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L’anno scorso riportai, commentandola, una classifica del Sun riguardante i dieci peggiori acquisti effettuati da Sir Alex Ferguson nella sua infinita esperienza di Manchester.
Quest’anno propongo invece un’altra classifica della testata inglese, quella sui dieci migliori Treble della storia del calcio.

Sven Goran Eriksson e Torbjrn Nilsson con la Coppa Uefa dell'82
Iniziamo subito con la decima posizione, quindi: vi troviamo Sven Goran Eriksson ed il suo Goteborg d’inizio anni ottanta che nella stagione 81/82 centrò una tripletta notevole per una squadra sicuramente non al top di Europa. Quell’anno, infatti, gli svedesi vinsero l’Allsvenskan (il campionato svedese), la Svenska Cupen (la coppa nazionale) e, soprattutto, la Coppa Uefa.
Ma andiamo con ordine: dopo aver effettuato una campagna di rafforzamento importante in sede di mercato la compagine guidata dal tecnico che passò poi anche dal nostro campionato non partì bene. Facendosi forza sul 4-4-2 sapientemente impostato dall’allenatore, infatti, la squadra riuscì a trarsi d’impaccio, chiudendo una stagione storica.
Il Campionato venne vinto dopo che la stagione regolare venne chiusa al primo posto con 29 punti in 22 partite (11 vittorie, 7 pareggi e 4 sconfitte), con un solo punto di vantaggio sull’Hammarby. E proprio i Bajen sarebbero stati gli avversari della finale playoff: dopo essersi liberati dell’Halmstads ai quarti (3 a 1 totale) e del Malmo in semifinale (8 a 1 totale) arrivò infatti il 3 a 1 della finale di ritorno a ribaltare la sconfitta per 2 a 1 dell’andata. Trascinati dai 12 goal di Dan Corneliusson (che disputò poi più di 100 gare nel Como), capocannoniere del torneo, i Blåvitt riuscirono quindi ad imporsi in campionato. Ma non solo: come detto, infatti, quell’anno nessuno riuscì ad opporsi all’armata biancoblù, nemmeno nella Svenska Cupen che venne vinta proprio dalla squadra di Eriksson capace di imporsi in finale per 3 a 2 sull’Osters.
La Coppa Uefa, primo alloro europeo nella storia della società, arrivò invece al termine di una cavalcata a tratti trionfale: ai trentaduesimi di finale venne spazzato via l’Haka con un 7 a 2 totale assolutamente senza appello, ai sedicesimi gli svedesi fecero un po’ di fatica e dopo il 2 a 2 di Graz contro lo Sturm si qualificarono di misura grazie al 3 a 2 del ritorno, agli ottavi andarono in scioltezza con un 4 a 1 totale sulla Dinamo Bucarest, ai quarti fu decisiva ancora una volta la gara di ritorno (dopo il 2 a 2 di Valencia arrivò il 2 a 0 di Goteborg) mentre in semifinale ci fu addirittura bisogno dei supplementari (dopo l’1 a 1 di Kaiserlautern anche la gara di Goteborg si chiuse col medesimo risultato, con i Blåvitt capaci di spuntarla proprio nell’extratime).
In finale, infine, nessun problema per la truppa Eriksson, che si sbarazzò con una doppia vittoria (1 a 0 e 3 a 0) dell’Amburgo che giusto l’anno dopo si rifarà in Coppa dei Campioni vincendo il massimo alloro europeo in una famosissima finale contro la Juventus.

Torbjorn Nilson e Felix Magath nel corso della finale Uefa dell'82
La nona posizione è invece appannaggio del Liverpool versione 2001: guidati dal francese Gerard Houllier i Reds, reduci da ben sei anni di digiuno, si portarono a casa FA Cup, Coppa di Lega e Coppa Uefa in una sola stagione.
Al terzo anno sulle sponde del Mersey, infatti, l’ex tecnico federale si tolse delle belle soddisfazioni.
