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De Vitis, qui contro Gotze nel corso dell'Europeo under 17, ha saltato il quarto di finale per squalifica

PRESENTAZIONE
Gli svizzeri si affidano alla solidità del proprio reparto arretrato guidato da Frederic Veseli, alle scorribande in fascia di Janick Kamber ed al talento inventivo e realizzativo di Nassim Ben Khalifa.
Coach Salerno invece ritrova Perin in porta e sostituisce gli squalificati Mannini e De Vitis con Benedetti e Scialpi.
La tensione è alta: ci si gioca l’accesso alle semifinali.

CRONACA
La partita inizia con un’Italia subito molto determinata che dimostra di essersi scrollata di dosso le ruggini di inizio torneo, quando i meccanismi non erano ancora ben oliati, e che prende il pallino del gioco.

Proprio quando sembra che siano gli italiani a controllare la partita arriva una doccia ghiacciata: gli svizzeri gestiscono bene palla a centrocampo e s’infilano sul lato destro della nostra difesa dove trovano Natalino fuori posizione. Il cross in mezzo per Ben Khalifa è perfetto, la deviazione sotto misura del fantasista scuola Grassopher anche: Perin è freddato, svizzera in vantaggio.

Lo svantaggio non ferma comunque i nostri ragazzi che dopo due soli minuti di gioco hanno un’occasione interessante quando il pallone, sugli sviluppi di una punizione battuta da capitan Sini, rimpalla e termina tra i piedi di Carraro, che cerca la porta. Il fantasista Viola trova però l’ottimo Siegrist, sicuro in questo come in tanti altri casi. Subito dopo va quindi Scialpi a battere una punizione sul lato esterno dell’area e lo fa appoggiando palla al limite dell’area dove arriva di gran carriera Crisetig che colpendo di prima intenzione non riesce a trovare la coordinazione migliore e spedisce alle stelle.

Passa qualche minuto e i nostri hanno la possibilità di battere un’ennesima punizione dal limite: questa volta la posizione, centrale rispetto alle due occasioni precedenti, suggerisce di calciare direttamente in porta. Carraro, uno dei migliori della nostra spedizione nel corso di tutto il Mondiale, batte quindi una punizione pressoché perfetta, sulla quale Siegrist non può nulla: è il pareggio.

Dopo aver riequilibrato il match gli italiani non si fermano: Crisetig prova quindi a creare pericolo alla retroguardia avversaria in un paio di occasioni nel giro di una manciata di minuti. Prima porta palla centralmente facendola poi filtrare per Beretta, che è però anticipato dall’uscita del portiere. Poi la scodella in area per lo stesso attaccante Rossonero, che viene questa volta stoppato da un difensore al momento della conclusione.

Poco prima della fine della prima frazione, invece, sono gli svizzeri, praticamente comparse in campo, a rendersi pericolosi: Kamber porta caparbiamente palla sulla destra e dopo essere finito a terra continua a giocare il pallone vincendo un paio di rimpalli. Con uno di questi libera in maniera molto fortunosa Ban Khalifa che tenuto in gioco da un distratto Natalino si trova a tu per tu con Perin per la più ghiotta delle occasioni: in questo caso, però, il suo sangue freddo viene meno ed il suo tiro non trova la porta, spegnendosi oltre il palo.

L’inizio della ripresa è ancora una volta di chiara matrice Azzurra: Iemmello e Beretta dialogano al limite dell’area e liberano l’accorrente Fossati che dopo aver scambiato ancora con la punta Rossonera calcia bene, battendo Siegrist. Proprio quando stava entrando in porta, però, il suo pallone è ricacciato lontano da un difensore svizzero, che salva un goal già fatto. I nostri comunque non si demoralizzano e giusto il tempo di riconquistare il pallone e centrano un pallone ghiottissimo su cui, però, Beretta si fa anticipare da capitan Veseli. Un paio di minuti e lo stesso Beretta scarica al limite per Fossati che calcia potente ma trova la risposta del sempre ottimo Siegrist; la palla finisce quindi a Carraro che ha buona parte dello specchio libero. Il fantasista Viola, però, affretta troppo la conclusione e spedisce la palla a lato, mangiandosi un’occasione davvero prelibata.

A quel punto, quindi, la Svizzera prova a ridestarsi: Martignoni crossa da destra e trova Ben Khalifa, marcato approssimativamente dalla nostra retroguardia. Il fantasista svizzero incorna bene di testa, non riuscendo però a battere Perin. Subito dopo Buff filtra bene per lo stesso Ben Khalifa che s’infila tra i due centrali e salta Perin, calciando a porta vuota. Benedetti, però, ha seguito l’azione e riesce ad intervenire in scivolata, mettendo in angolo. Pericolo scampato, ma è un fuoco di paglia: sugli sviluppi dell’angolo, infatti, arriverà il goal del 2 a 1 firmato da Buff.

Ancora una volta, comunque, sembra che i nostri non accusino minimamente lo svantaggio: ripartiti da centrocampo, infatti, riusciamo a penetrare in area elvetica con Beretta che è steso da Veseli. L’arbitro non ha dubbi, rigore ed espulsione per il capitano svizzero.
Sul dischetto va quindi Fossati che si fa però ipnotizzare da Siegrist, che gli neutralizza con relativa facilità un rigore battuto in maniera approssimativa dalla stellina della Primavera Nerazzurra.

Questa volta il contraccolpo psicologico è letale per i nostri. Se finire due volte in svantaggio non aveva scalfito minimamente la sicurezza degli Azzurrini sbagliare il rigore del pareggio sembra essere il colpo del knock out. Nonostante la superiorità numerica, infatti, i nostri ragazzi si spegneranno e non riusciranno a produrre più gioco né azioni da goal. Certo, gli svizzeri si disporranno in campo bene ma una squadra che si sta giocando un Mondiale in superiorità numerica avrebbe dovuto tentare ad ogni minuto l’assalto all’arma bianca, cosa che invece non abbiamo la forza di fare.

Crisetig ha provato più volte a rendersi pericoloso ma senza trovare la rifinitura decisiva né il goal

Scorrono quindi più di venti minuti prima di rivedere l’Italia un minimo pericolosa: è Crisetig che ci prova calciando da fuori, ma il suo tiro è completamente sballato.

A quel punto ci riversiamo in area avversaria ma più che creare occasioni scopriamo il fianco alle ripartenze svizzere. L’unica cosa che riusciamo a fare, infatti, sono lanci lunghi molto approssimativi che vengono puntualmente intercettati dalla retroguardia elvetica, che può quindi ripartire con calma.

A quattro dal termine rischiamo di far chiudere la partita ai nostri avversari: Ben Khalifa, sempre lui, scambia con Nimeley e scarica di collo pieno, Perin la tocca appena appena deviandola sulla traversa.

A tempo già scaduto invece prima Libertazzi porta una palla in area di forza scaricandola per un Beretta che non trova però la porta, poi Carraro recupera palla a centrocampo e la porta sino al limite, scaricando un tiro deviato in angolo. Sugli sviluppi dello stesso El Shaarawy calcia dal limite mandando alle stelle.

Gli svizzeri ripartono quindi velocemente per andare a chiudere la partita ma Ben Khalifa, lanciato nello spazio, è chiuso in uscita da una scivolata di Perin. Subito dopo, quindi, gli svizzeri, sempre in ripartenza, creano un’occasione da goal clamorosa, che la nostra difesa riesce però in qualche modo a sventare. Ma è questa una gioia effimera, dato che la partita finisce qui.

IL COMMENTO
Era questa una nazionale dal potenziale straordinario. A livello di singoli, infatti, poche altre nazionali arrivate in Nigeria potevano vantare questo talento. Di sicuro non gli svizzeri, trascinati da Ben Khalifa e da un’ottima intesa più che dall’abbondanza di talento.

Italia che oltre alle grandi capacità dei singoli è andata via via costruendo anche un’ottima intesa ed un ottimo affiatamento: già contro gli Stati Uniti i nostri avevano dimostrato di aver messo da parte le piccole difficoltà d’inizio torneo dimostrando di essere diventati un ottimo collettivo. Hanno quindi ribadito con forza lo stesso concetto anche contro la Svizzera, giocando forse la loro miglior partita del Mondiale. Purtroppo, però, la sfortuna ha avuto la meglio. Perché va detto: la prima ora di gioco ha avuto un solo padrone, ed era vestito d’Azzurro.

Però certo, certe disattenzioni si pagano e se hai il predominio assoluto in campo non puoi permetterti di concedere due goal agli avversari.

Peccato per quel rigore sbagliato da Fossati che ha cambiato la partita: lì, come già detto, i nostri pare abbiano sentito le gambe cedere e non sono più riusciti a fare ciò che avevano fatto nel corso della prima ora di gioco.

