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Archivio per la categoria ‘Europa League’

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E’ un 2 a 1 certo non scintillante quello che il Chelsea è riuscito a strappare a Basilea ieri sera, nell’andata delle semifinali di Europa League.Rafa Benitez

La squadra allenata dallo spagnolo Rafa Benitez non ha infatti impressionato al cospetto di quella che è sì una delle rivelazioni di questa stagione, ma che a livello di qualità complessiva era comunque sicuramente molto inferiore ai londinesi.

E’ cronaca proprio di questi giorni l’eventualità che Josè Mourinho, sempre più in rotta di collisione con il Real Madrid, possa tornare sulla panchina Blues, andando a prendere il posto proprio dell’ex coach di Liverpool ed Inter.

Un’eventualità che con ogni probabilità ha mandato in fibrillazione ogni singolo tifoso del Chelsea disperso in ogni parte del globo, ma che non piacerà moltissimo al tecnico nativo di Madrid. Che pure, a fine match, si è detto tranquillo rispetto al suo futuro, sicuro com’è di poter trovare un’altra sistemazione nell’arco di breve tempo.

Certo, qualcuno obietta che, di riffa o di raffa, Benitez sta comunque riuscendo a portare la propria squadra ad un’ennesima finale europea (la quarta della sua carriera).

A questi risponde in pieno la partita di ieri. Ok il rispetto dell’avversario, che non va mai snobbato (a maggior ragione in una semifinale europea, se gli elvetici sono arrivati sino qui è perché certo non possono essere scarsi), ma giocare un’intera partita contro una squadra comunque ben inferiore – per quanto sul loro campo – in contropiede non è affatto atteggiamento che il tifoso (né tantomeno il dirigente) di uno dei club più importanti del continente può accettare.

Certo, Rafa non è stato accolto bene sulla panchina del Chelsea. La marea di fischi che l’hanno investito sin dal primo match è stata eufemisticamente ingenerosa.

La sua carriera parla poi chiaro: di successi ne ha raccolti un po’ ovunque (dal campionato nazionale under 19 spagnolo con il Real fino al Mondiale per Club vinto con l’Inter, passando – tra le altre cose – dalla Champions conquistata a Liverpool). Ma la sua filosofia di gioco può non piacere. Soprattutto ad un pubblico esigente.

Quindi ingenerosi i fischi iniziali, ma se vai a giocare in contropiede per novanta minuti in quel di Basilea, un pochino ti scavi la fossa da solo.

Altro nodo da sciogliere, oltre quello della panchina, indubbiamente quello della punta.

Oggi il titolare assoluto per il ruolo di perno centrale di un attacco che tra trequartisti ed ali ha solo l’imbarazzo della scelta (Hazard, Mata ed Oscar su tutti) è Fernando Torres, giocatore più o meno persosi dopo il Mondiale vinto con la sua nazionale nel 2010.

Certo, quest’anno l’ex Colchonero sta ritrovando un minimo di feeling con il goal, ma 7 realizzazioni in campionato sono davvero troppo poche per un ragazzo che nel 2008, al suo primo anno in Premier, seppe realizzarne ben 24.

Nei suoi primi tre anni inglesi, giusto per chiarirci, segnò un totale di 72 reti. Nelle ultime tre stagioni ne ha realizzate poco più della metà.

Un’involuzione palese che non si riscontra solo nei numeri, calati drasticamente, ma anche nelle prestazioni in campo.

Mourinho, che certo dopo il possibile fallimento di questa stagione vorrà garanzie precise per accettare una qualsiasi panchina, pare abbia quindi già chiarito le cose con Abramovich. Torres non potrà più essere il titolare indiscusso della squadra.

Così il magnate russo pare abbia già pronta un’offerta da 60 milioni di euro per assicurarsi Radamel Falcao, bomber colombiano attualmente in forza all’Atletico Madrid (guarda caso la squadra che diede i natali, calcistici, al Niño).Radamel Falcao

Insomma, dalla coppia Benitez-Torres a Mourinho-Falcao. Un salto avanti notevole, che potrebbe rimettere il Chelsea in corsa anche nell’Europa che conta.

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 E’ una Inter quasi irriconoscibile quella che scende in campo stasera a San Siro.

Una squadra, finalmente, innanzitutto.

Che lotta su ogni pallone, getta il cuore oltre l’ostacolo, cerca l’impresa.

L’assenza di Bale aiuta l’Inter, già solo a livello psicologico. Tra i pochi fenomeni del calcio moderno, il gallese avrebbe potuto risolverla in qualsiasi momento da solo.

Questo, però, non può essere un alibi per i londinesi. Perché così come il Milan è da crocifiggere per aver dilapidato il vantaggio dell’andata, così – anzi, a maggior ragione – dobbiamo crocifiggere il Tottenham per essersi fatto rimontare i ben tre goal di vantaggio accumulati nella gara d’andata.

Come raccontavo a chi con me seguiva la partita su Facebook, però, era anche ovvio che la squadra avrebbe dovuto, dopo il 3 a 0, cercare di chiuderla prima del novantesimo. Perché ai supplementari, dopo tutto quel dispendio di energie, sarebbe stato difficilissimo prevalere.

Due, quindi, le chiavi di volta, in negativo, per un’Inter comunque – per una volta – da elogiare senza remore.

