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Si prospetta una stagione transitoria per i Red Devils dopo la partenza di Cristiano Ronaldo

Fino allo scorso anno apparivano essere una delle grandissime superpotenze mondiali.
Reduci dalle vittorie in Champions, Premier e Mondiale per Club i Red Devils, guidati da un grandissimo Cristiano Ronaldo, sembravano essere un’armata eventualmente seconda solo al grandissimo Barcellona di Guardiola.

Cosa che si confermò proprio in finale di Champions League, quando la squadra di Ferguson venne battuta 2 a 0 dai Blaugrana guidati da Eto’o e Messi.

In estate poi la partenza, destinazione Madrid (dove c’era da far ripartire il progetto Galacticos targato Florentino Perez), del fenomeno portoghese con i Red Devils che andavano quindi a perdere moltissimo del loro potenziale offensivo.
Le ripercussioni dell’addio del fuoriclasse lusitano si stanno quindi facendo sentire: lo United, che viene dal 3 a 0 di sabato nei confronti dell’Everton, non è più infatti la squadra schiaccia sassi della scorsa stagione: già tre – su tredici – sono state le partite chiuse con una sconfitta, oltre ad un pari che portano i Red Devils a quota 28 punti, cinque meno del Chelsea del nostro Carletto Ancelotti.

Vanno invece meglio le cose in Champions dove lo United guida il gruppo B a quota 10 davanti a Wolfsburg (7), CSKA (4) e Besiktas (1), con l’approdo agli ottavi che è sempre più prossimo e dovrebbe arrivare già nel corso della prossima settimana.

Ma come guarda al futuro la dirigenza dei Red Devils?

Innanzi tutto la questione legata all’allenatore: Sir Alex Ferguson guida la squadra dal lontano 1986 ed ha un palmares ormai strabordante: 3 Campionati scozzesi, 4 Coppe di Scozia ed 1 Coppa di Lega scozzese con l’Aberdeen, 5 FA Cup, 3 Coppe di Lega inglese, 11 Campionati inglesi ed 8 Charity/Communiy Shield con il Manchester United per quanto riguarda le competizioni nazionali più 2 Coppe delle Coppe (una con l’Aberdeen, l’altra con lo United), 2 Supercoppe UEFA (una con l’Aberdeen, l’altra con lo United), 2 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale ed 1 Mondiale per Club con i Red Devils per quanto riguarda le competizioni internazionali.
A tutto quanto questo, poi, vanno aggiunti i premi individuali. Ferguson è stato infatti eletto per otto volte manager dell’anno della Premier League inglese, una volta allenatore dell’anno per la League Managers Association, che lo ha anche eletto come allenatore del decennio per gli anni ‘90 e due volte miglior allenatore dell’anno al mondo per la IFFHS.
Insomma, una curriculum notevolissimo che pochissimi altri allenatori nella storia possono e potranno vantare.

Oggi, però, Alexander Chapman Ferguson (questo il suo nome completo) è arrivato alla veneranda età di 68 anni e potrebbe decidere di lasciare la squadra – ed il calcio, probabilmente – da un momento all’altro, per ritirarsi quindi in pensione per un meritato riposo.
Questa, tra l’altro, è la sua ventitreesima stagione in casa dello United, record non da poco.

A Manchester, comunque, si vive con la speranza che il tecnico scozzese possa continuare il suo rapporto con il club. Ad essere portavoce di questo sentire comune è Paul Scholes, uno dei leader carismatici dello spogliatoio dei Red Devils.
Interrogato riguardo al futuro del proprio manager dal Manchester Evening News, infatti, il rosso centrocampista inglese ha affermato che “I suoi record parlano per lui. 23 anni sono un periodo lunghissimo, spero possa continuare a lavorare per portare altri trofei allo United”.

United che, comunque, starebbe già tutelandosi per il futuro.

Ferguson pare (ma non ci sono conferme ufficiali al riguardo) voglia continuare ad allenare fino ai settant’anni (un paio di stagioni ancora, insomma), ma i dirigenti dei Red Devils stanno cominciando a guardarsi in giro. Ed avrebbero già individuato il successore di Sir Alex: secondo il Times, infatti, sarebbe il Mourinho, tecnico lusitano attualmente alla guida dell’Inter, il manager individuato a rilevare lo scozzese quando questo deciderà di lasciare la panchina.
E la scelta di Mourinho sarebbe avallata proprio da Ferguson stesso: “Mourinho ha un gran rapporto personale con Ferguson ed è sicuro che Sir Alex avrà un certo peso nella scelta del suo successore. Sebbene Ferguson, 67 anni, non abbia annunciato la data del suo addio, questo dovrebbe avvenire nel caso dovesse vincere un’altra coppa europea”. Questo quanto apparso scritto sul quotidiano britannico.

Vedremo tra un paio d’anni, quindi, se sarà davvero l’ex tecnico del Chelsea a raccogliere la pesantissima eredità che lascerà Sir Alex quando deciderà di dare l’addio alla panchina dello United.

Ci sono comunque anche questioni più immediate sulle quali discutere.

Detto del futuro della panchina del Manchester c’è da capire quali sono invece le mosse studiate per rinforzare l’organico e da attuare nel breve/medio periodo.

Innanzitutto un portiere: Van der Sar ha ormai 39 anni, è in scadenza a fine stagione e difficilmente sarà confermato oltre.
Una priorità per la dirigenza dei Red Devils è quindi trovare un degno sostituto al ragazzo di Voorhout che dopo cinque anni di militanza tra le fila della prima squadra di Manchester sembra vicino all’addio.

Akinfeev è il giocatore individuato come successore di Van der Sar a difesa della porta dello United

La scelta del suo successore sarebbe comunque già stata fatta. A raccogliere l’eredità dell’ex portiere di Ajax, Juventus e Fulham, infatti, dovrebbe essere Igor Akinfeev: il portiere di CSKA e nazionale russa, 24 anni ad aprile, sarebbe stato individuato come il sostituto ideale del grande Edwin.
Gli entusiasmi della dirigenza dello United, però, sarebbero stati frenati dall’esosissima richiesta del club russo, almeno secondo quando riporta il News of the World. Evgeni Giner, attuale Presidente della società moscovita, chiederebbe infatti ben 25 milioni per il cartellino del suo giovane portiere, richiesta giudicata eccessiva dai dirigenti inglesi.

