla Podolski, tra l’altro. Ma quella non è una notizia.
Rigore ingeneroso. Trattenuto da dietro, succede quel che succede. Ma è un intervento che non rovina la sua splendida prestazione.

Barzagli: 7
Miglior centrale italiano della stagione, manca tanto all’Italia ad inizio Europeo, rientra e si prende la scena. Meno vistoso del suo compagno di reparto, è la roccia su cui si costruisce la vittoria.

Bonucci: 7,5
Amatodiato da tanti tifosi. Le cose alla Juve, all’inizio della sua esperienza, non girano come dovrebbero. Poi, soprattutto grazie a Conte e negli ultimi sei mesi della sua esperienza in Bianconero, cresce molto. Arrivando alla prestazione di ieri, dove giganteggia in area di rigore. Giocasse sempre così potremmo cantare la rinascita della grande scuola di centrali italiana. In attesa che il suo ex compagno di Bari Ranocchia possa crescere in maniera altrettanto importante.

Chiellini: 6
Rientra da un acciacco che ne aveva messo in dubbio anche la presenza. Poi tra infortuni altrui e squalifiche deve comunque scendere in campo. Pedina comunque importante, soprattutto sulle palle alte, si fa saltare però in diverse occasioni dalla sua parte. Ma, appunto, avendo problemi fisici riesce, anche grazie ai compagni di reparto, a limitare i danni.

Marchisio: 7
Un errore imperdonabile per uno come lui, quando Diamanti lo libera ma il Principino non riesce a trovare la diagonale vincente, snobbando per altro un Di Natale che, tutto solo in mezzo all’area, avrebbe potuto depositare comodamente in rete.
Nel complesso, però, partita sontuosa soprattutto per quantità. Un taglia e cuci continuo che permette agli Azzurri di restare sempre corti, portando a casa un successo forse insperato.

Pirlo: 8
33 anni e non sentirli. Aggettivi per descrivere questo Fenomeno assoluto del pallone è ormai difficile trovarne. Tra i migliori centrocampisti della storia, e non parlo solo di Italia. Monumentale, conduce la squadra per mano. Uscire giocando il pallone a testa alta quando si ha uno come lui in mezzo al campo è sicuramente più facile.

De Rossi: 7
Anche lui ha problemi fisici, ma continua a giganteggiare. Paurosi timing e pulizia nei tackle.

Montolivo: 7
Altra buona prestazione per il neo milanista, cui manca sempre solo l’acuto caratteriale per fare il definitivo salto di qualità tra i grandi del calcio mondiale. Contro l’Inghilterra fu il rigore sbagliato, contro la Germania sciupa l’assist invitantissimo di Cassano.
Preziosissimo comunque il suo apporto sia qualitativo che, soprattutto, a livello di pressing.
(Dal 62′ Thiago Motta: 5,5
Troppo statico per rappresentare un valore aggiunto di questa nazionale.)

Cassano: 7
Schierarlo significa regalare un uomo agli avversari. Praticamente costantemente nullo in fase di non possesso, si accende solo a sprazzi in fase di possesso. Come al ventesimo minuto, quando decide di prendere la manina di Hummels e portarlo a scuola, servendo poi un assist al bacio a Balotelli per l’1 a 0. O quando taglia in area il filtrante per Montolivo. Che, purtroppo, non sa sfruttarlo altrettanto bene.
(Dal 57′ Diamanti: 6
Entra con un piglio meno aggressivo rispetto alle altre apparizioni in questo Europeo ma resta comunque prezioso.)

Balotelli: 8
Niente fischi, critiche, buu razzisti. Il dominatore di Varsavia è lui. Che irride Badstuber e annichilisce Neuer. Se capisce che usando la testa così nulla gli è precluso ne vedremo delle belle.
(Dal 70′ Di Natale: 5,5
Da lui non ti puoi aspettare certi errori sottoporta.)

Germania

Neuer: 6
Non può nulla sui due goal, fa il suo nel resto del match.

Boateng: 6
Spinge tanto, aiutato anche dalla scarsa forma di Chiellini. Non riesce a trovare però l’assist vincente. Dietro qualche problemino in occasione della prima rete…
(Dal 71′ Muller: 5
Mossa della disperazione. Che non frutta un granché.)

