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Archivio per la categoria ‘Gli eventi di SM’

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Come avevo raccontato dieci giorni fa ho avuto l’opportunità di essere ospite di Unicredit in quel di Torino, Juventus Stadium per la precisione, in occasione del ritorno degli ottavi di finale che hanno visto la squadra di casa imporsi con relativa facilità su di un modesto Celtic.

Unicredit che proprio in queste settimane ha lanciato una app carinissima su Facebook, che io stesso ho provato (e mi sono fatto due risate).

In cosa consiste?

Semplicissimo.

L’app si divide in tre parti autonome.

La prima permette di realizzare un video personalizzato che riprende un po’ il mood della Champions e ti cala al centro dei giochi. Vedrai la tua foto profilo apparire in prima pagina sulla Gazzetta, foto e post utilizzate per costruire un video molto simpatico e, ciliegina sulla torta, una formazione calcistica composta dai tuoi amici (e lì le risate si sprecano, a pensare i disastri che potrebbe fare un 11 così!).Champions League

La seconda parte, anche questa molto carina, permette invece di concorrere alla creazione di un coriandolo della Champions personalizzato.
In cosa consiste?
Avete presente quando la squadra che vince la coppa viene premiata e si vede investire da una pioggia di coriandoli?
Ecco. Su uno di quelli potrebbe essere scritto il vostro nome.

Certo, non sarà mai come partecipare alla vittoria. Ma in qualche modo diventerebbe davvero come esserci…

L’ultima parte, che è un po’ il clou di tutto per gli appassionati, permette invece di concorrere all’estrazione di due biglietti per la finalissima di Wembley, che un po’ tutti noi aspettiamo da inizio stagione.

A quest’ultima possibilità si può accedere compilando un form grazie al quale è possibile attivare la Genius Card personalizzata Champions League. Ma dato che di queste cose non me ne intendo non vado oltre. Qualora provaste l’app vedrete un po’ voi cosa fare!

Infine, sempre relativamente al binomio Unicredit – Champions League, mi permetto di segnalarvi un’altra iniziativa che potrebbe interessarvi: il tour di “A Wembley coi Re D’Europa”!

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Stamattina sono stato contattato dalla Gazzetta dello Sport, che direi non abbia bisogno di presentazioni, per partecipare all’hangout su Google Plus relativo a Italia – Croazia, gara di questa sera che potrebbe decidere il cammino degli Azzurri all’Europeo.

Naturalmente lo spazio concessomi, anche essendo stato presentato come lettore e non come blogger, è stato pochissimo, e non ho avuto modo di spiegare in pieno i concetti che avevo in testa.

Ma del resto è sicuramente più interessare capire cosa pensino Vialli e Materazzi, che di grande calcio se ne intendono molto più di me.

Avendo un po’ di tempo libero in attesa del match, però, ne approfitto per approfondire un attimo meglio il discorso qui.

Come detto personalmente credo, e lo credevo già prima del match d’esordio, che questo possa essere l’Europeo di Totò Di Natale.

Giocatore ormai maturo, all’apice della carriera, viene da annate fenomenali in maglia friulana ed è all’ultima chiamata. O fa bene oggi o tra qualche anno solo ad Udine si ricorderanno di lui.

Maturazione, forma e motivazione. Un mix che nessun altro attaccante a disposizione di mister Prandelli ha e che dovrebbe portarlo ad essere, oggi, il primo attaccante della lista.

Il mio primo intervento è stato frainteso. Perché quando ho parlato di dare spazio a Di Natale, come ho avuto modo di completare dopo, intendevo dire che lo vorrei vedere titolare con Balotelli. Questo per due motivi.

Da una parte Balotelli mi sembra un ragazzo piuttosto fragile, ed un eventuale “panchinamento” potrebbe influire molto sul suo morale. Il giocatore, però, è di prima fascia e non va perso, nemmeno psicologicamente.

Dall’altra Cassano, che pure a sprazzi ha mostrato le sue indubbie qualità anche contro gli spagnoli, ha uno stato di forma eufemisticamente non ottimale, e rischia di essere un lusso.

Ecco perché io proporrei la coppia Balotelli – Di Natale.

Su Giaccherini e Motta, invece, il discorso è semplice.

Da una parte lo juventino quest’anno non ha giocato tantissimo e ha comunque reso più da mezz’ala che da tornante. Ruolo che infatti non copre benissimo, palesando qualche difficoltà di troppo in fase difensiva e quando si tratta di chiudere le diagonali.

Dall’altra Motta mi è sembrato troppo compassato.
E’ un po’ il suo gioco, vero, ma se si vuol partire con Cassano servono poi altri dieci giocatori tonici, altrimenti il gap atletico rischia di diventare troppo pesante. A maggior ragione contro una Croazia che da questo punto di vista ha poco da invidiare a chiunque.

In questo caso le alternative non sono esaltanti, le lascio a voi.

Ci sarebbe l’eventualità Nocerino per Motta, certo. Oppure lo spostamento di Giaccherini in posizione di mezz’ala, che come detto è stata la sua preferita quest’anno.

Poche alternative invece a sinistra. Dove il solo Balzaretti sembra poter ricoprire quel ruolo. Balzaretti che non mi sta entusiasmando molto, però.

Insomma, contento di aver partecipato all’hangout, mi spiace solo non aver avuto modo di approfondire le mie idee.

Ma di fronte a Vialli e Materazzi non posso che inchinarmi.

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Anche quest’anno ho avuto la fortuna di essere ospite di Indesit a Londra, questa volta per l’Indesit Football Talents.

Dell’evento nel suo complesso parlerò tra qualche giorno, quando avrò scaricato video e foto.

Per ora… per ora mi limito a raccontare della grandissima umanità di un Uomo come Gianfranco Zola, che prima ancora che campione affermato capace di grandissime cose con la palla tra i piedi è persona realmente squisita.

Ho infatti avuto la fortuna di passare assieme a lui un po’ di tempo proprio in quel di Londra, e la disponibilità che ha dimostrato in quegli attimi mi ha lasciato veramente con la bocca aperta.

Il primo approccio l’ho avuto lunedì sera (della scorsa settimana) quando sono andato “in ritiro” col suo PSG (una delle quattro squadre che, sponsorizzate da Indesit, hanno disputato il Football Talents).