E se Akinfeev resta il sogno nel cassetto arrivano invece novità per quello che riguarda Ben Foster, attualmente terzo portiere (dietro a Van der Sar e Kuszczak) dello United. Secondo quanto riporta il Guardian, infatti, Ferguson avrebbe posto il veto sulla cessione – a titolo definitivo quanto in prestito – del portiere ex Watford. Vedremo quindi da qui a gennaio se le cose cambieranno o se il ragazzo nativo di Learnington Spa dovrà continuare a fare tribuna a Manchester.

Per quanto riguarda il reparto difensivo, invece, lo United sarebbe pronto a pescare in Italia.
Il Daily Mirror riporta infatti un episodio piuttosto curioso che ha subito stuzzicato i media inglesi: Ferguson sarebbe stato visto due settimana fa ad una cerimonia di premiazione a Copenghen, dove era stato invitato da un suo ex giocatore, Peter Schmeichel.
Qui il manager dei Red Devils avrebbe avuto come vicino di tavolo niente popò di meno che Simon Kjaer, centrale difensivo attualmente in forza al Palermo.
I due si sarebbero intrattenuti a lungo al termine della cerimonia e Sir Alex avrebbe sondato il terreno con il giovane danese, che si sarebbe detto – ovviamente – onorato di vestire la casacca dello United.
Sarà quindi lui il giocatore destinato ad andare a rinforzare la linea difensiva dello United?

Red Devils che comunque pensano anche al reparto offensivo.
Proprio in questo senso Ferguson sta lavorando su Daniel Villalva, talentuosissimo prodotto della cantera del River Plate e colonna della nazionale under 17 argentina.
Secondo quanto riporta il News of the World, infatti, il tecnico scozzese avrebbe inviato alcuni osservatori al suo seguito nel corso dell’ultimo Mondiale under 17 e sarebbe fortemente interessato al suo acquisto.

L’operazione più importante per l’attacco dei Red Devils, comunque, si starebbe perfezionando in questi giorni ma riguarda un giocatore che attualmente è già un punto di forza dello United: sempre secondo il News of the World, infatti, la dirigenza inglese starebbe preparando un’offerta irrinunciabile per convincere Wayne Rooney a non accettare la corte del Barcellona (che punterebbe su di lui per il dopo-Henry) legandosi quindi a vita con la società attualmente presieduta da Martin Edwards. 10 milioni di euro l’anno sarebbero infatti pronti per lui, con il ragazzo di Liverpool che qualora accettasse quest’offerta diventerebbe il giocatore più pagato della Premier League.

Sempre riguardo al reparto offensivo della squadra allenata da Ferguson, intanto, esce un retroscena interessante.
In un’intervista rilasciata all’Evening New, infatti, Andy Cole, ex punta proprio dei Red Devils (squadra nella quale ha militato per sei anni tra il 1995 ed il 2001) ha rilasciato una dichiarazione che di certo non farà piacere ai tifosi. Parlando di Fernando Torres, infatti, l’ex centravanti dello United ha detto che “So che lo United lo aveva seguito da vicino, ma poi decise che non era adatto a giocare all’Old Trafford”.
La squadra di Manchester, ed in particolare il suo attuale manager, avrebbe quindi in passato avuto l’occasione di ingaggiare Torres, decidendo poi però di non sfruttarla lasciando che l’attuale punta dei Reds s’imponesse nell’Atletico Madrid prima di sbarcare al Liverpool.
Se davvero così andarono le cose, insomma, si potrebbe parlare di errore di valutazione incredibile da parte di un allenatore i cui meriti, comunque, andrebbero al di là anche di un errore così marchiano.
Pensate però che tridente avrebbero formato Rooney-Torres-Ronaldo e che coppia formerebbero oggi i primi due…

Non solo mercato in entrata, comunque.
Oltre ai tanti giocatori seguiti da vicino, infatti, Ferguson sta lavorando anche per piazzare Nani, ala portoghese che non ha mai davvero convinto da quando è sbarcato a Manchester.

Sembrerebbe essere in Italia il futuro di Nani, seguito da Milan, Juventus e Fiorentina

Su di lui nei giorni scorsi venivano dati Milan e Juventus che sarebbero però ora stati sorpassati dalla Fiorentina. Secondo il Daily Mail, infatti, i Viola sarebbero pronti ad avanzare un’offerta per l’ex giocatore dello Sporting Lisbona già a gennaio quando preleverebbero il ragazzo in prestito con un diritto di riscatto fissato intorno ai 17 milioni di euro. Operazione sicuramente interessante per una squadra che di anno in anno punta ad accrescere la forza del proprio organico per poter consolidare la propria posizione nel nostro campionato ed accrescere quella in Champions League (dove quest’anno potrebbe, in compartecipazione con il Lione, sancire la clamorosa eliminazione del Liverpool già al primo turno).
Nani, comunque, resterebbe un giocatore tutto da testare: già a Manchester ha dato idea di non riuscire a sviluppare fino in fondo le grandi potenzialità di cui era accreditato, è da capire quindi come si inserirebbe in un campionato difficile e tatticamente all’avanguardia come il nostro.

Queste sono, in breve, le notizie principali della situazione che sta attualmente attraversando il Manchester United. Vedremo quindi nei prossimi mesi come si svilupperanno le cose e se Ferguson riuscirà nell’ennesima impresa di regalare un altro trofeo ai suoi tifosi. Il tutto prima del suo, come abbiamo visto, sempre più imminente ritiro.

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Grande spettacolo nel corso delle due finali giocate a chiusura del Mondiale di beach soccer che si è svolto nel giro di una settimana in Dubai.

Nella finalina per il bronzo, infatti, un grandissimo Madjer ha illuminato il Main Pitch mettendo a segno la bellezza di sette reti, bottino fondamentale nella vittoria portoghese: i lusitani, infatti, hanno avuto la meglio sulla Celeste per 14 a 7, con quelle sette reti del proprio capitano che sono quindi state decisive a staccare ed affossare gli avversari.
Di Torres (tripletta), Ze Maria (doppietta), Miguel (autogoal) e Coimbra le altre reti per i portoghesi, di Coco, Pampero, Matias, Alan, Ricar, Fabian ed Oli, invece, le reti per gli uruguaiani, che terminano quindi in quarta posizione questo loro Mondiale.

