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Poche parole.
Dette a caldo. Quindi le cose importanti me le dimenticherò per strada.
Che pena.
Iniziamo da qui.
Che in realtà non faccio in tempo ad iniziare a scrivere, che già partono le solite scuse.
“E’ settembre, condizione precaria, gambe pesanti”, e chi più ne ha più ne metta.
Solite scuse da perdenti.
La verità è che giochiamo contro una squadra che, non me ne vogliano gli eventuali tifosi maltesi che dovessero passare di qui, è un mix tra professionisti (comunque modesti) e semi-pro. Gente che, con tutto il rispetto e lo ribadisco, in Italia farebbe fatica a giocare in Serie D.
Onore e merito a quei ragazzi, quindi, che tengono benissimo il campo (merito anche di un italiano che siede in panca, guarda caso… sempre maestri…) e mettono in difficoltà i vicecampioni d’Europa.
Perché scuse a parti contro una squadra di semi-professionisti non si può vincere con una sola rete di scarto fino al novantesimo, quando esce la seconda rete – fortunosa – sugli sviluppi di un calcio d’angolo che non doveva nemmeno venirci assegnato (fallo di mano di Pazzini).
La difesa non rischia. E ci mancherebbe solo quello.
I terzini non spingono. Di Cassani fatico a ricordare un tocco di palla oltre la metacampo. Peluso si propone con un po’ più di continuità. Ma sembra aver paura. Di una squadra di semi-pro. Riceve palla sulla trequarti, cincischia, retropassaggio. E via così, fino al goal, fortunoso, di fine partita.
Marchisio è tra i pochi a salvarsi. Quantomeno per la prestazione fornita nel primo tempo, dove dimostra dinamismo e visione di gioco.
Nocerino si perde per il centrocampo. E non è un buon segno.
Pirlo non è un granché in forma. L’aveva già dimostrato venerdì. Personalmente gli avrei preferito Verratti nella ripresa, anche per dare un po’ di spazio al giovane “parigino”.
Diamanti non trova mai la posizione. La maledizione del trequartista continua (l’ultimo ad aver fatto bene in Azzurro chi è?).
Là davanti vabbè. Si fa fatica anche a giudicarli. Giocano imbottigliati nel traffico, non sono serviti bene dai compagni. Partita difficile.
Nulla da dire invece ad Insigne. Prende e salta chiunque gli passi a tiro. Che subito dopo il primo dribbling vien logico pensare “Perché non è partito prima?” O, ancora, “Perché non l’ha fatto nessuno, prima?”
Non così, ragazzi.
Per arrivare al Mondiale bisognerà giocare infinitamente meglio di così!
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