Ben Khalifa è uno dei maggiori talenti under 17 a livello mondiale

Questo Mondiale deve quindi definirsi deludente: avevamo un gruppo con tutte le potenzialità per andare ad imporsi sino in finale, usciamo mestamente ai quarti. Nel contempo, però, deve essere questo il punto di partenza che ci deve dare una grande consapevolezza: il vivaio Azzurro è più vivo che mai, e chissà mai che tra qualche anno questi ragazzi non possano rifarsi giocando in nazionale maggiore…

L’OSSERVATO SPECIALE
Non poteva che essere Nassim Ben Khalifa, la stella della formazione elvetica ed uno degli astri più brillanti di questo Mondiale under 17.
Il fantasista del Grassopher dimostra un talento cristallino come pochi altri al mondo, grande capacità di condurre la palla, sa muoversi nello spazio, ha inventiva ed un ottimo fiuto del goal.
E’ indubbiamente uno degli under 17 più interessanti al mondo e c’è da chiedersi cosa aspettino i top club Europei (italiani in primis) a muoversi su di lui.

TABELLINO
ITALIA – SVIZZERA 1 – 2
RETI: 24′ Ben Khalifa, 32′ Carraro, 62′ Buff.
ITALIA: Perin; Natalino (75′ El Shaarawy), Camporese, Benedetti, Sini; Scialpi (87′ Libertazzi), Crisetig, Fossati; Carraro; Iemmello (52′ Dell’Agnello), Beretta. A disposizione: Bardi, Venturi, Camilleri, Bagnai, Bianchi. Allenatore: Pasquale Salerno.
SVIZZERA: Siegrist; Martignoni, Chappuis, Veseli, Kamber (93′ Vecchi); Buess (46′ Goncalves), Buff, Kasami, Rodrigues; Ben Khalifa; Xhaka (82′ Nimeley). A disposizione: Spiegel, Kiassumbua, Nakic, Tosetti, Mijatovic. Allenatore: Dany Ryser.
ARBITRO: Viktor Kassai (Ungheria).
AMMONITI: 69′ Kasami, 73′ Camporese, 83′ Siegrist, 88′ Beretta, 89′ Carraro, 93′ Dell’Agnello.
ESPULSI: 63′ Veseli.

Sneijder festeggia il suo goal vittoria (gazzetta.it)

Ottima serata per le nostre italiane, che chiudo una due giorni di Champions positivissima per i nostri colori.
Dopo i quattro punti raccolti ieri da Juventus e Milan arrivano i sei punti riportati da Fiorentina ed Inter. I primi, infatti, si disfano senza grandi patemi e giocando un grande secondo tempo del modestissimo Debrecen, i secondi vincono invece sul filo di lana a Kiev e si portano in testa ad un girone combattutissimo.

Il Liverpool, intanto, pareggiando a Lione finisce a 5 punti dalla seconda – la Fiorentina – e rischia quindi ora grossissimo.

Già qualificato, invece, il Siviglia… e altrettanto potrebbe fare, incredibilmente, l’Urziceni, seconda proprio dietro ai sivigliani.

Goleada dell’Arsenal che si disfa facilmente dell’AZ e strappa un biglietto per gli ottavi, alle sue spalle è lotta a due tra Olympiakos e Standard Liegi, con i belgi che hanno battuto i greci proprio stasera.

Risultati ed highlights:

Gruppo E

Fiorentina – Debrecen 5 – 2 14’ Mutu, 52’ Dainelli, 59’ Montolivo, 61’ Marchionni, 74’ Gilardino
38’ Rudolf, 70’ Coulibaly
Lione – Liverpool 1 – 1 90’ Lisandro Lopez
83’ Babel

Gruppo F

Rubin Kazan – Barcellona 0 – 0  
Dinamo Kiev – Inter 1 – 2 21’ Shevchenko
86’ Milito, 89’ Sneijder

Gruppo G

Siviglia – Stoccarda 1 – 1 14’ Jesus Navas
78’ Kuzmanovic
Unirea Urziceni – Rangers 1 – 1 88’ Onofras
78’ McCulloch

Gruppo H

Arsenal – AZ 4 – 1 25’, 52’ Fabregas, 43’ Nasri, 72’ Diaby
82’ Lens
S. Liegi – Olympiakos 2 – 0 30’ Mbokani, 88’ Jovanovic

Classifiche:

Gruppo E

Lione 10
Fiorentina 9
Liverpool 4
Debrecen 0

Gruppo F

Inter 6
Barcellona 5
Rubin 5
Dinamo Kiev 4

Gruppo G

Siviglia 10
Unirea Urziceni 5
Stoccarda 3
Rangers 2

Gruppo H

Arsenal 10
Olympiakos 6
Standard Liegi 4
AZ 2

Perin è il grande assente di giornata

PRESENTAZIONE
Salerno ripropone titolari Natalino e Beretta: il primo si riprende il posto da terzino destro che era stato preso da Bagnai nel match contro l’Uruguay, il secondo torna invece a fare coppia in attacco con Iemmello, che nel corso dell’ultima partita aveva invece duettato con lo juventino Libertazzi. A difesa dei pali degli Azzurri, invece, trova posto Francesco Bardi del Livorno: il titolarissimo Perin, infatti, si è infortunato il giorno precedente alla partita – distorsione alla caviglia per lui – e non può scendere in campo.
Gli States dal canto loro mettono invece in bella mostra il loro gioiellino di punta, Jack McInerney (autore di due delle tre reti fin lì segnate nel corso del Mondiale dagli americani), oltre ad altri talenti interessanti come capitan Watts, le ali Jerome e Shinsky e Luis Gil, trequartista in forza all’Academy Gunners.
La temperatura è alta, 34 gradi centigradi, l’umidità contenuta (20%) e c’è una brezza piuttosto piacevole. Ci sono le condizioni atmosferiche ideali, insomma, per mettere in scena un bello spettacolo. Unica pecca la scarsa affluenza di pubblico allo stadio: al contrario di quanto fatto vedere nel corso delle prime partite, infatti, gli spalti sono semivuoti.

CRONACA
Nei primissimi secondi Jerome, ala destra della formazione statunitense, accende un fuoco di paglia: la sua velocissima fuga sulla sinistra mette subito in difficoltà capitan Sini, il suo cross verso Shinsky trova impreparata tutta la retroguardia Azzurra, il colpo di testa del numero 8 americano, però, non sorprende Bardi, che dimostra subito sicurezza tra i pali.

E’ però un fuoco di paglia, come detto, perché la formazione statunitense creerà un’altra sola occasione interessante in tutto il primo tempo, lasciando il netto dominio del campo ai ragazzi allenati da Pasquale Salerno.

Nei cinque minuti successivi, quindi, gli Azzurrini creeranno ben tre occasioni degne di nota: prima Carraro scodella in area un calcio di punizione battuto da più di 40 metri sul quale accorre Iemmello che taglia benissimo sul primo palo ma è anticipato di un soffio di angolo da un attento Watts. Subito dopo Fossati imita Carraro pescando al limite dell’area Beretta che dopo un bel controllo difende bene palla ed imbecca proprio il trequestista Viola arrivato a rimorchio il cui tiro è però stretto troppo e termina alla sinistra del palo della porta difesa da Edwards.
Dopo la pesante (e molto generosa) ammonizione inflitta a Mannini – che, diffidato, salterà il quarto di finale – Fossati dimostra ancora una volta la sua ottima sensibilità di piede andando a battere una punizione verso l’area avversaria: la traiettoria del pallone è perfetta e pesca Carraro che, dimenticato dalla difesa, si coordina però in maniera non perfetta e calcia a lato.

Al dodicesimo tornano a farsi vivi gli USA: Polak, terzino sinistro della formazione statunitense, scarica sulla trequarti a McInerney che, poco pressato, ha il tempo di stoppare, girarsi e scaricare verso la porta difesa da Bardi, che è comunque bravo ed attento a rifugiarsi subito in angolo.

Tocca quindi ancora al solito Fossati mettersi in mostra: subito prima del quarto d’ora, infatti, penetra in area palla al piede creando scompiglio in una difesa americana piuttosto arruffona a livello tattico; il centrocampista in forza alla Primavera dell’Inter, quindi, scarica a Iemmello che in un fazzoletto di campo stoppa, protegge palla e si libera per un cross su cui Beretta arriva però in ritardo.

Bardi non fa rimpiangere l'assenza di Perin (livornocalcio.it)

Poco dopo, quindi, il fattaccio: Mannini imita il Camilleri versione Corea e per stoppare una banalissima palla arrivata in area, lui che aveva tutto il tempo di controllare senza pressione, commette un fallo di mano piuttosto ingenuo. Carlos Amarilla non ha dubbi e decreta il calcio di rigore.
Sul dischetto si presenta McInerney che viene però stregato dal portiere livornese: la punta americana, infatti, calcia basso sulla destra di Bardi che intuendo il tutto si distende e respinge con grande efficacia, salvando il risultato.