Dejan Stankovic (secondo da sinistra) si laurea capocannoniere del Mondiale con 16 reti all'attivo

E’ invece il Brasile a vincere la finalissima con due parziali nei primi due tempi da urlo grazie ai quali affonda gli elvetici: brasiliani che chiudono la prima frazione sul 4 a 1 grazie alle reti di Andre, Betinho, Buru e Daniel, con Jaeggy unico svizzero a trovare la via della rete.
Verdeoro che chiudono quindi il match nella seconda frazione grazie ai goal realizzati da Buru, Benjamin, Andre e Betinho, con un 4 a 0 parziale che chiude il match.
La terza frazione è quindi terreno di caccia svizzero che chiudendola con un parziale di 4 a 2 (Meier, Rodrigues, Schirinzi e Stankovic per gli elvetici, di Sidney e Bueno per i brasiliani) fissano quindi il punteggio sul definitivo 10 a 5.

Brasiliani che conquistano quindi il loro terzo Mondiale (le edizioni organizzate dalla FIFA, infatti, sono solo quattro) di beach soccer.
E’ invece lo svizzero Stankovic il capocannoniere del torneo: 16, infatti, le sue reti, tre in più del portoghese Madjer, secondo dopo il suo exploit nel corso della finalina.

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Nessuna sorpresa nel corso delle semifinali del Mondiale di beach soccer: i campioni in carica brasiliani, infatti, liquidano facilmente il Portogallo con una prima frazione choc chiusa sul 4 a 0 grazie ai goal di Sidney, Benjamin ed alla doppietta di Bruno.
Portogallo schiantato, lusitani che non riusciranno più a tornare in partita e chiuderanno il match con una secca sconfitta. 8 a 2, infatti, il risultato finale con Daniel, Betinho, Buru e Daniel Souza che partecipano alla festa del goal Carioca. Di Bilro ed Alan, invece, le reti portoghesi.

Benjamin segna la rete del 2 a 0 sul Portogallo

Nella seconda semifinale è invece un grandissimo Dejan Stankovic, sempre più capocannoniere della competizione, ad affossare i sogni della Celeste: i suoi quattro goal, uniti a quelli di Spaccarotella, Leu e Rodrigues, rendono infatti vane le segnature di Martin (doppietta per lui), Coco e Matias.
Gli elvetici giocheranno quindi nella serata di domenica la loro prima finale ad un Mondiale di beach soccer.

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E’ il Santa Fe Corporacion Deportiva il club che si impone nell’edizione 2009 della Copa Postobon, nome con cui viene attualmente chiamata la Copa Colombia.

L’Expreso Rojo, club di Bogotà fondato il 28 febbraio del 1941 ed attualmente presieduto da Armando Farfan Pena, si è infatti imposto sul Deportivo Pasto al termine dei calci di rigore.
Il match, disputato allo stadio El Campin di Bogotà, era infatti terminato sul risultato di 2 a 1 per i padroni di casa, risultato che andava quindi a riequilibrare quello ottenuto dalla squadra di Pasto la settimana precedente nella partita disputata all’Estadio Departemental Libertad.

Nel match di andata, infatti, il Deportivo si era imposto sul club di Santa Fe grazie alla rete arrivata nel recupero da Centurion dopo che Anchico aveva pareggiato l’iniziale vantaggio casalingo realizzato da Rodriguez.

L’Expreso Rojo, quindi, era chiamato alla grande impresa casalinga dove doveva ribaltare la sconfitta del match dell’Estadio Departemental Libertad.
A passare in vantaggio, però, era stato il Deportivo Pasto con Castro, il cui goal, arrivato in chiusura di primo tempo, sembrava porre fine ad ogni questione riguardante l’assegnazione della coppa. Nella ripresa, però, la doppietta di Omar Sebastian Perez ribalta il match con la seconda rete, arrivata a due minuti dal termine, serve a mandare ai supplementari il match.

Qui, però, la partita non si sblocca ed è necessaria la lotteria dei rigori per arrivare all’assegnazione della Copa Possebon.
Ben tre sono gli errori commessi da entrambe le squadre nella serie iniziale: per i padroni di casa sono Valdez, Gonzalez ed Anchico a non trovare la rete, per gli ospiti sono invece Hugo e German Centurion oltre ad Andres Mosquera a non trovare la porta.
A quel punto, quindi, i giocatori dell’Expresso Rojo non sbagliano più: Luis Manuel Seijas, Andres Gonzalez e Mario Gomez, infatti, centrano tutti il bersaglio grosso. Dall’altra parte fanno altrettanto Ferley Villamil e Julian Mesa. Oscar Altamirano, però, si fa neutralizzare il tiro dal portiere avversario, consegnando al Club Santa Fe la sua seconda Copa Colombia della storia.

Santa Fe che quindi corona la rincorsa al titolo partita nel marzo scorso: dopo aver terminato in seconda posizione alle spalle dei Millionarios e davanti a La Equidad, all’Academia F.C., ai Centauros Villavicencio ed al Bogotà F.C. il gruppo D si sono liberati a fatica del Deportivo Cucuta in un doppio match epico (4 a 0 per il Santa Fe l’andata, 5 a 1 il ritorno in favore del Deportivo e partita vinta ai rigori dai primi) nel corso della fase due, hanno pareggiato 3 a 3 contro il Deportivo Pasto nel corso della fase tre e hanno avuto la meglio solo ai rigori sull’Atletico Nacional prima, appunto, di imporsi ai rigori contro il Deportivo Pasto nella doppia finale di Pasto e Bogotà.

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Sono stati giocati nel corso della giornata di venerdì i quarti di finale dell’edizione 2009 del Mondiale di Beach Soccer in corso in Dubai, giornata come da pronostico infausta per i nostri colori: gli Azzurri, infatti, vengono sconfitti 6 a 4 nella riedizione della finale dello scorso Mondiale da un Brasile sempre più padrone della competizione.
In triplo vantaggio con la rete di Sidney e la doppietta di Andre gli Azzurri tornano sotto grazie ad una doppietta di capitan Pasquali subito prima che Bruno riporti a due reti il vantaggio dei Verdeoro. Pasquali, però, non ci sta e riaccorcia le distanze. E’ quindi ancora una volta Andre a riportare a due reti il vantaggio della Selecao, subito prima che Pasquali firmi la quarta rete del suo match. Ci pensa quindi Buru a chiudere i conti al trentacinquesimo, fissando sul definitivo sei a quattro il risultato.

Finisce secondo pronostico anche il match tra Giappone ed i portoghesi con i secondi che dopo essere passati in vantaggio col solito Madjer si fanno recuperare da Uehara. A regalare la vittoria ai lusitani, quindi, è una rete di Belchior.

Madjer, capitano del Portogallo, è una delle stelle del beach soccer mondiale

E’ invece la Svizzera a vincere il match più equilibrato, sulla carta, di questi quarti: una tripletta di Stankovic ed una rete di Stephan Meier, infatti, trascinano gli elvetici alla vittoria facendo quindi risultare inutili le reti di Makarov e Shishin.