Lì Gianfranco Zola ha iniziato a chiacchierare amabilmente con tutti i ragazzi, che arrivavano da un po’ tutte le parti d’Europa.

Battute, spiegazioni, interessamento nei loro confronti.

Poi, dopo un giro nemmeno troppo rapido di presentazioni, il nostro ha iniziato a parlare di calcio in senso ampio. Di cosa sia per lui questo magico sport che ci aveva riuniti tutti lì, in una stanza del Royal Garden Hotel.

E allora eccolo a raccontarci con la sua semplicità unica di come anche il calcio stesso sia semplice e sia fatto da tre concetti basilari: muovere la palla, muoversi negli spazi e occupare tutto il campo.

Qualcosa di così semplice che si potrebbe quasi dire scontato ma che poi, nella realtà dei fatti, non viene svolto con grande semplicità da moltissime squadre.

Inevitabile, quindi, il suo riferimento al Barça di Guardiola. La squadra che, a detta sua, incarna in maniera perfetta queste “basi”.

E che poi, grazie alla qualità dei suoi interpreti, sublima quest’idea di calcio.

E qualcuno, qui, potrà dirmi che Zola non ha certo scoperto l’acqua calda. Ma non è questo il punto.

Perché certo, spiegare come giochi il Barcellona oggi è “piuttosto semplice”. Farlo con la sua incisività non è da tutti.

E, soprattutto, assistere a questa spiegazione da parte di un grandissimo campione come Zola è da bocca aperta.

Sarà che sono un bambino, per certe cose!

Ma non è finita qui.

Anzi, a quel punto il meglio doveva ancora venire!

Terminata la serata, infatti, mi sono avvicinato a lui, non senza emozione, per stringergli la mano e ringraziarlo per quanto ha fatto per il calcio italiano e per la Sardegna, che lui ha saputo rappresentare degnamente anche ben al di fuori dell’isola stessa.

Terminando col ricordo delle lacrime che versai quel maledetto giorno di Italia – Nigeria ai Mondiali del 94, quando lui venne ingiustamente espulso (risposta sua: “Piansi di più io, fidati”).

Abbastanza “materiale” da poter andare a letto contento e dormire ben poco.

Soprattutto per la prospettiva di quello che sarebbe potuto accadere la mattina successiva: colazione con uno dei più grandi campioni che il calcio italiano ha saputo esprimere nell’arco degli ultimi vent’anni.

Detto-fatto: la mattina dopo il ritrovo è nella stessa sala in cui avevo lasciato il “mister” la sera precedente. E proprio lì il caso vorrà che finirò al suo stesso tavolo. Non solo: al suo fianco, a condividere la colazione con lui.

Competenza, disponibilità, curiosità, affabilità. Tutte grandissime doti che, unite ad un’umiltà assoluta e quasi incredibile per chi ha calcato certi palcoscenici, faranno di quella mattinata un momento che mai potrò scordare.

La discussione inizierà, logicamente, con una mia domanda: cosa potrà combinare l’Italia al prossimo Europeo?

E lì Zola dimostrerà una certa fiducia nei ragazzi e in Prandelli. Gruppo giovane, affamato, aspettative piuttosto basse, potrebbe far bene.

Poi un mio pallino: Verratti.

Che anche il piccolo Campione di Oliena apprezza molto, e che ha prospettive e margini veramente importanti.

Davvero tanti gli argomenti toccati, avrei dovuto avere un blocchetto per poter prendere appunti e riportarvi punto per punto le sue considerazioni.

Il punto più importante tra quelli toccati è stato senza ombra di dubbio quello riguardante il suo futuro. Alla domanda diretta (“Cosa farà adesso”) non mi ha saputo dare una risposta univoca, segno del fatto che a settimana scorsa ancora tutto era in alto mare e diverse opportunità erano aperte.

A domanda più diretta (“Da Twitter mi chiedono di dirle di firmare per la Lazio”), relativa a quella questione che rimbalza tanto sui giornali oggi, è stato però assolutamente possibilista, segno che già sette giorni fa l’opzione Roma (intesa come città, quindi in quanto sponda Biancoceleste) era tutt’altro che campata per aria.

Di certo, comunque, il cuore lo porterebbe a cercarsi una sistemazione in Inghilterra, dove ormai vive la famiglia.

Per quanto ad una chiamata della Lazio difficilmente si potrebbe dire no…

La grandezza di questo uomo, comunque, si è sublimata tutta nel momento in cui si è posto lui nella situazione di chi aveva “sete di sapere”. Ad un certo punto della nostra conversazione, infatti, è stato lui che ha iniziato a domandare a me questioni riguardanti il Varese.

Da informazioni su questa stagione, con partenza travagliata e grandissima risalita dopo il cambio di mister, al periodo d’oro vissuto con Sannino sulla panchina.

E pensare di essere stato lì a “spiegare” delle cose a niente popò di meno che Gianfranco Zola… mi fa venire i brividi ancora oggi…

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Anche ieri, come sabato, mi sono recato a San Siro grazie a WeAreSocial, invitato da Indesit che già mi aveva ospitato quest’estate a Londra per il lancio del portale Genuine Football Fan.

Da lì ho potuto godermi Milan – Bate, che ho poi raccontato proprio su GFF.
Riporterò quindi qui di seguito l’articolo per far capire a grandi linee come ho visto le cose, per poi analizzare giocatore per giocatore le prestazioni – esclusivamente – dei giocatori del Milan.

Massimo risultato col minimo sforzo, e il Milan è già praticamente sicuro degli ottavi di finale.

Non che ci fossero molti dubbi già il giorno del sorteggio. Ma oggi i tifosi rossoneri possono cominciare a festeggiare.
Ora ai ragazzi di Allegri non resta che contendere al Barcellona delle meraviglie la prima posizione nel girone.

Milan - Bate Barisov

Tutto facile, per il Milan.
Ma del resto nel vedere la squadra di casa fronteggiare la compagine bielorussa si nota subito chiaramente come la sfida sia assolutamente impari.
Un po’ come vedere una battaglia in cui un gruppetto di ragazzi disorganizzati, senza un’ora di addestramento militare alle spalle ed armati solo di pistole ad acqua affrontassero le Forze Speciali Americane equipaggiate di tutto punto.

Insomma, non c’è proprio partita. Né sulla carta né in campo.
E così la poltroncina su cui mi siedo a pochi minuti dall’inizio del match, primo anello arancio, diventa lo scranno da cui osservare pregi e difetti di una squadra ancora lontana dai fasti del passato.