La vittoria in FA Cup partì da lontano: nel corso del terzo round la squadra del tecnico di Thérouanne si sbarazzò con un secco 3 a 0 del Rotherham United per poi sbarazzarsi di Leeds (2 a 0) e Manchester City (4 a 2) nei due turni successivi. Ai quarti, quindi, un altro 4 a 2, questa volta con il Tranmere Rovers, che fece da preambolo al 2 a 1 sul Wycombe della semifinale. In finale, quindi, arrivò il 2 a 1 in rimonta sull’Arsenal (Ljungberg per i capitolini, doppietta di Owen per i Reds), che consegnò al Liverpool un trofeo che mancava da dieci anni.
In Coppa di Lega il cammino fu invece più tirato: il terzo round venne passato infatti solo ai tempi supplementari con una vittoria di misura (2 a 1) sul Chelsea. In compenso il quarto round fu una passeggiata di proporzioni notevoli: 8 a 0 allo Stoke con Fowler, tripletta per lui, mattatore della serata. Ai quarti la strada tornò invece a farsi in salita: 3 a 0 al Fulham, sì, ma dopo che i novanta minuti regolamentari si erano chiusi sullo 0 a 0. Di Owen, Smicer e Barmby le reti che qualificarono alle semifinali i Reds. Semifinale che partì malissimo: l’andata venne infatti vinta dal Crystal Palace per 2 a 1. Nel ritorno, però, Murphy (doppietta per lui) e compagni dilagarono chiudendo la pratica con un rotondissimo 5 a 0. In finale, infine, il goal di Fowler, giunto alla mezz’ora, fu pareggiato in extremis da un rigore di Purse, che mandò le squadre ai supplementari prima ed ai rigori poi. Qui il Birmingham dovette quindi chinare il capo di fronte ai propri avversari, che misero le mani su di una coppa che mancava dal 1995.
In Uefa, infine, la vittoria arrivò in una storica finale con l’Alaves terminata 5 a 4 e decisa da un’autorete di Geli arrivata a tre minuti dal termine del secondo tempo supplementare dopo che i Reds si erano sbarazzati di Rapid Bucarest, Slovan Liberec, Olympiakos, Roma, Porto e Barcellona.

Robbie Fowler festeggia la quarta rete nella finale di Uefa del 2001
L’ottava posizione è invece piuttosto esotica: la stessa è infatti assegnata all’Al Ahly che tra il 2005 ed il 2006 vinse campionato e coppa nazionale oltre alla Champions League africana.
La Premier egiziana fu assolutamente dominata dal club allenato da Manuel José de Jesus: trascinati dai 18 goal di Aboutrika i Red Devils uccisero il campionato vincendo 23 partite su 26 senza perderne nessuna, registrando il miglior attacco e la miglior difesa e chiudendo a più quattordici sulla seconda posizione.
Della coppa egiziana non vi sono invece molte informazioni in rete mentre è possibile raccontare qualcosa del trionfo in Champions, il secondo in due anni per altro.
Dopo essersi liberati con un rotondo 5 a 0 tra andata e ritorno dei kenioti del Tusker arrivò il 4 a 0 contro i guineani del Renacimento che qualificò i Red Devils alla fase a gironi. Inseriti nel gruppo A con i tunisini dello CS Sfaxien, i ghanesi dell’Asante Kotoko e gli algerini del JS Kabylie i nostri prodi egiziani chiusero al secondo posto dietro alla Juventus Araba, squadra che poi avrebbero ritrovato in finale.
In semifinale, quindi, il 3 a 2 totale con gli ivoriani dell’ASEC Mimosas per chiudere poi con un 2 a 1 totale la finale contro il CS Sfaxien.
Anche qui, esattamente come in campionato, il capocannoniere fu Aboutrika che chiuse la manifestazione con 8 goal all’attivo, tre più di Ya Konan.
In settima posizione ritroviamo il Liverpool, questa volta nella sua versione risalente al lontano 1984.