Hummels: 5,5
Sarebbe anche lui da sufficienza piena, visto anche che risulta uno dei più pericolosi sui calci piazzati. Non fosse che si veste da scolaretto quando Cassano danza sul pallone e se lo bene con gusto e piacere, servendo a Balotelli la rete del vantaggio.

Badstuber: 4
Mi chiedo sempre perché faccia il titolare tanto al Bayern quanto in nazionale. Letteralmente irriso da Balotelli in occasione del primo goal, quando pur essendo in vantaggio sul colored italiano nemmeno salta per anticiparlo.

Lahm: 5
Da lui ti aspetti sappia arare la fascia, portare pericolosità in sovrapposizione, trovare il fondo con continuità, perché no cercare la conclusione personale. Invece spinge poco e quando lo fa si trova di fronte la muraglia Balzaretti. In più è lui l’ultimo uomo sul 2 a 0, quello che vede Balotelli scappare verso la porta indisturbato e andare a sparare in rete il 2 a 0.

Schweinsteiger: 6
Non rende onore alla sua fama. Tra i migliori centrocampisti al mondo oggi, giochicchia senza riuscire ad essere dominante. Ma contro il miglior centrocampo al mondo (secondo forse solo a quello spagnolo) ci può stare. A fine partita viene spostato più defilato ed è un cross continuo. Se solo là in mezzo gli Azzurri non le prendessero tutte…

Khedira: 6,5
Migliore tra i tedeschi. Quantità e qualità. Moto continuo, inserimenti, pressing, ripiegamenti.
Ci prova anche da fuori, trovando però un Buffon all’altezza della sua fama.

Kroos: 5,5
Ci prova da fuori in due o tre occasioni, ma senza fortuna. Fatica ad esprimere le sue grandi qualità.

Ozil: 5,5
Giochicchia ma senza riuscire a pungere davvero. Il rigore segnato alla fine, che dà speranza agli ultimissimi istanti tedeschi, è l’acuto migliore della sua partita.

Podolski: 4
Va bene, giocava dalla parte del miglior terzino di questo Europeo. Però anche qui, come con Badstuber, mi chiedo perché farlo giocare. Poca roba.
(Dal 45′ Reus: 6,5
Entra e dà più brio e velocità alla manovra tedesca. Migliore in campo – sulla sponda tedesca – assieme a Khedira, non riesce a trovare il guizzo vincente, nonostante faccia infinitamente meglio di Podolski. Cambio sicuramente azzeccato.)

Gomez: 5
Letteralmente annullato dalla coppia Bonucci-Barzagli. Meriterebbe 4 anche lui, se solo non fosse che i suoi compagni non lo sanno mettere in condizione di giocare come gli piace e deve fare. Cercato sempre nello spazio con tagli profondi. Non così.
(Klose: 6
Altro cambio azzeccato. La Germania cerca di giocare in profondità, Gomez non può restare in campo. Sbatte però contro l’imperforabile difesa Azzurra. Per fortuna.)

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Subito un mezzo passo falso per i padroni di casa polacchi.

La squadra c’è, almeno in diversi elementi.

I tre campioni di Germania, ad esempio, sono giocatori di livello Europeo nel vero senso del termine.

Il tutto, però, non basta.

La Polonia in realtà parte fortissimo, sospinta dal rovente pubblico del National Stadium di Varsavia.

E sono proprio i polacchi di Dortmund a spaccare la partita, con l’attesissimo Lewandowski, giocatore che se la Polonia arriverà fino in fondo potrebbe puntare a diventare capocannoniere del torneo, ad infilare Chalkias di testa.

E’ una Polonia caricata a molla pronta a giocarsi fino in fondo la qualificazione ai turni ad eliminazione diretta.

Una Polonia che però mette in mostra qualche problemino difensivo, che potrebbe costare caro agli uomini di Smuda.

Perché una componente di sfortuna se si vuole c’è, ma prendere un goal così, quasi da dilettanti, significa anche mostrare una certa fragilità là dietro.

Così è bravo Salpingidis, indubbiamente tra i migliori in campo, ad approfittare dello svarione e della sfortuna polacca per firmare l’1 a 1 finale.

Il tutto con la Grecia in dieci, per espulsione più che dubbia di Papastathopoulos.

Polonia che quindi avrebbe tutte le carte in regola per vincere il match.

Il solito Salpingidis, però, guadagna un rigore netto, che porta peraltro all’espulsione del portiere di casa.