Perché il Milan è croce e delizia di un San Siro vivace e ricettivo.

Il divario tecnico tra i Rossoneri e il modestissimo Bate è oceanico.
Eppure il risultato non è largo quanto ci si immaginerebbe.

Sbaglia troppo il Milan, forse non abbastanza motivato nell’affrontare un avversario così inferiore.

Dietro si balla, e in più di un’occasione.
Se Renan Bressan all’anagrafe facesse Lionel Messi (o anche solo Manolo Gabbiadini) il Milan riuscirebbe anche a passare in svantaggio. E certo non per merito dei bielorussi, quanto per un’approssimazione diffusa che porta – nell’occasione – Van Bommel a regalare un goal praticamente già fatto al numero dieci avversario.
Che però, dall’alto – anzi, dal basso – della sua pochezza si fa imbambolare da Abbiati.
Diverse (almeno un altro paio quelle clamorose) sono comunque le occasioni che i padroni di casa lasciano agli ospiti, sbagliando cose elementari che costerebbero carissimo se l’avversario si chiamasse Real Madrid o Manchester United.

Anche davanti sembra si giochi con troppa sufficienza.
La buona stella di Cassano appare momentaneamente offuscata e Ibrahimovic si mostra quasi infastidito dal livello dell’avversario. Tanto da non volersi sprecare per batterlo.
Cosa che in effetti non serve. E non è un caso se è proprio lui, pur senza impegnarsi, a portare avanti il Milan.

A dare nerbo alla squadra rossonera – dove si possono annotare le prestazioni piuttosto impacciate di Bonera e Van Bommel – sono quindi, in particolar modo, Nocerino e Boateng.
Del primo, con una battuta, dicevo allo stadio che “questi (il Bate, ndr) fanno fare bella figura anche a lui”. E se in parte è sicuramente merito della pochezza dei bielorussi Nocerino, già tra i migliori in campo sabato, ci mette in realtà anche molto del suo. La condizione sembra finalmente farsi quantomeno accettabile, e lui ci dà dentro a fondo. Corre, pressa, si propone, tampona, ci prova. Una prestazione sicuramente sopra alla media per un giocatore dai limiti ben marcati, ma con una generosità indubbiamente preziosa.

Boateng, invece, fa quello che sa fare meglio: dare consistenza tra le linee. Trequartista atipico, non ha certo bisogno di presentazioni. È ormai amatissimo dal suo pubblico e temuto dai tifosi avversari.
E per lasciare un segno chiaro nella partita si inventa un goal da incorniciare.

Nocerino e Boateng che rappresentano le eccellenze ma non sono certo gli unici due ad aver disputato una partita più che degna.

Tra tutti vorrei segnalare Taye Taiwo.
Il terzino sinistro nigeriano parte timidissimo e cresce alla distanza, incoraggiato anche da un pubblico che sembra averlo preso in simpatia. La condizione migliore è ancora lontana e le qualità tecniche non sono certo da novello Roberto Carlos, ma posto il livello medio dei terzini del nostro campionato ecco che un ruolo quantomeno da comprimario potrà ritagliarselo anche lui.
Che però, prima, deve trovare più fiducia nei propri mezzi. E l’ultimo spezzone della gara di ieri è sicuramente, in questo senso, la base da cui partire.

Il Milan vince facilmente, insomma. Senza nemmeno impegnarsi più di tanto. Di fronte ad un avversario che non sa approfittare delle diverse sbavature che i rossoneri si trovano a compiere.

Che dire? Alle Forze Speciali non serve nemmeno imbracciare i fucili. La differenza è così ampia che gli bastano le fionde.

Milan

Abbiati: 7
Pochi interventi, ma decisivi.
Si aspettava di passare una serata totalmente inoperosa invece i compagni (Van Bommel, Abate, Bonera) decidono di testarlo a fondo. Evita ai suoi una bella figuraccia.

Abate: 6,5
Spinge bene nel primo tempo, nella ripresa tira un pochino di più i remi in barca. O almeno, è spesso nella metà campo avversaria, ma cerca meno di quello che dovrebbe il fondo.
Si meriterebbe sicuramente il sette pieno non fosse che compie qualche sbavatura di troppo. Che, in un paio di casi (una, il passaggio al centro per un avversario, clamorosa posto che si tratta di cose che si insegna a non fare già nei pulcini), potrebbe costare carissimo.

Nesta: 6,5
Vale un po’ lo stesso discorso fatto per Abbiati. Nonostante l’età e gli infortuni resta un punto di riferimento nel ruolo.
(Dal 84′ Mexes: s.v.)

Bonera: 5,5
Un po’ troppe sbavature. Piuttosto inadatto a certi livelli, oggi è considerabile, ad andar bene, il quinto centrale del Milan.

Taiwo: 6,5
Sembra un po’ bloccato, timido. Non è un caso se il calore di San Siro piano piano lo scioglie. Ne esce una prestazione discreta, punto di partenza su cui costruire il suo futuro Rossonero.

Aquilani: 6,5
Buona partita per l’ex Juventus, che dà un quid in più di qualità alla sua squadra pur senza strafare. Meriterebbe il goal nel primo tempo, quando è fermato solo dal palo.

Van Bommel: 5
Se Abbiati non facesse il miracolo forse parleremmo di un’altra partita. Mark appare appesantito, molle, sempre in ritardo nell’andare a chiudere.

Nocerino: 7
Indubbiamente tra i migliori in campo. Corre tantissimo, tampona, si propone, ci prova. Certo non un Campione, ma ieri ha fatto la sua più che onesta partita.

Boateng: 7
Gioca benissimo tra le linee e dà sostanza lì in mezzo. Tanta fisicità unita a buona tecnica. E ad un goal da incorniciare.
(Dal 78′ Emanuelson: s.v.)

Ibrahimovic: 7
Segna. Gioca. Però dà l’impressione di essere troppo altezzoso. Giocasse con la determinazione di Gattuso ne farebbe cinque. Bendato.

Cassano: 5,5
Offuscato rispetto all’ultimo periodo. Pare risentirne un po’ a livello atletico. Forse sarebbe stato meglio farlo rifiatare.
(Dal 62′ Robinho: 6,5
La sua vivacità è imprescindibile. Gioca lungo tutto il fronte offensivo mettendo in continua apprensione ogni singolo difensore avversario. Da fare giocare sempre.)