Da lì in poi, fino alla fine del primo tempo, ci sarà quindi solo la nazionale Azzurra in campo.

Al diciottesimo Carraro fa partire un tiro-cross su calcio di punizione che potrebbe beffardamente infilarsi all’incrocio ma sul quale Edwards si dimostra sicuro. Poco dopo Sini pesca Beretta che scattato sul filo del fuorigioco centra d’esterno per Iemmello; sul pallone s’avventa però Zavaleta che è in anticipo netto ma liscia clamorosamente il pallone. E’ comunque un liscio utile perché mette fuori tempo la punta Viola, che non può quindi raggiungere il pallone.
Iemmelo che si rifà però di lì a poco quando spizza di testa un pallone sulla trequarti prolungandone la traiettoria e mettendo in movimento Beretta che scattato sul filo del fuorigioco brucia capitan Watts e batte Edwards in uscita firmando l’1 a 0.

Subito dopo il goal, quindi, l’Italia dà l’idea di poter dilagare: in un paio di minuti Carraro semina il panico nella difesa americana. Dapprima crossa per Iemmello, che infilatosi tra Watts ed Herold non trova però il bersaglio grosso, poi rifinisce con un tocco di classe per Beretta che viene però anticipato dall’uscita del portiere statunitense.

La difesa USA è completamente in bambola tanto che al trentasettesimo si fa infilare ancora: De Vitis fa un assist magistrale a Beretta che partito sul filo del fuorigioco giunge puntuale con l’appuntamento al pallone e batte Edwards con un pallonetto delizioso. L’assistente di Amarilla, però, alza erroneamente la bandierina, spingendo l’arbitro paraguayano ad annullare la rete.

Tutto questo porta gli Azzurrini ad abbassare un po’ i ritmi di gioco, con la prima frazione che si chiude praticamente lì.

Nella ripresa, quindi, scendono in campo gli stessi 22 uomini che avevano giocato la prima frazione di gioco, ma gli Stati Uniti sembrano quasi un’altra squadra, soprattutto per ciò che riguarda la convinzione nel credere ad una possibile vittoria.

Dopo tre minuti di gioco, quindi, Jerome punta la porta italiana e dopo aver vinto un paio di rimpalli libera in maniera piuttosto fortunosa McInerney, che colpisce a botta sicura. Il pallone è però leggermente deviato dall’ottimo Bardi e va quindi a schiantarsi contro la traversa, vanificando l’occasione americana. Il bomber a stelle e strisce, quindi, ci riprova subito dopo: punizione a due in area, calcia potente ma trova la barriera sulla deviazione della quale è quindi bravo Camporese ad anticipare in angolo Palodichiuk.
Proprio su quel corner, però, i difensori Azzurri si perdono Palodichiuk che salta più in alto di tutti e batte un incolpevole Bardi.

Al cinquantaduesimo il portiere livornese compie invece il suo unico intervento impreciso del match: esce male su di un lancio lungo tanto che McInerney riesce in qualche modo ad arrivare su di un pallone che, poi, si impenna a campanile finendo in prossimità di Gil. Il trequartista Gunners, quindi, sapendo che la porta è in quel momento vuota prova a cercare il goal del vantaggio in rovesciata, ma la palla termina alta.
Poco dopo Natalino lascia Palodichiuk completamente libero di colpire di testa dal limite per prolungare la palla in direzione di McInerney che dopo aver stoppato bene è però chiuso dal sempre attento Camporese.

Iemmello decisivo nella gara di oggi con un goal ed un assist

Sulla ripartenza l’Italia colpisce ancora: Carraro trova Iemmello al limite dell’area, la punta viola si libera del marcatore diretto e calcia bene, trovando il giusto spiraglio per battere Edwards andando quindi a firmare il 2 a 1, risultato che non cambierà più.

Non cambierà, anche se entrambe le squadre proveranno più volte a mutarlo nuovamente.

Gli States dapprima dimostrano subito di soffrire molto psicologicamente nel momento in cui vanno in svantaggio. Subito dopo il goal, infatti, pasticciano col possesso di palla e fanno un retropassaggio sulla propria trequarti a Watts che, tutto solo, subisce la pressione di Beretta perdendo palla. Nell’occasione, però, è bravo Edwards che chiude in uscita impedendo alla punta varesina di porre la parola fine al match.
Qualche minuto più tardi, quindi, l’ex punta dell’Albinoleffe avrebbe un’altra occasione ghiotta per chiudere la partita ma sul cross di Sini, ben liberato dal solito Fossati, non raggiunge il pallone in spaccata pur dopo avendo bruciato sul tempo Polak.

A quel punto Salerno, C.T. Azzurro, inizia ad arretrare il baricentro: decide infatti di togliere una punta, Iemmello, rinfoltendo il centrocampo (con l’ingresso di Scialpi).

Nell’immediato, però, l’atteggiamento degli Azzurri non cambia così come resta uguale il senso di stordimento tra le fila americane. Sini prova quindi a portare un ennesimo cross dalla sinistra col quale trova Carraro che, tutto solo, ha il tempo di stoppare per poi calciare, non trovando però la porta.

Ad un quarto d’ora dalla fine, quindi, gli Stati Uniti trovano la forza di reagire e iniziano un forcing molto interessanto quanto improduttivo.

A cominciare il tutto è Shinsky che dopo aver saltato Natalino crossa basso ma trova l’intervento di Fossati, davvero a tutto campo oggi. Poi il neo entrato Chavez riceve in area ma il suo tiro è prontamente stoppato da Camporese.

A quel punto Salerno decide di arretrare ulteriormente il proprio baricentro inserendo Benedetti, un difensore, per Carraro, portando così a cinque uomini la linea difensiva Azzurra.

La mossa, però, non è assolutamente fruttuosa.

La difesa italiana, infatti, va subito in bambola e Chavez si infila nelle sue maglie riuscendo anche a battere Bardi ma mandando la palla a lato. E’ quindi la volta di Agudelo, appena entrato, che dopo aver saltato secco Sini entra in area da destra e centra un pallone su cui interviene però il solito monumentale Camporese. Subito dopo Gil riceve in area, mette a sedere Nataliano ma trova la risposta di Bardi. Tocca poi a Sarle creare scompiglio: Sini prova a rilanciare ma il pallone rimpalla contro uno statunitense finendo tra i piedi dell’ala destra americana che crossa in mezzo trovando però un Benedetti attento e lesto a liberare l’area di rigore.

Sini, capitano Azzurro, è stato autore di una discreta prova contro gli USA

Ad un solo minuto dal termine di recupero, quindi, ci prova Felice Nataliano, autore di una prova eufemisticamente opaca in fase difensiva, ad alleggerire la pressione: il terzino destro interista sale palla al piede e dopo aver saltato un avversario vede Zavaleta farglisi in contro. Il lametino prova quindi a saltarlo con il classico palla da una parte, difensore dall’altra ma il centrale americano va dritto per dritto sull’uomo, guadagnandosi un cartellino rosso che sancisce formalmente la fine della partita.

IL COMMENTO
Ci sono diverse cose da dire in merito a questa partita. La suddivisione della stessa, innanzitutto: primo tempo dominato dagli Azzurrini con gli States a guardare e poco più, tanto che l’occasione migliore giunge su di un rigore guadagnato in modo più casuale che altro. Nel secondo tempo, invece, le squadre si sono divise un po’ più equamente il mantenimento del pallino del gioco.
Gli States si sono comunque dimostrati molto fragili in più aspetti e fasi di gioco: dopo ogni goal preso, infatti, hanno regalato almeno due o tre ottime occasioni agli avversari per chiudere il match e solo l’imprecisione degli avanti italiani li ha tenuti in gioco fino al termine. Inoltre la linea difensiva è acerbissima tatticamente, tanto che nel guardarli muoversi in campo sorgerebbe quasi il dubbio che a 11 ci avessero giocato davvero molto poco, prima di oggi. Altra gravissima pecca, poi, per quanto concerne la gestione delle palle inattive a favore degli avversari: ogni calcio di punizione battuto dalla trequarti, in special modo, mandava in completa confusione qualsiasi giocatore americano che stazionasse nei pressi della propria area. Anche qui a fare la differenza in positivo (per gli americani) è stata l’imprecisione dei giocatori italiani, ma la pochezza tattica di questi ragazzi in certe situazioni di gioco è davvero imbarazzante.
Di contro gli italiani, invece, hanno per la prima volta in questo Mondiale giocato davvero da squadra in entrambi le fasi di gioco. Dietro, reparto che più di tutti era parso poco sicuro sino ad oggi, si sono mossi molto meglio e solo gli errori dei singoli hanno favorito le azioni americane, almeno sino all’ultimo quarto d’ora di gioco quando poi, passati a cinque, gli Azzurrini si sono fatti schiacciare troppo a ridosso della propria area ed hanno faticato notevolmente a proteggere la porta difesa da Bardi. La scelta di Salerno di arretrare così tanto il baricentro, insomma, è più che mai opinabile.