Sul dischetto si presenta quindi l’ex interista Karagounis, uno degli eroi dell’impresa greca all’europeo 2004, che si fa disinnescare la conclusione, in realtà molto angolata, dall’ottimo Tyton, entrato a freddo ma subito in partita.

Polonia che fa un mezzo passo falso pesante, insomma.

Sempre indomita, invece, la Grecia. Che non ripeterà certo l’exploit del 2004, ma che continua a mostrare un carattere raro.

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Andrea Pirlo e Xavi.

Dietro il vuoto.

A livello di talento, secondo il mio parere, non c’è paragone tra i due registi migliori al mondo e i loro inseguitori, da Xabi Alonso in giù.

Pirlo che quest’anno ha aiutato moltissimo la sua nuova squadra, la Juventus, a cucirsi lo Scudetto sul petto (e perdonatemi se preferisco non entrare anche io nella sterile diatriba riguardante la terza stella). Giocando a livelli realmente stratosferici.

Chi ha visto qualche partita dei Bianconeri quest’anno non può non essersene accorto.

Oggi leggevo (non ricordo su quale quotidiano sportivo, avendoli letti tutti e tre) che Vidal considera quello della Juventus il miglior centrocampo del mondo.

Beh, diciamo che quello del Barcellona, a livello assoluto, resta superiore. Ma in quanto a rendimento, in effetti, quest’anno non ce n’è stato per nessuno.

10 goal (e mancano ancora due partite) per Marchisio, Vidal miglior ruba-palloni d’Europa (5,4 tackle a partita) e Pirlo miglior fautore di gioco con 13 assist (sesto in Europa), 3.5 passaggi chiave (secondo), 87.1 passaggi a match (secondo), 2.6 cross riusciti (secondo), 11.4 lanci riusciti (secondo dietro a Ter Stegen).

Pirlo che proprio oggi, sulla Gazzetta, ha detto di come essere praticamente stato messo alla porta da Allegri.

Nulla di nuovo, in realtà, anche se sentirlo dire da lui fa sempre un certo effetto.

E allora… pur con le dovute differenze, non dovrebbe nascere quasi spontaneo un parallelo Hodgson-Allegri?

Certo, il secondo un campionato l’ha vinto, ed al primo anno di Milan. Per quanto, in una situazione più agile, con un calcio italiano sicuramente non al livello del tempo che fu.

Però… se Hodgson è passato alla storia come colui che cedette senza remore un fenomeno come Roberto Carlos, Allegri non dovrebbe passare alla storia come colui che ha dato il via libera alla cessione di un fenomeno come Pirlo per rimpiazzarlo con onesti mestieranti come Van Bommel e Ambrosini!?

La fortuna di Allegri, in questo senso, è comunque quella che vede Pirlo ormai già in là con l’età.

Il regista bresciano, a differenza del terzino brasiliano, non potrà quindi farsi rimpiangere per molti anni. Altrimenti… beh, altrimenti non sarei l’unico a vedere un certo accostamento tra Hodgson e Allegri!

Miglior centrocampo d’Europa, dicevamo.

Per Vidal è così, secondo chi scrive non proprio.

Le cifre come abbiamo visto parlano chiaro: un tuttofare come Marchisio con un gran timing negli inserimenti, un combattente come Vidal che ricorda un po’ il miglior Gattuso, cui abbina però doti tecniche e realizzative di molto superiori a quelle del nostro guerriero, e il genio di Pirlo. Giocatore capace di tramutare in oro ogni pallone, come un Re Mida dei nostri tempi.

Come detto sulla carta il centrocampo del Barcellona, con Fabregas, Xavi e Iniesta, resta superiore, inavvicinabile.

Quest’anno, però, le cose sono andate così: Marchisio – Pirlo – Vidal hanno dominato il campionato italiano con un rendimento che non ha avuto pari in Europa.

Poi certo… non essendosi potuti confrontare in Europa difficile dire siano stati effettivamente i migliori. Per quanto i numeri dicano quello.

E allora… chissà come si staranno mangiando le mani Galliani e compagnia.

E chissà se Allegri, col senno del poi, non si sia pentito, come sicuramente fece Hodgson, della cessione di Andrea Pirlo…

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Già qualche settimana fa gli organi di informazione fecero girare la notizia: il Torino di Urbano Cairo, in procinto – se tutto andrà come deve – di tornare in Serie A, avrebbe messo gli occhi – e forse pure le mani – su uno dei talenti più interessanti che il calcio d’oltralpe ha saputo esprimere quest’anno.