La sorpresa del turno, quindi, giunge dal match tra Uruguay e Spagna. Se sulla carta era una partita sicuramente piuttosto equilibrata probabilmente nessuno, realmente, si aspettava potessero vincere i primi, autori, fino a qui, di un gioco davvero pessimo.
Alla Celeste servono quindi i supplementari per avere la meglio sugli avversari dopo che i tempi regolamentari erano terminati in parità viste le reti di Martin e Ricar per gli uruguagi ed Amarelle e Cristian Torres per gli iberici.
E’ quindi una rete di Ricar a decidere i giochi, spedendo la Celeste in semifinale.

Semifinali che vedranno quindi scontrarsi i Campioni in carica brasiliani contro il Portogallo e gli svizzeri contro l’Uruguay.

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Royston Drenthe vorrebbe lasciare Madrid per giocarsi le sue chance mondiali

La scorsa estate appariva chiaro: non c’era posto per Royston Drenthe nel Real Galactico di Florentino Perez.
A quasi tre mesi dall’inizio della stagione le cose non sono cambiate.

L’olandese di origine surinamese, infatti, sta scendendo in campo solo saltuariamente: 3 (di cui una partendo dalla panca) le sue presenze in campionato, 2 (di cui una partendo dalla panca) quelle in Champion’s League, per un totale di cinque sole partite giocate.

Davvero una miseria se si pensa che Drenthe è comunque un giocatore dalla discreta fama e che, soprattutto, il suo obiettivo dichiarato ad inizio stagione era quello di andare in Sudafrica con gli Orange e disputare il Mondiale.
Ma come può il giovane Royston guadagnarsi una chiamata da parte di Bert van Marwijk se non vede mai – o quasi – il campo?

Ecco quindi che sembra esserci una sola soluzione al suo problema: lasciare Madrid.

Nelle Merengue, infatti, non sembra proprio esserci spazio per lui. La rosa del Real è folta e composta da molti talenti e Drenthe nonostante la sua capacità di adattamento in più ruoli (da quando è a Madrid ha giocato sia terzino, che esterno di centrocampo che ala a sinistra – disimpegnandosi però anche a destra in alcuni casi – oltre che da interno sulla linea mediana) non sembra essere una prima scelta di coach Pellegrini.

Come se non bastasse, poi, i media spagnoli hanno recentemente iniziato a parlare del fatto che l’Orange sarebbe stato inserito nella lista di partenza e che a gennaio Perez farà di tutto per farlo accasare altrove.

L’agosto scorso diverse squadre sembravano essersi interessate a lui, tra queste parevano esserci anche Milan e Juventus.
Il club che più si avvicinò al suo ingaggio, però, fu la Fiorentina: la società dei Della Valle, infatti, aveva visto in lui il rinforzo giusto per la fascia mancina ed aveva tentato l’affondo richiedendo il prestito con diritto di riscatto già fissato, formula però che non convinse il Presidente della Casa Blanca che preferì quindi declinare l’offerta decidendo di tenere Royston integrato alla rosa della propria squadra.

Oggi, però, la situazione sarebbe cambiata: il giocatore, come detto, non trova spazio al Real e preme per giocare con continuità, visto il suo obiettivo di fine stagione. In più viene pagato profumatamente, cosa che porta quindi Perez a elargirgli un lauto stipendio per non rendersi poi nemmeno utile alla causa Merengue.

Tutto questo ha quindi portato, pare, ad un cambiamento di rotta da parte dell’esecutivo madridista: a gennaio quindi Royston tornerà sul mercato, questa volta con un prezzo inferiore rispetto alle richieste estive e probabilmente, se proprio non lo si riuscirà a piazzare a titolo definitivo, si potrebbe riuscire ad ottenere anche in prestito.

La valutazione del suo cartellino si aggirerebbe quindi oggi tra i 6 ed i 7 milioni di euro, indubbiamente una cifra molto contenuta per un giocatore di soli 22 anni con certe potenzialità.

Su di lui si starebbero quindi muovendo diverse squadre. Tra queste vengono segnalate il Chelsea del nostro Carlo Ancelotti, la Fiorentina (che tornerebbe quindi alla carica dopo che i tentativi estivi), il Milan (alla caccia di un giocatore che possa coprire tutto l’out di sinistra) e la Juventus, squadra che ha dimostrato di avere come proprio punto debole proprio gli esterni difensivi.
A Torino, inoltre, Drenthe verrebbe comodo anche perché potrebbe giocare in posizione di ala nelle occasioni in cui Ferrara decidesse di riproporre il 4-2-3-1.

Qualora accettasse un trasferimento in queste squadre, però, Royston non potrebbe certo dirsi sicuro del posto da titolare. Se dovesse lasciare Madrid per finire a far panchina da un’altra parte, quindi, finirebbe dalla padella alla brace.

Proprio per questo nelle ultime ore si stanno delineando altre due possibilità che, almeno nel breve periodo, l’MPV dell’Europeo under 21 del 2007 potrebbe preferire: tra le squadre che lo seguono, infatti, ci sarebbe anche il Feyenoord, squadra in cui il giocatore crebbe ed esordì nel calcio professionistico e da cui il Real lo prelevò due anni fa, ed il PSV, nobile del calcio di casa sua.
Le due compagini olandesi sarebbero interessate a lui solo con la formula del prestito, ma non è detto che Perez, vista la situazione, non decida di accettare quest’eventualità.

Tornato in Olanda, quindi, Drenthe avrebbe sicuramente la possibilità di giocare con più continuità giocandosi le chance rimanenti di volare in Sudafrica, potrebbe quindi vedere la valutazione del suo cartellino lievitare di qualcosa e, soprattutto, potrebbe demandare al mercato estivo, dove potrebbe guardarsi attorno con più calma, la decisione di quale squadra scegliere per il suo futuro.

E' in vista un ritorno a casa per Drenthe? Rotterdam l'aspetta a braccia aperte...

Royston, comunque, non sarebbe l’unico madridista che starebbe per lasciare la Casa Blanca.
Secondo il quotidiano iberico El Mundo Deportivo, infatti, la lista dei partenti conterebbe altri cinque giocatori, ovvero sia: Mahamadou Diarra (seguito in estate da Juventus e Milan, oggi richiesto dall’Arsenal), Ruud Van Nistelrooy (seguito dalla Roma e dal Tottenham, con gli inglesi nettamente favoriti sui capitolini), Jerzy Dudek (che potrebbe tornare in Inghilterra, questa volta al Chelsea), Fernando Gago (che sarebbe seguito dai Gunners e dai Citizens) e Cristoph Metzelder (che potrebbe finire allo Zenit o al Lione).
Il grande supermercato madrileno, insomma, potrebbe aprire presto coi saldi di metà stagione.

