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Un amico qualche giorno fa mi ha chiesto di fargli sapere chi sarebbero gli attaccanti che, fossi in Prandelli, convocherei per l’Europeo.
Beh, in tutta onestà scelta complicata.
Del resto qualche mese fa gli unici due realmente sicuri di poter vestire l’Azzurro la prossima estate, là davanti, erano Rossi e Cassano, coppia offensiva atipica di una squadra che, dopo il fallimento sudafricano, puntava sulla tecnica e sul gioco prima di ogni altra cosa.
Poi ci si è messo di mezzo il destino, che ha fermato per lunghi mesi entrambi i ragazzi che così arrivano oggi al rientro in campo e con solo un paio di mesi scarsi davanti per ritrovare la forma migliore e convincere il mister a puntare su di loro.
In questo senso se io fossi Prandelli non potrei certo scartarli a priori, ma mi porrei grandissimi dubbi sul loro utilizzo.
Dubbi che logicamente non potrei non pormi anche nei confronti di quel Balotelli che si è appena guadagnato un’altra squalifica importante (3 giornate, che sarebbero però potute essere molte di più se non fosse stato graziato dal Giudice Sportivo).
Tecnicamente il ragazzo non si discute, esattamente come Rossi e Cassano, ma i suoi limiti caratteriali sono evidentissimi.
Difficile non portarlo, a meno che Prandelli non faccia scattare il codice etico (ma dubito), difficile puntarci: in qualsiasi momento l’ex attaccante interista può lasciare in dieci uomini la propria squadra. Non il massimo in una competizione difficile come l’Europeo.
E qui si esauriscono un po’ i nomi che sulla carta, problematiche a parte, sarebbero imprescindibili. Ed iniziano quelli che entrano nel grande calderone delle possibilità.
Matri, ad esempio, non ha saputo bissare, almeno a livello realizzativo, l’annata scorsa (20 reti in campionato tra Cagliari e Juventus). E con un bottino di sole dieci realizzazioni in 29 presenze (Coppa Italia compresa) ecco che non risulta così convincente.
Per quanto una prima punta di ruolo è innegabile andrà portata.
Così Matri resta sicuramente uno dei candidati di spicco, assieme a quel Pazzini che, però, in campionato ha raccolto la misera somma di 5 reti. Che unite alle 3 di Champions portano il conto a 8 realizzazioni in 36 partite. Un mezzo disastro.
Ecco quindi che in una situazione così desolante tornano alla ribalta i “grandi vecchi”. Da Totti, che pare effettuò una mezza apertura ad un suo possibile ritorno in nazionale qualche mese fa, a Del Piero, che occupa oggi le prime pagine di tutti i quotidiani sportivi nazionali tanto per la questione rinnovo quanto per la possibilità Europeo.
Se le possibilità che i due Campioni del Mondo 2006 possano partire per Polonia e Ucraina mi paiono comunque piuttosto risicate già diversa è la questione riguardante Di Natale.
Che anche quest’anno sta tenendo medie realizzative importanti (25 goal in 34 match in stagione, terzo anno consecutivo che sale proprio sopra ai venticinque centri… e chissà che non riesca ad arrivare a trenta, sigillando così l’annata più prolifica della sua carriera).
Su di lui va detto che ha avuto due chance importantissime in Azzurro: l’Europeo 2008 e il Mondiale di due anni fa.
Fallendo in entrambi i casi l’approccio alla competizione, forse un po’ “schiacciato” dalla responsabilità di trovarsi catapultato dalla tranquilla Udine a ribalte internazionali così prestigiose.
A ben vedere, però, è forse l’alternativa più affidabile, posti anche i discorsi fatti all’inizio di questo pezzo, che Prandelli si trova ad avere oggi.
In questo calderone ci finisce di diritto anche quel Giovinco che ancora, credo, non è riuscito – e chissà se mai riuscirà – ad esprimere appieno le sue grandi potenzialità.
Su di lui sembra peraltro stia rivolgendo le proprie attenzioni il Barcellona. E proprio lui col suo baricentro basso e la sua tecnica di alto livello potrebbe costituire una soluzione interessante per l’attacco che ha in mente Prandelli.
