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Si preannuncia più animato che mai il mercato allenatori che riguarderà il nostro campionato, in vista della prossima stagione.

Tante infatti le manovre che i vari dirigenti stanno effettuando per cercare la miglior guida tecnica possibile con cui iniziare poi a programmare i movimenti di mercato grazie ai quali costruire le rose in vista di settembre.Giuseppe Sannino

Molte le squadre coinvolte significa anche molti mister in ballo.

Iniziamo quindi da Giuseppe Sannino, che avrebbe rifiutato un’offerta recapitatagli da Verona (dove lavora un certo Sogliano, suo direttore sportivo ai tempi felici di Varese).
Per restare a Palermo? Ni.

L’ex allenatore del Siena non è infatti completamente sicuro di continuare il suo rapporto lavorativo con un Presidente sempre burrascoso come Zamparini (ammesso e non concesso che la scelta di quest’ultimo cada effettivamente su di lui, ovviamente).

Quali le alternative?

Ovviamente resta ancora valida la pista Verona (con Mandorlini idolo della piazza ma che non riscuote grande simpatia in società), anche in quanto a sponda clivense (dove però l’opzione conferma-Corini è forte). Sannino potrebbe così finire sulla sponda rossoblù di Genova, dove però non troverebbe un Presidente meno vulcanico di quello con cui lavora oggi…

Qualora Sannino confermasse il suo rifiuto al Verona gli scaligeri non si darebbero per vinti. Con Andrea Mandorlini l’amore come detto non è mai nato ed il suo futuro sembra sia a La Spezia, dove si troverebbe a tentare un’altra scalata alla A. Gialloblù che dal canto loro si tufferebbero così su un altro ex Varese, Devis Mangia. Il quale in Serie A ci andrebbe di corsa, liberando la panchina dell’under 21.

Favorito per la sua sostituzione? Andrea Stramaccioni. Che come ben sappiamo è a un passo dall’esonero firmato Moratti. Il quale sembra sempre più convinto di cambiare rotta. Come riportano un po’ tutte le fonti la via sarebbe già tracciata (a meno di colpi di scena dell’ultim’ora): Walter Mazzarri.

Che a sua volta, come sappiamo, ha appena lasciato Napoli. Tante, in questo senso, le opzioni sul tavolo di De Laurentiis. Davvero difficile pronosticare su chi ricadrà la scelta del patron nativo di Torre Annunziata. In questi giorni si vocifera con insistenza della possibilità che vorrebbe Rafa Benitez di ritorno in Italia dopo la vittoria dell’Europa League. Una voce che consiglio di prendere assolutamente con le molle ma che da osservatore esterno credo abbia un fondamento: Benitez ha un palmares importante, che di sicuro non lascerà indifferente un uomo come Aurelio De Laurentiis. Inoltre ha grande esperienza a livello europeo e potrebbe guidare con saggezza la compagine partenopea che si troverà ad affrontare la prossima Champions League.
In più il tecnico spagnolo avrà sicuramente il dente ancora avvelenato ripensando alla sua certo non felicissima esperienza nerazzurra. Un mix di indizi che certo non fanno una prova, ma che danno contorni sensati all’ipotesi Benitez-Napoli.

L’alternativa più concreta sarebbe quella che porta a Roberto Di Matteo, giusto un anno fa Campione d’Europa col Chelsea.Roberto Di Matteo

Tornando a parlare di Milano, detto di ciò che dovrebbe succedere all’Inter, sembra che possa assumere contorni sempre più orange la maglia rossonera del Milan.

Dopo il teatrino andato in onda ieri sera da Biscardi sembra infatti sempre più non probabile ma scontato l’addio di Massimiliano Allegri. Anche in questo caso le opzioni ancora sarebbero diverse. Un po’ tutte portano comunque ad ex giocatori dell’era Berlusconi. Tra questi due “arancioni” per eccellenza: Marco Van Basten e Clarence Seedorf (che sta seguendo il corso allenatori organizzato dalla Federazione Olandese).

Intanto duplice la strada che si spiana di fronte all’esonerando tecnico toscano: da una parte la possibilità di passare un anno sabbatico a spese del Milan (il suo contratto scadrà il prossimo giugno), dall’altra l’eventualità, che in ambiente romano danno sempre più probabile, di un suo approdo sulla sponda giallorossa del Tevere. Roma che secondo qualcuno starebbe valutando anche i nomi di Francesco Guidolin (reduce dall’ennesima “impresa” friulana) e Roberto Mancini (che però temo sia troppo costoso per la Roma di oggi).