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L’under 19 di Massimo Piscedda si qualifica alla Fase Elite delle qualificazioni agli Europei under 19 di Francia 2010.

Come detto qualche giorno fa gli Azzurrini dovevano disputare sul territorio sanmarinese i tre match di qualificazione della prima fase. Andiamo quindi a vedere come si sono comportati i nostri.

Venerdì 13 novembre la nostra under 19 ha giocato contro i pari età albanesi in un match che, com’era prevedibile, è risultato essere a senso unico. Gli Azzurrini si impongono infatti 5 a 0 in un match senza storia alcuna in cui centreranno per ben 18 volte la porta difesa da Fabiol Rexhepi riuscendo, come detto, a bucare l’estremo difensore albanese in cinque occasioni.
Pratica già chiusa a fine primo tempo: al 21′ è Dumitru a portare in vantaggio gli Azzurrini, in chiusura di prima frazione ci pensa invece D’Alessando a chiudere i conti. Nella ripresa, poi, la nostra under dilaga con la rete di Destro e la doppietta di Zigoni, capace di segnare due reti in trentatrè minuti di gioco.

Due giorni più tardi è quindi la volta dei padroni di casa, l’under 19 di San Marino. Rispetto al primo match Piscedda effettua alcuni cambiamenti nella formazione titolare: tra i pali finisce quindi il napoletano Luigi Sepe, in difesa Michelangelo Albertazzi (già colonna delle under 19 e 20 dello scorso biennio) scende in campo dal primo minuto al posto di Grieco, a centrocampo Taddei lascia il posto a Bertolacci mentre in attacco è Nicola Sansone a fare coppia con l’interista Destro.
Al contrario di quanto successo contro gli albanesi ci vuole molto di più ai nostri ragazzi per avere la meglio sulla difesa avversaria. Se nel match d’esordio i nostri erano passati in vantaggio dopo soli ventuno minuti, infatti, questa volta bisognerà aspettare il 71′ per passare in vantaggio; vantaggio che, tra l’altro, arriverà solo grazie ad un’autorete di Brolli.
Una volta sbloccato il risultato, poi, i nostri dilagheranno prima con Zigoni (una rete in trentotto minuti giocati) poi con la doppietta di Destro.
La difficoltà ad andare in rete dei nostri, comunque, non deve far pensare che l’Italia under 19 abbia avuto particolari problemi a trovare la conclusione. Basta dare una rapida occhiata alle statistiche, infatti, per rendersi conto che la porta difesa da Manzaroli è stata subissata da una gragnuola di ben 36 tiri, davvero un’enormità.

Destro è il capocannoniere del primo turno di qualificazione della nostra under 19: 5 reti in 3 partite per lui

Ieri, quindi, è stata la volta dello scontro al vertice con l’Irlanda (che nei due precedenti match aveva battuto rispettivamente 5 a 0 e 2 a 0 le rappresentative di San Marino ed Albania). All’Olimpico di Serravalle non ci si giocava il passaggio del turno (dato che a qualificarsi alla Fase Elite sono le prime due di ogni girone più le due migliori terze) quanto il primo posto nel girone per assicurarsi il quale il nostro tecnico federale decide di presentarsi con la terza formazione diversa in tre partite: Colombi si riprende il posto in porta, Crescenzi, Caldirola, Albertazzi ed Adamo vanno a comporre la linea difensiva a protezione del portiere atalantino oggi al Pergocrema, Taddei, Sala, Tremolada e Galano sono invece i quattro centrocampisti con Sansone e Destro confermati di punta.
Gli avversari sono sicuramente più ostici rispetto a quelli incontrati nelle prime due gare, ma alla fine i nostri ragazzi riescono ad aver la meglio grazie ad un uno-due firmato da Destro poco dopo l’ora di gioco: la doppietta della punta interista (che sale quindi a quota 5 reti in 3 partite) vale quindi la vittoria del match quanto quella del girone.

Italia che, come ampiamente previsto, non ha quindi problemi a qualificarsi alla Fase Elite. Forte del migliore attacco (11 reti segnate, come noi solo la Norvegia) e della miglior difesa (0 reti subite, come noi solo Portogallo e Serbia) di queste qualificazioni i nostri ragazzi veleggiano quindi sicuri verso l’Europeo di Francia.

A partire da marzo, quando avrà inizio la fase elite, vedremo quindi se i nostri sapranno confermarsi su questi standard. In quel caso non si sarebbero dubbi riguardo alla nostra qualificazione alla fase finale.

Ma chi, oltre agli Azzurrini, si è qualificato per la Fase Elite?

E’ presto detto: Repubblica d’Irlanda, Inghliterra, Slovacchia, Turchia, Germania, Croazia, Svizzera, Serbia, Grecia, Scozia, Romania, Bosnia, Irlanda del Nord, Portogallo, Spagna, Russia, Ungheria, Olanda, Repubblica Ceca, Norvegia, Belgio, Ucraina, Montenegro (grande exploit per questa giovane repubblica capace, grazie a tre pareggi, di eliminare Georgia e, soprattutto, Svezia), Danimarca ed Azerbaigian direttamente, Polonia ed Austria come migliori terze (da notare che la classifica avulsa per le migliori terze la si è calcolata tenendo conto solo dei risultati ottenuti contro le due squadre del proprio girone qualificatesi direttamente alla Fase Elite; Polonia ed Austria, quindi, sono state le uniche due nazionali capaci di raccogliere tre punti in questo senso).

Queste 28 squadre, quindi, saranno ora divise in sette gruppi da quattro e si giocheranno l’accesso diretto agli Europei francesi. Solo la prima di ogni girone, stavolta, strapperà il pass per Euro 2010. C’è da sperare, insomma, che i nostri ragazzi riescano ad avere la meglio su ogni avversaria per poter quindi andare in Francia dove dovranno cercare di bissare l’unico successo continentale in questa categoria: nel 2003, infatti, l’under 19 di Chiellini, Aquilani e Pazzini si laureò per la prima – e finora unica – volta Campionessa d’Europa under 19.

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E’ terminata ieri la fase a gironi dei Mondiali di Beach Soccer che si sta disputando in Dubai. Andiamo quindi a riepilogare quanto successo nei vari gironi.