L’allenatore, all’epoca, era quel Joe Fagan che, nato sulle rive del Mersey, era legatissimo alla sua città. Una volta smesso col calcio giocato, infatti, ebbe una quinquennale esperienza come allenatore del modesto Rochdale per poi entrare, nel 1958, a fare parte dello staff tecnico Reds. Ben sedici anni più tardi, quando Bob Paisley lasciò il ruolo di allenatore in seconda per prendere quello di allenatore lasciato libero da Bill Shankley fu proprio Fagan a prenderne il posto, diventandone quindi il vice. Nel 1983, quindi, fu su di lui che la società puntò per sostituire lo stesso Paisley e lui dimostrò subito di saper gestire al meglio la situazione vincendo Campionato e Coppa di Lega oltre ad una Coppa dei Campioni. L’anno successivo, poi, arrivò l’Heysel. E proprio quell’infausto accadimento segnò tanto Fagan da spingerlo ad abbandonare il mondo del calcio nonostante la possibilità di continuare a fare bene sulla panca della squadra della propria città.

Joe Fagan guidò il Liverpool a conquistare la Coppa dei Campioni dell'84
La vittoria in Coppa di Lega arrivò al termine di una doppia finale disputata contro l’Everton. Intendiamoci: il trofeo era assegnabile al termine di una finale secca, ma la stessa, disputata in quel di Wembley, terminò sullo 0 a 0 costringendo le due squadre non a passare per supplementari e rigori ma a ripetere il match (pratica, questa, molto in uso in terra d’Albione) qualche giorno più avanti. Al Maine Road, quindi, fu una rete di Graeme Souness a decidere il match, chiudendo la pratica.
Il campionato venne invece vinto al termine di una bella cavalcata: i Reds vinsero 22 partite sulle 42 totali, tanto quanto Southampton e Nottingham Forest. A fare la differenza, quindi, i tre pareggi in più che permisero loro di guadagnare tre punti più del Soton. Liverpool che si piazzò in prima posizione già alla quattordicesima giornata, restandovi sino al termine (con una sola piccola parentesi rappresentata dalla diciottesima giornata, quando fu il Manchester ad affrancarsi in prima posizione). A trascinare la squadra del Mersey alla vittoria del campionato fu Ian Rush, giocatore poi divenuto famoso per il flop in quel della Torino Bianconera, che realizzò ben 32 reti, dieci più di Gary Lineker.
In Coppa dei Campioni, infine, il percorso del Liverpool passò attraverso alle vittorie con Odense (6 a 0 totale), Athletic Bilbao (1 a 0), Benfica (5 a 1) e Dinamo Bucarest (3 a 1). In finale, quindi, i Reds si videro opposti alla Roma di Di Bartolomei. Il match si chiuse sul risultato di 1 a 1, influenzato dalle reti di Neal e Pruzzo e per assegnare la coppa si dovette ricorrere ai rigori. Dal dischetto furono fatali gli errori di Conti e Graziani, arrivati dopo a quello commesso da Nicol. Liverpool campione d’Europa.
La sesta posizione di questa simpatica classifica è appannaggio del PSV di Guus Hiddink che nel 1988 riuscì a vincere Eredivisie, Dutch Cup e Coppa dei Campioni.
La Coppa d’Olanda venne vinta al termine di un percorso che vide la squadra di Eindhoven battere 6 a 0 il De Treffers, l’MVV 3 a 1, il Den Bosch 1 a 0 (dopo i tempi supplementari), l’RBC 2 a 0 e l’RKC 3 a 2 in semifinale. La finalissima, quindi, venne giocata il 12 maggio al Willem II Stadion agli ordini dell’arbitro Cor Verhoef davanti ad 8500 spettatori. Grandi protagonisti di questo match furono i due Smeets ed Eric Gerets, che con i loro goal portarono a chiudere il match sul 2 a 2. A decidere lo stesso fu quindi Soren Lerby, che andò a realizzare la rete della vittoria al secondo minuto del primo tempo supplementare, coronando al meglio il suo primo anno passato in quel di Eindhoven.