Nel discorso Europeo potrebbe comunque rientrare anche il giovane Borini, autore di un’annata straordinaria – almeno rispetto alle aspettative – in quel di Roma, dove è stato capace di mettere assieme un bottino di 10 reti, una ogni due presenze.
Nel calderone, poi, potrebbero finire in extremis anche i vari Osvaldo, Quagliarella, Amauri e Gilardino.
Perché se Rossi e Cassano non dovessero dare le garanzie fisiche necessarie e, come detto, scattasse il codice etico nei confronti di Balotelli – la cui stagione pare tra l’altro essere finita qui, altro punto da considerare in merito alla sua possibile convocazione – qualcuno dovrà pure andare ad occupare questi tre posti.
Finora però ho fatto più che altro una panoramica della situazione pensando a come potrebbe muoversi Prandelli. Ma il mio amico voleva sapere più che altro come mi muoverei io.
E allora, posto comunque che siamo a due mesi dall’Europeo e non posso sapere lo stato di forma che i giocatori avranno a giugno né tantomeno eventuali infortuni dell’ultimo minuto, credo che farei così…
Innanzitutto a meno di miracoli (ovvero sia prestazioni monstre di entrambi da qui a fine campionato) credo porterei uno solo tra Cassano e Rossi.
Il motivo è semplice: se convoco tra i cinque e i sei attaccanti (diciamo cinque più un trequartista che possa interscambiarsi coi vari Montolivo e Aquilani alle spalle delle punte) non posso permettermi il lusso di occupare due posti con due giocatori dalle condizioni fisiche precarie. Che magari ora di giugno ancora non avranno ritrovato il proprio feeling con il campo.
E allora in questo senso, ad oggi e condizione permettendo, credo preferirei puntare su Giuseppe Rossi, che dopo essere stato – a mio avviso – immeritatamente scartato due anni fa da Lippi merita oggi di confrontarsi con un palcoscenico importante come l’Europeo.
Poi di sicuro convocherei Balotelli. Variabile impazzita, certo, ma anche l’unico giocatore tra quelli convocabili ad avere oggi prospettive tali da inserirlo in una rosa di potenziali “fenomeni” di domani.
In una logica di assortimento andrei poi a convocare anche Matri, proprio perché, come dicevo nel pezzo, avere in rosa una prima punta è necessario.
Vieri era di un’altra pasta, certo, ma quel che passa il convento è questo. E viste le alternative io punterei su di lui.
Tra questi tre, però, rischia di mancare il giocatore capace di finalizzare con continuità il gioco della squadra. Perché Rossi è un’incognita, Balotelli idem e Matri come detto non ha confermato il feeling con il goal mostrato l’anno passato.
E allora nonostante io sia – è ormai risaputo – per lo svecchiamento del nostro calcio mi troverei in una situazione di “non ritorno”, fossi al posto di Prandelli.
Perché per poter lanciare i giovani in nazionale è necessario che innanzitutto giochino nel proprio club.
E Borini a parte, che sarebbe per altro il quinto convocato nella mia lista, il solo Destro ha trovato continuità quest’anno, non arrivando però – per ora – nemmeno alla doppia cifra in quanto a realizzazioni.
Un nome che non mi dispiacerebbe, soprattutto per quanto fatto con l’under 21, sarebbe quello di Gabbiadini, che però non ha giocato a sufficienza per potersi meritare l’Europeo. O, ancora, El Sharaawy. Ma anche in questo caso i tempi sono ahimé prematuri.
Dopo Rossi, Balotelli, Matri e Borini, quindi, riserverei un posto tra i 23 convocati a Di Natale. Che avrebbe così l’ultima chance di lasciare il segno ad alti livelli. E chissà cosa ne potrebbe uscire.
Le mie convocazioni a livello offensivo, quindi, si chiuderebbero con Giovinco. Proprio perché il 4-3-1-2 sembra essere il modulo migliore per una squadra come la nostra nazionale (a meno di non voler impostare un 3-5-2 alla Napoli e Juventus, opzione che arrivati a questo punto non disdegnerei). E allora il talentino oggi a Parma potrebbe fare comodo coi suoi guizzi.
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