In primis, un po’ come con Niang martedì, la traversa colpita da Palacio sull’1 a 0. Se l’attaccante argentino avesse segnato lì, si era intorno alla mezz’ora, l’Inter con ogni probabilità sarebbe riuscita a chiudere i conti prima del novantesimo, trovando una qualificazione assolutamente impronosticabile alla vigilia.

Poi, forse ancor di più vista la dinamica del match, l’occasione fallita dal pur ottimo Cambiassio al novantaduesimo. Quando, con sessanta secondi da giocare, un goal avrebbe davvero voluto dire quarti di finale.

Ora… dopo una serata del genere ci si aspetterebbero lodi a tutti, dai giocatori a Stramaccioni.

Io, però, la vedo diversamente. E mentre i giocatori – alcuni in particolari, poi vi dirò – sono assolutamente da incensare il mister sarebbe da mettere alla sbarra e processare.Andrea Stramaccioni

Il motivo è semplice: prima dell’andata dimostrò chiaramente di non tenere un granché al torneo, assolutamente sacrificabile in nome della corsa al terzo posto in campionato (che con ogni probabilità sfumerà).

Poi, dopo la figuraccia di Londra e la sconfitta col Bologna, praticamente esonerato, ecco che anche la gara di ritorno con il Tottenham assume una sua importanza. Anzi, quasi una centralità.

Peccato che ormai sia troppo tardi, perché, nonostante la squadra giochi alla grande e per il cuore messo in campo oggi meriterebbe il passaggio del turno, rimontare un 3 a 0 fino a staccare l’accesso al turno successivo è impresa epica, che non per nulla sfuma sul più bello.

Il tutto nonostante anche ai supplementari, pur alla canna del gas, i ragazzi vestiti di nero ed azzurro mettano in campo tutto quanto possibile, lottando come gladiatori e riaprendo – dopo la rete di Adebayor, con l’azione di Dembelè che mette palesemente in evidenza la difficoltà atletica della squadra di casa – una gara praticamente chiusa.

Un allenatore, insomma, non può trattare così un impegno europeo, nemmeno se ritenuto secondario rispetto all’obiettivo da raggiungere in campionato.

Venendo ai singoli applausi a scena aperta vanno riservati a Palacio, Handanovic e Cambiasso su tutti. Con il primo che nonostante la traversa dimostra di essere l’anima delle avanzate nerazzurre, il secondo che compie un paio di grandi interventi (ed è, per qualità, nettamente tra i migliori giocatori a roster) ed il terzo che gioca quasi ai livelli dei tempi che furono.

Ottimi, inoltre, anche un Cassano ispiratissimo (peccato abbia la mobilità e la velocità di un bradipo) ed un Kovacic che nonostante la giovanissima età dimostra di saper reggere certi palcoscenici.

Ma, più in generale, davvero bravi tutti.

Peccato, insomma. Remuntada storica fallita di un soffio!

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La vittoria dell’Anzhi con l’Udinese sancisce l’eliminazione dei friulani e rende lo scontro tra Liverpool e Young Boys una sorta di spareggio per l’accesso al turno successivo. Chi vince, infatti, si infila in una botte di ferro.

Cinque minuti ed è la squadra di Berna a proporsi, con Nuzzolo che calcia poco dentro all’area, decentrato sulla sinistra, trovando però la pronta risposta dell’estremo difensore avversario, bravo a bloccare la sfera.
La seconda arriva al dodicesimo, quando Schneuwly vince un rimpallo e calcia da fuori, senza però la giusta potenza.

La prima conclusione dei Reds la porta invece Suso, che un paio di minuti più tardi si accentra partendo da destra per calciare da più di venti metri, senza però trovare lo specchio.
Il tutto con un Liverpool assolutamente incapace di costruire gioco come ci si aspetterebbe da una squadra così.

Reds che devono quindi affidarsi alle giocate estemporanee. Come quella che, sugli sviluppi di un rinvio sbagliato da Wolfli, porta Shelvey a servire in profondità Joe Cole, il cui destro ad incrociare si spegne però a lato.
A giocare meglio sono comunque gli ospiti, che al ventesimo si rendono pericolosi con Farnerud la cui conclusione è deviata in angolo da Skrtel.

Poco più tardi Veskovac, centrale difensivo serbo, prova un colpo di tacco con cui per poco non regala un goal al Liverpool riuscendo anche a strapparsi. Il peggio.
Reds che continuano quindi con le fiammate. Come quella che al ventiseiesimo vede Henderson presentarsi al limite per calciare a botta sicura, trovando però l’ottima risposta di un reattivissimo Wolfli.

Per provare a cambiare radicalmente il match Rodgers decide per una mossa apprezzata da tutto Anfield Road: fuori Wisdom, leggermente acciaccato, dentro niente popò di meno che lui, il capitano dei capitani: Steven Gerrard!

E, sarà solo un caso, i Reds passano: Joe Cole scambia con Suso, s’infila in area e crossa in mezzo saltando l’uscita di Wolfli e servendo a Shelvey un assist per il comodissimo 1 a 0.