Va comunque detto che nonostante la buona annata (personalmente l’ho inserito nelle nomination come miglior allenatore di Serie A) disputata da Vladimir Petkovic sulla panchina della Lazio i giochi non sarebbero ancora definiti nemmeno in casa Lotito, col Presidente che ha lanciato un monito che sa di minaccia: “Non si può perdere la Coppa Italia”. Senza qualificazione in Europa, infatti, il posto del serbo sarebbe a rischio…

Intanto c’è anche un allenatore che sembra destinato a lasciare la Serie A, dove però vorrebbe rimanere. Dopo il miracolo sfiorato a Siena, infatti, Giuseppe Iachini sta muovendosi per cercarsi una panchina di massima serie. La società senese gli ha rinnovato la fiducia, ma lui, ovviamente, spera in una altrui chiamata. Anche in questo caso, come per Sannino, si parla di Chievo. Dove però, come detto, potrebbe rimanere Corini.

Insomma, è un mercato allenatori, quello italiano, che promette movimenti a non finire.

Attenzione, non che le cose siano diversissime anche nel resto d’Europa.

Un po’ di voci?

Carlo Ancelotti vorrebbe andare a Madrid, sponda Real ovviamente. La risposta del PSG è chiara: “Pagate la clausola rescissoria e si può fare”.

Chi lo sostituirebbe a Parigi? Leonardo avrebbe sondato niente popò di meno che Fabio Capello, attualmente però legato alla Federazione Russa.

Sempre parlando di italiani confermato Luciano Spalletti sulla panchina dello Zenit; è invece ancora in bilico, nonostante la vittoria del campionato di Ligue 2, il futuro di Claudio Ranieri. Il Monaco punta in alto e non è impossibile possa decidere per un cambio di guida tecnica.Claudio Ranieri

E Josè Mourinho? Ufficialmente finito il suo rapporto con il Real Madrid pensa già al futuro. Che sembra potersi tingere ancora una volta di Blues…

Intanto è arrivata proprio pochi minuti fa la notizia delle dimissioni di Tony Pulis da allenatore dello Stoke City. Anche in questo caso giochi aperti per la sua sostituzione.

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Quest’anno collaboro con il World Football Forum (se siete malati di calcio vi consiglio di passarci), che come ogni anno organizza gli Awards dei principali campionati europei.World Football Forum

A me è stato dato l’onere e soprattutto l’onore di definire le nomination relative alla nostra serie a.

Quattro le categorie designate: miglior squadra, allenatore, giocatore e rivelazione.

Cinque le nomination a categoria. Uno il voto che è possibile esprimere per ogni categoria. Nei sondaggi riportati qui sotto o direttamente sul forum, a seconda di ciò che preferite.

Insomma, ogni parola in più sarebbe sprecata.

Oltre al voto sarebbe anche interessante che deste un giudizio sul perché ed il per come del vostro voto, per quanto l’importante ai fini dell’assegnazione dei premi restano i quattro clic.

Cosa aggiungere se non “via alle danze”?

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E’ iniziata ieri la fase finale dell’edizione 2013 del Campionato Europeo under 17, che vede tra le protagoniste anche l’Italia di mister Zoratto. Andiamo a vedere come si è conclusa la prima giornata.Daniele Zoratto

Gruppo A

Iniziano subito a delinearsi i rapporti di forza nel raggruppamento che vede scendere in campo i padroni di casa slovacchi. Che, impegnati a Dubnica Nad Váhom, sono riusciti ad imporsi nel difficile match che li ha visti opposti ai parietà austriaci del potenziale crack Valentino Lazaro.
E’ una rete arrivata al secondo minuto di recupero e realizzata da Martin Slaninka (difensore in forza all’under19 dell’MSK Zilina) a decidere il match, dopo che gli ospiti erano rimasti in dieci poco prima quando l’arbitro dell’incontro, l’olandese Serdar Gözübüyük, aveva mostrato il secondo giallo a Thomas Steiner (protagonista negativo assoluto: entrato al sessantaquattresimo ci mette otto minuti a prendere un giallo, tredici in tutto a prenderne due e filare sotto la doccia).

Lo stesso risultato matura anche allo Štadión pod Dubňom di Zilina, dove una buona Svezia riesce a liberarsi di una Svizzera comunque combattiva.
I ragazzi diretti in panchina da Heinz Moser dimostrano di potersela giocare dal centrocampo in su, palesando però anche una certa difficoltà a difendere, soprattutto su Valmir Berisha. Che a tre minuti dal termine del primo tempo difende bene una palla al limite dell’area, per far poi partire un filtrante capace di mettere Gustav Engvall, attaccante in forza al Goteborg con un fugace passaggio al Liverpool all’età di 15 anni, in condizione di bucare Fabian Fellmann per il già definitivo 1 a 0.

Slovacchia e Svezia che guidano quindi appaiate questo raggruppamento, e che nel corso della prossima giornata potrebbero già strappare entrambe il pass per le semifinali: svedesi impegnati alle 16 di mercoledì contro l’Austria, slovacchi che scenderanno invece in campo due ore più tardi contro i rossocrociati.