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Domenica 13 marzo ho avuto la possibilità di recarmi allo stadio, su invito della Gazzetta dello Sport, a vedere Milan-Bari, ovvero sia la prima contro l’ultima classificata della nostra Serie A.
Il tutto, come avrò poi modo di constatare una volta là, per seguire da vicino quanto organizzato dal giornale Rosa stesso nell’ottica della sua campagna “Tutto il rosa della vita“.

In questo senso davvero molto simpatico, ed apprezzato dal pubblico, il siparietto del pre-partita: attori travestiti da calciatori che una volta scesi in campo si sono messi a fare di tutto. Da chi si è messo cuffia ed occhialini ed ha simulato una nuotata, a chi si è messo a ballare, fino a chi ha giocato a racchettoni o a frisbee.
Siparietto piuttosto inusuale ma che ha davvero messo di buon umore tutti quanti, sugli spalti.

Una volta usciti dal campo gli attori, quindi, spazio alla partita.

Primo tempo piuttosto moscio, con un Milan poco convinto e scarsamente incisivo, forse sceso in campo sottovalutando un po’ un impegno che sembrava ampiamente alla portata ed un Bari fin da subito pronto a fare barricate più che ad incidere offensivamente.

Nonostante questo è comunque proprio la squadra ospite a passare piuttosto clamorosamente in vantaggio, gelando davvero tutto lo stadio (meglio non riportare qui i commenti che hanno seguito il goal dei Galletti…).

Notevole, in tal senso, l’errore della retroguardia Rossonera, assolutamente immobile sulla posizione di Almiron con un Rudolf lasciato quindi liberissimo di tagliare da sinistra fin sul primo palo per battere poi Abbiati con un diagonale tutto sommato non irresistibile.

Match che cambia quindi nella ripresa quando il Milan, alla ricerca della vittoria, scende in campo in maniera molto più convinta rispetto ai primi quarantacinque minuti, mettendo alle corde gli avversari.

Bari che finisce quindi col difendersi con addirittura sei uomini, tenendo comunque tendenzialmente tutta la squadra dietro alla linea del pallone. Scena quasi triste, potremmo dire.

Seconda frazione in cui succede comunque un po’ di tutto. Nella metà campo barese.

Perché, ed anche questa è cosa che oserei dire triste, i baresi rinunciano praticamente a giocare, anche solo di rimessa. In quarantacinque minuti, difatti, i giocatori di Mutti riescano a rendersi pericolosi in una sola occasione.
Dire poco sarebbe un eufemismo.

Succede di tutto, dicevo. Perché al Milan vengono annullati – probabilmente giustamente – due reti. E viene pure espulso Ibrahimovic, anche in questo caso in maniera corretta.

La prima rete annullata, giusto in apertura di ripresa, la sigla Robinho che va a raccogliere una sponda aerea di Ibrahimovic per bucare Gillet sottomisura. Il tutto succede giusto in linea a me e debbo dire che, a naso, pareva che il fantasista brasiliano fosse in effetti – per quanto di molto poco – in fuorigioco.

La seconda viene invece annullata allo stesso Ibrahimovic, che lanciato dalle retrovie stopperà di braccio per poi battere Gillet senza grossi problemi.

Ibrahimovic che, come detto, poco più tardi sarà espulso per una manata in pancia a Rossi, che dopo aver ricevuto un cazzotto da Chivu finisce vittima anche di un raptus di follia dello svedese.

A decidere il match è quindi Antonio Cassano da Bari Vecchia. Subentrato nella ripresa, difatti, l’ex talento dei Galletti andrà a sfruttare alla grande un cross di Antonini, a sua volta ben imbeccato da Emanuelson, bucando Gillet al volo.

Partita tutto sommato non esaltante, ma che di certo valeva la pena vedere.

Per ulteriori spunti tattici vi rimando quindi al pezzo scritto per Pianeta Sport e che si riferisce proprio a questo match.

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Lo scorso sabato mi sono recato, come detto, in zona Castello Sforzesco, Milano, per assistere allo Yahoo Penalty, manifestazione organizzata dalla società con sede a Sunnyvale in ottica Sudafrica 2010.

Mi pare quindi doveroso raccontarvi come sia andato il tutto…

Innanzitutto c’è da dire una cosa: giunto sul posto con buon anticipo ho atteso che gli operai terminassero di montare la struttura. Nel mentre ho potuto quindi chiacchierare con Gunther, talentuosissimo freestyler del Footwork Team invitato all’evento per riempire i “vuoti” tra una serie di rigori e l’altra.


Gunther si esibisce con uno show in esclusiva per noi

Ragazzo molto simpatico, Gunther mi ha raccontato qualcosa della sua vita: bresciano, tra i migliori freestyler d’Italia, si ritiene essere un ottimo giocatore di calcio a cinque. Per quanto riguarda il calcio a undici, invece, ha delle perplessità in più ritenendosi un “solista”. Diventando un freestyler professionista, comunque, Gunther ha già realizzato un suo sogno: fin da piccolo, infatti, ha sempre saputo di voler legare la propria vita ad un pallone. Non potendo giocare a livello professionistico a calcetto dato che, a suo dire, non ci sono squadre a quel livello nella sua zona si è quindi inventato questo business: ha fondato il Footwork Team, appunto, per sfruttare le proprie qualità per guadagnare dei soldi. Riuscendoci.

Una volta ultimati i preparativi, quindi, si è dato inizio a più serie di rigori, inframezzate da momenti di pausa in cui Gunther, come detto, metteva in mostra il suo talento ricevendo applausi e complimenti da tutti, passanti e non.

A cimentarsi dagli undici metri (che in realtà erano molti meno, posto anche che la porta era da calcetto) per provare a battere Stefano Tacconi, il portierone di fama internazionale che Yahoo ha voluto portare nella piazza milanese, sono state decine e decine di persone, partendo da bambini piccolissimi sino ad arrivare a signori molto più maturi.

Ma non solo: anche molte donne, di età variegate anche in questo caso, hanno raccolto la sfida.

Da parte sua Stefano ha quindi simpaticamente lasciato segnare i bambini che si accingevano a segnargli, che così potevano anche ricevere in regalo il pallone di Yahoo, provando solo a parare i palloni calciati dagli sfidanti più grandicelli.

