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Archivio per 18 maggio 2011

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Nome: M’Baye Niang
Data di nascita: 19 dicembre 1994
Luogo di nascita: Meulan-en-Yvelines (Francia)
Nazionalità: francese, senegalese
Altezza: 184 centimetri
Peso: 74 chilogrammi
Ruolo: punta
Club: Stade Malherbe de Caen
Scadenza contratto: 30 giugno 2014
Valutazione: 500.000 euro

Ancora la classe ’94 sotto osservazione.
Dopo essere andati a scoprire tutto su Bryan Rabello, probabilmente il giocatore più talentuoso della sua annata di tutto il Sud America, ecco M’Baye Niang, sedicenne rivelazione dell’ultima stagione di Ligue 1.

CARRIERA

Nato il 19 dicembre del 1994 a Meulan-en-Yvelines, Ile de France, questo giovanissimo attaccante di origini senegalesi iniziò a tirare i primi calci ad un pallone all’età di sette anni, quando entrò a far parte della scuola calcio del C.O. Basse-Seine Les Mureaux.
Dopo un paio d’anni, quindi, ecco il suo passaggio nell’AS Poissy, società semi-professionistica piuttosto importante della sua regione (nata giusto novant’anni prima di lui).

A 13 anni, infine, ecco il definitivo salto di qualità: David Lasry e Laurent Glaize si accorgono di lui e restano impressionati, decidendo così di portarlo a Caen.
Due soli anni e Niang, forte di qualità fisiche straordinarie rispetto alla giovane età, debutta nella squadra riserve, attirando su di sè l’attenzione dei tecnici federali. Che non perdono un minuto, e lo rendono uno dei punti forte delle rappresentative giovanili under 16 e 17.

Le sue doti impressionano tutti così che Jean-François Fortin, Presidente della società, decide di fargli firmare, nel corso dello scorso febbraio, un triennale, rendendolo, così precocemente, un professionista. Scelta da un certo punto di vista quasi obbligata: sul ragazzo pare infatti stessero muovendosi diversi club (in particolar modo Manchester City e Juventus ma anche PSG, Bordeaux, Arsenal, Siviglia e Barcellona, secondo i media francesi).
La firma del contratto è comunque solo una formalità che anticipa il suo debutto ufficiale in prima squadra. Debutto che arriva il 24 aprile seguente, quando dopo aver realizzato cinque reti in sedici match nel Championnat Amateur de France col Caen B viene promosso in pianta stabile nella rosa a disposizione di Franck Dumas e Patrice Garande. Che ne fanno quasi subito un titolare assoluto.

Dopo aver assaggiato il campo contro il Tolosa da subentrante (qui gli highlights del match), infatti, il nostro sarà lanciato titolare già nel match successivo – un 4 a 0 sul Nizza (qui gli highlights del match) – che lo renderà il più giovane professionista nella storia del club ad essere partito dal primo minuto.
La sua prima rete arriva invece il 7 maggio contro il Lens quando schierato titolare contro i Sang et Or firmerà, dopo due soli minuti di gioco, la rete del momentaneo vantaggio caennaise: servito in area, decentrato sulla sinistra, farà partire un diagonale mancino tutt’altro che irresistibile con il pallone che salterà giusto davanti al malcapitato Runje, che farà una mezza papera regalandogli la segnatura (qui gli highlights del match).

Questa rete, per altro, lo rende – secondo France Football – il secondo più giovane marcatore nella storia della Ligue 1 dopo Laurent Roussey.
A recuperare poi il risultato,  per la cronaca, sarà un colpo di testa di Raphael Varane, altro giocatore di cui spero di avere modo di parlarvi a breve.

Niang che però non si accontenta. Così quattro giorni dopo scende in campo alla Route de Lorient di Rennes solo al cinquantesimo minuto, risultando però assolutamente decisivo.
A cinque minuti dalla sua discesa in campo, infatti, il goal del pareggio: El Arabi riceve all’interno della propria metacampo facendo secco Danze con un bel movimento. Proprio l’aver messo fuori gioco il terzino destro della formazione di casa permette agli ospiti di avere molto spazio davanti a sè. Il passaggio filtrante che ne segue mette quindi in movimento Mollo che scattando al momento giusto si trova a prendere d’infilata il povero Mangane, che non avrà modo di recuperarlo. Arrivato al vertice sinistro dell’area di rigore l’esterno caennaise farà partire un filtrante basso in direzione dello stesso Niang, nel frattempo bravo a non farsi recuperare da Kana-Biyik. A quel punto per l’attaccante di soli sedici anni non ci sarà null’altro da fare se non bucare comodamente Douchez (qui gli highlights del match).