Gruppo B

Tutt’altro il discorso nel raggruppamento che vede impegnati i ragazzi di Zoratto, incapaci di andare oltre lo 0 a 0 contro un’ottima Croazia. Che, a dirla tutta, meritava molto più degli azzurrini, arruffoni, senza idee, molto fallosi. Croati che trascinati dalle invenzioni del genietto Halilovic hanno messo in grossissima difficoltà Cerri e compagni, limitatisi ad un solo tiro nello specchio nel corso di tutta la partita.
Ben diverso invece il discorso per i croati, la cui difesa ha annullato l’attacco italiano, il cui centrocampo ha dominato in mediana e fermati solo dalle prove eccellenti del centrale Capradossi e del portierino Scuffet, indubbiamente i migliori in campo tra le fila italiche.

A guidare questo gruppo è quindi la rappresentativa russa, autrice di una ottima prestazione contro i cugini ucraini in quel di Zlaté Moravce. Un 3 a 0 secco arrivato grazie alle reti di Khodzhaniyazov, Mayrovich e Zhemaletdinov che catapulta i ragazzi Dmitri Khomukha al primo posto, con già un piedino al prossimo turno. La missione, ora, sarà non perdere i prossimi due match.Dimitri Khoumka

Russi che mercoledì alle 14 incontreranno la Croazia di Halilovic e Roguljic in un match che si preannuncia elettrizzante. Azzurrini ed ucraini che si giocheranno invece le residue chance di passaggio del turno alle 18 in quel di Nitra. Italia che scenderà in campo con un solo imperativo: vincere.

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25 maggio 2013.
Una data storica per l’intero calcio tedesco.Tifosi Bayern Monaco

Certo, probabilmente non paragonabile a quel 4 luglio del 1954 quando l’allora Germania Ovest battendo 3 a 2 l’Ungheria di Puskas, Hidekguti e Kocsis si laureò campione del mondo per la prima volta nella storia. Né a quel 7 luglio del 74 quando i goal di Paul Breitner e Gerd Muller permisero di sconfiggere l’Olanda di Cruyff e Neeskens, vincendo il secondo alloro mondiale. O, ancora, alla sera dell’8 luglio del 1990, quando all’Olimpico di Roma un rigore segnato da Brehme all’84esimo portò alla terza imposizione iridata. Vittima, in quel caso, l’Argentina di un certo Maradona.

Forse non paragonabile a questi trionfi, appunto, ma di portata ugualmente storica.

Quella sera, infatti, per la prima volta da quando esiste la fu Coppa dei Campioni saranno due squadre tedesche a contendersi la più importante competizione europea per club.

Sei sono state le Coppe Campioni / Champions League finite in Germania. Quattro volte in quel di Monaco, una Dortmund ed una ad Amburgo.

In nessuno di questi casi, però, la vittoria finale era arrivata in uno scontro fratricida con un’altra compagine teutonica.

Un po’ il segno dei tempi.

Perché negli ultimi anni il calcio tedesco ha saputo crescere globalmente in maniera esponenziale.

La nazionale è una delle più quotate al mondo ed il prossimo anno si presenterà ai nastri di partenza di Brasile2014 tra le favorite assolute alla vittoria finale.

I club vedono un Bayern che nelle ultime quattro stagioni ha raggiunto per ben tre volte la finale, migliorando anche quanto fatto dal super Barcellona di Xavi, Iniesta e Messi, capace sì di giocare e vincere tre finali in sei anni ma non di riuscire a giocarne tre nell’arco di quattro stagioni.

Non solo. Oltre ad un Bayern che, anche per come si sta muovendo sul mercato, potrebbe aprire un ciclo impressionante (dico potrebbe perché perdesse contro il Borussia sarebbe comunque a tre sconfitte su tre finali negli ultimi quattro anni), c’è un Borussia Dortmund che dopo due imposizioni in campo nazionale è riuscito a scalare l’Europa fino in mansarda. Da capire solo se, ora, riuscirà ad arrivare al tetto.

Il tutto con un progetto con fondamenta solidissime. Uno stadio da urlo, un pubblico mozzafiato, un allenatore capacissimo, una serie di giovani calciatori affamati e tecnicamente validissimi. Insomma, una programmazione perfetta, che ha dato i suoi frutti.

Un modello, quello tedesco, da prendere sicuramente ad esempio. Che sia fonte di ispirazione per i nostri club sempre più in crisi. Economica, ma anche di idee.

Personalmente trovo che, per com’è andata la stagione, una finale Bayern Monaco – Borussia Dortmund sia la più giusta possibile.

Al di là del tifo che ognuno di noi può esprimere ci si deve solo levare il cappello di fronte a queste due squadre, protagoniste di cavalcate strepitose.

I bavaresi (che l’anno scorso persero in finale col Chelsea e che due stagioni prima capitolarono contro l’Inter di Mourinho) hanno avuto vita assolutamente facile ai gironi, conquistando 13 punti in 6 gare in cui hanno realizzato anche 15 reti, risultando avere il miglior attacco dell’intera prima fase.

Agli ottavi poi la netta imposizione esterna con l’Arsenal, seguita da un ritorno con più ombre che luci condito da passaggio del turno dovuto solo alla regola dei goal fuori casa.