Nonostante questo, comunque, in diversi ce l’hanno fatta, coronando un sogno. Chi, qualche anno fa, avrebbe anche solo potuto immaginarsi di bucare un ex portiere Azzurro con un calcio di rigore?

Sotto questo punto di vista, comunque, c’è anche stato chi non se l’è sentita. Tra la folla, infatti, si è distinto in maniera particolare un signore, cui non ho chiesto il nome, che nel fare due chiacchiere mi ha detto “No, io non lo tiro il rigore. Non potrei mai mettermi a sparare addosso ad una vecchia gloria della mia Juventus”.

Scelte, anche condivisibili.

Tacconi, comunque, non è stato l’unico portiere impegnato in questa manifestazione. Lui, infatti, è stato il padrino solo della manifestazione italiana. Ma la stessa è stata portata, o sarà portata, avanti anche in altre parti del mondo, con altri grandi ex portieri.
In Spagna, ad esempio, è stato Paco Buyo il padrino dello Yahoo Penalty di Madrid. In Inghilterra la scelta è invece caduta su David Seaman, a Berlino su Heinz Muller mentre a Parigi su Bernard Lama.

Stefano Tacconi e le purple t-shirt

Giornata carina, di cui potete vedere le foto nella gallery creata sulla fan page di questo blog su Facebook.
Giornata che è stata ulteriormente arricchita dalla conoscenza di Federico Casotti, giornalista e telecronista di SportItalia anche lui sul posto.

E per me, che lo stimo davvero tantissimo, è stato un incontro piacevolissimo e che mi resterà impresso nella memoria per sempre.

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Tempo fa vi parlai di un evento cui partecipai: invitato come blogger da Adidas, infatti, passai un pomeriggio in quel di Monza con Cambiasso e Milito, chiacchierando dei prodotti della casa tedesca quanto di Inter e di nazionale (argentina, ovviamente).

Al tempo stesso, sempre come blogger, venni poi invitato ad altri eventi: a Parma con Paloschi, a Roma con De Rossi, a Moncalieri con Del Piero (quando Adidas diede al capitano Bianconero un paio di scarpe apposta per celebrare i suoi trecento goal), ecc.

Domani, invece, sarò ospite – dalle 11.30 alle 14 circa – dell’area media che Yahoo allestirà in quel di Milano in occasione di un evento pensato in previsione del Mondiale: Yahoo Penalty.

La società con sede a Sunnyvale ha infatti deciso di lanciare una campagna mondiale in vista di Sudafrica 2010. Così come in tante altre città (Londra, Madrid, Jakarta, San Paolo, Seul…), quindi, domani la città meneghina ospiterà una tappa di questa manifestazione: col Castello Sforzesco come sfondo, quindi, il pubblico avrà la possibilità di sfidare, una volta nella vita, un portiere di fama Mondiale. A difendere i pali della porta approntata da Yahoo sarà infatti l’ex portiere della nazionale italiana Stefano Tacconi, tra i migliori estremi difensori dello Stivale a cavallo degli anni 80 e 90.

Chi ci si vorrà cimentare, quindi, potrà provare a battere il portierone perugino dagli undici metri.

L’hype mediatico creatosi attorno al Mondiale e che va via via crescendo più che ci si avvicina all’inizio dello stesso, infatti, sta portando i fruitori stessi della rete a focalizzarsi più sul Sudafrica che sulle competizioni ancora in gioco. Come comunica Yahoo, infatti, in questi ultimi giorni la chiave di ricerca più digitata all’interno di Yahoo Search è “mascotte mondiali calcio 2010″, seguito da “storia coppa del mondo calcio” con la parola “Inter” relegata solamente al terzo posto.

Con Campionato e Champions ancora da assegnare, quindi, la mente dei più è già frementemente rivolta verso il Sudafrica.

La sfida all’ex portiere di Juventus e Genoa, comunque, è solo una delle iniziative che Yahoo sta portando avanti in questo periodo. La società fornitrice di servizi internet americana ha infatti approntato un minisito dedicato alla competizione in cui è già fin da ora possibile leggere le prime indiscrezioni sulle formazioni e partecipare ai diversi sondaggi proposti di volta in volta.
Ma non solo: con Yahoo Fantasy Mondiali 2010 è già possibile fare il proprio pronostico sulla prossima nazionale Campione del Mondo e giocare ad indovinare i risultati di ogni partita, sfidando online i propri amici.

Infine, poi, nei prossimi giorni, e questo si lega all’evento cui sono invitato a partecipare domani, verrà lanciato Yahoo Penalty, torneo Mondiale di calci di rigore online che metterà in palio tantissimi premi, tra cui un pass speciale per assistere ai più importanti eventi sportivi dei prossimi quattro anni.

Così commenta il tutto Lorenzo Montagna, Amministratore Delegato di Yahoo Italia: “Yahoo! ha sempre dato molto spazio allo sport e non potevamo mancare l’appuntamento con i Mondiali 2010 offrendo un’esperienza on line dei Mondiali completa e coinvolgente. Per dare il via alle emozioni che ci regalerà la nostra Nazionale, abbiamo scelto Tacconi e l’emozione di tirare il calcio di rigore, una volta nella vita, a uno tra i più famosi portieri della storia del nostro calcio”.

Personalmente quando si avvicina e poi si vive il Mondiale entro in una sorta di trance. Posto l’amore che ho per il calcio il Mondiale rappresenta la sublimazione di tutto il bello della vita. E credo che il Mondiale stesso sia da vivere al meglio, non solo limitandosi a vedere le partite. Perché il calcio, in fondo, è bello non solo all’interno di quel rettangolo di prato ma anche al di fuori dello stesso: dibattere all’infinito di dualismi accesi, sognare ad occhi aperti ripensando alle gesta dei propri campioni, perdere serate commentando questa o quella partita o, ancora, questa o quella presunta trattativa, leggere (o scrivere, per chi come me ha questa passione) di nuovi e vecchi campioni… insomma, vivete il calcio appieno, anche oltre i novanta minuti che decidono chi vince e chi perde. Perché, in fondo, quello, rispetto alla bellezza di questo gioco, è anche il meno.