Liverpool che scrollatosi di dosso i timori di inizio match con l’ingresso del capitano arriva vicinissimo al goal due volte nell’arco di meno di sessanta secondi. Prima con un sinistro da fuori di Suso, poi, sugli sviluppi dell’angolo seguente, con un colpo sotto misura di Skrtel, respinto sulla linea da Nuzzolo.
Young Boys comunque alle corde. Così allo scadere Suso s’infila nelle larghe maglie della difesa bernese per andare a calciare dal limite, spedendo però a lato malamente, in un modo che non ci si aspetterebbe da un giocatore tecnico come lui.

Nella ripresa Farnerud prova a suonare la sveglia, ma il suo sinistro da fuori termina alto sopra la traversa, senza impensierire il portiere avversario.
Sempre le conclusioni da fuori sono l’arma scelta dagli svizzeri che al cinquantesimo ci provano con Zverotic: fuori di poco.

I padroni di casa però non ci stanno. Suso così sale in cattedra e serve un pasticcino per Joe Cole, che entrato in area trova un grande Wolfli sulla sua strada.
“Goal sbagliato, goal subito” si dice. Ed ecco che il detto non si smentisce nemmeno questa volta con Farnerud che lancia a Bobadilla in area, stop di coscia e bomba sul secondo palo a bucare Reina per il pareggio.

Nonostante l’ingresso in campo di Suarez però il Liverpool subisce il colpo a livello psicologico e fatica a costruire gioco. Almeno fino al settantaduesimo, quando Suarez e Gerrard impacchettano un’azione perfetta che porta Joe Cole in area a battere a rete, infilando facilmente Wolfli per il 2 a 1.

Da lì in poi il Liverpool conterrà abbastanza bene, provando anche a pungere di tanto in tanto.

Fino a quando, a due dal termine, non arriverà la grandissima rete di Zverotic, che dal limite sparerà un siluro centrale che bucherà un Reina coperto ma certo non perfetto nell’occasione, per un 2 a 2 assolutamente inaspettato e che rimette in corsa la squadra di Berna per il passaggio del turno.

Gli ultimissimi minuti riservano quindi un Liverpool riversato in avanti, ma senza fortuna.

Tanti i problemi dei Reds, oggi. Grande carattere, invece, per gli svizzeri, che recuperano il risultato per ben due volte portando a casa un pareggio importantissimo che li tiene in piena corsa per un passaggio del turno forse insperato ad inizio Europa League.

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A inizio stagione nessuno si sarebbe aspettato di arrivare ad oggi con Genk e Videoton ad occupare le prime due posizioni del girone e Basilea – Sporting rispettivamente la terza e la quarta.
Ma le cose si sono evolute così, tanto da rendere questo match l’ultima spiaggia per i lusitani e una delle ultime occasioni per gli elvetici.

Proprio i padroni di casa partono meglio ed al sesto minuto si propongono pericolosamente quando Stocker trova il fondo e pennella uno splendido cross in mezzo con David Degen che dopo aver stretto in area salta ed incorna bene, trovando però la pronta risposta di Rui Patricio.
La coppia imbastisce una situazione allettante anche al quarto d’ora, quando l’ala sinistra taglia un pallone in area dal limite per il suo alterego destro, che però non riesce arrivare puntuale all’appuntamento e facilita l’intervento del portiere lusitano.

Degen scatenato. Al diciottesimo l’ex Moenchengladbach ci riprova, questa volta da fuori. Il suo mancino, leggermente deviato da un difensore, è però preda di un sempre attentissimo Rui Patricio.
La prima azione lusitana arriva quindi solo al ventiduesimo quando Labyad ruba palla sulla trequarti per arrivare a calciare da fuori, producendo però una conclusione molle che non crea alcun problema a Yann Sommer.

Il vantaggio elvetico è però nell’aria ed arriva subito dopo quando Stocker, per l’occasione sulla fascia destra, mette in mezzo un pallone basso su cui arriva Frei, la cui deviazione sotto misura è però rimpallata da Xandao. Tutto bene, non fosse che a rimorchio arriva deciso Schar che ci mette il destro e fredda senza scampo un incolpevole Rui Patricio. 1 a 0.

Lo Sporting – reduce da due pareggi e due sconfitti in questo inizio di Europa League – però non ci sta e ben conscio di dover vincere a tutti i costi prova a reagire subito. Nell’occasione lo fa proprio con uno svizzero, Gelson Fernandes, il cui destro da fuori, su sponda di Van Wolfswinkel, non trova però lo specchio.
Sul versante opposto è invece il cileno Diaz a rendersi pericoloso, con un bel tiro di destro che segue uno stop sontuoso di testa. Palla di poco a lato.

Piano piano è comunque lo Sporting Lisbona a prendere in mano il pallino del gioco. I giocatori allenati da Vercauteren, però, non riescono a costruire veri e propri pericoli. Il tutto fino al trentottesimo quando l’autore del goal, Schar, spiana la strada a Van Wolfswinkel che ricevuto il passaggio del centrale svizzero scatta verso la rete per calciare a botta sicura dal limite, trovando però un super-Sommer in versione “Ragno Azzurro” capace di negargli la rete con una splendida parata.
Basilea che batte un colpo proprio alla fine della prima frazione, quando Fabian Frei calcia potente e preciso da poco oltre il limite, riuscendo però solo a sfiorare il montante alla destra di Rui Patricio.