Un passaggio a vuoto che non ha però minato le sicurezze di una squadra di altissimo livello, che ai quarti ha liquidato con un doppio 2 a 0 gli ormai bicampioni italiani della Juventus.

In semifinale, ed è cronaca di questi giorni, l’incredibile 7 a 0 complessivo contro il Barcellona, che dovrà ripensare un tantino il proprio futuro (anche se prima di parlare di ciclo finito aspetterei, vist’anche l’età verde di Messi). Un risultato roboante che consegna la palma di favorita d’obbligo (non bastassero i venti punti di vantaggio in campionato) alla squadra di Heynckes.

Ruolino fors’anche migliore quello dei gialloneri, capaci di raccogliere 14 punti nel girone di ferro di questa edizione (Real, City e Ajax), per poi eliminare con un 3 a 0 casalingo secco l’ottimo Shaktar e col rocambolesco 3 a 2 del Westfalen la sorpresa Malaga.

Anche la loro semifinale è poi cronaca di quest’ultima settimana. Real demolito 4 a 1 in casa e sconfitta 2 a 0 – la PRIMA della loro Champions League – al Bernabeu al ritorno.Tifosi Borussia Dortmund

Insomma, arrivano in finale le due squadre più meritevoli. Per un derby tutto tedesco che è una primizia per il calcio europeo, in passato capace di sfornare finali fratricide solo relativamente al calcio spagnolo (Real – Valencia del 2000), italiano (Milan – Juventus del 2003) ed inglese (Manchester United – Chelsea del 2008).

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Tra una settimana avrà il via l’Europeo under 17 che, per quest’anno, sarà ospitato dalla Slovacchia.

Sperando di trovare il tempo materiale di seguire la competizione, andiamo a vedere un po’ qual è stato il percorso delle sette squadre (ovviamente i padroni di casa erano qualificati di diritto) che hanno ottenuto il pass alla fase finale di quest’anno. Ma non solo.

Il Gruppo A vede la presenza di Austria, Svezia e Svizzera, oltre ai padroni di casa.

Austria che iniziò il suo percorso lo scorso 10 ottobre, con uno scialbo 0 a 0 contro Cipro. Roboante invece la vittoria ottenuta nel secondo match: un 6 a 0 rifilato alle isole Far Oer e griffato dalle doppiette di Grbic e Pellegrini oltre che dal goal di Zivotic e dall’autorete di Eliasen. Pass per la Fase Elite strappato poi grazie al pareggio ottenuto con la Svizzera (che appunto dovranno riaffrontare in Slovacchia). Ancora di Grbic il goal austriaco.

Superato senza grossi patemi – ma senza nemmeno grande disinvoltura – la prima fase, l’Austria ha iniziato malissimo la fase successiva, con una sconfitta per 1 a 0 subita contro l’Eire. A quel punto strada totalmente in salita per i ragazzi di Hermann Stadler, che necessitavano di due vittorie per sperare nella fase finale. Vittorie puntualmente arrivate contro Serbia (1 a 0, Pellegrini) e Georgia (2 a 1, Zivotic e Grbic).

Occhi quindi doverosamente puntati su Adrian Grbic, ala sinistra che dopo aver messo in mostra grandissime doti realizzative nel campionato nazionale under17 tedesco gioca oggi nell’under19 dello Stoccarda. Cresciuto nel Rapid Vienna, rapido e dotato di buon tiro, Grbic è considerato uno dei migliori talenti austriaci degli ultimi anni.

Il vero faro della squadra sarebbe però quel Valentino Lazaro a lungo – ed infruttuosamente – seguito dall’Inter. Centrocampista offensivo rapido e dal dribbling fulminante, è ritenuto da Stadler – addirittura – il miglior classe ’96 d’Europa. Capace di esordire nel massimo campionato austriaco (gioca nel Salisburgo) a soli 16 anni, ha addosso tutti i maggiori club del Vecchio Continente.
Perché dico sarebbe? Il ragazzo – che ha disputato la prima fase di qualificazione giocando tutti e tre i match – rischia di saltare la fase finale causa infortunio.

Molto, in Austria, si aspettano anche da Micheal Lercher, terzino sinistro rapido e dotato di buona tecnica – anche di calcio -, attualmente in forza all’under17 del Werder Brema.

La Svezia ha invece iniziato il proprio percorso il 29 settembre con un 1 a 1 contro l’Eire (poi capace di fermare l’Austria, come abbiamo visto). Di Gustav Engvall la rete scandinava. Due giorni più tardi una doppietta di Citaku permette di superare 2 a 1 la Romania. Prima fase che si chiude poi con il 4 a 0 inflitto alla Macedonia, griffato da Engvall, Citaku, Halvadzic e dall’autorete di Stojkovski.

Svedesi che si sono qualificati alla fase finale solo grazie alla differenza reti. Nella Elite, infatti, schiaffeggiano Bielorussia (4 a 1, doppietta di Berisha e goal di Citaku e Saletros) e Finlandia (5 a 0, tripletta di Lipovac e doppietta di Berisha) prima di pareggiare 1 a 1 con l’Ungheria (ancora Berisha, mattatore di questa fase), penalizzata dalle “sole” sei reti totali rifilate alle altre due contendenti.