Domani quindi rotta verso Milano, sperando, chissà, di poter incontrare qualcuno di voi in loco… per poter poi raccontare, magari, della vostra destrezza nel battere un ex portierone Azzurro…

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Lo scorso lunedì 29 marzo ho avuto la possibilità di partecipare ad un evento organizzato da Adidas che vedeva la partecipazione di due grandi campioni dell’armata Nerazzurra, unica superstite italiana in Champions League: Diego Alberto Milito ed Esteban Cambiasso.

Il tavolino posto al centro del palco su cui erano poggiati Predator, adiPURE e Finale Madrid

L’occasione era sicuramente importante, quasi storica oserei dire: per la prima volta in Italia, penso, era stato infatti organizzato un evento riservato esclusivamente al mondo dei blogger e dei blog con la partecipazione di due giocatori del peso del Principe e del Cuchu.

E io, personalmente, sono davvero onorato di avervi partecipato.

Qui va infatti fatta una doverosa digressione iniziale con la quale lasciare i binari della “professionalità” per instradarsi su quelli della “vita privata”.

Nel creare questo blog non ho mai avuto in testa obiettivi particolari, se non la possibilità di sfogare tutta la mia passione per il calcio, in primis, e la scrittura, in seconda battuta. Certo, il giorno in cui creai un account qui su WordPress, non avevo in mente di creare un blog che potesse diventare un punto di riferimento per qualcuno, che potesse ricevere migliaia di visite ogni mese e che raccogliesse tanti complimenti quanti ne ho ricevuti sino ad oggi. Né tantomeno era preventivabile che potessi ricevere richieste di collaborazione con altri siti e blog (e non solo… ma di questa sorpresa parlerò più avanti).
Questo, infatti, non è altro che un blog personale, nonostante qualcuno nel tempo abbia pensato, vedendone l’aggiornamento più o meno costante, che ci fosse dietro una mini-redazione.

Eppure, nonostante questo, pare proprio che mi sia creato uno “status” nel mondo dei blog calcistici italiani. E la cosa non può che farmi enormemente piacere.

Questa cosa è testimoniata, penso, anche proprio dal fatto che sono stato contattato – ed in realtà non è stata nemmeno la prima volta, questa – per partecipare a questo tipo di evento.

Un ragazzino con il suo piccolo blog a cospetto di due Campioni di quel calibro. Quasi da occhietti lucidi…

Ma torniamo al nostro incontro…
Adidas aveva previsto che il tutto sarebbe avvenuto all’interno del proprio Brand Center di Monza, dove mi sono recato quel lunedì mattina. Qui, dopo un breve giro all’interno dell’outlet adiacente (per essere sicuro di non tardare sono infatti arrivato con un’oretta scarsa d’anticipo rispetto all’oraro di “ritrovo” indicatomi), ho potuto pranzare assieme agli altri blogger, servendomi ad un buffet gentilmente offertoci da Adidas.

Finale Madrid, il pallone che sarà utilizzato nella finalissima di Champions League del Bernabeu

Con una mezz’oretta buona di ritardo rispetto alla tabella di marcia, quindi, verso le due e mezza è iniziato l’incontro vero e proprio: davanti a noi, seduti uno a fianco all’altro, Milito e Cambiasso, più rilassati e sorridenti che mai.

L’occasione, fondamentalmente, verteva sulla presentazione al pubblico presente delle scarpe utilizzate dai due giocatori, in primis, e del Finale Madrid, il pallone che sarà usato nella prossima finale di Champions e di cui parlai già piuttosto ampiamente a suo tempo.

E proprio da qui è giusto partire. Perché, parliamoci chiaro: sono convinto del fatto che tra tutti i blogger presenti quel giorno, me compreso, non ce ne fosse uno che fosse più interessato a sentir parlare di scarpe che di calcio giocato, a sentir parlare di tecnologia Adidas piuttosto che dell’imminente sfida di Champions (poi vinta proprio grazie ad un goal di Milito) contro il CSKA.

Però, al tempo stesso, è stato proprio grazie al fatto che Adidas sentisse il bisogno di parlare delle proprie scarpe a noi blogger che tutto questo è stato possibile. Ed inoltre, cosa assolutamente non secondaria per quanto mi riguarda, al giorno d’oggi la tecnologia applicata al calcio si fa sempre più importante. Certo, in altri sport (come nel nuoto, dove un certo tipo di materiale può anche decidere il risultato di una gara) probabilmente la stessa incide di più, ma anche nel calcio le caratteristiche di pallone e scarpe, su tutto, non sono assolutamente trascurabili.

Seguiamo quindi l’ordine rigorosamente cronologico seguito il giorno della presentazione stessa e iniziamo parlando delle Predator, le scarpe indossate ormai da anni da Esteban Cambiasso, andando proprio a sentire, in primo luogo, cosa ha da dire lui su queste scarpe e sul perché sono tredici anni che le usa: “Mi ci sono sempre trovato bene. Fino al 1997, quando giocai il Mondiale under 20, usavo le Copa Mundial; poi l’anno successivo, diventato professionista in Argentina, ho usato sempre Predator, vivendone in prima persona l’evoluzione negli anni”.
Evoluzione che lo stesso Cuchu ci racconta così: “Tante cose sono migliorate. Il cuoio è sempre quello, è buono… ma sicuramente rispetto alle prime che ho indossato sono migliorate in quasi tutti gli aspetti”.

Le tre teconologie Predator: Optifit, Predator e Powerspine

A quel punto è quindi Stéphane Lemarchand, responsabile del prodotto calcio Adidas, a salire in cattedra ed a spiegare come il loro lavoro sia quello di “fare le scarpe per il calciatore, quindi ovviamente seguiamo tutti i consigli di Esteban. Esteban dice: <<ho bisogno di questi tacchetti cilindrici, ho bisogno di avere il mio 19 sulla scarpa>> e tutti i dettagli che vuole li andiamo a curare sulla sua scarpa. Questo è il nostro mestiere, quindi dobbiamo fare il nostro lavoro per migliorare quello di Esteban”.

Cambiasso che incalza quindi Lemarchand dando il suo punto di vista sulla faccenda: “Il 19 più che un bisogno è un gusto, un piacere che Adidas ci fa. Il fatto dei tacchetti sicuramente è più un bisogno in relazione alle difficoltà che i campi possono presentare. Se uno si trova comodo con le scarpe che ha la performance sicuramente cresce. Ed è proprio questa la motivazione per cui sono dieci anni che ho la stessa scarpa: perché mi ci sono trovato sempre bene”.