A livello di singoli, invece, si sono messi in mostra alcuni giocatori interessanti negli States come Edwards, portiere che non ha grandi colpe in occasione delle due reti e che fondamentalmente ha parato il parabile, Jerome, un’ala destra molto veloce che si propone bene negli spazi, Shinsky, un’ala sinistra molto capace nell’1 contro 1, Gil, trequartista di discreta classe, e McInerney, stellina della squadra che al di là del rigore fallito ha dimostrato di avere nel proprio arco movimenti interessante e di essere dotato di una buona tecnica di base.
Di contro bocciati invece tutti i difensori, autori di prove che definire rivedibili vorrebbe dire far loro un complimento.
In casa Italia, invece, promosso a pieni voti il sempre ottimo Fossati, a tutto campo ed autore di una partita di altissimo livello, e con lui ben si son comportati Bardi, sicuro in tutte le occasioni ed incolpevole sul gol, Camporese, un vero e proprio muro oggi, De Vitis, trottolino instancabile, Carraro, sempre pronto ad accendere la luce, e le due punte, decisive con una rete a testa.

Jack McInerney disputa una buona partita

L’OSSERVATO SPECIALE
Gli occhi erano tutti puntati sulla punta degli Stati Uniti, quel McInerney di cui tanto bene si comincia a parlare negli States. Il ragazzo in forza al Cobb SC si è ben comportanto nonostante la pochezza tecnica di molti suoi compagni ed ha più volte impegnato la retroguardia Azzurra oltre che l’estremo difensore livornese.
Una prestazione, la sua, sicuramente più che sufficiente cui è mancato solo il goal. E se non avesse sbagliato quel rigore…

AI QUARTI
Ora l’Italia dovrà incontrare la vincente dello scontro tra Svizzera e Germania che si giocheranno l’approdo ai quarti in serata.

GUARDA GLI HIGHLIGHTS

TABELLINO
ITALIA - USA 2 – 1
RETI: 29′ Beretta, 51′ Palodichuk, 56′ Iemmello
Italia: Bardi; Natalino, Camporese, Mannini, Sini; De Vitis, Crisetig (60′ Bianchi), Fossati; Carraro (83′ Benedetti); Iemmello (66′ Scialpi), Beretta. A disposizione: Venturi, Camilleri, El Shaarawy, Dell’Agnello, Bagnai. Allenatore: Pasquale Salerno
USA: Edwards; Herold (84′ Agudelo), Watts, Zavaleta, Polak; Duran, Palodichuk; Jerome (66′ Sarle), Shinsky (81′ Chavez), Gil; McInerney. A disposizione: Richey, Cardona, Kitchen, Martinez, Packwood, Craven, Okwuonu. Allenatore: Wilmer Cabrera
AMMONITI: 6′ Mannini, 68′ De Vitis, 74′ Shinsky, 94′ McInerney
ESPULSI: 93′ Zavaleta

Al Kuwait Sports Stadium, stadio in cui s'è disputata la finale dell'AFC Cup 2009 (wikimedia.org)

Questa volta il nostro viaggio sarà in direzione di Kuwait City: all’Al Kuwait Sports Club Stadium, infatti, l’Al-Kuwait e l’Al-Karamah, formazione siriana di Hims, si giocano la finale dell’AFC Cup.

Ma cos’è quest’AFC Cup?

Anche in Asia, esattamente come in Europa, esiste una competizione continentale di assoluto rilievo, l’AFC Champions League (la cui squadra vincitrice va a giocare il Mondiale per Club). Verrebbe quindi scontato pensare che l’AFC Cup sia una sorta di Coppa UEFA. Anzi, di Europa League.

Invece non è così.

L’AFC Cup, infatti, è una coppa riservata solo ai club di alcuni paesi affiliati alla Confederazione asiatica: sono infatti ammessi a partecipare solo quei paesi che vengono ritenuti “in via di sviluppo” dalla Confederazione. Ad oggi fanno parte di questa cerchia 13 nazioni: Indonesia, Singapore, Thailandia, Vietnam, Giordania, Kuwait, Siria, Uzbekistan, India, Bahrain, Oman, Hong Kong e Malesia.

Questa competizione è peraltro molto recente: a differenza dell’AFC Champions League che si gioca, pur con nomi e formule diverse, fin dal lontano 1967, l’AFC Cup è un’invenzione moderna. La prima edizione è infatti stata giocata solo nel 2004.

Fino ad oggi erano state le squadre giordane le grandi mattatrici della competizione: dopo che la prima edizione era stata vinta dalla siriana Al-Jaish, infatti, erano arrivate tre imposizioni giordane. Due consecutive ad opera dell’Al-Faisaly, una dello Shabab Al-Ordon. L’anno passato, invece, era stata la volta dell’Al-Muharraq trascinata da uno strepitoso Rico – attaccante ex San Paolo – capace di segnare addirittura 19 reti in questa competizione, e da un ottimo Mahmood Abdulrahman, poi votato miglior giocatore della competizione (nella doppia finale, vinta 10 a 5 nel risutato aggregato, i due hanno segnato rispettivamente sei e quattro reti).

Quest’anno, comunque, l’AFC Cup ha proposto un cambiamento: la finale, infatti, è stata giocata in partita secca e non più con andata e ritorno.

Alla fine ad avere la meglio è stato l’Al-Kuwait che dopo aver eliminato Al-Wahdat e Mohun Began nel primo girone, Dempo agli ottavi di finale, Arbil ai quarti e South China in semifinale si è imposto sull’Al-Karamah nella finalissima, laureandosi quindi campione dell’AFC Cup per la prima volta nella propria storia grazie alle reti di Hakem (con papera clamorosissima del portiere avversario) e Sulaiman (nel recupero di un match che sembrava destinato ai supplementari). Di Al Shbli – anche qui con il portiere, stavolta quello kuwaitiano, non certo incolpevole – il momentaneo pareggio siriano.

Ismail Al Ajmi festeggia il goal della vittoria (the-afc.com)

Ismail Al Ajmi festeggia il goal della vittoria (the-afc.com)

Niente goal in finale, quindi, per Al Hussain né per Al Hamawi, che si laureano quindi capocannonieri del torneo assieme ad Akaruye del Buisateen e Kesley Alves del Binh Duong con otto reti all’attivo.

Questa è, tra l’altro, la prima imposizione dell’Al-Kuwait in un torneo internazionale ufficiale: prima di oggi, infatti, la squadra presieduta da Abdul Aziz Marzouq era riuscita a vincere solo in patria (10 Kuwaiti Premier League, 9 Kuwait Emir Cup ed 1 Al Kurafi Cup).

Serata discreta per le italiane: la Juve, infatti, batte senza troppi patemi il Maccabi in Isreaele e sfruttando la contemporanea sconfitta interna del Bayern contro il Bordeaux si porta a più quattro sui bavaresi.
Il Milan, invece, dopo la grande vittoria di Madrid pareggia con le Merengues e resta al vertice del proprio girone proprio assieme agli spagnoli.

Ma c’è anche altra Italia in questo turno di Champions: a Manchester Macheda parte per la prima volta titolare in Champions e disputa una buona partita nel deludente pareggio dei suoi contro il CSKA.

Il Chelsea di Ancelotti, invece, impatta 2 a 2 con l’Atletico Madrid ed oltre a mantenere la vetta del girone sancisce anche la definitiva eliminazione dei Colchoneros che avendo raccolto due soli punti in quattro match non sono già più in corsa per il passaggio del turno.

Notevole, nel gruppo del Milan, il 6 a 1 con cui l’OM distrugge lo Zurigo. Ottimo anche il 3 a 0 del Wolfsburg al Besiktas Inönü.