Hazard, M’Vila, Giroud?

No, non si tratta di uno di questi giocatori. I cui nomi sono già inflazionati più che inflazionati negli ambienti di mercato di mezza Europa.

Né di nessun altro ragazzo messosi in mostra in questa stagione di Ligue 1, la massima serie francese.

Il giocatore in questione gioca infatti nel Clermont Foot, squadra dell’Alvernia che in questa stagione che in questa stagione sta giocandosi la promozione (attualmente gravita infatti in quarta posizione, a due soli punti da Troyes e Reims).
Il suo nome è Romain Alessandrini e mette chiaramente in luce le origini italiane del ragazzo.

Che, nato a Marsiglia, disputò un paio di stagioni in National con la maglia del Gueugnon per poi passare proprio in Rossoblù.

Subito adattatosi alla nuova realtà Romain è ormai reduce da due stagioni disputate ad altissimo livello in cui il ragazzo d’origine corsa ha saputo prendere per mano i propri compagni e guidarli fino alla lotta che varrebbe la Ligue 1.

Proprio le ottime prestazioni inanellate in Alvernia hanno interessato molti dirigenti ed osservatori. Innanzitutto francesi, ovviamente.

Proprio per questo già a gennaio il ragazzo veniva dato in partenza, con Saint Etienne, Rennes e Sochaux pronte a sfidarsi per ottenere i suoi servigi.

Alla fine, però, Romain ha deciso di rimanere a Clermont-Ferrand per tentare l’assalto alla massima serie francese, rimandando l’ormai quasi inoppugnabile partenza a giugno.

Quando, secondo i soliti beninformati, sbarcherà a Torino per 2,5 milioni di euro.

Cifra che in realtà, si dice in Francia, potrebbe non bastare a convincere Claude Michy, Presidente dei Rossoblù d’Alvernia, a cedere il ragazzo.

Tra il Toro e Alessandrini, però, potrebbe mettersi di traverso la squadra che Romain tifa sin da bambino, l’Olympique Marsiglia.

L’equipe della sua città, infatti, parrebbe intenzionata ad assicurarsene le prestazioni in particolar modo se il suo “alterego”, Mathieu Valbuena, dovesse lasciare il Velodrome.

166 centimetri per 63 chili, Romain è un mancino puro che ama giocare – o quantomeno partire – largo sulla sinistra.

A differenza delle classiche ali dal baricentro basso, però, Alessandrini non è tutto solo corsa e dribbling. Tra i suoi punti forti ci sono infatti tecnica e visione di gioco, che lo rendono uno dei prospetti più interessante del calcio francese.

A 23 anni, infatti, nessun traguardo gli è precluso.

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Partiamo subito da un presupposto, prima di immergerci nella disamina di quella che è stata la partita: questo post non è adatto al classico “tifoso medio” italiano.

Per intenderci quello che si lamenta di Mourinho, Allegri o Conte (per dirne tre) nel momento in cui se la prendono con l’arbitraggio e poi, puntualmente, dimostrano zero coerenza facendo altrettanto quando si sentono danneggiati a loro volta.

Allora: se non amate chi si attacca all’arbitraggio evitate di farlo anche voi. E’ questione di coerenza e di cultura sportiva. Una cultura sportiva che, secondo l’avviso di chi scrive, dovrebbe portare a giudicare una partita innanzitutto al di là degli episodi arbitrali. Soprattutto quando non incredibilmente scandalosi come stasera.

Detto ciò, iniziamo.

E allora prima di dire cos’abbia o non abbia sbagliato (come saprà chi mi segue con un minimo di costanza non amo parlare di arbitri) l’arbitro partiamo subito dicendo che il Milan stasera ha buttato via una grandissima opportunità: quella di eliminare con “relativa facilità” la squadra più forte del mondo.

Perché è inutile nascondersi dietro un dito: il Barcellona visto in questi centottanta minuti è avversario abbordabile anche per il Milan di Allegri.

E dico “anche per il Milan di Allegri” proprio per sottolineare la differenza che passa tra il Milan di oggi e quello, per fare un esempio che non vada troppo in là nel tempo, quello di Ancelotti.

E non è solo una – ovvia – questione di caratura tecnica. Ma anche, e forse soprattutto, di esperienza, carattere, caratura generale.

