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E’ una squadra molto ben organizzata quella che Pierre Mankowski appronta per l’esordio della sua rappresentativa francese under 19 agli Europei di categoria.
Molto quadrati, i Galletti si mangiano in un sol boccone i parietà serbi metti in mostra alcune individualità importanti. Due, in particolar modo, con un futuro italiano che pare scritto: Pogba, praticamente acquistato per questa nuova stagione dalle Juventus, e Kondogbià, che radiomercato ci dice essere stato praticamente già precettato dalla stessa società di Corso Galileo Ferraris ma per il 2013.
Squadra ben messa in campo, dicevamo, questa Francia, dove sono come sempre i colored a farla da padroni.
Il tutto a partire dalla porta, protetta dal franco-filippino Areola (PSG). Classica difesa a quattro, con Dimitri Foulquier (origini della Guadalupa, due presenze a Rennes) a destra, Richard-Quentin Samnick (Camerun, attualmente al PSG) e Samuel Umtiti (camerunense anche lui, oggi gioca a Lione) in mezzo e Lucas Digne, uno dei pochi bianchi della squadra, a sinistra (il suo club è il Lille).
Tre i centrocampisti centrali, molto mobili ed interscambiabili di modo da non dare punti di riferimento agli avversari: Paul Pogba, guineano che sta per trasferirsi dallo United alla Juve, Geoffrey Kondogbià, centraficano del Lens, e Jordan Veretout, già più di quaranta presenze in quel di Nantes, dove è diventato titolare fisso nel corso dell’ultima stagione.
Le ali offensive, chiamate comunque a puntuali ripiegamenti, sono quindi Jean-Christophe Bahebeck, anche lui di origine camerunense con già quasi 30 presenze all’attivo con la maglia del Paris St. Germain, e Alassane Plea, ennesimo colored di questa squadra che ha recentemente firmato un contratto da “pro” col suo Olympique Lione.
La punta, unico vero riferimento offensivo, è, infine, Thibaut Vion, nativo di Mont-Saint-Martin ma di proprietà del Porto, che lo prelevò dal Metz.
Una specie di corazzata questa squadra, almeno se rapportata all’approssimazione messa in campo dai ragazzi di Zoran Maric, che si sono dimostrati assolutamente non all’altezza della situazione lungo tutto il corso del match.
Dopo un quarto d’ora di forcing leggero ma costante la Francia apre quindi le marcature: il probabile neo-juventino Pogba pennella in mezzo all’area un calcio di punizione che finisce giusto sulla testa di un solissimo Samnick, per il quale è un gioco da ragazzi girare in rete il pallone firmando l’1 a 0.
Nemmeno dieci minuti e i Transalpini raddoppiano.
A illuminare il gioco è ancora lui, il capitano di questa nazionale, Paul Pogba. Che agendo in zona trequarti riesce a tagliare dentro un ottimo pallone per Bahebeck il cui scatto è tanto bruciante da costringere Pajovic all’uscita scomposta, che vale rigore ed ammonizione.
Sul dischetto si presenta quindi lo stesso Pogba, che spiazza l’estremo difensore avversario con grande freddezza.
Il 3 a 0 arriva solo alla mezz’ora, ed è la pietra tombale di una partita senza storia.
Ed è un 3 a 0 che mette in mostra tutte le lacune di una squadra, la Serbia, veramente molto limitata sotto ogni punto di vista.
Dapprima è capitano Mijailovic a sbagliare un rinvio semplicissimo, concedendo palla sulla trequarti a Plea, il cui tiro immediato è respinto in qualche modo, certo non in maniera pulita e composta, da Pajovic. Anche qui dormita generale della difesa, con Vion che s’avventa sulla palla e ribatte verso la porta dove l’estremo difensore serbo avrebbe la possibilità di parare facilmente, ma riesce a sbucciare un pallone praticamente già tra le sue mani.
Con il massimo risultato raggiunto a fronte del minimo sforzo profuso, quindi, la Francia tira un po’ i remi in barca e lascia che la Serbia rialzi un pochino la testa.
Negli ultimi minuti della prima frazione di gioco, così, la nazionale dell’est cerca di costruire qualcosina, senza però riuscire mai ad impensierire Pogba e compagni.
La ripresa segue quindi un po’ la stessa falsariga: i francesi controllano e ogni tanto provano a pungere, i serbi, colpiti a morte, provano a rialzare la testa, senza però riuscire a fare male.
La pochezza di questa Serbia si vede anche al cinquantaquattresimo minuto quando Mitrovic può battere una punizione da posizione favorevolissima (centrale, a circa 18 metri dalla porta) calciando però nettamente alto sopra la traversa.
La pericolosità resta quindi appannaggio dei Bleus che all’ora di gioco sfiorano il 4 a 0 con Kondogbià che fugge a sinistra per centrare un pallone su cui Bahebeck, in spaccata, non arriva per un soffio, a Pajovic praticamente già battuto.
Se mai ce ne fosse bisogno a mettere la parola “fine” sulla partita ci pensa Mitrovic che al sessantaseiesimo, e dopo aver sbagliato poco prima l’occasione migliore per siglare il goal della bandiera, entra a contatto con Kondogbià e, effettivamente trattenuto dal giovane Sang et Or, reagisce violentemente, liberandosi della presa in maniera eufemisticamente brusca e guadagnandosi gli spogliatoi anzitempo.
Francia che ad un quarto d’ora dal termine troverebbe davvero la quarta rete col neo entrato Axel Ngando (giovane centrocampista del Rennes seguito da Juventus, City e Tottenham) che ben imbeccato dal solito Kondogbià batterà sì Pajovic ma in posizione di presunto fuorigioco.
Il resto del match non riserverà quindi altre grandi emozioni, con la Francia che guadagnerà così i primi tre punti di questo suo Europeo (poi diventati subito sei con la vittoria per 1 a 0 contro la Croazia nel corso della seconda giornata).
Transalpini, come detto, squadra molto interessante con una difesa discretamente robusta (le statistiche, del resto, parlano di 0 goal subiti in 2 partite) in cui spicca il terzino sinistro Lucas Digne, che un po’ mi ricorda un Debuchy della mancina.
Qualche problemino in fase difensiva, in effetti, l’ha dimostrato, questo anche perché non provvisto della dominanza atletica dei suoi tanti compagni di colore (che, come sappiamo, solitamente maturano prima da questo punto di vista).
Digne, però, ha messo in mostra altre qualità interessanti: molto dinamico, ama appoggiare la manovra offensiva con continuità, si propone con costanza, sa avanzare bene palla al piede, se la cava nell’uno contro uno, è insomma un prospetto da tenere d’occhio.
Interessantissimo anche, a centrocampo, il duo di possibili futuri bianconeri Pogba-Kondogbià, col primo che agisce prevalentemente in posizione di regista-schermo davanti alla difesa (alla Pirlo, per intenderci) ed il secondo che parte in posizione di mezz’ala sinistra.
Il tutto sulla carta, perché poi i due, per non dare punti di riferimento, amano anche scambiarsi molto, fermo restando i ruoli principali che ricoprono. Non sorprende quindi vedere spesso Kondogbià stazionare nel centro esatto del campo con Pogba più libero di svariare sia per creare spazi, che per cercarsi il pallone che, semplicemente, per non dare riferimenti.
Un’intesa, quella tra i due centrocampisti francesi, che balza subito all’occhio. Interessante, in questo senso, sarebbe vederli entrambi giocare nella stessa squadra di club.
Cosa che se le voci di mercato verranno poi verificate e concretizzate nella realtà potrebbe accadere presto.
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