Risultati ed highlights:

Gruppo A

Bayern – Bordeaux 0 – 2 37’ Gourcuff, 90’ Chamakh
Maccabi Haifa – Juventus 0 – 1 45’ Camoranesi

Gruppo B

Besiktas – Wolfsburg 0 – 3 14’ Misimovic, 80’ Gentner, 87’ Dzeko
Manchester UTD – CSKA 3 – 3 29’ Owen, 84’ Scholes, 90’ (og.) Shennikov
25’ Dzagoev, 31’ Krasic, 47’ Berezutsky

Gruppo C

Milan – Real 1 – 1 35’ (p.) Ronaldinho
29’ Benzema
OM – Zurigo 6 – 1 3’ (og.) Aegerter, 11’ Abriel, 52’ Niang, 80’ Hilton, 87’ Cheyrou, 90’ Brandao
31’ Alphonse

Gruppo D

Apoel Nicosia – Porto 0 – 1 84’ Falcao
Atletico Madrid – Chelsea 2 – 2 66’, 90’ Aguero
82’, 88’ Drogba

Classifiche:

Gruppo A

Bordeaux 10
Juventus 8
Bayern 4
Maccabi 0

Gruppo B

Manchester UTD 10
Wolfsburg 7
CSKA 4
Besiktas 1

Gruppo C

Real Madrid 7
Milan 7
OM 6
Zurigo 3

Gruppo D

Chelsea 10
Porto 9
Atletico Madrid 2
Apoel Nicosia 1

Fabio Cannavaro ha lasciato il posto a Nicola Legrottaglie in questa partita (lastkick.com)

La Juve arriva in Israele a caccia di tre punti fondamentali per il proprio futuro in Champions. Ferrara decide quindi di variare un poco la sua formazione rispetto al match contro il Napoli: in difesa Grygera e Cannavaro lasciano il posto a Caceres e Legrottaglie mentre l’infortunato Giovinco è rilevato da Tiago.

Il primo quarto d’ora è giocato su ritmi piuttosto alti, in special modo dalla Juventus. Dopo sei soli minuti Diego riceve al limite da Poulsen e calcia in maniera potente, ma Davidovitch chiude in angolo. Subito dopo Amauri è pescato in area da un lancio millimetrico di Melo, ma ancora una volta il portiere della squadra di casa chiude in angolo, questa volta in uscita. Al nono, quindi, Diego subisce fallo e va a battere una bella punizione da 29 metri, con il solito Davidovitch ottimo nel distendersi e mettere in angolo.
Tre soli minuti più tardi è invece un evanescente Tiago, che sbaglierà molti dei palloni toccati, a ricevere sulla trequarti per andare poi a calciare mollemente tra le braccia di Davidovitch.

In tutto questo la squadra di casa è poco più che spettatore non pagante: i giocatori del Maccabi, infatti, fanno molto poco, subendo la manovra juventina e faticando a costruire. In special modo, poi, i giocatori isreaeliani dimostrano grossi limiti nella rifinitura delle azioni.

Da lì alla mezz’ora, comunque, si vedrà poco altro. Dopo una sorta di iniziale sfuriata Bianconera, infatti, i ritmi si abbasseranno notevolmente e la partita si farà meno piacevole.

Al 27′ un break di Melo ci ridesterà dal sonno profondo in cui stavamo piombando: il centrocampista brasiliano sale bene e libera Camoranesi al cross con un tacco molto elegante. Sul pallone centrato dall’italoargentino, però, non arriva, per pochi centimetri, Amauri, che quindi grazia Davidovitch.

A questo punto il Maccabi ha uno scatto d’orgoglio e inizia ad alzare la testa, facendosi vedere dalle parti di Buffon.

L’occasione più ghiotta dell’intera partita, quindi, il Maccabi la costruirà poco prima della mezz’ora quando sugli sviluppi di un corner la difesa italiana si dimenticherà il frizzante Dvalishvili che sarà però chiuso in due tempi da un grande Buffon, autore di una vera prodezza in questa situazione.
Dvalishvili che ci prova un solo minuto più tardi, ma il suo colpo di testa finirà a lato.

Diego, stasera sempre al centro della manovra Bianconera, verrà quindi ben imbeccato sulla trequarti da Camoranesi e dopo aver saltato secco un avversario scaricherà una frustata verso la porta di Davidovitch, col pallone che si spegnerà però a lato.

Dvalishvili ci riproverà quindi subito dopo dal limite, ma anch’egli risulterà troppo impreciso. Al 32′ sarà il invece il solito Diego a creare ed imbeccare Amauri, che verrà però chiuso in angolo dal sempre ottimo Davidovitch.

Dopo la mezz’ora, quindi, la partita sembra risvegliarsi ed intorno al quarantesimo la squadra di casa ci proverà in un paio d’occasioni: prima Dvalishvili concluderà dal limite ma guadagnerà solo un angolo dovuto ad una tempestiva chiusura di Caceres, poi Arbeitman sarà involontariamente liberato da Diego ma verrà prontamente anticipato da Buffon in fallo laterale.

Serata tranquilla per Buffon, che resta comunque concentrato per tutto il match facendosi sempre trovare pronto (puntosport.net)

Qui, a ridosso della fine del primo tempo, sembra che le squadre siano già virtualmente negli spogliatoi. Il gioco ristagna infatti a centrocampo finché Diego non accende la luce: vede Caceres tutto solo sulla destra e lo pesca con un lancio millimetrico, il terzino uruguagio è bravo a stoppare di petto portandosi in avanti il pallone e crossandolo basso sul dischetto del rigore dove arriva puntualmente a rimorchio Camoranesi che calciando di prima intenzione trova una deviazione decisiva di Keinan: è il goal del vantaggio, che chiude anche il primo tempo.

L’inizio della ripresa pone sotto i riflettori un Maccabi che pare essere sceso in campo con ben altro approccio rispetto al primo tempo, ma è solo un fuoco di paglia. Dopo i primissimi minuti di leggero forcing, infatti, la partita torna sui ritmi avuti per gran parte del primo tempo.

Al 53′ la Juve raddoppierebbe anche, ma il goal è giustamente annullato dall’arbitro: Diego batte una punizione dalla trequarti sinistra del nostro fronte offensivo ed Amauri, partito in posizione irregolare, batte Davidovitch, anticipandolo. La terna è però attenta ed invalida la sua realizzazione.

Quattro minuti più tardi una ripartenza del solito Diego agevola con una sua rifinitura Amauri che scattato in posizione regolare, questa volta, non trova però la porta.

Al 65′ è ancora Diego a rendersi protagonista: dopo aver ricevuto da Caceres salta un uomo di netto e si libera di un secondo per andare al tiro di sinistro, senza però trovare la porta.

A quel punto il Maccabi ha un ritorno di fiamma e prova ad accelerare per trovare il pareggio.
Al 67′ Ghadir è fermato per fuorigioco. Ed è una fortuna, il giovane israeliano, infatti, aveva bruciato Grosso andando a trovarsi a tu per tu con Buffon. Una decina di minuti più tardi Rafaelov lancia un pallone insidiosissimo in area ma né Arbreitman né Ghadir stesso ci arrivano, sprecando una ghiottissima occasione. Altri due minuti e Rafaelov prova a fare tutto da solo, convergendo da sinistra per sparare di destro, senza però trovare la porta. All’82, infine, l’ultimo vero tentativo dei padroni di casa: Ghadir, velocissimo, è lanciato nello spazio, ma il sempre attento Buffon esce e lo anticipa in rimessa laterale.

Da lì alla fine la Juve non avrà più alcun problema a controllare il match. Non solo, saranno proprio i Bianconeri a creare l’ultima occasione: a tempo già scaduto Caceres, imbeccato da – ma guarda un po’ – Diego crossa pericolosamente da destra, ma il pallone è messo in angolo da Teixeira.

Juventus che vince quindi meritatamente il match.

Sicuramente non è stata una partita esaltante (anche per i limiti tecnici dei padroni di casa), ma si può dire che i Bianconeri non abbiano rubato niente, anzi. Come si può leggere anche dalla cronaca della partita non hanno corso grandissimi pericoli, a parte quel black out alla mezz’ora su cui ha posto una pezza Buffon. Per il resto niente di che.

Gourcouff affonda il Bayern Monaco (top-news.fr)

Di contro, invece, Davidovitch ha dovuto sì penare per disinnescare alcune ottime conclusione dei giocatori juventini.

Risultato comunque importantissimo sia perché consegna tre punti alla società di Corso Galileo Ferraris sia perché la vittoria bavarese del Bordeaux porta la Juve a più quattro sul Bayern. Una vittoria nelle ultime due partite, quindi, e gli ottavi sarebbero realtà.

L'FC Inter Turku si aggiudica la Suomen Cup 2009 (brandsoftheworld.com)

Apro con oggi una nuova rubrica del blog: Immagini dal Mondo.

L’idea mi era venuta già diversi mesi fa ma poi tra una cosa e l’altra non la feci mai partire… da oggi, quindi, pubblicherò, senza una scadenza precisa, qualche video inerente ai fatti più diversi.

Per cominciare, quindi, spazio al gran goal segnato da Veron contro il Banfield ed agli highlights della finale di Suomen Cup disputata dall’Inter Turku contro il Tampere United.

Ma andiamo con ordine.

Lunedì 2 novembre 2009, stadio Florencio Sola di Banfield. Agli ordini di Carlos Maglio la squadra di casa e l’Estudiantes di Juan Sebastian Veron scendono in campo per disputare un match valevole per la dodicesima giornata del Campionato Apertura 2009.