Possibile protagonista sicuramente Valmir Berisha, attaccante in forza alla formazione under19 dell’Halmstad capace di avere un grandissimo impatto sulla sua squadra, con 5 reti in 5 match di qualificazione (in realtà, 5 in tre partite alla fase Elite).

Lui e Gentrit Citaku (attaccante in forza al Norrkoping under19, 4 goal in 5 match di qualificazione) saranno con ogni probabilità le bocche da fuoco della squadra allenata da Roland Larsson.

Occhi puntati, a centrocampo, su Elias Andersson (Helsingborg under19, con già due presenze in prima squadra) e Isak Ssewankambo (mediano ex Angereds oggi in forza all’Academy del Chelsea).

La Svizzera, come detto, era inserita nel Gruppo 6 della prima fase assieme all’Austria. Due vittorie facili contro Far Oer (3 a 0, Pagliuca, Stevic e Trachsel) e Cipro (5 a 1, Kadoic su rigore, Forestal, Bytyqi, Kursner e Ajeti) hanno fatto da preludio all’1 a 1 (Trachsel) con gli austriaci, che non ha comunque impedito agli elvetici di chiudere al primo posto il girone.

Fase Elite iniziata da dove si era rimasti, con lo 0 a 0 imposto dalla Polonia. Poi due vittorie – Israele 2 a 1 (Hunziker ed il rigore di Grgic) e Repubblica Ceca 1 a 0 (ancora Huziker) – ed il pass per la Slovacchia in saccoccia.

Una delle certezze di questa nazionale, sino a qui, è stato Fabian Fellmann, estremo difensore in forza alla formazione under 18 dello Zurigo. Sarà lui il nuovo Siegrist?

Altra colonna di questa squadra Deni Kadoic, difensore centrale o mediano all’occorrenza tesserato per il Basilea, dove attualmente milita nella formazione under 18. Ma chissà che a breve non possa trovare la prima squadra…

I padroni di casa, come detto, non hanno dovuto invece affrontare il percorso di qualificazione.

Tra i giocatori più interessanti di questa Slovacchia troviamo sicuramente Miroslav Káčer, centrocampista dello Zilina che qualcuno già paragona ad un certo Marek Hamsik (anche se, al di là del valore, ha caratteristiche tattiche un po’ differenti, essendo più centrocampista che trequartista).

Nello Zilina (uno dei punti di riferimento del calcio slovacco) giocano anche Lukáš Čmelík – tre presenze all’attivo nella Corgon Liga – e Denis Vavro, roccioso centrale difensivo.Under17

Il Gruppo B è invece quello degli Azzurrini, che affronteranno Croazia, Russia ed Ucraina.

Croazia che ha iniziato il suo percorso il 14 ottobre con un buon 4 a 2 inflitto ad Israele e firmato dalla doppietta di Basic e dalle reti di Brodic e Roguljic. Di lì il 2 a 0 ai danni del Kazakistan (Mamic ed il solito Basic) seguito dal 4 a 3 del Gospin Dolac contro la Turchia (Muric, Fiolic, Roguljic e Kresic).

Fino a qui tutto bene. La Fase Elite è però il vero scoglio da superare: Francia, Spagna e Belgio le avversarie, per un girone di ferro che vedeva la Croazia come vittima sacrificale. Detto-fatto i croati battono 3 a 2 gli spagnoli (Mamic, Basic e Brodic) e 1 a 0 la Francia (autogoal di Sega Coulibaly), prima di rilassarsi ed impattare 1 a 1 contro il Belgio (Caleta-Car). Così, eliminata la Francia di Maupay (già in goal in Ligue 1 con la maglia del Nizza) e la Spagna di Xavier Quintilla e Adama Traore tra gli altri.

Che dire? La star annunciata è Alen Halilovic, ammesso parta per la Slovacchia (è già da tempo nel giro della prima squadra). Ex compagno di Mateo Kovacic, è ritenuto il golden boy del calcio croato. Qualora dovesse esserci sarà sicuramente una delle star dell’Europeo.

Altro giocatore che qualora dovesse esserci avrà sicuramente gli occhi di molti osservatori puntati addosso è Marko Dabro, punta del Cibalia classe ’97 (quindi di un anno sottoetà) già accostato alla Juventus. Anche lui – al pari di Halilovic – non ha inciso come ci si sarebbe aspettato nel corso delle qualificazioni, ma in una eventuale fase finale sarà sicuramente uno dei più scrutati.

Occhi sicuramente da puntare anche sull’ala destra Josip Bašić, attualmente in forza all’Hajduk Spalato, con cui ha già esordito nella Prva HNL. Mattatore delle fasi di qualificazioni con 4 goal in 6 match ha doti più spiccatamente offensive rispetto ad Halilovic, con cui si contende la leadership di questa under 17.