Soren Lerby: un suo goal consegnò al PSV la KNVB Cup dell'88
Il campionato venne invece dominato: il PSV fu trascinato dai 29 goal di Wim Kieft ed andò a vincere 27 delle 34 partite disputate con un superattacco (117 goal all’attivo) ed una grandissima difesa (28 goal subiti).
In Europa le cose non andarono invece così bene e l’imposizione finale arrivò non senza fatica.
Le cose iniziarono piuttosto bene: il 3 a 0 sul Galatasaray fatto registrare nell’andata dei sedicesimi di finale fece subito ben sperare i tifosi olandesi anche se il 2 a 0 del ritorno riportò subito sulla terra tutti, in quel di Eindhoven. Meno problemi, invece, agli ottavi: al 2 a 1 di Vienna si aggiunse il 2 a 0 in terra d’Olanda che consegnò al PSV un pass per i quarti. Da qui in poi, quindi, la squadra allenata da Hiddink non vinse più una partita: opposti al Bordeaux chiusero rispettivamente 1 a 1 e 0 a 0 il doppio confronto con i francesi, riuscendo quindi a qualificarsi in semifinale grazie alla regola dei goal realizzati fuori casa. Nel turno successivo la cosa si ripetè esattamente uguale, ma contro il Real Madrid. La finale del Neckerstadion con il Benfica, poi, terminò 0 a 0 e ci fu bisogno dei calci di rigore per assegnare il trofeo. Decisivo fu l’errore di Veloso, che si fece parare il penalty da Van Breukelen: PSV Campione d’Europa!
La quinta posizione è terra di conquista dei Celtic Glasgow di Jock Stein che nel 1967 non firmarono una tripletta, ma bensì un poker! Quell’anno, infatti, gli scozzesi vinsero Scottish Cup, Coppa di Lega, Premier e Coppa dei Campioni.
Ma andiamo con ordine: le due coppe nazionali vennero vinte rispettivamente contro Aberdeen e Rangers. La Scottish Cup venne infatti riportata al termine di un 2 a 0 fatto registrare all’Hampden Park contro i The Dons mentre la Coppa di Lega venne vinta grazie all’1 a 0 nel derby con i Blue Noses.
E proprio i Rangers furono i principali contendenti al titolo anche in Campionato, là dove i Biancoverdi si imposero con un vantaggio di tre soli punti sui cugini al termine di un campionato che vide nella squadra dei protestanti quella con la miglior difesa (31 reti subite contro le 33 dei Celtic) ma in quella dei cattolici il team con il miglior attacco (trascinato da Steve Chalmers, capocannoniere con 21 reti per 111 goal realizzati contro i 92 dei Rangers).

Billy McNeill alza la Coppa dei Campioni
In Coppa dei Campioni il percorso fu netto nel corso dei primi due turni: alla doppia vittoria (2 a 0 e 3 a 0) con lo Zurigo si aggiunse la doppia vittoria degli ottavi contro il Nantes (3 a 1 sia all’andata che al ritorno). Ai quarti arrivò la prima ed unica sconfitta del loro torneo continentale, con il Vojvodina capace di imporsi 1 a 0 in Yugoslavia per poi essere superato ed eliminato dal 2 a 0 di Glasgow. La semifinale venne invece chiusa già nel corso dell’andata, quando il 3 a 1 fatto registrare in terra scozzese regolò i conti tanto che in quel di Praga i Celts si accontentarono di preservare lo 0 a 0. In finale, quindi, i goal di Gemmell e Chalmers ribaltarono l’iniziale vantaggio di Mazzola, consegnando agli scozzesi il più importante alloro europeo per club.
In quarta posizione troviamo l’Ajax del 1972, capace di vincere Eredivisie, KNVB Cup e Coppa dei Campioni.