Il Banfield è stato fino a quel momento autore di un campionato di altissimo livello, tanto che fino alla giornata precedente guidava la classifica al pari dei Newell’s Old Boys. Dopo la vittoria di sabato del Velez sul Godoy Cruz, però, la squadra di Josè Burruchaga è costretta a vincere per riconquistarsi la sua prima posizione.

La partita parte bene per il Taladro che dopo dieci soli minuti trova il vantaggio grazie ad un goal di Santiago Silva.

Il tifo sugli spalti è incandescente: mai prima d’ora, infatti, la squadra presieduta da Carlos Atilio Portell è riuscita ad imporsi in campionato. Nella sua storia due soli secondi posti (1951 e Clausura 2005) ed un terzo posto (Apertura 2004) oltre a sette Campionati di Primera Nacional B.

Al 37′, però, Veron dimostra che le 34 primavere gli pesano sì, ma solo fino ad un certo punto. Rispolvera quindi il suo tiro dalla distanza, almeno 25 metri, andando a freddare con un missile terra aria un incolpevole Lucchetti.

La partita, per la cronaca, sarà vinta dal Banfield che nella ripresa troverà la rete della vittoria con Erviti. Banfield che continuerà quindi a guidare la classifica assieme al Newell’s (a sua volta vittorioso per 2 a 1 al Monumental de Victoria contro il Tigre).

Un paio di giorni prima, invece, si era disputata ad Helsinki la finale della Suomen Cup, la principale Coppa calcistica finlandese.

A scontrarsi al Finnair Stadium erano l’Inter Turku (capace di battere in serie il RoPs 2 a 0, l’FC PoPa 1 a 0, il KuPS 2 a 0 con goal di Kauko e Nwanganga e l’FC Lahti 4 a 3 con tripletta di Mika Ojala e goal di Nwanganga) ed il Tampere United (che aveva incontrato e battuto il TPK Juniors 10 a 1, l’FF Jaro 2 a 0, il TPV 3 a 2 dopo i tempi supplementari, l’FC Haka 3 a 1 con goal di Hjelm e doppietta di Rafinha – che non è il terzino dello Schalke, ovviamente, ma ciò nonostante ricopre spesso proprio quel ruolo nonostante sia centrocampista di nascita - e l’FC Honka 4 a 3 ai rigori dopo che il match era terminato 1 a 1 grazie al goal di Niemi).

Le due squadre non avevano una grande storia nella competizione, anzi. L’Inter Turku non ne aveva mai vinta una, non arrivando nemmeno mai a disputare una finale.
Il Tampere United, invece, era già riuscito ad aggiudicarsi il trofeo in una occasione (nel 2007, quando s’impose ai rigori contro l’FC Honka) ed era, tra l’altro, alla sua terza finale (nel 2001 persero 1 a 0 la finale contro l’Atlantis FC).

Campioni uscenti della Veikkausliga (vinta lo scorso anno, quest’anno sono invece terminati quinti a quota 40 punti, 12 meno dell’HJK campione) l’Inter poteva contare su due dei migliori giocatori del campionato finlandese: il bomber Timo Furuholm, 11 reti e terza posizione nella classifica cannonieri del Campionato, e il rifinitore Severi Paajanen, tra i migliori assistman della Veikkausliga (6 assist per lui).

E alla fine il maggior tasso tecnico della squadra di Turku si è fatto sentire. Sono stati proprio loro, infatti, ad aggiudicarsi la vittoria finale, portandosi a casa per la prima volta nella loro breve storia (la squadra venne fondata solo nel 1990, pochissimo tempo fa se pensiamo che un club glorioso come l’HJK venne invece fondato nel 1907) la Suomen Cup.

A passare in vantaggio, in realtà, era stato il Tampere, dopo 11 minuti. Ma la grande caparbietà degli uomini guidati da Job Dragtsma li ha portati a ribaltare il risultato, andando a vincere il match grazie ai goal realizzati da Nwanganga e Furuholm.

Bramall Lane, stadio dello Sheffield (worldstadiums.com)

Dopo la roboante vittoria di sabato del WBA sul Watford (un 5 a 0 firmato dalle reti di Olsson, Dorrans, Moore, Zuiverloon e Cox) il Newcastle arrivava a Bramall Lane, casa dello Sheffield United, con un unico imperativo: vincere per mantenere la testa del The Championship.

Per fare questo, quindi, il Newcastle si è affidato ad una formazione notevolmente dotata sia a livello caratteriale che di talento con un mix di giovani interessanti (Kadar e Carroll), di vecchie volpi (Harper e Butt) e di giocatori di categoria nettamente superiore (Smith e Gutierrez) davvero esplosivo.

Le due squadre partono subito forte e dopo tre soli minuti di gioco Ched Evans, acquistato dal Manchester City in estate per 3 milioni di sterline, imbecca in area Henderson che favorito dal buco di Coloccini può cercare la porta difesa da Harper, che però non trova, calciando malamente a lato.

Altri tre minuti e sono gli ospiti a farsi vivi dalle parti di Bennett: Andy Carroll, giovane attaccante dell’under 21 inglese, prova addirittura una tripla conclusione in area. I suoi primi due tiri sono però ribattuti dai coraggiosi difensori dei Blades, il terzo è invece una rovesciata velleitaria che consegna il pallone tra le braccia del portiere avversario.

Una decina di minuti più tardi un molto approssimativo Coloccini buca l’ennesimo intervento della sua partita e libera un centrocampista avversario al cross. Il pallone giunge quindi al centro dell’area dove Stephen Quinn prova a girarlo di prima intenzione in rete, non trovando però la porta difesa da Harper.

La partita è comunque godibile ed i ritmi si mantengono frenetici sino alla mezz’ora. Le due occasioni più interessanti create in questo periodo portano prima Taylor, imbeccato in area da Nolan, a girare tra le braccia di Bennett, poi Carroll, su angolo battuto dal solito Taylor, a colpire a lato di testa.

Verso la mezz’ora, quindi, i ritmi di gioco tendono a rallentare e fin sul finire della prima frazione non si avranno più sussulti degni di nota.

Al quarantaduesimo, però, i padroni di casa si fanno infilare in contropiede sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto in area Magpies e solo un intervento alla disperata di Kyle Walker chiude in corner un arrembante Coloccini.

Nel recupero, poi, Kadar buca di testa il suo primo intervento della partita dando modo ad Evans di entrare in area palla al piede; la punta gallese, però, pressata da Coloccini, calcia a lato.

Il secondo tempo si riapre quindi su ritmi forse ancor più frenetici anche rispetto a quelli che avevano aperto la prima frazione di gioco e verso il cinquantesimo il forcing ospite raggiunge il suo picco: prima Josè Enrique semina il panico con una bella percussione sulla sinistra che termina con un tiro d’interno a girare di Nolan, liberato in angolo da Bennett. Sugli sviluppi del corner, quindi, Taylor riceve sulla trequarti e crossa per il solito Carroll, che trova però il palo con il suo colpo di testa.

Ryan Taylor - a sinistra - ha deciso il match contro i Blades (icnetwork.co.uk)

Sulla ripartenza della difesa di casa il Newcastle colpisce: Walker prova infatti ad uscire dalla propria trequarti palla al piede ma un sempre vivace ed aggressivo Nolan gli ruba il pallone in scivolata. Sarebbe fallo, come si potrà poi apprezzare dai replay, ma Friend, arbitro dell’incontro, non è dello stesso parere e lascia giocare, in puro stile inglese. Il pallone, comunque, una volta perso dal terzino Blades giunge tra i piedi di Taylor che dopo aver avanzato per qualche metro calcia verso la porta di Bennett che viene spiazzato da una deviazione del suo capitano, Morgan. 1 a 0.

Sulle ali dell’entusiasmo, poi, i Magpies faranno ancora qualche minuto a caricare a testa bassa ma produrranno solo una occasione realmente degna di nota: un lancio del solito Taylor, infatti, pescherà in area Carroll che colpendo al volo di sinistro, però, spedirà la palla in tribuna.

Da lì in poi la partita inizierà a perdere un po’ di interesse dato che il gioco ristagnerà per diversi minuti a centrocampo.

Il tutto fino agli ultimissimi minuti, davvero di fuoco.

A tempo ormai scaduto, infatti, i Blades avranno due occasionissime per pareggiare: la prima sarà ancora una volta agevolata da un buco difensivo di Coloccini, davvero insicuro ed approssimativo, e vedrà Treacy avere il tempo di controllare tutto solo in area per poi sparare verso la porta, trovando però la respinta coi piedi di Harper. Sul forcing successivo, quindi, un pallone crossato e spizzato dagli avanti dello Sheffield finirà al limite dell’area piccola dove Henderson lo colpirà a botta sicura di testa, trovando però una grande respinta di polso da parte del portiere ospite, che mettendo in angolo sancirà, di fatto, la fine della partita.