Ad inizio ripresa è ancora lo Sporting a provarci con Labyad che spunta sulla destra centra un pallone che, respinto al limite, viene calciato verso la porta da Elias, che non riesce però a tenerlo basso.
Lusitani che ci riprovano al cinquantasettesimo quando Xandao, sugli sviluppi di un calcio piazzato, prova a girare di testa un cross proveniente da sinistra, con poca fortuna.

Sul ribaltamento di fronte è invece Frei a presentarsi a tu per tu con Rui Patricio. La punta svizzera non ha però lo spunto giusto per arrivare sul pallone, e sciupa tutto.
Neanche un minuto ed ecco Cabral intervenire in scivolata a centrocampo, guadagnando il secondo giallo nel giro di una manciata di minuti e dovendo abbandonare il campo anzitempo. Cinquantotto minuti di gioco, Basilea che passa dal colpo del possibile K.O. all’inferiorità numerica.

Due a zero che però arriva poco più tardi quando Stocker, da poco diventato capitano dopo l’uscita dal campo di Alexander Frei, riceve poco dentro al limite dell’area per spingere la palla in rete di piatto, là dove Rui Patricio non può nulla.

Due minuti e arriva il colpo del definitivo K.O. Perché tutto riversato in avanti lo Sporting lascia praterie. Salah parte in contropiede e serve David Degen, che dopo i tanti tentativi d’inizio match trova la rete. Che vale il 3 a 0.

Ed è un goal, quello dell’ex Moenchengladbach, che ovviamente bagna le polveri ad uno Sporting assolutamente allo sbando. Pieno di debiti, in difficoltà in campionato ed estromesso dall’Europa, dove in un girone abbordabilissimo è riuscito a totalizzare solo due punti in cinque match.

Bene invece, di contro, il Basilea di Murat Yakin, che nonostante un Alexander Frei non in grande spolvero (ha già annunciato il ritiro a fine stagione, abbiamo capito il perché), senza Streller disponibile e nonostante non abbia più i suoi due gioiellini (Shaqiri e Xhaka, entrambi sbarcati in Germania in estate) in squadra tiene bene il campo, gestisce intelligentemente il match e si porta a casa tre punti importantissimi che avvicinano gli elvetici al passaggio del turno.

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Killer instinct.

Ecco cosa manca. Ad entrambe le squadre.

E poi c’è l’aspetto inerente la fortuna, che incide sugli episodi.

Partiamo dalla prima considerazione: entrambe le squadre riescono a produrre occasioni da goal, chi più chi meno. Ma non a sfruttarle. Così, ecco materializzarsi uno 0 a 0 piuttosto ingiusto per quanto visto in campo.

E proprio il killer instinct è una componente fondamentale di una squadra vincente, a maggior ragione quando si vuole arrivare ad imporsi in Europa.

A Londra, lo immagino, si staranno mangiando le mani. Anche perché in rete ci andrebbero tre volte (analizzeremo più avanti il “come”), tutte e tre annullate.

Però le decisioni arbitrali (anticipo: non sempre condivisibili) non possono essere un alibi totale. Una squadra che vuole arrivare in fondo e che là davanti può schierare giocatori del calibro di Dempsey, Bale, Lennon e Defoe non può uscire da White Hart Lane senza goal all’attivo.

Al tempo stesso la Lazio deve assolutamente essere più cinica.

Perché diciamolo chiaramente: se riesci a tenere la porta inviolata a Londra non puoi permetterti di sciupare ciò che davanti riesci a creare. Anche perché, preventivabilmente, non saranno decine e decine di palle goal.

Stupisce quindi che Klose, giocatore che porta il killer instict ben impresso nel suo pedigree, cicchi una palla che solitamente trasforma in rete cento volte su cento.

O che nella ripresa Mauri, centrocampista con un ottimo feeling col goal, sia lento, goffo ed impacciato e sciupi un’altra bella occasione.

Uscire con tre punti dal White Hart Lane sarebbe stata un’iniezione di fiducia pazzesca.

La fortuna, invece, gioca a favore della Lazio. Perché se ieri la Juve non era stata fortunata a livello episodico – basti pensare al goal deviato o alla traversa di Quagliarella – oggi la Lazio ha portato a casa la porta inviolata anche grazie a quello.

Del resto difficile credere che in occasione del goal di Dempsey (il primo dei tre annullati dalla terna) ci possa essere malafede arbitrale. Molto più sensato etichettare il tutto come “fortuna”, col guardalinee che non si avvede della posizione regolare (giusto in linea) del trequartista statunitense e sbandiera, rendendone vano il bel tuffo con incornata vincente.

Ed è una fortuna anche che la cosa si ripeta nella ripresa, quando è Bale ad essere colto in posizione di fuorigioco (se c’è è millimetrico), con l’ala gallese che nel continuo dell’azione servirà a Defoe, solo e porta vuota, la palla del vantaggio.

Non so se sia fortuna, ma certo è un episodio che gira a favore, anche quello che vede Mauri affossato in area sugli sviluppi di un angolo. Vedendo la ripresa dalle spalle della porta laziale sembrerebbe in effetti essere fallo, quello di Caulker. Va detto, però, che molti arbitri con ogni probabilità non l’avrebbero fischiato.

