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E’ sempre più probabile che a fine stagione Gigi Delneri lascerà la panchina della Juventus. Nonostante il recente filotto di risultati positivi, infatti, i Bianconeri sono ormai fuori dal giro della Champions League e rischiano fortemente di non qualificarsi nemmeno all’Europa League.
La stagione della squadra non può quindi certo considerarsi positiva. Ecco perché, appunto, con ogni probabilità si comincerà la prossima stagione con un altro allenatore.
Tanti, in questo senso, i nomi fatti nell’ultimo periodo dai media nazionali. Si va da Roberto Mancini (che ha però smentito ogni voce al riguardo, affermando che resterà a Manchester perché vuole rispettare il contratto in essere col City) ad André Villas Boas (ovviamente ha smentito anche lui, tanto i contatti con la Juventus quanto quelli con Roma e Liverpool) passando per Walter Mazzarri (che probabilmente vorrà però guidare il Napoli in Champions League, dopo essere riuscito a portare gli Azzurri nella massima competizione Europea).
Ma quale dev’essere l’identikit del nuovo allenatore Bianconero?
Beh, iniziamo col dire cosa non dev’essere.
Ecco quindi che pensare all’ipotesi Mancini dà abbastanza i brividi, perché l’ex allenatore interista non mi sembra assolutamente all’altezza della situazione. Del resto parliamo di un allenatore che in Europa non ha ancora trovato una dimensione d’alto profilo e che in Italia ha iniziato a vincere – il Campionato – solo dopo Calciopoli.
Per non parlare poi di quanto sta facendo in Inghilterra, dove sta spendendo centinaia di milioni di euro tra stipendi e prezzi del cartellino. Per vincere cosa? Pochino. Senza tener conto che l’anno scorso, per altro, non riuscì nemmeno a qualificarsi in Champions.
E cosa dire di Walter Mazzarri, allenatore che sembra completamente votato ad un modulo particolare?
Intendiamoci subito e chiaramente: Ranieri impostava la Juve col 4-4-2. Mandato via lui s’è preso, l’anno scorso, Ferrara, che passò al 4-3-1-2. Quest’anno, poi, il ritorno al 4-4-2 delneriano. Che senso avrebbe cambiare per la quarta volta in quattro anni il modulo, con tutti gli stravolgimenti che ne conseguono?
Perché qui non si tratta di semplici numeri. Passare al modulo di Ferrara comportò la rinuncia alle ali e l’acquisto di un trequartista. Tornare al 4-4-2 ha invece portato la cessione proprio del trequartista (Diego, ma anche Giovinco e Iago mandati a ben figurare altrove) per tornare ad acquistare le ali. Trovarsi a giocare col 3-5-2 vorrebbe dire davvero stravolgere ancora tutto. Krasic non potrebbe occupare il ruolo di esterno destro, perché sarebbe più che insufficiente in fase difensiva. Andrebbe quindi ceduto. E stiamo parlando dell’acquisto principale dell’ultima campagna acquisti. Esattamente come Diego l’anno prima.
Poi beh, il 3-5-2 è davvero un modulo particolarissimo, come dicevo. Impostare la squadra in quel modo vorrebbe dire davvero stravolgere la rosa attuale costruendo un’intelaiatura su cui poi sarebbe un delitto tattico non puntare per anni.
Ma detto qualcosina sul perché Mancini e Mazzarri non sembra possano essere le scelte migliori per Agnelli e Marotta proviamo ad identificare le caratteristiche salienti che dovrebbe avere questo nuovo allenatore.
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Duttilità tattica.
Perché avere un allenatore che basa tutto il suo lavoro su di un solo modulo tattico (come Delneri, che ha dovuto buttar via la stagione prima di apportare qualche modifica) è sempre rischiosissimo. Certo, mi si potrebbe replicare che la Juve di Capello, che pur sempre giocò col 4-4-2, non ebbe di questi problemi. Ma del resto lì si trattava di una squadra di Campioni allenata da uno dei migliori allenatori del mondo. Ben altra roba rispetto alla situazione attuale.
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Carisma e capacità di gestione dello spogliatoio.