Infine occhio anche a Petar Mamic, terzino sinistro della Dinamo Zagabria.

La Russia ha iniziato malissimo la sua corsa, perdendo 3 a 0 contro i Ceki (poi eliminati dalla Svizzera) l’esordio nel corso di una prima fase raddrizzata col 2 a 1 inflitto ai danesi (Sheydaev e Chernov) ed il 3 a 0 finale ai danni di Montenegro (Guliev, Chernov e Mayrovich).

Inseriti in un girone complicatissimo nel corso della Elite, i russi si sono liberati bene di Slovenia (Buranov e Barinov) e Inghilterra (Guliev e Sheydaev) con un doppio 2 a 1 che ha fatto da preludio alla sconfitta patita contro il Portogallo. Russi qualificati grazie alla classifica avulsa.

Occhi puntati, tra gli altri, su Ayaz Guliev, trequartista dello Spartak autore di una splendida rete contro gli inglesi, Nikita Chernov, difensore centrale del CSKA già colonna anche della nazionale under 16, Ramil Sheydaev, punta dello Zenit con 10 goal all’attivo tra under 16 e 17, e Anton Mitryushkin, portiere dello Spartak nonché capitano di questa rappresentativa.

L’Ucraina ha iniziato il suo percorso il 30 ottobre con il 3 a 1 (Luchkevych, Boryachuk, Tretyakov) sulla Georgia, cui ha fatto seguito il pareggio a reti inviolate registrato contro i parietà scozzesi ed il secco 6 a 0 (Lukyanchuk, Kovalenko, Zinchenko, Arendaruk, Luchkevych, Polyuhanych) ottenuto contro Lussemburgo.

Regolata una prima fase piuttosto morbida gli ucraini hanno esordito al turno Elite con un 5 a 1 (tripletta di Boryachuk, rigore di Kuksenko e goal di Makohon) facile ai danni degli estoni, seguito da un deludentissimo 0 a 0 contro la Bulgaria. Nel match decisivo, disputato contro la favoritissima Germania, i ragazzi di Holovko (sì, l’ex difensore della Dinamo Kiev) hanno tirato fuori l’impresa, vincendo 1 a 0 grazie al goal di Boryachuk e staccando il pass per la fase finale.

Proprio Andriy Boryachuk, punta nativa di Vinnytsia attualmente in forza allo Shaktar Donetsk, sarà uno degli uomini più attesi. Con le sue cinque reti realizzate in sei match – tra cui appunto quella decisiva contro i tedeschi – è uno dei migliori marcatori in assoluto della fase qualificatoria e sarà chiamato a ripetersi anche in Slovacchia.

Occhio anche a Valeri Luchkevych, centrocampista dell’under 19 del Metalurg Zaporizhya che di questa squadra è capitano e leader.

Infine, l’Italia.

Che, è bene ricordarlo, non vince il titolo Europeo under 17 dal 1987 (anche se ufficialmente è dall’82, dato che l’ultimo alloro non venne assegnato posto l’utilizzo di Roberto Secci, giocatore non eleggibile per la competizione).

Tra alti e bassi la prima fase qualificatoria, dove dopo l’1 a 0 (Tutino) rifilato all’Albania e il 4 a 0 (Capradossi e tripletta di Bonazzoli) ai danni del modesto Liechtenstein arriva la sconfitta per 3 a 2 subita dall’Ungheria (poi eliminata dalla Svezia come detto). Una sconfitta addolcita solo dalle marcature di Mauri e Cerri (su rigore).

Luci ed ombre anche nel corso della Fase Elite, che mette in mostra un attacco certo non prolificissimo. I giochi si aprono con l’1 a 0 alla Norvegia, cui fa seguito l’1 a 0 rifilato all’Olanda (entrambe le reti sono state realizzate da capitan Alberto Cerri). A quel punto contro l’Irlanda del Nord ai nostri basta un pareggio, che arriva puntuale a reti inviolate.

Alberto Cerri che è uno dei giocatori più interessanti del lotto. La punta del Parma con 3 goal in 3 match ha per altro un’ottima media realizzativa, che ovviamente ci auguriamo possa mantenere anche in Slovacchia, per provare a trascinare al titolo i suoi compagni.

Altro giocatore interessante è sicuramente Gennaro Tutino. L’ala partenopea è ragazzo dal carattere molto forte (forse troppo). Spesso però si perde in leziosismi inutili. Le basi tecniche sono comunque ottime.

Altra colonna degli Azzurrini è sicuramente Elio Capradossi, difensore centrale romanista che dovrà assicurare solidità anche al reparto arretrato della squadra allenata da Zoratto.

Ma diversi altri sono i giocatori interessanti che vestiranno la maglia Azzurra in Slovacchia.

In ritiro da ieri, vi pubblico, per completezza, la rosa dei nostri convocati.