Dopo un simpatico scambio di battute tra i due, quindi, il responsabile del prodotto calcio Adidas ci illustra le caratteristiche di Predator: “Predator è il nome della scarpa, ma è anche una tecnologia che vi è dietro alla stessa: abbiamo messo del silicone sulla parte esterna della scarpa per poter dare più effetto al pallone. La tecnologia Optifit riguarda invece il fatto che abbiamo tolto del materiale dalla scarpa per far sì che la scarpa sia più vicina al piede, così il piede è più vicino al pallone. Infine la tecnologia Powerspine, che troviamo sulla suola della scarpa, permette di dare più potenza al calciatore”.

Una volta esaurito il discorso riguardante le Predator di Cambiasso è quindi la volta delle adiPURE di Milito. Ad introdurre il discorso è ancora una volta il solito Stéphane Lemarchand, che ci dice: “Sulla tecnologia di questa scarpa non c’è molto da dire. Perché questa non è una scarpa per chi è alla ricerca di tecnologie particolari quanto per chi vuole essere elegante”.

A quel punto è il Principe ad intervenire: “Devo dire che questa è una scarpa straordinaria, una delle scarpe tra le più belle che ho usato; e, soprattutto, è una scarpa comodissima. In precedenza usavo le F50 (la terza “famiglia” di Adidas, ndr); rispetto a quelle ho ovviamente trovato delle differenze. Avendo giocato per tanti anni con le Copa Mundial, che credo fossero scarpe straordinarie, era però naturale passassi alle adiPURE, che sono le scarpe che più vi somigliano. Ecco perché sono due anni che gioco con questa scarpa: mi ci trovo benissimo”.

Le caratteristiche di adiPURE, scarpe made in Adidas indossate, tra gli altri, da Diego Milito

E’ quindi Lemarchand stesso ad effettuare una domanda sicuramente molto interessante: quanto tempo ci si impiega una volta ricevuto un paio di scarpe ad indossarlo per una partita? Milito risponde senza tentennamenti: “Il giorno prima della gara le provo in allenamento, poi le metto subito per giocare la partita. E’ una scarpa che si adatta subito al piede, con una pelle morbidissima”.

Ma all’Inter la punta argentina non è l’unica ad usare le adiPURE. Anche il macedone Pandev, che fino a poco tempo fa utilizzava le F50, è infatti recentemente passato alle adiPURE. Il tutto grazie all’intercessione del Principe: “Ha visto quando la scarpa mi è arrivata e mi ha chiesto informazioni. Le ha provate e ci si è sentito molto comodo, così ha deciso di utilizzarle anche lui”.
Perché checché ne dica Marchand riguardo al fatto che queste non sono scarpe particolarmente tecnologiche c’è da dire che c’è stato un importante lavoro di ricerca e sviluppo anche dietro a questo modello. Ed è lo stesso Stéphane a ricordarcelo: “C’è tecnologia sui tacchetti, la pelle è molto morbida essendo di canguro ed abbiamo fatto anche un’allacciatura asimmetrica per i lacci. Abbiamo fatto delle piccole cose ma soprattutto la cosa importante per noi è di fare una scarpa molto elegante”.

Terminato quindi il discorso riguardante le scarpe e dopo un breve excursus sul pallone arriva il momento più atteso: le domande dei bloggers ai due campioni Nerazzurri.
E prima di entrare nello specifico c’è una cosa che ci tengo a sottolineare, avendomi fatto molto piacere: il clima assolutamente rilassato che si respirava in quella sala, dove noi del “pubblico” pendevamo dalle labbra di Diego ed Esteban e nel rispettare la loro posizione abbiamo comunque posto domande spesso molto intelligenti ed interessanti ai due calciatori, che spesso classicamente come tali hanno risposto.

Riporto quindi un po’ di risposte alla rinfusa, quelle che ritengo essere le più interessanti o significative dell’intervista finale…

Una veduta di parte delle tribune su cui sedevano i molti blogger invitati all'evento

Inizio quindi con Cambiasso che parla di quanto la scelta della scarpa possa condizionare la prestazione di un giocatore: “Credo che quantificarlo sia assolutamente impossibile. Ma sicuramente giocare con una scarpa comoda è positivo”. A Milito, sempre in relazione a questo discorso, è chiesto invece quanto la scarpa possa aiutare nel tiro influendo su traiettoria e potenza: “E’ importante soprattutto trovarsi bene con la scarpa, trovarsi comodi. Ti da modo di giocare senza pensarci”.

Esteban è poi chiamato a rispondere ad una curiosità che penso un po’ tutti ci siamo posti in questi anni: un professionista a certi livelli e con il materiale tecnico personalizzato fornitogli direttamente dalle grandi case produttrici utilizza una scarpa nuova ad ogni partita? “Io sono stato tentato di farlo – dice Cambiasso – perché la prima volta che ho usato l’ultimo modello di Predator è stato nell’andata con il Chelsea e da lì sono stato tentato di chiederne una a settimana, però mi sembrava un po’ troppo. Non si può comunque vivere di scaramanzia, che comunque c’è, e quindi non si può pensare nemmeno di tenere sempre lo stesso paio di scarpe che ti hanno portato ad una vittoria particolare. Pensa alla Formula 1: Fangio avrebbe dovuto fare cinque o sei anni con la stessa macchina e probabilmente sarebbe finito diciannovesimo. Non so comunque quanto possa essere la media di partite di vita di ogni scarpa, dipende anche dai campi… sarà una ventina di partite”.

Cambiasso che parla poi anche delle forze da ripartire nelle varie competizioni in cui è ancora in gioco l’Inter: “Le forze sono massimali, non possiamo fare calcoli. Non c’è un obiettivo più importante rispetto ad un altro, l’obiettivo è sempre la partita che di volta in volta ci si trova a giocare”.

Il “giornalista ufficiale” della pagina Adidas di Facebook chiede invece a Milito quanto fosse fondata la notizia che lo voleva diretto a Napoli prima di tornare a Genova: “Prima di andare a Genova l’anno scorso c’era un interessamento del Napoli che alla fine non andò però in porto così che quando lasciai Saragozza tornai a Genova, felicissimo di farlo. C’è stato un interessamento, comunque”.
Per quanto riguarda il passato di Cambiasso si parla invece di un’eventuale rivincita nei confronti del Real Madrid: “Sono periodi che ognuno vive nella propria carriera. Quel periodo fu tra l’altro molto importante per me perché ci fu un anno nel quale giocai tanto ed in cui ottenemmo vittorie importanti sia a livello nazionale che internazionale. Poi ogni società effettua le proprie scelte, così come io prendo le mie. Quindi più che parlare male di un posto cui sono stato legato per anni voglio parlare bene di chi è riuscito a prendermi scommettendo su di me”.