Barcellona che dopo lo 0 a 0 dell’andata (dove il Milan difende alla grande dimostrando come la scuola italiana, là dietro, ancora qualcosa da dire lo avrebbe) vince 3 a 1 al Camp Nou, senza però incantare come ai bei tempi.

Certo, parliamo sempre della squadra più forte del Mondo. Lungi da me volerne sminuire la grandezza.

Però… c’è sempre un però. Ed in questo caso sta nel fatto che i Blaugrana non giocano come potrebbero.

Grande possesso palla, del resto non sanno fare altrimenti, ma dietro si mostrano – dal mio punto di vista come all’andata – bucabili e davanti hanno un Messi che non sa segnare alle italiane (se non su rigore) e nel contempo un atteggiamento misto tra il supponente e il “tremarella di gambe” che di per sé non faciliterebbe loro il compito: vincere questa partita.

Quindi lo dico chiaramente: dopo la gara di San Siro mi sarei aspettato tutt’altro. Un Barcellona arrembante capace di mettere alle corde il Milan. E che sfruttando tutta l’ampiezza del campo bucasse la difesa Rossonera ripetutamente.

E invece le cose non vanno affatto così.

Come detto il Barcellona oggi è abbordabile. Ed è su questo che bisognerebbe concentrare la propria attenzione: sull’opportunità che il Milan ha sprecato oggi per colpe innanzitutto proprie.

Esempio: la prima rete di Messi nasce su un doppio errore clamoroso della retroguardia milanista.

Prima Mexes regala palla agli avversari poi, una volta messa una toppa miracolosa alla situazione, Antonini sbaglia clamorosamente uno stop in mezzo all’area (e lì piuttosto va spazzato il pallone, se non si è cresciuti a La Masia) e per provare a rimediare all’errore è costretto al fallo da rigore.

Due errori clamorosi inaccettabili da parte di professionisti che si trovano a giocarsi l’ingresso tra le migliori quattro compagini d’Europa… errore che, a dirla tutta, è ancor più grossolano di quello commesso dalla cinquina arbitrale in occasione del secondo rigore.

Quando, comunque, un errore marchiano Nesta lo commette.

Se vogliamo nasconderci dietro ad un dito perché è sempre comodo scaricare su altri le mancanze del nostro calcio ok.
Altrimenti diciamolo chiaramente: sono anni che da più parti si dice come possa essere un problema il fatto che in Italia certe cose non vengano fischiate, laddove in Europa c’è invece una diversa attenzione alle trattenute in area.

Ciò detto l’errore in primis lo commette proprio Nesta, che da giocatore navigato qual è non dovrebbe aggrapparsi a Busquets.

Poi certo, qui sbagliano anche arbitro e collaboratori. A norma di regolamento, posto che la trattenuta comincia prima che venga battuto il corner, il gioco andrebbe fermato, Nesta dovrebbe essere richiamato (se non ammonito direttamente) e poi si dovrebbe far riprendere il gioco.

Il problema, in questo senso, è che bisognerebbe capire quando viene vista la trattenuta portata da Nesta a Busquets.
Ma queste sono oggettivamente delle questioni di lana caprina: bisognerebbe essere nei panni di arbitro o assistenti per rendersi conto che non si può vedere tutto nello stesso momento. E, nel contempo, arbitro e guardalinee potrebbero utilizzare metri di giudizio differenti. Come è purtroppo umano.

Non impossibile, quindi, che un assistente veda la trattenuta da subito e non la giudichi fallosa. Cosa che potrebbe invece fare l’arbitro in un secondo momento.

Questioni comunque che non possono essere liquidate con un “ladri”.

Mexes, Antonini, Nesta. Tre errori con cui la difesa milanista regala i due goal che già di per sé rendono vana la rete del solito immenso – per cuore – Nocerino, ben imbeccato da un Ibrahimovic praticamente nullo nell’arco dei centottanta minuti.

E allora la lista si allunga: Mexes, Antonini, Ibrahimovic. Più un Robinho che, volendo abbonare da eventuali colpe o leggerezze la retroguardia milanista sul goal, sicuramente anche fortunoso, di Iniesta, si mangia la rete del 3 a 2.

Che non sarebbe comunque valido, dato che l’arbitro vede un – presunto (difficile capire esattamente dove rimbalzi il pallone, sicuramente tocca anche il braccio dopo, probabilmente, aver impattato appena sotto l’ascella) – fallo di mano.