Agli ordini di Stefan Kovacs, subentrato proprio quell’anno al grandissimo Rinus Michels, i Lanceri vinsero la loro ottava Coppa d’Olanda della storia al termine di un percorso netto che portò Cruijff e compagni a battere PEC Zwolle (8 a 3), Go Ahead Eagles (3 a 0), NEC (1 a 0), FC Volendam (2 a 0) ed FC Den Haag (3 a 2 in finale).
In campionato arrivò invece una sconfitta, ma che non pregiudicò minimamente il cammino della squadra di Amsterdam, capace di raccogliere anche 30 vittorie e 3 pareggi chiudendo a più otto sul Feyenoord forti di un attacco prolificissimo (104 reti segnate, 25 delle quali da Cruijff, capocannoniere del torneo) e dalla seconda miglior difesa del campionato (20 reti subite, sette più del Twente).
E quella raccolta in campionato fu l’unica sconfitta di una stagione mirabolante: in Europa, infatti, nessuno seppe opporsi all’armata Biancorossa che vinse il torneo a mani basse. L’avventura iniziò ai sedicesimi dove gli olandesi batterono 2 a 0 la Dinamo Dresda per impattare poi 0 a 0 in Germania ed accedere agli ottavi dove venne incontrato l’Olympique Marsiglia, superato con un 6 a 2 totale frutto del 2 a 1 francese e del 4 a 1 in terra olandese. Ai quarti fu quindi regolato l’Arsenal (2 a 1 in quel di Amsterdam, vittoria 1 a 0 a Londra) mentre in semifinale l’1 a 0 dell’andata fu sufficiente a staccare un biglietto per la finalissima del Fejienoord Stadion. Qui l’armata olandese, forte di campioni come Krol, Neeskens ed Haan trovò nella sua stella più lucente, Cruijff, il giocatore decisivo: una sua doppietta spense infatti i sogni di gloria dell’Inter, che dopo aver ceduto al cospetto dei Celtic, come abbiamo appena visto, non poterono nulla nemmeno contro questo mirabolante Ajax.
Inter che si è però rifatta proprio quest’anno e guadagna la terza posizione di questa divertente classifica. La storia è fresca e ben conosciuta: la banda guidata da Josè Mourinho ha infatti chiuso l’ultima stagione con le vittorie in Campionato, Coppa Italia e Champions League, coronando un sogno lungamente inseguito dalla società guidata da Massimo Moratti.

Roy Keane e Ryan Giggs, grandi protagonisti della cavalcata del 1999
La seconda piazza è appannaggio del Manchester United guidato da Alex Ferguson che nel 1999 vinse FA Cup, Premier League e Champions League.
La coppa nazionale venne vinta davanti ai quasi 80mila di Wembley al cospetto di un Newcastle che dovette inchinarsi alle reti realizzate, una per tempo, da Sheringham e Scholes.
In campionato l’imposizione arrivò invece di misura: i Reds la spuntarono ai danni dell’Arsenal per un solo punto, frutto di un pareggio in più. A pesare maggiormente, alla fine, fu la maggior prolificità della squadra allenata da Ferguson che a fronte dei venti goal subiti in più riuscì però a farne ventuno più dei Gunners, strappando loro la vittoria al rush finale. Tra i grandi protagonisti di quell’imposizione va ricordato sicuramente Dwight Yorke, capace di laurearsi capocannoniere del torneo al pari di Jimmy Floyd Hasselbaink e Micheal Owen con 18 reti all’attivo.