Vista del palco dall'alto con Milito che parla delle sue adiPURE

Tornando all’attualità viene quindi chiesto a Milito quale possa essere la motivazione che lo ha portato ad ambientarsi subito, segnando a raffica, e che ha invece portato l’altro grande acquisto dell’attacco Nerazzurro, Samuel Eto’o, a stentare, trovando però due doppiette proprio in concomitanza con la sua assenza: “Lui ha fatto goal anche importanti, abbiamo giocato insieme anche a Londra col Chelsea. Credo comunque ci voglia anche un ambientamento al calcio italiano, cosa che io avevo già fatto nei miei trascorsi genoani. Lui viene invece da un calcio diverso ed ha bisogno di adattarsi al calcio italiano ed alla vita qui. Al di là di questo resta comunque un grandissimo campione e secondo me sta facendo dei grandissimi sacrifici anche per la squadra”.

Altra domanda interessante legata all’attualità riguarda gli avversari più ostici che i due hanno incontrato nel corso di questo campionato: “Chi mi ha visto in qualche intervista, chi mi conosce, sa che io non credo al calcio come singoli giocatori. Quindi parlare di un giocatore è un’ingiustizia assoluta per me. Ci sono sicuramente giocatori che possono essere determinanti in certi momenti ma se questi non sono sostenuti da una squadra i giocatori da soli non fanno niente. Quindi io trovo un’ingiustizia parlare di qualunque trequartista di qualunque squadra perché se non hai un sostegno puoi fare poco”, dice un Cambiasso sempre molto attento ad ogni singola parola. “Ribadisco un po’ quello che dice il Cuchu” rincalza Milito, che però si sbilancia un po’: “Però ci sono ovviamente difensori molto bravi come Chiellini, Burdisso e Juan, senza ovviamente parlare dei nostri che secondo me sono i migliori”.

Ci concediamo poi un passaggio anche su Maradona e sul loro rapporto col Pibe: “Io sono stato convocato per l’ultimo match della Seleccion - dice Milito – e non abbiamo parlato faccia a faccia, ma solo in gruppo. Abbiamo comunque un buon rapporto, normale. Per andare in nazionale ed al Mondiale ti devi guadagnare la chiamata sul campo quindi cerco di fare le cose bene ogni domenica per avere un posto in nazionale”.
“La nazionale argentina, per fortuna da una parte e purtroppo dall’altra, ha la possibilità di scegliere tra tantissimi giocatori bravi, quindi è difficile essere sicuri di essere convocati. C’è solo una ricetta per arrivare che è quella di fare bene nel club sperando di convincere il C.T., augurandoci di potere andar lì e fare bene”, risponde invece il Cuchu.

Milito e Cambiasso assolutamente rilassatissimi nell'incontro coi blogger

Trattandosi di calciatori argentini, quindi molto più attenti di tanti di noi a ciò che succede nel loro paese, viene chiesto loro un parere sui giovani arruolabili nell’Albiceleste che giocano a tutt’oggi a Buenos Aires e dintorni, ovviamente chiedendo a Diego di indicare qualche attaccante e ad Esteban di parlare di centrocampisti. Milito ha un nome in particolare: “Fare nomi è sicuramente difficile ma c’è un ragazzo, Gaitan del Boca, che è sicuramente bravissimo”. Si astiene dall’indicare un singolo giocatore, invece, Cambiasso, che spiega: “Io credo che un centrocampista trova la maturità solo dopo una certa età. Parlare di un giovane e dire che sia particolarmente forte è un po’ azzardato. Ci sono tanti giocatori, come ce ne sono stati in tutta la storia del nostro calcio. Però provare a dire un nome… credo si debba aspettare almeno che si passino i 23/24 anni per parlare di centrocampisti”. Opinione, questa, che non mi sento di condividere appieno posto che ci sono centrocampisti con qualità fuori dal normale e che balzano subito all’occhio già anche prima dei vent’anni… però, d’altra parte, capisco anche la volontà di Cambiasso di rimanere piuttosto neutrale sulla questione, per evitare di scontentare qualcuno.

E il loro rapporto con internet? “Non sono molto affezionato alla rete”, dice Diego. “Ho il sito ufficiale aggiornato da delle persone che lo curano e lo aggiornano in maniera seria e continuativa”, ribatte Esteban.

Concludo quindi con la risposta più bella di tutto questo incontro, secondo me. A darla è Cambiasso, interpellato riguardo a quale squadra, tra Milan e Roma, gli faccia più paura: “Inter”, è la sua risposta senza alcun tentennamento. Personalmente sottoscrivo in pieno: con il potenziale che hanno i Nerazzurri sono proprio solo loro a poter perdere un campionato che teoricamente non può proprio sfuggirgli di mano.

Una volta finito lo scambio di domande-risposte, poi, Milito ci lascia per un’intervista “vera”, mentre Cambiasso si ferma con noi per qualche foto e per autografarci il Finale Madrid – replica – che Adidas ha gentilmente regalato ad ogni partecipante all’incontro.

Esperienza comunque davvero molto carina e positiva, questa, che spero di poter rifare a breve.

Nel corso dell’incontro ho fatto diverse foto, alcune delle quali sono state caricate sulla fan page di questo blog su Facebook. Chi fosse interessato può vederle qui.

Cambiasso autografa i palloni al termine dell'incontro

Per quanto riguarda il video dell’incontro, invece, ho a tutt’ora un problema tecnico con la memory card e non sono ancora riuscito a scaricarlo sul computer. Spero di poterlo inserire al più presto.

Chiudo quindi questo intervento ringraziando tutte le persone che hanno reso possibile questa magnifica giornata: da chi l’ha organizzata – Adidas – a chi mi ci ha invitato – Alessandro di Digital-PR, che sono onorato e contento di aver finalmente conosciuto di persona – fino ai giocatori presenti ed a chi mi ci ha accompagnato (la mia ragazza).

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