Domenica scorsa, poi, altra titolarità contro il Montpellier (qui gli highlights), per un computo totale (ad oggi) che recita 265 minuti giocati con due reti all’attivo, una ogni 130 minuti circa.

CARATTERISTICHE

Non avere ancora compiuto sedici anni e mezzo ed avere già una fisicità come la sua è roba non da poco.

Perché M’Baye Niang ha sviluppato un fisico e delle qualità atletiche davvero impressionanti, in questi suoi primi anni di vita. Quanti, a quell’età, possono permettersi di lottare praticamente alla pari, da questo punto di vista, con uomini nel pieno della loro forza fisica, nonché professionisti da anni?

Ecco, quindi, la grandissima qualità che ha permesso a questo ragazzino di imporsi così giovane all’attenzione degli sportivi transalpini.

Escluso il suo punto di forza resta un giocatore piuttosto normale, coi pregi e i difetti dell’avere sedici anni.
Se da una parte mostra infatti grandissima voglia di fare e generosità, dall’altra emerge chiaramente la sua inesperienza.

Corre tanto, M’Baye. E lo fa sia nel cercare di dare una mano in fase di non possesso ai propri compagni, sia nello svariare lungo tutto il fronte di attacco una volta che è il suo Caen a gestire il pallone.
Del resto nello scacchiere della squadra del nord della Francia lui ricopre, ad oggi, il ruolo di unica punta. Cosa notevole, per un ragazzo così giovane. E proprio in questo suo essere l’unico attaccante di ruolo (El Arabi, stella della squadra, agisce da trequartista centrale, alle sue spalle) del Caen Niang prova a muoversi quanto più possibile, sia per evitare di dare un punto di riferimento fisso ai difensori avversari che per provare a creare dei varchi per i propri compagni.

L’inesperienza, invece, emerge chiaramente in alcune piccole cose: ama giocare sul filo del fuorigioco, ma non sempre è attentissimo, in questo senso. Ha una buona forza fisica, ma non sempre sa muovere il proprio corpo per difendere il pallone al meglio. E’ molto generoso nell’aiutare i compagni, ma in qualche occasione commette falli – di generosità, appunto – comunque evitabili (si è già guadagnato due ammonizioni, tra l’altro).

Tatticamente risente – positivamente – dell’influenza delle scuole calcio francesi (indubbiamente tra le migliori al mondo). Anche se, ovviamente, va fatto crescere.
Tecnicamente è invece giocatore certo non da mozzafiato, ma comunque dotato al punto da reggere tranquillamente un palcoscenico importante come la massima serie francese.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Meno di trecento minuti di gioco sono davvero pochi per poter giudicare un ragazzo. Quindi prima di esprimere un giudizio definitivo non potremo che dargli altro tempo per mettersi in mostra.

Quel che è certo è che se da una parte ha già fatto qualcosa di straordinario (due reti in cinque presenze totali – tre se andiamo a vedere i minuti giocati – in un campionato piuttosto competitivo come quello della Ligue 1, il tutto a sedici anni e cinque mesi), dall’altra non ha ancora mostrato le stimmate del campione.

Tanta buona volontà, sicuramente. E doti, soprattutto fisico-atletiche, fuori dal comune per un ragazzino (per quanto, va detto, è cosa comune per un colored maturare piuttosto presto, sotto questo punto di vista).
Ma la strada per affermarsi ad altissimi livelli per lui sarà ancora lunga e tortuosa. L’impressione è quella di non essere davanti ad un predestinato. Scalare la vetta, quindi, richiederà sforzo immane.

Qualità importantissime da usare come fondamenta, comunque, ci sono tutte. E, secondo Philippe Tranchant (suo allenatore nell’under 19 del Caen), anche un potenziale enorme da sviluppare.A questo punto non ci resta quindi che aspettare e vedere. Non sarà Messi o Ronaldo – predestinati, appunto -, ma i numeri per fare bene li ha di certo.

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