Poi certo, ci sono anche episodi sfortunati. Come quello che vede protagonista Gonzalez, che su una respinta aerea della difesa Spurs si avventa su di un pallone volante e calcia verso la porta difesa da Lloris, venendo fermato solo dalla traversa. Sarebbe stato un golazo notevole.

Nel complesso, comunque, buona Lazio in quel di Londra. Ai punti forse vincerebbero i padroni di casa ma gli uomini di Petkovic si comportano bene, ed escono dal campo a testa alta.

Una cosa che accade ormai piuttosto di raro, alle italiane impegnate in Europa.

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Missione compiuta per il Napoli/2.

Perché quello che scende in campo al San Paolo contro i non certo irresistibili svedesi dell’AIK è un Napoli zeppo di riserve belle e buone, senza con questo voler offendere o sminuire nessuno.

Ci sono però degli aspetti che rendono comunque interessante anche questa squadra e questo match: la presenza di alcuni giovani che, come da tradizione per un allenatore non certo disponibilissimo verso i giovani, in altri contesti non trovano moltissimo spazio.

Perché oltre all’argentino Fernandez dietro, affiancato però dagli espertissimi Gamberini ed Aronica, c’è un tridente verdissimo formato dal nuovo arrivo El Kaddouri, il cavallo di ritorno Insigne e l’oggetto misterioso Vargas.

Ed è proprio il cileno l’osservato speciale. Alla seconda presenza da titolare da quando è a Napoli (nove mesi circa) l’ex stellina dell’Universidad de Chile aveva fatto storcere il naso a più di qualcuno visto lo scarso feeling con il goal mostrato fino qui in Italia (certo però, mai messo in condizione di ben figurare).

Serve quindi la discesa in Campania dei Vichinghi per risvegliare un giocatore un po’ depresso negli ultimi mesi.

Perché l’AIK – poca roba nel complesso, pochissima dietro – si dimostra avversario ideale per il cileno.

La tripletta che sforna, infatti, è frutto sì delle sue qualità e soprattutto della sua voglia di riscatto ed imposizione, ma anche – probabilmente in primis – della pochezza del pacchetto arretrato svedese.

Basti guardare i goal: nel primo caso Johansson lo può anticipare comodamente, ma buca clamorosamente e lascia pallone e spazio a Vargas, per cui è un gioco da ragazzi bucare Turina.

La seconda rete è invece facilitata da Majstorovic, splendidamente ritratto dal commentatore tecnico di Fox Sports: un lottatore di lotta libera, troppo lento nei movimenti per poter evitare il raddoppio Azzurro.

La terza, infine, arriva su un’imbucata di Hamsik, entrato nella ripresa (su di lui torneremo più avanti) e bravo a servire nella profondità il compagno per il 3 a 0 che chiude definitivamente ogni discorso.

Per un Vargas che fa fuoco e fiamme e che si merita un otto pieno, un El Kaddouri invece non molto positivo. Il trequartista marocchino-belga, infatti, non sembra ancora essersi calato nella nuova realtà. Arrivato dal Brescia in estate, seguito da molti club importanti, tecnicamente dotato, andrà aspettato senza bruciarlo.

Discreta, invece, la prestazione di Insigne, che quando parte palla al piede fa sempre paura e che nel primo tempo cerca un goal “alla Oscar”, giusto per ricollegarci alla perla del brasiliano di ieri sera.

Hamsik, dicevamo. Entra e serve a Vargas il 3 a 0. Poi, poco più tardi, viene messo a terra da uno spintone di Johansson, reagisce e si becca un cartellino rosso che, a regolamento, ci sta tutto. Vedremo ora cosa deciderà il giudice sportivo: di certo almeno un paio di giornate dovrebbe saltarle.

Buona, nel complesso, la vittoria di questo Napoli/2, insomma.

Che inizia bene e dopo nemmeno dieci minuti è in vantaggio. Ma che poi stranamente si ferma, nel corso della prima frazione, lasciando uscire troppo l’AIK. Che, per fortuna di Mazzarri ed i suoi, è poca roba, come detto. Contro un avversario di altro valore lasciare andare così tanto la partita può voler dire buttare via il vantaggio.

Nella ripresa, per fortuna, i napoletani tornano in sé e decidono di chiudere il match tornando a giocare ai loro livelli.

Positivo anche il fatto che i partenopei, rimasti in 10, non molleranno nulla. Anzi, troveranno anche il 4 a 0 con Dzemaili, anche lui entrato nella ripresa, con un tiro da fuori deviato da Majstorovic.

Del resto il calcio italiano è in crisi. Ma ad oggi le riserve del Napoli restano superiori ai titolari dell’AIK Solna.

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Giù il cappello, passa l’Athletic del Loco Bielsa.

Dopo il 2 a 1 di Lisbona, infatti, i baschi infiammano un San Mames gremito come non mai. E trascinati da un grandissimo Fernando Llorente staccano il biglietto per la seconda finale europea della loro storia.

Seconda, sì.

Perché era l’ormai lontano 1977 quando i baschi raggiunsero, per la prima volta, la finale dell’allora Coppa Uefa.

Il tutto dopo un percorso appassionante che, anche all’epoca, fece impazzire i tifosi baschi.