Ma bando all’eventuale errore arbitrale (che secondo i moviolisti non ci sarebbe): Robinho, al solito, si mangia un goal in situazione di uno contro uno con il portiere avversario.

Se non l’avete visto riguardatevelo e immaginatevelo con palla recuperata regolarmente: con mezz’ora ancora da giocare sarebbe stata partita stra-aperta ed inerzia a favore del Milan.

Il problema vero, secondo il sottoscritto, è la caratura del nostro calcio. Sprofondata clamorosamente nel corso degli ultimi anni.

In questo senso non è fonte di scandalo ma deve esserlo di riflessione il fatto che l’ultima Champions League vinta da un’italiana sia stata ottenuta da una squadra che di italiano aveva praticamente giusto proprietà e tifosi.

Perché oltre ad essere formata quasi solo da giocatori stranieri aveva anche un mister straniero. Non proprio un caso.

E allora non nascondiamoci dietro ad un dito. Il calcio italiano è in crisi e lo dimostra il fatto che se prendiamo la rosa dei giocatori più forti al mondo non ci troviamo nessun Azzurro (almeno non sotto i trent’anni, se qualcuno volesse considerare ancora Pirlo e/o Buffon). E, non bastasse, il giocatore più dominante del nostro campionato, ovviamente Zlatan Ibrahimovic, quando gioca in Europa, è ormai più che palese, si trasforma e non sa incidere come in Italia (e non può certo essere l’assist di oggi a Nocerino a salvarlo, in questo senso).

E allora mangiamoci le mani nel vedere l’involuzione del nostro movimento calcistico e, soprattutto, si mangino le mani i giocatori del Milan, che oggi hanno davvero avuto la grandissima possibilità di compiere una mezza impresa eliminando quella che è forse la – o sicuramente una delle – squadra più forte della storia e l’hanno gettata al vento per proprie leggerezze ancor prima che per fortuna o eventuali facilitazioni arbitrali da parte Blaugrana.

Questo Barcellona ha dimostrato in questi centottanta minuti di essere perforabile là dietro (difesa che va completamente a ramengo proprio in occasione del goal, ma che già anche all’andata aveva dimostrato più volte di essere bucabile se attaccata) e di non essere, in questo momento, irresistibile come suo solito là davanti.

Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ne sono ben conscio. Ma per far capire meglio il mio discorso sulla caratura del calcio italiano in generale e del Milan restando alla stretta attualità mi lascerò andare proprio ad un volo pindarico che di per sé lascia il tempo che trova: la compagine di Ancelotti, oggi, avrebbe vinto a Barcellona e sarebbe approdata in semifinale.

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Roma chiama, Ibra risponde

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Arrivo lungo, ma un commentino su Milan – Roma non potevo non farlo.

E allora parafrasando un ritornello cantato da Primo Brown… Roma chiama, Ibra risponde!

Qualcuno in estate aveva immaginato di vedere la sponda Giallorossa del Tevere trasformarsi magicamente in una piccola grande Barcellona, diventando così Mecca di un calcio italiano sempre più imbolsito.

Beh, a conti fatti quel qualcuno è stato quantomeno un po’ troppo ottimista.

Del resto era sciocco pensare che, di punto in bianco, Luis Enrique potesse fare di una squadra qualsiasi un nuovo Barça.

Perché ciò che è oggi la squadra di Guardiola è stato costruito quantomeno nell’arco degli ultimi quindici anni, con un lavoro capillare di costruzione di un’idea di calcio che parte da lontano e che si radica fin dai pulcini.

Barcellona, insomma, è un mondo a sé. Non è una semplice squadra di calcio.

Se a questo si aggiunge il fatto che gli interpreti non sono propriamente dello stesso livello la frittata è fatta. E nessuno si deve stupire nel vedere che la Roma di Luis Enrique sta attraversando non poche difficoltà nell’affrontare questo campionato.

Non ultima la sconfitta patita nei confronti di un Milan sempre più lanciato, nonostante il 2 a 0 della Juventus su di un’Inter sempre più in crisi, alla vittoria dello Scudetto.

Alla “Scala del calcio” va infatti in scena uno spettacolo cui ormai i tifosi Rossoneri sono – ben – abituati: il solito Zlatan Ibrahimovic sale in cattedra e affonda la compagine romanista con una doppietta che palesa tutte le incredibili lacune della retroguardia ospite, forse il principale punto dolente della sinora comunque non proprio soddisfacente esperienza italiana di Lucho.