Portieri: Emil Audero (Juventus), Lorenzo Ferrari (Milan), Simone Scuffet (Udinese);
Difensori: Arturo Calabresi (Roma), Davide Calabria (Milan), Elio Capradossi (Roma), Federico Dimarco (Inter), Rosario Rizzo (Siena), Giacomo Sciacca (Inter), Davide Vitturini (Pescara);
Centrocampisti: Andrea Palazzi (Inter), Luca Palmiero (Napoli), Vittorio Parigini (Torino), Alessandro Piu (Empoli), Mario Pugliese (Atalanta), Antonio Romano (Napoli), Demetrio Steffé (Inter), Alberto Tibolla (Chievo Verona), Gennaro Tutino (Napoli);
Attaccanti: Federico Bonazzoli (Inter), Alberto Cerri (Parma), Davide Di Molfetta (Milan), Michael Fabbro (Milan), Luca Vido (Milan).

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Disclaimer: non credo che il tiki taka sia un’aberrazione. Semplicemente, un sistema di gioco come un altro. Forse, in certe situazioni, più funzionale (se applicato coi giocatori “giusti”). Ed in altre, ovviamente, evitabile (guardare le prestazioni del superBarça capace di perdere tenendo la palla per più del 70% del tempo, senza praticamente mai tirare in porta).
Lo premetto, perché non voglio che questo pezzo sia mal interpretato.Lionel Messi

Il Barcellona ha cambiato il calcio. Segnando la storia di quello che viene spesso definito “il gioco più bello del mondo” come poche altre squadre erano state capaci di fare nel corso degli anni.

Tante le vittorie ottenute dai Blaugrana, capaci anche di costituire l’intelaiatura (a livello di singoli, quanto di tattica e di approccio al gioco) anche della nazionale spagnola, che da cenerentola assoluta del calcio mondiale è passata ad esserne la dominatrice indiscussa.

Il tutto grazie all’ormai celebratissimo (nel bene e nel male) tiki taka.

Descriverlo è ormai superfluo, essendo stato vivisezionato in ogni modo in questi anni.

C’è un aspetto di questo tipo di gioco, che ha però portato a bruciare un’intera generazione di prime punte.

In questi anni, infatti, il Barcellona, dovendo dare a Messi quanto più spazio possibile, si è evoluto sino ad arrivare al “falso nueve”, quindi con una punta che, in realtà, è più un esterno/fantasista che non un vero attaccante centrale. E la cosa ha praticamente sbarrato le porte della nazionale ad una serie di giocatori che, nati solo dieci anni prima, avrebbero sicuramente accumulato molte più presenze con le Furie Rosse.

A salvarsi, fondamentalmente, gli unici due attaccanti che, pur capaci di ricoprire il ruolo di prima punta, hanno caratteristiche tali da potersi adattare tranquillamente anche come seconde punte, quando non esterni: Villa e Fernando Torres.

Le altre prime punte, nonostante siano tutt’altro che giocatori disprezzabili ed abbiano anzi in alcuni casi anche numeri importanti a livello realizzativo, sono state praticamente “bruciate” a livello internazionale.

Prendiamo le classifiche dei marcatori a partire dalla stagione successiva al primo successo spagnolo, l’Europeo del 2008 (giusto per delimitare temporalmente il nostro discorso, sono cinque stagioni giuste).

Quell’anno la classifica marcatori venne vinta da Forlan davanti ad Eto’o, con un certo David Villa (all’epoca ancora al Valencia) giunto terzo, con ben 28 reti all’attivo. Al sesto posto, a pari merito con Henry, Alvaro Negredo, capace di realizzare ben 19 segnature con la maglia del non irresistibile Almeria. Una posizione sotto, in coabitazione con Kanoutè, Raul. A seguire Aguero e Llorente, col basco fermo a 14 segnature.

Qualcosa potete forse iniziarlo ad intuire.

L’anno seguente inizia il regno di Messi, seguito da Higuain e Ronaldo. Quarto il solito Villa, che si ferma a 21. In sesta posizione entra Soldado (16), seguito da Llorente e Nino (14).

La stagione 2010/2011 vede Negredo al terzo posto (20) assoluto in coabitazione con Aguero, migliore tra tutti i convocabili nella selezione spagnola. Distanti due sole segnature Llorente, Soldado e Villa (al suo primo anno al Barça).

L’anno scorso i due spagnoli più prolifici sono stati Llorente e Soldado (17), con Castro a 16, Michu a 15 e Negredo fermatosi a 13 (con otto partite giocate in meno rispetto alla stagione precedente, però).

Quest’anno, a giochi non ancora fatti, Negredo è il quarto miglior bomber in assoluto nella Liga con le sue 18 marcature, primo assoluto tra gli spagnoli. A seguire Soldado a 17 e Castro a 16. Llorente “non pervenuto”, vista la sua spaccatura con la società (ricordiamo che ha già firmato per la Juventus), che non lo ha posto nelle condizioni ideali per giocare e rendere.