Eliminato l’Ujpest Dozsa ai trentaduesimi con un secco 5 a 0 casalingo a ribaltare l’1 a 0 dell’andata, ai sedicesimi vennero fatti fuori gli svizzeri del Basilea, battuti 3 a 1 a Bilbao dopo l’1 a 1 dell’andata.

Agli ottavi la storia si fece seria e in quel di Bilbao sbarcò il Milan, battuto con un roboante 4 a 1, che vanificò il 3 a 1 Rossonero di San Siro.

Ai quarti scontro “fratricida” col Barcellona, battuto 2 a 1 in casa per pareggiare poi 2 a 2 sulle Rambla.

In semifinale, quindi, un 1 a 1 esterno col Molenbeek valse il passaggio del turno (0 a 0), che proiettò quella squadra, allenata da Koldo Agirre, nella storia.

L’Athletic allora, però, si inceppò sul più bello.

Perché arrivato all’ultimo atto di quella Coppa UEFA dovette arrendersi, sempre per quella regola del goal fuori casa che lo favorì in semifinale, alla Juventus di Giovanni Trapattoni.

Al Comunale di Torino, infatti, la Juventus tutta italiana dell’epoca riuscì ad imporsi per 1 a 0 grazie alla rete realizzata al quindicesimo da Tardelli.

Una Juventus che si schierò così in campo: Zoff, Cuccureddu, Morini, Scirea, Gentile, Tardelli, Furino, Benetti, Causio, Boninsegna, Bettega. Davvero una gran bella squadra.

Non per nulla quell’11 venne confermato anche al San Mames, dove Bettega, dopo sette soli minuti di giocò, firmò la rete che valse il trofeo.

A nulla, infatti, valsero le reti di Javier Irureta e Carlos Ruiz Herrero (subentrato a Josè Maria Lasa un quarto d’ora prima di segnare).

Oggi, quindi, il miracolo si ripete.

Bielsa ha infatti costruito una macchina micidiale: giovane, affamata, compatta, tecnica, orgogliosa e con una star là davanti.

Llorente che decide il match da par suo: assist a Susaeta per il primo goal (palla smorzata di petto per il compagno che deve solo depositarla in rete), a Gomez per il secondo (numero al limite e filtrante al bacio) e goal personale che vale il definitivo 3 a 1, nonché la storia.

Bielsa e Llorente. Le due facce di una squadra che ora vuole scrivere una nuova pagina di storia incredibile: portare, per la prima volta nella storia, un trofeo internazionale nella bacheca di questa gloriosa società.

Tutto sommato poca roba questo Sporting.

L’Athletic gioca infatti un primo tempo su livelli incredibili e mette sotto lo Sporting senza appello. Il due a zero è frutto di un gioco arioso, preciso e pulito. E solo una mischia da corner può riportare i lusitani in corsa.

Nella ripresa i baschi sentono forse un po’ di più la fatica, ma restano comunque in controllo del match.

E alla fine, ma proprio alla fine, arriva la zampata del trascinatore assoluto, che ora, probabilmente, sarà chiamato a trascinare anche la Spagna al prossimo Europeo.

L’impressione, comunque, è che in questo Athletic ci siano diversi elementi piuttosto sottovalutati.

In primis questo Fernando Llorente tanto amato da Mourinho, che pare voglia portarlo a Madrid. Una punta completa: forza fisica e tecnica uniti in un connubio spettacolare. Giocatore vero, con tanto carattere e tanto cuore.

Ma non solo. Bielsa lo amo – calcisticamente – da tempo. Temo non si adatterebbe al meglio all’Inter, che lo cercò già la scorsa estate, ma si tratta davvero di un grandissimo allenatore.
Anche lui, almeno qui in Italia, sicuramente sottovalutato.

Poi Iker Muniain. Un giocatore di cui parlai già nel 2009 e che oggi sta confermando di essere davvero giocatore di alto profilo.

Ma non solo: Aurtenexte, Martinez, Susaeta, Herrera… davvero tanta, tantissima roba.

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Premessa doverosa: giocavano contro degli “scappati di casa”.

Perché sì, l’Udinese vince e convince in Grecia, dove batte nettamente il Paok strappando il biglietto per gli ottavi di finale.

Ma non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia: troppa la differenza di potenziale tra i due club. E questo nonostante le numerose assenze con cui deve fare i conti Guidolin.

Tre nomi su tutti: Di Natale, Isla, Armero (in panca).

Vince e convince l’Udinese, che dopo un quarto d’ora si trova già con la qualificazione in tasca. A sbloccare il risultato è Danilo, che svetta solissimo in mezzo all’area per schiacciare in porta un cross proveniente dalla sinistra. Dove Pasquale, giocatore che ieri mi ha piacevolmente stupito, pennella in mezzo un angolo che la difesa greca, guidata dal modesto Bruno Cirillo, non ha voglia di disinnescare.

Poi è Floro Flores, con una punizione-bomba dalla distanza, a raddoppiare, e chiudere di fatto il discorso qualificazione.

Il tutto almeno fino a quando Domizzi non realizza, pur disturbato dai soliti laser idioti, il rigore del definitivo 3 a 0.