Gruppo A
Uruguay 6
Portogallo 6
UAE 3
Isole Salomone 3

A passare il turno sono le favoritissime Uruguay e Portogallo.
Uruguagi che dopo l’incredibile tonfo del primo match contro le Isole Salomone si è subito rifatto battendo il Portogallo – che veniva invece dalla vittoria sull’UAE – in un match che ha poi deciso il primo posto (con gli Emirati che, intanto, distruggevano 7 a 1 le Isole Salomone).
Nell’ultima giornata, quindi, seconda pesante sconfitta per le Salomone (6 a 1 contro i lusitani) ed imposizione per 4 a 0 della Celeste sull’UAE.

Gruppo B
Giappone 8
Spagna 6
Costa d’Avorio 3
El Salvador 0

Qui decisiva è stata la prima giornata dove il Giappone ha avuto la meglio sugli spagnoli ai rigori, con gli ivoriani che intanto battevano 7 a 6 El Salvador. Da lì in poi, infatti, due vittoria sia per Giappone che Spagna, che sono quindi arrivate senza problemi alla qualificazione.


I migliori goal dell’edizione 2008

Gruppo C
Russia 6
Italia 5
Argentina 5
Costa Rica 0

Pronostici rispettati: era questo infatti il gruppo che sulla carta pareva quello più equilibrato, così è stato.
Azzurri che passano quindi grazie alla vittoria ai supplementari ottenuta contro l’Argentina nella prima giornata  (con i russi che intanto si liberavano facilmente del Costa Rica). Italia che comunque si era complicata molto le cose nella seconda giornata quando ad un’Argentina straripante contro i Ticos avevano risposto con una prestazione decisamente sottotono contro i russi, capaci di imporsi per 3 a 1.
Nell’ultima giornata, quindi, la nostra vittoria sul Costa Rica ci fa guadagnare il passaggio del turno, tutto grazie al fatto che contemporaneamente i russi sono riusciti a portare gli argentini fino ai rigori (avessero vinto ai tempi regolamentari, infatti, gli argentini sarebbero saliti a quota 6, staccando il pass per la fase ad eliminazione diretta).

Gruppo D
Brasile 9
Svizzera 6
Nigeria 3
Bahrain 0

A vincere questo gruppo, come da pronostico, è il Brasile campione mondiale in carica che regola la Nigeria nella prima giornata (11 a 5), il Bahrain nella seconda (8 a 1) e gli svizzeri, in una partita però piuttosto combattuta, per 4 a 2 dopo essere andati per due volte in svantaggio.
Accedono alla fase ad eliminazione diretta anche gli elvetici che perdono sì nel corso dell’ultima giornata contro i Verdeoro ma che avevano già battuto Bahrain e Nigeria – rispettivamente 6 a 5 e 7 a 2 – nei due match precedenti.
Termina invece 9 a 3 in favore degli africani il match di consolazione che vale il terzo posto per le Super Aquile.

Quarti di finale
Giappone – Portogallo
Russia – Svizzera
Brasile – Italia
Uruguay – Spagna

Con il prossimo turno, quindi, inizierà la fase ad eliminazione diretta.
Quarti di finale che vedranno un paio di scontri molto interessanti: quello che vuole i russi opposti alla Svizzera e quello che vedrà scontrarsi Uruguay e Spagna. Due partite sicuramente apertissime. Se da una parte i russi sono leggermente favoriti dall’altra è davvero molto difficile fare un pronostico, anche se se proprio dovessi scegliere probabilmente direi Spagna.
Più scontati, invece, paiono essere gli altri due quarti: da una parte il Portogallo di Madjer non dovrebbe incontrare grossissime difficoltà contro i lusitani, dall’altra, nella ripetizione di quella che fu la finale mondiale dello scorso anno, il Brasile parte favoritissimo nei confronti degli Azzurri.
Il nostro mondiale, insomma, dovrebbe finire con ogni probabilità venerdì, al cospetto dei maestri di questa disciplina.

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E’ terminata la corsa a Sudafrica 2010. Con l’effettuazione degli spareggi atti ad assegnare gli ultimi posti ancora in ballo, infatti, può considerarsi chiusa la rincorsa ad un posto Mondiale.


Tutti i goal degli spareggi giocatisi mercoledì 18/11

Detto dell’Uruguay che pareggiando con il Costa Rica strappa l’ultimo biglietto disponibile, c’è da vedere cosa, nel corso della giornata, avessero combinato le altre nazionali.

Allo stadio Al Merreikh di Omdurman, Sudan, si sono scontrati Egitto ed Algeria. Le due nazionali nordafricane, infatti, avevano da giocarsi in un solo spareggio due anni di lavoro. In territorio neutrale, quindi, le formazioni guidate da Hassan Shehata e Rabah Saadane si sono date battaglia per prevalere sull’avversaria.
Alla fine ad avere la meglio sono stati gli algerini capaci di imporsi 1 a 0 grazie ad una rete messa a segno da Antar Yahia, tra i tanti algerini nativi in terra di Francia che compongono oggi la nazionale nordafricana, al 40′ quando dopo aver ricevuto palla in area di rigore libera un destro di una potenza micidiale su cui El Hadary non riesce ad intervenire, facendosi bucare sul suo palo.

Algeria che torna quindi ad un Mondiale dopo le apparizioni dell’82 (in cui battè clamorosamente la Germania Ovest 2 a 1 ed il Cile 3 a 2) e dell’86 (precedentemente non era mai stata iscritta sino al Mondiale 1970, anno in cui iniziò a partecipare regolarmente alle qualificazioni mondiali).

Alla Donbass Arena di Donetsk, invece, si scontravano Ucraina e Grecia.
Dopo lo 0 a 0 di Atene apparivano essere favoriti proprio gli ucraini che forti dell’appoggio del proprio pubblico si pensava potessero sopraffarre la nazionale guidata da Otto Rehhagel. Shevchenko e compagni, invece, si sono dovuti piegare al cospetto degli ex campioni d’Europa: al 31′ minuto, infatti, Dimitrios Salpingidis, attuale punta del Panathinaikos, entra in area e fredda Pyatov sull’uscita, mettendo a segno la rete che vale la qualificazione al Mondiale.

Greci che torneranno quindi a disputare una rassegna iridata dopo sedici anni: risale infatti al 1994 la prima ed unica partecipazione di una nazionale ellenica ad un Mondiale di calcio. Goal storico quello di Salpingidis, insomma, che vale oro per una nazione che oltre all’exploit di Euro 2004 non ha mai fatto registrare altri risultati rilevanti.