Insomma, i giocatori – spagnoli – più prolifici delle ultime stagioni del massimo campionato locale non trovano spazio in nazionale in nome di un estremismo tattico che sì funziona (trofei alla mano, dal 2008 hanno vinto tutto loro), ma che certo ha tarpato non poco le ali ad un’intera generazione di bomber.

La riprova? Il numero di presenze in nazionale. Quei tre, assieme, totalizzano una quarantina di presenze. La metà delle quali messe insieme dal solo puntero basco.

Intendiamoci, so che non stiamo parlando di fenomeni. Ma del resto nemmeno Pedro (che pur avendo due anni in meno ha già quasi raggiunto le trenta presenze da solo) lo è.Alvaro Negredo

Fossero nati solo dieci anni prima probabilmente ora avrebbero tutt’altra fama a livello internazionale…

Questa, in breve, la storia di tre bomber rovinati dall’estremismo tattico di un paese che per iniziare a vincere ha dovuto cancellare la figura della prima punta dai campi di calcio.

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E’ un 2 a 1 certo non scintillante quello che il Chelsea è riuscito a strappare a Basilea ieri sera, nell’andata delle semifinali di Europa League.Rafa Benitez

La squadra allenata dallo spagnolo Rafa Benitez non ha infatti impressionato al cospetto di quella che è sì una delle rivelazioni di questa stagione, ma che a livello di qualità complessiva era comunque sicuramente molto inferiore ai londinesi.

E’ cronaca proprio di questi giorni l’eventualità che Josè Mourinho, sempre più in rotta di collisione con il Real Madrid, possa tornare sulla panchina Blues, andando a prendere il posto proprio dell’ex coach di Liverpool ed Inter.

Un’eventualità che con ogni probabilità ha mandato in fibrillazione ogni singolo tifoso del Chelsea disperso in ogni parte del globo, ma che non piacerà moltissimo al tecnico nativo di Madrid. Che pure, a fine match, si è detto tranquillo rispetto al suo futuro, sicuro com’è di poter trovare un’altra sistemazione nell’arco di breve tempo.

Certo, qualcuno obietta che, di riffa o di raffa, Benitez sta comunque riuscendo a portare la propria squadra ad un’ennesima finale europea (la quarta della sua carriera).

A questi risponde in pieno la partita di ieri. Ok il rispetto dell’avversario, che non va mai snobbato (a maggior ragione in una semifinale europea, se gli elvetici sono arrivati sino qui è perché certo non possono essere scarsi), ma giocare un’intera partita contro una squadra comunque ben inferiore – per quanto sul loro campo – in contropiede non è affatto atteggiamento che il tifoso (né tantomeno il dirigente) di uno dei club più importanti del continente può accettare.

Certo, Rafa non è stato accolto bene sulla panchina del Chelsea. La marea di fischi che l’hanno investito sin dal primo match è stata eufemisticamente ingenerosa.

La sua carriera parla poi chiaro: di successi ne ha raccolti un po’ ovunque (dal campionato nazionale under 19 spagnolo con il Real fino al Mondiale per Club vinto con l’Inter, passando – tra le altre cose – dalla Champions conquistata a Liverpool). Ma la sua filosofia di gioco può non piacere. Soprattutto ad un pubblico esigente.

Quindi ingenerosi i fischi iniziali, ma se vai a giocare in contropiede per novanta minuti in quel di Basilea, un pochino ti scavi la fossa da solo.

Altro nodo da sciogliere, oltre quello della panchina, indubbiamente quello della punta.

Oggi il titolare assoluto per il ruolo di perno centrale di un attacco che tra trequartisti ed ali ha solo l’imbarazzo della scelta (Hazard, Mata ed Oscar su tutti) è Fernando Torres, giocatore più o meno persosi dopo il Mondiale vinto con la sua nazionale nel 2010.

Certo, quest’anno l’ex Colchonero sta ritrovando un minimo di feeling con il goal, ma 7 realizzazioni in campionato sono davvero troppo poche per un ragazzo che nel 2008, al suo primo anno in Premier, seppe realizzarne ben 24.

Nei suoi primi tre anni inglesi, giusto per chiarirci, segnò un totale di 72 reti. Nelle ultime tre stagioni ne ha realizzate poco più della metà.

Un’involuzione palese che non si riscontra solo nei numeri, calati drasticamente, ma anche nelle prestazioni in campo.

Mourinho, che certo dopo il possibile fallimento di questa stagione vorrà garanzie precise per accettare una qualsiasi panchina, pare abbia quindi già chiarito le cose con Abramovich. Torres non potrà più essere il titolare indiscusso della squadra.

Così il magnate russo pare abbia già pronta un’offerta da 60 milioni di euro per assicurarsi Radamel Falcao, bomber colombiano attualmente in forza all’Atletico Madrid (guarda caso la squadra che diede i natali, calcistici, al Niño).Radamel Falcao

Insomma, dalla coppia Benitez-Torres a Mourinho-Falcao. Un salto avanti notevole, che potrebbe rimettere il Chelsea in corsa anche nell’Europa che conta.

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