Mi piace sottolineare, tra le altre cose, il buon arbitraggio della partita di Salonicco. Dove il norvegese Hagen scende in campo determinatissimo a non subire la pressione di uno stadio infuocato. Eccedendo anche un po’, come nel caso del rigore – un po’ generoso – concesso a Floro Flores. Ma rendendosi nel complesso autore di una bella prestazione: autoritario nel prendere le decisioni ed autorevole nel comunicare con i giocatori in campo. Arbitro da seguire.

Per ciò che concerne l’Udinese, invece, il piacere di vedere una squadra che nonostante qualche difficoltà nel mettere assieme l’11 titolare approda agli ottavi. Dove troverà l’AZ di Alkmaar, capace di superare l’Anderlecht.

Scoglio, questo, da non sottovalutare. Ma al tempo stesso assolutamente alla portata.

I quarti di Europa League, quindi, sono assolutamente alla portata. E lì tutto potrebbe succedere. Perché l’eventuale avversario sarebbe Valencia o PSV, per un incontro di alto livello. Ma nel doppio scontro tutto può succedere. E se l’Udinese già meritava l’approdo in Champions ad agosto, quando venne immeritatamente eliminata dall’Arsenal nei preliminari, chissà che non ci scappi una mezza impresa in EL.

Traguardo ragguardevole, a mio avviso, sarebbe la semifinale. Anche per ridare un po’ di lustro ad un movimento calcistico imbolsito come il nostro.

Niente da fare, come prevedibile, per la Lazio. Che in un certo qual modo rappresenta bene l’involuzione del nostro calcio: squadra che in campionato fa bene ma che probabilmente vive l’Europa League con un po’ di fastidio. Squadra che atleticamente viaggia alla metà di quello che dovrebbe e che tecnicamente e tatticamente non rappresenta certo un’avanguardia.

Alla vigilia lo si sapeva già: difficile che questa Lazio possa battere l’Atletico Madrid. Se non altro perché all’estero l’Europa League è competizione sentita.

Così è stato. E oggi in EL resta un’italiana sola.

Il ranking UEFA ringrazia, ovviamente.

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CRONACA

Il match parte su ritmi molto blandi con un Vaslui che, al contrario di quanto si pensasse, non rinuncia a provare a costruire qualcosa.
L’azione più interessante del primo quarto d’ora la costruisce comunque la Lazio con una ripartenza da corner che viene chiusa dal filtrante di Matuzalem per Gonzalez. Il quale però, a tu per tu col portiere avversario, non troverà la rete.

Lazio che pian piano guadagna campo. Al diciannovesimo Cissè parte e salta un avversario col classico palla da una parte uomo dall’altra per poi centrare la sfera, con Rocchi che la colpisce in spaccata alla ricerca del centesimo goal in maglia biancoceleste, che gli è però negato dal miracolo di Cerniauskas.
Un minuto più tardi è invece Gonzalez, liberato sulla destra, a calciare di potenza, senza però trovare lo specchio.

Poco oltre la mezz’ora Balaur stende Rocchi in area. Rigore. Sul dischetto si presenta Djibril Cissè che batte il portiere avversario per il suo quarto goal stagionale.

Lazio ancora vicina al goal tre minuti più tardi quando Cissè buca da destra e mette in mezzo un tiro-cross basso che Cerniauskas devia, con il pallone che attraversa tutta l’area senza che nessun biancoceleste riesca ad intervenire spingendolo in rete.
La prima conclusione nello specchio portata dalla squadra rumena la effettua Adailton, che è però disturbato da Lulic proprio al momento di colpire la sfera e non riesce a bucare Marchetti.

Un minuto e Rocchi riceve al limite, stop e roteazione sul piede perno immediata, tiro piuttosto morbide facilmente parato dal portiere avversario.
Prima frazione che si chiude quindi con una Lazio più presente, capace di guidare per 1 a 0.

In apertura di ripresa è ancora Djibril Cissè a rendersi pericoloso. Il suo destro dal limite termina però a lato, facendo comunque tremare i pochi tifosi romeni giunti all’Olimpico.
Al cinquantaquattresimo splendido colpo di testa di Gonzalez che s’infila in area e stacca con un tempismo perfetto per incocciare la palla con la fronte, spedendola però troppo centrale per risultare realmente pericolosa.

Al cinquantanovesimo, però, arriva il pareggio-beffa del Vaslui. Adailton batte una punizione dalla trequarti destra, Wesley è dimenticato in mezzo all’area e incorna di testa battendo Marchetti.

Non bastasse questo tre soli minuti più tardi Zauri mette giù in area un avversario. Rigore ed espulsione. Sul dischetto si presenta il capitano dei romeni che spiazza il portiere Biancoceleste.

Lazio che, rimasta in dieci, prova a reagire al sessantottesimo, ma il destro dalla lunga di Lulic non crea la minima preoccupazione al portiere romeno.
I padroni di casa comunque ci credono e trovano il pareggio al settantunesimo quando Sculli salta molto bene più alto del proprio diretto marcatore ed infila il portiere – colpevole almeno quanto il difensore – sul proprio palo.

Una decina di minuti più tardi la Lazio prova a farsi vedere nuovamente col neoentrato Hernanes, il cui destro da fuori non trova però lo specchio di porta.
Romeni che negli ultimi dieci minuti si chiuderanno a testuggine per spazzare senza pensare minimamente alla forma. Portando quindi a casa un preziosissimo punto, non senza fortuna: a tempo quasi scaduto, infatti, Kozak colpisce una traversa a botta sicura e Diakitè mette palla fuori calciando stile scorpione…

COMMENTO

Un Vaslui molto modesto ed altrettanto arruffone affronta una Lazio ancor più supponente.