Newcastle che resta quindi in vetta alla classifica con 30 punti guadagnati in 15 giornate, due più del West Brom.
Cardiff, Leicester, Bristol City e Blackpool sarebbero invece le squadre ammesse oggi ai play off, con il Middlesbrough che ne resterebbe incredibilmente fuori (per quanto abbia comunque gli stessi punti del Blackpool, così come di Preston North End e Nottingham Forest).

Quindicesimo a diciassette punti, invece, lo Sheffield United.

In coda, infine, pesante la situazione dell’Ipswich Town, che solo qualche anno fa giocava in UEFA. I Tractor Boys, infatti, sono ultimi a quota 11, stessi punti totalizzati da quel Peterborough guidato da Darren Ferguson, figlio di Sir Alex (Darren che, tra l’altro, pare sia sull’orlo dell’esonero e fatale potrebbe essere il match di settimana prossima che i suoi Posh giocheranno proprio contro al Newcastle).
Terz’ultimo a quota 12, invece, il Plymouth. Ancora ben invischiate nella lotta per non retrocedere anche Reading (13), Derby County (14) e Doncaster Rovers (15).

Qui, comunque, trovate la classifica completa di questo fantastico campionato che è il The Championship.

Michael Chopra, ex Newcastle, è l'attuale capocannoniere del The Championship (thesun.com)

A livello personale, intanto, c’è da sottolineare il grandissimo campionato che sta disputando la coppia goal del Cardiff City: Chopra e Wittingham, infatti, hanno sinora segnato rispettivamente 11 e 10 goal, posizionandosi nelle prime due posizioni della classifica marcatori.
I due sono comunque tallonati da Fryatt del Leicester e Maynard del Bristol City, entrambi a quota 9.

E’ invece Wayne Routledge, ex Tottenham, il giocatore capace di offrire più assist per i suoi compagni: ben otto. In seconda posizione troviamo a parimerito Burke del Cardiff e Dorrans del WBA a quota 6 mentre terzo è Tommy Smith del Watford con 5 assist all’attivo.

Sebastian Gallegos, giovane speranza Celeste (as.com)Nato il primo settembre del 1992 Sebastian Augustin Gallegos Berriel è uno dei nomi nuovi di calcio uruguagio sempre più alla ricerca di talenti capaci di riportare una nazione bi-campione Mondiale sul tetto del mondo.

Tira i primi calci ad un pallone nel Triente ma già da quando era poco più che un bambino il suo nome inizia a girare con insistenza nel suo paese e viene visionato dagli osservatori dei principali club uruguagi.

Dapprima a farsi sotto con grande insistenza sono Penarol e Nacional, che paiono disposte a fare di tutto per assicurarsi le prestazioni di quello che molti in patria definiscono il nuovo Schiaffino. Poi, però, il ragazzo decide di approdare al Danubio, squadra di cui è sempre stato tifoso, dove comincerà a mettersi in mostra sin dalla tenera età di 12 anni.

Nel giugno 2007, ancora quindicenne, verrà quindi contattato dai dirigenti del Barcellona, i cui osservatori, sparagliati in ogni angolo del mondo, erano letteralmente rimasti stregati dai colpi di classe del ragazzo. Portato in fretta e furia in Catalogna, quindi, supera brillantemente ogni provino e gli viene offerto un contratto che gli permetterebbe di entrare a far parte di una cantera prestigiosa come quella blaugrana.
Intoppi sorti proprio in fase di definizione del contratto – suo padre, che gli fa da agente, rifiuta l’offerta in quanto che comprendeva la possibilità di trasferirsi solo per i genitori ed escludeva i fratelli del ragazzo -, però, bloccano il suo passaggio in Spagna, che viene così solo rimandato, come vedremo.

Sebastian intanto continuerà per tutto l’anno seguente a distribuire perle di classe e colpi di genio sia sui campi nazionali che internazionali. Il suo talento, infatti, non sfugge ai tecnici federali uruguaiani che decidono di convocarlo in nazionale under 16.

Nell’estate 2008, quindi, si fanno sotto Atletico Madrid ed Udinese (squadra come al solito attentissima a scovare i migliori talenti in ogni parte del mondo, come abbiamo già potuto notare più volte, come nel recente caso di Wilson Cuero). I due club, però, vengono frustrati dall’esorbitante richiesta del Danubio: Arturo Del Campo, presidente del club, chiede infatti ben 15 milioni di euro per il suo cartellino, così che i dirigenti di entrambi i club europei tornano mestamente a casa con un nulla di fatto.
Questa sparata pare fosse influenzata dalle prestazioni notevoli che il giocatore aveva poco prima regalato con la maglia della rappresentativa Celeste under 16: nel maggio precedente, infatti, aveva indossato quella casacca per tre volte (contro Argentina, Cile e Bolivia) mettendo a segno tre reti ed offrendo due assist ai compagni. Uno score sicuramente notevole, ma che non può certo giustificare una richiesta tanto folle per un ragazzino in così tenera età.

Gallegos è da luglio un giocatore dell'Atletico Madrid

Dopo l’esperienza con l’under 16, quindi, viene promosso nell’under 17, squadra con la quale disputa un ottimo Sudamericano: forma infatti una coppia devastante con Gonzalo Barreto, suo compagno nel Danubio (e giocatore già acquistato dalla Lazio) e contribuisce fattivamente al terzo posto finale della sua squadra, che vale l’approdo ai Mondiali.

Mondiali che l’Uruguay sta tutt’ora disputando ed in cui lui, ancora una volta, si sta mettendo in bella mostra. Due goal in tre partite, infatti, e qualificazione agli ottavi ottenuta. In più la soddisfazione di essere stato l’unico giocatore capace di rendersi realmente pericoloso nell’ultimo match del girone, quello giocato contro gli Azzurrini.

Abbiamo però saltato un passaggio importante. Anzi, fondamentale.
Tra il Sudamericano ed il Mondiale under 17, infatti, Gallegos compie quel salto tanto sognato: lo scorso giugno i dirigenti Colchoneros tornano a bussare alla porta de La Franja, come viene soprannominato in patria il Danubio. Questa volta, però, Del Campo viene a più miti consigli, dimezzando la richiesta avanzata un anno prima.
Gallegos, quindi, si trasferisce nella capitale spagnola per una cifra pur sempre notevole: 7, infatti, sono stati i milioni pagati dall’Atletico per assicurarsi le prestazioni di Sebastian, oggi aggregato alla squadra B (dove ha trovato un altro suo giovane connazionale recentemente acquistato dai madridisti: Leandro Cabrera).

Fisico minuto, estro in quantità, talento da vendere, naturalezza ed armonia nei movimenti, fantasia ed inventiva smisurate, buon dribbling e, soprattutto, una frustata nel piede capace di mettere in difficoltà qualsiasi portiere.
Nato terzino sinistro venne poi spostato diversi metri più avanti nel corso degli anni per sfruttare la sua inventiva ed oggi può giocare sia trequartista che esterno offensivo. E sembra essere proprio defilandosi che, oggi, possa riuscire a dare il meglio di sè.

Dove possa arrivare questo giocatore dal talento assoluto e cristallino è difficile dirlo e non avendo la sfera magica capace di predire il futuro non posso certo sbilanciarmi.
Ciò che va sicuramente detto, però, è che le potenzialità di questo giocatore sono notevoli e che se saprà continuare la crescita esponenziale avuta sin qui sentiremo sicuramente parlare di lui molto presto anche ad alti livelli. Perché già oggi Gallegos è un giocatore capace di fare le onde tra i pari età, tutto sta nel vedere se sarà capace di fare altrettanto anche ai massimi livelli.

Paragoni importanti, come quelli riportati nel titolo, sono stati sprecati per lui, ma personalmente preferisco sempre andarci molto cauto. In Uruguay lo definiscono il nuovo Schiaffino, a Madrid si aspettano di aver trovato il nuovo Aguero (non tanto come caratteristiche quanto per il potenziale assoluto che questo ragazzo dimostra di avere).
Io oggi lo definirei un Ibagaza con più margini di miglioramento. Ed occhio a non farsi trarre in inganno dallo scarso hype mediatico di questo nome: Ariel è un giocatore di assoluto talento che semplicemente non è riuscito a trovare il giusto salto di qualità che l’avrebbe portato al top, ma il cui talento non si discute. Inoltre, pur non essendo stato in grado di affermarsi ad alti livelli, è comunque riuscito ad entrare nel giro della nazionale ed ha giocato tre stagioni proprio nell’Atletico. Quando era ancora poco più grande di Sebastian, tra l’altro, fu tra i protagonisti del Mondiale under 20 vinto dall’Argentina nel 1995: entrambi, quindi, sono (Gallegos, per Ibagaza è più giusto parlare al passato) star del calcio giovanile mondiale.