E così a fare da contraltare ad un Ibrahimovic sempre più dominante tra i nostri confini c’è un Kjaer che ha spiegato bene a tutti perché dalle parti di Wolfsburg nessuno voglia più vederlo. Incredibile anche pensare come uno dei difensori più interessanti del nostro campionato solo un paio di stagioni or sono giochi oggi su livelli così infimi.

La corazzata di Allegri quindi dopo aver tremato in chiusura di primo tempo sull’1 a 0 targato Osvaldo si rifà alla grande nella ripresa, tagliando come burro la difesa romanista, guidata dal suo alfiere principe.

Una partita che nel complesso non ha comunque potuto entusiasmare gli amanti del bel calcio in quanto segnata in maniera più che significativa dagli errori dei singoli, più che dal bel gioco.

Ma una partita che ha anche lanciato un paio di note positive per il movimento calcistico italiano nel suo complesso: perché da una parte ha dato bella mostra di sé il piccolo Faraone, quello Stephan El Shaarawy che nonostante i vent’anni non ancora compiuti dimostra di saper calcare senza remora alcuna un palcoscenico importante come quello di San Siro e di giocare con la sfacciataggine propria di ogni predestinato anche contro un avversario comunque ostico e blasonato come la Roma.

Dall’altra trova invece spazio, ormai come d’abitudine, il quasi ventunenne Fabio Borini (che compirà gli anni giusto giovedì), che dopo una già buona dose di prestazioni di livello e diversi goal non riesce ad essere incisivo come ci ha abituati, anche per via della scarsa incisività di tutta la squadra.

Due giovani, questi, che rappresentano davvero il futuro di un movimento che ha grandissimo bisogno di rinnovarsi, a tutti i livelli.

Se poi a questi due ragazzi di belle prospettive si aggiunge anche quel Manolo Gabbiadini che ha favorito la digestione dei tifosi bergamaschi rifilando a quelli bolognesi una “pera” piuttosto indigesta… ecco che forse il futuro sembra non essere poi così nero.

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CRONACA

Nemmeno un minuto e la Juventus, spinta da uno stadio quasi colmo in ogni ordine di posto, arriva subito al tiro. Del Piero, però, non riesce ad inquadrare la porta.
Al settimo azione sull’asse Pirlo-Del Piero-Vucinic con il montenegrino che spara da fuori, trovando però la pronta risposta di Gillet.

Al decimo si fanno vedere gli ospiti: Morleo mette in mezzo un pallone che è deviato malamente da Chiellini. Il tocco di coscia del centrale Azzurro si trasforma in assist per Konè che colpisce al volo, trovando però la mano di Buffon a negargli la via della rete.
Quattro minuti più tardi break centrale di Diamanti che salta un paio d’avversari prima di portarsi al tiro da fuori, con Buffon che controlla tranquillamente il pallone spegnersi sul fondo.

Juve che non riesce a bucare la resistenza felsinea, ospiti che di contro provano a colpire in contropiede. Come al ventitreesimo quando un buco di Barzagli oltre la metà campo spiana la strada a Konè, che arrivato fuori area non vorrà puntare Chiellini e deciderà di sparare da lì un tiro assolutamente non all’altezza.
Nonostante manchino le idee, arrivano i goal. Al ventinovesimo, infatti, Pirlo batte velocemente una punizione servendo Vucinic che, lasciato completamente solo da un Bologna per nulla attento, segna facilmente la rete dell’1 a 0.

Quattro minuti più tardi Krasic scende centralmente palla al piede per servire Del Piero che calcia a giro sul secondo palo senza però trovare il goal.
Il vantaggio scioglie un po’ la Juventus che inizia a fare meglio. Al trentasettesimo Pepe scende a sinistra e trova Krasic al limite dell’area. Il mancino dell’ala serba è però respinto da un attentissimo Gillet.

In chiusura di primo tempo Mudingayi cerca il goal da fuori, ma non impensierisce eccessivamente Gigi Buffon.
In apertura di ripresa la Juve si porta vicina al raddoppio: Pirlo lancia benissimo Krasic alle spalle della difesa, stop perfetto dell’ala serba che calcia poi secondo palo, spizzandolo.