In Europa, infine, lo United chiuse il torneo senza sconfitte anche se con molti pareggi all’attivo. L’avventura dei Red Devils iniziò al secondo turno preliminare, quando gli inglesi si liberarono 2 a 0 dell’LSK Lodz in casa per poi impattare 0 a 0 in Polonia. Inseriti nel Gruppo D con Bayern, Barcellona e Brondby, poi, raccolsero ben quattro pareggi in sei partite, riuscendo a battere solo i danesi (6 a 2 là, 5 a 0 in casa propria). Questo, comunque, bastò loro per sopravanzare ai quarti di finale, dove fu l’Inter la vittima sacrificale: 2 a 0 a Manchester, 1 a 1 in quel di Milano. In semifinale fu un’altra italiana, la Juventus, a cedere: 1 a 1 Oltremanica, 3 a 2 a Torino. La finalissima, quindi, venne vinta rocambolascamente, tanto da entrare indelebilmente nel grande libro del calcio: all’iniziale vantaggio firmato da Mario Basler risposero, nel giro di due minuti ed a tempo già scaduto, Sheringham e Solskjaer, che chiusero una rimonta incredibile ed indintimenticabile, issando il proprio club sul tetto d’Europa.
Capocannoniere, anche qui, il solito diavolo trinidadense, quel Dwight Yorke che vinse la classifica di top scorer al pari di Andriy Shevchenko con otto reti all’attivo.
La prima posizione va invece, infine, al Barcellona targato 2009: la squadra di Guardiola fu infatti capace di vincere Copa del Rey, Liga e Champions dominando una stagione giocata su livelli stratosferici sia a livello di risultati che, soprattutto, di gioco. Capibile, quindi, perché il Sun ha deciso di assegnare proprio a questa squadra la prima piazza.
La cavalcata in coppa nazionale iniziò in ottobre e si concluse il 13 maggio: dopo il doppio 1 a 0 sul Benidorm arrivarono il 3 a 1 ed il 2 a 1 rifilati all’Atletico. Qualche difficoltà in più nel derby con l’Espanyol, con la seconda squadra di Barcellona capace di fermare i Blaugrana sullo 0 a 0 all’andata per poi cedere però nel ritorno, chiusosi sul 3 a 2 per Messi e compagni. 3 a 1 totale, quindi, in semifinale con il Maiorca e roboante 4 a 1 nella finalissima del Mestalla disputata con l’Athletic e risolta dalle reti di Tourè, Messi, Bojan e Xavi.
La Liga arrivò dopo una cavalcata fatta di 105 goal realizzati e solo 35 subiti, miglior attacco e miglior difesa del campionato. Il divario di nove punti sul Real, quindi laureò Campioni di Spagna i Blaugrana, con Eto’o vice pichichi a quota 30 reti, due meno di Forlan.

Samuel Eto'o, tra i punti di forza del Barça versione 2009
La Champions arrivò da lontano. La rincorsa al massimo alloro continentale per club partì infatti a metà agosto, con la partecipazione al terzo turno preliminare dove l’armata spagnola si sbarazzò facilmente del Wisla Cracovia: 4 a 0 all’andata e sconfitta per 1 a 0 al ritorno, che non mise comunque in discussione la partecipazione dei futuri campioni d’Europa a quella Champions.
Inseriti nel Gruppo C con Sporting, Shaktar e Basilea, poi, i Blaugrana rimediarono un’altra sconfitta, anche questa indolore: dopo aver raccolto tredici punti nelle prime cinque partite, infatti, Messi e compagni erano già sicuri del primo posto e presero sotto gamba l’ultimo match del girone, venendo battuti dallo Shaktar.
Molto agile, poi, anche il percorso che portò alla semifinale: dopo l’1 a 1 di Lione arrivò il 5 a 2 del ritorno, mentre ai quarti fu il Bayern a prenderne 4 al Camp Nou e dover chinare il capo, chiudendo poi con un inutile 1 a 1 il ritorno.
Sul filo di lana, invece, la qualificazione alla finale: alla fine fu un goal contestato ad Iniesta a portare il Barça all’ultimo atto, là dove le reti di Messi ed Eto’o chiusero la pratica United senza troppe apprensioni.
Al di là delle posizioni in classifica, comunque, questa classifica dà modo di ripercorrere un po’ di storia del calcio, fatta anche da imprese come quelle qui descritte. Cose che tutti i tifosi vorrebbero poter vivere, almeno una volta nella vita…
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