Sebastian Gallegos è una delle più grandi promesse di tutto il futbol uruguagio tanto da meritarsi di essere definito "nuovo Schiaffino" dai suoi compratrioti (blogspot.com)

Vedremo, quindi, se i soldi spesi per lui varranno la candela o meno. Se, insomma, riuscirà a tenere fede ai paragoni importanti spesi per lui o se proprio come l’attuale trequartista del Villareal non riuscirà a trovare una sua dimensione ai vertici del calcio e si dovrà accontentare di una carriera più modesta di quelli che molti gli accreditano oggi.

Massimo Piscedda, attuale C.T. della nostra under 19 (fuoriseriestage.com)

Avrà inizio tra pochi giorni l’avventura degli Azzurrini under 19 del nuovo corso in vista dell’Europeo di categoria che si svolgerà il prossimo luglio in Francia.

Poco dopo la fine del Mondiale under 20 e mentre è ancora in corso di svolgimento quello under 17, quindi, il calcio giovanile italiano si trova a dover affrontare una nuova sfida: quella del raggiungimento della fase Elite del Campionato Europeo under 19, fase da cui usciranno poi le squadre qualificate all’Europeo stesso.

La nostra squadra, allenata dal tecnico federale Massimo Piscedda, è inserita nel gruppo 1 del turno preliminare assieme a San Marino (paese che ospiterà le gare di questo gruppo), Eire ed Albania.
Tra il 13 ed il 18 novembre prossimi, quindi, gli Azzurrini si troveranno a dover fronteggiare queste tre squadre, tutt’altro che ostiche sulla carta, per sopravanzare il turno.

Qualificazione alla Fase Elite che sembra comunque scontata: a passare il turno, infatti, saranno le prime due qualificate dei tredici gironi sorteggiati, più le due migliori terze. E se già è difficile pensare che una squadra con le potenzialità di questa under 19 possa finire dietro ad una delle nostre tre avversarie credere che i nostri ragazzi possano essere sopravanzati da addirittura due tra queste tre squadre sembra essere davvero troppo.

Le 28 squadre che si qualificheranno alla Fase Elite (che si disputerà tra il primo marzo ed il 31 maggio prossimi), poi, saranno a loro volta divise in sette gruppi da quattro squadre che vedranno approdare alla fase finale dell’Europeo solo le sette finaliste (cui si aggiungerà la Francia, qualificata di diritto come paese ospitante).

Alcuni gironi della fase eliminatoria sono già stati giocati: l’Inghilterra, ad esempio, trascinata dalle giocate di Nathan Delfouneso, cresciuto nell’Academy Villans, e dai goal di Jacob Mellis, centrocampista cresciuto nello Sheffiled United da cui venne prelevato nel 2007 dal Chelsea che lo ha poi prestato al Southampton quest’estate, ha vinto tutte e tre gli incontri del gruppo due (3 a 1 alla Finlandia e alla Slovenia, 2 a 0 alla Slovacchia) guadagnandosi un tranquilla qualificazione alla Fase Elite.

Stassa cosa dicasi per Croazia e Serbia.

I primi, trascinati dai goal di Franko Adrijašević (centrocampista in forza alle giovanili dell’Hajduk Spalato), Anton Maglica (attaccante dell’under 19 dell’NK Osijek) e Mato Ivanović (centrocampista della formazione riserve dello Slavia Praga, club con cui ha firmato un contratto sino a giugno 2014), autori di due reti a testa, non hanno avuto difficoltà a regolare Estonia (battuta 3 a 0 all’esordio), Lituania (2 a 1) e Svizzera (1 a 0) vincendo così facilmente il gruppo 4.

I secondi, invece, hanno fatto leva su di una difesa imbattibile (con il portiere, il 17enne Marko Dmitrovic della Stella Rossa di Belgrado, capace di mantenere la propria imbattibilità nel corso di tutte e tre le gare disputate) e, forti di un Marko Šćepović (cresciuto nel Partizan che lo ha poi prestato ad un suo club satellite, il Teleoptik) in condizioni strepitose – tanto da realizzare quattro reti in tre partite – i serbi hanno dominato il loro gruppo regolando Bielorussia, Far Oer e Grecia rispettivamente 5 a 0, 3 a 0 e 1 a 0.

I nostri ragazzi, quindi, sono ora chiamati a fare altrettanto: qualificarsi alla Fase Elite vincendo e convincendo, possibilmente dominando un girone che, come detto, sembra essere assolutamente alla portata dei ragazzi di Piscedda, ed difensore laziale.

Forestieri ed Okaka, due delle colonne dell'ultima under 19 capace di arrivare al secondo posto all'Europeo 2008 (blogo.it)

Ma chi è stato convocato dal nostro Commissario Tecnico per il trittico di partite sanmarinesi?

La stella della squadra, almeno sulla carta, sarà un Red Devils. Piscedda potrà infatti contare niente popò di meno che su Federico Macheda, attaccante in forza al Manchester United e di cui tanto bene ha già più volte parlato Alex Ferguson. Di lui, già nel giro della nazionale under 21, c’è davvero poco da dire, posto che si è già detto moltissimo.

Un posto in difesa dei nostri pali, invece, se lo giocheranno Luigi Sepe, già capace di esordire in Serie A con il Napoli, e Simone Colombi, passato in prestito in estate dall’Atalanta al Pergocrema.
Che dire? Due portieri di sicuro avvenire che pur non essendo sponsorizzati quanto alcuni loro giovani colleghi (Fiorillo il caso più illustre) hanno un futuro assicurato tanto che se non si sapranno bruciare, e se l’esterofilia dilagante nel nostro calcio si attenuasse un po’, avrebbero un posto in A più o meno certo, viste le grandi qualità.

Potranno dare bella mostra di sè nel reparto arretrato Luca Caldirola, ennesima stellina del sempre più florido vivaio Nerazzurro, Alessandro Crescenzi, protagonista di un ottimo Mondiale under 20 e già capace di esordire in A con la Roma, Michelangelo Albertazzi, autore di alcune buone prestazioni all’ultimo Mondiale under 20, dove fu capace di segnare anche due reti, Riccardo Brosco, centrale cresciuto nelle giovanili Giallorosse passato in estate in prestito alla Triestina (dove è subito diventato titolare nonostante la giovanissima età), Andrea Adamo, Campione d’Italia con la Primavera Rosanero lo scorso anno, Andrea Grieco, doriano già in ritiro con la prima squadra quando aveva solo 16 anni, e Alessandro Vecchi del Parma.

A centrocampo il nostro C.T. potrà invece contare su Marco D’Alessandro, trequartista o esterno offensivo che ha già esordito in A con la Roma prima di passare in prestito al Grosseto (dove è pressoché titolare), Luca Tremolada, tra i punti di forza della Primavera interista, Andrea Bertolacci, in forza alla Roma, Cristian Galano, ex Foggia oggi alla Primavera del Bari, Carlo Ilari, primavera Ascoli, Federico Paghera, che ha già esordito in B con il Brescia, Jacopo Sala, talento ex Atalanta in forza alla squadra riserve del Chelsea, e Massimiliano Taddei, talentuoso centrocampista passato in estate dalla Fiorentina al Gubbio.

In attacco, oltre al già citato Macheda, troveranno spazio Mattia Destro, stellina interista nel giro delle rappresentative nazionali a partire dall’under 16, Nicolao Dumitru, italorumeno in forza all’Empoli, Nicola Sansone, attaccante sotto contratto con il Bayern Monaco, e Gianmarco Zigoni, stellina approdata alla Primavera Rossonera in estate.

Una squadra di tutto rispetto, insomma, che con ogni probabilità si disferà degli avversari di questo turno preliminare senza troppi patemi.

Fabio Borini non parteciperà al turno preliminare che qualificherà alla Fase Elite del prossimo Europeo under 19 (viaemilianet.it)

Fuori dai 22 convocati da Piscedda, quindi, alcuni giocatori di tutto rispetto come Luca Moscatiello, centrocampista ex Inter oggi al Fulham, Luca Santonocito, anche lui centrocampista ex Inter emigrato nel Regno Unito (nei Celtic Glasgow), Fabio Borini (autore del goal con cui questa rappresentativa ha pareggiato la sua ultima uscita, quella che ha visto gli Azzurrini opposti all’Olanda), attaccante ex Bologna che Carlo Ancelotti ha già portato con sè in panchina in alcune gare del suo Chelsea, e Simone Zaza, punta e punto di riferimento della primavera atalantina.

A vederlo oggi, leggendo tutti questi nomi, il futuro di questa nazionale non può quindi considerarsi assolutamente roseo. Sperando che, ovviamente, questi ragazzi dimostrino di meritare sul campo tutte le belle parole che si spendono per loro.

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