In questo, dobbiamo dirlo, Delneri non sembra aver fallito. Nonostante i vari problemi vissuti in stagione, infatti, il tecnico di Aquileia sembra avere ancora saldamente in mano la situazione. Ed un allenatore capace di gestire lo spogliatoio può risultare assolutamente fondamentale in ogni frangente. Sia quando c’è da evitare che lo spogliatoio si rompa sia quando magari bisogna tener calmo l’ambiente per evitare che si esalti troppo a fronte di un momento particolarmente positivo.
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Adattamento all’attuale rosa.
Come detto un allenatore che decida a priori di impostare la squadra con un modulo molto diverso da quello attuale – come il già citato 3-5-2 – porterebbe al quarto sconvolgimento di fila in quattro anni. Indubbiamente meglio affidarsi ad un allenatore che possa cambiare il meno possibile, di modo che la maggior parte dei giocatori attualmente in rosa possano tornare buoni ancora (e, nel caso, essere ceduti solo per una questione tecnica). Sfruttare le due opzioni di cui parlai su Pianeta Sport potrebbe in questo senso essere una scelta saggia.
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Capacità di scelta dei giocatori.
Il mercato lo fa la società. Ma logica vorrebbe che venisse fatto seguendo le direttive del tecnico ed in stretto contatto con esso. Chiaro però che l’allenatore, a quel punto, dovrebbe essere anche molto capace sotto il profilo della cernita dei vari giocatori acquistabili. Comprare Martinez per fargli fare l’esterno in un 4-4-2, venendo ad un esempio reale, significa compiere un errore madornale. Il nuovo tecnico della Juve dovrà quindi stilare il profilo migliore dei giocatori di cui necessita per poi andare ad individuare il candidato che può rispondere al meglio a queste necessità.
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Coraggio.
Quando ti trovi a dover rifondare la squadra dopo un evento traumatico come Calciopoli devi averne molto, di coraggio. A maggior ragione oggi, dopo che quanto di buono era rimasto è stato praticamente distrutto. I pochi campioni retrocessi in B, infatti, o non fanno più parte della squadra o sono ormai arrivati agli sgoccioli della propria carriera. In una situazione come questa è molto difficile pensare che un big decida di accettare l’eventuale corte juventina. Bisogna quindi trovare un allenatore che sia pronto a correre dei rischi puntando su giocatori in cui crede ma che in quel momento potrebbero non sembrare da Juve. Matri, ad esempio, non aveva certo una carriera di alto livello alle spalle, ma sta dimostrando di poter assolutamente reggere il palcoscenico torinese, oggi. Al tempo stesso se si vuole costruire un progetto solido per il futuro lo si dovrà fare puntando anche su qualche giovane di valore e dal grosso potenziale. E puntare non in sede di mercato, ma quando si andranno a stilare le formazioni. Culturalmente, lo sappiamo, i giovani fanno molta fatica a trovare spazio in Italia. E questa cosa deve cambiare a Torino, se si vuole tornare ad aprire un ciclo vincente.
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Dimensione internazionale riconosciuta.
Come detto è difficile che un campione possa scegliere Torino, oggi. Avere un allenatore di altissimo profilo (come potrebbe essere Fabio Capello, per fare un nome assolutamente fuori portata) potrebbe però aiutare in questo senso. Perché darebbe un chiaro segnale all’esterno e sarebbe una sorta di sicurezza per chi a quel punto potrebbe davvero decidere di tentare l’avventura Bianconera.
Insomma, la ricerca di un’alternativa a Delneri, che alla fine non mi stupirei se restasse in sella, non sarà certo semplice. Anche perché guardandosi in giro lo scenario è piuttosto desolante, con i migliori allenatori del mondo praticamente certi di non cambiare aria.
Tra questi, infatti, ne troviamo diversi che difficilmente si muoveranno dal loro posto: Guardiola potrebbe diventare il Ferguson di Barcellona con Sir Alex che, a sua volta, quasi sicuramente chiuderà la carriera a Manchester. Wenger ha ormai fondato una dinastia in quel di Londra, mentre Capello ed Hiddink difficilmente potranno lasciare Inghilterra e Turchia prima dell’Europeo del 2012. Mourinho è appena arrivato a Madrid e sicuramente si darà almeno un altro anno per provare a vincere la Champions anche lì mentre Spalletti e Prandelli sono ben saldi sulle loro panchine.