Al Bilinio Polje di Zenica, invece, si sfidavano Bosnia e Portogallo.
I padroni di casa erano chiamati all’impresa: ribaltare l’1 a 0 di Lisbona. Purtroppo per loro, però, Dzeko e compagni hanno fallito la missione, subendo un’altra sconfitta con lo stesso punteggio di quella inflittagli dai lusitani sabato e dovendo quindi dire addio al loro sogno Mondiale. E’ il goal realizzato da Meireles all’undicesimo della ripresa a chiudere i giochi relativi alla qualificazione: è in quel momento, infatti, che il centrocampista del Porto, lasciato tutto solo al limite dell’area da una difesa bosniaca approssimativa nell’occasione, a piazzare la palla dove Hasagic non prova nemmeno ad arrivare, firmando la rete che vale la qualificazione al quinto Mondiale nella storia del calcio lusitano.
Portoghesi che, quindi, raggiungono il Sudafrica anche senza l’aiuto di Cristiano Ronaldo, assente per infortunio, ma che dovranno porre fine ad uno dei loro classici problemi: quello di trovare una bocca da goal capace di segnare con continuità in una manifestazione di livello assoluto. Dopo Eusebio, infatti, è sempre stata questa la pecca più grossa di una nazionale composta da grandissimi palleggiatori e rifinitori ma sempre scarsa in quanto a finalizzazione.

Al Ljudski VRT di Maribor, invece, è andata in scena la clamorosa eliminazione della Russia di Hiddink, strafavorita al passaggio del turno nei confronti dei padroni di casa sloveni. Il tutto a maggior ragione dopo che i russi si erano imposti 2 a 1 in casa propria.
La rete siglata al 44′ minuto da Zlatko Dedic, punta ex Parma e Frosinone oggi in forza al Bochum (squadra nella quale milita anche un altro eroe di questi spareggi, quell’Antar Yahia che abbiamo detto essere stato in grado di matare l’Egitto), vale oro: è questa infatti la seconda qualificazione mondiale raggiunta da una nazionale giovanissima. Fino al 1990, infatti, la nazionale slovena non esisteva, essendo inglobata in quella jugoslava. Nel 1994, poi, non si iscrisse alle qualificazioni. E’ solo dal 1998, quindi, che la nazionale del grande Zlatko Zahovic (giocatore più rappresentativo di questo giovane movimento calcistico, nonché recordman di presenze – 80 – e goal – 35 – con la maglia di questa nazionale) concorre per un posto ai Mondiali. Posto che era già stato raggiunto nel 2002, quando poi si fermarono però al primo turno.

La sfida più attesa in assoluto di questi spareggi mondiali, comunque, si giocava al St. Denis dove i padroni di casa francesi scendevano in campo per difendere l’1 a 0 guadagnato in Irlanda.
Pur partendo favoritissimi la nazionale guidata dall’istrionico Domenech si fa mettere sotto – nel risultato – dopo poco più di mezz’ora quando Robbie Keane porta in vantaggio i suoi. Il risultato, quindi, non cambierà sino al termine del match, costringendo le due squadre a giocarsi il tutto per tutto ai supplementari, onde evitare la crudele lotteria dei rigori.

E proprio qui succede il fattaccio: al 103′ minuto Thierry Henry riceve in area un pallone calciato da una punizione e dopo averlo toccato chiaramente per ben due volte con la mano lo appoggia in mezzo dove William Gallas si fa trovare puntuale all’appuntamento e segna la rete che vale la qualificazione francese. Senza contare, poi, che c’era un fuorigioco in partenza di Squillaci, partito in posizione irregolare e assolutamente attivo nel corso dell’azione.

Su questo blog si è sempre molto attenti ad evitare la facile quanto sterile polemica. Ma in questo caso c’è proprio da dirlo: la svista arbitrale (da intendere come dell’arbitro e dell’assistente interessato) è clamorosa e pesantissima. Convalidare questo goal, infatti, equivale a rovinare i due anni di lavoro effettuati da Giovanni Trapattoni, cui va tutta la mia personalissima solidarietà, sulla panchina irlandese.
EIRE che esce certo a testa alta – a differenza di Henry e Domenech -, ma questo poco importa oggi. La sensazione che devono provare giocatori, staff e tifosi dev’essere davvero amara.

Come si può chiaramente notare da questa foto Henry si accomoda il pallone con la mano prima di servire Gallas

Francia che, quindi, pur in maniera fraudolenta si qualifica al suo tredicesimo Mondiale. Inutile dire che i Galletti giungeranno come una delle squadre papabili alla lotta per il titolo, se non altro perché la loro rosa è composta da campioni assoluti e perché quattro soli anni fa, nel corso dei Mondiali tedeschi, cedettero solo in finale al cospetto della nostra nazionale.

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I Ticos arrivano in Uruguay cercando l’impresa: ai centramericani serve invece una vittoria con due goal di scarto per centrare una qualificazione Mondiale cui credono in pochi. L’1 a 0 dell’andata in favore della Celeste, infatti, non chiude certo i giochi ma sbilancia non poco a favore dei sudamericani le possibilità di staccare l’ultimo pass ancora disponibile per il Sudafrica. Ultimo perché nel momento in cui Busacca fischia l’inizio del match tutti gli altri spareggi sono già finiti. Resta quindi da decidere chi tra Uruguay e Costa Rica completerà la rosa di squadra qualificatesi per il Mondiale.

Sebastian Abreu: un suo goal risulta decisivo per l'approdo della Celeste ai Mondiali sudafricani

LA CRONACA
L’Uruguay parte meglio e pur senza forzare mette in mostra tutto il suo tasso tecnico – indubbiamente superiore a quello degli avversari – per controllare il gioco. Tanto che il primo tempo scorre senza grandissimi sussulti, con la Celeste capace di creare qualche apprensione a Keilor Navas pur senza strafare.

Dopo quattro soli minuti i Ticos tremano per una punizione battuta dalla destra da Lodeiro che taglia tutta l’area di rigore costaricana senza che Scotti riesca a metterci la zampata. Poco più tardi a creare apprensione ai tifosi costaricani ci pensa Diego Perez che calcia dalla trequarti trovando però la pronta risposta di Navas. Sull’angolo che ne scaturisce arriva quindi il colpo di testa di Godin, volato in cielo per raggiungere il pallone, che è però centrale e viene quindi facilmente parato dal portiere avversario.