Sul ribaltamento di fronte De Ceglie si addormenta nello stoppare un pallone in area e Casarini gli porta via palla, trovando però un immenso Buffon a sbattergli la porta in faccia.
Sugli sviluppi dell’angolo, però, il Bologna trova il pareggio: Portanova svetta ben sopra a Chiellini e schiaccia il pallone là dove Gigi non può nulla. 1 a 1.

Al quattordicesimo è ancora Casarini a provarci, questa volta da fuori. Il suo mancino è però troppo centrale per poter impensierire Buffon.
Tre minuti e Pirlo calcia alla grande un pallone consegnatogli da Matri, trovando però la pronta risposta di Gillet.

Sugli sviluppi dell’angolo che ne segue Giaccherini crossa dentro per Chiellini che si tuffa ed incorna, trovando però la sventurata – nonché involontaria – deviazione di Matri, che salva il Bologna.
Juve comunque in controllo del match nonostante l’inferiorità numerica. E al ventesimo un po’ di parapiglia in area porta Barzagli a girare verso la porta, trovando però la fortunosa risposta di Mudingayi.

Tre minuti e lo stesso Barzagli svetta sul secondo palo per incornare, trovando però l’ennesima buona risposta del portiere belga.
A cinque dal termine, dopo un forcing continuo della formazione di casa, è Di Vaio a provarci, ma il suo diagonale da fuori non trova lo specchio di porta.

In chiusura Matri riceve in area e dopo aver stoppato – forse di mano – il pallone lo gira di sinistro, non trovando però la porta.

COMMENTO

Quell’errore di De Ceglie è realmente pesantissimo.
Purtroppo il terzino sinistro bianconero non è nuovo a leggerezze del genere. Ed è un vero peccato, perché nella pochezza che c’è nel ruolo – in Italia ma non solo – uno coi suoi mezzi atletici potrebbe, limitando queste sbavature, fare degnissima figura su ogni campo.

Juventus a due facce, comunque. Perché fino al goal di Portanova i Bianconeri giocano a scartamento ridotto, meritando nel complesso il vantaggio ma senza strafare.

Il goal del pareggio però risveglia gli animi sopiti dei giocatori di casa, che iniziano così a caricare.

Guidati per mano da un superbo Andrea Pirlo, quindi, gli juventini inizieranno a caricare, non trovando però la via del goal.

L’uomo in meno, certo, pesa.

In questo senso permettetemi una fugace – ed inusuale – parentesi arbitrale: perché il signor Gava oggi arbitra piuttosto male – intendiamoci, il fallo che vale l’espulsione di Vucinic era da giallo tutta la vita -, sia in un senso che nell’altro.

Sembra davvero piuttosto confuso. Brutta, brutta prestazione per lui.

Venendo ai singoli invece posto che l’MVP non può che essere Pirlo mi permetto però tre honorable mention.

Da parte juventina non si può non citare Barzagli, giocatore giunto un po’ in sordina a Torino che ha scucito il posto da titolare ad un deludentissimo Bonucci (che a questo punto farebbe bene a cercarsi un’altra sistemazione, onde provare a salvarsi la carriera) per mettersi a guidare alla grande la difesa.
Sempre preciso e ben posizionato, nulla può rispetto al fatto che De Ceglie si addormenta nell’occasione che frutta al Bologna il calcio d’angolo da cui arriverà la rete del pareggio.

Da parte bolognese, invece, cito Gillet e Mudingayi.
Due giocatori che, debbo dire, mi sono sempre piaciuti e che sono due delle colonne di questa squadra.
Il portiere belga alza le barricate davanti alla propria porta (cosa che ci ha abituato a fare spesso, in carriera), il mediano suo connazionale è praticamente ovunque, al solito. Non due fenomeni, ma due degnissimi giocatori che meritano appieno una lunga permanenza in Serie A.

MVP

Lo so, sono ripetitivo. Ma Andrea Pirlo è in forma strepitosa. E’ lui, specialmente dopo il goal del pareggio, a prendere per mano la squadra e guidarla nel forcing dell’ultima mezz’ora.

Disegna calcio l’ex Campione del Mondo. Che in una squadra di altra fattura probabilmente, giocando una volta a settimana, riuscirebbe a vincere questo campionato da solo.

Era da prima di Calciopoli che a Torino non arrivava un Campione di questa fattura…

TABELLINO

Juventus vs. Bologna 1 – 1
Marcatori: 29′ Vucinic, 52′ Portanova.

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