Resterebbe quindi in pratica il solo Ancelotti, la cui partenza è praticamente scontata.
Su di lui, che sarebbe comunque una minestra riscaldata, ci sarebbe però la Roma in pole. E posto che pare che la garanzia richiesta dall’ex allenatore del Milan sia la partecipazione alla prossima Champions ecco che la Juventus sarebbe praticamente tagliata fuori.
Il compito di Marotta, insomma, non sarà facile. E a questo punto potrebbe davvero profilarsi una riconferma di Delneri in vista, poi, di un cambiamento importante nell’estate successiva, quando due big come Capello ed Hiddink potrebbero trovarsi liberi sul mercato degli allenatori.
Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Con cinque sole giornate al termine del campionato la classifica finale va ormai delineandosi, in particolar modo per certe squadre. Tra queste vi è sicuramente la Juventus di Gigi Delneri, che reduce dal pareggio di Firenze si vede ormai tagliata del tutto fuori dalla corsa al quarto posto. Le contemporanee vittorie di Udinese e Lazio, difatti, inguaiano non poco la società di Corso Galileo Ferraris, che non potrà presentarsi ai blocchi di partenza della principale competizione europea per club nemmeno nel corso del prossimo anno. E’ già quindi tempo di programmare il mercato estivo. Nel dopo Calciopoli, difatti, troppi errori sono stati commessi in questo senso sulla sponda Bianconera di Torino e Marotta sa bene di non poter più sbagliare se vuole riportare la squadra che fu di Sivori, Platini, Baggio e Zidane nell’Olimpo del calcio italiano e non. Proprio in questo senso facciamo viaggiare un po’ la fantasia e proviamo, basandoci ovviamente sui più recenti rumors di mercato, ad immaginarci un paio di alternative tattiche per la Juventus che verrà.
In questo blog non parlo praticamente mai di questioni extra campo (che non riguardino il calciomercato). In questo caso, però, non posso esimermi dall’esprimere due parole rispetto a quanto sta succedendo sulla sponda Blucerchiata di Genova in questi giorni.
E proprio questi cattivi pensieri hanno finito col deprimere un ambiente già in precedenze non tonicissimo mentalmente.
Le squadre di Serie A sono sempre solite impostare le proprie strategie di mercato fin dalla primavera antecedente il vero e proprio inizio delle finestra estiva. Ed è proprio in giorni come questo che i nomi si accavallano l’uno sull’altro senza sosta.
Se gli addii di Carrizo, Berni e Meghni verrebbero dati probabilmente a cuor leggero una decisione più complicata riguarderà invece Stephan Lichtsteiner: il laterale destro svizzero pare infatti essere nuovamente nelle mire della Juventus che, alla strenua ricerca di qualche terzino di livello, potrebbe puntare proprio su lui per la stagione ventura.
Più che una storia sembra una favola, la sua. Perché André Villas Boas sta dominando il campionato portoghese alla tenerissima età – per un allenatore – di trentatre anni. E senza aver praticamente mai tirato calci ad un pallone. I suoi inizi sono stati realmente molto particolari: si dice infatti che abitasse nello stesso palazzo dell’allora allenatore del Porto Robson, cui faceva continuamente trovare nella cassetta delle lettere alcune sue considerazioni sulla squadra ed il suo inquadramento tecnico-tattico. Il tutto, è bene sottolinearlo, quando aveva solo diciassette anni. La cosa, manco a dirlo, impressionò molto il tecnico inglese che propose alla società lusitana di assumerlo come scout prima ed allenatore poi.
Il match inizia su ritmi non elevatissimi con il solito Porto in avanti. Dopo un tiro dalla distanza di Guarin, però, è lo Spartak a rendersi pericoloso con McGeady che s’incunea in area convergendo da destra per trovare però l’opposizione di Helton in calcio d’angolo.
Lo Spartak però preme molto e trova il goal con Dzyuba che al cinquantesimo vince un rimpallo per poi saltare Otamendi con un bel tunnel ed un altro avversario giusto al limite il tutto prima di freddare poi Helton d’interno destro.
La questione qui può quindi essere duplice: è un momento non propriamente esaltante per la forma dei difensori oppure Villas Boas, che resta tecnico interessentissimo, deve ancora affinare le proprie capacità di gestione della fase difensiva?