Perché i romeni sono davvero poca roba. Ma nonostante questo ne mettono due ad una Lazio che domina buona parte del primo tempo per poi scendere in campo nella ripresa appagata e sicura di condurre comodamente la vittoria in porto.

Il problema è che nel calcio non puoi mai abbassare la guardia, nemmeno contro avversari indubbiamente inferiori a te.

E così ecco che Wesley beffa due volte Marchetti e che la Lazio si vede sfumare tre punti molto più che alla portata.

Ma al di là di questo il problema viene dal coefficente UEFA.

Perché parliamoci chiaramente: di questo passo perderemo altre posizioni prestissimo. E anche giustamente.

Siamo ben lontani dalla vetta eppure riusciamo anche ad affrontare con sufficienza i nostri avversari.

No, non ci siamo proprio.

MVP

Wesley giochicchia. Ma ne mette due. E venire a Roma per metterne due non è proprio da tutti.

Complimenti quindi al capitano del Vaslui, che dimostra buoni fondamentali e una discreta freddezza.

Marchetti si sognerà la sua faccia per un po’ di tempo…

TABELLINO

Lazio vs. Vaslui 2 – 2
Marcatori: 34′ Cissè, 59′, 63′ Wesley, 71′ Sculli.

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Maccabi Tel Aviv – Panathinaikos FC
Club Atletico de Madrid – Vitoria SC
Shamrock Rovers FC – FK Partizan
FC Metalist Kharkiv – FC Sochaux Montbeliard
Besiktas JK – FC Alania Vladikavkaz

Nulla di particolare da segnalare per il primo “gruppo”, con Atletico e Partizan che dovrebbero passare agevolmente.
Da vedere, invece gli altri match, dove i giochi non sono ancora fatti.

Rosenborg BK – AEK Larnaca FC
FC Vorskla Poltava – FC Dinamo Bucarest
Bursaspor – RSC Anderlecht
AS Roma – SK Slovan Bratislava
Olympiakos Volou FC – Paris Saint Germain FC

La Roma evita il Bursaspor, indubbiamente l’avversario più difficile che poteva capitargli, e parte favoritissima contro lo Slovan Bratislava.
Stesso dicasi per Rosenborg, Dinamo Bucarest e PSG.
Unico confronto aperto quello tra i turchi e i belghi dell’Anderlecht.

Legia Varsavia – FC Spartak Mosca
FK Ekranas – Hapoel Tel Aviv FC
Paok FC – FC Karpaty
Trabzonspor AS – Athletic Club
Heart of Midlothian FC - Tottenham Hottspur

Sulla carta, anche qui, solo la sfida coi turchi, che vede il Trabzonspor affrontare l’Athletic, può avere storia. Per il resto dovrebbe essere tutto lineare.

NK Maribor – Rangers FC
FC Steaua Bucarest – PFC CSKA Sofia
FC Nordsjaelland – Sporting Club de Portugal
FC Dnipro Dnipropetrovsk – Fulham FC
FC Lokomotiv Mosca – FC Spartak Trnava

Rangers, Fulham e Sporting sono sulla carta favoriti, ma occhio a non snobbare troppo Maribor, Nordsjaelland e Dnipro.
Dovrebbero passare più agevolmente, invece, Steaua e, soprattutto, Lokomotiv.

FC Sion – Celtic FC
WSK Slask Wroclaw – FC Rapid Bucarest
PFC Litex Lovech – FC Dinamo Kiev
SS Lazio – FK Rabotnicki
CD Nacional – Birmingham City FC
PSV Eindhoven – SV Ried

Impegno certo non proibitivo per la Lazio, che dovrebbe passare agevolmente al pari di Rapid Bucarest, Dinamo Kiev e PSV.
Qualche difficoltà in più, invece, potrebbero averla i Celtic.
E piuttosto aperta potrebbe risultare la sfida tra i portoghesi del Nacional e gli inglesi del Birmingham City.

FC Thun – Stoke City FC
Aalesunds FK – AZ Alkmaar
FC Vaslui – AC Sparta Praga
AC Omonia – FC Salisburgo
FC Zestafoni – Club Brugge KV
Hannover 96 – Sevilla FC

Quattro gare certo non epiche e due sfide interessanti.
Da una parte il Thun potrebbe giocare un brutto scherzo anche allo Stoke City, dall’altra il Siviglia è favoritissimo sull’Hannover e potrebbe segnare l’eliminazione di un’altra tedesca (dopo il Mainz, eliminato al pari del Palermo).

HJK Helsinki – FC Schalke 04
FC Dinamo Tbilisi – AEK Atene FC
Stade Rennais FC – FK Crvena Zvedza
CS Gaz Metan Medias – FK Austria Vienna
SC Braga – BSC Young Boys
Standard de Liege – Helsingborgs

Interessanti le sfide che vedono Rennes, Braga e Standard impegnati contro avversari sulla carta rispettabili.
Non dovrebbero invece avere problemi lo Schalke e l’AEK Atene.

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