Uruguay che decide quindi di provare ad addormentare il match col possesso palla per circa una ventina di minuti, riuscendoci piuttosto bene.
Dal 25′ in poi, invece, prova ad alzare un po’ il ritmo, rendendo la partita anche più godibile di quanto non fosse fino a quel momento.

Prima ci prova Alvaro Pereira, il cui tiro dal limite è facilmente parato da Navas. Poi è Suarez che dopo aver ricevuto in area prova a liberarsi di un paio di uomini decidendo quindi di cercare il varco giusto calciando di punta, con il pallone che viene però deviato da un difensore e termina mesto tra le braccia di Keilor Navas.

A quel punto il Costa Rica prova a farsi vedere in contropiede con Nunez che prova ad involarsi sulla destra ma giunto più o meno sulla trequarti viene steso da Diego Perez, che gli si aggrappa addosso ricevendo un cartellino giallo che fa nascere non poche recriminazioni tra i Ticos: Perez, infatti, avrebbe forse potuto essere considerato l’ultimo uomo dato che nessun altro oltre lui si frapponeva tra Navas e Muslera.

Poco dopo la mezz’ora Lodeiro dimostra quindi il perché sia giusto farlo giocare in nazionale maggiore nonostante la giovane età: prende palla nel cerchio di centrocampo e parte in percussione centrale saltando secco un paio di uomini per arrivare fino sui venticinque metri e scaricare per un Suarez che affrettando troppo la conclusione non trova la porta, sprecando il grande lavoro di Lodeiro.

E’ quindi Centeno, a quel punto, a farsi vedere. La seconda – ed ultima – azione degna di nota del primo tempo costaricano porta quindi il capitano dei Ticos a concludere alla distanza, con Muslera costretto a volare per deviare con la punta delle dita un pallone insidiosissimo che si sarebbe infilato molto vicino al sette.

Negli ultimi cinque minuti, quindi, tre occasioni per la Celeste: prima Pereira dà in area a Forlan che non riesce però a liberarsi al tiro. Poi Diego Perez calcia al volo alla distanza sfiorando l’incrocio con una grandissima conclusione acrobatica, infine Suarez crossa basso al centro dove Roy Miller liscia clamorosamente mettendo però fuori tempo Forlan che non riesce quindi a concludere a rete da posizione favorevolissima.

La ripresa viaggia quindi più o meno sulla stessa falsariga della prima frazione.

Dopo quattro soli minuti di gioco un grandissimo Pereira fugge in fascia crossando per Forlan che ricominciando da dove aveva terminato il primo tempo si fa anticipare da un difensore. E’ quindi la volta di Lodeiro in veste di assist-man con Eguren che svetta battendo Navas, arrivato controtempo, ma mettendo la palla a lato.

L’attaccante dell’Atletico Madrid non si da comunque per vinto: prima ci prova con un sinistro dal limite, deviato in angolo da Navas, poi veste i panni del rifinitore centrando per il neo-entrato Abreu, che si fa però anticipare.

Al venticinquesimo, quindi, l’Uruguay mette a segno un goal pesantissimo che virtualmente chiude il discorso qualificazione: Scotti crossa da destra, Abreu stacca su Barrantes in mezzo all’area e batte Navas. Quattro soli minuti più tardi, però, il Costa Rica riapre i giochi: Saborio calcia ma il suo tiro è rimpallato da Lugano con Centeno che, arrivato a rimorchio, segna una sorta di rigore in movimento.

La rete del pareggio, comunque, non da particolare aggressività ai costaricani. Nonostante bastasse loro una sola rete per qualificarsi, infatti, i Ticos paiono da subito non in grado di vincere il match. Dopo pochi minuti, in realtà, Muslera deve uscire su di un cross alto per anticipare un Saborio che avrebbe potuto colpire. Ma per i successivi dieci minuti scarsi non succede più nulla di notevole.

Negli ultimi cinque minuti, quindi, la partita si riscalda: Saborio vince l’uno contro uno con Victorino ma una volta entrato in area calcia a lato del primo palo.

A quel punto, quindi, Pereira decide di provare di tutto per chiudere il match: prima crossa per Abreu che cerca la porta di testa, senza trovarla; sul pallone prova quindi ad intervenire Lugano che viene però affossato in area. L’arbitro decide comunque di non concedere il rigore. Subito dopo è ancora Pereira a scodellare in area per Abreu che dopo aver stoppato di petto è trattenuto vistosamente, ancora senza che l’arbitro decida di intervenire. Infine l’ala Celeste crossa da destra mettendo in seria difficoltà la retroguardia Ticos con i difensori che pasticciano per anticipare Abreu rischando seriamente di fare autogoal.

IL COMMENTO
E’ quindi l’Uruguay l’ultima squadra a qualificarsi per il Sudafrica.
La squadra allenata da Tabarez ha infatti la meglio su di una formazione, quella centramericana, che non riesce mai, nel corso del match, a mettere in seria apprensione la Celeste. Tanto che appariva chiaro come solo un suicidio – sportivo – degli uruguagi avrebbe potuto consegnare alla storia un risultato di verso da quello che abbiamo invece avuto.

Partita controllata quindi imponendo il proprio ritmo alla stessa, con un Forlan decisamente sottotono cui ha però fatto da contraltare un grandissimo Pereira.

Dove potrà poi arrivare questa nazionale ai Mondiali è difficile dirlo. Di certo difficilmente finirà col rinverdire i fasti di quel lontano passato che vide la Celeste laurearsi campione del mondo in due occasioni diversi.

Qualora trovasse il giusto stato di forma ed una quadratura adeguata, comunque, una squadra con talenti del calibro di Lugano, Pereira, Lodeiro, Suarez e Forlan, comunque, potrebbe sicuramente finire col recitare il ruolo di outsider.

Che dire? Vedremo…

IL TABELLINO
Uruguay – Costa Rica 1 – 1
Reti: 70′ Abreu, 74′ Centeno
Uruguay: Muslera; Pereira, Scotti (72′ Victorino), Lugano, Godin; Pereira, Eguren, Perez, Lodeiro (84′ Fernandez); Forlan, Suarez (65′ Abreu). A dispozione: Gargano, Castillo, Fernandez. Allenatore: Oscar Washington Tabarez.
Costa Rica: Navas; Marin (69′ Saborio), Umana, Borges (58′ Barrantes), Miller; Centeno, Ruiz, Bolanos, Diaz, Herrera; Nunez (64′ Fonseca). A disposizione: Sirias, Montero, Gonzalez. Allenatore: Renè Simoes.
Arbitro: Massimo Busacca.
Ammoniti: 14′ Bolanos, 16′ Miller, 30′ Perez.

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